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Fasorcoro I-II (n. 59-61).

BOLLETTINO

DELLA REGIA DEPUTAZIONE

DI

STORIA PATRIA

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ANNO XXIII.

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& VOLUME XXIII.

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DION. D' ALICARN. Art. Rom. I, 19.

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PERUGIA
UNIONE TIPOGRAFICA COOPERATIVA
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Nel dare alle stampe questo volume, con un ritardo che

1 nostri soci e lettori vorranno perdonarci, perchè esso ebbe

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il nostro pensiero va anzitutto a coloro che, dal Re al più

a causa principale negli straordinari eventi degli anni decorsi,

modesto cittadino, col consiglio e con l'opera, coi sacrifici e
col sangue prepararono e conseguirono il trionfo della Patria
nostra.

E questo pensiero, che è di gratitudine profonda e di

reverenza affettuosa, più specialmente si rivolge, in una cordiale

intimità che amiamo dire domestica, a quelli fra i nostri colle-
ghi, che ebbero la ventura di essere soldati d' Italia e di com-
battere per la sua difesa o trepidarono e piansero per la sorte
di persone a loro caramente dilette.

Ora che la pace torna ad arridere al mondo, riprendiamo
gli studi austeri e tranquilli, ricerchiamo nelle antiche, gloriose
memorie di nostra gente le ragioni prime della fulgida vittoria,
rafforziamo in quei ricordi il proposito di portare il nostro mo-
desto, ma assiduo contributo a questo superbo rifiorire della
secolare vita italiana. |

Come d'olt' Alpe tornano a noi i tesori d'arte e i pre-
ziosi documenti storici che l'invidia e la prepotenza dei bar-
bari ci avean tolto, così si rinnovelli nei nostri animi la co-
scienza della nostra passata grandezza e si riaffermi la fede
incrollabile in una ascensione della Patria a sempre maggiori

destini.

Perugia, Dicembre 1918.

LA REDAZIONE.

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ATTI DELLA R. DEPUTAZIONE

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ADUNANZA DI CONSIGLIO
tenuta nella sede della R. Deputazione
presso la Biblioteca Comunale di Perugia

il giorno 11 novembre 1916

Sono presenti i Signori:

ANSIDEI conte dott. cav. VINOENZO, Presidente — TOMMASINI-
MarTIvOOI prof. cav. PrETRO, Vice-Presidente — BELLUCCI comm.
prof. GrusePPE — BLASI prof. ANGELO — CUTURI prof. cav. avv.
Torquato -- DEGLI AZZI-VITELLESCHI cav. uff. dott. GIUSTINIANO
— FaLOCI PULIGNANI mons. MICHELE — MAGHERINI-GRAZIANI comm.
GIOVANNI — MANASSEI conte comm. senatore PAOLANO — MORINI
dott. cav. ADOLFO — TENNERONI prof. cav. ANNIBALE — BRI-
GANTI dott. FRANCESCO, Segretario.

Hanno inviato la loro adesione i signori:

Fumi gr. uff. Lura1 — Dr CAMPELLO DELLA SPINA conte comm.
PaoLO — FILIPPINI prof. cav. ENRICO.

Si apre l'adunanza alle ore 10 ant.

Il Segretario legge il verbale della precedente adunanza,
che viene approvato. | |

Il Presidente comunica che si é creduto opportuno riu-
nire in quest'anno non solo il Consiglio, ma anche l'Assem-
blea generale dei soci. Quantunque perdurino le circostanze
eccezionali, che avevano nell’ anno decorso consigliato di non
indire l' assemblea, tuttavia si è stimato opportuno farne la

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convocazione anche per addimostrare che il presente stato
di guerra deve a nostro avviso interrompere il meno possi-
bile l'andamento normale della vita della Nazione.

Il Presidente ricorda che nell'adunanza dello scorso anno
dovevano eleggersi tre Soci ordinari, in sostituzione dei
defunti Sordini G., Sealvanti O., Nicasi G. Rimasero però
eletti due soli Soci ordinari nelle persone dei sigg. Manas-
sei conte comm. Paolano e Morini dott. cav. Adolfo; quindi
ora il Consiglio deverrà ad un'altra designazione per com-
pletare il numero dei 20 soci ordinari, di cui si compone il
Consiglio medesimo. Si avverte che a questa votazione pren-
dono parte i soci ordinari Di Campello P., Filippini E.,
Fumi L. i quali, valendosi del diritto concesso dall art. 15
dello Statuto sociale, hanno inviato la.loro scheda in busta
chiusa, e cosiil numero dei votanti é di 15. Vengono scelti
a scrutatori i soci Blasi A. e Magherini G.; la votazione
procede a schede segrete e, fatto lo spoglio, risulta eletto
a socio ordinario il prof. don Pio Cenci.

— Si prende quindi in esame il conto consuntivo 1915
presentato dal Segretario-Economo dott. Briganti, e si ap-
provