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% ANNO V. Fascicoro I. :

BOLLETTINO

DELLA REGIA DEPUTAZIONE

STORIA PATRIA

PER L'UMBRIA

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VOLUME V.

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DION. D' ALICARN. Ant. Rom. I, 19.

PERUGIA
UNIONE TIPOGRAFICA COOPERATIVA
(GIÀ DITTA BONCOMPAGNI)

18939
© TI

ATTI DELLA R. DEPUTAZIONE

REGIO DECRETO, n. (4, che istituisce una Regia Deputazione sopra gli
studi di storia patria per U Umbria, con sede in Perugia.

UM-À9ERTO.-I.

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE
RE D'ITALIA.

Veduto il R. Decreto 27 novembre 1862, n. 1003, col quale è istituita
una Deputazione sopra gli studi di storia patria per le provincie toscane
e per l’ Umbria;

Veduto il Regolamento della Deputazione stessa;

Ritenuto che per il maggior incremento degli studî storici dell’ Umbria
sia conveniente istituire una speciale Deputazione con sede in Perugia:

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per la Pub-
blica Istruzione ;

Abbiamo decretato e decretiamo :

Art. 1. — È istituita, per la provincia dell’ Umbria, una speciale
Deputazione col titolo di « R. Deputazione sopra gli studi di storia pa-
tria per l’ Umbria », con sede in Perugia.

Art. 2. — Essa avrà per iscopo di raccogliere e pubblicare per mezzo
della stampa storie, cronache, statuti e documenti diplomatici ed altre
carte che siano particolarmente importanti per la storia civile, militare,
giuridica, economica ed artistica dell’ Umbria.

Art. 3. — La Deputazione predetta dipenderà immediatamente dal
Ministero della Pubblica Istruzione.

Art. 4. — Essa avrà un presidente, un vice-presidente ed un segre-
tario-economo, che saranno per la prima volta nominati da Noi, e suc-
cessivamente saranno eletti dalla Deputazione, e la loro elezione sarà
approvata con Decreto Reale.

Le stesse norme saranno seguite per le nomine dei soci.

Art. 5. — Sono abrogate le disposizioni contrarie al presente De-
creto.

Ordiniamo che il presente Decreto, munito del sigillo dello Stato, sia
VI

inserito nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno d' Ita-
lia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi 27 febbraio 1896.

UMBERTO j
dra G. BACCELLI.

Visto, IZ Guardasigilli: V. CALENDA DI TAVANI.

' R. DECRETO, n. 176, che erige in corpo morale la Regia Deputazione

per gli studi di storia patria nell’ Umbria e che me approva lo
Statuto organico. :

UMBERTO I.

PER GRAZIA DI DIO E PER VOLONTÀ DELLA NAZIONE
RE D'ITALIA.

Visto il Nostro Decreto del di 27 febbraio 1896, n. 74, che istituisce
una Deputazione sopra sopra gli studi di storia patria per l'Umbria,
con sede in Perugia;

Vista la domanda con la quale il Presidente di detta Deputazione
chiede che questa sia eretta in corpo morale.e che ne sia approvato lo
Statuto organico, già deliberato dai soci nell'adunanza del 16 maggio
1891;

Sentito il Consiglio di Stato;

Sulla proposta del Nostro Ministro Segretario di Stato per la Pub-
blica Istruzione;

Abbiamo decretato e decretiamo :

ART. 1. — La R. Deputazione per gli studi di storia patria nell' Um-
bria è eretta in corpo morale.

Anr.2. — È approvato lo Statuto organico di detta Deputazione di
25 articoli annesso al presente Decreto e firmato d’ordine Nostro dal
Ministro Segretario di Stato per la Pubblica Istruzione.

Ordiniamo che il presente Decreto, munito del sigillo dello Stato,
sia inserto nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Regno
d’Italia, mandando a chiunque spetti di osservarlo e di farlo osservare.

Dato a Roma, addi 22 maggio 1898.

UMBERTO
GALLO.

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VI

"STATUTO

R. DEPUTAZIONE PER GLI STUDI DI STORIA PATRIA

NEIL'UMBEHREIA

approvato con Regio Decreto 22 maggio 1898

———.————

ART. 1. — È costituita per Decreto Reale del 27 feb-
braio 1896, la Regia Deputazione di studi di storia patria
per l’ Umbria, con sede in Perugia, a fine di favorire gli
studi storici e di provvedere alla conservazione e pubblica-
zione di documenti riguardanti la provincia di Perugia.

ART. 2. — La Regia Deputazione si compone di soci:

&) Ordinari ;
| Collaboratori ;
Q) Aggregati.

a) Sono ordinari i soci proposti dal Consiglio della
Regia Deputazione e confermati per Decreto Reale. Il loro
numero non potrà essere superiore a 20.

b) I collaboratori sono scelti dall assemblea fra i piü
noti eruditi o cultori di studi storici, nati o domiciliati nella
regione. |

Dalla categoria dei collaboratori sono scelti gli ordinari;
e tanto gli uni, quanto gli altri cooperano alle pubblicazioni
sociali e si obbligano di pagare lire 1O annue per aiuto
alle medesime. :

c) Gli aggregati sono scelti fra gli amatori dei buoni
studi che meglio sono in grado di favorire le ricerche e le
VIII

pubblicazioni storiche. Essi pagano alla Deputazione per le
pubblicazioni un contributo annuo di lire 1&.

ART. 3. — Tutti i soci ordinari, collaboratori ed aggre-
gati ricevono in dono un esemplare del Bollettino, che perio-
dicamente pubblica la Regia Deputazione.

ART. 4. — Possono essere nominati corrispondenti quegli
eruditi estranei alla Provincia che forniscano comunicati o
scritti utili alle pubblicazioni che la Regia Deputazione si
propone d'intraprendere.

ART. 5. — Possono essere dichiarati benemeriti tutti co-
loro che facciano a favore della Deputazione elargizioni non
inferiori a lire 1OO, 0 concorrano notevolmente all’ au-
mento del patrimonio. Saranno inviati ad essi separatamente
gli atti della Regia Deputazione estratti dal Bollettino, e
potrà anche conferirsi loro un diploma di benemerenza.

ART. 6. — Le somme elargite dai soci benemeriti co- .

stituiscono un fondo di riserva.

ART. 1. — Il diploma di socio benemerito è firmato dal
Presidente e dal Segretario- Economo.

. ART. 8. — Possono essere proclamati onorari dall'assem-
blea generale, su proposta di tre soci ordinari, i piü insigni
cultori delle discipline storiche, i quali abbiano giovato o
siano per giovare particolarmente agli studi della regione
umbra.

ART. 9. — La Regia Deputazione ha un Consiglio com-
posto dei soci ordinari.

ART. 10. — Un Presidente, un Vice-Presidente, ed un
Segretario-Economo, scelti fra i soci ordinari, costituiscono
l ufficio di presidenza; durano in carica per tre anni, ed
alla fine del triennio possono anche essere nuovamente pro-
posti per altri tre anui alla conferma Sovrana.

ART. 11. — Ogni socio ordinario che senza legittimo
impedimento non abbia mai corrisposto, nel corso di due
anni, agli inviti, né per la collaborazione, né per le adu-
nanze, s'intenderà dimissionario e sarà surrogato.
IX

ART. 12. — II Presidente regola ed amministra la De-
putazione, sovraintende ai lavori scientifici, firma il carteg-
gio, cura l' esatta osservanza dello Statuto, convoca e pre-
siede il Consiglio e l' adunanza annuale dei soci.

ART. 13. — Il Vice-Presidente esercita le attribuzioni
del Presidente, quando questi, assente od impedito, lo inca-
richi di rappresentarlo.

Art. 14. — Il Segretario-Economo compila i processi
verbali delle adunanze generali e prende nota delle delibe-
razioni del Consiglio; è responsabile del carteggio ; fa la re-
lazione annuale dei lavori a nome della Presidenza; riscuote
e custodisce le somme di mano in mano ritirate dai soci e
dagli enti morali; eseguisce i pagamenti sopra regolari man-
dati firmati dal Presidente; prepara il bilancio; cura la con-
servazione dei libri ricevuti in dono o comperati, nonché il
deposito delle pubblicazioni della Regia Deputazione.

ART. 15. — II Presidente dovrà ogni anno convocare il
Consiglio; a questo è riserbata la proposta di nomina e sur-
rogazione degli ufficiali e dei soci ordinari, che potrà essere
fatta anche per lettera, l'approvazione del bilancio, la no-
mina di due revisori del consuntivo, e la discussione ed ap-
provazione dei Fonti di Storia per U Umbria.

Art. 16. — Il Presidente dovrà poi convocare ogni
anno l’ assemblea generale di tutti i soci, alla quale spetta
la elezione dei soci onorari, benemeriti, collaboratori, aggre-
gati e dei corrispondenti, e a cui si comunica il resoconto
finanziario e morale della Regia Deputazione.

ART. 17. — Su proposta motivata di almeno nove soci
(sei ordinari e tre collaboratori) il Presidente puó convocare
un'adunanza straordinaria.

ART. 18. — Ciascuna adunanza del Consiglio potrà com-
prendere varie sedute successive; sono valide in prima con-
vocazione se vi interviene la maggioranza. dei componenti
il Consiglio stesso ; in seconda, qualunque sia il numero de-
gli intervenuti. |
ART. 19. — Le sedute della Regia Deputazione e le
assemblee generali potranno anche tenersi in altre città
della Provincia, a fine di meglio conoscerne gli archivi ed i
monumenti, promuovere la conservazione ed illustrazione
dei medesimi, divulgare e fare apprezzare gl intenti della
Regia Deputazione, ed estendere la coltura e l'amore per
gli studi storici.

ART. 20. — La Regia Deputazione, a raggiungere il suo
scopo, dà opera a due serie di pubblicazioni, l'una. periodica
dal titolo: « Bollettino della Regia Deputazione di Storia
Patria per V Umbria » ; Y altra dei « Fonti di Storia. ».

Il Bollettino comprende gli atti della Regia Deputazione,
memorie originali, documenti illustrati e regesti, bibliografia
storica umbra, recensioni e notizie d'interesse per la Regia
Deputazione.

Nei volumi dei Fonti saranno pubblicati gli antichi sta-
tuti di particolare importanza, gli atti diplomatici delle sin-
gole città e delle più antiche abbazie, cronache, diari, epi-
stolarî, e, in genere, collezioni di documenti di una esten-
sione regionale.

ART. 21. — Per tutto ciò che concerne le pubblicazioni
è nominata dal Consiglio una Commissione speciale che dura
in carica tre anni ed è presieduta dal Presidente della Re-
gia Deputazione.

ART. 22. — Ogni proposta di temi di studio e documenti
da pubblicare deve essere compendiata in iscritto e ragionata
ne’ suoi punti principali.

ART. 23. — L'autore o editore di un lavoro potrà ot-
tenere un dato numero di esemplari o di estratti che è fis-
sato dalla Presidenza, a volta a volta.

ART. 24. — La Regia Deputazione provvede alle sue
spese con i seguenti mezzi: !

a) Sussidi dello Stato, della Provincia e de’ Comuni;
b) Contributi dei soci ed interessi del fondo di riserva;
c) Provento della vendita delle pubblicazioni. XI

ART. 25. — I titoli delle spese ordinarie che puó avere
la Regia Deputazione sono i seguenti :
1.° Per la presidenza e suo ufficio ;
2.? Pel carteggio;
3.° Per stampa di lettere, avvisi, circolari e diplomi ;
4.° Per trascrizione di documenti;
5.° Per pubblicazioni ;
6.° Per indennità.

IL PRESIDENTE
LUTIGT T UMI

Il Segretario - Economo
VINCENZO ANSIDEI.

Visto, d' ordine di SUA MAESTÀ
Il Ministro dell’ Istruzione
GALLO.
CON

SIGLIO

DELLA

R. DEPUTAZIONE UMBRA DI STORIA PATRIA.

COGNOME E NOME
dei soci ordinari

Domicilio Data di nomina

ANSIDEI dott. VINCENZO
BELLUCCI prof. comm. GIUSEPPE

BLASI prof. dott. ANGELO

CuTURI prof. avv, cav. TORQUATO

DowaT: prof. dott. GIROLAMO |

FALOCI-PULIGNANI mons. can. MICHELE

Fuwi comm. LUIGI

GIANNANTONI prof. dott. LUIGI

GUARDABASSI prof. dott. FRANCESCO

MAZZATINTI prof. dott. GIUSEPPE
SENsI prof. dott. FILIPPO
TENNERONI prof. cav. ANNIBALE

TIBERI prof. ing. LEOPOLDO

CAMPELLO DELLA SPINA conte cavaliere

PAOLO
SORDINI cav. GIUSEPPE

MAGHERINI-GRAZIANI cav. uff.

VANNI

|

|

|
Perugia |
> |

»
»

»

Foligno

R. Decreto

Orvieto (e Roma) 95 marzo 1897

Perugia
Gubbio (e Forli)
Assisi
Todi (e Roma)

Perugia |
Spoleto (e Roma)! R. Decreto
| 19 ottob. 1897

Spoleto
Città i
di Castello

(10 R. Decreto

(8 ottobre 1898

OFFICIO DI PRESIDENZA

nominato con R. decreto 27 settembre 1896.

Fumi comm. LUIGI. — Presidente
TIBERI prof. ing. LEoPOLDO — Vice- Presidente
ANSIDEI conte dott. VINCENZO — Segretario- Economo.
XIII

ADUNANZA DEL CONSIGLIO

tenuta il 15 settembre 1898 in Perugia, nella sala
della Biblioteca Comunale, alle ore 15.

Ordine del giorno:

. Soci défunti.

. Proroga dell’ Assemblea Generale in Città di Castello.

. Proposta di nomina a soci ordinari.

Bilanci consuntivo e preventivo e nomina de’ Revisori.

. Modificazioni al contratto col tipografo.

. Relazione dei lavori.

Nomina della Commissione per le pubblicazioni.

. Trattative per il locale di residenza della R. Deputazione.

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pes

Presidenza FUMI.

Presenti i soci ordinari:
ANsIDEI V. -- BELLUCCI G. — CamPeLLO P. — DoxaTI G. — FA-

LocI-PuLIGNANI M. — Fuwri L. — GIANNANTONI G. — MAZZATINTI G.
— 'TENNERONI A.

Il Segretario comunica un telegramma del socio Sordini
impedito di recarsi in Perugia per la presenza del Ministro
di Agricoltura, Industria e Commercio in Spoleto, in occasione
del Congresso Medico; scusa altresì l'assenza dei soci Blasi
e Guardabassi.

Il Presidente ricorda i soci defunti Filippi Alessandro,
Bianconi cav. Giuseppe e Romitelli mons. Marzio.

Il Segretario legge il Decreto Reale che riconosce in Ente
morale la R. Deputazione. Il Consiglio delibera la stampa del
Decreto e dello Statuto per distribuirli a tutti i soci.

Sul secondo oggetto, Proroga dell’ Assemblea generale in
Città di Castello, il Presidente accenna alle difficoltà che hanno
impedito di recare in atto la deliberazione presa nell’ Assem-
blea di Spoleto, e legge una lettera del Sindaco di Città di
Castello de’ 26 agosto ispirata alla più viva simpatia verso
la Deputazione, mostrandosi ugualmente lieto che la decre-
tata riunione accada nell’anno venturo. Il Consiglio, udite
1

-

XIV

le ragioni che impediscono la riunione dell' Assemblea nel-
l'anno corrente, sensibile alle dimostrazioni cortesi del Mu-
nicipio di Città di Castello, proroga la convocazione dell'As-
semblea che avrebbe dovuto aver luogo nel corrente anno,
e ringrazia quel Municipio de' sentimenti espressi a favore
della Deputazione.

Sulla proposta di nomina a soci ordinari, il Presidente mo-
stra ai convenuti la recente opera del collaboratore cav. uff.
Giovanni Magherini-Graziani: L'arte a Città di Castello j
parla della ricchezza e splendidezza della pubblicazione
resa piü preziosa dal numero e dalla finezza delle tavole
che la corredano. Si dice lieto che un nostro socio abbia
saputo condurre a termine un lavoro si poderoso e impor-
tante, come sarà dimostrato opportunamente nel Bollettino, e
propone il nome di lui come socio ordinario.

Il Consiglio, facendo plauso alla proposta, delibera all'u-
nanimità di proporre al Ministero della Pubblica Istruzione
il Cav. uff. Giovanni Magherini-Graziani a socio ordinario.

Associando poi all’ illustre autore anche il merito dell’ edi-
tore del lavoro, vuole espresso un voto di plauso al cav. Sci-
pione Lapi socio aggregato.

Approva quindi, previa lettura e discussione, tanto il
bilancio consuntivo 1897 quanto il preventivo 1899, e con- |
ferma a Revisori i soci Blasi e Cuturi. |

Passando al titolo dell'ordine del giorno, Modificazioni |
al contratto col tipografo, il Presidente dà lettura di una do-
manda della tipografia diretta dal signor Nicola Berardi, per
ottenere un aumento di prezzo sopra ciascun foglio di stampa
del Bollettino. ^

Il socio Tenneroni osserva che nell' adunanza del 22 set-
tembre 1897, il Consiglio affidò alla Presidenza Y incarico di
prendere in esame la dimanda del signor Berardi, e decidere
se fosse il caso di soddisfarla. Il Presidente risponde al Ten-
neroni che la Presidenza, valendosi dell’ autorizzazione datale
dal Consiglio, aveva concesso una gratificazione speciale alla
Unione tipografica cooperativa, ma non aveva creduto di pro-
cedere alla rinnovazione del contratto senza riferirsene al
Consiglio, il quale adesso è chiamato a determinare il va-

E pem
XV

lore di ogni foglio di stampa sulla domanda avanzata dalla
tipografia. Discussa quindi la richiesta del Berardi, viene
fissato il prezzo di ciascun foglio a lire 35, salvo convenire
con la direzione dell’ Unione per alcuni miglioramenti da
introdursi nella stampa, e di cui sarà cura della presidenza
di farne costare nel nuovo contratto, la cui durata non sarà
maggiore di tre anni; intendendosi rifermate le stesse con-
dizioni per altro triennio, quante volte non preceda una di-
sdetta o dall'una o dallaltra parte, anteriore di sei mesi
al termine della scadenza.

Relazione dei lavori. — Il lavoro affidato ai soci Ansidei
e Giannantoni procede con alacrità, tanto che potrebbe già
intraprendersene la pubblicazione; di questa appunto acca-
drà parlare di proposito nella successiva convocazione del
Consiglio.

Nomina della Commissione per le pubblicazioni. — Consi-
derato che nell’anno venturo si dovrà procedere, per com-
piuto triennio, alla rinnovazione dell'intero ufficio di Pre-
sidenza, e che il Presidente è anche a capo della Commissione
di cui è parola, si delibera rimandare la nomina della Com-
missione alla adunanza annuale del 1899, allorchè si dovrà

procedere alla proposta delle cariche, ed intanto restano con-

fermati gli stessi membri per tutto l'anno 1898-1899.
Trattative per. il locale di residenza della R. Deputazione.
— Il Presidente premette che la Deputazione si sente obbli-
gatissima al Municipio di Perugia che ha messo, fin dalla
prima istituzione della Società Umbra di Storia Patria, a di-
sposizione de' soci le sale della Biblioteca Comunale. Ma que-

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sta sede preferibile ad ogni altra è sempre un albergo prov-

visorio e non può essere una residenza stabile, anche per la
mancanza di una sala riservata e con un accesso libero e
indipendente dall ufficio del Bibliotecario. Sebbene non si
possa assolutamente considerare come perduta la speranza
di ottenere un locale adiacente alla Biblioteca, pure non si
dovrà perdere l occasione che si presentasse di una località
conveniente anche altrove. A questo proposito ricorda le pra-
tiche fatte per i locali di S. Pietro, che sarebbero assai adatti
ad accogliere la Deputazione, quando potesse alla medesima
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XVI

affidarsi la conservazione di quel prezioso Archivio e della
Biblioteca annessa, tanto piü che le condizioni in cui si tro-
vano attualmente quelle carte, non permettendo agli studiosi
di poterle consultare comodamente, reclamano una provvida
decisione da parte di quell’ amministrazione, come è sperabile.

Quante volte abortissero completamente le pratiche ini-
ziate per la residenza in S. Pietro, egli volgerebbe le viste
ai locali della Università, e fa affidamento sulla solerzia del
socio Bellueci G., attualmente Rettore della stessa, per faci-
litare la iniziativa.

Il socio Bellucci G. risponde di mettersi volentieri a di-
sposizione della Presidenza per favorire questo desiderio.

Quindi il Consiglio, udita la relazione del Presidente in
ordine alle trattative per il locale, considerando che il van-
taggio di rimanere nella sede attuale, purchè si potesse avere
una sala riservata, sarebbe superiore a quello di qualunque
altra località, . per la facilità di consultare opere a stampa
e studiare nei codici e mss. dell’ Archivio Comunale, affida
il mandato alla Presidenza di ottenere dal Municipio di Pe-
rugia una sala dell’ ultimo piano del palazzo Comunale, dove
attualmente risiede il Tiro a segno, quante volte a questo
torni facile procurare altra dimora, e in caso negativo, tor-
nare ad insistere con l'amministrazione di S. Pietro, e per
ultimo rivolgersi all' Università.

Finalmente il Presidente comunica una lettera del Co-
mune di Spoleto che accompagna l’ offerta di lire 200 come
sua quota di concorso alla R. Deputazione.

Il Consiglio delibera di ringraziare il Comune di Spoleto
e di pubblicare nei giornali della Provincia la lettera dello
stesso Municipio, come un ottimo esempio da imitare.

IL PRESIDENTE
LUIGI FUMI

Il Segretario
VINCENZO ANSIDEI.

ia — MÀ

1
MEMORIE
ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA
dal 1320 al 1330
studiati su documenti inediti dell’ Archivio segreto Vaticano
(Vedi Vol. IV, pag. 487)
V. — Più di tutte le città umbre amministrate dal Ret-

tore del Patrimonio, Todi e Amelia inalberarono la bandiera
della rivolta. La patria di Jacopone, in specie, fu il centro
della agitazione ghibellina, il punto di partenza del movi-
mento religioso. Todi ebbe sempre passioni antiguelfe. Posta
in mezzo fra due città antighibelline, come Perugia e Or-
vieto, si dava la mano con Viterbo, con Arezzo e con Pisa:
punzecchiava come spina il cuore del Rettore del Patrimonio,
a cui, nel corso del nostro decennio, dié continuamente da
fare, non volendo per nulla assoggettarsegli. Per annetterla
a quella provincia, si ricorse alla istituzione di un Commis-
sario speciale nella persona dello stesso Rettore. Con Todi,
anche Terni, Narni e Rieti entrarono in cotesto commissa-
riato. Dapprima ne fu investito Guglielmo Costa (1318) (1);
poi Guittone Farnese, vescovo d'Orvieto (1320) Ma se le
altre città lo portarono a malincuore, Todi l'ebbe a sdegno;
e si rifiutó di riconoscerlo. Come aveva appellato al Papa,
già altra volta (1280), contro la scomunica lanciatale dal

(1) Vedi un breve di papa Giovanni XXII, de' 27 ottobre 1318, a Guglielmo Costa,
decano della Chiesa tulliense, cappellano del papa, Rettore del Patrimonio, perché
estenda la sua giurisdizione anco sulla città di Todi e suo contado (Arch. di S. For-
tunato di Todi, A, I, C, IV, n. 160).
9 L. FUMI

Rettore, perché assolutamente ingiusta (1); e come già aveva
protestato avanti ai cardinali di Ostia, di S. Marco e di
S. Maria in Portico (1290) (2); cosi, quando fu chiamata dal
Farnese al parlamento di Montefiascone, si mantenne nel
rifiuto. Appellossi in giudizio; dichiaró invalido l'interdetto
che la colpiva; affermó solennemente la sua libertà, negando
alla Santa Sede il diritto temporale. Salva pur sempre la
reverenza che si doveva al pontefice romano, contestó a
lui il diritto di affidare la reggenza di Todi al vescovo d'Or-
vieto. Se Bonifacio VIII taglió corto sulle pretese de' pa-
trimoniali; se conservò, con le sue bolle, l' autonomia todina,
come (dicevano) questa autonomia poteva esercitarsi, con
farci andare al parlamento in Montefiascone, luogo soggetto
e non sicuro? Se non v'era altra via che per Orvieto,
chi poteva avventurarsi a quell andata, quando gli orvie-
tani erano i capitali nemici de' todini, e fra loro erano
aperte le rappresaglie? Non era orvietano, non era vescovo
d'Orvieto il Rettore? E non fu lui che fece imprigionare e
stringere in ferri, per molti giorni, il conte di Montemarte,
l'oratore .del Comune mandato per interporre appello alle
sue pretese? Non aveva fatto la stessa cosa il predecessore,
Guglielmo Costa, con gli ambasciatori a lui inviati, i quali,
se vollero infranti i ceppi e rivedere la luce del sole,
ebbero a riscattarsi pagando una forte somma di denaro?

(1) Gli 11 giugno 1280 essendo podestà di Todi il conte Guido Romano, il Consi-
glio generale appellò contro il vescovo Angelario per la minacciata scomunica del Ret-

tore del Patrimonio, poiché il Comune la riteneva ingiusta, non avendo il detto Ret- ©’

tore alcuna giurisdizione in Todi (Arch. detto, A, I. C, I, N, 24).

(2) Con atto de’ 26 luglio 1293 un Matteo di Pietro giudice, sindaco e procuratore
del Comune di Todi nella città di Orvieto, alla presenza del cardinale Ostiense, del
cardinale di San Marco e di Matteo cardinal diacono di S. M. in portico, giurò di ese-
guire gli ordini della Chiesa Romana sopra gli eccessi, le contumacie, le offese com-
piute contro essa Chiesa dai Todini e contro il Comune di Foligno, alto e basso, come
avrebbe piaciuto a papa Nicola IV; ma protestò che mentre il Comune di Todi adem-
pirebbe plenariamente gli ordini papali, non intendeva in pari tempo sottoporsi alla
giurisdizione del Rettore del Patrimonio (Arch. detto, A, I, C, II, n. 82).
ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 3

L'appello fu notificato al Farnese da un familiare
dello stesso vescovo di. Todi, Nicola. Vi aderirono i frati
minori, i domenicani e gli eremitani (1). Frivolezze! disse il
Farnese, com'ebbe letto il libello; e lo respinse (2). Ma Todi
ribadi il suo diritto: diffidò l abate de' Santi Fidenzio e Te-
renzio, a cui il vescovo d' Orvieto s'era indirizzato; protestò

non poter comparire davanti a questo Vescovo, dopo i. ter-

rori le minaccie, le violenze e le ingiurie da lui usate (3);
non diverso, d'altronde, dai suoi predecessori che alla stessa
maniera conciarono gli appellanti. Piena di acume e animata
fu la difesa, mentre i cittadini, sospettosi e diffidenti, vigi-
lavano. Quando elessero il pisano Salinguerra all' ufficio di
Difensore, posero la condizione che non dovesse condurre
nel suo seguito alcun officiale che fosse nativo del Patri-
monio (4). Gelosi delle proprie franchigie, finirono per gua-

(1) Vedi appendice V, doc. n. 1.

(2) Con atto de’ 28 luglio 1321 Ranieri di Ruggero, procuratore del Comune di
Todi, costituitosi alla presenza di Maffeo abate del monastero di S..M. in Pantano, pub-
blica, onesta ed autentica persona, narrò che Guido veseovo d' Orvieto intitolatosi Ret-
tore del Patrimonio, del contado di Sabina, delle Terre Arnolfe e, per speciale com-
missione pontificia, delle città di Todi, di Narni, di Terni, e loro distretti nelle cose
spirituali.e temporali, conte e capitano generale, indirizzo alcune sue lettere a Bo-
nanno abate del monastero dei SS. Fidenzio e Terenzio nella diocesi di Todi, ed al
popolo ingannato. In dette lettere Guido diceva: che le lettere speditegli per mezzo
di Tommaso familiare del vescovo di Todi Nicola, coll'appello di esso vescovo e del Co-
mune di Todi, erano frivole, e che annunziava al Comune di rigettare l'appello in-
terposto. Il procuratore Ranieri rinnovò l' appello e diffidò l'abate Maffeo dal compiere
qualunque atto nel Comune per mandato del vescovo Guido (Arch. detto, A, I, C,
IV, n. 170).

(3) Il papa aveva dato facoltà al vescovo d'Orvieto di punire gli ecclesiastici e
i laici che si rifiutavano di riconoscere la sua giurisdizione di Rettore del Patrimonio.
La bolla (20 gennaio 1322) par fatta apposta per Todi, e a Todi la comunicó Guido.
Il 13 luglio 1322 il Consiglio todino in risposta emise nuova protesta innanzi a Bonanno
abate di S. Fidenzio e S. Terenzio, non potendo con sicurezza comparire avanti il sud-
detto Rettore, per i terrori, le minaccie, le violenze, le ingiuris che egli ed i suoi
predecessori ùsava ed usarono agli appellanti (Arca. detto, A, I, c. IV, n. 176, ed al-
tre simili, ivi, numeri 177-175). j à

(4) L'atto con cui il Consiglio Generale ed i Conservatori del pacifico Stato eles-
sero all’ ufficio. di difensore, di giudice e sindaco maggiore Salinguerra da Pisa con
la detta condizione è de’ 2 aprile 1327 (Xrcà. detto, A. I. C. V. n. 20.).
4 L. FUMI

starsi con quella stessa autorità spirituale che dichiaravano
di volere rispettata. ;

La costanza a favorire Muzio d'Assisi, come fu già ac-
cennato, non ostante la condanna di eretico; la tendenza
a proteggere molti altri colpiti dall’ Inquisizione e 1 ab-
bracciare che fecero apertamente lo scisma sono tanti fatti
che provano quanto sia facile passare dall’ un campo d'op-
posizione all’altro, quando sia, o sembri, che la Curia per
confondere în sè due reggimenti, anzi che contemperarli, cada
nel fango e brutti sè e la soma. Che non fece il Papa per
tirare dalla sua Todi nell’ affare di Muzio! Le ricordò tutte
le cattive cose operate da lui; come avesse, quasi sotto i
suoi occhi, sollevata la ribellione in Assisi e nelle parti
intorno, facendo bottino di un intero tesoro di valori, di libri
e di scritture. Poteva ignorarlo? E come poteva far le viste
d'ignorare un grave processo aperto contro di lui? Eppure
(diceva il Papa) immemori di loro stessi, facevano spalla ad
un ribelle a quattro corazze, ad uno scomunicato, ad un

uomo fortemente sospetto d'eresia, e se lo annidavano, qual
serpe, in seno. Lo dovevano rimuovere il crudele persecu-
tore, il nemico, il profanatore, lo scomunicato, il sacrilego,
l'immondo eretico con tutti i suoi seguaci, e mandarlo, bene
assicurato, al Rettore di Spoleto (1)!

(1) « Potestati, Capitaneo, Consilio et Comuni Tudertino. — Quasi nostris subiecta
conspectibus periculosa dispendia et dispendiosa pericula; que Mutii de Assisio dam-
pnanda rebellio contra nos et R. E. diebus preteritis non sine nostra et eiusdem E.
multa contumelia et contemptu presumpta in Civitate Assisii et circumvicinis locis et
partibus non sine gravium guerrarum multa calamitate: perduxit, nequaquam igno-
rare potestis; nec a vestra notitia credimus alienum, quod. propter hoc tam contra
Mutium prefatum, quam suos adiutores etc. certos processus habuimus, quos in par-
tibus ilis facimus publicari solenniter ete. — Propterea de vobis multam causam
admirationis habemus, quod vos huiusmodi processibus etc., tamquam vestre salutis
immemores, vilipensis omnino, vosque minus proinde dicto Mutio valitores, adiutores
et fautores publicos exhibentes, eundem Mutium rebellem, excomunicatum et vehe-
menter de heretica pravitate suspectum, in vestra Civitate recipitis et tenetis. Quare
Universitatem vestram monemus etc., quatenus innumeris periculis, dispendiis et ja-
cturis, que vobis et eidem Civitati huiusmodi receptio comminatur, in consideratio-
nem adductis, et vobis super hiis exacti deliberatione consilii providentes, prefatum

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Dunque, Todi, ribelle, era buon terreno pure per gli eretici.
Si ha memoria, per i nostri documenti, di vari condannati dal
5. Ufizio in quella città. E chi poteva, se la svignava. Un
certo Murlo, riparato a Trento, fu raggiunto a Venezia. Là
condannato per usura, doveva restituire il denaro estorto.
Eccepi davanti allInquisitore la competenza di quel tribu-
nale, dicendo non spettare à quello tale giudizio. Appelló
alla S. Sede; e durante l'appello avvenne caso curioso.
Un compagno dell'Inquisitore aveva ammiccato il borsello
dell'usuraio, e, per gola di denaro, fece carcerare il Murlo
e un suo compagno. Così gli venne bene di cavargli di
sotto un centinaio di fiorini e due centinaia di lire (1). Un
Francesco da Todi è pure rammentato, in questo tempo,
come eretico lungi dalla patria. Era chierico, e recatosi in
Francia, vi predicava errori ed eresie gravissime. Impugnava
l’unità della Chiesa, negava la resurrezione e l'eucaristia.
Carcerato in terra francese, come dispregiatore di arti-
coli del « credo », il Vescovo e lInquisitore di Amiens
dovevano farne giustizia o mandarlo al Papa. A questo scopo
il re Filippo venne richiesto di passaporto per chi ve lo
avrebbe addotto (2). Ma un caso, che era avvenuto proprio
in Todi, ci mostra come v'incontrassero simpatia gli eretici.
Un giorno che si riseppe di un Muzio Canestraro, sospetto
d'eresia e come tale carcerato, il popolo si dié a tumultuare:
l Inquisitore, cercato a morte, si vide in pericolo e scappò:
il prigione fu liberato (3).

Mutium capere et ad dilectum filium Rectorem Ducatus Spoletani sub fida et secura
custodia destinare curetis etc. — Avinion. XIJ Kal. Augusti, an. sexto ». (Arch. Vatic.
Secret. Johan. X XII, tom. III, c. 124).

Con altra lettera dell’anno appresso « A vestra notitia etc. », ordina al Comune
di espellere da Todi lo stesso Muzio « Dei et E. crudelem persecutorem et hostem
profanum, excomunicatum et sacrilegum et pestifera labe heretice pravitatis vehe-
menter suspectum, ác sequaces ipsius etc. — Avinion. Kal. octubris, an. septimo » (Ivi,
C. 209. b.).

(1) V. Arch. detto. Ivi, « V.0 Kal. octob, an. VII » c. 298 t.

(2 V. Appendice V. doc. IV.

(3) V. Appendice V. doc. II.
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6 ^ 7L. FUMI

Intanto Ludovico il Bavaro si avvicinava in Italia, e
gli spiriti de’ ribelli si eccitavano. Carlo duca di Calabria
si rivolgeva alle nostre città più fedeli alla causa guelfa, a
Foligno, a Gubbio, a Orvieto e a Perugia, e invitavale al
soccorso. A. dirigere l’azione si recò in Firenze, e di là dava
ai più fidi l'annunzio « che il duca di Baviera, sedotto dalle
promesse dei signori italiani, usurpando il titolo imperiale e
postergata la riverenza dovuta alla Chiesa, apprestava le
armi e con una quantità di ribelli e di uomini dannati stava
per discendere a danno de’ popoli devoti e fedeli. Non era
tempo questo da dormire, ma di star desti, perchè il nemico
non li sorprendesse nel sonno. Invitavali a un parlamento
in Firenze, per la domenica delle Palme, davanti al Legato
apostolico per provvedere alla difesa e ‘assicurarsi la vit-
toria » (1) Avvisava Spoleto essere prossima la sua uscita

in campo; aveva bisogno del suo maggiore sforzo di fanti,

e cavalli (2). Ma i nostri guelfi, anzi che .scuotersi, dormi-
vano alla grossa. Aiuti non si vedevano spuntare. « Eppure,
replicava il duca, non fecero così ai tempi di Enrico VII;
il quale, poi, se ne veniva col beneplacito della Chiesa. AI-
lora bene aiutarono Firenze e mandarono il fiore d’Italia in
sussidio! Quanto più non doversi fare adesso che il Bavaro
è nemico di Dio e della Chiesa! Lo vedete! Noi (diceva)
abbiamo lasciato da parte le cure del regno per correre in
aiuto della causa guelfa, che pareva spacciata, e, invece, ecco,
ora rivive » (3). Il Papa, dal canto suo, aveva opposto, prima,
il monitorio del 1523, poi, la scomunica dell’anno appresso,
di nuovo promulgata il 23 ottobre 1527. Ordinava al Ret-
tore e al Tesoriere del ducato di Spoleto di assoldare sti-
pendiarî per fare una buona resistenza. Voleva si corresse
in aiuto del Patrimonio, dove i fautori dell’ impero aggre-

(1) FICKER, Urkunden zur geschichte des Roemerzuges haiser Ludwig des Baiern
2nd der italienischen verhaeltnisse seiner, Innsbruck, 1865 (doc. 1327, marzo 11).

(2) FICKER, op. cit. (doc. maggio 13).

(3) Ivi, doc. agosto 26.

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PR E e Mt SIIT IU E dae a ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. fri

divano e. derubavano terre e abitazioni: cercava favorire il
disegno di una lega di tutti i fedeli della provincia con re
Roberto, deputandovi un capitano a sollievo del Rettore dei
Patrimoniali, impotente a contenere i ribelli. Contava sempre
su i perugini e gli animava a fortificare la città (1). Ma nel-
l universale sconvolgimento delle terre della Chiesa, nessuno
voleva venire ai ferri: non si poteva altro fare che una
resistenza passiva. Contrastare il passo al Bavaro che, in
arme, muoveva verso Roma, era follia. Egli, in quel passag-
gio, distrusse più castelli, altri occupò nel contado d' Orvieto,
in quel di Rieti e ne’ confini del regno, nella Campagna e
in Marittima, mentre i sussidî della Chiesa, di Bologna e di
Parma stanziavano in Perugia, senza alcun profitto e con
grande dispendio (2). Questo stato di cose addolorava al vivo
il duca di Calabria che, temendo per il regno, avrebbe vo-
luto Giovanni XXII energico e risoluto. « Ecco lo scisma
gli scriveva dopo la coronazione dell’imperatore in Roma
e l'avvenimento di Nicolò V, antipapa); ecco lo scisma e
l'eresia così invadenti, che, reso inutile il resistere, non
rimane che confidare nel solo aiuto di Dio. In tanto fran-
gente, a difesa di Dio e della religione di Cristo e a con-
fortare i buoni nella costanza della fede, si mostri forte,
e venga: prenda quelle armi che fanno al caso, riveli la
sua forza e la sua virtù, non taccia, non posi... » (2). Ma il
Papa, scarso d'amici, insidiato da troppi nemici, temporeg-
giava, sperando più dagli atteggiamenti di una studiata pru-
denza che da. risoluzioni energiche. Sicuro che la bufera
- sgomberasse, attendeva che gli errori degli stessi suoi ne-
mici li perdessero e li tirassero in ruina. Troppo nuova era
la teoria di Marsilio da Padova che poneva nel diritto popo-
lare i principî fondamentali di ogni governo civile ed eccle-
siastico, per non credere alla instabilità di un imperatore

() FICKER, Op. cit., doc. 1328, aprile 1.
(2) FICKER, Op. cit., doc. 1328, maggio 19-23.
8 L. FUMI

eletto dal popolo, senza alcuna euarentigia per le pubbliche
libertà. Troppo ridicola era stata l' assunzione alle fantastiche
parvenze papali di un frate della diocesi di Rieti, che aveva
ancor viva la moglie, del marito incurante finché fu frate,
di sollecita a reclamarlo, sollevato appena che lo vide a quello
d EN stato; che per trasgressione ai voti di castità e di povertà
li s'era attirato sopra di sé dal suo generale una sentenza di
| ii scomunica e la pena del carcere. Il consiglio del duca di
| Calabria sarebbe stato buono se il Papa avesse potuto preve-
su SE nire gli avvenimenti, rimettendo la sede in Roma prima che
la parte ghibellina prendesse baldanza e la guelfa cadesse
I: | ; in isconforto e depressione. Al punto in cui erano precipitate
He | JJ le cose, non rimaneva che aspettare il corso naturale di
i ogni situazione sorta dall’ intempestivo tumulto popolare che
à in altro tumulto ritrova la sua fine. Né tardó a venire. La
|

|

| plebe, che aveva applaudito alla commedia in principio, la
9 commedia ora disapprovava, imperatore e antipapa conge-
d i dando da Roma con vituperio. Viterbo, usa a far la parte
| contraria di Roma, operando a rovescio, li accolse festante.
(cate Da Viterbo il Bavaro spinse i suoi nella maremma, ardendo
Hl . e derubando ciò che incontrava; giunse nel territorio di
| Orvieto, e non perdonando né a uomini né a donne, si recò
" fin sotto alle mura della città, aspettando che le promesse
| dei fuorusciti seguissero l'effetto, che era, cioè, di aprirgli
| una delle porte. Il 14 agosto se ne andò verso Bolsena.
| Datole più volte l’ assalto, ove morirono molti tedeschi ed
| ©. italiani suoi seguaci, non potè averla perché. era ben pre-

sidiata da soldati orvietani sotto il comando di Cataluccio

| | signore di Bisenzo. Venuto il giorno nel quale gli era stata
| | promessa la terra dal lato che va verso Bagnorea, il Da-
2| | varo vi mandò un suo luogotenente con 1,000 cavalli; ma
o | siccome il tradimento era stato scoperto, e fatti morire i tra-
| ditori, il Bavaro (dice il Pellini), vedendo fallito il disegno, se

ne tornó nuovamente a Viterbo.
: Todi, forte dell'autorità del cardinale Napoleone Orsini,
ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 9

à cui era, da piü anni, come infeudata, disponendo egli a
proprio talento, da un anno allaltro, delle cariche di Pode-
stà e di Capitano, si reggeva a parte ghibellina sotto il go-

verno di dodici Conservatori detti del pacifico stato, presie-

duti da un magistrato forestiero con titolo di Difensore. La
ghibellina Pisa, solita a valersi dei servigi dei ghibellini
conti di Baschi, la serviva a sua volta, serbando sempre per
Todi qualcuno de’ suoi al seggio del Difensore e Sindaco
maggiore della lontana alleata (1). Fin dal primo affacciarsi
che fece il Bavaro sulle Alpi, i todini furono solleciti a ren-
dergli omaggio. A Trento lo felicitarono con lettere; e giunto
era appena a Cremona, che lo gridarono signore (2). Vero
è che non si presero molta premura di mandargli le milizie
che aveva a loro richieste: egli fu obbligato a ripetere la do-
manda e minacciarli, se non mandassero soldati per accom-
pagnarlo all'impresa di Roma (3). Vari nobili si misero al
suo seguito. I conti di Marsciano, i conti di Baschi, gli Al-
viano e i Chiaravallesi, fautori antichi dell'impero, da cui
ripetevano le ricchezze e i titoli, come avevano festeggiato
alla calata del Lussemburgo, così, ora, fra’ più caldi amici
del nuovo pretendente, lo associarono sempre. Ugolinuccio
di Baschi, in specie, e Baldino di Marsciano, dei più intimi
familiari, entrarono nel Consiglio segreto per la coronazione
di Ludovico, e i Chiaravallesi ne presenziarono le feste e nego-
ziarono il trattato d’invadere il contado di Perugia e Foligno,
servendosi, per interpetre, d'un maestro alemanno (4). Il Co-
mune gli mandó in Roma 10,000 fiorini d'oro (5).
Capitanarono la parte ghibellina in Todi Bartolello di

‘Corrado e Matteolo di Gentiletto de’ Chiaravellesi (6). Occupò

(1) V. pergamene nell' arch. di 'Podi, 2 e 7 aprile 1327, 6 luglio detto anno, 2 aprile
17 agosto detto anno.

V. Processo contro Todi, in fine.

V. Appendice V, n. V.

(2)

(3)

(1) V. Processo contro Todi, in finc.

(5) Arch. Segr. Vatic. Addit. ad Cap. XI, arm. XV (segnat. XV, 11 f.) c. 121.
(6)
PA

v.
H
5

10 : L. FUMI

luffieio di Podestà uno de’ più fieri ghibellini della Marca,
lo scomunicato Borgaruccio di Federico da Matelica. Egli
erasi attirato i colpi della Inquisizione insieme col figliuolo
Ranuccio, perché de’ seguaci più ardenti di quel Lippaccio
e di quell’ Andrea da Osimo da noi già rammentati fra i

capi del moto marchigiano. Avvenuta la sua elezione in

Todi, l Inquisitore di Ancona, frate Servo della Penna, unito

‘al proprio vicario, frate Giovanni, si rivolse al Vescovo e lo

invitó a pubblicare la scomunica contro l uno e l'altro, pa-
dre e figlio: Borgaruccio non doversi tenere. per Podestà:
nessuna obbedienza a lui dovuta: gli sequestrassero armi,
arnesi e stipendi: se la città, sorda all'ingiunzione, non ese-
guisse tutto questo, doveva cadere nell interdetto: se il Ve-
scovo esitasse, non andrebbe impunito: troverebbe chiuso
l'adito alla sua cattedrale, sarebbe sospeso a divinis e poi,
infine, anche scomunicato. Il Consiglio si adunò. Gualterello
Pennazza arringò in favore del Podestà, e, a dispetto del-
l’ Inquisitore, la ebbe vinta: 191 consiglieri si trovarono con-
tro soli 48 (1). Questo voto ci rivela lo stato de’ partiti: la
Chiesa non aveva più che una minoranza scarsissima. Al
Bavaro non mancava che venire in persona ad assumere il
governo ghibellino. Invano il vescovo Ranuccio, lodato ed
esortato dal Papa (2), e aiutato dal cavaliere todino Andrea di
Ranuccio, suo padre, tentava di persuadere gli animi esal-
tati, dicendo chi fosse il Bavaro e che fosse da attendere da
lui: eccitava a respingere il giogo della tirannide forestiera
e rivendicare l’ antica libertà (3). Invano si presentarono al
piano di Paterno, dove Ludovico aveva posto campo, i me-
glio consigliati per scongiurarne la venuta. Due mercanti,
messi dentro al padiglione imperiale, offrirono 4,000 fiorini
d'oro. I Chiaravallesi crebbero l'offerta, e ne promisero più

(1) V. Appendice V, n. III.
(2) Arch. Vatic. Secret. Joann, XXII, n. 114, c. 141 t.
(3) RIEZLER, op. cit., pag. 392.

b b

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 11

di 10,000 (1). Ludovico pareva incerto. Correvano diverse
voci. si dirizzerebbe a Toscanella per Pisa? O dalla valle della
Paglia si recherebbe, per la più corta, da Arezzo a Firenze?
A Todi pareva riserbato di trattare con Castruccio (2): da Todi
si poteva cercare d’aver Foligno, secondo la pratica già tenuta
in Roma nel giugno, ripresa a Viterbo nell'agosto, per cui la
città verrebbe per tradimento a mano sua (3). Si decise a partire
per Todi, mosso anche dai Chiaravallesi che, senza questa an-
data, temevano molto vicina la loro ricaduta alla Chiesa (4).
Imperatore, imperatrice e antipapa co'suoi cardinali e pre-
dicatori cavalearono a quella volta. Furono incontrati, un
buon miglio fuori delle mura, da nobile comitiva festante: a
ponte Martino, sul Naia, cominciò a sfilare il corteo prece-
duto dalla eroce. Cavalieri chiaravallesi si fecero ad adde-
strare i personaggi e a reggere. il pallio, sotto il quale ince-
devano. Giunti alla città, li attendevano con la croce, a due
a due, i frati minori di san Fortunato: dette prima a baciare
la croce alla Bavaressa Francesco della Bionda. Il popolo,
accalcato sulla via, si scopriva, piegava il ginocchio, si pro-
strava. L'imperatore, giunto in piazza, scavalcò davanti al
palazzo pubblico, e il popolo, intanto, gridava: Viva viva!
Ugolino e Baldino avevano disposto tutto per quella venuta:
andando innanzi e indietro, avevano preceduto gli ospiti con
la cavalleria tedesca, occupando militarmente la città per
impedire qualche mossa degli avversari. All’ arrivo, Ugolino,
ben piantato sul cavallo, stava armato nel mezzo della piazza.
L'antipapa si ridusse in San Fortunato. Di là pontificalmente
sì recò al vescovado, occupato prima da Ugolinuccio, da
Franco e da Tarlato di Belluccio. Visitó, col Bavaro e la Ba-
raressa, monache condiscendenti e convitanti, mentre qual-
cuno dei suoi cardinali, con una compagnia di armati, occu-

(1) V. Processo contro Todi, in fine.

(2) FICKER, op. cit., documenti 1328, agosto 10, 11, 16, 20.
(3) V. Processo contro Todi, ivi.

(4) V. Processo contro Todi, ivi.
12 L. FUMI

pava abbazie e conventi che resistevano in fede. E tenne
un pontificale in duomo, assistito da tutta la nobiltà feudale ;
imparti la benedizione, rilasciò l’ indulgenza. plenaria, conferi
sacramenti, ammise agli uffici divini da lui celebrati il popolo,
a cui fece predicare dal pulpito di San Fortunato lui essere
vero papa, l'altro invece un Giacomo da Cahors, nato d'ere-
tici, paterino scomunicato. Distribui canonicati .e prebende.
Predilesse e promosse ad onori ecclesiastici Lamberto e Si
mone de' conti di Marsciano: molti benefizi accordó ai Chia-
'avallesi; magro compenso al prezzo che costarono e al danno
di tutti i cittadini, le cui sostanze furono espilate: poiché
altro non si fece in quei giorni che cercare e versare denaro:
denaro al procuratore generale del fisco di Camera; denaro
all’ imperatore; ai suoi ostiarî e a Ugolinuccio ; denaro a Sciarra
Colonna, commannatore d’ Alemanni; denaro al Cancelliere
imperiale. Il Consiglio segreto del Comune teneva duro, e
respingeva le proposte, tutte le volte che si chiedeva di
smungere i cittadini; ma quando cominciò ad entrare il
timore di perdere gli averi e la vita, si cedette. Curioso è
questo particolare. Un giorno, nel Consiglio segreto, uno dei
consiglieri favorevoli al Bavaro, visto il pericolo che correva
il partito proposto, poiché le urne ridavano sempre voti
contrarî, persuase il Podestà a partire le urne, mettendole
a distanza le une dalle altre; quelle del sì da una parte,
quelle del no dall'altra. Per tal modo poteva scorgersi chia-
ramente chi votasse in favore e chi votasse contro. La
paura indusse i consiglieri a votare la proposta. Nemmeno in
Consiglio generale i più stringati stessi poterono resistere.
Gli oratori che volevano prendere la parola contro le pro-
poste del Podestà, perchè non si erano fatti inscrivere in-
nanzi fra i contrari, si videro contestato il diritto di parlare.
Si ricorda il fatto di Andrea di Ranuccio: nel Consiglio se-
greto, proponendosi di dare la città liberamente al Bavaro,
egli osó, presente l’imperatore, contradire; ma condannato
dal Podestà a 400 lire, quando, in palazzo vecchio, Nallo di
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 13
.

Rustico. presentò la proposta al Consiglio pubblico, egli te-
mendo per sè e pe’ suoi figliuoli (uno de’ quali era il Ve-
scovo), si tacque: e di poi, forse per implorare grazia, mandò a
regalare l imperatore. Quella forma di libero governo non si
attagliava più alla circostanza: è chiaro. Il Consiglio de’ cento
cedette ad una giunta, di 18, secondo il processo dell’ Inqui-
sizione, di 24, secondo le riformagioni Comunali..E primo
atto del nuovo regime fu un atto fiscale. Si impose una tassa
da pagarsi a spron battuto, e s'invitarono i cittadini ad una
prestanza (1). Così si potè contentare il Bavaro. Dodici man:
datarî si presentarono a lui recando il messaggio comunale (2).
In questo nuovo regime, Podestà fu l’imperatore; vicari,
per lo innanzi, Vanne di Sosolano, poi Baldino e Cecchino
di Marsciano: poi, Giovanni Sciarra Colonna, e, per ultimo,
Angelo Saraceni. Fu capitano di guerra il conte Ugolinuccio.

Nei dodici giorni che il Bavaro fu in Todi, mandó a
Spoleto e in Romagna il conte di Oettingen e deliberò di
andare contro Firenze; vi ricevette gli ambasciatori di Pie-
tro di Sicilia che chiedevano di conferire con lui in Corneto
per far guerra a re Roberto; tentó l'impresa di Bevagna
e speró d'avere Foligno, assediandola con mille cavalieri;
i quali trovata forte la resistenza dei Trinci, si sfogarono a

(1) Sotto la data de' 17 agosto 1328 le Riformazioni del Comune di Todi riportano
che fu concessa una piena balia a 18 cittadini in un col Podestà dal Consiglio de' Cento.
Nello stesso giorno costoro imposero una dativa di 5,000 fiorini d'oro ai cittadini e
alla Comunità da pagarsi, per i primi, sotto pena del quarto in piü fra gli otto giorni,
e ugualmente alla stessa pena, per la Comunità, se non pagasse tra i quindici
giorni. Chi avesse versato l'indomani avrebbe corrisposto in meno la quinta parte;
e ciò « pro dono domino Imperatori » di 10,000 fiorini. (Ivi, 20 agosto). A chi avesse pre-
stato il denaro si corrispondeva il 5 per cento. Fu comminata la pena di un fiorino
ad ogni cento di capitale per chi non pagasse la detta dativa. Agli ostiari dell' Impe-
ratore si donarono dieci fiorini d'oro, a Giovanni Sciarra Colonna « Commannatori
Alamannorum » e al Cancelliere imperiale cento fiorini per ciascuno. Il 29 agosto il
Bavaro fu eletto Podestà. Si condussero cento stipendiarì a cavallo, teutonici, per si-
curezza della città, L'imperatore nominò suo Vicario Baldino di Marsciano e capitano
della masnada e cavallata del Comune Ugolino di Baschi (Arch. di S. Fortun. Riform.
1328, agosto 17, 20, 29, c. 981, 107).

(2) Vedi Processo contro Todi, in fine.
rosse À €

f

14 L. FUMI

predare e scorrazzare fin presso le porte della città (1). Prima
deliberato di andare ad Arezzo, poi risoluto, invece, di rag-
giungere a Corneto la flotta siciliana, l'ultimo d'agosto se
ne ripartì. Lasciò le sostanze de’ todini alleggerite di oltre
a 25,000 fiorini, e il tesoro di San Fortunato spogliato per
conto dell antipapa, che non risparmió nemmeno le lampade
dell’ altare. A rappresentare l’imperatore restò Sciarra Co-
lonna con titolo di vicario. Egli trovò il Comune stremato
di denaro, ma ancora forte. In questi ultimi anni si era im-
possessato di Montecchio, nel ducato di Spoleto, secondo la
terminazione del re Desiderio (2); riscuoteva omaggio e
censo da Cesi (3), da Terni (4), da Poggio Azzuano (5) e da
S. Gemini, centro delle terre Arnolfe, soggette direttamente
alla S. Sede (6). Aveva stabilito relazioni con Perugia da
pari con pari (1); aveva abolito le rappresaglie con Gub-
bio (8), con Orvieto (9) e con Roma (10), a gran vantaggio
de’ commerci. Con Narni si era fatto mediatore di pace
per il castello delle Corve, nella cui ròcca si era racchiuso
il castellano Antepò con un centinaio di ribelli che avevano
consegnato la fortezza ai todini (11). Determinava, in fine, le
contrastate giurisdizioni su i castelli di Ammeto e Ripabianca,
cessando dalle guerre e dalle cavalcate (12). Ma lo Sciarra

‘non si stette pago di questi vantaggi, e, di spiriti avventu-

rieri, meditava conquiste e domini. Per togliere alla Chiesa

(1) V. 1ACOBILLI, Cronache mss. di Foligno, presso ms. Faloci-Pulignani, VILLANI,
lib. X, 77, 79, PELLINI, op. cit.
2) Pergam. 11 gennaio 132) e 19, 24 e 27 maggio 1321, nell'arch. di Todi. .
3) Pergam. 24 giugno 1322, ivi.
(i) Pergam. 12 giugno 1325, ivi.
(5) Pergam. 25 giugno 1325, ivi.
(6) Pergam. 28 giugno 1328, ivi.
(7) Pergam. 5 ottobre 1322, ivi.
(8) Pergam. 21 dicembre 1321, ivi.
(9) Pergam. 4 gennaio 1324, ivi.
(10) Pergam. 4 luglio 1327, ivi.
(11) Pergam. 12 novembre 1321.
(12) Pergam. 22 marzo 1325.
M"

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 15

le terre Arnolfe, volle la soggezione di S. Gemini: si spinse

alla volta di Orvieto, e riuscì a sorprendere la sua vigilanza,
gettandosi sul contado ed espugnando e invadendo con una.
mano di ribelli non la città stessa, come parrebbe per un
atto solenne del Papa (1), ma le terre a quella più vicine 0,
anche, i borghi adiacenti; in quel tempo, per avventura, che
il fiore della gioventù orvietana, accorsa dietro il capitano
del Patrimonio, guerreggiava Viterbo e Silvestro Gatti. Con-
fuso e incerto è tutto questo spazio di tempo, né riesce
facile precisar date e coordinare la successione de’ fatti.
Ogni giorno accadevano novità: e, in quella confusione
d'idee e di avvenimenti, quando i ribelli cessarono di amo-
reggiare col Bavaro, il cui astro aveva dato volta, declinato
di là dalle Alpi fra le maledizioni dei ghibellini stessi disin-
gannati, le popolazioni illuse cominciavano a prendersela coi
vicarî imperiali e li facevano fuori. Todi scacciò Sciarra Co-
lonna (2), che poco dopo venne a morte. Di qui un rinver-

«dire di speranze negli uomini temperati, ai quali gravava il

peso dell’ interdetto ecclesiastico e l'ira del pontefice; poichè,
per quanto impedite, le scomuniche arrivarono. Potè bene il
Consiglio beffarsi dell’ Inquisitore e del Papa: ma il giuoco, a
lungo andare, doveva venire a capo; perchè il popolo non
voleva durarla senza usare alle chiese, e piuttosto che mo-
rire senza sacramenti e senza sepoltura, avrebbe tollerato
qualunque disdetta. Fintanto che resse Sciarra, non era chi
osasse andare a Perugia, ove risiedeva l' Inquisitore, per
averne modo di intendersi; poichè non si poteva uscire di

(1) Vedi Arch. Stor. Ital. III, tom. I, par. II (1865), p. 1, e Cod. Dipl. d? Orvieto,
Firenze, 1884.

(2) Così ne scrisse il Papa al Re di Francia: « Philippo Regi Francie illustri. Ut
regiam celsitudinem etc..... Intelleximus etiam tam ex litteris nunc presidentis Civi-
tati Tudertine, quam aliorum fidedignorum partium earumdem, quod Tudertini ju-
gum servitutis sub. illo Johanne Sciarre eis nomine Belial filii Ludovici de Bavaria
presidente sufferre amplius non valentes, eum cum gente sua de eadem civitate igno-
miniose et viriliter expulerunt, et speramus quod ipsi, sano ducti consilio, ad obe-
dienciam et devotionem nostram et dicte E. remanebunt. Etc. Dat. Avin. Id. decembris,.
an. XIIIJ » (RIEZLER, Vatickanische akten etc., pag. 433).
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16 L. FUMI

città senza sua licenza speciale; ma, lui fuori (1), tornava
men difficile un ravvicinamento de' Chiaravallesi, se ne
togli i conti di Marsciano, che, in rotta con Perugia, non si
fidavano di avventurarsi ad una dimora colà, per essi non
sicura.(2): tantoché il Papa, informato di tutto, scriveva al
re di Francia esprimendo la speranza che Todi presto si
rimetterebbe; rimessa Todi, niun'altra città rimarrebbe in
ribellione (3). E invero, se un Colonna era stato il piu forte
strumento della rivolta, un altro Colonna doveva essere il
primo campione per ripararla. Le armi di Stefano ritolsero

(1) Il Papa, personalmente, si fece ad esortare i Chiaravallesi:

« Francisco de Claravalle militi et aliis de domo Claravallensium de Tuderto
spiritum consilii sanioris, etc.... ut redeant ad devotionem E. et reducere procurent
Civitatem eandem, scituri quod si salubribus exhortationibus nostris huiusmodi acqui-
verint cum effectu, eos benigne recipiet ut filios ac oportunis gratiis et favoribus,
prout eorum meruerit devotio, prosequeretur. — VJ id. Julii an. XIIIJ (Secret. Joan.
XXII, t. VI, c. 53 t). — In eundem modum Hugolino Odducii et Bindo (?) Carucii
de Tuderto, Sciante Magnacell. et aliis de domo Magnacellen., Petro de Riccio Roberti
ac Jacobello de filiis Berardi de Tuderto, Tanolo et Albertino de filiis Massei, Bartholo
et Polello Corradi, Andree de Tuderto ».

(2) Vedi Processo di Todi, in fine.

(3) « Philippo Regi Francie illustri. Ut regalis etc.... Preterea de partibus Roma-
nis narratur quod Sciarra de Columpna obiit hiis diebus.... Rursus narratur et credi-
tur etiam ex verisimilibus coniecturis, quod Tudertina Civitas ad eiusdem obedientiam
E., nisi jam redierit, breviter revertatur; qua reducta, nulla Civitas rebellis E. in eis
partibus procul dubio remanebit. Dat. Avin. V Kal. novembris. an. XIV » (RIEZLER,
Vatikanische akten etc., pag. 429)

Al padre del vescovo così scriveva :

« Andree de Tuderto spiritum consilii sanioris. — Letanter audivimus, et tam
ex tuis, quam aliorum percepimus litteris, que tua. circumspectio circa illius heretici
Johannis Sciarre, qui se Ludovici de Bavaria heresiarche dicebatur Vicarium, expul-
sionem de Civitate Tudertina, fait hiis diebus preteritis operatus, inde tuam prudenciam
plurimum in domino commendantes. Sane quia circa reductionem. eiusdem Civitatis
ad obedientiam S. R. E., quam tue ac aliorum promittebant lictere sic. processum
fuit nequitquam plurimum admirantes, tibi pro tua et Civitatis jam dicte salute sano
consilio suademus, quatenus statum, in quo es et in quo te constituisti ab E. sancta
Dei consortioque fidelium alienum, consideranter attendens, saluti tue ac tuorum
providere consulcius Deoque gratum impendere studeas famulatum, — Dat. ij Id. Febr.
an. XIIIJ (Sceret. Joan. XXII, t. VIJ, c. 53 t.). — In eundem modum Epo. tudertino,
eum exortans quatenus ad premissa eundem nob. vir. Andream genitorem suum: se-
dule curet, sicut tenetur, inducere, sueque partes solicitudinis circa hoc efficaciter
interponere, Us. ». ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 17

Todi e San Gemini ai ribelli e li ridonarono alla Chiesa (1).

E già pareva doversi allietare dei frutti della pace in tutta
la contrada, quando sorse nuova cagione di guerra; perche

Todi poneva per condizione la sua piena libertà (« salva et

integra remaneat omnis jurisdictio Comunis Tuderti in totum

et in partem! ») (2). E dopo un anno intero di trattative,

sempre ripetè la stessa musica con lo stesso tono (3). Il
Rettore del Patrimonio non poteva menar buona la sotto-
missione di San Gemini, capoluogo delle terre Arnolfesche ;
il Papa approvó che s'annullasse quell' atto (4): non permise
che Todi esigesse il pallio fattosi promettere da San Gemini

(1) À Stephano de Columpna militi. — Super hiis que circa red ugtionem Civitatis

"Tudertine et castri S. Gemini gessisti fideliter et solerter, prout per tuas pridem no-

bis litteras intimasti, providentiam tuam multipliciter in domino commendantes eam-
que uberibus prosequentes actionibus gratiarum, nobilitatem tuam rogamus et hor-
tamur attente, quatinus solertiam inceptam continuans circa reductionem aliarum ci-
vitatum et locorum partium earundem ad nostram et E. R. devotionem et obedien-
tiam assistas viriliter officialibus nostris partium earundem, et ut illa que in devo-
tione nostra consistunt, in ea persistant intrepide interponas efficaciter solecitudinis
tue partes: per hec enim preter eterne retributionis meritum, sedis apostolice et no-
stram benedictionem et gratiam in tuis oportunitatibus uberiorem tibi non indigne
acquires. — Dat. Xij kal. martii, an. XV » (Secret. Joan. XXII, t. VIII, c. 99).

(2) Arch. di S. Fortun. Riform. 18 ott. 1330, c. 68 t.

(3) « Super tractatu nuperrime facto per octo nobiles et sapientes homines de
numero XXXVJ et XIJ nobilium ut potentium virorum de Civitate Tuderti electorum
super concordia facienda cum sacrosancta universali E...., quod omnia et singula in
dicta materia pertractanda etc. libere in eorum provisione remaneant, salvo et reser-
vato quod non possint tollere, nec minuere aliquam jurisdictionem Comunis Civitatis
Tuderti, modo aliquo, directe vel per obliquum, in totum vel in partem » (Ivi, Riform.
1331, ottobre 18, c. 71). Ciolino Angeluzzi mercante todino fu a tale effetto mandato
ambasciatore in Avignone (Ivi, c. 72). Y

(4) « Rectori Patrimonii. — Intelleximus nuper quod ad tuam deducto notitiam,

quod Comune ac universitas Civitatis Tudertine castri S. Gemini Narnien. dioc. E. R. -

peculiaris, quod Johannes Sciarra de Columpna se Vicarium Civitalis predicte Tuder-
tine pro Ludovico de Bavaria heretico et scismatico nominans et appellans sua dam-
pnanda tyramnide occuparat, summissionem in nostrum et eiusdem R. E. preiudicium
recipere presumpserant et ad defensionem eiusdem castri contra nos et ipsam E. ac
nostros et E. memorate fideles secum potencia rebellium et hostium eiusdem E. accin-
gebant, tu summissionem huius presumptam indebite in nostrum et eiusdem E. preiu-
dicium fuisse attendens, eandem summissionem et omnia et singula que fuerant ex
ea quomodolibet subsecuta, irritàsti, cassasti atque viribus vacasti, eaque irrita, cassa

et vacua nunciasti. Nos itaque, premissis diligencius intellectis, cassationem, irrita-

tionem etc. huiusmodi per te provide factas, ratas habentes et gratas, eas auctoritate
apostolica confirmamus et nichilominus summissionem predictam cassamus etc., dl-

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18 TI. FUMI

per la festa di San Fortunato: non volle che a podestà di
quella terra andasse un todino. Il Consiglio sangeminese
aveva eletto un Chiaravalle quando non v'era chi tenesse
il regime del luogo, e quel luogo era della Chiesa (1). Né il
Comune di Todi, alle insistenze di Stefano Colonna. sembrò
fare opposizione: mantenuto il principio, si contentò di
lasciare la nomina del Podestà all arbitrio di S. Gemini (2),
senza rinunziare al pallio (3). Il Papa tenne forte; ma non

scretioni tue per ap. scripta mandantes, quatenus adversus detentores dicti castri ac
fautores etc. ipsorum etc. quousque illud E. memorate restituerint, procedere spiri-
tualiter et temporaliter, ratione previa, prout expedire cognoveris, non postponas. Dat.
II Kal. maij, an. XIII » (Secret. Joan. XXII, t. VII, c. 17).

(1) V. Pergam. 2 luglio 1329 nell’ arch. di S. Fortunato, dove l'università, l'arringa,
il Consiglio della terra di S. Gemini, adunato nella piazza del castello da Lucio di Ge-
mine di Paolo della stessa terra, non essendovi aleu^o che tenga il regime, fa una
riformazione con la quale a norma de' patti stipulati col Comune di Todi elegge in
suo Podestà Francesco di Berardo de’ Chiaravalle, cittadino todino.

(2).« Super petitione et narratione verbotenus sapienter exposita in presenti Con-
silio per magnificum et potentem principem dominum Stephanum de Columpna inter
alia continente, quod placeat Comuni Tuderti redire ad benivolentiam et mandata
S. R. E., ad que se et filios. suos obptulit dispositos et paratos omnia exercere que
Comuni Tuderti placeat juxta posse. Et quod placeat Comuni Tuderti, eiusdem gratia
et amore, jurisdictionem regiminis et potestarie quam habet in castro Saneti Gemini
remictere Comuni castri predicti » (Ivi, Riform, 1331, novembre 24, c. 93). Mille fiorini
regalaronsi al Card. Legato per accattivarselo (Ivi, Rif. 1331, dicembre 11, c. 107).

(3) « Ad perpefuam rei memoriam.

« Cum expediat etc. Idcirco nos, plurimum relatione percepto, quod Comune Tu-
dertin., qui castrum S. Gemini Narnien. dioc. ad nos et R. E. pertinens in rebellione
contra nos et ipsam E. aliquo tempore, temerariis et presumptuosis ausibus, tenuerunt,
dilecti filii... Comune dicti castri fecerunt ad diversa sibi prestanda servicia, et inter
alia, ut unum pallium tenerentur eisdem Comuni Tudertino in signum obedientie sol-
vere annis singulis obligari, qui, licet predicta servitia et alia jura tunc per eosdem
Comune predicti castri prelibatis Comuni Tudertini promissa, excepta prestatione di-
cti pallii, duxerunt remittenda, Nos attendentes quod huiusmodi pallii prestandi obli-
gatio, velut facta illis qui propter eorum excessus varios se reddiderunt tali jure vel
alio non capaces, nec non considerantes actente, quod eadem obligatio in dampnum
et preiudicium memorate E. R., cui dictum castrum immediate subesse noscitur, re-
dundabat, ac volentes eiusdem E. R. dictique castri Comunis in nostra et ipsius E.
obedientia persistentis iudempnitatibus studio paterne solicitudinis providere, qua-
scumque provisiones et obligationes de pallio prestando predicto et aliis juribns per
Comune predicti castri eisdem Comuni Tudertino, qui nichil penitus in prelibato ca-
stro habebant antea, exhibendis...revocamus; prefatis Tudertinis ne pallium et jura
predicta exigere de cetero, et eiusdem castri Comune ne illa solvere vel exhibere pre-
sumant tenore presentium nichilominus inhibentes. — Idus april. an. XV » (Secret.
Joan. XII, t. VIII, c. 155 t.). ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 19

la spuntó: ché essa insorse di nuovo, e tentó riprendere San
Gemini al papa, che si mise in sulle difese: poi (1), per ripicco,
occupò Tessennano, con tanto sforzo di soldati, che il Papa
ebbe a ricorrere, non pure a Perugia, a Rieti, a Narni, a
Siena, a Corneto e a Orvieto, ma al Gonfaloniere di Spoleto,
al conte d'Anguillara, al conte di Santa Fiora e ai nobili di
Radicofani (2), opponendo contro Todi il castello .di Lagu-
scello che appositamente acquistó dai signori del luogo (5).

(1) « Cum, sicut fide digna relatione percepimus, Castrum Sancti Gemini ad nos
et R. E. pertinens, ad cuius recuperationem, immo subversionem potius, Comune Ci-
vitatis Tudertine solitis astutiis dampnabiliter anelare dicuntur, adeo custodiatur im-
provide, quod, ut ad eorum manus, quod absit, redeat, plurimum et verisimiliter du-
bitatur, volumus etc. quatenus dictum castrum facias custodiri etc. ad hoc super hiis
que nobis de emendis nomine Camere quibusdam domibus in eodem Castro sitis, et
in eis, quas ad hoc asseris accommodas, fortalicio faciendo. quod pro tuitione eiusdem
castri et cireumpositorum locorum fore plurimum utile intimasti, volumus quod fa-
cias, quod attentis utilitate et honore nostris et dicte E. videris expedire. — Dat. IIJ
Kal. septemb. an. XV » (Secret. Joan. XXII, t. VIIJ, c. 119 t.).

« Raynutio Epo. Tudertino ob consilia et auxilia per se nuper Rectori Spolet.
liberaliter et potenter impensa commendat. Us. ».

(2) « Petro Celli militi Confalonerio Civitatis Spoletan. — Cum de sinceritate de-

votionis tue ferimus indubitatam fiduciam, quod R. matri tue E. iuiuriis, quibus la-

cessitur enormiter, interne compatiens, in eis debite propulsandis sibi assistes virili-
ter et potenter, cum itaque nuper Tudertin virus contra nos et dictam nequiter con-
ceptum E. volentes evomere castrum Messennani (sic) peculiare utique eiusdem E. cum
magno hominum armatorum exfortio hostiliter et proditorie invaserunt ad gastum
vincarum et bladorum et deinde ad durum prelium procedendo, nos tamen enormes
et detestabiles excessus adversus Nos et dictam E. inmaniter perpetratos nolentes
absque castigatione debita preterire, nobilitatem tuam rogamus et hortamur attente.
quatenus in executione quorumdam processuum, per dilectum filium Petrum de Ar-
tisio canonicum pictavensem Rectorem Patrimonii b. Petri in Tuscia contra eosdem
Tudertinos premissornm occasione factorum velis eidem Rectori pro nostra et ap. se
dis reverentia viriliter assistere et potenter sic, quod de integritate sincere devotionis
possis merito commendari, nostramque et dicte sedis benedictionem et gratiam pro-
inde merearis in tuis oportunitatibus ampliorem.
:« In e. m. nob. viro Paulo de Carbulo Capitaneo Populi. Civitatis Urbevetane

— nob. viro Francisco comiti Anguillarie — Guidoni Comiti Palatini — et nobilibus
de Radicofano. Dat. XVI Kal. Junii an, XVI. E ,

« Perusinis...... Cum nuper Tudertini virus contra nos etc... ws. XVII Kal.
ang. an. XVI.

« In eundem modum Spolet., Reatin., Narn, Urbev., Senen., Cornetan ». (Secret.
Joan. XXII, t. VIII, c. 336 t.).

(3) « Rectori et thesaurario Patrimonii. — Quod castrum Laguscelli (cuius par-
tem ex legato E. facto nuper ipsius E. nomine assecutus est), per viam excambii con-
^.
n

ANN

20 L. FUMI

Questo fiero spirito di indipendenza e di libertà pro-
ruppe in modo violento quando, riaperta nuovamente la
pratica della pace, i todini presero ombra di qualche espres-
sione contenuta nella scrittura proposta. Tuttochè il Papa
lasciasse illesa la libertà todina, pure, attraverso i giri dello
stile curialesco, parve che in quella scrittura venuta da Avi-
gnone covasse sotto un inganno. E allora il Consiglio, furi-
. bondo, la respinse con tumulto: il popolo infuriò al punto, che
avrebbe massacrato i propri ambasciatori che l'avevano do-
mandata, se gli avesse avuti tra mano (1).

Gli stessi umori che serpevano nei todini scoppiarono
nella città di Amelia, la città fortissima e antica, dove, come
a Todi, le passioni religiose e politiche bruciavano. Ivi la
parte ghibellina aveva ripreso lena alla calata del Bavaro e
aveva scacciato i pontifici con l'aiuto di Todi che vi mandò
a podestà quel Bartolello, di già nominato come uno de’ capi
di parte ghibellina. In quel mezzo, il Consiglio di Amelia
inviò i suoi stipendiarî a cavallo in aiuto dell'impresa di
Roma, mettendovi a capitani Orso Vati e Lucio di messer
Pietro che erano de’ primi cittadini. La città aveva par-
tecipato a tutti gli entusiasmi per l'avvenimento del Ba-
varo. Ad ogni nuova che giunse da Pisa, da Viterbo e da
Roma, accese falò in tutte le piazze e sulle vie percorse
da gente esaltata che andava gridando: Viva il santo impe-
ratore, muoia la Chiesa romana, muoia Jacomo di Cahors ere-
tico, paterino, papa Giovanni cane! AI avvenimento dell’ anti-
papa bagordò in giostre e tornei: i clamori e gli schiamazzi
della plebaglia andarono alle stelle: chi imprecava al prete

dominis eiusdem castri, in alio loco congruo faciendi, acquirat in totum, cum sit
integraliter acquisitum, si usqne ad summam IJ cent. flor. in ipsius reparatione essent fa-
cte expense, forte frenum existeret Tudertinis. — XVIJ Kal. aug. an. XVJ ». (Secret.
Joan. XXII, i. VIII, c. 335 t.).

(1) Vedi lettera 5 giugno 1333, nell'arch. di S. Fortunato, del card. Giovanni Co-
lonna, da Avignone, che conclude d'inviare di nuovo dei sindaci bene istruiti, e con
del denaro al cardinale B, perché addivenga benigno agli interessi del Comune (A. I.
C VI n;/202). We ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 21

di Cahors e ai suoi aderenti, chi esaltava papa Nicola. Quando
fu risaputo del Bavaro che era entrato in Roma, e, poi, che
era stato coronato, la folla, goffeggiando alla Suburra, ripetè
Scene e gazzarre romanesche. Alla croce del borgo, sullo
spazzo, presero un sacco, lo empirono di paglia, vi fecero su
la figura del papa, gli posero la mitra, gli dettero nome
papa Giovanni e poi lo bruciarono, vociando a tutta gola:
Arda e muoia il paterino, l'eretico, il sodomita! E Y indomani
ogni gaglioffo del borgo, bravando, diceva ai passanti: Qui
arse papa asino! Prendevano un cane e lo chiamavano papa
Joagne e lo strozzavano nella mota, o lo strascinavano per la
città, lo battevano con scudisci ‘e fruste, e, al ponte del lago,
lo gettavano di sotto affogandolo nella fanghiglia. E la sera, a
torme di dugento e più, andavano attorno con torcie in mano,
suonando trombe, tamburelli e campane, trescando e sal-
tando, fra le luminarie accese nelle vie, nelle piazze e fin
sulla torre del Comune; e schiamazzavano contro la Chiesa
Romana, vituperandola di puttana, di bordellaia e di simoniaca.

Promotori furono gli Alviano e varî monaci e frati, fra
cui l'abbate di S. Benedetto, il priore di S. Giovanni, l'abbate
di S. Secondo e il priore di S. Pietro. Furono veduti costoro,
carolando e folleggiando per la terra, accendere e attizzare
i fuochi di gioia, fra grida scomposte. Degli Alviano, Gian-
notto, Cecchino e Coluccio, con Agnolello d’ Andrea e con
Paolello di Corrado da Todi andarono in aiuto de’ tedeschi
con la gente del Comune di Amelia e presero parte alle

imprese di Roma, della Campagna e del Patrimonio. Frate.

Nicola, pur esso degli Alviano, fu, in Viterbo, eletto vescovo
d'Amelia dall’ antipapa; e si piantò nell'episcopio. Quasi tutto
il clero e il popolo apostatò, dicendo di aver tanta fede in
papa Giovanni quanto 2» un cane o im un asino: vero papa
essere Nicola, fatto legittimamente per é popolo romano e per
4L santo imperatore. Sbollirono gli entusiasmi, ma non cessò
l'apostasia, né la ribellione alla Chiesa. La quale dopo i di-

sordini e le novità occorse, tosto come potè raccogliersi,
22 L. FUMI

DO

Wt ordinó severi processi contro Todi e contro Amelia (1). Contro
i Amelia fu costretta a prendere anche le armi, per arrestare
| lj la ribellione nelle sue terre. Poiché Amelia aveva compiuto
I ii la conquista del castello di Foce, nel Patrimonio, e vi aveva
I- M commesso uccisioni, saccheggi e bruciamenti. Fra i prigioni
"M | da lei presi fu addotto anche il castellano di Foce che era
d il uno de’ familiari del Rettore del Patrimonio, Pietro d' Artois.
Questi allesti l esercito e lo portò contro Amelia. I cittadini
dall alto delle mura vedendo il guasto de’ campi e la rovina
del contado, si lasciarono piegare dai vicini e chiesero un
accordo. Perugia, Orvieto, gli Orsini, i nobili di Radicofani
e .di Bisenzo, l'arcivescovo di Napoli e il vescovo Loberense
i instavano molto. L’ Artois, licenziati i suoi, entrò in Amelia;
rimise i fuorusciti, e poi, pensandosi d'aver ricomposte le

cose in pace, si ritrasse. Ma quando ebbe rimesso i capitoli

i nee dell accordo; e chiesto l'ammenda dei danni dati al castello
i | e delle spese di guerra, Orso Vati, quel maggiorente di sopr:
LI «c ricordato, si levó su e agitó il popolo, suscitando il rumore.
f Lucio di messer Pietro, come luj ghibellino e ribelle, de’ capi

iii della parte, forse inclinava ad accettare i patti del Rettore:
il venne alle prese con Orso che lo uccise. Orso era fratello
| del vescovo legittimo di Amelia, messer Manno de' Ternibili.
Costui già canonico del duomo nel 1328, innalzato a quella
sede, per traslazione di Giovanni a Venafro, ricevendo, come
fece, tutti ad un tempo gli ordini del diaconato e presbiterato
nell atto stesso della consacrazione episcopale (2), si potrebbe
crederlo un gran valentuomo. Ma egli si scopri connivente col
fratello nel fatto di sangue. Il Papa, quando lo seppe, ne
inorridi e richiese Manno in Avignone. Portó giudizio degli
E n uomini di queste nostre parti come di gente doppia di ca-

«7

TEST : "
30 cie na reap rt e ene nati re —
è LE d B

(1) Vedi per tutti questi particolari il processo di Todi e di Amelia, in fine.

(2) Arch. Segr. Vatic. Reg. Joan. XXII, N. 89, dove è l'elezione del suddiacono
Manno (1328, VIII Id. sept.) e la facoltà concessa al medesimo eletto di ricevere il
diaconato e l'ordine sacer!otale insieme al sacramento di consacrazione episcopale
da qualunque Vescovo a sua scelta ([X Kal oct.).
ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 28

rattere e sleale ne' discorsi. Erano, invece, astuti, che, stan-
chi dei provenzali, se li giuocavano, lusingandoli con le
parole, eludendone la politica che li voleva asserviti troppo
più oltre che le tradizioni loro non comportassero di giusti-
zia. Gli sdegni scoppiarono di nuovo. Il Comune respinse il
trattato del Rettore.

In mezzo a siffatti umori, tanto disposti a scoppiare con-
tro la Chiesa alla più lieve occasione, quanto gli animi erano
fieri della propria libertà, ma senza saperla temperare, grande
era la materia acconcia all’ apostasia. Quindi vi potè ab-
barbicar forte, come ora diremo, uno scisma che, se ben si
guardi, si faceva a precorrere di oltre due secoli la riforma
del secolo XVI.

(Continua) L. Fumi.
24 L. FUMI

DOCUMENTI

APPENDICE V.

I. [1320], ottobre 26. Arch. Com. di Todi, I, c. IV, n. 165.

Il Comune di Todi appella al Vescovo di Assisi contro le pre
tese del Rettore del Patrimonio.

In n. d. a. Coram vobis venerabili in Crispto patre

d. frate Thebaldo miseratione divina episcopo Asisinate,

tanquam coram publica et autentica et honesta persona,

Tenoredell'ap- constitutus frater Angelus Francisci sindicus et procu-
pello presentato .— :

SUAE OEO YO AR ?rator venerabilis patris d. Nicolai Dei gratia episcopi

Tudertini et potestatis et officialium omnium, consilii et

comunis civitatis Tuderti procuratorio et sindicario no-

mine ipsorum proponit et dicit quod: -— nuper ad noti-

tiam ipsorum pervenit, quod venerabilis in Cripsto pater
10d, Guitto episcopus Urbevetanus qui se gerit, ut dicitur;
pro eapitaneo Patrimonii beati Petri in Tuscia, nec non

ex speciali commissione Reatine, Tudertine, Narniensis

et Interamenensis civitatum earumque destrictuum in spi-

ritualibus et temporalibus pro rectore pro Sancta Romana

15 Ecclesia generali, ut dicitur, quasdam suas licteras pre-

Il Rettore del fatis d. episcopo . . potestati . . capitaneo, officialibus,

Patrimonio invi-

tò il Comune al consilio et communi civitatis Tuderti predietis destinavit,
parlamento dei

patrimoniali in in quibus continebatur, ut dicitur, — ut, infra certum
Montefiascone,

sotto gravi pene, terminum per sindicum legitime ordinatum, coram ipso
Se vi mancasse.

?0in castro Montisflasconis comparere deberent, cum ipse
ibi intenderet parlamentum facere generale de terris pro-
vincie Patrimonii et aliis terris sibi commissis sub pena
subspentionis a divinis in dietum dominum episcopum et.
excomunicationis in potestatem, capitaneum, officiales et

25 consiliarios, et interdicti in civitatem et eius districtum,

et sub certa pena pecuuiaria in Comune prefatum sic



«m.
m—

——
ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC.: 25

vel aliter plus vel minus prout in ipsis licteris dicitur
contineri. Ex quibus omnibus et singulis ac etiam aliis
in ipsis licteris contentis et expressis et aliis omnibus
30 monitionibus mandatis et preceptis et subspentione a di-
vinis et excomunieationis et interdicti sententiis ac pe-
narum adiectionibus et quibuscumque aliis gravaminibus
per dictum dominum Guictonem Urbevetanum episcopum,
quocumque modo iilatis vel comminatis, facto vel verbo,
35 sentiens se et predictos dominum episcopum potestatem,
capitaneum, officiales, consiliarios et comune gravari et
gravatos esse et in posterum gravari posse, in hiis scri-
ptis nomine quo supra et omnium aliorum huie appel-
lationi adherere volentium ad sanctissimum patrem d.
40 Johannem pp. xxii et Apostolicam Sedem et quemlibet
alium iudicem competentem, prout eligere voluerit, ap-
pellat et appellos instanter sibi dari petit et iterum cum
instantia petit, supponens et dictos dominum episcopum,
potestatem, capitaneum, offieiales, consilium et comune
Il Comune sen- 45 et omnes adherentes et adherere volentes huic appella-

tendosi gravato,

interponeappello — tioni et bona et iura ipsorum sub protectione et defen-
per le seguenti

ragioni : tione d. pape, Sedis Apostolice et cuiuslibet alterius iu-

dieis competentis et pro causis gravaminum assignat:

1.° per essere 50 I— In primis quia dicte citatio, requisitio, moni-
ancor pendente

l'appello nella i d ‘ ivinis s i i
CUP Rand ak. tiones, precepta, mandata et a divinis subspentio, si qua

fatto fin dal tem- ici - "a miti : à
do di ‘Guglielmo dici possunt, facta sunt legitima appellatione pendente

Costa Capitano i i i i i i i
dEDPRTEAIO: in Romana Curia, que alias interposita fuit pro parte

d. episcopi et cleri tudertini, potestatis, capitanei et of-
fieialium consilii et comunis civitatis Tuderti. A similibus:

e
[314

eitationibus, monitionibus, requisitionibus, preceptis et.
mandatis et a divinis subspentione factis et latis olim.
per dietum Guilielmum Costam qui se gerebat pro capi-
taneo Patrimonii supradicti predecessorem in offieio pre-
6

(=)

fati domini episcopi Urbevetani ut dicitur, qua appella-
tione pendente non debet nec potest de iure aliquid
innovari.

2.0 per non es- ja : in ld SO
sere stato Todi II Item quia dicta civitas Tudertina nunquam
mal soggetto al fuit nec est de Patrimonio beati Petri nec subiecta ipsi
Le rai aer Ds rf arr
1 t. 1 s

DO,

"26

Capitano del Pa-

trimonio ;

3.0. per non a-
vere il Rettore
alcuna commis-
sione generale o
speciale contro
‘Todi;

4.0 per non po-
tere (anco che
così fosse) trat-
tare con Todi
che personal-
-mente;

5.0 per non po-
‘tere il Papa com-
mettere al Ve-
-‘scovo d’ Orvieto
la rettoria di To-
di che non fu mai
soggetta neltem-
porale ;

6° per essere
in possesso del
diritto. di gover-
narsi da tempo
immemorabile;

70 per avere

L. FUMI

65 capitaneo, sed semper fuit libera et exempta et in pos-
sessione plene libertatis a tempore x, Xx, XXX, XXXX,
et c. annorum et plus, et a tanto tempore citra cuius
contrarii memoria non existit.

III — Item quia dictus d. episcopus urbevetanus
nullam commissionem habet generalem vel specialem con-
tra prefatos d. episcopum, potestatem, capitaneum, offi-
ciales, consilium et comune civitatis Tuderti.

IV — Item quia, ponito, absque preiudicio, quod

regimen civitatis Tudertine et eius districtus esset com-
missum per speciales lieteras dicto domino episcopo
urbevetano, quod negatur omnino, non tamen dictus
dominus episcopus urbevetanus posset dictum episcopum,
potestatem, capitaneum, officiales, consilium et comune
civitatis Tuderti extra dietam civitatem sive diocesim,
quam dicit specialiter fore commissam, sed potius deberet
ad ipsam civitatem et diocesim personaliter accedere et
ibi tractare eum hominibus dicte civitatis et comitatus
seu diocesis et ordinare que spectarent ad statum et ho-
norem civitatis et diocesis supradicte.
85 V — Item quia dicta civitas Tudertina et eius di-
Strietus seu diocesis non subsunt nec umquam subfuerunt
in temporalibus domino pape seu Apostolice Sedi, et ideo
dietus dominus papa, salva reverentia sua, non debuis-
set prefato domino episcopo urbevetano rectoriam pre-
90 dietam committere.

VI — Item quia dieta civitas Tudertina et homines
ipsius civitatis et diocesis fuerunt et adhuc sunt in pos-
sessione pacifica eligendi sibi rectorem vel rectores qui
regunt et gubernant et regere et gubernare consueverunt

9% dictam civitatem 'Tuderti et eius diocesis, et homines
habitantes in eis, in qua possessione fuerunt à centum
annis citra et a tanto tempore citra, quod eius contrarii
memoria non existit, et nunc sunt.

VII — Item quia, ponito, absque preiudicio, quod

esenzioni da Bo-100 d . is icte "Oovinei m $i
Bifácio- VIII Hn: appareret, per registra diete provincie Patrimonii vel
co nel caso che
‘asserisce della
soggezione ;

aliquo alio modo, quod dieta civitas Tudertina et eius
districtus subfuisse in aliquo iurisdictioni capitanei dicti 1 a

105

8.0 per essere
troppo breve il
termine della ci-
‘tazione ;

11

0

9 0 per esserell5

Montefiascone
luogo per essi
Sospetto e non
sicuro periltran-
:sito dal distretto
d’ Orvieto loro
nemico;

10.0 per essere
il Rettore orvie-
‘tano, e gli orvie-
tani nemici capi-
tali loro;

11.0 per avere

.gliorvietani rap-

presagliecon To-
«di.

120

12

[3r

130

L'appello fu
necessario, per-

va andare dal
Rettore, per le
minaccie, i ter-
mori e leingiurie
mrs ; x
inflitte da’ suoi
predecessori;

«chè non si pote-135

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 27

Patrimonii, bone memorie olim dominus Bonifatius pp.
vu dietam civitatem et eius districtum liberavit et
exemit, et liberam et exemptam esse voluit ab omni
subiectione et iurisdictione capitanei diete provincie Pa-
trimonii per privilegium speciale. |

VIII — Item quia, ut dieitur in dictis lieteris cita-
toriis transmissis per dictum dominum episcopum urbe-
vetanum predictis domino episcopo tudertino, potestati,
capitaneo, offieialibus, consilio et comuni civitatis Tuder-
tine, continebatur, ut dicitur, adeo brevis terminus, quod
si voluissent, nequivissent procuratorem vel syndicum,
seu ambasciatorem comode destinasse.

IX — Item quia locus Montisflasconis, ad quem, ut
dicitur, citabat predictos dominum episcopum, potestatem,
capitaneum, officiales, consilium et comune Tuderti ad
parlamentum, est locus hominibus dicte civitatis et ipsi
civitati subspectus et non tutus, cum ad ipsum locum
non possint accedere, nisi transitum faciant per distric-
tum civitatis urbevetane, que inimieatur dicte civitati
Tuderti.

X — Item quia dictus dominus Guitto episcopus
urbevetanus est civis urbevetanus, et cives urbevetani
comuniter sunt inimici capitales hominum et personarum
civitatis et districtus Tuderti.

XI — Item quia plures cives urbevetani habent re-
presalias contra comune et homines civitatis et comitatus
Tuderti.

Has causas gravaminum alternative et disiunctive pro-
ponit, salvis sibi aliis causis gravaminum sibi et dictis
domino episcopo tudertino, potestati, capitaneo, officia-
libus, eonsilio e£ comuni competentibus suo loco et tem-
pore proponendis. Et hane appellationem interponit ideo
coram vobis, quia nee ipse syndicus et procurator, nec
alius pro predietis domino episcopo Tudertino, Potestati,
Capitaneo, officialibus, Consilio et Comuni accedere ad
presentiam dieti episcopi urbevetani seu officialium curie

1/0 dieti capitanei Patrimonii ad dictam appellationem inter-
«7m

TRIN Darse prt tpfe 0
NE etie od
xj T ? 3 "

—"3.

z

28

e specialmente
per il trattamen-
to usato a Gio-145
vanni di Monte
Marte dal Capi-
tano del suo tem-

po;

nonché per ill50
trattamento usa-
to ad altri, presi
che furono coi

. cavallielerobbe,

finché non si po-
terono riscatta-'
re.

155

Domandano la

| notifica dell'ap-

L. FUMI

ponendam propter minas, terrores et iniuras, quas infe-
runt et inferre consueverunt ipsi et predecessores ipsorum
in ipso officio appellantibus coram eis, et maxime quia
alias ceperunt dominum Johannem de Monte Marta, qui
tanquam syndicus et procurator dicti domini episcopi et
comunis Tuderti pro simili negotio ad appellandum ac-
cesserat coram capitaneo qui tune erat constrineserunt et.
in eompedibus et carcere posuerunt et ipsum tenuerunt
per multos dies. Et quia dominus Guilielmus Costa, pre-
decessor in officio prefati domini episeopi urbevetani, ut.
dieitur, dominum Mattheum domini Petri et Paulum
Guidonis, qui pro simili causa coram ipso accesserat, fecit
capi et detineri, et eis equos et alia bona, que ibi habe-
bant auferri et ibi detenti fuerunt mandato dicti domini
capitanei, donec se redimerunt pro certa pecunie quan-
titate. — Insuper vobis supplicat reverenter quatinus hu-
iusmodi appellationem prefato domino episcopo urbeve-
tano per vestras licteras vestro sigillo munitas notificare

velitis, ne ex ignorantia appellationis huiusmodi ipsum

pello al Rettore.100 episcopum urbevetanum contigeret in preiudicio dieto

165

domini episcopi tudertini, potestatis, capitanei, officia-
lium, consilii et comunis aliquid actemptare.

Interposita fuit dieta appellatio coram dicto domino
frate Ubaldo episcopo asisinate per suprascriptum sive
Angelum syndicario et procuratorio nomine quo supra,
anno d. n. millesimo trecentesimo vigesimo, indictione
tertia, tempore domini Joannis pape xxi, die xxvi men-
sis octubris in civitate Tuderti in camera in qua moratur
ipse dominus episcopus in loco fratum Minorum, coram

170 fr. Albaro, fr. Francisco Moncelli, fr. Johannello Rucoli

ordinis Minorum, ser Giogia et d. Angelo de Asisio, ser
Locio Raynaldi d. Glorii de Tuderto et aliis pluribus te-
stibus presentibus et vocatis. Dicto die loco et testibus,
religiosus vir fr. Petrus de Aquasparta ordinis fratrum

175 Minorum, guardianus conventus Tudertini omni modo et

iure quibus melius potuit ex dictis causis in dicta appel-
latione insertis et assignatis, dicte appellationi adhesit,.
et etiam dicens et allegans immunitatem et exemptiones.

Ld 180

Adesioni al-

l'appello.

Lettera del
Vescovo di. As-
sisi al Rettore
del Patrimonio.

185

190

195

200

205

21

e

215

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. - 29

fratrum dicti ordinis concessas per papalia privilegia or-

dini subscri pto.

Die xxvii mensis predicti octubris. Actum in civitate
Tuderti in claustro ecclesie S. Leucii, sive loci fratrum
predicatorum de {Tuderto, coram fr. Gentile de Aqua-
sparta, fr. Masseo Andreocii, et fr. Angelo converso dicti
ordinis testibus presentibus et vocatis; religiosus vir fr. Ia-
cobus de Fulgineo vicarius sive subprior conventus Tu-
dertini ordinis antedicti fratrum predicatorum nomine suo
et dieti conventus omni modo et iure quibus melius po-
tuit adhesit appellationi predicte ex causis gravaminum
suprascriptis et etiam dicens, assignans et allegans fratres
dicti ordinis fore exemptos per papalia privilegia. Die
predicto xxvii octubris actum in civitate Tuderti in por-
ticu claustri fratrum minorum de Tuderto coram fr. Petro
de Aquasparta, fr. Adovardo de Spoleto, fr. Nicola de
Aquasparta ordinis Minorum et fr. Iovenale de Cesis or-
dinis heremitarum tt. presentibus et vocatis; religiosus
vir fr. Dyorisius de Spoleto, vicarius fr. Bindi de Burgo
S. Sepuleri prioris capituli et conventus fratrum heremi-
tarum loci S. Augustini de Tuderto, nomine suo et dicti
prioris et capituli et conventus adhesit appellationi pre-
diete ex causis supraseriptis et etiam assignans et allegans

immunitatem et exemptionem fratrum ordinis suprascripti.

Hoe est registrum sive copia licterarum missarum
dicto domino episcopo Urbevetano per dictum dominum
episcopum Asisinatem, notificationis dicte appellationis,
quarum tenor talis est.

Reverendo in Crispto patri et domino domino Gui-
ctoni dei gratia Urbevetano episcopo et Patrimonii San-
cti Petri in Tuscia capitaneo generali, frater Thebaldus
eadem gratia episcopus civitatis Asisii salutem in domino
et promptam ad beneplacita voluntatem. — Noverit ve-
Stra paternitas quod discretus vir ser Angelus Franciscii
syndicario et procuratorio nomine. ut infra coram nobis
appellationem interposuit die xxvi mensis octubris in-
30

Riporta il te-
nore dell'appello

L. FUMI:

Stantis tertia indictionis tenoris et continentie infrascri-

pte. In nomine ete. Coram vobis venerabili in Crispto

patre domino fratre Thebaldo miseratione divina episcopo

interposto. 220 asisinate tamquam coram publica et autemptica et hone-

sta persona constitutus ser Angelus Francisci syndicus
et procurator venerabilis patris domini Nicolay dei gratia
episcopi Tudertini, et potestatis et officialium omnium

consilii et comunis civitatis Tuderti procuratorio et syn-

225 dicario nomine ipsorum proponit et dicit, quod nuper ad

notitiam ipsorum pervenit, quod venerabilis in Crispto
pater dominus Guicto episcopus Urbevetanus qui se gerit,
ut dicitur, pro capitaneo Patrimonii beati Petri in Tuscia,

nec non ex speciali commissione Reatine, Tudertine, Nar-

230 niensis, Interamnensis civitatum earumque districtuum in

spiritualibus et temporalibus rectore pro S. R. Ecelesia
generali, ut dieitur, quasdam suas licteras prefatis domino
episcopo, potestati, capitaneo, officialibus, consilio, et co-

muni civitatis Tuderti predicte destinavit, in quibus con-

235 tinebatur, ut dicitur, ut infra certum terminum per syn-

dicum legitime ordinatum coram ipso in castro Montisfla-
sconis comparere deberent cum ipse intenderet parla-
mentum facere generale de terris provincie Patrimonii et

aliis terris sibi commissis sub pena suspensionis a divi-

240 nis in dietum dominum episcopum et excomunicationis

in potestatem, capitaneum, officiales et consiliarios, et in-
terdicti in civitatem et eius distrietum et sub certa pena
pecuniaria in comune prefatum sic vel aliter, plus vel
minus, prout in ipsis lieteris dicitur contineri. Ex quibus

245 quidem omnibus et singulis ac etiam aliis in ipsis lieteris

contemptis et expressis et aliis omnibus monitionibus, re-
quisitionibus, mandatis et preceptis et subspensione a di-
vinis et excomunicatione interdicti sententiis, ac penarum

adiectionibus, et a quibuscumque aliis gravaminibus pre-

250 dictum dominum Guictonem Urbevetanum episcopum

quocumque modo illatis vel comminatis facto vel verbo
sentiens se et predictos dom. episc. pot. cap. off. consil.
et com. gravari ae gravatos esse et in posterum gravari

posse in hiis scriptis nomine quo supra et omnium alio- ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 91

255 rum huie appellationi adherere volentium ad ss. patrem

260

Motivi dell'ap
pello.

265

wo
e

do
Ct

280

do

Notificazione
dell'appello.

d. Iohannem pp. xxii et Apostolicam Sedem et quemlibet
alium iudicem competentem, prout eligere voluerit, ap-
pellat et appellos cum instantia sibi dari petit et iterum
cum instantia petit, supponens se et dictum d. episcopum
pot. cap. off. cons. et com. et omnes adherentes et adhe-
rerere volentes huic appellationi et bona et iura ipsorum
sub protectione et defensione d. pp., Sedis Apostolice et
cuiuslibet alterius iuris competentis. Et pro causis gra-
vaminum assignat, in primis, quia dicte citatio, requisitio,
monitiones, precepta et mandata, et a divinis subspensio,
si qua dici possunt, facta sunt legitima appelatione pen-
dente in romana curia que alias interponita fuit pro parte
d. episc. et cleri Tudertini, pot. cap. off. et cons. et com.
civitatis Tuderti a similibus citationibus, monitionibus,
requisitionibus, preceptis et mandatis et a divinis subspen-
tione factis et latis olim per dietum Guglielmum Costam
qui se gerebat pro capitaneo Patrimonii supradicti pre-
decessorem officio prefati domini episcopi Urbevetani, ut
dieitur, quod appellatione pendente, non debet nec potest
de iure aliquod innovari. Item quia dieta civitas Tuder-
tina nunquam fuit nec est de Patrimonio beati Petri, nec
subieeta ipsi capitaneo, sed semper fuit libera et exempta
et in possessione plene libertatis a tempore x, Xx, XXx
et c. annorum et plus et a tanto tempore citra, cuius con-
trarii memoria non existit. Item etc. (Segue come dal $ II
fino a pag. 28, linea 156 alle parole pecunie quan-
titate).

Nos ipsius syndiei et procuratoris supplicatione com-
moti, dictam appellationem fore interpositam, ut est di-
ctum, notificamus vobis per presentes nostro sigillo mu-
nitas. Datum Tuderti die xxvii octubris tertie indictionis.
Notificamus etiam vobis tenore presentium quod guar-
dianus fratrum minorum, Vicarius prioris et capituli
fratrum predicatorum, vicarius prioris et Capituli fratrum

?90 heremitarum de Tuderto ex causis gravaminum supra-

scriptis et etiam quia dicunt et allegant se per spiritualia
et papalia privilegia (Zacuna) huie appellationi adhese-
1k rdi rto trf 7r uo

«

eos

es
bo

L. FUMI,

runt omni modo et iure quo melius potuerunt: Datum
ut supra. — Dicto die xxvii octubris in loco saneti Fortu-

295 nati de Tuderto, presentibus testibus frate Johannello

. Giuramento
del messo vesco-
vile.

Bucoli, fr. Francisco Moncelli ordinis Minorum et d. An-
gelo de [Asisio]... vocatis, Juccius Lelli de Tuderto nun-
tius eoram dicto domino epo. asisinate iuravit ad saneta
dei evangelia corporaliter tactis seripturis omnes com-

300 missiones sibi faciendas per ipsum dominum episcopum

asisinatem legaliter et fideliter facere et portare atque
referre (lacuna) episcopus asisinas eidem Iucio nuntio
suo iurato dicto die, loco et testibus commissit et man-
davit, quod licteras suprascripti tenoris quas ei exhibuit

305 dicto domino episcopo Urbevetano debeat presentare et

de presentatione ipsa relationem facere coram eo. Die xxx
mensis octubris actum in camera supraseripti d. episcopi
Asisinatis in loco Sancti Fortunati de Tuderto coram
: fr. Iohannello Bucoli, Francisco Moncelli, d. Angelo de

310 Asisio et aliis pluribus testibus presentibus et vocatis,

dietus nuntius retulit se dictas licteras presentasse in
curia Montisflasconis dicto domino Guictoni episcopo ur-
bevetano.

Ego Angelinus q. Raynaldi d. Glorii de Tuderto

315 imperiali auctoritate notarius publicus predictis omnibus

II. — [1326], dicembre 15.

interfui eaque rogatus scribere, scripsi et publicavi.

Arch. Segr. Vatic.
Secret... Joan; XXII; T.:VI;; c; 9T.

Il Papa rimprovera i todini per avere aiutato Muzio Canestraro

eretico.

Eo gravius, filii, contra vos paterne admirationis et
iuste causam invectionis habemus eoque saucius offensa
noveritis intima cordis nostri, quo insanias excessisse
dicimini contra deum et ap. S. R. matrem E., pro quibus tan-

5 quam fideles. Xpi et Xpiane fidei pugiles contra suos
certamine publico debetis insurgere offensores. Nuper
siquidem ad nostri apostolatus auditum fidedigna mira
D

ERETICI E RIBELLI NELL' UMB JA, ECC. 98 È

quam plurimum licet, infausta et infesta non minus, insi-
nuatione pervenit, quod pridem dil. fil. Franeiseus Damiani
10 de ordine ffr. mm. Inquisitor heretice pravitatis infor-

Ha seütito — matus fidedigne per testes, quod in civ. Tuderti utique
con. dispiacere
che, esercitando . inter agri dominici semina heresis pestilens, velut radix
in Todi l'ufficio
dellaInqu.sizione ^ pestifera lolii pullulabat, declinavit ad Civ. ipsam habi-
fr. Francesco di
Damiano, fatto turus de hoc per inquisitionis sue indaginem denuntia-
carcerare Muzio
Canestraro, so- 1l
spetto di eresia
fususcitatountu- © sitor Mutium Canistrarium concivem vestrum de ipsa
multo popolare
per cui l'Inquia- heretica pravitate suspectum fecisset ob hoc de peritorum
sitore, VIStOSI in
PS mortes consilio carceri mancipari, subito contra Inquisitorem
uggl.

Ct

tionis proposite veritatem. Cum autem predictus Inqui-

ipsum, ut dicitur, adeo tumultum intrepidi populi susci-

Uv

tasti, quod predietus Inquisitor videnes sibi mortis im-
minere dispendium, se conmisit fuge subsidio ; idem vero
captivus evasit ab huiusmodi carcere fugitivus, unde,
pro dolor, eontigit tam salubre violari judicium in pu-

blicam et dampnandam divine magestatis offensam, con-

do
Qt

temptum catholice fidei, nostram et ap. sedis ac E. iniuriam
divino et humano iudicio execrandam. Nunquid, igitur,
fili, si vera sunt talia, quamvis non credamus illa fa-
ciliter aliqua vos potestis exceptione vel excusatione
tueri, quin tante fueritis offensionis actores, tam vulgaris
30 infamie aspergamini macula, et tanquam defensores eiu-
sdem pravitatis heretice de ipsa redditis heresi vos su-
spectos, profecto nisi existens de talibus in contrarium
veritas vos excuset, non sunt apud vos ista que pro-

fitetur in terris xpiana religio, professio fidei orthodoxe

Ut

deposcit, et: ad capienda pre ceteris E. triunphantis ex-
celsa continue predicat militantis E. disciplina. Quia vero,
quantumcumque forsitan tenebrarum spiritus vos ad
devium erroris huiusmodi perverso calle seduxerit, nos,
more pii patris, cupientes vobis hereditariis carisque
4

[-

nostris ac ipsius E: subiectis et filiis adesse propicii vosque
a perieulis animarum et corporum desiderantes eripere,
quibus vos tam improvide ob premissa tamque dampna-
biliter summisistis, univ. vestram monemus presentibus
Li invita al- : 2 znhig ninh : Ug. ini
VERRI et hortamur attente, vobis nichitominus tam dominico

stenersi per l'av- 45 quam paterno consilio suadentes, quatinus, premissis om-

3
34 L. FUMI

venire da simili ^ nibus in consideratione deductis, sic de tantis perniciosis

atti, ad assistere : b

l'Inquisitore per excessibus deo, nobis et eidem E. congruam faciatis
l'esercizio sicuro 5 : RT

del suo ufficio; emendam, vobisque in posterum a similibus caveatis,.

assistentes viriliter et potenter, ut debetis ut viri ca-

Qt
o

tholici, Inquisitori predieto ad eius officium in civitate
predicta eiusque districtu. secure ae laudabiliter exercen-
dum, quod emendationis condigne suffragium vos purget
a crimine, si quo in vestrum dampnum aliorumque per-
niciem videmini laborare. Cirea que illud demum exnune
55 vobis intimare providimus ex affectu quod, si huiusmodi
monitionibus et exhortationibus nostris obedire spreve-
altrimenti sarà ritis, ex debito quo urgemur pastoralis officii vitare bono
costretto à pro-

cedere. modo nequibimus, quin contra vos, velut contra hereticos
ac hereticorum defensores fautores et receptatores eorum
60 in quantum suadebit justitia, actore domino, procedamus.,

Dat. Avinion. Id. decembris an. xi (1).

III. [1321], dic. 21 — [1328], gen. 16. Arch. Com. di Todi, Rif. ad an. c. 71t.

Lettera dell’ Inquisitore della Marca al Vescovo di Todi contro
il Podestà e Riforma del Consiglio contro gli ordini del-
U Inquisitore.

Ven. in Xpo. patri et d. ..dei gratia Epo tudertino frater
Servus de Penna ord. ffr. min. in provincia Marchie An-
conitane Inquisitor heretice pravitatis ad infraseripta per
Sed. ap. specialiter constitutus, nee non fratris Johannis

? de Ancona Inquisitoris nostri consocii in omnibus vices
gerens saiutem in d. sempiternam.

Si lesam Ecclesiam et facinorosorum retibus vulnera-
tam fortis fidelium protectio non curaret, deficeret ipsius
substantia in conspectu ledentium, ab universo orbe fides

10 catholica deleretur. Sane promptum affectum gerentes ea
agere que sint ad excellentiam onnipotentis dei et dicte E.
matris nostre ac fidei orthosse, et ad exterminium et confu-

(1) Pubblicata dall’ EUBEL, BUM. Francisc., t. V, Romae, 1898, p. 313,

Fri = n -: at | ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 35

sionem hereticorum et eorum fautorum et ut ipsi, suadente

justitia, de vinea domini expellentur cum multorum nostro-

15 rum catholicorum et xpiane fidei zelatorum nos et nostri in

Contro Borga- officio predecessores, clamore et fama publica excitati, pro-

ruccio e suotiglio :
iddpeai Ma- . cesserimus ex inquisitionis officio contra Borgarucium Fre-
telica l'Inquisi-

tore pronunzió derici et Raynucium eius filium de Mathelica super eo po-
sentenza di par- ii 4

tecipazioneall'e- — tissime quod, demoniaco ansu, Lippacio et Andree de Auxi-
resia, per aver

favorito Lippac- 20 mo publicis etmanifestis hereticis et persecutoribus E. et :
cio e Andrea da

Setta, pube: publieis hostibus de post latam contra ipsos de criminibus
, eretici. e ll Sco- ;

QUnieN Apud ipsis dampnationis sententiam, favores, consilia et ausilia
blici offici. contra dietam E. ipsiusque fideles catholicos prestiterunt
eisdemque dampnabiliter adeserunt, et quia per inquisitio-

25 nem ipsam eosdem Borgarucium et Raynucium reos et con-

victos plenarie invenimus de predictis, sententiaverimus et

deelaraverimus ipsos et ipsorum quemlibet fuisse et esse

fauctores et auxiliatores dictorum hereticorum, post sen-

tentiam dampnationis de heresis crimine contra ipsos pu-

30 blice promulgatam et de favore et auxilio predictis per

eos datis et prestitis hereticis antedietis condempnaveri-

mus, et, tamquam fautores et auxiliatores predictorum

. hereticorum, declaravimus eosdem Borgarucium et Ray-

nucium esse excommunicationis vinculo innodatos, et,

c

35 prout in apostolicis constitutionibus continetur, propter
premissa ipsos in personam factos esse infames, nec ad
publiea offieia, seu consilia admittendos, nullamque firmi-

tatem ipsorum sententiam obtinere, nec causas aliquas

ad ipsorum audientiam perferendas et ipsorum bona om-
4

e

nia esse totaliter confiscata et incurrisse omnes alias sen-
tentias atque penas per leges et canones contra patratores
huiusmodi scelerum promulgatas, eamdemque sententiam,
quam divino succensi zelo, canonice protulimus in eosdem,
vobis in scriptis presentibus duximus precaveri, volentes

aa
[311

quoscumque fideles. ne cum dictis Borgarucio et Raynucio
excommunicatis et ab ecclesia dei et crisptianorum con-
tubernio sequestratis, participent et pari mucrone per-
cellantur sententie; nichilominus quod vobis cum reve-
rentia debita sub penis infrascriptis auctoritate apostolica
50 qua in hac parte fungimur districte precipiendo mandamus
Pali‘ ,
3e SZ rd arte ot, —
MA rM mde

T

Perciò |’ Inqui-
sitore ordina al
Vescovo di di-
chiarare, entro

termine perento- 5

rio, scomunicati
isuddetti e come
tali da evitarsi,
e di ammonire il

Comune e le per-

sone particolari
sotto severe pe-
ne, di scomunica,
interdetto e di
pagamento di
10,000 . marche
d' argento, di
Scacciarli e non
ammetterli più,
se prima non ri-
tornino nel seno
della Chiesa ; di
sequestrare loro
armi, cavalli e
salarì.

. Che se non ob-
bediranno Comu-
ne e particolari,
gli ufficiali sieno
Scomunicati e la
città interdetta.

c
QU

-
Qt

L. FUMI

quatinus infra tertiam diem a receptione presentium
computandam, quorum unum pro primo, secundum pro
secundo, tertium pro ultimo et perhemptorio termino as-
signamus predicta, per vos vel alios recitantes in ecclesia
vestra cathedrali, et postmodum singulis diebus dominicis
et festivis, usque ad duos menses, publice coram populo,
pulsatis campanis et candelis accensis et demum extin-
etis, eosdem Borgarueium et Raynucium excommuni-
catos denuntiare curetis, ipsosque velud excommunicatos
in ecclesia et extra esse ab omnibus artius evitandos; et
pro nostra parte moneatis priores, officiales, consiliarios
et comune, nobiles et alias singulares personas Civitatis
Tuderti et nichilominus sub excommunicationis in per-

sonas ipsorum, interdicti in Civitatem et eius territorium

5 et districtum. X. mil. mareharum argenti penis, districte

precipiendo mandetis, quatinus dieto Burgarucio excommu-
üicato et condempnato, ut potestati dicte civitatis Tuderti,
de cetero non obediant nec pareant, scilicet. eundem,
infra tertiam diem a monitione ipsa computandam quem
terminum pro omnibus et perhemptorie assignamus, a
dicte potestarie officio penitus deleant, reiciant, atque
cassent et ad ipsum vel aliud de cetero non admittant,
donec ad gremium Eeclesie ac nostra mandata rediherit
humiliter et satisfecerit de patratis. Et nichilominus
omnes res, arnesias, arma, equos suos et salarium eidem
debitum ab eisdem accipiant, auferant et eidem non sol-
vant, sed ea omnia teneant in sequestrum, donee domi-
nus noster summus pontifex quid inde fieri velit, duxerit

ordinandum, vel nos duxerimus disponendum. Quod si

80 predicti id in aliquo contempserint adimplere, in ipsos

(9.2)
[5

offieiales, priores, consiliarios, nobiles et singulares per-
sonas excommunicationis, in civitatem ipsam et eius
territorium et districtum | interdicti sententias, canonica

monitione premissa, exnune prout extune proferrimus

? jn hiis scriptis, et ipsos et eam incurrere volumus ipso

facto; ad denvntiationem autem ipsorum et ad alia op-
portuna remedia continuo processuri. Quicquid autem

de predietis duxeritis faciendum, nobis, infra xii dierum

o

FCC Milone IA —

MG LE e. * È » DI N i^ d (x m Te f 3
Pest - M mts LOU S LEE Ne. AP uL De ER ani
Attende rispo-
sta in termine di
12 giorni, minac-
ciandoil Vescovo
di interdizione
dalla sua catte-
drale, poi di so-
spensione e fi-
nalmente di sco-
munica.

Nel pubblico
Consiglio Gual-
terello Pennazza
propone che Bor-
garuccio seguiti
a reggere l’ uffi-
cio di Podestà

per tutto il tem-

po della sua ele-
zione; che tutti
i suoi atti abbia-
no pieno vigore

eo
(>)

9

O:

100

105

110

in civile e in cri-115

minale ;

e nessuno osi
contradire ai suoi
atti in forza delle
lettere dell’ In-
quisitore, sotto
pena e bando ad
arbitrio. del Po-
destà;

oppositori non

sieno ascoltati.

Un sindaco no-
‘minato nel pre-
sente Consiglio
‘appelli alle dette
lettere.

120

125

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 31

spatium a receptione presentium, in forma publica tran-
smietere studeatis, alioquin si mandatorum nostrorum
immo verius apostolicorum, quod non credimus, fueritis
contemptores, exnunc prout extune vobis ingressum ec-
clesie. interdicimus per presentes, quod interdietum si
per tres. dies animo substinueritis indurato, extune vos
suspendimus a divinis. In qua suspensione si per alios
tres dies duxeritis persistendum, extune vos vineulo ex-
communicationis innodamus. Quas sententias atque penas

exnune prout extunc, canonica monitione premissa, in

‘vos proferrimus in hiis seriptis et vos ipsam incurrere

volumus ipso facto. Nichilominus contra vos ad denun-
tiationem ipsarum et ad alia, prout fuerit procedendum.
Has autem licteras sigilli nostri officii munitas poni fe-
cimus in registro, de quarum presentatione fidem dabi-
mus relationi presentium portitoris. Datum Macerate die

xxi mensis decembris, x indictione.

Super qua proposita dietus dominus capitaneus petiit
sibi pro dieto Comuni sanum et utile consilium exhiberi.

Gualterellus Pennazze, unus ex consiliariis dicti con-
silii, surgens in dieto consilio...... consuluit, quod Bor-
garucius Frederici de Mathelica, nune potestas civitatis
Tuderti, sit et esse debeat potestas et rector civitatis
Tuderti, et sui officiales sint et esse debeant eius officiales
toto tempore in electione de eo faeta per dietum comune
contento et declarato. Et quod omnes processus, tam
civiles quam criminales, facti et faciendi per dictum d.
potestatem et suos officiales valeant et teneant, ut facti
et faciendi sunt. Et nulla persona audeat vel presumat
aliquid dieere vel apponere contra ipsos processus, occa-
sione dictarum licterarum, pena et banno arbitrio d.
potestatis vel d. capitanei presentium vel futurorum, in
avere et personis, ut eisdem vel alteri eorum placuerit
auferendis. E opponentes aliquid dieta occasione, per
offieiales aliquos comunis Tuderti minime audiantur.
Et quod in presenti consilio fiat et creetur quidam
Syndieus seu Syndici ad appellandum a dictis licteris
TI —M————MMMMM—À



38 L. FUMI

et quolibet alio precepto facto dicto comuni, occa-
sione dietarum licterarum, et a quolibet alio secuto ex
dietis literis et earum occasione ad sensum sapientis
130 comunis Tuderti auctoritate et decreto presentis con-

silii, aliquo contrario non obstante.
In reformatione...... facto partito ad bussolas et pal-

Iuetas...... presentibus et consentientibus sex bonis viris,

Vintoil partito, onitis et electis super eligendis partitis, placuit Cen-
CORR per eligendis partitis, placuit Ce

vorevoli, 48 con-135 tumnonagintauni consiliariis.....

quod consuluit Gualte-
trarl.

rellus...... non obstantibus Quatragintaocto consiliariis

eorum palluetas mictentibus in bussolam rubeam del
non, in contrarium predictorum del sic.

IV. — [1328], gennaio 4. Arch. Com. di Todi. Rif. 1327-28, c. 68.

Lettera di Ludovico ‘it Bavaro che torna a chiedere sussidî
a Todi.

Ludovico Re
de'Romani mera-
vigliandosi di non
avere © ricevuti
i sussidì richiesti
e nemmeno una
risposta, avvisa
di rimetterli sen- 5
za indugio, .se
non vogliono pro-
vare gli effetti
della sua indi-
gnazione, spe-
cialmente ora
che é diretto per
Roma.

Ludovieus dei gratia Romanorum Rex semper au-
gustus, prudentibus viris Consilio et Comuni Tuderti suis
et imperii fidelibus dilectis gratiam suam et omne bonum.

Requisivimus vos alias seriptis nostris de mictendo no-
bis subsidio armatorum, quod effectui non mandastis nec re-
sponsum aliquod attulistis: de quo valde mirantes, fideli-
tatem vestram iterum et seriosius requirimus et monemus,
nichilominus vobis precipientes firmissime nostre gratie
sà sub obtentu, quatenus sine cuiuslibet more diffugio ad nos

subsidium armatorum, ut premittitur, destinetis, alioquin
si negligentes essetis in eo, quod de fidelitate vestra nulla-
tenus presumimus et speramus, nostram indignationem
graviter sentiretis, presertim cum ad Urbem Romanam,
è directo vestigio; domino favente, feliciter procedamus. —
Data Viterbii die iiij annuarii regni nostri anno xil. V. — [1330], gennaio 9 -aprile.

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 39

Secret. Joan. XXII.
T. VIT, 6.100 4:;:1061-t:

Contro Francesco da Todi, eretico.

Epo Ambianensi et... Inquisitori heretice pravitatis in Regno

Francie auctoritate apostolica deputato.

Francesco da
: Todi chierico re-
catosiin Francia,
vi predicò errori
el eresie, spe-
cialmente contro
gli articoli del
« credo » sul-
l|' unità della
Chiesa Cattolica,
la resurrezione
della carne e la
Eucarestia.

Trovandosi
questi in carcere,
lou. richiede per
istituirne il pro-
cesso ed eseguir-
ne la giustizia.

(die

Il

(=)

[911

w
©

Qt

Pridem ad audienciam nostri apostolatus pervenit
quod Franciscus de Tuderto clericus ad partes Regni
Fraaeie, ubi inter cetera Regna mundi clarere religio
xpiana noscitur, dudum se conferens, ibidem nonnullos
errores et hereses pessimos, presertim contra illos arti-
culos in symbolo apostolorum contentos, vid: unam san-
ctam ecclesiam catholicam et carnis resurretionem, nec
non contra venerandum et vivificum sacramentum altaris,
in locis diversis et pluribus, nonnullis personis presen-
tibus, predieare ac dogmatizare in divine magestatis
contumeliam et offensam ae fidei et fidelium opprobrium
et jacturam, non sine magna temeritate presumpsit.
Cum autem idem Franciscus propter hoc et alia nephanda
per ipsum adversus fidem orthodoxam commissa vestris
detineatur carceribus maneipatus, nos volentes super
hiis iustitiam exhiberi, discretioni vestre per apostolica
scripta mandamus, quatenus tu, frater Episcope, aposto-
lica auetoritate, et tu, filii Inquisitor, ex officio inquisi-
tionis tibi eadem auetoritate commisso super predictis
et ea quomodolibet tangentibus ac aliis erroribus et here-
sibus, quibus eundem Franciscum irretitum fore repereritis.
vel respersum, summarie etc. iuxta sanctiones canonicas et
privilegia officio supradicto concessa tam cum ipso, quam
contra ipsum, veritatem, viis et modis quibus expediri
videritis, inquirentes, exequi quod iustitia in hac parte di-
etaverit, studeatis, nobis quidquid super predictis feceritis
fideliter rescripturi. Dat. V. Idus Januarii, anno quar-
todecimo.
40

A Filippo re
di Francia. per
pregarlo di sal-
vacondotto per
chi addurrà il]
suddetto eretico

VI. — [1332], settembre 24-novembre 1.

A. Pietro d'Ar-
tois rettore del
Patrimonio.

Giovanni XXII
ha sentito che
Amelia ha occu-

ato e arso il
Castello di Foce,
uccidendo alcuni
castellani, altri
facendo prigioni ;
che egli ha mos-
so con l’esercito
contro la città;
che allora quei
cittadini si otfri-
rono a discre-
zione,

L. FUMI

30 Philippo Regi Francie illustri.

Cum nos ven. fratri nostro . . Epo Ambianensi et
dileeto filio Inquisitori heretice pravitatis in partibus
Regni tui auctoritate apostolica deputato demus per

alias nostras certi tenoris litteras in mandatis, ut Fran-

e
o

5 eiseum de Tuderto de heresis et scismatis criminibus

vehementer suspectum, quem suis detinent carceribus
maneipatum nobis, nisi forsan contra eum processerint,
studeant destinare, regiam rogamus excellentiam atten-

eius et hortamur, quatenus personis, quas ad eum addu-

FS
(=)

cendum deputaverint, de securo condueto faciat, pro
divina et eiusdem sedis reverencia fideique zelo cattolice,
liberaliter magnificentia regia provideri. Dat. Avinion.

VIJ idus aprilis anno xim.

Secret. Ioan. X XIJ.
n: 117, 6.:92/0,, 44.
Atti relativi alla rivolta di Amelia.

Petro de Artisio Patrimonii b. Petri Rectori. — Ex
tenore litterarum tuarum pridem percepimus, quod nuper
Comune Civitatis nostre Ameliensis debite fidelitatis im-
memores, nos et R. E. cuius sunt peculiares filii, omni

? prorsus abiecta reverentia, offendere non verentes, Castrum
Focis in Patrimonio nostro b. Petri in 'Tascia consistens
hostiliter invaserunt et nonnullis hominibus eiusdem ca-
stri in ore gladii trucidatis, castrum ipsum ignis incendio
coneremarunt, gentes tuas et quosdam alios dicti castri

10 incolas ad civitatem

prefatam ducentes, nichilominus

ignominiose et miserabiliter captivatos, et quod factis
occasione huiusmodi contra dictos Comune per curiam
generalem eiusdem Patrimonii processibus, ut est moris,
cum memorati Comune in pertinaci rebellione persisterent,
15 contra eos exercitum preparasti, quodque te in exercitu
huiusmodi existente dicti Comune offerentes pure et li-
beraliter se paratos pro predictis rebellionibus et offensis
nostris in omnibus obedire beneplacitis, ad te suos spe-
ciales nuntios destinarunt. Nos itaque attendentes quod
20 excessuum predictorum enormitas exemplaris vindicte exi-

La ta ^ 1 ks $ j d. i bc :
SENA DI d RC HS TSE TN M Sud ite RIP Ur T eng E. Wat M Gli ordina di
obbligare gli of-
ficiali del. Co-
mune alla rifa-
zione del Castel-

Qt

[^*]
(©)

lo, dei danni e
delle spese di
guerra della Ca-
mera patrimo-
niale.

35

Settembre 96.

A Vanne di
Galasso e à Ca-

taluccio fratelli :

signori di Bisen-
zo.

Li loda per
l’aiuto dato al
Rettore del Pa-
trimonio per la
riduzione della
città di Amelia
sulla via del
vero.

"S

(ST;

50

55

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 41

git ultionem, quia tamen Eius in terris vices gerimus
qui penitentes admittit letanter ad veniam experiri vo-
lumus an pretensa ex oblatione huiusmodi penitentia suc-
cessivis confirmanda devotis actibus gratiam mereatur:
et propterea ab impositione pene condigne, quam quociens
expedire viderimus eis imponendam nobis retinemus spe-
cialiter supersedendum. providimus de presenti. Ne autem
dampna passis propterea videamur in iustitia deficere,
cuius sumus omnes debitores, diseretioni tue per ap. seri-
pta committimus et mandamus, quatinus eosdem Comune
et singulares, que in potestariis vel aliis officiis preerant
tune in dieta Civitate personas, quas in premissis delin-
quisse ecc. tibi constiterit, ad refectionem dicti castri et
dampnorum in eo illatorum ac expensarum per Cameram
eiusdem Patrimonii ratione dicti exercitus factarum emen-
dationem spirituali et temporali discretione compellere,
ratione previa, non ommittas, non obstantibus ecc. Dat. vii

Kal. octobris an. XvIJ.

Nobilibus viris Vanni Galaxii et Cathalucio eius fratri
dominis de Disentio.

Sincerum devotionis affectum, quem ad nos et R.
geritis E. ab experto probatum hactenus liberalis suc-
cursus per vos pridum circa reductionem Ciyitatis Ame-
liensis ad veritatis viam tam strenue, quam oportune
exhibitus, prout ex grata dilecti filii Rectoris et thesau-
rarii Patrimoni b. Petri in Tuscia relatione pridem nobis
innotuit evideneius manifestat: super quo sinceritatem
vestram plurimum in Domino commendantes, nobilitatem
vestram rogamus et hortamur attente, quatinus in huiu-
smodi devotionis integritate, qui Deo et hominibus vos

reddat acceptos studeatis recipere inconcusse, efc.

In e. m. Comuni Perusii -- nobilibus civitatis Urbi-
sveteris — Capitaneo Populi Urbisveteris — Nobilibus

de Radieofano — Poncello de filiis Ursi — Joanni archie-
piscopo Neapolitano — Jacobo Episcopo Lomberiensi —
Dat. vy Kal. oct. an. XVII.
49
30 Ottobre.

A Pietro d'Ar-
tois.

Giovanni XXII 60

ricorda. l’ inva-
sione di Foce, le
uccisioni, le ra-
pine e l' incendio
consumato da
quei di Amelia,
e come addussero
prigione, fra gli
altriun familiare
del suddetto: che
mosso l’ esercito
del Patrimonio
ai danni di Ame-
lia, i cittadini,
per il guasto dei
campi, s'indusse-
ro achiederesom-
missione. Quindi
il Rettore, licen-
ziato l’esercito,
entrò in città,
riammise gli o-
spiti, e sembran-
doglj ristabilita
la pace, si ritirò,
é poi condannò,
in virtù dell’ ar-
bitraggio confe-
ritogli, ilComune
alla rifazione dei
danni nel castel-
lo. Orso « Vati »
con certi suoi
complici, solleva-
to il romore nel
popolo, uccise
Lucio di Pietro;
e il Comune ap-
pellò dalla sen-

tenza contro di 80 tuo

loro profferita dal
Rettore.

L. FUMI

Petro de Artisio — Infausti rumoris assercio pridem
ad nostri perduxit apostolatus auditum, quod nuper Co-
mune Civitatis nostre Ameliensis, proprie salutis imme-
mores, Deum ac nos et R. E., cuius sunt peculiares filii,
offendere non verentes ad castrum Focis in Patrimonio
‘nostro b. Petri in Tuscia consistens hostiliter accesserunt,

quod prodicionaliter subintrantes, quamplurimis personis

per eos ibidem in ore gladii trucidatis, et bonis incola-

65 rum ipsius Castri positis in rapinam, ipsum castrum

ignis incendio penitus consumpserunt, quodam familiari
tuo, quem ibidem pro custode posueras et nonnullis aliis
ex ipsis incolis secum ducentes, nichilominus ignomi-

niose admodum et miserabiliter captivatos. Cumque con-

70 tra eosdem Comune super tam enormibus excessibus facti

essent per Curiam generalem Patrimonii predicti pro-
cessus, iidemque Comune indurato nimium et irreverenti
animo in pertinaei rebellione durarent contra eos exer-

eitum preparasti, conspicientibus itaque ipsis te dampni-

75 ficari plurimum propter gastum quod faciebat exercitus

fruetiferarum arborum et bladorum, ad te nuncios suos
plena potestate suffultos, offerentes se paratos pro dam-
pnis in codem castro illatis et iniuria eidem E. irrogata
tuis stare beneplaticis, seque super hiis pure et libere
submittentes arbitrio, specialiter destinarunt. Et cum
per hec signa devotionis evideneia ostendebant, tu, licen-
tiato exercitu, dietam Civitatem intrasti et reintromissis
exititiis Civitatis ipsius, cum inter Cives vigore pacis

unitas videretur, secessisti: ac deinde, licet dampna in

85 dieto castro illata nequirent absque expensis maximis

resarciri, tu tamen ad ipsos Comune sinceram devotionem
eo forcius intendens allicere, quominus in tam atrocibus
delietis agebatur cum eis, de consensu incolarum dieti
castri, eosdem Comune ex data tibi potestate per eos

90 super hiis tune laudum seu arbitrium proferendo in certa

summa pecunie in refectione dicti castri exponenda et
in prefiwo per te solvenda termino condempnasti ; quod- €

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 43

que postmodum Ursus Vati civis Ameliensis, proprie sa-

lutis oblitus, ordinatis sibi multis in hae parte proditoria

95 factione nequitia complicibus, penas et sententias latas

et inflietas per constitutionem nostram contra turban-

Gli ordina tes statum pacificum terrarum E. prelibate editam dedu-

quindi di prov-

vedere all'appli- — cens dampnabiliter in contemptum, ac tranquillum eiusdem
cazione delle pe-

ne comminata — Civitatis statum turbare dampnandis ausibus non formi-
dalla costituzio-

Mor Conto i PAESI dans, concitato in cadem Civitate tumultu, quondam Lu-
ne pubblico. cium d. Petri ipsius Civitatis civem gladio miserabiliter
et inmaniter interemit, dicti etiam Comune, velut ingra-
titudinis filii, a laudo et arbitrio tuo predietis appellasse
seu provocasse dicuntur, reffectionem dicti castri effugere
105 sub huiusmodi frivole appellationis seu provocationis re-
medio satagentes. Cum igitur prefata efc. contra eos...
sempliciter... procedas ad aggravationem penarum in
eadem constitutione contentarum... Dat. ny Kal. nov.
an. XVII (Ivi, e. 33).

Ottobre 29.

Al Legato. 110 Legato. — Articulos quosdam per dileetum filium...
Rectorem et Thesaurarium Patrimonii b. Petri in Tuscia
super tractatu per te et eos habito circa reductionem Ci-

E ORA ph tatis Ameliensis ad nostram et E. R. devotionem pridem

alla riduzione di nobis transmissos cedula continet presentibus interclusa,
Amelia alla Chie- ?

sa, salvo per ciòl15 quos veluti rationabilia continentes acceptavimus ; eo salvo
che riguarda gli

autori dell'ecci- ^ quod, si illi qui de factione et homicidiis in eadem Civi-
cidio di Lucio:

Conspeciali istru- tate commissis noviter accusantur, proditionem quam illum
quondam Lucium velle attemptare pretendunt, vel suam
innocentiam alias seu causam rationabilem probare pos-

120 sint, liquide audiantur, alias pro statu eiusdem Civitatis
servando pacifico, possit componi peculiariter cum eisdem.
Ideoque diseretioni tue mandamus quatenus ad riductio-
nem eandem, ut premittitur, faciendam, eisdem Rectori
et Thesaurario assistas auxiliis et consiliis oportunis. —

155 Dat. my Kal. novembris an. xvIJ. (Secret. Joan. XXII,
NS 6 eot v. ).
44

Ottobre 30. .

A Pietro d'Ar-
tois.

Ricordato l'ecci-
dio di Lucio, si
duole X grande-
mente che il Ve-
scoyo Manno
sembri implicato
fra’ complici del
delitto, - quindi,

L. FUMI

Petro de Artisio etc. — Displicenter pridem accepimus
quod Ursus Vati de Amelia nuper de partibus Pedemon-
tis veniens, proprie [salutis] immemor, statum Civitatis

130 nostre Ameliensis pacificum turbare temerariis ausibus
non formidans, quo adunatis sibi in hac proditoria fa-
etione quibusdam nequiter complicibus, quondam Lucium
d. Petri civem Ameliensem inmaniter gladio interemit,
quodque ven. frater noster Mannus Episcopus Ameliensis di-

incaricato il Ret-125 eti Ursus germanus, eiusdem factionis conscius et factor no-

tore di verificar-
lo, gli ordina di
farlo venire alla
sua presenza.

Novembre 1.

Rectori

Senti delle sin-
cere disposizioni
del Comune di
Amelia di gover-
narsi sotto il do-
minio della Chie-
sa.

scitur extitisse, quod eo gravius, si veritas suffragetur
relatibus, nostrum animum sauciavit, quo prelatorum,
qui ex conmisso eis officio pacem inter subditos nutrire
eorumque deffectus corrigere sunt obnoxii, tam detestanda

140 presertim erimina forcius abhorremus. Nos igitur, si est
ita, nolentes tam nephanda scelera relinquere, conniven-
tibus oculis, incorrecta, discretioni tue per ap. scripta
committimus et mandamus, quatenus si simpliciter e£c.
premissa, que de ipso referentur Epo., repereris veritate

145 fulciri, prefatum Epum., ut, infra certum competentem
per te ei prefigendum peremtorium terminum, nostro con-
spectui personaliter se presentet, facturum et recepturum
pro demeritis, prout fuerit rationis, auctoritate nostra, ci-
tare procures. Diem vero citationis et formam ac quic-

190 quid feceris in premissis, nobis, per tuas patentes litte-
ras vel instrumentum publicum harum seriem continens,
quam tocius fideliter studeas intimare. — Dat. ny Kal.
nov. an. XVIJ (Secret. Ioan. XXII, N. 111, c. 33).

et Thesaurario Patrimonii b. Petri in Tuscia.

Ex tenore litterarum vestrarum grata pridem lectione

159 perceimus sincerum affectum, quem Comune Civitatis Ame-
liensis habebant sub nostro et E. R. dumtaxat dominio gu-
bernari. Sed subsequenter misse nobis littere nos de fine d »

Ma poi appre-
se con meravi-
glia del dubbio
che se ne aveva.

Al Rettore e
al Tesoriere che
hanno sperimen-
tato la doppiezza

di quelle popola- .

zioni, prescrive

la vigilanza. Ri-165

ducendo Amelia
a devozione, forse
si avrebbe un
freno contro Vi-
terbo e le altre
popolazioni.
Parla di cinque
articoli trasmes-
si per capitolare

con Amelia. Fal70

riserve per gli
autori della stra-
ge di Lucio. Non
è alle loro S0-
stanze, ma alla
tranquillità delle
città che egli
mira. Propone
una composizione

ragionevole conl75

essi.

Approva le di-
sposizioni per
Rocca di Foce.

Si meraviglia
che il lodo del
Rettore non ac-
cenni alla am-
menda delle spe-
se Camerali.
Raccomanda, al
tempo stesso, la
misura, per evi-
tare il sangue e
lo sviamento del-
le pratiche at-
tuali.

190

E contento di
acquistare la
parte del castel-
lo di Lacuscello
posseduto dai
condomini.

Qt

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 45

in hoc dubitare prospero asserentes, admirationis mate-
riam nec in merito ministrarunt. Verum quia verborum
et animorum duppliciatem gentium illarum partium ab
experto novistis, cum Civitas ipsa in vera devotione
persistens forte frenum existeret Viterbiensium et aliis
dietarum partium, si qui rebelles existerent, ut audivi-
mus, vigilate solerter et omnibus viis quibus poteritis
fideliter laborate, ut pure ad nostram ireducatur obe-
dieneiam sub nostro dumtaxat deinceps gubernatura
dominio, sub forma àrticulorum quinque vobis transmis-
sorum per nos novissime, haoc salvo dumtaxat, quod si
illi; qui de factione homieidiis in eadem Civitate com-
missis noviter accusantur proditionem, quam. illum quon-
dam Lucium voluisse attemptare pretendunt vel suam
innocentiam alias seu eausam rationabilem probare pos-
sint liquide, cum non eorum pecunie sed status Civitatis
salubris cordi nobis insideat, audiantur. Alioquin pro
statu huiusmodi tranquillo et quieto servando poterit
eum eis componi rationabiliter in certa quantitate pecunie
moderanda per vos, prout exiget realis devotio eorumdem.
Ceterum quod de Rocha in Castro Focis facienda serip-
sistis plurimum approbantes, volumus quod ad hoc ab-
sque cunctatione qualibet detis opem et operam efficaces.
Ad hoe quia cedula laudam per te, filii Rector, super
excessu per eosdem Comune in dicto castro commisso
prelatum continens de expensis factis occasione huiu-
smodi per nostram Cameram non facit aliquam | mentio-
nem, non suffieimus admirari. Vos ergo quibus de ex-
pensis eisdem et solvendi possibilitate dictorum Comunis
plenius constare debet, talem modum servetis, ne minima
emuncio sanguinem elieiat, per quod ab eorum presenti
laudando proposito merito diverti valerent. Porro super
contentis in tuis, fili Thesaurarie, litteris quod condo-
mini castri nostri Lacusclli consenciunt partes eorum dieti
Castri nobis vendere vel etiam permutare, volumus, quod
cum eis conveniatis de precio, illudque et modum quo
eos vellent vendere nobis celeriter rescribatis. Acquisito

?"enim castro in solidum ad unionem et reparationem pe-
7
— d

46

A tempo op-
portuno, acqui-
stato il castello,
penserà alla pro-
roga della riser-
và delle. rendite
e della decima.
Intanto si riscuo-

tano, secondo le205 eum | distincta officia habeatis, ut ea'exerceatis fideliter,

istruzioni ricevu-
te. Impone loro
di procedere u-
niti, senza in-
traleiarsi l'un
l’altro in ambe-
due gli offici di-
stinti fra loro.

titas, prout expediens fuerit, procedemus, litteras etiam
super prorogatione reservationis fructuum et decime fieri
oportuno tempore faciemus. Interim antem, tu thesau-

rarie, eos colligas iuxta traditam tibi formam. Insuper

nec promiscuis turbentur actibus, sed a ulter alterius
onera cum unione animorum omnimoda supportatis, vo-

bis districte iniungimus, sicut nostram desideratis in-

L. FUMI

dignationem evitare.

210

Dat. Kal. novembris anno xvij (Ivi, 44 t.). y

4T

GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI ©

Quando Odoacre tolse la porpora al fanciullo Romolo Augu-
stolo, i municipi italiani avevano perduto ogni splendore. Il fasto
dei Cesari; l'enorme gravezza delle imposte e l'inumanità nell’ e-
sigerle; gli eserciti dispendiosi e licenziosi, volubile base del
dispotismo imperiale; le invasioni barbariche; la perdita dei beni
camerali, in gran parte donati, da Costantino e da’ suoi succes-
sori, alla Chiesa e ai cortigiani; e, non ultimi, gli odii di reli-
gione, erano causa di tanta decadenza. L'Italia non contava più
di cinque milioni di abitanti; appena cinquantamila Roma ; e quasi
ne mancavano affatto la Tuscia (2) e l' Emilia.

Todi, priva ancora dei tre borghi che poi le diedero la forma
di un triangolo isoscele, mantenevasi ristretta’ sul culmine del ri-
pido colle, sonnecchiando paurosa dietro la cerchia delle romane
mura (3). Stava fuori delle tre grandi vie, Aurelia, Cassia, e Fla-
minia che da Roma correvano a sellentrione. La Flaminia invero
le passava a circa dieci chilometri ad oriente, lungo le falde occi-

(1) Questo argomento fu appena sfiorato nella mia Todi nel Medio Evo (Todi,
Trombetti, 1897; I). Il presente lavoro completa largamente, e in moltissimi punti cor-
regge, i brevi cenni fattine in quell’ opera.

(2) Nell'alto m. e. comprendevasi nel nome Tuscia o Toscana, anche l’ Umbria.

(3) Passavano per le odierne porte di S. Antonio, S. Prassede, Valle e Aurea.
Nel 1093, S. Nicolò « de Criptis » in fondo al borgo « de via plana » erroneamente ora
detta Ulpiana, stava ancora fuori delle mura, come rilevasi dal regesto dell'abbazia
di Sassovivo. E notisi che da quella parte, più dolce di clima e di pendio, la città si
allargò prima che altrove. Il borgo «- nuovo », verso tramontana, non fu cinto di
mura che circa l'anno 1200 (PETTI, Commentari; mss. nell’Arch. di S. Fortunato;
Arm. VI, Cas. XI, Vol. I, pag. 16) e verso la metà del dugento era ancora in pieno
sviluppo edilizio. (Cf. il registro dei livelli ecc. di quest'epoca nell'Arch. vescovile).
La rrt apre prati es
"

48 BM G. CECI

dentali dei monti Martani (1); anzi, tra Casuento e Carsoli spin-
geva un braccio a sinistra fino alla città già sacra a Marte. Ma
la via principale per Todi era l’ Annia o Amerina, la quale, stac-
catasi a destra della Cassia, un po’ a nord di Baccano, traver-

sava il Tevere a Orte, correva per Amelia a Todi, ed ivi, ripresa

la valle di quel fiume, saliva a Perugia. Qui biforcavasi riu-
nendosi alla Cassia a ponente, presso Chiusi (2), ed alla Flami-
nia a settentrione presso Cagli. Da Todi un’altra via a greco riu-
nivasi alla Flaminia prima che questa giungesse a Bevagna; cioè,
al Bastardo.

L'Italia centrale e la meridionale poco ebbero a risentirsì
della signoria di Odoacre il quale tenne le sue milizie nella su-
periore parte della penisola, anzichè disperse per tulte le città,
siccome l'autore della 7Miscella presume. In luogo delle terre,
esse avranno dovuto fornire in danaro la quota corrispondente al
valore del terzo dei poderi loro conservato (3).

Durante il regno di Odoacre e quello di Teoderico, Cresconio
vescovo di Todi godeva nobile fama (4). Ai 13 marzo del 487 sot-
toscrisse al concilio di Felice III (5). Gelasio papa, nel 496 cosi
scriveva a lui, a Giovanni vescovo di Spolelo ed al vescovo Mes-
sala, forse di Assisi (6): « Come conviene al successore di custo-
dire le leggi dei predecessori legillime e giusle, cosi deve anche
correggere le malfatte. Festo si è lamentato che Urbano di reli-
giosa memoria, vescovo di Fuligno (7), mentre viveva gli tolse
ingiustamente un fondo, e che con spesse parole lo spinse ma
non volle mai comparire dinanzi ai giudici a sostenere la causa.

(1) Da Casuento (S. Gemine) continuava diritta per Carsoli (Arco di S. Damiano),
Acquasparta, Vico Martano, (il Mausoleo), Massa Martana, Viepri, Montecchio, Bastardo,
Bevagna.

(2) Per la descrizione di questo braccio, cf. LIVERANI, Il ducato ecc. di Chiusi;
Siena, 1875; pag. 247.

(3) BERTOLINI, Saggi critici; Milano, 1883; pag. 132.

(4) « Vir plane egregius » lo chiama il Baronio. Cf. Annales; Mogutiae, 1623; I
pag. 547.

(5) Sun10, Conciliorum; Coloniae Agrip., 1507; II, pag. 287.

(0) Lo suppongo per l' indole della causa di cui é menzione nella lettera; per-
ché sono umbre e vicine a Foligpo le diocesi degli altri due vescovi, e. perché delle
altre diocesi umbre, se ne eccettui Orvieto, si conoscono i titolari in quel torno di
tempo. Cf. GAMs, Series episcoporum ; Ratisbonae, 1873-70.

(7) Và corretto il Gams che ne mette la morte al 498. GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 49

E perciò, fratelli carissimi, discussa questa con esame accurato,

se conoscete la querela del petente fondata per l’esistenza di
sicure prove, memori delle leggi, giudicate della restituzione. Co-
stringete Alessandro, ancora chierico, a portare a vostra cogni-
zione le cose che egli ricorda avvenute al tempo suo, affinchè voi
giudiehiaté a seconda della legge quel che deve farsi » (1).

Nel 497 Cresconio, con Germano vescovo di Pesaro, fu man-
dato da papa Anastasio Il in legazione solenne a Costantinopoli
per portare parole di pace. Nel viaggio ebbero a compagno il pa-
trizio Festo il Nero, uomo nobilissimo e capo del Senato (2),
mandato da Teoderico, probabilmente anche per sollecitare dal-
l’imperatore la « vestis regia ». Un memoriale giustificativo, che
i legati accettarono dagli apocrisari del vescovo scismatico d’Ales-
sandria, è appunto indirizzato « gloriosissimo atque excellentissi-
mo patricio Festo, et venerabilibus episcopis Cresconio et Ger-
mano simul cum eius potestate directis in legatione ab urbe Roma
ad clementissimum et Christo amabilem imperatorem Anasta-
sium » (3). Sebbene i legali avessero, presumibilmente, istruzioni
assai larghe, tanto da permelter loro di entrare in rapporti con
gli apocrisari suddetti, purtuttavia non riuscirono nell' intento;
forse per colpa di Festo, se è vero, come si dice, che egli pro-
mise all' imperatore di indurre il Papa a firmare l'Enotico, cioè
a capitolare (4); ma i due vescovi si mantennero fedeli agli inte-
ressi della Chiesa Romana (5$).

Cresconio prese parte a tutti i concili di Simmaco, tranne al
quinto (6). In quello del 6 novembre 502, detto Palmare, per abolir
la legge di Odoacre, la quale proibiva di fare l' elezione del Papa
senza il consenso del re d'Italia, « surgens e consessu dixit: Hic
perpendat sancta synhodus, ut praetermissas personas religiosas
quibus maxime cura est de creando pontifice, in suam redegerint

) LEONWENFELD, Ep. pont. rom. ined.; Lipsiae, 1885; pag. 10.
) TROYA, St. d? Ital. nei m. e.; Napoli, 1846; II, pag. 441.
3) MURATORI, Annali; al 497.
(4) DUCHESNE, Le liber pontificalis; Paris, 1892, pag. 44 e 258, in nota.

(5) BERNINO, Hist. di tutte U heres. ; Venezia, 1733, I, pag. 590.

(6) Candido ivi presente, era vescovo T'ybwrtinus e non Tudertinus come alcuni
vorrebbero. Cf. CAPPELLETTI, Le Chiese d’Italia; Venezia, 1846; V, pag. 217.
re prp rat e —


TURCA

50 G. CECI

potestatem, quod contra canones manifestum esse » (1); e queste
parole piacquero a tutti i convenuti. Dopo il 504, anno dell’ ultimo
concilio di Simmaco, non si ha più memoria di Cresconio (2).

Nel 524 circa, troviamo vescovo di Todi Calisto, asceta che
indossava un aspro cilizio e non ristava dal vigilare contro gli
Ariani. Fu ucciso il 14 agosto del 528. Il popolo tuderte lo ve-
nerò per santo e martire (3). Si vuole che gli uccisori fossero suoi
famigliari, che egli avrebbe rimproverati per i cattivi costumi! La
fine di Calisto fu invece una conseguenza delle crude inimicizie
tra cattolici ed ariani, le quali, alla morte di Teoderico, erano
diventate persecuzione del culto dei Romani; nè la pace poteva
essere completamente ristabilita due anni dopo, malgrado la po-
litica conciliatrice ripresa da Amalasunta. Anzi, appunto nel 508,
Giustiniano ricominciò a perseguitare gli Ariani d’ Oriente, onde
gli odi di religione s'inacerbirono di nuovo anche in Italia (4).
Probabilmente per cattivi costumi degli uccisori di Calisto devesi
intendere l’ arianesimo da essi praticato; ed allo scopo di conver-
tirli, il santo vescovo usava loro famigliarmente.

Vuolsi pure che Calisto costruisse una chiesa presso la piazza
(« prope civitatis forum ») (5) dedicandola al Precursore; fabbrica
modesta se fu compiuta in sì breve episcopato. Ora non esiste
più. Era probabilmente un battisterio; infatti i battisteri dei primi
secoli furono invariabilmente dedicati a S. Giovanni Battista (6);

(1) M. G. H. Acta Synhodorum habitarum Romae, in CASSIODORI, Variae;
pag. 444, 445.

(2) GaMs, l. c. — Il Baronio (Ann., Lucae, 1741; IX, pag. 156) e l'Ughelli (Ital.
sacr.; Roma, 1647; I, pag. 241) gli fanno succedere quel Fortunato il quale, con Enno-
dio vescovo di Pavia, fu mandato da papa Ormisda all' imperatore Anastasio; ma il
Liber pontificalis dice chiaramente che Fortunato era vescovo di Catania. Essi lo
confusero con l'omonimo vescovo di Todi celebrato da S. Gregorio Magno e che pon-
tifico dopo il 528.

(3) Nel Martirologio romano: « Tuderti S. Callisti episcopi et martyris ». Il rac-
conto era negli « antichi libri della Chiesa Tudertina » di cui si servi G. B. Possevino
per le. Vite dei SS. et BB. di Todi; (Perugia, 1597; pag. 37) libri ora perduti. Alla stessa
fonte attinse il redattore dell'Oficium SS. Ecclesiae Tudertinae (Romae, G. Faccia-
tus, 1606). Da questo copio il Ferrario (Catal. SS. Italiae; Milano; 1613) e dal Ferrario
i Bollandisti.

(4) TROYA, 1. c. ; II, parte III, pag. 1085.

(5) Officium. SS. Eccl. Tud., pag. 105; e GAMS, l. c.

(6) PACIAUDI, De culto S. Johann. Bapt., Romae, 1755; pag. 5l.
Pila a:

GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 51

e fino a tulto il sec. VI non ve ne fu che uno per diocesi, perché
il battezzare spettava al vescovo (1).

Ma quando a Todi fu costruita la chiesa di S. Giovanni, c'era
già, come diró poi, quella di S. Pietro da capo alla piazza mag-
giore; la quale chiesa, sia per la dedicazione, sia per la felice
postura rispetto al foro ed alla città intiera, sia per i materiali
impiegalivi di edifizi romani (in parte durano tuttavia nel loro uf-
ficio) doveva essere la più venerata e decorosa. E perché mai Ca-
listo avrebbe tolta la*cattedra dal S. Pietro, per ridurla in luogo
si modesto? Nel 1001, ai 27 di dicembre, Silvestro II, venuto a
Todi con Ottone III, tenne in questa città un concilio (2); e non
poteva a ciò servire il S. Giovanni; dunque esisteva una più
ampia e ricca chiesa, e assai vaste infatti furono ovunque le an-
tiche cattedrali (3). Non appena i documenti dell’archivio capito-
lare, nominano la cattedrale (1 dicembre 1150), ci presentano co-
me tale la chiesa di S. Maria già dedicata a S. Pietro, mentre il
S. Giovanni esisteva ancora. Nel 1274 S. Maria del vescovato è
chiamata chiesa madre (4).

La Chiesa di Todi, una delle più importanti e famose del-
I’ Umbria (5), ebbe di certo una cattedrale decorosa fin dal secolo
IV, ed io ritengo che fosse il S. Pietro, come a S. Pietro furono
dedicate le antichissime cattedrali di Perugia e di Spoleto (6).
Dopo l'editto detto di Milano, promulgato. nel 313, 1 cristiani si
diedero ovunque ad innalzare i loro templi, e l'Umbria non fu da
meno delle altre regioni. S. Gregorio Magno non chiama catte-
drale il S. Pietro quando,\raccontando i miracoli di S. Fortunato,
nomina questo tempio; ma il titolo di cattedrale invano si cer-
cherebbe nelle opere del grande pontefice. Egli invece non di-
mentica mai di chiamar basiliche quelle chiese che meritino un

(1) Non mi fermo neppure a confutare il LEONI, (Cron. dei vescovi di Todi, pag. 18),
il quale fa edificare a Calisto anche una chiesa di S. Ambrogio ed Agostino e quella
di S. Cassiano! Non è verosimile che in quattro anni di episcopato empisse Todi di
chiese, e magari di oratori.

(2) THAGMARI, Vita Bernwuardi ep. in M. G. H.; Seriptorum, IV, pag. 774.

(3 NARDI, Dei Parrochi; Pesaro; 1830, pag. 524 e seg.; con numerose prove.

(4) Arch. Capitolare, Memorie diverse ecc., pag. 124.

(5) Il suo primo vescovo S. Terenziano credesi che fosse martirizzato c. il 138.

(6) UGHELLI, It. sacr.; Roma, 1644, I, pag. 173. — BONAZZI, St. di P.; 1, pag. 182.
92 : G. CECI

tal nome (1); e il non averlo usato pel S. Pietro, fa credere che
allora basilica non fosse, e che quindi il duomo odierno nulla serbi
della forma primitiva. Aggiungasi che anlicamente nelle città non
eravi altra chiesa che la cattedrale; tutti i rimanenti luoghi con-
sacrati a Dio prendevano il nome di oratorii, e in essi non si sa-
crificava, non si facevano funzioni (2); quindi il titolo di chiesa,
dato da S. Gregorio al S. Pietro, include anche quello di cattedrale.

Riflettendo poi alla tenacia con la quale la Chiesa cattolica
è attaccata a’ suoi usi ed alle sue tradizioni? sarebbe poco spiega-
bile il passaggio del S. Giovanni da cattedrale ad umile parroc-
chia, come vedremo, e indi la sparizione totale, tra il 1499 (3) e
il 1551 (4), di un monumento al quale si voglia attribuire tanta
importanza nei fasti della chiesa tuderte. Nè va trascurato il fatto
che il S. Giovanni non appare mai tra le chiese censuarie del Ca-
pitolo (5); e sì che avrebbe dovuto indubbiamente appartenere al-
lepiscopio un tempo, se cattedrale fosse stata anch'essa!

La tradizione che vuole per prima cattedrale il S. Giovanni
Battista, si dovette formare, o perchè ivi solamente vedevasi in an-
tico il fonte battesimale, o perchè, in tempi che non saprei pre-
cisare, ma di certo prima del secolo XIII, facendosi nuovi lavori
in S. Pietro, la cattedra fu trasportata nella chiesa di S. Giovanni
Battista vicina e veneranda. Un esempio uguale lo abbiamo nella
stessa Todi. Circa la metà del secolo XIII, dovendosi fare alcuni
restauri al duomo, fu portata la cattedra in S. Ilario, (oggi S. Carlo);
e nel popolino c'é la tradizione che quella sia la più antica cat-
tedrale ! /

Il culto al Precursore fiorì rigogliosamente in quel volgere
d'anni nei quali visse Calisto. Dal concilio d'Agda, che nel 506
ne mise la festa tra le più celebri, all'edificazione della basilica
di Monza per munificenza della regina Teodelinda, in ogni parte

(1) Cosi per quella di S. Maria a Rieti. Ep., Lib. IX, n. 15.

(2) NARDI, 1. c.; II, 224, 225, 183.

(3) Arch. Capitolare; Memorie diverse ecc., pag. 124.

(4) Lo statuto di questo anno, Dist. III, rubr. 25, dando una minuta descrizione
della piazza, non nomina il S. Giovanni già diruto.

(5) PETTI, l. c.; I, 136. Questi inventari delle chiese censuarie vanno dal 1269
al 1531. rara

GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 53

d'Italia sorsero chiese in di lui onore (1). Il nome del Battista
era per i ferventi cattolici anche un programma, una protesta con-
tro l’iniquità dei tempi. Non aveva egli, secondo la tradizione,
lottato contro ogni vizio, contro le profanazioni de’ saducei, le
estorsioni dei pubblicani, le rapine e le corruzioni dei soldati,
l’incesto di Erode con Erodiade? E Calisto, come gli altri vescovi
suoi contemporanei, non vedeva la rozzezza ostrogota vincere or-
mai il freno di Teoderico, e l’eresia ariana diventar più minac-
ciosa e invadente? Non doveva egli, per incarico che la stessa
Amalasunta aveva dato ai vescovi ed agli onorati, opporsi alle im-
mani cupidigie di coloro che, speculando sulla penuria delle vet-
tovaglie, estorcevano danaro con l'unghie della fame? Non erano
quelli i tempi di Teodora e di Antonina?

Qui mi piace di notare che nella prima metà del secolo VI,
come contrapposto alle sciagure ed alla corruzione, l' Umbria ebbe
vescovi famosi per santità: a Perugia S. Ercolano martire, a Todi
S. Calisto martire e S. Fortunato, ad Amelia S. Imerio martire,
a Foligno S. Vincenzo; a Spoleto S. Giovanni; a Terni S. Valen-
tino, a Narni S. Proculo martire e S. Cassio. Vescovi di pie opere
si ebbero anche prima e dopo, ma in numero minore e non con-
temporaneamente in tutta l’ Umbria. Anzi, nella seconda metà del
secolo VI, i costumi del clero umbro cominciavano a corrompersi.
Nel 603 S. Gregorio Magno scriveva a Gattulo, Romano e Vin-
tarith e a Crisanto, vescovo di Spoleto, forti lagnanze per la con-
dotta riprovevole dei sacerdoti di Norcia, i quali coabitavano con
donne ‘estranee alla loro famiglia (2).

Ma torniamo al precedente argomento. Quando, dopo il se-
colo VI l’uso di battezzare in luogo separato andò cessando, il
S. Giovanni di Calisto divise con altre chiese tuderti il suo spe-
ciale uffieio, e diventó semplice parrocchia. Ma consérvó il suo
nome. Il 18 agosto 1260, quando Benedetto Caetani (poi Boni-
facio VIII) fu creato canonico della cattedrale, eravi presente un
Maecabrino canonico di S. Giovanni « de platea » (3). In due bolle
di Nicoló IV, in data 18 dicembre 1290 e 11 marzo 1291, è chia-

(1) PACIAUDI, L. €. — GREGOROVIUS, St. di Roma; Venezia 1872, I; pag. 342. —
JOHANNIS DIACONI, Cron. ep. napol. ecct., in MURATORI, R. S. L5; II, pag. 299.

(2) Lib. XHI, ep. 35, 3 30.

(3) Arch. Capitolare, n. 63.
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D4 G. CECI

mata appunto S. Giovanni « de platea » e S. Giovanni « prope
plateam tudertinam », (espressione che corrisponde perfettamente
al « prope civitatis forum » dell’Officio dei Santi di Todi) e le si
concedono alcune indulgenze per le feste di Maria Vergine, S. Gio-
vanni Battista, S. Giovanni Evangelista e S. Illuminata (1). Nel
1319, agosto 19, il consiglio generale ordina che si mattoni la via
« que est iuxta ecclesiam S. Ioannis » (2).

La sua vicinanza alla chiesa di S. Giovanni e Paolo, e la so-
miglianza del nome, fecero credere a molti, fin dalla prima metà
del trecento (3), che questa e quella fossero una cosa sola; errore
tanto più facile inquantoché S. Giovanni e Paolo era stata rasa
al suolo circa i1 1298, come rilevasi da una bolla di Bonifaeio VIII (4).
Altri invece volle identificare i| S. Giovanni Battista di Calisto
con quello attiguo al monastero delle Lucrezie (5). Ma tolgono
ogni dubbio alcuni elenchi delle parrocchie di Todi redatti. nel
1319 (6) e nel 1499 (7). Ivi, come del resto in moltissimi proto-
colii di notari, S.: Giovanni « de platea » appare officiata quando
S. Giovanni e Paolo non esisteva più; e la si mette nel rione
S. Silvestro, cioè in luogo affatto opposto all’attuale chiesa del Pre-
cursore, la quale sta invece nel rione Nidolo.

Il rione S. Silvestro, infatti, andava dalla porta « de via plana »
all'angolo della piazza maggiore volto a scirocco. In un documento
del 1290 il palazzo del Comune su quest'angolo, è detto appunto
del rione S. Silvestro (8). Ma cerchiamo di precisare la postura
della chiesa di Calisto. Anzitutto, che cosa significa « de platea »?
Lo Statuto del 1337 dice che « quando si parla « de platea »
s'intende quella chiusa dalle catene, cioè la piazza vecchia e l'al-
tra contigua detta piazza di S. Giovanni » (9). Evidentemente in
questa piazza, alla quale diede il nome, bisogna cercare il S. Gio-

(1) LANGLOIS, Les registres de Nic. IV; n. 3872 e 4704.

(2) Decretali in Arch. di S. Fort., Arm. III; fol. 27 r.

(3) Cf. il Registrum vetus instrumentorum nell’ Arch. di S. Fort.; fol. 1 v.
(4) Arm. I, Cas. III, n. 125.

(5) Io stesso fui tratto nell'errore. Cf. la mia T'odi nel m. e.; I, pag. 294.
(6) PETTI, l. c.; II, pag. 338.

(7) Arch. Capitolare, Memorie diverse ecc., pag. 149.

(3 Arm. I, Cas. II, n. 68.

(9) Arm. III; Dist. III, rubr. 128. GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 55

vanni Battista. Lo Statuto a stampa del 1551 precisa meglio questa
definizione: « S'intende per piazza del comune di Todi quella che
comincia dalla piazza di S. Giovanni (ora Garibaldi) contigua alla
piazza vecchia, come si estende dal cantone del palazzo comunale
vecchio e lungo questo palazzo, fino al pettorale che sta in fondo
alla detta piazza S. Giovanni; e lungo il pettorale fino a/ muro
che sta tra questo e il palazzo di Roberto « d. Gregori » ; e poi
lungo la facciata anteriore di questo palazzo (oggi occupata, in-
sieme al muro predetto, dalla facciata del palezzo Atti costruito
nel 1552) e di altra casa di Roberto (oggi trattoria Garibaldi), e
della casa di Orso « d. Simonis » (oggi di Francesco Orsini) in
angolo alla piazza S. Giovanni e alla via di porta Marzia (oggi
‘via Cavour); e dal cantone della casa di Orso, al cantone infe-
riore della casa di magistro Niccla « mg. Iacobi » (oggi parte del
palazzo della Banca di Perugia) dall'altra parte di detta via; e
poi lungo la casa di mg. Nicola e lungo il palazzo dei Priori e
altri muri che di questo palazzo fanno parle, fino al piede della
piazza vecchia » (1). Lo Statuto continua a descrivere la piazza
maggiore senza nominar mai la chiesa di S. Giovanni Battista.
Dunque scomparve tra il 1499, anno in cui, come ho detto, la si
vede ancora tra le parrocchie di Todi, e il 1551.

Conosciuta questa definizione della parola « platea », s' intende
come fossero dette « de platea » tanto il S. Paolo e il S. Felice,
che un tempo stavano sulla piazza maggiore, come il S. Giovanni
Battista che stava sulla piazzuola contigua; e sorge subito la sup-
posizione che quel muro tra il pettorale e il palazzo di Roberto
d. « Gregori » fosse un avanzo della diruta chiesa di Calisto. Un
documenlo cambia il dubbio in certezza. Nella visita del vescovo
Camaiani, falta nel 1574, si legge che sull'area del S. Giovanni
« de platea fuerit edificatum palatium familie de Aptis, videlicet
a fratre moderni prioris ecclesie cattedralis » (2). I sotterranei
del palazzo serbano una nuova conferma. Verso l'orto attiguo, nel-
l'antico muro di cinta etrusca, ma rifatto nei tempi Romani, se
ne vede un tralto costruito con travertini anche piü piccoli. Ivi si
apre una porta ad arco a tutto sesto che conduce in un vano qua-

(1) Dist., III, rubr. 25.
(2) Arch. vescovile; pag. 12.
56 i G. CECI |

drato coperto di volta pure di travertini semieilindrica. È l' ossario
dell’antico S. Giovanni. Questa costruzione, manifestamente del
basso impero, doveva stare sotto la cripta dalla quale, per uno
strappo fatto nella volta, si buttavano le ossa (1). Purtuttavia sa-

‘rebbe difficile affermare che quella costruzione si debba a s. Ca-

listo; anzi lo strappo nella volta indica che quel vano non fu co-
struito per essere un ossario, né fu sempre in comunicazione con
la chiesa soprastante.

Verso la metà del dugento la piazza di S. Giovanni si pre-
sentava così: Sul lato di tramontana, e in angolo con la piazza.
maggiore, stava il palazzo del Popolo, poi si apriva la via di S. Lo-
renzo, poi c'era il palazzo del Comune, forse unito a quello del
Popolo da un cavalcavia (2). Il pettorale a levante non c'era che
in parte. Anzitutto era più interno. Quello d'oggi fu costruito nei
primi del trecento, forse per rafforzare il muro romano che minac-
ciava rovina. La chiesa del Monte, contigua al palazzo del Comune,
poggia su quei due muri quasi paralleli. Su quell'antico muro
di cinta, e addossata al palazzo del comune, c'erano la chiesa e
le case di S. Giovanni e Paolo (3). Questa giungeva fino all'attuale
monumento ‘a Garibaldi che sta nel centro della piazzuola (4). Di
fronte al S. Giovanni e Paolo e alle sue case, sul lato di mezzo-

"giorno, invece del palazzo Atti, stava come ho detto, il S. Giovanni

(1) H sig. Carlo Pensi, attuale proprietario del palazzo Atti, ne lo trovó pieno,
e le fece portare in luogo più conveniente.

(2) Cf. il processo di Comaccio dei Galluzzi. — Esame dei testimoni; anno T, Cas. I,
n. 17. Ora questo sbocco della via S. Lorenzo è chiuso, e il palazzo del Popolo e quello
del Comune formano un corpo solo; ma il passaggio fu conservato lungamente, prima
sotto forma di voltone aperto, poi attraverso la chiesa della Madonna del Campione
che l’occupò. Ora c'è una sala pubblica per gli uffici della posta e del telegrafo. L'ag-
giunta fatta per unire i due palazzi si vede chiaramente sol che si guardi la cortina.

(3) Uno dei testi, nel processo suddetto, la chiama soltanto di S. Giovanni; ma
era di Bologna, non aveva dimorato a Todi che quaranta giorni, e faceva la sua de-
posizione dodici anni dopo. Non deve adunque meravigliare se confonde le due chiese.
L'egregio signor conte Girolamo Dominici mi dice che egli ricorda nella piazza Ga-
ribaldi un rettangolo di pietre di travertino a fior di terra che stava nel luogo indi-
cato per attestare che quel suolo era una volta sacro a S. Giovanni e Paolo. Sotto le
volte del palazzo del Comune, contigue a questa chiesa, facendosi i lavori per adat-
tarle a uffici della posta e del telegrafo, furono rinvenute in grande quantità ossa
umane. Forse quei locali servivano di ossario alla detta chiesa.

(4) Facendosi le fondazioni del monumento a Garibaldi fu rinvenuto il pavimento
della chiesa e la base di una piccola colonna.

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GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI, 51

Battista, e lo spazio tra Je due costruzioni terminava in un pa-
rapetto sul muro romano, dal quale, come ora, potevasi godere
l'aperta campagna. Una via, quella aecennata a pag. 54, fiancheg-
giava il S. Giovanni riunendosi all’attuale vicolo che sbocca sulla
via Cavour. Nel resto la piazza non presentava grandi diversità
topografiche con quella attuale.

Vuolsi anche che Calisto fosse sepolto nel suo S. Giovanni (1).
Sarà, ma nel 1297 il suo corpo già riposava da molto tempo a
S. Fortunato (2).

F

Lui morto, gli succedette Fortunato che viveva come facevano
gli Apostoli. L'Zistoria Tudertine civitatis, impasto di favole gros-
solane manipolato al cominciar del trecento (3), dice che era di
Poitiers, e di nobile schiatta ; che venne a Todi per andare a Roma
a visitarvi (com'era uso di quei tempi) i sepolcri dei martiri, più
universalmente celebrati; che al ritorno fu ospitato da Calisto e
fatto suo coadiutore (4)! |

Perché mai un pellegrino, il quale da Poitiers andava a Roma,
raddoppiasse il cammino passando per la Via Annia o Amerina,
anzichè per la più breve e men faticosa Via Aurelia, o almeno
per la Cassia (5); come mai uno straniero non famoso (6) e ignaro
della lingua del nostro volgo (col quale avrebbe dovuto stare, come
coadiutore e poi come vescovo, in continuo contatto) fosse preferito si
repenlinamente da Calisto e poi dal popolo (7), con manifesta sfiducia

(1) Della. vita di S. Fortunato; Foligno, 1799, pag. 20.
(2) Arm. IV, Cas. V, n. 28, 29, 32.

(3) CECI, Todi, nel m. e.; I, pag. XI.

(4) Cf. anche l’Officium SS. eccl. Tud., pag. 105 nell'edizione citata; e il PossE-
VINO, Vite dei santi et beati di Todi, pag. 37.

(5) Solo nella precitata Vita di S. Fortunato, si dice che venne attirato dalla fama
di Calisto. Tarda spiegazione non avvalorata da documenti. Nessuno scrittore fa mai
menzione della celebrità di questo vescovo la cui fama, secondo il citato opuscolo, si
vorrebbe che echeggiasse fin sulla Loira!

(6) S. Gregorio Magno, parlando di Fortunato, non cita neppure un fatto, non
dice neppure una parola della vita di lui prima che fosse vescovo di Todi. Eloquente
silenzio, parmi.

(7) Nel 591, Gregorio Magno esortava gli abitanti di Bevagna a mettersi d'accordo
per l'elezione del nuovo vescovo. Ep. I, n. 81.
58 2028. CECI

verso il ‘clero Tuderte, il quale, data l’importanza della diocesi,
non doveva essere scarso di numero, nè d’istruzione, nessuno sì
è curato mai di dimandarselo. Il Possevino accettò la fiaba per
verità vera, e dopo di lui tutti gli agiografi tuderli la ripeterono ;
ma essa derivó da una facile e voluta confusione tra S. Fortunato
vescovo di Poitiers e s. Fortunato vescovo di Todi. Il primo, ce-
lebre per le sue poesie e l'amicizia di S. Radegonda, nacque tra
Ceneda e Treviso nella quarta decade del secolo VI; viaggió in
Germania e in Gallia; visitó a Tours la tomba di S. Martino, indi
si recò a Poitiers ove entrò nella carriera ecclesiastica, strinse
relazioni coi più grandi e potenti uomini del tempo, e finalmente,
dopo frequenti viaggi dall'Italia alla diocesi pictavense, ne fu fatto
vescovo verso la fine del secolo. Sembra morisse nei primi anni
del secolo VII (1). Sento dimandarmi: Se un Italiano fu eletto in
Francia, perché un francese non poteva essere eletto in Italia?
Ma quello aveva fama straordinaria, amici influentissimi, cono-
scenza della volgar-lingua e dei luoghi per frequenti dimore! Vis-
suti, il Pietavense e il Tudertino, nello stesso secolo, furono poi
confusi; il « Pictavensis », nome della diocesi francese, fu cre-
duto quello del luogo natio del Tudertinoj e non senza malizia,
poichè la leggenda dell'uno pare calcata sulla biografia dell'altro.
Il viaggio dall'Italia in:Gallia alla tomba di S. Martino, diventò
un viaggio dalla Gallia a Roma alla tomba di S. Pietro; all'ami-
cizia di S. Radegonda fu sostituita quella di Calisto; la celebrità
e santità dell'un vescovo non conliradicevano a quella dell'altro,
e così le manipolazioni dell'anonimo autore dell' Zistoria citata,
furono senz'altro accettate per vangelo; mentre invece i vescovi
italiani erano del paese ed eziandio appartenenti alla nobiltà ricca
e potente (2). Nel 593 Gregorio Magno incarica il vescovo di Spo-
leto di trovare un soggetto adatto a reggere la diocesi di Beva-
gna; ma lo fa solo dopo che quei chierici eransi recati a Roma
per dire al pontefice che nella loro chiesa, e nelle parrocchie di
essa, non c'era persona che potesse essere assunta alla dignità ve-

(1) EBERT, Hist. génér. de la litterature du moyen age; Paris, 1883; I, pag. 552

e seguenti,

(2) TAMASSIA, Long. Franc. e Chiesa Rom., Bologna, 1888; pag. 196.

IO
GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 59

scovile. (1). E quella sede vacava da tre anni! Il che vuol dire
che se non si era facili nella scelta di un diocesano, neppure lo
si era nell’accettare un estraneo.

Nella eroica guerra combattuta con varia fortuna tra i Greci
e i Goti, non pare che il colle tuderte fosse tenuto in gran conto;
gli sforzi erano a preferenza rivolti su Perugia, città principe della
Toscana, come la chiama Procopio, e su Spoleto, e sulla muni-
tissima Narni. Nel 586, Vitige, abbandonata Roma a 4000: sol-
dati suoi, marciava per la via Flaminia verso Ravenna col grosso
dell'esercito, e poco dopo, nel dicembre, lo seguivano anche quei
4000. O alcuni soldati distaccati dallo stesso Vitige (2) a battere
le vicinanze, o parte dei 4000 che gli tennero dietro, passarono
per Todi; cosa che non farà meraviglia a chi ricordi che questa
città slava sulla via Annia e a soli dieci chilometri circa dalla
Flaminia, alla quale era congiunta verso Casuento (S. Gemine) e
verso Bevagna. Ma lasciamo la parola a S. Gregorio Magno:

« Or sono dodici giorni mi fu condotto avanti un povero vec-
chio, e perchè mi sono sempre dilettato molto di ragionare con
tali persone, gli domandai di che paese era. Mi rispose che era
di Todi. — Hai conosciuto Fortunato vescovo? — Se l'ho. cono-
sciuto! e molto bene! — Dimmi qualche miracolo, se ne sai, e
che sorta d'uomo egli fosse. — Era tale che oggi non se ne
trovano di siffatti, e ciò che domandava all’ Onnipotente, otteneva.

Mi sovviene che un di vennero i Goti presso la nostra città
mentre andavano a Ravenna, e sul Todino presero in un podere
due fanciulli. Avendolo saputo Fortunato, fece subito chiamare i
detti Goti, e dopo aver cercato di mitigare con amorevoli parole
la loro durezza, li pregò di rendergli i due fanciulli e avrebbe
pagato loro quel riscatto che volessero. Ma colui il quale pareva
il capitano de’ soldati rispose: Comandaci qualunque altra cosa
e la faremo volentieri, ma non questa. E il venerato vescovo,
quasi amorevolmente minacciandolo, replicò: Tu mi contristi, o
figliuolo, perchè non ascolti il padre tuo; non lo fare, chè non
ti tornerà bene. Ma il Goto tenne duro. Vane tornarono le pre-
ghiere anche la mattina seguente. I due fanciulli, caricati come

(1) Forse per effetto della guerra tra Greci e Langobardi.
(2) E in questo caso la seconda festa di S. Fortunato, che si celebra il 14 di otto-
bre, potrebbe essere in ricordo del miracolo di cui si parla piü innanzi.
60 G. CECI

bagagli sopra i cavalli, furono mandati innanzi con aleuni uomini,
e il comandante li segui; ma arrivato davanti la chiesa di S. Pietro
apostolo, il cavallo gli cadde sotto, ed egli si ruppe l'osso della
coscia ». Portato in un albergo, mandò subito a chiamare i fan-
ciulli e li restitui a Fortunato per mezzo di un diacono, essendo
convinto che la disgrazia era derivata dal non aver soddisfatta la
preghiera del vescovo (1).

Ho riportato questo fatto al 536 perché vi si parla di (Goti
che andavano a Ravenna, onde non si puó confonderli con quelli
che nel 538 furono messi in Todi come presidio dallo stesso Vi-
tige. Nel 537 non polevano i Goli battere una strada interrotta a
Narni e a Perugia da presidii greci (2); e men che meno lo po-
tevano dal 538 al 546, perchè Todi, come tutta l'Umbria, stava
in mano di Belisario. Anzi, dal 539 in poi era impossibile che
per Todi transitassero soldati goti diretti a Ravenna rioccupata
in quell’anno dai Greci ai quali non fu più ritolta.

S. Pietro stava ‘al posto dell'odierna cattedrale. Ce lo assi-
cura un documento del 1251, il quale parla dell'annessione di S.
Paolo « de platea » alla cattedrale che vi è chiamata chiesa mag-
giore tudertina, « videlicet ecclesia S. Petri » (3). E invero chi
andava a Ravenna doveva passarle da lato. Ivi la strada pianeg-
giante precipita improvvisamente in discesa ripidissima nel borgo
di S. Prassede, e anch’ oggi è raro incontrarvi chi per uscire di
città osi percorrerla cavalcando.

L’ostinazione dei Goti a non restituire i due fanciulli contro
qualsiasi riscatto, fa credere che li avessero presi in ostaggio. E
dovevano infatti essere di famiglia magnatizia poichè Fortunato
offre loro quel riscatto che vogliano. I Todini, come tutti i Ro-
mani, mal soffrivano il dominio goto, e impazienti mordevano il
freno all’avvicinarsi di Belisario. I Goti, traendo seco ostaggi,
speravano di impedire la ribellione. Anche Vitige aveva condotto
in ostaggio da Roma molti senatori.

(1) Dialoghi, in S. GREG. MAGNI, Operum.; Roma, 1591; IIT, pag. 222.

(2) Pur tuttava il Baronio (l. c.; IX, pag. 563) mise il fatto al 537 erroneamente;
e sulla fede del Baronio, il Possevino; op. cit., pag. 197 e 131.

(3) Arch. Capitolare. In parte lo pubblicò il Cappelletti (I. c., V, pag. 227). I1 Petti
(i. c.; I, 29) la identifica a sproposito con l'ospedale di S. Pietro dei « bombacari »
ché, secondo lui, nessun’ altra chiesa di S. Pietro è mai esistita a Todi!

De a iR. e: EC
GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 61

S. Gregorio Magno aggiunge che Fortunato mandò al Goto
un po d’acqua benedetta, con la quale, appena asperso, fu mira-
colosamente risanato. Altre meraviglie narra di questo vescovo.
Le accenno per mostrare le idee di quei tempi. Una giovine sposa
della Tuscia doveva recarsi alla cerimonia della solenne dedica-
zione di un oratorio a S. Sebastiano. La notte precedente all'an-
data, cercó ed ebbe le carezze del marito. Entrata la mattina se-
guente nel santuario, fu subito invasa da un diavolo che, scon-
giurato, saltò addosso al prete. I congiunti condussero la donna
non ben guarita, sembra, a certi incantatori, i quali non otten-
nero altro che di farla invadere da uno stuolo di diavoli nuovi.
Questi finalmente cedettero alle preghiere di fortunato. — Il

malo spirito aveva invaso un certo tale. Scacciato dal nostro Ve-

scovo, prende le forme di un pellegrino, e di sera va gridando
per la città: Che sant'uomo è Fortunato! Me, povero pellegrino,
mise alia porta, nè so dove alloggiare! Lo accoglie un pietoso
cittadino, e il diavolo gl'invade un figliuolo e lo fa cadere sul
fuoco! Non basta: Col segno della croce Fortunato restituisce
la vista ad un cieco e ammanza un cavallo indomabile ; con alcune
orazioni resuscita un morto, ecc. !

L' Historia Tudertine civitatis dice che Fortunato eresse anche
lui una cattedrale dedicandola alla Vergine, a S. Pietro e a S.
Paolo! Questo succedersi di cattedrali non è verosimile. Nè si
venga fuori con supposte distruzioni fattene dai Goti, i quali invece
furono ben diversi da come il volgo amò figurarseli: basta leg-
gere le Lettere di Cassiodoro e la Guerra gotica di Procopio per
persuadersene. E nemmeno correvano tempi propizi per costru-
zioni pompose e dispendiose nelle città deserte di abitanti ‘e di
ricchezze. Tace una tale impresa S. Gregorio Magno; eppure
non era opera di poco momento; eppure la coincidenza che il Goto
fosse miracolosamente punito della sua caparbietà, dinanzi alla
chiesa eretta da quello stesso vescovo che lo aveva invano sup-
plicato, avrebbe dovuto colpire la. mente del grande pontefice e
giovare allo scopo de'suoi Dialoghi che era quello di moralizzare
i fedeli col racconto di fatti soprannaturali (4).

(1) Neppure il Possevino accolse nel suo libro citato quella notizia, e nemmeno
l’Officium SS. eccl. Td. nelle varie edizioni. Ne fa menzione il Petti (I, 130), ma con-
62 G. CECI

Nemmeno puó ammettersi che Fortunato dedicasse il S. Pietro

alla Vergine, come sostengono alcuni agiografi tuderti. Perchè
togliere la dedicazione a quel santo nel cui nome. la Chiesa lu-
derte aveva allora allora registrato un miracoloso trionfo sui
Goti? Ben è vero che fin dalla metà del secolo XII la cattedrale
che sta al posto del S. Pietro appare dedicata alla Vergine, ma
è vero altresì che tale cambiamento di nome, non doveva essere
arciremoto se nel 1251 c’era un notaio il quale, sebbene per una
volta sola, la chiamava ancora, come ho gia detto, maggiore
chiesa tuderte, « videlicet ecclesia S. Petri ». Ma torniamo alla
guerra coi Greci che n'é tempo.

Todi, nel principio del 537 si diede ai Greci. Infatti sappiamo
che Belisario mandò a Narni Bessa, uno dei più ragguardevoli
ufficiali cesarei, mentre Costantino, senza difficoltà sottometteva
Spoleto, Perugia ed alcuni altri castelli, perchè i Toscani di buon
grado accoglievanlo nelle città loro (1). E tra gli altri castelli era
indubbiamente anche Todi che sorge nel triangolo chiuso dalle
tre città sunnominate.

Vitige nel febbraio di quell’ anno stesso, senza indugiarsi alla
conquista di Perugia, di Spoleto e di Narni, tornava a Roma di-
fesa da Belisario, e nei primi di marzo l'assediava. Dopo aver
tentato invano di impadronirsene, rilirossi nel marzo del 538 per
muovere all'assedio di Rimini; e non solo mise mille uomini in
Orvieto ed altrettanti in Chiusi, ma lasciò a Todi Uligisalo (già
sfortunato capitano in Dalmazia) con quattrocento soldati. Notisi
però che Narni, Spoleto e Perugia eranò tenute ancora dai Greci,
onde Vitige fece conto di Todi sol perchè nella valle umbra del
Tevére non aveva altra città dove inframmettersi. « Belisario,
verso il solistizio d’estate, mosse contro .Vitige e l’esercito dei
Goti, lasciando pochi a guardia di Roma e tutti gli altri menando
seco. Spedite alcune schiere a Todi e a Chiusi, ordinò che for-
massero gli steccati, che egli poi verrebbe appresso e con essi

fessa di aver cavato la notizia dall’ Hist. che dice piena « di vanità » « et poco degna ».
Purtuttavia egli crede all’ edificazione della cattedrale per parte di S. Fortunato perché,
dice lui, i capitelli, sono « di lavoro gotico »; ma in verità non risalgono oltre il sec. XII!

(1) La guerra gotica di PROCOPIO DA CESAREA, a cura di Domenico Comparetti ;
Roma, 1896; I, pag. 120 e seg.

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GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 63

assedierebbe i barbari in quei luoghi. Essi però, all’ udire che l'e-
sercito sì appressava, senza affrontare il cimento spediron parla-
mentari a Belisario offrendo di arrendersi con ambedue le città,
a patto di aver salva la vita. E giunto ch’ei fu, effettuarono la
loro promessa. Colui tolse via di là tutti i Goti mandandoli in Si-
cilia ed a Napoli, e posto un presidio a Chiusi ed a Todi, proce-
dette oltre » (1). |

Nel 545, quando Totila riconquistò parte dell’ Umbria, trovò
ben munite Perugia, Assisi e Spoleto; ma non Todi. Perugia gli
resistette fino al 548. Una tradizione fermata nell’ ist. Tud. ci-
vitatis, vuole che i. Goti distruggessero gran parte della città! (2).
Probabilmente e’ è questo di vero: Vilige e Totila usavano scaricar

‘le mura di cinta, affinchè i Greci non vi si riannidassero. Cosi

toccò a Narni e a Spoleto; cosi raccomandava Totila a’ suoi di-
nanzi a Perugia nel 548 (3). Nulla di più probabile adunque che
ugual sorte toccasse anche a quelle di Todi. Infatti, mentfe della
intera cinta etrusca durano avanzi maestosi; invece, di quella ro-
mana che allora difendeva la città, appena se ne conservano
tracce e a pochi palmi dal suolo.

Dopo la battaglia di Tagina, nel 552 Narsete prese Spoleto,
Narni, e Perugia (4), e non è a dire se recuperasse anche Todi,
la quale non aveva presidio goto e stava in mezzo a quelle. In
questo volgere d'anni morì il vescovo Fortunato, chi dice nel
537 (5), chi nel 541 o 542 (6) e chi nel 565 (7). Cerchiamo la ve-
rità. Anzitulto escludo il 565. Nel 560 Todi non aveva pastore e

(1) Id., I, pag. 123; II, pagine 69, 72, 83.

(2) PETTI, l. c., I, pagine 16, 130,

(3) PROCOPIO, 7. c. in De Byzantinae historiae scriptoribus; Venezia, 1829, pagg.
150 e 242. Pel libro III mi sono servito di questa edizione, non essendo ancora pub-
blicato in quella del Comparetti. Credo che anche la distruzione di Nocera nel 546 per
mano dello stesso Totila, (CAPPELLETTI, l. c.; V, pag. 14) debba così intendersi. La li-
berazione di Todi dall'assedio di Totila per opera di S. Fortunato, (id.; V, pag. 219) é
un'alterazione del prodigio del 536, dovuta all’ ignoranza o malizia della maggior parta
degli agiografi tuderti i quali si copiarono l’un l’altro, lentamente, ma assiduamente
svisando i pochi fatti certi.

(4) PROCOPIO, l. €.; pag. 242.

(5) UGHELLI, Ital. sacr. ; Roma, 1644; I, pag. '212.

(6) GAMS, l. c. ; CAPPELLETTI, l. C.; V, pag. 218.

(7) LEONI, 0. c.; pag. 28.
64. G. CECI

la governava il vescovo di Spoleto (1), S. Lorenzo. L' Ughelli, pur
dicendo che Fortunato mori ai tempi di Totila (e Totila regnò
dal 541 al 552) ne fissa l'anno con evidente anacronismo al 537!
Il Cappelletti, e sulle sue orme il Gams, vollero correggerlo por-
tando la morte di Fortunato al 541 o 542. Queste date e la tradi-
zione registrata dall’ Ughelli hanno per debole base una supposta
analogia di fatti, sapendosi che appunto ai tempi di Totila mori-
rono, o furono da lui fatti morire, i vescovi di Assisi, Spoleto,
Terni, Perugia e Narni per non citare che quelli dell’ Umbria.
Ma non credo che Fortunato fosse fatto uccidere da Totila, altri-
menti S. Gregorio lo avrebbe ricordato, e la Chiesa tuderte venere-
rebbe quel suo vescovo come martire, mentre invece egli non ha
che il titolo di confessore dato a chi visse santamente, o a chi
pati ma non morì per la fede (2).

S. Gregorio Magno nei Dialoghi scritti tra il 598 e il 594 (3),
dice che Giuliano, Difensore della Chiesa cattolica, e morto a
Roma non molto prima, era stato famigliarissimo di Fortunalo.
Due Giuliani, Difensori della Chiesa romana, egli cita. Uno fu poi
chiaro come vescovo sabinense (4), e visse intorno al 504 (5);
l’altro, ed è il nostro, morì nel 586 circa: « Iulianus.... secundus
defensor, qui ante septem ferme annos defunctus est » (6). Egli
probabilmente dimoró dapprima a Todi che ben poteva avere un
« defensor » quando lo aveva perfino Norcia (7); che se voles-
simo fare esercitare a Giuliano l'ufficio suo sempre a Roma, o in
altra città lontana da Todi, non si potrebbe facilmente spiegare
la grande famigliarità col vescovo Fortunato, e il come ne cono-
scesse minutamente le gesta. Indi forse rifugiossi a Roma al so-
praggiungere dei Langobardi, ed ivi fu famigliarissimo di Gregorio
quando stava ancora in monastero: « Ad me adhuc in monasterium

(1) LEONWENFELD I. €.; pag. 21.

(2) MAGRI, Notizia dei vocaboli; alla voce confessor. — BERNINO, l. €.; pag. 5l.

(3) EBERT, 0. c.; I, pag. 582.

(4 Opera omnia; Parigi, 1705; II, pag. 169.

(5) BARONIO Ann., Lucae, 1741; IX, pag. 4l.

(6) Opera omnia; II, pag. 417.

(7) CRIVELLUCCI, I. c.; in Studi Storici; V1, pag. 98, e nella Vita Gregorti, in Op.
omnia; II, cap. 53, nell'ed. rom. del 1588.
GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 65

positum crebro veniebat, et mecum colloqui de animae utilitate con-
sueverat » (1).

Ora ponendo la morte di Giuliano a 75 anni, bisogna almeno
portare quella di Fortunato al 546 perchè Giuliano ne avesse al-
lora 35, età verosimilmente necessaria per coprire l'importante
ufficio ed essere famigliarissimo di si venerabile uomo. Da una
lettera di Felice III a Zenone sappiamo infatti che i Difensori della
Chiesa romana sceglievansi « de provectioribus inter ecclesiam
clericis ».

A queste vanno aggiunte altre considerazioni. Dodici giorni
prima di scrivere i miracoli di S. Fortunato, cioè nel 593, S. Gre-
gorio ode l'episodio dei Goti da un povero vecchio todino, il quale
interrogato se avesse conosciuto quel vescovo, risponde: « Se l’ho
conosciuto! E molto bene! » Dunque la vita di S. Fortunato do-
vette durare a lungo parallela a quella del vecchierello. Finalmente,
le molte opere meravigliose attribuitegli, e la venerazione onde,
vivo e morto, lo circondarono i suoi diocesani (i quali lo tolsero
a santo protettore quando una nobile serie di santi e martiri ono-
rava già la Chiesa tudertina) confermano che il suo vescovato fu
laborioso e lungo.

D'altronde non pare che S. Gregorio e il diacono Pietro suo
compagno di gioventù e interlocutore nei dialoghi, avessero avuto
sentore della fama di Fortunato quando egli era in vita. Eppure
Todi non è a tale distanza da Roma da impedire che vi giungesse
l'eco di opere sì portentose; anzi frequenti dovevano essere le re-
lazioni tra le due città. E poichè Gregorio nacque in sullo scorcio
della prima metà del secolo VI, non molto tempo dopo va messa
la fine dell'esemplare vescovo.

Dunque parmi di poter concludere che la morte di Fortunato
avvenne circa la metà del VI secolo; e sarebbe così rispettata la
verosimile tradizione che la pone ai tempi di Totila. Il popolo tu-
derte tolse a protettore il santo vescovo, come suo difensore era

"stato in vita contro i soprusi de’ Goti e dei Greci, e ne celebrò

la festa il 29 giugno (2) e il 14 ottobre. Fu sepolto nell'oratorio
di S. Cassiano che stava dove ora è la chiesa a S. Fortunato de-

(1) Opera omnia ; II, pag. 417.
(2) Forse giorno della sua morte. Cf. la n. 2 a pag. 59.

iii TETTE
66 G. CECI

dicata. Questo culto si sviluppó subito. Già era grande al tempo
di S. Gregorio, il quale dice che « quante volte a Fortunato. si
chiede di convertire gl’ indemoniati, o di guarire i malati, come in
vita soleva farlo continuamente, cosi seguila a farlo dopo morto ».
Quando nel 18 dicembre 1580 furono ritrovati sotto l'altar mag-
giore di S. Fortunato i corpi di aleuni santi messivi nel 1301,
nella cassetta che chiudeva quello del vescovo sullodato, c'era
una lamina di piombo con su scrittovi: « Hec sunt reliquie bea-
tissimi Fortunati episcopi et confessoris DCCVIII » (1).

Secondo la cronaca di Sigeberto, il corpo di S. Fortunato fu
portato via con quelli di altri santi dell'Umbria nel 970 da Teo-
derico vescovo di Metz, cugino di Oltone I (2). La tradizione,
invece, vuole che gli fosse dato con pio inganno il corpo di un
canonico santamente vissuto (3). La-cosa più probabile è che il
vescovo di Metz si stesse pago ad avere solo alcune reliquie del
santo (4), o che la sostituzione la si desse ad intendere al popolo
per calmarne lo sdegno. Ma che Teoderico si lasciasse grosso-
lamente gabbare!... Era anche troppo pericoloso il tentarlo. Co-
munque, se da tutto questo si volesse infirmare di falso la lami-
netta di piombo, restano sempre le parole di S. Grégorio a mo-
strarci l'antichità del culto per S. Fortunato.

Dice il Leoni (5) che, al tempo di S. Fortunato, i santi Flo-
rido ed Amanzio, fuggiti da Città di Castello invasa dai Goti,
vennero a Pantalla presso Todi, ed ivi evangelizzarono molti pa-
gani. Che ai tempi di S. Fortunato, il paganesimo durasse nei
dintorni di Todi, è più che probabile perchè, vivente Gregorio
Magno, c'era ancora a Narni (6); ma i due santi sullodati non
vissero, come Fortunato, nella prima metà del secolo VI (7);

(1) PETTI, Arm. IV, Cas. XII, n. 96; c. 11 r. ex istr. di ser Francesco Astancolle
cancelliere del Comune, in data 28 dicembre 1581. — PossERINO, Vite de? SS. et bb. ecc.,
pag. 121. È

(2) M. G. H.; Seriptorum; IV, 351.

(3) PETTI, Comm.; I, c. 33 v.

(4) LEONI, Cron. dei vesc. di Todi; pag. 4l.

(5) Id., pag. 27.

(6) Ep., lib. IT, n. 2; a Preiectizio vesc. di Narni.

(7) Secondo il GAxs, 1. c., Florido fu vescovo di C. di C. dal 580 al 600.
por:

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GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 67

furono invece contemporanei di Gregorio Magno (1). Che venis-
sero a Todi è pure probabile, poichè dallo stesso papa sappiamo
che si recarono a Roma; ma non perchè ve li mandasse S. Er-
colano, come vuole lo Jacobilli (2), (questo vescovo di Perugia
visse soltanto fino al 546) nè perchè fuggissero dai Goti (3).

Quali fossero le condizioni, quali gli ordinamenti di Todi sotto
gli Ostrogoti e i Greci, nol sappiamo. Un conte goto stava nel
528 a Rieti e a Norcia per giudicare tra i Goti (4) e (unitamente
a un giudice romano) tra Goti e Romani. Di certo ne avrà avuto
uno anche Todi. Il governo dei Greci fu assai peggiore di quello
goto, e fame, inondazioni e peste s'aggiunsero a desolare l’Italia.
Procopio ci narra che Belisario, nella seconda spedizione, cercò
di estorcere denaro quanto potè: così nel 545 molto ne volle da
Erodiano, prefetto di Spoleto, con minacce di processi e di pene (5).
Il posto del conte goto fu occupato da un tribuno greco, men-
tre Perugia, Narni e Spoleto ebbero un duce, magistrato pro-
prio alle città più importanti (6). Ridotte a poche persone do-
vevano essere la Curia e l'Ordine. A Rieti, nel 557, radunata la
Curia, è trattato un affare da 3 curiali e da tutto l'Ordine; e
siecome in fine del documento (7) non troviamo sottoscritti che
3 curiali ed altre 3 persone, è possibile che questi 6 individui
formassero l'intero Ordine di Rieti (8). Ma null'altro mi è pos-
sibile congetturare, mancandomi anche gli esempi di città vicine.
Le tenebre si addensano sempre più intorno allo storico, e solo
fugaci lampi servono di guida tra le sciagure d' Italia.

(1) Dial., III, cap. 35.

(2) Vite dei SS. et BB. dell’ Umbria; Foligno, 1656; lI, pag. 282.

(3) Per l'errore che di Amanzio fa un santo di Todi, cf. il LEONI, 7. c., pag. 30.

(4j CAsstoDORO, Variae, lib. VIII, ep. 26. « Universis Reatinis et Nursinis ». Del
dominio greco a Todi ci é rimasta memoria in. un lavoro di restauro del muro di stile
etrusco che guarda a tramontana. Infatti lo Statuto del 1337 (Dist. IV, rubr. 71) parla
« de actatione muri supra murum Grecum » (oggi via del Soprammuro); ma quell’ag-
gettivo potrebbe anche riallacciarsi alla tradizione della supposta origine greca degli
antichi abitatori d'Italia.

(5) Hist. Arcanae, cap. 9. Tanto che Erodiano, piecato, revocò il giuramento dato
ai Romani, e le sue coorti, sè stesso e Spoleto affidò a Totila.

(6) :BONAZZI, St. di P.; I, pag. 158. — GREGOROVIUS, l. c.; I, pag. 538. — SANSI,

‘Degli edif. e dei framm. storici ecc. di Spoleto; pag. 188.

(?) MARINI, Papiri; n. 79.
(8) HEGEL, l. c.; pag. 106,

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68 G. CECI

Nell'anno 568 scendevano in ltalia i Langobardi. Dal Friuli,
prima loro conquista, si distesero rapidamente in gran parte
delle altre provincie settentrionali e centrali, spargendo ovunque
stragi, schiavitù, desolazione. Come i Greci, essi mantennero il
paese diviso in ducati, tra i quali andò celebre, per estensione
e potenza, quello di Spoleto. Faroaldo che ne fu il primo duca,
conquistò Todi, Amelia, Orte, Polimarzo, ecc. circa il 579 (1) se
non prima (2); ma nel 590 le suddette città, con Perugia, Sutri
e Luceoli, furono recuperate da Romano esarca di Ravenna. In-
fatti il Liber pontificalis dice: « Eodem tempore (cioè nel 590 in
cuî fu creato papa Gregorio I) venit Romanus patricius et exar-
chus Romae; et dum reverteretur Ravenna, retenuit civitates
quas a Langobardis tenebantur, Sutrio, Polimartio, Hortas, Tuder,
Ameria, Perusia, Luciólis et alia multa » (3) tra le quali va an-
noverata anche Bevagna (4). Quasi le identiche parole ha Paolo
Diacono (5).

Crede il Duchesne che questa campagna debba riportarsi al

x

primo mese del pontificato di Gregorio I; certo è che nel settem-

(1) SIGoNIO, De Regn. Ital.; Hannoviae, 1613; pag. 10.

(2 MURATORI, A77., all'ann. 570, 575 e 580. Il BERETTA nella Chorogr. (Ss., X, 230)
mette l'anno 577. Il Lupovist (Mem. crit. stor. intorno al duc. di Spol., Nel Boll. della
Società di Storia Patria A. L. Antinori, an. VI, pag. 145) mette invece al 577 la presa
di Spoleto, non so da qual fonte. Il Muratori fa risalire la conquista di quel ducato
al 570. II Nispi Landi (St. di Sutri; Roma, 1887; p. 335-36) fa risalire la conquista di
Todi al 569 o 570.

(3) DUCHESNE, 7. €. ; I. p. 312. Il BERETTA, 1. c., erroneamente cita qu 'sto fatto
al 593. Il ch. prof. Crivellucci, invece, lo riporta al 595 (Le chiese cattoliche e i Lango-
bardi ariani in Italia; in Studi Storici, VI, pag. 93 e sgg.) ma non ne dà prove. Che
nel 591, e negli anni seguenti fino al 595, Narni e Terni sulla via Flaminia fossero lan-
gobarde, non implica che tali fossero anche le città sulla via Annia o Amerina.

(4) TROYA, Cod. dipl. long.; Napoli, 1852; I, n. 70, pag. 223. Il Crivellucci col Sa-
vigny (Hist. du droit romain. Paris, 1839; I, pag. 271) credono che nel 591 fosse lan-
gobarda anche Bevagna; conseguenza dell'aver riportato al 595 la riconquista delle
città sulla via Annia, altrimenti il Crivellucci avrebbe difficilmente spiegata la presenza
di Bevagna greca in mezzo ai Langobardi. Ma di quell’opinione non sono l'Hodgkin;
l'Hegel, P Ewald, il Diehl. ?

(5) Hist. Lang. in M. G. H.; Script. rer. Lang. et Ital. saec. VI-IX; pag. 118. —
Cf. pure le Gesta episc. Nop.; id., pag. 414, Paolo dice: « et alia quesdam (quas duas?)
civitates ».
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GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 69

bre del 590 Perugia era libera dai Langobardi (1). 1l 27 di detto
mese nell'anno 591, Veloce maestro dei militi, che aveva sede ap-
punto.in Perugia, teneva ancora sgombra la via Anria, cioè Todi,
Amelia, Orte e Luceoli (2). Questa linea era della più alta impor-
tanza per il governo imperiale. Gli bisognava infatti una via che
unisse Roma a Ravenna; e la Flaminia, invece, nel suo corso
medio, traversava il ducato di Spoleto fortemente occupato dai Lan-
gobardi. E tenevano i Greci anche Bevagna, posto avanzato sulla
strada Flaminia e poco lontano da quella di comunicazione tra la
Flaminia e l'Annia a Todi. Alle calamità della guerra ecco ag-
giungersi in quell’anno una terribile peste. Niuno ci dice che af-
fliggesse Todi, ma è facile supporlo sapendo che questo contagio
infestó Narni (3).

Nell'estate del 592, Maurizione, comandante dei Langobardi
di Spoleto, s'impadronisce di Perugia, ma quasi subito la ricon-
segna a tradimento ai Greci accorsi da Roma (4). Nel 593 il re
Agilulfo la riprende agli imperiali e uccide Maurizione (5) men-
tre Ariulfo, duca di Spoleto, ritoglie loro anche Luceoli, Todi,
Amelia, Orte, Polimarzo e Sutri (6). Devesi probabilmente ripor-
tare a quest'anno la rovina di Bevagna assalita, disertata e in-

cendiata dallo stesso Ariulfo (7) prima d’irrompere dalla valle spo-
letana in quella todina. Quale fosse la sorte serbata dai Lango-
bardi agli abitanti del ducato romano, ce lo fa sapere lo stesso
S. Gregorio il quale ce li descrive legati con funi al collo a guisa
di cani e condotti a vendere in Francia!

Fra le disgrazie che seguirono le invasioni barbariche, vi fu
l'interruzione de’ vescovi, come attesta Sidonio Apollinare (8). Nel-

(1) TROYA, 0. c.; I, pag. 213.
(2) Id., pag. 251.
(3) S. GrEG. MAGN., Epist.; l. II, ep. 2, al vesc. Preiettizio.
(4) TROYA, l. €., pagg. 252, 269, 274.
(5 PAOLO DIACONO, L. C.; l. IV, cap. 7.
(6) SANSI, I duchi di Spoleto; id., 1876; pag. 24. — MURATORI, A7., al 592 e 593.
— SIcGoNIO, l. c., pag. 22. Notisi che Paolo Diacono dice chiaramente che Agilulfo,
dopo presa Perugia, se ne tornò a Pavia, quindi il resto dell'impresa è da attribuirsi I
ad Ariulfo il quale si spinse fin sotto Roma.
(7) TROYA, op. cit., pagg. 295 e 290. Sorte simile toccò di poi a Terni e a Tadino;
pagg. 432 e 430.
(8 Lib. VII, epist. 6.

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l'Umbria, per esempio, vediamo S. Gregorio Magno sollecitare i
Perugini e i Tadinati all'elezione del loro vescovo (1). Ma a Todi
l'inlerruzione'é di più antica data; nel 560, come ho detto, questa
diocesi già era amministrata dal vescovo di Spoleto. E invero, non
si conosce alcun immediato successore di Fortunato (2). Soltanto
in sullo scorcio del VI secolo ci appare un « Sabinianus Tuder-
tinorum episcopus ». Nel giugno del 594 è sottoscritto al famoso
privilegio concesso dal Pontefice all'abbate di S. Metardo di Sois-
sons (3). L' Ughelli (4) lo dice famigliare di Gregorio Magno. Nelle
lettere di questo papa ve ne sono a Sabiniano vescovo di Zara,
a Sabiniano vescovo di Gallipoli, a Sabiniano diacono, ma non a
Sabiniano vescovo di Todi. Né questi due ultimi furono una stessa
persona, perchè l'ultima lettera a Sabiniano diacono è del 599.
Tra il 590 e il 604, con la regina Brunechilde e con Teoderico di
lei nipote; re dei Franchi, lo incontriamo di nuovo firmato in un
altro privilegio dello stesso Gregorio Magno al monastero di S. Pie-
tro « extra muros Rotomagiae civitatis » (5). E lecito dedurne
che Sabiniano visse di sovente a Roma, anziché nella sua diocesi.
Credo che fuggisse da Todi nel 593 all'appressarsi di Ariulfo duca
di Spoleto. Davanti ai Langobardi era una fuga quasi generale
di vescovi, tanto che fin dal 591 l' imperatore dovette con un editto
provvedere al modo di sostentarli nei loro rifugi (6). 1l prof. Cri-
vellucei ha dimostrato che nell'Italia centrale le chiese cattoliche
godevano di una certa pace e libertà anche nei luoghi soggetti ai
Langobardi, ma ciò non vuol dire che ugual trattamento s'aves-
sero i vescovi e. il clero nei luoghi disputati, in tempo di guerra.
Anzi, il mostrare a questi che libertà e pace religiosa potevano
aversi solo soltomettendosi definitivamente ai Langobardi, poteva
essere un alto di ferrea ma non cieca politica.

(1) Epist., 1. I, n. 58; 1. VII, n. 90.

(2) Florido, detto vesc. di Todi dall' Ughelli, fu, invece di Città di Castello. Cf.
CAPPELLETTI, 1. C., V, pag. 218.

(3) Epist., l. II, n. 30.

(4) Op. cit., I.

(5) PFLUNG HARTLUNG, Acta pontif. rom. ined.; Stuttgart, 1884; III, pag. 2. Del-
l'Umbria é il solo tra 12 altri vescovi sottoscritti. -

(6) TAMASSIA, l. c.; pagg. 117 e 47. — TROYA, l. c.; I, pagg. 166, 274, 285, 280, 2951
304, 305, 306, 412, 426, 532.
GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI (1

Sul finire del 594 la via Annia era nuovamenle sgombra dai
Langobardi, ma per poco tempo (1). Al concilio romano del 5 lu-

1
1
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4
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glio 595 non uno solo dei vescovi delle città poste sulla via an-
zidelta, v'intervenne (2); onde può ritenersi che quelle fossero in
potestà di Ariulfo, almeno le più meridionali. Sabiniano, o perchè
fosse tornato a Todi poco prima, o perchè morto, non vi assi-
stette (3). Di vescovi umbri non vi furono che Candido di Foligno,
Costantino di Narni e Domenico di Otricoli, e credo che i primi
due non vi si recassero dalle loro diocesi, ma stessero fermi in
Roma per tema degli invasori. Foligno, si sa, era in mano del
duca di Spoleto fin dai primi tempi di Faroaldo; di Narni erasi
impadronito Ariulfo nel 591, nè credo la lasciasse facilmente, po-
tendosi da lì marciare rapidamente su Roma, perchè da Spoleto
a Orte la via più breve è quella per Terni e Narni, altrimenti bi-
sogna raddoppiare il cammino risalendo verso Bevagna per en-
trare dalla valle spoletana in quella todina e poi ridiscendere a
sud. Nel 594 il vescovo di Narni già trovavasi a Roma ove sot-
toscrisse il privilegio all'abbate di S. Metardo di Soissons (4).

Dopo l'agosto del 599, Todi e tutta la via Annia già erano
di nuovo dei Romani. Infatti una delle lettere di S. Gregorio Ma-
gno, dirette in quel tempo a Teodoro curatore di Ravenna, gli no-
tifica che Giovanni prefetto di Roma, desidera di riavere ]a mo-
glie che trovavasi in Ravenna, e gli raccomanda di farla scortare,
per maggior sicurezza, da un drappello di soldati fino a Perugia (5) ;
il che vuol dire che da Perugia a Roma la strada era sicura, cioè
non passava per dominî langobardi. Purtuttavia, dopo il 606 i Lan-
gobardi strinsero maggiormente questa striscia di terra, essendosi
impadroniti anche di Orvieto.

È facile comprendere di quanta iattura fosse per Todi il tro-
varsi sulla striscia di territorio che riunendo Ravenna a Roma,
isolava i duchi di Spoleto e di Benevento dalle provincie lombarde
del nord d’Italia. Presa e ripresa, tolta e ritolta da Langobardi

(1) TROYA, l. c., p. 334.

(2) Gn EG. MAGNI, Epist., IV, pag. 144.

(3) Erro l'Ughelli.

(4) GREG. MAGNI,. Epíist., IV, pag. 78.

(5) TROYA, l. c.; pag. 472. — MURATORI, AXn., al 600.
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x: É ; -
EMO

(2 G. CECÌ

feroci e da Greci venali e perfidi, perdette rapidamente gli ultimi
brandelli dell'antico fasto.

1l 5 luglio del 649 saliva sulla cattedra di S. Pietro, Martino
« de civitate Tudertina, provinciae Tusciae » (1), nato, secondo
la tradizione, in quel tratto del pian di Tevere sottostante alla
città verso tramontana e il quale da lui prende il nome. Non è
mio compito narrare le sue gesta. Mori a Chersona il 16 set-
tembre del 655, martire del primato di Roma. Fu uomo di mas-
sima energia che recó al papato grande onoranza (2).

Il 30 agosto del 649 era vescovo di Todi un Giovanni: « lo-
hannes Tudertinorum episcopus », come é sottoscritto in un pri-
vilegio di Martino I a quello stesso monastero di S. Pietro (3) pel
quale vedemmo firmarne un altro dal vescovo Sabiniano. Mori
poco dopo.

Infatti al primo concilio, adunato da papa Martino il 5 otto-
bre dell'anno stesso della sua elezione, intervenne anche il nuovo
vescovo Lorenzo. « Laurentius sanctae tudertinae ecclesiae epi-
scopus » (4). L'appellativo di « santa » era allora comune a tutte
le chiese; pià tardi fu smesso per deferenza a quella di Roma
che sola lo conservò.

Nel 649 Todi era ancora dei Greci (5), sebbene per la mala
fine da questi procurata a papa Martino, covasse una grande av-
versione contro il dominio dell’imperatore. D'altra parte i duchi
di Spoleto non si curavano più di tenere stabilmente la via Annia,
ben comprendendo che quella barriera, tra essi e il resto del regno
langobardo, favoriva le loro aspirazioni d'indipendenza. E greca
era Todi nel 680, talché vediamo il suo vescovo Bonifacio inter-
venire al concilio romano indetto dal papa Agatone per il 27 di

(1) Liber Pontificalis, ed. Ducange; e MURATORI, R. S. I.; VI, pag. 60.

(2) GREGORIORUS, St. di R.; II, pagg. 167, 169. Una biografia di s. Martino è nel
Surio (De probatis sanctorum hist.; Coloniae agripp., 1581; VII, p. 826 e segg.), e la
si dice scritta da un suo famigliare « vel comite ». S. Martino è detto « apostolicus
generosa traductus propagine ».

(3) PFLUNG HARTLUNG; 0. cit., II, 19. Questo Giovanni fn sconosciuto all'Ughelli,
al Cappelletti, al Gams, al Leoni. L' Ughelli mise un Giovanni dopo Lorenzo del quale
parleremo ora. :

(4) SurIo, Conciliorum ; Coloniae Agrip., 1507; II, pag. 287.

(5) TROYA, 02. cit., II, pag. 478 e 479.

PULS Nu. LE, MO CENTRE DON. 73 AER o LI aerea
GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 73

marzo: « Bonifacius episcopus sanctae ecclesiae Tudertinae pro-
vinciae Tusciae » (1). Noto che nel 649 il vescovo che prima
si chiamava « vescovo dei Todini » comincia a dirsi, invece, « ve-
scovo della santa Chiesa di Todi ». Ferveva allora la lotta tra
Costantinopoli e Roma pel primato religioso, e questo titolo, preso
da moltissimi vescovi, il quale racchiude in sè un'affermazione
di nobiltà ed unità, non dovette venir fuori a caso.

‘ ignoto chi fosse il vescovo di Todi durante la fiera agita-
zione provocata dall'imperatore Leone III l'Isaurico col suo editto
contro il culto delle immagini dei santi (726). Anche le città del
mezzo d’Italia cacciarono gli officiali bizantini ed elessero duci
propri (2). In tale circostanza, prima del 728, Perugia formossi
in ducato indipendente (3). Infatti nel 728 il re langobardo, pro-
fittando del mal animo dei Romani contro l’ Imperatore, ne invase i
territori e mosse verso Ravenna e verso Roma; ma da questa parte
cominciò le sue conquiste a Narni; il che dimostra che il tratto Peru-
gia, Todi, Amelia già non obbediva più all’ Impero. Di questo tempo
è Agatone duca romano di Perugia (4) circa il 730, secondo il
Beretta (5). Al ducato perugino non apparteneva Gubbio; a oriente,
verso il ducato di Spoleto, non si estendeva oltre il Chiascio; a
occidente, checchè ne dica l'Inghirami (6), non arrivava alla Chiana
essendo allora costituito il ducato di Chiusi (7); a mezzogiorno
non giungeva a Orte (8), anzi non gli apparteneva Narni, ma sem-

(1) SurIO, 00. cit.; II, 927. Il Leoni (St. di T., pag. 223) fa seguire al nome Boni-
facio il titolo « humilis » ma é un errore. Per simili titoli, allora comunissimi, cf.
CARINI, Spicilegio vaticano; I, 10. Dando un'occhiata alle firme che seguono la lettera
di Agatone, si vede subito che i vescovi per lo più informavano la loro sottoscrizione
a quelle precedenti, e quindi molti di seguito hanno l'appellativo di umile, o esiguo,
o indegno o niente. E niente ha Bonifacio. Non è dunque per superbia o superiorità
che ne é privo. Il Leoni dice pure che Todi era allora la piü ragguardevole città
della Tuscia dopo Perugia! Lo suppone vedendo la firma di Bonifacio seguire imme-
diatamente a quella del vescovo perugino; ma i vescovi non firmavano secondo un
ordine prestabilito.

(2) GREGOROVIUS, Op. cit.; II, 259.

(3 HEGEL, Op. cit., pag. 159. — PIZZETTI, Antichità toscane; I, 85-9296. Ambedue
credono che il ducato di Perugia esistesse anche prima, ma non é provato.

(4) Liber Pontificalis.

(5) Chorogr. in Ss. X, 214.

(6) St. della Toscana, V, 21.

(7) LIVERANI, Il ducato ecc. di Chiusi, pag. 97.

(S) FowTANINI, De antiq. Hortae; Lugd. Batav., 1708, pag. 101.
Rea rne ro prati e —

de G. CECI

bra che comprendesse Todi (1). Nella donazione di Pipino del 754,
Gubbio e Narni sono nominate separalamente dal ducato perugino.
Nel 742 Terni apparteneva al ducato di Spoleto; anche Narni in
quell’anno apparteneva ai Langobardi che l'avevano rioccupata
fin dai tempi di Gregorio II (2).

Agatone segui dapprima la politica pontificia, e quando Liut-
prando si collegò con l'esarca contro Spoleto, Benevento e Roma,
egli tentó di ritogliere Bologna al re langobardo (3). Ma poi scon-
fitto cambiò indirizzo. 1l ducato di Perugia, posto tra i duchi lan-
gobardi di Chiusi e di Spoleto, membri della stessa famiglia del
re Liutprando, poteva essere facilmente schiacciato nelle con-
iroversie tra Langobardi e papi. Ad evitare il pericolo non c'era
che una via d’uscita: unirsi a Liutprando, o almeno non osteg-
giarlo. E fu fatto. Non altrimenti si spiega il vedere, nel luglio,
o nei primi d'agosto del 740, il re langobardo invadere il ducato
romano cominciando da Amelia. Aggiungasi che mosse con lui
il nepote Agiprando duca di, Chiusi (4); e non si saprebbe spie-
gare come mai anch'egli si trattenesse dal gettarsi su Perugia e
su Todi, tanto più che il lasciarle intatte alle sue spalle avrebbe
costituito un serio pericolo pel suo ducato. Quando Trasmondo
duca di Spoleto inviso a Liutprando, tornò a forza nel suo du-
cato, d’accordo con quello di Benevento e coi Romani, lo invase
dalla parte dei Marsi e della Sabina, ma nulla si sa di operazioni
militari in suo favore fatte dal duca di Perugia. Nè può supporsi
che Perugia e Todi fossero state antecedentemente conquistate
da Liutprando. Le sole Amelia, Orte, Polimarzo e Bleda richie-
deva Zaccaria al re nel 741; e nel 742 Liutprando, ricevuta la
visita del papa a Terni, quelle quattro città appunto gli restituì e
i beni ecclesiastici di Narni e d'altri luoghi non umbri di cui
s'era insignorito, e confermò la pace col ducato romano. Di Pe-
rugia e di Todi non si fa menzione alcuna, segno evidente che
non erano in guerra col re, nè in mano sua, altrimenti Zaccaria
non avrebbe mancato di reclamarle. Ma lo stesso Liber pontifi-

(1) TROYA, op. cit., IV, pag. 513.

(2 ANGELONI, St. di Terni; Pisa, 1878; pgg. 114, 115, 490. Il corso della Nera
segnava per non piccolo tratto il confine del ducato spoletano col romano.

(3) PAoLO Drac., L. VI, 54.

(4) FONTANINI, op. cit., pagg, 278, 385.
AL
5

-

, GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI 7

(è)

calis cj assicura indirettamente che Perugia e Todi non erano in
mano di Luitprando, dicendoci che quando il re tornò contro
Trasmando, i Romani non difesero il duca perchè non aveva cer-
cato di liberare, secondo i patti, Amelia, Orte, Polimarzo e Bleda.
) D'altre città da liberare non parla affatto.

D'altronde un duca romano di Perugia favorevole, o: almeno

non oslile ai Langobardi, non deve, meravigliare. Nel 727, du-
rante la tempesta sollevata in Italia dagli iconoclasti, i Lango-
bardi di Spoleto e di Tuscia proteggevano coi Romani le frontiere

del ducato romano contro Paolo esarca di Ravenna il quale voleva
soffocare la sollevazione (1). In più precise parole, difendevano
Perugia, perchè quivi finiva il ducato, e a Gubbio cominciava la
Pentapoli mediterranea. Aggiungasi che Liutprando, nella solle-
vazione delle province greche, di certo aveva avuto la sua parte
d'influenza (2); e non saremo quindi lontani dal vero sostenendo
che il ducato romano di Perugia sorse con più o meno palese
favore dei Langobardi, come crede anche il Fontanini (3).

Il distacco da Roma si dovette accentuare sempre più quando
il papa, temendo che i Langobardi profittassero dei tumulti per
unificare la penisola, si diede a temperare la foga degli Italiani
d e ad ammonirli di non rompere la sudditanza all’ imperatore; pa-
role che non potevano piacere al nuovo duca di Perugia, nè a
Perugini e a Todini.

Nel 743 era vescovo di Todi un Nicolò, sottoscritto al con-
cilio romano di papa Zaccaria (4). Morto Liutprando nel marzo
744 seguirono grandi tumulti, specialmente nel ducato di Spoleto,
e le prossime città romane dovettero tollerare gravi sciagure onde
il peso ne afflisse per lungo tempo: gli abitanti (5). Presto il du-
cato perugino si riunì di nuovo a quella parte di territorio sul
quale il papa dominava a dal quale Roma traeva i mezzi per la
propria difesa. Intendiamoci bene: il ducato perugino non. cessò
di esistere, ma, da favorevole ai Langobardi, ritornò nell’orbita

| (1) GREGORIUS, 0p. cit.; II, 258. — MURATORI, Ann. al 727.
\ : (2) Id., pag. 207.

(3) Op. cit.

(4) CAPPELLETTI, Op: cit.; V, 219. Bassiano nel 708 e Anastasio nel 725 non fu-
rono vescovi di Todi. Vedine ivi le prove.

(5) TROYA, Op. Cit; IV, 104.

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della politica pontificia. Nel patto. tra Pippino e Stefano II, del
24 aprile 754, lo si dona al papa (1); nel 769 Cristoforo e Sergio
ottimati, capi di parte franca, dominanti Roma e il papa, impau-
riti dall'avvieinarsi di Desiderio che muoveva come pellegrino, ma
con un esercito, riuniscono milizie dalla Campania, dalla Tuscia
e dal ducato di Perugia (2). Nel 773 Adriano I, per resistere in
Roma all'assedio di Desiderio, ricava gente di guerra anche dal
ducato perugino (3). |

I] distaeco tra le due politiche del ducato di Perugia, va cer-
cato: all'incirca tra la morte di Liutprando nel 744 e l'assedio
che le pose Rachis nel 749. Anzi nel 746, il ducato di Perugia
non doveva aver per anco abbandonata la sua politica non ostile
ai Langobardi, perchè Rachis, nella quinta delle sue nove leggi
pubblicate in detto anno, proibì, per gelosia di stato, l'invio di
messi a Roma, Ravenna, Spoleto, Benevento ecc., ma non a Pe-
rugia. Anche l’ Hegel e il Beretta intesero che Perugia doveva
essere stata per un certo tempo nella sfera d' influenza langobarda;
ma il primo confessò di non sapere quando tornasse al ponte-
fice (4); e il secondo, erroneamente, la fece restituire da Liut-
prando contemporaneamente a Sutri nel 727! (9).

Mi sono fermato a cercar di chiarire questo punto di storia
umbra, perchè riguarda direttamente anche Todi. Per questa città,
nel 749 passò papa Zaccaria (6), il quale correva presso il re lango-
bardo Rachis per indurlo a togliere l'assedio da Perugia, e vi
riuscì, liberando così anche Todi dall’ imminente invasione. Anzi
credo che Rachis |’ avesse fatta occupare per guardarsi le spalle
dai Romani. Negli ultimi mesi del 752, Todi era nelle mani delle
soldatesche del re Astolfo che tenevano il ducato romano (7) e

(1) Id., 1V, pag. 507.
(2) RE ASTASIO, in MURATORI; SS., III, 178 A.
(3) Id., 183 G.

(4) Ss cit., 159 in n.

(5) Chorogr.; Ss., X, pag. 214.

(6) DUCHESNE, Op. cit.; I, 437, n. 27; e 439 n. 49. Vi passò, credo, anche nel 743
Cinado si recò a Ravenna per placare Liutprando ‘che erasi mosso contro l’esarca
Eutichio.

(7) GREGOROVIUS, Op. cit.; II, 313.
GOTI, GRECI E LANGOBABDI A TODI ré

verosimilmente fin dal 751 ne era stata conquistata (1). E dai
Langobardi dovette essere occupata nel 754 quando Astolfo, coa-
diuvato da quelli di Toscana e di Benevento, si spinse fin sotto
‘ le mura, di Roma (2). Secondo il Gregorovius, furono forse gli Spo-
letini che operarono nella via Annia. Così il ducato di Perugia,

scorazzato continuamente da soldatesche langobarde, pagava il
ritorno alla fedeltà verso la Chiesa Romana.

Astolfo alla sua morte non aveva restituite al papa tutte le
ciltà occupate (2), e nel 760 Todi stava ancora nelle mani del di
lui successore. Sulla fine del marzo di detto anno, Paolo I scri-
veva al re Pippino intorno alle speranze di un accordo con Desi-
derio, il quale dicevasi pronto a restituire le giustizie di S. Pie-
tro (cioè a dire patrimoni, diritti, luoghi, territori e confini di ra-
gione della Chiesa) nel prossimo aprile (4). Tra le operazioni che
a ciò si riferiscono deve annoverarsi la definizione dei confini di
Todi verso Spoleto, Bevagna, Assisi e Perugia, fatta appunto tra
il marzo e l'aprile del 760 da Tebaldo e Tumpno, messi del papa
e del re, secondo i termini e segni degli anlichi e con il con-
corso di molti rappresentanti delle nominate città, cioè: Lupo,
Ilpidio e Adibrando di Spoleto; Uvo di Frido e Ilbado di Beva-
gna, Guidifrido e Insualdo di Assisi; Lupardo, Plazio e Janna
giudici luderti; Petruccio e Agato di Perugia, e Pascasio diacono
della santa Chiesa di Todi, il quale scrisse l'atto (5).

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(1) « Inter haec vero dum magna persecutio a Longobardorum rege Astulfo in
hac Romana urbe, vel subiacentibus ei civitatibus extitisset... » ANASTASIO, Ss. X,
166 A.

(2) « Et civitatem Narniensem, quam beato Petro concessistis abstulerunt et ali-
quas civitates nostras comprehenderunt ». Cosi Stefano II nel 755. (Cf. CENNI, Mon.
dom. Pont., I, pag. 87 e 93).

(3) GREGOROVIUS, Op. cit.; II, 339.

(4) TROYA, op. cit.; V, pag. 69. — MURATORI, Ann. ; al 760.

(5) La copia é nel Registrum vetus instrumentorum comunis Tuderti, al fol. 2
r. che conservasi nell'Archivio di S. Fortunato, Arm. III. Porta la seguente autenti-
cazione del notaio che trascrisse accuratamente anche quasi tutti gli altri istromenti
nel Registrum. contenuti : 7

« Et ego Ianninus quondam domini Bonifatii de Collacone filius, sacri Imperii
notarius, sicut in dicto folio inveni ita diligenter et fideliter exemplavi et registravi,
mandato et auctoritate domini Sancti de Burgo Sancti Sepulcri iudicis et vicarii ci-
vitatis Tuderti per nobilem virum dominum Iaconum de Iaconis potestatem dicte civi-
tatis, sub anno domini millesimo ducentesimo octuagesimo primo, ind. nona, Eccle-
sia Romana pastore vacante, die xxii mensis februarii, in palatio dicti comunis

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(8: G. CECI

Correva diritto questo confine di vella in vetta dal Poggiolo
al Lagomorto, al Montemartano, alla Cerqua di Giano, al tor-
rente Puglia; cioó dal Poggio Mezzanelli, a oriente di Porcaria
(erroneamente oggi detta Portaria), andava per Collefisco e Col-
letoso al lago di Firenzuola. Da qui tenevasi alquanto a oriente
dell'attuale confine, correndo diritto al Montemartano che dà il
nome a tutta la catena; indi seguiva il confine odierno fino a Colle
la Piana, vicino al quale doveva stare la Cerqua di Giano, così
detta dal vicino paese che era un possesso langobardo come il
suo nome dimostra (1). Dal Colle la Piana, aiutandoci con le termi-
nazioni stabilite nel 1293 tra Todi, Giano e Castagnola « secondo
l'istromento dei tempi di re Desiderio » (2), vediamo il confine
giungere alla Puglia per la vetta dei Pianetti o Pianelli, la casa
delle Fontanelle ed il fosso della Mandria.

Da questo punto il confine seguiva la Puglia, e stando al libro
dei fuochi redatto nel 1292, (dal quale possiamo rilevare quali terre
facessero parte del comune di Todi) abbandonava il torrente in un
punto che è difficile precisare, (non essendo segnate sulle carte
dell'Istituto geografico militare, nè Pietra Mascarana, nè Pietra
Cupa, nè Colle di Viati indicati come termini dell'istromento in
discorso) ma che non doveva esser lontano dalla Madonna della
Puglia, dove in questo torrente si gettano i fossi Malvano e Rub-
biatino. Da li il confine correva a Massa Pacigliano (oggi Colle
Pacigliano) e poi al fosso Gorgone, lo risaliva per un breve tratto,
indi seguiva su per giù, da levante a ponente, l’attuale confine
meridionale del comune di Deruta, passando per le Trosce, a
sud di Castelleone, le quali forse corrispondono alla Fonte Plo-

Tuderti, coram domino Matheo domini Petri et Iohannucio domini Thomassi testi-
bus ». L'originale, dice il notaio Giannino, era tra altre scritture vescovili, « in quo-
dam folio carte ». Fu pubblicato prima dalPAmaduzzi (Anecdota litteraria, Roma,
1773; I, 445-453) il quale ne vide anche un'altra copia inserita in un istromento del 27
giugno 1293 del notaio Francesco di Bartolo; poi dal Troya (Cod. dipl.long.; V, 73.)
il quale ne dimostrò l'autenticità dileguando ogni dubbio; poi dal Leoni (st. di Todi,
p. 275) e dal Sansi (Duchi di Spoleto). L'ortografia che dò ai nomi segue quella del
Registrum da me riscontrato; jer i nomi aggiunti à schiarimento dei confini, se-
guo le carte dell’ Istituto geografico militare. ;

(1) DUCANGE, Glossarium ; alla parola Ianum.

(2) Arch. di S. Fort.; Arm. II, Cas. VII, n. 2.

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GOTI, GRECI E LANGOBARDI A TODI (9

tina, e poi toccava S. Martino in Cerro che è il Cerro Sintarello
del documento.
Prima di arrivare a S. Martino, il confine cominciava, come

‘ora, a seguire la via da Castelleone a Casalina. /"lumznea la dice
il testo, cioè che scende al fiume, al Tevere; « Flaminea, sceris-
sero l'Amaduzzi e il Troya, e si diedero a rettificare un errore
che non esisteva. Questa via, un po’ più diritta dell’attuale, se-
gnava, da nord-est a sud-ovest, il confine da S. Martino a Massa
Scine (1) o Casalina. Ultimo termine, nella stessa direzione, era
S. Lorenzo ospedale diruto o chiesa a occidente di Ripabianca,
presso il Tevere. Tale si mantiene ancora il confine della diocesi
tuderte. ;

Due cose noto: Il numero dei giudici tuderti, i quali erano
tre, come tre furono poi in tutti i comuni; e il veder segnato un
tratto di confine fino al Tevere, tra Todi e Perugia. Segnare i
confini con Spoleto, Assisi e Bevagna, tutte città langobarde, sta
bene; ma con Perugia, perchè? Perchè a nord di Todi, Desiderio
non teneva territori romani. Il documento non contiene tutti i con-
fini del territorio tudertino; è, come del resto tutti convengono,
una delimitazione di ciò che Desiderio aveva preso e s’accingeva
a restituire. Dunque, non essendo indicati i confini- verso Terni,
Narni ed Amelia, ma sibbene quelli con Perugia, è segno che

verso mezzogiorno c'era ancora dell'altro da restituire, ma niente
a settentrione, cioè Perugia non stava in mano di Desiderio e du-

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rava in ducato a sé, sebben monco di Todi. I nomi dei rappre-
sentanti delle singole città confermano questa supposizione. Lu-

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pardo, Plazio, Ianna sono nomi langobardi dei giudici tudertini;

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MN.

Petruccio e Agato son nomi romani dei rappresentanti perugini.

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Malgrado questa delimitazione di confini, Todi rimase, presu-
mibilmente, o ricadde subito nelle mani di Desiderio. Verso la
fine del 761, infatti, Paolo I scriveva a Pippino contro il re lan-
gobardo che non restituiva e che invadeva di nuovo le cose già
restituite (2). Invero nel 772 teneva ancora Narni (3) e s'impos-

(1) Massa scine — Massa cina (?), piccola, corrispondente appunto a Casalina.
(2) TROYA; Op. cit. ; V, 157.
(3) Id., pag. 676.
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$ 1.» — Ignazio Danti a Firenze, Bologna e Roma.

Verso l'anno 1480 nasceva in Perugia Pier Vincenzo Ri-
naldi, poeta, matematico e architetto. Il cognome di Rinaldi
gli venne scambiato in quello di Danti, scrive Ignazio nella
« Traduzione della sfera del Sacrobosco » fatta da Pier Vin-
cenzo, « per la destrezza dell’ingegno suo, quasi che all'acu-
tezza del grande poeta, Dante, s'avvicinasse. Il che fu ca-
gione che essendo noi della famiglia de’ Rinaldi, sempre da
poi, mediante tal cognome, de’ Danti fussimo chiamati ».
Morì, lasciando due figli (nel 1512), Giulio e Teodora, la quale
si rese nota per le grazie del suo spirito e per la vasta col-
tura nelle scienze matematiche. Fu pittrice distinta per l'in-
segnamento ricevuto da Pietro Perugino, ed il Lanzi ne fece
onorata memoria nella sua « Storia pittorica della Italia ».

Giulio, matematico ed architetto, diresse i lavori della
Chiesa di S. Maria degli Angeli di Assisi; ma la fabbrica e
la decorazione durarono circa cento anni, ed egli morì nel
1575. Fu costruttore di strumenti astronomici, e lasciò scritto

un trattatello « De alluvione Tyberis » ed alcune note « Sugli

ordinamenti di architettura ». Avendo menato in sposa Bian-
cofiore degli Alberti, ebbe tre figli, Vincenzo, Girolamo e
Carlo Pellegrino.

Il primo si rese celebre come scultore, architetto, pittore
e poeta. Infatti fra i codici palatini della R. Biblioteca na-
zionale centrale di Firenze esiste di Vincenzo un « Capitolo
contro l'alchimia » del quale ogni terzo verso è del Petrarca
o NE ne prr err e —
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V. PALMESI

ed incomincia « Il falso inganno e la bugiarda frode » (1).
Pubblicó un'operetta intitolata: « Libro primo delle per-
fette proporzioni » (Firenze 1567). Doveva essa compren-
dere XV libri, ma non vide la luce che il primo. I suoi la-
vori si ammirano tuttora in Fiesole, Firenze, Prato e Perugia.
Dalla storia della Basilica del Convento di Assisi del Fratini
rilevasi come « fino dal novembre del 1565 messer Ottaviano
arcivescovo di Palermo scriveva al Custode di S. Francesco,
che intendea fare a sue spese un tabernacolo per l'altar
maggiore del sotterraneo, affine di custodirvi degnamente il
Corpo di Cristo: cercassero i padri un artefice idoneo; egli
se ne starebbe alla loro elezione. Fiorivano allora nella vicina
Perugia due grandi artisti, Galeazzo Alessi architetto, e Vin-
cenzo Danti scultore. Su costoro posero l occhio i frati del
S. Convento, deliberati d'averne dal primo il disegno e di al-
logarne al secondo il lavoro ...... Il tabernacolo per eleganza
e ricchezza d'invenzione, e pel magistero onde fu eseguito
dal Danti, riesci bellissimo; e tale sarà pur sempre giudicato
da chiunque sappia pregiare il buono di qualunque età ».
Il Vasari, oltre a ricordarlo nelle vite di Michelangelo e
del Bandinelli e di tesserne un elogio nelle biografie degli ac-
cademici del disegno di Firenze, nella descrizione « Dell’ ap-
parato fatto in Firenze per le nozze dell Illustrissimo ed ec-
cellentissimo Don Francesco de' Medici principe di Firenze e
di Siena colla serenissima regina Giovanna d' Austria », scrive
con entusiasmo del cavallo scolpito dal Danti. Di questo istesso
« apparato » nel 1566 dette una descrizione M. Domenico
Mellini con i tipi del Giunti di Firenze, il quale nello elenco
degli artefici che lavorarono in quella celebre circostanza
così si esprime: « Vincenzo Danti Perugino, giovane singo-
lare e d’ingegno sublime e acuto, grazioso e gentile, la cui
virtù e stupenda maestria nell’ adoperare della scultura è
degna d'immortale onore: il che si è conosciuto dalla gran-

(1) Palat. 35. E, 5, 2, 39 cart. 70-78 r.

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LL ALI LÁ O IN.
IGNAZIO DANTI i 83

dissima e perfetta opera, oltre alle altre sue fatte in marmo,
del Cavallo, che si vede in San Pulinari, la bellezza del quale
non mi basta l animo di esprimere, come né anco di lodar
lui a bastanza ».

Questo grande artista mori giovanissimo. Nato nel 1530,
a soli 18 anni (28 gennaio 1548) fu ricevuto nel Collegio de-
gli Orafi perugini e nel Catalogo dei Giurati di Porta Borgna.
Fece il getto della statua di Papa Giulio III che trovasi nella
piazza di Perugia, sotto la quale si legge: « Vincentius Dantes
perusinus adhuc puber faciebat » nel.1555; e siccome era
nato nel 1530, é chiaro che a quell'epoca aveva 25 anni, e
non 20 come asserisce Giorgio Vasari. « Magno bonorum
moerore die 26 mai » del 1576 compi la breve, ma glo-
riosa carriera, ed il terzogenito, di cui imprendiamo qui bre-
vemente a narrare la vita, ne onoró la memoria innalzan-
dogli nella Chiesa di S. Domenico di Perugia un marmo di
erandioso disegno, e vi appose una affettuosa epigrafe, che a
suo luogo riporteremo.

Girolamo fu architetto militare, pittore ed artista distinto ;
mori a soli 33 anni nel 1580, lasciando un figlio a nome Giulio.
Nell opera del Mazzatinti « Mss. delle Biblioteche d’Italia »
si legge che a Perugia fra i mss. delle soppresse corpora-
zioni religiose vi sono gli « Elogi degli huomini illustri di Peru-
gia di Filippo Alberti », fra i lodati trovasi Girolamo. m. 43.

La fede di battesimo del terzo figlio di Giulio é cosi an-
notata nel primo libro del fonte di S. Domenico di Perugia
sotto l’anno 1536, mese di aprile: « Carlo et Pellegrino di Giulio
di Dante si battezzó addi 29 ». Molto si é scritto intorno à
quest’ uomo, e prima di tutti da Giorgio Vasari nel 1568 quando
trattò « degli accademici del disegno di Firenze ». Quindi
ne scrisse Serafino Razzi suo amico ‘nella « Cronaca della
Provincia Romana dell’ Ordine dei Frati Predicatori, mss. »
e nella « Storia degli uomini illustri ». Il prof. Giovanni Ver-
miglioli nel 1826 dette alla luce: « L/ elogio di Ignazio Danti »
e tre anni dopo la « Biografia degli scrittori Perugini ».
E ea e raro prata
y 3 42? ]

84 : : V. PALMESI

Nel 1844 il P. Vincenzo Marchese pubblicó le « Memorie dei .

più insigni pittori, scultori e architetti Domenicani » opera
che ebbe l'onore di quattro edizioni, l’ultima delle quali nel
1819. L'alatrino Agostino Caporilli-Razza, uno dei buoni lati-
nisti del secolo nostro, il giorno 22 luglio 1847 leggeva. al-
laecademia Ernica di Alatri « L'elogio di monsignor Igna-
zio Danti, Vescovo di Alatri e celebre cosmografo », che poi
venne inserito nel « Giornale Arcadico », vol. CXXXIII, 1853.
Nel 1884 in Alatri videro la luce due altre biografie; la prima
di monsignor Luigi De-Persiis nel libro « Del pontificato di
S. Sisto I papa e martire » capo VII, $ I del libro II; l'al-
tra di Andrea Marini, e trovasi nell’ opuscolo « Cenni storici
popolari sopra S. Sisto I papa e martire ed.il suo culto in
Alatri», capo IV. Angelo Lupattelli ha dato alla luce « Perugia
ed i suoi uomini illustri, libro di lettura e di premio propo-
sto alle famiglie ed alle scuole ». È un opuscolo di 100 pa-
gine; gli uomini ricordati sono solamente XX e fra questi
Vincenzo Danti, al quale dedica 5 pagine, ed il fratello Ignazio,
al quale ne dedica 3. L’ opuscolo ha avuto 3 edizioni, l’ ultima
delle quali nel 1890. Era riservato a Iodoco Del-Badia di ri-
mettere le cose a modo con il suo studio su « Egnazio Danti
cosmografo, astronomo e matematico » stampato nella « Ras-
segna nazionale di Firenze » del 1881, dotto lavoro che io
ho preso a guida dello studio presente. A questi scritti sul
Danti altri molti se ne aggiungono, fra i quali del Riccardi,
di Cesare Alessio, dell’ Oldoino, del Cavalieri, di Guglielmo
Libri ecc. Alcune sue lettere hanno vista la luce per opere
del prof. Pietro Ferrato, del Raccoglitore delle lettere pitto-
riche, del Tiraboschi e di Iodoco Del-Badia. Ora avendone
trattato tanti dotti, è opera vana o no che oggi ne tratti io,
ultimo fra tutti per potenza intellettuale ? Credo di no, per-
ché se nella ultima edizione del P. Marchese si asseriva « del
P. Egnazio Danti architetto e ingegnere perugino, con tanta
copia e con tanta accuratezza ha scritto il prof. Giovanni

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Battista Vermiglioli da rendere ormai impossibile aggiun?

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gere cosa di qualche momento alla vita e alle opere di que-
sto illustre italiano », il Del-Badia cinque anni dopo scriveva
« Solo per dare piü esatta e larga cognizione di ciascun la-
voro da lui fatto a Firenze e produrre qualche nuovo parti-
colare della sua vita e delle sue opere, trascurato o ignorato
dai precedenti scrittori ». E siccome io opino che il biografo
vero non é ancora apparso per i fatti avvenuti a Firenze e
tuttora ignorati, per questo un nuovo tentativo non lo credo
infruttuoso, tanto più che i tre anni del suo episcopato in
Alatri sono poco noti. ;

Carlo-Pellegrino dal padre e dalla zia apprese le mate-
matiche, la geometria, l architettura e la pittura; quindi
frequentó la patria Università. Vesti a Perugia l abito dei
PP. Predicatori il giorno 7 marzo 1555 per le mani del
Pp Angelo da Diacceto, provinciale romano, mutando il nome

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di battesimo in quello di Ignazio. Quelli che di lui trattarono
non sono d'accordo intorno all’ epoca, nella quale andò alla
Corte di Firenze. Il Marchesi scrive che era disegno di Co-
simo I di far rivivere gli studi delle matematiche e delle
cose astronomiche caduti alquanto in basso; del che favel-
lando con Vincenzo Danti, egli tosto gli proferse il fratello.
Dice che quando ció avvenisse non é ben noto, ma é indu-
bitato fosse innanzi il 1567, e verosimilmente nel 1565. Il
De-Persiis fa accadere ciò circa l'anno 1565; altri lo man-
dano a Firenze circa l’anno 1570. Il Del-Badia finalmente
opina che deve esserci andato sul declinare del 1562 ed il
principio del 1563. E certamente, io penso, dovette recarvisi .
sul cadere del 1562, perchè in data 7 febbraio 1563 da Pisa
scrivendo una ricevuta dichiarava di « aver avuto scudi
venticinqui a lire 7 per ciascuno per conto de l opera di
Cosmografia della Guardaroba di Fiorenza ». Inoltre porta
la data di tale anno una sola delle tavole geografiche da esso
dipinte per gli sportelli degli armarii che sono nella stanza
detta la « Nuova Guardaroba » nel Palazzo Ducale; ed es-
sendone uscito, come vedremo, negli ultimi giorni del set-
86 3 V. PALMESI

tembre del 1575, abbiamo precisamente i 12 anni dei quali
esso istesso parla nella « Prefazione alle scienze matematiche
ridotte in tavole », nella quale dice che « per XII anni Lo
veddi [Cosimo] con tanta auuidità et piacere essercitarsi at-
torno questi nobilissimi studij ».

Del lavoro eseguito nella nuova Guardaroba scrisse il
Vasari che « di quella professione non è stato mai per tempo
nessuno fatta opera nè la maggiore, nè la più perfetta ».
Ma il Razzi ci avverte che del Danti è il solo disegno, per-
ché tutto quello sterminato lavoro venne da lui fatto colo-
rire da’ suoi giovani sotto la sua direzione. Lo afferma anche
il Pascoli nelle « Vite dei Pittori, Scultori e Architetti peru-
gini ». Delle pitture. fatte nella nuova Guardaroba furono
ammiratori profondi il grande astronomo La Condomiére, il
Cantini, lo Ximenes, Busching, Cassini, Riccioli, Cicognara
ed altri; anzi il Marmocchi, riferito da Filippo Moisé nella
« Illustrazione storico-artistica del Palazzo Vecchio » (Firenze,
1843) scrive che « il Danti è l’Ortelio dell’ Italia, anzi il
Mercatore, Ortelio e Danti denno considerarsi i fondatori
della moderna geografia; che gli sportelli del Palazzo Pitti
sono una vera meraviglia d'erudizione e di eleganza, anzi
un monumento veramente prezioso per la storia della eru-
dizione geografica e dell’arte difficile della geografia ». Que-
ste tavole sono 53; 14 rappresentano I Europa, 11 Y Africa,
14 l'Asia e 14 l America. Ricorderò finalmente che Gu-
glielmo Libri nella sua « Histoire des sciences Mathémati-
ques en Italie ecc. » (Paris, 1841) lo designa alla ammira-
Zione dei posteri.

Fra le cure dell’ abellimento del Pitti, trova egli tempo
per altre occupazioni. Eletto papa Pio V, forma il concetto
della fabbricazione di un convento nella sua patria, Bosco,
presso Alessandria; la bolla di fondazione è del primo ago-
sto 1566, e il disegno è del Danti. Infatti Agostino da Ga-
ressio nel giorno 18 maggio scriveva da Bosco al P. Angelo
da Cremona inquisitore di Milano, come si rileva dalla « Sto-

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u-— IGNAZIO DANTI 87
ria mss. del. Convento di Santa Croce di Bosco »: « In propo-

sito di detto schizzo, è cosa nota che San Pio diede ordine di
fare il disegno ad Ignazio Danti da Perugia, domenicano ».

E nella istessa storia mss. si legge « Il maestro ha scritto

circa la Chiesa, se con lui e Fra Ignazio si può far contento
N. Signore », e poco oltre: « Alli 14 aprile 1569 si dicono
pagati scudi 10 per lo viatico di Frate Ignazio sino alla sua
venuta ». Ma la esecuzione del lavoro non rispose al dise-
gno, perché nella assenza di lui, occupatissimo in tante altre
brighe, fu chiamato alla direzione un tal ingegnere Martino
Longhi, il quale qua ritoccando e modificando, là distrug-
cendo o creando, produsse un informe barocco.

Fra le molte occupazioni aveva quella di dettare pri-
vatamente ai figli del Granduca, a gentiluomini fiorentini, a
cortigiani del Principe: fra tutti, per onorarlo, basterebbe il
solo Gherardo Spini. « Lesse, scrive il Razzi, in detto tempo
la sfera ed altre scienze mathematiche a’ più nobilissimi
giovani, et anco ad alcune illustri signore ». I contatti colla
nobiltà fiorentina ci possono forse in qualche modo spiegare
l’ira e l'odio, di cui fu fatto segno il grande matematico.
Di questa persecuzione noi abbiamo notizia da lui stesso, il
quale da Prato così scriveva al Duca in data 30 settembre
1569: « Giunsi hier sera l’altra in Lucca et vi trovai il Pro-
vinciale il quale, havendo intese le mie ragioni, rimise la
causa al Priore di Fiesole, avante il quale potrò giustificarmi.
Per il che essendo strigato ho dato di volta subito per non
perdere più tempo et non ho voluto venire a noiare altri-
mente V. E. Ill.ma, ma solo con questi duoi versi gli ho dato
raguaglio di tutto. Né mi occorrendo altro li prego ogni
felicità et contento ».

Per questa volta tacquero i suoi nemici, i quali torna-
rono alla carica ben presto. I seguenti due documenti ce

lo addimostrano. Cosimo de’ Medici scrisse al Generale dei.

Domenicani ed a Pio V le ingiurie gravissime che dovette
soffrire il povero Danti.
V. PALMESI

Molto rev.do Padre,

Frate Egnatio Danti perugino mi ha servito et mi serve del con-
tinuo a l'opera di cosmographia, dove che per tali servitii mi bisogne-
rebbe alcuna volta haverlo apresso e che non fosse obbligato qua alli
prelati del convento ma potesse pure con l'habito servirmi et habitare
in certe stanze separate nel medesimo convento, non volendo per questo
andare vagabondo nè vivere licentiosamente, ma secondo la regola e
con l'habito indosso, scapolo, da potere attendere al servitio: però de-
sidero che la paternità V. in gratia mia voglia esser contenta concederli
questa lieentia, oltre che sarà cagione della quiete e sicurtà della vita
sua, atteso il seguito de l'affronto statoli fatto alli giorni passati nella
persona, come di tutto V. P. deve essere informata, e per questo e per
altri degni rispetti la prego a concederli questa licentia della quale io
riceverò molto piacere et li prego da Dio Nostro Signore ogni contento.
Di Fiorenza el di 21 di luglio 1571.

(Fuori) Al generale de l'Ordine di San Domenico (1).

Ecco ora la lettera al Pontefice:

A PP. Pio quinto

Sant.mo et Beat.mo Padre. Viene a'santi piedi di V. B.ne Frate
Egnatio Danti perugino per narrarli l'insulto che gli fu fatto da un
frate de Buontalenti Fiorentino, et per dirli di più minacce che li sono
fatte; che alcuni de'medesimi Frati lo vogliono privare di vita come
piü a pieno dirà lui medesimo alla San.tà V. E perché io mi sono ser-
vito di lui molti anni e mi servo ancora con buona gratia de’ suoi
superiori a l’opere di cosmographia et di lui mi tengo molto ben servito
però glielo raccomando come persona virtuosa, parendomi ancora per
quanto ho potuto vedere che sia di buoni costumi e che tenga vita re-

. ligiosa. Nel resto mi rimetto al sant.mo et sap.mo iudizio di V. B. che

conoscerà il vero e non comporterà che egli sia oppressuto sì come io
reverentemente la prego e humilmente bacio i suoi santi piedi pre-
gando nostro S.re Dio per la sua conservatione. Di Fiorenza, el di XXV
di luglio 1571 (2).

(1) Archivio Mediceo, 238, a c. 2.
(2) Archivio di Stato in Firenze, Mediceo, 238, a. c. 4.

——
ES

IGNAZIO DANTI 89

L'atteggiamento assunto da Cosimo in questa persecu-
zione se non ridusse al silenzio i nemici, almeno fece si che
tirassero colpi nascosti, fiduciosi nel trionfo alla morte del
generoso Principe. Del quale il perseguitato avendo cono-
sciuto l'animo benevolo verso di sè, nell’anno 1571 profittò
per chiedere una cattedra di matematica. Esaminata la do-
manda, in data 12 settembre venne il seguente rescritto:
« Ci pare che si possa levare l' Astudiglio, poi che non ci
leggie mai, et asegnare al supplicante scudi tre il mese per
una lectione di mattematica, la quale in Firenze ci pare
necessaria ». Francesco Astudiglio supplicó per riavere la
perduta cattedra di teologia, ma in data 11 ottobre rice-
veva il presente rescritto: « Il Principe vegga quel che gli
pare di fare essendo cosa di Studio ». E fu cosi che il Danti
incominciò le lezioni di matematiche nel novembre del 1571.

Se la morte non avesse rapito Cosimo I, il nome del

frate perugino sarebbe stato a noi tramandato anco piü
erande; perché gli avrebbe affidato il progetto di tentare
l impresa ardua al sommo di riunire i due grandi mari, il
Mediterraneo e l'Adriatico, per mezzo di un canale che perfo-
rasse l' Apennino. Il Cosmografo della Corte fiorentina aveva
nella sua mente intuita la possibilità della riuscita e forma-
tosi cosi il concetto esposto dal Cantini nei terminti seguenti :
« Sulla montagna della Consuma, ch' é situata nel Casentino,
e ch'è una continuazione dell'Apennino, esiste verso la parte
di Prato Vecchio una spaziosa valle, nella quale si avevano
a raccogliere le acque di tutti quei monti, per formare un
lago, dal quale forse si dovevano partire i due canali, cioè
quello per introdursi nell’ Adriatico, e l’altro per scendere
nell Arno, e venire nel mar Toscano, e forse colla forma-
zione di un altro lago nella sommità dell' Apennino Toscano.
Questi due canali non potevano essere navigabili senza
molti sostegni o cateratte e artificiali ricettacoli, dove si do-
vessero abbassare ed alzare le aeque medesime, non tanto
per là natura del paese che é sommamente montuoso, quanto
1
90 V. PALMESI

ancora per causa delle acque, che da quei luoghi non in
molta quantità si possono raccogliere ». E che la morte del
Principe fosse stata la sola ed unica causa dell'abbandono
del progetto, rilevasi ancora da una lettera che il segretario
Bartolomeo Concini scriveva al Borghini da Pisa il 26
marzo 1515. :

Quando sali il trono Francesco I, odiatore del Danti, la
guerra assunse maggiori proporzioni, con la quasi sicurezza
della vittoria. Erano appena passati 17 mesi dalla morte
di Cosimo, ed il P. Serafino Cavalli Generale dei PP. Do-
menicani così scriveva da Bologna a Francesco in data 23
settembre 1575: « Grande veramente è I' obbligo ch’ io tengo
alla bontà di Sua Ser.ma Altezza, la quale non men pia che
cortesemente s'é degnata darmi quelli avisi a’ quali son te-
nuto per debito dell’ ufficio mio provedere; et di tal prote-
tione dell’ honor di questo habito nostro tanto ne resta in
obbligo tutta la Religione, quanto il valere, grandezza et
bontà del protettore sono maggiore; et la persona mia in
particolare protesta a sua Ser.ma Altezza riceverne da Lei
grand’ et infinito obligo. Mando un precetto al P. Frat' Ignatio
Danti si debba partire in termine di xxiiijj hore da quel
luogo ove esso si trova, et s' incamini per queste parti et com-
parire avanti di me; et non sapend'io ove Sua Paternità si
ritrovi, l'incamino nelle mani di Sua Ser.ma Altezza a cui
desidero pienezza di gratia et felice prosperità ».

: All’arguto lettore non saranno sfuggite due cose dalla
lettura di questa lettera; ch'essa fu l'effetto di una ante-
cedente ricevuta da Francesco, colla quale accusava il Danti,
come meglio vedremo in breve; e che il Generale, po-
ver uomo, ignorava financo dove l’accusato si trovava a
Firenze! E nello istesso giorno il P. Cavalli scriveva al
Card. Ferdinando fratello del Principe scusandosi del richiamo
ch'era stato sforzato di fare. Ma sforzato da chi? perchè?
La seguente ci dice quali pressioni dovevano esser fatte
sull'animo del Generale. Eccola:

ca, retra ue o. cem
NC

IGNAZIO DANTI 91

Ili.mo e Rev.mo Sig. Mio

Desidero sommamente che S. Ill.ma Signoria mi scusi de la revo-
catione ch' io sono stato sforzato di fare al P. Frat' Ignatio Danti e
sapendo lei quanto l’osservo e la porti sopra il capo con ogni affetto la
supplico resti appagata che per debito dell’ ufficio mio non ho potuto di
manco. Io chiamo quà da me il già detto Padre e che quanto prima
debba comparire, desiderando da lui informationi che lui solo mi può
dare: con che fine con ogni riverenza gli baccio le sacrate mani confer-
mandomegli per quanto s'estende ogni mio potere pregandogli felicità e
pienezza di gratie.

Da Bologna alli 28 settembre 1515.
Di V. S. IMl.ma e Rev.ma
Ser.re osseq.mo
F. Serafino (1).

Anche in questa affaccia due scuse: il dovere del proprio
ufficio, e l'essere stato sforzato ad agire cosi, senza addurre
una ragione al mondo.

Casa Medici in quell’ epoca aveva due Cardinali, Fer-
dinando ed Alessandro. Se il Cavalli ha inteso il bisogno di
scusarsi presso il primo, è evidente che quegli sentiva ma-
lamente la brusca determinazione. Alessandro invece, quan-
tunque incaricato, come vedemmo, da Cosimo di raccoman-
dare al P. Generale il Danti, pure era nascostamente legato
a fil doppio con i nemici di lui. Infatti il Del-Badia nell'Ar-
chivio mediceo copió una lettera di questo Cardinale, dalla
quale rilevasi che era pienamente d'accordo con il superiore
dei Domenicani, rappresentando cosi due parti nell' istesso
dramma. L'importanza di quel documento salta fuori evi-
dente agli occhi di tutti. Forse la lettura di questo impor-
tantissimo documento, del quale il Del-Badia non fa cenno

(1) Documento inedito esistente nella filza medicea 5101 (60 del carteggio del
Card. Ferdinando de' Medici) carta 233. Bibl. Nazionale di Firenze.

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+ TR ua me ere rr
Y 4 da

V. PALMESI

veruno nella biografia che ne scrisse nel 1881, ci avrebbe
potuto servire di filo conduttore a rintracciare la verità
delle cose (1).

Abbastanza chiara è poi la lettera che Francesco I ri-
spondeva con troppa fretta al Cavalli. Di questa fretta la
storia e la critica devono tener conto: « Con la lettera di
Vostra Paternità de’ 23 ho ricevuto il precetto di lei a fra-
t Ignatio Danti, el quale se gli farà dare, et lei ringrazio
che per questa via habbi ovviato a molti scandoli che po-
tevano nascere per il male esemplo di lui. Assicurandola
che, si come ho conosciuto in questo la buona voluntà della
Paternità Vostra, cosi ella conoscerà in me ogni prontezza
nel fare servitio a llei et a tutta la sua Religione; et Dio
la conservi ». i

È qui chiaro un contratto indecoroso! Il figlio di Co-
simo aveva chiesta la testa del Danti, ed il P. Generale non
aveva esitato a chinare la chierica! Frate e Principe se la

intendevano bene! Ma quali le ragioni dell ira fratesca e

dell odio principesco? Quantunque si sia parlato di scandali
molti, pure questi non essendo precisati, non è possibile a
noi dire di qual natura siano stati. Auguriamoci però che
il tempo faccia rintracciare documenti che assolutamente
debbono esistere. Da parte poi dei confratelli non poté agire
l'invidia nel vederlo in tanta intimità con Cosimo I? Poté
dispiacere ad essi il saperlo a Corte più che in Convento?
Quei rapporti amichevoli e cordiali colla nobiltà fiorentina,
e massime col ceto femmineo urtavano forse i nervi ai cor-
religionari del P. Ignazio? A chi esamina bene le due lettere
da noi riportate, questa terza ipotesi si affaccia più natu-

rale. Ma pure ammessa questa, fin dove si andava colla verità:

e dove incominciava la insinuazione e la calunnia? Era

tutta verità, oppure tutta calunnia? Questo dovranno dirci

(1) Anche questo documento per mancanza di indicazione non mi venne fatto
di avere. '

vom
IGNAZIO DANTI 93

«i documenti. E quell’ odio del Principe? Egli non avendo il
gusto del bello e del buono come il padre, odiava tutti
quelli che erano stati stimati e beneficati da Cosimo; odiava
tutti quelli che si trovavano legati in amicizia col Cardinal
‘ Ferdinando. Sua graditissima compagnia invece fu Bianca
Cappello, gli amori colla quale la storia ci ha raccontati.
Non è dunque .vero quello che hanno scritto l’ Alidossi,
il Marchesi, il Vermiglioli ed altri, ossia che « il favore mediceo
(così il Vermiglioli) non cessò per Ignazio con il cessare dei
giorni di Cosimo. Imperocchè il successore Francesco lo trat-
tenne a quella corte con gli stessi emolumenti ed onori, ma
desiderandolo l università di Bologna, egli vi si recò a profes-
sare le matematiche, ed astronomiche discipline ». « Forse:
(soggiunge il Marchesi) interpostavi l' autorità del Pontefice,

lo toglieva alla Toscana ». Possiamo invece assicurare che,
come non fuvvi cosa chiesta dal Danti'a Cosimo che non
ottenesse, così non fuvvi cosa domandata a Francesco che
quegli non negasse, e di ciò potrei citare molti esempi. Mi
limiterò solamente ad accennare che fu tanta la fretta di cac-
ciarlo da Firenze, che restò incompleta ogni opera iniziata
per comando del morto Granduca. Ma pur volendosi condurre
a termine almeno le tavole geografiche, Francesco scrisse in
data 31 dicembre 1575 al Generale della Congregazione di
Monte Oliveto, chiedendogli gli mandasse un tal Don Stefano
Buonsignori, del quale gli aveva parlato «la buona memoria
di Don Miniato Pitti, essendo necessario (soggiungeva) dar
perfettione a certe tavole di Cosmografia per il mio Palazzo ».
La lettera ebbe risposta il 22 gennaio 1576; il Frate Olive-
tano andò a Firenze, entrò nelle grazie del Duca, forse in
odio al Danti, a tal segno che impegnò il Cardinal Caraffa
Protettore dell’ Ordine Olivetano per farlo nominare Abate. Il
lavoro del Buonsignori riescì bene, ma molto inferiore a quello
del Domenicano. E l' istesso perseguitato non scriveva da Bo-
logna alli 25 di novembre del 1577 al Borghini: « del resto
sto quà molto bene, per grazia del Signore Dio, et molto più

er Sio DEEP I — - m
i _—PrPr==r== - ——
94 V. PALMESI

I quieto che non stavo costà, et del tutto ringrazio Sua Mae-
I del stà, che ha ridotto ogni cosa in bene »? (1).
Così Firenze, perdendo il Danti, perdeva la cattedra di
MES matematiche, come rilevasi chiaramente da una lettera di
| Galileo al Del-Monte in data 16 luglio 1588. « Ma poichè
(egli seriveva) qui in Firenze per i tempi a dietro ci é stata
una lezione pubblica di matematica istituita dal G. D. Cosimo,
| essendo ora vacante, e, per quanto intendo, molto da’ nobili
desiderata, ho supplicato per questa, sperando ottenerla col
favore di Mons. Illustriss. suo fratello, al quale di questo ne-
eozio ho dato il memoriale ». Ma Firenze perdendo il Danti
e la cattedra di matematiche non perdeva gli egregi lavori

HACOETERCVERINUIRAGE aur 1717

Il di lui che colà restavano a confusione dei vincitori, a rim-
i provero di frati e Principe, a gloria del vinto. Egli abbando-
| nando Firenze, lasciava orme indelebili del suo sapere e della

sua attività, perchè, ponendo pur da parte i moltissimi istru-
menti ed ordigni da lui ideati, fabbricati e perfezionati, men-
‘ tre era occupatissimo nelle cure dell' insegnamento privato e
| pubblico, trovó anche tempo di porre il primo Quadrante
i| astronomico o Gnomone, simile a quello usato da Tolomeo,
li sulla facciata di S. Maria Novella, nel 1572; l' Armilla equi-
noziale, e l’altro Gnomone nella istessa facciata due anni
dopo, che non poté condurre a termine per la morte del
Gran Duca; l’Anemoscopio verticale alla Villa delle Rose,
costrutto colla sola scorta di un antico testo greco. Ne fab-
| bricò moltissimi, anco tascabili, ed altri ne inventò. Infatti
E nel 1569 aveva costrutti due Astrolabi, uno per il Cardinal
| Ferdinando, al quale, con nuova invenzione, aveva innestato
d il Planisferio del Rojas, ed un altro per Cosimo. Al Museo

di Fisica e Storia naturale di Firenze si trovano tuttora
| un quadrante o strumento del primo mobile, un grande
i Astrolabio d'ottone colla sola faccia, e un Astrolabio d'ot-

A rene Rr e

Il () FERRATO prof. Pietro, Lettere di celebri scrittori dei secoli XVI e XVII, per
Laurea Giovanni Fessier di Andrea. Padova, Penada, 1873.
lo

j
»
*

IGNAZIO DANTI 95

tone indorato. Di quest'ultimo il Meucci non ha prova asso-
luta che sia del Danti; del quale piacemi qui trascrivere una
lettera diretta al Conte Polidoro Castelli, che: mostra quanto
fosse ricercato per la fabbrica de' Mappamondi non solo, ma
ci dà anco la prova che viveva a Pitti stipendiato. « Il si-
enor Bolognetti ha inteso male, perché non ho promesso al
signor Paulo farne una con 40 scudi (di palla). Sua Signoria
mi domandó della spesa che anderebbe in fabbricare detta
palla, et disse: farebbesi con 40 scudi?; al che io non risposi,
perché non lo sapevo. Ma poi per una che se ne ha da fare
per il signor Principe ho calcolata la spesa, et ascende a
poco più: parlo della spesa solo del guscio senza altra ma-
nifattura, perché la superficie di detta palla è braccia 36
quadre, et è tutta armata dentro di ferri, perchè sì gran
globo non si reggeria da per se..... . Quanto poi alle due
palle, che il signor Bolognetti scrive, io li scrissi che l’ havrei
servito per far piacere a V. Sig. et anco alli Signori Bolo-
gnetti, et l'ho molto sentito lodare per quel compito Sig. che
egli è, più che per voglia ch'io ne abbia, perché quando vo-
lessi farne, harei da fare purtroppo, e posso far dette palle
anco in dono ancorch'io sia povero fraticello, che con quei
pochi denari che ho ogni mese da loro A. abbia a vivere io
con chi mi serve. Ho scritto quel prezzo per servire Sua Si-
enoria da quel prezzo, perché la saprei servire anco da mi-
nor prezzo, perchè mi dà il cuore di ballare ad ogni sorta
di suono. Ma per fare due palle compite io so la spesa ch'io
ci harei da fare oltre la mia fatica, et perció dissi che quando
saranno fatte se Sua Signoria non le vorrà, le lasci a me,
che non mi mancherà che farne, et che della grandezza non
mi dà noia un poco più o meno » (1).

Questa lettera che nell' opera del Tiraboschi é senza l'anno,
il Del-Badia la dice scritta nel 1571 (2). Solo dalla lettura di

(1) La lettera è edita dal TIrAaBOSCHI, Storia della letteratura italiana, tomo VII,
parte T, Roma, 1784.
(2) Il Tiraboschi la dà con la data: « Da Pitti alli 23 settembre ».
IU TE Tua canat e t jr e
“è

V. PALMESI

essa risulta evidente che veramente la domanda di Cosimo
dovette essere stata accolta favorevolmente dal P. Generale,
per cui Frate Ignazio stabili a Pitti la sua dimora.

Egli dunque dovette abbandonare la capitale toscana non
per assumere l'insegnamento a Bologna, ma solo per ritirarsi
nel monastero di S. Domenico, e ci vollero non meno di 13
lunghi mesi prima che il Senato della dotta Bologna lavasse
il principesco insulto.

Ho avuto cura di rintracciare il documento che lo chia-
mava a Bologna:

Conducta ad Mathem.cas R.di M.ri Fratris Egnatj Dantis. Die Mer-
curij 28 Novembris 1576 congregatis Mag.cis et Ill. Dominis XI etc. in
n. 28 in camera eorum solitae congregationis et residentiae inter eos
infrascripta partita posita et obtenta fuerunt

Coram R.mo Gubernatore

Primo Ad hujus inclitae civitatis, et almi literarum conventus am-
plitudinem et gloriam magnopere pertinet doctissimos quosque homines
et scentiarum laude praestantissimos, quorum praesentia et numero
omni tempore floruit, abstantes invitari, et accessiri, ac loculentissimis
premiis et honoribus honestari. Quo.fuit ut Senatus habita fide digno-
rum ratione de singulari peritia, et eminenti scientia in omnibus artibus
et praestantim in Mathematicis Reverendi magistri Egnatij Dantis Pe-
rugini Ordinis Fratrum praedicatorum in praesentia in Monasterio San-
cti Dominici commorantis, Ipsum in hoc almo gymnasio conducendum
censuerit, prout sic per suffragia XXVI. conducit ad publice legendum
artes et disciplinas Mathematicas et dependentes — Cum stipendio annuo
librarum. ducentarum ipsi de pecuniis Gabellae grossae pro studio
assignatis per ordinarias distributis de more solvendarum. Incipiendo in
prima anni sequentis atque ita conducendum in Albo Dominorum Ar-
tistarum arbitrio magnificorum Dominorum studi, conservatorum de-
scribi mandarunt, Contrariis etc. (1).

Di mala voglia si sobbarcava al nuovo peso, spaventato
forse dai dolorosi ricordi di Firenze, ma accettò costrettovi

(1) Arch. di Stato di Bologna, Partiti del Reggimento. Vol. 24, carte 21 recto.

he
IGNAZIO DANTI | 9T

dal suo superiore, come infatti agli 8 dicembre dell istesso
anno scriveva al Duca di Urbino. E cosi egli completava
quell’assieme di grandi insegnanti, perché, di quei giorni,
in quella Università professavano, fra i legisti lo Spannocchi:
e Gian Angelo Papi, fra gli umanisti Stefano Carli, Tommaso
Correa, il Sigonio, Aldo Manuzio iuniore ed Ascanio Persii
grecista; insegnavano filosofia Ludovico Cantari e Federico
Pendasio; medicina il Costeo, il Mercuriali, ed il celebre Ta-
eliacozzi inventore della rinoplastica. Sette anni egli tenne
la cattedra di matematiche, ossia fino al novembre dell'anno
1585, come rilevasi dal « Repertorio dei Professori della ce-
lebre università di Bologna, in appendice agli annali compi-
lato da Serafino Mazzetti Archivista Arcivescovile, compren-

dente l'epoca dal secolo X al 1847 ». Nei giorni dei quali
parliamo, linsegnamento delle matematiche in Bologna era
impartito da due Professori; l' uno dei quali dava lezioni nella
mattina, per solito nellà quarta ora « Classes matutinae »
allora occupata dal bolognese Pier Antonio Cataldi; l altro
Professore, il Danti, dava lezioni quasi sempre nella quarta
ora pomeridiana, più di rado nella terza e nella seconda,
« Classes pomeridianae o vespertinae ». Tanto l' uno che 1’ al-
tro spiegavano in un anno la sfera del Sacrobosco, nel se-
condo l'astronomia di Tolomeo, nel terzo Euclide, nel quarto
la teoria dei pianeti, poi tornavano da capo, quando pur non
ripetevano per più anni la istessa materia.

Jome egli spendesse a Bologna l’opera sua, protetto dal
Card. Gabriele Paoletti, uomo dottissimo, nei primi anni che
dimorò in quella città noi ben lo sappiamo. Infatti nel mezzo
del Palazzo Episcopale pose un’ Armilla della grandezza di
quella di Firenze; un grande Gnomone al tempio di S. Pe-
tronio, che poi dette luogo alla famosa meridiana Cassini;
un Anemoscopio fabbricò nel 1578 per il Cardinal Paoletti
nella parte superiore del muro esterno della Metropolitana
per commissione del sullodato Cardinale, ed un altro ne co-
Strui pel giardino di M. Lorenzo Costa. Nella chiesa del suo
98. V. PALMESI

Convento disegnó la Cappella di tutte le reliquie, come as-
serirono il Razzi e l'Oretti, la quale opera fu distrutta nel
rinnovamento della Chiesa.

In questo frattempo fece la Cosmografia del contado pe-
rugino: ma sentiamo da lui istesso la narrativa scritta in
Bologna al Priore degli Innocenti Vincenzo Borghini, in data
25 novembre 1577: « Trovandomi questa state a Perugia
per cagione di visitare mio fratello amalato, fui richiesto là
da quei Signori et dal Governatore di fare la corografia di
quel contado, il che misi in esequtione, levandone la pianta
in 28 giornate; notai ogni cosa segnalata, et ritrassi poi di
penna di mano in mano ogni cosa dal naturale, li monti, fiumi
principali, et fabriche segnalate, et specialmente de’ castelli,
che ve ne sono 223, con un pezzo della via Flaminia, et
dieci commende di Malta che rendono attorno a 7000 scudi,
et due di Santo Stefano con undici altre Badie. Notavo poi
a luogo per luogo la qualità dell’ aria, l acque, le terre, quello
che più producevano, il governo de’ castelli, se erano de’ si-
gnori particulari, et gli abitatori a che più attendevano et
simili altre cose. Con la quale diligenza feci poi in Perugia
nel Palazzo un quadro su la calcina disegnato con la punta
del pennello et con li monti ombrati, et colorito poi d’acqua-
relli, grande 15 piedi, ove feci poi tutte le strade principali
di colore bianco, et la divisione de’ quartieri di linee rosse ».
Il Vermiglioli nella « Biografia degli scrittori perugini » t. I,
parte II, scrive che « mnell’aula municipale di Perugia de-
lineò il suo vasto e delizioso contado »; invece doveva scri-
vere nell’ aula governativa, perché il lavoro era stato fatto
nel quartiere superiore, residenza dei Governatori pontifici,
oggi dei Prefetti. La precisa indicazione di esso, e del tempo
in che fu guasto il più prezioso ornamento di quel palazzo,
trovasi in una postilla di V. Cherubini all’ art. Egnazio Danti
di un esemplare della citata « Biografia degli scrittori peru-
gini » posseduta da colui che fece Ta recensione delle due
lettere del Danti edite dal Ferrato, recensione inserita nel
DEEP POSVVIRAZONZI

x Hà as

IGNAZIO DANTI 99

« Giornale di erudizione artistica, pubblicato a cura della
R. Commissione Conservatrice delle Belle Arti nella Provincia
dell’ Umbria », vol. II, anno 1813, pag. 174, Art. Bibliografia.
Così nella suaccennata postilla sta scritto: « Questa tavola
delineata a fresco nella sala alla quale si entra dalla an-

tica cappella de Decemviri, fu per somaraggine di Vincenzo .

Cioffi architetto della città nel 1798 rovinata e coperta di
bianco dai muratori. Annibale Mariotti se ne dolse alta-
mente ».

La commissione così bene eseguita gli valse nuovi inca-
richi. Ma sentiamolo da lui istesso nella lettera al Borgnini:
« Atteso che essendo venuto alle orecchie del Sig. Iacopo
Buoncompagni la sodisfattione che a Perugia hanno di questa
che ho fatta, mi ha proposto, quando era qui, se voglio le-
vare la pianta di tutto lo Stato della Chiesa; et siamo rimasti
che come sia in Roma lo proponghi a Sua santità. Però
prego V. S. che me ci aiuti con darmi qualche avvertimento,
perchè se questa mi riesce, facil cosa sarà poi di finire un
giorno tutta la corografia della Toscana fatta minutamente,
si come ho fatta quella di Perugia ».

Dal Borghini ebbe i consigli, dei quali lo ringrazia con
lettera da Bologna 15 febbraio 1578, stampata dal prof. Fer-
rato, e quindi lo ragguaglia della Commissione avuta: « Io
hebbi giovedì le patenti del Card. S. Sisto che mi ha man-
date il Sig. Iacopo Buoncompagni, nelle quali comanda al
Governatore di Bologna, et al Presidente di Romagna che
mi provedino di quanto mi farà bisogno nel viaggio, per me
et 9 servitori: et mi comincierò con lo aiuto de Dio il primo
di dopo pasqua in questo contado..... . Per questa impresa
non perdo la mia provisione nel luogo della lettione, et per
questo anno harò letto tutta la 2* leetione ».

In tre anni, lavorandoci solamente quando poteva, levò
le piante di tutta la Romagna, di una parte dell’ Umbria,
del Lazio e della Sabina. Incominciò la corografia della To-
scana, e ad Orvieto rilevò la topografia della città e terri-

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100 V. PALMESI

torio, pregiatissimo lavoro, perché ricco di scienza e di pe-
rizia singolare. |

La guerra dei nemici fiorentini e la critica mordace non
lo abbandonarono neppure lontano, ogni qual volta dava alla
luce qualche suo lavoro, come accadde nel 1577, quando
scrisse della apparizione della Cometa. Egli ne trattava nella
lettera diretta al Priore degli Innocenti Don Vincenzo Bor-
ghini, in data 23 novembre 1577, edita dal Ferrato e da noi
citata, dando ragguagli in questo modo: « Et perchè ho os-
servata questa cometa dalli 14 del presente in qua quasi
ogni sera, la sappia che la prima volta la ritrovai quanto al
luogo apparente nelli 25 gradi di Capricorno, che hiersera
era alli 24 di Aquario, et dove la prima sera era a una hora
di notte et un '/, alta sopra l'orizonte gradi 20, hiersera era
alta gradi 37, sì che la può vedere che si è mossa di proprio
moto et verso levante, et verso tramontana, o per dir meglio
verso il Zenitte. La sua distanza dalla terra è, credo io, per
quanto ho trovato, miglia da 3600, et il suo diametro miglia
1 !/, 0o poco più, la longhezza della barba sempre è ita sce-

mando, come V. S. arà potuto vedere ». |

A ció che il Danti stampava intorno alla nuova cometa, |

un tal maestro Antonio replicava, mettendolo in ridicolo ed |
assicurandolo che aveva scambiato la nuova stella con Marte;
il qual maestro Antonio, secondo il Del-Badia, è quel Lupi-
cini matematico ed ingegnere, il quale trovavasi in ottimi
rapporti col Granduca Francesco. Ma la ragione stava dal
Frate Domenicano e basta leggere, per convincersene, il Ty-
chonis Blahe « De aeterei mundi recentioribus phoenomenis
lib. secun. qui est de illustri stella caudata anno 1577 conspe-
eta ». Di altre non meno acerbe critiche mossegli ne scriveva
al Duca di Urbino.

A Bologna lo colse la morte dei due fratelli; quella del
padre, se non quando era a Bologna, poco prima di andarci.
Riproduco qua la epigrafe che egli scrisse per il monumento
che fu eretto al fratello Vincenzo, perchè è di un purgatis-


IGNAZIO DANTI i 101

simo latino. Quello fu opera di Valerio Cioli di Roma, se-
condo il Borghini; ma secondo un ms. esistente nella sa-
grestia di S. Domenico di Perugia, il ritratto o medaglione
di Vincenzo, fu lavorato da Vincenzo istesso, e quindi siste-
mato nella suddetta chiesa.

D. 0. M.

VINCENTIO . DANTI . SCULT . PICT . ATQUE . ARCHIT . EXIMIO . QUI
PRAECLARIS . MULTIS. VARIISQUE . OPERIBUS . QUAE
SUMMORUM. PRINCIP . ARBITRIO . FABREFECIT . RELICTIS
FACILE .DOCUIT . QUANTUM . INGENII . AC. SOLERTIAE
MAGNITUDINE . CAETERIS . SUAE . AETATIS . ART . PRAECELLUERIT
VIXIT.ANN.XLVI.M.I.DIES. VIII . OBIIT. A. MDLXXVI
VII.KAL . IUNII
IULIO.ET.PETRO.VINCEN .DANTI . VIRIS. INTEGER
ET.GRAPHICA . ITEM . ARTE . ET. MATHEMATICIS
DOCTRINIS . ERUDITISS . AC. PROPTEREA , PONTIFICIB .

ET .MAGNIS. VIRIS. QUIB. OPERA . NAVARUNT . CARISS .
F.EGNATIUS. ET. HIER. DANTES
FRATRI.PATRI.ET.AVO.OPTIME.MERITISS. P. M.D.LXXVII.
SED.HEU.HIERONYME . DUM . AMBO.MONUMENTUM
MAIORIBUS . NOSTRIS . FACIUNDUM . CURAMUS
TU.INTEREA.ANN.NATUS. XXXIII. PICTURAE. AC
FAMILIAE .NOSTRAE.EGREGIUM .DECUS.MORIENS
FRATER .PATRI.LACRYMIS . PARVULO . FILIO . DETRIMENTUM
OMNIBUS . DESIDERIUM . RELINQUIS
OBIS. VI. KAL. SEPTEM.CIO .IO . LXXX

Nel 1580 chiamato a Roma da Gregorio XIII abbandonava
Bologna, e la cattedra pomeridiana lasciata dal Danti restave
scoperta. La chiese il Galilei nel 1587 e vi concorse nel
1588, quantunque avesse di poco varcati i 25 anni. Una
lettera che lo raccomandava al signor Giovanni Dall’ Armi
dice che « Galileo al presente domanda e desidera la lettura
di Matematica in questa Città, offerendosi prontamente a
concorrere nel merito con qual si voglia altro di questa
professione in qualunque modo bisognerà ». E sebbene la

raccomandazione fosse stata fatta al Dall’ Armi, allora Sena-

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-Cosmografo nel vero senso della parola. Egli propende piut-

V. PALMESI

tore della Città, uomo assai autorevole, pure il Galilei non

riesci nello intento, perché rimase quella cattedra vacante

ancora per lo spazio di un altro anno, cioè fino a che l’ as-

sunse il celebre Giovanni Antonio Magini ai 4 agosto del
1588 collo stipendio annuo di lire 1000, volendosi prescelto
« e per l'utile delli scuolari e per l'onore dell'Almo ginna-
sio; facendo cosi occupare quel posto da un uomo nelle
matematiche, non gregario, ma eccellente et magnae expec-
tationis ». Il Magini accettò con lettera datata da Verona il
18 settembre, e i tentativi fatti in favore di Galileo dal Del-
Monte e dal Cardinale suo fratello andarono a vuoto.
Frattanto il Danti era andato a Roma non solo nella
qualifica di matematico pontificio, ma anco di direttore di
tutti i lavori della galleria vaticana, avendo sotto di sè due
sopraintendenti, ossia il Pomarancio ed il Manunzio. Monsi-
gnor Ercolani frate Domenicano, Vescovo di Perugia ed
amico intimo del grande Cosmografo, asserisce che Papa
Gregorio volendo continuare le opere da Raffaello lasciate
incompiute nella Galleria Vaticana, ed il nuovo braccio del
Ghelini, il tutto ordinò che si facesse su disegno del Danti.
Si è fatto un gran discutere se le mappe delle Loggie vati-
cane fossero state o no da lui dipinte. Bartolomeo Podestà,
per venire ai giorni nostri, in un articolo inserito nella
« Rivista Europea », anno VIII, vol. II (Firenze, 1877, pag. 36),
nega che fossero del Danti, perchè, egli dice, « vennero con-
fuse con quelle topografiche delle diverse città d’Italia, che
delineò molto dopo nella Galleria del Belvedere, detta delle
carte geografiche, e che è quella ampia e bellissima a cui
si accede dalle sale della Pinacoteca ». Secondo il Podestà
le mappe furono dipinte da Antonio da Varese alcuni anni
prima che il Danti andasse a Roma. Nel 1888 il Prof. Fi-
lippo Porena nel « Bullettino della società geografica ita-
liana » stampato a Roma, in tre puntate, contradiceva alle
idee del Podestà, negando che Antonio da Varese fosse un
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IGNAZIO DANTI 105

tosto ad ammettere che sotto l alta direzione del Danti, lo
esecutore fosse stato un tale Stefano Francese. I lavori al-
lala centrale furono incominciati nel 1577, e siccome du-
ravano ancora nell’anno 1585, non è supponibile che il Co-
smografo e Matematico pontificio non soprastasse a quelli.

Se la Cronaca mss. esistente nel Convento delle suore
Benedettine di Alatri fosse stata conosciuta, non si sarebbe
sciupato tempo e fatica nel chiarire la questione. Così scrive
egli di proprio pugno: « Et con l'occasione della servitù
ch’ Io più anni havevo fatta a Papa Gregorio nel suo Pa-
lazzo, con farli la Gallaria, la Loggia de Venti, l’altre camore
vicino la sala di Svizzari, et quella de Palafrenieri con I al-
tra Loggia grande sopra l'offitio della camora avanti la Bo-
logna ». Dopo la stampa di questo semplice inciso, sarebbe
ozioso il proseguire la discussione, perchè egli istesso desi-
gna e stabilisce quali furono i lavori che fece nel Vaticano
prima che venisse nominato Vescovo di Alatri.

Ma la più grande delle opere sue a Roma fu la corre-
zione del Calendario. Nel costruire lo Gnomone nella Chiesa
di S. Petronio, il più considerevole che si fosse veduto fino
a quei giorni, si era egli prefisso di far conoscere come gli
equinozi ed i solstizi fossero Spostati dal giorno, in cui li

segnalavano gli almanacchi, dando così una popolare dimo-

strazione della necessità di correggere il Calendario; ciò che
stava appunto meditando Gregorio XIII: per cui alla rea-
lizzazione del concetto del Pontefice contribuì certamente
l’eccitamento del Danti. Scrive Guglielmo Libri nella « Hi-
stoire des scienses Mathématiques en Italie, depuis la re-
naissance des lettres jusqu' á la fin du dix-septiéme siècle
[Paris, 1841. T. V, pag. 37 »] che il Danti fu « le plus savant
parmi les membres de la commission qui présida à cette
réforme ». Il merito di lui affatto speciale, quantunque la
commissione fosse costituita da sommi scienziati, è la meri-
diana e la specola eretta nel Vaticano per le osservazioni ce-
lesti. Quasi tutti gli scrittori della correzione gregoriana

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104 V. PALMESI

toccano del pregio della meridiana di S. Petronio; e l' istesso
Clemente XI nella sua lettera alle primarie Università di
Europa del 1703, dice « Grandia enim instrumenta quae
soli observando paravit ipse Gregorius, ope mathematicorum
aetatis suae, ac praecipue rev. patris Egnatii Dautis ex or-
dine Praedicatorum, Romae, Florentiae et Bononiae. . . . haec,
inquam, instrumenta omnium maxima et accuratissima ob-
stendunt ita aequinotia contingere uti ordinatio gregoriana
expectandum esse censuerat ».

Al Danti che, come fra poco vedremo, fu Vescovo di
Alatri, quella città memore e riconoscente, a mezzo della
Accadema Ernica, fino dal 1881, mese di marzo, decretò,

.per celebrare il terzo centenario della correzione, una tor-

nata accademica, la quale poi ebbe luogo, con molto splen-
dore, nelle sale municipali il 23 luglio. Ed in quella circo-
stanza il nobil uomo alatrino, Sig. Valerio Molella, a proprie
spese, fece ritrarre in fotografia l immagine del grande Do-
menicano che trovasi scolpita nel basso-rilievo del monu-
mento vaticano eretto a Gregorio XIII (1). Nel 1879 Anton
Maria De-Lorenzo da Reggio di Calabria inseriva sul pe-
riodico « Gli Studi in Italia » (anno II, vol. I, fas. II) un
articolo intitolato « I Calabresi e la correzione. del Calen-
dario », nel quale ricorda con molto onore il P. Cristoforo
Clavio gesuita tedesco, che nella Commissione reggeva la
prima chiave della scienza, ricorda il Card. Guglielmo Sir-
leto Calabrese, ma più di tutti si estende a parlare di Vin-
cenzo di Lauro Cardinale di Trapani: fa menzione dei fra-
telli Luigi ed Antonio Giglio, nati nella borgata di Ciro,
situata a pochi passi dal Jonio, ma non fa motto del Danti.
La Costituzione di Gregorio XIII « Inter gravissimas » del
24 febbraio 1582 colla quale decretava la celebre correzione

(1) Il Vermiglioli nella « Biografia degli scrittori perugini (t. I, part. 11, nota 5,
pag. 369 della edizione perugina 1829) » scrive: « Un assai ben ritratto di Ignazio con
iscrizione era altre volte in un quadro presso i signori Conti Ansidei ».

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IGNAZIO DANTI 105

nomina in genere « Viros ad Kalendarii emendationem
adhibuimus in alma Urbe, harum rerum peritissimos, quos
longe ante ex primariis Christiani orbis nationibus delegera-
mus ». E questi uomini furono: il Card. Sirleto presidente
della Commissione, il Patriarca Siro Ignazio Necmet - Alla, il
Laureo Vescovo di Monreale, l' Olivier francese, il Clavio ge-
suita di Bamberga, il Ciaconio spagnuolo, il Lilio Antonio
fratello di Luigi defunto ed il nostro Danti.

Nel III centenario di una tanta ricordanza, le tre acca-
demie pontificie, cioè i Nuovi Lincei, L' Arcadia e la Tiberina,
il 7 giugno 1883 ne festeggiarono la ricorrenza con una ac-
cademia data in S. Lorenzo in Damaso, ed il discorso scien-
tifico fu tenuto dal P. Gaspare Stanislao Ferrari della C. d. G.
3en otto epigrafi dettate dalla dotta penna del P. Antonio
Angelini della istessa compagnia erano state collocate al di
fuori e dentro della Basilica, ma noi trascriveremo solo
quella che ricorda l' illustre perugino.

MATHEMATICORUM . COETUS
ROMAE.A . GREGORIO XIII.P.M.COACTUS
QUOS . INTER . EMINUERUNT
GUILLELMUS . SIRLETUS . CARDINALIS
IGNATIUS.DANTES. EX. ORDINE. DOMINICI . PATRIS
CHRISTOPHORUS . CLAVIUS.E.SOCIETATE. IESU
COLLATIS . CONSILIIS
POSITIS . IN. MEDIO . LABORIBUS
DECEM.DIES.E.MENSE.OCTOBRI.A. MDLXXXII
EXPUNXIT
UT. OPPORTUNE . INTERCALARETUR . EDIXIT
ANNI. CIVILIS . CONVERSIONEM
CUM.ANNI.SOLARIS . ORBE
COMPOSUIT.

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Pla asi

$ 22 — Tre anni in Alatri.

A tante fatiche e meriti era pur giusto un premio ed
un onorato riposo, per cui essendo morto in Alatri nel giorno
6 novembre 1583 il Vescovo Pietro Franchi da Veroli, solo

8
106 V. PALMESI:

dopo cinque giorni venne innalzato a quel seggio episcopale
il frate Domenicano. Della qual cosa si affrettò a darne
parte al poco benevolo Francesco I colla seguente:

Ser.mo Sig.re et mio Patrone Colend.mo

Havendomi questa matina N. S. propostomi egli stesso in Conci-
storo al Vescovado di Alatri, il quale Sua Santità ai giorni passati si
degnò di volermi spontaneamente concedere, et farmi comandare dagli
Illustrissimi Nipoti ch'io l' accettassi senza replica, mi è parso mio de-
bito di doverne dar conto a V. A S.ma, dalla quale et dal suo Ser.mo
Gran Padre debbo io per molte cause riconoscere ogni mia buona for-
tuna; et però sicome ho tenuto e terrò memoria continua di tanti bene-
fitii riceuti della Ser.ma Casa sua, così con questa occasione ardisco di
ricordarmegli obligatissimo servitore, et dirle che poi che N. S. sì é
degnato di dirmi che mi dà questa Chiesa, più per servitio suo che per
comodo mio, et che per conseguente che mi vuole appresso di sè, non sono
fuori di speranza di non havere un giorno haver ventura di poter ser-
vire l’A. V. con qualche effetto, sì come sempre et in ogni luogo con l'af-
fetto alaneno me li sono mantenuto fedelissimo servitore. Con che a V. A.
Ser.ma humilmente fo riverenza.

Di Roma alli Xiijj di Novembre del LX XXiij.
Di V. A. Ser.ma.
Humil.mo e dev.mo Serv.e F. Egnatio Danti
Vesc. Eletto di Alatri.

Volgeva l’anno al suo termine quando si recò alla nuova
residenza, dove ben presto si dette non solo a migliorare le
condizioni morali della sua diocesi, ma le materiali ancora
di qualche istituto, non obliando le necessità dei poveri.

Nel giorno 13 giugno del 1584 tenne il sinodo diocesano
che poi promulgó in volgare. « Queste disposizioni (scrive il
De-Persiis nelle « Memorie ecc. ») sono un vero modello ed e-
semplare di sobrietà, di previdenza e di zelo, di accorgi-
mento dei tempi che mutavano: sono anche un prezioso do-
cumento storico per conoscere le condizioni non pure morale
e disciplinare del clero e del popolo, ma economica altresi e
materiale della Chiesa Alatrina e diocesana di quegli anni ». IGNAZIO DANTI 107

Basti solo il fatto che egli favori la fabbricazione dei cemeteri
fuori dell’ abitato, proibendo la costruzione di nuove tombe
nelle chiese senza particolare permesso.

Migliorate le condizioni morali del clero e del popolo,
il novello Vescovo rivolse le sue cure al monastero delle
suore Benedettine che Monsignor Peruschi nell’anno 1561
aveva trasportate nella nostra città dalla vicina Guarcino,
chiudendole in una casa inabitabile presso porta S. Pietro, e
nominando quel luogo « Monastero dell’ Annunziata ». Ciò
vide subito il Danti, per cui ideò di fabbricare un nuovo
monastero nella contrada detta il Colle, nello interno della
città, giovandosi del vasto caseggiato, appartenente all’ Ab-
bate ed ai Chierici di S. Stefano, e della Chiesa che le stava
al lato. i

Quantunque non compiuta la fabbrica, pure trasportò
colà le monache fino dall' anno 1585, denominando il nuovo
monastero non più della SS. Annunziata, ma dell « Annun-
ziata e S. Sisto »; e colà subito fece rinnovare la professione
ad alcune monache, perchè non fatta secondo i canoni (1).
Ecco il documento:

« In nomine Dei. Amen. An. Dni 1585. Pont. SS.mi in Xpto Patris
et dni Xti pap. V, an. I. Ind. XIII. mensis Julii die v.?

Per hoe praesens publ. instrumentum cunctis sit notum, qualiter
in praesentia mei notarj, ac coram Rem. Dno. Fr. Ignatio Dantes Peru-
sino Ep. Alatrino et R. D. Laurentiae Frangipane - Abadisse ven. Mon.
Annuntiat. et S. Sisti de Alatro, non obstante quod singule infra mo-
niales, aliis in manibus R. D. Bartholomeae de Selici abatissae d. Mon.
expleto XVI anno eorum novitiatus professionem emiserint, nihilominus
ad omnem maioreme tabbundantem cautelam, hodie Episcopus ad professio-
nem solemnem admittit . . . . (E dopo trascritti i nomi delle monache
conchiude): « Quae omnia acta fuerunt in Ecclesia Annuntiatae in fe-
nestra prope altare majus noviter creatum ».

(1) S. Sisto I Papa é il Patrono della Città di Alatri.

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—A— ii MA tar MEN REL. ST o EE PRAE - X AX ° —E:

108 V. PALMESI

A lasciare poi piü libere le monache e per tenerle lon-
tane da ogni possibile distrazione, i Chierici-beneficiati che
erano nella Chiesa di S. Stefano trasportò alla Cattedrale,
obbligandoli alla residenza ed alla assistenza ai divini uffizi
nei soli giorni festivi.

Per la edificazione del nuovo monastero ebbe bisogno
di privare la Chiesa di S. Stefano della navata sinistra e,
dove prima era l'ingresso formó il Coro, facendolo comuni-
care con il palazzo. La porta maggiore di stile romano-lon-
gobardo trasportò in un lato della Chiesa conservando nella
facciata le antiche iscrizioni che ne ricordano la fondazione.
Veramente l' interno della Chiesa fu deturpato, perché ri-
dotta a due sole navate, ma tutto si può perdonare al grandioso
disegno del Danti, il quale sventuratamente non potè vedere
la fabbrica più maestosa della nostra città, perchè morte
immatura lo incolse. Egli incominciò questo edificio pagando
del suo; quindi, morto Gregorio e successo Sisto V, trovan-
dosi in dimestichezza col novello Pontefice, ed accompagnato
dal nobile alatrino Virginio Conti che allora risiedeva in
Roma, gli fece noto il misero stato della dimora delle suore
Benedettine, per cui aveva dovuto trasportarle in altro luogo,
chiedendo un sussidio. Io ignoro cosa desse o promettesse il
fiero Pontefice, ma è un fatto che i lavori nel 1586 prose-
guivano alacremente, come risulta dallo istrumento seguente:

In nomine Dni. Amen. 1586 — Pontific. SS.mi Dni. Nri. Domini
Sixti divina providentia Pape V anno 2, indictione 14 mensis Juni, die
14 mensis Junii.

Per q.sto presente pubblico istromento sia noto et manifesto qual-
mente in presentia de me Notaro e delli infri. testimonj a queste cose
chiamati et pregati Costituiti personalmente dinanzi a me Notaro et
ali infri. testimonii Il Rend. Mons. Vescovo de Alatro Fr. Egnatio
Dante Perusino, da una banda et Mastro Stephano et Mastro Giova:
Dom. Stella da Cortona muratori, quali d'accordo sono venuti a questa
conventione insieme, che li predetti Mastro Stephano et Mastro Giova :
Dom.co quali sin qui hanno comensato a lavorar, murar et fabricar nella
fabrica del nuovo monastero a S. Step.no di Alatri, se obligano in forma IGNAZIO DANTI 109

di ragion valida seguitare de fabricar et finir la detta fabrica con le
in.fre conditioni et patti in questo modo come seguita, cioè et primo
che tutti li lavori che fin qui haano fatto et che farranno se pa-
ghino dal pred. Revd. Mons. alli pi. secondo la stima che se farrà da
huomini eletti da tutte dua le parte et che siano huomini prattici del
mistiero et che habbiano fatte delle fabbriche, et che stimino detti lavori
secondo che corre l'arte et l'uso della campagna della Cità di Alatri.

Item che essi maestri habbiano a fare tutta la detta fabbrica etcetto
la sprecatura et cavatura delli fondamenti et altra terra.

Item che habbiano a lavorar in detta fabrica con tanti lavoratori
che per al meno siano sei maestri dell' arte et che il dormitorio grande
se debba tirar innanzi con ogni sollecitudine.

It. che uno de loro dua maestri stia continuamente sopra la fabrica.

It. che habbiano grand.ma cura della Calee et non se metta sopra
il muro ma sopra le tavoloze o schife.

It. che adoprino delle briciole et mettino delle breccie a rempir
nelle mura et che se battino li sassi bene col martello.

It. che non se comenza a murar la centa delli muri dell’ horti et
del cortile de fora le mura se prima non è finita la fabrica di dentro.

It. che le soffitte non se faccino se prima non sonno messi tutti li
legni grossi de tetti et de palchi.

It. che la colla et li astrici se remenino bene che non faccino cre-
pature.

It. non se incollino le mura se l’incollatura non è secca.

It. che le mura sopra li solari et nelle cinte delli horti se faccino
le mura secondo che di mano in mano in scrittis dal detto Monsignore
verrà ordinato alli detti mastri.

It. che piglino la robba et l’acqua da murar dentro la cinta do-
vunque sarrà.

It. che li pescioli se drizzano che si tocchino bene insieme.

It. che li denari se habbiano a pagar dal d. Mons. alli detti Mastri
da mano a mano siccome verranno lavorando et non antecipatamente.

Le quale tutte et singole cose sopradette tanto il pred. Mons. quanto
li pred. maestri Step.no et Jo. Dom. promettono attenderle et osservarle
et non contra fare sotto la obligatione de tutte le loro robbe mobili et
stabili ubieun. existen. et per magior cautela hanno giurato cioè il d.
Monsignore in pettore more prelatorum, et li detti maestri toccando le
scritture et hanno renuntiato a tutte le excettioni et cavillazioni che
sopra le cose predette se potessero allegare et opponere dandone auto-
rità a me Notaro che delle cose p.nte ne possa fare pubb. Istro. con
tutte le clausole solite et consuete a conseglio di faccio non mutata
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110 V. PALMESI

peró la sustantia della verità, et queste cose sono state fatte in Alatri
nel Vescovato, p.nte D. Carlo Ceccarelli et Paolo Paciotti de Alatro et
Mastro Pietro Borelli perugino testimonj Obbligandose ambedua le parti
nella più ampla forma della Cam. Ap.lica con tutte le clausole solite et
consuete da estenderse

Franc. de Rubeis

Aletrin. est. Not.

Un ultimo documento riguardante la fabbrica in discorso.

R.mo Mons.

Don Paolo figliolo di Geronimo Martufi chierico della Città di Alatri
suddito humile et devoto orator di V. S. R.ma humil.te supplicando
gli espone qual.te a questi giorni passati essendosi attaccate a far’ co-
stioni una certa donna Jacoma moglie di Cardinale d’ Alatro con mia
Zia chiamata Beatrice et io sentendo detta mia Zia gridare perchè stavo
a pestare il sale in casa mia uscetti fora con il pistone in mano et ve-
dendo che detta mia Zia era maltrattata dalla detta Giacoma andai li
per spartire e nel spartire detti una botta con detto pistone in testa della
detta Giacoma con poca di tumefazione senza effusione di sangue, et
perciò me trovo processato et inquisito nella corte di V. S. R.ma et
perchè non voglio in modo alcuno contrastar con la corte conoscendo esser
colpevole et di raggione punibile ricorro con ogni humiltà alli piedi di
quella come a fonte di misericordia pregandola et supp.la per amor di
dio se contenti attesa la mia povertà et giovanile età de ogni et qua-
lunque pena che perciò sono incorso farmene gratia liberale. E quella
redurre a quarche minima compositione et mandare che sia casso il
processo sopra ciò formatomi et per l'avenire sopra tal causa non sia
più molestato che tutto se avrà a gra. et dono sp.ale della V. S. R.ma
quale n.ro s. dio la esalti et feliciti ad uota..

Attentis narratis, et oratoris paupertate et prestito per ipsu. o.rem.
vel alium ejus nomine servitio in laboran. in fabrica monasterij de Alatro
per duos menses de reliquis gratiam facimus processu. et inde sequuta
cassari et aboleri mandam. et propterea amplius no. molestari etc.

Dat. in pal. Epali sub die viij Julij 1586.

Frane. De rubeis not. ex maiest. imp. (1).

(1) Tanto questo documento, quanto i due antecedenti mi furono dati dallo egre-
gio amico Don Andrea Marini di Alatri, al quale mando i più vivi ringraziamenti.
Per entrare poi a parlare della commutazione della pena, a me sembra che il

mirino LR tit MAIO wc RT ALOE M uL dti ode PX ac rr IGNAZIO DANTI 111

Chi volesse conoscere la ragione precipua per la quale
in Alatri è popolarissimo il ricordo di un tanto uomo legga
il libriccino « Del ritrovamento delle SS. Reliquie di $.
Sisto I papa e martire nella Chiesa Cattedrale di Alatri
l’anno 1584 essendo Vescovo Mons. Ignazio Danti. Ricordo e
proposta agli Alatrini per prepararne la solennità del pros-
simo terzo centenario » (Tipografia Strambi di Civitavecchia
11 gennaio 1880). Il qual ritrovamento fu fatto per ordine
di Gregorio XIII, ed avvenuto nella notte della veniente
domenica a quella di « Laetare » del 1584. La relazione,
preceduta da una lettera latina scritta dal vescovo a Sisto

E IRR RIT SII

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V, é segnata col giorno 12 giugno 1585, e nel suo originale
fu veduta in Roma da Ferdinando Ughelli, che ne diede co-
pia ai Bollandisti. Volle poi il Danti che fosse scolpita. nel
marmo e fedelmente ritratta la epigrafe del 11931 posta nell'Arca
plumbea che conteneva le ossa di S. Sisto, dandoci in tal
modo oggi a vedere la paleografia di quelle lettere colorate
in rosso nel secolo XII.

Alcuni quadri di antiche pitture. rappresentavano, ai
tempi nei quali egli era Vescovo, la venuta miracolosa in
Alatri del corpo di S. Sisto nell'anno 1131, i quali esistevano
ancora nel secolo XVII. Il Danti intravide che quelle pitture
sarebbero andate irreparabilmente perdute per la smania di
innovazioni, per cui le fece ritrarre a bulino in cinque
quadri, nei quali è minutamente rappresentata la storia della
traslazione, aggiungendovi egli un sesto che ricorda la in-

Vescovo in questa faccenda siasi informato allo spirito dello statuto alatrino, il quale
prevedeva le lesioni con effusiore e senza effusione di sangue, applicando nei singoli
casi una proporzionata pena, quasi sempre costituita da multa pecuniaria a beneficio
dell’erario e della parte lesa, dalla costruzione di qualche pubblico muro, che veniva
misurato a palmi, e dal deposito di un determinato numero di palmi di selci, Nel se-
‘condo libro del nostro statuto « de modo procedendi in criminalibus », alla Rub.
XVI « de poena percutientis aliquem cum armis » trovasi la qualità della colpa
commessa dal chierico Martufi, ed il genere della pena applicabile, per cui il
Vescovo che lo doveva giudicare ne utilizzo per il moaastero in costruzione l'opera
manuale. Del resto sono molti i casi previsti dallo statuto, nei quali si comminano
pene pecuniarie, edificazioni di nuovi muri e ccnsegna di selci,
112 V. PALMESI

venzione, della quale abbiamo fatto parola; e queste im-
magini o figure sono precisamente quelle che spessissimo
furono riprodotte, che corrono sulle mani di tutti gli alatrini
e dei paesi circonvicini, di maniera che riescirebbe difficile
contare in Alatri una sola casa, dove qualche copia non se
ne trovasse.

Scrisse il Marini che per mantenere viva nel popolo
la devozione verso S. Sisto questo Vescovo modellò un eccel-
lente busto d'argento rappresentante il S. Protettore, entro
il quale racchiuse la sacra testa; ed è il busto che fa parte
della statua, vestita di ricchissimi abiti pontificali che tuttora
esiste. Aggiunge poi il Marini in una nota ai « Cenni storici
popolari sopra S. Sisto », che il lavoro pare fosse stato ese-
guito dal fratello Vincenzo. Questa ultima notizia è inesatta,
avendo noi provato come questo grande artista morisse il
26 maggio 1576, quando ancora Ignazio non era Vescovo di
Alatri. Io invece inclino a credere che il disegno sia dello
istesso porporato.

La nostra Chiesa Cattedrale parte ristorò e parte abbelli ;
e la Confessione edificò a somiglianza della Vaticana. L/'an-
tico altare entro cui furono collocate le reliquie di S. Sisto,
consacrato già dal Vescovo Adinolfo nel 1157, fu non solo
da lui mantenuto, ma abbellito nel 1584, ponendovi la se-
guente epigrafe « Fr. Egnatius Dantes episcopus aletrinus
hoc S. Sixti sepulchrum construxit, altare consecravit a. D.
1584 die 25 martii ».

L'ambone fatto costruire nel 1222 dal vescovo Giovanni,
cittadino di Alatri, opera in marmo e mosaico e che trovasi
nella Cattedrale, curò con sollecitudine e restaurò, ponendovi
una epigrafe che dice « Ioannes III episc. Aletrin. Suggestum.
Hoc. Magnificentiss. Construxit. Anno. D.CIOCCXXII. Et. In.
Hanc. Formam. Redactum. Est. A. F. Egnatio. Dante. Pe.
Ord. Prae. Episc. Aletrinen. CIODLXXXIIII ».

Nella gran sala del palazzo Vescovile annesso alla Cat-
tedrale dipinse le figure e gli stemmi de' suoi predecessori,
IGNAZIO DANTI © 113

delle quali pitture oggi nulla rimane per la solita profana-
zione di mani sacrileghe, le quali colla nuova scuola pittorica
distruggevano tesori di arte. Solo resta un ovale, quantunque
deturpato, opera del celebre cav. D’ Arpino che il Danti
aveva conosciuto giovanetto alla corte vaticana e che, da lui
protetto ed aiutato, ne serbò poi sempre eterna riconoscenza.
Il dipinto del D' Arpino fu eseguito nel 1585 oppure nel 1586.
Rappresenta S. Sisto Papa e Martire in abiti pontificali col
triregno, alla sinistra portante la palma del martirio, con la
destra in atto di benedire (1).

Una pia e benefica istituzione che rispondeva all indole
dei tempi e che egli fondò nella. città nostra, fu il Monte di
Pietà a sussidio dei poveri.

Scrisse il Del-Badia che questo Vescovo morì dopo la fa-
tica di un trasporto di monache, le quali dimoravano lontano
quattro chilometri dalla città. Ciò è inesatto ; in primo luogo,
perchè vedemmo che il passaggio delle monache non avvenne
da quattro chilometri dalla città, ma da un punto all’altro
dello interno della città istessa, ossia dalla casa di proprietà
del signor Angelo Villa all'attuale residenza delle Benedettine,
le quali distano l'una dall'altra circa 400 metri; in secondo
luogo perché l'App. II, ed il docum. riportato a pag. 107 di
questa Biografia dimostrano che nel 1585 il detto trasporto era
già stato fatto. La morte del Danti invece avvenne il 19 ot-
tobre del 1586 nel modo seguente. Sisto V aveva affidato
agli ingegneri Camillo Agrippa e Domenico Fontana il gravo-
sissimo compito di innalzare il famoso obelisco di Augusto
che trovasi attualmente nella Piazza di S. Pietro, alla base
del quale il Vescovo Alatrino notó i Solstizi, gli Equinozi ed

(1) Il D'Arpino dipinse per la Chiesa di S. Nicolò di Fabriano una tela alta me^
tri 3,65, larga 2,17srappresentante in alto ed a sinistra il Salvatore, e a destra la Vergine
in atto di stendere una veste a S. Simone collocato sotto ai piedi di lei; e al lato gli
Apostoli Pietro e Paolo. Nel mezzo a sinistra S. Nicolò, al basso due Angeli che estrag-
gono dalle fiamme del purgatorio varie anime. Questo quadro ha avuta miglior sorte
dell'ovale di Alatri, che mano ardita volle ritoccare guastandolo.

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114 V. PALMESI

i Venti. A lavoro finito riprese la via di Alatri, ma nel pas-
sare a Valmontone lo incolse una pleuro-polmonite. Ebbe ap-
pena tempo di arrivare alla sua episcopale dimora, nella quale
morì dopo 5 o 6 giorni, non a 49 anni, come la maggior parte
dei suoi biografi hanno asserito, ma a 50 anni, 5 mesi e
20 giorni, compianto da tutti i cittadini.

Il Vermiglioli deplora che terminasse i suoi giorni « non
restandoci nessuna memoria della sua tomba ». Il Lupattelli
lamenta che « nessun ricordo rimase della sua tomba, e l’ono-
rato avello andò in dimenticanza non altrimenti che quello
del Vannucci e di altri campioni delle arti, sì di antica che
di recente età ». Quantunque nessun monumento, ricordo od
iscrizione marmorea ricuopra quelle ossa, pure sappiamo di
certo in qual luogo esse furono tumulate. Infatti l' Ughelli
(Italia Sacra, t. I. Romae. M. DCXLIIII, pag. 334) scrive:
« Decessit autem 1586, sepultusque est apud suam Ecclesiam,
quam rexerat ». Ed io soggiungo che venne sepolto nella

Chiesa di S. Paolo di Alatri, e precisamente nella Cappella.

della Madonna del Suffragio, dove riposa da ben 313 anni.
Il Vescovo della città nel 1885 assicurava il De-Persiis, come
asserisce in una nota a pag. 541 nell’ opera « Del Pontificato
di S. Sisto », che nelle feste centenarie del ritrovamento
delle ossa del Pontefice-Martire, e terzo centenario della morte
del Danti, si sarebbe proceduto alla esumazione delle spoglie
di questo, per collocarle in luogo più degno. Alle prime in-
dagini si credè di aver raggiunto lo scopo, perchè si trovò
una cassa con ossa avvolte in pezzi di abito dorato; ma ben
presto si comprese che erano gli avanzi di una matrona.
Auguriamoci che si abbia più fortuna in ulteriori ricerche.

Delle poche cose delle quali era proprietario lasciò erede
il nepote Giulio, figlio unico di Girolamo. A questo nepote
accenna Ignazio nella epigrafe mortuaria da noi riportata.
A rappresentare il quale andò in Alatri nella qualifica di Pro-
curatore un tal Cesare Bartoletti per trattare col Commis-
sario degli spogli, Francesco Campanari di Veroli, che poscia

pito OL Ba MRI N RL RAR i e en IGNAZIO DANTI 115

fu vescovo di Alatri. Assicura il De-Persiis che da alquante
carte segnate all'anno 1587, e custodite nell' Archivio della

Curia diocesana, si apprende lo stato economico di lui, quando
fu sorpreso dalla morte. Desideroso io di inserirle nel pre-
sente lavoro ne feci fare delle ricerche che riescirono infrut-
tuose: mi propongo peró di occuparmene direttamente, se
mi sarà possibile.

Il Vermiglioli scrisse che « aveva fatta una preziosa rac-
colta di disegni originali de’ più valenti artefici, della quale
s' ignora che cosa sia avvenuto » ..... , e una lettera in data
4 febbraio 1587 del celebre Bernardino Baldi, Abbate di Gua-
stalla, diretta a Bernardino Marliani segretario del Duca Ce-
sare Gonzaga successore di Don Ferrante, ci fa sapere che
il Vescovo Ignazio aveva lasciato, morendo, « una bellissima
libreria, piena di eccellentissimi libri non solamente mate-
matici, ma d'ogni sorte »...... e ‘concludeva « non essere
occasione da lasciarsi da un Principe desideroso di farsi
uno studio di qualche garbo ».



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116 V. PALMESI

APPENDICE I.

Opere del Danti.

Come ricordammo le opere di arte lasciate a Firenze, Bologna e Roma
ed in altri luoghi, così faremo rapidissima menzione degli scritti lascia-
tici. Giulio Perticari, morto nel 1822, nel lib. XI « Degli scrittori del
300 e de’ loro imitatori », così scriveva trattando degli autori ammessi
nel vocabolario della Crusca: « Ma queste cose i viventi accademici sa:
pranno ben conoscere, ed avvisare nelle nuove edizioni di quel nobilis-
simo vocabolario. Essendo veramente indegno che quel seggio che non si è
concesso ancora al Mattioli, a Leonardo da Vinci, al Viviani, al Padre Grandi,
a Benedetto Castelli, a Gio. Domenico Cassini, a Egnazio Danti, al Cava-
lieri...... sì dotti, sì nobilissimi, siasi già concesso ai monelli, e ai vi-
venti ». Però Bartolomeo Gamba da Bassano, accademico della Crusca,
nella « Serie dei testi di lingua ecc. » (edizioni di Venezia 1828 e 1839)
annovera fra i testi di lingua le seguenti opere del celebre matematico:
1.? Le due regole della prospettiva pratica; 2.° L' astrolabio: dell’ uso e
fabbrica dell’ Astr. e Planisferio; 3.° Prospettiva di Euclide, insieme a
quella di Eliodoro Larisseo ; 4.° Il trattato del Radio Latino ; 5.° La sfera
di Proclo Liceo tradotta dal Danti; 6.° Le scienze matematiche ridotte
in tavole. i

Ecco i lavori a stampa, che io conosco del celebre matematico :

I. Trattato dell’ uso e della fabbrica dell’ Astrolabio con la giunta
del Planisferio del Rojas. — La prima edizione fu stampata a Firenze
dal Giunti nel 1569 in 4°; nel 1578 se ne fece la ristampa (del primo
volume) dallo istesso editore, in 4°, accresciuto in molti luoghi, e con
l'aggiunta della fabbrica e dell’ uso di nove altri istrumenti astronomici,
quali la sfera armillare, il torquetto astronomico, l'astrolabio armillare
del Tolomeo. Tanto nella prima che nella seconda edizione non vide la
luce che il solo primo volume: però nel 1570 Gherardo Spini stampò al-
cune annotazioni a quest’ opera con i tipi Sermartelli Fiorentino. Il Danti
dedicò l'opera al Cardinale Don Ferdinando de’ Medici; essa fu molto
lodata con varie poesie, e fra le altre una di Bernardo de’ Medici che
dice così:
—Ó— HÀ à

IGNAZIO DANTI 117

Chi prende alta vaghezza
. Mirar le stelle di che '1 Ciel s' adorna,
Di Delia il moto, e l'argentate corna
Di Febo il calle obliquo, e la chiarezza
Delle gradite carte
Vostro lo studio ammiri, e apprenda l’arte,
Che pien d'ardente zelo
Saprà tutti i secreti del Cielo.

« Al Molto Reverendo P. Frate Egnatio Danti Cosmografo di S. E. I. ».

II. La sfera di messer Giovanni Sacrobosco tradotta, emendata et
distinta in capitoli da Piervincentio Dante de’ Rinaldi, con molte et utili
annotazioni del medesimo, rivista da Frate Egnatio Danti Cosmografo del
Granduca di Toscana, in Fiorenza nella Stamperia de’ Giunti 1571. Essa
fu dedicata a Diomede della Cornia Marchese di Castiglione del Lago
nel 1574, quando se ne fece una seconda edizione. A Perugia il tipo-
grafo Bernardino Rastelli ne fece un’altra edizione in 4° fregiandola
del ritratto di Pier Vincenzo. Un’ altra edizione giuntina fu fatta nel 1679.

III. La Sfera di Proclo Liceo tradotta da maestro Egnatio Danti
Cosmografo del serenissimo Gran Duca di Toscana, con le annotazioni,
et con l’uso della sfera del medesimo. In Fiorenza nella Stamperia de’ Giunti
mpLxxn. In principio vi è stampata una lettera del 26 ottobre 1573
diretta ad Isabella Orsini figlia di Cosimo. L'edizione è assai bella, ed
il testo è dal traduttore arricchito di annotazioni. Quest’ opera è mal
data nella capponiana 139 e 312. Veggasi lo Zeno al Fontanini, N. 11, 384.

IV. La Prospettiva di Euclide nella quale si tratta di quelle cose
che per raggi diritti si veggono, et di quelle che con raggi riflessi nelli
Specchi appariscono. Tradotta dal R. P. M. Egnatio Danti Cosmografo
del serenissimo Gran Duca di Toscana con alcune sue annotazioni de’ luo-
ghi più importanti. Insieme con la prospettiva di Eliodoro Larisseo
cavata dalla Libreria Vaticana, e tradotta dal medesimo, novamente
data in luce, Firenze, Giunti mpLxxm. L’opera fu dedicata agli Acca-
demici del disegno di Perugia per desiderio dell’autore istesso, il quale
di quella accademia era socio.

V. Le scienze matematiche ridotte in tavole — Della astronomia,
seconda scienza subalternata della Geometria, con Prefazione, Bologna,
appresso la Compagnia della stampa, 1577; in foglio. Sono tavole XIV
contenenti partizioni e definizioni di cose attinenti alle diverse scienze
matematiche, e nell'ultima è l'Indice delle tavole, e la tavoletta dei
principali errori, Nel volume III degli Atti dell’ Accademia della Crusca,
Firenze, 1829, vengono ricordate Le Scienze matematiche ridotte in tavole.

VI. Anemografia M. Egnatii Dantis Mathematicarum artium in
Án m PON e

118 V. PALMESI

almo Bononiensi Gymnasio Professoris in Anemoscopium verticale in-
strumentum ostensorem ventorum. His accessit ipsius instrumenti con-
structio ut nihil in hac materia amplius desideretur ; Bologna, Rossi,
MDLXXxvnI. Avendo letto in un libro greco che sulla torre marmorea di
Andronico Cirreste eravi un Anemoscopio verticale, egli non solo ne
fabbricò uno, ma poi scrisse in dichiarazione di detto istrumento e dette
il modo di fabbricarlo con un lavoro dal titolo suddetto. L' Anemoscopium
fu tradotto da Pier Antonio Cataldi.

VII. E. P. Magistri Egnatii Dantis Perusini Ord. Divi Dominici
in almo Bononiensi Gymnasio Mathematum professoris. Usus et tractatio
Gnomonis magni quem Bononiae ipse in Divi Petronii templo ex illu-
strium Senatorum Comitis Joannis Pepuli perpetui illius fabricae prae-
sidis, et collegarum. autoritate confecit A. D. MDLXVI. mense apr.
Ad amplissimum Senatum Bononiensem. Bononiae apud Joannem Rossium.
Dello Gnomone fabbricato in S. Petronio stampó la narrazione, della
quale il prof. Pietro Riccardi dette la prima notizia nella Biblioteca
delle Matematiche. [Modena, 1870 e segg.] riportando quella fabbrica al
1586, mese di aprile. La quale indicazione é sbagliata perché il Danti,
Siecome vedemmo, lasció Bologna nel 1580, e la meridiana l'aveva co-
Struità 5 anni prima, come asserisce Gio. Domenico Cassini nel suo
scritto: « La meridiana di S. Petronio rivista e restaurata l'anno 1695 ».
(Bologna, 1695), e ristampato da Eustachio Zanotti a Bologna nell' Instit.

delle scienze, 1779, in foglio. Questo è il vero titolo del foglio volante tro-

vato nella Biblioteca Nazionale di Firenze dal sig. Del- Badia.

VIII. Trattato del Radio latino inventato dall’ Ill.mo et Ecc.mo
Signor Latino Orsini con i Commentari del R. P. M. Egnatio Danti,
Roma, 1583, per Vincenzo Accolti, in 4.° — Dopo tre anni fu ristampato
a Roma col seguente titolo: Trattato del radio latino, inventato dal-
l Ill.mo et Ecc.mo Signor Latino Orsini, con li Commentarii del R. P. M.
Egnatio Danti da esso di nuovo ricorretto et ampliato con molte nuove
operationi. — Vi aggiunse nella fine dell’opera alcune annotazioni, tra
le quali, la quarta a pag. 109 porta per titolo « Modo che Giulio Danti
usava in levare le piante delle provincie ». Vi è poi disegnato e de-
seritto lo strumento e la maniera di adoperarlo. Osserva il Gamba che
il libro del Danti è corredato di buone annotazioni e di buone voci che
mancano nel vocabolario.

IX. Le due regole della prospettiva pratica di M. Jacomo Barozzi
da Vignola con i comentarij del R. P. M. Egnatio Danti dell'ordine
dei Predicatori, Matematico dello Studio di Bologna. L’opera è dedicata
al Duca Jacomo Buoncompagni con lettera del 14 novembre dell’ anno
1583 (Roma, tipografia Francesco Zanetti, fol. con figure e ritratto). Di

NE —————

IGNAZIO DANTI 119

questo libro così dice Bartolomeo Gamba: « Nel frontespizio, in mezzo
a bel colorito, sta il ritratto dell'autore. Le tavole sono per la maggior
parte in legno, ed alcune poche in rame. Due ristampe meno ricercate
e meno rare si fecero in Roma nel 1611, e 1644 in fol. A Bologna nel 1644
ed altre volte, oltre alla edizione di Venezia del 1743, con nuove tavole
di Giorgio Fossati. Il Domenicano ai comenti uni anche una vita del
Vignola, la quale posta in altre edizioni di questa opera, fu riferita dal
Baldinucci nelle sue Notizie de’ professori, vol. V, pag. 168. [Firenze
1769], dal Vadiani nei suoi Architetti, Pittori e Scultori modenesi a
pag. 72. Fu anco compendiata dal Conte Mazzuchelli nel Vol. III,
part. I, pag. 415. Le tavole ristampate a Venezia nel 1748 da Pietro
Bassaglia, quantunque siano state colla edizione diligentemente miglio-
rate, pure, dice il Cicognara « I Commentari aggiuntivi da Egnazio
Danti rendono principalmente d’esser citata quest’ opera, ed è il miglior
libro che da noi si conosca, grandissimi nelle teoriche e nelle pratiche
essendo stati l'autore ed il commentatore ». In una nota alla biografia
di Taddeo Zuccaro del Vasari si legge che 14 anni dopo la morte del
Vignola fu pubblicata dal P. Egnazio quest’opera. Ma la data è sba-
gliata perchè viene in essa nota indicato l’anno 1587, invece del 1583.
Il Vignola essendo morto a Roma il 7 luglio 1573, le « Due regole della
prospettiva » furono edite 10 anni dopo e non 14.

X. La corografia del contado perugino. Fu fatta da lui nel 1577,
ma il disegno e la descrizione con tutti i castelli, rocche, ponti principali
sopra il Tevere ecc. fu stampato in rame e pubblicato in Roma da Mario
Carracci nel 1580, ed è ben raro, come dicono il Razzi ed il Vermiglioli.

XI. Le carte del territorio di Orvieto il celebre matematico pe-
rugino pubblicò in Roma nel 1583. E. A. Ortelio nel « Theatrum orbis
Terrarum N. LXXXIII » edizione di Anversa (1601), inserì la descri-
zione e disegno del territorio d’Orvieto, nonchè il lavoro su Perugia
unendovi :

XII. Trattato della sfera ridotto in sette tavole. L' aveva già ri-
dotto prima del 1567, come scrisse a donna Isabella Medici Duchessa di
Bracciano, presentandoglielo con lettera del 18 novembre 1571.

XIII. Trattato di M. Ignatio Danti perugino dell’ Ordine dei Pre-
dicatori matematico eccellentissimo sopra le fortezze e lor situazioni.
Giuseppe Baccini avendo avuta occasione di esaminare il codice miscel-
laneo Ricciardiano 2844, trovò il trattatello indicato, restato inedito
fino all'anno 1888, quando egli lo inserì nell’ « Archivio storico per le
Marche e per l’ Umbria » vol. IV, fase. XIII-XIV, preceduto da una
prefazione di due pagine. Per cui, scriveva il dott. Baccini « d'ora in-
nanzi, oltre la fama, meritamente acquistata, di valente matematico e

inm tr pin td iti.


190 V. PALMESI

cosmografo del suo secolo, va aggiunta l'altra d'architetto e non oscuro
conoscitore di cose militari ». Il trattatello occupa appena 30 pagine,
ed é interealato da 12 tavole. L'opuscoletto é diviso in 8 lezioni, o me-
glio in 8 traccie di lezioni. Osserva il Baccini che la miscellanea da lui
esaminata « offre una raccolta svariatissima di scritture storiche e lette-
rarie, per lo più, o quasi tutte, dovute a penna fiorentina, così che
prosa e poesia vi si leggono alla rinfusa »: deve, secondo il Baccini
stesso, concludersi che il trattatello « sopra le fortezze e lor situazioni »
fu scritto negli anni nei quali egli dimoró a Firenze.

XIV. Costituzioni fatte della Sinodo diocesana di Alatri dal Re-
verendiss. Monsig. Frate Egnatio Danti da Perugia dell’ Ordine de’ Pre-
dicatori ecc. L'anno MDLXXXIV alli XIII di giugno. In Roma ap-
presso Vincenzo Accolti MDLXXXVI. Abbiamo ricordato come in Alatri
tenesse il Sinodo Diocesano. Egli rese quelle deliberazioni di pubblica
ragione con il libro suddetto.

XV. Breve narrazione della traslazione del Corpo di S. Sisto I
Papa e Martire alla Cattedrale di Alatri nell’ anno 1182 e. dopo 452
anni ritrovato nell’ istessa chiesa nell’ anno 1584 scritta per ordine di
Mons. Egnazio Danti. La narrazione è preceduta da una lettera del
Vescovo dedicata al Pontefice Sisto V, ed è segnata « Alatro 12 Junii
1585 » ed incomincia nel modo seguente « Ea est divinae misericordiae
abbundantia, Pater Sanctissime ». Essa trovasi inserita negli « Acta
Sanctorum, Aprilis, appendix ad diem v. Aprilis, de S. Sixto I. Papa
Mart. Caput. III ». La narrazione fu stampata molte volte nel secolo
XVII e XVIII; e fra le altre, nel 1605 per Felice Torrigni Romano per

ordine del Vescovo Alatrino Luca Antonio Gigli; nel 1708 con i tipi di

Anagni; nel 1880 se ne fece una edizione Elzeveriana di mille copie
dalla Tipografia Strambi di Civitavecchia; e dopo 4 anni, ossia nel 1884
D. Andrea Marini la inseri nel suo libro « Cenni storici popolari ecc. »;
Foligno, Tipografia Campitelli. Un manoscritto della narrazione apparte-
nuto al Can. Marco Badisso (dell’anno 1610) contemporaneo del Danti,
trovasi custodito nell’ Archivio capitolare.
IGNAZIO DANTI . 181

APPENDICE II.

Sii it de at

Cronaca scritta da Ignazio Danti.

I
DI
1

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Questo documento inedito, scritto di pugno dell' uomo di cui ho ri-
cordata la vita, trovasi nel monastero delle Benedettine di Alatri. Esso
è di sei pagine, di formato piuttosto grande, alle quali fanno seguito
altre quattro pagine e mezzo che comprendono il Catalogo delle mona-
che che dai tempi del Danti ai nostri giorni si rinchiusero in quel sacro
luogo. Debbo alla cortesia dell'amico Don Felice canonico Troccoli di
Alatri se oggi posso presentarlo al cortese lettore.

« Nel nome di Dio Glorioso Padre, Figliolo, et Spirito Santo, et della
Sua Santissima Madre Maria nostra Signora, et di Santo Sisto Papa Primo
et Martire, et del Padre Santo Benedetto Amen.

Io Frate Egnatio di Giulio Danti da Perugia dell'ordine de Predi-
catori, per gratia di Dio, et della Santa Sede Apostolica Vescovo di Ala-
tri mi sono messo ad ordinare nel p.nte libro la cronica del Venera-
bile Monastero, che nello Spedale della Anuntiata di Alatri fu da Mons.
Camillo Perusco Romano Vescovo di Alatri instituito sotto la Regola del
P. S.to Benedetto l’anno M.DLXI nel Pontificato del Santissimo P.re,
et Signor nostro Pio Papa Quarto L’anno secondo del suo Pontificato il
giorno XXVI di marzo, essendo Governatore di Campagna Mons. Monte
Valenti: et trassero per instituirlo dal Monastero di Santo Luca di Guar-
cino del medesimo ordine di S.to Benedetto quattro Monache; et perchè
sicome il Vescovo Perusco era cieco, et non pote vedere, nè accomodare
le stanze del novo Monastero, la Chiesa, et Clausura, che bene stesse,
così neanche procurò, che l'institutione dell’ osseruanza della Regola
fatta dalle prefate Monache, si facesse conforme a quella, che nei cele-
bri Monasteri si osserva: et venendo l’ Institutrici da Guarcino (1), dove
non è forma nessuna d'osseruanza, nè di clausura, et dove le Monache
proprietarie, non uiuono in comune; instituirno questo povero Monastero
in quella forma ch' haueuano imparata in quello di Guarcino nel quale
non ci essendo refettorio, nó si viuendo in comune non lo fecero manco

(1) Grosso paese a pochi chilometri da Alatri.
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PALMESI

199 v

nel novo Monastero quale era più tosto un cumulo di case unite allo
Spedale, che tutte insieme facevano Isola ch’ hauessi forma di Monastero,
et perseverò così fattamente in mentre visse il Vesc. Perusco che
passò di questa a miglior vita in Roma nel mpLxxij l'anno primo di
Gregorio Xiij et a lui successe nel Vescovato Mons. Stefano Bonucci
Frate di Serui, il quale essendo in capo a’ xviij mesi trasferito dal
medesimo Pontefice Gregorio Xiij al Vescovato di Arezzo in quel poco
tempo non ui fece n’ ordinò cosa nessuna et Le successe Mons. Pietro
Fran.co di Veruli nel Vescovato, et ui stette sini all'anno MDLXxXxiij,
et si morì alli sei di Novembre in Alatri. Et con l’occasione della servitù
ch’Io più anni haueuo fatta à Papa Gregorio nel suo Palazzo, con farli
la Gallaria, la Loggia de Venti, L'altre camore vicine la sala di Suiz-
zari, et quella de Palafrenieri con l’altra Loggia grande sopra l' offitio
della camora auanti la Bologna: Il buon Vecchio pensando di remune-
rarmi mi diede il carico di questa Chiesa di Alatri mandandomi quà a
purgare i miei peccati contro ogni mio uolere: et subbito presa la cura
d'ambi dui li Monasterij cominciai à pensare di chiuderé questo di Ala-
tri, et ridurlo in buona forma di osservanza, et di redurre nella Città
quello di Guarcino, et ne parlai:piü volte con il Papa dal quale n’ ero
tuttauia stimulato, ma là difficultà di trovare li denari per fabricare ha
fatto diffirire il negotio in lungo più di quello ch’ haueria bisognato.
Però vedendo Io l’urgente necessità di questo qui di Alatri ui posi
le mani, et cominciai à fabricarui con buona summa di miei denari:
ma considerando tutta via che non ui si poteva fare cosa buona per la
Stravaganza del sito, cominciai a pensare di transferirlo in altro luogo,
et fabricare un Monastero, ch' al medesimo tempo seruisse à quelle di
Guarcino, et a queste della Città di Alatri, et fuggire le difficultà ch'era
di trouare tanti Confessori, Capellani, et Fattori d'esse Monache de quali
in questi paesi con molta difficultà se ne trouano de fedeli, et a pro-
posito di simili ministerij et hauendo sin'à mò determinato il Luogo
dove detti Monasterij si potessero in un solo collocare agiatam.te, non
L'ho voluto palesare per non ui vedere modo di potere condurre a'per-
fettione opera si nobile et necessaria à questa Città. Ma ritornando alla
fondatione, si condussero le quattro Monache di Guarcino in Alatri, il
prefato giorno xxvI. di Marzo accompagnate da nobil turma di gentildonne,
et gentilhuomini, et entrate nella Città se n'andorno al Domo in San
Paulo ove pnt.e tutto il popolo la Città le fece l'obligo che qui sotto
apparisce ricopiato de uerbo ad uerbum dal proprio originale et scontrato
et collationato per mano di pubblico Notaro.
Instrumento del obligo che la città di Alatri fa alle Monache.
Ad perpetuam et aeternam rei memoriam. i
conem

IGNAZIO DANTI 193

Congregatus quasi universus populus Aletrinus in Ecclesia Cathe-
drali S.ti Pauli de Alatro in Pontificatus maiestati residens R.mo D.no
Camillo Peruseo Romano Dei, et Apostolicae sedis gratia E.po Alatrino
predicant. et R.do: Fre Lucantonio de Civitate Riete ab universitate Ale-
trina tunc temporis electo, et conducto Mag. d.no Caesare Bertono I. U. D.
Sindico una cum suis officialibus, et Camerario tunc temporis p.nte et
universo Clero Alatrino, Deo Optimo Maximo aspirante sub anno D.ni
MDLXI. Pontificatus in Christo pris, et D.ni N.ri D. Pij PP. iiij a.no
secu.do indietione iij Mensis Martij die xxvi in Civitate Aletri ad
Laudem et gloriam omnipotentis Dei et gloriosissime m.ris Virginis Ma-
riae, universale beneficium Civitatis Alatri et totius sexus foeminilis
desiderantis earum virginitatem conservare et Deo maximo offerre : con-
duetae fuerunt de Licentia pt. RR.mi D.ni E.pi extractae de sacro Mo-
nasterio S. Lucae de Varceno Monalies infr.ste.

Soror Frane. Iacobi Thomasi de Varceno sub nomine et creatione
Abbatissae, Soror Bartolomea de Selice de Alatro sub nomine et creatione
Priorisse cum eius ne.pte D. Dorothea et divino officio celebrato et
solemni missa celebrata, et predicatione finita facta in pontificali S.ta
benedictione p.ti R.mi Epi. dictus populus Aletrinus congregatus in dicta
Cathedrali ecclesia una cum D.o R.mo D. Epo. predieatore predicto et
dicto D. Sindico et suis officialibus processionaliter discedendo de dicta ca-
thedrali ecclesia Santi Pauli cum universo clero Aletrino decantant. Veni
creator sp.us. Prefatae Moniales sup. nominatae conductae et introductae
fuerunt in ecelesia Annunciatae de Alatro, et data fuit eisde. Monialibus
libera possessio perpetuo retinendae dicte ecclesiae cum omnibus habi-
tationibus, hortis, membris actionibus condictionibus, titulis, introitibus,
exitibus, et pertinentijs suis, et cujuslibet ipsor. membror. et Iuribus
ad perpetuo haben. possiden. et retinen. una cum possessione in ter-
ritorio Alatrino in contrata la starza iux. bona ept.s Aletrin. via a pede,
et alios fines, et meliores confines olivetu. in dicto territorio in contrata
della mola saneta Maria iux. bona Hieronymi de Tutijs et Dominiei de
Tutijs viam, et alios suos meliores, et veriores confines cum promissione
una uoce, et nemine diserepante omni tempore in necessitat. dic. Mona-
sterij succurrendi adiuvanti, et auxiliandi pro possae ad hoc ut prefatae
Moniales et aliae in die. subintran. sint semper cum ear. et cuiuslibet
ipsar. orationibus promptae et paratae ad supplicandum Deum Optimum
Maximum, Beatissimam Virg. Mariam, et S.tos Apostolos, et totam curiam
celestem pro ipsor. seruatione, augmentatione, pace, unione, et con-
cordia d. Civitatis et totius populi Alatrini, ut in aduersis, et tribula-
tionibus faueant, assistant, et suam , omnipotentis gratiam infundat, et
sic placeat semper divinae suae Maiestati.

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194. . ^ V. PALMESI

Aetum ut sup. iusta eeclesia Aletrina universo quasi populo assistent.
d. Civitatis toto clero et p.to R.mo ep. et predicatore pred.to publice,
et palam pntibus venerabilibus Canonicis D. Iacobo de Tutijs D. Io. Vel-
luti, et D. Bart.o Ant.no Testib. ptibus vocatis speciat. et rogatis per
me Not.m inf.um, et ad perpetuam et eternam rei memoriam.

Et ego Do. Frane. Antolinus publicus, et apostolica auctoritate Not.r

et nune Not.r et Cane.s curie ep.lis Aletri Iussu pn.ti R.mi D. Epi de

predietis rogatus una cum prenominatis Testibus omnibus pred.tis inter-
fui, et ad fidem premissorum hie me subscripsi, et signum meum ap-
posui consuetum.

/\ Ad effectum executioni demandandi instante Comunitate Aletrina
sacrum Monasterium.

Ego Frane. de Rubeis Aletrinus pub. Aplica au.te Not.s fidem in.
dubia. facio, qual.r p.ns copia instrumenti institutionis Monasterij Monia-
liu. Annuntiatae de Alatro scripta et copiata fuit per Mag.um D. An-
gelum de Paulo di Montemelono, de commissione et ordine R.mi D. Fris.
Egnatij Dantis Perusini dei gra. Epi. Aletrini, et quia per sup.m D. seri-
ben. in legendo non vitio sed lapsu oculorum omissa fuerunt quedam
dictiones quae in nona riga, et uersu pt.e copia veniebant seribent. qua.
quide: postea in calce subscriptionis Notarij. de spto instro. rogati per
eumdem fuer. subscripta quam quidem remissione. approbo ego Not.s
ac per me collationat. cu. suo proprio originali et concordat in omnibus
et per omnia: Ideo in fidem omnium premissor. hie me subscripsi signum-
que meum quo in publicis utor posui solitu. et consuetu. requisitus,

Le Monache che vennero da Guarcino furono Sor Francesca Tomassi
da Guarcino Badessa et Sor Bartolomea della Selice d’Alatro Priora,
Sor Lorenza Frangipane Romana, et Sor Dorotea Raimondi Romana.
Hora finita che fu la stipulazione dello strumento, et la predica menorno
le prefate Monache allo Spedale della Anuntiata dandogline il possessio.
Ma nascendo che quest’ aria d’ Alatri non si confaceva alla complesione
della Badessa Franc. et per altre difficultà che ci haveva ottende gratia
di ritornarsene a Guarcino diece mesi dipoi, che se n'era partita, et
restò Badessa in suo luogo Sor Bartolomea della Selice d’ Alatri, donna
di molta eloquenza et sagacità, la quale ritrovandosi in quel luogo
senza quasi entrata nessuna cominciò a uestire di mano in mano delle
Monache per potere spendere le dote loro nel uiuere et in comprare le
case per accrescere il Munistero et fu graviss. errore di lasciarle tanto
multiplicare senza assegnamento d'intrate da poter uiuere. Perchè in
capo a’ xxiiij ch'io ci venni ritrovai essere state vestite da xc Monache,
et ue n’ erano uiue LXxiiij et non haueuano da mangiare per la. terza
parte dell’anno. Ma il Sig. Dio, che uolse ajutare queste sue sante
IGNAZIO DANTI 195

Vergini fece, ch’ incominciandosi in Veroli un nuovo Monasterio entró
in pensiero alla prefata Badessa della Selíce di uolere andare per fonda-
trice d'esso Monas. et con alcuni mezzi particolar.te di m. Govanni Ga-
sparis suo nipote Vicario di-Mons. Ortensio Battista Vese. di Veroli ot-
tende la gratia, et ui andò con cinque altre Monache l’anno uprxxxiiij
a di xv del mese di Maggio-Aprile. Et con questa occasione partirno
anco molte Zitelle del Monasterio a tal che doue io ui trovai Lxxiiij
Monache, et xiiij Zitelle si ridussero a n.o di Lxv. Et le Monache
ch’ andorno a’ Veroli con la Badessa Bartolomea fu Sor Vittoria Santesia
da Subiaco per Priora, et Sora Cicilia Battista da Frusinone, Sor Fidele,
et Sor Dorotea della Selice novitie pure, et nipoti della Badessa, et Sor
PUSINANI M EUN . Conversa da Veroli; Et oltre alle predette uscirno da que-
sto Monasterio della Annuntiata sor Fidele Pannimotte, et sor Dorotea di

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'

Colonna da Subiaco l'anno wprxxviij ritornando al paese loro nel moni-
sterio che ui si fondò il predetto anno alli ....... del mese d'ottobre
dall’ Ill.mo signore Marcantonio Card. Colonna Abate, et Sig.re di Subiaco,
il quale Sig.re ui condusse per institutrici d'esso Monasterio quattro
Monache del Monasterio di Spera in Dio di Perugia dell'ordine di S:to Be-
nedetto, cioè sor Lauditia Spina Badessa, sor Agata. ........ Priora,
SOP-DIOdAta 7). s Maestra delle novitie, sor Anna......... Ce-
leraia. Fu questo nuouo Monasterio per la molta prudentia dell' Ill.mo
Card.le fabricato et fondato molto religiosamente, et dalle prefate ma-
dri ui fu introdotta la uera osseruanza della regola del P. S. Benedetto,
e con tale fondamento si uede ogni giorno agumentare di buona fama,
et openione di santità.

Ancona, gennaio 1897.

Dott. VINCENZO PALMESI.

te
Tf

121:

| REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO

(Archivio Segreto Vaticano — Camera Apostolica).

(Continuazione vedi Vol. IV, fasc. III)

[I due codd. 21 e 228 contengono frequenti composizioni con eccle-

siastici sopra reati giudicati dall’ ufficio dell’ Inquisizione. Si è creduto
opportuno raccoglierle a parte, come atti propri di quell’ Ufficio. Abbia-

mo seguìto il cod. 21, perchè più completo). ’
69. [c. 56 t.] 2319, lug. 12. — A domp. PhilippodeMontesancto,

16.

t.

78

X9.

presbitero, pro compositione facta cum eo ratione cuiusdam composi-

tionis facte contra ipsum de adulterio. — 8 f. a.

lug. 16. — A domp. Ventura rectore Ecc. S. Angeli. — 3 f. a.
lug. 21. — Proabbate Montismartani.... ratione omnium
excessuum quos fecerat. — 70 fl. a.

[c. 57] tug. 26. — A domp. Britio presbitero de Colle Mar-
chionis.... super quodam adulterio. — 74 7. a.

ag. 3. — A domp. Johanne plebano de Verchiano... pro
omnibus excessibus... — 414 fl. a.

A domp. Blaxio monacho et rectore S. Benedicti de Cann a-
rio... super omnibus excessibus perpetratis per eum. — 20 ffl. a.
[c. 58] ag. 24. — A domp. Angelo rectore Ecc. S. Angeli de Cor-
nito pro quodam adulterio per eum conmisso. — 72 fl. a.

ag. 25. — Pro domp. Johanne rectore Ecc. S. Martini de Villa
Octagii de Sellano pro compositione facta cum eo super pro-
cessu scripto manu Armanni not. — 5 fl. a.

[c. 58 t.] ag. 25. — A domp. Iacobo priore hospitalis S. M. prope
Eugubium dante pro se et domp. Andrea suo converso et dicti
hospitalis.... super conmissis excessibus. — 14 fl. a.

[c. 59 t.] sett. 19. A domp. Leto de Ylico... pro quodam adul-
terio et suis excessibus. — 8 /l. a.

sett. 24. — A domp. Bernardo de Bervito de adulteriis et
excessibus per eum comissis. — 3 fl. a.

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198 L. FUMI

.80. A Puzzarello Petri converso hospitalis S. M. de caritate...

quia subtraxerat quoddam privilegium prioris dicti hospitalis et fre-
gerat hostium. — 6 ft. a.

81. A domp. Angelo Beralli... de conmissis per eum excessi-
bus. — 3!/, fl. a. — A domp. Angelo Portis... — 81/, fl. a.

. 82. [e. 60 t.] ott. 24. — A domp. Bevenuto... super quodam adul-

terio. — 2 fl. a.

83. [e. 61 t.] nov. 24. — Pro domp. Taddeo plebano plebis deOrzano
pro generali compositione facta cum eo. — 22 ff. a.

84. nov. 17. — A domp. Bevenuto de Gualdo deNuceria...
super quodam adulterio per eum conmisso. — 24 fl. a.

85. dic. 10. — A Vannolo Vannis canonico plebis de Cannario

| pro eompositione facta eum eo. — 4 fl. a.

86. dic. 12. — A Juncta Accapturi de plebe Turini, domp.
Acto Junete, Antonio Vanne Frederici canon. ple-
bis, NinosJuccij canon. eiusdem eccl. et domp. Ventura
plebano eiusdem plebis pro compositione faeta cum eis. — 24 fl. a.
48 sol. 8 den. cort.

87. Pro domp. Raymundo Falocti de Montefalco... super
quodam adulterio. — 9 fl. a. 34 s. cort.

88. (e. 64 t.) 1320, gen. 9. — A domp. Johanne Massaroni
Reetore eccl. S. M. de Pelano districtus Trevii... ratione cu-
iusdam processus faeti contra ipsum super adulterio conmisso cum
Nuta uxore Lippi de Fulgineo. — 6 fZ. a.

89. [e. 65 t.] febr. 22. — A Lolo Thomasii clerico de Trevio...
super quodam adulterio. — 4 f/. a. 7 sol. 1 den.

90. [e. 43 t.] febr. 23. — Pro mag. Petro de Trevio super quodam
adulterio. — 20 lib. 19 sol.

91. [c. 66] feb. 24. — A domp. Johanne priore S. Angeli de Meva-
nia... de conmissis excessibus. — 35 fl. a.

92. feb. 26. — A. dom. Saccente de Montefalcone... super
quodam ínsultu. — 2 fl. a. '

93. [e. 66 t.] mar. 8]. — A dompn. Mactheo canonico eecl. S. Vin-
centii de Mevania. — 30 lib.

94. [c. 67] mar. 19. — A domp. Simone. — 6 ft. a.

95. [e. 70] apr. 22. — A domp. Accurri. — 41 fl. a.

96. apr. 28. — Pro domp. Bordono Petri deMontefalco. —
5 f1.:a. ;

97. [e. 72] mag. 5. — Pro domp. Thomasso de Evensene pro

PNE TRI e

TATE
I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLÉTO . VEU Pr
compositione faeta cum eo. — 7 fl. a. Nel cod. 228 si sostituisce la

partita suddetta con la seg. A domp..Beccho. — 10 fl. a.

98. [c. 12 t.] mag. 16. — A domp. Iacobo Taddei, Petro Ro-

manoni et domp. Petro de Montefalco. — 17 fl. a.
99. [c. 73 t.] giu. 9. — A domp. Egidio archipresbitero de Ca n -
nario. — 2 fl. a.

100. giu. 10. — Pro domp. rev. priore S. M. de Laurentio de M e v a -
nia et pro domp. Thodino plebano plebis Castriboni et pro
Moscantesta filio Pauli de Mevania. — 22 fl. a.

101. giu. 11. — A domp. Andrea Raynucti presbitero de Mon-
tefalco... super quodam adulterio. — 10 Lib. cort.

102.[e. 14] giu. 12. — A domp. Jacobo capellano S. Silvestri de Me-
vania. — 6 fl. a.

103. [c. 74] giu. 27. — A domp. Petro Brunacii de Montefal-
cone. — 5 !J, fl. a.

104.[e. 741] giu. 28. — A domp. Juncta rectore ece. S. Angeli de
Gaysana. — 10 fl. a.

105./«g. 4. — Pro domp. Puzzolo Petri de Mevania. — 20 lib.
cort. :

106. [c. 71] ag. 4. — Pro domp. Gello de Mevania. — 3 fl. a.

107.[c. 75 t.] ag. 12. — A domp. Leto pro quadam compositione facta
cum eo de processibus factis contra eum. — 4 fl. a.

108.ag. 16. — Pro domp. Guillelmo monacho de Gualdo Nu-
cerii. — 47 fl. a.

109. [c. 76] ag. 21. — A fr. Petro priore S. Johannis de Saxofer-
rato pro compositione facta cum eo et fratribus. — 2792 fl. a. et 7
sol. cort.

110.ag. 24. — A domp. Ventura de Monte Sancti Martini
— 16 lib. cort. — A domp. Thoma de Montefalco. — 6 fl.a.

111.ag. 26. — A domp. Benciveni de Gualdo Capt. — 4 fl. a.

112.[c. T7 t.] sett. 24. — A Silvestro de Gualdo Capt. pro

. quadam compositione facta cum domp. Bartholo filio suo. — 7 fl.
a. et 20 sol. cort.

1183. ott. 1. — A domp. Benintenni clerico de Turricule. — 3
ft. a.
114. ott. 6. — A domp. Bartholo de Collomaneia. — 9 fl. a. —

A domp. Cambio Morici oblato monasterii S. Eutitii de Valle

Castoriana. — 83 ft. a.
115, ott. 7. — A domp. Ubaldo dante pro domp. Bonanno canonico
de Prefolio. — 4 lib. cort.

116. [c. 78] ott. 9. — A domp. Matteo de Gualdo. — 2 fl. a.

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130 ? L. FUMI

117.A domp. Johanne Venture de Gualdo. — 4 ft. a.

118. ott. 12. — A domp. Tancredo de Collemancia... super
quodam adulterio. — 9 fl. a.

119.[78 t.] A domp. Thomasso plebano plebis de Campiatula
super quodam adulterio. — 5 7t. a.

190. ott. 16. — Pro domp. Bartholo plebano plebis de Montefalco...
super quodam adulterio. — 4 fl. a.

191.[c. 79] ott. 22. — Pro domp. Gentili Petrioli de Mevanea...
super adulterio et aliis excessibus — 4 fl. a.

192.[e. 79 t.] ott. 26. — Pro domp. Berardo de Colle Marchio-
nis... quia dicebatur fecisse adulterium — 3 ft. a.

123. [c. 19 t.] ott. 27. — Pro Epo Spoletano ratione cuiusdam com-
positionis facte cum eo. — 100 fl. a.

194. ott. 29. — A domp. Matheo Pacii presbitero de Cannario...
super quodam adulterio. — 3 7l. a.

125. [c. 80] ott. 30. — Pro quodam presbitero de Gualdo Nucerii,

de cuius nomine patet per magistrum Ofreducium. — 3 fl. a.
196.[c. 80 t.] nov. 6. — A Vanne Bernardi de Guallano...
super quodam processu quia dicebatur fecisse simoniam. — 6 7. a.

127.[c. 80 t.] nov. 8. — A domp. Rentevegna plebano S. M. de
Visso... de excessibus commissis per eum si qui essent commissi
ad hoe ne posset per Curiam aliam molestari. —- 2 fT. a.

128.A Vitale Raynerii Canonico S. Angeli de Prefolio...
quia dicebatur fecisse aduiterium cum Verducia de Valle S.
Angeli. — 2 fl. a.

129. [c. 81] nov. 9. — A Mag. Consulo Benadacti de Monte
Sancti Pauli canonico eeclesie S. Benedicti... quia dicebatur
conmisisse homicidium in personam cuiusdam mulieris filie sue. —
15. fl. a.

130. nov. 10. — Pro domp. Andrea de Gualdo... quia dicebatur
fecisse adulterium seu peccatum carnis cum Lucgura uxore Puc-
cilli. — 8 fi. a.

131. nov. 13. — Pro domp, P. Priore Sancte Xpine... quia dicebatur
conmisissé adulterium cum Pace muliere de Eugubio. —
10 fl. a.

132. [c. 81 t.] nov. 14. — Pro domp. Johanne de Mevania...
quia dicebatur conmisisse adulterium cum filia Alberti de Me-
vania. —6 fl. a.

133. nov. 15. — Ab Epo Fulginati de omnibus excessibus per eum
conmissis. — 710 fl. a.

134. nov. 17. — A domp. Johanne de Antiquo rectore Ecclesie

WETÜRTTHCNNBNDUMPUE NU Tg nn Pam tO. ——

I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 131

Sancti Patrignani... quia dicebatur conmisisse peccatum
carnis cum Johanna Cappelline et homicidium in perso-
nam Vannis Petrioli Berardi. — 43 fI. a.

135. nov. 26. — Pro priore Heremite vocato dom. T. et pro domp. Ni-
cola et pro domp. Mareh o monachis dicti monasterii Here mite
pro quadam compositione generali facta cum eis. — 84 fl. a.

136.[82 t.] nov. 30. — Pro domp. Thomasso monacho monasterii
S. Benedicti de Gualdo Nuceri.... super quodam insultu. —
3 fl. a.

137.[e. 83] dic. 2. — A domp. Xpofano Rectore ecclesie S. M. de
Cannario.... super eo quod dicebatur fecisse adulterium cum
Ciccola de Asisio. — 72 fl. a.

158. dic. 5. — Pro domp. Johanne Buscuri presbitero de Visso.
— 6. fl. a. i

139. dic. 16. — Pro domp. Nicola presbitero de districtu Gualdi
Nucerii. — 3 fl. a.

140. [c. 83 t.] dic. 19..-— A domp. Petro et domp. Johanne pre-
sbiteris de Monte Sancti Pauli Spoletan. dioc.... super adul-
terio et quibusdam aliis excessibus, ut apparet in processibus Bon-

cagni. — 8 fl. a.
141.dic. 21. — A domp. Johanne Corradilli de Fulgineo

dante pro Puzzarello de Fulgineo canonico S. Angeli de
Mevania pro compositione facta cum eo, quia dicebatur fecisse

adulterium. — 2 fl. a.
142. [c. 84] dic. 28. — A domp. Savente.... quia dicebatur fecisse
insultum. — 47 fl. a.

143. [c. 85] 4321, dic. 30. — A domp. Ventura quem debebat pro

quadam compositione facta cum eo. — 4 fl. a.
144. dic. 81. — Pro domp. Griscio presbitero de Monte Sancti
Martini.... de omnibus excessibus conmissis per eum. — 30 fl. a.
145.[c. 55 t.] gen. 6. — A mag. Petro priore, ut asserit, S. Angeli
de Prefolio.... super conmissis excessibus. — 70 fl. a.
146.gen. 8. — A mag. Angelo Verucii de Trevio.... super

fornieatione quam dicebatur fecisse cum Suffia de Spoleto. —
4 fl. a.

147.gen. 9. — A domp. Gilio Johannis canonico ecc. Fulgin.
pro quadam compositione facta cum eo super eo quod dicebatur
fecisse fornicationem cum Adachela de Fulgineo, prout ap-
paret in processibus magistri Munaldi et de quietatione apparet
manu magistri Ofreducii. — 4 fl. a.
132 L. FUMI

148. [c. 86]-gen. 16. — A domp. Raynaldo Bartolicti et domp.
: Phylippo Palicti presbiteris morantibus in Trevio eo quod
i violaverunt interdictum per Rectorem Ducatus in dieta terra i

positum. — 6 fl. a. i î
149. gen. 20. — A domp. Jacobo Costantii canon. Fulgin. pro i

quadam compositione facta cum eo. — 50 fT. a. È
150. [c. 86 t.] genn. 21. — A domp. Bonanno canonico S. Angeli de |
Prefolio pro quadam compositione facta cum eo. — 4 ib. cort.

151.gen. 23. — A domp. Andrea plebano plebis S. Martini de
Trevio.... quia dicebatur violasse interdictum. — 3 fl. a.

152.Pro domp. Petro rectore ecclesie S. Johannis, Mag. Gui-
done ete. — 4/00 sol. cort.

153. gen. 80. — A domp.Ventura prosbitero daMontesancto...
super eo quod dicebatur: fuisse contumax in solvendo quamdam

TT REIT.

pecuniam. — 4 lib. cort. i
154. A domp. Ofreducio clerico S. Gilii de pede Trevii.... 1
quia dicebatur violasse interdictum. — 3 f. a. |

155. [c. 87] feb. 4. — A domp. Rivera, Raynaldo et Bartholo

canonicis fulginat. pro compositione facta cum dictis canonicis
et quibusdam aliis. — 30 fT. a.

156. feb. 7. — A domp. Hbaldo monacho monasterii S. M. de
Monte Appennini nucerine diocesis.... super quodam adul-
terio quod dicebatur fecisse cum Sanctese. — 5 ft. a.

151. A domp. Luca presbitero de Trevio.... super eo quod di-
cebatur violasse interdictum. — 3 fl. a.

158. [c. 81 t.] feb. 9. — Pro domp. Criscio priore S. Salvatoris
de Fulgin. pro quadam compositione generali facta cum dieto

priore, prout apparet manu magistri Boncagni. — 20 fl. a.
159. feb. 13. — [Pro] dominabus seu sororibus S. M. Magdalene de

districtu J ani pro compositione facta cum eis super eo quia dice:
batur.derobasse quendam equum cuiusdam judei et quia dicte do-

mine receptaverunt eum, et de omnibus facta est compositio unica
pro hae quantitate, ut apparet manu mag. Ofreducii.-— 72 fT. a.

160. feb. 144 — A Ciccho Petrioli et quibusdam aliis testibus de
Gualdo Nucerii vocatis et contumacibus super quadam inqui-
sitione facta contra dom. Guidonem rectorem Eec. Saneti Lau-
rentii de Carbonaria pro compositione facta cum eis dicta
occasione [videl.], super eo quod dicebatur conmisisse concubinatum
cum Jacoba Jacobieti. — 8 lib. cort.

161.[c. 88] febr. 16. — A domp. Lauren tio de Trevio.... super
d
"

I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 133

eo quod dicebatur violasse interdictum positum in Trevio. — 8
fla.

162. feb. 18. — A domp. Guidone monacho et rectore Ecc. Sancti
Laurentii de Carbonaria districtus Gualdi Nucerii pro
quadam generali compositione facta cum eo super excessibus suis.
— 10 fl a.

163. febr. 20. — A domp. Blasio monacho et rectore Ecc. sancti B e -
nedicti de Cannario.... super quodam. adulterio seu forni-

— M MM e

€——— M

catione conmissa per eum. — 5 f. a.
164.[c. 88 t.] -- A domp. Angelo de Trevio.... super eo quod
dicebatur violasse interdietum positum in terra Trevii per Re-



n

ctorem. — 8. fl. a.

165. febr. 25. —- A domp. Phylippo Paulicti de Trevio dante pro
mag. Zaffino mag. Salamonis deTrevio.... super viola-
tione interdicti per eum faeta. — 3 /l. a.

166. [c. 89] feb. 28. — A domp. Nicola monacho monasterii H er e -
mite.... de omni adulterio quod conmisisset cum quaeumque
muliere, prout apparet manu mag. Ofreducii. — 10 fl. a.

167. marz. 11. — A domp. Margarito per manum d. Thome ju-
dieis de Visso pro compositione facta cum eo, ante quam esset
abbas, de suis excessibus quos dicebatur conmisisse. — 4750 f. a.

168. [c. 90] mar. 17. — A dom. Gilio de Rasilia rectore Ecclesia-
rum Sancti Petri et Saneti Angeli de districtu Fulgineo....
quia dicebatur fecisse fornicationem cum Clara de districtu Ca m-

merini. — 25 fl. a.
169. mar. 22. — A Corradillo Bartolilli canonico saneti Sal-

vatoris de Fulgineo eta RodulfoMactioliGirardoni
de Fulgineo, ratione compositionis faete cum. eis super eo quod
dietum Corradillum dicebatur conmisisse adulterium cum uxore
Andree et pro excessibus conmissis per dietum Rodolfum. —
12: fila.

170. [c. 90 t.]. — A mag. Jacobo Ugolini de Montefalcone
dante pro Macthiolo eius filio, pro compositione faeta cum dicto
mag. Jacobo pro dieto eius filio, super eo quod dicebatur dictum
Macthiolum fecisse raptum euisdam mulieris vocate Ciole
filie Massii Rainieti de Montefalcone pro legitima que
debebatur in bonis dieti mag. Jacobi patris dicti Macthioli
ratione excessus commissi per eum: istrumentum habet mag. O fr e -
ducius. — 75 lib. a.

171 mar. 24. — A fr. Johanne Dialtoli monacho saneti Petri de
Bovaria dante pro se et pro quodam suo filio nomine Ceccha-
134 Ct TI. FUMI

rello monacho dicte Ecc. pro compositione faeta cum eis de ex-
cessibus conmissis per eos. — 9 7. a.

172. A domp. Jacobo Bevenuti de Eugubio monacho sancti Pe-
tri et rectore sancti Martini de Colle... super eo quod dicebatur
conmisisse adulterium cum Luminella Angelutii et fecisse
insultum contra maritum diete Luminelle. — 9 fl. a.

173.[c. 91] apr. 3. A dom. Alberto canonico Ecc. Sancti Mariani de
Eugubio.... super eo quod dicebatur conmisisse adulterium seu
fornicationem cum Ay gnanucia. — 215 fl. a.

174.A fr. Thomassucio dante pro domp. Gilio archipresbitero de
Cannario.... super fornicatione facta per eum, ut dicebatur,
cum quadam mulieri. — 3 Zid. cort.

[c. 91 t.] apr. 7. — A dom. ,Epo Asisinate... pro excessibus
suis et pro domp. Blaxio et dom. Celante familiaribus suis,
prout hee omnia apparent manu mag. Ofreducii. — 50 fl. a.
líb.apr. $. — Ab Agirono deFulgineo dante pro Andriono
Salimbenis de la Clusura clerico. . super adulterio per

eum conmisso cum Andriola. — 4 fT. a.

176.[c. 92] apr. 8. — A Bucio dom. Septempanis.... super
violatione interdicti positi per Rectorem facta per ipsum. — 2 fl. a.

177.A domp. Angelo rectore Ecc. S. Facundini districtus Gualdi
Nucerii.... super eo quod dicebatur fecisse fornicationem. — 6
fili va:

178.A Bartucio de Fulgineo domicello q. Epi spoletani
dante pro dom. Jacobo de Tignasis de Fulg.... de exces-
sibus suis. — 25 fT. a.

179.[c. 92 t.] apr. 11. — A Cinello mag. Stefani de Trevio...
super eo quod dicebatur fecisse fornieationem cum uxore cuiusdam
de Tuscia, prout apparet in processu. — 9 fl. a.

180. [c. 93] apr. 18. — A domp. Copagno Jacobucii rectore Ecc.
Sancti Martini de Passignano nucerine diocesis... super eo quod
dieebatur conmisisse fornicationem cum Johanna uxore olim

Amicoli Bernardi. — 6 fi. a.
181. apr. 20. — A domp. Jacobo monacho monasterii sancti Eutitii

de Nursia... super eo quod dicebatur fecisse falsam monetam et
de omnibus excessibus suis, prout apparet manu mag. Ofreducii.
— 4 fl. a.

182.[e. 94] apr. 22. — A domp. Thomasso de Collemancia...

| super eo quod dicebatur impedivisse familiares Curie quadam in exe-
cutione que fiebat contra bictonenses. — 3 fi. a.

133. apr. 28. — A domp. Antonio capellano et canonico S. M. foris

am EEG:
"EVIZXNE

TUNES

7

TETTE

I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 135

portam de Fulgineo... super eo quod dicebatur fecisse adulte-
rium cum quadam muliere, secundum quod apparet in processibus
Curie. — 8 fl. a.

184. mag. 1. — A mag. Thoma Somei dante pro dom. Jacobo

abbate de Rasina et domp. Fhylippo, domp. Bartholo,
domp. Cagnolo, domp. Cente et dom. Phylippo mona-
chis dicti monasterii... super eo quod dicebatur receptasse exbannitos
et derobasse totum de Gualdo Nucerii, de quibus instrumen-
tum habet mag. Ofreducius. -- 6 f1. a.

185.[e. 95 t.] mag. 16. — A domp. Villano clerico de Eugubio.

-— 2 fl. a.

186. [c. 96] mag. 22. — A dom. Bartholo abbate de Landolina

ratione eompositionis facte cum eo generali super conmissis exces-
sibus. — 40 fl. a.

187. mag. 23. — A domp. Masseo Jacoboni et mag. Johanne

———

Meliorelli, Ciecho Francisci, domp. Mactheo Morici,
domp. Compagno Bonefidei, Mactheo Vannucii,
Puzzarello Angeloni et Petrillo Gentilis... super
crimine symonie, prout patet manu Boncagni. — 25 /L. a.,
57 $., 2 d.

188.[96 t.] mag. 25. — A domp. Simone monacho saneti Eutitii...
super multis excessibus, ut apparet manu Andreutii. — 22
lib. cort.

189. mag. 27. — A domp. Humili canonico maioris Ecc. Eugu-
bine... de excessibus suis. — 75 fl. a. :

190. [c. 97] giug. 4. — A Petrucio de Caprilia clerico S. M. de
Pasano... pro eo quod dicebatur conmisisse simoniam in bene-
fieio obtinendo, secundum quod apparet manu mag. Boncagni.
— 2 fl. a.

191.giu. 9. — A Masso familiari monasterii Sancte Clare dante pro
FranzuloJohannoni de Montefalco pro condempnatione
lata contra ipsum pro Comune Montisfalconis eo quod exces-
sit contra fortem de Montefalco, prout apparet manu An-
dreutii notarii, qui est rogatus de receptione et de excessu. —
100 s. c.

192.A mag. Andrea de Eugubio... pro quodam suo fratre pro
compositione faeta cum eo. — 43 f. a.

193. A domp. Berardo et Raynaldo clericis... — 8 /7. a.

194. [97 t.] giu. 26. — A domp. Andrea Rectore saneti Salvatoris de
vila Gabbiani, districtus Cammereni... super eo quod
136

L. FUMI

dicebatur fecisse adulterium cum. Venturella de dicta villa. —
Ovfhta.

195. [c. 88] /ug. 4. — A domp. Bartholo plebano de Mevali...

196.

191.

de excessibus suis... — 5 fT. a.

lug. i. — A Ciccharello Francisci elerico sancti Viti de
Valle sancti Angeli... super eo quod fuerat inquisitus quod
voluerat capi facere Ciechum d. Petri de Nursia, qui erat
sub protectione iurisdictionis appellationum ducalis Curie, et gene-
raliter de omnibus excessibus suis. — 24 fT. a.

[e. 98 t.] /ug. 8. — A domp. Mactheo de Monte Sancti
Martini... super eo quod dicebatur non fecisse residentiam in
sua ecclesia et de aliis excessibus suis. — 2 /7. a.

198.A domp. Ventura Raynerii rectore ecclesie. Sancti Silvestri

de Valle Cuppi super eo quod dicebatur fecisse insultum contra
quendam, prout apparet in processu mag. Boncagni et super
aliis excessibus suis. — 3 f. a.

199.4 Johanucchio Albricucii canonico Eec. Sancti Salvatoris

200.

201.

202.

208.

204.

205.

de Acqua pagana... super eo quod dicebatur fecisse insultum
et de aliis excessibus suis. — 3 f. a.

[c. 99] ug. 22. — A Macthiolo Andreutii de Spello dante
pro monasterio S. M. de Nucerio pro compositione facta cum eiu-
sdem monasterii religiosis super eo quod dicebatur innovasse contra
quandam appellationem. — 1 fl. a.

[c. 99 t.] Zug. 29. — A dom. Roecho Arnolfi de Appennino...
super conmissis excessibus, de quibus ipse erat inquisitus, et cum
domp. Johanne Buscagnoni Rectore Ecc. S. Silvestri de
Pasano et Vanne Fortini clericis dicte Ecc. et Andrea
Cani de Appennino. — 6 fl. a.

[c. 100] Zug. 29. — A domp. Leto de Forcella... super eo

quod dicebatur inquisitus de auxilio prestito cuidam homicidio et.

prout apparet manu Hermanni de Fulgineo not., et gene-
raliter de omnibus excessibus suis. — 6 f. a.

[c. 100 t.] ag. 6. — A domp. Simone Daynesis de Ylice...
super eo quod dicebatur fornicationem fecisse et generaliter de omni-
bus excessibus. — 4 f'l. a.

A domp. Recha Rectore Ecce. Sancti Vereundi de Eugubio...
super omnibus excessibus suis. — 4 fi. a.

[c. 101] ag. 8. -— A domp. Thomasso Pelagacti clerico de
Gualdo Nucerii et beneficiato saneti Laurentii de Sespor-
tolo... super eo quod dicebatur fuisse contumax in recedendo de

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I REGISTRI DEi DUCATO DI SPOLETO 191

Spello contra mandatum sibi per me facium, sicut per vicarium
ducis. — 3 ft. a.

206.[c. 161 t.] ag. 16. — Ab Alegrecto clerico de Visso... super eo

quod dicebatur violasse interdictum positum per Rectorem. — 2 f. a.

207. [c. 102] ag. 20. — Pro domp. Sabbatino Rectore Ecc. saneti Lau-
renti de Pissiano dioc. eugubina... super eo quod dice-
batur conmisisse fornicationem cum Datila de Eugubio. —
10. f1.-a.

208.ag. 21. — A domp. Frederico et dom. Ramberto, Petroc-
cho, Vitali, Petro et domp. Bonanno canonicis Ece. sancti
Angeli de Prefolio... super eo quod mandatuin fuit eis per Re-
ctorem. quod reciperent nunciüm d. Andree de Cammerino
in canonicum, qui fuerat institutus per vicarium q. Epi Spole-
tani, quod facere contempserunt et super multis processibus exinde
postea subsecutis super diversis articulis. — 25 f/. a. 10 s. cor.

209.[c. 102 t.] ag. 31. — A domp. Corrado monacho monasterii
S. Vercundi de Eugubio... super eo quod dicebatur fecisse for-
nicationem. -— 16 fl. a.

210. Pro quodam clerico vocato Masso Loli de Collemancia...
super eo quod dicebatur conmisisse fornicationem. — 3 f. a.

211.[e. 103] sett. 10. — Per domp. Johanne Benciveni de Eu-
gubio... super eo quod dicebatur fecisse fornicationem cum Amn-
nisula de Massa Trebaria. — 6 fl. a.

: 919. [c. 103 t.] sett. 24. — A domp. Andrea de Gualdo Capt. de

excessibus suis. — 8 f. a.

213. sett. 24. — A domp. Phylippo monacho sancti Eutitii... pro eo
quod dicebatur sprevisse mandatum sibi faetum quod deberet monere
alios ne parerent domp. Margarito, pendente appellatione emissa
contra ipsum. — 2 fT. a.

214. [c. 104] sett. 80. — A domp. Naccio alias dicto domp. Bonno
rectore Ecc. sancte Illuminate Eugubin e dioc... super eo quod di-
cebatur conmisisse fornicationem et dilapidasse bona Eeclesie. — 5 fl. a.

215. ott. 5. — A mag. Hermanno de Fulgineo dante pro domp.
Johanne de Flamignano... de excessibus suis. — 72 f. a.
216. 0tt. 14. — A mag. Andrea Jacobi de Eugubio dante pro

domp. Jacobo Rectore Eeclesie saneti Nicolay de Quesio ra-
tione compositionis facte cum eo super eo quod dicebatur fecisse
fornieationem eum Recula alias dieta Margarita de Eugu-
bio. — 12 fl. a. ti
217.0tt. 19. A domp. Andrea monacho monasterii Nonantule de Sa-
.Xoferrato... de excessibus suis, de quibus erat processum in

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curia, prout. apparet per manum mag. Boncagni et magistr
Thome et de aliis excessibus suis. — 4 f/. a.

218. [c. 105). — A dom. Johanne Nicole de Pale presbiterio

Ecclesie Saneti Felitiani de Fulgin... super eo quod dicebatur
celebrasse divina officia existens notorius adulter, per confessionem.
quam fecerat coram Epo fulginat. et de aliis excessibus suis.
— 12 fl. a.

219.A domp. Francisco Angeli monacho monasterii de Cam-

poriano eugubin. dioc.... super eo quod dicebatur fecisse
fornieationem cum quadam muliere, prout apparet in libris mag.

Boncagni et de aliis excessibus suis. — 70 fia.
990. ott. 25. — A domp. Marino monacho monasterii de Sitria nu-

cerine dioc. pro compositione faeta cum abbate et domp. Gui-
done et domp. Pucio monachis dieti monasterii super eo quod
non venerant ad perhibendum testimonium veritatis et cum fratre
Rainerio monacho dicti loci inquisito super quodam insultu, et
cum domp. Cello Oddoli monacho dieti loci, quia pro omnibus
supradictis fuit facta dieta inquisitio pro hae quantitate, prout ap-
paret manu magistri Ofreducii. — 22 fl. a.

21.[c. 105 t.] ott. 27. — A domp. Becco Arnoldi plebano plebis

saneti Evesti... super eo quod fecerat insultum, ut dicebatur, prout

apparet in libris mag. Boneagni. — 40 sot. cort.
222. [c. 106 t.] nov, 12. — A domp. Bevenuto Bevenuti presbi-

tero eugubin. dioc... super eo quod dicebatur fecisse fornicatio-
nem cum Ciecola Sensoli eugubin. dioc. — 4 fl. a.

993. A domp. Nicolao Johannelli rectore Ecclesie saneti Petri

de Ciesi de districtu Eugubii... super eo quod dicebatur con-
misisse fornicationem cum Consecta de dicta villa. — 13 fL. a.

224. [c. 107] nov. 16. — A domp. Johanne Munaldi de Monte

Saneti Poli... super eo quod dicebatur fecisse fornicationem
cum Nucia Francisci de Valle Sanete Marie Spole-
tane dioc. et de aliis excessibus coutentis in processibus mag.

Boncagni. — 4 ft. a.

295.nov. 19. — A mag. Raynucio Gualterii de Trevio dante

po Ugolino Massoli de Valle sancti Angeli clerico
prebendato seu canonico Ecclesie sancti Viti... quia dicebatur rece-
pisse per simoniam una cum suis collegis quosdam clericos in dicta

Eeclesia. — 10 lib. cort.
226. [c. 107 t.] dic. 8. — A mag. Andrea medico de Eugubio pro

* “eompositione faeta cum domp. Mu naldo'presbitero, factore cano-
nicorum sancti Mariani in castro Aielli eugubin. dioc. super
mL

I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 139

eo quod dicebatur conmisisse fornicationem cum Baldella Guelfi.
— 12 fl. a. i

227. [c. 108] dic. 6. — A domp. Albertino plebano plebis sancti An-
dree de Pergula eugubine dioc.... super eo quod dicebatur
fecisse fornicationem cum Buta Buecoli de eodem loco. —
8 fl. a.

228. dic. 7. — A domp. Bonifatio priore Ecclesie nucerine pro
compositione faeta... super eo quod dicebatur fuisse contumax in
veniendo ad perhibendum testimonium super. quibusdam interroga-

tionibus tangentibus Episcopum nucerinum. — 20 fl. a.
229. [c. 108 t.] dice. 8. — A dom. Abbate sancti Eutitii de Nur-

8ia.... super eo quod dicebatur fuisse inquisitus super promotione
et electione sua factis per simoniacam pravitatem et de aliis exces-
sibus. — 150 fl. a.

250, [c. 108 t.] dic. 27. — A Comune Spelli, pro compositione. que
fuit facta eum dieto Com. super processibus factis et pro excessibus
conmissis per dietum Com. et d. Jacobum Potestatem dicti
loci in personam magistri Ofreducii et Mazzoni ae Va-
gnoli fratrum suorum usque ad tempus quo exiverunt de carcere,
secundum quod apparet in istrumento exinde: confecto per manum

mag. Hermanni. — 200 fl. a.
231. [c. 108 t.] dice. 22. — A Pucio Andrioli Gualterii clerico

de Villa Censure sive Cersure districtus Cammereni...
super eo quod dicebatur fecisse fornicationem cum Florucia
uxore Francisconi Salimbene de dicto loco. — 2 fl. a.

232. [c. 109] A Johannutio fratre domp. Accursii de Gualdo
nucerin. dioc... super excessibus conmissis per eum et per fra-
trem suum predictum domp. Accursium. — 7 fl. a.

233. [c. 111 t,] 1322. gen. 16. — A Pucio Mancini de Spello
pro compositione faeta per eum nomine dom. Raynaldi Rectoris
hospitalis sancte Lucie de Saxoferrato super eo quod dicebatur
conmisisse fornicationem cum quadam conversa dieti hospitalis et de
aliis exeessibus suis. — 8 /7. a.

284. Ab eodem Pucio dante pro domp. Gualterio Rectore Ecclesie
sancti Xpofori da Casali nucerin. dioc. super eo quod dicebatur
fecisse fornicationem cum quadam muliere, ut apparet in libris
Boncagni, et de aliis excessibus suis. — 3 /7. a.

285.A domp. Cagno Rectore Ecclesie S. M. de Monterubeo nu-
cerin. dioc. ... super eo quod dicebatur fecisse fornicationem cum
L. FUMI

quadam muliere, ut apparet efc. et de omnibus aliis excessibus
suis. — 4 fl. a.

236.[c. 111 t.] gen. 20. — A mag. Berardo de Castrobono super
eo quod fuerat officialis in Spello tempore rebellionis et contra

prohibitionem Rectoris. — 2 fT. a.
281.[c. 112. t.] febr. 3. — A Malitia domicello Ducis dante pro

mag. Francisco de Pocanestro... super eo quod dicebatur
exbannitus ad petitionem archidiaconi Fulgin. in causa civili. —
TT 0:

998. Pro quadam compositione factà cum abbate Sancti Petri de

Montemartano super excessibus suis. — 20 fL. a.
239.[c. 115] febr. 14. — A domp. Phylippo plebano plebis de Cam-

pis, districtus Nursie... super eo quod dicebatur fecisse forni-

cationem eum quadam muliere, secundum quod apparet in proces-

sibus mag. Thome not. Curie. — 4 fT. a.
240.[c. 113] febr. 27. — A domp. Jacobo rectore Ecclesie sancti Pe-

tri de Colbassano,nucerin. dioc., super eo quod dicebatur
conmisisse adulterium seu fornicationem cum Cicchura de villa
Collisalti uxore quondam Mancie de Colbassano. —
4 fia.

241.[c. 114] mar. 6. — A domp. Bonanno Rectore et clerico Ecelesie
saneti Xpofori de Silvaplana... pro eo quod dicebatur con-
misisse adulterium eum uxore Varnacie de Silvaplana. —
S. /1..d.

249.[c. 114 t.] mar. 28. — A domp. Francisco Moriconi de
Torcella spoletan. dioc. ... super eo quod dicebatur conmi-
sisse adulterium cum Divika uxore Ciechi Venuti de dieto
loco. — 2 fi. a.

243.mar. 81. A domp. Nicolao de Montesancto, ratione com-
positionis facte cum eo. — 5 fl. a.

244. apr. 5. — A Masso oblato monasterii saneti Sebastiani de Can-
nario dante pro Moricono et Petrucio Benciveni oblato
dieti monasterii et Cola Lonardi familiari dieti monasterii, pro
compositione facta cum eis super eo quod opposuerunt se cuidam
baiulo nostre Curie ducalis, cum ivisset ad citandum dietum Mori -
cum, qui dicebatur inquisitus de verbis iniuriosis et non permi-
serunt dictum baiulum accipere pignus. — 2 /T7. a.

245.[c. 115 t.] apr. 16. — A domp. Petro plebano plebis de Sel-
lano, domp. Bocchacio canonico diete plebis et domp. Cor-
rado de Roccha Alberici.... super eo quod dicebatur colle-
gisse decimas in preiudicium appellationis facte per domp. Bartho-

N

Aero NT I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 141

lum de Roccha Alberici, districtus Spoleti, contra domp.
Corradum predictum, et quia dicebatur sprevisse mandata d.
Johannis Vicarii, ut apparet in libris Hermauni notarii. — 4 ft. a.

246. [c. 117 t.] mag. 12. — A quodam familiari seu nunctio Epi
Spoletani dante pro dieto Epo Spoletano pro com positione
facta cum dicto Epo et sua familia, super eo quod dictus Epus
dicebatur ordinasse quod sua familia caperet Ciechum d. Petri
de Nursia, pendente appellatione quam fecerat contra dictum
Epum et suam Curiam ad Rectorem Ducatus et eius officiales,
et familiares dieti p. E pi sibi obediverunt in premissis et de multis
aliis excessibus. — 2700 fl. a.

247.[c. 118 t.] mag. 19. — A domp. Jacobo Berarducii, monacho
monasterii S. M. de Appennino, pro compositione facta cum
eo de processibus factis contra eum in Curia ducali. — 8 /l. a.

248. [c. 119] giu. 3. — A domp. Simone monacho Monasterii Sancti
Eutitii de Nursia.... super excessibus- incognitis conmissis per
eum a die ultime quietationis sibi facete usque in hodiernum diem.
— 1)/, fl. a.

249.[c. 190] giu. 16. — A domp. Mactheo Jacobi de Monte
Saneti Martini.... super eo quod dicebatur insultasse Jun-
ctam Mercati de Villa Crucis. — 9 lib. et 17 sol. et 6

den. cort.
250.A domp. Ventura, plebano plebis Turini eta Vanne Fre-
derici de Villa Saneti Angeli.... super processibus contra

ipsos factis. — 7 f. a.
251.giu. 21. — A domp. Thodino Rectore Ecclesie saneti Laurentii

de Eugubio monacho Monasterii de Camporiano.... super
eo quod dicebatur conmisisse fornicationem et de omnibus suis
excessibus. — 6 f. a.

252. AbAlbertinello Archierii monacho monasterii de Cam-
poriano.... super eo quod dicebatur conmisisse fornicationem
cum quadam muliere et de omnibus excessibus suis. — 72 f. a.

253. [c. 120 t.] giu. 22. — A domp. Ubaldo Jacomelli Rectore
Ecclesie saneti Vitalis de Eu gubio.... super eo quod dicebatur
conmisisse fornicationem eum quadam muliere. — 70 f. a.

904. lug. 12. — A fratre Masseo abbate monasterii sancti Petri de
Montemartano.... super eo quod dicebatur periurasse iu re-
sponsione quam fecerat quibusdam positionibus factis ex officio in
questione quam habebat eum domp. Phylippo monacho dicti
monasterii et super aliis processibus contra eum pendentibus, si
qui erant, ut apparet manu magistri Ofreducii. — 8 7. a.
9 I. FUMI

14

255. [c. 121] lug. 16. — A fratre seu domp. Nicolao, monacho mo-

nasterii de Claserna.... super eo quod dicebatur introduxisse
quendam monachum in monasterio predicto per vim et violentiam,
et multas alias iniürias fecisse in predicto monasterio. — 23 /'. a.

256. [c. 121 t.] ug 27. — A dom. Nicolao deGualdo Nucerie...

super eo quod dicebatur renunctiasse cuidam beneficio per symoniam.
eating:

257.A fratre Petro monacho monasterii de Montesubasio....
super eo quod dicebatur celebrasse post latam sententiam excomu-
nicationis in eum. — 7 fl. a.

258.[c. 123] Ag. 10. — A Petro Berardi et domp. Johanne
Braffi de Monte Sancti Poli spoletan. dioc. ... de
processu facto contra eos. — 2 f. a.

259.[c. 193 t.] sett. 1. — A domp. Girardo, monacho monasterii
S. M. de Alfiolo dante pro quibusdam clericis deEugubio...
super processibus contra eos factis. — 47 !/, fl. a.

260. sett. 3. — A dom. Guidone d. Phylippi de Pasano, sol-
vente pro dom. Epo. Nucerino.... super eo quod dicebatur
innovasse aliqua contra Abbatem de Landolina post et contra

appellationem factam et emissam ad curiam Ducatus. — 20 fl. a.
261. [c. 194]. — A domp. Johanne Adductali Rectore Ecclesie

Saneti Laurentii de Framignano fulgin. dioc.... super
processu facto contra eum per manum Munaldi not., prout patet
manu magistri Ofreducii. — 4 fl. a.

262.[c. 194 t.] sett. 7. — A dom. Petro magistri SimonisdeMon-
tefaleo, solvente pro dom. Jacobo Andree de Spello et
pro heredibus q. Merli, ratione emptionis q. facte per dict. d.
Jaeobum de Vicecomitatu Vallistupini, per qua em-
ptione diet. d. Jacobus et Merlus promixerunt hane pecunie
quantitatem, prout de emptione dicti vicecomitatus et de promissione

diete pecunie apparet manu magistri Ofreducii. — 700 fl. a.
263. sett. 9. — A domp. Bartholo monacho monasterii de Rasina...

super processu facto contra ipsum in eo quod. dicebatur conmisisse
adulterium cum quadam muliere et super omnibus excessibus suis.
— 5 fl. a.
264. sett. 18. — A domp. Jacobo, domp. Francisco, domp. Hu-
baldo, domp. Mactheo, domp. Bono monachis, domp. Fran-
cisco converso et domp. Andrea clerico monasterii S. M. de
Alfiolo Eugubin. dioc. ... super eo quod dicebatur conmi-
sisse adulterium seu fornicationem cum quibusdam mulieribus, de

bia Sol tI
I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 143

quarum nominibus et tota compositione apparet manu magistri
Ofreducii. — 70 fT. a.

265.[c. 195] sett. 30. — A domp. Johanne Physilippi de Ca-
stro Montis Sancti Martini, districtus Nursie,.... su-
per eo quod dicebatur abstulisse quasdam lieteras Puecarello
de Fulgineo baiulo Curie et de omnibus excessibus suis. —
8 fl. a.

266.[c. 196] ott. 11. — Ab Abraam judeo, habitatore Gualdi
Capt., solvente pro. compositione facta cum eo, super eo quod
tenebatur ire nudus eum mitria in capite per omnes Ecclesias
Montisfalconis et Gualdi Capt. et districtus eorum, ut

omnia patent manu magistri Ofreducii not. — 100 lib. cort.
267.0tt. 17. — A domp. Angelo Rectore Ecclesie S. Crucis de
Eugubio pro compositione faeta cum eo, prout ecc. — 1 fi. a.

268.A domp. Bartholo Jacobucii Rectore Ecclesie S. Felicissimi
de Eugubio.... super eo quod dicebatur fecisse fornicationem.
— 12 fl. a.

269. [c. 126 t.] ott. 24. — A domp. Masseo monacho monasterii Sancti
Bartholomei de Camporiano... super eo quod dicebatur fecisse
fornicationem et de aliis processibus, si qui essent. — 75 fl. a.

270. [c. 127 t.| dic 1. — A frate Thomassio de Mevania, dante
pro compositione facta cum Chalato Vannis de dieto loco,
super eo quod dicebatur cepisse quemdam hominem et in privato

carcere tenuisse. — 3 fT. a.

211.[c. 198 t.] dic. 14. — A domp. Thoma canonico ecclesie nuce-
rine et asisinat..., super excessibus conmissis per eum tam
cognitis quam non cognitis. — 35 fT. a.

219. A dompn. Valentino Nicole de Mevali.... super excessi-
bus suis. -. 2 fT. a.

273. [c. 129] dic. 19. — A Caccio d. Andree de Perusio Potestate
terreG ualdi Nucerii, solvente pro compositione facta cum dicto
Com. Gualdi nuc. super excessibus conmissis per ipsum Com.
et singulares personas. — 750 fl. a.

214.dic. 30. — A dom. Lello, priore Ecclesie nucerine, dante pro
domp. Andrea, monacho monasterii sancti Donati Eugubin.
dioe..., super excessibus, qui fiebant contra eum, in eo quod dice-
batur fecisse fornicationem. — 3 fl. a.

275.A domp. Paulo Gentilutii monacho.... super processibus factis
contra cum. — 3 fT. a.

276. A mag. Francisco de Colle florito, solvente pro compo-
sitione facta cum domp. Jacobo Bonore Rectore Ecclesie S.

FLUR Nue o c

D—

P
144

Xpofori de Vignano Eugubin. dioc., super. eo quod dicebatur
conmisisse adulterium cum Piccina Orlandi de Campa-

gnano. — 6 ft. a.

277.[c. 129 t.] die. 28. — A domp. Bernar do, domp. Francisco
Bricoli et dom. Guidone Rectore Eeclesie saneti Gerultii. ...
super eo quod dicebatur conmisisse fornicationem efc. — è T4:

278.[c. 1311 1323, dic. 26. — A mag. Thoma mag. Jacobi de
Gualdo Capt. pro compositione facta cum domp. Paulo Rec-
tore Ecclesie sancti Mariani Eugubine dioec. — 5 fT. a.

279. [e. 131 t.] gen. 17. — A domp. Andrea Venzoli Rectore Ec-
clesie saneti Antonii de Eug ubio de quarterio sancti Petri super
eo quod dicebatur conmisisse adulterium cum filia Alorite de
dicto loco. — 6 fl. a.

280.A domo. Ventura Bevenuti, Rectore Ecclesie saneti. Lau-
rentii de Staccano Eugubine dioc.... super eo quod dicebatur
conmisisse adulterium cum Solaneve Ugucii habitatrice Col-

lisstacgani. — 6 fl. a.

981.[c. 132 t.] gen. 25. — A domp. Francisco, priore sancti Quirici
de Bictonio..., de excessibus suis. — 200 lib. cort.

9282. gen. 29. — A Mactheo Stranii canonico Eugubino..., super
omnibus excessibus suis. — 8 f. a.

283.|e. 133] gen. 28. — A dom. Cello, Rectore Ecclesie saneti An-

dree Dani Eugub. dioc. ... super eo quod dicebatur conmisisse
fornicationem eum quadam muliere. ... et de aliis processibus, si
qui essent, contra eum factis. — 6 fi. a.

284.[c. 133 t.] feb. 7. — A Manuele judeo, habitatore Vissi....
super eo quod dicebatur dixisse et fecisse aliqua illicita de cruce.
— qf. :

285.Pro domp. Thodino monacho monasterii saneti Vercundi Eu-
gub. dioc. pro generali compositione facta cum eo super omnibus
excessibus suis. — 6 fl. a.

286.[c. 184] feb. 14. — A domp. Nicolao abbate monasterii saneti Petri
de Eugubio... super eo quod dicebatur conmisisse fornicationem
cum filia Jacobelli Jacobi. — 20 f a.

287.[c. 134 t.] febr. 22. — Lolo Gohannuri de Montefaleo...,
super eo quod dicebatur fecisse insultum contra quandam mulierem
religiosam de monasterio sancte Crucis de burgo Montisfal-
conis. — 1 fl. a. S

288. febr. 27. — A Puccipto Macthioli Girardoni de Ful-
I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 145

gineo..., super eo quod insultasse quendam fratrem minorem et

sibi dixisse verba iniuriosa. — 2 fl. a.
289. [c. 135 t.] mar. 5. — A Massio Pelalue et Lello eius filio..,

super eo quod dicebantur percussisse dom. Blaxum Massioli de
Cannario monachum monasterii sancti Benedicti de Montesu-
basio. — 6 fl. a. et 3 lib. cort.

290. [c. 136.] mar..9. — A domp. Angelo Johannis de Fulgi-
neo... super eo quod dicebatur pereussisse quandam mulierem et
alia fecisse prout apparet manu mag. Nicole de Asisio qui ha-
bet processum et mag. Ofreducii qui habet quietationem. — 4 f/. a.

291.mar. 10. — A Cola Nutole Nigri de Cannario..., su-
per eo quod dieebatur portasse unum vas vini domp. Ofrio mo-
nacho monasterii sancti Benedicti de Montesubasio, exbannito
curie ducalis. — 4 f7. a.

292. mar. 18. — A domp. Girardo monacho monasterii Sanete Marie
de Alfiolo solvente pro domp. Angelo Morici de castro

Jomi Eugubine dioc.... super eo quod dicebatur accessisse ad
domum Ciccoli et per vim de ipsa domo extraxisse Bonuciam

uxorem dicti Ciccoli et eam carnaliter congnovisse, et quia dice-
batur conmisisse adulterium cum Nucia Angelucii uxore olim

fratris consobrini dicti domp. Angeli. — 6 fT. a.

293.[c. 136 t.] mar. 20. — A mag. Francisco Angeli de Mon-
tefalco notario.... super eo quod dicebatur quod currendo quen-
dam equum fecit cadere mag. Andream Philippi de dicta

.terra et ipsum percussisse sic quod mortuus est. — 15 fl. a.

294.[c. 157] mar. 25. — A domp. Jacobo rectore Ecclesie saneti Lau-
rentii de Poserra.... super eo quod dicebatur conmisisse adul-
terium cum quadam muliere, — 3 fl. a.

295.[c. 138] apr. 3. — A domp. Hugone plebano Ecciesie sancti Ger-

iasii de Monte sancti Hubaldi Eugub. dioc.... super eo
quod dicebatur conmisisse adulterium cum Angela Deotaiuti

de Eugubio. — 15 ft. a.
296.apr. S. — A domp. Luca monacho monasterii sancti Donati de
Eugubio. — 7 fI. a.

291. A domp. Thoma Johagnoli Rectore Ecclesie sancti Johannis
de Poserra Eugub. dioc...., super eo quod dicebatur conmisisse
adulterium cum Alluminata filia Rubei Rubee de Eugu-
bio. — 8 fi. a.

298. [c. 138 t.] apr. 8. — A Mutio Massioli de Eugubio mo-
nacho monasterii sancti Donati de Eugubio.... super eo quod
dicebatur conmisisse adulterium cum quadam muliere. — 8 /. a.
146 L. FUMI

299. A domp. Johanne de Fulgineo... super processibus contra
eum faetis. — 7 f. a.

300.apr. 13. — A domp. Januario abbate monasterii sancti Crispolti
de plano Bietonii et domp. Francisco monzcho monasterii
sancti Angeli de Limisiano... super eo quod dicebatur ipsum
domp. Januarium conmisisse adulterium cum Francischa
Accoli de Bictonio et quibusdam aliis mulieribus, et dictum
domp. Franciscum cum quadam de Castrobono. -- 70 fl. a.

301.[e. 139] apr. 25. — A domp. Francisco Bencivieni rectore
Ecclesie sancti Cristofori de Collalto, comitatus Eugub... su-
per eo quod dicebatur eonmisisse adulterium cum Nercula uxore
Guincanelli de dieto loco. — 10 fl. a.

302.apr. 27. — Pro domp. Villano de Eugubio ratione fornicationis
per eum conmisse. — 6 fl. a. et 50 sol. cort.

303. [c. 140] mag. 10. — A Mactheo Martini de Gualdo Ca-
ptan. solvente pro compositione facta cum. eo et cum domp. An-

gelo Pencoli de Gualdo super omnibus excessibus dicti
domp. Angeli super eo quod dicebatur dictum Mactheum po-
suisse rumorem in terra Gualdi contra fills Maecochi. —
6 fia.

304.[c. 141] mag. 26. — A Angelutio Juncte de Eugubio

dante nomine fratris Andree Petri monachi monasterii sancti

Bartholomei de Camporegio Eugubin. dioc.... super eo quod
dicebatur conmisisse adulterium cum Cia Oddonis de Cam-

poregio. — 72 fl. a.
305.[|e. 142] giu. 6. — A Raynutio de Costa Montis Mar-

tani, solvente nomine Compagni monachi monasterii S. Petri
de Monte,... occasione quorumdam processuum factorum contra
eum. — 10 fl. a.

306. [c. 142 t.] giu. 13. — A Mactheo Andree de Visso solvente
nomine dompn. Iohannis Egidioni de Turrita... super
eo quod dicebatur insultum fecisse contra dompn. Andream de
Casavecchia. — 4 fl. a.

307.giu. 14. — A Petro Berardi de Castro Leonis, solvente
pro absolutione dompn. Andree Romani monachi monasterii
Heremite ser Alberti pro eo quod mortuus fuit excomunicatus.
— 6 fl. a.

308.[e. 143] lug. 11. — A Mactheo de Gualdo nuc. solvente
nomine dompn. Phylip pi abbatis monasterii sancti Benedicti de

Gualdo Nue.... super eo quod dicebatur contra constitutiones

ducalis Curie substinuisse multas appellationes coram se interponi,
UU UELUT TRITT UNISRIPREC IDEEN is E

t

I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 141

et ipsas appellationes coram dom. Vicereetore et suis officialibus no-
tificasse. — 10 fl. a.

309. [c. 143 t.] Zuglio 14. — A dompn. Bono monacho monasterii S. M.

310

311

312

31

9

314

315

316

317

de Alfiolo... super eo quod dicebatur non venisse ad perhiben-
dum testimonium super inquisitione faeta contra dompn. Thomam
Johannem Andree et Johannem Sancti monachos dicti
monasterii. — 3 f. a.

.lugl. 15. — A Lippo Cavatorte de Fulgin., solvente

nomine fratris Coli monachi monasterii Sancti Petri de Landolina
... Super eo quod dicebatur insultum fecisse contra abbatem mona-
sterii supradieti et pro aliis excessibus in inquisitione contentis. —
05 fL... a5

.[e. 144 t.] Zug. 24. — A dompn. Herculano plebano plebis de

Glocano Eugub. dioc. et dompn. Andrea Scagnoli re-
etore Ecclesie de Colle Eugub. dioc....:., super eo quod dice-
batur adulterium conmisisse, sc. primus nominatus cum Hermi-
lia Deotaiuti et secundus nominatus cum uxore Johannelli
de dicta contrata et eam tenuisse pro sua amasia et concubina. —
13 fl. a.

.ag. 4. — A dompn. Petro abbate monasterii S. Donati de Gual-
do nucer. solvente nomine prioris et monachorum et totius con-
ventus monasterii S. Crucis Fontisavellane... de conmissis
excessibus, inobedientiis et contumaciis per eos conmissis quia non
respondiderunt de fructibus dieti prioratus reservatis per d. papam

de primo anno vacationis. — 727 fT. a.

.[e. 145] ag. 11. — A dom. Ofreducio priore ecclesie S. Benedieti
de Valle, Spoletan a dioc.... super eo quod dicebatur quosdam
fruetus dicte ecclesie dissipasse. — 7 fl. a.

.[e. 145 t.] ag. 13. — A dompn. Hubaldo de Eugubio... su-
per eo quod dicebatur conmisisse adulterium cum Cristiana Bo-
nucii de dieta terra. — 6 f. a.

.[c. 146] ag. 26. — A domp. Bartholo et domp. Luca canonicis
ecclesie Vitisgrosse Eugub. dioc.... super processibus contra
eos factis. — 48 f. a.

.[e. 149] sett. 28. — A domp. Conte monacho monasterii S. Petri
de Rasina, pro compositione faeta cum eo. — 3 1/, fl. a.

.[c. 150 t.] ott. 14. — A mag. Nuto de Montefalco, solvente

pro Forte Bonacursi de Colle Vallis Else de Tusia...
super eo quod dicebatur conmisisse adulterium cum quadam mo-
nacho, ut de processu apparet manu mag. Hermanni de Ful-
gin eo. — 15 T0 0
148 | L. FUMI

318. oft. 15. — A domp. Simone Rectore Eeclesie S. Cristofori de G ro -

ctis.... super eo quod dicebatur conmisisse adulterium. cum
Annola deEugubio, ut de processu apparet manu mag. Bon-
cagnideFulgineo. — 7 f. a.

319.[c. 151] A. Juneta Accapti de Plebe Turini, solvente
nomine domp. Angeli de Nursia et domp. Vissan i de Cer-
reto.... super eo quod dicebantur conmisisse adulterium cùm
quibusdam mulieribus, ut apparet manu mag. Hermanni not.
qui habet processum domp. Angeli et manu mag. Boncagni qui

habet processum domp. Vissani. — 6 ft. a.
390. [c. 153] nov. 6. — A domp. Petro Raynalducii de Saxo-
ferrato solvente nomine Com. Saxoferrati..... pro eo

quod non venerunt in exercitum factum supra Castrulitaldi. —
50 fl. a.

321.[c. 153 t.] nov. 6. — A Puccepto Phylippi da Gualdo

Capt.... super eo quod dicebatur conmisisse adulterium seu. for-
nieationem cum Abraam judeo habitatore dicti castri. — 100 sol.
cort.

322. [c.155]. — In nomine e£c. Infrascripti sunt introitus et denari introi-

tuum qui perveneruntad manus mei Johannis de A melio cano-
nici Licchefelden. Spoletan. ducatus Thesau rarii
per S. R. E. generalis, vigore conmissionis michi facte per SS. patrem
et d. n. d. Iohannem divina providente clementia sacrosancte
universalis E. summum pontificem per licteras apost. de
censibus solutis michi Johanni thesaurario predicto, sub
a. d. a nat. m. ccc.? xvInj, ind. secunda, tempore d. Johannis
pp. xxi et subsequenter sub annis, mensibus et diebus, sicut in-
ferius per ordinem denotatur, quarum licterarum ap. de quibus
supra fit mentio, tenor talis est:

323.Johannes episeopus efe. Raynaldo de saneta Arthe-
mia canon. petragoricenm. Cappellano nostro ducatus Spo-
letani Rectori salut. e£c. Cum nonnulli ecclesiarum prelati et.
alii clerici seculares et religiosi, ecclesie, monasteria et loca, ca-
pitula, collegia et conventus exempti et non exempti, nec non
comites, barones et nobiles et alie inferioris status persone, comu-
nitates quoque sive universitates infra ducatus spoletani provinciam
constituti certum censum nobis et E. R. solvere annis singulis te-
neantur, et quam plures ex eis a longis retroactis temporibus ab
ipsius census solutione cessarent, discretioni tue per ap. seripta con-
326.

I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 149

mietimus et. mandamus quatinus super premissis summarie, de plano,
sine strepitu et figura judicii per te vel alium seu alios diligenter
inquirens, censum huiusmodi ab omnibus et singulis qui ad ipsius
solutionem tenentur ab eo tempore quo ab eiusdem census solutione
cessarunt, nec non et in posterum usque ad beneplacitum ap. Sedis
petere, exigere cum integritate procures, illumque nostro et R. E.
nomine dil. fil. Johanni de Amelio etc. in dicto ducatu the-
saurario facias integraliter assigaari, eos ad id si necesse fuerit,
auetoritate nostra, appellatione postposita, compellendo, non ob-
stante si eis vel eorum aliquibus comuniter vel divisim a Sede ap.
sit indultum, quod interdiei, suspendi vel excomunicari non possint,
aut eorum eeclesie, monasteria, loca, civitates, terre et castra in-
terdieto ecclesiastico subici non possint per licteras ap. non facien-
tes plenam et expressam ac de verbo ad verbum de indulto huiu
smodi mentionem, Nos enim tibi inquirendi super premissis et
debitores huiusmodi census ad solvendum illum thesaurario su-
pradicto, ut premittitur, compellendi, nec non et eos a quibusvis
spiritualibus sententis, quas propterea incurrissent, quod huiusmodi
censum in statutis ad hoc terminis non solvissent, dictoque the-
saurario de hiis que ratione census prefati receperit, quitandi et
etiam absolvendi, plenam concedimus tenore presentium potestatem.
Dat. Avin. iiij non. Augusti pontif. n. an. secundo.

.[e. 156] mar. 30. — A fratre Leonardo sindico et procuratore

monasterii Sancti Pauli inter vineas de Spoleto pro vigin-
tiquinque libris cere debitis R. E. pro .xxv. annis prox. pret., que libre
cere fuerunt extimate tempore facte presentis solutionis septem sol.
et tribus den. cort. pro qualibet libra pro censu. — 9 lib. et 15
d. cort.

apr. 16. — A Francia Baractoni canon. sancti Petri
foris portam Spoletan. datas pro priore et capitulo dicte
E. pro censu debito R. E. pro viginti octo annis prox. pret. ad ratio-
nem duorum sold. luchensium per annum quemlibet, extimatis qui-
buslibet quatuor lucchensibus septem den. cort. — 4 ib. e 18
sol. cort.

[156 t.]. — A mag. Jaeobo Caldararii sindico et procuratore
monasterii Vallisglorie de Spello, dante pro dieto monasterio
pro triginta septem libris cere debitis per dictum monasterium R. E.
pro censu triginta septem annorum prox. pret. ad rationem septem
sol. et trium denar. pro qualibet libra, secundum quod valebat tem-
pore presentis solutionis, vid. unius libre cere per annum. — 13 lib.,
8 sol. et 3 d. cort.

PEST: ASI en COPI - REP A

mor
150

321.

328.

L. FUMI

apr. 17. — A sindico monasterii s. Petri de Montemartano dante
pro abbate et conventu dicti monasterii pro censu debito R. E.
pro viginti octo annis prox. pret. ad rationem duodecim lucchensium
pro quolibet viginti octo sol. lucchensium valent. — 49 sol. cort.
mag. 3. — A fratre Andrea sindico monasterii s. Donati de Pul-
piano Eugub. dioc. dante nomine dieti monasterii pro censu
debito R. E. per dietum monasterium pro viginti octo annis prox. pret.
ad rationem duorum sold. lucchensium pro quolibet anno quinqua-
gintasex sold. luechensium, extimatis quibuslibet quatuor lucchen-
sibus septem denariis cort. valent. — 4 lib. et 17 sol. cort.

3299.A d. Petro sindico et monacho monasterii s. Bartholomei de C a m-

porigio Eugub. dioc., dante nomine dicti monasterii pro censu
debito R. E. per dictum monasterium pro nonaginta annis prox. pret,
ad rationem duodecim luechensium pro quolibet anno, nonaginta
sol. lucchensium, extimatis quibuslibet quatuor lucchensibus septem
den. cort. valent. — 7 lib., 17 sol. et 6 d. cort.

330. [c. 157] mag. 5. — A sindico monasterii S. Crucis Fontisavel-

3931.

lane, dante pro dieto monasterio pro censu per ipsum monasterium
debito R. E. pro sex annis prox. pret. ad rationem trium libr. raven-
natuum pro quolibet anno, decemocto libr. ravennatuum, extimatis

quibuslibet quatuor ravennatis septem den. cort. valent. — 3/ lib.
et 10 sol. cort.
mag. 11. — A d. Paulo sindico monasterii S. Miliani de Co-

niuntalis Eugub. dioc., dante pro dicto monasterio pro censu
per ipsum monasterium debito pro .xxvirij. annis prox. pret. ad ratio-
nem trium sold. luechensium pro quolibet anno quatuor lib. et qua-
tuor sol. lucchensinm, extimatis quibuslibet quatuor luechensibus

septem denariis cort. valent. — 7 lib. et 7 sol. cort.
332. giu. 5. — A sindico monasterii S. Clare de Asisio dante pro dicto

monasterio pro novem libris cere per ipsum monasterium debitis
R. E. pro novem annis prox. pret., ad rationem unius libre per annum
quemlibet pro censu extimata qualibet libra tempore presentis so-

lutionis septem sold. cort. valent. — 3 /ib. et 3 sol. cort.
333.giu. 8. — A mag. Thoma de Spello, dante pro abbatissa et

conventu monasterii S. Sebastiani asisinat. dioc. pro sexaginta tri-
bus libr. cere debitis per dietum monasterium R. E. pro censu
sexaginta trium annorum prox. pret. ad rationem unius libre cere per

annuum, eic. — 22 lib. et 12 d. cort.
334. [c. 157 t.] ug. 31. — A Massarono Scagni, dante pro ab-

batissa et conventu monasterii dominarum S. Claudii de Fulgin.
pro extimatione vigintiquatuor libr. cere debite R. E. per dictum
I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 151

monasterium pro censu vigintiquatuor annorum prox. pret. efc. —
8 lib. et 8 sol. cort.

339.ag. 15. — A mag. Andrea de Spello, dante et solvente pro
priore hospitalis de Parietis pro censu debito R. E. per dictum
hospitale pro octuaginta duobus annis prox. pret. ad rationem duode-
cim imperialium per annum pro octuagintaduobus sol. imperialium. —
3 fl. a. et 20 sol. cort.

386.sett. 12. — A domp. Deotallevi de Bagnara, dante nomine
abbatisse et conventus monasterii dominarum S. M. de Nucerio

iii ima re e m e aii e i, i

ord. S. Clare pro sexagintatribus libris cere quas dictum monaste-
rium R. E. dare tenebatur pro censu sexaginta trium annorum prox.
pret.,computato anno presenti, vid. pro quolibet anno unam libram
cere ad rationem sex sol. et octo den. pro qualibet libra, secundum
quod nune valent. — 2/ lib., 11 sol. et 6 den. cort.

391. 1321, mag. 10. — Ab Abbate S. Petri de Montemartano pro
censu debito R. E. pro duobus annis prox. pret. ad rationem duodecim
den. lucchensium pro quolibet anno, etc. — 3 sol. et 6 den. cort.

338. 1322, lu. 30. — A nunctio monasterii S. Claudii de Fulgin. pro
una libra eere debita pro censu R. E. pro preterito anno ad ratio-

m

nem septem sold. et sex den. per libram. — 7 sol. et 6 den. cort.

339. 1323, ag. 8. — A fratre Jolo de Fulgineo, solvente nomine
abbatisse et conventus monasterii S. Claudii de Fulgineo pro
duobus libris cere debitis R. E. per dietum monasterium pro censu
duorum annorum efc. ad rationem octo sol. cort. pro qualibet libra.
— 16 sol. cort.

340. 1324, sett. 12. — Ab Andrutio Raynalducii de Staffilo,
dante et solvente vice et nomine abbatis et conventus monasterii
S. M.de Appennino nucerin. dioc. pro extimatione sexde-
eim librarum et sex sold. luechensium, quos dicti abbas et conven-
tus et monasterium R. E. dare et solvere tenebatur pro censu censum
sexaginta trium annorum prox. pret. anno presenti conputato, vid. pro

[o4

anno quolibet duos sol. luechensium. — 20 /ib., 7 sol. et 6 den. cort.

941.[e. 158 t.]. — Summa summarum argenti et pecunie in argento re-
cepte de dicto censa est — 150 lib. et 8 den. cort. valent in flor.
a. ad vat. 3 lib. et 15 sol. et 6 den. pro quolibet flor., secundum
extimationem factam, et facta compensantione de plati ad minus et
L. FUMI

LT
cot
LO

de minori ad plus ut comuniter tune valuerunt. — 42 fl. a. et 17
sol. cort.

349. Summa summarum omnium receptorum pro dicto censu, redueta pe-

|
|
Wi

cunia et argento ad fl. a. est. — 45 fl. a. et 17 sol. cort.

343. [c. 159] In nom. ete. Infraseripti sunt introitus et denarii introituum
qui pervenerunt ad manus mei Johannis de Amelio canon.
licchefelden. Spoletani ducatus thesaurarii per SS.
patrem et d. n. d. Johannem divina providente clementia sa-
cros. universalis E. summum pontificem per lieteras ap. de
fruetibus beneficiorum que vacaverunt infra triennium reservationis
faete per dietum d. n. summum pontificem michi Johanni the-
saurarii predicto solutis sub anno d. a nativis. millesimo cec.
xx}, indicet. quarta, tempore pontificatus SS. p. et d. n. d. Johaunis
pp. xxij et subsequenter efc. Tenor vero predietarum lieterarum de
quibus supra fit mentio, talis est :

344. — Johannes episcopus' efe. mag. Johanni de A melio efc.
nostro et ap. sed. in ducatu spoletano Thesaurario sal. efc.
Dudum volentes nostris et E. R. necessitatibus utique grandibus
providere, fructus, redditus et proventus primi anni omnium bene:
fieiorum eeclesiasticorum, dignitatum, personatum et officiorum cum
eura. vel sine cura que tunc in ducatu spoletano vacabant et que
in posterum usque ad triennium vacare contingeret, etiam si apud
Sedem ap. vaearent, sicut in diversis aliis provinciis quorumdam
beneficiornm fructibus, redditibus et proventibus expressum, ex-
ceptis pro eisdem necessitatibus per licteras ap., duximus reservanda
prelatis. Ecclesiarum eiusdem ducatus collectione fructuum reddi-
tuum et proventuum eorumdem per alias nostras licteras sub certa
forma conmissa. Cum igitur dicti triennii tempus elapsum fore
noscatur, nec fructus, redditus et proventus huiusmodi nostre et
apostolice Sedis cammere fuerint assignati, discretioni tue per ap.
scripta conmietimus et mandamus, quatinus per te vel per alium
seu alios a dictis prelatis vel subcollectoribus super hoe deputatis
ab eis de fructibus, redditibus et proventibus huiusmodi, vid. quid
et quantum de singulis beneficiis receperunt, recepto computo et
integra ratione, illos per prelatos et subdelegatos eosdem et quo-
svis alios, ad quos iidem fructus, redditus et proventus forsitan
pervenissent, tibi nostro et dicte camere nomine facias integraliter

assignari, eos ad id, si necesse fuerit, per censuram ecclesiasticam,
I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 153

appellatione postposita, compellendo, non obstante si eis vel ali-
quibus comuniter vel divisim a dieta sit Sede indultum, quod in-
terdiei, suspendi vel excomunicari non possint per licteras ap. non
facientes plenam et expressam ac de verbo ad verbum de indulto
huiusmodi mentionem, volumus autem quod eos a quibus fructus,
redditus et proventus receperis antedictos de hiis que recipere te
continget quietes plenius et absolvas.
Dat. Aven. vj Kal. feb. pontif. n. an. quinto.

345.[c. 160] giu. 2. — A Macthiolo Simonis not. et familiari
d... Epi Eugubini, dante pro dicto Epo ratione proventuum
perceptorum de beneficiis vacantibus infra triennium reservatis per

d. n. pp. seeundum conmissionem michi factam. — 253 fl. a. et
13 sol. cort.
346. giu. 3. — A domp. Bene Gentilis cammerario Epi Fulgi-

nat. et subcollectore per ipsum Epum deputato ad raccolligen-
dum fructus beneficiorum vacantium infra predictum triennium,
dante nomine dieti Epi et suo ac domp. Nicole Bonaventure
canon. Fulginate pro dictis fructibus beneficiorum que vacaverunt
infra dietum tempus triennii, ad quam summam dixit ascendere
dietus fruetus. — 38 lib. et 18 sol. et 3 den. cort.

341.[e. 160 t.] 2g. 9. — A predicto efc. quos dixit se habuisse de novo
a domp. Jacobo mag. Angeli de Salori, quia nondum sol-
verat dieto E po pro vacatione primi anni que contingerat in be-
neficio saneti Silvestri de Petacco alias dicto de Pasano, quo-
usque dieto E po mandavi et eundem monui quod de dicto bene-

ficio faceret sibi solvi. — 4 fL. a.
348. lug. 20. — A domp. Simone rectore Ecclesie sancti Ruffini de

Spello subcollectore fructuum beneficiorum vacantium in castro
Spelli et plebe Armencani et cappellis ipsius infra dietum
triennium deputato per d. P. olim Epum Spoletanum. — 56 lib.
cort.

|
|
|
|
i

2349. A domp. Johanne plebano plebis de VerchianoSpoletane
dioc. subcollectore proventuum beneficiorum vacantium in pleba-
natibus Verchiani, Sellani et Mevalis infra dietum trien-
nium reservat. per d. n. pp. per ipsum spoletan. Epum de-
putato. — 23 lib. et 4 den. cort.

250./ug. 24. — A dom. Arlocto priore sancti Silvestri de Mevania
pro proventibus quos collegit de beneficiis que vacaverunt in M e-
vania et in Montefalcone et in Trevio infra dictum

11
154 L. FUMI

triennium vigore conmissionis sibi facte per d. P. olim Epum
Spoletan. — 130 lib. cort. |

951.[c. 161] ago. 8. — A domp. Epo Nucerin. ratione fructuum per-
ceptorum de beneficiis que vacaverunt infra triennium reservat.
per d. n. pp. in eiusdem licteris ap. comprehensum in dict. d. Ep.
dioc. — 447 lib. et 18 den. cort.

359.1322, sett. 15. — A domp. Leva monacho monasterii sancte . È

Crucis Fontis Avellane Eugub. dioc. dante pro fructibus san-
eti Laurentii de Collalto nucer. dioc., quod beneficium vacavit

infra triennium in dietis ap. licteris comprehensum. — 9 f{. a.
353. ott. 17. — Adomp.JohanneRaynucgonideClarignano,

solvente pro domp. Thoma Nicole rectore Ecclesie S. M. de
Sigliano, olim subeollectore fructuum beneficiorum vacantium
infra triennium predictum in plebanatibus plebis Lucgani et
Castrilitaldi, olim per dietum d. P. spoletan. Epum
deputato. — 8 Zib., 6 sol. et 6 den. cort.

354.1323, ag. 8. — A domp. Petro de Cannario, dante .et sol- È
vente nomine Epi asisinat. ratione proventuum beneficiorum,
que vacaverunt infra dictum triennium reservationis facte per di
n. pp. etc. — 183 lib. cort.

355.1324, mar 23. — A domp. Clario monacho monasterii sancte
Crucis Fontisavellane, dante et solvente vice et nomine d.
Morici prioris maioris, domp. Rigocii prioris claustralis ac domp.
Transmundi cammerarii et omnium monachorum ipsius mona-

sterii pro fructibus ipsius monasterii primi anni quod vacavit infra

triennium reservationis facte per d. n. pp. — 625 fl a.

356. Summa summarum flor. receptorum de dietis vacantibus est. — 897
THUS o

351.Summa summarum argenti et pecunie in argento recepte de dietis
vacantibus est. — 894 lib., 19 sol. et 7 den. cort., valent in flor. a,

ad rationem 3 libr. et 18 sol. pro quolibet fl. de pecunia recepta an.
| d. m. ecc. xxJ, et ad rationem 3 lib. et 19 sol. pro quolibet flor. de
: pecunia habita et recepta an. d. m.ccc.xx1J, et ad rat. 4 lib. de
pecunia habita et percepta an. d. M.CCC.XXIIJ pro quoiibet flor.,
secundum extimationem factam da dictis florenis, facta compensa-
tione de pluri ad minus et de minori ad plus, ut comuniter value-
runt dietis annis. — 228 fl. a. et 31 sol. et 7 den. cort.
crore

————— 1

DETTE TW MESSINA

ARTI ioni 7135

RIT

iii

AUT

908.

909.

369

363.

3064.

I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 155

Summa summarum receptorum de vacantibus, reducta pecunia ad
flor. a. est — undecim centinaria et decem novem flor. a. et trigin-
taunum sol. et septem. den. cort.

[c. 163]. In nom. etc. — Infrascripti sunt introitus et denarii introi-
tuum qui pervenerunt ad manus mei Johannis de Amelio efc.
ducatus Spoletani in spiritualibus et temporalibus Vicere-
ctoris et thesaurarii per S. R. E. generalis, auctoritate li-
cterarum apost. michi per SS. p. et d. n. d. Johannem div. prov.
Sacros. universalis E. summum pontificem trasmissarum de
decima triennali collecta et habita per Epos spoletan. ducatus
et Civ. Perusii et subcollectores eorum in eorum dioc. sub an.
d. a nat. M.ccc.xxnJ indicet VJ, tempore d. Johannis pp. xxiJ efc.
Johannes epus etc. Johanni de Amelio ec. Cum ad extirpandam
gio Gy «nowIs 1):

.[e. 164] 2323, apr. 27. — In primis ego Iohannes de Amelio

thesaurarius predictus habui et recepi mille octingentas decem
septem libras, duodecim sol. et octo den. cort. a rev. in xpo patre
d. Johanne miseratione divina Epo nucerino pro decima

collecta et exacta per eum et subcollectores suos ad hoe deputatos .

in civitate et dioc. nucerina, vid. pro primo termino primi anni
sexcentas quatuordecim libras et duodecim den cort., et pro secundo
termino dicti anni quingentas septuaginta novem lib., tresdecim sol.
et decem den. cort., et pro primo termino secundi anni sexcentas
vigintiduas lib., decem septem sol. et decem den. cort., ut patet
manu mag. Ofreducii de Spello not. valent in flor. a., se-
cundum extimationem floren. et rationem factam per mercatores,

prout florenus currit et valet. — 454 fl. a. et 32 sol. et 8 den. cort.
2.[c. 164 t.] mag. 7. — It. mille trecentas octuaginta octo lib., duos

sol. et decem den. cort. a rev. in Xpo. p. . Bartholomino mis.

div. Epo Fulginat. etc. etc. — 347 fl. a. 2 sol. et 10 den. c.

mag. 20. — It. ab Epo perusino pro decima triennali e£c. etc.

— 1,053 fl. a. et 53 sol. cort.

[c. 165] mag. 30. — It. ab Epo Eugubino etc. ete. — 1120

duc. a. et 7 sol. et hd. c.

.sett. 3. — It. ab Epo nucerino efc. etc. — 697 lib. 8 sol. et 2

deu. cort.

.[e. 165 t.] sett. 14. — It. vice et nomine fratris Bartholi Epi
Spoletan. efc. pro duobus terminis primi anni. — 966 lib. et 4

den. cort.

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156 L. FUMI -

367.It. it pro decima amborum terminorum secundi anni. -- 120 lib.

cort.
368. sett. 15. — It. pro primo et secundo terminis secundi anni.

lib., 12 sol. et 3 d. cort.

369. ott. 13. — It. nomine Epi Eugubini pro decima secundi ter-
‘ mini secundi anni dicti triennii, qui terminus fuit in festo s. Jo-
hannis Battiste prox. pret. — 1487 lib., 2 sol. et 1 den. cort.

310.[c. 166] ott. 14. — Et nomine et vice fratris Theobaldi Epi
Asisinat. efc. pro decima primi et secundi termini primi anni. —

446 lib. cort.

— 719

911.Et pro decima primi et secundi termini secundi anni. — 57
lib. cort.

319.0tt. 19. — It. vice et nomine fr. Francisci Epi Perusini
et cleri episcopatus ipsius exempti et non exempti efc. pro decima
secundi termini secundi anni. — 586 fl. a. et 12 sol. cort..

373. dic. 21. — It. nomine Epi Fulginat. et cleri etc. pro secundo
termino secundi anni. — 492 lib., 10 sol. et 8 den. cort.

374. [c. 166 t.] 1824, dic. 30. — It. nomine Epi Nucerini et cleri civit.

et dioc. nucerine, pro primo termino tertii anni. — 558 lib., 16 sol.
et 5 den. cort.

315.dic. 31. — It. nomine d. fr. Bartholi Epi Spoletan. etc.
pro primo termino tertii anni. — 433, 17 sol. et 6 den. cort.

376.gen. 9. — It. nomine Francisci Epi Eugubini efc. pro
decima primi termini tertii anni. — 1457 lib., 13 col. et 9 den. cort.

311.gen. 16. — A dom. Conte Pucii de Montefalcone canon.
Urbinat. vicario rev. p. d. fr. Francisci Epi Perusini etc.
primi termini tertii anni. — 2,366 lib. et 11 den. cort.

378.[c. 167] gen. 16. — It. nomine Bartholomini Epi Ful-
ginat. efc. pro primo termino tertii anni. — 482 lib., 15 sol. et

1 den. cort.

319. A dom. Nicolao Vicario r. p. d. Theobaldi Epi Asisinat.
elc. pro primo termino tertii anni. — 401 lib., 12 sol. et 10 den.
cort.

380. gen. 20. — It. It. etc. ultimi termini. — 400 lib. et 16 sol. cort.

[e. 167 t.] Summa summarum omnium receptorum de dieta
decima, redueta pecunia et moneta recepta ad fl. a. est. — 7,168
fl. a. et 502 sol. cort.

1381. [c. 168]. — Item an. d. a. nat. m. cec. xxrj, ind. septima, tempore d.
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I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 157
Johannis pp. xxij, et die secunda mensis aprilis et in supradi-
dicto loco et presentibus dictis testibus, idem d. Johannes rector
predictus dedit et assignavit eidem una cum dieto libro seu cartu-
lario quamdam artam bombicinam sibi d. Johanni rectori
assignatam et datam per Francolum infrascriptum et scriptam
per dietum Franculum qui legalissimus reputatur, in qua dixit
contineri quosdam denarios ad manus dieti d. Johannis recto-
ris perventos de fructibus et censibus beneficiorum quorundam
clericorum suspensorum de Asisio et Spoleto, quos recipi fe-
cerat per Francolum mercatorem de Montefalcone predi-
etum vigore licterarum apost., quarum tenor talis est: Johannes
epus etc. Johanni de A melio ecc. Cum nonnulle persone Eecle-
siastice (u£ supra Cum nonnulli ecclesiastici, v. n. IIT, 61).

Tenor vero dicte carte talis est:
Die xij de febraiu.

382.Masseolu de Girallo pagone
per messer lu ducha per .Ixxij.
coppe de grano per Saneti Andrea
de'Gallu-. . ... 5. ms Uem SRVIIJAGO CERVIA SOL:
383.Item die .xv. de febraiu Petri
d'Amatu et Petri d'Andrio-
lIucda Simisianu.pagarne ...—. 01. VII
884. Item die iij de marzo Petrucco
deser Nicolaetser Alexandro
de ser Gilio et heredi de Pucco
dePuccorudabBevagnepagarne, . i... 53.1: XHIJ4den.
385.lItem die .vinj. de marzo Cagnu
de Petriolu dePasquadaBe-

VW pagone;.,...". on I NE SD TT OIHEOET
386.Item Petrueco de Francho
da Bevagnéè pagone. . . QUA SES aa pea FA ENSURE ASCLETÙ

387.[c. 169 t.] — Item Vagni de
Spinellu da Bevagne pa-

RODO WD MULA ANNI p VM SIC N VII 800:
! 388.Item Massio de Puccuru da
Bevagne pagone. . . Wu gp DR MD pU IEEE

389.Item Paulu delu Magistru da
Valdo pagone per Salvuru de
Giliueco du Valdo per octo
coppe et med. de grano. . . . . . .vJ lib. et 7 sol. el vi den.
158 L. FUMI
390.Item lu dietu Paulu pagone per
Petri de Venuturu da Valdo
per .xj. eoppe de grano .
391.Item pagone lu dictu Paulu per
Colu de Fucturillo da Val-
_ do per .ij. coppe de grano . . .
392.Item pagone lu dictu Paulu per
Franciscu de Thomasso da
Valdo per .ij. coppe et med. de
Drano .,;.- UO da RUE
393. Item pagone lu dictu Paulu per
Paulu deJohanillu da Val-
do per .j. coppa et med. de grano
394.Item pagone lu dictu Paulu per
Pitrueco de Benciveni du
Valdo per .xj. coppe et .j. quart.
de grano . . 1 :
395.Item pagone lu dictu Pauli per
Persechone de Thembal-
dueco da Valdo per.xj. coppe
de-grano:--..- ;...- AR
396. Item pagone lu dictu Pauls per
Cicchulu deThembalducego
da Valdo per .ij. coppe et .j. quart.
de grano. . .

391. [c.170.]Item pagone lu dictu Pai Ti u
per Polillu de Massuru da
Valdo per, .xiiij. coppe de grano .

398. Item pagone lu dictu Paulu per
Bartholilla d'Andriolu da
Valdo: per .v. coppe de grano

Somma —

ni Jib. et x sol.

IHJ lib. et x sol.

. . XXXVIIJ sol. et VI den.

XXIJ sol. et vJ den.

viiJ Jib. vini sol. et vuiJ den.

. vnJ lib. et v sol.

qiJ sol. et VIIIJ den.

VOULU UNA D CUR sol.
: nJ Zid. xv sol.
144 lib., 6 sol. et 7 den.

Falca summa in .x. lib. que sunt ultra quam debeant.

Di .xj. de marzo.

399.Massio de Carlevale da Be-

vagne pagone
400.Vagni de Puecurru

dietu

Tambone da Cavallere pa-

gone per .vj. coppe de grano.

401.It. die .xx17. de marzo Jolu de

. vinuJ den.

.

iiij Jib. et x sol.
I REGISTRI DEL DUCATO»: DI SPOLETO 159

Ceccole d' Asisi pagone per
ser Thomasso de messer G il-
lo calovachu de saneti Roffino . . x fl. d'oruet xx soldi de curton.
402.It. die .xximj. de marzo Angno-
lueco de Jacopo pagone per
ser Vintura calonachu de san-
cti“Roffino. d'Asisi. «; . 0 Li FXX lib. de. cortonisi.
Somma de tucte le somme — 208 lib. et 17 sol. et 4 den.
Falca summa in .x. lib. que sunt ultra quam debeant.

408.[c. 171] 2324. — In nomine efc. An. d. m. ccc xxmrj, ind. vu,
tempore d. Johannis pp. xxij et die undecima mensis julii. Actum
apud plebem S. Fortunati Spoletane dioc. presentibus mag. Petro
Graneet Raymundo de Garriga testibus ad hec vocatis et
rogatis. Rev. v. d. Johannes de Amelio ecc. ducatus Spo-
letani in spiritualibus et temporalibus Rector por S. R. E. ge-
neralis, d. Petro Maynadeete. dicti ducatus thesaurario
presenti ibidem, assignavit se post redditam et assignatam rationem
eidem d. Petro thesaurario omnium introituum et expensa-
rum receptorem et factarum per undem d. Johannem Reetorem
dum thesaurarie officio fungebatur in dicto ducato recepisse infrascri-
ptos denarios et quantitates inferius per ordinem denotatos de reliquis
que restabant de compositionibus infranominatis particulariter, et
distincte per eum olim factas dum dietum tesaurarie officium exer-
cebat, quorum denariorum receptionem fecit ex causis in ipsorum
receptione descriptis. Qui denarii recepti post dietam asignationem
seripti erant in quodam quaternulo sive cartolario cartarum bam-
bacinorum tenoris et continentie infrascripte:

404.In nom. efc. Infrascripti sunt quidam denarii restantes ad solvendum
de quibusdam compositionibus olim faetis per r. v. d. Johannem
de Amelio etc. habiti et recepti per eundem d. Rectorem post
adventum d. Petri Maynade efc. et post redditam, traditam et asi-
gnatam rationem per dictum d. Rectorem eidem d. Petro
Thesaurario eorum que receperat et expendiderat, dum idem
d. Johannes Rector iu dicto ducatu thesaurarie officio funge-
batur ab hominibus et personis et ex causis inferius denotatis efc.

405. [c. 172) giu. 27. — A dorp. Angelo rectore Ecclesie S. Facundini,
districtus Gualdi nucerii qui restabat ad solvendum de qua-
dam compositione facta cum eo super eo quod dicebatur fecisse
fornicationem cum quadam muliere, de qua apparet in registro in-
160

406.

401.

L. FUMI

trituum camere ducatus per ipsum facto sub an. d. m. ccoC.xxj,
ind. iiij, et die x mensis aprelis, que quedam compositio facta fuit
pro .vij. fl. a. et non solverat nisi dumtaxat sex fl. a. ut patet in
dieto registro. — 1 fL. a.

[c. 1729] t. Zug. 10. — A domp. Petro Bartholucii de Can-
nario, dante et solvente nomine et vice Johannis Cole Boni-
scagni mercatoris de Perusio et sociorum suorum, quos dieto
d. Johanni dare et solvere tenebantur et promiserant pro com-
positione olim faeta cum domp. Jacobo abbate monasterii s. Petri
de Rasinanucerine dioc., domp. Philippo, domp. Conte,
domp. Burgaro, domp. Ugolino, domp. Nicola Petri,
domp. Bartholo et domp. Mactheo monachis dieti monasterii
et domp. Bene rectore Ecclesie S. M. de Frecto et domp. Cioni
rectore ecclesie .S. Lucie de Com perse to super excessibus conmissis
per eos, ex qua compositione, que fuit facta per centum flor., d.
Franciscus Odducii de Perusio una cum socio suo, qui
tractaverunt dictam compositionem, habuerunt decem flor. a., secun-
dum declarationem factam, per d. Raynaldum tunc rectorem
et dictum d. Johannem tunc thesaurarium, que fuit
conmissa in manibus ipsorum ad hoc ut meliorem compositionem
facerent in utilitatem camere, prout patet manu mag. Ofreducii.
— 90 fl. a.

[c. 173] Zug. 10. — A Rubro deCollemancia dante pro domp.
Thoma Petrioli de Collemancia restantes ad solvendum
de quadam compositione facta cum eo, de qua apparet in registro
introituum ducatus per ipsum facto sub an. d. m. ccc. xxj, indict.
mij tempore d. Johannis pp. xxij, die xxrj mensis aprelis, que
quidem compositio fuit facta pro viij fl. a. et non solverat nisi dum-
taxat tres fl. a., ut in dicto registro apparet. — 5 Y. a.

408. [c. 176] 23:25. — In nom. efc. a nat. millesimo ccc? xxv°, ind. virj

tempore d. Johannis pp. xxij die xxvmj mensis maij. Fulgin.
in palatio canonice fulgin. in camera infrascripti d. Rectoris,
presentibus Guillelmo de Podiocervi, mag. Petro Puc-
curi de Montefalcone et Angelono Angeli testibus.
Rev. v. d. Johannes de Amelio etc. Ducatus Spoletani
in spiritualibus et temporalibus Rector per S. R. E. generalis
ac super exactione fructuum beneficiorum clericorum suspensorum
de Asisio et Spoleto ac bonorum omnium rebellium de Spo-
leto Camere R. E. confiscatorum commissarios a Sed. ap. deputa-
tus, diligenter considerans et actendens licteras ap. eidem ac d. P e -
I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 161

tro Maynade etc. eiusdem ducatus thesaurario pridie
directas a SS. p. et d. n. d. Johanne div. prov. pp. .xxIj. teno-
ris et continentie infrascripte cum dicto thesaurario computavit et
eidem rationes reddidit assignando cartularia sive libros, secun-
dum formam inferius denotatam, quarum licterarum, de quibus
supra fit mentio, tenor talis est:

409.Johannes Epus etc. Johanni de Amelio etc. et Petro
Maynade etc. Jura nostra (uz supra, v. n. I, 166).

n
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|
L
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f
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{
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i
|
|

410. [c. 177) 2324. — Infrascripti sunt denarii habiti et recepti efc. ab
hominibus et personis solventibus pro beneficiis et ecclesiis ac occa-
sionibus aliis infrascriptis. efc. sub. an. d. m. ecc. xx}.

411 nov. 20. — Ab Ambrosio de Perusio, dante et solvente vice
et nomine Adguatuli Coli de Tuderto pro compositione
facta cum eo super eo quod dictus d. Johannes rector et
commissarius repeteret, auctoritate sibi concessa, certos dena-
rios, quos audiverat fuisse depositos penes dictum Adguatulum
per Bondunum Gaudentis de Spoleto exbampnitum et
rebellem R. E., licet quantitatem ignoraret, etipse Adguatulus
dicebat se non teneri, pro eo quod bona mobilia sive nomina rebellium
de Spoleto erant concessa auctoritate ap. occupantibus, et ipse
occupaverat ut dixerat in iudicio et extra auctoritate predicta, pro-
pter quod dietus d. Johannes Rector et commissarius
pro R. E. ad compositionem descendit, ut de compositione constat
manu mei Andree de Spello not. — 11 fl. a. et 40 sol. cort.

419.nov. 17. — A domp. Petro de Cannario subcollectore fru-
ctuum benefieiorum clericorum suspensorum da Asisio per ipsum
d. Rectorem et commissarium deputato pro ducentis xxvij
rasenis grani ad mensuram Com. Asisii per eum de dictis fru-
ctibus exacti ac per eum venditi de mense augusti prox. pret. ad
rationem xxv sol. pro ras., quod granum dictus domp. Petrus
auctoritate et ex commissione sibi per ipsum d. Rectorem facta
exegerat a laboratoribus terrarum et possessionum beneficiorum
clericorum de A sisio suspensorum. — 280 lib. et 15 sol. den. cort.

413.It. a dicto domp. Petro pro .Iviij. salmis vini ad salmam magnam
Com. Asisii per eum venditi de mense novembris ad rationem
.XXxV. sol. per salmam, quod vinum efc. exegerat a laboratoribus vi-
nearum et possessionum beneficiorum etc. — 75 lib. et 8 sol. cort.

414. [c. 177 t.] 1325, gen. 25. — A Nuto Gregorii et Milia-
L. FUMI

nucio d. Francisci de Nursia dantibus nomine Com.
Nursie et pro emptione per eos facta de bonis mobilibus et
nominibus Angelieti Pellicgonis et Provenzani Ven-
turelli exbampnditorum de Spoleto asserentibus in iudicio et
extra bona fuisse occupata tanquam rebellium, auctoritate apost.
lieterarum concedentium dicta bona et nomina occupantibus. —
160 fl. a.

415.A Petrutio d Cellis dante vice et nomine domine Egidi

uxoris q. Jacobi Regogloni de Spoleto, Cole Gente-
lieti et Regogloni olim filiorum dieti Jacobi pro compo-
sitione facta cum eis super eo quod cum dictus d. Johannes Re-
ctor et conmissarius repeteret bona que fuerunt dieti Jacobi
ac etiam nomina dicebatur in judicio, et extra ipsa fore occupata per
dietam d. Egidiam ac per multos alios virtute licterarum apost.
concedentium bona mobilia ae etiam nomina rebellium occupantibus,
propter quod dicebatur dietam dominam, nec alios in aliquo non te-
neri, et ideo dictus d. Johannes condescendit ad compositionem,
de qua constat manu mei Andrei not., vid. de summa cl. flor. —
103 fl. a.

416. mar. 7. — A relig. v. domp. Vietorino abbate monasterii S. P e -

tri de Asisio, dante et solvente nomine suo et vice et nomine
monachorum, capituli. et conventus dicti monasterii S. Petri
pro compositione et venditione cum eis facta de omnibus fructibus
per eos perceptis usque in hodiernam diem de dieto monasterio, qui
ad R. E. spectabant, occasione late suspensionis sententie in eos ra-
tione violationis interdicti positi in Civitate Asisii etc. —
165 fl. a. et 11 sol. cort.

417.mar. 16. — A mag. Marcho de Castrolitaldi pro composi-

tione facta cum eo vice et nomine Piloni Blaxij de Spoleto
super eo quod ipse Palonus dicebatur fuisse obligatus in centum
fl. Angelieto d. Petri ducalis Curie exbampnito, et ipse Pa-
lonus asserebat se non teneri pro eo quod ostendebat instrumentum
quietationis facte per Angelictum de dicta quantitate et etiam
asserebat quod dieta quantitas fuerat occupata per uxorem dieti
Angelicti. — 27 fl., 54 sol. cort.

418 [c. 178] mar. 21. — Pro extimatione bladi soluti per.... coptimarios

et laboratores terrarum et possessionum Ecclesie S. Bartholomei de
Fraeta Episcopi confiscati Camere R. E. propter suspensionem
et suspensionis sententiam latam contra et adversus Rectorem dicte
Ecclesie S. Bartholomei occasione violationis interdicti positi in Civ.
Spoleti pro anno prox. pret. — 474 lib., 8 sol. et 9 den. cort.
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I REGISTRI DEL DUCATO DI SPOLETO 163

418.apr. 22. — A Petro Jacobi Scagni de Villa Egii pro
compositione faeta cum eo super eo quod dictus Petrus dicebatur
| fuisse obligatus in sexdecim flor. Angelieto d. Petri duca-
lis Curie exbampnito, et ipse Petrus asserebat se non teneri, pro
eo quod ostendebat instrumentum quietationis facte per ipsum A n g e-
lictum de dicta quantitate. — 3 f. a.
419.ag. 9. — A d. Ay merico de Rogesio, quorum solutio fuit
illo tune expleta a Consilio judeo, habitatore terre Mevanie,
| solvente pro se et aliis Judeis conmorantibus in ducatuSpoleti
occasione licentie et securitatis per ipsum d. Reetorem dudum
date eisdem Judeis standi et morandi in quibuseumqne terris et

1
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|
|

locis ducatus, ac eundi et transeundi per totam dietam provinciam
libere et secure in personis et rebus. — 760 fT. a.

420.[c. 178 t.]. — A fratre Jolo mag. Massei de Fulgineo de
oblationibus per eum collectis et habitis de mense martii in ecclesia
S. M. de pede Trevii ac per domp. Leonardum de Trevio
presbiterum ab uno anno citra, cuius ecelesie fuerant rectores et
beneficiati certi clerici de Spoleto suspensi propter violationem

interdicti positi in Spoleto. — 27 lib., 18 sol. et 8 d. cort.
421. mag. 24. — Pro extimatione .LXvIj. cupparum et trium quarten-

gorum grani ad mensuram Com. Gualdi Capt. solutarum
per... eoptimarios et laboratores terrarum et possessionum pre-
bendarum eeclesie S. Andree de Gualdo, Macthiucii abbatis
et Moriconi Herrici clericorum de Spoleto ab officiis et
beneficiis propter violationem interdicti positi in Spoleto suspenso-
rum prebendatorum in dicta ecclesia S. Andree, pro coptimo sive
laboricio dictarum possessionum an. d. millesimo .CCC. xxIj, vid: ad
rationem .xrrj. sol. pro qualibet cuppa. — 49 lib., 16 sol., 6 den. cort.

492. Summa summarum predictorum introituum facta reductione ad flor.
computato flor. pro .niJ. or. lib. et .xiJ. den. cort., sicut valor est.
— 740 fl. a., 20 sol. et 11 den. cort.

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L. FUMI.
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165

ANALECTA UMBRA

F. Filippini prosegue, negli Studi storici del prof. A. Crivellucei
(vol. VII, fase. IV) il suo studio per La riconquista dello Stato della
Chiesa per opera di E. Albornoz (1353-1357). « Il prospero successo
della guerra del Patrimonio decise anche le sorti dell’ Umbria, e la ca-
duta del Prefetto trasse con sè quella di altri piccoli tiranni che si vede-
vano impotenti a resistere da soli alle armi vittoriose del Cardinale.
La gran società non aveva poi reso del tutto un cattivo servizio all'Al-
bornoz devastando sul principio del giugno i luoghi ribelli dell’ Umbria
e specialmente il contado di Spello, intorno a cui diede più battaglie,
a richiesta del vescovo di Foligno, senza riuscire però ad impadronir-
sene. Egidio approfittò subito delle tristi condizioni in cui Spello si
trovava per ordinare al Rettore del Ducato di muovere contro la città,
e gli mandò anche quattro bandiere di cavalieri col maresciallo del Pa-
trimonio; dopo sei giorni di guasto continuo, gli abitanti si arresero.
Intanto i fuorusciti di Gubbio richiesero aiuto all’ Albornoz contro Gio-
vanni Cantuccio. Egidio fece subito formare il processo contro lui ed i
cittadini ribelli, e mandò ambasciatori per esortarli all’ obbedienza,
prima con le buone, poi con minacce; ma perchè risposero evasivamente,
di nuovo mandò il conte Carlo di Dovadola con sei bandiere di cavalieri
per combattere il tiranno se avesse resistito. Il Gabrielli, privo di denari
e senza gente d'armi da potersi difendere, odiato dai cittadini dentro
e senza speranza di soccorso dal di fuori, perchè Perugia gli era nemica,
e l’ Arcivescovo di Milano più non poteva sostenerlo, si dispose all’ ac-
cordo, e, dopo alcuni trattati, restituì liberamente al conte di Dovadola
il dominio della città, la zona, il palazzo del Comune e le chiavi delle
porte. A dì 8 di luglio Carlo di Dovadola entrò in Gubbio, ne prese la
signoria a nome della Chiesa e fece ritornare pacificamente tutti i fuo-
rusciti che erano ben quattromila, esclusine solo venticinque, tra i quali
Giacomo Gabrielli « perchè era grande e sentia del tiranno ». Il ritorno

Sin it el mn i a

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|
166 ANALECTA UMBRA

di questi fu riserbato all'arbitrio del cardinale Albornoz. Giovanni Can-
tuccio si presentó poi al Legato in Orvieto per essere assolto dalla sco-
munica, e rimase presso di lui; il conte di Dovadola fu nominato da
Egidio vicario di Gubbio per sei mesi. La città fu riformata secondo
l’antica costituzione, cioè a libertà di popolo ».

Abbiamo riferito testualmente queste cose, perchè riferiscono parti-
colari nuovi. L'a. prosegue a parlare della forma e degli atti del nuovo
regime, valendosi degli studî del Mazzatinti; e accenna a Terni e a Narni
riconciliate con la Chiesa da Enrico di Sessa, nominato paciaro e rifor-
matore per comporre le discordie fra i cittadini. Rieti si arrese (7 nov.
1354), confessando di avere aderito per paura ai reali di Sicilia, Ludo-
vico e Giovanna; Norcia si sottomise e dovè pagare per la composizione
con la Camera 10,000 fiorini, 1000 de’ quali furono destinati alla costru-
zione di una rocca in Montefalco. Più difficile divenne l’ opera di Egidio,
quando, procedendo nella conquista, si trovò necessariamente ad urtare
contro gli interessi di Perugia per ragione di Spoleto e di altri luoghi,
sui quali l’ accorta e potente città vantava diritti di dominio più o meno
legittimo. Anche Gualdo e Bettona vennero all’ obbedienza nel 1355 e
furono dichiarate appartenenti direttamente alla Chiesa con grave mole-
stia dei Perugini: lo stesso non si può dire per Assisi che non fu tolta
dalla giurisdizione di Perugia. « In conclusione la provincia del Ducato,
più che sottomessa, poteva dirsi semplicemente pacificata : Egidio si con-
tentò di ricevere il giuramento di fedeltà dai signori e dai sindaci dei
Comuni, non dalle singole persone, il che avrebbe importato una sog-
gezione peculiare. Non volendo crearsi per allora imbarazzi, rispettò i
privilegi e i diritti in vigore ». I .due capitoli (IV e V) di questa pun-
tata sono interessanti per la storia dell’ Umbria, del Patrimonio, di Roma
e della Marca per nuovi particolari di fatti, e per opportune considera-
zioni storiche sul carattere della conquista dell’ Albornoz e sulle condizioni
del popolo.

Il volume XII delle Memorie storiche della città e dell’antico Ducato
della Mirandola, pubblicate per cura della Commissione municipale Mi-
randolese di storia patria e di arti belle, contiene la serie Dei Podestà,
dei Luogotenenti, degli Auditori e dei Governatori del Ducato stesso, cor-
redata di notizie e documenti dal sae. Felice Ceretti (Mirandola, Grilli,
1898; in 8, pagg. XXIII-205). Tra i Potestà notiamo: 1482, Brandelli
Giacomo da Gubbio: 1626 e 1630, Farnetto Camillo da Perugia. Di
Lazzarelli Gianfrancesco da Gubbio, Auditore, si ritesse la biografia;
anzi il Ceretti ristampa qui (pag. 96 e seg.) quanto n'avea scritto nel
volume VII delle Memorie mirandolesi, pag. 120 e seg., con giunte di

/— ANALECTA UMBRA 161

particolari dedotti da l'Arcadia di mons. Isidoro Carini (vol. I; Roma,
1891).

Sarà prossimamente effettuato il voto che A. G. Spinelli espresse
nel numero 17 del Bwullettino dell’ Istituto storico italiano, di pubblicare,
cioè, l’ Epistolario di L. A. Muratori. All'opera faticosa e grandiosa si
aecinge Matteo Campori, che, intanto, agli istituti scientifiei (agli Ar-
chivi, alle Biblioteche, alle R. Deputazioni di storia patria, alle Acca-
demie ecc.) fa preghiera perché con comunicazioni di lettere del sommo
storico gli rendano piü facile e sollecita l'attuazione di quel voto. Quali
e quanti furono i eorrispondenti col Muratori, quante lettere, sinora note
e di quali anni, a lui furono indirizzate, deducesi dall’ Elenco generale
ch'egli ha compilato ed ora ha pubblicato (Epistolario di L. A. Mura-
tori edito da M. Campori; Modena, 1898; in 4, pagg. VII-58 e 28):
nell' Umbria ebbero corrispondenza col Muratori, frate Daniele Felice
Donati (Assisi ; 1726-42), Dionigi Andrea Sancassani (Bevagna ; 1703-36),
Giovanni Ottavio Bufalini (Città di Castello; 1727), can. Antonio Giro-
lamo Cristiani (ivi; 1723-24), Giustiniano Pagliarini (Foligno; 1712-38),
G. B. Boccolini (ivi; 1725), d. Bernardo Cretoni (ivi; 1730), Nicola Gen-
nari (ivi; s. d.), Durestante Natalucci (ivi; 1745), Pietro Vitelleschi (ivi;
1742 49), Marcello Franciarini (Gubbio; 1731-38), frate Antonio Prosperi
(ivi; 1749), Antonio Vannoni (ivi; 1743), Fabio Alberti (Perugia; 1740),
Orazio Baglioni (ivi; 1720-25), Carlo Bruschi (ivi; 1733), Enrico Enriquez
(ivi; 1731-49), G. A. Guidarelli (ivi; 1701-4), Filippo Meniconi (ivi;
1722-28), Nicolò Montemellini (ivi; 1701-17), frate Angelo Filippo Poz-
zetti (ivi; 1743), Vincenzo Vincioli (ivi; 1724-42), il Vescovo di Perugia
(ivi; 1104-6), can. Giovanni Da Sauli (Spoleto; 1746), d. Andrea Semas-
sani (ivi; 1781), Carlo Veggi (ivi; 1729), il Vescovo di Spoleto (ivi;
1725-26', conte Ferdinando Cittadini (Terni; 1633 36), Nicola Gennari
(Trevi; 1744).

Del Museo topografico dell’ Etruria che nel 1879 fu trasportato dalla
Galleria degli Uffizi nel palazzo della Crocetta e ne venne affidata la cu-
stodia al dott. L. A. Milani, discorre Gherardo Ghirardini in Afene e
Roma, a. I, numero 4 (luglio-agosto 1898). Tra le città « cui spettano
le più copiose e cospicue raccolte » del Museo, al quale il Milani applicò
il metodo topografico, è Chiusi, di cui « abbondano i monumenti dell'età
arcaica e classica dell’ Etruria ». Ma nel Museo non è rappresentata Pe-

rugia con molte altre importanti città: però (nota il Milani nel discorso.

sul Museo topografico dell’ Etruria; Firenze, Bencini, 1898) « l’idea in-
ANALECTA UMBRA

Li

formatrice del museo topografico è ormai palese; la trama c’è; i fili
della tela mancano; devono venire ».

Malgrado il nostro desiderio, espresso in questo 202. III, 386, a
proposito del vol. I della Enciclopedia dantesca del dott. G. A. Scar-

tazzini, nel vol. II (Milano, Hoepli, 1898), sotto il nome Oderisi sono

ripetuti gli errori da noi rilevati; non vi é detto, cioó, che anche nel
1269, oltre che nel 63 e nel 71, egli era a Bologna, né v'é tenuto
conto del dubbio serio sulla sua andata a Roma, dove, secondo lo S.,
egli mori nel 99. Ed é pur ripetuto dal Commento (Milano, 1893) che
« due messali miniati, di gran valore, nella canonica di S. Pietro di
Roma, si credono opera sua »: se opera sua o d'altri siano quelle mi-
niature, vedi il vol. cit. di questo Bo//., dove son riferiti i giudizi del
Crowe e Cavalcaselle e del Rhoele che le attribui ricisamente a Pietro
Lorenzetti. — Sotto il nome Udaldo, cioè del Baldassini vescovo di
Gubbio (efr. Paradiso, XI, 44), è confermato l'errore che noi notammo
Sotto la voce Colle (efr. Boll. cit.): « È nominato come eremita sul pen-
dio del Monte Subasio tra i due fiumicelli Tupino e Chiascio » : s'in-
tenda che per il dott. S. «:Il colle eletto del beato Ubaldo » è il
monte d'Assisi, che lo S. a pag. 1336 chiama Sobasto /

Nel vol. degli Studî di Diritto italiano (fa parte dei tre voll. di
Studii giuridici dedicati e offerti a Ir. Schupfer mella ricorrenza del
XXXV anno del suo insegnamento ; Torino, Bocca, 1898), a pag. 153-174
(Estr. di pp. 22) è una memoria del prof. Pietro Rossi su La lectura
Dantis nello Studio senese, corredata di sei documenti sulla nomina e
conferma di maestro Giovanni di ser Buccio da Spoleto (1396-1445) « ad
docendum gramaticam, rhetoricam et pohesiam ». Cfr. la Rass. bibliogr.
della lett. ital., VI, 7, pag. 216, ove notasi che « i documenti pubbli-
cati in questo scritto danno nuovi ragguagli intorno al fatto e alla per.
sona del Lettore, che poté aver fra i suoi uditori nella spiegazione di
Dante san Bernardino ed Enea Silvio Piccolomini, poichè 1’ insegna-
mento di m. Giovanni si protrasse fino al 1445, quando per vecchiezza
chiese ed ebbe il meritato riposo con 30 fiorini « pro elimosina et sub-
stentatione ». Cfr. la rassegna bibliogr. di Mario B. Paoli in Arch.
stor. ital., disp. 4^ del 1898.

Della Famiglia della Torre di Gubbio dà Cenni storici e Y albero
genealogico Asterio Agostinucci in un opuscolo edito per nozze Della
Torre-Balducci (Gubbio, Bagnoli, novembré 1898). Le più remote notizie,
secondo una cronaca, che la stessa nobil famiglia conserva, risalgono

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ANALECTA UMBRA 169

all'ultimo decennio del secolo XVI: essa conta tra i suoi più cospicui,

che le dierono lustro ed argomento di lode, Consoli nel sec. XVII, e,
in seguito, Podestà e cittadini benemeriti e dotti. Per Ja illustrazione
storica delle maggiori famiglie di Gubbio i Cenni dell’ Agostinueci sono
un esempio notevole ed un contributo di pregio.

Per Tommaso Morroni reatino sono da vedere lo studio di A. Ber-
toldi (nell’ Archivio stor. per le Marche e VUmbria, IV, 49 e segg.) e
di F. Gabotto (ivi, 628 e sgg.), le Ultime vicende sue, narrate dal Ghin-
zoni nell’ Arch. stor. lombardo, XVII, 42 e segg., ed anche gli Altri
documenti che a lui si riferiscono ed il Gabotto pubblicò nella Jibi.
delle scuole ital., V, 25 e sgg. Ora A. Segarizzi ha pubblicato nella
Rassegna bibl. della lett. ital., VI, 325, l'elogio che ne fece Siccone
Polenton, dal quale resultano « parecchi nuovi particolari su Tommaso,
soldato e scrittore, cavaliere e poeta laureato, fornito di quella tenace
memoria che troviamo lodata anche da Lodovico Zerbo ». Codesta lode
è nella lettera che precede il Cosmografo; della quale opera era noto
finora soltanto il Cod. della Naz. di Napoli che il Miola descrisse: il
Segarizzi ci dà pur la nctizia di un altro ms. che la contiene, cioè del
num. 609 del Museo Civico Correr di Venezia. Ma la vita del nostro
umanista — il S. ha ragione affermando così — « è tutt'altro che ben
conosciuta ».

Alla storia del Zisorgimento dell’ antichità classica di Giorgio Voigt
ha fatte giunte e correzioni utilissime il dott. G. Zippel (Firenze, San-
soni; in 8, pagg. VI-137). Notiamo quelle che riferisconsi alla storia no-
stra. — Voigt, op. cit., I, pag. 941: su Baldo da Perugia che insegnò
nello studio fiorentino nel 1359 e 1364; ed è da vedere una lettera di-
rettagli da C. Salutati in ass. bibliogr. della lett. ital., IV, 318. — Ivi,
452: su Paolo da Perugia, di cui il Comm. a Persio è contenuto in un
cod. della Com. di Cremona. — Ivi, II, 176: su Gregorio da Città di Ca-
stello, pel quale, oltre che allo studio del Gabotto, si rimanda a una no-
tizia del Mazzucchelli, edita nella Cultura, XI, 262, che, se ne fosse di-
mostrata l'attendibilità, « darebbe un indirizzo affatto nuovo alle ricerche
intorno a questo umanista ». — Ivi, 313: su Galeotto Marzio da Narni,
di cui, secondo il Gabotto, i viaggi in Francia,.in Ispagna e in Inghil-
terra non son veri: « il Marzio intese parlare di viaggio della propria
fama, non della persona ». — Ivi, 388: su Tommaso di ser Rigo da Pe-
rugia, di cui dà notizie il Novati nel Commento ad una lettera del Sa-
lutati (Epistol. di C. S., III, 65 e seg.).

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ANALECTA UMBRA

In una ricca serie di Urkunden und Forschungen zu den Regesten

staufischen Periode (in Neues Archiv, vol. XXIV, paese. 195-999)
, ; Pass E

l'illustre prof. Paolo Scheffer-Boichorst ha pubblicato due documenti per
la storia umbra: mal noto il primo, inedito il secondo. Quello conobbe
il Muzi, che lo ricordò nelle Memorie ecclesiastiche di Città di Castello,

I, 14, e pubblicò alla meglio nelle Mem. civ., I, 18: allo S. B. venne.

offerto il mezzo alla rieostruzione del testo (l'originale, che conservasi

nell'Archivio Capitolare di Città di Castello, è in pessimo stato) da que-.

sta edizione e da una copia che un Filippo di Toscana n’eseguì prima

che

la pergamena originale fosse, com’è ora, danneggiata. Il documento

è un diploma di Federico I: « interventu fidelis ac gloriosi principis no-

stri

Rainaldi, illustris Coloniensis electi et Italie archicancellarii », egli

dichiara di prendere sotto la sua particolare protezione « Rainerium,
priorem canonice Castellane Civitatis, eiusque successores ac fratres »;

vuole che siano liberi da ogni ingiusta gabella e vessazione; ordina la

restituzione dei beni loro alienati o ipotecati senza il loro consenso ; pone
il divieto contro ogni sottrazione od angheria; conferma i loro beni che
dovranno godere dei privilegi dell'Impero. Il diploma é datato da Lodi
« 8 idus nov. » (6 novembre) 1163 (anno regni Friderici 12, imperii

vero 8). — Il secondo documento (pag. 217 e seg.), cioè un diploma di
Enrico VI a favore della Canonica di S. Maria di Spello, conservasi nel-
l'Arehivio di questa chiesa, ed era stato segnalato da G. Mazzatinti
negli Archivi della storia d'Italia, I, 30. L'imperatore dichiara di pro-

teggere i priori e i canonici con i loro possessi: li esenta, insieme con
le loro chiese e le persone dipendenti, da tasse cittadine, comitali e d'al-
tro genere; ordina ai Consoli di Spello, Assisi, Foligno e Bevagna di
render giustizia, entro il termine di un mese, ai ricorsi del priore, dei

canonici e degli ecclesiastici, le chiese de' quali appartengono alla Ca-
nonica; dà facoltà ai ricorrenti di prender possesso dell'oggetto del loro

ricorso, se la persona citata in giudizio nou ceda; vieta di nominar
canonici e sacerdoti senza l'approvazione del priore. Il diploma è « Da-
tum Fulginei a. 1187, indictione 5, 5 idus febr. » (9 febbraio). Fra i
testi sono Anselmo vescovo di Foligno e Corrado duca di Spoleto.

L'Umbria, a. I, num. 19. L’anniversario della vittoria di s. Egidio ;

12 luglio 1417. Documenti dell'Archivio di Orvieto. — Num. 13. LuPAT-

TELLI A., L'arte della maiolica in Perugia. — A. B., Usi campestri
nell' Umbria. Le nozze. — SALZA A. K., L' Accademia degli Eccentrici:

continuaz. nel num. 14. Tra le accademie perugine è questa la meno
nota: ebbe, narra il Crispolti, « il suo natale nella Sapienza Vecchia

l'anno 1567 » : notizie ampie su i componenti e le loro rime son fornite

rey
ANALECTA UMBRA 171
dal ms. 1177 della Classe VII della Magliabechiana di Firenze. Il S. dà
conto della biografia e delle rime di 47 accademici. — Num. 17. TRA-
BALZA C., La leggenda dell’ Aiso. Dal Prato fiorito di varii esempi;
Parte seconda divisa in sei libri per il r. p. Valerio Venetiano: Ve-
nezia, presso Giacomo Sarzia, 1637, pag. 332. — Num. 18. BERNARDINI
A., Un erudito Narnese. Il march. G. Eroli di cui si prende in esame
il vol. Descrizione delle chiese di Narni (Narni, 1898). — Num. 20.
GuAnDABASSI F., Da Perugia a Torino. Un viaggio dell’ab. Giacinto
Vincioli: nov.-dic. 1713. « Il racconto è rivolto al Mozzi, al Salvini,
al Magliabechi, al Forzoni », e costituisce « un di quei suoi capitoli
bernieschi che se non rifulgono di pregi poetici sono per noi, in com-

penso, tanto ricchi di notizie ». — Num. 22. JAcoBELLI L., La poesia
popolare in Sabina: note e saggi (continua). — Num. 24. GUARDABASSI

F., I Borgia a Perugia. Diligenti notizie su l’incontro di Cesare con
la b. Colomba da Rieti in Perugia, su Alessandro VI, Giovanni Ca-
stellar vescovo di Trani, su Giovanni iuniore, cardinale e figlio d’una
sorella del papa, Legato nell’ Umbria. Di questi il G. riferisce una let-
tera del 18 novembre 1497 ai Priori di Perugia, a proposito di « una
delle troppo frequenti risse che insanguinavano le vie » della città.

Un ampio ed erudito studio su Le leggi suntuarie milanesi ha pub-
blicato il dott. Ettore Verga nel fasc. 17, a. XXV, dell’ Arch. stor.
lombardo (31 marzo ’98; pp. 1-79), con richiami e raffronti delle dispo-
sizioni statutarie umbre: cioè delle perugine, edite da A. Fabretti nelle
Mem. della R. Accad. di Scienze di Torino (serie II, vol. 38, pag. 137
e segg. : col titolo di Statuti e ordinamenti suntuari intorno al vestire
degli uomini e delle donne dal 1266 al 1536), e dell’eugubine dal sec.
XIV al XVI che leggonsi in questo Bol/., III, 290 e segg.

Ad altri opportuni raffronti hanno pòrto argomento per una memoria
del: prof. P. Pavesi sopra IZ bordello di Pavia dal sec. XIV al XVII
(in Mem. del I. Istituto Lomb.; Classe di lettere, ecc. ; vol. XI, serie
III, fase. IIT) le notizie su La prostituzione in Perugia raccolte dallo
stesso A. Fabretti (Torino, 1890).

Alla memoria del padre, Averardo, morto il 26 ottobre scorso, Zo-
piro Montesperelli dedicò versi affettuosi (Perugia, tip. Umbra, 1898;
in 8, pp. 19) e di lui scrisse con filiale sollecitudine la biografia. Le
stampe (ne è qui data una ricca e diligente bibliografia) de’ suoi com-
ponimenti poetici cominciano dal '3T7.

Tra i giornali e periodici (efr. questo Bo2/. III, 548) che in occasione
112 ANALECTA UMBRA

del Centenario di Mastro Giorgio dissero di lui ripetendo errori vecchi
e congetture infondate per soverchia fede a quanto scrisse dell'artista e
de’ suoi prodotti il marchese Ranghiasci, avremmo dovuto ricordare l’ ar-
ticolo di A. Melani in Arte Italiana decorativa e industriale, a. VII,
num. 5 (maggio 1898): ma ne avemmo tardi notizia. Il Melani accetta
le correzioni alla biografia del Maestro, quali resultano'da recenti ricer-
che e da scoperte di documenti che il Ranghiasci ignorò o non seppe
valutare: ma per ciò che riguarda l’ Andreoli « creatore, disegnatore,
modellatore e perfezionatore » delle maioliche con riflessi metallici, egli
preferisce di stare « coi vecchi scrittori », e attribuisce, quindi, al Mae-
stro « alcuni magnifici lavori » che si credono da lui « modellati » : pro-
prio come se altri non avesse, in una speciale monografia su le opere
sue, dimostrato che l’ altare del museo Stiidel, quel dell' Annunziata presso
Bevagna, il bassorilievo posseduto dal Basilewsky e il S. Sebastiano del
museo di Londra (numero 2601) non debbono assolutamente esser giudi-
cati di Giorgio (efr. Mastro G. Andreoli, in Rivista d' Italia, fascicolo 5:
Per Mastro Giorgio; numero unico; Forlì, 1898: e Per Mastro Giorgio
in questo Bollettino, IV, fascicolo 10). Per asserire che altri « corse troppo
coll’immaginazione » negando a Giorgio il merito di aver dipinte maio-
liche, e che realmente questi « fu pittore e scultore », occorre della sto-
ria della fabbrica eugubina una conoscenza maggiore di quella che il
signor Melani possiede. Ma giovi, piuttosto, credere ch'egli non avrebbe
Scritto questi « ricordi brevi », ma non « esatti », su l'artista dopo la
lettura della citata monografia nella Rivista d'Italia e dopo una. visita
alla Mostra delle riproduzioni d’opere di Giorgio, inaugurata in Gubbio
il 15 maggio. — La casa del Maestro esiste tuttora, povera ma non
« cadente »: « è (scrive il Melani) abitata da un Passalboni che lavora
anche lui ai lustri, come il sommo artefice, il quale, morendo, gettò via
le chiavi del proprio segreto, e niuno ancora le ha ritrovate ». Il Melani
ha dimenticata una seconda lettera del Ranghiasci all’ Eroli, del 27 aprile
1857 (la prima è del 6 gennaio), in cui è detto che Luigi Carocci aveva
ben ritrovato quel segreto e che « i suoi nuovi lavori » (alcuni erano
esposti anche nella Mostra eugubina) richiedevano « un esperto conosci-
tore di antiche maioliche per distinguerli dai veri di Mastro Giorgio o
di suo figlio Vincenzo ». Ed ha pur dimenticate le molte, ammirate e
premiate opere di Giovanni Spinaci, talune delle quali (quelle, ad esem-
pio, che costituivano una sezione speciale della Mostra di Gubbio) vera-
mente degne del grande lombardo; e le altre, se non altrettanto belle,
certamente notevoli, del prof. G. Magni che continua con amor singo-
lare l’arte del Passalboni, che da un pezzo è..... nel numero dei più!
Altro che « correr troppo coll’ immaginazione » !



EUSUMUUSESENTTATI

ERRE ANALECTA UMBRA 173

Le Rime volgari d’Immanuele Romano sono state da poco, rivedute
sui codici, pubblicate in occasion di nozze da Leonello Modona in edi-
zione di soli 25 esemplari (Parma, Pellegrini, 1898: nozze Segré-Modona).
Codesto Emanuele Romano; o comunemente detto Giudeo, è l’amico di
Bosone da Gubbio, il poeta di cui il prof. A. D' Ancona discorse nella
Riv. di scienze, lett. ed arti colle effemeridi della pubbl. istruzione, a. IV,

num. 120 (5 gennaio 1863), e toccò pure G. Mazzatinti nello studio su

Bosone da Gubbio e le sue opere negli Stud? di fil. romanza, I, 329 e -

seguenti. Il Modona ne raccoglie le scarse ma sicure notizie biografiche,
dalle quali resulta ch'egli in Gubbio dimorò per qualche tempo, prima
che a Fermo. D'amore tenzonò con Nerio Moscoli (efr. Tommasini Mat-
tiucci P., Nerio Moscoli, in questo Bo/l., III: pag. 73 e seg. dell’ Estr.);
e il sonetto d' invio, scrive il T. M., « al pari di quello di Nerio, è inedito ».
Tra i sonetti editi dal Modona uno com. « Amor non lesse»: e pare
al prof. F. Pellegrini (cfr. Giorn. stor. della lett. ital., XXXII, 455) che
il Modona abbia corso di troppo identificando questo sonetto con quello
ricordato dal T. M. (pag. 78, nota 3 dell’ Estr. cit.).

Sopra un dei colli ridenti che guardano Tiferno, lieti di verde e di
vigneti e di casolari, sorge la Villa Tiberina, donde sì largo orizzonte si
scorge dal monte della Verna e dai vertici più alti di Toscana fino al
monte Corona rivestito di abeti: dinnanzi le ride la vallata verde e uber-
tosa, irrigata dal Tevere che scende da Sansepolero. Ove oggi s' innalza
fra tanto splendore di natura e di sole la gaia villetta, fu già, a quanto
può dedursi da due frammenti d’iscrizioni romane, « un istituto di al?-
mentari qui costruito forse per munificenza di Adriano », e poi la Pieve
di S. Pietro di Teverina, quella ch'è menzionata in un documento del
1073, edito negli Annali Camaldolesi (Appendice, vol. II, n. 142), e in
un altro del 1126 col semplice nome di P/ebs Tiberina. Codesta Pieve,
che in seguito, nel 1281, fu denominata Pieve di S. Maria, è ricordata
spesso in documenti tifernati fino a tutta la prima metà del secolo XVI:
soppressa e ridotta a benefizio, ne fu concessa la rendita al monastero
d’Ognisanti in virtù di un breve di Giulio III del 14 settembre 1552.

Da quest'anno se n’ ha soltanto ricordo nelle relazioni delle visite
episcopali; finchè, aggregata a una parrocchia e poi soppressa nel 1860,
divenne proprietà di G. B. Luzi e fu, com'è ora, decorosamente rico-
struita nel pianterreno della villa amenissima. Queste notizie raccolse
Giuseppe Amicizia coll’ amore che pone nell' indagare e narrare la storia

contemporanea di Città di Castello, e ne fece argomento d’una breve.

monografia (Cenni storici su Teverina; Stab. Lapi, luglio 1898; in 8,
pag. 15) edita in veste elegantissima per le nozze Luzi-Corneli.

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114 ANALECTA UMBRA

Nei Nachrichten der K. Gesellschaft der Wissenschaften zu Güttingen
(elasse filologico-storica, disp. 3 del 1898) il dott. P. Kehr ha pubblicato
il resoconto delle ricerche compiute nell’ Umbria dai dottori M. Klinken-
borg e L. Schiaparelli intorno alle bolle pontificie fino a tutto il secolo XII.
È qui data notizia di quelle che conservansi, in originali o in copie,
negli archivi e nelle biblioteche di Gubbio, Città di Castello, Foligno,
Spoleto, Narni, Todi, Assisi e Perugia. Inoltre son ricordati, e ne è di-
chiarato il valore su la scorta degli Archivi della Storia d'Italia di G.
Mazzatinti, gli archivi di Gualdo Tadino, Nocera, Trevi, Spello, Beva-
gna, Bettona, Norcia, Cascia, Terni e Rieti. Ricchezza preziosa di docu-
menti offrono l'Archivio Capitolare di Gubbio, il Capitolare di Città di
Castello, l’Arcivescovile di Spoleto (Archivio di S. Croce di Sassovivo),
il Capitolare, quel di S. Pietro e il Comunale di Perugia. Le bolle inte-
gralmente pubblicate sono queste: di Giovanni XIII, 21 novembre 969
(copia del 1787 fra le carte Mariotti della Biblioteca di Perugia): di Gre-
gorio VII, 19 febbraio 1079 (originale pel Capitolare di Città di Castello):
di Pasquale II, 24 maggio 1116 (copia del secolo XIV nell’ Archivio di
Sassovivo, n. 107): di Innocenzo II, senza data (copia nel ms. A. V. I.
della Bibl. del Seminario di Foligno): di Innocenzo II, 16 marzo 1143
(originale nell'Archivio di Sassovivo, n. 1237): di Alessandro III, 1159-79
(nel Capitolare di Città di Castello): tre di Clemente III, 1188 (nel libro
verde del Capitolare di Perugia): una del med., 20 ottobre 1188 (origi-
nale nel Capitolare di Gubbio); ed una di Celestino III, 25 febbraio 1197
(copia del secolo XIII nello stesso Archivio). D'altre son dichiarati il
principio e la data. A proposito delle bolle di Clemente III, trascritte
nel libro verde della Cattedrale di Perugia, il Kehr corregge un errore
in cui il Mazzatinti era incorso: questi asseri che appartengono a Cle-
mente II e sono del 1047; invece sono di Clemente III e del 1188 (cfr.
Mazzatinti, Gli Archivi ece., pag. 129).

Dal ms. G. 20 della Comunale di Perugia (miscellanea di poesie del
sec. XV) il prof. P. Tommasini Mattiucci ha tratto due strambotti
(« Ciascun de nocte in gran tenebra aluma » : « Non te fidar se a-te
ciascun se arende ») e li ha pubblicati per le nozze Luzi-Corneli dedi-
candoli al cav. G. Amicizia (Città di Castello, Lapi, 1898; pp. 4 non
num.).

Laude sacre riprodotte da un codice di Fonte Colombo del secolo XV
| sono state raccolte in un opuscolo dal prof. Corrado Zacchetti (Oneglia,
Eredi G. Ghilini, 1898; in 8, pp. 37). Il codice (fa parte del gruppo
che il prof. A. Bellucci descrisse in Inventari dei mss. delle Biblioteche

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ANALECTA UMBRA 175

d' Italia a cura di G. Mazzatinti, II, 166 e sgg.) è segnato G. II, 50..

Due di queste laude erano già state edite dallo Z. nel 1890 per occa-
sion di nozze; una va nell’ediz. di Firenze del 1863 tra quelle di Feo
Belcari; la sesta, pubblicata più volte, è attribuita a Jacopone; la set-
tima appare nell'edizione del 1490 delle laude del Tudertino. Eecone i

capoversi: 1, Oymé dolente, a che so'io tornato — 2, Aymé dolente,
quanto sento doglia -- 3, Perdona per mio amore, o peccatore mio —
4, Anima peregrina — 5, Anima dolente — 6, Jesù nostro Signore
Prendi i nostri cory — 7, O peccatore .... Se a Dio voi tornare — 8,

Actendi at te, figliolo, actendi at te.

Descritti e illustrati parecchi Vasi delle farmacie romane fabbricati
a Roma e non a Cafaggiolo in L'Arte, I, 346 e sgg., Stanislao Fra-
schetti espone i resultati delle sue ricerche intorno all’ industria cera-
mica in Roma, che « dovette essere promossa da artefici immigrati nella
reggia dei papi dai centri industriali floridi, attratti dalla brama di
guadagno e di gloria nell’ Urbe fulgida, dove ferveva l'operosità di
maggiori artefiei, sovranamente accolti e ricoperti d'oro dai pontefici
munificenti ». E nota che ne’ primi del sec. XVI esisteva in Roma la
Università dei vasellari; tant’ è vero che « Consul et Camerarius artis
figulorum » era nel 1514 un Tommaso da Perugia. Da vari atti romani
deducesi che Pacifico de Vallerii da Todi nel 1517, Ippolito Benamati da

Gubbio nel 1518, e un Giovanni Antonio da Todi nel 1526 esercitavano.

in Roma quell’ arte.

I due volumi sul Rinascimento delle ceramiche maioliche in Faenza
del professor F. Argnani, che annunziammo in questo Bo2., III, 605,
sono usciti ora alla luce coi tipi del cavalier Montanari di Faenza. Il
secondo consta di 40 tavole che contengono 193 figure di stoviglie dise-
gnate e colorite al vero dall’ A. Nel vol. del testo è inserita la relazione,

che l'A. presentò al Ministro della P. I, d'una visita dei musei italiani
)

con lo scopo di studiarvi le maioliche faentine. E anche d' altre che non
siano di provenienza o d'artisti di Faenza son riferite notizie; quindi
pur di maioliche nostre. E sono segnalate le poche, ma belle, maioliche
con riflessi metalliei, che possiede nel proprio Museo il Comune di Gub-
bio e delle quali « due soltanto lavorate » da M. Giorgio: secondo l’A.,
dunque, anche la scodella rappresentatovi S. Francesco in atto di ricever
le stigmate è opera del maestro lombardo e cittadino di Gubbio, com’ è
opera sua il piatto con la Madonna e il bambino in rilievo. Io invece non
esito a dir della fabbrica di Deruta la prima, e a creder fermamente di
mastro Vincenzo il secondo: proprio del grande artista il Museo di

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176 ANALECTA UMBRA

Gubbio non possiede alcuna maiolica riverberata. A Perugia l' A. notò
avanzi di pavimenti di Deruta che sono nel Museo dell’ Università ; cioè
90 mattonelle del pavimento di S. Maria de’ Servi, 32 della cappella
del palazzo Decemvirale, ed altre d’un pavimento della rocca Paolina :
tutte del sec. XVI. A pag. 97 e sg. è descritto il pavimento della sa-
crestia di S. Pietro in Perugia che « sotto ogni rapporto presenta il
meglio delle celebri lavorazioni di Deruta » : ed a pag. 120 sono indi-
cati due piatti iridiati ed una tazza della stessa fabbrica umbra.

Non ricca ma eletta è la raccolta dei quadri che ora possiedono in
Gubbio gli eredi della nobil famiglia Benamati. Il prof. E. Calzini vi
notò di mano di Federico Barocci una magnifica testa a pastelli e un
bel ritratto di Roberto Benamati II, eseguito nel 1578: non riconobbe
giusta l'attribuzione allo stesso pittore del ritratto di Francesco Maria I
duca d’ Urbino, che è copia di quel del Tiziano; ma gli attribui senza
esitazione il ritratto del figlio di Francesco Maria II e una sacra Fami-
glia cireondata da santi e col palazzo d'Urbino nello sfondo. Altri ri-
tratti d'ignoti son pure, a suo giudizio, dell'artista urbinate. Di que-
sta raccolta pregevole il prof: C. dié notizia nella sua Rassegna bi-
bliografica dell’arte italiana (a. I, fasc. 5-6; pag. 104 e sg.), pubbli-
cando un catalogo di disegni, di studi a pastelli, di schizzi, ecc. dello
« Studio del signor Baroccio », e una « Nota di quadri buoni » esistenti
nel palazzo Benamati e descritti nel 1126. Tra questi (e son quasi tutte
opere del Barocci) figura il ritratto del conte Flaminio Benamati.

Nella stessa assegna il prof. Calzini dà conto con singolare dili-
genza delle pubblicazioni artistiche relative all’ Umbria ed apparse nel
corso dell’anno passato. Il Bollettino, naturalmente, ne ha data sufficiente
notizia: ma il prof. C. (per ciò qui si designa questa parte della sua ricca
bibliografia) spesso fa seguire i rendiconti da ponderate osservazioni di
critica. Vedansi i fasc. 5-6 a pag. 129-131, i fasc, 7-8 a pag. 171-175, e
il fasc. 9-10 a pag. 212 e seg. dove sono riaffermate notizie sicure sulla
permanenza di Raffaello Sanzio in Perugia.

Nel fase. 9-10 (settembre - ottobre; pag. 181-190) è pubblicata una
lettera di G. Mazzatinti al direttore E. Calzini Per Za storia della mi-
niatura: vi si dà notizia dei miniatori dei corali dell’ Archivio Eugu-
bino, eorredandola di documenti estratti dai libri di spese del monastero
pel quale quei miniatori operarono. Alcuni di tali documenti (giovi ri-
cordare) eran noti fin dal 1886 (efr. Archivio stor. per le Marche e
Umbria, a. III): tutti, ora, o almeno quanti ne sono offerti dall’ Ar-
chivio di s. Pietro, vengono qui diligentemente indicati. I miniatori
sono: maestro Litti, frate Filippo, frate Giovanni Francesco e i due Boc-

e al Tatari
Mate y uut rte

ANALECTA UMBRA 177
cardini, tutti di Firenze; un don Agostino ch’ esercitò l'arte in un con-
vento di Firenze intorno al 1500: frate Giovanni da Imola; frate Gio-
vanni da Montepulciano, frate Tommaso, un « Priore di Fabriano » e
un Sinibaldo da Gubbio. Se bene « mutili di molti fogli e spogliati delle
miniature più belle e maggiori, i 19 corali di Gubbio conservano ancor

tante iniziali caudate e tanti ornati in oro e colori da offrire a uno:

studioso dell'arte materia sufficiente a stabilire il merito di chi li esegui
ed a ciascuno di quei miniatori attribuire, quasi con certezza, la parte
che gli spetta ».

Otto Canti popolari umbri, raccolti a Gubbio, ha pubblicato G. Maz-
zatinti per le nozze Palmeri-Serughi (Forlì, novembre 1898).

Della collezione degli Amuleti italiani contemporanei, inviata dal
dott. Giuseppe Bellucci all’ Esposiz. Naz. di Torino, questi ha compilato
il catalogo descrittivo (Perugia, tip. coop., 1898; in 4 obl., pp. 104).
Disposti in 18 tavole, l'À. ne da la illustrazione specifica, ed ogni tavola
fa precedere da « un breve compendio, diretto a stabilire la virtù o le virtù
generiche degli amuleti in essa contenuti » : accompagnano la descrizione
di ciascun amuleto note, raffronti e la segnalazione delle sue specifiche
virtù. Codesta raccolta dell’ illustre Prof., formata di oggetti differenti in
minerali, metalli, pietre, vetri, ambra, agate, animali e piante, mode-
stissima nell’ 80 (constava di 128 oggetti quando fu da lui presentata
al Congresso internaz. di antropologia ed archeologia preistorica di
Lisbona), arricchita dall’81 all'89 sì che da quest'anno la costituivano
412 amuleti (fu allora inviata alle Esposizioni di Milano e Universale
di Parigi: cfr. i Cataloghi ecc., Perugia, Santucci 1881; e Boncompagni,
1890), è composta ora da 527 oggetti i più de’quali sono umbri.

Ricordiamo qui, sebbene non contenga nulla di nuovo, la Memoria
critica che su la Francesciade di Francesco Mauri da Spello ha recen-
temente pubblicato il prof. don Ernesto Piana (Rovigo, Vianello, 1898;
in 8°, di pp. 39). Quasi tutto l'opuscolo, buttato giù in fretta, si riduce
a un prolisso e sconnesso riassunto del lungo poema, con indicazioni,
tutt'altro che peregrine, di alcune fonti classiche a cui attinse il Mauri.

Il Piana, alla sua volta, ha attinto a una monografia che su Francesco

Mauri pubblicò molti anni fa, pei tipi del Campitelli di Foligno, il no-
stro socio professor Giulio Urbini, con più particolari notizie e più ricco
apparato critico e bibliografico. È stato già annunziato da qualche
tempo che 1’ Urbini ripubblicherà, con molte aggiunte quel suo studio
giovanile: ora possiamo aggiungere che farà parte d’un suo nuovo ed
ampio lavoro su La poesia Francescana.

ron ie toe di e o ci diario

Lidia Mie n gr eme m a api dies ii
118 ANALECTA UMBRA

Nel Kunstbladet di Copenhagen (aprile 1898) Andrea Aubert tratta
con singolare genialità delle pitture del Pinturicchio nell'appartamento
Borgia.

A proposito dei Monuments du Christianisme au Moyen-áge di Gu-
stavo Clausse (Parigi, Leroux, 1897) non sarà inutile di notare che dei
lavori di Arnolfo eseguiti per la cattedrale di Orvieto alcuni sono da
lui menzionati sulla scorta del Della Valle (efr. L° Arte, I, 201).

« Nella cappella del Pinturicchio nella chiesa dell’ Aracoeli in Roma

"quali mani differenti si distinguono nello stile e nella tecnica degli

affreschi? ». Così domandava uno studioso ne L’Arte, I, 217. E il
prof. A[dolfo] V[enturi] rispose: « Nella cappella del Pinturicchio al-
l'Aracoeli si distinguono particolarmente dal fare di quel maestro le
due teste.che si vedono al disotto della finestra, l'una di un vecchio
con un berretto in capo, l'altra del monaco che gli sta appresso, fortis-
sime di colore, con un impasto grasso, senza riscontro con le altre del
Pinturiechio, ehe sono disegnate a piani piü determinati, a tratti piü
regolari e di un colore più tiràto e fluido. Dello stesso potentissimo rea-
lismo, nella scena di fronte alla finestra, è la testa del Bambino steso
al suolo, la quale sembra stampata in gesso sul volto di un morticino ».

Nella Revue de 1° Art chrétien (Paris-Lille, maggio 1898) il Gerspach
descrive e riproduce la tavola di Giovanni Orvietano (1412: la Vergine
in trono col bambino), e il Reliquiario di Ugolino Vieri (1338) esistenti

nel Duomo di Orvieto; ed una tavola (la Vergine e un santo martire)

del sec. XIV che conservasi in s. Giovenale della- stessa città.

Della Note archéologique relativa alla Mostra d’ arte sacra in Orvieto
del p. Grisar (Rome, 1897; in 8, pp. 44 con una fototipia e 19 vignette)
è da vedere la recensione di X. B. de Montault nella Revue de U Art
chrétien, a. XLI, tomo IX, fasc. 4 (1898), pag. 330; in cui, fra l' altre
cose, è notato che del reliquiario d'Orvieto, firmato da Vieri e Viva da
Siena, era già pubblicata fin dal 1855 negli Annales archéologiques
(tomo XV, pag. 365) una bella incisione.

Compreso da giusta ammirazione per la cultura artistica profonda.

e delicatissima di Maria Alinda Brunamonti, fiore di gentildonna italiana,
Giulio Urbini discorre con molto garbo de' suoi Discorsi d' Arte (Città
di Castello, Lapi, 1898) nella Roma letteraria, a. VI, num. 20. Tra
TAPPA

ANALECTA UMBRA 119

questi discorsi sono per la storia nostra ragguardevoli i due su Pietro
Perugino e l'arte umbra e sul Duomo d' Orvieto.

Il ritratto che credesi di Pietro Perugino ed è nella Galleria degli
Uffizi « è certo una eccellente pittura del Perugino stesso, ma ritrae il
fiorentino Francesco dell’Opere (fratello di Giovanni dalle Corniole),
come risulta da una iscrizione posta dietro il quadro: « 1494 d’ luglio
Pietro Perugino pinse Frane. de lope[re] ». Così torna ad asserire E. Ger-
spach in una nota su La collezione dei ritratti dei pittori nella stessa
Galleria, inserita nell’ Arch. stor. ital., disp. 2* del 1898, pag. 311 e sg.

Per la presenza di Giuliano da San Gallo, dalla fine del 1487 ai primi
dell'88, e di Giuliano da Maiano in Perugia vedasi la monografia di
C. von Fabriezy Toscanische und Oberitalienische Künstler in Diensten
der Aragonesen zu Neapel, pag. 7-15 dell’ Estr. dal. Repertorium fár
Kunstwissenschaft, vol. 20, disp. 2* (Berlino Stuttgart, 1897). Ma è pur
da vedere il Giornale d' erudiz. artistica, I, 70 e 97; e Vasari, Vite,
ediz. Milanesi, VI, 296.

Sul volume del Bower, Procession of the Ceri at Gubbio, di cui fu
data notizia in questo Bol. IV, 204, veggasi Urquell, II, 1-2 (1898).

Il dott. Teodoro von Frimmel nella 3^ disp. della Geschichte der
Wiener Gemiildesammlungen, in cui tratta delle opere di artisti italiani
nella imp. Galleria di Vienna (Die italienischen Meister in der Kais. Ge-
müldesammlung zu Wien; Leipzig, Meyer, 1898; in 8°, pp. 333-449),
descrive e giudica due pitture, che ivi si conservano, di Pietro Perugino
(num. 27, 52), rappresentanti la Vergine col bambino e quattro santi.
Per questa seconda tavola l’a. ricorda due altre consimili opere del P.;
la tavola num. 427 del Louvre e uu'altra della Galleria Pitti (fotografia
Alinari, num. 2927), ed una copia della collezione Rinecker di Würz-
burg (num. 11).

Il prof. P. Piccirilli nel num. 4; a. II, della Rassegna Abruzzese
(Sulmona, 15 aprile 1898) discorse de La chiesa di s. Francesco di
Sulmona dov’ erano alcune pitture, rappresentanti la vita del Santo, che
il De Matheis attribuì al Perugino e il P. invece dà con incontestabile
prova ad un maestro Andrea di Lecce. Su lo stesso argomento torna ora
nella assegna (num. 5-6: Sulmona, 15 decembre) Emilio Bertaux, par-
ticolarmente soffermandosi su L'autore degli affreschi del Duomo di Atri,
che è appunto il Leccese. Ma fu questi, chiede il B., di Lecce d’ A-

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180 i ANALECTA UMBRA

bruzzo ?: « le opere del maestro (risponde) dicono a chi ben le esamini
che Andrea da Lecce era abruzzese » ; come tale, è da ravvisarsi in lui
un discendente dalla scuola umbra. « I numerosi pittori dell’ Aquilano,
fra i quali si possono citar nomi che dovrebbero godere la fama dei
grandi, sono tutti seguaci fedeli dei pittori dell’ Umbria e segnatamente
dei Perugini. Nè si fermava alla provincia d’ Aquila l' influenza artistica
della provincia limitrofa: si spargeva per mezzo dei pittori aquilani éd
anche di qualche pittore umbro. Troviamo a Scurcola Marsicana un’ 0-
pera di Savurnino Gatti da San Vittorino, energico discepolo di Fiorenzo
di Lorenzo e di Luca Signorelli. Sono i quadretti sopra tela che copri-
vano l’astuccio nel quale si conservava un tempo la Madonna della Vit-
toria: una mano vandalica ha strappati vari pezzi del capolavoro; ma
ciò ch'è rimasto è di bellezza rara ». Su « l'importanza di quel maestro,
che partecipa dell’arte umbra e dell’arte veneta, nella storia della pit-
tura in Abruzzo » il Bertaux promette di dir con larghezza: per ora
giovi ricordare che un'opera di Andrea da Lecce in Abruzzo, già. esi-
stente a Isola del Gran Sasso, segna la transizione « fra la scuola pu-
ramente veneta d’ Ascoli, rappresentata a Teramo stesso da un affresco
di Pietro Alemanni, il discepolo di Carlo Crivelli, e la scuola puramente
umbra di Aquila >».

Il fase. 3-4 del Vol. I de Gli Archivi della storia d'Italia a cura
di G. Mazzatinti (Rocca S. Casciano, Cappelli, 1898) contiene l'Inven-
tario degli Archivi di Orvieto; cioè del Comunale (pag. 211-247), del
Notarile (pag. 247-252), del Vescovile (pag. 252), del Capitolare (pag.
252 e sg.), dell Opera del Duomo (pag. 253 e sg.), della famiglia Pic-
colomini (pag. 254-256) e del comm. Luigi Fumi (pag. 256). L' Inven-
tario dell’ Arch. Com. era già stato compilato con tutta cura dal comm.
Fumi insieme a quello degl’ Istrumentari, ossia della copiosissima rac-
colta di documenti per la storia Orvietana ch'é contenuta nei volumi
A (Acarnario), Caffarello, Catalano, Galluzzi, B, Savello I e II. —
Notiamo tra i volumi di « Memorie diverse » dell’ Archivio Com. di
Senigaglia (pag. 270) il ms. dei « Sentimenti di Giuseppe Tiraboschi
circa le tavole di bronzo della città di Gubbio, 29 die. 1718 ».

De Le città dell’ Italia antica discorre da maestro il prof. I. G. Be-
loch nel num. 6 (nov.-die. 1898) del Bullettino Afene e Roma. Perugia,
Cortona e Fiesole, tra le città dell'interno, furono molto meno impor-
tanti delle città marittime dell’ Etruria:. « non occupavano che uno
spazio di circa 80 ettari; e la stessa Volsini (Orvieto), così celebre per
le sue ricchezze, non aveva che una superficie di 80 ettari. . . L' Etruria»

===
ANALECTA UMBRA 181

l'Umbria e la regione dell'Abbruzzo non contenevano, sotto l'impero,
nessuna città che si potesse dire anche di second'ordine ».

Della, città natale di Sesto Properzio 6 saggio d' un nuovo studio di
Raffaele Elisei, testé pubblicato nei num. 10-12 degli Atti dell Accad.
Properziana del Subasio. Dell’ ampio lavoro su la patria del Poeta il
giovine critico fu invitato a comunicare all’ Accademia, se non il testo
completo, un compendio; e questa sintesi, che per i resultati a cui egli
è pervenuto, ha pregio singolare, vede ora molto opportunamente la luce.
Scopo delle sue indagini accurate e giudiziose fu (diciamolo colle sue
parole) di « rivendicare le lapidi assisane dagli attacchi (chè argomenti
non si possono chiamare in nessun conto) dell’ Urbini: esaminare la in-
terpretazione del testo properziano, principalmente nel lavoro dell’ Ur-
bini, e anche del Plessis e degli altri quando occorra: proporre una
nuova interpretazione dei passi che furono oggetto di tanta e così lunga
controversia intorno alla città natale dell’ umbro elegiaco ». Contro 1’ au-
tenticità e il valore delle lapidi assisane, ricordanti la famiglia Proper-
zia e quella dei Passenni (Paolo Passennio fu consanguineo e contempo-
raneo ed amico al Poeta, a quanto asserì Plinio il Giovine) stanno i giu-
dizi del Di Costanzo, di Maurizio Haupt e del Bormann, di fronte ai
quali perdono consistenza, anzi ogni ragion d' essere, le obbiezioni dell’ Ur-
bini, confutate, ad una ad una, dall’ Elisei. Il passo veramente « lacrimoso
e.duro, dove tante son le questioni quante le frasi, anzi le parole e i modi
d'interpunzione » è nell'elegia I del lib. IV, là cioè dove il Zacus um-
ber fu interpretato dall’ Urbini un lago « che doveva essere situato at-
torno al villaggio detto Bastia », ma del quale « per altro non si con-
servano nè memorie nè vestigii ». A così credere l’ Urbini era stato in-
dotto dal nome d'Insula onde Bastia è designata, da un frammento di
architrave con una metòpa decorata con un teschio di bue, trovato alla
Bastia e significante « la forza e l’ impeto delle acque » (però, nota l’E.,
non è questa la rappresentazione iconografica dei fiumi e tanto meno dei
laghi »); e finalmente da una lapide, scoperta ne’ pressi della Bastia e
recante « un accenno alla famiglia Properzia ». Senonchè, per quest'ul-
tima ragione, l’ Elisei avverte che la lapide « secondo gl’intendenti ri-
salirebbe al sec. V di Roma; sicchè, essendo trovata in territorio assi-
sano e dalla parte opposta a Spello, Spello non può pretendere alla pro-
prietà di essa nè anche collo specioso pretesto della colonia, posteriore a
quella la bellezza di due secoli ». In questo cippo, inoltre, ch’ è in realtà
un termine agrario, « sono ricordate altre famiglie, oltre alla Properzia,
tutte peculiari ad Assisi, secondo che attestano altri marmi »; nè è da
tacersi che gli archeologi di maggior nome e dottrina, ultimo Ariodante

procu ASTE ru.

wr

Lied iip 182 ANALECTA UMBRA

Fabretti, sono d' accordo, senza dubbio o discussione, a riconoscerne la
proprietà ad Assisi. Ancora, e per il Lacus Umber: se, come credette il
Cristofani, autore della storia di Bastia, le aeque del Chiagio poterono
«allagare attorno attorno le terre del villaggio, dando a questo l’ aspetto
e il nome di Isola », Properzio col verso E lacus aestivis intepet Umber
aquis avrebbe « ad uno stagno, ad un pantano limaccioso, che altro non
poteva essere » data « eterna fama col nome di Zago, anzi col titolo pom-
poso di umbro, quasi di lago dell’ Umbria per eccellenza. E qual pere-
grina notizia o qual vaghezza di poesia aggiungeva Properzio, cantando
che le acque di questo pantano o di questo lago s’intepidivano sotto la
sferza dei di canicolari? ». Nel verso Scandentisque Asis consurgit ver-
tice murus Y Elisei pone e difende la lezione Asis (ne' codici si ha Asîs
o Assis o Axis) contro l'altra Arcis che nessun codice offre « ed è in
voga fin dal see. XVI. Fu proposta da uno de' migliori editori di Pro-
perzio, dal Canter; e fu tanta la fortuna della congettura canteriana
che tutti gli editori seguenti o l’ hanno adottata o ritenuta probabilissi-
ma ». Dimostrato che « Asis non può essere sostituito con arcis », l' E.
dichiara le ragioni onde il nome di Asis « non può significare il monte
sul quale sono fondate Assisi e Spello », e cioè: il monte ha il nome di
Subasio, nè s' hanno prove o argomenti per sostenere o congetturare che
anticamente fosse chiamato Asius od Asis: « uno stesso attributo in due
passi analoghi sarebbe riferito a due soggetti diversissimi, una città ed
un monte (Scandentes arces — Scandentis Asis vertice), e tra sé di-
versissimi non solo per il significato, ma anche per l'aitezza, ché il
Subasio si eleva sopra la pianura di metri 1100, Assisi di 300, Spello di
100 »: l'espressione vertice Asis, indicante « un'altura » del Subasio,
« sarebbe impropria, perché tanto Assisi che Spello stanno alle falde d'un
monte; nè l' una né l'altra città sopra un vertice, ma sulla china, As-
sisi di un colle, Spello direttamente del monte Subasio »: da ultimo, il
raffronto tra questo verso e un passo di Ovidio (Amor, III, 15, vv. 11-14)
deve toglier di mezzo qualunque dubbio su la lezione Asîs per arcis.
Che se « non si potesse ritenere Asis come la forma originaria di questo
nome », è da accettarsi, secondo l’ E., la correzione Asisi, proposta dal
Lachmann ed accolta da quanti son pregiati editori e critici del testo
properziano. La nuova interpretazione dei passi tanto controversi è com-
presa nella terza parte: segnaliamo per acutezza di critica ciò che rife-
riscesi all'antica topografia umbra (a proposito del v. Procima Umbria
ecc.); alle voci scandentes (« Assisi è una di quelle antiche città che es-
sendo fondate non sopra una cima ma trasversalmente circa alla metà di
un colle, aveva bisogno per garantirsi dagli allamamenti di terreno, di
Sostruzione...; e di tali sostruzioni Assisi anche oggi conserva consi-
ANALECTA UMBRA 183

derevoli avanzi e memorie, da far ritenere assai ragionevolmente che
Properzio avesse proprio voluto, con quell'attributo singolare, ritrarre
la singolare costruzione della sua città »), notis Penatibus, e al lacus
Umber che intepet aestivis aquis e deve intendersi « il fonte Clitunno ».
Infatti sacro e famoso e frequentato fu solo il fonte (1’ E. n’ adduce le
prove e testimonianze di scrittori latini) che, dice Plinio il Giovane,
prendeva aspetto di lago (facit gurgitem). Rimangono, dunque, fermi
(tali sono le conclusioni dello studio dell’ E.) questi dati intorno alla pa-
tria di Properzio: che egli nacque nell’ Umbria; che Paolo Passenno fu
suo concittadino, parente e coevo; che indiscutibile è l’autorità delle
iscrizioni d' Assisi, le quali attestano la esistenza in questa città delle
famiglie Properzia e Passenna.
G. MAZZATINTI.

di in it nt

—— 22
*


185

RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE

De Maunmr, Z/ Amatore di Maioliche e Porcellane. Milano, Hoepli, 1899;
in 8, pp. XII-650.

Mi limito a spigolar le notizie che all’arte, esercitata nella nostra
regione, si riferiscono, ed a notarne gli errori e le ommissioni. E mi
sbrigo, anzi tutto, di queste. Nel ricco volume (ne costituiscono la ric-
chezza ed il pregio le tavole, le tremila marche e la bibliografia) cerco
invano un ricordo anche modesto delle fabbriche di Foligno, d' Umber-
tide, di Perugia e di Spello. E pure l’ Urbani De Gheltof menziona, su
l'autorità del Piccolpasso, quella di Foligno, e, senza fermarsi su la
congettura del Raffaelli, che cioè in una privata collezione folignate
possa riconoscersi qualche produzione di officine locali, accenna a docu-
menti che, a confortarne la verità dell’ esistenza, mons. Faloci Pulignani
trovò, ma non so se mai pubblicò. Anche della fabbrica di Spello fe’
cenno il Piccolpasso (lib. I dell’ Arte del Vasaio, pag. 4 dell’ ediz. curata
da G. Vanzolini), nè la dimenticarono il Raffaelli, I' Urbani De G. e il
Drury Fortnum (A descriptive Catalogue of the South Kensington Museum,
pag. 456). Potevasi, ben è vero, non farsene ricordo in un Manuale,
tanto più che il Raffaelli notava di non aver mai sentito dire di « nessun
lavoro di vaglia né d'artista » che da quelle offieine usci o in esse
operò, e 1’ Urbani De G. aggiungeva che nou trovansi « notizie esatte
intorno alla storia di questa manifattura » spellana, la quale peró do-
vette « esser fiorente nei secoli XVI e XVII » : ma, allora, perché tener
conto della fabbrica di maioliche in Nocera, la quale « sembra abbia
esistito in epoca contemporanea a quelle di Urbino e di Gubbio? »
Sembrò, veramente, al Marryat che, come dice il Raffaelli, asseri 1’ esi-
stenza in Nocera di « officine ricche di lustri metallici a somiglianza di

13

s d a ia
*
186 RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE

Gubbio » ; ma questi non trascurò di soggiungere che il Jacquemart
non prestó fede à quell'asserzione e credette che il Marryat fosse « stato

tratto in abbaglio da. una maiolica conservata nel Museo di Sévres in
cui il nome del pittore è accennato da M. N. ». Cosi, del resto, pensa
anche il Fortnum che quell' errore del Marryat reputa un calami lapsus
re (Maiolica ecc., pag. 110). — Per la fabbrica d'Umbertide, senza ripe-

tere ciò che ne scrisse nel sec. XVII il Sabelli e ne dissero poi, tra gli
altri, il Genolini e I' Urbani De Gheltof, giovi rimandare alle Notizie e
FO memorie sulle figuline e sull’ arte del vasaro a Fratta (Umbertide) che
Mine Filippo Natali (Umbertide, tip. Tiberina, 1890; in 8, pp. 32) raccolse da
) libri a stampa e mss. inediti, e le corredó d'un catalogo di 25 maioliche
x si di provenienza sicura da quella piccola città. — E di Perugia, di cui
Le l’Urbani De G. avea ricordati gli Statuti dell’arte de’ vasai, che l’Er-
culei pubblicò di su l’ esemplare perugino del sec. XV (sono del 1406),
neppure una parola? E non è ignoto che nel primo Priorato, constituito.
in Perugia nel 1310, entrò anche un vasaio; e che, secondo lo Statuto-
del Comune, l’arte de’ vasai era delle minori arti, anzi la quindicesima
della seconda classe. Della fioridezza di quelle officine dal sec. XIV e

dell’ operosità degli artisti perugini anche fuori della città loro, chè per
la. bontà e bellezza de’ prodotti godevano fin dai primordi del sec. XV
meritata rinomanza, ha detto largamente e bene il Lupattelli in un
de’ recenti numeri de L/ Umbria (a. I, num. 13).

Ma nel libro del De Mauri non tanto le ommissioni, quanto gli
errori, troppe volte ripetuti e tante altre combattuti e corretti, a me
fanno viva impressione. In un Dictionnaire universel du XIXe siécle,
come quello del Larousse, si puó lasciar correre questo cenno sproposi-
tatissimo su M. Giorgio: « Andreoli Giorgio, surnommé da Gubbio,
seulpteur italien, nó vers 1460. Il s'établit à Gubbio vers 1498 et y
acquit une telle renommée que les historiens de l'art italienne joignent

3 toujours le nom de cette ville au sien, comme s'il en était natif. On

counait de lui quelques beaux bas-reliefs. Son fils, qui pratiqua aussi E
È
la sculpture avec talent, est habituellement designé sous le nom de È

maestro Concio » (sic!): e si può anche passar sotto silenzio la tradu-
zione che ne fecero e stamparono per nozze alcuni Vicentini (Vicenza,
Raschi, luglio 1898), senza correggere il nome Concio in Cencio. Ma.
non può; io credo, celebrato il centenario dalla cittadinanza che l'ar-
tista ottenne a Gubbio, rimasta aperta al pubblico per sei mesi la mo-
stra internazionale di riproduzioni delle opere sue e di taluni originali,
commemorato il Maestro e studiata la sua .grande arte con pubblica-
zioni non fatte, certo, alla macchia; non può, io credo, perdonarsi al
De Mauri l'errore di designare due Giorgi come. principali autori delle
RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE 187

maioliche in Gubbio, cioè « Mastro Giorgio » e il « continuatore del-
l’opera sua Giorgio Andreoli, gentiluomo di Pavia, trasferitosi a Gubbio
nel 1498 » (pag. 124). Ed anche queste notizie biografiche sono sbagliate:
ormai è troppo noto ch’ ei non fu di Pavia, non gentiluomo (nel senso
che non fu, come il De Mauri scrive più oltre, di « nobile famiglia »);
nè si trasferì a Gubbio in quell’anno. Nel 1498 gli fu conferita, perchè
la domandò, la cittadinanza eugubina: a Gubbio egli dovea dimorare
da un pezzo, da parecchio tempo avanti il 1492, se il 16 agosto di
quest’ anno fu rogato l'atto col quale contrasse società di bottega con
un figulo di Borgo s. Sepolero. Il De Mauri non seppe in tempo debito
quanto di buono e di vero e di nuovo contengono sul Maestro le pub-
blicazioni che ora ho ricordate; e colla monografia del Ranghiasci alla
mano ripete vecchi errori e stravaganze vecchie ed aggiunge di suo

errori nuovi. Cito esempi: Giorgio, finchè visse in Pavia, « si fe’ cono-
scere come valente statuario nel genere dei Della Robbia » : a Gubbio,
dove « viene a stabilirsi nel 1489 (sic; e vedi a pag. 123), è ricevuto
onorevolmente, prima nominato cittadino nobile e poscia eletto gonfalo-
niere » : « è accertato che le sue prime opere ceramiche da lui (sic)
furono eseguite in Pavia, ma circa le medesime nulla di certo si può
asserire » (!): « di tutte le congetture fatte in merito » (serie o incon-
cludenti, io non ne conosco una sola) è forse la migliore « quella che
suppone fatte in Pavia le opere portanti l'indicazione Don Giorgio ».
Nella bibliografia ceramica, ch'è a pag. 607 e sgg. del vol., il De Mauri
cita anche il libro del Fortnum Maiolica a historical treatise ecc. (Oxford,
Clarendon, 1896) ch'egli deve, io suppongo, aver letto: però non s'è

accorto che a pag. 164 si discorre appunto di un bacile di mezza maio-
lica, grossolanamente rappresentatovi l' Ecce homo, ch'è nel museo. di
Sévres e porta la scritta Don Giorgio 1489. Il Fortnum vi dice, press’ a
poco, così: che non può essere assegnato con alcuna sicurezza alla fab-
brica di Gubbio e conseguentemente nemmeno alla mano di M. Giorgio.
Del resto, avanti di far congetture e di giudicarne una per « la mi-
gliore », sarebbe necessario stabilire (il che non é in aleun modo possi-
bile) che fin dal 1489 egli esercitava l'arte del figulo. Se del 1492 fece
società per man di notaio con un artista di S. Sepolero, Giorgio doveva,
allora, aver per lo meno vent'anni: a 16 o 17, secondo il De Mauri,
non solo aveva bottega del proprio in Pavia, ma si firmava Don Gior-
gio! Il Fortnum, sempre a proposito di quel bacile di Sèvres, aggiunge
che fu messa innanzi una ipotesi: può il nome Don Giorgio esser d' un
prete e il bacile avere appartenuto a oggetti di suo corredo; « e noi
(dichiara) diamo la preferenza a questa interpretazione ». Il De Mauri
allarga l'applicazione di questa ipotesi e scrive: « Le marche di Mae-
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188 RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE

stro Giorgo, segnate a dorso delle sue opere, talvolta sono circondate da
arabeschi in oro e tal'altra da segni speciali sormontati da croci. Alcuni
credono che questi segni fossero distintivi di mercanti (?!); altri invece
pensano che Giorgio li apponesse sui pezzi destinati a prelati della Chiesa
od a confraternite religiose: e quest’ ultima versione pare la più appro-
priata ». Egli scrisse il periodo avendo quello del Fortnum sott’ occhio,
chè anche il Fortnum accenna a una confraternita, diretta o ammini-
strata da un prete Don Giorgio; ma lasciamo correre: piuttosto diman-
diamo, quali « segni speciali » si veggono, sormontati da croci, ne’ ro-
vesci dei piatti dell’ Andreoli? La marca 8, a pag. 461, che il De M.
dice di antica maiolica di Gubbio e la dà all’ Andreoli ?: ma il Fortnum la
riproduce tra le marche faentine e precisamente tra quelle dei prodotti
della Cà Pirota (Maiolica, pag. 92: South Kensington Museum, num. 521).
La marca 4, a pag. 460, ch'é pur riprodotta dal Fortnum (ivi, pag. 29)?:
ma così, come ce l'ha tramandata il Ranghiasci, possiamo dubitare
della fedeltà del disegno; in generale, i facsimili ch'egli dà sono infe-
delissimi. La marea 7, a pag. 459 (Fortnum, pag. 31) che ai lati ha le
iniziali M. G. e la data 1525?: ma io, senza ricorrere alla congettura
che la S entro il cerchio sia la iniziale del nome di Salimbene, penso
sia la marca della fabbrica del piatto, e il piatto, per conseguenza, sia
un dei tanti che dalle offieine marchigiane e romagnole venivano tra-
smessi al Maestro in Gubbio perché li ornasse di riverberi. Escludo. la
marca 8, a pag. 386, la quale non sarà (pare anche a me) di Gubbio,
se bene il Fortnum la riproduca tra le giorgesche; ma non direi col
De M. recisamente che sia di Faenza. E non ricordo la marca 84 del
Fortnum (pag. 28) perché non credo debba leggervisi una G, o, almeno,
non direi (tanto più che non l'ho veduta riprodotta in piatti riverberati)
che appartenga all' Andreoli. Del quale, secondo il De M., « le opere
sono superbi capolavori, consistenti in pezzi a soggetti mitologici, sto-
rici, religiosi ed a stemmi » : io dico, invece, che l'opera sua consiste
soltanto nei meravigliosi riflessi: opere sue di pitture non sono i sog-
getti rappresentativi e neppure, per conseguenza, i « busti di uomini e
di donne » che « talvolta occupano tutta la superficie » delle coppe
amatorie che il De M. gli attribuisce, ed « i grotteschi » che io resti-
tuisco a Casteldurante od Urbino ed a Faenza. È quindi vero che sia
« grande il suo stile ed in esso è evidentissima l’influenza della scuola
di Raffaello di cui talvolta imita e riproduce le opere con somma dili-
genza »? Io, per esempio, non sarei capace di ascrivere a Giorgio la
pittura d’un solo piatto de’ tanti che riverberò. Che se il De M., a
sostener l’influenza esercitata dalla scuola del Sanzio su l'arte di Gior-
gio, volesse ricordarmi il piatto bellissimo del Civico Museo di Bologna,
RI IRE GRACE eme Ve cx

RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE 189

io gli ricorderò che del 1532 il Maestro lo finì de maiolicà, cioè di river-
berare, come vi si legge nel rovescio: l'autore della scena della pre-
sentazione al Tempio non a Gubbio e non tra gli operai dell’officina
dell’ Andreoli è da ricercarsi. — Riguardo a Vincenzo ha ragione il
De M. di ripetere che non se ne conosce « alcuna marca certa » : però,
siccome la congettura del Robinson sulla marca N è stata finora bene
accolta, poteva riprodurre, come il Fortnum ha fatto, molte varianti di
quella marca che verosimilmente è constituita dalle prime tre lettere
del nome Vincenzo. — Del Prestino il De M. conosce una firma (ne
diè il facsimile il Fortnum, num. 148), ed anche crede di conoscere « le
firme di altri due, entrambi confuse; e di un altro solamente la. sigla,
riprodotta nelle marche alla lettera M ». Le due « confuse » debbono
essere tra le ultime quattro a pag. 460; e tutte quattro, se bene mala-
mente leggibili, rappresentano il nome del Maestro; anche quella che
il De M. dà « ad un allievo od emulo di M. Giorgio, chiamato Gilde o
Gileo », che nessuno conosce e sa se mai visse (cfr. Fortnum, A hist.
treatise, pag. 172). — A proposito di firme e marche di lettura o d’in-
terpretazione difficile, perchè la penultima della pag. 471 è collocata
sotto la lettera N, pur dichiarando ch'é di Giorgio?: si tratta di una M
e di una G, non di una N coll’aggiunta di un'asta in forma di J; la
quarta asta della lettera è distaccata dalla terza: d’onde l’equivoco.

Ho detto che il De M. fa di Giorgio un cospicuo pittore; « superbi
capolavori » infatti sono le rappresentazioni mitologiche, storiche. e
religiose de’ suoi piatti: fisso in questa idea, è naturale ch’egli cada
in altro errore, là dove (pag. 279) assevera che nelle fabbriche d’ Ur-
bino si fe’ « uso del giallo oro metallico e del rosso rubino; ma que-
st'uso è più limitato, più parco che nelle opere di Gubbio ». No: in
Urbino non si applicò su le maioliche oro e rubino: i piatti dipinti da
Francesco Xanto, da Orazio Fontana e da Nicolò Pellipario furono ri-
verberati a Gubbio e precisamente nella bottega di Giorgio. Mancano.
forse esempi di piatti firmati dallo Xanto pittore e da Giorgio riverbe-
ratore?: ne hanno il Museo di Londra, il Museo Correr, quello di Ox-
ford, quello d'arte storica di Vienna e ne possedettero il Castellani e
il Basilewsky.

Concludo: dell'arte ceramica nell’ Umbria non parmi che il De M.
abbia seritto con la necessaria preparazione. Nélla ristampa del volume
(sarà prossima, chó il libro ha, come ho detto, pregi e ricchezza d'illu-
strazioni e notizie) egli non ripeta che Città di Castello « pare siasi
dedicata in modo speciale » ai graffiti; nè che la fabbrica di Gualdo.
(Gualdo Tadino non é nelle Marche) « pare sia una diramazione di
quella di Gubbio » e che il rubino delle sue maioliche « ha un carat-

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Di
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zx
190 i RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE

tere di splendore tutto caratteristico ed è superiore a quello di Gubbio »
(pag. 196). Per Gualdo, a cui il Darcel attribui ma con dubbi, alcune
maioliche del Louvre, vegga il De M. a pag. 172 della cit. opera del
Fortnum, dove si domanda se per errore siasi letto Gualdo invece di
Ubaldo (chiamavasi così un figlio di M. Giorgio). E giacchè il De M.
ta invito agli studiosi (pag. 607) di comunicargli contributi per una
vera e propria bibliografia ceramica (quella che qui pubblica non è,
a dir vero, troppo ricca), piacemi indicargli i miei appunti bibliogra-
fiei su M. Giorgio (Num. unico, Forli '98), ristampati dal prof. E. Cal-
zini in questo Bo//., e la bibliografia del Fortnum. Nella ristampa di
questa parte, la quale, come il De M. assicura, acquisterà « uu vero -
earattere di bibliografia ceramica », non manchino, ad es., le opere del-
l'Argnani, del Darcel, del Robinson, di Vincenzo Bindi, (delle Marks and
Monograms di William Chaffers il Fortnum annunziò nel 96 la nuova
edizione a cura di Federico Litchfield), del Molinier, d'Eugenio Piot,
del Ricci, di Adamo Rossi (per le maioliche di Deruta) e di tanti altri
che il Fortnum addita. — M'auguro che all’ A. non dispiacciano queste
mie franche osservazioni; vorrei anzi che le accogliesse con benevolenza
e non prestasse orecchio alle facili lodi che del suo libro furon dette
nell’ Arte e Storia dello scorso novembre: dall'esser questo un libro
utile al non aver «l'eguale nella letteratura artistica contemporanea >;
dall'aver pregi all'esser a dirittura un « lavoro che non poteva idearsi
e attuarsi con criterî più pratici », ci corre, se non isbaglio, di molto.

GiusePPE MAZZATINTI.

MAGHERINI GRAZIANI G., L'Arte a Città di Castello. — Città di Castello,
Lapi, 1898; in 4" gr., pp. 394 con 163 disegni intercalati nel te-
sto e 89 tavole, e con un Atlante in fol. di 63 tavole in cromo,
eliotipia, fotocromolitografia in colori ed oro.

De’ monumenti di Città di Castello i maggiori storici dell'arte ita-
liana, se si eccettua il Cavalcaselle per le opere di pittura ed il Laspeyres
per quelle d’ architettura, ci lasciarono appena qualche accenno, limitato
ai dipinti di Luca Signorelli e a quelli che il Sanzio vi eseguì o vi mandò.
Più diffusamente invece, se non con pari dottrina, ne dissero gli scrit-
tori castellani, massime Alessandro Certini e meglio ancora Giacomo
Mancini con la sua Illustrazione storico-pittorica, ormai divenuta rara, e
le sue Memorie di alcuni artefici del disegno. Per primi, costoro, inter-
rogarono gli archivi e dissero dell’ arte signorilmente protetta nella città
da
7

RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE 191

natale e del culto de’ Castellani per ciò ch'è bello e gentile. Ma i lavori
del Certini e del Mancini, al quale particolarmente bisogna essere molto
grati, poichè ci tramandò « notizie di cose che non si potrebbero altri-
menti sapere », ei si presentano di troppo incompleti, massime « dopo
la distruzione a C. di C. e la dispersione di tante opere e di tante scrit-
ture ». Né essi bastavan piü a rivelarci il tesoro che l’ umbra città con-
teneva e che in gran parte conserva ancora. Fu quindi nobile pensiero
quello del Magherini d'illustrare con eriteri del tutto moderni e con dot-
trina le bellezze artistiche della sua patria adottiva. A. lui dunque il
vanto d'aver considerata l'opera d'arte non soltanto dal lato tradizio-
nale e documentale, e con lo sguardo fiso al campanile del proprio paese,
ma da quello assai piü razionale e pratico che fa capo, insieme col docu-
mento, all'esame diretto dell'opera ch'egli degnamente illustra. L/ arte
castellana o, meglio, i lavori eseguiti per C. di C., quivi o fuori, egli
guarda e studia direttamente sul luogo e dichiara e descrive con acume
e sapere. Non è davvero questa, come giustamente osserva l’ editore be-
nemerito, « una sterile compilazione fatta in fretta a scopo di lucro, ma
un'opera grandiosa, condotta con molto intelletto d'amore e con vera
coscienza di esperto conoscitore delle cose d' arte e delle memorie antiche ».
Il Magherini, con un concetto assai chiaro, « corrispondente a quanto
richiede la critica moderna », raccolse in più luoghi nuovi documenti e
memorie pressoché ignorate « perché ogni fabbrica (com' egli s' esprime
nella prefazione), ogni pittura, ogni scultura avesse, per quello che era
possibile, una storia compendiosa ma esatta, accompagnando alle stori-
riche illustrazioni molti e variati disegni ottenuti con i piü recenti ri-
trovati, persuaso che questi servano meglio di qualunque piü accurata
e chiara descrizione a far conoscere agli studiosi i monumenti delle arti ».

L'opera splendida è divisa in XXIV capitoli. Nel primo si discorre
dell'arehitettura in genere coltivata a C. di C. fino da tempi molto re-
moti: dell'antica chiesa di S. Florido, del vecchio. palazzo del Comune
e di quello del Podestà; de’ caratteri specifici delle costruzioni castellane
dei secoli XI e XII; dell' architettura religiosa de’ secoli successivi sino
al periodo fiorente del secolo XV; di quella militare e civile della stessa
“epoca; delle fabbriche de’ Vitelli; di alcune ville ne’ dintorni della città
e delle costruzioni del seicento, mostrando a quale altezza potè giungere
la nobilissima arte a C. di C. sotto la potente libertà del Comune e gli
anni belli del Rinascimento.

Il Duomo ricostruito nell’ ultimo ventennio del quattrocento con i.
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disegni e sotto la direzione di Elia di Bartolomeo lombardo sul luogo
della vecchia cattedrale dedicata a S. Florido, le vicende non sempre
liete con cui fu condotta la grandiosa fabbrica, i lavori in pietra ed in

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192 RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE |

legname e le pitture che l’ adornano, occupano l'importantissimo capi-
tolo 2°, mentre nel successivo discorre il M. della chiesa di S. France-
sco, finita d'edifieare nel 1291 e ampliata ed abbellita nel secolo XIV.
Adornano questo tempio molte cappelle gentilizie: quella sontuosissima
de' Vitelli disegnata, pare, da Giorgio Vasari, che ha un cancello di ferro
battuto nel 1546 di maestro Pietro Tifernate, la cui arte dà argomento
‘al M. per affermare che la lavorazione del ferro fiori in ogni tempo a
C. di C. Nel eapitolo IV é notizia ampia, sicura intorno alla chiesa di
S. Domenico (la porta laterale richiama alla mente quella del palazzo del
Comune disegnato da Angelo d'Orvieto, che forse vi s' inspiró) cominciata
nel 1269, ampliata in seguito e consacrata appena nel 1426. S'indugia
il M., non senza ragione, sulla descrizione de’ due altari de’ secoli XV
e XVI, che sino al principio di questo secolo incorniciarono le celebri
tavole di Luca Signorelli e di Raffaello: il Martirio di S. Sebastiano nel
primo, la Crocifissione nel secondo. Del predetto maestro Elia è verosi-
milmente il disegno della chiesa di S. M. Maggiore (benchè il Laspeyres
l' attribuisea a Baccio Pontelli) alla cui costruzione dedica il M. un breve
capitolo. Uno de’ più importanti è quello sul palazzo Comunale con cui
è detta la storia della severa costruzione, dal 1240, quando cioè si pensò
di edificare il palazzo stesso, alla vendita del palazzo vescovile o per-
muta tra il vescovo Azzone e Buonconte da Montefeltro, podestà d’ al-
lora; alle opinioni diverse di vari scrittori sull’epoca della fabbrica, la
quale pare non sia anteriore al 1335; alle decorazioni, particolarmente
di pitture de’ secoli XIV e XV; agli abbellimenti, ai restauri, alle alte-
razioni e allo stato attuale di sua conservazione. Non meno notevole è
l'articolo che illustra il palazzo del Governo, già del Podestà, uno dei
più belli e caratteristici edifici dell’ Umbria, la cui erezione rimonta al
secolo XIV. Il M. crede che la bellissima fabbrica, già di molto avan-
zata nel 1368, sorgesse anch’ essa con i disegni di Angiolo d'Orvieto, il

mentovato autore del palazzo del Comune, e dice le ragioni della sua !
congettura. I

Le grandiose, se non in tutto bellissime, fabbriche dei Vitelli, il È
grande palazzo in Piazza, l'altro alla Cannoniera, quello a Sant’ Egidio |

e quello a S. Giacomo, occupano ciascuna un capitolo speciale; così il ;
palazzo Bufalini e il Castello di San Giustino sono descritti ne’ relativi i
capitoli XII e XIII. Sarebbe affatto inutile seguire l'autore nell’ opera
sua in cui, con forma facile e disinvolta, descrive, confronta e discute
intorno ai diversi temi che tratta sempre da par suo e con rara com-
petenza. Il capitolo XIV, ad esempio, si: può riassumere nel seguente
aforisma dallo stesso autore avvertito, e cioè che l’arte della scultura
non ebbe a C. di C. che rare occasioni di' manifestarsi, I maestri che
TA

AREE STI

RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE 193

I

da Firenze e dalle terre di Toscana vi si recarono per decorare chiese
* abitazioni signorili appartengono alla classe de’ scalpellini più che a
quella degli scultori propriamente detta: non di meno un fra Giacomo
‘Castellano eseguirà il pulpito e un altare in marmo per la chiesa di
S. Francesco; Sano di Giovanni da Siena scolpirà un gruppo pel fonte
battesimale della chiesa, ora distrutta, di S. Giovanni; e artisti di mag-
giore abilità verranno da Firenze e da Fiesole per la decorazione del
Duomo, di S. Francesco e via dicendo.

Nel secolo XVI l’arte dei della Robbia penetrò a C. di C. dove di-
morò maestro Battista di maestro Domenico della Robbia, un artista
che si mostra sotto l’ influenza dello zio Luca e del cugino Andrea, e la
cui esistenza ci vien rivelata per la prima volta dal Magherini. (Battista

. dovett’ essere tenuto in molta considerazione dai Castellani se nel 1502

lo vediamo tra i magistrati del Comune). Nel capitolo XV dedicato,
come il precedente, alla scoltura, il M. ricorda, descrive e quasi sempre
illustra con ottime fototipie e disegni opere robbiesche: 1’ Ascensione di
Cristo nella chiesa di S. Agostino, la Natività di Cristo nella Galleria
comunale, e altre opere menzionate dall’abate Alessandro Certini: oltre
a un tondo e due piatti nella medesima Galleria, ed altri lavori che
ancora si conservano in città, in alcuni palazzi di privati e nelle chiese,
appartenenti per la maggior parte, secondo il M., al delicato e genia-
lissimo Andrea nipote del celebre, elevato Luca della Robbia.

Il primo pittore di cui si abbia memoria a.C. di C. è un Gualfre-
‘duccio (1240); poi è notizia di un Simone di Bartolomeo da Bologna,
miniatore del secolo XIII. Ma è giusto notare che anche artisti senesi
si recarono assai per tempo ad abitare a C. di C., e forse anche prima
‘del 1240, secondo il giudizio e le congetture del M. Che « pittori senesi
(così egli osserva) venissero solleciti a Città di Castello, probabilmente
‘passando da Gubbio, lo dimostrano le maniere delle più antiche opere
conservate fino ad oggi, le arie e le forme svelte e secche delle figure,
lo studio diligente della esecuzione; nelle quali cose la imitazione timida

‘è compensata dal colorito gaio e da una gentilezza affatto nuova. Anche

fra noi le prime prove della pittura furono nelle chiese e nei conventi,

‘e solo più tardi quest'arte trovò nella signorile potenza del Comune,

meglio assai che nella interessata e simulata protezione dei grandi, aiuti

‘e occasione a svilupparsi e fiorirè ». Verso il 1350 un Bartolomeo di

Ser Nereo pittore fu fatto cittadino, mentre operavano ancora Ranuccio

‘e Pietro di Bartolomeo, Castellani. Alcuni altri maestri del luogo parte-
‘cipano nel secolo XIV al risorgimento delle arti e per la chiesa di S. Flo-

rido dipingono con i maestri senesi; Meo di Bindo, Brunone di Giuntino

‘e Benedetto di Bartolomeo nella cripta del vecchio tempio.

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194 RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE

D'altronde molti altri maestri rammenta il M. che qui operarono in
questo tempo; ma sarebbe impossibile in un breve cenno bibliografico-
menzionarli tutti a uno a uno. Tra i pià degni di nota dovremmo ri-
cordare Arcangelo di Cola da Camerino, alcuni pittori Castellani, un Gio-
vanni Piemontese che dipinse una tavola per la chiesa de’ Servi, e di-
versi altri maestri finora pressochè ignoti. Discorre poi il M. della pro-
babile dimora a C. di C. di pittori perugini; della distruzione di una.
quantità di opere fatte quivi, come lo stendardo in Montone, assai bello,
attribuito al Bonfigli e ch’ egli confronta con l’ altro stendardo dello stesso
maestro nella Galleria perugina; e del grandioso affresco di Piero della
Francesca nella cappella del Cimitero di Monterchi; di quel Piero mercè
il quale ei crede s'inaugurasse a C. di C. il grande Rinascimento. In
questo ch’ è il più ampio capitolo di tutta l'opera, considera ]' A. varie.
pitture di Francesco, il Tifernate (al quale vorrebbe concedere il vanto.
d'essere stato imitato da Raffaello), del Pinturicchio, del Perugino (in-
torno ad alcuni dipinti di questo maestro a Montone e alla Fratta), del
Rosso Fiorentino, di Jacopo da Milano, del Parmigianino, di Raffaellin
dal Colle, del Vasari, di Battista della Biilia, di Cristofano Gherardi, del
Pomarancio e di altri minori. Con un accenno alla decadenza delle arti
a Città di Castello e alla vendita e dispersione delle opere chiudesi il bel
capitolo XVII. In quello seguente trattasi dell’opera del Signorelli a
C. di C.

Mentre il Vasari non ricorda che un paio.di tavole dal celebre mae-
stro dipinte per i Castellani, il Magherini discorre invece di più che
mezza dozzina di lavori dall' insigne pittore quivi condotti in piü epo-
che; poiché, così serive, « più che in altri luoghi Luca dipinse a Città
di Castello, dove fu amato e onorato quanto poteva desiderare e dove:
con solenne ed unanime partito de’ magistrati gli venne accordata la cit-
tadinanza (estesa anche a' suoi discendenti) col godimento di tutti gli
onori e privilegi propri dei Castellani ».

La prima volta che il Signorelli si recó a C. di C. fu nel 1474 quando
il Comune lo chiamó a colorire un affresco nella torre dirimpetto al pa-
lazzo pubblico, rappresentandovi la Vergine in trono col Bambino e i
santi Girolamo e Paolo. Del qual lavoro é riprodotto nel testo il con-
torno di una delle due candelabre elegantissime, chiudenti ai lati il gran-
dioso dipinto, purtroppo oggi quasi del tutto in rovina. La sua prima
opera di cavalletto fatta a C. di C. è, secondo il M., la Natività che il
Signorelli dipinse per la chiesa di S. Francesco. Stando invece col Ca-
valeaselle, dovrebbe essere anteriore a questa la piü grande tavola con
l’ Adorazione de’ Magi fatta per la chiesa di S. Agostino (al Louvre) che
l'illustre storico dice del 1482, mentre riporta al '96 la Natività, ora nella

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RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE : 195

Nazionale di Londra, nella quale riconosce l' influenza non della scuola
Umbra, ma di Piero della Francesca e di Filippino Lippi. Nello stesso
anno, a detta del Milanesi, o nel '97, secondo il Certini, esegui il Si-
gnorelli la tavola col S. Sebastiano, ornamento insigne della galleria Ca-
stellana, trasportatavi dalla chiesa di S. Domenico. Il nostro Autore as.
segna inoltre al maestro due affreschi che si vedono: nella Confraternita
di S. Giovanni: la Madonna col Putto seduta in trono in mezzo a due
angeli in piedi, e il Battesimo di Gesü. Del primo, col cartello recante

il nome dell' ordinatore « Paulo de Godolo » e la data del 1495, offre-
il M. una buona riproduzione nel testo. All' audace maestro pensa il M.

anche davanti allo stendardo, collo stesso soggetto, il Battesimo, ese-
guito per la mentovata Confraternita (ora nella civica Galleria), mentre

esso è lavoro di un suo imitatore, di uno studioso, come osserva il Ca- .

valeaselle, delle opere di Seuola Umbro-peruginesca. E la maniera riso-
luta e il colorito vigoroso ch'egli riscontra in un’ altra tavola della Pi-
nacoteca, dipinta pel monastero di S. Cecilia, inducono il Nostro a pro-
nunziare ancora, non senza buona ragione, il nome del grande maestro.
Troppo lungo sarebbe accennare anche brevemente ad altre opere che
il Magherini reputa giustamente sue o della sua scuola: giovi asserire
invece che chiunque intenda conoscere e meglio determinare |’ opera
del Cortonese nella piccola città dell’ Umbria, dovrà consultare, sempre
utilmente, cotesto capitolo dedicatogli con tanto amore e dottrina.
Quanto alle quattro pitture di Raffaello eseguite per C. di C. parmi
opportuno riprodurre per esteso il sommario dei capitoli che il Magherini
consacra al nobile e difficilissimo tema. Il primo di cotesti studî che
si riferiscono a Raffaello tratta del famoso e tanto contrastato stendardo
dipinto per la Confraternita della SS. Trinità di C. di C., oggi nella
Pinacoteca comunale. Dal Passavant al Cavalcaselle tutti gli storici del
Sanzio, eccettuato il Morelli, lo attribuiscono al sommo Urbinate. Fra i
critici moderni il Frizzoni sostiene invece, come il suo nobile maestro
ed amico, ch'esso è opera di Eusebio da S. Giorgio, mentre altri, come
il Bode, lo lasciano a Raffaello. Il secondo capitolo illustra il Crocifisso
in possesso di L. Mond; il terzo, il celebre Sposalizio ora a Brera;
l'ultimo, il S. Nicola da Tolentino. Ma de’ singoli capitoli ecco il som-
mario; « — Raffaello — (Lo Stendardo) fu la prima sua opera a Città
di Castello: tempo probabile in cui lo dipinse (intorno al 1500). — De-
scrizione del medesimo e considerazioni. — È ignoto se gli fosse ordi-
nato direttamente dalla Confraternita della SS. Trinità. — Tradizione.
— È certamente opera sua. — Deperimento di esso e restauro ; (14 Cro-
cifisso). Seconda opera di Raffaello per ordine di tempo. — Giudizio
del Vasari. — Famiglia Gavari patrona della cappella. — Descrizione

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196 7 RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE

della pittura fatta ad imitazione della tavola dipinta dal Vannucci per
i Francescani di Perugia. — Vi era unito un gradino. — Opinione dei
signori Cavalcaselle e Crowe, quanto al tempo in cui rimase nella chiesa
di San Domenico. — L'originale fu comprato dal cardinal Fesch, e
copia posta sull’altare. — Crocifissione già in San Gimignano, ora a
Mosca, creduta opera di Raffaello. — Copia nella chiesetta di Battaglia
presso Urbania; (Lo Sposalizio). Terza opera fatta per Città di Castello.
— Descrizione della medesima. — Documento del secolo XVII. — Tempo

probabile dell’ allogazione, 1503. — Nei primi mesi dell’ anno dopo dové
compierlo. — Confronto con lo Sposalizio del Perugino. — Antiche copie
di quello colorito da Raffaello. — Disegni e studi per il medesimo. —

Fino a qual tempo rimase in San Francesco nella cappella Albizzini. —
I fanatici delle novità francesi lo vollero donare al generale Giuseppe
Lechi di Brescia: inutili sforzi per riaverlo. — Proteste dei Francescani,

rinnovata nel 1819 anche dalla Magistratura castellana. — Passò per
vendita nella Galleria di Brera di Milano. — Restauro fatto dal pittore

Molteni variamente giudicato; (IZ San Nicola da Tolentino). Nostra
opinione quanto al tempo in cni fu dipinto (tra il 1504 e il 1505), e
quello che ne dissero il Vasari, il Lanzi e il Passavant. — Descrizione
della copia (che il N. riproduce nel testo) esistente a Città di Castello.

— Disegni a Lilla e a Oxford. — Considerazioni intorno a quanto vi
si scorge della scuola peruginesca. — Trattative degli Agostiniani per
la vendita del quadro troncate dall'avv. Niccolò Domenichini-Trovi,
uno dei patroni della cappella. — Terremoto che rovinò la chiesa e
guastò il dipinto: accordi con i fratelli Domenichini-Trovi. — Vendita

al papa Pio VI e dispersione delle parti in cui era stata divisa la ta-
vola ».

La trattazione di siffatti argomenti occupa non meno di un terzo
del ricchissimo volume; sarebbe inutile quindi anche il solo tentativo
di un riassunto che non potrebbe essere contenuto in poche linee. Ag-
giungo invece che nell’ opera splendida, acciocchè nulla manchi di quanto
si svolse e fiorì nelle arti del Rinascimento in C. di C., credè opportuno
il M., e glie ne va data lode anche per questo, di consacrare gli ultimi
tre capitoli della sua pubblicazione alle maioliche castellane, ai lavori
d'intaglio e di commesso e all’ oreficeria. Le quali arti minori ebbero
anche a C. di C. maestri di non comune valore e amatori illustri che
seppero apprezzarle e signorilmente proteggerle.

Con una serie doviziosa di documenti relativi al Duomo, al palazzo
Comunale, a quello del Podestà, al Palazzo - Vitelli in Piazza, ai della
Robbia, al Rosso Fiorentino, a Luca Signorelli, a Raffaello, alle opere di
legname, di tarsie e d’ oreficerie eseguite in C. di C., si chiude li ma-

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DIANE TILA EE ADU
$ j RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE 191

gnifico e splendido volume, illustrato da 163 disegni interealati e 89 ta-
vole fuori testo.

Non ho ancora mentovato l’ Atlante superbo che va aggiunto all'o-
pera ove son raccolte ben 63 grandi tavole del formato 0.647«0.48, in
cromo, eliotipia e fotocromolitografia, delle quali alcune a colori e oro,
riproducenti le principali opere d’arte eseguite nella nobile e gentile
città dell’ Umbria, o fatte per essa.

Concludendo: la storia artistica che il Magherini racconta, episodio
cospicuo dell’ arte nazionale nostra, non poteva essere con maggior cura
trattata nè adorna di magnificenza maggiore. Non altra città italiana può
vantare un'opera la quale per ricchezza splendidissima d' illustrazioni

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: possa, non che superarla, neppure starle a paro. a
Forlì, febbraio '99.
EGIDIO CALZINI.

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199

PERIODICI TN. CAMBIO 0 IN. DONO — OMAGGIO DI PUBBLICAZIONI

R. Istituto Storico Italiano. — Fonti per la Storia d’Italia. — La Guerra
Gotica di PRocoPro DI CESAREA, testo greco emendato sui mano-
scritti, con traduzione italiana a cura di D. COMPARETTI (Vol. III). —

Bullettino num. 21. — A. GAUDENZI, Le Società delle Arti in Bolo-
gna nel sec. XIII, i loro Statuti e le loro matricole. — IL. ScHIA-
PARELLI, Diplomi inediti dei secoli IX e X.

Archivio Storico Italiano (Dispensa 3* del 1898). — Memorie e docu-
menti. — Francesco Zabarella a Firenze (Il Cardinale Fiorentino),
A. ZARDO. — La politica di Gian Galeazzo Visconti nei rapporti

diplomatici coi Valois nei primi anni del suo principato (a proposito
di una nuova redazione del processo contro Bernabò), L. A FERRAI.

Archivio Storico Lombardo (Serie III, Fascicoli 19 e 20). — Indice
del Fasc. 20. — Memorie. — Sedici lettere inedite di M. G. Vida,
Vescovo d’ Alba, pubblicate ed illustrate con un « excursus » sulla
famiglia, le prebende, i testamenti del Vida ed un' appendice di do-
cumenti, F. Novarr. — La Facoltà Teologica ne’ primordî dello
Studio Generale di Pavia, Z. VOLTA.

Archivio Storico per le Provincie Napoletane (Anno XXIII, Fascicoli 3?
e 4°). — Indice del Fasc. 4°. — CprasoLi F., Gregorio XI e Gio-
vanna I di Napoli (Documenti inediti dell’ Archivio Vaticano) (con-
tinua). — CnocE B., Pulcinella e il personaggio del Napoletano in
Commedia. Ricerche ed osservazioni (contin. e fine). — D' AvarA M.,
Iliberi Muratori di Napoli nel Sec. XVIII (contin. e fine). — Croce B.,
Denuncianti ed accusati nella gran causa dei rei di Stato del 1194-8.

Nuovo Archivio veneto (Anno VIII, n. 31). — Una relazione del march. di
Bedmar sui Veneziani, IrALo RauricH. — L'arcidiacono e la Pieve

di S. Maria oltre But di Tolmezzo, Cap. ANTONIO DE GasPARO. —
Dei movimenti insurrezionali del Veneto sotto il dominio napoleo-
nico, e specialmente del brigantaggio politico del 1809, notizie rac-
colte da C. Burro. — Note di Storia Veronese, C. CipoLLA. —

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PERIODICI IN CAMBIO O IN DONO -- OMAGGIO DI PUBBLICAZONI

Lodovico Marcello e la chiesa e commenda gerosolimitana di S.
Giovanni dal Tempio ora S. Gaetano in Treviso, Dott. G. Biscaro.
— Alcuni documenti per la storia della chiesa di Limisso in Ci-
pro durante la seconda metà del sec. XV, G. DALLA SANTA. —
Gli Statuti di Brescia dei secoli XII al XV illustrati e documenti
inediti, A. VALENTINI. — E. Sehmurlo. Relazione della mia missione:
all'estero nell'autunno del 1897, R. PREDELLI. — Guido Dominez.
Regesto eronologieo dei documenti, delle carte, delle scritture del
Principato Vescovile di Trento, esistenti nell'I. R. Archivio di Corte
e di Stato in Vienna, R. PrEDELLI. — Pesenti prof. Emilio. Di-
plomazia franco-turca e la caduta della Repubblica di Venezia, V.
MancHEsI. — Pubblicazioni sulla storia medioevale italiana, C. Cr-
POLLA.

Studi e Documenti di Storia e Diritto (Anno XIX, Fascicoli 3°-4°). — Le

origini delle servitù prediali in diritto romano, L. LUSIGNANI. —
Sul concetto della « exceptionis defensio » (contin.), E. CARUSI. —
Documenti feudali della provincia di Roma nel medio evo, G. To-
MASSETTI. — D'aleuni nuovi sussidî per la critica del testo di S.
Cipriano, G. MERCATI. — Il viaggio d’Innocenzo III nel Lazio e
il primo Ospedale in Anagni, R. AmBrosi-De MaaisTrRIS. — Le
Crociate in Terra Santa e la parte che vi ebbero i Lucchesi, A.
PELLEGRINI.

Mélanges d' Archéologie et d’ Histoire (XVIII année, Fase. 5°). — Le Mis-

sorium de Saint Exupére. Notice sur un plateau offert à l'Eglise
de Baieux par son prémier Évéque, G. Morin. — La nouvelle édi
tion du Liber Pontificalis, L. DucuESNE. — Quelques lettres iné-
dites de l'abbé de Salamon, DE RicHEMONT. — Ineriptions et mo-
numents de Lambèse et des environs, M. BesNIER. — Le manuscrit.
des Annales de Flodoard, Reg. lat. 633 du Vatican, Pu. LAUER. —
Les manuscrits de la Reine Christine aux Archives du Vatican (suite),
G. DE MANTEYER.

Bollettino della Società di Storia Patria Anton Ludovico Antinori negli

Atti

Abruzzi (Anno XI, punt. 21.5). — Civitella del Tronto in relazione
alla storia civile d’Italia, F. FABRIZI. — Documenti Aragonesi ine-

diti del sec. XV dell’ Archivio Municipale di Aquila, I. LUDOVISI.
— C. Sallustio Crispo, esempio di stile storico, V. MoscaRDI. —
Degli antichi Conti di Manoppello predecessori degli Orsini e dei
Colonna, L. PALATINI.
della Società Ligure di Storia Patria (Vol. XXIX, Fase. 2° e 3°). —
De’ Giornali di Gio. Vincenzo Imperiale dalla partenza dalla patria,
anno primo, al signor Agabito Centurione, nulla dies sine linea, con

ceca
PERIODICI IN CAMBIO O IN DONO -- OMAGGIO DI PUBBLICAZIONI 201

prefazione e note di A. G. BARRILI. — Le relazioni fra Genova, I' Im-
pero Bizantino e i Turchi, con 21 documenti, C. MANFRONI.

Società Storica Comense. — (Periodico, Fascicoli 46° e 47°). — Indice del
Fascicolo 47. — F. ScoLarI, Saggio di Bibliografia Boldoniana. — D. F.
Fossati, Codice Diplomatico della Rezia. — P. MorraGHI, Un marmo
romano comense inedito. :

RH. Istituto Lombardo di Scienze e Lettere. — Memorie. — Classe di let-
tere, scienze storiche e morali (Vol. XX, XI della Serie IIT, Fasc. 7°).
— ZUCCANTE G., Ancora intorno alle origini della morale utilitaria
dello Stuart Mill. I precursori dello Stuart Mill in Inghilterra. —
Rendiconti (Serie IT, Vol. XXI, Fascicoli 15° a 20° — Vol. XXII, Fa-
Scicoli 1*.a 3°),

KR. Istituto Veneto di Scienze, Lettere ed Arti. — La Guerra di Lyttos
(220 av. C.) e i trattati internazionali Cretesi con speciale riguardo
a quelli conservati nel Museo Archeologico del Palazzo Ducale in
Venezia, A. SCRINZI.

Atti e Memorie della Società Siciliana per la Storia Patria (Anno 1898,
Fascicoli 1° e 2°). — Monete e Conii nella Storia del diritto siculo
dagli Arabi ai Martini, C. A. GARUFI. — Commemorazione del P.
Luigi di Maggio, tenuta li 2 marzo 1898.

ER. Accademia dei Rozzi. — Bollettino Senese di Storia Patria (Anno V,
Fascicoli 2° e 3°). — Indice del Fasc. 3°. — Memorie originali. —
V. LusINI, I confini storici del Vescovado di Siena (contin.). — PARDI G.,
Notizie e documenti sulle relazioni tra Lucca e Siena (contin.). —
A. PELLEGRINI, Siena in un poema inedito del sec. XV.

Rivista Storica Calabrese con studi di letteratura ed arte, diretta da
Rocco Cotroneo (Anno VI, Serie II, Fascicoli 5° a 12°).

La Favilla, rivista dell’ Umbria e delle Marche, diretta da LeoPoLDO
TIBERI (Anno XX, Fascicoli 9° a 11°).

Giornale Dantesco, diretto da G. L. PAssERINI (Anno VI, quaderno
12°).

Bollettino Storico Volsco, diretto da ArnEssANDRO MAGLIARI (Anno I,
num. 7° a 12°).

Il Nuovo Risorgimento, periodico di Filosofia, Scienza dell’ Educazione e
Studi sociali (Anno VII, Vol VIII, Fascicoli 8° a 10° — Anno VIII,
Vol. VIII, Fasc. 11°. — Anno IX, Vol. IX; Fasc. 19).

HErudizione e Belle Arti, Miscellanea diretta da FRANCESCO RAVAGLI
(Anno IV, Fascicoli 3° a 7°).

Giornale Araldico-genealogico-diplomatico, diretto da GorrrRnDo Dr Crot-
LALANZA (Anno XXV, n. 12 — Anno XXVI, Fasc. 1° — Anno
XXVII, n. 1).

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.909 PERIODICI IN CAMBIO O IN DONO — OMAGGIO DI PUBBLICAZONI

Napoli nopilisima, risu di topografia e d'arte Napoletana (Mok: VII,
Fascicoli 9° a 12° — Vol. VIII, Fasc. 1’).

Bulletin de la Société d' histoire Vaudoise (An. 1898, n. 16).

Commentari dell’ Ateneo di Brescia per l’anno 1898.

Miscellanea Storica della Valdelsa, periodico della « Società storica della

| Valdelsa » (Anno VI, Fase. 3°).

Analecta Bollandiana (Tom. XVII, Fase. III et IV).

Bollettino della Società Africana d’ Italia (Anno XVII, Fascicoli 5° e 6°).

| Rivista di Storia, Arte, Archeologia. della Provincia. di Alessandria, di-
retta da F. GasparoLo (Anno VII, Fascicoli 23° e 24°).

R. Accademia dei Lincei, Classe di scienze morali, storiche e filologiche
(Serie V, Vol. VII, Fascicoli 1? a 11°).

Bollettino Storico-bibliografico Subalpino, diretto da F. Gaporro (Anno
III, n. 5).

Bullettino della Società Dantesca italiana, (Vol. V, Fascicoli 8° a 10°).

Rivista di Storia Antica e Scienze affini, diretta da G. Troppa (Anno
III, Fasc. 4° — Anno IV, Fascicoli 1° e 2°).

Miscellanea Storica Senese (Anno V, n. 7 a 10).

Rivista di Artiglieria e Genio' (Annata XV, Vol. III, Fase. 1°, e Vol. IV,
Fasc. 3° — Annata XVI, Vol. I, Fasc. 1°).

R. Accademia delle Scienze di Torino, Atti (Vol. XXIII, disp. 14% e 15*,
Vol. XXXIV, disp. 1^ e 4^). — Osservazioni metereologiche fatte
nell'anno 1897 all'Osservatorio della R. Università di Torino.

MoniNI ApoLro. — I manoscritti della Biblioteca Comunale di Cascia.
— Le pergamene dell'Archivio Comunale di Cascia. — Cascia, 1898.

FREGNI Giuseppe. — D'altre celebri iscrizioni etrusche incise in simboli
ed in figure etrusche — Studi storici e filologici. — Modena, Tip.
di A. Namias, 1898.

FREGNI GiusEPPE. — Lettera aperta al prof. D. Vaglieri sulla colonna
dell'Imperator Foca a Roma e sul canto dei fratelli Arvali. — Mo-
dena, 1898.

CruLENI- Nepis C. — L'insegnamento agrario nelle scuole rurali. Con-

ferenza pubblica tenuta ai Maestri Elementari il 20 novembre 1898
in Pizzoli. — Aquila, Vecchioni, 1898.
FiriPPINI ENRICO. — Folklore Fabrianese. — Fabriano, Gentile, 1898.
BoLLETTINO della Società editrice Dante Alighieri (Anno VI, n. 1).
PANSA GiOvANNI. — La leggenda macabra in Abruzzo e la scena del

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PERIODICI IN CAMBIO O IN DONO -- OMAGGIO DI PUBBLICAZIONI 203

giudizio parziale in un affresco della chiesa di S. Maria in Piano.
— Casalbordino, De Arcangelis, 1898.

E. RopocaNAcHI. — Una Cronaca di Santa Sabina sull’ Aventino. —-
Torino, Bocca, 1898.

L. ZDEKAUER. — Tre lettere di M. Alberto Guidalotti lettore allo Studio
di Perugia a M. Bartolomeo Di Biagio lettore allo studio di Siena
(1388) (Per nozze Petrucci-Sozzifanti). — Siena, Lazzeri, 1898.

LAPI SCIPIONE. — Statutum Mercantie Civitatis Castelli. (Per nozze No-
velli-Vincenti). — Città di Castello, Lapi, 1898.

LAPI SCIPIONE. — Rogito di Nello Rampacci, pubblicato per nozze
Corsi-Paci. — Città di Castello, Lapi, 1882.
LAPI SCIPIONE. -— Reformationes et decreta super modo regiminis ac

forma magistratuum Civitatis Castelli — Riproduzione di un’edizione
perugina del 1561 « apud Andream Brixianum ». — (Per nozze Lapi-
Feliciangeli). — Città di Castello, Lapi, 1881.

L. LANZI. — Per il centenario dell’assedio di Stroncone (10-28 febbraio
1799). — Perugia, Tip. Umbra, 1899.

BrANCONI GiUSsEPPE (In memoria di). — Pel primo anniversario dalla
morte, tributo d'affetto di V. Borgia-Mandolini. — Perugia, Tip.

Cent. Coop., 1898.

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MEMORIE

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA

dal 1320 al 1330

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studiati su documenti inediti dell’ Archivio segreto Vaticano

(Vedi Vol. V, pag. 1)

VI. — Il dissidio fra Chiesa e Stato come a tempo di
Gregorio VII profittó ai Comuni, così con Giovanni XXII
vantaggio le signorie. Raffermare il primato civile della Chiesa,
svincolarsi dall’ impero, francarsi dal feudalismo tedesco, sot-
traendosi dall’ orbita germanica per volgere a Francia, va-
leva quanto rinfocolare guelfi e ghibellini al combattimento
antico. Le gare riaccese fra una fazione e l'altra, meglio che
rafforzare l’ edificio, ormai scosso fin dalle basi, dei due grandi
poteri pubblici che si contendevano il governo del mondo, ser-
virono, invece, a dare una spinta alle forme oligarchiche pe-
netrate già nei nostri Comuni. Nell’ Umbria non mancarono,
come si è veduto, parziali tentativi per le signorie. Spoleto
e Assisi con alcuni luoghi più importanti del Ducato, dove
di tradizioni dinastiche era ancora presente il ricordo, si pro-
rarono a far largo ad un tiranno. Difetto di aderenze, di ric-
chezze, di senno gli troncarono il favore popolare, e la sola
audacia non valse a tenere in piedi un signore contro la
falange guelfa, forte per tradizioni e per potenza. Ma in
ogni feudatario erano aspirazioni a signoreggiare. La Chiesa,
vacante l'impero, aveva avocati a sè i feudi; i Comuni
avevano diritti da accamparvi sopra. Di qui un’ altra cagione
di conflitti, di violenze, di rapine, d'incendi onde si funestò
ogni contrada. Abati con diritto dî mero e misto impero su
14
varii castelli si posero in contrasto con la Chiesa e col Co-
mune. Rallentata la disciplina, rilasciato il costume, cresciuto
lattaecamento alle mondanità e alle ricchezze, una parte del
clero, di religiosi regolari e preti, si lasció trascinare dietro
l'andazzo del tempo, che era di parteggiare per conquistarsi
una signoria. Nel contrasto del clero con la Chiesa fu facile
il trapasso dalla politica alla religione, e feudatari ribelli di-
vennero pure ribelli alla ortodossia cattolica. Ma ciò che
portò ardore di lotta nelle file del clero e scosse l' unità del
sacerdozio fu la contesa dei francescani. Gli animi appassio-
natisi troppo intorno alla regola e alla sua letterale inter-
pretazione, si ingolfarono nelle dispute evangeliche e anda-
rono a dar di cozzo contro l'autorità della Chiesa. Così la
reazione politica antipapale de’ ghibellini e de’ feudatarî si
trovò concordi e associati a sè quei zelanti o intransigenti
dell'ordine minoritico condannati dal Papa. Costoro per com-
battere i frigidi non si accorsero che favorivano le scuole
del libero esame contro lo spirito della Chiesa. Il razionali-
smo era già entrato nelle scuole e cominciava ad opporsi
alla dommatica. Lo spirito di libertà dall’ ordine delle idee
passava alle vie di fatto. Coloro che si alienavano dalla sog-
gezione della Chiesa andavano a cadere nel principio con-
trario, e i più esaltati nelle idee e i più caldi di novità ri-
costituivano quelle societates occultae le quali pro-
mettevano loro i beni e i godimenti di questo mondo senza
che avessero a farsene punto coscienza. Demonio, mondo e
carne, i tre capitali nemici del cristiano, divennero cosi la
religione dell' uomo libero. Satana, che arrogandosi il potere
sulla terra, tentó G. C. con la promessa lusinghiera del suo
preteso regno, era, per i ribelli, una potenza piu forte di Dio.

Quelli, per raggiungere il loro intento, a Satana si vo-
tarono, lui invocando, nelle occulte conventicole, dio. della
ribellione. Quei marchigiani che portarono la rivolta nel-
lI Umbria, rotto il freno che la Chiesa aveva imposto .agli
spiriti indomiti, sí erano sottomessi alla potestà del male; e

EATER ENI Aun PCR Tuc ve
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ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 207

in segrete adunanze invocavano il diavolo e lo adoravano sur
un fantoccio ora vestito da prelato; ora in abito militare, col
tocco signorile in capo e con uno scettro in mano (1). Con
cerimonie e riti profanati evocavano il genio infernale e ne
attendevano i misteriosi responsi per la sconfitta o per la
morte degli avversarî, come appunto abbiamo veduto fare
da ecclesiastici e laici in Provenza e in Lombardia. La Chiesa,
usando del suo diritto di difesa, vegliava, per il ministero
del Santo Uffizio, sulle sette; e queste che cercavano ripa-
rare là dove gli umori agitati delle popolazioni si prestavano
a favorirle, sfuggivano i luoghi dove la parte guelfa era riu-
scita a tener sotto la ghibellina. Quindi, in quellé nostre
città essenzialmente devote a. parte ecclesiastica, in opposi-
zione alle altre di parte imperiale, le sette ereticali non at-
tecchirono. A Perugia, infatti, centro di forze guelfe, non si
trovava chi osasse disseminare odî religiosi, anzi Perugia,
Orvieto e Narni aiutarono efficacemente il Legato contro gli
eretici (2). Ma quando il guelfismo cominciò a declinare, per
cedere al principio di municipalità, trovatosi in contrasto con
la Curia, si aprì la strada alle società religiose speciali an-
che fra quelle mura: onde, più tardi, si videro accolti ivi
Pietro Garigh e i suoi dodici compagni valdesi e poi anco

(1) Le opinioni degli idolatri di Recanati sono riportate nelle sentenze di asso-
luzione dei ghibellini del 10 dicembre 1328. Essi credevano: « 1.0 Licere habere de-
monem inclusum in idolo admodum prelati fabricato, ipsumque adorare et consilium
ab eo expetere; — 2.0 Aliud idolum habere admodum militis indutum cum uno ca-
putio de vario in capite et cum ense in manu et ad latus, et cum una mazza in manu
et revereri illud et inclinari ei capita, extraendo ei caputium, et recognoscere a dicto
idolo omnem victoriam; — 3.0 Non esse peccatum celebrare divina tempore interdicti ;
— 4.0 Licere offendere et occidere sacerdotes qui nollent celebrare tempore interdicti ;
— 5.0 Licere facere Episcopum de paleis, imponendo capiti eius cappellum episcopale,
mandare comburi et dicere; melius posse subditos suum Episcopum excomunicare,
quam Episcopus possit excomunicare subditos; — 6.0 Licere occidere uxores que
viros Christo commendarent, non diabolo danti victoriam » (VoGEL, De Ecclesiis Re-
canatensi et Lauretana earumque episcopis commentarius historicus, Recineti, Ba-
daloni, 1859, Vol. I, pag. 118, e II, pagg. 93 sg.).

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(2) Secret. Joann. XXII, « XIII Kal. jan. An. XIII », c. 45 t.

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L. FUMI

il celebre Giacomo Bech (1). Nelle regioni di parte ghibellina
le eresie mettevano come su terreno proprio. Un Pietro
Martini, capo di una associazione che teneva congreghe e
capitoli e andava predicando contro la incarnazione del
Verbo e contro la divina essenza del Sacramento dell’ altare,
faceva i suoi buoni affari, da venti anni a quella parte; ma
non altrove che in Piemonte, dove gli era nota la condizione
intiera delle terre del marchese di Saluzzo, dei signori di
Lucerna e di Filippo di Savoia signore di Torino (2). Dal
Piemonte anche veniva quell’ Orso Vati che in Amelia pro-
dusse tante novità. Assisi, Spoleto, Rieti, Todi e Amelia sen-
tirono il contraccolpo del moto marchigiano e la influenza
diretta del conte di Montefeltro, di Muzio d'Assisi e dello sco-
municato vescovo di Arezzo; e, agitandosi alla ghibellina,
alimentarono lo spirito ereticale; ma, per l'indole propria
delle popolazioni, più mistiche che incredule, vi si lasciarono
attirare meno de’ marchigiani perdutisi nella necromanzia.
Subirono piuttosto l'azione di un’ascetica alterata, confusa
tra'la volgarissima corruzione del pauperismo pseudo-fran-
cescano, corruzione importata dalla Francia, e specialmente
dalla Provenza. Non tutti coloro che a noi, per i numerosi
documenti addotti, sono stati tramandati con la macchia ere-
ticale, potevano veramente ritenersi eretici. Quei pochi, i
quali si facevano a negare gli articoli del « credo », come
abbiamo veduto qualcuno di Todi, abbandonavano la patria,
cercavano un asilo nell'alta Italia o si spingevano fino in
Francia. Altri passavano per eretici dietro semplici sospetti,
o per zelo o per bizza di qualche inquisitore. Non era che
un buon cristiano e un buon gueifo Lando Bichi di Gubbio,
sebbene cittadino di una città che allora aveva sdegnato il

(1) CANTÙ, op. cit., I, pag. 86.
(2) Arch. Seg. Vat. Reg. di Giov. XXII, t. XXXIX, c. 608 t. — CANTÙ, op. cit., I,
pag. 86.

ARTI ARIDO II TTI MCN Mic
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA; ECC. 209

Papa per i suoi statuti che ledevano la libertà ecclesia-
stica (1).

Egli fu perseguitato sol per un suo atto energico contro il
sant Uffizio in Firenze, quando si trovò colà in qualità di Bar-
gello. Soffrì un processo come fautore d’ eretici, dopo che quel-
l'inquisitore ebbe citato Giovanni Machiavelli, chierico, e lo
stesso Vicario di,re Roberto, Rollandino Galluzzi di Bologna.
Ragioni di ordine pubblico, facili a comprendersi, consigliarono
messer Lando a metter modo allo zelo inquisitoriale. Lo scan-
dalo di tale giudizio fu tanto, che il Bargello si vide costretto
a minacciare di morte l'Inquisitore se non revocasse la ci-
tazione. E perciò imputato di fautoria rimase messer Lando
molti anni, non ammesso nè lui, né i figliuoli ai benefici eccle-
siastici, se non dopo che il Papa ebbe cancellata quella tac-
cia infamante (2).

(1) Riportiamo la bolla che vi si riferisce:

« Canti de Gabriellibus de Eugubio militi, Comuni et Pop, Eugubino.

Rectori etc. Intellectis diligenter omnibus, que tue littere nobis misse novis-
sime continebant super statutis deo et nobis infestis per Eugubinos contra liberta-
tem ecclesiasticam, ut habebat predictarum litterarum series, editis revocandis, tam
eis quam dilecto filio nob. viro Canti de Gabriellibus de Eugubio per litteras nostras
scribimus iuxta formam, quam cedula continet presentibus interclusa, quas presen-
tari facies, sicut tibi videbitur expedire. Et insuper tibi et dil. fi. thesaurario ducatus
Spoletani ut possitis tenere .XXV. equites presertim hoc tempore, quo furere plus
solito rebellium presumptuosa temeritas dicitur, per alias nostras litteras concedi-
mus, sicut in eis plenius poteris intueri. Ceterum volumus... quatinus ad recuperan-
dam iam dicti ducatus deperdita seu indebite occupata per alios et habita provide
conservandum, adhibere studiosam diligentiam non postponas. Et ut emulorum frau-
dibus et insidiosis maliciis valeas salubrius, sicut expedierit, obviare, litteras seu per-
sonas talium nuncias, non contempnas, sed te potius adversus fraudes et calliditates
ipsorum premunias et specialiter ne per signa E. vel alias fideles ruere, quod absit
valeant, inten das sedule, ac illos, de quibus tibi videbitur super hoc reddas cautos.
Ad hec. grata nobis exsistit admodum pax inter illos nobiles, ut litterarum predicta-
rum lectione didiscimus, tue solicitudinis studiis reformata, super qua tua in hac
parte diligentiam multipliciter in domino commendantes, volumus et exhortazioni
nostre adicimus, ut ad pacem confovendum huiusmodi, diligentiam adhibere studeas
operosam. Datum VIIJ id. febr. a. x.

Eidem Rectori quod assumat, 25 equites armatos pro negotiis E. quotiens opus.

erit ». Uts. Secret. Ioan. XXII, an. X, c. 327).
(2) V. docum. in Appendice VI.

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210 L. FUMI

Tuttavia, i processi di Rieti, di Todi e di Amelia, accen-
nando allo stato delle coscienze, ci danno ragione di credere
che le sette avessero sparsi a larga mano i loro semi anco
fra il nostro popolo. L'inquisitore frate Bartolino da Perugia,

nel processo di Todi, adempiendo alla sua missione, di sco-

prire, cioè, gli eterodossi, enumera e distingue col suo nome
ciascuna setta come se di ognuna vi si occultassero le tracce.
Innanzi a tutti nomina i paterini, setta più comune e più
nota da oltre due secoli. Erano quegli epicurei del Villani
« che per vizio di lussuria e di gola, con armata mano, di-

‘ fendevano l eresia contro i buoni cattolici cristiani ». Poi no-

mina i seguaci di una setta che dice nuova, come quella che
era da noi introdotta di fresco, e si diceva dello spirito di
libertà. Sorta da questa e da’ paterini è quella setta che di-
remo de’ sensuali. Dicevano non essere peccati certe colpe

che la Chiesa insegna doversi scansare, o dicevano essere

peccati lievi quelli che per la Chiesa sono i maggiori. Dopo,
indica il giudaismo che si rifaceva indietro, ritenendo la legge
antica’ migliore della cristiana, e induceva la gente ad un
esecrabile rito. Appresso, quei liberi interpetri, qué Sacram Scri-
pturam aliter intelligunt quam Spiritus Sanctus efflagitet ; e gli
scismatici, ossia gli impugnatori della unità della Chiesa.
Questi entravano, naturalmente, nel campo politico, oltre che
nel religioso, e sconvolgevano tutto l' organismo sociale, di
cui era il pernio la Chiesa con la sua mirabile unità e con la
rasta potestà morale nel mondo; e questionando intorno ai
limiti dell autorità papale e imperiale, si riferivano alle dot-
trine di Dante, di Marsilio da Padova, di Occam e di Leopoldo
di Siebenburg, o per sostenere il principio della monarchia
universale, o la suprema autorità del Concilio convocato dal-
l’imperatore, o il diritto dell’ impero. sulla Chiesa, o per so-
stenere che il papa non ha alcun diritto di trasferire ad al-
tri l'impero. Finalmente, indicando coloro che si facevano
detrattori della dignità e della persona di papa Giovanni XXII,
accennava agli oppositori delle nuove costituzioni, e cioè alle
PRETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 21

decretali sulla dottrina della povertà evangelica e sul movi-
mento francescano, da cui abbiamo preso le mosse per il
nostro modesto studio storico umbro. Rimettendo i cenni al
processo di Todi e Amelia, dove appunto si tratta del movi-
mento francescano, dopo avere esposto il processo di Rieti,
perchè per questo possiamo risalire a idee più generali, di-
remo intanto che di tutte le sette accennate nella sua enu-
merazione dal suddetto Inquisitore, quella più diffusa nel-
l Umbria e improntata di una nota sua propria è lo spirito
di libertà, che dall'ordine delle idee astratte, dal principio
del libero esame, scende all'atto, altera il costume, legittima
il male e spinge al disordine, infrangendo il patto sociale.
Lo spirito di libertà rispecchia teorie gnostiche, le quali
impugnarono il cristianesimo infino dal suo primo nascere.
La Gnosi in sul cominciare del II secolo, per opera di Car-
pocrate e del figlio Epifane, secondo la testimonianza di Cle-
mente Alessandrino, prese la forma di un comunismo eco-
nomico e sessuale. La materia e la forma dell'argomenta-
zione di Epifane è la stessa dei recenti ed odierni socialisti.
Dio (o la natura) ha fatto la terra comune a tutti: è la so-

‘cietà umana, il contratto sociale che ha fatto violenza alla

legge di Dio (o della natura) costituendo o riconoscendo la
proprietà e il matrimonio in danno della indistinta comunanza
economica e sessuale (1). Questo medesimo concetto traspare
a traverso la setta dello spirito di libertà. I beghini in Fran-
cia la pensavano così, e i fraticelli nell’ Umbria li imitavano
perfettamente. Il Papa, distinguendo la varietà delle teorie
di costoro, vi trovava per entro tracce di Donatisti, di Ma-
nichei e di Valdesi (2). Ma per ridurre ad un sistema gene-

(1) Miscell. di stor. eccl., e studî ausiliari del prof. Umberto Benigni, Roma, 1898.
(2) V. la Bolla « Gloriosam Ecclesiam » del 23 giugno 1318 che c.ndannava gli
‘spirituali, distinguendo cinque errori principali. Aggiungesi: « Multa sunt alia que
isti contra coniugii venerabile sacramentum garrire dicuntur, multa que de cursu
temporum et fine seculi somniant, multaque de Antichristi adventu, quem jam jam

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L. FUMI

rale tutte le loro stravaganze, si può dire che il concetto di
base che presiede alle massime loro è quello, più propria-
mente, del paterinismo, rifioritura degli antichi Manichei.
I paterini di Orvieto riferivano la creazione delle anime al
diavolo: e noi abbiamo frate Bentivegna da Gubbio, il ten-
tatore di Santa Chiara di Montefalco, che, come seguace del
libero spirito, dice: é il diavolo Iddio. I paterini non ammet-
tevano il matrimonio; e il frate sosteneva il libero amore.
Gli idolatri della Marca obbligavano le loro donne a racco-
mandare il merito al diavolo, che é quello che dà la vittoria,
e non a Cristo crocifisso che non potè salvare se stesso. Non
Si facevano scrupolo di ammazzarle se pregavano G. C. Fe-
derico da Montefeltro invocava il diavolo, per averlo propizio
contro la Chiesa che combatteva; sconciava monache, ucci-
deva frati e preti. Muzio d'Assisi facevasi merito di vitupe-
rare religiosi e uccidere guelfi; perché si asseriva che non
pecca, né pensa di peccare chi ammazzi un prete. A Reca-
nati, per offrire al dio della ribellione un olocausto gradito,
usavano formare un vescovo di paglia, col cappello episco-
pale in capo, e schiamazzando forte, con le candele accese,
in disprezzo, davangli fuoco. Dicevano che con maggior ra-
gione potevasi scomunicare da loro i vescovi, che non i ve-
scovi scomunicare i popoli (1). Con questi principî pel capo,
i ribelli della Marca, usciti dal chiuso della setta, tagliavano,
uccidevano i pontificî e arrivarono a colpire il nepote, il cu-
gino e gli aderenti del marchese Amelio, predare il tesoro
di Loreto, scacciare vescovi o imprigionarli, distruggendo e
ardendo i luoghi che resistevano alle loro furibonde e impaz-
zate scorrerie. Occultismo o idolatria e libero amore non
erano forme nuove del pensiero, ma un ritorno a vecchi si-

instare asserunt, flebili vanitate divulgant. Que omnia, quia partim heretica, partim
insana, partim fabulosa cognoscimus, damnanda potius cum suis auctoribus, quam
stilo prosequenda aut repellandi censemus » (EUBEL, Op. cit., pag. 137)
(1) V. nota sopra.

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ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 213

stemi, che erano venuti trasformandosi per varietà di cir-
costanze.

Come gli Albigesi rinnovarono gli errori de’ Manichei, e i
Valdesi quelli di Aerio e di Vigilanzio, così quelli del libero
spirito nell’ Umbria, avvicinati con gli idolatri delle Marche,
negando il libero arbitrio, negando l'inferno, perché le anime
purgansi in questa vita, poi nell’ altra, se alcuna macchia vi
restasse, fino alla totale soddisfazione, ripicchiavano al pate-
rinismo; col quale avevano comune il principio dualistico
del bene e del male, gli attributi dati al diavolo di suprema
podestà nel mondo e in fine la Venere promiscua. Quel pro-
fanare la purità del cristianesimo, servendosene a legittimare
le passioni, in turpe omaggio a Satana, riconduceva lI' uma-
nità non pure ai paterini, ai manichei e agli gnostici, ma
addirittura al paganesimo antico. Eppure questo vaneggia-
mento di ragione continuò tanto tempo, che non fu inter-
messo nei secoli stessi più civili e più prossimi a noi. Come,
nel cuore dell’ Umbria, frate Bentivegna asseriva il peccato
mortale non.gravar la coscienza; così, in Napoli, nel 1699,
suora Geltrude, per goder che facesse in oscenità col con
fessore, non reputavasi meno santa (1). Tanto egli è vero
che le aberrazioni dell'intelletto, come le depravazioni del
cuore, non hanno ragione nella etnografia, nè si circoscrivono
da limiti di tempo; ma sono manifestazioni fisiologiche facili
av rivelarsi ovunque e ripetersi sempre, in circostanze omo-

‘ genee.

Fu, pertanto, una specie di atavismo paterino (per così
dire) che corruppe la società anche oltre il primo quarto del
secolo di Dante e che generò il libero spirito che equivale
al libero pensiero. Ma costretto a operare di soppiatto, se,
pescando nel torbido, riuscì a portare al colmo la demora-
lizzazione in quella classe che si arrogava tutti i privilegi,
eccitando i più orgogliosi a procacciarsi, con la violenza,

(1) COLLETTA, Stor. del reame di Napoli, I, IX.

POETS AIR o Le SPIRE PR

e LE


914 L. FUMI

una signoria, non era, per altro, elemento sufficiente a pro-

durre, nelle masse, novità. In mezzo ad. un popolo tiranneg-

giato da nobili, palleggiato da fazioni, angariato da gover-
nanti, scandalizzato da monaci e prelati, potevan far breccia,
nell'animo dei più, coloro solamente che « popolarissimi, dif-
fusi tra la plebe, in grande aspetto di moralità, di povertà,
di mortificazioni, potevano ripetere: Ecco come ci maledice
una Corte ricca, disonesta, gaudente » (1); cioè, a somiglianza
degli spirituali e dei beghini di Francia,.i fraticelli. Essi pre-
tendevano fare il contrapposto alla Chiesa di allora, antitesi
diretta contro l'abuso rimproverato all’ alto clero delle ric-

chezze dei fedeli disperse in comodità, in lusso e in pompe

mondane, o date a godere a parenti o impiegate a corruzione.
È in forza di questo abuso che i ghibellini per organo di
Dante pensavano non essere la Chiesa disposta in nessun
modo a ricevere cose temporali, per il precetto che (dicevano)
espressamente lo vieta in Matteo: per la qual cosa, ragiona.
rano così: che se la Chiesa non poteva ricevere, dato che Co-

-stantino avesse potuto far questo e lo avesse fatto, niente di

meno tale azione non era possibile riceversi, non essendo il
paziente disposto ; dunque, concludevasi, era manifesto che la
Chiesa non poteva ricevere per modo di possessione, nè Costan-
tino avrebbe potuto per modo di alienazione conferire. Lo stato
della pubblica opinione è espresso in questo pensiero della Mo-
narchia come nell’ altro del Convito quando Dante deplora il
mal uso delle ricchezze ecclesiastiche, tanto da giustificare per
questo la rapina di essi beni; e nella Divina Comedia, mentre
allude ai monaci degeneri, afferma un concetto che è ormai
fatto generale anche nel popolo, sul conto della Chiesa, dicendo:

« che, quantunque la Chiesa guarda, tutto

è della gente che per Dio domanda,

non di parente, nè d’altro più brutto ».
(Par. XXII)

(1) CANTÙ, op. cit. T, 33.

uar tmt
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 215

A reagire contro cotesto abuso, i fraticelli facevansi a
propalare idee che facilmente ricevevano accoglienza, in
quel caldo delle passioni politiche. Accennando alla suppo-
sta evoluzione della Chiesa, dicevano: il trapasso, dallo stato
di povertà a quello di ricchezza, cominciare da S. Silve-
stro: ne venne allora, secondo essi, un dualismo nel con-
cetto della povertà e nel concetto della Chiesa; cioè una po-
vertà perfetta, come quella degli apostoli e degli imitatori
loro i quali non avevano nulla né in proprio, nè in co-
mune; una povertà imperfetta, come quella de’ seguaci delle
regole di Sant’ Agostino e di San Benedetto, con case e vitto
in comune. Nella Chiesa vedevano la parte spirituale e la
parte carnale: spirituale, negli uomini vissuti in povertà
perfetta, in umiltà e in ubbidienza di spirito a Dio, come
gli apostoli e loro seguaci: carnale ne’ vescovi e prelati,
abituatisi alle delicatezze del senso, fra ricchezze e onori,
in pompa e gloria; rimproverati di dare i beni della Chiesa
a parenti, consanguinei e amici, anziché rinunziare a ciò che
possedevano. Cotesta chiesa era quella chiesa carnale del-
l' Apocalisse detta la gran meretrice di Babilonia, la bestia
dalle sette teste e dalle dieci corna, perché macchiata di tutti
e sette i peccati mortali, in opposizione ai dieci comanda-
menti divini; la donna dall aureo calice in mano ricolmo di
tossico, di che abbevera tutte le nazioni, siccome piena di
peccati. Dove non essere povertà, ivi nemmeno santità: e
per questo dicevano non aversi piü gli esempi di perfezione
come al tempo degli apostoli (1). Ma sarebbe sopravvenuta
la chiesa del terzo stato per combattere l’ anticristo: sovr'essa
sarebbe disceso lo Spirito Santo in egual modo, anzi in mag-

(1) PmiLiPPI A LIMBROCH, ss. Theol. inter Remonstr. Profess., Historia Inquisitio-
Ais, cui subiungitur Liber sententiarum inquisit. Tholosana ab an. Ch. M.CCC.XII
ad an. M.CCC.XXIII, Amstelodami, 1662. V. a pag. 66 la confessione di Pietro Lu-
cense di Gallizia: dopo aver detto che Gerardo Segarelli fu primo autore degli Apo-
stolici con fra Dolcino, e asserito che un chierico non può mandare a morte un cri-
stiano, criticava coi testi scritturali lo stato della Chiesa di allora.
216 L. FUMI

gior copia che sugli apostoli. Per tal guisa, distinguevano tre
grandi epoche; la prima, della potenza del Padre (la crea-
zione); la seconda, del Figlio (la redenzione) che durerebbe
fino alla venuta dell’ anticristo o fino alla persecuzione della
vita evangelica; la terza, dello Spirito Santo (di grazia) che
avrebbe continuato sino alla fine del mondo (1). La Chiesa
del terzo stato, fondata nella povertà, nell’ umiltà e nella man-
suetudine sulle rovine di tutte le altre, avrebbe demolito il
primo e secondo ordine francescano e instaurato il terz or-
dine, cioè de’ beghini o spirituali, vestiti di abiti corti e
stretti (2). Questi avrebbero vinto l'anticristo, del quale im-
maginavano due tipi, uno mistico e uno reale: essere dubbio
per taluni se Giovanni XXII fosse il mistico, cioè il precur-
sore del maggior anticristo, il demonio meridiano, il lupo ra-
pace, o l’anticristo vero: il quale, secondo alcuni, doveva
appartenere alla più alta religione minoritica, come Lucifero
appartenne al supremo ordine angelico. Si citava un libro
sulla venuta dell’ anticristo, con una figura rappresentatavi
di monaca, prima incinta, poi col bambino in braccio, dal
diavolo abbracciata. Per anticristo tenevano alcuni il Papa,
perché in principio si rivelò per la povertà e per la umiltà;
poi, montato in vanità, la vanità gonfiava, e perseguitava po-
veri e povertà. Se rappresentava l'anticristo o anche il suo
precursore (non per nulla si chiamava Giovanni!), doveva es-
sere deposto. E qui ecco preconizzato il successore in un
frate da uscire dalla corte di Federico re di Sicilia. Sarà
frate Enrico di Ceva? Sarà frate Angelo Clareno? O l' uno o
l’altro che fosse, le previsioni erano belle e fatte. Già ve-
devano la fuga di papa Giovanni, l'elezione di Federico in
imperatore, una grande crociata contro i reami di Francia e
di Napoli, l'ecatombe di questi e l apparizione dell’ anticristo.
maggiore nella persona del principe Filippo di Maiorica, o

(1) PHIL A LIMBR., Op. cit., pag. 307.
(2) Ivi, pag. 298. .
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ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC.

di fra Pietro Olivi, che era il santo padre messo dopo gli
apostoli ed evangelisti, pari con san Paolo, perché anche a
lui, e niente meno, si rivelò lo Spirito Santo......! (1).

Fu un esaltamento di fantasie mistiche, nato e cresciuto
nei chiostri, per zelo eccessivo della regola francescana, co-
minciato, dapprima, con ingenuità, proclamando la regola
sine glossa contro i moderati e patrocinatori della glossa.
Egli si trattava di francescani con francescani disputanti
sugli esempi lasciati dal gran Patriarca; poi di francescani,
avversati come sostenitori di una regola troppo rigida cre-
duta impossibile all'atto pratico, e insieme come esorbitanti
dalla regola stessa, da altri ordini religiosi che si trovarono
sostituiti dai Minori negli studi generali,in ogni ramo di in-
segnamento e nella predicazione; da ultimo si trattava di
gente inasprita per umiliazioni e per condanne inflittele dal
pontificato: donde, in opposizione, venne uno spirito di esame
sulle sacre scritture dietro il lume della ragione naturale,
non disciplinata da un’ autorità suprema e inappellabile. Dante
insegnava:

« avete '] vecchio e '| nuovo Testamento

e il Pastor della Chiesa che vi guida:

questo vi basti a vostro salvamento ».
(Par. V. 79)

« Basti all umana intelligenza il sapere che Iddio ha par-
lato, e che della sua parola ha costituito egli medesimo deposi-
taria la Chiesa, depositaria e maestra incorruttibile ». Cosi da
Dante a Leone XIII. Ma già Sigeri e l'abate Gioacchino avevano
aperta la via al razionalismo e insegnato che la stessa natura
divina non è Padre, Figliuolo e Spirito -Santo, e per conse-
guenza l'unione delle persone in Dio non è propria e reale,

(1) Ivi, pag. 303 e segg.

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2

18 L. FUMI

ma solamente similitudinaria, come quando si dice ne’ libri
santi che la moltitudine de' credenti non aveva che un cuore e
un'anima sola. Lo spirito delle dottrine di Gioacchino sfatato,
risorse poi nelle evoluzioni francescane sulla Concordia, sul
Comento all Apocalisse e sul Decacordo sotto il nome di Evan-
gelo eterno: si trasformò, da ultimo, nelle opere dell’ Olivi,
sostenitore della parola e dello spirito del nuovo Testamento ;
onde la povertà evangelica diveniva un domma e la morte
di G. C. avanti la lanciata era apparente e non vera. Per que-
sta libertà di esame si discese ad interpretare il quodcumque
ligaveris in altro modo che non fa la Chiesa; che cioè come il
pontefice o sacerdote del vecchio testamento ebbe a senten-
ziare inter lepram ac lepram ; cosi il Papa e i Vescovi non aves-
sero altra podestà che discernere tra peccato e peccato (1).
Nel qual proposito qualche beghino di Provenza, poiché si
negava al Papa l’ autorità di modificare la regola di S. Fran-
cesco, considerata come fedele specchiamento del Vangelo,
anzi una cosa stessa col Vangelo (2), ironicamente doman-
dava: « Creditis vos quod si Papa ligaret unam caudam
asini in terra, illa cauda asini esset ligata in coelo? » Cosi
pure la pensavano i fraticelli: quasi ripetendosi e ricopian-
dosi fra loro, dicevano, con lo stesso disprezzo, adoperando
il paragone volgare del manescalco e della sua corda, tolta
l’immagine da un manescalco vicino ai frati del S. Uffizio.

Nell Umbria, a differenza di chi seguiva fra Tommaso
della povera vita, e di chi teneva da Berardo di Sicilia, de-
voti all'autorità di Gioacchino, più alle massime dell’ Olivi,
facevano capo a frate Angelo Clareno. Questi è noto con
l'appellativo di Angelo della valle di Spoleto: ma fu nativo

(1) Pun. a LIMB., Op. cit., pag. 360.
(2) « Regula S. Francisci est unum et idem cum Evangelio Christi; quod sicut
dominus Papa non potest mutare evangelium nec addere .vel diminuere in eodem,
ita non poterat mutare regulam S. Francisci, nec aliquid addere vel subtrahere de ea-
dem, maxime quantum ad vota evangelica ». Cosi I' Olivi.
ERETICI E RIBELLI' NELL’ UMBRIA, ECC,

di Cingoli. Il Papa lo disse uomo idiota, e quasi di nessuna
lettera (« ..hominis, vid. Angeli de Valle Spoletana, idiotae
utique et quasi litterarum ignari qui se caput seu magi-
strum ipsorum nominat ») Il Cantü lo ripete. Ma egli fu
pure traduttore dal greco della Scala di Climaco, di trattati
di S. Basilio e di S. Macario, autore di commenti alla regola
di S. Francesco ecc. I fraticelli dell' Umbria lo tenevano per
loro generale: e di generale usava il sigillo, dava l' ubbidienza,
deputava visitatori ai conventi; spediva circolari; faceva giu-
rare i voti sul vangelo e sulla regola di S. Francesco. Per
È la Curia non era e non poteva essere che un ribelle. Aveva
| ricevuto ordine di uscire dalla religione francescana e di pas-
sare alla regola de' Celestini; e non aveva ubbidito. Cercato,
sì raccoglieva qua e là su i monti, vivendo, per lo più, in
eremi dell' Umbria e della Sabina. Per ultimo, si ridusse nel-
labbazia di S. Benedetto di Subiaco: e là si trovava quando
il Davaro venne in Roma. Trovó in quell abate, da lui detto
abate santo, uomo umile e accetto a Dio, un amico e am-

THESE

miratore grande, che di lui aveva tanta stima, da starsene

E

sempre al suo consiglio. In una lettera pontificia de' 21 feb-
braio 1554 è fatto precetto al Guardiano d'Aracoeli e all’ In-
quisitore della provincia di prendere il Clareno. Il Guardiano,
come si ha dal nostro processo, lo richiese all’ abate di Su-
biaco per presentarlo al Vicario del papa o all’ Inquisitore :

TESI

diceva, per ottenergli grazia: ma l' abate rispose che non
lo avrebbe consegnato nemmeno a patto di farlo papa ! I Mi-
nori, moderati, assomigliavano il Clareno ad una vipera dal-
lalito pestifero che ammorba d'ogni intorno. Il Papa, allu-
dendo ai suoi adepti, adoperava la solita frase propria per
eli eretici, dicendoli lupi rapaci sotto il manto d'agnelli per
potere più facilmente sedurre i semplici; presuntuosi, che
anteponevano le loro idee individuali alle definizioni de' pa-
dri; indegni, che senza averne autorità, costruivano conventi,
questuavano, celebravano, confessavano, amministravano gli
altri sacramenti e conferivano le indulgenze. In Assisi abi-

pito gr sli ita i PE
— a- —
— —A

L. FUMI

tavano un luogo presso la città, detto Collicello ; a Spello oc-
cupavano S. Maria di Rapicchiano. Nei gioghi dell Umbria e
della Sabina avevano romitori; altri in Rieti e in provincia
di Roma. Seguaci, poi, del Clareno erano i fraticelli Nicola
di Calabria, Egidio di Spoleto, guardiano di Santa Lucia,
Giovanni, Bartolo e Matteo, guardiano di San Pastore di
Gallicano, tutti di Spoleto: di Rieti, fra Matteo, guardiano
di S. Giovanni a porta Latina di Roma, e altri. In Assisi, un
fra Rufino, che si arrogava autorità di vescovo, richiamó su
di sé in modo speciale le censure del Papa; ma fra Paolo,
provinciale, fra Umile, custode, frate Francesco che fu anche
guardiano di Polo e che aveva seco un fra Pietro da Todi,
e un altro Francesco, distinto con la paternità di Vanni,
primeggiavano. Specialmente quest'ultimo predicava e scri-
veva, sostenendo le idee dei fraticelli non solo in Assisi, ma
anche in Firenze. In quest ultima città fu carcerato. Penti-
tosi e abiurati gli errori che aveva insegnati, dai vescovi
di Firenze e di Lucca fu obbligato, per ordine del Papa, a
predicare pubblicamente la sconfessione dei passati errori.
Un altro frate, nell' Umbria, Pietro di Mino, ma da Siena, si
notò fra la schiera dei fraticelli più colpevoli. Spogliato l' abito
di minore e messosi a girovagare per il mondo, si unì con
quelli che avevano riparato in Sicilia. Fu preso e mandato
in Avignone, dove pati la pena del carcere. Rilasciato, si
recò a Tolosa, poi in Toscana, spacciandosi autorizzato dal
Papa a stare ove volesse, anzi dallo stesso Papa inviato per
missioni di conto; e propalava intanto idee contrarie a lui.
Nuovamente carcerato, alcuni si interposero per liberarlo.
Fu quindi dal Papa ordinata un'inchiesta ad Ugolino, abate
di S. Pietro di Perugia, e a Matteo d’ Ungaro, lettore de’ Mi-
nori. Gli apponevano di non essersi pentito; di non credere
alle scomuniche; di non sapere che cosa fosse bene e che
fosse spirito.

Le opinioni dei fraticelli dell’ Umbria ci vengono rive:
late dalla confessione di frate Francesco di Vanne, chiamato
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 221

a deporre nel processo di Rieti. Egli disse che il Clareno.

sperava nel principe Filippo e lo profetizzava papa: da lui
si attendeva i futuri successi dei fraticelli. Le loro opinioni
sul Papa erano che egli aveva reciso di netto il principio
della vita cristiana (1) con la condanna de’ fraticelli, i soli e veri
frati minori, quali essi erano, non peritandosi gli altri di ve-
nir meno alla regola; onde per non osservarla alla lettera,
correvano diritti alla perdizione: il Papa era eretico per la
decretale sulla proprietà attribuita a G. C. e agli apostoli:
meretrice la chiesa. di Roma, che per meglio fornicare passò
in oltremonte: se papa Giovanni prosciogliesse i fraticelli
da’ loro peccati, tanto non gli presterebbero fede maggiore
di quella che gli hanno nelle censure che lancia loro addosso:
san Francesco, Sant’ Antonio e San Benedetto bisognava cre-
derli: precipitati giù nel fondo dell inferno; poichè se fossero
in paradiso non potrebbero tollerare i proprî seguaci e spro-
fonderebbero tutti i frati minori, cioè quei frati grassi, come

San Francesco li chiamava, punto osservanti della regola, e .

quei monaci benedettini che deviando dal buon sentiero, si
facevano lecito tenere concubine e pagarle con la roba
de' monasteri. Concludeva, che i suoi antichi compagni avreb-
bero volentieri arso le ossa di Costantino e di San Silvestro,
autori delle ricchezze della Chiesa, la quale di quelle ric-
chezze usava per far la guerra ai cristiani (2). Così Dante
con le immagini apocalittiche della donna dalle sette teste e
dalle dieci corna (Inf. IX) e della mala femmina col gigante
che baciavansi insieme (Par. XXXII) non alluse a « colei
che surse sovra i sette colli e da’ molti suoi dominii ebbe
argomento di potenza e d'autorità, finchè la virtù piacque

(1) Collima con le idee de’ beghini di Francia, avendosi dalla confessione di un.

Pietro « Maresii », che « credidit Papam Johannem XXII quem vocat aprum de sylva
destruxisse clausuram Ecc:esie et quod plus fecit de malo Ecclesie Dei quam fecerunt
omnes heretici priores... ». (PHIL. a LIMBR., Op. cit., pag. 69).

(2) Confronta la grande analogìa di queste confessioni con quelle dei beghini
nella citata opera del Limbroch, pag. 66 e segg.

15

e rataasi rn age e m ai o PORZIO
999 L. FUMI

al suo reggitore », come il Fraticelli commenta, ma accennò
veramente alla Curia di quel tempo, e ripeté concetti e im-
magini dei fraticelli contro la corte Avignonese mentre la
lotta ferveva ancora. É pure notevole, là dove dice di -

e... « quel capestro
che solea far li suoi cinti più macri »
(Inf. XXVII, 92)

l'allusione a quelli stessi frati minori rimproverati dai fra-
ticelli di rilassatezza, nonché con la sua esclamazione verso
Costantino il riscontro con le idee de' fraticelli:

« Ahi Costantin, di quanto mal fu matre

non la tua conversion, ma quella dote,

che da te prese il primo ricco patre ».
(Inf. X, 106-117)

Quel frate Francesco, il vecchio, che abbiamo sopra ri-
cordato come guardiano di Polo, si sarebbe fatto bruciar vivo
piuttosto che prestar fede a papa Giovanni; perché un papa
che egli diceva stare lontano dalla grazia e persistere in pec-
cato mortale, era destituito di ogni autorità.

Ma ciò che v' ha di più grave, è la pretesa di attribuire
ad alcuni fraticelli di Angelo Clareno Z Jibero spirito. Un
frate Nallo di Siena, de' Clareni, gettava la sfida, proponen-
dosi di sostenere avanti a chiunque non esser peccato la
fornicazione; errore, ancor questo, comune fra i beghini in
Francia, provenuto dalle trasformazioni degli apostolici di
Gerardo Segarelli e di fra Dolcino, nonché di quei valdesi
accusati di promiscua Venere. Dai paterini che consideravano
come in stato di dannazione gli uomini « matrimonialiter
viventes », si passò agli spirituali (o di libero spirito), che
sostenevano essere maggior peccato il commercio carnale in
matrimonio che con altra donna, « quia frequentius et magis
reca

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 223

publice hoc fiebat (1) »; veri pazzi, per i quali il contatto dei
due sessi, senza che avvenisse il consentimento, non solo
non potevasi ascrivere a colpa, ma doveva ritenersi opera
meritoria. In Provenza costoro si estesero largamente: rivelati
all ufficio della Inquisizione, riportarono molte condanne. È
scandalosa la confessione che, in uno di quei processi, fece
un terziario, il quale avendo famigliarità con donna maritata
si faceva a tentarla con illeciti atti.

Era la teoria del libero spirito, onde l’anima ha presente
Iddio nei diletti spirituali o carnali, come nelle virtù e nelle
buone azioni, e, anzi, ha bisogno di peccati e di vizi come
della grazia, delle virtù e delle opere buone. Le indecenze
di fra Bentivegna di Gubbio, le immoralità dal canonico Maz-
zone e del priore Offreduccio di Spello, gli eccessi delle mo-
nache di Montefalco, scomunicate dal Papa (2), sono le ap-
plicazioni del così detto quietismo, che appunto anche i fra-
ticelli praticavano.

E sapevanselo anche in Francia, poichè era ai be-

(1) Così i beghini in Francia. V. PHIL. a LIMBR., Op. cit., pag. 347.

(2) Dalla Miscellanea dell’ Archivio vaticano (C. Fasc. 70. — 1329, gennaio 4, n. 3) si
apprende la notizia della scomunica al monastero di Montefalco e dell'appello delle
monache:

« Cum pervenisset ad aurem et notitiam r. v. d. Joannis de Amelio.... duc. Spol....
gen. Rectoris, quod pridie ex parte r. v. d. fr. Bartholomey Epi Spoletani seu eius
vicarii et d. Petri Maynade Thesaurarii R. E. in duc. Spoleti existentis per litteras
ipsorum mandatum et iniunctum fuisse plebanis rectoribus et cappellanis ecclesiarum
de Montefalco et aliis clericis de dicto loco, quod in certum terminum ipsis litteris
prefixum sub penis excomunicationis in eorum ecclesiis, dum divina officia celebra-
rentur, deberent denuntiare excomunicatas abbatissam, moniales, capitulum et con-
ventus mon. S. Crucis de Montefalco, prout sic vel aliter plus vel minus sub qua-
cumque conceptione verborum in ipsis litteris dicitur contineri, et constet ipsi d. Re-
ctori pro parte dictarum Abbatisse et monialium, capituli et conventus dicti monaste-
rii infra decem dies legitime coram ipso a dictis litteris et que continentur in eis
fuisse ad ipsum et suam Curiam legitione appellatum atque recursum, idcirco dictus
d. R. pro tribunali sedens in ecclesia S. Nicholai de Montefalco precepit et mandavit
d. Matheo Priori presbiterorum et omnium aliorum clericorum de Montefalco etc.
quod, sub pena excomunicationis et V. lib. den, pro quolibet penam predictam contra
dietam Abbatissam etc. denumptiare, nec excomunicationis aliquam, nec aliquam
aliam novitatem sine licentia d. R. pred. et appellatione pred. pendente facere non de-
beant etc. ».

ET E m ti OR

pitt Wi

d
224 L. FUMI

ghini ben noto. Comunemente si diceva fra loro che in Italia
alcuni fraticelli e alcuni uomini di penitenza tenevano per
certo che non si poteva trovare perfezione se non per via
di cimenti carnali.

A dimostrare la perfetta corrispondenza dei beghini
coi nostri spirituali dell'Umbria basti riportare dal Limbroch
una parte della sentenza contro Guglielmo Ruffi beghino,
del terz' Ordine:

« ..... Habuit familiaritatem nimiam cum quadam muliere conju-
gata.... quam induxit ad oscula et amplexus et tactus inhonestos, et
cui dixit verba que secuntur: Nonne est bene magnum me-
ritum quod sic stemus osculando, amplexando, tan-
gendo,ettamen nou consenciamus in perpetracione
carnalis peccati? Item dixit eidem mulieri: Quod maius
meritum erat et maius factum quod viret mulier sint
superfacto peccati carnalis,et tamen non compleant
peccatum vel actum peccati, quam sit in osculis,
amplexibus et tactibus inhonestis; et sic contradi-
cuntquodnonconplent peccatum suum. Item dum ipse
staret nudus in lecto super dietam mulierem nudam et ipsa sub eo,
ipse interrogavit eam: Et vos non habetis modo voluntatem
vel concupiscentiam facti vel actus carnalis? Et ipsa
respondit: Quod non; nisi maritus eius sic jaceret cum
ea. Et tunc ipse dixit ei: Quod si saltem concupiscentiam
vel voluntatem haberet, tunc maius meritum haberet,
sinoneonsentiret in facto, quam quia talem concu-

piscenciam non habebat. Item dum ipse dietam mulierem
osculabatur et amplexabatur, aliquando dixit eidem: Quod bene
erat magnus et placens amor Dei. Item quando erat in

talibus actibus eum dieta muliere aliquando dixit ei: Quod predicta
faciebat cum eo ad hoc ut eam probaret si erat firma
et virtuosa, et ut ipsa probareteum, si erat etiam
firmus et virtuosus, ut si casus contingeret unus
posset confiderein alio; intendens per predicta verba inducere
ipsam ad consenciendum sibi quod faceret in omnibus voluntatem eius,
que voluntas nondum erat conpleta quod eam carnaliter cognosceret,
set postquam eam induxisset ad consensum volebat deliberare si eam
cognosceret vel non. Item aliquando et frequenter dixit dicte mulieri :

mm siii ia
/——————

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. i 225

Quod amplexus et oscula et tactus inhonesti quos

faciebant vel habebant inter se, et quod ponere se

nudum super nudam, quod quandoque fuit,ex quo
nonconsenciebantin facto actus carnalis,talia non
erant peccata et quod erant bona opera. Item ipse
dubitavit si predicta que faciebat cum dicta muliere erant peccata
mortalia vel non, set tamen credebat quod essent peccata; ita quod
amp!exus et oscula et tactus inhonestos seu illieitos credebat esse pec-
cata venialia, set dubitabat an fuisset peccatum mortale, quando ponebat
se nudum super nudam, et non determinavit apud se si erant peccata.
mortalia vel venialia, et dum predicta faciebat, habebat carnalem con-
cupiscientiam, et audivit a dicta muliere dici postea quod habuit pollu-
cionem super eam. Item predicte mulieri dicebat: Quod predicta
facere cum ea non erant pecceata,seterantopera me-
ritoria et bona et virtuosa, ut eam induceret ad cen-
senciendum quod faceret in omnibus voluntatem
suam, et postea instruereteam quod male fecerant
faciendo predicta, et erat in proposito confitendi
de predictis sacramentaliter. Item quando inducebat dictam
mulierem ad oscula et amplexus et tactus inhonestos, dicebat ei: quod
amore Dei se humiliaret ad faciendum predicta. Et
quando se posuerat dicta mulier nudam vel discopertam iuxta eum
vel subtus eam, ipse dicebat ei: Bene habetis modo magnum
meritum quia fregistis vel dimisistis voluntatem
vestram amore Dei! Item ad dicendum predicta dicte mulieri,
ut eam induceret ad consensum suum, vid: Quod pro amore Dei
talia fiant, et quod sit magnum meritum resistere
talibus temptacionibus quando homo est super actum,
fuit informatus. per verba cuiusdam beguini, quem nominat, a quo
audivit dici: quod homo qui volebat decipere aliquam
mulierem ut eam carnaliter habere posset,quacun-
que mendacia poterat dicere, ad hoc ut inclinaret
dictam mulierem ad consensum peccati; et tamen hoc
non esset heresis, dum modo teneret in corde quod
actus carnalis esset peccatum, et ipse intellexit, quod pre-
dictus beguinus velle& dicere: quod quicquid homo dicerit
mulieri,uteaminduceret ad consensum peccati car-
nalis, etiamsi diceret, quod actuscarnalisesset me-
ritorius et ad salutem animarum, et quod non esset
peccatum, dummodo teneret in corde contrarium, quod
non esset heresis. Et ita etiam ipse credidit et credebat; et

eu Tenta d an

por

pren
2926 L. FUMI

propter hoc dixit predicta verba erronea dicte mulieri, ut eam induceret
ad consensum et voluntatem suam. Item semel posuit se nudum
super quamdam mulierem aliam discoopertam ac si vellet concumbere
cum eadem, et non fecit actum carnalem, et dum confiteretur postmo-
dum de hoe cuidam confessori, dictus confessor dixit ei: quod ma-

gnum factum fecerat et magnam rem; et propter verbum )
dicti confessoris tunc credidit et credebat, quod tangendo et amplexando
et osculando mulieres et ponendo se super eas nudus non esset peccatum
mortale, licet crederet quod esset aliquod peccatum. Aliquando etiam
venit in opinionem quod talia facere et non consummare peccatum car-
nis esset magna fortitudo anime et abstinencia et etiam meritum, non
tamen determinavit apud se ipsum simpliciter quod tales actus essent
meritorii vel virtuosi, licet frequenter super hoc dubitaverit, et fuerit
in proposito interrogandi aliquem intelligentem si talia erant opera
virtuosa et meritoria. Item dixit se audivisse a quodam quem nomi-
nat: Quod inter quosdam erat opinio aliquorum quod
non debebat reputari homo vel mulier virtuosus vel
virtuosa, nisi se possent ponere nudus cum nuda in
uno lecto, ettamennon'perficerent actum carnalem.

Item dixit: Quod interbeguinos comuniterdicebatur
quodin partibus Italie erant aliqui fratisselli et ali-
qui homines de penitentiaqui erant detaliopinione,
quod non reputabant esse perfectum aliquem nisi 4
possit se ponere nudum cum muliere nuda.

Interrogatus si unquam credidit quod homo non esset perfectus
in virtute castitatis nisi se auderet ponere nudum cum nuda muliere
in eodem lecto, respondit: Quod non, set circa hoc dubi-
tabat an talis actus esset virtus vel vicium, et

magis inclinabat quod esset peccatum quam virtus.

De predictis fuit deprehensus nec voluit confiteri, set negavit a
principio contra proprium juramentum, donec predieta mulier eumdem
in faeie accusavit in judicio, in quo fuit confessa dicens: Quod talia
docuerat eum facere et fieri ob amorem Dei et pro-
fectum animarum, et ut Deus calefaceret eam in
amore Dei.... (1)

Il gravissimo processo di Rieti ne dà la conferma sopra
un uomo volgare, brutto impasto di vizi e d' impostura, chia-

(1) Pit. A LIMBR., Op. cit., pag. 381.
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 227

mato Paolo zoppo. Egli apprese il reo costume, fin dal 1322,
da frate Raimondo fraticello di Spoleto che aveva dimorato
nell’ eremo di S. Marone, foresta. di Rieti. Spacciava avere
avuto direttamente dallo Spirito Santo che quell’ atto non era
peccato, avendo di ciò pregato Dio lungo spazio di tempo.
Cercò trarre a sè una monaca del monastero di-Santa Scola-
stica che per nulla vi acconsentì, ma altre donne sedusse, ob-
bligandole, dapprima, a darsi la disciplina a nuda carne e a
fare cinque genuflessioni in terra a forma di croce; dopo di
che presentava le sue vittime innanzi a Dio, come per offrire
un atto di obbedienza e di virtù: dava ed esigeva il bacio,
che egli chiamava, di pace. Qualcuna pudicamente confessava
non bastargli l'animo di consentire: e allora l’ipocrita si fa-
ceva a pregare Dio perchè dessele cuore. L'ufficio della In-
quisizione retto da fra Simone da Spoleto e costituito di do-
dici consultori, fra i quali entravano il vicario vescovile, due
giudici del Podestà e uno del Capitano, vari dottori, l' abate
di Sant’ Eleuterio, il custode del convento di Rieti e il visi-
tatore delle monache con altri frati, doveva giudicare: 1.° se
Paolo zoppo avesse commesso colpa ereticale; 2.° se era da
condannarsi come eretico; 3.° se era da sottoporre alla tor-
tura per cavarne maggiori cose dopo quelle da lui stesso
confessate e attestate da altri. I consultori non si trovavano
tutti d’accordo. Si vede chiaramente che il Comune e i cit-
tadini. volevano evitare ad ogni modo uno scandalo in città,
e consigliavano abbuiare la cosa. In quel consiglio inquisi-
toriale si disse, che il fatto sapeva bene d’ eresia, ma non
potevasi condannare veramente lo Zoppo per eretico; non
era bene metterlo alla tortura, « propter famam conservan-
dam personarum Reatinorum et propter honorem Civitatis » :
l’ Inquisitore cercasse di contentare i cittadini e la città più
che fosse possibile: lo ponesse in carcere, o in altro modo lo
punisse, però sempre lo trattasse con misericordia. Ma i più
stettero per la tortura, e l ordine venne dal Vicario. L/In-
quisitore gliela risparmió. Meglio interrogato, il delinquente

Qoo s atri i m i it ac. n
228 i È L. FUMI

confessò che non stimava fosse peccato, allora, ma poi lo cre-
dette. Messo in carcere con le ritorte alle mani e ai piedi,
riuscì a fuggire. A forza di lavorare co’ denti, potè sciogliere
le manette e i ceppi dai piedi. Gli venne bene di togliere
un gradino della scala; quindi trasse a sè violentemente la
porta del carcere, la sollevò dai gangani e si mise a correre
verso la piazza de’ calzolari andando a nascondersi nella
casa di Rinaldo di Pietro. Questi era assente. Sopraggiunto
poi e trovato lo Zoppo, lo rimproverò per essersi fuggito.
Egli temeva per sè. Indusse il disgraziato a presentarsi tosto
all’ Inquisitore. Rinchiuso nuovamente in carcere, svelò varie
altre magagne. Si confessò spirituale, e questa confessione ci
fa vedere che dirsi spirituale o seguace dello spirito di li-
bertà era tutt'uno. E dopo che cominciò a dimostrarsi spi-
rituale, frequentava l'indulgenza della Porziuncola, e, una
volta, s' incontrò .per via con certa donna. Cercò di sedurla.
Vi si provò, in seguito, per più volte. Anche, stando nel-
l'eremo delle carceri di San Leopardo, dava in atti propri
della sua indole corrotta.

Nel convento di Greccio abitavano con lui un frate e
due giovani novizi. La neve alta copriva tutto all’ intorno, e
mancava il pane. I novizi volevano lasciare il luogo. Frate
Apollonio (così chiamavasi il frate) li persuase ad. attendere
ancora tre giorni: la bontà del Signore li avrebbe provve-
duti. Passarono i tre giorni, e i novizi non vedendo arrivare
pane, volevano andarsene. Allora fu picchiato al convento.
Uno di loro si fece alla porta; ma non vide persona viva.
Però un paniere colmo era avanti a lui. Corse a recarlo ai
compagni, e si sederono tutti a mensa. In quella, si udi un
altro picchio. Il novizio fu di nuovo alla porta: un lupo te-
neva fra le branche un capriolo. Chi aveva inventato queste
.fole? Paolo zoppo, per gabbarsi della semplicità altrui, per
dare incenso a frate Appollonio che voleva gabellare per
santo. Un'altra: raccontava di una regina che date le sue
ricchezze per amor di Dio e ridotta alle strette dalla neces-
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 229

sità, si vide apparire un angelo che recava un cofauetto, en-
trovi i suoi ricchi abiti regali.. Vedi miracolo della povertà!
L'Inquisizione si raccolse di nuovo in consiglio segreto.

I legali e i chierici col Vicario del vescovo si restrinsero da.

una parte, i religiosi dall'altra; l Inquisitore da solo. Poi,
tutti insieme recarono il loro verdetto. Si trovarono d'accordo
a giudicare lo Zoppo uomo pervertito ed anche eretico. Si ri-
tenne dovesse ancora nascondere nella sua malizia ben altro
da quello che aveva confessato. Quindi dovevasi ancora esa-
minare e sottoporlo ai tormenti, alla rottura delle braccia o al
calcio. Fu perció affidato al braccio secolare e consegnato al
Podestà. A questi fu ingiunto (pena la scomunica, cento marche
d'argento e l'interdetto sulla città) di non lasciarlo parlare
con chiechessia, fuori che col carceriere; costui tenuto a ri-
spondergli solo se gli avesse richiesto cose necessarie alla vita
o attinenti alla prigionia. I Reatini, come seppero che lo Zoppo
era stato dichiarato eretico e consegnato al braccio secolare,
uscirono in dimostrazioni a suo favore. Lo scusavano e lo
difendevano apertamente. Per la città non si parlava che
della innocenza di lui: non mancava chi lo predicasse uomo
giusto, senza colpa e santo. Dell'Inquisitore, che dal pulpito
aveva detto cose a carico di lui, si diceva male. Gli oppo-
sitori ingrossavano. Minacciava una dimostrazione popolare
contro la Chiesa. Quindi fra Simone, vista la mala parata,
pensó a ritirarsi e fece fardello per Gonessa, accompagnato
lungo le vie di Rieti, nella sua dipartita, dai frizzi de’ mot-
teggiatori.

Come poteva, in mezzo a questa melma di laidezze, im-
brattarvisi anche il nome del Clareno? Di lui parla con ve-
nerazione fra Bartolomeo da Pisa; a lui si indirizzano gli
agostiniani più ascetici, siccome ad un sarto. Fra Simone da
Cascia, che lo ebbe a direttore di spirito, piangendone la
morte, avvenuta il 15 giugno 1351, lo chiama vero angelo:
« Angelo di nome; più di fatto (egli dice); come quegli che,
quanto gli fu possibile, ne imitava la santità in questa terra ».

sinn pr E CULO Sr REL IPO frodato o derubato, non se la prenda, non si scomponga, af-

230 : L. FUMI

E beato lo tennero e gli prestarono culto, tuttoché non mai
dalla Chiesa approvato. Gli scritti che restano di lui non pure
sfuggono alla censura, ma ispirati ad un grande candore di
fede, nel sentir basso di sè, nel sentir elevato della vita cri-
stiana olezzano come fiore di ascetica trecentista. Vi domina
il pensiero della annegazione di ogni riguardo al proprio corpo.

Si deve fuggire ogni usanza con femmine (diceva); evitare
di guardarle anche quando sieno sante. Leva a cielo la ca-
stità. Vuole scansate le più innocenti soddisfazioni del senso.
Superiore ai pregiudizi del suo tempo, mentre tutti crede-
vano alla magia e si perdevano nell’ occultismo, egli scriveva i
che non sta bene dare ascolto alle fate, credere alle fatture,
correr dietro a divinazioni e a sortilegi, strolagare su i giorni
e confondersi in altre consimili fanfaluche. Si sente in lui la
decisa avversione agli onori e ai posti elevati della Chiesa;

prescrive fuggirli, come ogni altra vanità mondana, di prin-
cipi e prelati. La vita del vero e perfetto cristiano doversi |
conformare alla vita di G. C., vita di amore e di compiaci- |
mento per la povertà, non di passione alle ricchezze, senza
andare a caccia d'onori e di cose delicate. Chi nulla possiede, |
se ne stia del suo stato: non cerchi arricchire: si procacci |
vitto e vestito col lavoro; lavoro manuale, di arte lecita e !
onesta. Via quella febbre del mercanteggiare e del traffico!

Cosi operarono G. C., San Paolo e quasi tutti i Santi Padri.

A cui torna impossibile il lavoro per debolezza o infermità,
o per trasporto a vita contemplativa, quegli viva pure di
elemosina; ma badiamo che non si dia all’ accatto per ignavia,
per oziosaggine; perché l’ozio, padre di tutti i vizi, è nemico
dell'anima; onde San Paolo disse: « Qui otiosus est, nec pa-
nem manducet ». Chi poi è ricco o possiede, se non sentesi da i
Dio ispirato di vendere e dare ai poveri, tenga il suo siccome

non lo avesse; ma reputandosene solamente amministratore N
e dispensatore d’altrui, non vi si attacchi per niente. Se sar? ?

finché non gli accada di perdere la tranquillità, promuovendo
‘231

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC.

contese e ‘giudizi; ma tolto in pace ogni cosa, dica col
santo Giobbe: « Dominus dedit, Dominus abstulit: sicut Do-
mino placuit, ita factum est; sit nomen Domini benedictum » !
Ad ogni modo non si affanni a far denaro: si serva di quel
che ha per provvedere ai più stretti bisogni: il resto dia a'
poveri. E lavori, lavori sempre; se non per sé, quando bi-
sogno non ne abbia, lavori per gli altri (1). Ecco la vera
vita cristiana, dicevano i suoi ammiratori: ecco come vivono
i santi! Ma torniamo là, a quello, cioè, che gli ordini reli-
giosi non mendicanti osservavano ai fraticelli: E come du-
rarla così? Lo stesso Clareno concludeva il suo Lbreviloquio
dicendo: « Orate pro me misero, quia dico et non facio! ».
Forse che gli avversari udendo da lui di belle parole, lo ac-
cagionassero di pochi fatti? Che le canzoni di Giotto e di
Guido Calvalcanti, e i sonetti del Pucci rimproverando i frati-
celli d’incoerenza, vissuti all’ opposto di quello che predica-
vano, arrivassero a colpire anche il loro generale? Se il « quia
dico et non facio » va interpretato come una espressione di
umiltà propria de’ santi, come si può credere a tanta virtù
in lui che non si peritava di andare raccontando ai suoi
graziosamente quello che graziosamente per ispirazione di Dio
aveva ricevuto; cioè il dono della lingua greca, dopo che,
per il non breve soggiorno fatto in Grecia, pur doveva averne
acquistata la conoscenza naturalmente? La sua « Epistola
excusatoria de flagellis impositis et fratrum calumnis » fu
giudicata dalla Chiesa una scrittura di partito. Il professor
Tocco ritiene uno scritto di partito la Cronaca delle tribola-
zioni, attribuita dal p. Ehrle al Clareno totalmente e rico-
nosciutagli anche dal Tocco stesso. Se suo è quel linguaggio,
è un linguaggio di frate passionato evidentemente.
Riportiamo il secondo capo della sesta tribolazione pub-

(1) Tocco, I fraticelli o poveri eremiti di Celestino secondo i nuovi documenti,
in Bollettino della Società di Storia Patria Anton Ludovico Antinori negli Abruzzi,
Aquila, 1895. — MATTIOLI, Antologia agostiniana, vol. II, Roma, 1898.

PRI IST AME 1 S

M IS
,

232 : L. FUMI

blicato dall illustre autore delle Eresie nel Medio evo: « Per-
chè (vi si dice), secondo la loro volontà, (i predicatori) fecio-
no victoria di loro medesimi, voltoronsi a forte vindicta di
quelle persone, che in loro havevano devotione o che fussino
secolari o beghini o fraticelli, huomini o femmine che si
fussino. E desiderando di fare, o per loro o per altri, più
tosto vindicta che correptione o di cavare loro di mano pe-
cunia, piuttosto che riducerli dalla ignorantia o veramente
errori al cognoscimento di verità, ne presono e svergogno-
rono molti, e molti ne uccisono, e molti e molti ne crucio-
rono, e non ponevono alcuno termine al loro furore. E
quelli li quali se ne andavono semplicemente, li accusarono
per malitiosi, e li obbedienti per inobbedienti, e li fedeli per
infedeli, e li cattolici per heretici scismatici, facendo, contro
a quelli, come li lupi e cani arrabbiati, li quali voltati in
rabbia, non appetiscono se non di mordere, e senza timore
assaliscono le bestie e li huomini indifferentemente, e da que-
sto non cessano per insino che truovano chi li ammazzi o
veramente che per loro medesimi muojano..... » (1). Si noti,
però; egli se la prende con i soli domenicani. Non osa par-
lare della Chiesa. Esaltato quanto si voglia, ma quasi sempre
osservante, anche negli sdegni del suo zelo per la santa po-
vertà. Se non potè acchetarsi alle severe costituzioni di papa
Giovanni, se pianse sulla sorte de’ fraticelli, non trasmodò,
siccome molti di loro. Potè mancare d' ubbidienza, non di fede.

Nel caldo della lotta, i suoi avversari presero d’ assalto anche

lui, che dagli spirituali era tenuto per santo, come da tutti
gli ascetici; e a lui attribuirono, per discredito, colpe non sue,
il vizio di alcuni propalando come depravazione di tutti. Ma
al Clareno non potevano provare altro peccato, che quello
d'impancarsi co’ teologi, lui non prete, e dare giudizio d'un
papa che, secondo molti, aveva lasciato andare i domenicani
tropp oltre nel sentenziare, e che con facilità sbollava quello

(1) Tocco, in Arch. Stor. Ital., s. IV, t. XVII.
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 253

che era già bollato. Quindi egli pensava che un tal papa
fosse scomunicato da Dio e piombato di per se medesimo
nell’ eresia. Esagerazione, senza dubbio, d'un zelante, ma,
a giudicare dalle apparenze, d'un zelante se non santo, cer-
tamente pio. Riconosciuta cotesta esagerazione, mi pare che
noi possiamo dare all’ ultima lettera da lui scritta, dopo che
da Subiaco si ritrasse, per morire in pace, in Basilicata, un
significato diverso da quello che le ha dato il p. Mattioli pub-
blicandola. Egli scriveva, al frate suo diletto, Gentile da Fo-
ligno; e anzi che fargli una professione di fede, che non era,
di certo, a proposito nè per l uno nè per l'altro, lo chiariva
di cosa che poteva rappresentare anche un monito alla Cu-
ria per avere esulato

« da quella Roma, onde Cristo è Romano ».
(Purg. XXXII, 102)

La lettera nella sua forma rigorosamente dialettica, te-
nuto conto delle idee di chi la scrisse e del fermento gene-
rale delle coscienze, non dà luogo a pensare altrimenti che ad
una dimostrazione logica della condanna in cui era caduta la
Curia col prolungare la schiavitù di Babilonia. È importante
udire in quel suo ultimo testamento dommatico la parola
stessa di quel frate che fu precursore della riforma france-
scana, antecessore dell umbro fra Paolo Trinci, come più
tardi il Savonarola fu il precursore della riforma od osser-
vanza de’ domenicani. « Cristo (il Clareno dice) col rovesciare
l'impero della forza, l'impero di Roma, volle restaurare il
regno della risurrezione dello spirito nella città eterna, per-
ché rimanessero confuse le potestà dell'inferno e avesse il
tracollo la superbia umana. Quindi non viene già dagli uo-
mini, ma viene dal divino Maestro quest’ ordine di cose. Così
è rivelazione del Padre delle grazie agli apostoli e ai loro
successori dallo Spirito Santo e ai fondatori delle Chiese. Che
se ciò è certo; se waa è la Chiesa, uno il Signore, G. C.,

nm gr plc mit tini sii an
L. FUMI

salvatore, redentore e pontefice della Chiesa cattolica, così
il primo padre, il vescovo de’ vescovi deve trovarsi nella sede
di Roma (« in Romana sit sede »); il quale e la quale sono
regola e ordinamento di tutte le dignità ecc. ». Non diver-

-samente, in Dante, Cristo stabili egli stesso l ambito dell’au-
2 2 o

torità pontificia e imperiale (Ep. V, 9), e « post triumphorum
I ? )
pompas, et verbo et opere Christus confirmavit imperium »

(Mon. II, 11, 12, Conviv. IV, 4), cioè di Roma e dell' impero

suo (Ep. VIII, 11),

« la quale e il qual, a voler dir lo vero,
fur stabiliti per lo loco santo,
u'siede il suecessor del maggior Piero ».

(Inf. II, 22-24)

In virtù di questa teoria i ghibellini, i monarchisti ave-
vano pronunziata la decadenza di papa Giovanni XXII. Quindi
il Clareno per compiere quel suo sillogismo, doveva, per con-
seguenza logica, trarne la necessaria applicazione che il papa
d' Avignone, non tenendo la sede in Roma, veniva a scuotere la
base fondamentale della Chiesa, l' unità. Cosi dicendo, tendeva
lo sguardo al futuro e presentiva le calamità della Chiesa. Per
effetto della dimora di Avignone, dovevansi soffrire i lunghi
mali dello scisma, e, per la preponderanza della Francia, come
contraecolpo, l'antagonismo di Germania, foriero della lon-
tana separazione di questa dal cattolicesimo. Poichè 1’ esilio
della Curia da Roma dava veramente una potente scossa

alla maestosa unità della Chiesa. Anche il Cantü osserva:

« Se gli Italiani (egli dice) favorivano alla Santa Sede, per
il vantaggio che ne ritraeva il loro paese, eransene intiepi-
diti dacchè quella esulava; e gli stranieri trovarono più one-
roso questo migrare di tanto loro denaro a paese che non
era considerato seconda patria di tutti, come Roma. I vescovi
dalla assenza del papa pigliavano esempio per allontanarsi
dalle loro diocesi. La contesa con i frati minori aveva reso
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 235

ostile alla S. Sede la milizia sua più devota; e al vedere
condannate persone pie, cui sola colpa dicevasi 1’ eccesso
della povertà, si richiamavano le declamazioni di Arnaldo
da Brescia contro i possessi ecclesiastici e la corruttela de-
rivatane. Le nazioni eransi formate attorno ai vescovi, donde

l'assoluto potere ecclesiastico, come di padre sopra i figliuoli.

Costituitesi, ingrandite, vollero svilupparsi dalle fasce della
Chiesa per vivere di vita propria; compresero che il tempo-
rale potea sussistere disgiunto dallo spirituale; onde alla so-
cietà senza limite di spazio surrogavano società parziali e
distinte, all' andamento generale le particolari destinazioni » (1).

L'azione del Clareno come spirito riformatore, e l' azione
degli spirituali e de’ fraticelli poterono molto, non v' ha dubbio,
per iscemare il rispetto alla Chiesa, e veramente ne scossero
l'autorità morale nell’ Umbria, piena com’ era di uomini fa-
ziosi, ai quali non pareva vero di trovarsi alleati tanti eccle-
siastici nel loro combattimento. Se è vero il pensiero « che
le scuole paterine non fossero mai spente in Italia, ma vi-
vessero in congreghe segrete, in una specie di frammassoneria,
dove tramandavansi arcanamente certe dottrine tendenti alla
libertà del pensiero e degli atti, a scassinare l’ autorità della
Chiesa e de’ governi » (2), è di là, è nelle società segrete
che noi dobbiamo riconoscere il movente della agitazione
anche nell’ Umbria.

Valse, in fine, la defezione avvenuta proprio qui del Mi-
nistro generale de’ Francescani, frate Michele da Cesena, let-
tore nello studio di Parigi e commentatore de’ Sacri testi e

del Maestro delle Sentenze, valse, dico, a determinare il mo- .

vimento di ribellione religiosa e a dilatarlo. Egli, se da
pochi inteso nella sillogistica, trovò seguito nell’ atto pratico.
Screditare il Papa come autorità suprema rivestita del ca-
'attere della infallibilità, quando di soggezione al papato in-

(1) CANTÙ, Op. cit., I, 150.
(2) CANTÙ, op. cit., I, 140.
236 L. FUMI

sediatosi in terra lontana e non sua, non si parlava che
per officiosità, ecco l'opera di frate Michele. Da principio
egli aveva sottoscritto, insieme coi dottori dell’ università di
Parigi, il voto dei teologi sulle teorie degli spirituali, dichia-
randole eretiche, contrarie alle verità evangeliche e tali da
limitare la potestà della Chiesa (1319); ma non lo aveva fatto
per convinzione; solo per w/ficiosità. Nel Capitolo generale di
Perugia egli sostenne con quarantasei teologi e baccellieri
laffermazione contraria, ponendo come verità che G. C. e
eli apostoli non ebbero nulla né in privato né in comune.

Fin da quando la questione si agitó in Curia, richiesto del

suo parere, egli, viste le allegazioni addotte dalle parti con-
tendenti, ma sopratutto fondato sulle decisioni della Chiesa
stessa, ritenne sano, cattolico e costante quel giudizio. La De-
cretale VI promulgata nel Concilio di Vienna e approvata
dalla Chiesa nel libro VII sotto il titolo « De verborum si-
gnificatione » e la costituzione dello stesso Giovanni XXII
« Quorumdam exigit » erano chiarissime e giustissime: quindi
perché ciò che la Chiesa per sano domma approvò una volta,
sempre deve. ritenersi come inconcusso (Canone XIX, dist.
« si Romanorum »), così non è mai lecito rifarsi indietro,
sconfessandolo. Per la pubblicazione delle sue lettere degli
11 luglio 1322 si accrebbero le contese: i timidi si decisero
a seguirlo, gli zelanti si rianimarono, gli avversarî se ne ri-
sentirono. Le passioni in qualche luogo proruppero in agita-
zioni e scandali. In Trieste l' Inquisitore si provò a pubblicare
le lettere apostoliche al popolo. I canonici, fra il suono delle
campane a stormo e gli schiamazzi della folla, lo attorniarono,
e messegli le mani addosso, lo precipitarono dalla scala, lo
coprirono di pugni, gli strapparono violentemente dalle mani
le bolle pontificie (1). Il Papa, rivolto ai dottori delle univer-
sità e degli studî generali di Perugia, Bologna e Parigi, de-

(1) EUBEL, op. cit., pag. 264, Bolla di p. Giovanni XXII del 2 giugno 1324 al ve-
.scovo Castellano.
Ln ei m RR ——

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA; ECC. 237

plorava che si impugnassero le sue costituzioni e lanciava

aspre rampogne contro i suoi avversarî (1). Vedendo ingros-

sare la questione e complicarsi con le ragioni politiche del
Bavaro, si decise a chiamare in Avignone fra Michele,
che da Roma, ove si agitava per lo scisma, era passato nel.
l Umbria. Le lettere papali gli giunsero quando era nelle
terre della Chiesa (2). Infintosi malato, re Roberto gli mandò
da Napoli il proprio medico. I Priori della città di Perugia
si interposero, per scusarlo, col Papa, al quale spedirono, con
lettere loro, del Vicario del vescovo di Terni e dello stesso
re, due frati minori, Umile e Fidanza. Il Papa accettata la
scusa, fecegli sapere che non si prendesse fretta a venire,
attendendo, prima, a ristabilirsi in salute: ma poi gli asse-
gnò un termine perentorio a presentarsi. Fra Michele, mi-
gliorato, parti. Passò per le terre de’ ribelli della Chiesa:
corse pericolo della persona; finalmente, il 12 dicembre 1327,
si trovó davanti al pontefice. Ricevuto con buona cera, udi
il motivo di quella chiamata, che era di provvedere al go-
verno delle provincie di S. Francesco e di Aragona, i cui mi-
nistri lasciavano a desiderare. Intanto, trattenuto in Curia,
vi dimoró fino alla primavera, tacciato di mali intendimenti,
di adesione ad eretici e ribelli, di aiuti e favori dati contro
la Chiesa e contro il Papa, incoraggiando frati. proclivi alle
sue idee, a discapito degli altri. Richiamato il 9 aprile al-
l udienza, presenti alcuni cardinali e religiosi, si udi rimpro-
verare, specialmente, per la lettera del Capitolo generale di
Perugia. Mentre ancora pendeva la questione in Curia, egli
osò definirla con una lettera che era ereticale. Si difese il
frate, riparandosi dietro la costituzione di Niccolò IV inserità



(1) « Contra latratus nonnullorum errores et insinias, qui os suum ponentes in

coelum, lingua eorum transeuntes falsidica super terram, detrahere nostris constitu-
tionibus... veritatemque catholicam quam continent, obfuscare ausu sacrilego prae-
sumpserunt.... ». (Bolla del 21 novembre 1324, in EUBEL, op. cit., pag. 380).

(2) NicoLò MiNOnmiTA dice « in conventu tiburtino » (Cod. Vat. 4008, c. xxJ),
e FIGKER, Op. cit. lett. di Giovanni XXII all' arciv. di Palermo dei 6 e 20, giugno 1328,

EUBEL, in Bull. francisc. t. V, p. 341, n. 5 dice a Terni, più oltre a p. 389 dice a Todi.

16

m——OÓMBG RE ATRIA ZII

Qo m n at e m i e E o du ac n o 238 L. FUMI

nelle Decretali. Se eretica quella, perchè non doveva essere
Niccolò pure eretico? Perchè no anche i successori di lui che
l'approvarono? Se gli atti loro non erano più efficaci, come
potevano chiamarsi legittimi i cardinali, dal cui seno uscì
eletto papa Giovanni XXII? — Il frate fu destituito da Ge-
nerale. Gli fu imposto di non dipartirsi da Avignone. Ma egli
profittò di una galea che si disse apprestatagli dal Bavaro,
e, notte tempo, con l' Occam e con fra Bonagrazia fece vela
dalle Acquemorte per l’Italia. Ai messi speditigli appresso
dal Papa, avvertito tosto della fuga, rispose: anziché andare
a lui, amar meglio raggiungere il Bavaro. Scrisse da Pisa
una protesta ai frati; dove, riepilogata la questione, diceva
avere resistito in faccia al Pontefice: esser chiaro che quel
Papa, il quale determinó gli articoli contenuti nella bolla
« Exiit », non poteva essere che eretico. Bisognava, altri-
menti, dire eretica pure la Chiesa, san Francesco non piü
santo, i frati osservanti della regola tutti eretici. Come po-
teva mettersi d’ accordo quel pronunciamento con la infalli-
bilità della Chiesa, attestata da G. C. che pregó per la sua
indefettibilità? Di tutto esserne causa l’ odio e l' invidia; esser
ciò così chiaro, che gli stessi grandi della Curia non sape-
vano più che cosa dirsi, quantunque zelatori dell Ordine e
di lui stesso. Tanto essere il livore, che, ormai, dopo nove
anni di persecuzione all’ Ordine e a lui, non era da attendersi
altro che la morte: e così, consigliato anche da persone al
tolocate, pensò bene di fuggire. Così Michele.

Le scomuniche piombarono sull’ ardito frate che divenuto

il consigliere intimo del Bavaro, il confidente dell’ antipapa,

fu creato cardinale di Ostia.

Contro i Minori che aderirono al partito di fra Michele,
il Rettore del ducato e gli Inquisitori delle provincie di
S. Francesco e romana ebbero ordine di procedere per giu-
dizio sommario (1). Michelisti andarono‘ confusi a fraticelli,

(1) Vedi Miscell. Vatic. fasc. 63, n. 5 (88) le lettere contro Michele al card. di

S. Teodoro (da Avignone, « XII Kal. iulii an. XII ») e da questi comunicate ai frati.

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. . - 239

a spirituali e seguaci di libero spirito. Tutta I Umbria fu ri-
È cercata. Non solo cittadini e frati di Todi, Amelia e Rieti
deposero in giudizio, ma altri di Terni, di Narni, di Spoleto,
di Norcia, Assisi, Cesi, San Gemini, Città di Castello, Citerna
e di più altri luoghi. Qualche convento accoglieva frati cosi
spinti, che avrebbero arso papa Giovanni. Da Cerbarolo fu
scacciato il Guardiano con tutti i frati da due Michelisti,
senza nemmeno lasciar loro tempo di mangiare, perché non

nm apr e m RE ii AR a

vollero unirsi seco. Capi del movimento, dopo Michele, erano
frate Pietro d’ Acquasparta, riconosciuto per suo vicario e
frate Umile già da noi ricordato. Guardiano nella provincia
di S. Francesco, egli ebbe grandissima parte nel Capitolo di

Perugia. Dovunque diffuse lo spirito di opposizione e la re-
sistenza a favore di Michele. Ebbe egli stesso un processo
| davanti al vescovo di Perugia e all'abate di S. Pietro (1).
Agitatori principali erano, poi, a Narni il vicario di quella
custodia, fra Martino da Terni con frate Pietro di Madonna

di detta città; a Norcia frate Angelo Biagioni, a Terni i frati
Biagio Argentelli che apostatò uscendo dall’ Ordine (2), Nicola
di Madonna che usurpò la sede vescovile, come in Assisi aveva
fatto fra Rufino e ad Amelia 1’ Alviano: frate Francesco di Ma-
donna, pur di Terni, fu ministro di Puglia. Processi si ordi-
narono contro frati della custodia di Montagna accusati di

non sentire bene della fede cattolica e massime della persona
del Papa; ma il Guardiano non stava con loro: invece guar-
diani dissidenti erano quelli di Città di Castello e di Borgo
S. Sepolcro messivi da Pietro d’Acquasparta. Ostinatissimo si
mantenne fra Pietro da Calciata, tuttochè chiuso in carcere
e minacciato. Egli aveva predicato contro le costituzioni pon-

minori con lettera data da Rieti (« XV Kal. aug. an. XII ») e ricevute dai varii guar-
diani dei conventi. V. anche in detta Miscell. vatic. fasc. 62, n. 1 (15) lettera di Gio-
vanni XXII contro Michele (« XII Kal. maii an. XIII »).

(1) Lettera ai detti di Giovauni XXII, « Avinion: IIIJ Non. decembris an. XIII »,
(Secret. n. 117, c. 42 t.). i

(2) Index bull. Joan. XXII, t. 44, c. 619 t. in Arch. segr. Vat.
240 L. FUMI

tificie (specialmente contro quella « Cum inter nonnullos »),
persistendovi non ostante il divieto. Il Papa si dolse col Ret-
tore del ducato della ritardata giustizia contro di lui; lo rim-
proverò della taccia che per insinuazione di alcuni lo gra-
vava di partigiano e ricettatore d’ eretici (1). Molti altri re-
ligiosi erano carcerati, fra i quali Alvaro Pelagio che poi si
rimise e fece ammenda, predicando in favore del Papa (2).
Se questi frati si erano fatti accoliti allo pseudo-cardi-
nale Michele da Cesena, accettandone il pensiero teologale,
e sostenendolo pubblicamente con la predicazione, avevano
anche, di necessità, abbracciato il partito dell'antipapa e del
Bavaro. Quindi essi favorirono, non v'ha dubbio, il conte di
Moach, il quale, secondo Albertino Mussato, si impadroni di
maggior parte della Marca per l’imperatore, e creato mar-
chese, entró in Jesi e fece tagliare la testa a Tano signore
di quella città. Dalla Marca egli passò nell Umbria e nel
Patrimonio. Contro di lui il Vicario del vescovo di Spoleto
pubblicó le scomuniche come fautore e difensore di eretici
e di scismatici (3); il che significa avere egli Spoleto e il Du-
cato preso di mira piü specialmente. Di fatto la Sabina in
particolare forni amici al Bavaro. Uno dei tredici ecclesia-
stici prescelti ad eleggere il novello imperatore e a nomi-
nare il Corbara antipapa fu il rettore delle chiese di S. Lo-

(1) V. due lettere di Giovanni XXII al Rettore Giovanni d'Amelio « Avinion. XII
Kal. octobris, an. XIII ». (Secret. n. 115, c. 44 t. a, 44 t. b.).

(2) Ivi, c. 45 t. Il Papa raccomandò al Rettore di trattarlo bene, se abiurasse
Lerrore. Poi scrisse allo stesso Alvaro dicendogli: « Licet dudum de te sinistra nobis
relata fuissent, post modum tamen gratis affectibus intellecto illa nequaquam veritate
fulciri, quin immo illum proditionis filium Michelem de Cesena..... per predicationes
et veras doctrinas alias devotis operibus te impendis, inde tuam prudenciam pluri-
mum in domino commendantes etc. Dat. Avin. X Kal. apr. an. XII ».

(3) Arch. vat. Miscell. C. fasc. 71, n. 3. — Atto del 1330, settembre 8, che contiene
anche le lettere di scomunica del 27 agosto di-detto anno. V. anche EUBEL, Op. cit.,
pag. 492, dove é la lettera del Papa al Vescovo Castellano e all'Inquisitore per ordi-
nargli il processo contro Giovanni di Chiaromonte già conte di Moach persecutore
delle terre della Chiesa riparato a Venezia (1331 febbraio 20).
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 241

renzo in Dazzi e di S. Niecoló del Monte in Sabina (1). Uno
degli abbreviatori e auditori suoi l'antipapa se lo scelse nella
persona del Rettore di S. Maria di Canneto (2); cappellano
di Ludovico e suo famigliare fu un Feliciano d'Assisi, sud-
diacono e fisico insieme; gente di Mareri, in Sabina, prese
d'assalto il castello di Moiano: uno era arciprete del Ba-
varo; da un altro prete, che si spinse con persone armate
assediandolo nel castello, vi rimase morto (3). Ma in nessun
altro luogo lo scisma prese maggior piede che a Todi, e a
Todi l'antipapa largheggiò di prebende e di benefizi (4).
Chiaravallesi e frati di S. Fortunato avevano fatto alleanza.
Varie chiese occuparono e minacciarono di morte chi osser-
vasse linterdetto non solo in Todi, ma anche a Cesi, a
Massa e a Baschi: impugnavano le costituzioni del Papa che
tenevano per paterino e nato d'eretici, e accusavano di
aver canonizzato S. Tommaso d'Aquino, eretico. L'impera-
tore, invece, era un messo di Dio. Ser Angelino di Rinaldo,
suo ufficiale in Campidoglio e suo vicario a Viterbo e a
Lucca, sermonando nel Consiglio di Todi, esclamava: Ecce
agnus Dei! Ecce dies quam fecit Dominus!

Istituì il processo contro di loro l’ Inquisitore di Peru-
gia, frate Bartolino, nel luglio del 1329. Nella fine del settem-
bre successivo si mostrarono disposti a rimettersi: chie-
sero proroghe a comparire; ma poi invitati a Perugia,
non accettarono l'invito, e continuarono nella ribellione, ap-
pellando davanti ai priori di S. Gemini e di S. Valentino.
Non fidavansi di venire a Perugia. Allora ebbero la citazione
a Deruta. Neppure là comparvero. Quindi l’ Inquisitore si

(1) Lett. di Giovanni XXII, t. XXXV, parte II, c. 316. « Avin. VIII idus febr,
an. XIV ».

(2) Ivi, t. XXXVII, parte IT, c. 182. « Avinion. XVI Kal. Junii an. XV ».

(3) Ivi, t. XLIV, c. 578 t. « Avinion. XJ Kal. Jul. ».

(4) Arch. Seg. Vat. Reg. n. 118 c. 32-209. — EUBEL, Registerband des Gegensta.
pstes Nicolaus V, 1328, 9, in Archival st. N. F. IV; 123, 212.

M nde er iii ml ta ue
DEA Ski j È IFTE ROIO: t - i È i. sli KC? perse

919 CoL. FUMI

contentó di esaminare alla spicciolata qualche ribelle piu ri-
messo. La politica del temporeggiare dava la mano alla po-
litica dei piccoli espedienti. Ribelli ed eretici di Spoleto, di
Assisi, di Todi e di Amelia conoscevano bene che l’ Inquisi-
zione collocata a distanza dai luoghi, senza potersi valere
del braccio secolare; non faceva troppo paura, mentre essi
in numero e audaci, incutevano timore a molti, tanto che
tornava difficile agli Inquisitori pubblicare e bandire citazioni
e sentenze, per mezzo di notari. Uno che si trovò di corag-
gio, e sfidò la impopolarità e i rischi personali, ebbe un pre-
mio dal Papa (1). Il quale, pertanto, presa a cuore la situa-
zione dell Umbria, intervenne con la sua autorità. Poichè

avendo sentito come non fosse sicuro l’accesso ai cursori
per le citazioni ai ribelli e agli scismatici, delegò all’ Inqui-
sitore la facoltà di pubblicare le citazioni in qualunque luogo
che gli paresse adatto alla pubblicità (2): gli ordinò di pro-
cedere d’intesa e col consiglio del cardinale Legato e del
Rettore (3): si rivolse al detto Cardinale, raccomandandogli
di attendervi con diligente studio, e di fare opera per ridurre
Todi all’ ubbidienza (4^; poi rimproverandolo che l'Inquisi-
zione non agiva come si doveva, e lui stesso, il Cardinale,
frapponesse impedimenti, specialmente riguardo a Todi e
ad Amelia, e ingiungendogli di accordare al S. Uffizio libertà
di azione e assistenza (D) Volle richiamati a sé gli atti del
processo (6); insistette per riassumerlo dopo che ebbe. risa-
puto delle astuzie usate dai todini per farsi assolvere dal

(1) Fu Guido di Bartolo not. di Bevagna, cinquantenne, che ottenre l’ ufficio di
notaro della Curia generale del Ducato perché lesse, pubblicò e volgarizzò in Bevagna
i processi contro i ribelli ed eretici, « quos quidem processus et sentertias quasi nul-
lus alius notarius, propter metum, legere, publicare et vulgarizare audebat ». (Reg.
Joan. XXII, t. XXXXII, f 517 t. » IIJ Kal. octobr. an. XV ».

(2) Secret. Joan. XXII, t. VII, c. 17, « IIIJ id. Junii, an. XIIJ ».

(3) Ivi, « IJ id. Julii, an. XIIIJ ».

(4) Ivi, t. VIII, c. 147, « VJ Kal. martii an. xv ».

(5) Ivi.

(6) Ivi, « IX Kal. aug. an. XV »
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 243

l'interdetto, tirando in inganno lo stesso Legato (1); confermò
all’ Inquisitore il mandato di condurre a fine il giudizio, tut-
toché il Ministro generale lo avessse revocato dal detto uf-
ficio (2). Del resto, il Papa, egli stesso, dal tempo sperava piü
che dai processi il ritorno dei dissidenti, i quali, in fine, dopo
che il Bavaro aveva ripiegato indietro, l’ antipapa aveva gettata
la tiara e fra Michele si era reso in colpa, non. potevano
altro fare che darsi alla mercè degli Inquisitori. Si può cre-
dere che i frati ribelli sopportassero pene disciplinari, più
che corporali, salvo la pena del carcere che in alcuni è ram-
mentata, non potendosi a frati poveri imporre pene pecu-
niarie, come s'imposero agli abati, ai canonici, ai prebendati
di varii luoghi, fra i quali al Preposto di S. Stefano delle
Arcelle di Gubbio, a cui si confiscarono i beni e si seque-
strarono i denari, e a molti altri che furono privati de’ be-
nefizi. Di giustizie eseguite si ha appena qualche accenno.
Ma se maggiori materiali d’ archivi fossero a noi pervenuti,
la storia degli eretici e ribelli dell Umbria. di questo decen-
nio sarebbe stata certamente più lunga. Chi scriveva, circa
due secoli fa, memorie di giustizie eseguite in Roma, durante
il pontificato di Giovanni XXII, attingeva a fonti oggi per-
dute, o inaccessibili, dalle quali si raccoglieva quanto fosse
aspro in Roma il conflitto dei fraticelli, degli spirituali e de-
gli scismatici in questi anni.

Noi non possiamo dare valore ad una molto indigesta
compilazione di memorie contenuta in una raccolta anonima
della Biblioteca Vaticana proveniente dall’ Urbinate, n. 1688;
ma per l'immediato contatto del Lazio con l Umbria e per
rapporti indicati dai nostri processi con luoghi vicini a Roma
e con Roma stessa, ci gioveremo di qualche ricordo romano.

(1) EUBEL, Op. cit., pag. 597.

(2) Vedasi l'esposizione del Miserere da lui fatta in Monaco, dove confessa le sue
‘colpe, per non avere riconosciuto in Vicario di G. C. Giovanni XXII (MANZONI in Wa-
DINGO ad an. 1329, n. 21).

Vo a mo m gii e iL ae ee n
944. Tus FUMI

Vi si parla di un frate Pietro de' Minori « che oltre haver
confutate le dottrine di S. Tommaso (ed ecco un incontro con
certi frati del Umbria) haveva anco incitato i religiosi a se-
guire la povertà di Cristo... ».

« Un certo frate che haveva studiato le medesime cose
et approvava quanto fra Pietro fatto havea, disse che il Papa
faceva condannare l innocenti e premiava i rei e che erano
obligati i cardinali a rimoverlo dal Papato . .. Un suo com-
pagno . . . diceva che erano tutti dannati alleterne pene
dell’ inferno quelli che essendo cardinali donavano delle ren-
dite della Chiesa e le distribuivano a' suoi, e che il sacer-
dotio sarebbe per questo capo andato per terra, e tra pochi
anni non vi sarebhe legge ferma e stabile; perché il dare,
il donare, il testare, il trasferire erano peccati gravissimi...
Fu condannato al foco in Campo de' Fiori.

».«... Un tal Gregorio Carsolano... conduttore di questa
nova setta de’ Fraticelli, haveva seco le lettere che gli seri
vevano i suoi discepoli, sopra delle quali fu esaminato. Si
ritrovano, per memoria, ancor conservate, scritte in greco,
latino e molte in lingua italiana . . . Si era gettato anche
nella scola de’ Fraticelli, dove haveva trovato da pascere
maggiormente il suo vitio col fomite della carne... Fu con-
dannato al foco. La giustizia fu fatta al Campo de’ Fiori, dove
fu eretto un palco vicino alle fiamme, con questa conditione
che ritrattando sè stesso e confutando le sue dottrine, fosse
decapitato; persistendo in esse e negando la confutatione e
confessione, fosse vivo nelle fiamme gettato . . . All’ ultime
proteste negò, crollando il capo, di non voler ritrattarsi. Fu
posto a canto alle fiamme; e perché disse tre volte di nó, fu
spinto dentro il foco e divorato dalle fiamme ardenti . . . .
Nessuno rimase impunito, anzi ognuno purgò la pena o nel
foco o nella forca . . . Si fece la giustitia (sopra un prete)
vicino a Ponte (Sant' Angelo) sopra il largo del Castello, dove
fu piantato il ceppo col tavolato ,.. e gli fu tagliata la testa.
E così fu tolto via gran parte di quello scandalo che era per

TATE See rr:
ROMEO o

la città in sentire tanti eretici e così gran lascivia. E si car-

reggiavano le donne in una casa fabbricata dal Papa a questo
fine dove si facevano anche sotterrare. E durò questa giu-
stitia d'eretici a condannarsi fino al sesto anno di papa Gio-
vanni XXII; lo che vien raccolto dalle memorie nelle Vite
de’ Papi. L’' Indice riferisce che papa Giovanni XXII facesse
morire di forca una donna di Savona, maestra e curatrice di
putti e putte allevati nella Scola de’ Fraticelli e nutriti in
quei ammaestramenti; che essa fosse processata; che havesse
sostenuti i tormenti; che fosse stata condannata a morte; che
questa giustitia si facesse nelle vicinanze di Ponte; che fosse
fatta morire il quinto anno del suo pontificato. Vi erano al-
tre donne carcerate in Roma sopra il medesimo delitto; e
perchè le prove della loro malvagità non erano a sufficienza
per condannarle alla morte, furono con lunga carceratione
mortificate, havendo il Papa fatto fabbricare una casa a posta
per quelle che venivano denunciate in questa Scola di Fra-
ticelli; onde per semplici sospetti si facevano colà stare a
pane et acqua. È fama che in Roma ne morissero le centi-
nara in questi anni che visse papa Giovanni, o che alcune
morissero anche di patimenti. Altre donne disperse per la
campagna di Roma, furono nascoste. E.vi furono di quelli
che erano nella setta che vivevano senza essere stati sco-
perti; ma dal rigore della giustizia e dall’ essere il Papa bene
instrutto di tutti i luoghi, nationi e conditioni di persone, in
brevissimo tempo se ne vidde l'estintione totale di uomini
e donne ».

Altrove dice che furono 15,000 le vittime di questa
eresia (1).

(1) L'anonimo del cod. Urbinate della Vaticana, n. 1638, ha veduto certamente
atti di archivio. Qui cita l’ Indice. Lo cita anche nel cod. precedente n. 1637, carte 356,
richiamandosi alla Relatione che fa V Indice. È detto anche l’ Indice di palazzo Vati-
cano (cod. 1638, carte 459) e Relatione all’ Indice (c. 411 t.). Cita anche le Memorie dî
Palazzo. Facilmente vide indici e compilazioni dell’ Archivio Segreto pontificio. Ma
si affida anche ad autori, e nomina il Ceccarelli, il Platina e il Bibliotecario. Fa una

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 245

it me n A e
L. FUMI

Checchesia di ciò, non è vero che le giustizie capitali
distrussero la setta; ché, per ritornare all Umbria, ve ne ri-
masero tracce lungamente. Infino a tutto il secolo XVI vi
si occultavano frati che sentivano allo stesso modo de’ loro
antichi confratelli intorno alla povertà evangelica, e non solo
non avevano abbandonato il vizio carnale, ma lo praticavano
con strani riti, profanando la religione cristiana.

Fu tutto vero, o fuvvi anche calunnia nel denunziare le
costumanze del barilotto o delle polveri che, a ricordarle, fa-
rebbero arrossire, se, al dire di Tertulliano, la verità non ar
rossisse che del non essere conosciuta ? (1).

Non è qui il luogo di entrare in questioni che pur si

tengono per mano; ma, giunti al termine del nostro studio,

strana confusione di nomi e di date: confonde Clemente VI con Clemente V: mette
Giovanni XXII in Roma, quando non si mosse mai da Avignone, e una volta lo manda
a Marino: nomina persone e vescovati che non esistevano. Non è quindi una compi-
iazione da consultarsi; e può citarsi solamente a titolo di curiosità per raffronti con
notizie congeneri autentiche.

(1) V. Archiv., IV (an, 1888), p. 111, 117, Il p. Ehrle parla del processo (1466) con-
tro i fraticelli delle March? e d' altri luoghi che si radunavano in Assisi per il per-
dono del primo agosto, come solevano radunarsi ora in un luogo ora in un altro ad
esercitare insieme i loro turpi riti (V. Cod. Vat. 412):

« Interrogatus Franciscus de Maiolata hereticus de opinione fratechulorum su-
per articulo de barilotto dicit: quod quando erat iuven et erat tunc decem vel duo-
decim annorum et reperit se bis in loco prope Maiolatam in uno fossato in una Eccle-
sia, et nunc est destructa, ubi, dicta missa, in nocte, ante albam, extinguebantur
lumina et dicebant ista verba, vid: Stegni la lucerna, avelamo ad vita eterna, alle-
lwia, alleluia: chiunque homo se pigli la soa. Interrogatus postea quid ipse fecit et
si carnaliter cognovit aliquam, respondit, quod erat iuvenis, et quod invenes exibant
ecclesiam, et quod alii remanebant adulti et cognoscebant mulieres carnaliter inibi
astantes et quod faciebant baptisterium et rumores fiebant, sicut fit in die veneris
Sancta. — Interrogatus de pulveribus, respondit, quod de illis ratis in sacrificio ca-
piunt infantulum, et facto igne in medio, faciunt circulum et puerulum ducunt de
manu ad manum, taliter quod desiccatur, et postea faciunt pulveres et de illis pulveri-
bus ponunt in flascone vini, et post missam finitam omvibus interessentibus in missa
ant de illo vino illius flasconi unicuique semel ad bibendum, loco communionis. Et
ipse Franciscus bis fuit et bis bibit dum in missa interfuit ».

Dal processo detto (1466) risulta che ancora esisteva la setta de’ fraticelli, o po-
veri di Cristo o apostolici come si dicevano anche, e ritenevano: eretico Giovanni
XXII ed eretici tutti i successori perché non revocarono le sue costituzioni: Papa e
preti simoniaci, perché conferiscono benefizi e celebrano dietro denaro: non esser
lecito a preti confessar in peccato: non potere assolvere: preti per male opere deca-
duti dalla loro giurisdizione.

MERE I TT
da n f

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. DAT:

concludiamo, che le notizie da noi raccolte sulle fonti originali
per dare una immagine fedele della condizione dell’ Umbria
dal 1320 al 1330, ci rivelano principii di libertà politica e
principii di libertà religiosa venuti in contrasto come I' ideale
col reale. Pregiudizi e superstizioni, licenza di costumi, la
forza e la violenza sostituite al diritto, arbitrio e abuso nelle
esazioni, giustizia manomessa, sistema di legislazione penale
a base di composizioni, scomuniche e interdetti messi. nelle

o II s; au ar.

y

nope

mani degli ufficiali minori anche contro a vescovi, abati e
abbadesse; il diritto del primo occupante consacrato dalla
santa Sede erano cose da accagionare ai tempi, rozzi ancora

e indisciplinati, più che a colpa d'istituti e persone. Se noi
troviamo nei Registri della Camera ducale di Spoleto con-
dannati gli ebrei a girare per tutte le chiese nudi, il solo capo
coperto di mitra ignominiosa, egli è per l'uso inveterato di
consuedini locali, cui servi a temperare, in questo caso, la
commutazione in denaro, perché il riscatto non si otteneva
che con forte somma; ma non cosi le lievi multe, con cui
tassavansi preti e monaci scandalosi, servivano a migliorarne
il costume scorretto. Ed è appunto nel costume scorretto di
una parte del clero che il moralista ritrova la cagione prin-
cipale della ribellione nell’ Umbria; poichè il clero costituiva
la classe dirigente e dava gli elementi per il. governo delle
città. Contro sì pessimi esempi il Papa levava la voce e de-

plorava apertamente la corruzione pubblica. Si diceva ferito
al cuore, sentendo di vescovi implicati in fatti di sangue,
laddove da essi doveva venire (come osservava) pace ai sud-
diti e correzione. Fulminava simoniaci e ribelli, senza riguardo
a persone; e se rimise la pena della scomunica al vescovo
di Foligno, vi fu indotto dalla considerazione dell’opera di
lui per ricondurre la città alla quiete e all’ obbedienza. Ebbe
pure severe parole di biasimo contro gli oppressori del po-
polo, contro quei governatori francesi che non avevano mi-
sura nell’ aggravare i balzelli e nelle estorsioni, altra causa
delle sommosse. Condannò le sette e società segrete, focolare

TUASIXENREDEK Nt Das V

TOTCURMERTUR atua?
248 L. FUMI

-I

dell'eresia e della ribellione insieme. Erano esse che minac-
ciavano di infrangere la compagine della unità cristiana,
in religione; della unità guelfa, in politica, portando l'anar-
chia sociale. Si giovarono del disordine i Signori per tentare
di contrapporre nei dominii della Chiesa la loro autorità;
ma piü che la tirannide di un solo, prevalse la tirannide di
una parte sull'altra sotto le apparenti forme municipali;
perché le tradizioni antiche del Comune ancora eccitavano
e illudevano il popolo. Alla novità politica si associa la no-
vità religiosa, come sempre nei periodi di grandi crisi mo-
rali; perché la religione è l'espressione più profonda della
coscienza della umanità. Gli intolleranti e i fanatici perdono
di vista il vero: da una parte e dall'altra si esagera, si ca-
lunnia, si disordina. Ma il pensiero di Sigeri e di Gioacchino
di Fiore, di Michele da Cesena e del Clareno, di Marsilio da
Padova e dell Olivi incontrandosi nella mente di Dante, il
maggior genio del suo secolo, si armonizzano insieme; tanto
che Dante, annoverato fra coloro
« che nel capestro a Dio si fero amici »,
(Purg. XII)

in mezzo ai bollori per la regola francescana, riconosce,
equanime,

« che uno la fugge ed altro la coarta ».
(Par. XII)

Egli proclama la libertà, collocando Gioacchino accanto a

San Bonaventura, Sigieri accanto a San Tommaso, in pa-
radiso. E la coscienza nazionale italiana che è essenzialmente
conciliatrice, colloca, alla sua volta, l austero Poeta, il pen-
satore indipendente nella basilica d'Assisi, per Giotto; e
in Vaticano, accanto ai Padri e ai Dottori della Chiesa uni-
versale, per il pennello dél grande Urbinate, nell’ adorazione
del massimo mistero della Fede: scuola a noi per intendere
il concetto morale dell’ Alighieri; esempio per seguirlo.

L. FUMI.

ACDVODTRRTEOMO e mut

TURCIUMMPyaNQTT DT
PE

TUeUyaemuna

I. [1321], agosto 26.

Giovanni XXII
all'Abate di S.
Pietro e alletto-
re de' Minori in
Perugia.

Ha risaputo
che Pietro « Mi-
ni », dimesso l'a-
bito dl Minore,
ito vagabondo, e
unitosi con gli
scismatici di Si-
cilia, carcerato,
poi messo in li-

ertà, aveva
sparlato della S.
Sede ed era nuo-

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC.

DOCUMENTI

APPENDICE VI.

Arch. Segr. Vat.
Secret. Joann. XXII. 'T. V, c. 398 t.

Contro frate Pietro « Mini » da Siena.

Dilecto f. Hugolino abbati Monasterii Sancti Petri
et Matheo Ungari lectori fratrum Ordinis mm.

Pervenit nuper ad nostri apostolatus auditum, quod
Petrus Mini de Senis Ord. ffr. mm. dudum sui Ord. ha-

5 bitu, non absque magna temeritate dimisso, per mun-

dum, vagabundus, in anime sue periculum dictique Ord.
et multorum aliorum perniciem, instigante humani ge-
neris inimico, discurrens, ad quosdam fratres, qui eiu-

sdem Ord. fuerant scimaticos, excomunicatos et a Sede

vamente in pri- 10 Apost, dictoque Ord. reprobatos in Insula Sicilie commo-

gione.

Supplicato per
la libertà di lui,
ordina un'inchie-
Sta.

2

25 et mandamus, quatinus per vos vel alium seu alios

[911

(=)

rantes seu latitantes, se trastulit, diutius conversando
cum illis, aliosque diversos excessus, qui non possent
brevi cedula comprehendi, si recitarentur per singula,
nichilominus commictendo ; ac deinde, postquam de car-
ceribus nostris, quibus detentus, suis demeritis exigen-
tibus, apud Sedem predictam, fuerat, liberatus extitit
multa, falsa et mendosa in detractionem Sedis eiusdem,
labiis suis laxata licentia, in diversis locis Thuscie pro-
tulit, temerariis ausibus, ac etiam divulgavit. Cum
autem pro eiusdem Petri liberatione, qui eorum considera-
tione, que contra Sedem obloquendo predictam dicebatur
temerarie commisisse, captus, in illis partibus, carcerali
custodia detinetur, nobis fuerit cum instantia suppli-
catum, discretioni vestre per ap. scripta commictimus


p ——— - ——

Richiamata la
lettera preceden-
te, ordina il pro-
cesso contro il
detenuto suddet-
to sugli articoli
dell' accusa.

JL. FUMI

super predietis omnibus ef singulis summarie. efc. veri-
tatem diligentius inquirentes, inquestam, et quiequid
inde feceritis seu repereritis nobis referre fideliter, ut
ordinare valeamus, quod nobis expediens super hiis vi-

30 debitur, studeatis.

Dat. Avin. vis Kal. sept. an. x (1).

Abbati Monasterii S. Petri et lectori ffr. mm. Perusin.
Pridem vobis nostras litteras per quas inquiri man-
35 davimus contra Petrum Mini de Senis o. ffr. mm., qui
occasione quorumdam excessuum per ipsum asseritur
commissorum detinetur in eis partibus carceri mancipatus
meminimus direxisse. Sane quia certi articuli nobis
sunt traditi contra eum, volumus vob'sque mandamus,
40 quatenus super eisdem articulis, quos vobis presentibus
interclusis mittimus, forma litterarum predictarum super
aliis in omnibus observata, veritatem inquirere cum di-
ligentia studeatis.
Dat. Avinion. x Kal. decembris (an. x1) (2).

Tenore degli 45 Tenor vero dietarum lieterarum talis est :

articoli.

In primis quod idem frater P. ante quam venisset
ad R. C. Avinionen. dixit quod non penitebat eum
ivisse ad apostatas scismaticos et excomunicatos de Si-
cilia et quod nollet non ivisse.

90 It. quod dixit quod, postquam recessit ab illis,
numquam sciverat quid esset bonum, nec quid esset
Spiritus.

It. dixit quod dicti apostate et scismatici non erant
excomunicati apud deum, quamvis essent excomunicati

55 per Ecclesiam.

It. dixit quod quando recedebat de Curia versus
Tusciam dixit, quod ibat tunc missus per d. Papam ad
diversas provincias ad inquirendum super statu et factis

(1) EUBEL, Op. cit. 305.

(2) EUBEL, Op. cit. 312.

pet torem sen saco
II. [1328], luglio 4.

Al Legato.

Lando aveva
esposto come, in
Toscana, nel Du-
cato e nella Mar-
ca avesse servito
fedelmente la
Chiesa senza ri-
sparmio della
personasua: Bar-
gello in Firenze,
era stato con-
dannato per fau-
toria d’eretici,
perché minacciò
il rogo all’ Inqui-
sitore se non a-
vesse revocato il
processo contro
Giovanni Ma-
chiavelli e non
avesse sospeso
l’altro contro
Rollandino Gal-
luzzi Vicario di
re Roberto.

60

Qx

10

15

25

ERETICI E RIBELLI NELL' UMRRIA, ECC. 251

o. mm. ae ffr. et cum illa inquisitione erat statim vedi-
turus d. papam.

It. dixit quod auctoritate papali poterat in dieto or-
dine ubicunque volebat stare.

It. dixit quod d. papa alias miserat eum Tholosam
ad quedam magna negotia pertractandum. (Ivi, t. vr,
e. 25 t.).

Com. Joan. XXII. par. II, t. XXIX, c. 520.
Per Lando « Bichi » di Gubbio.

Dilecto filio Johanni saneti Theodori diacono cardi-
nali A. S. legato salutem. Accedens ad ap. Sede Lan-
dus Bichi civis Eugubinus sua nobis petitione monstravit,
quod ipse in provineiis Tuscie, ducatus Spoletani et
Marchie Anconitane obsequiis S. R. E. duxit devote et
fideliter insistendum personam suam diversis periculis
exponendo, et quod dudum ipso existente Barisello Com-
munis Florentie et officium huiusmodi contra rebelles
E. exereente, quondam Antonius de Aretio o. ffr. mm.
Inquisitor heretice pravitatis in 'Tuscia, asserens quod
dietus Landus, dum dieti Bariselli officio fungeretur,
Grimaldo de Prato eiusdem ord. Inquisitori prav. her.
mortem fuerat comminatus, nisi quendam processum,
quem dietus Grimaldus faciebat contra Johannem Mal-
clavelli clericum florentinum revocaret, et quod etiam
dietus Landus eisdem Grimaldo et suis nisi cessarent a
sindacatione seu inquisitione, quam. faciebat contra Rol-
landinum de Galluciis civem Bononiensem tunc Vicarium
florentinum pro carissimo in Xpo filio nostro Roberto
Rege Sicilie illustri, combustionem fecerat comminari,
et quod notarius dicti Inquisitoris, ut procuraret sibi acta
inquisitionis predicte contra dictum Rolandinum habite,
captivaret eundem Landum, tamquam fautorem hereti-
corum, de fautoria huiusmodi condempnavit, ipsum penis.
subiciens contra fautores hereticorum expressis in iure,
quamquam idem Landus asserat quod premissa fecerit
h5

952 L. FUMI

Aveva fatto non in contemptum clavium vel offieii inquisitionis eiu-
tutto questo per s n1;
cagioni d'ordine sdem, sed tamquam zelator status pacifici et tranquilli
pubblico.

civitatis prefate et devotorum E. consistentium in eadem

39 et ne ex dictis processibus in dicta civitate gravia scan-
dala orirentur vel perverteretur status civitatis ipsius.
cum dicti Rolandinus et Johannes essent devoti eiusdem
et amici Regis prefati. Quare prefatus Landus nobis
humiliter supplicavit ut eum et heredes ipsius a predietis

n : 35 et quibuscumque aliis processibus factis et habitis contra
eum et heredes ipsius occasione predieta, nec non a
penis et sententiis quibuscumque a jure probatis seu

Gi Papa ordina quomolibet promulgatis absolvere eosque totaliter liberare
ac plene in integrum restituere ad omnes honores et

40 status, ita quod nulla sibi et eisdem heredibus propterea
in iudicio vel extra posset exceptio obici vel obstacu-

it! lum interponi de A. S. clementia dignaremur. De
tue cireumspectionis industria in hiis plenam in domino
fiduciam obtinentes, discretioni tue presentium auctoritate
45 commissimus, quatenus super premissis, attenta devo-
tione Landi prefati, facias quod videris expedire, con-
trarios per censuram ecclesiasticam appellatione postpo-

sita compescendo, non obstantibus efc.

Dat. Avinion. nij nonas Julii, anno duodecimo.

III. [1328], settembre 20 24. ^ Secret. Joan. XXII, t. VII, c. 41, 44 t.

Contro Pietro « de Calciata ».

ju ROO del Johanni de Amelio Rectori Spoletan.
uc è
Gli ordina di Quia in processu, quem contra.. abbatem monasterii

rimettere all'Au-

ditore della Cu- S. Eustacii de Vallecastoriana Spoletan. dioc., qua au-
ria le giustifica-

zioni del proces- — etoritate vel cuius commissionis vigore processeris, ex
‘so contro l'Abate

di S. Eustachio 5 quibus causis et aliis impugnatur multipliciter mentio
impugnato per du

forma. non habetur expedire tibi credimus, ut auditori deputato

in Curia Romana supér hoc fidem facias, et defensiones
super justificatione dicti processus, si te in eo juste
processis se eredideris, mittere non posponas, nobis quic-
Si meraviglia
che non gli abbia
risposto nulla
sull’affare dei re-
ligiosi arrestati;

nonchè per il ri-
tardo frapposto
ad eseguire la
giustizia contro
Pietro eretico
suddetto.

Allo stesso.

Si meraviglia
e si duole che

non abbia ancora €

eseguito la giu-
stizia contro il
detto Pietro, pre-
dicatore ostinato
contro le costitu-
zioni pontificie e
sostenuto nelle
carceri, special-
mente perchè si
sospetta di lui,
rettore, non fos-
se fautore e ri-
cettatore di ere-
tici, :

m
(>)

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 253

10 quid in hac parte gesseris quam tocius rescripturus.
Preterea non suffieimus admirari, quod ad litteras no-
stras, quas tibi pridem super captione quorumdam re-
proborum religiosorum varios errores et hereses in hiis
partibus disseminantium una cum nonnullis aliis litteris

15 destinasse meminimus, quamvis de illis quibuscunque
alis litteris nostris missis tunc cum illis nobis men-
tionem postea feceris, nichil nobis duxeris responden-
dum. Nec minus mirandum est insuper, quod cum ille
hereticus vocatus Petrus de. Causada (sic) dicatur in

20 suis heresibus et erroribus pertinaciter persistere, nec
ab illis velle quomodolibet resilire, qualiter tantum dif-
fertur ministrari justitia in hac parte; quare super
predictis, circa que te solertem adhibere diligentiam
expedit, nobis quid egeris rescribere celeriter non om-

?5 mittas.

Dat. Avin. xiJ Kal. octobris, an. xir.

Eidem. — Cum tibi per nostras litteras dudum de-

30 dimus in mandatis, ut adversus Petrum Calciate tuis
detentum carceribus, qui contra constitutiones nostras
et specialiter illam que incipit Cum. inter nonnullos pu-
blice presumpserat predicare, in predicatione ipsa per-
tinaciter persistendo, multaque alia dixerit et dicebat
35 per que manifestus hereticus apparebat, procedere iuxta
sanetiones canonicas procurares, tuque quid super pre-
dietis egeris nobis intimare postmodum non curans, de
quo miramur non immerito plurimum et turbamur, pre-
sertim cum nonnulli te fautorem et illius ae similium
receptatorem existere nobis per suas litteras intimarunt,
tibi districte precipimus et mandamus, quatenus sic in
exhibenda justicia et insinuacione nobís facienda super
hoe te reddere studeas solicitum et attentum, quod per

subsequentem diligenciam pretacta negligencia et ex
45 eadem contra te suborta suspicio debeant aboleri, sciturus

quod si in premissis negligens fueris vel remissus, nos

puniti ot gr siii id ti

rt
Spoleto e al Ret-
tore del Ducato.

Ordina che
Pietro, carcerato
e ostinato come
è nelle eresie, e
ricusandosi di ri-
tornare all’unità
della Chiesa, sia
sollecita mente
giudicato e puni-
to.

Al Vescovo
e all'Abate di S.
Pietro in Peru-

; gia.

(2) EUBEL

L. FUMI

inultam tam plectibilem non intendimus negligenciam

preterire. Us. (1).

Al Vescovo di 50 Episcopo Spoletano et Johanni ducatus Spoletani de

Amelio Rectori.

Cum, sicut accepimus, Petrus Gloti dictus de Calciata,
qui ab ordine ffr. mm. apostatasse dicitur et de erimine
heresis existere multipliciter irretitus, in tua, frater

55 Episcope, civitate vel diocesi nostris teneatur carceribus
mancipatus, nos de ipso, qui, ut asseritur, in suis pessimis
heresibus et erroribus perdurans pertinaciter, resilire ab il-
lis et ad unitatem E. redire recusat, [volentes] exiberi ju-
stitie complementum, discretioni vestre per ap. scripta

60 commictimus et mandamus, quatenus ea solerti adhibita in
hae parte diligencia, que debet in negotio fidei adhiberi,
inquisitiones, que contra ipsum super dietis heresibus
et erroribus, aliisque scismatis et heresis crimina tan-
gentibus, de quibus respersus fore dicitur, facte fuerint, in

65 statu quo eas repereritis resumentes easque complecten-
tes, si qua forsan zestarent de illis complenda, seu de
novo adversus eum, veritatem, sieut vobis expediencius
videbitur, super predictis et eorum singulis inquirentes,
ad correctionem et punitionem eiusdem heretici, secun-

70 dum sanctiones canonicas, sic celeriter et fideliter pro-
cedatis, quod inde possit et debeat vestra circumspectio
merito commendari, nobis quicquid super hiis feceritis,
quantocius rescripturi.

Dat. Avinion. vir Kal. octobris, an. xii (2).

IV. [1328], dicembre 2. Ivi, n. 117, c.. 42 t.

Contro fra Umile.

Epo. Perusino et Abbati Monasterii S. Petri Perusini.

Etsi grave gerat Sedes ap. quorumlibet trasgressorum

excessus, illis tamen provocatur vehementius, qui a per-

(1) EUBEL, op. cit., 360.

, op. cit., 361.

emo
TR ey icm

Accennate le
sentenze emana-
te contro Miche-
le e suoi seguaci,
Sottopone a pro-
cesso frate Umi-
le, custode nella

rovincia di S.
rancesco, che
nel Capitolo di
Perugiaealtrove
si fece a diffa-
marle, minac-
ciandolo della
degradazione.

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 255

sonis religionem professis, a quibus honorari deberet man-

5 datorum observancia, committuntur. Nuper siquidem, fama
seu infamia pocius publica referente, ad nostri aposto-
latus pervenit auditum, quod licet. nos dudum contra
Michaelem de Cesena, olim ffr. mm. generalem Ministrum,
certum processum habuimus, per quem ipsum suis gra-

10 vibus culpis et excessibus detestandis exigentibus, exco-
municationis innodavimus sententia et etiam declara-
vimus innodatum, ipsumque ab officio Ministeriatus dicti
Ordinis privavimus, et ad gradus, honores et status ac
beneficia quecumque eclesiastica obtinenda reddidimus
15 inhabilem et indignum, dietumque processum et contenta
in eo fecimus tam in illis, quam diversis aliis partibus
publicari, ne, fratres eiusdem ordinis aliique fideles per
astutias, fraudes et calliditates dicti Michaelis et eius
complicum et sequacium cireumveniri valerent quomodo-
20 libet, publicari et moneri ministros, custodes, guardianos
aliosque fratres ipsius ordinis sub excomunicationis in
personas et interdicti in ecclesias et loca ipsorum ac de-
positionis ab officiis et inhabilitationis ad quoscumque
honores, dignitates, gradus et status ecclesiasticos penis
25 et sententiis, quas, non obstantibus quibuscumque privi-
legiis apostolicis sibi vel Ordini suo sub quacumque
forma vel expressione verborum concessis, que quoad hoc
nulli volumus suffragari eos qui contra monitionem hu-
iusmodi aliquid attemptare presumerent, incurrere volu-
30 mus ipso facto, ut nulli dictum Michaelem excomunicatum
etc. haberent efc. pro ministro efc. sed tam ipsum, quam
dictos complices, velut excomunicatos aut de heresis et
scismaticis suspectos criminibus potius evitarent, tamen
Humilis, custos fratrum eiusdem Ordinis in provincia S.
35 Francisci ad illicita et inconsulta dilapsus, tam in Capi-
tulo suo dudum celebrato Perusii, quam in locis diversis
aliis multa contra tenorem processus et monitionis predi-
ctorum adherendo dicto Michaeli ac in ipsius suorumque
complicum, nec non rebellium hereticorum ac scismati-
4 corum commendationem et favorem, diffamationemque ac
detractionem predieti processus et contentorum in ipso

ero Satta

rm gr
V. [1330], gennaio 21 - luglio 24.

L. FUMI

dixisse, procurasse ae fecisse, non sine suspitione ve-
hementi heresis ac scismatis eriminum, dicitur in divine
maiestatis offensam, ap. Sedis contumeliam et contemptum,
45 suique Ordinis opprobrium et salutis proprie detrimentum.
Nolentes itaque, sieut. etiam nec debemus, excessus
huiusmodi relinquere, si eis suffragetur veritas, incorre-
ctos, discretioni vestre per ap. scripta committimus et
mandamus, quatenus super predictis et ea tangentibus
50 summarie etc. veritatem diligencius inquirentes, prefatum
Humilem, si eum culpabilem repereritis in hac parte, ex-
comunicationis, depositionis et inhabilitationis penas de-
claratas incurisse predictas, ipsumque alias, iuxta sanc-
tiones canonicas, etiam ad degradationem, si hoc delicti

‘55 qualitas exegerit, procedendo, taliter corrigere ac punire,

non obstantibus supradictis, studeatis, quod talia vel si-
milía non attemptet de cetero, ac aliis eius exemplo pre-
teritis merito precludatur aditus in similibus delinquendo,
nobis quiequid inde feceritis fideliter rescripturi.

60 Dat. Avin. my Non. decembris an. xi (1).

Ivi, T. III, e. 75.

[1331], febbraio 24 - [1332], giugno 12.

Lettere di Giovanni XXII relative al processo contro Todi e

re.

All’ Inquisito-

(1) EUBEL, op. cit., 364.

Amelia.

Bartholino de ordine ffr. mm. Inquisitori heretice pra-
vitatis in provincia b. Francisci efc.
Tua nuper insinuatione nobis innotuit, quod, cum
adversus nonnullos, qui viris illis perfidis Ludovico de
5 Bavaria et Petro de Corbario hereticis et scismaticis fa-
verunt ac ipsorum velalterius eorumdem complices, de-
fensores, consiliatores, adherentes et sequaces fuerunt,
tanquam vehementer suspectos seu respersos de heresi et
scismate intenderes procedere, iustitia exigente, nec ad

quce
not, ca Seri cerato

Non essendo 10 ipsos in terris rebellium Dei et E., sicut asseritur, tutus |

sicuro l'accesso

nelle terre dei pateat aditus pro citationibus ratione criminum huiusmodi
ribelli per le ci-

tazioni contro i — faciendis, nobis humiliter supplicasti, ut providere de o-

seguaci del Ba-

VOS del Cor- portuno in hac parte remedio dignaremur. Nos itaque,
ra,

qui negotium fidei, ubique ad honorem Dei et augmentum '

15 fidei eatholice cupimus, auxiliante Domino, prosperari,
nolentes, quod, propter hoc, Inquisitionis negotium valeat
in hae parte, quomodolibet impediri, faciendi adversus
eos et eorum singulos, quotiens super predictis vel ea
quomodolibet tangentibus tibi oportunum extiterit, tua-

20 rum citationum edictum publice in locis solemnibus, de

dichiarasi suff- ^ quibus verisimile, quod ad eos citationes huiusmodi per-

ciente la pubbli-
cazione di editti. venire valeant, plenam discretioni tue facultatem tenore

in luoghi solen-

ni. presentium elargimur; volentes ac etiam decernentes,
quod edieta citationum huiusmodi perinde valeant, cita-
25 tosque apprehendant et arctent, ac si eis facta presentia-
liter et intimata solemniter extitissent, quacumque con-

stitutione in contrarium edita non obstante.

Datum Avin. xir Kal. februarii an. xiv (1).

30 Legato. — Nuper fidedigna relatione percepto, quod
dil. fil... Inquisitor heretice pravitatis in partibus Thu-
Scie auetoritate apostolica deputatus adversus nonnullas
singulares personas Civitatis et districtus Tudertin. velut
de heresi et scismate seu fautoria hereticorum et scismati-
3 corum respersas vel suspectas diversos processus habuit, iu-
stitia exigente, prefato Inquisitori per alias litteras no-
stras mandamus, ut processus eosdem omnes et singulos
tibi studeat exhibere, ut per se, iuxta tuum consilium
aut tecum, prout fuerit magis expediens, procedere valeat
40 in hac parte. Quo circa discretioni tue per ap. scripta
mandamus, quod visis processibus huiusmodi tibi per
Inquisitorem exhibendis predictum, procedi, sicut ex-
pedire negotiis predictis cognoveris et iuris equitas sua-
serit, ulterius facias aut una cum ipso in hac parte pro-

(1) EUBEL, 456.

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 251

ir ino nat TONS
L. FUMI

45 cedere non omittas, nobis, quiequid actum super premis-
sis quomodolibet extiterit, nichilominus rescripturus.
Dat. 1v idus julii, anno xrv (T. 115, p. II, c. 17) (1).

All’ Inquisito-
re.

Inquisitori. — Cum, sicut aecepimus, adversus non-
30 nullas singulares personas Civitatis et distrietus Tuder-
tini, velut de heresi et scismate seu fautoria hereticorum
et scismaticorum respersas vel suspectas diversos pro-
. .Ordinagli di — cessus habueris, justitia exigente, discretioni tue per ap.
Inviare 1 proces- -
.Si fatti contro scripta mandamus, quatenus processus eosdem omnes
varie persone di — i ; : - ;
dh, al Card. 5» et singulos dilecto filio nostro Johanni de Sancto Theo-
egato.
doro diacono cardinali ap. Sedis Legato exhibere procu-
res, ut per te, iuxta dicti Legati consilium, aut una cum
ipso, cui super hiis per alias nostras litteras scribimus,
ulterius procedere, prout rationis equitas dictaverit et
60 negotio fidei fuerit expediens, valeas in hac parte.
Dat. Avin. rJ id. Junii, an. xmj (T. vi, c. 17).

Anche al Rettore che proceda insieme coll Inquisitore.

Al Legato. Legato. — Processum per nos contra Tudertinos

65 habitum ac licteras tibi directas super executione pro-
Giovanni XXI cessus eiusdem, nec non litteras clausas certis personis
gli rimette. il

processo contro de Tuderto exortatorias (quod ad devotionem redeant et
Todi, le lettere

MAE È E Civitatem procurent reducere Tudertinam, iuxta formam
Todini. quam cedula continet presentibus interclusa) directas,
70 tue providencie destinantes, volumus quod super pre-
dictis, prout expedientius cognoveris, procedere studeas
diligenter. Nos tam de processibus per dilectum filium
Inquisitorem heretice pravitatis contra eosdem Tudertinos
habitis, quos tibi per alias licteras etiam assignari man-
79 davimus, quam de hiis que agi quomodolibet contigit, in
premissis redditurus nichilominus certiores.
Dat. Avin. 1j id. Julii, an. xig. (T. vij, e. 17 t.).

Al)’ Inquisito-

A Inquisitori heretice pravitatis in provincia S. Fran-

80 cisci auctoritate apostolica deputato. — Seripsisse tibi

(1) EUBEL, Op. cit., 469.

Ld

V a RIPE a. SACHE an
A GRIP CT

Non ha rice-
vuto il processo
contro i Todini:
i ds a chieder-
0.

Scriverà di
nuovo al Legato
di non portargli
impedimenti.

A] Legato.

Con meraviglia

€ dispiacere ha
sentito che egli
non favorisce
l’ Inquisizione,
anzi ne impedi-
sce l’ ufficio, spe-
cie nel fatto di
‘Todi e di Ame-
lia.

Gli ordina di
assistere di con-
sigli e di aiuti
zli — Inquisitori
della sua lega-
zione.

All’ Inquisito-
re.

Ha sentito che
i procuratori del
Comune di Todi
si erano recati
avanti al Legato
per volersi sotto-
mettere.

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 259

meminimus, ut processum contra Tudertinos habitum no-
bis curares in forma publica destinare, quod, licet te fa-
cturum nobis seripseris, nil fecisti; ideoque tue pruden-
tie districte. precipimus et mandamus, quatinus hoc, su-

oo
c

5 blata cunctatione qualibet, studeas adimplere. Rursus di-
lecto filio nostro Johanni S. Theodori diacono cardinali
ap. Sedis Legato scribimus, ut te permittat tuum officium

libere exequi, tibi assistens consiliis et auxiliis oportunis, -

curet provide abstinere ne tibi impedimenta per se vel
90 alium ingerat quominus libere exequaris. — xj Kal.
martii, an. xv (Secret. Joan. xxi, t. vi, c. 147).

Legato. — Admiranter et displicenter percepimus
quod favorem, quem officium Inquisitionis, scilicet, he-

e
[3

5 retice pravitatis, presertim ab officialibus apostolicis exi-
git, tua discretio non impedit, immo, quod est gravius,
impedimenta diversa vigerit, ne hii, ad quos pertinet,
suum officium debite exequantur, quod in facto Ame-
liensium et Tudertinorum, est specialiter, ut dicitur,

100magis notum. Cum itaque expediat, quod rerum of-
fieia non turbentur, sed quod suo contentus officio qui-
libet alium uti suo permittat libere, sibi assistens, non
usurpans, mutuo consiliis et auxiliis oportunis, eidem
diseretioni tue precipimus et mandamus, ut dilectis filiis

l»Inquisitoribus eiusdem pravitatis tue legationis ubi suo
permittas officio libere, eisque assistere, ut id efficacius

exequi valeant, non omittas. — vi Kal. martii, an. xv.

Bartholomeo Ordinis ffr. mm. Inquisitori heretice pra-
lOyitatis in partibus Tuscie auctoritate apostolica deputato.
Pervenit nuper ad nostri apostolatus auditum quod,
quidam procuratores et syndici Com. et pop. Civ. Tuder-
tine pridem ad dilecti filii nostri Johannis S. Tehodori
diac. card. ap. Sedis legati presentiam accedentes, vice ac
ll5nomine predictorum Com. et pop., nec non cleri et singu-
larum personarum eiusd. Civ. et dioc. Tudertine coram
ipso Legato proponere annuerunt, quod predicti Com. et
pop. et singulares persone tam ecclesiastice quam secu-

JU m aA in Aa

m m

nor

NONU 7
L. FUMI

lares Civ. et dioe. predictarum ad nostram et E. R. de-

120votionem et obedientiam, a quibus temporibus aliquibus

temere deviarunt, redire humiliter intendebant, ac deinde
suo procuratorio seu syndicatu exhibito coram eo, ut su-
per rebellionibus aliisque gravibus excessibus et crimi-
nibus per eosdem Com. ae pop. singularesque perso-

125nas contra nos et E. memoratam fidemque catholicam

Ma nasconden-
do un inganno,
indussero in er-
rore il Legato
che li assolse.

commissis hactenus, nec non processibus, penis et sen-
tentiis, quibus propter premissa subiacebant, remissio-
nem et absolutionem obtinerent, sed potius fraudolenter
subriperent subprimendo que debebant exprimere et omit-

130tendo que tenebantur et debebant facere, minus plenam

quinimmo factam et fraudulentam obedientiam, per quam
Deo et E. Sancte honor non impendebatur, nec animarum
saluti consulebatur ipsorum, eidem legato nostro et E.
memorate nomine duxerant offerendum, quam idem Le-

135patus non advertens astucias et calliditates ipsorum, sed

ductus, sicut indubie supponimus, pia intentione et receta,
nostro et E. predicte nomine recipiens, remissis per te sibi
et resignatis processibus, monitionibus, mandatis et sen-

tentiis, per te ac dilectum filium servum Dei Ord. ffr. mm.

Gli ordina di 140tuum in officio Inquisitionis heretice pravitatis collegam,

riassumere i pro-
cessi.

habitis et factis quomodolibet contra Com. pop. e£c. supradi-
etos Com. etc. a quibuscumque processibus e£c., reservatis
tamen ante omnia et salvis nostris beneplacitis et manda-
tis, absolvit interdictum, cui dieta subiacebant civitas e£c.,

M5mandamus quatenus contra dictos Tudertinos reassumas

‘A frate Barto-
lommeo di Peru-

processus etc. vi Kal. aug. a. xv (T. vu, c.104 t.).

Bartholomeo de Perusio ord. ffr. mm
Dudum tibi Inquisitori heretice pravitatis in partibus

gia. 150Tuscie auctoritate apostolica deputato procedendi contra Tu-

Quando occu-
pava l’ ufficio
dell’Inquisizione,
eseguendo gli or-
dini del Papa, a-
veva istruito il

rocesso contro i
odini e loro a-
derenti; fino alla 1
sentenza definiti-

va.

dertinos eisque adherentes nobis et E. R. rebelles iuxta pri-
vilegia officio Inquisitionis concessa et alias sub certa forma
dedisse meminimus per nostras litteras potestatem, prout
in ipsis litteris plenius continetur. Quarum auctoritate,

sosicut per tuas pridem nobis litteras intimasti, fuit per te

usque ad calculum sententie diffinitive processum. Verum

PET Lapp

LINE TIT IE
rana

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. I 261

quia dil. fil. Geraldus Othonis ffrr. mm. generalis mi-
nister te interim ab officio Inquisitionis huiusmodi revo-
cavit, ad prolationem eiusdem sententie procedere nolui-

160sti. Nos itaque nolentes, ut pretextu huiusmodi dicte sen-

tentie prolatio amplius differatur, discretioni tue efc. manda-

Tuttochè revo- mug, quatinus, premissa revocatione nequaquam obstante,

cato dal genera-

le de' Minori da virtute dicte commissionis tibi facte per nos, quam etiam
detto ufficio, vuo-

16 eue PEODUDAI tenore presentium innovamus expresse, ad prolationem
sentenza. 3
lóósententie prefate procedere ratione previa non postponas.

Dat. Avin. rv Kal. jun. an. xvi (T. 116, c. 343) (1).

is Mi emarale Geraldo Ottonis ord. ffr. mm. generali ministro. —
Licet dilectum filium Bartholinum de Perusio ord. ffr.
VOmm. ab officio Inquisitionis sibi auctoritate apostolica in
ddr B beds partibus Tuscie commisso revocasse noscaris, quia tamen
A Ite Bartoli- ante revocationem huiusmodi contra Tudertinos eisque
adherentes usque ad diffinitive sententie calculum au-
ctoritate cuiusdam commissionis nostre processerat, sicut
175fertur, volumus ut, non obstante revocatione predicta,
ad eam proferendam procedere non posponat, et ideo
non mireris si ad hoc idem Bartholinus etiam post dic-
tam revocationem absque conscientia tua procedat. —
IJ Id. Junii, an. sextodecimo (Ivi, t. vi, c. 24 b.).

VI. [1330], marzo 15 [1331] novembre 2. Ivi, n. 116, c..58.
Contro Francesco d'Assisi.

Francisco episcopo Florentino et Guilelmo electo Lu-

cano.
,Al Vescovo di Intellectis que ille Franciscus (de Assisio) ord. min.
Firenze e all’ e-
letto di Lucca. per vos captivatus fatetur et offert, potius ea [conditione

Non crede sin- 5 proferentis attenta] reputamus fallacia et deceptoria, ut
cera la confes-

sione di France- — gie vid. correctionem effugiat debitam, quam quod ea
Sco e fatta per

S agaire la cor- corde proferat penitente. Volumus itaque ac discretioni

(1) EUBEL, Op. cit., 527.

/

pu MEME lia

v

op

d npn
etica

Si proceda, sep- 10
pure non si ven-
ga al giorno di
altro per cui
s'abbia da so-
spendere.

Al Vescovo
detto e all’ Inqui-
sitore.

20

Sa che il sud-
detto tu sostenu-
to nelle carceri
del Vescovo di
Firenze.

25

30

Poi pentitosi,
“1 era rimesso.

35

Se è vera la
sua contrizione,
si assolva, dietro
pubblica abiura,
da farsi per lui 40
in Firenze e in
Assisi.

(1) EUBEL, Op. cit., 404.

L.

FUMI

vestre mandamus, quatinus, premissis non obstantibus,
in eius negotio iuxta suorum excessuum exigentiam pro-
cedatis, nisi forsan alia, que vos lateant, super hoc vobis
occurrerint, que quidem nobis insinuari volumus, propter
que nobis pro meliori supersedendum a processu huiu-
smodi videretur.

Dat. Avin. idibus martii, an. xiv (1).

Francisco Epo. Florentino et Petro de Prato o. ftr.
mm. Inquisitori heretice prav. in provincia Tuscie aucto-
ritate apostolica deputato.

Tua nuper, frater Epe., relatione percepimus, quod
Franciscus de Assisio o. ffr. mm. ratione errorum he-
reticalium, quos ipse presumptione temeraria tenuerat,
asseruerat et tam verbo quam scripto contra fidem ca-
tholicam et S. Sed. ap. eiusque constitutiones, determi-
nationes et declarationes dogmatizaverat, multos alios ad
tenendum et credendum huiusmodi errores et hereses tam
occulte quam publice suis falsis suggestionibus et frau-
dolentis machinationibus inducendo, vestris diu extitit
carceribus mancipatus. Sed tandem ipsius mentalibus a-
pertis oculis, quos prius magnitudo scelerum huiusmodi
excecarat, predictos errores et hereses aliaque per ipsum
circa premissa commissa scelera seque turpiter errasse
super hiis cum dolore cordis et mentis amaritudine coram
vobis sponte confessus extitit in iudicio constitutus, ve-
niam et misericordiam nostram et eiusdem Sedis seque
reincorporari E. unitati et alias sue provideri saluti anime
lacrimabiliter et humiliter postulando. Nos autem pre-
missis plenius intellectis, quia illius vices in terris, licet
insufficientibus meritis, geramus, qui non mortem, sed pe-
nitenciam desiderat peccatorum, volentes eidem Franci-
sco, si vera sit eius contrictio, pietatis et misericordie januam
aperire, discretioni vestre per ap. scripta committimus et
mandamus, quatinus si dictus F., presente clericorum tam
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 263

religiosorum quam secularium et aliorum fidelium con-
gregatorum propter hoc in civitate vel dioc. florentina,
45 in loco tamen solenni et publico, multitudine copiosa, et
in eorum presencia lectis articulis, dietos errores et he-
reses, quos ipse tenuerat et dogmatizaverat, ut prefertur,
continentibus, ae eis ibidem expositis, ut intelligantur
clarius ab omnibus in vulgari plene sponte ac humiliter
50 eonfiteatur huiusmodi suos errores et culpas, eosdem er-
rores et hereses et aliam quamcumque dampnatam per
Sed. predictam heresim, secundum iuris formam, expres-
sius abiurando, profitendoque fidem catholicam ae con-
stitutiones, determinationes et declarationes predictas et
55 quemcumque dixerat, asseruerat, tenuerat seu dogmatiza-
verat verbo vel seripto quomolibet contra eas vel earum
aliquas vel ut falsa heretica et erronea revocando et ana-
thematizando expresse, ac se recepturum humiliter et
completurum efficaciter penitentiam sibi pro huiusmodi
9? commissis iniungendam corporali prestito juramento pro-
mittat, eundem unitati reincorporantes E., ab omnibus
excomunicationis suspensionis interdicti et inhabilitatis
penis et sententiis, quas propter predicta vel eorum aliqua
per iura seu processus apostolicos aut ordinariorum sive
65 constitutiones quascumque vel alias quomodolibet incur-
rerit, auctoritate nostra, iuxta formam E., absolvatis et
restituatis in integrum ad famam et statum cum eo super
irregularitate quam ex premissis vel aliquo eorum seu
ligatus predictis sententiis celebrando seu immiscendo se
70 illis contraxisse noscitur, eadem auctoritate misericorditer
nichilominus dispensando. Imponentes eidem insuper pro
‘speciali penitentia et iniungentes sub virtute prestiti iu-
ramenti, ut infra certum terminum per vos sibi super hoc
prefigendum in locis dd. ffr. mm. Florentin. et Assisinat.
75 in predicationibus publicis, cum clerus et populus con-
venerint ad easdem et maior eorum affuerit multitudo, idem
F. proponendo eisdem clero et populo verbum Dei, in sin-
gulis vid. ffr. predictorum Civitatis et diocesis florentin.
conventibus pluribus et Civitatis assisinat. locis, ubi amplius

30 errores et hereses predictos disseminaverat, pluribus diebus

D bo as

=——_——_———a:
VII. [1331], novembre 22.

Al Vescovo di
Melfi e agli In-
quisitori di Sici-
lia.

Sebbene la
setta de’ frati
della povera vita
sia già stata
condannata, pure

alcuni diretti da

Angelo della
Valle di Spoleto
continuano a ra-
dunarsi nella Si

cilia e ammini-

Strano sacra-
menti.

(1) EUBEL, Op. cit., 511.

L. FUMI

solennibus, exponat omnia predicta et singula clare, intel-

ligibiliter, vulgariter et distincte. Volumus autem quod

si tu, predicte Epe., absens a patria illa existens, sicut

nune esse dinosceris, vel non posses, aut nolles interesse

85 premissis, Vicarius tuus in spiritualibus tecum, fili, In-
quisitor, ea exequi valeat et complere quodque super pre-.
dictis omnibus et singulis instrumenta conficiantur pu-
blica seriem presentium continentia, nobis per vos post-
modum fideliter transmittenda (1).

90 Dat. m Non. nov., an. XVE

Ivi, n. 116. c. 291.

Contro Angelo Clareno.

Episcopo Melfiensi et inquisitoribus heretice pravita-
tis in partibus regni Sicilie et terris citra Farum aucto-
ritate apostolica deputatis.

Ad nostri apostolatus auditum perduxit nuper insi-

5 nuatio displicibilis et infesta, quod quidam ministri Satan,
| perditionis filii et maledictionis alumni, qui se fratres de
paupere vita faciunt vulgariter appellari, quamvis eorum
secta jam dudum per Sedem ap. fuerit perpetue prohibitioni
subiecta, se in illis partibus sub ducatu euiusdam nequam
10 hominis, vid. Angeli de Valle Spoletana, idiote utique
et quasi litterarum ignari, qui se caput seu magistrum
ipsorum nominat, congregarunt et congregant incessanter
et (gerentes sub pelle ovium rapacitatem lupinam, ut su-
btilius et facilius decipere simplicium animos valeant) va-
15 rias hereses et errores, quibus ipsi respersi dicuntur, dis-
seminare in divine maiestatis offensam periculose ni-
mium moliuntur, falsas prenuntiantes indulgentias et plu-
res personas ad confessionem sacramentalem, licet claves
non habeant, animas decipiendo dampnabiliter admittentes.
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC.

20 et alia detestanda varia in suarum animarum periculum

et plurimorum scandalum committentes. Cum autem ta-
d libus, ne crescant hereses et errores huiusmodi, sed ex-
i tirpentur potius, ante quam perniciosiorem coalescant in
Si proceda segetem, sit citius obviandum, discretioni vestre per ap.

contro Angelo e

i suoi complici, 25 scripta committimus et mandamus, quatenus adversus
anche con l'aiuto

aelirdocio seco- predietum Angelum et alios eiusdem complices in hac
parte, secundum sanctiones canonicas et privilegia con-
cessa Inquisitionis heretice pravitatis officio, solerti adhi-
bita diligentia, taliter procedere (invocato ad hoc, si ne-
30 cesse fuerit, brachii secularis auxilio) studeatis, quod he-
reses et errores predicti extirpentur radicitus et fides ca-
tholica conservetur illesa, contradictores quoslibet et re-
belles per censuram ecclesiasticam appellatione postposita
compescendo. Volumus autem quod vos et quilibet ve-
3 strum in solidum possitis procedere in premissis. Dat.
Avin. x Kal. dec. an. xvi (1).

VIII. [1332], novembre 21. Ivi; n + 110: 6.33.6
Contro Feliciano d'Assisi fisico.

Al Vescovo Ven. fr. Hugoni Episcopo Carpentoraten. et dil. fil.
) dl Carpentras e

al preposto e- Petro Danrocha preposito Ecclesie Haemen. Lemovicen.
mense della dio-

: cesi di Limoges.. dioc.

Dudum ad audienciam nostri apostolatus multorum
Feliciano d'As- 5 insinuatione perlato, quod Felicianus de Assisio subdiaconus
sisi, suddiacono

© isico, aveva — phisicus contra nos et S. R. E. cetumque venn. ffrr. nostro-
diffamato Papa,

QBlasn e Card rum eiusdem E. cardinalium et specialiter contra nonnullos
nali ;

d ipsorum multa nephanda blasfema et diffamatoria proferre
i temerariis non erubuerat ausibus, quorum nonnulla ma-

10 nifestius heresim sapiebant, nec hiis contentus, ad suam

(1) EUBEL, Op. cit., p. 5

poi M^ at lime m m ai en
» ^
aderito al Cor-
bara ed al Ba-
varo, di cui fu
familiare e cap-
pellano.

Contro di lui
avendo già ordi-
nata un'inchie-
sta, vuole il Pa-
pa che si pro-
nunzi sentenza
definitiva, tutto-
ché non siasi
data relazione.

RE I

L. FUMI

perfidiam apertius propalandam, Petro de Corbario, dum
se pro papa sismatice gereret, velut sismaticus et de he-
resi vehementer suspectus, adherere dampnabiliter eiusque
statum sepius presumpserat multipliciter commendare,
15 Ludovico quoque de Bavaria heretico et sismatico mani-
festo ante et postquam etiam fuerit per nos privatus sen-
tencialiter, iure si quod ad regnum et imperium Romanum
forsitan competebat et subsequenter de heresi condem-
pnatus, adheserat et faverat multiplieiter, et erat fami-
20 liaris et capellanus eiusdem, ac errores et hereses, quos
dietus Ludovicus deffendit, dampnabiliter aprobaverat, su-
stinuerat, aliaque horrenda varia conmiserat et nefanda,
Nos scire volentes super hiis veritatem, tibi, fr. Epe., ut
archidiacono Cantuarien. et tibi, vestris propriis expressis
25 nominibus primo, et deinde te, fr. Epe., per nos in Epum
Carpentoraten. promoto, tibi, ut electo Carpentoraten., et
tibi etiam preposito, vestris propriis expressis nominibus,
per nostras diversas litteras commisisse meminimus et
mandasse, ut de predictis et ea tangentibus ac aliis que
30 in crimine sismatis vel heresis caderent, seu per que
fautor seu deffensor sismatum vel heresum aut hereticorum
vel sismaticorum predictus Felicianus aliqualiter appare-
ret, simpliciter et de plano, iuxta formam canonum et
privilegiorum Inquisitionis negocio concessorum, tam cum
35 ipso, quam cum aliis nos informare solerter et fideliter
curaretis, inquestam per notarium scribi publicum et in
formam redigi publicam faciendo, et ad nostram audien-
ciam quicquid per vos in hae parte reperiri contingeret
referendo, prout in eisdem litteris plenius continetur. Cu-
40 pientes igitur finem imponi Inquisitionis negotio supra-
dieto, discretioni vestre tenore presentium conmietimus
et mandamus, quatenus ad sententiam in dicto negotio
diffinitivam ferendum, ratione previa, iuxta datam vobis
a Deo prudentiam, non obstante quod super premissis
45 nobis relatio facta non fuerit, procedere studeatis. Dat.
Avinion. vt Kal. decembris a. xvij.

——— —Ó———
IX. [1333], agosto 13.

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 267

Ivi, c. 49.

Contro il preposto dî S. Stefano « de Arcellis » di Gubbio.

Al Rettore e
al tesoriere di
Spoleto.

L' Inquisitore
aveva condan-
nato come so-
spetto d'eresia il
preposto suddet-
to, alla confisca
de' beni: aveva-

li sequestrato
50 fiorini d'oro
presso certi mer-
canti.

Ordina che
a costoro s'in-
timi il pagamen-
to, dando facoltà
al tesoriere che
lo riceverà di
assolverli e quie-
tanzarli.

m

10

20

do
>

Dil. fil. M. Petro de Castaneto etc. Rectori et Johanni
Regaldi etc. Thesaurario Ducatus nostri Spoletani.

Intelleximus nuper, quod dil. fil. Bertolinus de Peru-
sio o. ffr. mm. olim inquisitor heretice pravitatis in par-
tibus Tuscie ac Ducatus nostri Spoletani auctoritate apo-

stolica deputatus, contra quendam prepositum E. sancti:

Stephani de Arcellis Eugubin. dioc. de heresis crimi-
nibus vehementer suspectum rite procedens, eum de cri-
mine predicto exigente justitia condempnavit, bona ipsius,
propter hoc, nichilominus confiscando ac demum trecentos
quinquaginta florenos auri, quos habebat idem prepositus,
fecit penes certos mercatores, ne deperirent seu asporta-
rentur per aliquos, sequestrari. Quo circa discretioni vestre
per ap. scripta committimus et mandamus, quatinus vos
vel aliter vestrum summarie de plano et simpliciter super
hiis informantes, mercatores eosdem vel quosvis alios, apud
quos dictos florenos fuisse sequestratos seu depositos no-
veritis, ad illos tibi, fili Thesaurarie, assignandos per cen-
suram ecclesiasticam, si necesse fuerit, appellatione po-
sposita, debite compellas. Volumus autem quod tu, The-
saurarie predicte, illos qui tibi dictos florenos assignave-
runt, possis absolvere plenius et quitare de hiis que inde
receperis ab eisdem, faciendo super assignatione huiusmodi

duo confici consimilia publica instrumenta, quorum al-

? tero penes assignantes ipsos dimisso, reliquum ad nostram

cures cameram fideliter destinare. Dat. Id. augusti, a. XVII.

m

E p LLL

UM

—— ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC.

APPENDICE VII.

| 1 + Arch. Segr. Vatic. Collettorie
3 Cod. cart. n. 104, c. 1-171.

Tit. Est. — Processus habiti ab Inquisitione haeretice pravi-
talis in provincia S. Francisci contra Comune et speciales Civi-
tatis Tuderti et Ameliae. Ann. 1329-1330.

A) Processo originale dell’ Inquisizione contro Todi.

Tit. int. — [c. 2] In nomine domini Amen. Inter alia
que reperiuntur in actis Inquisitionis. factis et compositis
tempore religiosi viri fratris Bartholini de Perusio Inqui-

sitoris et scriptis manu fratris Angeli Mischie de Perusio

ut

notarii dicti Inquisitoris, reperiuntur hec.

In nomine domini Amen. Hic est liber sive quater-
nus in causa hereseos inquisitionum, constitutionum,

commissionum, citationum, depositionum terminorum, ex-
1

I-

cusationum, confessionum, alienationum, obligationum,
i purgationum, sententiarum et omnium aliorum predicta vel
aliquod predictorum quodlibet contingentium factus et
compositus super executione offitii Inquisitionis pravitatis
heretice, tempore religiosi viri fratris Bartholini de Pe-

i

rusio de ordine minorum Inquisitoris heretice pravitatis
in provincia beati Francisci per Sedem apostolicam spe-
cialiter deputati, et scriptus per me fratrem Angelum Mi-

N. B. I passi compresi fra due * sono pubblicati dall'illustre p. Ehrle nel suo
importante lavoro intitolato: Ludwig der Bayer una die Fraticellen und Ghibellinen
von Todi und Amelia im J. 1328 (Archiv für litteratur-wund Kirchen geschichte

Berlin, 1886, p. 653).

18

des Mittelalters herausgegeben von p. H. Denifle o. p. und F. Ehrle s. j, 8weiter band, :
Commissione
dell’ Inquisitore

contro eretici e
loro fautori,

contro ribelli

all’ Inquisizione,

contro chi nega 40

certi peccati,

contro seguaci
dello spirito . di

libertà,

contro . fautori

del giudaismo,

contro interpetri
della S. Scrit-

tura,

contro non os»
servanti della

Chiesa,

contro denigra-

tori del Papa.

L. FUMI

schie de Sancto Fortunato de Perusio eiusdem ordinis
Minorum imperiali auctoritate notarium et nunc ipsius
20 Inquisitoris et offitii Inquisitionis notarium juratum sub

annis domini, diebus et mensibus infrascriptis.

In nomine domini, Amen. Anno dom. MCCCXXVIIIJ, in-
dictione x17, tempore SS. patris et domini domini Johan-
25 mis pp. xx1J. die kalendarum mensis augusti. Hee est
inquisitio generalis, quam religiosus vir frater Bartholinus
de Perusio de ord. mm. in provincia b. Francisci Inqui-
sitor heretice pravitatis per Sedem ap. specialiter consti-
tutus facit et facere intendit in Civitate Assisii eiusque
30 districtu et dyocesi et etiam in tota provincia et admi-
nistratione b. Francisci et in omnibus aliis et singulis
terris et locis iurisdictione Inquisitionis sibi subiectis:
contra omnes et singulos credentes, fautores, defen-
sores sive adiutores, valitores et receptatores et complices
35 et sequaces eorumdem et in quamcumque spetiem heresis
relapsos,
et eontra omnes et singulos inobedientes ac impe-
dientes per se vel alium directe vel indirecte offitium In-
quisitionis predicte,
et contra omnes et singulos dicentes quod illa non
sunt peccata, que S. R. E. docet esse peccata et precipit
evitari, vel qui dixerint quod illa sunt minora peccata
. que S. R. E. dieit esse maiora,
et contra omnes et singulos qui essent de septa et nova
45 heresi introducta que dicitar spiritus libertatis,
et contra omnes et singulos qui dixerint quod lex
judaica vel alia est melior quam xpiana, seu qui indu-
xerint xpianos ad execrabilem iudeorum ritum,
et eontra omnes et singulos qui sacram Seripturam
50 aliter intelligunt quam Spiritus Sanctus efflagitet,
et contra omnes et singulos qui dixerint contra sta-
tum et observantiam Sacrosancte R. et universalis E. seu
eontra illa, que R. docet et tenet E.
et contra omnes et singulos cuiuseumque condictionis,
55 dignitatis vel status existant qui detraxerint dignitati et


Fr. Nicola di
Francesco di Al-
viano creato Ve-
scovo di Amelia
dall’Antipapa.

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC.

persone SS. patris et domini nostri d. Johannis pp. XXIJ
et Constitutionibus eius.
[c. 3] Super quibus omnibus et singulis supradictis et
omnibus coherentibus et annexis ac dependentibus ab
60 eisdem et quolibet eorumdem prefatus Inquisitor intendit
diligenter inquirere et investigare ac testes recipere, prout
et sicut de jure tenetur et debet. Et repertos culpabiles
de predietis vel aliquo predictorum punire et condem-
pnare, secundum jus et canonicas sanctiones, et omni
55 modo, jure et forma, quibus melius fieri potest.

1329, agosto 1. — Actum in dormitorio sacri con-
ventus mm. de Assisio, presentibus fr. Tommaso de Me-
chis et fr. Francesco de Corpano de ord. mm. — Fr. An-

70 gelo d'Amelia, lettore de’ mm. giurato di dir la verità,
disse: — Quod publicum est et notorium in Amelia inter
fratres et seculares, quod frater Nicholaus Francisci de AI-
viano pronuntiatus fuit Epus Amelien. per antipapam,
qui se dixit papam Nicolaum V ; — quod item fr. N. ivit

75 Viterbium sine aliqua licentia ordinis ad faciendum:

reverentiam ipsius antipape et ad recipiendum et acce-
ptandum dictum Epatum: — q. dictus fr. N. scripsit unam
licteram fr. Francisco Domine de Interampne, in qua voca-

bat eum ministrum Apulie et fr. Michelinum generalem mi-

80 nistrum et aliquos fratres fideles E. incusabat: — tempore

post pascha resurrectionis de prox. elapsum.

[c. 3 £.] Apud locum S. M. de Portiuncula presentibus
ffr. Angelo Ravegnani et Marco Stephani de Perusia mm.

Fr. Martino da 85 — Pr. Giovanni Guardiano di Narni disse esser fama

Terni Vicario
della Custodia
di Narni.

tra i frati della custodia quod fr. Martinus de Interampne
viearius eiusdem Narnien. Custodie est fautor et defensor
ffr. rebellium ord. nostri et summi pontificis: — quod
se audivisse a dicto fr. Martino quod fr. Petrus Domine

Pietro « Do- 90 de Interampne iverat Interampnem ad monasterium s. Pauli

mine » da Terni.

et ibi fuerat ad conmedendum et bibendum, et venerat
ad portam loci ffr. mm. eiusdem terre, et idem fr. Mar-
tinus fuerat tune requisitus a fr. Sopito vicario dicti con-

patito Er EP M

MEMO
L. FUMI

»

ventus ffr. mm. quod ipsum Petrum caperet sive capi
95 faceret, ipse fr. Martinus respondit: Nolo eum capere quod

nolo displacere filio Francisci. dr
Ag. 2. — Apud locum S. M. de Portiuncula in ca- |

mera sub logia orti, presentibus fr. Thoma de Mechis de
Perusio et Masseo de Carvio de ord. mm. testibus. — Fr.
100 Ranaldus de Tuderto o. mm. custos custodie tudertine...
dixit... quod fr. Martinus de Interampne nune vicarius :
dicte custodie Narn. est fautor et adiutor ffr. rebellium

de Tuderto et quod eisdem secte adheret et quod quando
frater Petrus Domine nuper fuit Interampnis, dietus fr.

105Martinus ad capiendum ipsum Petrum noluit operam dare.
[c. 4] Fr. Masseus de Carvio de o. ffr. mm... dixit: quod
idem fr. Martinus assotiaverat in conventu Interampn. fra-
tres Francischum, Nicolaum et Petrum Domine quando fue-
rant Interampne in conmestione et potu...: quando fr. Pe-
110trus Domine venit Interampne: de mense julii elapso de
prox.: dietus fr. M. cum sit vicarius custodis nichil con-

trarii ei dixit. ;
L' Inquisitore [c.4t.] Fr. Bartholinus Inquisitor predictus audiens ali-
nomina alla cu- 1
stodia di Todi. 115quos ffr. rebelles esse in custodiis Tuderti et Narnie et ipse
Inquisitor per se non posset ad predictas custodias se con-
ferre, constituit et fecit suum vicarium fr. Ranaldum de
Tuderto o. mm. custodem Tudertinum. d

* Fr. Paulus Telli de Tuderto o. mm. constitutus coram

120fr. Bartolino... dixit: quod, se presente, vidente et au-

...Fr. Nicola diente, fr. Nicholaus de Alviano eiusdem o. mm. fuit A
d’ Alviano, Ve-
scovo. pronuntiatus Epus Ameliensis in concistorio illius anti-

pape qui se dicebat pp. Nicholaum .V. coram suis pseudo

cardinalibus.

125... Et post pronunptiationem predictam dietus fr. Nico-
laus exhibuit et dicto Antipape et dd. pseudo cardinalibus
reverentiam tamquam vero pape et veris cardinalibus et ac-
ceptavit dictum Epatum et gratias egit eisdem de collatione

dieti Epatus: — tempore: anno prox. elapso de mense se-

130ptembris — in loco ffr. mm. de Viterbio in palatio ipsius ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 218

antipape — presentes ffr. Nicola domine de Interam-
pne, Iuvenalis de Narnia, filius Apice de Spoleto [c. 5],
Andreutius de Pedeluci, Iacobus de Campis et Guillel-
mus de Piscaria sotii Michelini et Petrus judex de Senis
135de o. mm. rebelles et alii quam plures de Viterbio...* Fau-
tores: fr. Paulus de Arrone, fr. Angelus de Vaschi, fr. Ni-
colaus de Alviano, fr. Iacobutius m. Pauli guardianus
nunc S. Illuminate, fr. Benedictus suus germanus...; et
quod scribunt rebellibus ipsis singula nova et licteras re-
ldocipiunt ab eisdem... Fr. Iacobutius licteras mictebat fr.
Petro Bathatii de Tuderto rebelli et d. fr. Nicolao per fr.
rebelles de Tuderto.

. Fr. Angelo Ag. 7. — Apud locum conventus ffr. mm. de Perusio in
Biagioni di Nor- dS 3 T x : M
cia. infirmaria. — Fr. Lucas Manentis de Nursia de o. mm. dixit

145quod fr. Angelus Blaxioni de Nursia de o. supradicto, dum
moraretur de familia in loco Poli, venit Nursiam quando
ipsa terra erat interdicta per Rectorem Spoletan. ducatus et
per eumdem fratres minores conventus Nursie nominatim
erant excomunicati [c. 5 £.]. Et tune idem fr. Angelus non
lo0servavit interdictum. — Et dum idem fr. Angelus repre-
henderetur quod voluntarie se exposuerat tanto periculo,
respondit dietus fr. Angelus, quod non habebat conscien-
tiam, quia ipse dux qui posuerat interdietum non erat
dux et papa, quod cum fuerat dux non erat papa.
155
Fr. Bartholinus de Perusio de o. mm. Inquisitor he-
retice pravitatis in provincia b. Francisei per S. Ap. con-
stitutus fr. Francisco Latine de Cassia eiusdem o. custodi
Montanorum salutem in domino. — Nuper extitit ad aures
160nostras et Inquisitionis offitio nuntiatum aliquos esse in tua
custodia ffr. dicti o. non bene sentientes de fide catho-
Fr. Francesco lica et maxime de persona SS. patris d. Johannis pp. xxiJ.

di Latina nomi-
nato vicario di Cum igitur non possimus nos ad predietam custodiam con-

Montagna dal-
1° Inquisitore. ferre ad presens, ideo te nostrum vicarium istituimus et fa-
165cimus ad recipiendum dumtaxat testimonia quecunque in-
venies circa hec. Et quos invenies fideli et autentica seriptura
scribi facies et michi celeriter destinabis. In cuius rei te-

stimonium presentes licteras per fr. Angelum de Perusio

d uid T
L. EUMI

nostrum et dicte Inquisitionis notarium fieri mandamus
l70et registrari et nostri officii sigillo muniri. — Actum et
dat. Perusii apud conv. ffr. mm. MCCcxxvIIJ die viJ
mensis augusti, presentibus ffr. Uguitionello Thuscule et
Sanso Vagnoli de dicto ordine testibus.

175 [c. 6] Ag. 18. — Actum in dormitorio conventus mm. de

Pérusio, presentibus ffr. Symone Morichetti et Petrutio

laico de Agello de o. mm. test. — Thomassutius Andrutii

de Assisio constitutus coram fratre Bartholino efc. dixit

quod vidit et presens fuit tempore quo ille intrusus et

IER Keen. l3904ntipapa... venit Tudertum, quando infrascripti ffr. de o.
S -ADHDaDa in mm. binati exiverunt ecclesiam S. Fortunati de dicta terra
sequentes crucem ad obviandum dicto antipape ac si esset

papa legitimus, — e cioè — ffr. Petrus Nini, Petrus Be-

rardutii, Leonardellus dietus Niffus, Franciscinus, Mathia-

185tius d. Lutii, Franciscus Blunde, Johannellus Egidii Sancti,

Jacobutius Nalli, Petrus de Monasterio, Nicolaus Pacciuli-

ni, Petrucciolus de Marruto, Franciscus de Petra dictus ser

, Ciutius, Angelus Veracis, Thomas de Portafracta, Petrus de
Aquasparta, Thebaldus de Narnia, Franciscus Domine de

190Interampne, qui se dicit ministrum Apulie, Franciscus Mar-

garite de Interampne, Benvegnate de Marcellano et Got-

tofredus de Alamania et Berardus de Camerata. — It. di-

Predicatori — xit quod, se presente et audiente, d. fr. Petrus Nini de

scismatici, —fr
Pietro «Nini»da Tuderto [c. 6 £.] predicavit publice in pulpito consueto dicte

nn l9»eeclesie S. Fortunati quod pp. Johannes non erat papa,
immo erat hereticus et patarenus, et hortabatur populum

ne haberet fidem in eo — et fuit primus qui predicaret

contra summum Pontificem in ecclesia supradicta: — de

mense augusti — presente populo tudertinorum valde ma-

200gno ; successive predicaverunt diversis festivitatibus... alii

ffr. (ut s.) et dixerunt scilicet pontificem patarenum et non

pontificem, immo nominabant Jacobum de Caors et anti-

papam dicebant esse verum pontificem.

ir. Pietro Giu-

r ] Fr. Petrus Judex de Senis predicavit contra Sum-
dice da Siena,

?05mum Pontificem, hoc anno, in una dominica XL.' ma-
ioris.

DE e eet

Pn
> eee

fr. Nicola della
Signora da Terni
"vescovo.

Frati Micheli-
sti sotto frate
Pietro d’ Acqua-
sparta - Vicario
del Ministro Ge-
nerale,

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 275

[c. 7 t.] Fr. Nicolaus Domine de Interampne, qui se

facit Epum Interampn. predicavit contra S. Pontificem in

ecclesia ffr. mm. de Burgo, hoc anno, de mense maii...
210

Ffr. infrascripti rebelles Summo Pontifiei et adherent

Michelino et eum habent pro generali ministro et obe-

diunt fr. Petro de Aquasparta, quem nominant Vicarium

generalis ministri — "Testis erat tunc novitius per dictum
215fr. Petrum receptus in 0. —

Petrus de Aquasparta — Jacobus de Campis — Petrus
Judex de Senis — Franciscus Domine de Interampne —
Tebaldus de Narnia — Franciscus de Narnia eius sotius
— Franciscus Margarite de Interampne — Mateus d. Lu-

220tii et Franciscus Blonde — Petrus de Monasterio — Ben-
vegnate de Marcellano — Berardus de Camerata — Leo-
nardus d. Gregorii — Leonardus dietus Niffus — Petrus

Barthotii — Petrus Nini — Bolgarutius — Albricus —
Johannes Egidii — Iohannes Ruzoli — Petrus Tinutii —
225Nicolaus Pacciolini — Johannes de Ponte — Egidius Po-

testatis — Oddo Ferrantis — Augustinus de S. Gemino —
[c. 7 t.] Franciscus Borioni — Gottofredus — Petrus Berar-
dutii — Savarisius — Petrueciolus de Marrato — Barto-
lellus de Loreto — Bartolellus Vendivini — Johannes
230Barberius — Petrucciolus Bartolellus — Berardus de Ponte
— Andriolus de Montecastello — Ranaldus Mathiatii —
Petruciulus et Matheolus de Collazzono — Bartholellus
de Porchiano — Angelus mag. Nicole — Angelonus San-
cus — Nicolaus eius filius — Franciscus Dalfinis — Sy-
235mon de Collazono — Jacobus Nalli — Frane. Porcellinus
— Johannes de Montignano -- Angelus Veracis — Tho-
mas de Portafracta — Francischinus — Paulutius d. Petri
— Franc. de Petra dictus ser Ciutius — Juvenalis et Pere-
grinus de Narnia — Nicolaus et Petrus Domine de Inte-
2i0rampne — Andrutius Ciardus — Sanctarellus de Narnia —
Paulus Gualteronis, Johannes de Sicce, Thomas Ascaroni
de Spoleto — Franciscus Rubea et Franc. Guanciole de As-
sio — Antonius de Castello — Sanctutius de Burgo —
Jacobus d. Bonaiuncte — Jacobus de Balduinis — Franc.

M EE ITS AR n UE

Als ar. n t
Deposizione di
fr. Paolo Telli
circa il ricevi-
mento fatto al
Bavaro in Todi
dai frati.

Bavaro accam-
pato nel piano
di Paterno: of-
ferte fattegli dai
todini per invi-
tarlo.

Trattati avuti
dai todini col
Bavaro in Roma
e in Viterbo per
avere Foligno.

L.

FUMI

sterna — Jacobus de Ultramare.

[c. 8] Ag. 30. Actum Perusii. — Fr. Paulus Telli de
Tuderto, dixit quod presens fuit quando ffr. de S. Fortunato
250de Tud. o. mm. processionaliter obviam exierunt Bavaro et
Bavarisse et antipape. Et vidit quod Franciscus Blunde por-
rexit crucem obsculandam Bavarisse et postmodum ipse
testis intravit Civitatem Tud. cum ipsa Bavarissa et fratres
ipsi remanserunt extra ipsam Civit. expectautes antipa-
?53pam et Bavarum. — Propter pressuram non potuit omnes
congnoscere: [c. 8 #.] — anno proxime preterito de
mense augusti, prope portam vie piane de Tud. extra
civitatem.

[c. 9] It. dixit testis quod, Bavaro existente in comi-

260tatu Urbevetano et castramentato in plano Paterni, duo mer-
catores iverunt.ad ipsum Bavarum ex parte Tuderiinorum
et sibi portaverunt quatuor milia flor. dummodo ipse Ba-
varus Tudertum non intraret, et istis existentibus in hoc
tractatu, se teste presente et vidente, venerunt ad ipsum

265Bavarum ambaxiatores infrascripti ex parte dd. Clanaval-
lensium, sil: Ugolinutius de Baschi, Baldinus de Marsciano
et Jannoctus et Colutius Ghezi de Alviano. Qui amba-
xiatores venientes exhibuerunt eid. Bavaro reverentiam
tamquam vero [c. 6 £.] imperatori et invitaverunt et ani-

270maverunt eum ex parte predictorum Claravallensium ad
eundum Tudertum, dicentes eidem quod non solum .mJ.
milia, sed plus quam .x. milia flor. dabunt sibi Tudertini, si
Tudertum accederet. — De mense augusti, — in predicto
plano Paterni Comunis Urbisveteris, prope Tiberim et in

?/5papilione ipsius Bavari, presente maxima multitudine ho-
minum.

It. dixit dietus testis quod, se presente et vidente, Egi-
dius d. Petri de Tuderto et Juctius et Neapoliutius de Fracta
de Spoleto iverunt ad B. dum erat in Urbe et tractatum

280cum eo habuerunt simul: cum ipso B. ut civ. Fulginei
invaderetur et caperetur. per gentem ipsius B. et pone-
retur in manu ipsius B., quem tractatum predicti Egidius,

?4 Capomasso — Donatus de Baldovinis — Giunta de Ci-

——
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 277

Juctius et Neapoliutius et cum ipso B. habuerunt in Vi-
terbio. — Predietus tractatus habitus in Urbe fuit apud
?858. Petrum — an. d. wcccxxvuJ de mense Junii, presente
ipso teste et magistro Alamannorum, qui magister erat
Maestro tede- — interpres, et alii plures stabant a longe, sed non audie-
Sco interpetre.
bant tractatum, quia secrete fiebat. — Tractatus vero pre-
dietus paratus in Viterbio, fuit in palatio Pape ante predi-
2%etum, de mense augusti, presentibus dietis magistro Ala-
mannorum et teste —.
uoncneialeiNmbee [c. 10] It. dixit dictus testis quod Claravalle Paulelli d.
papa. Beraldi et Cichinus Rubei Gualterelli receperunt benefitia
ecclesiastica ab illo intruso antipapa — et... d. Tarlatus Bal-
?9]utii de Claravallensibns impetravit benefitia pro predictis.
Claravalle et Cichino a predicto antipapa et porrexit sibi pe-
titionem tanquam vero pape etsummo Pontifici pro predietis.
benefitiis obtinendis — an. d. wccoxxvigJ. de mense junii
— in Urbe, apud locum mm ., sil. apud S. M. de Aracoeli —.
309 Et erant ibi multi homines, inter quos erant Cichi-
nus Rubei Guasterelle, et Jannoctus et Cichinus Ghezzi
de Alviano et Paulellus d. Corradi.
Cittadini di

Todi andati in-

contro al Bavaro — pinquavit ad Civ. Tudertinam ad unum miliare, quod in-
e all'Antipapa.

It. dixit quod presens fuit et vidit quando B. appro-

305frascripti Cives tudertini, sc. d. Andreas d. Ranutii, d.
Franciscus d. Beraldi de Claravallensibus, Nallus d. Ru-
stici, d. Ranallus Massuli, Ugolinellus Oddutii, Taecolus
d. Massei, Albertinus d. Massei, Bartolellus et Paulellus filii
d. Corradi, Robertus Gregorii [c. 20 £.], Carnatius d. Oddonis,

3l0g. Tarlatus, Mannus Sarduli, Monaldus Fhylipputii, Po-

"tius Roberti, Ciccolus d. Seghi, Franciscus Telli Roberti
et Gaytanus d. Andree, predieti omnes et singuli exie-
runt obviam dicto B. extra Civit. Tuderti ad unum
miliare et eidem D. reverentiam "exhibuerunt tanquam

3l5vero imperatori. ^ Et ibidem tunc inter se predicti cives.
tudertini ordinaverunt et se ad invicem diviserunt, quod
aliqui eorum irent cum Bavarissa et aliqui cum antipapa
et aliqui cum ipso B. ad intromietendum eos cum honore
in terra Tuderti, ut moris est dominorum honorabilium, et.

3 "qui eorum deberent portare bravium sive pallium, et qui

» dg
niam rn smi ia st
sense i 7
L. FUMI

predictos adestrare deberent, ita quod aliqui predictorum
Civium Tuderti super predictos Bavarissam, antipapam
et Bavarum ab invicem divisi portabant pallium, aliqui
peditando ducebant eorum equos et adestrando illos, ut
32best moris. — Ubi predicti cives obviaverunt predicto B.:
in quodam arboreto iuxta Pontem Martinum positum
super fluvium qui dicitur Nagia, — anno.prox. elapso, de
mense augusti [c. 77] presentes multi barones et domini.
ROMAE da It. dixit quod predicti cives.... venerunt cum predictis
dimora in Todi. 330B,, antipapa et Bavarissa e dicto loco usque Tudertum,
et cum eis venit populus maximus Tudertinorum, et
introduxerunt eos cum honore in civ. Tudertinam et
dederunt predicto B. adiutorium, consilium et favorem....
intrantes sepe et exeuntes palatium ubi ipse B. moraba-
335tur — per dies xij continuos pacifice et quiete.
It. quod omnes clerici et religiosi commorantes (c. 77 #.]
in predicta civ. et eius dyocesi tenent et servant interdictum
ubi juridice positum, exceptis dumtaxat illis ecclesiis,

Chiese de’Chia- quas tenent Claravallenses et exceptis fratribus mm. de
ravallesi e di S.

Fortunato non 3408, Fortunato et adherentibus eisdem — et se audivisse
osservarono l'in- :
terdetto. pulsari campanas S. Petri de Cesis et S. Gemini de Massa

pulsari per homines, qui sunt ecclesie predietorum.

Ott. 26. — In Camera Inquisitoris in capite dormitorii
349conventus mm. de Perusio. — Fr. Petrus Romagnoli de o.
mm. de Burgo S. Sepuleri.... dixit.... quod fratres rebelles
Seguaci del- qui sunt in Castello, in Burgo S. Sepuleri et in Cisterna de
PY Antipapa in
Città di Castello, 0. mm.... non servant interdictum et vivunt et sunt sub

Borgo S. Sepol-
cro e Citerna.

obedientia intrusi et Michelini, et sunt isti, sil. qui in
339econventu Castelli [c. 72] conmorantur: Antonius de Castello,
qui se facit custodem per fr. Petrum de Acquasparta —
Jacobus d. Bonaiunte — Franc. Capomazzo — Frane. de
Montone, Nicolaus Domine.de Interampne — Peregrinus
de Naluda | In conventu Burgi conmorantur infrascripti :
355d, Gabriel qui se facit Vicarium per eundem Petrum, San-
ctutius de Burgo — Donatus de Baldovinis de Castello —
Michael de Burgo layeus — Petrushomo de Aritio —
| Jacobus Columbani et Andreutius Datii Melioris.

re M si ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 219

It. quod fr. Franc. Rubee de Assisio ivit ad loeum
360Cerbaroli ad expellendum ipsum testem de loco, et cum
eo erat dictus fr. Lucas, qui fr. Lucas reprehendit te-

Guardiano e stem quod male fecerat quia recessit ab eis, et in pre-:

altri frati scac-
ciati dal conven- sentia multorum dicebat quod papa de Corvario intrusus

to di Cerbarolo. i
"erat verus papa et Bavarus verus imperator, et Michael
365erat verus Generalis minister et quod pp. Johannes debebat
comburi: et reprehendebat testem quod male faciebat. Et
sic dictus filius Rubee et sotius expulerunt ipsum testem
ibidem Guardianum et alios fratres de dicto loco cum
verecundia et sine conmestione, quia noluerunt eis as-
380sentire. — [c. 72 #.] An. m. eec. xxviij de mense de-

cembris.

[:; 13]. In nom. ‘din... J. X. Amen. And. m:
389ecexxviiij die penultimo mensis augusti.
Hec est inquisitio e£c. etc. contra et adversus fr.
Petrum de Aquasparta efc. etc.
Accusa contro (c. 14].In primis vid. quod predieti fratres et alie

Pietro d'Acqua-
sparta e i so- persone de quibus supra premissum est, anno presenti

ou un 390m. cec.xxvirij de mensibus januarii, februarii, martii, apre-

lis, madii, iunii, julii preter., nec non de presenti mense

augusti in civ. Tuderti et in aliis pluribus partibus et locis

diete provincie publice et frequenter dixerunt, asseruerunt

et affirmaverunt pertinaciter et aliqui ex eis publice predi-

di avere impu- 395caverunt et dogmatizaverunt, quod quedam novelle consti-
gnate le costitu-

zioni pontificie ; tutiones salubriter edite per SS. P. et d. d. Johannem pp.

XXI}, de fr. suorum, vid. [c. 74 #.] S. Romane E. Cardd. con-

silio, quorum una incipit Ad conditorem, alia vero Cum in-

ter nonnullos, et-tertia Quia quorundam mentes ete. erant

400heretica et heresim sapiebant; que quidem assertio est

manifeste heretica et erronea et expresse repugnat fidei

ortodosse, precipue cum predicte constitutiones et de-

cretales Sacre Scripture, per quam fidei probantur arti-

culi, in nullo repugnent, quando potius eidem conveniant

: 405et. per eam probentur omnia in constitutionibus contenta

que ad fidem Catholicam pertinere noscantur, si. dicte
di avere seguito
fr. Michele e di
avere accolto il
Bavaro.

L. FUMI

constitutiones non protervo, sed simplici oculo conspi-
ciantur, nec etiam dicte constitutiones, decretales decla-
ratorie regule dietorum ffr. Nicolai iij, que incipit Ziit,

4lOubi fides seu Sacra Seriptura tangitur in aliquo realiter
contradicunt, sed est inter eas, recte intuenti, concordia
manifesta, que precipue in dicta decretali Quorumdam
claret a parte licet prefatis fratribus quibusdam cavil-
losis argumentis, immo potius fallaciis sophysticis. a

4l3quibusdam pseudo xpianis et pseudo prophetis hiis no-
vissimis periculosis temporibus contrarium mendaciter
sit suggestum, quibus dicti ffr. nullo modo debuerunt
credere nec a capite nostro Xpo eiusque vicario et legi-
timo E. sponso recedere vel quomodolibet deviare.

420 [c. 15] It. in eo et super eo quod eum olim fr. Michael
de Cesena fratrum dicti ord. mm. quondam Gen. Minister
suis exigentibus meritis, immo potius demeritis, per pre-
fatum Summum Pontificem d. Johannem fuerit excomu-
nicatus et depositus a dicto ministeriatus generalis offitio et

425inhabilis pronunciatus ad quoscumque honores, dignitates,
gradus et status Eeclesiasticos; et tandem propter sua
hereticalia et erronea documenta et scripta ex sue superbie
et protervitatis veneno provenientia, ut publice fertur,
fuerit per prefatum Summum Pontificem hereticus pro-

430nuntiatus et de multiplicibus heresibus iuste et rationabi-
liter condempnatus; que quidem pronuntiatio et condem-
pnatio dictis fratribus et aliis a magno tempore citra fuit.
vel esse potuit manifesta, dicti tamen ffr. predietis eiusdem
ffr. Michaelis et suorum complicum atque sequentium dog-
493matibus et scriptis ae lieteris hereticalibus et contra
catholicam et ortodossam fidem positis atque confictis, et.
maxime in eo quod idem fr. Michael dogmatizavit et scri-
psit, prefatas tres constitutiones prefati Summi Ponti-
fieis fore hereticales et contra fidem catolicam editas cre-
440diderunt et eredunt et eiusdem Michaelis in suis hereti-
calibus oppinionibus temere ac pertinaciter adheserant et.
adherent, eique tamquam Ministro Generali et suis nuntiis
vicariis et offitialibus paruerunt et obediverunt [c. 15]
ipsiusque fautores et defensores prefatis temporibus exti-

NUDO VU RAS

NOS Citazione con-
tro fr. Angelo
« Blaxioni » di
Norcia.

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 281

‘4i5terunt et nunc etiam parent, obediunt et intendunt
eidemque favere verbis et factis et toto eorum conamine
non desistunt, segue l’ accusa, come sopra, per avere ac-
compagnato il Bavaro con la croce processionalmente
nella sua entrata in Todi e conclude con le parole suc-

150cessive: [c. 16 t.|.... intendit mitissime et benignissime
agere cum eisdem.

Fr. Jacobo Ley de Tuderto è partecipata la nomina
a Vicario in Todi etc. (1329 agosto 30 da Perugia).
455
[c. 17 t.] Fr. Angelo Blaxioni de Nursia salutem in
domino et mandatis nostrisimmo verius apostolicis obedire.

Onus nostri offitii nobis nuper impositi de voluntate et man-
460dato Summi Pontificis nos reddit solicitos atque angit, ut
quoseumque nobis delatos cuiuscumque condictionis et sta-
tus existant et maxime ffr. minores vigorose procedere de-
beamus [c. 78]. Quia igitur nobis ex offitio Inquisitionis
fuisti delatus quod aliqua verba dixisti a fide deviantia
i6%ortodossa et que contra statum et observantiam S. R. et
universalis. E. fore noscuntur, ideo te requirimus et citamus,
quatenus infra .x. dierum spatium a receptione presen-
tium computandum, quorum tres pro primo, tres pro
secundo, et reliquos quattuor pro tertio et perhemptorio
470tibi termino asssignamus, coram nobis in ecclesia ffr. mm.
de Perusio personaliter debeas compareri ad te, si poteris,
defendendum de hiis que in actis Inquisitionis habentur,
et ad singula peragendum que tibi ex nostro offitio du-
xerimus iniungendo. Quod si forte, quod absit, nostro-
4'rum mandatorum contemptor existens, coram nobis, ut
dictum est, neglexeris comparere, canonica monitione
premissa, exnunc prout extune, in te sententiam exco-
municationis proferimus in hiis scriptis contra te nichi-
lominus acrius processuri, prout justitie debitum suadebit.
180In cuius rei testimonium presentes licteras sigillo dicti
nostri offitii robboratas in actis Inquisitionis fecimus
registrari: de quarum presentatione tibi Nallo de Ro-

sins go siii mit dl nia sie

te
L. FUMI

sciano nostro iurato nunctio fidem dabimus pleniorem.

mM

Dat. Perusii apud locum minorum .viiij. die mensis se-
485ptembris an. d. m. .ccoxxviiij.

[e. 19] Ag. 30 (Vi si ripete l'atto come a c. 14 e segg.).

[c. 23] Sett. 19. — ...Et quia tutum non reputavit pre-

dietas licteras ipsis ffr. personaliter presentare, dixit et

retulit se ipsas licteras applicasse et fixisse foribus E. pre-
49dicte S. Fortunati die sabati .xvj. mensis septembris.

[c. 23 £.]. * Die .xxj. mensis septembris, actum in ea-

mera Inquisitoris apud locum ffr. mm. de Perusio, presen-

tibus ffr. Peregrino de Perusio et Symone de Ramazzano

testibus.

Comparsa di 455 ^. Fr. 'Tebaldutius. Cole et Symon Paulecti de Aqua-
procuratori di

alcuni frati di- sparta o. mm. venerunt, comparuerunt coram fratre

sposti a sotto- iu ; :

mettersi. Bartolino Inquisitore predicto et dixerunt se esse nun-
tios ffr. Mathei d. Lutii et Francisci Blonde de Tu-

derto et Matheoli de Collazone quos dicebant misisse

500pro ipsis ffr. ad locum Heremite et cum eisdem pre-
dieti fr. Matheus et sotii colloquium habuerunt et di-
xerunt quod cirea .xxx. ffr. de Tuderto redire volebant
ad mandata Sacrosancte R. E. et summi Pontificis ac

mer

ipsius Inquisitoris. Et ideo predicti ffr. Thebaldutius
50%et Simon rogaverunt Inquisitorem predictum ex parte
predietorum ffr. Mathei et sotiorum, ut sibi placeret
propter Deum eisdem terminum datum in citatoriis
lieteris prorogare. Et quia intendunt plures de Tu-

EMI
= =

dertino conventu et totum conventum ad obedientiam
2l0Sacrosanete E. reducere, suppliciter etiam exposuerunt,

quod, quia periculum erat ad presens recessus eorum de
predieto conventu, quod in hiis placeret sibi providere
ut perficere valeant quod intendunt *. Que quidem
predicti fratres Tebaldutius et Symon. predicta esse vera
3Dsuo sacramento firmaverunt, ac etiam juraverunt infra-
scriptas licteras ex parte ipsius Inquisitionis portare fide-

liter et referre.

[c. 24]. Qui fr. Bartholinus Inquisitor predictus con-
520misit et mandavit, ut eisdem ffr. Matheo d. Lutii, Fran-
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC.

cischo et Matheo de Collazone portent et deferant licteras
infrascripti tenoris :
Fr. Bartholinus efc. ffr. Matheo d. Lutii, Francisco
Blunde de Tuderto et Matheo de Collazono et omnibus
525aliis et singulis ffr. inquisitis redire volentibus ad man-
data E. sacrosancte preceptorum obedientiam et bonis
inceptis firmiter adherere. Ex quibusdam rationabi-
Commutazione ]ibus causis nobis et offitio Inquisitionis expositis ter-

del termine e s 3 : È E zs i 1
luogo fissato — minum vobis datum et assignatum in citatoriis licteris

nella citazione.

52>nostris de vobis factis et transmissis et locum contentum
in eis duximus conmutandum, et ideo terminum proro-
gamus infra kalendas Octobris vent. de prox. et locum
conmutandum conventum ffr. mm. de Perusio, man-
dantes vobis et cuilibet vestrum sub illis penis et di-

530strictione precepti, quod in primis lieteris continetur,
quatenus infra dietum terminum coram nobis debeatis
apud conventum ffr. mm. de Perusio legitime com-
parere. Et concedimus adhuc ex rationabili causa,
quod possitis per vestrum procuratorem et responsalem

53legitimum coram nobis in dieto loco et termino compa-
rere, scituri pro certo, quod vos compertos vere obe-
dientes et redire volentes ad mandata et ad S. M. E.
unionem, recipiemus humiliter et benigne, in tantum quod
de plenitudine gratie et misericordie merito poteritis con-

540solari. Sententiam autem excomunicationis usque |c. 24 £.]
ad kal. predietas duximus suspendendas et abinde in
autea, si non veneritis, vel contumaces fueritis, vel no-
stris mandatis neglexeritis obedire, predicta suspensione
precisa, predietam excomunicationis sententiam vos et

94»vestrum quemlibet incurrere volumus ipso facto. In
cuius rei testimonium e£c. — Data Perusii apud locum
mm. xxj die mensis septembris, a. d. Mccc xxviijj.

In xpi nomine, amen. Nos fr. Bartholinus efc. vo-
9»lentes debite servitutis offitium exequi vigorose et man-
datis apostolicis per omnia obedire, processum et inqui-
sitionem fecimus specialem et generalem contra ffr.
omnes et singulos rebelles in predicta provintia existentes,

* 1 . 1 "
rn er m m i LL ie es 7


284

L' Inquisitore
ricordati gli atti
precedenti, della
citazione e della
proroga e com-
mutazione accor-
data, avendo
inutilmente — a-
spettati i frati
nel giorno pre-
fisso e più oltre,
li dichiara con-
tumaci.

L. FUMI

nec non nostras citatorias licteras misimus Tudertum et
59affigsi eos fecimus foribus E. sancti Fortunati, cum tutus
accessus non esset, ut ipsi inquisiti personaliter citaren-
tur. In quibus lieteris vocati sunt et citati ffr. Pe-
trus de Acquasparta, Jacobus de Campis, Petrus ju-
dex deSenis [c. 25], Franciscus domine de Interampne, The-
560baldus de Narnia, Franciscus Margarite de Interampne,
Bevengnate de Marcellano, Berardus de Camerata, Leo-
nardus Berardutii, Petrus Barthotii, Jacobus Paregrinocti
et alii multi, qui in eadem citatione scripta in. actis
Inquisitionis manu fr. Angeli notarii nominatim et si-
365eilatim exprimuntur, quod infra sex dierum spatium a
presentatione seu denuntiatione ipsarum licterarum eis
faeta, in virtute sanete obedientie et sub pena excomu-
nicationis coram nobis apud saerum conventum de As-
sisio deberent personaliter et legitime comparere, quam
570quidem penam et sententiam excomunicationis in omnes
et singulos nostrorum mandatorum contemptores, cano-
niea monitione premissa, tulimus in scriptis. Que
quidem citatio ad manus et notitiam predictorum et
aliorum in eadem inquisitione contentorum pervenit vel sal-
9759tem debuit et potuit pervenisse, presertim cum ipsi re-
belles vel maior pars ipsorum sint tudertino conventu,
et capud sibi faciant et prelatum Petrum de Aquasparta,
qui inibi conmoratur. Verum quia aliqui fratres, nuto
Dei compuneti, ad mandata sacrosante M. E. venire di-
580sponunt, per fideles nuntios apud Perusium nobis sup-
plieiter exposuerunt, ut dignaremur eis terminum pro-
rogare, nos autem ex legitimis causis tune nobis expo-
sitis tribus ffr. nominatim expressis et aliis omnibus
inquisitis redire volentibus ad mandata E. sacrosan-
389ete, terminum prorogandum ad Kal. octobris et lo-
cum mutavimus conventum ffr. mm. de Perusio, suspen-
dentes quo ad ipsos sententiam excomunicationis usque
ad terminum supradictum. Insuper [c. 25 £.] expectatis
predietis fratribus superius nominatim expressis et aliis
590m ipsa citatione contentis heri per totum diem, qua
fuit dies termini eis dati, nullus eorum, vel alius pro eis,
. comparuit coram nobis, nec ante herotinam diem, nec
hodie aliquis studuit comparere. Et ideo Xpi nomine
invocato, predietos omnes et singulos nostrorum manda-

595torum contemptores superius nominatim expressos et
quoseumque alios .citatos et vocatos, quibus non est
terminus prorogatus, ut superius est expressum, dicimus
et pronuntiamus esse.et fuisse vere contumaces et ino-
bedientes et tanquam contra contumaces et inobedientes
600fore merito procedendum.

Lecta, lata et pronuntiata fuit dicta sententia et
pronuntiatio contumatie per dictum Iuquisitorem pro
tribunali sedentem in Capitulo ffr. mm. conventus
Assisii, a. d. Mmccc.xx. vmnrj, ind. xij, tempore SS.mi

695patris et d. d. Johannis pp. xxij die xxirj mensis
septembris, presentibus fratribus Bernardo de Bictonio
Vicario provintie et Custode Assisii, Francisco. Saturno
Inquisitore, Filippo Bacciucii, Ubertino de Burgo lecto-
ribus, Petro Allegrantis, Johanne Ciccoli, Francisco Mae-

610charelli, Crispolto et Bartolutio testibus.

. Atto di cita- [c. 26]. Ott. 2. — Fr. Bartholinus efc. fr. Nicolao
zione contro fr.

Nicolad'Alviano. | de Alviano eiusdem o. mm. salutem et mandatis nostris

immo verius apostolicis obedire. Pridem, sieut debi-

olotum offitii de mandato summi Pontifieis nobis impositi

requirebat, quosdam testes recepimus ad investigationem

hereticorum, euiuseumque status et condictionis existen-

tium. Ex quorum testium dictis et attestationibus

invenimus, quod aliqua gesseris et feceris a fide deviantia

6200rtodossa. Qua propter te requirimus et citamus pro primo

secundo ac tertio monitionis edicto tibique nichilomi-

nus in virtute sancte obedientie et sub pena [c. 26 #.]

excomunicationis precipiendo mandamus, quatenus infra

sex dierum spatium eíc. apud conventum ffr. mm.

625de Perusio coram nobis debeas personaliter comparere

ad excusandum te, si poteris, de hiis que contra te in

actis Inquisitionis habentur et ad peragendum omnia et

singula, que tibi ex nostro offitio duxerimus iniungenda.

Quod si, quod absit, predicta non adimpleveris et

19

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 285

l i i 1
MEI EE e EE a ia i A

iet 286

Revoca. del-
l’officio di vicario
a fr. Jacomo
« Lei ».

I frati Mat-
teolo e Petruc-
ciolo da Collaz-
zone presentatisi
dichiararono i
passi fatti col
Vescovo e con
un internunzio,
oichè erano
impediti di ve-
nire.

L. FUMI

630coram nobis, ut dictum est, neglexeris comparere, ex
nunc, prout ex tune, in te sententiam excomunicationis
profererimus in hiis scriptis, contra te nichilominus acrius
processuri, prout iustitie debitum suadebit, efc. Datum
Perusii in conventu mm. secunda die octubris, a. d. m.

635ecc. xxviiij.

[c. 27] Ott. 5. — Fr. Bartholinus efc. religioso viro fr. Ja-
cobo Lei de Tuderto ejusdem ord. mm. salutem in domino.
Ad executionem quorumdam negotiorum predieti nostri

640offitii fuisti per nos institutus vicarius et subdelegatus, et.
tibi propter eadem particularia negotia concessimus vices
nostras donec disponerimus ipsas revocare, sicut de pre-
dietis in actis Inquisitionis per fr. Angelum notarium
nostrum et dicte Inquisitionis plenius continetur. Cum
645igitur predicta et alia maiora negotia inceperimus exequi
et Deo adiuvante intendimus prosequi per nos ipsos, ideo

vices quas tibi conmissimus presentibus revocamus efc.

[c. 27 t.] Ffr. Matheolus et Petrucciolus de Collaxono
65%comparuerunt et representaverunt se coram fr. Bartholino
Inquisitore, ipsum asserentes et recognoscentes verum In-
quisitorem et officialem S. M. E. de mandato summi pon-
tificis institutum. Et exposuerunt coram eodem Inquisi-
tore, quod ante quam esset facta citatio de ipsis per di-
65:etum Inquisitorem, venire disposuerunt et redire ad man-
data sacrosancte R. E. et SS.mi patris et d. d. Johannis
pp. .xxij. ac ipsius Inquisitoris. Et quia non poterant
personaliter venire, notificaverunt hec d. Epo Tudertino, ut
eidem sibi Inquisitori notificaret predictam bonam dispo-
66)sitionem ipsorum et propositum redeundi, sed etiam ante
terminum citationis elapsum, de Tuderto caute receden-
tes, dixerunt se per internuntium, silicet d. Franciscum
d. Andree, misisse ad eumdem Inquisitorem, quod parati
erant se coram eodem Inquisitore representare, et quod
665pro eis non stabat, quin se in omnibus eius subicerent

mandatis, secundum ejus beneplacitum et preceptum.
Qui fr. Bartholinus Inquisitor predictos etc. benigne

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ERETICI E RIBELLI NELL' UMRRIA, ECC. 287

recepit et predictam eorum obedientiam coram eodem

expositam et excusationem admisit, dicens et asserens

in presentia mei notarii et testium predictorum, quod pre-

67)dietus d Epus Tudertinus per suas litteras speciales et

L'Inquisitore per d. Franciscum eius germanum sibi notificavit oraculo
ammette la loro TI

scusa, vive vocis quod predieti etc. parati erant redire e£c. ante ci-

: tationem etc. ac etiain asseruit et [c. 28] dixit dictus Inqui-

sitor quod per eumdem d. Franciscum ex parte predietorum

675Mateoli et Petruccioli sibi extitit intimatum, quod per eos

non stabat, quod se nou representabunt ante terminum,

etc. et in termino et ante terminum, secundum ipsius

preceptum, volebant eidem plenarie obedire; sed ipse

Inquisitor ex aliquibus causis distulit usque nunc. Et

680ideo predictam obedientiam quam facere voluerunt tem-

pore gratie et per eosdem non stetit, eisdem valere voluit

quantum postulat ordo juris. Nichilominus tamen eos

voluit stare elausos et a fratribus segregatos, donec de

ipsis aliud duxerit ordinandum.

Atto di sotto- 655 Insuper predicti efe. juraverunt etc. et portare humi-
missione dei sud- s
detti. liter omnem penam et penitentiam efc. et respondere et

dicere veritatem tam de se quam de aliis super hiis de
quibus interrogabuntur, et ab invicem separati, et divisim
et sigillatim interrogati super infraseriptis articulis, re-

6%sponderunt ut inferius continetur.

(c. 28 t.] Infrascripti sunt articuli generales super
quibus interrogari debent et respondere omnes ffr. rebel-
les inquisiti :

Articoli pre: 695 Primus. — Primo si Petro de Corvario intruso et Ba-
sentati al rati ^
ribelli, per l'in- varo hereticis et scimaticis. vel alteri eorum crediderunt,

terrogatorio.
consenserunt, faverunt vel adheserunt.
Secundus. — Item si predictis hereticis exiverunt

obviam eum cruce tempore quo intraverunt Tudertum.

700. — Tertius — Item si predictos Bavarum retinuerunt
pro imperatore et Petrum de Corvario pro summo pon-
tifice et eis vel alteri eorum reverentiam fecerunt vel
obediverunt.

Quartus. — Item si dogmatizaverunt vel dixerunt

Bi Ne oT. AMPH o TS

di

" "
E T e 288 PE i L. FUMI

705aut predicaverunt constitutiones d. pp. Johannis esse he-
reticales et ipsum pontificem esse hereticum et non pon-
tificem. :
Quintus. — Item si postquam frater Michael olim -
generalis Minister amministrationis offitio fuerit depositus
710per dictum SS.m patrem Johannem pp. xxij, et per
eundem condempnatus de multiplieibus heresibus eidem
Michaeli adheserunt in suis herroribus et eidem tamquam

generali ministro et suis nuntiis obediverunt vel faverunt.

Risposta di fr. |c. 29]* Fr. Matheolus de Collazono efc. super primo etc.
Matteolo da Col- x
lazzone. 715respondit : se numquam credidisse nec consensisse vel fa-

visse hereticis prelibatis efc. et quod si remansit in Tuderto
in adventu ipsorum, hoc fuit quia iacebat infirmus in:
conventu ffr. mm. de Tuderto.

Super secundo efc. R. quod non.

720 Super tertio e£c. R. quod numquam predictum Bava-
rum retinuit nec credidit esse imperatorem, nec Petrum
de Corvario legitimum papam, nec eis vel alteri eorum
reverentiam fecit vel obedivit.

Super quarto e£c R. quod non, immo sibi bene et stu-

725diose cavit ab obloquendo et detrahenáo tam de summo
pontifice, quam de constitutionibus eius.

Super quinto efc. R. quod in. dictis fr. Michaeli
non adhesit, nee eidem obedivit, neque favit: confessus
est tamen, quod aliquando obedivit invittus nuntiis dieti

730Michaelis. regentibus tudertinum conventum, aliquando
celebrando et alia faciendo que vitare non poterat, as-
serens se [c. 29 #.] mortem vel aliud persone proprie
periculum timuisse, nesciens quomodo vel qualiter ma-
nus eorum effugeret propter tirannos qui regebant tu-

735dertinam conventum ffr. mm. et Civ. ipsam Tud., sed
expectabat cotidie tempus et locum quomodo posset cum
Petrutio suo germano exire Civ. Tud. et districtum sine
periculo, requirens ad hec auxilium fidelium et maxime
d. Epi Tud , semper sperans et optans redire ad gremium
740divine misericordie et S. M. E. et ipsius veri et legitimi
sponsi d. Johannis pp. xxi. atque nuntiorum suorum et di-
sponens se atque submictens omni correctioni et penitentie
TT

TO PPS

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 289

sibi imponende per dictum S. P. vel eius nuntios occa-

sione predicta.

Risposta di fr. 745 Fr. Petrueciolus R. quod remansit in monasterio Montis
Petrucciolo da i ; ; È ; : EU
Collazzone. Xpi sub obedientia fr. Pauli Gualteroni capellani eiusdem

monasterii positi ibidem per Ordinem legitime confirmati ;
tamen postmodum per fr. Petrum de Aquasparta, cui obedi-

vit, et celebravit in E. dicti monasterii propter timorem

790tyrannorum de Tud. tam fratrum quam secularium, cum”

esset iuvenis timidus et verecundus, nesciebat quo iret vel
declinaret ; expectabat tamen predictum Macteolum suum
germanum ut curaretur et traheret [c. 30] ipsum de manu
rebellium et ad loca fidelium caute conduceret.

pron tomasone 755 Post hec onmia predicti ffr. Matheolus et Petruc-
ciolus, flexis genubus, humiliter postularunt Inquisitori
predieto, ut eisdem ingnoscere dignaretur, sumictentes
se totaliter correctioni et dispositioni ipsius Inquisitoris,
tamquam nuntii summi pontificis, et quod parati erant

760portare omnem penitentiam et penam quamcumque eis
vellet imponere vel inferre sive carceris vel aliam pro
predictis peccatis contra conscientiam perpetratis, et quia
timidi fuerunt et non disposuerunt se omni periculo et
: morti pro fide catholica et Ecclesia sancta Dei. *

Bo ddad,abCu- 765 Ott. 26. — Fr. Bartholinus etc. licentiavit pro nunc
predietos fratres etc. et statuit eis terminum .xv. dierum
infra quem deberent comparere personaliter eoram eo,
et interim assignavit eos et recommendavit fr. Ranaldo
custodi Tudertino propter aliquas rationabiles causas vo-

7;:9]ens per eundem Custodem collocari et teneri in aliquo
loco custodie Tuderti usque ad ipsius Inquisitoris bene-
placitum et mandatum. Quos ipse Custos recepit offe-

rens se facturum, ut superius est expressum. -

Sentenza di 775 [c. 30 t.] Ott. 30. — In nomine ecc. Cum nos fr. Bartho-
contumacia pro-

Pe SRI ne linus efc. requiri fecerimus et citari pseudo fratres minores
nostri Ordinis summi pontificis rebelles in nostra provintia
consistentes, ut coram nobis in certis loco et termino sub.
pena excomunicationis, quam si inobedientes essent, ca-

780 nonica monitione premissa, tulimus contra eos, deberent

— tp eI m ai eo Laur e

Je Sa
nie
L. FUMI

personaliter comparere ad procedendum super quadam
inquisitione facta contra eos, et ad se, si possent, excu-
sandum; et subsequenter ad singulos actus dicte cause
peragendum usque ad diffinitivam sententiam inclusive.
735Qui pseudo fratres coram nobis neglexerunt personaliter

comparere, sed aliqui eorum duos fratres miserunt ad nos”

de loco Heremite et ex parte ipsorum nobis exposuerunt,
quod circa .xxx. fratres de Tudertino conventu dispo-
suerant redire ad mandata saerosante E. et summi pon-
790tificis atque nostra. — Et ideo supplicaverunt ut eis digna-
remur terminum prorogare. Nos autem ipsorum salutem
ex intimis sitientes, ipsos ffr. receptos cum gaudio, ad
eos remisimus cum gratia postulata, qui postmodum com-
parere nullatenus curaverunt, duobus fratribus dumtaxat
79»exceptis. Ex superhabundanti tamen misericordia diutius
expectati, nec ipsi comparuerunt, nec alius pro eis ad
ipsorum purgandam contumatiam, quam contra eos pro-
nuntiavi sequenti die primi termini eis dati. Insuper
eum eitari fecerimus et requiri fr. Nicolaum de Alviano
S00eiusdem ordinis mm., ut sub pena excomunicationis, quam
contra eum, si non obediret, tulimus in scriptis, canonica
monitione [c. 3/] premissa, coram nobis, in certis termino
et loco personaliter compareret ad excusandum se de ge-
stis per ipsum a fide deviantia ortodossa, que contra eum
$05in aetis Inquisitionis habentur, qui comparere neglexit
etiamdiutius ex pectatus. Et ideo Xpi nomine invocato,
in capitulo loci ffr. de Perusio pro tribunali sedentes,
ipsum Nicolaum de Alviano et Petrum de Aquasparta
etc. (v. i nomi a c. 7) [c. 21 t.], et omnes alios et singulos
Sl0ffr. per nos citatos, fratribus Matheolo et Petrucciolo de
Collazono exceptis, dicimus et pronuntiamus esse et
fuisse vere inobedientes et contumaces, et propter eorum
contumaciam predictos omnes et singulos et quemlibet
eorum et alios quoscunque inobedientes sententiam exco-
Sl?municationis incurrisse, atque tamquam contra contuma-
ces et inobedientes fore.contra eos et eorum quemlibet
merito procedendum decernimus in hiis scriptis.
Lata efc. presentibus ffr. Peregrino vicario in peru-
Testimonianza
di frate Paolo
« Telli ».

Frati sparla-
tori del Papa e

fautori del Cor- 815
bara.

[es]
ut
o
B

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 291

sina eustodia, Ranaldo Guardiano perusini conventus,
S?0oHumile, Mateo de Flumine, Phylippo de Montenigro et
aliis pluribus ffr. Ord. mm. testibus.

[c. 32] Nov. 15. — * Fr. Paulus Telli de Tuderto de
Ordine mm. constitutus coram fr. Bartholino efc., dixit et
825affirmavit se die dominica elapsa de proximo ivisse ad

locum ffr. mm. de Tuderto et ibidem invenit aliquos:

fideles E. et multos alios ffr. rebelles, et dixit dictus te-
stis, asseruit et deposuit, quod numquam ipsos rebelles
pseudo ffr. mm. qui inibi conmorantur vidit in tanta
850pertinatia et tam ferventi nequitia et malitia in quanta
modo sunt, obloquendo, videl. de summo pontifice et no-
minando ipsum heretieum et non papam multipliciter
multisque sermonibus obprobriosis et verecundis, et affir-
mando Petrum de Corvario legitimum pontificem et E.
$35dei sponsum, quem vocant et nominant papam Nicolaum,
et licet non faciant pulsari campanam, audivit tamen dici
a pluribus ffr., quod non servant interdictum, quia hostiis
apertis celebrant divina. Ffr. autem quos testis audi-
vit sil. obloquentes contra summum pontificem et affir-
S'^ómantes Petrum de Corvario esse legitimum papam diversis
sermonibus et in loeis diversis, in dicto conventu, sunt

hii, sil *:

Franciscus Borrioni
Leonardellus Berardutii
Frauciscus Blunde
Matheus d. Lutii
Petrucciolus Nini
Peregrinus de Narnia
Franciscus Dalfinus
Ranaldus Mathiatii
Angelus Veracis
[c. 82 t.] Berardus de Camerata
Oddo Ferrantis
Leonardus d. Gregorii

Savarisius

E d

Vo a t mita!
Aderenti ai 860
suddetti.

minica verba contra summum pontificem audivisse et ali-
qua in favorem dicti intrusi heresiarche affirmantes ipsum
intrusum esse papam legitimum, et d. pp. Johannem vo-
cant Jacobum de Caors, et cum predietis pseudo fratribus
865moram contrahunt et eos assotiant in omnibus et eorum
tenent oppinionem et ipsis favent et antipate pseudo fra-
tres infrascripti, quos dixit se vidisse eum eis, non ta-

L.

FUMI

Johannellus de Ponte
Angelutius de Aquasparta.

Et dixit testis, sacramento quo supra, se dicta die do-

men obloquentes, sil:

870

875

880

Difensori dei
suddetti che ten-

gono la Città in no viro et notabili, et ipse testis dicit et credit verum

ribellione e nel-
l’ eresia.

890predictorum se pseudo fratrum mm. et manutenentes ter-
ram predictam in rebellione S. M. E. [c. 33] et erroribus

Petrucciolus de Monasterio
Johannellus Egidii

Berardus de Ponte

Nicolaus Angeloni

Franciscus Laycus de Collazone
Albricus

' Bolgarutius

Bartolellus Guidi d. Bartoli
Nieolaus Pacciolini
Renvegnate de Marcellano
Johannellus Rucoli
Bartolellus de Loreto
Petrus Tinutii

Franciscus

Jacobus Peregrinati

et Simoncellus de Collazone.

Item dixit dictus testis, quod audivit a quodam man-

esse, quia publicum est hoc in Tuderto, quod defensores

supradictis sunt hii, sil.

D. Franciscus de Claravalle

-— rom
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 293

Ha 895 Paulellus d. Beraldi
pe Berardus d. Francisci
i Claravalle Paulelli
Cionutius

2 Andreolus > Juctii

1 : 909 Bartholinus \

1 Ballutius d. Nini

| D. Tarlatus
Ciechinus Rubei

ina at AT ob LLL d aco n

Memmus Poni

(—

905 Matheus eius filius
D... prior Saneti Bartholomei
Beraldus et Juctius d. Ruccioli
D. Ugolinus prior S. Petri de Cesis
D. Egius prior S. Gemini de Massa
910 Matheus et Fatius Mannelli
Mannes Bartolelli
Corradus Gualterelli
Nicola d. Nini
Nallus d. Rustici de filiis Mili
915 Ghyrardellus d. Oddonis
Lellotius

Manellus et ) filii d. Petri
| ii d. Petri

rt

Egidius
Bartolellus et ; d. Corradi

920 Paulellus ! domine Xpiane
D. Corradus de castro Ranaldi
Mascius eius filius
Ritius et Potius Roberti

Juctius d. Guerrigii

€ € À

925 Guertius eius filius
Tacculus Î

i Albertinus » d

Ì et Petrus \

} Mannes Borrioni

930

. Massei

Lucarellus et Petrus Juctii Borrioni
Ranaldus

; filii Herrici rate
IRAN errici de Camerata
L. FUMI

Gentilis et )
Ceccolus LIE
935 - Noccius Gabbardi È

Manfredus eius filius

filii Herrici de Camerata

Gentilis de Canonica
Lippus et Egidius Lelli Gratialani
Jacopellus dictus Carnatius

949 et Cola filii d. Oddonis
Neetole et Nallus Symutii Barconi
Thomassus |

Angelinus | filii Juetii Mercati

Marcutius |

S I

945 Mannes Sardoli et Gilius Lupi de Monthione |

Testimonianza [c. 33 t.] Eodem die efc. Fr. Angelus Ravegnani de Pe- |
simile di fr. An- |

gelo « Ravegna- rusio de ord. mm. confirmavit, se die dominico transacto
NI ».

de prox. ivisse Tudertum, prout ab eodem Inquisitore

950habuerat in mandatis et accessisse ad locum mm. de Tu-

derto et ibidem invenit multos fratres rebelles efe. wf s.

. Nuova cita- Nov. 18. — Frater Bartholinus efc. fratribus (v. i nomi f
zione ai contu- x 2 È Ri 3 È : ]
maci. a c. 7) [c. 34] qui se dicunt fratres Ordinis prelibati et omni- |
95»bus aliis conmorantibus in loco Sancti Fortunati de Tuderto |
|
|

et in tota dyocesi Tudertina per eundem Inquisitorem

alias citatis et inquisitis qui nondum se representaverunt |
personaliter coram eo, spiritum consilii sanioris.

Dudum nostri offitii debitum exequentes, mandatisque |
*60summi pontificis cupientes intendere diligenter, specialem

tune et postea in. quibusdam heresibus et scismatibus
fuissent reperti eulpabiles et qui hereticis et scismaticis Ba-
varo et intruso ac etiam pseudo fratri Michaeli olim dicti
99Ordinis generali ministro crediderunt, consenserunt, fave-

contra vos et generalem contra omnes et singulos, qui |
|
|
|
|

runt atque adheserunt in [c.34#.] ipsa inquisitione contenta,

et quia inventi fuistis culpabiles in predictis et in eadem

inquisitione tacti estis et. multipliciter diffamati, ideo ci-

tatorias nostras licteras, eamdem inquisitionem de verbo |
970ad verbum continentes, misimus Tudertum et eas affigi |
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. — 295

fecimus foribus E Sancti Fortunati, ubi moram contra-
hitis, ut coram nobis infra certum terminum et ad cer-
tum locum sub pena excomunicationis e£c. deberetis per-
sonaliter comparere ad procedendum in dicta inquisi-
975tione et ad vos, si possetis, excusandum et ad sin-
gulos actus diete cause peragendum usque ad diffinitivam
sententiam inclusive. Que quidem, quamquam ex vobis
latere non potuit ullo modo, et demum, quia coram nobis
comparere neglexistis, vos et vestrum quemlibet pronun-

989tiavimus contumaces et propter contumaciam et inobe-

dientiam excomunicationis sententiam incurrisse. Et licet
eontra vos acrius procedere potuissemus, ex superhabun-

danti tantum benignitate diutius expectavimus, ut rediretis

| ad eor et recordaremini paulix per infelicissimi vestri sta-
| 985tus, sed et pluribus ex vobis per multos internuntios
| misericordiam magnam obtulimus, nos facturos, ut vos
omnes et singulos trahere possemus ad sinum divine
pietatis et gremium E. sacrosancte. Vos vero tamquam
rebelles luminis et nescientes vias eius, falsis sofisma-
b 990tibus accecati, coram nobis comparere et obedire peni-

f tus neglexistis, immo, quod deterius est, sicut digna

relatione percepimus, iniquitatem super iniquitatem [c. 35]
addentes cotidie, in vestraque malitia et nequitia mul-
tipliciter excrescentes, coacervatis vobis cumulum ire
995Dei. De quo quidem valde tabescimus et dolemus, pre-
sertim cum vos, qui professores estis sancte regule almi
Francisci una nobiscum et sicut subditi et subiecti A. S.
pugilles esse debetis pro fide catholica et E. sancta Dei
erravistis et erratis ab utero SS.me M.is nostre, non ces-

1000satis loqui falsissima et erronea predicatis. Nos igitur e£c.
districte precipiendo mandamus quatenus, infra decem die-
rum spatium efe. debeatis coram nobis personaliter et le-

| gitime comparere efc. etc.

Dat. Perusii apud locum mm. .xviJ. die mensis no-

! 1005vembris, a. d. m. CCC.XXVIIIJ.

| [c. 36]. Rev. patri et domino d. Ranutio Epo. Tudertino
frater Bartholinus de Perusio efe. Quasdam fecimus cita-

Der gr siii mirra ia sla

ment

*
biu A Roca

P 4
Ao
E.

hs
Lettera del-
l’Inquisitore a
Ranuccio vesco-
vo di Todi.

Risposta del
Vescovo: come

L. FUMI

torias litteras que representari debent pseudo fratribus

1010minoribus in loco sancti Fortunati de Tuderto conmo-
‘rantibus, ad quos nostri nuntii non est tutus acces-
sus. Ideo vos requirimus et rogamus et in hoc
nostrum vos vicarium et substitutum facimus, ut per
aliquem juratum nuntium quem ad hec duxeritis assu-

1015mendum, ipsus citatorias eisdem faciatis fideliter pre-
sentari, et de hiis nobis faciatis fieri relationem iuridi-
cam, concedentes vobis totaliter vices nostras.

Data Perusii uts.

102) [c. 36 t.]. Nov. 23. — Responsio d. Epi. Tudertini. —

i frati respinges- Ven. etc. Raynutius dei et S. Sedis gratia Epus. Tudertinus

sero la citazione.

etc. Quasdam vestras patentes litteras nobis ex parte vestra.
transmissas, vid: citationis tunc faeiende pro parte vestra.
de quibusdam fratribus minoribus in loco sancti Fortu-
1025nati Tuder. conmorantibus et quasdam alias conmissionis.
vestre nobis super hoc facte recepimus. Et volentes
ad predietorum executionem, iuxta prefate conmissionis
vestre tenorem, procedere, Mathiolum Petroncelli de Ponte,
familiarem nostrum, latorem presentium ad citationem
193)huiusmodi faciendam in nuntium nobis assunsimus, qui
in presentia nostra, iuxta formam debitam, juratus cor-
poraliter, dictas litteras citationis prefate ac nostre con-
missionis de manu nostra recipiens, et heri ante horam
vesperarum ad dietum loeum S. Fortunati nostro notario
1035sibi sotiato personaliter accedens, ibidem fratri Berardo de
Camerata, qui se gerebat pro Guardiano dieti loci, pre-
sentibus tune cum eo fratribus Benvegnate de Marullano,
Petro Nini Moscati, Nieolao de Alviano et Angelo Vera-
eis de Tuderto, in dicta ecclesia S. Fortunati litteras ipsas.
l0í0gitationis exhibuit, et cum ipse fr. Berardus et alii pre-
dieti fratres illas recusarent [c.37] recipere, dictus nun-
tius super pectus dicti fratris Berardi eas posuit, quamvis
tunc ibi posite cecidissent in terram, sieut ipse nuntius
nobis referet viva voce: . Dat. Tuderti die .xxiij. men-

l04^sis novembris, .xij. Ind. a. d. mcece. xxvirrj.
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 297

Deposizione del [87 c.]. Dic. 2. — * Mag. Petrus q. Buctii not. de Tud.

notaro Pietro

« q. Buctii » per . proc. fr. Raynerii Berardutii de Tud. e£c. comparuit coram
conto di fr. Ra-

niero di Berar- dicto Ing. pro citatione faeta de fratribus conmorantibus in

duccio, vecchio e

malato. S. Fortunato de Tud. et in tota dioe. tud. et in termino ©

1050eis dato et exposuit eidem Ing. quod idem fr. Ray. est
valde senex et multum infirmus quod. non posset sine le-
xione et periculo personali eoram ipso Inq. hie Perusii
comparere personaliter.... sicut de hoc impedimento per-
sonali et de dicto procuratorio ostendit duo publica instru-
_1055menta scripta manu Nicolay q. Petri not. Item dixit et
exposuit idem proc. nomine quo supra, quod d. fr. Ray.
quando heretici Bavarus et intrusus intraverunt Tud. reces-
sit de Tud. et ivit ad locum Spineti, sed quia fugere non po-
terat propter senium et infirmitatem, fratres de Tud. re-
1060belles fecerunt eum capi et reduci Tud. et sicut fuit po-
stmodum et moram contraxit in monasterio Montis Xpi,
pro qua quidem mora et pro aliis quibuscumque offensis
paratus est ipse fr. Ray. portare omnem penitentiam
quam ipse Inquisitor imponere sibi vult. *
deleto di ap-1065 le. 38]. Dic. 5. — Egidio di S. Gemini e Andrea di S.
Valentino di Todi priori delle loro chiese [c. 40] appellano
davanti all’ Inquisitore. L' inquisitore veduta U appella-
zione; che è in casu non concesso et ad iudicem incertum
et ex causis frivolis in iure et in facto falsis et alias con-
1070fusa est et obscura — non l’ammette — maxime cum ex
multis verbis in dieta appellatione contentis eos habeamus
magis-suspectos de hiis de quibus delati fuerunt coram
nobis.
[c. 40 t.]. Dic. 5. — Avendo i ffr. Tebaldo e Fran-
1075cesco da Narni mm. appellato e inviato ! appello per
mezzo del Vescovo [c. 42] Amatore di Narni, U Inquisi-
tore respinge l'appello, rispondendo alle ragioni addotte

(ma non riportate) nei segg. termini:

Ragioni per le Cause autem diete appellationis frivole sunt et ti falso.
FROL si respinge
Y appello. 1030maxime rationibus infrascriptis :

Et prima quidem causa in facto est falsa, et in jure
frivola.
Secunda vero est in facto falsa, in jure frivola ; quia.

EX

Lea ti e gr rr em ili die

"E*9-—- der am. +

E FUMI

L.

istud non tollit quod citati a suo iudice non debeant com-

1085parere. 3

Tertia est in facto falsa cum omnibus suis partibus. E

Quarta est falsa in facto, cum dietus Inquisitor in
loco assignato tota die termini et etiam medietate sequen-
tis diei expectaverit dictos inquisitos, nec ipsi, nec ali-

1090quis ibi comparuit pro eisdem.

Quinta est in jure frivola, maxime cum in litteris ci-
tationis fiat mensio de jurisdictione eius, et quia notoria.
est eius jurisdictio in tota provincia b. Francisci, et quia
numquam fuit petita copia jurisdictionis pro parte istorum. |

1095 Sexta est falsa in facto, et in jure frivola, cum absen-
tatio a Civ. Tud. non purgat crimen per eos conmissum.

Septima est in jure frivola et etiam in facto falsa,
maxime cum hec [c. 42 #.] absolutio numquam fuerit In-
quisitori obstensa.

1100 Octava est in facto falsa, et in jure frivola, quia
numquam dictus Legatus aliquid nobis scripserit, propter
quod teneremur processum nostrum de jure dimictere.

Et hane responsionem fecit dictus Inquisitor loco ap-

pellatorum refutatoriorum. !
1105
SuDenteto di con: [c. 43] Dic. 19 e 20. — Nos fr. Bartholinus efc. re- È

trasmesso dal- quiri fecimus et citari quosdam nominatim expressos et.
l| Inquisitore a

Ranuccio Vesco- omnes alios pseudo ffr. mm. in loco S. Fortunati de Tud.
vo di Todi. al

Capitolo, aiPrio- ^ conmorantes efc.
ri dei Conventi

e ai rettori dellel110 [c. 43 t.| Qui pseudo fratres, uno dumtaxat excepto, in
altre chiese di

panDicere aco: reprobum sensum dati et in nequitia continue excrescentes,

privati omni lumine veritatis coram nobis comparere

et obedire penitus neglexerunt, sed quamdam eorum in-

terponi fecerunt appellationem per Actavium Massei,

rs 1115qui se dicebat procuratorem eorum, coram Egidio sancti
Gemini et Andrea sancti Valentini tudertine dyoc. eccle-

siarum prioribus, ut dicebant. Et licet ipsos Egidium,

Andream et Actavium despicere debuissemus, quia coram ]
nobis de crimine hereseos et fautoria hereticorum delati
1120fuerant et quam plurimum diffamati, ne tamen predicti
pseudo fratres de ipsorum appellatione frivola conse-
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC.

querentur spem aliquam dilationis, considerantes etiam,
quod ipsa appellatio interposita erat in casu non concesso
(c. 44 £.] et ad iudicem incertum et ex causis frivolis
1125in iure et in facto falsis et alias confusa erat et obscura,
ideo eidem appellationi non detulimus, nec ipsam reci-
pimus seu admisimus, sed eam reiecimus et reffutavimus,
et eamdem responsionem loco appellatorum refutatoriorum

volumus haberi, protestantes quod contra predictos frivole. -

1130appellantes, tamquam contra contumaces, procedebamus,
maxime cum ex multis verbis in eadem appeilatione con-
tentis eos habebamus magis suspectos de hiis, de quibus
delati fuerant coram nobis. Post que ipsos pseudo.
fratres diutius expectavimus ut redirent ad cor e£c.; quod
1135facere neglexerunt efc. [c. 47]. Ideo xpi nomine invocato
etc. (v. inomi a c. 7), dicimus et pronuntiamus esse et fu-
isse vere contumaces et inobedientes etc. [c. 47 £.]. Quo circa
discretionem vestram requirimus ecc , quatenus in vestris
ecclesiis die natalis dominiin primis vesperis, missa de nocte
1140et in tertiis et subsequenter diebus dominicis et festivis,
pulsatis campanis et candelis aecensis et demum extintis,

redictos omnes nominatim vel non nominatim expres-
p

sos, et singulos alios citatos et requisitos, nostrorum.

mandatorum contemptores nuntietis excomunicatos et
lldjprivatos, ut superius dictum est, vel faciatis per alios
nuntiari, et ipsos tamquam excomunicatos et privatos

faciatis in Ecclesia et extra ab omnibus evitari, preci-

piatisque omnibus, maribus et feminis, indistincte, cuiu-

scumque conditionis et status existant sub [c.48] pena ex-
ll)eomunicationis ex parte nostra, quod nullus ad ecclesiam
S. Fortunati et ad alias ecelesias ubi moram contrahunt, ad
offitium vadant nec eisdem tribuant aliquam elemosinam,
subsidium vel favorem publice vel occulte. i Quod si
nostra precepta, immo verius apostolica, neglexeritis
1ladimplere, vobis, domine Episcope, propter reverentiam
episcopalis dignitatis deferendo, ingressum ecclesie inter-
dicimus, ac suspendimus a divinis, vos vero, priores et
ecclesiarum rectores et clericos dicti Capituli, premissa
monitione canonica, sententiam excomunieationis incur-

x ca =
testa data dal-
l’ Inquisitore al
Capitolo e clero
suddetto appella-
tisi dalla prece-

tro i frati.

1160rere volumus ipso facto e/c. Dat. Perusii apud loeum

Risposta e pro-

L. FUMI

mm. «xx. die predieti mensis decembris, anno predicto.

[c. 48 t.] 1320, genn. 12. — Fr. Bartholinus efc. d. Jo-
hanni Bono vicariorev. p. d. Epi Tudertini efc. Pridem
u6sreverendis patribus et dominis d. Epo Tudertino et Capitulo

dente sentenza di — maioris ecclesie Tudertine nec non et prioribus fratrum pre-
scomunica con-

dicatorum et heremitarum et aliis omnibus et singulis prio-
ribus et ecclesiarum rectoribus de Civitate Tudertina litteras
nostras transmisimus, ut quosdam pseudo fratres minores
l70excomunicatos a nobis et privatos, eorum contumatia
et inobedientia exigente, deberent publice in eorum ec-
clesiis nuntiare seu facere .nuntiari et ut excomunicatos
ab omnibus precipere evitari et alia facere que in ei-
sdem nostris litteris continentur. A quibus nostris
1175monitionibus et preceptis, sicut nuper quedam in loco
mm. de Perusio invente littere continebant, fuit pro

parte predictorum Capituli, priorum et rectorum eccle-

siarum de Tuderto minus sapienter et frivole appellatum.

Cum igitur cause in predicta appellatione expresse
llS08nt in facto false, et maxime due prime, quas constat
notorie esse falsas, et tertia etiam falsa est et non vera
nec verisimilis, quod maxime ex eo convicitur, quia ma-
iores et potentes de Civitate Tuderti per quos posset in
ipsa terra scandalum suscitari, et quibus parentibus
1ls5scandalum non timetur, ad mandata nostra partim ve-
nerunt, partim se ante dietam appellationem obtulerunt

et nunc se offerunt venire paratos, quibus parentibus
faciliter cetera fraagitur multitudo, que tamen mul-
titudo nostro proposito in hoc non resistit, [c. 49] sed as-
1190sistit, et dictos pseudo fratres minores et eorum scelera
detestatur, de quibus non est verisimile quod in dieta
appellatione proponitur de scandalo atque metu; item
causa que subducitur exentionis non obstat, cum ex
privilegio nostri offitii sit clausula per quam omne aliud
l95privilegium excluditur, etiam. si de illo deberet fieri
mentio specialis et expressa de verbo ad verbum; item
generaliter dicta appellatio fuit inepte proposita et coram
-

EE

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 301

incompetente persona, maxime cum ille, coram quo.

dieta appellatio interposita fuit, non sit persona pu-

1200blica, utpote privatus dignitate sua et excomunicationis
sententia publice innodatus; et ideo dicte appellationi
non deferrimus, nec ipsam recipimus seu admictimus, sed
eam repellimus, eicimus et refutamus. Et hanc respon-
sionem haberi volumus loco appellatorum refutatoriorum.

1205 Et protestamur quod contra frivole appellantes pro-
cedemus, tanquam contra inobedientes, prout justitia
suadebit. Quare vos, domine vicarie, requirimus efc.
quatenus hane nostram responsionem dietis appellantibus
intimetis efc. Dat. Perusii in Capitulo loci mm. de

1210Perusio, a. d. m.eec.xxx. ind. xiij. tempore d. Johannis
pp. xxrj, die xij. mensis Januarii.

, Processo isti- [c. 49 t.] 1329, sett. 10. — In nomine domini efc.
tuito dall'Inqui- ;
sitore contro a amen. — An. d. m.ccce. xxvmj, tempore d. Johannis

chierici e seco- _ È ; x
lari di Todi perl215pp. xxIj. die .x. mensis septembris.

le ragioni se-
guenti: Hec est inquisitio quam religiosus vir fr. Bartholi-
nus de Perusio Inquisitor efc. facit et facere intendit
contra et adversus omnes et singulos infraseriptos nomi-
natim expressos et generaliter contra omnes alios et sin-
1220gulos tam clericos, quam seculares cuiuscumque condi-
ctionis et status existant, qui de infrascriptis heresibus,
scismatibus, eredulitate, fautoria aut defensione, adesione,
receptatione et confederatione, fama publica immo po-
tius infamia vel justa suspitione notati fuerint nune vel
1225in futurum seu de predictis vel eorum altero culpabiles
poterunt quomodolibet reperiri. In eo vid: et super
eo quod ad aures et notitiam supradicti Inquisitoris, fama
publica et elamosa insinuatione referente, non quidem a
. malivolis, sed a viris religiosis, providis et honestis per-
1280venit, quod ipsi omnes inferius nominatim expressi et
alii quam plures clerici et seculares ac omnes et singuli
cives tudertini Deum pre oculis non habentes, fecerunt,
conmiserunt et perpetraverunt infrascripta, nec non in-
franominatis hereticis seismaticis crediderunt, consen-
I? serunt, faverunt atque adheserunt et ipsos receperunt

20
L. FUMI

ac receptaverunt et eisdem se confederaverunt in suarum
animarum periculum et S. M. E. catolice obprobrium et

jacturam.
1.0 per l'in- c. 50] In primis maxime in eo et super eo quod an. p. p.
vito fatto al Ba- | ] P a : P di pP
varo; 1240de mense augusti Hugolinutius de Baschi, Baldinus de Mar-

sciano, Janoctus et Colutius Ghezzi de Alviano, ut amba-
sciatores Claravallensium, accesserunt ad B. dum erat in
comitatu Urbevetano castramentatus in piano Paterni et
eidem B. dampnato heretico exhibuerunt reverentiam tan-
12i5quam vero imperatori et invitaverunt et animaverunt eun-
dem B. ex parte predictorum Ciaravallensium ad eundum
Tudertum, dicentes eidem quod non solum .rr. milia,
sieut quidam mercatores eidem B. promiserant si non iret
Tudertum, sed plus quam .x. milia flor. dabant sibi Tud.
1250si Tudertum accederet. |

2.0 per aver Item in eo maxime et super eo quod anno predicto
trattato di pren-

dere Foligno. de mensibus junii et augusti, Egidius d. Petri de Tud.

et Juctius et Neapolutius de Fracta ad ipsum B. acces-
serunt dum erat in Urbe et in Viterbio, et cum eo tra-
1255etatum habuerunt, ut Civitas Fulginei, que est Ecclesie,
caperetur et invaderetur per gentem Bavari et in manibus
ipsius B. heretici poneretur.
, 9.9 per aver Item in eo maxime et super eo quod Claravalle Pau-
impetrati bene-
fizi dal Corbara. Jelli d. Beraldi et Cichinus Rubei Gualterelli et alii quam
1260plures benefitia Ecclesiastica receperunt ab illo intruso
et heresiarcha Petro de Corvario. Et d. Talatus Ballutii
de Claravallensibus pro predictis Claravalle et Cichino a
predieto [c. 50 £.] antipapa predicta benefitia impetravit
apud Urbem de mense Junii et petitionem porrexit eidem
1265antipape tanquam vero pontifici pro predictis benefitiis
optinendis.
It. in eo efc. quod predictis anno et mense augusti d.
Andreas d. Ranutii, d. Franciscus d. Beraldi de Clara-
vallensibus, Nallus d. Rustici, d. Ranaldus Massuli, Ugo-
1270]inellus Oddutii, Tacculus et Albertinus d. Massei, Bar-
tolellus et Paulellus filii d.-Corradi, Robertus d. Gregorii,
Carnatius d. Oddonis, d. Tarlatus, Mannus Sanduli, Mo-
naldus Philipputii, Potius Roberti, Ceccolus d. Seghi,
Franciscus Telli Roberti et Gaytanus d. Andree, omnes
1275et singuli cives Tud. exiverunt obviam dicto B. heretico
L6 4.» per avere extra Civ. Tuderti ad unum miliare, iuxta pontem Mar-

introdotto onore-

È volmente il Ba- tinum et eidem B. exibuerunt reverentiam tanquam vero
E varo,laBavares-

o CN CRGH Mapa imperatori et ibidem inter diviserunt et ordinaverunt quod
aliqui ex ipsis deberent portare bravium sive pallium super
1280capud predictorum hereticorum et aliqui deberent eos
adestrare; quod, iuxta ipsorum ordinationem, perfectum
fuit, ut aliqui ex ipsis fuerint honoratores et conductores
honorabiles B., aliqui antipape, aliqui Bavarisse. Et sic
predietos hereticos in Tud. civit. cum summo honore et
1235reverentia intromiserunt.
[c. 51] It etc. quod predicto tempore omnes et singuli
9.» per E. superius et inferius nominatim expressi et omnes alii et

accolti per È
dici giorni di se- singuli Tudertini comuniter et concorditer adunati, prout

uer in talibus spectaculis eonsuevit populus adunari, recepe-
P9 runt predictum B. dampnatum in Civ. Tud. tanquam
verum imperatorem et receperunt antipapam Petrum, sil.
de Corvario, tanquam summum P. et eisdem B. tanquam
imperatori vero et Petro tamquam S. P. honorem et re-
verentiam exibuerunt et moram heretici predicti, B. sil.
12%et antipapa contrasserunt in Tud. Civ. per dies xir con-

tinuos publice, pacifice et quiete.
It. ete. quod a tempore quo predicti B. et Ant. de
Tud. recesserunt citra, iniquitatem super iniquitatem ad-
CORR ERE dentes, pertinaciter et malingne in ipsos B. et Ant. in-
loro. 1300tenderunt et nunc intendunt, eisdemque, secundum malum
eorum propositum, adheserunt et nune adherent omnes
et singuli predicti et infrascripti, sil. Paulellus d. Be-
raldi, Butius, d. Rubeus Gualterelli, Beraldus d. Baccioli,
Mannes Bartolelli domini Amatoris, Ninoctius Todini,
1305Rustichellus Butii, Ghyrardellus d. Oddonis, Cecchus, Ca-
roetius, Massarellus Nalli, Tellus et Ritius Roberti, Cola
d. Oddonis, Giliellus d. Bartoli, Massciolus Petruccioli,
1 : d. Jacobusde Monthione, Matheolus Gentilelli [c. 57 #.]
(Gualterellus Viviani, ser Gotius de Ponte, d. Andolo Ja-
1310copelli, Gualterellus Pennazi, d. Padulfus d. Egidii, Agna-
tulus Cioli, Ciolellus Cimete, Lellus Ciutii, Ganus Ugo-

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 303

0) di
MM SRI CO Ar

idm A

Br AU e aua DE E e aui ar. n
L. FUMI

linelli, Mannutius Manchelli, Beraldus de Ponte, Phylip-
pellus Nutii, Tudinellus d. Ranerii, Ceccus Lamberti, Ma-
scius d. Marocii et Petrus Andree ser Angeli, et omnes
1315alii et singuli Tud., nec non nuntios et vicarios d. da-
mnati B. heretici receperunt et eisdem obediverunt, pa-
ruerunt et intenderunt, et nunc obediunt etc. Et per eo-
sdem nuntios ipsa tud. civ. et comitatus regitur in dolo
et tirannia, et in rebellione S. M. E. Catholice, receptantes
1320omnes et singulos ad ipsam civ. confugientes excomuni-
catos, hereticos et de heresi suspectos scismaticis, inter-
dicti violatores et omnis veritatis et S. E. inimicos, et,
quod est execrandum dampnabiliter et horrendum, quod
per eorum maledicta consilia ordinaverunt, quod per ta-
1325belliones seribi faciunt in protocollis et cartis ipsorum
tempus modernum quo ipsa sunt edita protocolla sub he-
retico Bavaro et heresiarcha Petro de Corvario, nominando
ipsos, sil. DB: Ludovicum imperatorem et antipapam here-
siarcham pp. Nicholaum V.

1330 It. in eo efc. quod quemdam nuntium ipsius B. te-
nent pro ipsius B. Vicario, in quem intendunt et obe-
diunt, qui a S. P. est dampnatus, qui dicitur Johannes

7.9 per ubbi- Sciarre, [c. 52.] cui favent et adiutorium tribuunt ad per-

dire al vicario
Giovanni Sciar. gistendum in suis erroribus et ad tirannizandum et per-

d 1339gequendum fideles, sicut sua opera publice manifestant.
Et alia plura fecerunt, perpetraverunt et conmiserunt
in favorem, auxilium et consilium predictorum hereticorum
et adhuc plura faciunt, perpetrant et conmictunt in obdu-
rationem et perseverationem criminum predictorum.
1340 Super quibus omnibus c/c. prefatus Inquisitor inten-
dit inquirere et veritatem invenire contra predietos efc.
Et si quidem prefati inquisiti vel alii ex puro corde et
sincera fide redire voluerint ad gremium et unitatem
S. M. E., idem Inquisitor intendit quominus de iure poterit
1345mitissime et benignissime agere cum eisdem, alioquin
ipsos repertos culpabiles de predictis vel aliquo predicto-
rum punire et condempnare, prout sacra voluerint et tra-
diderint instituta etc.
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA; ECC. i 305

1350 [c. 56 t.] Sett. 19. — Salomon Piccioli d. Oddonis de

Tud. nuntius iuratus ec. retulit se affixisse predictas licteras

di azione della — foribus E. maioris Tud., sicut habuerat in mandatis die
iovis .xiiij. huius mensis septembris, et dixit idem nun-

tius quod dicebatur in Tuderto quod diete lictere jam
1355pervenerant ad manus Johannis Sciarre ibi vicaríi, et

quod eas legi fecerat in quodam secreto Consilio sapien-

tum. (Fu affissa la stessa lettera citatorio anche in Assisi,

sotto pena di scomunica e di 100 fiorini d’oro a chi la

rimovesse: anche in Foligno e Spoleto. Emesso il suono

1360gelle tube, furono nelle scale dei palazzi del C. chiamati

ad uno ad uno i suddetti a comparire avanti all’ Inqui-
sitore: in Spoleto sotto il portico avanti la foresteria
del luogo dei Minori U Inquisitore ordinò l'affissione nella

. porta della chiesa maggiore).

1365

[c. 59]. Sett. 27. — * Ven. in X. p. d. fr. Bartho-
lomeo de Perusio ord. ff. mm. heretice pravitatis in
prov. b. F. Inquisitori fr. Dyonisius de Burgo or. ffr.
Heremitarum S. Augustini Sacre pagine magister indi-
l3'0gnus ac rev. in Xpo p. et d. d. Neapoleonis S. Andriani
Lettera del dyoc. Card. devotus et nuntius de conscientia d. n. d.

nunzio del Card.

[gato Su nani: sum. pontificis in partibus Tuscie destinatus salutem in
Sitore, che ri-

chiedelasospen- eo, qui salutis est auctor.
sione degli atti :

anome de'todini. die martis xxvj pres. mensis septembris applicarem ad

Dum in civitate Tudertina

1875exponendum ipsis Tudertinis et Consilio eorumdem am-
baxiatam pacis et concordie cum E. R. michi impo-
sitam per prefatum d. Card. et me existente in Con-
silio super huiusmodi, eum eisdem reperi quasdam
licteras ipsis Tud. ex parte vestra directas, quod in cer-
1380tum terminum per vos prefixum deberent venire respon-
suri Perusium coram vobis Inquisitoribus, quas fecistis
et facere intenditis contra eos, in eo et super eo quod
ipsi dederunt Bavaro opem, operam, auxilium, consilium et
favorem. Quare cum ven. paternitatem vestram latere non
I3s*eupiam, sed eidem volo presentibus patefieri, quod prefatos
tud. unanimi voce et concordia, tamquam obedientie
filios et S, R. E devotos inveni promptos et liberales ad

guae nasi ect

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L. FUMI

omnem concordiam et obedientiam cum ipsa E. facien-
di | : dam, dispositosque subive omnem subiectionem, devotio-
1390nem et honus, que prelibata M. E. eis duxerit imponen-
da. Quamobrem vestram paternitatem supplico, nec non
ex parte supradicti d. Card., cuius nuntius existo, vos
attente deprecor et requiro, quatenus ab omni gravamine,
molestia et processibus ipsis tud. inferendis, si placet,
1395desistatis, prorogantes eis terminum aliqualem super hu-
iusmodi inchoatis et processibus faciendis, donee [c. 60]

ipsos contingat ad supradictam concordiam pervenire. Quo
dato, quod absit, si a predicta desistentur concordia fa-
cienda, extune in antea poteritis contra eos procedere pro

1400yvestre paternitatis libito voluntatis. Data Tud. die
| mercurii xxvii mensis septembris.

Sett. 28. — Rev. p. fr. Dyonisio de Burgo Or. ffr.
Heremitarum S. Augustini sacre pagine magistro frater

1405Bartolinus de Perusio Ord. mm. Inquisitor heretice pra-
vitatis in prov. b. F. per S. Apost. constitutus cum de-
vota recomendatione se ipsum.
TNAM der Vestras lieteras super facto Tudertinorum michi mis-
nquisitore 1 A x .
non potere del : gas recepi cum gaudio, actendens quod vos per d. Card.
tutto accordare E 5 :
la sospensione. 1410estis in Tuderto ad reducendum ipsos Tudertinos ad man-
data S. R. E. et summi pontificis, ad quod ego etiam

ipsius mandato principaliter nunc intendo. Verum,

r. p.,, quia preceptis summi Pontificis cupio per omnia

Ud d os tv obedire, non possum, nec debeo salva conscientia desistere
È Mi5totaliter contra ipsos a processibus iam inceptis, preser-
.tim cum de facili vos et ego possemus deludi a quam-
pluribus Tudertinis, et nunc etiam micni constat, quod
noviter contra S. P. et personam meam et offitium in
Consilio Civ. Tud. fuit turpiter proclamatum. Sed et
1420jn Perusio dicitur esse proeurator Tudertinorum rebellare
volentium ad interpellandam appellationem de facta ci-
tatione de ipsis. Que quidem duo signa sunt obdura-
tionis et pertinatie. ^ Et quia gratiam et misericordiam
inobedientia non meritur, ideo [c. 60 t.) rebellibus et
Mpon redire volentibus nullum terminum ampliavi, dum
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, BCC. 307

È tamen mei, d. Card. reverentia nostrique gratia et honore
E : aliquibus humilibus et redire disponentibus prolongavi
ad nonam diem sequentis mensis octubris et locum eis
mutavi Castrum Diruti comitatus perusini. Quam gra-
M30tiam valere volo omnibus dicte civ. nominatis et non E
nominatis et aliis volentibus obedire. Pro reverentia |
autem d. d. card. et pro honore vestro et meo non ex-
pedit pro nune ampliorem gratiam impertiri. Cuni

v) ee a e o aL oe

autem michi constabit plenarie de predictorum obedientia,
M3»paratus sum, quantum, secundum Deo, potero, eis facere

MEC P PT

gratiam pleniorem. Data Perusii die xxvmrj mensis
septembris. *
Sett. 28. — Fr. Bartolinus ecc. omnibus et singulis

M40tudertinis inquisitis e£c. ad S. R. E. mandata redire vo-

lentibus obedientiam preceptorum. | Previdentia et honore
ven. in Xpo p. et d. d. Neapoleonis S. Andriani dyac.
card., mei domini, specialis et precibus et instantia ven. p.
f. Dyonisii Ord. Heremitarum etc. ex nostro offitio vobis
Mi5et cuilibet vestrum terminum prorogando ad nonam diem

i Kommttarione mensis octubris venturi de prox. et locum mutamus, ex
del luogo, dà Fe-

rugia a Deruta. — rationabili causa, locum ffr. mm. castri Diruti, infra quem

i terminum et ad quem locum comparere [c. 67] persona-
liter debeatis sub illis penis, que in citatione de vobis facta
1450plenius continetur ecc. Dat. Perusii efc.
[c. 62] Johannes Gerardi notarius de Tud. sindicus
et procurator Com. Tud. e/c. et Octavianus Massei not.
de Tud. proc. quorumdam aliorum singularium citato- 4
rum — chiesero una copia di detta nuova citazione e pro- ij.
l»roga: e interrogati se volevano presentarsi per se stessi,
An xe ues essendo la inquisizione fatta contro tutti e singoli i todini,
parire. risposero di no: — li rimandò U Inquisitore al dì di poi,

avanti vespero, a prendere la copia -— e loro comandò che

dentro un termine dovessero comparire all’ udienza. Ed

MEO

| 1400essì non accettarono, sed quibusdam verbosis appellatio- SIA
nibus cum Inquisitore predicto contempnedentibus, cum i
tamen mandatum non haberent ad hec. L' Inquisitore im-
L. FUMI

pose loro di comparire nel detto termine, pena la scomu-
nica e 1000 lire (1).
1465 [c. 63] Ott. 9. — Actum apud locum ffr. mm. de Di-

Atto di sotto- — ruto in logia iuxta ortum, presentibus d. Bonifatio de Mu-
Sa tina, Uguitionello de Mecis, d. Conte plebano plebis Campi
et aliis pluribus testibus ecc. D. Andreas d. Ranuctii, Rober-
tus d. Gregorii, Agolinellus d. Oddutii, Gualterellus Vivieni,
1470Lellus Cintii d. Angelerii, Ganus Ugolinelli et Ceccolus
d. Seghi — si presentano all’ Inquisitore e fanno atto di
sottomissione, sotto pena di 500 fior. d'oro, 100 per
ciascuno.
coc POOR qe. Quindi ser Niccola di Manno, procuratore di 11
. persone. M3iStodini, presenta la sua procura per i suddetti 11 e per
| | Aquaitolo Cioli assente da Todi, per il quale già promise
la rappresentanza davanti all’ Inquisitore |c. 64], espose:
quod predicti habent impedimentum propter quod coram
4 4 eo personaliter comparere non possunt et quod aliqui
pu MS0predietorum per Johanem Sciarre detempti fuerunt et
1 i preceptum habuerunt ne de dicta civ. exirent sine sua
B licentia speciali — (prorog. al 17 ott.).

hi | Vu PEOLORR al [c. 64 t.] Nicola Massei de Perusio procurator d. Bal-
| no. dini, d. Lamberti, d. Symonis et Ciutii ff. q. Celli comitis
| 1485de Marsciano.... dixit.... quod Civ. Perusina non erat eis

| | : locus securus et tutus (prorog. al 16, poi al 23 ott.).
i: RE 2 [c. 65] Ott. 14. — Nicolaus Mannis de Tud. procurator
Ms 5 gano impediti da —Gualterelli Pennaze, Matheoli Gentiletti et Petri Andree...,
| l99quia Johannes Sciarre impedit obedientes ne componant
coram ipso Inquisitore, rogavit, ut terminum ipsum daret
secundum beneplacitum suum et non prefigeret specialem
diem ut esset ipsi Johanne Sciarre incognita dies termini
antedicti et ob hoc inquisiti poterant melius comparere —

MO5prorog. a 15 giorni).

esConieszione di [c. 66 t.) Ott. 9. — D. Andreas D. Ranutii civ. Tud....
di Ranuccio, ea que fecit erga B fecit-timore mortis persone proprie

(1) Partirono da Perugia e più non comparvero (sentenza 31 ott. 1329, c. 78-80).



ori
RETE TETTE ZI

re

emm

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 309

et suorum tam filiorum quam etiam amicorum : adestravit

1500B.... non tamen eum credidit nec credit verum imperato-
rem; antipapam [c. 68] vero non adestravit, nec ei ullum
honorem exibuit...; * in secreto Consilio xxiiij contradixit
....ut civ. Tud. regatur per ipsum B. et eius vicarios in
rebellione S. M. E. et S. P.... etiam in presentia B.: in

1505publico vero Consilio, ubi oportebat, ut que contradicere
volebat, accederetur ad proponentem ad faciendum se
scribi, resistere timuit, et propter timorem jam dictum
tacuit, et ex hoc etiam timore obedivit Vicario d. B., qui
condempnavit eum et sibi accepit x1j centennaria libr.

1510den.# — Bavaro [misit] modica victualia, sil. pavones et
quedam alia pauca: nulla ad eretici.

[c. 68 t.] Post que omnia idem d. Andreas se represen-
tavit pro filio suo nuper defuncto nomine Gaytano et se
pro eodem suo filio obtulit ad omnia sua S. E. ae S. P.

I53l5beneplacita et mandata.

Ott. 24. — Francesco figlio di Andrea rinunzia ad ogni
diritto di difesa, e, per il padre, si mette a disposizione di
detto Inquisitore.
n Re m [c. 69 t.] Primus. — In primis si d. Andreas predi-
al suddetto. ctus in nonnullis Consiliis et comunibus colloquiis Civi-
tatis Tuderti dixit et informavit atque consuluit, ut Ba-
varus non intraret Tudertum, et ad hoc, quantum in- se
fuit, cum suis sequacibus tradere studuit populum Tuder-
1525tinum.
Secundus. — It. si resistere potuisset idem d. Andreas
cum filiis suis consanguineis, sequacibus et amicis, ut di-
ctam Civi:atem Tuderti Bavarus et antipapa non intras-
sent.

1530 l'ertius. — It. postquam publieum fuit dietum Ba-
varum debere intrare 'l'udertum, dietus d. Andreas cum
filiis, consaguineis, sequacibus et amicis potuisset fügere
vel latitare ne Bavaro obviaret et ne faceret alia que se
fecisse confessus est erga dietum Bavarum absque ipsius

1535d, Andree et aliorum suorum filiorum consaguineorum et

sequaeium periculo personali.

RA TS .
ice TA ge AU m ga LL us e
L. FUMI

Quartus. — It. si detestatus est idem d. Andreas
faeta et dieta dietorum hereticorum et contra eos cum
filiis suis et consaguineis et amicis et sibi adherentibus

1540[c, 70] fecit conmode quicquid potuit, et derisit et vilipen-
dit ipsos hereticos, maxime Petrum de Corvario, tamquam
intrusum et heresiarcham, nullo modo volens sibi loqui
nec ipsum aspicere, ipsum reputans heresiarcham et ini-
micum E. sacrosancte.

1515 Quintus. — It. si predicto tempore quo Bavarus et
antipapa fuerunt Tuderti et post, predietus d. Andreas.
quantum conmode potuit citra mortis periculum detestatus
est cum predictis sibi adherentibus faeta heretica dicte Ci-
vitatis, sil: de exhibitis favore, auxilio, consilio et adhe-

1550sione hereticis supradictis; et dampnavit, maxime, quod
nomina predietorum hereticorum ponerentur in instru-
mentis et quod interdictum E. non servabatur et ipse d.
Andreas faciebat in suis instrumentis poni nomen pape
Johannis .xxi., et ipsius et S. E. interdictum obser-

I555vavit.

Sextus. — It. si in Consilio Civitatis Tuderti et alibi.
dixit, consuluit et induxit, ut per Tudertinos fierent man-
data S. E. et SS.mi pp. Johannis et Inquisitoris et ipsius
nuntii specialis.

15600 . Septimus. — It. si predicta omnia et singula publica
sunt et notoria et de hiis est comunis extimatio publica
vox et fama.

Ammissione di | : [c. 70 t.] Ott. 18. — Matheolus Cioli de Tuderto pro-

Masciólo « Pe- È
-ruccioli » tutto-1565curator Mascioli Petruccioli de Tuderto... exposuit, quod

ché incorso in
contumacia. ipse Masciolus, cuius est procurator, infirmatur graviter
et est senex, et ideo coram eo personaliter comparere
non potest, sed paratus est, impedimento infirmitatis am-
moto, coram ipso Inquisitore personaliter comparere et
1570ipsius et S. R. E. ac summi pontificis in omnibus et per
omnia parere et obedire mandatis.... Qui fr. Bartholinus
Inquisitor eidem procurateri respondit, quod dictus Ma- .
sciolus jam propter contumatiam, quia terminus est ela-

psus, sententiam excomunieationis et aliam penam tem-
ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 311

1575poralem incurrit, quam sibi vellet auferre. Nichilominus,
tamen, quia Ecclesia gremium redeunti non claudit, ipsum
proeuratorem procuratorio nomine dieti Mascioli recepit,
debito tamen justitie semper salvo.

, Termine di 10 [c. 71] Cui Matheolo procuratori etc. Inquisitor precepit
giorni a compa- È E . : 4 x
rire, 15$0et terminum statuit .x. dierum ad faciendum comparere

personaliter dictum inquisitum si poterat; alioquin idem

procurator compareret in eodem termino ad excusationem

ipsius inquisiti proponendam.
Aguaytolus Cioli de Tud., pro quo ser Nicolaus Mannis
I58:promiserat in iudicium sistere, quia dicebat ipsum absen-

tem a Civ. Tud. — dixit, se rediisse de Florentia et
i Hdtomissione adhuc non ivisse Tudertum: — si sottomette, e V Inqui-
di È gual olo 5 3 È P È i
« Cioli ». sitore ordina, quod se nulla occasione ab istis partibus

elongaret seu ad partes remotas accederet sine sua licen-

1590tia speciali, eum vellet quod sibi responderet super qui-

busdam articulis efc.
[c. 72] D. Ranaldus Massuli de Tud. id. id. è interro-
gato sopra i segg. articoli.
[c. 73] In Xpi nomine amen. Infrascripti sunt articuli
1595generales super inquisitione Tudertinorum, super quibus
respondere debeant singuli inquisiti.
Articoli per Primus articulus. — Si fuerunt in Consilio quocunque

l' interrogatorio
sottoposti aifau- Civ. Tud. vel in comuni colloquio multorum vel tractatu

tori del Bavaro
e dell'Antipapa. seu ordinatione quacumque, in quo vel in qua ipsi con-
t6%siliatores extiterint vel ordinatores, aut consenserint, ut
B. et intrusus invitarentur et intromieterentur in Civit.

Tudertinam.

Secundus. — It. si obviam exierunt extra Civ. dictis
B. et Antipape et eis exhibuerunt reverentiam vel alteri

l605eorum.

Tertius. — It. si predictos B. tanquam verum impe-
ratorem et Petrum de Corvario tanquam S. P. intromi-
serunt seu receperunt in Civ. Tudertinam cum honore et
reverentia, ipsos vel alterum eorum adestrando vel super

16.0caput alterius eorum pallium portando seu clamorosis vo-
cibus eum populo tudertino predictos hereticos extollendo.
Quartus, — It. si postquam predieti B. et intrusus in-
L. FUMI

traverunt Tudertum vel ante fuerunt consiliarii vel adiu-
tores eorumdem publice vel occulte vel eisdem vel alteri

1615eorum faverunt, crediderunt, adheserunt, confederave-
runt aut gratiam aliquam postularunt.

Quintus. — It. si ordinatione seu tractatu habito cum
dieto B. ad invadendum terram aliquam, Civ. vel comi-
tatum et maxime Fulgineum interfuerunt vel consenserunt.

1620 ^ [e. 73 t.] Sextus. — It. si celebrationi missarum sol-
lempniter in pontificalibus dicti intrusi interfuerunt et eum
in E. tune et postea vel extra per terram tanquam pon-
tificem assotiaverunt vel honoraverunt.

Septimus. — It. si compulerunt vel compelli fecerunt

1625elericos vel laycos religiosos vel seculares tunc quando
heretici predieti erant in Tud. vel post recessum eorum |
inde ad obediendum predictis B. ut imperatori et Petro
de Corvario tanquam S. P. et maxime ad violandum E.
interdictum.

1630 Octavus. — It. si eidem B. vel eius nuntiis obedive-
runt vel consenserunt et maxime, ut Civitas Tud. rega-
tur per ipsum B. et eius Vicarios in rebellione S. M. E. |
et S. P.

Nonus. — It. si per se vel alios fuerunt causa vel

1635dederunt operam, ut nomina B. et antipape ponerentur
in confectione instrumentorum et non ponerentur nomina
d. Johannis pp. xx1J S. E. veri sponsi.

Decimus. — lt. si dictis hereticis B. et Petro de Cor-
‘vario vel alteri eorum miserunt aliqua ensenia vel vi-

1640ctualia vel datas et collectas solverunt pro predictis B.
vel intruso seu in Consilio comunitatis ordinaverunt vel
consenserunt fieri donaria hereticis supradictis.

Undecimus. — It. si aliqua alia fecerunt, perpetra-
verunt et conmiserunt in auxilium, consilium, et favorem

ló'5predietorum hereticorum vel alterius eorum.

Duodecimus. — It. si predicta omnia et singula pu-
bliea sunt et notoria et de hiis est comunis extimatio,
publica vox et fama.

Deposizione di [c. 74] Ranaldus Massuli — Super 8.? quod in Consilio

Rinaldo « Mas. _
suli ». l69»publico, ubi fuit tractatum de hoc, propter timorem mortis
ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC.

sicut alii et in Consilio tacuit propter timorem. — It. in-
terrogatus — dixit quod [c. 74 t.] publicum et notorium
est in Civ. Tud. * quod principales ordinatores et tracta-
1655tores ad invadendum Fulgineum per gentem B. fuerunt
infrascripti, sil. Corradus Anestasii, Ugolinutius de Baschi,
Baldinus de Marsciano, Egidius d. Petri, d. Franciscus
d. Berardi et Ranaldutius Nini — et ipse testis vidit
Ugolinutium predictum [c. 75] euntem et redeuntem cum
1660militibus B. quando iverunt Fulgineum ad invadendum
et redierunt (1329, de mense augusti — in platea Com.
Tud. prope palatium ubi B. morabatur *. Et predicti alii,

ut publice dicitur, fuerunt ordinatores et tractatores pre- :

dicte invasionis —.
1665 It. testificando dixit et deposuit, quod publicum et
notorium est in dieta civ. quod principales Tudertini, qui
ordinaverunt adventum B. et antipape ad Civit. Tud.
fuerunt Claravallenses Nallus d. Rustici et nepotes, filii
Butii, Egidius d. Petri, Potius et Ritius Roberti. Et tra-
1670ctores adventus predicti fuerunt: Hugolinus de Baschi et
Baldinus de Marseiano, et ipse testis vidit Baldinum (per
stratam Vallis) et Hugolinutium (Hugulinutius cum aliis
militibus in platea Tud.), predictos, eodem die, quo Ba-
varus debebat intrare Tud. paratos ad bellum cum mi-
1675litibus B. precedentes ipsum B. et intrantes Tud. et di-
cebatur quod venerant et processerant sie muniti, ne ali-
quis posset contradicere et impedire introitum predictorum
hereticorum in dictam Civitatem.
[c. 75 t.] It. deposuit et dixit, quod, se presente et
1680audiente, Nallus d. Rustici arrengavit et consuluit in Con-
silio Civ. Tud. et in presentia B., quod diminium ipsius
civ. Tud. daretur libere D. cum arbitrio (in palatio veteri
diete civ. et in presentia consiliarorum).
It. testificando dixit et deposuit, quod predicto tem-
1685pore, eum idum testis esset in S. Fortunato loci mm. de
Tud., fuit sibi testi dictum, quod traetabatur per. ali-
quos cum antipapa, qui ibidem morabatur, quod ipse
intrusus iret ad Epatum tudertinum et ipsum expoliaret,

913

tacuit — Sup. 10.?... quod timore predicto collectas solvit

b D d

JAM XOT
L.

FUMI

et tune testis caute aspiciens illos, qui erant cum anti-
169%papa, vidit Ugolinutium de Baschi, d. Francum et d.
Tarlatum Ballutii cum eodem antipapa et dicebatur tune
quod erant in dieto tractatu. Et testis inde recedens venit
ad d. Andream et sibi predieta narravit. Et ad preces :
ipsius d. Andree, dixit hec Baldino de Marsciano et eum |
ló9 rogavit, ut impediret ne bon a, que erant in Epatu, spo-
liarentur. Et ipse Baldinus respondit testi: Et quid possum
facere si d. pp. vult ire ad Epatum (loquens de intruso)?

* Et post hec vidit testis dictum intrusum euntem

ad Epatum tanquam pontificem et eum [c. 76] assotiabant
1700predicti d. Francus et d. Tarlatus et Ugolinus de Baschi.
Et nune intrantes expoliaverunt eum. *

It. dix. et dep., quod dicto tempore vidit pluries pre-
dietos Hugolinum de Baschi, d. Francum, d. Tarlatum,
Baldinum, d. Symonem et d. Lambertum de Marsciano

1705assotiantes B. et antip. et astabant dietis hereticis cum
caputio extraeto reverenter, tanquam ille B. esset impe-
rator, et antip. esset verus pontifex.

It. dix. et dep., quod vidit predictos d. Lambertum
et d. Symonem et d. Francum intrantes Ecclesiam Epatus

l7eum antipapa et dicebatur tunc quod astabant predicto
antipape celebranti ibidem in pontificalibus.

It... quod a predicto antip. impetraverunt benefitia; d.

Tarlatus Ballutii pro Cicchino Rubei ecclesiam S. Mangni
de Quadrellis et possessionem cepit et defendit. Et impe-

l7l5travit ecclesiam S. Romane pro Paulello d. Beraldi et
Manno Bartolelli. Qui Paulellus et Mannus turbant posse-
sores dicte ecclesie.

Deposizione [c. 76 t.] Ott. 30. — Matheolus procurator predictus
del procuratore

di Masciolo. 1720comparuit in termino sibi dato et dixit et firmavit, quod

d. Maseiolus nondum erat liberatus a sua infirmitate et
ideo non poterat personaliter comparere... respondit...,
quod extraxit sibi caputium quando B. transeuntem vidit

et collectas solvit pro denariis faciendis B. prelibato.
Allegazione dil725 Ott. 24. — Jacobus Gualterelli de Tud. procurator

istrumenti.
(multorum civium tud.) obtulit sibi quedam instrumenta
STETUEPCEm

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 25 915

[c. 77] in quibus continebatur quoddam preceptum factum
per d. Johannem Sciarre ne aliquis inquisitus coram dicto
Inquisitore comparere debeat ad penam mille flor. auri.
170 . [e 78] Ott. 31. — Postque (v. a c. 62.) aliqui inter-
nuntii, valentes viri, nobis humiliter supplicarunt, ut ipsi
Comuni Tuderti et aliis specialibus personis redire vo-
lentibus ad mandata dignaremur terminum prorogare,
quod fecimus, et non solum terminum, sed et plures ter-
1735minos ipsi Comuni et singularibus personis assignavimus,
et prorogavimus, ut haberent materiam redeundi. Ex qui-
bus aliquos diutius expectatos benignissime recepimus ad
i erichlerazione mandata, sed ipsum Comune ac multi alii inquisiti in
Comune di Todi duritia et hereticorum nequitia persistentes, licet ex su-
1740perhabundanti misericordia per tempus maximum expec-
tati adhue inobedientes et contumaces existant etc. ideo,...
Ugulinutium de Baschi efc. (con altri 29 nomi) cives tu-
dertinos et ipsum Com. Tud. nec non omnes et singulos
tudertinos inquisitos tam laycos quam clericos ec. contu-
1745maces, iuobedientes et cxcomunieatos ec. pronuntia-
mus efc.

Bue pese di [c. 83.] Ott. 31. — Farolfus Jacobutii, Ciccolus Pe-
truecioli, Jacobellus fr. Johannis, Taddiolus Fredi de
1750Tud. Mannutius Symonis de Aquasparta representaverunt
se coram dicto Inquisitore et dixerunt se non esse no-
minatim in citatione expressos, sed quia sunt de Tud.,
parati sunt omnem reverentiam et S. E. ac SS. PP.
Johanni .xxij. exhibere et omnem penitentiam portare,
1755quamquam non sint sibi consci de aliquo favore dato
dietis hereticis B. et intruso, immo eis displicuit ipsorum
hereticorum introitus in Tud. quod d. Inquisitor benigne
recepit.

1760 [c. 88 t.] Nov. 2. — D. Franciscus Leonardi de In-
terampne... notificavit et sibi exposuit, quod Mannutius
Rubei de Claravalle recepit quoddam benefitium, collac-

tionem sil. eeclesie S. Magni de Quadrellis ab Antip. Petro

de Corvaro heresiarcha et ab eodem Antip. bullam rece-
L. FUMI

1765pit antipapalem de collato benefitio antedicto, virtute cuius

bulle antip. possessionem intravit ecclesie antedicte, vero
inde ac legitimo expulso dicte ecclesie rectore ac possessore,
dicto sil. Andrea, nato ipsius d. Francisci, qui per SS. p. et d.
d. Johannem pp. xxij ipsam ecclesiam obtinebat et pacifico

l70possidebat. In quibus heresibus eidem favent Mannutio

Deposizione di
messer France-
sco « Leonardi »
da Terni.

et ipsum Petrum de Corvario habere videntur pro le-
gitimo pp. infrascripti coptumatores ecclesie prelibate,
in eo vid. quod, post collationem dicte ecclesie factam
per d. intrusum heresiarcham Mannutio antedicto, sem.

1775per eidem Mannutio pseudo Rectori de fructibus ipsius

ecclesie responderunt, et in nullo respondere voluerunt,
sive de ipsis dare fructibus ipsius ecclesie vero Rectori,
prout consueverant respondere. Laboratores seu coptu-
matores sunt hii, vid. (Seguono i nomi di 10 persone,

1780di cui 3 fabbri).

(c. 84] Nov. 3-5. — Dopo il detto di due testimoni
uno de’ quali Andriolus Riccardi de Interampne, dixit,
quod dum iret ipse testis nuper Tudertum ad funus Gay-

1785tani d. Andree, audivit a pluribus dici..., i detti lavora-

Sentenza di
Scomunica con-
tro i Conti di
Marscianoe altri
contumaci, e di
interdetto contro
la città di Todi.

tori sono citati a comparire entro dieci giorni.

[c. 84 t.] Nov. 10. — Nos fr. Bartholinus etc. cum in

pronuntiatione contumacie et excomunicationis (contra

1790Tudertinos) aliqui fuerunt contumaces, quos ex ali-

quibus causis et ex habundanti misericordia noluimus
contumaces et excomunicatos exprimere, sed ipsos ex-
peetavimus usque nunc et comparere minime volue-
runt, ideo... pronuntiamus ser Nicolam Maffei procu-

l795ratorem Baldini [c. 85] Cecchi, d. Lamberti et d. Sy-

monis filiorum q. Celli, ser Nicolaum Mannis procurato-
rem Gualterelli Pennaze, Actavium Massei procurato-
rem et sindicum Com. Tud. ac omnes et singulos in-
quisitos nostrorum mandatorum comtemptores esse con-

1800tumaces et ipsum Baldinum in inquisitione et citatione

nominatim expressum sententiam excomunicationis pro-
pter suam contumaciam incurrisse, nec non et Civi-
TENERA

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC.

tatem Tud. ecclesiastico supponimus interdieto. Et si dicti
inquisiti dietam omnem suam contumaciam non purga-
1805verint infra .xv. dies, et dictum. Com. Tud. per respon-
salem legitimum et alii inquisiti personaliter non compa-
ruerint et legitime coram nobis, ipsum Com. Tud. mille
librar. et quemlibet inquisitum centum lib. den. penas ipso
facto declaramus et decernimus incurrisse, et eos et quem-
1810libet eorum ad dictam penam condempnamus omni jure
et modo quo melius possumus, contra omnes et singulos

acrius processuri, prout justitie debitum suadebit.

, Presentazione [c. 85 t.]. Nov. 9. — Actum Perusii in porta Solis
di vari contu-

Dach. peur mdsisin domibus Pauli de Podio, ubi moratur d. Franciscus
Hes d. Andree de Tud., presentibus dicto d. Francisco et
Salamone Piccioli de Tud. testibus, Mannes Pinutii de
Tud., licet non vocatus nominatim, tamen se voluntarie

coram dicto Inquisitore representavit e£c.
1820 Nov. 18. — Actum in cella Inquisitoris in dormitorio
inferiori ffr. mm. Perusini conventus etc. Ser Nicolaus
Manuis procurator Pennazze et aliorum, qui superius sunt

scripti, representavit etc.

[c. 86]. It. representavit se tamquam procurator no-
I3 viter institutus a Taccholo et Albertino d. Massei civibus
Tud. etc. et eidem Inquisitori suplicavit humiliter, qua-

tenus ipsos ad mandata E. recipere dignaretur et sibi.

pro ipsis terminum assignare, infra quem coram ipso
possint personaliter comparere. Quem ser Nicolaum
I3"0proeuratorem benigne recepit, penis contumacie ipsorum
semper salvis, notificans eidem, quod dicti Taccolus et
Albertinus sententiam excomunicationis et aliam tempo-
ralem penam suo auferendam arbitrio, incurrerunt. Qui
ser Nicolaus efíc. juravit corporaliter stare et parere
IS*mandatis S. R. E. efc., ad penam. c. flor. de auro pro

. quolibet e£c.
[c. 86 t.]. L'Inquisitore dà il termine di 20 giorni
ai suddetti, e. successivamente — Nov. 26 — lo proroga
al 5 gennaio.
318 i L. FUMI

130 — [c. 87]. Nov. 24. — Gli stessi termini sono assegnati
a Puccio Vignutii di Todi procuratore di ‘Bartolello e
Polello q. d. Corradi, sotto la stessa pena di 100 fior. d'oro.

ic. 88] Dic. 2. — Actum in camera Inquisitoris prope
I85oprimum claustrum conventus mm. de Perusio etc. Putius
Vignutii procurator d. Francisci et Polelli d. Beraldi,
Beraldi d. Ruceioli, Butii Alberici, Ciechini eius filii,
Mannis Bartolelli d. Amoris, Filippelli Nutii, d. Tarlati
Ballutii, Claravalle Polelli d. Beraldi, Beraldi Giliutii
13:06 Ponte, Ritii et Potii Roberti, Jacobelli dicti Carnatii,
Cole d. Oddonis, Francisci Telli, Nalli d. Rustici, Gerar-
delli d. Oddonis, Ninotii Tudinelli, Gilii d. Petri et Ru-
sticelli Butii Civium tudertinorum e£c. supplicavit come
sopra, e l’ Inquisitore accordò anche per essi il termine

185%a presentarsi al 5 gennaio.

Deposizione di [c. 88 t.] Dic. 23. — Nicolaus Mannis de Tud. etc. te-

Nicola « Man- i
nis ». tis deposuit quod pluries et pluries et in diversis locis

vidit, quod Baldinus de Marseiano et Ugolinutius de Ba-
1860schi exhibuerunt reverentiam Bavaro tanquam vero im-
peratori et Petro de Corvario tanquam summo pontifici
et ipsos nominaverunt multotiens, immo semper, dum de
ipsis loquebantur, B. imperatorem et Petrum de Corvario
papam. Interr. de tempore, AL. quod anno d. w.ccc.
1800xxvrj de mense Julii, Augusti, [c. 89 #.] Septembris, Otto-
bris, Novembris et Decembris et anno d. m.cce xxvirj de
mense Januarii, Februarii, Martii et Aprilis. Interr. de
loco, R. quod * aliquando fuit Rome in sancto Petro, ali-
quando in Burgo Sutri, alias Víterbii in palatio Pape, alio-
1870quin Tuderti, Bavaro in palatio novi et veteri dicti C., et Pe-
tro de Corvario in Epatu, alioquin Pisis Bavaro in domibus
Comitis, ubi morabatur, et antipapa in domibus arcepi-
scopatus * — It. dix. et dep..., quod predicti Baldinus
et Hugolinutius, Cichinus Ghezzi et Jannoctus Francisci
1875de .Alviano iverunt :ad .B. pro ambaxiatoribus Clara-
vallensium et Bartolelli d. Corradi et Matteuli Gentilelli
tune capitaneorum partis gebelline de Tuderto ad procu-

gii
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 319

randum:ipsius B. adventus ad Civ. Tuderti. It. dix...
* se vidisse predictos Bald. et Hugol. munitos quasi ad
1880prelium precedentes B. antequam intraret Tud. cum ma-

gna multitudine militum dicti B. et intraverunt Tud.

illo tempore quo B. venit ad pontem Martinum, quando ibi
requievit, expectans [c. 89| ut populus sibi obviam exiret :
et dicebatur tune publice in civ. Tud. et postea publi-
I559eum et notorium fuit in eadem civ., quod ipsi Bald.
et Hugol. venerant sic muniti, ut dictum est, ne aliquis.
impedire posset introitum B. in predictam Civitatem : —
vidit eos in strata, qua venitur a monasterio maiori ad
portam Vallis dicte Civ. * — It... quod vidit pluries et
IS9)pluries quando B. faciebat Consilium congregari, quod
predieti Baldinus et Ugolin. semper ad Consilium suum
ibant, et dixit testis predictos Bald. et Ugolin. sibi di-
xisse, quod ipsi erant secreti consiliarii dicti B. nominando
ipsum imperatorem. — It. quod vidit quod predicti Bald.
1s9%et Ugol. fuerunt predictis locis et temporibus auxiliatores
et fautores B. predicti cum armis et equitibus et sotiis mi-
litibus. — It. * quod ipse Bald. et dd. Lambertus et Symon
de [c. 89 #.] Marsciano et aliqui alii juvenes de Marsciano,
qui erant ibidem et Ugolinus de Baschi et Claravellenses
1906t alii multi tudertini continue animabant Bavarum et
alios theotonicos ad intrandum comitatum Perus. et ad
invadendum Fulgineum et alias terras EK. * — It. ......
quod predieti Bald., d. Lambertus, Simon et alii clerici et
layci de domo ipsorum inibi existentes cum predietis
1%05hereticis tenuerunt ipsos, sil. B. verum imp. et Petrum
de Corvario summum esse pont, cum eisdem conversando
familiariter, assistendo viriliter et assotiando humiliter
per Civ. Tud. sicut intimi familiares et fidelissimi servi,
et dd. Lambertus et Symon predicti assotiaverunt dictum
19l0antip. in divino offitio in E.-episcopali. — It.— quod se
presente dictus Bald. et Ceechus suus germanus gesserunt
se pro vicariis dieti B. successive in Civ. Tud. et vocaban-
tur Vicarii imperatoris, et vidit testis sotios dicti Bald.
tune Vicarii dicti B., ut dietum est, cum alia familia
F5ipsius Bald. ire per ecclesias de Tuderto (in eccles,
L.

FUMI

S. August. et pluribus aliis) et compellebant clericos ad
violendum E. interdietum et dicebant tunc publice quod
hoc faciebant de mandato dieti [c. 90] Baldini.... * Quod
offitiales dieti Bald. recusabant tune temporis instrumenta
1920coram eisdem porrecta, in quibus non erat .scriptum

nomen B. ut imperatoris. * — It. quod dompnus Anuge-

lus Johangnonis Ternibilis, prior S. Gregorii de Nargnia.
et Ternibilis Johagnoni clericus dicte E. oblocuntur de
S. P. et dicunt quod non habent eum pro papa et tenent
1925B. pro imperatore et antip. pro legitimo pp. etc. — * It.
quod, se presente et v:dente, fr. Tebaldus de Nargnia de
ord. mm. venit nuper Tudertum et accessit ad Monaste-
rium. Montis Xpi de Tud. ex parte d. Legati, a quo habe-
bat conmissionem absolvendi eas a quibusdam que ege-
1930rant erga hereticos B. et intrusum. Et ipse fr. Tebaldus
absolvit ipsas dominas de multis transgressionibus, quas
confesse sunt se fecisse, et maxime quia receperunt Bav.
et Bavarissam infra clausuram sen sectam monasterii
ipsarum et cum eisdem partecipaverunt in cibo et potu. —
1955 Et quia obediverunt quibusdam pseudo fratribus o. mm.
qui erant extra obedientiam E. et excomunicati, et cum
eisdem participaverunt [c. 90 t.] et ab eisdem receperunt
sacramenta ecclesiastica. — It. quia miserunt enssenium
antipape et receperunt nuntium ipsius et absolutionem
l9fseneralem peccatorum receperunt ex parte dicti intrusi.
Et cum pred. fr. Thébaldus faceret ipsas dominas iurare
mandata S. R. E. dumtaxat, et quidam diceret eidem fr.
Th. quod etiam faceret iurare mandata S. P., respondit
d. fr. Th.: Hoc non est in licteris conmissionis. — Et
1945non petiit, nec recepit juramentum de obediendo S. P. —
It. cum quedam moniales sive sorores contenderent iurare
mandata S. E. et dicerent quod nolebant jurare quia pp.
Johannes non erat pp., et de hoc dicerent se olim infor-
matas esse ab eodem fr. Th. et aliis fratribus, A. d. fr.
195Th.: Non potest modo aliud fieri, quia sic tenet eum
E. universalis. — Interr. testis de loco, * A. quod fuit
in ecclesia dd. dominarum iuxta cratem..... de mense de-
cembris an. di MCCOXXVIHIJ.
RT

E Deposizione di

Lello « Gutii »

Id. di Roberto

« d. Gregorii ».

Id. di Man- o ;

nuccio « Mar-
chelli ».

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRÍA, ECC.

[91 t.] 1330, Gen. 12. — Lellus Gutii de Tud......
-l0xobedivit vicariis B. qui rexeruut Civ. Tud. et quod fuit
in Consilio ubi fuit ordinatam quod poneretur collecta
pro B. prelibato, sed alia negavit contenta in articulis
prelibatis. — * Interr. [c. 92] qui fuerunt principales ordi-
natores ut B. et intrusus intrarent et intromicterentur
1960în Tud. E., quod sieut notorium est in Tud. pars Gebel-
lina de Tud. scripsit dicto B. dum erat Tridenti, et
quando d. B. venit in Lombardia vocaverunt eum domi-
num in d. Civ. Tud.; postquam vero d. B. fuit Rome,
ordinatores ipsius adventus ad d. Civ. Tud. fuerunt: —
1965Baldinus et Teverutius de Marsciano, Ugolinus Neri de
Baschi, Jannoctus de Alviano, filii Gioctoli d. Sensi, filii
Ghezii de Alviano, Claravellenses omnes, filii Mili, exce-
ptis Pizolo et Jacopello d. Oddonis, Matheolus Gentilellî,
Thomas et Angelinus Jutii Mercati. It. interrogatus qui
1970fuerunt magis familiares B. dum fuit in Tuderto, A.
quod, sieut etiam est notorium, quod ipse testis presens.
non erat, fuerunt sibi B. multum familiares predieti om-
nes gebellini. * It. interrogatus qui fuerunt ordinatores
invasionis quam voluit fieri de Fulgineo, X. quod omnes
l975predicti gebellini qui erant tune in Tud. cum. B. fuerunt
in dieta ordinatione invasionis Fulginei, et tunc dati fue-
runt de Camera Com. Tud. Ugolinutio de Baschi, qui
erat ductor gentis B., mille flor. auri.
[c. 92 t] Robertus d Gregorii de Tud... portavit pal-
19s0lium super capud B.; propter timorem... tacuit in Consilio
quando fuit sibi datum dominium Civ. Tud. solvit col-
lectas et impositiones factas per suum Comune, non fuit
tamen in ordinatione quod aliquid daretur eisdem here-
ogg 118.

[c. 98 t.] * Mannutius Marchelli de Tud. obedivit vica-
riis B. in Tud. invitus et quod solvit coliectas, sicut alii
Tudertini, et quod interfuit Consilio quando fuit delibe-
ratum de dandis .x. milibus flor. B., in quo Consilio
l9 semper dixit eontrarium, donec Potestas dividi fecit bus-

sulas ubi mictebantur pallocte et tune postmodum prop-
L. FUMI

ter timorem posuit palluctam quod as) sil: quod daren-
tur B. dicti floreni. *
Den dgnatolo [c. 94] gen. 15. — Aguaytolus Cioli de Tud... exivit
I995obviam B. quando intravit Tud. propter timorem, quia
non consenserunt ut Tud. intraret....
Id. di Massolo Gen. 16. — Massolus d. "Marotii de Tud.... extraxit
« d. Marotii ».
Sibi eaputium pro B. quando ibat per Civ. Tud. propter
timorem, quia omnes sie faciebant, non tamen eum ali-
?000ter honoravit... Et collectas solvit sieut alii, non tamen
consensit in Consilio quod darentur alicui eorum aliqua
donativa, sed contradixit.
RiEGono di An- [c. 94 t.] Petrus Andree de Tud.... obedivit.... et
solvit invitus.
2 IE [c. 95] D. Pandvlfus d. Egidii de Tud.... timore mor-
tis equitavit eum aliis et exivit obviam, et tacuit in

Consilio... et consensit q. daretur B. aliquid donum.

di Todinello « d. Tudinellus d. Ranerii de Tud.... obedivit propter
aneril ».
timorem.
2010 (c. 95 t.] Mannes Sarduli de Tud.... propter bannimen-

tum factum equitavit extra Civ. et antequam obviaret
di Manno «Sar- B. reintravit civ. Tud...; collectas solvit invitus et ex-
pectavit donee sibi domum inciperent destruere.
A IRC Colo [c.96] Tacculus d. Massei, Albertinus d. Massei (gener.)
2015Matheolus Gentilelli.... fuit cum aliis Tud. quando B.
et Ant. intraverunt Tud. et pro B. sibi extraxit caputium,
nescit tamen si pro Ant. sibi extraxit caputium, credit
tamen quod sie. — approprinquavit sibi, non tamen ha-
buit eum tanquam pro papa.

di Gualterello2020

[c. 96 t.] Gualterellus Vivieni de Tud. obviam ivit cum
« Vivieni ».

aliis tune, non tamen ivit usque ad B., sed statim re-
trocessit antequam veniret... Fuit in Consilio quando
fuit ordinatum de donandis B. .x. milia fl. sed contradixit
ter, ponendo palluetam in pisside quod non, sed postmo-
??5dum propter timorem, quando Potestas divisit pissides,
consensit. }
di mes. Andalo [c. 97.] D. Andalo Jacobelli de Tud. — post plura con-
« Jacobelli »,
silia, in quibus deliberatum fuit quod nullum B. daretur
dominium Civ. Tud., consensit finaliter, sequendo consi-
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 323

2030]ium dicentium, quod si hoc non fiebat erat periculum
maximum Civitat., et qui dicebant quod ipse B. omnino
deliberaverat sic velle —. Antequam B. intraret Tud.
non consensit quod sibi donum fieret, sed postquam in-
travit Tud., propter scandalum et periculum evitandum,
2035consensit quod eidem darentur .v. milia fl.
di mes. Jacomo [c. 97 t.] D. Jacobus de Monthione.... obedivit vicariis
« de Montione ».
. B. qui rexerunt Tud. et consensit dum fuit in Civ. Tud.
d. B. quod ipse eligeretur Potestas, sed non in rebellione
S. E., et dixit se consensisse ad maius periculum evitan-
2040dum.... Consensit quod eidem B. darentur v milia fl., ut
citius recederet de Tud. et ad maius periculum evitandum.
uu iterello [c. 101.] Gen. 17. * Gualterellus Vivieni de Tud., Z2. :
cum ipse testis esset in quodam Consilio secreto [c. 204 £.|
Tud., in quo traetabatur de faciendo aliquo dono B. pre-
2045libato, et facto pluries scrutinio, semper perderetur parti-
tum pro B., nolentes consiliari quod aliquid daretur vel
donaretur B. antedicto, quidam de consiliaribus astantibus,
nomine Robertus d. Gregorii, consuluit et dixit ac induxit
Vannem de Sosolano, qui tunc preerat civitati Tud., quod
2050faceret dividi pissides, ubi ponebantur pallocte, quibus
computabautur vota consiliariorum, ut clarius appareret
et apertius videretur qui diceret sic, vel quis diceret non,
sil. quis diceret quod fieret donum B. et quis diceret non.
Et sie faetum est, secundum consilium et persuasionem
?0»xdieti Roberti, quod pissides posite sunt per talem modum,
et ita ab invicem elongate, quod unusquisque cognosce-
batur et videbatur a parte quis pro B. dicebat et con-
sentiebat et quis extra ipsum. Et propter hoc perditum
fuit partitum, et propter timorem postmodum consiliarii
200%consenserunt quod eidem B. donarentur .x. milia flor.
Et totum hoc accidit ex mutatione seu ex longatione et
separatione ab invicem pissidum predictarum *.
Sena Gozo x de (c. 102 t.] Febr. 8. — Ser Gotius de Ponte civ. Tud...
dix. et confessus est se reverentiam exhibuisse B. et extras-
2065sisse sibi caputium et genuflexisse coram ipso pluries,
missus ad eum a suo Comuni contra suam voluntatem.

dinciocolo « Ca- Ciccolus Carotii de Tud. A. super secundo articulo,
roti ».

ai m em aii re in
2070quod quando B. intravit Tud., ipse equitans cum aliis,

L.

FUMI

sibi contrarium, ne intraret Tudertum: super tertio Z.

ipsum B. assotiavit et cum alio populo stans, semel,
quando B. descendit de palatio, clamavit: viva viva! —
Et hoc propter timorem jam dictum. It. 2. super oc-

tavo, quod obedivit Vicariis B. invitus, et quod collectas.

2075solvit invitus: alia in articulis contenta negavit, Ordina-

di Ciccolo « Lam-208
berti ».

tores adventus in Tuderto dd. hereticorum et honoris eis
exhibiti fuerunt Claravallenses et Paulellus d. Corradi. —
Ordinatores invasionis Fulginei... Ugulinutius Neri de
Baschi et Baldinus Celli de Marsciano.

9 - [e. 103.] * Cicolus Lamberti de Tud. — semel extrassit
sibi caputium pro B. et genuflexit ante eum, quando cum
quibusdam aliis Tud. fuit missus ad ipsum B. ad rogan-
dum eum, ut eos in pace dimicteret cum vicinis eorum

et nullam in terris vicinis faceret novitatem : — invitus.

2085obedivit vicariis B. et tacuit propter timorem, quando fuit

209

di Berado « Egi-2095
dii de Ponte ».

datum dominium in Consilio Tud. B., nolens ire ad fa-
ciendum se scribi. — Quando fuit propositum de dono
faciendo B., quando idem B. erat in Tud., consensit quod
.XXHIJ. boni homines deliberaverunt quid agendum *.
Item interrogatus qui fuerunt culpabiles in predictis A.
tantum se scire quod ipse testis vidit Baldinum de Mar-
sciano et Ugolinutium de Baschi cum gente B. eodem die
quo DB. introivit Tud. ante omnes currere terram ipsam
Tuderti.

[c. 103 t.]. Beraldus Egidii de Ponte de Tud., R. : * quia.
preceptum fuerat per illos qui tunc regebant terram Tud.

quod nomen imperatoris poneretur in instrumentis, aliter

non admictebatur instrumentum in iudicio, ipse, cum sit

"notarius, in pluribus instrumentis posuit nomen B., sicut

2100jmp., et subtrasit in aliquibus nomen pp. Johannis ; statim

tamen, post recessum Johannis Sciarre, ammovit nomen

ipsius de suis rogationibus, unde nondum erant instru-

menta extracta et posuit nomen pp. Johannis... Extras-
sit sibi caputium pro B. bis vel ter et semel clamavit:

2105 Vivat vivat imperator! Obedivit vicariis B. invitus; col-

quod sie, Bavaro, propter timorem mortis, quia fuerat
I
i

NET
al i p cas

di Ugolino « Od-

dutii ».

di mes. France-

Sco« d. Berardi».

di Berardo « d.2

Ruzoli ».

di Tarlato «Bal-
lutii ».

di Ninoccio « Tu-2139

dinelli ».

di Nolello « d.
Corradi ».

D
fi

di Polello « d.
Beraldi ».

di Egidio « d.
Petri ».

lectas solvit pro donariis eidem B. faciendis, etiam invi--

tus: alia negavit in articulis contenta *.

2110ex parte anteriori.
[c. 106.] Febr. 10. * D. Franciscus d. Berardi de Tud...
adestravit B. cum d. Andrea et ipsum honorifice intro-

miserunt in Civ. Tud. ex mandato Vannis de Sosolano -

tune Potestatis Tud. — Se fuisse electum per C. Tud.
?ll5cum quibusdam aliis tudertinis numero xiJ, ut sibi videtur
de numero ad respondendum ipsi B. de hiis, que [c. 106 t.|
peteret per tudertinos fiendis. — Nichil scivit de tra-
ctatu (habito cum B. ad invadendum terram aliquam), nisi

tune, quando Ugolinutius de Baschi equitabat cum gente

212)B. Qui Ugulinutius sibi dixit quod male faciebat, quia.

tractatum fuerat quod nulla novitas fieret in contrata,.
et dixit idem d. Franciscus, quod noluit quod aliquis equi-
taret de domo sua. — In Sancto Gemino vidit Corpus X.,
non tamen in Tuderto —
2125 [c. 107.] Beraldus d. Ruzoli de Tud. (super vi1?), quod
aliquando ivit ad ecclesiam Saneti Fortunati ad viden-
dum Corpus X extra portam.
Tarlatus Ballutii.... aliquando ivit ad ecclesiam s..
Fortunati ad offitium.

[c. 107 t.| Ninotius Tudinelli de Tud. invitatus fuit ad

equitendum cum aliis, non tamen consensit, nec equitare-

voluit. — Aliquando, per viam transiens, vidit corpus X.
in ecclesia s. Fortunati.
Nolellus d. Corradi... negavit, dicens se fuisse infir--
21385mum quando B. venit 'Tud.
[c. 208.] Polellus d. Beraldi de Tud.... semel ivit ad
Ecelesiam S. Fortunati quando dicebatur missa et exequie-
faete sunt pro anima filii Celli de Marsciano.

[c. 108 t.] Egidius d. Petri de Tud. — fuit Rome cum

210Ugolinutio de Baschi in suum servitium, quando B. erat

ibidem, sil. in urbe Roma. — (Fuit) in ordinatione et

tractatu habito cum dicto B. ad invadendum terram ali-

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 3895.

[c. 104.] Ugolinus Oddutii de Tud... mandato Potesta- -
tis Tud. portavit pallium super B. cum Cola d. Oddonis.

iii a er m ai e ia i ar oe

KIM PESA S WP T
- "Citazioni.

L. FUMI

quam? — Sic, de civitate Fulginei, in Urbe, Viterbio et
Tuderto cum Ugolinutio de Baschi et comite Jacobo.
2145 [c. 112 £.] Marzo 25. — Lettera citatoria da portarsi
a Todi e da porsi super altare maioris eeclesie Tud., cum
aliter ipsius nuntii ad ipsos Tudertinos non sit tutus
accessus.
[c. 113.] Nomina autem illorum, quos nune requirimus
2150et citamus sunt heec : n. 737 persone, fra cui i seguenti preti
e frati: Dominus Francus Ballutii, rector S. Appollenaris
de Quadrellis, Dompnus Rodulfus rector ecclesie S. M. de Ca-
mucia, d. Matheus Memmi prior S. Bartholomei, fr. Nicolaus
de Castro Franco, Mannutius Rubei, d. Ugolinus Riccieri
2155prior S. Petri de Cesis, d. Prior S. Petri de Seropetis, d.
Egidius Mannelli prior S. Gemini de Massa, d. reetor
ecelesie S. M. de Civitella, d. rector ecelesie S. Valentini,
‘ &. Nicolai et S. Marie de Baschi, d. filius. d. Rustici prior
ecclesie S. Salvati, d. Spantius Persichicti rector E. S. An-
2160geli de Cisterna, d. Andreas Canonicus S. Valentini, d.
Lonardus qui se gerit pro priore S. Petri de Vineis, d.
Johannes d. Petri prior S. Laurentii de Cannelacia, d. An-
dreolus Jacobi prior S. Valentini de Arcis, Bartolellus
Jutii canonieus dicte Ecclesie, d. prior S. Petri de Loreto,
?165d. Thomassus Bartoletti Sabbi, fr. Bonannus abbas mo-
nasterii S. Fidentii, fr. Iacobutius Vetri et fr. Rigius
Parigioni monachi dicti monasterii, d. Angelus Johan-
gnoni, Terribilis prior S. Gregorii de Nagia, et Terni-
bilis Johangnoni clericus diete ecclesie.
2170
[c. 114] 1330, apr. 14. — Avendo ricevuto lettera dai
frati Jacomo e Paolo da T. priori dei luoghi delle chiese
di S. Agostino e di S. Prassede dell' ord. di S. Agostino,
dove si conteneva, che Ottavio di Masseo sindaco e pro.re
2175del Com. di T. e di alcune speciali persone aveva interposto
avanti ad essi appello alle citazioni, commette l’ Inquisitore
fr. Bartolino ai detti di citarlo a comparire nel luogo de’ Mi -
nori di Bettona (S. Crispolto) a udire la risposta all'ap-
pello, due giorni dopo dalla citazione.
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 327

2180 [c. 115 t.] apr. 20 e 21. — Risposta de ffr. Paolo
e Jacopo suddetti... Qui Actavius ipsarum nostrarum lit-
terarum non recedendo a suis appellationibus et prote-
stationibus, sed illis potius insystendo, a nobis copiam
postulavit, ut possit super agendis deliberare ad plenum.

2185— Risposta o sentenza dell'Inq. contro l'appello, dichia-

randolo nullo e respingendo, fra gli altri motivi, quello,

quod nos sumus infamanti pluribus gravibus sententiis

et criminibus et excomunicati maiori excomunicatione.

2190 — [e. 722 t.] mag. 11. -— .E citato il detto al convento
di Bevagna per il 16 mag. (dall'abbazia di S. Angelo di
Limissiano).
Bolla di p.2195 25 2 da f e DiTYY) i

Giovanni XXÎi [c. 123] gen. 21. Johannes ZEpus etc. Bartholino
all’ Inquisitore, — efc, — Inquisitori etc. Tua nuper insynuatione nobis

per la pubblicità à
«delle citazioni. innotuit, quod cum adversus non nullos qui viris il-
lis perfidis Ludovico de Bavaria et Petro de Corvario
| : hereticis et scismaticis faverunt ac ipsorum vel alteri

2200eorum, dum complices, defensores, auxiliatores, consi-
liatores, adherentes et sequaces fuerint, tamquam ve-
hementer suspectos seu respersos de heresi et seismate
intendas procedere, iustitia exigente, nec ad ipsos in ter-
ris rebellorum Dei et Ecclesie, sicut asseritur, tutus pa-

220teat aditus, pro citationibus, ratione criminum huiusmodi,
faciendis, nobis humiliter supplicasti, ut providere de opor-
tuno in hac parte remedio dignaremur, Nos itaque, qui
negotium fidei ubique ad honorem Dei et augmentum fidei
catholica eupimus, auxiliante domino, prosperari, nolentes
2210quod propter hec inquisitionis negotium valeat in hac
parte quomolibet impediri, faciendi adversus eos et eorum
singulos, quotiens super predietis vel ea quomolibet tan-
gentibus, tibi oportunum extiterit, tuarum citationum edi-
ctum, publice in locis solempnibus, de quibus sit verisi-
2215mile, quod ad eos citationes huiusmodi pervenire valeant,
, n plenam diseretioni tue facultatem tenore presentium elar-

gimur, volentes ac etiam decernentes, quod edicta citatio- -
328

Deposizione e
assoluzione del-
l’Abate di S. Fi-
denzio.

TL. FUMI

nis huiusmodi perinde valeant eitatosque apprehendant et
artent, ac si eis facte presentialiter et intimate sollempni-
2220ter extitissent, quacumque constitutione contraria non
obstante. — Dat. Avinion. xij Kal. febr. pontificat. n.

an. XIIJ.

[c 124.] 1330, mag. 16. — Sentenza di annullamento
2225dell’ appello (dalla chiesa de’ Minori di Bevagna).
[c. 125 t.] mag. 17. — In logia supra sacristiam loci
mm. de Fulgineo. — Dompn. Bonannus abbas Monasterii
S. Fidentii — avanti all’ inquisitore chiede di essere as-
soluto dalla scomunica incorsa per contumacia. — [c. 126]
2230Interrog. R.: — quod quidam pseudo cardinalis Antipape
venit ad monasterium S. Fidentii cum multitudine mili-
tum et invasit in fortitudine armatorum dietum monaste-
rium contra voluntatem ipsius Abbatis. — Tempore dicte
invasionis monasterii prelibati pro recuperatione qua-
2235pumdam rerum dieti monasterii, dominus Corradus Martii
sive Mascius eius filius dedit xxv flor. a., quos ipse Abbas
dieto d. Corrado restituit. — Interr. si novit aliquem ex
suis monachis aliquid sentire contra statum S. et univer-
salis E. vel obloquentem contra SS. P. et d. d. Johannem
224)pp. xxiJ, R.: quod audivit fr. Jacobutium Vetri monacum
dieti monasterii dicentem pluries, quod pp. Johannes non

erat pp. (pres. fr. Antonio Magonis). Et fuit postquam B.

venit Tud. — (Post hec e£c., segue l’ assoluzione di detto
Abate Bonanno).
2245 (c. 126 t.] giu. 8. — Actum in cella inquisitionis con-

ventus ffr. mm. de Perusia. D. Martinus Paulutii preceptor
ecclesie. S. Trinitatis de Tud... £.: quod se presente et au-
diente, Tudertini simul congregati [c. 27] receperunt hono-
rabiliter et concorditer Dav. et Petrum de Corvario Antip.,
225"et ipse testis vidit predictos Bav. et Antip. in platea Com.
'Tud. quando intraverunt Civit. Tud. hónorifice ductos cum
palliis super capud et adestratos... et audivit quando maxima
multitudo populi Tud: clamabat: Viva Viva! — * Dieti
Tud. receperunt et tenuerunt concorditer vicarios dicti

2255B. in Tud. successive, sil. Vannem de Susolano, Baldi-
PATENTS

CEPS aS *

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 329

num et Ciechum de Marsciano et Johannem Sciarre et
eisdem obediverunt, et isti vocabantur Vicarii imperatoris
et sicut Vicarii imp. Civ. Tud. rexerunt.... * et sic vo-
cabantur et reputabantur a Tud. et sic fiebant banni-

2260menta per Civ. Tud. a preconibus, nominando eosdem
Viearios... Com. et universitas Tud. fecerunt B. donaria
de magna quantitate flor.

[c. 127 t.] 1330, Lug. 31. — Sentenza di 10,000 fio-
2205rini e d' interdetto contro il com. di Todi e particolari
(n. 184 persone). Fatta a Bevagna nella chiesa di S. An-
gelo, presenti fra gli altri, d. Allegro Clementis de Cer-
reto Vicario di detta terra e Nardulo Obbinantis, Berar-
dillo Fabioli e Parente Nicolutie Consulibus eiusdem terre.
2270
Denunzie se- [c. 184] Infrascripta sunt quedam insinuationes secrete
xm date fr. Bartolino de Perusia inquisitori in: prov. S. Fr.
sine nominibus denuntiantium, quia propter timorem et
perieulum evitandum noluerunt se subscribere, sed omnia
2275dicebant in Tud. esse notoria et publica, et ideo non
oportere denuntiantium nomina inscribi.
Infrascripti sunt illi qui benefitia impetraverunt a
Petro de Corvari antipapa et qui interdictum violarerunt.
1.2 Cedola, Prima cedula — D.nus Lambertus et d. Simon Celli
??:0de Marsciano remanserunt in Civitate tudertina, quando
B. intravit ipsam Civ. et semper inter fuerunt offitio, dum
antipapa celebrabat, et quasi erant sui consiliarii, et ipse
d. Lambertus accesserat Tudertum ad jurandum Consilium
B., et d. Simon predictus, non optenta assolutione nec
2285petita, fecit se ab Epo tamen catholico, sil: Interam-
pnense ad dyaconatus et presbiteratus ordines promo-

veri. Omnia predicta notoria sunt. D. Lambertus est

prior secularis S. Johannis de Marsciano et Canonicus

Tud., D. Simon prior S. Faustini Tad. dioc. et canoni-
22%cus Tud. Si predicta non sufficerent plura efc.

D. Franciscus Ballutii semper fuit cum predicto An-
tipapa et cardarellis suis, tam. in offitio, quam in mensa,
et notorium est, quod d. Tarlatus suus germanus pro
330

* (b. FUMI

predieto d. Francho et Ruccialo fratre suo plura benefitia.
229impetravit ab ipso Antipapa in Urbe et pro pluribus aliis
personis impetravit, ut dicitur. Et ipsi dd. Franchus.

[c. 134 t.] et Tarlatus et Rueciarellus usi fuerunt semel uno
privilegio pro ecclesia S. Manni de quactuor capellis, et
hoe notorium et publice asserunt, d. n. d. Johannem non:
2300esse S. P. et dicunt non tenere quod per ipsum gestum est
et geritur. — D. Franchus est rector S. Appolenaris de

‘ Quadrellis primus expectans in ecclesia Tud. per licte-
ras d. n. canonicatus S. M. de Amglano et S. An-

geli de Salea. Ricciarellus est canonicus S. M. de vepri-

2305bus — Cicchinus Rubey vel germanus suus occupave-

runt et detinent occupatam Ecclesiam S. Manni de Qua-
trellis per licteras ipsius Antipape, et domp. Benedictus.
Rector in Ecclesia S. M. de Quatrellis induxit illum in
possessionem... et predictus domp. Ben. publice obloquitur:

2310de summo pontifice. — Blaxius Memmi accessit ad Urbem,
ad Bavarum et ad Antipapam et dicitur pro benefitiis
impetrandis et ut procuraret adventum B. Et hoc noto-
rium. Et germanus suus, d. Matheus prior S. Bartholomei
de Tenellaria, et canonicus S. Laurentii de Bubbia sem-

2315per fuit cum predictis Antipapa et cardarellis in omnibus
et publice obloquitur de S. P., et semper apud ecelesiam
suam in singnum alaeritatis faciebat ingnem pro victoriis.
et accessu B. Supradictus Blaxius est canonicus S. Resti-
tute Tud. diocesis.

232) Ciechinus Bartholaccii interfuit dum ipse Antipapa
celebravit in Ecelesia Cathedrali et multotiens accessit
[c. 135] ad offitium ffr. mm. in Civ. et dyoc. Tud. Et ac-
cedit et favet et in contemplum S. M. E. et d. n. et sem-
per obloquitur de S. P. et publice asserit ipsum non esse

2325pp., et non obtenta absolutione, nee petita, fecit se pro-
moveri ad.dyaconatus ac presbiteratus ordines a suprad.
Epo. Interampnense, qui Cecchinus est rector S. Cristine:
et canonieus S. M. de Collegattone Tud. dyoc. Et multa
alia possent de eo dici, et omnia notoria.

2330 Jacobellus d. Oddonis, dietus Carnatius, Franciscus.
suus germanus, Thomas de Plano Anneti fecerunt, quili--

TESA VE WU EET
VIKCUSWATGIANEAMEGUA TG RESET

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC.

bet ipsorum, filium suum a quodam Epo. scismaticho de
ordine heremitarum ad primam thonsuram et ordines mi-
nores promoveri in Ecclesia S. Augustini, dum B. erat

2335in terra. Et ista poteritis scire per ipsos fratres heremitas .

de ipso conventu S. Aug., quia aliqui ex eis remanserunt,
et quilibet illorum ordinatorum privilegium impetravit
ab antipapa. Nomina illorum ingnoro.

Item ab ipsis fratribus poteritis scire nomina quorun-

?30dam aliorum per predictum seismaticum. ordinatorum

tune, nam dicitur quod fuerunt tres alii, quorum nomina

et parentum ingnoro.

Dompnus Rodulphus Rector Eccl. S. M. de Cammucia

promisit, immo, ut dicitur, procuravit, quod quidam sacer-

2345dos scismaticus divina officia in sua Ecclesia celebraret,
et sibi calicem et paramenta comprestavit, et publice de
S. P. obloquitur, et exeniavit, ut dicitur, quemdam car-
darellum, et licet omnes alii capellani de civ. et etiam
consotiis suis recesserunt de Civitate [c. 735 #.], ipse so-

2350lus remansit. Et hoc notorium est. Item dicitur quod ipse
quodam privilegium impetravit ab antipapa. Et multa
adhue obloquitur.

Quidam olim de Ord. mm., nomine fr. Nicolaus de

eastro Francho, nune fracticellus, divina offitia cotidie.

?3o»eelebrat in quodam oratorio sive capella, situ apud quem-

dam locum d. Francisci de Claravellensibus, qui locus .

vocatur Casabbiola. Et ipse d. Franciscus et sui intersunt
divinis ibi, et in civitate; et hec notoria.
D. Ugolinus d. Rucciali prior S. Petri de Cesis de
2360Tud. dyoc. facit continue ad horas pulsare, et in sua Ec-
clesia divina offitia celebrare per quemdam sacerdotem
fatuum, nomine Hermannum, canonicum ipsius E., et tan-
tum in S. P. credit ipse prior quantum in una capra. Et
hoc notorium est. ;
2365 . "Tellus Spalglie.impetravit ab Antipapa, vel alius pro
eo Eeclesiam S. Andree de Montemarte. Et, ut dicitur, ipse
cepit possessionem ipsius Ecclesie, tamen non recollegit fru-
etus, propter. obstaculum. quorundam. Et istud non est
bene notorium de ipso Tello, quia nullus sua privilegia

p

E

pini a ar tico i id:

MODI CP A
-332

L. FUMI

2370alteri obstendit, tamen notorie dicitur. Et hoc credo quod
ipse aliquid privilegium impetravit et semper fuit cum
antipapa et suis, et multa obloquitur de S. P., pu-
blice et valde inepte. Ipse enim est canonieus Ecclesie
S. Bartholomei, que vocatur canonica fiiiorum Fuschi.

2375 Buccius Benvenuti mercator impetravit pro filio suo
primogenito, nomen cuius ingnoro, quodam privilegium
sive privilegia. Et hoe notorium. Et dicitur quod impe-
traverat Canonicatum tudertinum. [c. 236] Et fuit in
Urbe mercator Bavari. Et semper retinuit in domo sua

2380filiam Jacobi Johannis Arlocti Cardarellum. Filius ipsius
Butii est canonieus in Ecelesia S. M. de Rosceto Tu-
dertine dyoc.

D... de Gaglola prior S. Petri de Scioppetis Tud. dyoc.

impetravit quasdam possessiones que sunt Ecclesie S. Lu-
2385cie de Paterno, Baldiorensis dyoc., site in dyoc. tudertine
prope Eeelesiam suam. et ipsas possessiones tenet et fru-
etus recollegit. Et hoc notorium est.
D. Egidius Mannelli d. Rucciali prior Ecclesie S. Ge-
mini de Massa, dyoc. Tud., publice facit in sua Ecclesia
2390divina celebrare quemdam suum cappellanum, nomen cu-
ius ingnoro, et tantum in S. P. credit, quantum et
suus patruus supra scriptus. Et ipse prior est canonicus
ip Ecclesia S. M. in Monte.
Dompnus... Reetor Ecclesie S. M. de Civitellis semper
239celebrat in sua Ecclesia et obloquitur de d. n. Poteritis
mictere pro sotio ipsius in ipsa Ecclesia qui vocatur dom-
pnus Venutus, qui non celebrat, immo. multa obprobria
audit à quibusdam, et multa alia scietis ab ipso, quia
est bonus homo, licet amieus et multum ffr. hereticorum, s.,
2400maxime, ffr. Berardi de Camerata et Vengnatii, et mictatis
etiam simul pro ipso et sotio suo, et quando venient, in-
terrogetis eos de quodam presbitero, cuius nomen in-
gnoro, Rectore Ecclesia S. Martini de dicto loco, qui
etiam interdictum violat. Et hoc notorium.
-2405 Omnes Rectores Ecclesiarum S. Valentini, S. Nicolai
et S. M. de Baschio, nomina quorum ignoramus, cele-

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è cedola,

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ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA; ECC. 933

brant continue. Nomina et omnia alia poteritis scire ab
ipso dompno Venuto de Civitellis.
[c. 136 t.] — D. Petrus ut vicarius d. Rustici,
2il0prior Eeclesie S. Salvati, Tud. dioc , in tantum obloquitur
de S. P. et ita publice et talia dicit, quod si quis vellet
omnia narrare, dies antequam sermo cessaret, et breviter,
peior est omnibus, licet non violaverit interdictum. Et
hoe morbo laborat presbiter Oddo Gerardelli d. Oddonís
24l5rector Ecclesie S. Martini de Aliano. Et hoc plus quam
notorium.
Domp. Spatius Persichicti, Rector Ecclesie S Angeli de
Citerna, tantum credit in S. P. quantum crapam. Et quasi

furibundus obloquitur. Et hoc notorium est.

ww
Do

Domp. Andreas, canonicus S. Valentini de Pigluto, ad
instantiam Polelli d. Beraldi, fuit executor quarumdam li-
ceterarum et posuit quemdam in possessionem Ecclesie S.
Romane. Et credo etiam quod fuerit executor supranominati
Telli Spalglie. Ista forte poteritis melius scire a d. Oddone
2425priore diete Ecclesie S. Romane, qui moratur ad castrum

Titignani dominorum de Corbario.

‘D. Leonardus sive Nardutius, qui se gerit pro priore
Ecclesie S. Petri de Uncinis, non credit in S. P. et victu-
perose obloquitur. Et hoc notorium est. Et unum sciatis,

243 quod omnes, qui non violant interdictum, non dimictunt
per conscientiam, nec propter S. P., sed solum propter
timorem Epi. et suorum.

D. Johannes d. Petri, Rector Ecclesie S. Laurentii de
Gammelance, publice, licet non multum, obloquitur, et in

2sienum alacritatis ingnem pluries et pluries fecit apud
Ecclesiam suam pro victoriis B.

[c. 237]. — Andreolus Jutii d. Beraldi, prior S. Valen-
tini de Arcis, publice obloquitur de d. n., et est de Clava-
vallis. Moniales Monasterii Montis Xpi., moniales monaste-

2440rii de Paringnano, que morantur nunc in Tud., non serva-

verunt, nec servant interdictum, ad instantiam fratrum.

Secunda cedula. — In nomine domini, amen.
Ciccolus d. Johannis.

10
1o
334 L. FUMI

2445 D. Zolus Gentilis, maxime ut Consul notariorum, in
publica adunantia notariorum, monuit omnes notarios,
quod in ipsorum instrumentis ponerent nomen B.

Matheolus Lippi notarius, Gentilis Uffredutii de Cano-

nica, Massius Lelli Gratielanni, Ciccolus d. Corradi d.

2450Grassi, Ciolus Cole d. Seghi, Sciantus Marchelli, Mannes.

d. Nerii, Jolus d. Dalimani, Nallus Jacobi d. Raynerii,
Jucius d. Guerrisii.

Gentilis Herriei maxime dixit, quod pp. Johannes.

erat hereticus, quia canonizavit beatum "Thomam de

?4» Aquino, qui est hereticus et erroneus, ut dicebat (1).

(1) Fra le opere di S. Tommaso, un opuscolo, il XIV (S. THOMAE AQUINATIS, Opu-
scula insignora, duobus tomis, Duaci Catuacorum, 1609. — Tom. I, Opus. XIV) tratta :
De perfectione vitae spiritualis, e al cap. VII (De secunda via perfectionis, quae
est per dimissionem temporalium) ecco qnanto si legge: « Inter temporalia vero bo-
na, primo relinquenda occurrunt bona entrinseca, quae divitiae nuncupantur, et hoc:
Dominus consulit, MarrH 19: Si vis perfectus esse, vade, etc. etc. Cuius consilii utili-
tas consequenter ostenditur etc. .... Salubriter ergo Dominus consuluit tamquam.
utilius, ut divitiae relinquerentur. Sed potest aliquis contra praemissa obiicere,
quia Mattheus, Bartolomeus, Zaccheus, etc. divitias habuerunt et tamen in regnum
coelorum intrarunt; sed hoc Hieronimus solvens dicit: Considerandum est autem,
quod eo tempore quo intrarunt, divites esse desierunt. Sed cum Abraham nunquam
dives esse desierit quin potius in divitiis fuerit mortuus, et eas in morte reliquerit
filiis (ut in Genes. legitur), videtur, secundum praedicta, non fuisse perfectus, cum
tamen ad eum Dominus dixerit (Genes. 17): Esto perfectus. Quae quidem quaestio:
solvi non posset, si perfectio vitae christianae in ipsa dimissione divitiarum consi-
steret, Sed si verba Domini diligenter considerantur, NON IN IPSA DIVITIARUM DIMISSIONE
PERFECTIONEM POSUIT, sed hoc ostendit esse quasi quamdam perfectionis viani, ut ipse
modum loquendi ostendit, cum dicitur: Si vis perfectus esse, vade, et vende quae
habes.... et SEQUERE ME, QUASI IN SEQUELA CHRISTI CONSISTAT PEIFECTIO, DIMISSIO: VERO
DIVITIARUM SIT PERFECTIONIS VIA..... Potest, ergo, contingere, quod aliquis, divitias.
possidens, perfectionem habeat, charitate perfecta Deo inhaerens. et hoc modo Abra-
ham, divitias possidens, perfectus fuit. non quidem habens animum divitiis irrititum,
sed totaliter Deo coniuctum; et hoc figurant verba Domini dicentis ad eum: Ambula
coram me et esto perfectus; quasi in hoc eius perfectionem ostendens esse, quod co-
ram Deo ambulasset... ».

Crediamo che non altro che questo sia il purto, di cui i Fraticelli questio-
navano. — La quistione stessa e le altre consimili del tempo di Giovanni XXII ecci-
tarono l'animo dell'altro frate Michele, detto della Marca, che nel 1389 fu arso in Fi-.
renze. Egli nell' esame inquisitoriale che gli fu letto, dove diceva: « Santo Tommaso
d'Aquino non essere santo, rispuose: Dico, s' egli è santo, si sia; se non è, non sia);
però che io non ne sono tenuto a credere più ch? io mi voglia; però che fu canoniz-
zato da papa Giovanni eretico; ma tengone quel che ne tiene la santa Chiesa Catto-
lica, e quel che ne terrà il papa santo da venire ». Più oltre il notaro leggendo gli
atti della confessione di fr. Michele « come dicea che quel d'Aquino fece alcuno
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 335

[c. 137 t.]. — Polellus d. Beraldi dixit in Consilio
generali, quod ipse impetraverat vel impetrari fecerat ab.
antipapa ecclesiam Sancte Romane, et dixit in platea Co-
munis Tud , quod pp. Johannes erat hereticus et patarenus..

2460 Butius Berardi, Phylippellus Ranutii, Berardus d.
Francisci de Claravallensibus, Barnutius Lucciaroni not.,
Oddutius Lucciaronis, Grappucialus Grappasenni.

Guidaloetus d. Albertutii, procuratorio nomine Leonis.

Jacobucii de Dosculano, opposuit in Curia Tudertina in

2465causa, quam habebat eum Petro Raynaldi contra ipsum
Petrum crimine lese maiestatis, dicens, quod dictus Petrus
erat rebellis Bavari et imperii.

Ser Augelinus Raynaldi notarius, pluries consuluit in
D « >]

Consilio Tudertino in favorem B. proponens: Ecce dies
270quam fecit dominus ete. et Ecce Angnus
Dei etc., adaptans ad B.; et fuit offitialis B. in Capi-
tolio et Vicarius eius et in Viterbio et in Civitate lucana.
[c. 238]. — Ricciardus ser Tudini, Mannicellus Ge-
rardi posuit in suis instrumentis, que conficiebat, no-
2475men B.
Grappolinus Bartolelli stetit Rome ad stipendium B.,
seu in servitium B. ad stipendium Ameliensium, et im-
petravit ab antipapa ecclesiam de Scoppiellis.

Ballutius d. Nini et Blasius Memmi de Claravallen-

ie A DEA t.

2iS0sibus pro tota stirpe ipsorum, cum aliquibus sotiis equi-

tibus iverunt ad Urbem in servitium B. et impetraverunt

ifte

a B. et antipapa plures gratias et licteras, et maxime
Ballutius predietus impetravit a B. Comitatum Norman-

die et ab antipapa canonicatum maioris Ecclesie Tud.
?iS5pro d. Francischo suo filio, et fuerunt in Urbe et Viterbii

Consiliarii B. predicti.
Fatius Marinelli et Matheus eius frater de Claraval-

lensibus minabantur vulnera et mortem omnibus, qui

errore; e que’ disse: T non v'üi posto quel cv io ti dissi. E sotto voce disse: S,
bene, che fece alcuno errore contro alla povertà di Cristo » (Storia di fra Michele
Minorita, come fu arso in Firenze nel 1389. — Scelta di curiosità letterarie inedite o
rare, disp. L., Bologna — Romagnoli, 1864, pag. 40, 42. — V. anche EHRLE, Op. cit. II,
pag. 658.
396

L. FUMI

favebant papam Johannem et quibus contradicebant B. et

219 'antipape.

D. Tarlatus Ballutii, Mannes Bartholelli d. Aimonis
dicebant et dieunt semper publice, quod pp. Johannes est
hereticus, antipapa est catholicus et favent publice B.
et antipape tam verbo, quam opere.

2495 Thomassus Jutii Mercati fuit offitialis et domesticus
B. et fuit domicellus cuiusdam carpinalis Antipape, et
nune est, et favit B. et antipape publice et occulte, et
nune est cum B

Actavius et Fidantia Massei impetraverunt a B. qua-

250sdam lieteras, quibus mandabat Bavarus Comuni Tu-
derti, quod eos reciperet ad civilitatem et inter cives,
cum essent [c. 738 £.] comitatini, et ponunt semper in
ipsorum instrumentis nomen Bavari.

D. Admannatus fuit offitialis Vicarii D. in Viterbio,

2505 Jutius Andreutii de Ponte,

. Cobarius Rogerii et Mercennarius d. Ugolini de Ac-
quasparta,

Sartolellus Rusticutii,

Vannes Gentilutii not posuit maxime in suis instru-

2510mentis nomen B.,

Ciecolus Monaldutii, Cola Bonmanardi,

Nardutius Butii maxime fuit tractator ut D. invaderet
Civitatem Fulginei.

Loddus Andree notarius posuit in suis instrumentis

2515nomen B. et dicebat in Consiliis publicis Civitatis Tuderti
et favebat B. et antipape.

Cobaccius Guerriscelli Sabbi, D. Thomassus Bartolelli
Sabbi, prebendatus et clericus, asserebant et asserunt pp.
Johannem esse hereticum, et antipapam esse catholicum

2520et S. P.

Guidarellus Jampoli, Massiolus Petruecioli et Dome-
sticus eius filius, Salamon d. Bernardini, Beraldellus d.
Ricciardi, Mannectus d. Massei, Bonfigliolus Gilielli, Pe-
trucciolus d. Massei, Semoncellus Raynaldi, omnes et sin-

252>guli supradicti, ultra specialiter dicta, faverunt et favent B.
et antipape et [c. 239] nituntur Tudertum esse in rebellione
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 337

Eeclesie, et favent Vicario B. et iverunt et vadunt ad mis-
sas et offitia, que publice canuntur et celebrantur in Eecle-
sia S. Fortunati per fratres Minores, et adherent et credunt
25300ppinionibus et pred'cationibus ipsorum ffr., in quibus
pp. Johannem appellant Jacobum de Caturco et concedunt
indulgentias ex parte antipape, vid. pape Nicolay .v., et
omnes predicti dieunt pp. Johannem esse hereticum et
pp. Nieolaum esse S. P., et student violari Ecelesie inter-
2535dictum, et elamaverunt alta voce, de anno preterito et de
mensibus maii et junii dieti anni: Vivat Bavarus
et antipapa et moriatur Jacobus de Ca-
turco hereticus, cuius pater et mater
fuerunt de heresi dampnati, etcredunt antipapam
2540esse S. P. et infinita et inenarrabilia crimina conmiserunt,
et conmicterent, si potestas adesset, et miserunt tamen
in Tudertum B. et antipapam et interfuerunt maledietioni,
quam antipapa concedebat, et fecerunt poni in eorum in-
strumentis B. nomen et fuerunt causa invasionis Fulginii.
2545 Francischus d. Oddonis impetravit pro filio suo ab.
antipapa ecclesiam S. Silverii de Flontingnano.

Cobutius Thomassutii peecavit, ut supra alii. Ninus Mo-
scati dicit publice, quod pp. Johannes est hereticus et quod
antipapa est S. P., et credidit et credit [c. 259 £.] in antipapa,

2550et dicit * quod beatus Thomas de Aquino est hereticus, et
Sic, per consequens, pp. Johaunes, qui eum fecit cano-
nizari *.

Prior S. Petri de Cesis, prior S. Gemini de Massa, prior
S. Bartholomei de Thenellaria, prior S. Valentini de Arcis, d.

?55»Franchus Ballutii, omnes de domo Claravallensium, procu-
raverunt et procurant interdictum Eeclesie violari et faciunt
celebrari divina offitia in eorum ecclesiis, non obstante
interdieto, palam et publice coram populo et laycis, et mi-
nantur vicinis ecclesiarum ipsorum, quod si non vadant ad

2560audiendum offitia, quod facerent eos vulnerari et occidi ; et
interfuerunt quando antipapa faciebat celebrari offitia in
maiori ecelesia Tudertina, ipso antipapa presente et offitia
dicente ; et fecerant eidem tanquam pontifici reverentiam

et tenuerunt et tenentipsum pro S. P. et dicunt publice quod

E

ibi at

», sint go smi — iui e
338

3.2 Cedola.

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35
es

'"L. FUMI.

2565pape Johannes est hereticus et quod non est papa et dicunt
quod. B. est verus imperator, et receperunt in eorum do-
mibus Carpinales antipape, et habuerunt eos et habent
pro veris et legitimis cardinalibus, et cottidie invitant
quemdam carpinalem ad domos ipsorum; et studuerunt

2570et student tenere Tud. Civitatem in rebellione Ecclesie et
S. P., et receperunt lieteras et gratias ab antipapa tam
pro se quam pro aliis.

fc. 140]. — Prior S. Petri de Loreto, Prior de Sciop-
pietis conmiserunt, ut supra, et asseruerunt et asserunt,

2575quod pp. Johannes est hereticus et quod antipapa est S. P.

Domp. Rodulfus Rector ecclesie S. M. Cammocia dicit,
licet occulte, quod pp. Johannes est hereticus, et dicitur
quod fuit in proposito sequendi viam et gressus antipape.

Ciecolus Juntule, Buccius Lippi Tamagnini et Ma-

?5]90theucius Cole, Gualterius Gerardutii not., notarii, posue-
runt in eorum instrumentis nomen B. et antipape.

Ser Frauciscus Massarutii est et fuit offitialis Vica-
riorum B. in Pisis et nunc est in Aretio et fuit offitialis
usque ad mortem Epi Aretini dampnati.

?55 . Benvenutus Cassinni not. posuit in instrumentis no-
men B. et antip. et nune moratur Aretii cum Vicario
B. in offitio.

Gregorius Guidonis not.

Paceptus Jutii not. posuit iu suis instrumentis nomen B.

2590 [c. 140 t.]. — Guerrisius Arloctutii.

Cinotinus mag. Benvenuti.

Angeluctius Andree dietus alter Lellus not. posuit
in suis instrumentis nomen B.

Tellus Zoli not., peior omnibus.

2595 Prior S. Petri de Uncinis peccavit ut supra alii priores.

Tertia Cedula. — D. Ugolinus prior S. Petri de Cesis
non servat interdictum in Ecclesia sua.
D. Gilius prior S. Gemini de Massa idem.
2000 D. Franchus Ballutii stetit in choro cum antip. ad
dicendum offitium eum eo in Epatu tud. et impetravit
lieteras ab eo.
4.a Cedola.

5.a Cedola.

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 339

D. Andreolus Jutii prior S. Valentini non servat efc.
Ballutius d. Nini ivit Rome et proeuravit quod B.
2605veniret Tudertum et exscapigliavit se coram B., dicendo
quod si non veniebat Tud., quod civitas Tudertina ve-
niebat ad mandata Ecclesie. Omnes isti sunt de filiis
Clavarallensium.
[c. 141]. — Jolus d. Dalimani, Clavellus et Ciecolus d.
2610Johannis, Gentilis Uffredutii, Salamonus d. Berardini,
Ciecolus Galganicti, Sciantus Maechellis, Jutius d. Guerri-
sii, Ciolus d. Jacobi, ser Angelinus Raynaldutii, Riecar-
dus d. Tudini, Berardellus d. Ricciardi, Filippellus Ray-
nutii, Truffaglonus Cole, Jacobellus Freri Johannis, Cic-
2615colinus M. Benvenuti, Tura Tutii, Plenerellus et Raynal-
dus de Cammerata, Mancinus Ciutii, Butius Benvenuti,
Ciccolus Monaldutii, Ciolinus Angnelutii, Andreutius
Mannis, Francischus Gilii, Petrus Massoli Petrucciali non
servant interdictum et plura alia faciunt.
2620
Quarta cedula. — Ballutius d. Nini impetravit a B.
Castrum Monticuli et castrum Jani et totum comitatum
Normandie iuxta Tudertum.
Polellus d. Berardi impetravit ecclesiam S. Romane
26ab antipapa.
Grappolinus Bartoletti impetravit ecclesiam de Scop-
pietis.
[c. 141 t.]. — Ciccolus d. Johannis (con altri 22) om-
nes isti clamabant et dicebant B. esse imperatorem et Pe-
2630trum de Corvario esse papam, et dicebant et asserebant
pp. Johannem non esse pontificem, immo dicebant ipsum
esse hereticum, maxime per sententiam contra ipsum
latam per B. et antipapam ; et infinita alia contra fidem
tam dixerunt quam fecerunt.
2035
Quinta cedula. — Fr. Bonannus Abbas Monasterii S.
Ferentii Tud. dioc., fr. Iacobutius Seghi, fr. Rigius Pari-
giensis, monaci dieti Monasterii, contendunt et asserunt d.
pp. Johannem non esse pp., immo hereticum, et dicunt

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340 L. FUMI

2640et asserunt Petrum de Corvario intrusum esse verum pp.,
sanctum et justum. Et ipse frequenter audivit.

[cC. 142]. — Item dietus Abbas anno preterito de
mense augusti recepit unum de pseudo Carminalibus, qui
se dicit ser Jannes Capoccio et ibi fuit ad commedendum

?04:et bibendum una die.

6.* Cedola. Sexta cedula. — Cianfredus Castellonis de Castello-
narde dixit S. P. non esse pp., sed hereticum, et quod D.
erat imperator sanetus et iustus, et poterat facere pp. et

?6:0quiequid volebat.

Collett., c. 143.
B) Processo originale dell’ Inquisizione contro Amelia.
Processus conlra Amelienses.

1329, ott. 26. Actum Perusii in domibus Marini
Ganggiapanis, ubi moratur Bretuldus d. Mathey de
Amelia, pres. Cieco d. Ugolini de Amelio et Cangno de
Mevania test.
Mae nale di 9 Ven. vir d. Mannus Epus Ameliensis.... exposuit et
di Amelia. dixit eoram Inquisitore predicto, * quod multi amelien-
v7 ses, immo quasi omnes, hoc tempore periculoso, erra-
Zt verunt contra fidem et S. E. et contra personam SS. P.
et d. d. Johannem pp. xxij. Nam se Epo presente, vi-
10 dente et audiente sub a. d. m. rrj. xxviij, quando Ba-
varus intravit Pisas et Viterbium et Romam et tem-
pore sue coronationis, in pluribus locis dicte civitatis.
fecerunt falones sive ingnes maximas in honorem et
favorem heretici B. et clamabant vocibus vigorosis:
1 Vivat sanctus imperator et moriatnr Ec-
clesia Romana et Iacobus de Cahors he-
reticus pactarenus et pp. Johannis canis.
It. pro assumptione Petri de Corvario ad antipapatum fece-
runt similes ingnes ac etiam clamoribus clamores addebant +
£0

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3

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50

55

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 341

Vivat papa Nicolaus et moriatur Jacobus
de Chaors etquossibi adherent. It. expo-
suit adque dixit, qnod clamosa insinuatione fide dingnis
relationibus dicitur atque fertur, quod predieto tempore,
quando B. intravit Urbem, adunata maxima multi-
tudine predictorum civium Ameliensium in burgo Co-
munis Amelie, quod dicitur spazo, in favorem dicti heretici
B., unum saccum de paleis impleverunt, et imposuerunt
et finxerunt sibi nomen papam Johannem. Et po-
stmodum ipsum combuxerunt et clamabant: Combu-
ratur et moriatur paterenus sive here-
ticus, loquendo de SS. pp. Johannem, et extollebant
predietum hereticum B.: Vivat sanetus impe-
rator et moriatur pp. Johannes hereticus
et pactarenus *. 4

It. quod plures de dicta diocesi Amelie predictis hereti-
cis B. et intruso paruerunt [c. 743 £.] et obediverunt, et nunc
etiam parent, obediunt et intendunt eosdem B. imperato
rem et Petrum de Corbario S. Ecclesie R. pontificem esse,
publice et pertinaciter nominaverunt et asseruerunt, et
nune etiam nominant et adfirmant in Civitate Amelie
et eius diocesi.

It. quod omnes et singuli Amelienses et alii plures
clerici et layci de dieta diocesi pro denariis et emseniis,
honoribus et subsidiis faciendis et impendendis eisdem
hereticis solverunt datia et collectas. SIA

It. quod aliqui de dicta diocesi accesserant. ad
predictos hereticos in eorum subsidium et favorem, et
eidem antipape, tanquam vero pontifici, reverentiam exhi-
berunt, et ab eodem intruso gratias et beneficia ecclesia-
stica impetraverunt. Et quod alia plura predicti omnes et
singuli fecerunt et conmiserunt in favorem, subsidium et
auxilium predictorum. hereticorum, et nunc etiam plura
faciunt et conmictunt in obdurationem criminum eo-.
rumdem.

Quapropter dietus d. Epus eundem Inquisitorem ro-.
gavit obnixe, ut sibi placeret contra ipsos Amelienses et

alios culpabiles in predictis inquirere diligenter et ipsos.
TTT

3349 L. FUMI

punire, iustitia mediante. Et idem Epus in predictis et
quo ad predieta dumtaxat concessit eidem Inquisitori
60 totaliter vices suas.

Deposizione di Eodem die, loco et testibus dicto d. Manno Epo Ame-

im. Cecco «

‘Ugolini ». liense et Cangno de Mevania, d. Cecchus d. Ugolini de Ame-
lia, constitutus coram fratre Bartholino efc., dixit efc., quod

65 vidit et audivit Cicchinum Lutii abbatem S. Benedieti,
Bighitellum Ciccoli d. Petri, Angelutium priorem sancti
Jannis, Bertoldum abbatem sancti Jannis, Bertoldum ab-
batem sancti Secundiani, Jannem Jutii, Tingnosum Cicchi
Petri, Masciunculum Nelli Nericoli, Dominicutium Mannis,

70 Lelum Crescii, Priorem S. Petri, Magistrum Mecollum
Ciccototti, omnes simul et plures alii, de quibus non
recordatur, illo sero quo nova de coronatione Bavari fue-
runt data in Amelia, quod fecerunt rotam et cohortem
et ludebant per terram, clamantes et dicentes: Vivat

%©sanctusimperator et moriatur [c. 144] eccle-
sia Romana et Jacobusde Chaohrs here-
ticus pactarenus (in quadam platea dicte civita-
tis, que dieitur porta). It. deposuit et dixit, quod pu-
blieum et notorium est in Civitate Amelie, quod tempore

80 quo B. intravit Urbem, magna multitudine Ameliensium
adunata, in loco diete Civitatis, quod dicitur spiazo, unum
saecum plebis impleverunt et nominabant eum pp. Johan-
nem et ipsum postmodum combuxerunt, et ipse testis mane
sequenti, transiens inde, audivit a quodam, cuius nomen

85 ignorat: Hic fuit combustus pp. Johannes!
Et etiam in eadem Civitate multi amelienses vocabant
quamdam canem nomine summi pontificis, scilicet papa
Johagne, et postmodum, in eius despectum, suffoca-
verunt eam in latibulo, seu ceno.

90 It. dixit et deposuit dictus testis quando vidit fieri
multos falones et ingnes maximos in civitate Amelie tem-
pore quo B. intravit Urbem, et diversis aliis temporibus,
pro honore ipsius B. et antipape. Et vidit testis dictum
Abbatem S. Benedicti accipientem lingna per vim a qua-

95 dam fornaria, nomine Primeria, pro faciendo falone sive

oM
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 343

ingne. Et dum faciebant dictos ingnes, clamabant, ut
superius est expressum: Vivat imperator et papa
Nicola et moriatur Jacobus de Chaors.
It. dixit et deposuit, quod publicum est in civitate A-
100melie ac notorium, quod Jannoctus de Alviano, Cechinus
Ghezi et Colutius eius frater (de Alviano), Angnolellus
Andree de Amelia et Paulellus d. Corradi de Tud. iverunt
in subsidium dicti B. ex parte Com. Amelie, quando erat
in Urbe, et cum eo fuerunt per tempus in eadem Urbe.
105Et sicut publice dicitur in dicta civitate Amelie ordinatum
fuit in Consilio dicte Civitatis, quod eligerentur aliqui boni
homines, qui deberent de ipsis eundis in subsidium di-
eti B. providere et ordinare, ad quod fuerunt electi et
assumpti per ipsum Consilium, sieut publice dieitur, Ur-
l0sus Vati, mag. Angelus Massacuculi, Vitalis de Canali,
Lutius d. Petri, d. Petrus (1) Massarolii, mag. Paulus
Paulutii et d. Andreas Jorni cives dicte Civitatis.
[c. 144 t.|. — It.... quod fr. Nicolaus de Alviano ivit
Viterbium ad autipapam et ab eo recepit Epatum Amelie,
let testis vidit quando dictus fr. Nicolaus rediit de Viter-
bio, et dicebatur comuniter inter cives dicte civitatis, quod
ipse veniebat ad accipiendum possessionem Epatus, et
etiam audivit filium Jannocti dicentem tunc: Habemus
Epatum Amelie contra voluntatem cuiu-
120scunque nolentis. Et audivit a Chello Ugolini
faetore Epatus, quod jam vicarius Epi, qui tune erat,
removebat res suas de Epatu.

Die secunda mensis novembris. — Actum in camera
125Inquisitoris in capite dormitorii loci mm. de Perusio, pres.
fratribus Andreutio Cartholarii et Angelello Ravegnani
ord. mm. testibus.
Bretuldus d. Mathei de Amelia.... dix. et dep., quod
omnes et singuli infrascripti tenuerunt SS. pp. Johannem

(1) Nella sentenza si aggiunge : « Sicut alio falso quesito colore ad mictendos
«dictos mil.tes sive stipendiarios ad B ».
Testimonianza 130non esse pp., sed esse pp. Petrum de Corvario, pro eo-

di Bertoldo « d

Mathei ».

L. FUMI

quod ipse testis audivit pluries eos diceutes et nominan-

tes Petrum de Corvario pp. Nicolaum, et dicebant quod

in papa Johanne habebant tantam fidem, quantam in uno

cane, et quod ipse pp. Nicholaus erat factus legitime per
135populum romanum et sanctum Imperatorem.

Item dixit et testificatus est, quod ipsos omnes et
singulos inferius nominatim expressos vidit testis euntes
per terram saltando in choreis quando Petrus de Corvario
assumptus fuit ad antipapatum et clamabant vocibus altis-

MOsimis: Vivat vivat pp. Nicolaus et moriatur Ja-
cobus de Chathors: nomina autem predictorum sunt
hee: Lutius et Marchus Cichii Cambii, Mag. Angelus
Comitis, Mag. Nicolaus Mancii, Mag. Amannatus Ange-
lutii, Michael Angelutii, Mag. Johannes Mag. Celli, Ritius

M»Roberti, [c. /45] Pius Corradi, Rubeus et Thurichius
Compe, Mag, Petrus Mag. Cardinalis, Machatius et Bar-
tholellus Angelutii, Mag. Franciscus Nicole Domestici
Mannes Mag. Pauli, Johannes Roberti, Peregrinus d.
Zizzi, Mag. Simon Augurozii, D. Andreas et Mag. Do-

150minieus Giorni, Angelus Andree, Nicholaus Mag. Pauli,
Ciechutius Veraldi, d. Petrus Mag. Petri, Mag. Angelus
Cardoni, Comparutius Ciecolocti Cives Amelienses.

Et interrogatus testis de loco; R., testis, quod multo-
tiens audivit preditos sic obloquentes et in diversis locis,

l5sed aliquando in platea Com. Amelie, aliquando in strata
Mercantie, et aliquando in platea S Marie de Portu, et in
pluribus aliis locis dicte civ., sed predictos Rubeum et Tu-
richium audivit solummodo in platea S. M. et in burgo
Amelie (de mense augusti et septembris mece. xxvIIJ).

160 [c. 145 t- 147] 1329, nov. 2. — Inquisizione contro i detti.

[c. 147-147 t.] 1829, ott. 27. — Commissione al Ve-
scovo di udire i testimoni.

165 [c. 448 150 t.] 1329, nov. 2. — Citazione a compa--
rire fra 10 giorni.

is 9. ^
- 9e :

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 945
Testimonianza [c. 150 t-152) Nov. 24. — Ursus Vati de Amelia....

di Orso « Vati ».
testis... addidit... quod, etiam se audiente, dicebant: M o-

riatur Ecclesia Romana puctana, borde-
lolaia, simoniaca! — Et etiam addidit, quod pro
assumptione antipape equites astiluxerunt, et pro coro-
natione B. vidit, sicut extimat ipse testis, ducentos
cum cereis accensis in manibus saltantes et ludentes
(n. 51 nomi, fra cui Bartholomeus Jontoli, cuius fuit
li3eatula, eui fuit nomen impositum Papa Johannes). It.
quod vidit quando Cicchinus et Jannoetus revertebantur
in equis et dicebant se venire a pedibus SS. Imperatoris
et Nicholai pape — et hec etiam vidit et audivit a
Bertuldo abbate S. Secundi.
180
Citazione. (c. 152 1-153 L.] Nov. 25. — Citazione contro i con-

tumaci (n. 51) a comparire fra 12 giorni în Perugia.

Sottomissione. [c. 153 t.] 1330, Feb. 24. — Petrus mag. Petri de

185Amelia si sottomette.

Sottomissione [c. 154-155 t.] Giu. S. — Monito dell’ Inquisitore at
del Comune di à
Amelia. Com. e a particolari di Amelia. — Giovanni de Arimino,

domicello e fumiliare del Card. Giov. di S. Teodoro sindaco
199e procuratore del Comune di Todi, chiede l’assoluzione
dalla scomunica. — Monito di pagare 60 fiorini d'oro pel

primo agosto per la spesa del processo. '

Processo ri- [c. 156-157) Giu. 8. — Nella sala del palazzo supe-
messo al Cardi- —
nal Legato. 195riore del convento di S. Pietro di Perugia. — L/ Inquisitore

commette a Pietro Vescovo Marsicano, cancelliere del card.
Legato suddetto e ad altra persona cui piacerà al d.
card. con delega, di esaminare il processo dandogli fa-
coltà di togliere e cassare ecc.
200

-Assoluzione. [c. 157 t-159] Nov. 21. — Assoluzione agli Amelini.
Mannutius dictus Rubeus Gilii Boncamgii sindaco e pro-
curatore del Comune e particolari di Amelia si dichiara

pronto a soddisfare il d. Inquisitore e chiede l’assoluzione.
FL

946 L. FUMI

Definizione del 205 [c. 159 t-161] Nov. 21. — A Pietro vescovo Marsicano,. í
processo com-

messaaduecap- cappellano, e a Filippo Johannis Gaytani canonico di As-
pellani del Le- pp x PP si

gato. sisi, cappellano del Legato, U Inquisitore, ad intuito del
Cardinale e a petizione di ser Francesco di Nicola amba-

sciatore e nunzio del Com. di Amelia e di Mannuccio (
210detto Rubeo, di Gilio Boncagni sind. e proc. della d. co-
munità e singole persone, commette loro la definizione del

processo.

Risultato del- [c-162] 1329, Nov. 5. — Manno vescovo, per autorià con-
l'esame vesco- .—
vile. ?l5cessagli dall' Inquisitore, fa il suo esame, dal quale risulta

che: In quodam sacco miserunt paleas et dictum saccum
in figuram pape constituerunt et ipsum obbrobriose coro-
naverunt, gridando alta voce evidenter coram pluribus diete
civitatis: Moriatur moriatur, presbiter Jacobus
220de Cheorsa falsus et hereticus papa, et postea
dietum saccum coro natum et figuratum in personam pape

commuserunt pubblice et palam coram pluribus dicte civi-

tatis. Et post hec, quemdam catulum ceperunt et imposue-
runt sibi nomen predicti d. Johannis S. P.; et miserunt dicto

??;eatulo quamdam licteram in cannam, et publice et palam ]
extraginaverunt ipsum eatulum per civitatem predictam,
fragellando ipsum cum virgis et frustibus, gridando publice
et altà voce: Moriatur moriatur, papa Johan-
nes hereticus et sodomita, et ipsum catalum

20extraginaverunt usque ad pontem (1) diete Civitatis, et
de dicto ponte precipitaverunt eum, et suffucaverunt .
ipsum catulum in ceno (2), et spiritu diabolico ducti, per
civitatem predictam, falsa et vana gloria gloriando, cum
faculis in manibus gridando, cum multis pueris: Mo-

?9riatur moriatur presbiter Jacobus de
Chaorsa hereticus et sodomita et viva
ss. Imperator et pp. Nicola!

[c. 163] Nov. 5. — In casa di m. Andrea, nel Castello T

(1) Altrove: ad pontem lacus ».
(2) Altrove: « Cenoso lacu ».

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DELI RES CO v rut arre

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 940

"di Lugnano, dove pure risiedeva il Vescovo, fu commessa
la citazione a Tiburzio Mathei da Lugnano.

di Lello ende Nov. 8. — Lellus Ciutii Angnonis de Amelia testis....
dixit, quod omnes gebellini et infideles S. R. E. cives Ame-
2ilienses, et presertim infrascripti homines, mostraverunt
maximam alacritatem de adventu et coronatione dicti
B., saltando, canendo, gridando et exaltando voces eorum
cum tubis, campanis. et ceramellis (1), dicendo: Viva
viva [c. 163 t.] SS. Imperator et moriatur-
250p p. Johannes, Jacobus de Caorsa sodimita,
prestando eidem DB. subsidium in pecuniam et personis
et in gentibus equitibus in subsidium ipsius mictendo
(n. 22 nominati principali fautori) — Et quasi omnes
alii gebellini et infideles de dicta civitate, qui omnes
Z»exultando de adventu et coronatione dicti B., falonia
multa fecerunt per dictam civitatem in pluribus et di-

versis locis cum faculis de cera et ingnes de lingnis.

Seri denun- [c. 164) Nov. 8. — It. quod... Prior S. Petri, presbiter
260Franciscus Lelli Nerculi, Johannes Jannicelli et plures

alii unum saccum palearum fecerunt in figuram pape Jo-

hannis et immaginem ipsius immaginando (2) conmuserunt

eum et cridando dicendo: Conmuratur papa Jo-

hannes ereticus sodomita, et predicta fecerunt

Be An

?0bim civitate Amelie in cruce de burgo et in splazarello.

"
ZI PM

(c. 164-171] Nov. 10-11. — Il vescovo cita 4 persone

per testimoniare.

, Testimonianza 270 — [c, 772] Nov. 26. — Glorius Angelutii testis... dix....,

di Glorio « An-

gelutii ». quod Cecchinus, Colutia et Angnelutius Getii de Alviano,
Jannoctus Francisci de Alviano, Nutius Petri, predicti
omnes procuraverunt et ordinaverunt, quod daretur predi-

cto Bavaro adiutorium de militibus, sil. numero duodecim

(1) Altrove: « cum mitra in capite ».
(2) Altrove; « Gambanis, timpanis ».
348

L. FUMI

?iopro duobus mensibus ad stipendium Comunis civ. Amelie.
Et predietus Lutius d. Petri et Angelutius [c. /728.] Getii
de Alviano ad predicta constituenda et ordinanda et alii
suprascripti personaliter iverunt cum stipendio dicti Co-
munis in servitio et favore dieti B. in Urbe, in Campam-

230gna et Patrimonio ad ponendum insidias et dampna
fidelibus S. R. E. — Vidit eis solvere et recipere stipen-
dium a Camarario Com. Amelie.... et eos armatos ire cum
equis et armis.... Quod omnes infrascripti et alii quam
: plures, numero ducentorum, gebellinos et infideles S. R. E.

235de Civ. Amelie, vidit ire per terram Amelie, tempore quo
B. intravit Urbem, favendo, cantando et voces eorum exal-
tando cum tubis, timpanis et ceramellis, cum luminariis fa-
cularum de cera in manibus, dicendo: Viva viva SS.
imperator et moriatur presbiter Jacobus
2%de Chaorsa hereticus pactarenus et so-
domita. It. dix. quod tempore coronationis dicti B.
omnes iufrascripti fecerunt similiter gaudium, prout su-
pradietum est, et falones feceruut in turri Com. et plateis
et viis et in pluribus locis dicte Civ. de mandato supra-

?95dietorum Lutii d. Petri, Cecchini, Colutie, et Angelutii
Geptii de Alviano et Jannocti Francisci de Alviano ti-
rannorum diete civitatis. Et postquam predicta et iniqua
et perversa perpetraverunt, predicti Cecchinus, [c. 173]
Colutia, Jannoetus iverunt in adiutorium dieti B. Et su-

300pradicta fuerunt sub potestaria Bartholelli de Tuderto.

[c. 178 t.] Dix. ipse testis, quod, stando in domo Lutii

d. Petri, audivit, quod Cecchinus de Alviano dixit, stando
ad conmedendum una cum Urso Vati, Lutio d. Petri,
Cecchino eius filio abbate S. Benedicti, diabolico spiritu
3istigati, quod pp. Johannes, qui modo regnat, non esthomo,
sed diabolicum corpus formatum, et in dicto corpore diabo-
lus est inductus, et per dictum diabolum loquitur et omnia
operatur, et ideo omnia que facit sunt diabolica et non
vera, quia si esset homo, non conmicteret tot mala et ho-
310micidia ut conmietuntur. Et dicebat quod non cura-
ret (?) de sua excomunicatione quanto de ano aselli. Et
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 349

predieta dicendo, spuebat et distratiabat et faciebat flcca
contra nostrum SS. pp. Johannem, et iterum affirmabat
d. pp. Johannem esse quoddam corpus diabolicum et
3lónon hominem, et dato quod esset homo, quod non est,
indicabat ipsum esse hereticum et pactarenum et sodo-
mitam; que omnia affirmabant et asserebant esse vera
Lutius d. Petri et Ciechinus eius filius abas S. Benedicti.
(c. 173 t.] Nov. 29. — In palatio castri Porciani,
320avendo il Vescovo spedite le citazioni, il nunzio riferisce
averle, il'3 dicembre, poste in altare maioris Eeclesie, et
etiam dieit, quod dicte lictere fuerunt lecte in palatio Com.
Amelie coram toto Consilio ac etiam in stratis et plateis
diete civitatis.
[c. 174 (171).] Et ego Franciscus m. Oddonis de Lu-
gnano not. dicti d. Epi. Ego Nicholaus Francisci de Pe-
rusio... exem plavi e£c.

325

Processi per Rieti. Anno 1354.

Bibl. Vatic. Vatic. 4029. c. 1-82.
A) Processo originale dell Inquisizione contro Paolo Zoppo.

[c. 7]. In nomine d. amen. Hec est copia et registrum
cuiusdam privilegii seu indulti et lictere papalis e£c.
Johannes epus eze. dilecto filio Symoni Phylippi de
Spoleto Ord. ffr. mm. in provincia Romana Inquisitori
5 heretice pravitatis salutem efc. Excitamur cura sollicita efc.
— Dat Avin. Kal. Julii pontif. nostri an. xvit.

In nom. ecc. Hec est copia, registrum et exemplum
euiusdam alterius privilegii efc. Iohannes epus efc. dil.

23

LA

VT Pr gere rit)
350 : L. FUMI

10 fil. Symoni etc. Nuper accepimus ete. — Dat. Avin. Idus
Februarii, pontif. nostri, an. xVII.

[c. 3] In nomine d. amen. Hec sunt exempla, ex-

trationes et copie quorumdam actorum et actitatorum
15 faetorum, habitorum et receptorum in camera et officio !
Inquisitionis heretice pravitatis a Sede Apostolica specia- .

liter deputati, et plures alie scripture ad dictum Inqui- |
sitionis offieium pertinentes, scripta, copiata, registrata. |
de mandato dicti Inquisitoris manu mei Martini magistri

20 Aymonis de Urbeveteri Imp. auct. notarii et nunc
notarii dieti Inquisitoris et eius officii sub annis, diebus.
et mensibus infrascripti.

Die xv mensis Julii.
Deposizione di Soror Ceecharella Johannis Retinecte de Reate, mo-
suor Ceccarella.

25 nialis monasterii sancte Scolastice de Reate, iurat, et in-
terrog..super inquisitione infrascripta, ipsa sibi leeta et.
vulgariter exposita, tactis sacrosantis scripturis, coram
supradicto Inquisitore corporali prestito sacramento, dixit,
se tantum de ipsa scire, quod semel Paulus, in inquisi-

30 tione [c. 3 £.] contentus, dixit sibi precipiendo in virtute: i
obedientie: Spolia te, et dicebat: Nune videbo: |
si tu es obediens, et sic tamen dificulter fecit.
eam spoliari ad nudam carnem; et se ipsum sic expolia-
vit similiter ad carnem nudam, et fecit ipsam Ceccarel-

35 lam sub pallio eiusdem obedientie iacere in terra nudam ;
et se ipsum posuit in terra iuxta eam, accipiens eam
manibus, et eodem pallio obedientie inducebat eam ad
standum et peccandum cum eo. Et ipsa Ceccarella restitit
sibi, et, ut credit, virtute divina fuit de eius manibus

40 liberata; et surgens revestivit se, et sedeus ibidem, tota
stupefacta sedebat; et tune dictus Paulus accessit ad eam
et dixit sibi: Tu noluisti obedire michi; cre-
debas quod esset peccatum? Et ipsa Cecca-
rella respondit, quod sic; et ille respondebat et dicebat, )

45 quod non erat peccatum et quod illud fecerat et facere
voluerat, quia habebat ex revelatione Spiritus Sancti, et.
quod de hoc rogaverat Deum magno tempore, et quod.
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 951

numquam hoc fecisset, nec facere actemptasset, si nesci-
visset quod esset de voluntate Dei.

50 Et ultra hec, dixit ipsa Ceccarella, eodem sacra-
mento, quod tune, in eodem loco, ipse Paulus dixit sibi,
quod credebat quod ipsa Ceccarella obedivisset ei si vo-
luisset facere adulterium cum ea. Et ipsa ex simplicitate:
non inteligens verbum [c. 4] adhulterii, dixit sibi:

5 Quid est adhulterium? Ipse Paulus respondit,
quod erat illud quod voluerat facere cum ea.

Item dixit dieta Ceccarella quod dictus Paulus tune:

dixit sibi: Si tu credidisses michi de su-
pradictisantequam modo, modo esses san-

60 eta. Item dixit predicta Ceccarella quod tune dictus
Paulus dixit sibi quod isto modo mortificavit caro melius,
quam aliquo alio modo, et quod non erat persona in
istis partibus tam sancta, quantum est illa, quam per
istum modum fecerat mortificari.

65 Interrogata de loco, H., quod fuit in una domo,
que erat Contesse Jotii, que nunc est de tertio ordine
b. Franeisei, et cuius Contesse ipsa Ceccarella erat tune
famula, in qua domo tune dictus Paulus habitabat.

interr. de presenti, E. quod nulla persona fuit ibi

70 tunc in dicta domo, nisi ipse Paulus et ipsa Ceccarella.

Interr. si tune erat hostium domus clausum, Z.
quod sic.

Interr. de tempore, Z2. quod fuit ultimo die veneris
mensis martii illius anni, et in ista quadragesima prox.

79 pret. fuerunt duo anni vel unus elapsus, sed non bene
recordatur de anno, sed dixit quod de hoc recordatur,
quod fuit ultimo die veneris illius anni.

Interr. dicta Ceccarella, eodem saeramento dixit, quod,
ipsa preseute et audiente, supradictus Paulus, alias ante

S0 supradicta domo [c. 4 #.] ubi habitabat supradicta Contessa
Gotii, posita in Civitate Reatina juxta domum Jacobutie
Caccharelli macellarii, inducebat dietam Contessam in vir-
tute obedientie ad spoliandum se, ut sopra fecit de ipsa Cec-
carella, et dicebat quod non est maior corona, quam illa,

85 qnam mulier merebatur in verecundia dicte expoliationig

E m Sri eiie P IER. LEE

emnt
e5
n9

L. FUMI

et actus carnis: et quod post multa talia verba, ipse
Paulus et dicta Contessa intraverunt unam cammeram,
que erat in dicta domo, solus com sola, ipsa Contessa
difficulter consensiente, sed consensit et' fecit propter
90 meritum, quod ille Paulus dicebat ipsam Contessam ex
hoc promereri, sicud eidem Ceccarelle dixit tune ipsa
Contessa; et dixit quod tunc in dieta Cammera dieta
Contessa supradictis modo et pallio, quia mereretur, se
expoliavit ad nudam carnem in supradicta Cammera, ubi
95 erat predicta Contessa, et ipse Paulus solus cum sola,
supradieta nescit utrum peccaverint carnaliter. Item
dixit predicta Ceccarella, quod alias in supradicta domo,
ubi habitabat dieta Contessa, eisdem modo et pallio,
ducebat ipsam Ceccarellam ad spoliandum se ad nudam
100carnem ; et quia ipsa Ceccarella resistebat, dixit Contessa
eidem Ceccarelle, que tune erat famula eius: Filia,
et bene potestis facere hoc (silicet expoliare
se ipsam coram eo) quod iste precipit tibi,
quia ego feci similiter ad preceptum
lsuum.

Interr. de tempore, AH. [c. 5] quod non bene recor-
datur; et fuit ante aliam supradietam expoliationem ip-
sius Ceccarelle, et post spoliationem predictam ipsius Con-
tesse.

110 Interr. de presenti, £., quod non fuit alia persona,
nisi ipsa Contessa et dietus Paulus et ipsa Ceccarella.

Item dixit Ceccarella predicta, quod post omnia su-
pradieta, dum ipsa Ceccarella contra supradietum Paulum
ostenderet se turbatam, propter illud quod fecerat sibi,

li»et fecerat et attemptaverat [dixit eidem?]: Non tur-
beris, filia, contra eum, quia tale quod
recepit à Deo vel a Spiritu Sancto, quod
ipsa non potest peccare peccato carnis,
loquens de supradicto Paulo.

120 Interr. de loco, Z., quod non recordavit.

Interr. de tempore, dixit se similiter non recordari.

Item dixit dieta Ceecarella, quod sibi turbate de su-
pradietis; que ipse Paulus sibi fecerat, dicta Contessa di-
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA; ECC. 393

xit: Ceccarella, tu non es mortificata,
125quia nichil est quod michi preciperet
ipse Paulus, quod ego non facerem.
Interr. de tempore, dixit quod non recordatur.
Interr. de loco, dixit quod fuit in domo ipsius Con- ,
tesse.

130 Actum in ecclesia monasterii Sancte Scolastice de
Reate, presente fratre Andrea lectore loci fratrum heremi-
tarum sancti Agustini de Reate et fratre Johanne de
Amelia dicti ordinis heremitarum [c. 5 #.] et me fratre
Berardo de Reate ord. min. notario ipsius Inquisitionis

135et domina sorore Scolastica Abatissa dicti monasterii, die
xv meusis Julii, an. dom. millesimo trecentesimo trige-

simo quarto.

Aggiunta alla Eisdem loco et die et presentibus testibus supraseri-
deposizione.
140ptis, suprascripta Ceccarella interrogata a fr. Symone de
Spoleto Inquisitore supradicto, coram quo supradicta dixit
quot annorum erat quando supradicta fuerunt, /J/., eo sa-
cramento, quod erat, ut credit, decem annorum et ultra,
et modo est, ut credit, decem et viij annorum et ultra..
145
, Attestazione Domina Soror Scolastica Abatissa monasterii supra-
di suora Scola-
stica abbadessa. ^ dicti, tactis sacrosanctis scripturis, suo sacramento coram
supradicto Inquisitore, dixit, quod ipsa Abatissa audivit
in dieto monasterio a dicta Ceccarella alia omnia et sin--
1509ula in sententia, que supra ipsa Ceccarella dixit et con--
fessa fuit coram dieto Iuquisitore.
Actum eisdem loco, die et presentibus testibus su-

prascriptis.

Fra Simone da 155 [c. 6]. — * Nos fr. Symon de Spoleto ord. ffr. mm. In-
Spoleto Inquisi- x

tore con speciale — quisitor supradictus, quum debitum conmissi nobis officii
mandato contro

i fraticelli de — exigit et requirit, quod contra hereticos et hereticas, et
paupere vita

suspectos de heresi et heretica pravitate, et ad ipsam

quomolibet pertinentia exsterpanda, nec non et contra

160eorum fautores, receptatores et defensores eorum solerti

diligentia procedamus, et ex speciali mandato d. pp. Jo-
"394 -L. FUMI

hannis xxIJ teneamur de vita et conversatione quo-

rumdam, ritum, statum, habitum vel septam fraticellorum

de paupere vita septantium vel tenentium aut assumen-

165tium, que per Sedem Ap. sunt phroybita et dampnata,

informemur, et culpabiles privamus, secundum qualita-

tem criminis et persone. Sane clamosa insinuatione et

sentita la fama fama publica deferente, nostris est auribus intimatum,

di Paolo Zoppo .

e di altriuomini quod Paulus Zoppus, alias dietus Paulus de Carcere, et

«e donne per atti

‘disonesti, 170quidam alii homines et mulieres, salutis proprie imme-
mores, Dei et E. timore postposito, facies iddem (!) haben-
tes diversas secum (?) ad invicem colligatas, sub pallio
mortificationis carnis et specialis virtutis et bonitatis ac

«compiuti sotto ^ obedientie salutaris vel perfectionis habitus vel virtutis,

-colore di morti-

fieazione della 175mulieres ante se ad nudum faciunt spoliari et jacere sup-
-carne, di speciale

A di bonte, pinas, modis et actibus inhonestis, ut suas [c. 6 #.] infe-

‘di perfezione, ctivas corructionis libidines licite valeant adimplere *, ini-

quitates dampnabiles ad meritum exponentes et in ani-

marum laqueos affirmantes, ideireo volentes, ut tenemur,

180scire utrum clamorem, qui ad nos venit, opere compleve-

E mee - rint, e£ predietorum omnium et singulorum discernere

veritatem, contra supradictas personas et quamlibet earum

et omnes alias cuiuscumque sint sexus, condictionis, status,

ristruisce il pro- ordinis, preheminentie vel dignitatis, ex officio nostro et
«cesso contro di

sessi. 185nostre Curie, auctoritate nobis conmissa inquirimus et

- inquirere intendimus de predictis omnibus et singulis et

eis annexis et connexis et ex eis emergentibus quoquo-

modo culpabiles corrigere et punire, prout secundum

deum et justitiam videbimus expedire, secundum canoni-

190cas sanctiones et tenorem privilegiorum nobis et nostro

officio a sede ap. indultorum.
Confessio fratris Pauli de Carcere.
195 Die xv mensis Julii.
Paulus Angelecti Venuti de Reate de porta romana

de subtus, constitutus coram fratre Symone de Spoleto In-
quisitore supradicto, iuravit, tactis sacrosanctis scripturis,

-
Confessione di
Paolo Zoppo, sot-
toposto all’ inter-
rogatorio, per at-
ti disonesti con
donna Contessa
del 30 Ordine

e con donna Cec-
carella

"ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 355

200ad saneta Dei evangelia, stare mandatis E. et d. pp. Jo-
hannis xxiJ et ipsius Inquisitoris et subcessorum eius et
dicere veritatem de omnibus, de quibus fuerit interroga-
tus. Et leeta sibi et vulgariter exposita inquisitione su-
pradicta, que sic contra eum et quasdam alias personas,

205suo sacramento A. et dixit et confessus fuit, quod semel
[c. 7] fecit spoliari Contessam filiam Jotii et uxorem
quondam Pauli Piseis de Reate, que modo est de tertio
ordine b. Franeisci, in sua presentia, credens bene facere.

Interr. de loco, AZ. quod fuit in domo predicte Co-
210mitisse, in qua ipsa habitat, posita in contrata platee
maioris, iuxta domum Caccarelli Accorsecthi macellarii,
juxta viam.
Interr. de presenti, £., quod in domo nulla alia
persona erat, nisi ipsa Contessa et ipse Paulus, qui erant
215intus in cammera ipsius domus, et dixit quod fecit quod
ipsa tune nuda daret sibimet disciplina, ipso Paulo
presente et vidente.
Interr. de tempore, £., quod non bene recordatur,
sed credit quod sit unius et ultra [anni].

22) Interr. dixit et confessus, quod fuit alia vice in
domo, in qua habitabat Paulus ipse, que erat et est
prediete Contesse, posita supra domum Thome Colai,
iuxta domum filiorum Schaiacte, in Civitate Reatina: fecit
expoliari ad nudam carnem Ceccarellam Johannis Rati-

225necthe et jacere eam sie nudam super unam bancham,
dicens sibi: Mortifica carnem tuam amore
Yesu Xpi, scilicet ispoliando et vere-
cundiam substinendo: que sic nuda stabat et
jacebat, ipso Paulo presente et vidente. Et dixit, quod

230tune, ipsa sic jacente, Paulus discoperuit se ad nudum
in parte et in forma virili, et posuit se ad jacendum iu-
xta eam, et tune ipsa territa surrexit.
Interr. de presenti, Z., quod nulla alia persona fuit,
nisi ipse Paulus et ipsa Ceccarella.

235 Interr. si erat hostium clausum, R., quod [c. 7 £.] sie.

Interr. de tempore, R., quod non recordatur.
Interr. quod predietorum fuit prius, an illud cum
356 L. FUMI

Contessa, an illud cum Cecearella, Z., quod prius fuit

illud eum Contessa, et dixit quod nunquam fecit plus, nec
l4Mixit cum predictis, nec cum aliis, et omnia alia in in-

quisitione contenta, preter supradicta, negavit.

Interr. post predicta, dixit et confessus fuit, quod
supradictam Contessam fecit spoliari ad nudum in eadem
domo, de qua supra, bis, ipse Paulo presente et vidente,

lM5nulla alia persona ibi stante.

Actum supradicta die, in domo ffr. mm. de Reate, in
camera ipsius Inquisitoris, presente fr. Johanne d. Bar-
tholini de Spoleto, fr. Matheutio de Podio et me fr. Be-

150rardo notario ipsius Inquisitoris de Reate.

Non crede que- Item eisdem loco, die et testibus presentibus, dixit.
gli atti essere : ; Voti efte
peccati mortali. — et confessus fuit, quod supradicta fecit, credens se bene-

facere et eredens mereri apud Deum, et ita dixit tunc
155eis, et sub isto modo meriti eas ad supradicta induxit,
sed non eredit supradicta fuisse peccata mortalia.

Nuova confes- [c. 8]. — Die xv mensis Julii.
sione del sud- :
detto. Paulus supradictus repetitus iterum et interrogatus,

l60supradicto sacramento dixit et confessus fuit, quod una
alia vice fecit spoliari Ceccarellam in sua confessione
contentam ad carnem nudam in domo, in qua habitabat.
Contessa in sua confessione contenta, ipsa Contessa pre-
sente et ipso Paulo presente in dieta domo, sed erat ipsa.
165Ceccarella, intus in camera, nuda, et ipse Paulus et Con-
tessa extra cameram.
Item interr. si numquam dixit, quod actus fornica-
tionis non esset peccatum, Z7. quod non.
Item interr. si credebat quod supradicte mulieres.
170mererentur in supradictis spoliationibus coram eo et ipso
presente et vidente factis et quas fieri faciebat, E. quod
tune credebat quod mererentur propter mortifieationeny
carnis, sed modo credit, quod fuerint peecata mortalia.
Item interr. si scit aliquem alium vel aliquam alianx
1?5tenentes vel qui aut que tenuerint supradictam oppinionem

= 47
» ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA; ECC. - 391

et predictum ritum, /?. quod non, vero quod dieta Contessa

spoliando se, ut supra dieitur in confessione alia contenta

superius, et credebat in illis mereri.

ZA

{ 18) Item interr. si de predictis scivit aliquid ante quam.

yi veniret ad inquisitionem, AZ. quod sic., scilicet heri, quia.

sibi dixit Reccha de Reate, dicens sibi: Fugias,
quia aliquid dicitur Inquisitori contra te.
Item interr. si ipse fuit lucutus postquam scivit cum

185»aliquo, R. quod fuit lucutus cum supradieta Contessa, di-

cens sibi: Nos sumus, scilicet, tu et ego-

incusati Inquisitori; et illa R.: Male vadit
factum nostrum.
Actum supradicta die in loco ffr. mm. de Reate ete. us..
19)
Eadem die et mense.
fanegno doiter: Predietus Inquisitor dedit et assignavit Paulo supra-
ni, per la difesa. dieto inquisito terminem sex dierum ad omnem suam

defensam faciendam et suspectos assignandos et causas

z

! sub pena excomunicationis et omnia alia suo arbitrio:
faciet eum poni vel stare, et quod se eoram eo ubicum-

200dabit, personaliter presentabit, et. quod de supradictis

omnibus per eum confexis et de quibus est interrogatus
i vel aliis per eum vel aliam personam, ipso sciente, con-

missis, cum nulla persona loquatur sine sua licentia spe-

promisit sponte sub supradictis penis supradicta omnia
et singula se facturus. — Actum etc. ws.

) 210[e. 9] Die xvJ mensis Julii.

Altra confes- Paulus Coppus inquisitus supradictus, iterum repe--

sione del mede-
simo. tendo coram ipso Inquisitore, suo sacramento dixit et

confexus fuit, quod postquam fecerat expoliari ad nudum.

in supradictis hereticalibus ritis et modis eredebat ipsi Paulo

l95suspittionis presenti et audienti, et ipsi presenti mandavit.
imponenda, quod non fugiat, nec recedat de loco in quo-

que et quandocumque voluerit ipse Inquisitor vel man-.

ciali, protestatus sibi in hiis seriptis, quod si in aliquo.
205secus fecerit de omnibus, de quibus habetur suspectus,.
haberi debeat pro suspecto. Qui Paulus supradictus, .
2358 : L. FUMI

et iacere super bancham et ipse posuit se ad iacendum
?lójjuxta eam spoliatum prius ad nudam carnem, et post
predicta, dicta Ceccarella, que ibi iacebat spoliata iuxta
eum, surrexit turbata et posuit se in eadem domo habi-
tationis ipsius Pauli revestitam ad sedendum, et tunc
Paulus reinduit se et ivit ad eam et incipit loqui cum
220ea et dixit quedam verba, de quibus non recordatur.
Item dixit, quod mulieres, in supradictis confexionibus
suis contente, ad illas expoliationes et alia, que faciebat
eas facere, erant dure in prius et difficulter fecere, sed
ipse sub apparentia et pallio bonitatis et perfectionis, in-
225duxit eas ad illa facienda, credens in illis spoliationibus
et aliis factis tune esse meritum. Et ad hoc credendum
induxit predictas mulieres et dicte mulieres in ipsa cre-
dulitate credebant sibi, sicut ipsi Paulo videbatur, sed
modo dicit et confitetur, quod illa fuerunt peccata mor-
230talia, et' crimen heresim, quod in illis contrassisse et
omnem aliam heresim sacramento proprio abiurando.
Item dixit et confessus fuit, quod in domo habitationis
sue, Ceccarelle supradicte dixit, quia non consenserat
Sibi, et expoliata, turbata surrexit ab eo: Tu debui-
235s ti michi consentire etiam in adhulterio.
Et ila R., sibi: Quid est adulterium? Et
[c. 9 t&.] Paulus ipse Z., Adhulterium est illud
quod ego volui facere tecum.
Actum in sacristia maioris ecclesie Reatine, presen-
240tibus d. Francisco Archipresbitero eeclesie S. Marie de
Canetra, Vicario d. Epi Reatini et me fr. Berardo notario

Inquisitoris, an. d. millesimo trecentesimo xxxIIIJ°®.

Item eisdem loco et die,et testibus supraseriptis, pre-

2i9dieuts Paulus coram ipso Inquisitore iterum repetitus, suo

sacramento dixit et confexus fuit, quod quando fecit

‘Sue intenzioni. gpoliari ad carnem nudam et jacere spoliatam super
bancham Ceccarellam, in sua confexione contentam, in

domo habitationis ipsius Pauli, que est Contesse Jotii, et

250ipse spoliavit se ad nudum et posuit se ad iacendum

nudum juxta ipsam nudam, volebat et intendebat appro-
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 359

pinquare corpus nudum ipsius Pauli corpori nudo ipsius
Ceccarelle ex parte ante; sicut appropinquat maritus
uxori, sive homo nudus cum muliere nuda, sine corru-
?93ptione; et dixit quod dieta domus erat clausa et nulla
alia persona cum eis; et dixit quod ad predicta illam
inducebat sub specie virtutis obedientie apparente sed
ipse Paulus non credebat se benefacere.
Sr eecità di Interr. que fuit malitia illa, utrum esset malitia la-
269scivie vel cecitatis fidei vel alicuius [c. 70] alterius, R.
quod fuit malitia in eo cecitatis fidei. Item dixit
quod dum fecit spoliari aliam mulierem, scilicet Contes-
sam in alia sua confexione contentam, ipse Paulus et
ipsa Contessa stabant solus cum sola intus in camera
265habitationis ipsius Contesse, et extra cameram erat Cec-
carella sola, et eos videre non poterat.
Mrs della Interr. quare fecit eam expoliari, Z2. quod ad hoc ut
delectaretur in videndo eam nudam.
Interr. sub qua specie et quo colore induxit ad
270spoliandum, Z7. quod ad supradieta inducebat sub specie
virtutis obedientie; et in hoc dicebat experimentum su-
mere si erat obediens. Et dixit quod dicebat sibi,
fan Se none di quod si predieta faciebat ad dictum suum, ipso presente
et vidente, erat obediens, et si illa non faceret, non
275esset obediens.

Lo apprese da Interr. a quo habuit predictum ritum et modum, et
fra Raimondo da ni
UT frati- a quo didicit, AJ. quod didicit et scivit a fratre Ray-
«cello,

mundo fraticello de Spoleto, qui fuit moratus in loco
foreste de Reate et loci s. Maronis vel Mari prope Reatem
?S0et nunc est defunctus, et fuit defuntus in domo Lotoroni
de Alfanis de Reate, et fuit sepultus in cimiterio Ecclesie
maioris Reatine.
ct wm a Interr. quomodo docuit eum dictus frater Raymundus,
R. quod dicebat sibi, quod Spoleti servabatur iste modus,
285scilicet, quod homo nudus cum nuda iacebat et non
conmiscebantur ad invicem.
Interr. [c. 40 #.] si ille asserebat in supradictis esse
aliquod bonum, £., quod non dicebat sibi nee bonum,

nec malum.
PA
Boo
;

L. FUMI

290 Interr. de loco «ubi supradicta didicit, Z., quod in
Civitate Reatina, sed non recordatur bene et determi-
nater de loco part'eulari.

Interr. de tempore, £., quod fuit jam sunt x et
xiJ anni elapsi *.

295 Interr. de presente Z., quod nullus. Interr. si
quando audivit predicta a fratre Ray.do credidit sibi,
et maxime quod in illis non esset peecatum, £., quod sic.

Interr. si tunc et extunc habuit propositum predicta
exercendi, et supradictum modum servandi in se et
300m aliis, &., quod sic. Et quod post predicta vaccillando
dixit, quod dicta prox: supra non proposuit operari,
nisi quando incepit. Et iterum dixit, quod de hoe non
recordatur plene, sed proposuit tune vel non propo-
suit, quando audivit a predicto fratre Ray. do. Interr.
305iterum quantum tempus est, quod incepit predieta ope-
rari, et ad. supradicta personas alias inducere, R., quod
non bene recordatur, sed est annus et ultra.
Interr. si scit aliquam personam, preter nominatam
ab eo, supradictum ritum et modum servare vel quod ser-
3lyaverit, R., quod non. Item interr. si vult assignare
aliquam personam suspectam, A. quod non, quia nullam
personam habet suspectam. —
Actum us.

315 Item eidem loco et die predictus Paulus in supra-

dieta Inquisitoris presentia constitutus, suo sacramento -

dixit et confessus fuit, quod sponte et non timore ali-

cuius [c. 77] tormenti vel alterius, nec subgestione, sed

ex propria voluntate sua et astrictus vinculo sacramenti, .

320dixit et confessus fuit omnia, que supra in suis confes-
sionibus factis coram ipso Inquisitore, tam in loco ffr.
mm. heri, quam hodie in sacristia ecclesie maioris Rea-
tine, presente domino Vicario d. Epi Reatini et me

fratre Berardo notario ipsius Inquisitoris continentur et.

3?5contineri dignoscuntur, et illa suo sacramento refirmavit,

dixit et asseruit vera esse. Et dixit * quod ipse nullam

personam suspectam habebat, et sponte renumptiavit .

TT mate.

RETTE E

Ten 9.

ERETICI E RIBELLI NELL'UMBRIA, ECC. 961

di Rinunzie alla eausam sue defense et omni termino et omni delationi,
rer et posuit se. libere in manibus ipsius Inquisitoris, petens
330de supradictis et in inquisitione facta contra eum ite-
rum per ipsum Inquisitorem penitenziari cum miseri-
cordia, et plurimum recognoscens in predictis se deliquisse
et errasse.
Actum loco et die supradictis, presentibus d. Angelo
539»d. Pauli de Reate, d. Johanne Reatini, Ballevino- magistri '
Johannis, d. Francisco vicario d. Epi Reatini, Leonardo
Angeli et Johanne Petrutii Falzerii et Petrono Jannani-
eti (?) de Spoleto et me fr. Berardo de Reate notario pre-
dieti Inquisitoris.
340
Eisdem loco, die et presentibus testibus supradictis,
predietus Inquisitor precepit sub pena excomunicationis
f gH. et omnia alia temporali, corporali et spirituali suo arbitrio
di non fuggire. imponenda Paulo Cioppo [c. 76 #.] supradicto presente et
39audiente, quod non fugiat, nec recedat de loco ubi eum
posuerit vel poni aut stare fecerit vel mandaverit, et
quod semper quandocumque et ubicumque mandaverit
ipse Inquisitor se debeat personaliter presentare, prote-
status sibi expresse in script's, quod si in aliquo secus
390fecerit vel derelassus, puniri debeat eo ipso. Qui Pau-
lus supradieta aeceptavit et sub predictis penis et com-
minatione promisit predieta omnia sponte integraliter se
facturus.

395 Die xvi mensis Julii.

Paulus Cioppus supradictus iterum repetitus a pre-
dieto Inquisitore et interrogatus in virtute prestiti sibi
sacramenti, si aliquis vel aliqua scivit illa heretica vel

Paolo dichiara — hereticalia seu ad heresim pertinentia, que in aliis suis

essersi accusato

ms cua due 360confessionibus est confessus, suo sacramento, dixit quod,
non nisi in confessione, et dixit, quod omnia confessata
per eum coram ipso Inquisitore dixit in confessione
dompno Filippo de Cospiano, habitanti prope ecclesiam
S. Johannis Evangeliste de Reate, et dompno Johanni

9Detrignani, et quilibet eorum absolvit eum a predictis,

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ALTA ae piros
TE | 362 L. FUMI

Item dixit, quod supradieta confessata per eum,
tam de Contessa, quam de Ceccarella scivit Angelectus.
de Palatio, et dixit quod de predictis reprehendit eum
in domo ipsius Angelecti.

3:0 Item interr. si fecit [c. 72] alia vel dixit quam illa.
que confessus est coram ipso Inquisitore in aliis con-
fessionibus, dixit et confessus fuit, quod, quando, in cam-
mera, Contessa Jotii erat spoliata ante ipsum Paulum,
et erat ipse Paulus solus cum. ipsa Contessa sola spoliata

375in dieta cammera, dicta Contessa, sic spoliata existens,
dixit ipsi Paulo: Ecco ego pono mein mani-
bus tuis,ut facias de me quicquid vis
et representes me Deo. Et ipse Paulus R., Li-
benter.

380 Et in signum huius, dixit quod daret sibi osculum in
cis Splega: partis ore, et tunc iste et illa se invicem sunt obsculati, ponens
atti. ipse Paulus braccium ad collum ipsius Contesse et cum

braccio strinsit eam ad se. Item dixit, quod dixit dicte

385pradicta expoliatione coram eo et amplexu ipsius spoliate
erat meritum apud Deum, et dicta Contessa credit sibi
in hoc. Sed postea dixit, quod hoc non dixit tunc
Contesse, quod esset meritum vel non meritum. Et
statim declarans se dixit quod tune in supradictis dixit

390ipsi Contesse, quod illa scil. expoliatio et obsculum et
amplexus erant grata Deo et bona et bene facta. Et
Contessa ipsa credidit, et credidit sibi in predietis.
Item dixit quod tunc accepit eum manu massillam ipsius
Contesse, quando erat spoliata ubi supra, et hoc fuit

395quando amplexatus et obsculatus [c. 7/2 £.] fuit eam,
quia cum una manu amplexabatur eam et cum alia
tangebat et accipiebat sibi massillam.

Inquisitoris e£c. die xviJ Julii.
400
Die .xxv. eiusdem mensis.
Paulus Cioppus ab ipso Inquisitore iterum repetitus,

; Contesse quod supradicta facere, scil. de osculo et de su-

Actum in loco ffr. mm. de Reata in cammera ipsius.

suo sacramento dixit et confessus fuit, quod ubi alias.

Se — —

— € ^
Mei

——— ái À

Segue.

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 363

confessus fuit, quod Contessa Jotii spoliavit se coram eo
40in cammera ipsius Contesse, erant ipse Paulus et ipsa
Contessa solus cum sola in domo vel intus in cammera ;
et tunc ipse Paulus jacebat in una lectera, que erat in
illa cammera, et ipsa Contessa ante lecteram illam iuxta
eam stabat spoliata; et fecit quinque genuflexiones in
4l0eruce in terra, et tune dieta Contessa, spoliata, dixit ipsi
Paulo iacenti in ipsa lectera: Ecce ego pono me
in manibus tuis; facias de me quicquid
vis. Et tune ipse Paulus accepit eam iacens, ut supra
dicitur, et amplexatus est eam [c. 23] cum uno braccio
4l5stringens eam ad se, osculando eam in ore. Et in hoc
dixit, quod credebat placere Deo et ita credebat ipse quod
predicta placerent Deo. Et dixit quod tune dixit dictus
Paulus predicte Contesse, quod predicta placebant Deo.
Et dixit quod tunc dictus Paulus habuit voluntatem cor-
420rumpendi se cum ea et peccare carnaliter cum ea. Item
dixit, quod eum dieta Contessa stetit multotiens et mul- .
totiens, forte .xx. vicibus, solus cum sola ipsa Contessa,
in domo ipsius Contesse; et ipsa lavit sibi pluries capud
cum liscinio et iiij.or vicibus rimabatur capud eius, et
i25ipse Paulus tenebat capud in gremio ipsius Contesse, et
dixit quod quando dieta Contessa rimabatur capud eius
in gremio eius, ipse Paulus corrumpebat se ipsum.
Interr. quotiens, dixit, quod non recordatur.
Item dixit, quod fecit ea spoliari coram eo tribus vi-
430cibus totaliter ; et una alia vice, scil. quarta, fecit eam
spoliari usque ad cingulum, quia erat largum capud tu-
nice, et. dixit quod semper ad dictas spoliationes induce-
bat eam sub apparentia virtutis obedientie, et ut venirent
ad statum mortificationis carnis, ad honorem dei et meri-
435tum anime sue, et ita exprimebat sibi, et dixit quod sta-
tus mortificationis intelligebat, quando homo nudus iacet
cum nuda muliere et non habent ad invicem corru-
ctionem.
Acetum in Reate in cammera dicti Inquisitoris, pre-
440sente fr. Iohanne d. Bartolini de Spoleto et fr. Francisco
Leni ann tnr

-964

L. FUMI

de Longono et me fr. Berardo de Reate notario dicti

Inquisitoris.

Die .xvJ. mensis Julii.

Confessione di 445 Contessa filia Jotii, uxor quondam Pauli Piscis de

donna Contessa.

Reate, de porta Romana desuper, sponte et non citata,
comparens eoram fr. Symone Inquisitore supradicto, lecta
sibi et vulgariter exposita inquisitione supradicta, que fit
contra Paulum Cioppi et quasdam alias personas, tactis
4Xsaerosanetis seripturis, iuravit ad saneta dei evangelia
stare mandatis E. et d. pp. Johannis xxi; et ipsius In-
quisitoris et successorum eius et dicere veritatem de omni-
bus, de quibus fuerit requisita.
Interr. super predicta inquisitione, suo sacramento
45dixit et confessa fuit et deposuit, quod, ipsa presente
et audiente, in ecclesia monasterii S. Scolastice de
Reate, Ceecarella. Johannis Ratinecte dixit, quod Pau-
Ins Cioppi, in ipsa inquisitione contentus, fecerat spo-
liari in domo habitationis ipsius Pauli, que est ipsius
460Contesse (c. 74] in quadam navi, que erat in domo
illa, et fecerat eam jacere sie nudam ibi, et ipse Paulus
expoliavit se iuxta eam et posuit se ad jacendum iuxta
eam, in eadem navi, nudus cum nuda, et dicebat sibi
turpia verba inducentia ad peccatum fornicationis, de
465quo ipsa Contessa fuit valde turbata; et post predicta,
quadam die venit dictus Paulus ad ipsam Contessam ad
domum habitationis ipsius, et tantum rogavit eam, quod
ipsa ex compassione et eius precibus inclinata, ivit cum
dicta Ceccarella, que erat famula eius, et stabat in ipsa
470domo cum ea, ad quemdam ortum dompni Johannis sacer-
dotis in eeclesie S. Johannis positum in Funnito (?) intus,
in Civitate Reate, et illuc postea, venit Paulus predictus,

et coram dieto dompno Johanne, presente dompno Filippo:

tune sacerdote dicte eeclesie S. Johannis, dieta Ceecarella,
475in eodem crto, presentibus et audientibus dictis sacerdotibus
et ipsa Contessa et' Paulo supradicto, dixit et recitavit
omnia supradicta, que ipse Paulus in supradicta navi fe-
cerat eam facere, et ipse fecerat et facere actemptaverat.
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 365

Quibus auditis, dietus Paulus dixit in genere: Ego
40dico culpam meam de illis rebus in qui-
bus offendissem, sed de illis non dixit culpam
suam expresse; et propter hoc extunc ipse Paulus ince-
pit cum ipsa [c. 74 #.] Contessa habere maiorem conver-
sationem et domum suam frequentare magis; et post hec
ASbincepit eam inducere, quod ipsa spoliaret se ipsam coram
eo, dicens sibi: Tu in hoe multum placebis
Deo, quia hoc cum sit difficile, magis est
gratum Deo,quam aliquid aliud, et semel
tantum induxit eam, quod ipsa consensit ei de spoliando
190se ipsam coram eo, sed ex rubore non perfecit, dicens:
Ego non habeo tantum spiritum, quod
possim hoc facere. — Et dixit quod in predictis
consensit, credens placere Deo.
Et postquam incepit se expoliare, non potuit pro-
4»pter verecundiam, et dixit quod ipse dicebat sibi, quod
omnes persone, que ponebant se in manibus alicuius vel
promittebant obedientiam, debebant isto modo promictere
et ponere se in manibus suis, scil. expoliata ad carnem
nudam coram eo, et sic diversibus vicibus eam inducens,
tantum eam induxit, quod ipsa consensit sibi; et volens
placere Deo vel credens placere Deo in hoc, ad dictum
suum, coram eo se totaliter expoliavit ad carnem nudam ;
et sic dum esset expoliata, fecit eam facere genuflexiones
quinquies vel sexies, et tunc ipse Paulus, sicut promisit
»sibi Contesse spoliate, post genuflexiones supradictas,
quod ipse Paulus representabat eam coram Deo, et in
dictis verbis suis ipsa habuit fidem; et dictus Paulus
dicebat, quod.non erat magnum meritum apud Deum.
Interr. de loco, R., quod fuit in cammera habitationis
"ipsius domus Contesse [c. 15]. Interr. de tempore, dixit
quod sunt duo anni elapsi, et dixit quod de predietis,
postmodum, gravata in conscientia, pluries fuit confessa
et absoluta pluribus sacerdotibus. Interr. de presenti,
H. quod intus in cammera non erat alia persona nisi ipsa
9l5Contessa et ipse Paulus, et nescit utrum in domum ex-
tra cammeram esset predicta Ceccarella vel non esset.

24
PRATI ATI APT IONI m e e As M

366 ; L. FUMI

Item dixit, quod ipsa Contessa, existente in domo

predieta habitationis eius, dictus Paulus in predicta cam-
mera ipsius domus fecit spoliari bis supradictam Cecca-
rellam ; et intus in cammera ipsa erant solus dictus.
53:»UPaulus et dicta Ceccarella, et ipsa Contessa erat in
eadem domo extra cammeram, ita quod non poterat eos
videre, sed bene perpendisset si peccatum fornicationis
inter eos intervenisset ; tamen dixit, quod non intervenit.
Interr. si, dum predicta fecit, credebat in illis peccare
525vel placere Deo, X. quod credebat placere Deo, sicut.
ille dicebat.
Actum in loco frr. mm. de Reate in cammera fr.
Appollonii de Brescia, presente dicto fr. Appollonio, fr.
Jacobo baccellario dieti conventus et me fr. Berardo not.

530dicti Inquisitoris, anno predicto, die .xvy. Julii.

[In margine]. — (Inquisitor ad preces fratrum, quando.

notificaverat dictis fratribus in genere, paratus erat se-

I fratelli cer- cum agere misericorditer, si de se et aliis dixisset et
cano d'impedire —

il processo. 53:diceret plenariam veritatem. Et fratres sui carnales sunt

principales in procurando impedimenta Officii propter

eam).

Die xvii mensis Julii.
940 Contessa, filia Jotii et uxor olim Pauli Piscis supra-
dieta, iterum coram Inquisitore, non citata, sponte com-
PERA OR Aon: paruit et dixit suo sacramento, quod ad memoriam sibi

tessa. reduxit, post aliam confessionem per eam factam coram

ipso, infrascripta, que tune in memoria non habebat, vid:

»55quod ipsa dicit et confitetur, quod postquam spoliavit se

ad nudam carnem coram Paulo Cioppo, prout in sua
confessione alia facta per eam plenius continetur, et
postquam revestivit se, dictus Paulus dixit sibi: Ego
rogabo Deum pro te in tantum, quod to-
5taliter te coram Deo representabo, et in

signum huius, ut dem tibi maiorem fir-

mitatem de hoc, volo quod des michi oscu-

Ium paeis. Et tune dedit sibi osculum pacis in
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 367

ore sine amplexu duorum blachiorum, sed cum amplexu
5oounius braecii, extendit manum ad collum suum et obscu-

latus est eam, et erant ambo vestiti in eadem cammera,.
solus eum sola. Item dixit et declaravit, quod post.

illud factum, quod fuit confessa alias scil., quod ipsa voluit
se expoliare et non potuit perficere, dicens: Non ha-
560b eo tantum spiritum. Iterum una alia vice in
eadem cammera ad inductionem ipsius Pauli ibi presentis.
et dicentis, quod huiusmodi expoliatio erat meritoria et.
grata Deo, ipsa Contessa incepit se expoliare ad nudum
et deposuit vestimenta usque ad cingulum, ita quod
965supra eingulum nuda totaliter existebat et infra cingu-
lum cooperta, et tunc dixit [c. 76] sibi dictus Paulus:
Animo est secura, quod ego rogabo Deum
pro te. Et erat solus cum sola intus in cammera.
Item dixit, quod post hoc, iterum fecit eam totaliter
X0expoliari ad nudum, sicud in alia sua confexione plenius
continetur. Dicebat enim tunc sibi dictus Paulus, quod
nichil fecerat, quia non spoliaverat se nisi usque ad cin-
gulum, et quod debebat se expoliare totaliter ad nudam
carnem, ita quod totaliter esset nuda. Item dixit, quod
9/semper, etiam dum predicta fecit, credidit quod illa, que
faciebat, ad que dietus Paulus ipsam inducebat, essent
peccata et non essent meritoria neque grata Deo. — Interr.
quominus consensit in predictis dicto Paulo, A. quod
consensit propter verba, que dictus Paulus sibi dicebat :
580Facias super me, quia ista facere non
est peccatum. Et dixit, quod ista non fecit ex
libidine, neque ex coneupiscentia carnis, nec ad pla-
cendum dieto Paulo in aliquo opere carnali, vel com-
placentia voluntatis.
585 Actum in loco ffr. mm. de Reate in cella vel cam-
mera fr. Appollonii etc.

[(c. 46 t.]. Die .xving. mensis Julii.

Dominus Franciscus vicarius d. Epi Reatini
990 D. Albericus de Monte Granario judex Potestatis Reat.
D. Matheus judex eiusdem Potestatis

de

rat ii li Enno c RE

v
ls
iti ona n
4 4n

368

L. FUMI

D. Conte de Mevaneo judex Capitanei Reat.

D. Thomas de Ciminis de Reate

D. Johannes de Canemortuo

595 D. .. Abbas S. Eleuterii

D. Jacobus Leobardutii

Fr. Bernardus de Balneoregio custos Reat.

Fr. Franciscus de S. Rofina visitator dominarum

Fr. Berardus de Reate

600 Fr. Johannes d. Bartolini,
supradieti consultores in presentia fratris Symonis In-
quisitoris predicti, abstrieti per ipsum in virtute obedien-
tie et sub pena excomunicationis ad secretum tenendum
et fideliter consulendum super istis punetis,

605 scil. utrum dieta et confessata contra Paulum Ciop-
pum supradictum sint heretica ;

secundo utrum ipse veniat ut hereticus condem-
pnandus.

Tertio utrum sit artandus tormentis ad plene confi-

610tendum,

auditis actestationibus contra eundem Paulum et
confexionibus per eum factis, consuluit:

D. Johannes de Canemortuo, super primo, quod erat
heretica et heresim sapientia. Super seeundo, quod ex

615illis non debebat condempnari ut hereticus, quia vacillabat
aliquatenus. Super tertio, quod debebat tormentis
artari ad confitendum veritatem et ad confirmandum sic.

Et hec eadem consuluerunt

D. Thomas de Ciminis ) D. Conte

620 D. Albericus | D. Matheus, judices.

D. Franciscus vic. Epi., fr. Franciscus visitator do-
minarum, fr. Berardus custos predicti: sc. d. Jacobus
Leopardutii consuluit, super primo: quod erant heretica,

625super secundo, quod non est condempnandum, quia est
vilis condietionis, inspecta condictione persone. Super
tertio, quod non est torquendus, propter famam conser-
vandam personarum Reatinorum et propter honorem civi-
NUS Rigo - i

) ti ; TT) 1 Sere) | 69
: ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 369
tatis. Et consuluit super quarto, quod ponatur in car-

63%cere vel modo alio affligatur.
D. abas S. Leuterii consuluit ut predictus d. Jacobus.
Fr. Berardus de Reate consuluit, quod Inquisitor
faciat debitum offitii sui cum misericordia.
Fr. Johannes d. Bartolini consuluit, quod verba fue-
65;runt heretica, et quod Inquisitor condescenderet civibus.
et Civitati quantum posset.
Fr. Nicolaus Defossis dixit, quod nou erat torquendus:
et quod verba que dixit non sunt heretica.
Actum in loco frr. mm. de Reate in domo, que di-

640citur forestaria, die supradieta.

Il Vicario ve- (c 17 t.) Die .xx. mensis Julii.
scovile dà il con- : : i ba RA
senso per la tor- D. Franciscus vicarius d. Epi Reatini consensit et
tura.
consensum prebuit fr. Symoni Inquisitori supradicto, quod.

645Paulus Cioppus torqueatur, seeundum quod supra per
maiorem partem consiliariorum fuit diffinitum, et dixit.
hec coram d. Corrado de Murro, d. Jacobo d. Synibaldi

' et me fr. Berardo notario Inquisitoris in loco platee
maioris eeclesie et S. Johannis Batiste ante ipsam eccle-

650siam.

Nuovo interro- Eadem die .xx. mensis Julii, Paulus Cioppus supra-
gatorio dato a

aolo Zoppo. dietus ab ipso Inquisitore iterum repetitus, suo sacra-

mento dixit et confexus fuit, quod ubi in sua confessione

650continetur mortificatio carnis, et quod ipse ad mortifica-

tionem carnis inducebat, faciebat sub specimine mortifi-

cationis carnis. Interr. autem quod intelligit per car-

nem (sic) mortificationem, /., quod intelligit statum ho-

minis et mulieris, in quo si jaceant nudus cum nuda et

660solus cum sola non habent ad invicem corruetionem ; vel

si sic jacentes nudus cum nuda et solus cum sola non

habeant corruetionem sunt mortificati et in statum mor-
) tificationis. Item dixit, quod credebat quod esset u-
| num speciale meritum, si jacebat homo nudus cum mu-
| 665liere nuda solus, cum sola, et non deveniebant ad cor-

ractionem carnis, et ad istud meritum inducebat illam
‘Segue.

L. FUMI

mulierem in sua confessione contentam, quam spoliari fecit,
prout in sua confessione plenius continetur. Item dixit
et confessus |c. 48] fuit, quod modo congnoscit et credit,
670quod illud, quod faciebat et dieta inductio ad illud meri-
tum fuerit malum et deceptio diaboli, sed tune credebat
se bene facere. Et dixit, quod non credit quod pecca-
tum sit expoliare se ad illud, s. quod nudus jaceat cum
nuda et solus cum sola. Item dixit quod semel dum
675jacuit nudus cum nuda muliere in navi in domo habita-
tionis ipsius Pauli, ipse Paulus jacens secum sie nudus
eum nuda habuit corructionem in se ipso.
Actum in cammera d. Potestatis Reatini, presentibus
honorabilibus viris d. Alberico de Montegranario et d.
680Matheo de Firmo judicibus Potestatis et me fr. Berardo
de Reate etc.

Die .xxiij. mensis Julii.
Paulus Coppus predictus, ab ipso Inquisitore iterum
685repetitus, suo sacramento dixit, quod dompnus Johannes
Petragoni, d. Matheus Lateroni, Angelictus de Palatio
et dompnus Filippus sciverunt, quomodo ipse Paulus fe-
cerat spoliari ad nudum sub pallio virtutis et bene fa-
ciendi Ceccarellam Johannis Ratinecte. . Interr. quo-
699modo scit, P., quod ipsi supradicti omnes reprehenderunt
eum de supradicto facto, [c. 78 #.] sil. omnes, excepto
Anugelitto de Palatio, qui reprehendit eum per se ad par-
tem. Interr. de loco, R., quod in domo ipsius Ange-
lecti, Angelectus et sacerdotes in sancto Johanne de
69Statua. Interr. de tempere, dixit, quod non bene re-
cordatur, sed est annus et ultra. Item dixit, quod ad
ortum predicti presbiteri Johannis Petragoni veniebant
frequenter, ipso presente et vidente, ad videndum illud
quod legebat eis predictus presbiter Johannes, Contessa
700Jotii, Maria Cole, Bandina Pazanella, Bonecta de Valle
et Nicolutia, que habitat prope sanetum Nicolaum et
nunquam fuit nupta.
Actum in camera ipsius Inquisitoris, presente fratre
Johanne d. Bartollini de Spoleto, Petrono Johannecthi et
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 911

705me Romano familiari ipsius Inquisitoris et me fr. Berardo
notario predieti Inquisitoris.

Die .xxinJ.* mensis Julii.

ie rome sr iuaciene Paulus Coppus supradictus, constitutus in presentia
carcere. 710fr. Symonis Inquisitoris supradicti et iuratus dicere ve-
ritatem, suo sacramento dixit et confexus fuit, quod
hodie, dum esset in una domo pro carcere seu detem-
ptione clausus et ligatus manibus et pedibus de man-
dato ipsius Inquisitoris, ipse fugit de dicta domo ut ab-
715sconderet se. Interr. quomodo potuit fugere, .H.,
quod cum dentibus dissolvit manus suas, et postea ma-
nibus dissolvit pedes, et accedens versus hostium, elevavit
unum gradile scalarum, que erant ibi ante hostium, et
perveniens ad hostium et inveniens hostium clausum,
720psum hostium accepit manibus et duxit eum tantum,
quod ipsum hostium elevavit de loco suo, et inde egre-
diens, fugit currendo usque ad plateam cappellariorum.
et ibi intravit unam domum, que est Raynaldi Petri d.
Johannis, quam tenet ad habitandum, et ipse Raynaldus
7?5non erat ibi; et dixit, quod dum esset in dicta domo
absconsus, dictus Raynaldus reversus fuit ad domum
predietam habitationis sue et invenit ibi Paulum et re-
prehendit eum quod fugerat, dicens sibi: Male feci-
sti quod fugisti. Et tunc dietus Paulus misit eum
730ad Petriconum de Ciminis de Reate quod diceret d.? Thome
de Sechenaria, quod ipse Paulus volebat se ponere in
manibus d. Thome de Sechenaria, et dictus Raynaldus re-
diens ad ipsum Paulum, retulit sibi ex parte dicti Petri-
coni, quod ipse "Paulus poneret se in manibus Inquisitoris
735supradicti, et tunc ipse Paulus misit dietum Raynaldum
ad ipsum Inquisitorem, quod volebat redire et in mani-
bus eius se ponere. Et' redieus dictus Raynaldus ad di-
ctum Paulum, dixit ipsum Paulum ad ipsum Inquisito-
rem. Interr. si aliquis [c. 79 #.)] vel aliqua (?) dedit
740sibi in dicta fuga et apertura domus detemptionis eius
vel dissolutionis manuum et pedum auxilium, operam,
consilium vel favorem, respondit quod non. Item


VI Wer tg t rr m m mr Pe mr MÀ MÀ - i

312 : L. FUMI

interr. si invenit in dieta fuga vel dum exivit dictanv
domum detemptionis sue aliquam personam, £., quod
745invenit plures personas, quas non cognovit. Item, dixit
et con fessus fuit, quod ipse dixit sibi veritatem in omni-
bus, que alias fuit sibi confessus.
Actum in logia ante cammeram ipsius Inquisitoris,.
presentibus fr. Francisco de sancta Rofina, fr. Francisco
750de Longono, fr. Johanne d. Bartolini de Spoleto et me:
fr. Berardo de Reate, notario ipsius Inquisitoris, die et

mense supradictis.

Die .xxv. mensis Julii.

2 Nuove confes- 755 . Paulus Coppus supradictus ab ipso Inquisitore iterum
repetitus, suo sacramento dixit et confessus fuit, quod
postquam incepit apparere spiritualis et spiritualis appa-
rere externis, ipse Paulus semel [volens ire?] ad indul-
gentiam Pottiuncule, obsculatus fuit pluries Ciutiam Ru-
760bei Petri d. Johannis in via tractans cum ea, et ipsa
eum ipso carnaliter eum eo peccare, sed opportunitas non
occurrit [c 20] et postquam redierunt multotiens et mul-
totiens eam fuit etiam obsculatus in domo ipsius Ciutie
et alibi extra, et querebat cum ea peccare carnaliter, et
76:ila consentiebat; sed non habuerunt opportunitatem
peccandi. Interr. de tempore, /?. quod predicta ince-
pit jam sunt .xvJ. anni. Item dixit et confessus fuit,
quod infra predictum tempus incepit cum Miglietta Ca-
talutii spiritualiter conversare, et ipsam fuit in domo
770ipsius Migliecte amplexatus et etiam obsculatus, querens
etiam peccare carnaliter cum ea, sed illa non consentiebat,
nisi in obsculis et amplexibus. Item dixit, quod ali-
quando etiam existens ad carceres S. Leopardi, accepit
unam canem et posuit digitos eius in natura ipsius cani-
75cule, et sic ducens naturam ipsam canicule, corrupit se
ipsum in se ipso. Interr. tempore quo fuit supradicta
cum Ciutia antedicta, A. quod incepit circa illud tempus,
quo fuit natus filius eius; sed dimisit supradicta facere

cum dicta Ciutia iam sunt sex anni et circa.
780 Actum in cammera predicti Inquisitoris, presentibus mme

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 918 -

fr. Francisco de Longono, fr. Matheo de Podio et me-
fr. Berardo de Reate notario ipsius Inquisitoris.

Die .xxv. mensis Julii.

785 Paulus Coppus efc. dixit et confessus fuit, quod plu-
ries induxit Johannam filiam Johannis Johannis de Arono-
civem reatinum [c. 20 #.], sub pallio et apparentia morti-
ficationis carnis et virtutis obedientie, ad spoliandum se-
ad nudam carnem coram eo, sed illa non consensit sibi.

;90Interr. de loco, A. quod in domo habitationis Contessa
Jotii. Interr. de presentibus, £. quod fuit ibi presens
Contessa predicta,set videtur sibi, quod etiam fuerit ibi
Ceccarella Johannis Retinecthe. Interr. de tempore, Z..
quod fuit postquam fecerat expoliari Contessam supra-

795dietam, et est plus quam annus. Interr. si illa
Johanna credebat verbis suis, 7. quod credit quod non,
ut credit. Item dixit eodem sacramento, quod ipse-
Paulus revelavit et aperuit et dixit aperte dompno Jo-
hanni Petrignani et dompno Matheo Loctheroni, quomodo.

800ipse Paulus sub virtute obedientie et mortificatione carnis, .
fecerat spoliari coram se ad nudum Contessam Jotii su-
pradietam, et quomodo fuerant solus cum sola, et quod
etiam eodem modo fecerat spoliari Ceccarellam Johannis
Retinecthe, et tune dietus dompnus Johannes dixit pre-

sopdieto dompno Matheo: Faceres tu hoc, fili Lo-
ctharoni, quod fecit Paulus? — Et ille-
H. Deus liberet me! — Et A. dictus dompnus Ma--
theus, quod sibi displiceret. Interr. de loco, AZ. quod
fuit post sanctam Agnetem, in loco, qui dicitur Fonzia--

slónum. Interr. de presenti, Z., quod fuerunt ipse Paulus.
et supradieti dompnus Johannes et dompnus Matheus.
[c. 21] Interr. de tempore, dixit, quod fuit circa illud
tempus quo fecerat supradicta. * Item dixit, quod
ipse simulavit miracula, falzo, verbi gratia, quod ipse-
85Paulus dixit multis personis et disseminavit inter mul-
tos, quod semel, dum ipse Paulus esset in loco Grecce-
cum fr. Appollonio, et ibi essent duo juvenes fratres
novitii, et propter abundantiam nivis eis defecerat panis,.
34

"Segue.

o
,

L. FUMI

propter quod illi duo novitii volebant de ordine rece-
820dere, et fr. Appollonius predictus dixit eis quod expe-
ctarent per tres dies et dominus ministrabit. Et tertia die,
eis stantibus sie sine pane, et illis juvenibus volentibus
recedere, fuit pulsata porta loci, ad quam unus currens
de dictis juvenibus, ivenerit ibi unum canistrum panis,
825ibi nullo alio apparente; et post hec, posita mensa, pul-
sata est porta, ad quam currens unus de supradietis, in-
venerit ibi unum lupum cum branca pulsantem. Qui
lupus recedens, dimisit unum crapriolum. Et dixit, quod
omnia supradicta fuerunt falza et predicta dissimulavit
830et finxit ad laudandunt? dictum fratrem Appollonium in
sanctitate. * Item dixit, quod alias dissimulavit et
falzo diseminavit aliud miraculum, asserens quod que-
dam Regina, que omnia dederat, [c. 27 #.] casu necessi-
tatis superveniente sibi, invenit in cammera sua unum
835cassectum portatum ab Angelo cum pannis reginalibus :
et dixit quod omnia fuerunt falza.

Actum in Cammera ipsius Inquisitoris, presentibus
fr. Johanne d. Bartolini de Spoleto, Petrono Johannieti
eive Romano et me fr. Berardo notario ipsius Inquisitoris.

840

Die .xxvi. mensis Julii.

Paulus Coppus supradictus efc. dixit et confessus fuit
suo sacramento, quod ipse incepit, jam sunt .xvJ. anni,
jacere cum Ciutia filia Rubei Petri d. Johannis de Reate,

845et jacuit cum ea, aliquando, extra leetum, in cammera
ipsius et semel in vinea eiusdem Ciutie, et dixit quod,
licet ipse Paulus jacuerit discopertus super ipsam di-
scopertam et cum membro in membro, tamen numquam
habuit corrup:ionem. Item interr. si supradictam in-
850duxit ad credendum quod supradicta non essent peccatum,
It., quod non. Item interr. si predictam induxit ad
expoliationem vel aliquid inhonestum per viam meriti,
sicut alias de quibus confessus fuit, R., [c. 22] quod non.
Item dixit, quod, ubi supradixit, quod cum predicta
855non habuit corruptionem, intellexit, quod non habuit
corruptionem quando cum ea vel super eam jacuit disco-

v
i
Segue.

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 375

pertus super ipsam discopertam, sed dixit, quod alias
pluries habuit corruptionem cum ea in amplexando et
obsculando. Et dixit, quod omnia supradicta fecit ex
860simplicitate et non ex malitia. Interr. que simplicitas
erat ista, qua faciebat predicta, utrum esset simplicitas,
silicet, quod non crederet in illis esse peccatum, E., quod
nescit explieare. i;
Actum etc. — Et eisdem loco, die ete. replicavit et
365confirmavit aliam confessionem heri factam per eum
contentam in medietate ante istam.

Die .xxvi. mensis Julii.
Paulus Coppus efc. dixit et confessus fuit, quod alias,
870preter confessata per eum, Ciutiam Rubei Petri d. Jo-
hannis de Reate [c. 22 #.], una nocte, in domo Thomas-
selli Martini Miccenelli, amplexatus fuit et obsculatus et
tetigit membrum ipsius, ponens manum suam sub pan-
nis ad nudum, et illa similiter fuit ipsum amplexatus.
875 Interr. de tempore, Z., quod non recordatur, sed tune
jacebat ibi infirmus predictus Thomassellus.

It. dixit et confessus fuit, quod dixit Ceccarelle Jo-
hannis Ratinecthe, postquam illa revestivit se, et ipse
Paulus revestivit se ipsum in domo habitationis ipsius

880Pauli, quando ipse Paulus dixit sibi, quod voluerat fa-
cere adulterium cum ea, et dixit, quod in illo non inten-
debat se ipsum corrumpere cum ea, sed bene inten-
debat jacere nudus cum ea nudam in palea, que erat
tunc in una navi. Item dixit et confessus fuit, quod
885tune ad placandum ipsam Ceccarellam, dixit diete Ce-
varelle, quod illud quod fecerat cum ea tunc et facere
volebat, quod in sua confessione facta alias continetur,
ipse Paulus habebat a Spritu Sancto, et dixit Paulus co-
ram ipso Inquisitore, quod illud fuit falzum, scil. quod ha-
S90beret a Spiritu Sancto. Item dixit et confessus fuit, quod
tune eodem modo falzo dixit diete Ceccarelle ad placan-
dum eam, quod sanetiorem personam de contrata illo
modo ipse Paulus sanctificaret. [c. 23] Item dixit et con-
fessus fuit, quod eodem modo tunc dixit predicte Cecca-
o a a a

316 L. FUMI

89relle, quod si in illis operibus credidisset sibi, antequann
modo, quod modo esset santificata ipsa Ceccarella; sed.

ERA hoc non credebat in corde, sed dicebat ad placandum.

eam. Item dixit, quod in domo habitationis Contesse-
induxit ipsam Contessam, presente Ceccarella supradicta,.

Se 900ad spoliandum se ipsam coram eo solam cum solo et

mortificationem carnis sub virtute obedientie, dicens in
hoc: Vi debo si tu es obediens. Et tunc in dieta
inductione, dixit, quod non est maior corona, quam illa
quam meretur mulier isto modo.

905 Actum efc.

Zo dello Eodem die et mense quo supra.

Paulus Coppus ec. dixit et confessus fuit, quod.
omnia que confessus est coram ipso Inquisitore se fecisse-
9l0et dixisse in omnibus confessionibus factis per eum co-
ram ipso Inquisitore, fecit et dixit bona intentione et
credens placere Deo in illis; et petiit misericordiam sibi
fieri, si erravit; et dicit quod cognoscit in illis se [c. 23 #.]
herrasse, maxime quod opera carnalia, que confessus est

915se fecisse et ad illa se induxisse, placeant Deo.

Actum etc.

Die .xxvnJ. mensis Julii.

tu ebd E Paulus Coppus efc. dixit et confessus fuit, quod ipse-
T Poroia obbe- 920Paulus, quando induxit Contessam Jotii ad hoc, quod
spoliaret se ad nudam carnem coram eo, ipse Paulus.

dixit sibi, quod omnes persone, que volunt venire ad

perfectionem obedientie, oportet, quod ponant se nudas

vel spoliatas ad nudam carnem coram eo, in cuius ma-

925nibus se posuit. Et dixit, quod quia semel dieta Contessa

non spoliaverat se, nisi usque ad cingulum, una alia.

vice ipse Paulus dixit predicte Contesse, quod illud non.

valebat, quia noh fuerat totaliter expoliata. Ideo-

oportebat, quod se iterum totaliter ad nudam carnem.

9:0spoliaret ; quod et ipsa fecit, ut in alia sua confessione-

plenius continetur. Item dixit, quod Ceccarella Jo-

hannis Ratinetthe, post quam eam fecit spoliari. ad.nudanms

Uwe e È 3 ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 5 riri

carnem in una navicula, que erat in domo habitationis
ipsius Pauli, in qua navicella erat lectus de paleis ipsius
9353Pauli, et ipse Paulus se expoliavit similiter, iacens si-
mul eum ea, nudus cum nuda, in eodem lecto, et post-
quam dieta Ceccarella se reinduit et sedebat in eadem
domo, ipse Paulus dixit sibi ad placandum eam de eo
quod fecerat et facere actentaverat cum ipsa: Si ego
Mnescivissem quod illud, quod feci et fa-
cere volui tecum, esset de voluntate dei,
ego nunquam .fecissem nec facere ac-
tentassem. Et hoe dixit dietus Paulus fuisse
falsum, quia nesciebat quod esset de voluntate Dei, sed
?Pbene credebat in illis placere Deo, et dixit dietus Paulus,

quod dum jacebat eum dicta Ceecarella nudus cum nuda

in supradicto lecto, ipse Paulus accepit manus illius di-

cens sibi: Proicias bracchia tua ad collum

meum. Et quia tune in se ipso habuit corructionem,

959 dimisit eam.

Actum Reate in cammera ipsius Inquisitoris, pre-
sente fr. Paulo Custode Romano, fr. Francisco de S. Ro-
fina, fr. Francisco de Longono, fr. Paulo Planicis et
me fr. Berardo notario ipsius Inquisitoris.

955

Die .xxvnJ. mensis Julii.

Paulus Coppus efc. iterum repetitus si omnia et sin-
gula, que ipse Paulus confessus est coram eo in omnibus
[c. 24 t.] confessionibus per eum factis coram ipso sunt

S CONDE dello 90vera et confessata, sponte et propria voluntate et sine
pena vel timore tormenti, suo sacramento Z., quod
omnia sunt vera et in omnibus verum dixit, secundum
conscientiam suam, et illa omnia confirmavit, et dixit
* quod omnia supradicta confessus fuit, quia vera sunt et

"sponte et non propter penam, nec timore alicuius tor-
menti; et dixit quod nullum tormentum recepit nec in
aliquo fuit tortus, et petivit de omnibus misericordiam -

fieri et penitentiam sibi dari sacramento proprio supra
dictas hereses per eum confessatas et omnem aliam he-
378 L. FUMI

970resim extollentem se adversus S. M. Ecclesiam abiu-
rando. |
Actum Reate efc. presente fr. Bernardo custode, fr.
Francisco de S. Rofina, fr. Paulo de Podio.custode Ro-
mano, fr. Jacobo baccellario Reatino, fr. Francisco de

9753Longono, et me fr. Berardo not. etc.

Die .xxvin. mensis Julii.
Conferma fatta D. Corradus de Murro — D. Thomas de Secenariis —
avanti a molti

testimoni. D. Thomas de Ceminis — D. Franciscus Vic. d. Epi
980Reatini — [c. 25] Reccha d. Synibaldi — D. Berardus
de Secenaria — Paulus not. Nicolay — Bartolomutius.
Farragoli — D. Jacobus d. Thomassi — D. Matheus d.
Pauli — D. Matheus d. Angeli — fr. Angelus prior S.
Austini — fr. Amabilis de Reate — D. Ray.dus de
985Plaiis — D. Johannes de Reate — D. Matheus mag.
Blasii — D. Capudtostus — Claudius de Scarpa — Pau-
lutius d. Martini — Matheus Pasinelli — D. Angelus
d. Pauli — Locthus Petri d. Johannis not. — Petrus d.
Jacobi, omnibus predictis presentibus, testibus rogatis
990specialiter convocatis, Paulus Coppus ec. dixit e£c., quod
omnia que confessus est in diversis confessionibus et
singulis confessionibus faetis per eum coram ipso Inqui-
sitore vera sunt; et illa omnia et singula confessus . fuit
sponte coram predicto Inquisitore, et non pena nee timore
995tormenti, et omnia predieto suo sacramento iterum con-
firmavit, et dixit, quod nullum tormentum habuit nec re.
cepit ab ipso Inquisitore, et petivit de illis omnibus ab.
ipso Inquisitore puniri cum misericordia, renumptians
omni sue defensioni et omni termino et dilationi, et po-

1000nens se libere in manibus ipsius Inquisitoris.
Actum in sacristia ecclesie maioris Reatine, anno et

die predietis.

[c. 25 t.]. — Die nij mensis augusti.

. Lo Zoppo fal0)5 Paulus Coppus etc. dixit et confessus fuit, quod ipse
dei rilievi e dà 7 ;
novi partico- Paulus et Contessa Iotii et Ceccarella Johannis Ratine-
ari,
cthi, que in aliis suis confessionibus continentur, simul
2 » " - "a T ta CASS d xx * ate
Lu. i GP * : SCR. —
.ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 319

existentes in quodam orto dompni Johannis Petrignani,
dixerunt ipsi tres et quilibet eorum per se, scil. Paulus.
1010ipse et Contessa et Ceccarella predicta dompno Johanni
Petrignani et dompno Filippo de Crispiano, simul in eo-
dem loco, cum eis presentibus et andientibus, quomodo
Paulus fecerat spoliari ipsam Contessam et ipsam Cecca-.
rellam ad nudam carnem, et modum et pallium seu ap-
1015parentiam virtutis, quibus illa fecerant, et dixerunt et.
aperuerunt, et quiequid ipsi tres et simul fecerant et di-
xerant; et modum faciendi et dicendi revellaverunt et
aperuerunt; sed videtur sibi, quod Ceccarella predicta
tune dixerit plusquam ipse Paulus. It. dixit, quod que-
10201ibet predictarum mulierum scil. Ceccarellam et Contessam
supradictam fecit spoliari ad nudam carnem diversis diebus, .
IIJ.or vicibus coram eo in domo Contesse, .s. Contessam
quatuor vieibus et Ceccarellam tribus, et semel ipsam.
Ceccarellam in domo ipsius Pauli.
10055 ^ Actum in supradicta cammera ipsius Inquisitoris .IIIJ.
die mensis augusti, pres. fr. Franeisco de Longono, fr.

Petro de Forzano et me fr. Berardo de Reate not.

[c. 26]. — Die .xxx. mensis Julii.
1030 Isti sunt Consiliari (u£ supra).
Giudizio espres- Omnes astrieti per supradietum Inquisitorem in vir-

so dai Consultori. MES
tute obedientie et sub pena excomunicationis ad secre-

tum. tenendum et fideliter consulendum, auditis et intel- .

leetis confexionibus factis per Paulum Coppum supradi-
1039etum coram prefato Inquisitore, jurisperiti et clerici cum
Vicario Epi ad partem se traentes, ad deliberandum su-
per responsione facienda et consilio dando per se, in uno

loco, et supradicti omnes Religiosi ad locum alium se

traentes ad deliberandum de eisdem, ipso Inquisitore

lOf!'absente, tandem omnes, supradieti coram ipso Inquisitore
redierunt, et omnes supradicti jurisperiti et clerici et
viearius d. Epi., habita deliberatione, consuluerunt pre-
dieto Inquisitori concorditer super tribus puntis:
Primo, dixerunt quod, quia, secundum confessiones

lOdieti Pauli diversimode factas, que videntur innuere quod

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:880 - i L. FUMI

alia lateant, [c. 26 #.] que debent confiteri, ipse Paulus

per ipsum Inquisitorem sit artius adstringendus, ut plenius

confiteatur, et nisi confiteaur plenius, sit ultimo tormentis

et questionibus exponendus, antequam feratur sententia
1050contra eum.

Secundo, quod dictus Paulus ex confessatis per eum,
acneto quod non confiteatur alia, pro heretico puniatur
propter [malum ?], hereticum et perversum, quod est
confessus.

1055 Tertio, quod, ultimo, pena canonica, sicut conversus,
tamen est hereticus, puniatur.

Giudizio dei

eem Omnes autem supradicti Religiosi, presentibus supra-
Religiosi. 5

dietis Consultoribus, concorditer consuluerunt, sicut su-
pradicti alii Consultores, excepto quod dixerunt: Astrin-
Keatur artius ad confitendum illa, que
videtur tacuisse sive tormento flactio-
nis braeciorum vel exibitionis calcis et
hiis similium penarum.
Actum in loco frr. mm. de Reate, in domo, que dici-
1065tur forestaria ad commendendum, presente me fr. Be-
rardo etc.

Die tertia mensis agusti.
Fr. Symon Iuquisitor predictus imposuit et commisit
1070Ciecho Petri Botii, Johanni Petrutii Salzerii, Leonardo
Angeli, suis familiaribus et juratis numptis, quod Paulum
Coppum supradictum ducant et recommendent d.o Pote-
stati Civitatis Reatine vel eius Vicario, precipientes
[c. 27] ex parte ipsius Inquisitoris sub pena excomunica-

lf tionis et centum marcharum argenti ac interdicti in Ci-

Ordine di tra-
durre lo Zoppo
.in potere del Po-

P. et quod non possit effugere, nec loqui alicui, nee alius
esta. :

sibi sine ipsius Inquisitoris licentia speciali, excepto cu-
stode ipsius, quem faciat jurare ad sancta dei evangelia,
l5Óquod dicto Paulo nichil loquetur, nec ab eo aliquid ex-
prorabit, nisi loquendo que sunt necessaria ad custodiam
et necessariorum ministrationem, et quod nullam amba-
sciatam sibi ex parte alicuius vel ipsius Pauli alteri cui-

vitate, quod faciat dictum Paulum diligentius custodiri,

A ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 981

cumque portabit, et hoc etiam sibi precipiat sub pena

1085corporali debita et temporali, notificando eidem d.o Po-
testati vel eius vicario, quomodo per ipsum Inquisitorem
hereticus est repertus, et quod faciat dici, quod quicunque
sibi loquetur, aliter quam superius sit expressum, suspe-
ctus haberi poterit de heresi vel fraude hereticorum. Et

109)predictam commissionem fecit dictus Inquisitor, ipso Paulo
presente et audiente.

Qui Paulus in ipsius Inquisitoris presentia consti-
tutus, tactis saerosanetis scripturis, iuravit ad Sancta
Dei evangelia non fugere, nec alicui loqui vel aliquid

l095revellare sine ipsius Inquisitoris licentia speciali, nisi
portando necessaria ad vite substentationem, et ad hoc
se obligavit sub pena relapsi vel alia Inquisitoris arbitrio
imponenda.

Actum in logia ante cammeram ipsius Inquisitoris

1100press. us. etc.

fc. 27 t.] — Cecchus, Johannes et Leonardus, supra-
dieti familiares et jurati numptii, se fecisse, mandasse et

. Dichiarazione . tradidisse retulerunt prefato Inquisitori et michi fr. Be-

fatta dai messi

fiell'Inquisitore. 1105rardo notario eius, prout eis supra fuerit po:itum et com-
missum. Sed quia non erat Potestas in Civitate, filius
ipsius Potestatis et milex eius supradictum Paulum ab
eis, ut supra dicitur, receperunt, et eis et cuilibet eorum

sieut Vicario Potestatis, tradentes ipsum Paulum, supra-
3 9

1l10dicta precepta fecerunt. — Actum eisdem loco et die.
I I
(c.. 28]. — Nos fr. Symon efc. quum efc. et ad no-

. Atto dell'In- — stram clamosa insinuatione et fama publica pervenerit
quisitore contro

SHOP ADI DIN ad audientiam deferente, quod Johannes Bussati de Reate
satl » c e

jme dellelll5et quedam alie persone divino et S. M. E. timore postpo-
sito, Paulum Coppum de dieta civitate per nos detentum

pro crimine hereseos, et quem jam in clero et populo sol-

lempniter publicavimus fore per nos repertum, etiam ex

confexione propria in dicto crimine heresis dampnabiliter

1120deliquisse, excusaverunt et commendaverunt ac eius cri-

mina hereticalia et heretica, pro quibus per nos digno-

25
TATA —

E
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È
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[3

382 L. FUMI

1125scitur detineri, coloratis defensionibus regere nitebantur,
ipsum Paulum defendendo et sibi favendo, ausu teme-
rario, et auxilium exibendo, et quod verba proferre plura

et diseminare conati sunt; que quum ex illis vel aliquo
eorum sunt homines maxime simprices ad amorem pre-
1130dicti Pauli infamati de heresi et supecti pro crimine he-
resis, ut predicitur, notorie jam detenti provocabant et
poterant incitare, nec non devotionem, quam homines
habent ad E. minuunt e£c., dicendo quod dietus Paulus
est iustus et sanctus et innocens sine culpa et mendo, et
li35hiis similia, et recitando, non sine detractione temeraria,
que modo in predicatione nos in clero et populo dixera-
mus, quod... (Seguono n. 9 carte in bianco fino a c. 32).
(In marg. di mano del tempo). — Hic non est com-

pleta inquisitio, nec sunt seripti testes recepti super ipsam,

1140]icet dimisit notarius spatium ad scribendum.

Vatic. n. 4029, 6.38.

Processo originale dell’ Inquisizione contro il comune di Rieti.

1334, ag. 8. Hec est copia cuiusdam lictere citatio-

nis etc.
Citazione di- In nomine domini amen. Nos fr. Symon etc. —Con-
retta a donna i :
Contessa. tesse, uxori q. Pauli Piscis et filie Jotii de Reate de porta

5 Romana desuper, mandatis nostris ymmo verius apostoli-
cis firmiter obedire.

Cum tu sis in actis nostre Curie et officii nobis com-
missi, actestatione plurium, de erimine heresis infamata
et etiam eoram nobis sponte, jurata prius stare man-

10 datis E. et nostris, confexa fuisti aliqua ad crimen
heresis pertinentia conmisisse, sed de omnibus, maxime,
que contra te habentur, nondum respondisti coram
nobis, per nos super deliberatione responsionis usque
nune misericorditer expectata, quare volentes in predi-

19 etis et eis annexis et connexis et ex eis emergentibus
procedere ut tenemur, te citamus, requirimus et monemus,

i
Ordine di pre-
sentazione.

A
ur

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 383

et tibi sub excomunicationis et centum fl. a. pena et multa,
tenore presentium districte precipimus et mandamus,
quatenus de fide responsura, et confessatis per te factura,
?0 et dicitura quod tibi duximus iniungendum, coram nobis,
in Ecclesia S. M. de Cruce, posita in terra Gonesse, dioc.
Reatina, cum ydonea cautione, infra tres dies a presentium
receptione vel notitia, vel ex quo ipsorum notitia ad te
verisimiliter poterit pervenisse, quorum |c. 33 #.] primum
25 pro primo, secundum pro secundo et reliquum tertium
pro tertio et perhentorio termino tibi, eodem tenore, duxi-
mus assignandum, debeas personaliter comparere ; quod
si, quod absit, secus feceris, ex nunc pro tune, predicta
canonica premissa monitione, eisdem scriptis, pro tribunali
30 sedentes, supradictas penas te decernimus incurrisse, pro-
cessuri niehilominus contra te in supradictis et ad penas
alias graviores et alias, sicut nobis videbitur, iustitia me-
diante, secundum canonicas sanctioues, tua absentia vel
contumacia non obstante. Has autem licteras, citationem,
35 mandatum et processum in actis nostris fecimus registrari
et sigillo nostri offieii conmuniri, de quarum presentatione
fidem dabimus nostro iurato nuntio presentium portitori.
Data et lata in supradicta ecclesia S. Marie, die .vri.
mensis augusti, 1J. indiet. an. d. M.CCC.XXX.IIIJ.
40

Die dieta.

Supradicta sententia lata et pronuntiata fuit per fr.
Symonem ete. et lecta de mandato ipsius per me Petrum
Gualterii not. suprad., et supradicta lietera et processus
copiatus fuit per me diligenter de verbo ad verbum, et
abscultata, Inquisitore et fr. Matheo de Planitia ord. mm.
legentibus, ex una parte simul et iterum abscultantibus.
Et ex alia parte abscultantibus dompno Ray.do Vende-
ctoni Rectore Ecclesie S. Viti et me notario Petro pre-
50 dieto, et postea legentibus (c. 34] ; et eodem die et hora,

prefatus Inquisitor imposuit et commisit Petrono Johan-
nieti suo jurato numptio, quod supradietas licteras per
se vel alium juratum numptium predicti Inquisitoris vel

familiarem, vel una cum uno de predictis vel cum alio seu
Ro y

dc,

NVISION e m new

384

Relazione del
messo e come
giunto alla porta
di Rieti fosse
stato perquisito
e non ostante
riuscisse a por-
tare le lettere,

M;o
«B

L. FUMI

55 per alium modum, ita quod ad notitiam supradicte Con-
tesse valeat devenire vel devenire possit, seu per eum
non stet, quod ad ipsam non perveniat, debeat Contesse
filie Jotii supradicti vel ad eius domum fideliter presen-
tare et sibi relationem facere veridicam et fidelem.

60 Actum Gonesse, in dicta ecclesia S. M., die predicta,
presentibus supradictis fr. Matheo et dompno Ray.do et
Ciccarello Capradossi de Gonessa et dicto Petrono et plu-

ribus aliis testibus ad hec specialiter vocatis et rogatis.

65 [c. 34]. Die x.* dieti mensis augusti, IJ. indictionis.
Petrouus numptius iuratus predictus respond. fr. Sy-

moni inquisitori supradicto et michi Petrutio (?) Johannis
de Rigonito (?) habitatori in terra Gonesse, notario ipsius

Inquisitoris, se supradictas licteras, citationes et manda-

tutto chè strac- 70 tum cum citationibus eiusdem Inquisitoris quorumdam

ciate, al Guar-
diano.

aliorum testium, quos ipse Petronus de mandato ipsius
Inquisitoris citare debebat et cum duabus aliis licteris
ipsius Inquisitoris portasse ad Civitatem Reatinam facturus
prout sibi per ipsum Inquisitorem fuerat impositum et
7 conmissum; sed perveniens ad portam Conche [c. 34 f.]
Civitatis Reatine, ibi invenit custodes per Officiales dicte
Civitatis specialiter assignatos ad hoc quod non permi-
cterent intrare aliquam personam cum aliqua lietera vel
citatione ex parte ipsius Inquisitoris contra personas spe-
80 ciales seu Comune Reatinum, sicut dicti Custodes dixe-
runt sibi. Qui custodes vel unus eorum minatus fuit sibi
elevando tabulaeium contra eum et acceperunt eum di-
centes sibi: Spolia te: et diseusserunt eum ponendo
manus sub vestimento ipsius nuntii et cogendo et discu-
85 tiendo etiam femoralia, et amota corrigia et ense, quibus
cintus erat. Et dixit quod hoc fuit heri prope nonam,
presentibus multis personis, quas non cognovit, et dixit
quod tunc supervenit notarius Petrus d. Jacobi de Reate
nune notarius Inquisitoris predicti et non invenientes
90 sibi supradietas lieteras- et citationes, duxerunt eum ad
officiales dicte Civitatis, qui vocarunt Sex, et illi Sex in-
terrogaverunt eum si portabat vel habebat licteras ipsius

ge i di I EE. nif st esi cS Mate oe SS
È ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 385

Inquisitoris, quibus ipse nuntius, timore, respond., quod

non, et sic eum dimiserunt: et post hec, ipse vadens ad

95 locum fratrum mm. noluit presentare quandam licteram

| de predietis fratri Berardo notario eiusdem Inquisitoris,
sed ipse renuit recipere, et dixit quod, ut audivit, post

iena

hec per Guardianum illius loci fuit significatum predictis
Sex, quod ipse portaverat licteras Inquisitoris, propter
100guod [c. 35] predicta die, scilicet heri, supradicti Sex

S mandaverunt, quod ipsi non permieteretur recedere, nisi

lietere invenirentur et dixit quod eas progecerat in loco

secreto ne invenirentur, timore periculi personalis, quia

audiverat a pluribus et comuniter, et videbat signa, quod,

105si fuissent sibi invente, imminebat sibi periculum perso-

nale, et tandem fuerunt invente fracte unica fractura,

ita quod poterant legi et dare Guardiano predicto loci

fratrum mm. de Reate. Qui Guardianus hodie in eo-

dem loco dixit sibi, quod eas combuserat, retentis sigillis,

Come riuscisse llÓtimore ne invenirentnr et ne inde periculum redundaret.

dalla città, e ció E E 3
che riseppe. Et dixit, quod recessit non per portam Civitatis, sed.

per flumen, sotiatus per duos fratres minores et duos alios
} homines extra Civitatem predietam forte spatio unius.
miliaris. Et dixit, quod audivit dici comuniter ibi et a
1l5supradictis custodibus porte, quod eodem modo in omni-
bus portis Civitatis erant positi custodes speciales per ipsos.
offitiales, ne lietere vel citationes vel processus ipsius In-
quisitoris possent ad ipsam Civitatem quomolibet depor-
tari. Et dixit quod audivit a predicto Guardiano et
120comuniter a fratribus aliis dieti loci et a pluribus aliis
hominibus in dieta Civitate, quod per dictos Officiales
erat faetum preceptum cum gravibus comminationibus
dictis fratribus, fratribus predicatoribus, heremitanis et
clericis, quod nullam reciperent licteraim predicti Inquisi-
1°5toris. [c. 35 f.]. Predicta relatio facta fuit coram dicto In-
quisitore pro tribunali sedente in eeclesia S. M. de Cruce
" in Gonessa et michi notario, ut supra, sedenti per dictum
numptium, ut jacet de verbo ad verbum, in presentia
dompni Johannis Petri archipresbiteri de Za porta de Concha
lOfratris Mathei de Planitis, not. Nicolay Clavelli, Massutii,
386

Lettera del-
l’Inquisitore al

Comune di Rieti.

L. FUMI

Rue, dompni Raynerii Leonardi, dompni Nicolay Syni-
baldi, Pauloni Petrutii Jacoboni de Spoleto et pluribus ,
aliis, quibus testibus presentibus et audientibus, predictam
relationem, de verbo ad verbum ut jacet, vulgari sermone
135et intelligibiliter legi et vulgarizavi.
Et ego notarius antedietus efc.

[c. 36] Die xi mensis agusti.
Nos frater Symon d. Philippy de Spoleto ord. mm.
lin Roma et Romana provincia Inquisitor heretice pravi-
tatis per d. pp. Johannem xxiJ spiritualiter deputatus
honorabilibus viris dominis Potestati vel eias Vicario,
Capitaneo, Sex et aliis Officialibus quocumque nomine
censeantur et Consiliariis et Comuni Civitatis Reate, man-
145datis nostris, ymmo verius apostolicis, firmiter obedire.
Ex debito conmissi nobis officii, in Civitate vestra pre-
fata contra pravitatem hereticam inquirentes et aliquam, ut
nostis, hereticorum in eadem Civitate sectam dampnabilem
invenientes, a pluribus fide dignis intelleximus dici, etiam
1904 maioribus, quod executio, tune in dieta civitate propter
nequitiam quorumdum filiorum perdictionis querentium
in favorem hereticarum personarum sibi actinentium sive
suis vel de heresi suspectarum diversis mendatiis, que-
sitis coloribus et conmotionibus, nostrum offieium impe-
l5dire, scandalum vel turbationem civium poterat occasio-
naliter generare; propter quod bonum statum vestrum et
quietum cordialiter diligentes, de ipsa Civitate ad terram
Gonisse accessimus, pro tempore, locum ire, volentes dare
et non obmictere, agere debitum officii quod nos stringit,
ló0nt et paci vestre Inquisitionis negotio possemus simul,
sine alterius preiudicio, providere. Sed eum per nostrum
juratum numptium et certi tenoris lieteras citaremus cer-
tas personas, ut ipsum negotium exigebat, tam ipsius
numptii relatione, quam aliorum plurium, est nostris au-
lribus iutimatum, quod ipse prohibitus fuit per vos terrori-
bus et persone periculis in dieta vestra Civitate ne faceret
quod sibi fuerat per vos impositum et conmissum [c. 36 £.];

et certe non sine sua, ymmo nostra et E. gravi iniuria
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 387

et offensa, que pro tempore, sicut ita, habebit debitam
l70ultionem. Unde, ut in dieto tante pietatis negotio quo-
rumcumque non valeat fraudolentia obstacula interponi,
vos omnes et singulos tenore presentium requirimus et
monemus in virtute per vos nobis prestiti sacramenti et
nobis et nostrum cuilibet nichilominus sub excomunica-
175tionis et centum florenorum auri in singulares personas
et interdicti et mille marcarum argenti in Civitatem et
loca et districtum vestra et vestre jurisdictioni subiecta
penis, multis et sententiis, districte precipimus et man-
damus, quatenus, infra tres dies post presentium publi-
180cationem faciendam in aliquo loco vicino, taliter quod
non sit verisimile posse latere, quorum primum pro primo,
et secundum pro secundo, et relieum tertium pro tertio
et perhentorio termino vobis et vestrum cuilibet duximus
Prescrive al presentibus assignandum, debeatis infrascripta facere et

Comune,difargli —— :
avere nelle mani 185fideliter adimplere — ; videlicet: quod -Paulum Coppum

,Paolo Zoppo;

per nos repertum hereticum et de heresi puniendum re-
commendatum per nos ad custodiendum vobis Potestati
vel vestro vicario et officiali sub certis modis et penis,
ut in actis nostris plenius continetur, nobis vel fratri
190Marcho de Gonissa ordinis nostri et dompno Johanni archi-
presbitero S. Xpofori tradendo et assignando ad Ecclesiam
S. M. de Cruce positam in predieta terra Gonisse sub
fida custodia fideliter transmictatis, ut de ipso possimus
libere facere quod postulant canonice sanctiones nostri
195debitum officii exercendo. — Item quod Contessam, Jottii
filiam, uxorem q. Pauli Piscis de dicta civitate Reate,
[c. 37], que juravit E. et nostris et successorum nostro-
rum stare mandatis, et confessa fuit aliqua hereticha
di citare Con- commisisse, in nostra sponte presentia constituta, prius

tessa à compa-
rire in giudizio; 200tamen in actis nostris et dicti officii attestatione plurium
infamata de heresi et suspecta, ex parte nostra citetis
et eitari forma iuridica faciatis, quod coram nobis vel alio
per nos assignando in predicta ecclesia S. M., posita in
terra Gonisse, diocesis Reatine, sub pena excomunicationis
?05et centum fl. a., quam si secus fecerit, ipsam, eisdem seri-

ptis, canonica monitione premissa, incurrere volumus, ipso
E

388 L. FUMI

facto, infra duos dies post citationem predictam per vos

faciendam responsura de fide, et factura, dicitura et au-

ditura que sibi duxerimus iniungendam, pro primo, se-

210cundo et tertio ae perhentorio termino, uno pro tribus

e dicto debeat, cum fideiussoria ydonea cautione, persona-

liter comparere, alias preter predictas penas contra eam

ad alias graviores et alias procederemus, ut videbimus

expedire, sua absentia et contumacia non obstante, me-

di farla carce- 215diante iustitia, secundum canonicas santiones. Item

rare, se non ese-
uisse ilmandato quod si dicta Contessa supradicta omnia non impleat cum

i citazione ;
effectu, ipsa statim appellatione postposita, que citatis et
hereticis denegatur, capiatis et capi faciatis et in carcere
eam faciatis diligentius custodiri. Item quod faciatis
220et ordinetis, quod libere nostri numptii et familiares ve-
nire, stare, citare et omnia facere, que ad nostrum predi-
ctum spectant offieium valeant in dieta vestra Civitate,
districtu et locis vestre jurisdietioni subiectis et omne
obstaculum et gravamen illatum vel cominatum debeatis

225totaliter removere, et impugnantes [c. 38 £.] et conmi-

di redigere di o- nantes pena debita refrenare. Item quod de predictis
gni cosa pubblici
istrumenti : omnibus et singulis faciatis fieri publiea instrumenta, illa

nobis cum vestris licteris responsurus ad omnia supra-
dieta per specialem numptium fideliter transmissuri.
230Quod si, quod absit, supradictis omnibus et singulis no-
stris monitis et mandatis non parueritis cum effectu, ex
nune pro tunc, predicta canonica monitione premissa, pro
tribunali sedentes, eodem tenore vos et vestrum quemli-
tutto cio sotto bet et Civitatem et loca predicta, et dictum districtum
pena di scomu-
nica. ?3ósupradietas penas, multas et sententias declaramus incur-
risse et eis sententialiter subiacere, processuri nichilomi-
nus ad penas alias graviores, ut iustitia suadebit.
Actum, latum, pronuntiatum et datum in predicta ec-
elesia S. Marie de Cruce dioc. Reatine, anno dom. mille-
240gimo trecentesimo trigesimo quarto, die xiJ mensis au-
gusti, indict. 1J.
Supradicte sententie et processus et mandata de
mandato ipsius d. Inquisitoris lecta et publicata fuerunt

LI mae.

CE Er tata T afi n

ERETICI E RIBELLI NELL' UMBRIA, ECC. 389

245per me Nuntium ser Brunatii de Cornalto Imperiali au-
ctoritate notarium et nune notarium et officialem terre
Gonesse ad officium reformationum et per prefatum d.
Inquisitorem vulgariter et intelligibiliter exposita et nun-
ciata in ecclesiam S. M. de Cruce, dyoc. Reatine, posita in
250dieta terra Gonesse, infra missarum sollempnia, sub anno
domini M." ccc? xxx." IIIJ.° ind. secunda, tempore d. Jo-
hannis pp. xxiJ, die xv meusis agusti, presente nobili
viro [c. 38] Agutio de Cor[nalto?], Regio Vicario dicte
terre Gonesse, dom. Johanne de Interampne suo Judice,

255dompno Raynerio et dompno Nicolao sacerdotibus dicte
eeclesie, et not. Blasio, dom. Bernardo de dicta terra, et
cleri et populi multitudine copiosa.
Pubblicazione Domp. Johannes Archipresbiter S. Xpofori de Porta

degli atti.
Conche, dioc. Reatine, et Vicarius dom. Epi Reatini in terra

?0"Gonisse, constitutus coram fratre Symone de Spoleto In-
quisitore predicto, retulit prefato Inquisitori et michi
fratri Johanni de Cassia notario ord. mm. et not. ipsius
Inquisitoris, quod hodie in Ecclesia b. Barbare posita in
predieta terra Gonisse, diete dioc., in missarum sollem-

265pnis, supradictum processum etc. contra officiales et Co-
mune Civ. Reatine et Contessam Jotii et Paulum Ciop-
pum ete. coram populo sollempniter publicavit et intelli-
gibiliter vulgarigavit efc.

Item item domp. Raynerius sacerdos parroccialis

270ecclesie S. Marie de Cruce..., domp. Johannes de Gonessa,
Rector ecclesie S. Egidii posite in dicta terra..., domp.
Franciscus Rector ecclesie S. Savini de Podio dioc. Rea-
tine.., domp. Thomas de Gonissa, Rector ecclesie S. Marie
de Cerreto, dicte dioc.

275 (c. 89] Supradicte relationes facte fuerunt coram ipso
Inquisitore in ecclesia S. M. de Cruce, predicte dioc. Rea-
tine, die dominico .xrm. dicti mensis agusti, pres.
fratre Matheo de Planitia et domp. Synibaldo plebano
S. Massimi de Gonissa, Spoletan. dioc., et domp. Gual-

280terio Gualterii de Gonissa et Cola Berardi de Gonissa et
pluribus aliis et me fratre Johanne de Cascia notario
predieto et not. predicti Inquisitoris.
‘390 L. FUMI

Die xvnrJ® mensis Agusti.

e Dichiarazione Domp. Thomas Rugi de Gonissa sacerdos ecclesie S. M.
‘processoin Rieti. 285de Cruce efc. testis juratus et interr. per supradictum
Inquisitorem, suo sacramento respond. et dixit, quod pro-

cessus, lictera et mandata supradicta publicata in supra-

dieta ecclesia S. M. efc. sciuntur et scita fuerunt in dicta

Civitate Reatina per Reatinos comuniter. Interr. quo-

290modo seit, R.; quod die martis prox. pret. seq. inme-

diate post festum Assumptionis b. M., quo die supra-

dicta fuerunt publicata et die etiam dominico precedenti,
ipse testis ivit cnm Jutio Cole not. Pauli de Gonissa ad
dictam Civitatem Reatinam [c. 39 #.] et ibi steterunt
29usque eri, et dicta die martis vidit et audivit in diversis
locis, quod Reatini supradicti locuti fuerunt de supra-
dietis processibus, ipso teste presente et audiente et
audientibus supradicto Jutio et Berardo sotiis suis, et
ipse et predicti sotii sui dixerunt supradictis Reatinis in
300dieta Civitate pluries et in diversis locis, quomodo su-
pradictus Inquisitor processus predictos fecerat contra
Minaccia al- eos, et quomodo in diversis ecclesiis in terra Gonisse

lInquisitore se

PHONE diy fuerant pubblicati, et dicti Reatini respondebant et dice-

bant, quod non curabant et vilipendebant, et aliqui, quos

305non congnovit, minabantur predicto Inquisitori et dice-

bant: Si ipse Inquisitor revertatur, nos

il
!
||
|
il
| |
|

faciemus sibi hoc et illud ec.

, Testimonianza Jutius Cole notarius Pauli de Gonissa testis... dixit,
di un notaro.

quod die martis ivit Reate cum domp. Thomascio Ruzi

OT LO ATI TATE ES

310ge dieta terra et Berardo Rogerii de Podio, et die lune

immediate precedente predictam diem martis audiverat
ipsum Inquisitorem dicentem et publicantem in predica-
tione in ecelesia S. M. de Cruce [c. 40.], et in loco ffr. mm.
in predicatione funeris, supradictos processus et mandata,
3l5et viderat etiam ipsos processus et licteras pendentes in
foribus ecclesie S. M. predicte, et dicta die martis et die

mercurii sequentis audivit in dicta Civitate a pluribus diei
de dictis processibus, et dicebant aliqui quod comburerent

ipsum Inquisitorem, et aliqui conmictent eum ad maltam,

3? minantes sibi, et aliqui reprehendebant eos, efc.

È
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA; ECC. 991
L'Inqaisitore [c 40 t.] Nos fr. Symon de Spoleto Inquisitor pre-

pronunzia la sen-

LULA il dietus actendentes quod processus, citationes, lictere et
mandata nostra supradicta ad officialium, Civium et Co-
munis Civitatis Reate (non obstante quod ipsi prohibent

325et prohibuerunt, ausu temerario, ne ad eos possint vel
potuerint illa vel alia nostra mandata, citationes vel li-
ctere devenire) notitiam verisimiliter, ymmo et veraciter
pervenerunt et pervenire debuerunt, et si velle dicere
quod ad eorum notitiam non pervenerunt, quod non est
330verisimile, nec verum, tamen per eos stetit, quod ad eos
non potuerunt pervenisse; et quod de predictis se non
possunt per ingnorantiam excusare, taliter, tam per nos,
quam per alios fuerunt de nostro mandato in loco et lo-
cis necessariis eis et predicte Civitati eorum publice et
335sollempniter publicata, et eis dicta, relata, significata et
nota, ut a pluribus audivimus et etiam recipimus infor-
mationem veridicam et actestationem plurium, quomodo
supradicta ad ipsorum notitiam devenerunt, et in contem-
ptum et vilipensionem conmissi nobis officii et sacrosancte
340M. E., noluerunt et contempserunt obedire et parere nos-
tris, ymmo verius apostolicis supradictis monitis et mau-
datis, que in supradictis processibus, mandatis, citationibus
et licteris continentur, ev nullam personam nec excusatio-
nem mictere vel facere curaverunt, coneurrentibus nichi-
355]ominus super hoc aliis gravibus excessibus, verbis et factis
cominationibus et iniuriis, quibus ducuntur a pluribus fide-
dignis in defensionem, receptationem et favorem heretico-
rum et defensorum et fautorum ipsorum, predietum com-
missum nobis officium pravis studiis, coloribus et conatibus
350impedire [c. 47], que ipsorum rebellionis contumaciam et
presumptionis nequitiam detestandam multum infamatas
aggravant et declarant, si que comuniter referuntur ad ip-
sorum judicium pertráhantur; ut de ipsorum contumacia

et dampnabili audacia et perversa non valeant gloriari ;

355et ne ipsorum impunitas fiat aliis occasio delinquendi,

auctoritate nobis conmissa a Sede ap. in hac parte et

predicti nostri officii, quo fungimur, et omni modo, iure
et causa, quibus melius possumus, prehabita diligenti et
L. FUMI

matura deliberatione et informatione sollicita super hoc,
360Potestatem, Capitaneum, Sex et omnes alios officiales,
quocunque nomine censeantur, Consiliarios et Comune Ci-
vitatis Reatine supradicte, pro tribunali sedentes pronum-
ptiamus, tenore presencium, contumaces, et penis, multis
et sententiis contentis in supradictis nostris processibus,
365citationibus, licteris et preceptis, esse merito ferendos, et
‘ ipsas singulares personas et quemlibet ipsorum excomu-
nicationis et centum flor. pro quolibet, et ipsam Civitatem
Reatinam et districtum eius et loca ipsorum et eorum
jurisdietioni subiecta interdici, et mille marcharum ar-
370genti penas, multas et sententias, canonica monitione pre-
missa, pronuntiamus incurrisse et declaramus sententia-
liter et potius deelaramus in hiis scriptis incurrisse et
eis sententialiter subiacere, et ipsos singulares excomu-
nicatos et Civitatem, districtum et loca predicta interdi-
375cta denuntiamus et denunptiatos publice numptiamus,
mandantes districte ipsos excomunicatos ab omnibus ar-
tius evitari, et in predictis Civitate Reatina, districtu eius
et locis interdictum ecclesiasticum inviolabiliter observari,
processuri [c. 47 #.] nichilominus contra eos et ipsorum
380Comune et Civitatis districtum et loca predieta ad penas
alias graviores, sicut nobis videbitur et ipsorum contu-
macia et demerita exigebunt, iustitia mediante, reservan-
tes nobis supradictas penas minuendi, agendi et mutandi
et aliter disponendi, sicut nobis videbitur, plenariam po-
38»testatem.

Supradicte pronuntiationes et sententie, late pronun-
tiate et facte fuerunt per supradietum Inquisitorem et
per me fratrem Johannem de Cassia notarium ord. mm.
et nune not. ipsius Inquisitoris, de mandato eiusdem li-

390etere, publicate publice in Ecclesia S. M. de Cruce, dyoc..
Reatine, posita in terra Gonisse, presente d. Johanne Pe-
tri archipresbitero S. Xpofori, vicario d. Epi. Reatini in
dieta terra, fr. Matheo de Planitia et fr. Thoma de eadem
terra ord. mm., fr. Johanne et Agustino de Gonissa ord.
39heremitarum S. Agustini et d. Johanne de Interamne,
Judice d. Ugutii vicarii Regii dicte terre Gonisse, dom-

n “ordina

i

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. : 393

pno Thomaseio Rogerii rectore S. Nicolai, domp. Johanne
rectore Eeclesie S. Egidii, d. Thomassutio Ruzi sacerdote
S. M. predicte, domp. Jovenale Synibaldi sacerdote. ca-
^Xnonico S. Maximi, domp. Trasmundo sacerdote canonico.

L'Inquisitore [c. 42]. Nos fr. Symon efc. inquirimus efc. adversus

insti-

tuire il processo d. Abiamontem de Lecto Capitaneum Castri seu vicarium
controil Comune,

Regium in Civitate Reatina vel Capitaneum ad guerram
405dicte civitatis,
D. Potestatem eiusdem Civitatis,
D. Salamonem de Bectona efc,
Sex Priores artium, quorum nomina sunt hec, Nar-
dus not. Petri de Porta Romana desuper, Angelutius Ci-
4lóstella de porta Carcarana de foris, Silvester d. Jannis
de porta Carcarana intus, Laurenzietus Berardi Laurentii
de porta Romana desuctus, Ceo Stefani de Porta Cezola
de suctus, Petrutius Jener magistri Claudi de porta Cen-
ciola desuper not. reformationum sex Consulum et Co-
Al5munis Civitatis Reatine predicte, Comune dicte Civ. Reat.,
d. Jacobum Leopardutii, Angelictum, Ceechum, Jacobum
Jotii [c. 42 £.], Berardellum Petroni, Colam Spetiarium, cives
reatinos et quosdam alios, in eo et super eo, quod rela-
tione veridica et clamosa insinuatione et fama publica
42)deferentibus, ad nostram audientiam et nostre Curie est
produetum, quod ipsi et ipsorum quilibet per se et alium
seu alios, divino amore et reverentia S. M. E. [postposito],

non sine ipsorum et plurium aliorum, quantum in eis fuit et

. l9 per avere est, periculo animarum, in presenti anno, mense julii et agu-
‘impedito il libero

esercizio

della 425sti fecerunt, procuraverunt, ordinaverunt et consenserunt,

sua potestà in

Rieti,

quod nos non possemus in dicta Civitate et aliis locis
prefatum Inquisitionis officium libere exercere, et quod
nostri nuntii ire non valeant ad dictam Civitatem et alias
terras et loca, nec citare, seu nostras licteras vel cita-
430tiones et processus alios deportare ex parte nostra, seu

nostre Curie prelibate : |

Et quod Paulus Coppus de Carcere repertus per nos
hereticus et recommendatus ad custodiendum supradicto
d. Potestati vel eius Vicario et officiali, in carcere Comu-
394 L. FUMI

cm ean. 435nis de nostro mandato detentus, ad nostrum non possit
CI DECIO RC : Duca SOR È
fare di Paolo nec debeat reduci nec poni in nostro arbitrio potestatis,
Zoppo, affidato

alla custodia del — nec de ipso libere facere possimus quid volumus, quod
Comune, il suo

debito di giusti- volemus et debemus, justitia mediante;
mut | Et quod nobis et familiaribus nostris et officialibus
440minati sunt et minantur et conati sunt et conari non
cie all'Inquisito-
re, agli officiali — promiserunt per se et alios impedimentum, contradictionem,
e ài familiari.
iniuriam et offensam et plura alia verbis, factis et scriptis,
nuntiis, consiliis et ambasciatoribus in Civitate ipsa et extra,
445quo ad impedimentum predieti nostri officii et defensionem,
favorem et receptationem hereticorum, non sine gravi
sacrosaucte M. E. injuria et offensa pertinere noscuntur,
fecerunt, procuraverunt, ordinaverunt et aetentare inter
se ipsos et cum aliis temere presumpserunt et continuare
450supradictos excessus dampnabiles non desistunt ;

Quare, volentes scire utrum clamorem, qui ad nos venit,
opere compleverint, et discernere de predictis omnibus et
singulis plenariam veritatem, contra supradictos omnes et
singulos et ipsorum et cuiuslibet eorum fautores, auxi-

45bliatores, complices et sequaces, ut supra dicitur, inquiri-
mus et inquirere intendimus de omnibus et singulis cul-
pis et excessibus supradictis et eis annexis et connexis
et ex eis emergentibus et ad ipsa quomolibet pertinenti-
bus et dependentibus ex eisdem, de quibus omnibus et
460singulis est et esse dicitur publica vox et fama, et re-
pertos culpabiles in predictis vel aliquo predictorum in-
tendimus corrigere et punire et sententialiter condem-
pnare, secundum canonicas sanctiones et secundum for-
mam statutorum nostrorum et omni modo et jure quibus

460melius possumus et expedire videbimus, iustitia mediante.

[c. 43 t.) Die xvJ mensis septembris 117.* ind.
vDepoNeione di Domp. Thomassus Thomassoni de Cumuluta de Go-
nissa, clericus Reatine dioc., testis iuratus, receptus et
^/Oexaminatus super predicta inquisitione facta et formata
per Inquisitorem predictum contra et adversus Comune

Reat. et offieiales et Cives eiusdem civitatis in dieta in-

3. perminac- [c. 43] verentur inferre, et intulerunt et inferri fecerunt et.


M m EE

ERETICI E RIBELLI NELL'UMBRIA, ECC. 395.

quisitione contentos efc., dixit se tantum inde scire de
contentis in dicta Inquisitione efc. quod ipse testis vidit.
475et presens fuit quando Custodes, qui morabantur et mo-
rantur ad custodiam portarum dicte Civitatis, ne lictere
Inquisitoris predicti micterentur et intrarent seu porta-
rentur in dicta Civitate, cereabant homines et personas
intrantes in dicta Civitate, ne lictere dicti Inquisitoris in-
480trarent in civitate predicta. Et quod Sex Consules artium,
quorum Sex Nardus not. Petri de Reate est Confalone-
rius, dixerunt in palatio Comunis, in quo morantur dicti
Sex, eidem testi: Nos speramus quod de terra
Gonisse unquam posset nobis aliquid
4Se venire sinistrum, quia dictum est nobis,
quod Inquisitor predictus, qui Gonesse
moratur,voluit dare cuidam de Gonessa
unum flor. auri ut portaret in dicta Ci-
vitate Reat. lieteras suas et processum
4))0interdicti contra nos. Et quod audivit dici

quod Comune Reat. misit Jucium de Pendentia Comuni.

Gonesse ad tractandum de predictis. Et dixit quod
[c. 34] audivit diei ab uno de Civitate predicta cirea tem-
pus, quo dietus Inquisitor de dieta Civitate recessit: B o -
45na la canipata: quod recessit. Interr. quis fuit
ille, dixit se non recordari, et predicta dixit se audivisse
et vidisse in dicta Civitate de mense agusti prox. pret.

Aliud dixit se nescire de contentis in dieta Inquisitione.

500 Dieta die.
Deposizione del Dompnus Johannes Gilberti de Civitate Sancte Floris

cappellano del 3 : SCI
castello reale di de Ibernia, cappellanus Castri Regii dicte terre Gonesse,

Gonessa.
testis iuratus efe. dixit se tantum inde scire de contentis
de inquisitione, vid: quod ipse testis portavit quasdam
5licteras ex parte domp. Johannis Petri Berardi, Vicarii
d. Epi Reatini in terra Gonesse, d.° Francisco eiusdem
d. Epi Vicario in Reat., et dum ipse presentaret eidem
d.° Francisco dietas licteras in domo habitationis ipsius,
sil. in domo episcopatus, quod idem d. Franciscus no-

510lebat dictas licteras recipere dicens: Iste sunt lic-


396

L. FUMI

tere Inquisitoris, nolo eas recipere. Et
eas non recepisset, nisi quod primo vidit nomen dicti
domp. Johannis scriptum in lictera supradicta. Et
predieta dixit fuisse die dominico prox. pret. Aliud dixit
515se nescire. ' Interr. [c. 44 #.] de presentibus, dixit quod
fuerunt presentes Thomas, Jacobus et Thoma Macthioni
Guarnerii de Gonessa et Johannes Massoni provincialis
serviens in Castro Regio Reatino.
Actum in d. Ecclesia S. M. presentibus d. Corrado
520de Podio jud. terre Gonesse, fr. Petrutio d. Francisci de
Spoleto, domp. Johanne arbipresbitero ecclesie S. Xpofori,
domp. Raynerio Leonardi de Gonessa test. ad predicta
voc. et rog.

925 Die xvij^ mensis septembris rj indict.

Deposizione di Fr. Stefanus Petroni de Reate, ord. Heremitarum S.
un frate di San-

+’ Agostino.

Agustini efc., dixit tantum scire efc., quod ipse testis et
alii fratres sui ordinis et Prior dictorum fratrum per of-
ficiales Comunis Reat. et alios Reatinos sunt vetiti et
530prohibiti quod non facerent aliquam ambasciatam, nec
alieui dicerent vel portarent verbo vel in scriptis in Ci-
vitate predicta ex parte Inquisitoris predicti, et quod
dum ipse testis iret per Civitatem predictam hostiatim pro
elemosinis acquirendis, homines Civitatis eiusdem comu-
5niter eidem [c. 45] fratribus illud iddem dicebant, et quod
dum ipse testis rediret a Lama, districtus Civitatis pre-
dicte, ad quam iverat pro elemosina canipe, ut sunt con-
sueti, fuit cercatus ad portam dicte Civitatis, ne portaret
dieti Inquisitoris lieteras, pluribus vicibus. ^ Interr. quot
M40vicibus, dixit quod 113° vicibus et ultra. Et dixit quod
alii fratres illud iddem dicunt. Interr. qui officiales
fuerunt, dixit quod fuerunt Sex et alii officiales dicte
Civitatis, qui modo ibi sunt efc.
Aetum Gonesse, coram Inquisitore predicto, pres. Fr.
%©Martino Oddonis de Gonessa, ord. Heremit. predieti, fr.
Matheo de Planitia et.fr. Andreutio Petri de Gonesse de
ord. mm.
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 391

Die xv mensis septembris.

BAUR Md 2 TOF 20 Bernardus Ferrarii de Gonissa (?) et qui habitat Reate,
rarii ». citra mensem madii prox. pret. eíc., dixit quod Potestas
Reate et Sex, inter quos Confalonerius est Nardus de
Reate, fecerunt custodiri portas Civitatis Reatine, ne lictere
fr. Symonis de Spoleto Inquisitoris possint portari ad Ci-
»»vitatem Reate. Interr. quomodo scit., dixit quod audivit
dici, dum ipse testis erat in carcere Comunis Reate in
mense agusti prox. pret. etc., a multis personis comu-
niter, pluries et pluries, et etiam efc. ab uno famulo dicte
Potestatis, qui vocatur Sandro, qui dixit sibi, quod ipse fuit
560unus de custodientibus portam diete civitatis de mandato
diete Potestatis, ne lietere dicti Inquisitoris portarentur
illuc. It dixit, quod propter illa, que vidit et audivit in
dieta Civitate, ipse testis timere valde portare ambasciatam

ipsius Inquisitoris ad dietam Civitatem.

905 Actum Gonisse efc.

Die xx.^ mensis septembris, 117.* ind.

Deposizione di Domp. Petrus Andreonis, olim de Podio Bastoni efc.,
un prete, incari-

IAS Hi Dortaro presentavit, ex parte d. Francisci [c. 46] archipresbiteri ec-
atte ica

IT maistone al- 5:0clesie S. M. de Gonessa vicarii generalis d. Epi Reatini, qua-

sdam licteras datas die martis, que ex parte ipsius Vicarii

dirigebantur prefato Inquisitori, in quibus circa finem con-

tinebatur sic: Unum tamen vestre domina-

tioni notifico, quod ubi michi aliquid

S5mandaretis quod contra Com. Reat. es-

Set, quod facere non possem, sine peri-

culo personali Reatine Civit., dimicte-

rem, et ad domum propriam remearem.

Et dietus numptius asseruit dietas lieteras ex parte

980supradieti Vicarii portasse et ad hoc ab eo ad ipsum

Inquisitorem se specialiter destinatum ; ut predicta fir-

mavit eorporali prestito sacramento. Et eodem sacramento

dixit quod, ipso domp. Petro sciente, presente et vidente,

facte sunt mine graves per Sex Consules Artium Civi-

5Sbtatis Reat., qui modo sunt ibi in dieto officio, et Reatinos,

quod ipse Vicarius non recipiat lieteras vel nunetium su-

26
L. FUMI

pradieti Inqusitoris, et quod in portis diete Civitatis sunt
posite custodie ad custodieudum et discutiendum ne pre-
dicti Inquisitoris lictere portari possunt ad predictam Ci-
590vitatem, nec etiam presentari, et quod ipse timebat de
periculo personali, si illuc predieti Inquisitor:s aliquas li-
ceteras deportaret, et propter hoc predicti Inquisitoris re-
cusant portare licteras, quas dictus Inquisitor per eum
volebat mietere, et quod portaret iterum instantius requi-
595sivit, sed ipse allegans predictum periculum penitus re-

cusavit.

[c. 46 t.] Actum uts. etc.

Ordine al Vi- Eodem dic supradietus Inquisitor mandavit, imposuit

cario vescovile E
di Rieti di fare 600et conmisit e/c., prefato domp. Petro, quod ipse ex parte
osservare l'inter- ie UOS i
detto. ipsius Inquisitoris referret, diceret et mandaret sub pena
excomunicationis supradicto d. Francisco Vicario antedieti
d. Epi Reatini, quod ecclesiasticum interdictum positum
per eum in predicta Civitate Reatina et eius districtu
605servet et servari faciat ab omnibus inviolabiliter in Ci-
vitate et districtu predictis.
Actum ante predictam Ecclesiam S. M. presentibus

testibus supradictis.

610 Die xviuj mensis septembris.

Deposizione del Fr. Angelus Gentiloni de Monteleone, Guardianus

Guardiano del

rd diMon- loci ffr. mm. de Monteleone ete., dixit, quod dum ipse te-

stis iret ad Civitatem Reatinam ad Capitaneum generalem
pro quadam ambasciata Comunis Montisleonis [c. 47] et

615iret ad locum ffr. mm. de Reate, quod Guardianus dicti
loci dixit sibi: Caveas ne portes licteras In-
quisitoris, quia dictum est hic, quod
Inquisitor fecit processum contra Rea-
tinos.

620 Et dum ipse cum fr. Martino Laurentii de Monte-
leone sotio suo esset in commestione, venit ad eos nota-
rius Reformationum, Sex et Com. Reat. et dixit eis ex
parte dietorum Sex: Statim eatis extra Civi-

tatem, quia dubitatur ne portetis licte-

Sort

AR 4
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 399

6ras dicti Inquisitoris; dietum est enim
in Civitate ista, quod quidam frater de
Monteleone, qui est lector Gonesse, or-
dine minorum, legit Gonesse processum
factum per predictum Inquisitorem con-
680tra Comune Reatinum. et Reatinos, et
quod jactavit se legere in civitate ista;
ideo dubitatur ne vos vel alter vestrum
portetis seu portet dictum processum,
sed si frater ille ivisset et portasset,
recepisset periculum in persona. Et non
permisit eos stare in dicto loco, nec ire ad aliquem
locum Civitatis predicte, et contra eorum voluntatem du-
xit eos ad portam Civitatis cum deceptu, dicens eis quod
duceret eos ad supradictum Capitaneum, ad quem ha-
640bebant et petebant ire si eos recedere oportebat, et quia,
ad efim eraut missi et portaverant sibi lieteras Comunis -
Montisleonis; et dum essent in porta dicte Civitatis, po-
suit ipsos fratres, sc. ipsum testem et fr. Martinum Lau-
rentii sotium suum extra Civitatem contra voluntatem
65»eorum [e. 47 t.].

Et dixit tune dictus not. Custodibus portarum
dicte Civitatis: Cavetote ne isti fratres in-
trent amplius istam Civitatem. Et dictus
not. dixit, quod illa faciebat de mandato predictorum Sex

650dicte Civitatis: et habebat secum dietus not. unum fa-
mulum armatum. Et ipse testis et predietus sotius eius
extra Civitatem sic positi et non potentes reintrare dictam
Civitatem, iverunt extra Civitatem iuxta murum ad aliam
portam, ubi est Castrum dicti Capitanei (1), et volentes

655intrare Civitatem, prohibiti fuerunt propter suspitionem

ne portarent licteras dicti Inquisitoris, et stantes ibi, ta-
men fecerunt quod significaverunt dieto Capitaneo et in-
traverunt ad eum. Et dixit eis dictus Capitaneus de hae

(1) « Prope portam.... versus Gonessam. .. de mandato Capitanei generalis qui est
ibi per Regem, ad quem missi fuerunt » (Dalla deposizione conforme alla presente
di fr. Martino, c. 49 t.).
=—====o==renennzz:

400 i L. FUMI

materia: Fratres, non habeatis pro malo
60hoc, quod factum est vobis, quia Reatini

dubitabant ne portaretis licteras supra-

dicti Inquisitoris de interdicto. Et loquens

cum eis dietus Capitaneus de ista materia, dixit quod

Reatini volebant accusare dictum Inquisitorem de falzo,
669et quod sciebat quod erat falzum e£c., etc.

[c. 48]. — Die predicta. Fr. Martinus Laurentii de
Monteleone ord. mm. (depone conforme alla deposizione
del compagno sud. ).

670
Die xxi mensis septembris supradicti.

Deposizione di
Juzzo, ambascia-
tore del Comune — tine efe., dixit et confessus fuit quod, hoc anno de mense
di Rieti al Co-
mune di Gonessa aeusti preterito ipse Iutius fuit missus ab officialibns
per impedire il

processo 67diete Civitatis Reatine, qui vocantur Sex ad terram

Jutius Nicole de Pendentia, habitator Civitatis Rea-

Gonesse cum licteris officialium et dicti Comunis diete
Civitatis Reatine credentie, sicut ambasciator, et. impo:
suerunt sibi ambasciatam faciendam talem, sc. quod
rogaret eos ex parte officialium et Com. Civitatis predicte
68%Reatine, quod faciat ita, quod fr. Symon Inquisitor pre-
dietus desisteret a processu, quem faciebat contra ipsos
in terra Gonesse, et si non volebat desistere quod face-
rent, quod ipse Inquisitor non faceret in terra predicta
Gonesse processum contra eos, allegando amicitiam intra
685dietam Civitatem [c. 49 #.] et illam terram Gonesse. Et
dietam ambasciatam dixit et confessus fuit se fecisse
Vicario diete terre Gonesse, qui tunc erat, et pluribus
hominibus de ipsa terra Gonesse, predicto mense, et in

predieta terra Gonesse, sed de die non bene recordatur.
Chiede perdono 690
e promette aiu-

tare l’Inquisi- diter postulavit, et in predictis recognoscens humiliter
ore.

Et de predietís ab ipso Inquisitore absolvi misericor-
culpam. Quem dietus Inquisitor videns contritum de
predietis et quod promisit sibi absistere in officio, suo
posse, et ut daret aliis materiam revertendi, absolvit ab
6)exeomunieatione, quam occasione huiusmodi ineurrisset,

et restituit Ecclesie sacramentis, et a predicto excessu
b Altre deposi-
zioni dello stesso.

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 401

absolvit et liberavit, ut per nullum possit de predictis
quomolibet molestari, suis de stando mandatis E. et
ipsius Inquisitoris, ut moris est, per eum corporali prestito
0sacramento super inquisitione predicta, dixit et confir-
mavit omnia que superius continentur per eum confexata
et probata et dicta.
Et dixit, quod, ipso teste presente et vidente
et intelligente, supradietam ambasciatam. fieri per
700Comune, ut supradictum est, procuraverunt d. Jaco-
bus Leopardutii, Cola spetiarius et Angelutius Jotii
de Reate.
predieta, per offitiales dicte Civitatis proihibitum est,

Item dixit, quod ipso stante in Civitate

ex quo supradictus Inquisitor recessit de Reate de mense
710agusti pr. pret. Et positi fuerunt custodes in portis
ipsius [c. 50] civitatis ne lictere dicti Inquisitoris possent
portari et mieti ad dictam Civitatem, et dixit quod ipse
vidit in portis Custodes ad hec positos querentes ne dicti
Inquisitoris lietere portarentur. * Item dixit quod in dicta
"l»Civitate est publica vox et fama, quod per filios Jotii et
d. Jacobum Leopardutii et Colam. spetiarium de Reate
in Inquisitione contenta procuratum est et factum, ne
predietus Inquisitor in predicta Civitate possit in Inqui-
sitionis offieium libere exercere *, et hoc cum officialibus
720ipsius Civitatis dixit fecisse et procurasse, et ad petitio-
nem et procurationem et operationem eorum dixit, quod
officiales predieti hoc fecerunt et prohibuerunt sieut au-
divit diei comuniter, et dixit, ut supra, quod de predietis
est publica vox et fama.
7735 [Interrogatus quid est publica vox et fama, Z7 et
dixit, quod illud quod dicitur comuniter et a maiore
parte gentis.

Actum in ecclesia S. M. in terra Gonisse coram pre-

dicto Inquisitore sedente pro tribunali ad banchum juris,

T9presente fratre Matheo de Planitia de Gonessa et fratre
Petrutio d. Francisci de Spoleto ord. mm. teste ad hec
vocato et rogato, et notario Petro Gualterii de Gonessa
notario ipsius Inquisitoris, anno dom. millesimo ccc.

XXX IIIJ, die xxi; mensis septembris.

Leni e eerie e II M eL aar ra
=

Sira

asi LE

409 L. FUMI

735 Die vir mensis octobris.

Deposizione di Frater Petrus d. Francisci de Spoleto de or. mm.
fr Pietro da Spo- j : Em ct. à de
leto. respondit fratri Symoni Inquisitori supradieto et michi

notario infraseripto, quod ipse, una eum fratre Ludovico

Petri de Monteleone eiusdem ordinis, habita prius lietera.

740de securitate, quam d. Abiamons de Lecto Vicarius Re-
gius in Civitate Reatina et prefato d. Abiamonti presen-
tavit et legit in castro Regio in civitate predicta, pre-
sente fratre Ludovico supradicto licteras ipsius Inquisitoris,
que eidem d. Abbiamonti dirigebantur, in quibus dictus

745Inquisitor scribebat sibi de processibus faetis per ipsum
Inquisitorem contra Comune, officiales et quosdam Cives
predicte Civitatis Reatine, et quod si non parebunt, quod
ipse Inquisitor intendebat ire ad aliquem locum et ibi
procedere ad ultimam sententiam contra eos, et quod,

750licet dolenter faceret, opportebat eum procedere contra
predictos et predictum d. Abbiamontem nisi sibi obediatur,
et predicta aliis forte verbis et pluribus vel paucioribus
in predicta lictera erant in summa et tenore, et hec die
ultima mensis septembris prox. pret. — Item dixit,

755quod ipse de mandato et voluntate predicti Inquisitoris
prefato d. Abbiamonti, d. Jacobo Leopardutii et Ange-
lutio Jotii et uni germano dicti Angelutii dixit et nar-
ravit, quomodo dictus Inquisitor tribus vicibus sono tube
cum [c. 5/] sol'empnitate citaverat et citari fecerat Sex

700diete Civitatis et Comune ip ius in mense septembris prox.
pret. et tres filios Jotii, sororem ipsorum et d. Jacobum
Leopardutii et Colam spetiarium et Berardellum Petroni
de Reate qualibet vice pro primo, secundo et tertio et
perhentorio, et quod eos excomunicaverat ; et Civitatem

7óoReatinam et distrietum eius subposuerat Ecclesiastico in-
terdicto et condempnaverat in pena pecuniaria ; et quod
non restabat nisi ultima condempnationis sententia contra
eos.

Et interrogatus ipse frater Petrus ab eis quomodo
ipse sciebat, AJ. eis et dixit, quod ipse in omnibus presens
fuit quando dictus Inquisitor supradicta fecit contra su-
pradietos, et per hoc inducebat eos quod obedirent Inqui-
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 403

sitori predicto. Interrogatus de loco, A., quod in cap-
pella supradieta castri Regii in Civitate Reatina.

715 Interrogatus de tempore, £., quod pluries et diversis

| diebus, aliquando prima die presentis mensis octubris, et

; : aliquando secunda die eiusdem mensis omnibus supradietis,

et declarando dixit, quod prima die octubris presentes

fuerunt d. Abbiamons et d Jacobus supradicti et predictus

780frater Ludovicus, et secunda die eiusdem mensis presentes

fuerunt in eisdem verbis iterum replicatis predictus d. Ab-

biamons et Angelutius Jotii et germanus eius, supra-

dieta et qualibet die et vice presens fuit frater Ludovicus

predietus. Interr. de presentibus, £., quod presentes

7S»fuerunt omnes supradicti et predictus frater Ludovicus.

Interr. dixit, quod ipse supradictos [c. 57 #.] pro-

cessus dixit et declaravit Guardiano fratrum mm. de

| Reate in orto loci dietorum fratrum de Reate, secundo

| die presentis mensis octubris, presente fratre Ludovico

| 790predicto. Et ipse et supradictus frater Ludovicus tunc

| dixerunt predicto Guardiano, quod dictus Inquisitor, ipsis

presentibus, Civitatem Reatinam et districtum eius sub-

posuerat ecclesiastico interdicto in terra Gonisse. Item

dixit quod supradieti efc., quam etiam predictus Guar-

795dianus responderunt et dixerunt ubi supra, quod processus

predietus ipsius Inquisitoris non valebat, quia non erat

factus in provincia Romana. Et ipse frater Petrus et

dietus frater Ludovicus responderunt et dixerunt, quod

ymmo erat facetus in provincia Romana, secundum divi-

800sionem provincie et assignationem privilegii (?) Inquisi-

tionis dieti Inquisitoris, quia in ecelesia S. Marie de Cruce

in terra Gonisse, que est diocesi Reatina. Item dixit

quod eidem dixit et annumptiavit, quomodo predictus

Inquisitor alia vice dictam Civitatem et districtum eius

Sb»subposuerat ecclesiastico interdicto, ita quod immo dup-

| pliei sententia est interdieta Civitas ipsa cum omni di-

) Strictu, et eius officiales excomunicati etc.
Relazione di Frater Ludovicus Petri de Monteleone dicti ordinis
Ír. Ludovico da
Monteleone. R.... [c. 52], quod ipse de mandato ipsius Inquisitoris

Sl0presentavit priori heremitarum S. Agustini de Gonissa

dal

ei LI. ©

Pit go meta — 1)
do agli ufficiali

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P.

L. FUMI

et archipresbitero S. Xpofori, Vieario Epi Reatini in
terra Gonisse et domp. Raynerio sacerdoti S. Marie
de Cruce lieteras ipsius Inquisitoris publicandas per sa-
cerdotes ex parte ipsius Inqui'sitoris de pronumtiatione,

Slsententia et condempnatione contumaciorum excomuni:
cationis et interdieti et aliarum penarum contra officiales
et Comune et certos nominatos Cives et Civitatem Rea-
tinam, mandans dieto Vicario Epi, quod eos publicet et
per omues sacerdotes sue jurisdietioni conmissos, sicut

820in ipsis licteris continetur, faciat publicari; que lictere
date fuerunt in terra Gonisse die xxvi septembris p. p.
Et predictam presentationem fecit in vigilia dedicationis
Michaelis Arcangeli p. p., presente fratre Ludovico de
Gonissa in dicta terra Gonisse efc.

825 Predicte relationes e£c. facte fuerunt coram ipso
Inquisitore presente fratre Johanne d. Bartholini, fratre
Luca Andrioli et fratre Lucarello Monopoli de Spoleto
or. mm., et me fratre Petro Gilijeti Vitalionis de Spoleto
notario ipsius Inquisitoris die viuit mensis octobris in

830camera ipsius Inquisitoris.

(Dalla 52 t. alla 56 r. sono bianche).

[c. 56]. Die xv mensis septembris 11J Ind.
Frater Symon de Spoleto Inquisitor predictus sedens pro

del Comune, e a S35tribunali ad banchum juris in ecclesia S. Marie de Cruce

donna Contessa.

de Gonessa dioc. Reat., que est mater ecclesia in dicta
terra, actendens quod Reatini prohibent suas licteras,
citationes et mandata portari et fieri eis vel alicui exi-
stenti in Civitate ipsorum, et quod ipsius Inquisitoris
S4numptii ire ad dietam Civitatem non possunt sine peri-
culo personali, ideo imposuit et commissit Vanni Blasii
publico bannitori ez baiulo Comunis Gonesse presenti et
audienti, quod in sua presentia ad predictum banchum
juris publicet et alta voce, sono tube premisso, banniat
8i5et citet
D. Raszantem de Florentia Potestatem,
d. Salamonem d. Monaldi de Bectonio Capitaneum,
Nardum not. Petri de Reate Confalonerium,

T manent PSP
Esecuzione del
bando.

ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 405

Sex Consules artium et Comune dicte Civitatis Reat.
8»9et d. Jacobum Leopardutii, Angelutium, Jacobum, Cec-
chum Jotii, Berardellum Petroni, Colam spetiarium de
Reate, mandando ex parte ipsius Inquisitoris, infra mis-
sarum sollempnia, presente populi multitudine copiosa, eis
et cuilibet. eorum, quod sub pena excomunicationis et
S5eentum fl. auri pro quolibet in personas singulares pre-
dictas, et interdieti et mille marcarum argeuti in civitate
ipsorum predictam et eius districtum [c. 56 £.] ipsi et qui-
libet eorum, in predieta ecclesia S. Marie, infra tres dies
pro primo, seeundo et tertio atque perhentorio termino res-
S60ponsuri inquisitioni quam ipse Inquisitor facit contra eos
et quemlibet ipsorum, eoram ipso Inquisitore debeant per-
sonaliter comparere, alias ad supradictas penas et alias
contra eos, ut procedendum fuerit, procedetur, ipsorum
absentia et contumacia non obstante. Et simili modo
805et forma citet
Contessam uxorem olim Pauli Piscis filiam Jotii de
Reate, quod infra dictum terminum efc. debeat persona-
liter comparere, auditura et secutura in causa et negotio
heresis et hereticalis pravitatis, de qua coram ipso jam
S'0confessionem fecit et habetur in actis Inquisitionis delata
et infamata, que ipse Inquisitor sibi duxerit iniungenda,
alias procedetur efc.
Actum Gonesse in dieta ecclesia, efc. presentibus fr.
Petrutio d. Francisci de Spoleto de o. mm., fr. Johanne
875de Reate de o. S. Spiritus qui in hospitali Gonesse mora-
tur, domp. Raynerio Leonardi et domp. Nicolao Sinibal-
doni de Gonessa test. efc.

Eisdem loco, die et hora et presentibus testibus et
SSÜpersonarum [e. 57] multitudine copiosa, infra missarum
sollempnia post prefationem misse et ante clevationem
Corporis d. n. Jhu Xpi, supradictus Vannes Blasii bau-
nitor et baiulus predietus coram fratre Symone Inquisi-
tore predicto et me notario Petro predicto et testibus su-
885pradietis in iudieio consistens, ipso Inquisitore mandante
et conmictente, fecit publice omnia et singula supradicta,

"M . di
antri e ar mie m ona ii it
L. FUMI

et dieto Inquisitori et michi notario efc. retulit se fecisse,
secundum formam et tenorem dicte conmissionis ec. etc. |

hk: Actum uts. |
D^ — : 890

MED Lm

A S Die xvIny.® mensis septembris predicti.
; (Sentenza di contumacia. Ordine di citazione).

Die xxnuy.? mensis septembris.
p

895 (Promulgazione della contumacia e della citazione.

Die xxvJ.* mensis septembris.
Sentenza di In nom. etc. Nos frater Symon efc. actendens quod
contumacia. :
d. Razzante de Florentia Potestas, d. Salomon de Becto-
90nio Capit., Nardus not. Petri de porta [c. 57 #.] Romana
de super, Confalonerius, Laurenzictus Berardi Laurentii
de Porta Romana desuctus, Angelutius Cistella de Porta

Carcarana de foris, Silvester d. Jannis de Porta Carca-

rana intus, Ceo Stephani de porta Cinciola desuctus et

905Petrutius Jener magistri Claudii de porta Cinciola desu-
per, Cives Reatini, Sex Consules seu priores artium et Co-

| mune Civ. Reate, et d. Jacobus Leopardutii, Angelutius, |
| Jacobus et Cecchus filii Jotii de Ponte, Cola spetiarius, |
3erardellus Petroni Cives predicte civitatis Reate ad re-
?l0spondendum e£c., expectati, non comparuerunt coram no-
bis..., [c. 59] et ipsi supra predictis hominibus de ista
terra Gonesse et Comuni miserunt licteras speciales, ét
| Vicarius Regius terre Gonesse cum quibusdam bonis vi-
ris de dicta terra Gonesse requisiti et rogati et sollicitati
%15a supradictis Reatinis, ut nobis dixerunt, nos efficaciter
rogaverunt, quod ipsi, ut requisiti ab eis specialiter su-
per hoe, ymmo et prefatus Vicarius terre Gonesse et no-

v

tarius Gualterius Rogerii de ipsa terra Gonesse facti am-

dos basciatores a Comuni Gonesse fecerunt, ut inter ipsos
9?0Reatinos et nos e interponerent in predictis et de nostro
beneplacito ad dietam Civitatem Reat. et ad Comune i
ipsius et supradictos et inquisitos accesserunt ad tractan-
dum cum eis, eos ad mandata nostra ymmo apostolice:
reducere eorum querentes comodum et salutem, ut rela-
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 407

95tione veridica nobis constat supradietum etiam nostrum
processum contra predietos inquisitos pluribus et poten-
tibus de dicta Civitate Reate, etiam in congregatione sol-
lempni cleri et populi de diversis terris et diocesis, etiam
de Reate et eius districtu, ibi fuerunt aliqui in magna

930multitudine congregata, nos in predicatione verbi dei pu-
blice declaramus, numptiamus et prediximus seriosius
et aperte et de tractatua super predictis de ipsa Civitate
Reate lieteris, et verbalem jam habuimus responsionem.
Et si ipsi vellent dicere se nescire, non possunt, nec sunt,

935nec essent audiendi, tum quia sciverunt et scire potue-
runt et potuerant [c. 59 #.] tum quia ipsi prohibuerunt
et prohibent minis factis portarum custodiis, comminatis
perieulis, pravis studiis, iussione, oceasione, promissione
et procuratione, directe et indirecte prohybitum est et etiam

940prohibetur cum omni sollicitudine et cautela, ut vere
constat et dignoscitur esse notum, ne citationes, conmis-
siones officii, executiones, actitata, lietere et mandata no-
stra ad eos et predictam Civitatem Reatinam mieti possint
aut intromicti aut presentari, nec fieri, nec portari.

945 Et quia dignum non est, ut ipsi de malo et tam per-
nitiosis excessibus et fraudolentiis valeant comodum con-
sequi vel habere, et per eos, quantum in eis fuit, stetit,
quominus supradicta omnia eis portata fuerint et etiam
presentata, ideo supradietos omnes et singulos et supra-

950dietum Comune Reate inquisitos et citatos, et, ut supra
dieitur, requisitos et misericorditer expeetatos pronuntia-
mus contumaces, et penis et multis in supradictis cita-
tionibus et mandatis contentis et comminatis merite fe-
riendos decernentes, auctoritate Sed. apostolice nobis con-

955missa et nostri officii qua fungimur, et omni modo, iure
et causa, quibus melius possimus, in favorem fidei et ho-
dium heresis et faütorie ac defensionis hereticorum et
Scelerum eorumdem; et ut predicte licet enormitates et
presumptiones dampnabiles nonfiant delinquendi et si-
900milia actentandi aliis [c. 67] occasione vel exemplum,
et ut ex procuratis per eos retardatione justitie contra
hereticos et eorum fautores, defensores et receptatores et

TED HAE OT GAB CI

P

M e
ETTI IN mE i I

408

-L. FUMI

impedimento commissi nobis Inquisitionis officii non pos-
sint hereses crescere et libere pullulare, contra eos et
965eorum quemlibet et dictum Comune Reatinum in supra-
. dieta Inquisitione et de contentis in ea et eis annexis et
connexis esse, mediante justitia, procedendum et procedi
debeat ac si supradieta nostra mandata et citationes et
processus fuissent eis personaliter presentata, et quantum
?/0de jure potest fieri et procedi, eorum absentia et contu-
macia non obstante, et quod ad supradicta facienda et
assignanda non sint amplius expectandi, nec etiam au-
diendi.
Et eadem auctoritate Sed. apostolice et dicti nostri of-
9U7»fieii et omni modo et jure et causa, quibus melius possu-
mus, ut ipsi de suis contumaciis et inobedientiis et re-
bellionibus non valeant gloriari, canonica monitione pre-
missa, in hiis scriptis omnes: et singulos supradictos
inquisitos, citatos et contumaces, et predictum Comune
SS0Reatinum propter eorum contumacias et inobedientias et
quemlibet eorum ad penas et multas contentas in ipsis
citationibus et mandatis, vid: ad penas excomunicationis
et centum fl. auri singulares personas et officiales pro
quolibet [c. 67 #.] et interdieti et mille marcharum ar-
‘genti Civitatem ipsam Reatinam et eius districtum senten-
tialiter condempnamus, e£c., reservantes nobis potestatem
et auctoritatem supradictas penas et niultas et sententias
mitigandi, minuendi, augendi, tollendi, suspendendi et
in alias permutandi, prout nobis videbitur expedire, ju-
990stitia mediante.
Causa, modo, auctoritate et condictionibus supradi-
etis Contessam q. Pauli Piscis efc. citatam et requisitam...
et non parentem.... pronuntiamus contumacem et penis....
vid. excomunicationis et centum fl. auri.... pronuntiamus
995publice subiacere. Dompnum Johannem Petrignani de
Reate non comparentem in termino sibi dato pronun-
tiamus contumacem et penis et multis in ipsis citationi-
bus contentis merito feriendum.
Lata, data ete. Ego qui supra Phylipputius Johannis
l000efe, Ego not, Gualterius efc.
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. i 409
da H1 a
bij m
Consilio dato [c. 63.] In nom. etc. an. p. M. ccc. xxxm etc. die
dal collegio del ;
S. Utfizio.

XXJ,* mensis octubris. Convocatis et congregatis venn. et
honestis religiosis clericis et laycis, sapientibus et juris-
peritis infraseriptis de mandato ven. et honesti et d. fr. Sy-

1000monis efc. Inquisitoris e£c. in eeclesie S. Francisci de

28
Viterbio coram supradicto d. Inquisitore ibidem pro tri-
bunali sedente ad. infrascripta :
D. Maetheo. priore E. S. Angeli et Vicario d. Viter-
bien. Epi i
1010 —Archipresbitero maioris ecclesie S. Laurentii Viterbien.
Archipr. S. Sisti
D. Mactheo priori S. Macthei de Suresa
D. Petro priore S. M. nove
D. Falcone priore ecclesie S. Luce
105 Presbitero Marcho ) gi È ces
: Canonieis ecclesie S. Sisti
presb. Nicolao (
yresb. Nicolao 52 È :
| Canonicis eeclesie S. Angeli
presb. Jacobo \
presb. Mactheo canonico S. Maethey
1020 ^ presb. Ventura canonico ecclesie S. M. nove
d. Lemmo Jud. de Balneoregio | Iudieibus Manni
E : Potestatis Civit.
d. Andrea de Viterbio Viterb. perS. R. E.
[c. 63 t.] d. Raynerio de Alexandrinis |
d. Rucchisciano d. Ebriaci Iudicibus le-
1025 È ‘gum doctoribus
e d. Petro Angeli \ de Viterbio.
d. Azzone Bartholomei /
Fr. Angelo de Monteflascone guardiano fr. mm. de

Viterbio

Fr. Raymundo de Sezza, lectore predieti loci de

10350Viterbio
Fr. Marcho de Viterbio )
| de ord. mm.
Fr. Petro de Monteflascone |)

Fr. Nieolao de Corneto vicario conventus frr. predd.
| de Viterbio
( UH Fr. Fide de Monteflascone eiusdem loei sotius.
Fr. Petro de Urbeveteri | ord. Heremitarum
Fr. Dominico de Viterbio ( S. Augustini de Viterbio.
du 410

L. FUMI

Fr. Thoma de Veteralla
Fr. Nicolao de Viterbio |
Fr. Martino de Burgo S. Sepulcri | ord. S. M. de Veritate
Fr Petro de Viterbio (de Viterbo —
Fr. Nicolao de Urbe priore ecclesie S. Petri de Castan.
de Viterbio

Fr. Paulo de Gualdo

ord. S. M. de Carmino.

1040

N

1045 3 xl fratres eiusdem
Fr. Andrea de Florentia ; RE
Fr. Petro de Viterbio
Magistro Matheo magistri Johannis notario de Vi-
terbio.

10:0 Prefatus Inquisitor distinte et aperte legit publice
predictis omnibus tunc ibidem presentibus et audientibus
inquisitionem per eum formatam contra Paulum Zoppum
de Carcere de Reate et quasdam alias personas, respon-
sionem et confessionem factas per ipsum Paulum coram

l»»Inquisitore et responsionem et confessionem factas per
Contessam [c. 64] uxorem q. Pauli Piscis et filiam Jocti
de Reate, et actestationes et dicta contra dictos Paulum
et Contessam, et processum factum per ipsum Inquisi-
torem contra officiales et Comune et quosdam Cives

lCivitatis Reatine de impedimento officii ipsius et fautoria
et defensione hereticorum, tacitis semper predictis per-
sonis et dicta Civitate.
Super quibus omnibus prefatus Inquisitor petiit ab
eisdem omnibus supradictis dominis particulariter et di-
l0 visim interrogatis per ipsum Inquisitorem, astringendo
predictos omnes et singulos super predictis in virtute
sanete obedientie et sub pena excomunicationis ad fide-
liter consulendum quid et qualiter et quomodo per ipsum
Inquisitorem agendum esset consilium sibi dari.

1070 Primo. — Qui domini supranominati, sapientes, juri-

speriti, prelati, clerici et religiosi et layci unanimiter et con-

corditer, excepto infrascripto, oraculo vive vocis, consu-

Iuerunt prefato Inquisitori, auditis et recollectis per eos

omnibus supradictis, quod Paulus Zoppus predictus et
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 411

1075predieta Contessa Jotii sunt per ipsum Inquisitorem ut
heretici condempnandi.

Secundo. — Omnes supradictis, nemine discordante,
consuluerunt, quod prefatus Inquisitor contra predictos
officiales et Cives Reatinos impedientes officium suum

10$0procedat, sicut contra fautores hereticorum, secundum
canonicas santiones, et citari faciat eos [c. 64 £.] et ter-
minos eis assignari faciat perhentorios per edietum poni
faciendum in foribus alicuius ecclesie alicuius Civitatis vel
loci, ubi dieto Inquisitori videbitur expedire, vel adponi

1085faciendum in porta Civitatis Reatine vel in aliquo loco
dicte Civitatis vel prope, ut melius poterit, et in edicto
fiat mentio de processu facto contra predietos per ipsum
Inquisitorem, et terminis elaxis, quod procedat ad sen-
tentiam contra eos, ipsorum absentia et contumacia non

1090obstante.

Frater Raymundus de Sezza lector loci frr. mm. de
Viterbio supradictus consuluit in predictis omnibus ut
alii supradicti, excepto quod ipse dixit, quod super facto
prediete Contesse volebat plenius deliberare et videre

1095utrum esset ut heretica condempnanda.

Die xxvJ mensis octobris.

Tune du. In nom etc. Nos fr. Symon efc. visis, consideratis et
IDEE oos on diligenter inspectis plurium fide dignorum relationibus,
tadini di Rieti 1100attestationibus et licteris habitis et receptis per nos spe-
cialiter super hoc, scilicet quod ad Civitatem Reatinam

non possunt citationes et mandata nostra seu nostre lic-

tere adportari, neque in dieta civitate existentibus pre:

sentari sine portantis periculo personali, et quod nostri

llofamiliares et numptii in dicta Civitate non possuut que

eis per nos imponuntur et que ad nostrum Inquisitionis

spectant officium Libere exercere, habita nichilominus

pluries certa de hoc probationis experientia per nos ipsos,

ut in tante pravitatis Inquisitionis negotio non possit

lll0ópstaeulum interponi, et illi quorum opere, occasione, stu-

diis et pravis conatibus supradicta impedimenta prestantur

et dampnabiliter procurantur de tam pernitiosa presum-
M

412 L. FUMI

ptionis audacia comodum non reportent, et fides cattolica
prosperet nostra, hereticorum et ipsorum receptatorum,

li5fautorum et defensorum fraudolentiam et detestabilem
violentiam providere de opportuno remedio cupientes,
matura et diligenti deliberatione habita super hoc, au-
ctoritate Sed. Apostolice nobis conmissa et nostri prefati
officii, qua fungimur, et cum modo iure et causa, quibus

1120melius possimus, Xpi nomine invocato, pro tribunali seden-
tes in ecclesia S. Francisci de Viterbio pronuntiamus etc.
quod contra Civitatis Reatine prediete cives, officiales,
habitatores et in ipsa Civitate existentes procedi possit
et debeat ctc.

1125. Lata etc.

[c. 65 t.] Lettere monitorie dell’ Inquisitore ai Sei di

Rieti — Vestram querentes salutem et non ruynam efc.
— Ottobre 27. |

1133 [e, 68] Mandato fatto a Federico de Murico, citta-
dino Reatino, potestà di Orte e ai giudici, notaro e fa-
miliari di lui da Rieti e a chiunque reatino esistente in
Orte, di publicare le lettere contro i Reatini — Ottobre 28.

1135 — [e. 68 #.] Lettere monitorie a Contessa di Jozzo —
e ordine al banditore di presentazione delle medesime.
[c. 71 t.] Relazione della eseguita presentazione fatta

dai nunzi — Novembre 2.
1140 — [e, 73] Parere di tre giudici di Viterbo sulla lega-

lità degli atti precedenti — Novembre 2.

Ind. rr, mens. februarii die xxVIIJ.
, Testimonianza Frater Franciscus Vannis de Assisio, fraticellus, habi-
di fr. Francesco È
1 XP. , 45 : T . PU : "dis
m. anne d'As-ll4ator in uno loco prope Tibur, in territorio Cole Comitis,
constitutus coram religioso viro d. fr. Symone Inquisitore
heretice pravitatis, iuratus stare mandatis d. n. pp. Jo-
hannis xxiJ et ipsius d. Inquisitoris et successorum eius
in dieto officio, interrogatus si scit aliquid, quod sapiat

1150heresim, /., quod non, nisi quod audivit a frati-

ENUDEIRENEEEINE ZROIRPDREMUF Me qmm m es iii eL
ERETICI E RIBELLI NELL’ UMBRIA, ECC. 413

115>cellis de paupere vita in pluribus locis conversando cum
eis, quod dietus papa Johannes non est papa, sed nominant
eum Jacobum de Caturcho et dicunt (audivit ab eis plu-
ries), quod dictus d. papa Johannes amputavit capud vite
Xpi, quia cassavit fraticellos et quia fecit decretalem quod

1160Xpus habuit in proprio et comuni, quod ipse est hereti-
cus; et dixit quod audivit ab eisdem, quod habetur una
profezia, quod E. R. est faeta meretrix, et ad hoc ut possit
melius fornicari, transivit ultra montes, et etiam quod si

. ipse papa Johannes absolveret eos a peccatis eorum, ipse
1165non haberet fidem, nec etiam si ligaret eos; et dixit quod
similiter audivit ab eis, quod nos qui vocamus fratres mi-
nores ab E. non sumus fratres minores, sed ipsi fraticelli
sunt [c. 75 £.] vere fratres minores.
* Item interr. si credidit testis predictis 77., quod sic.

I7 Interr. quanto tempore credidit, 7., quod stetit diversis
mensibus et interpellatis inter ipsos fratricellos, forte, per
quinque annos, et per dictum tempus in diversis locis
audiens frequenter supradicta ab ipsis fraticellis, cum
quibus stabat, credebat et credidit supradicta.

1175 Interr. si fecit professionem aliquam, £., quod rece-
ptus ab ipsis fraticellis et inductus ab eis, promisit ser-
vare regulam et testamentum b. Francisci, jurando ad
saneta dei evangelia super altare et super regulam su-
pradictam in manu fratris Pauli de Assisio, qui est vel

1180dicitur minister provincialis in provincia b. Francisci
inter ipsos fratricellos de paupere vita.

Interr. de tempore Z., quod sunt forte my. anni,
sed cum eis fuerat aute per plures annos.

Interr. de loco, Z., quod fuit in loco S. M. de Ra-

IlS5pichiano in territorio Spelli, dioc. Spoletane.

Interr. quis est generalis eorum, Z?., quod est frater An-
gelus Clarani de Fossabruno, qui aliter fuit vocatus frater
Petrus de Fossabruno.

Interr. quomodo scit quod dictus frater Angelus sit

1190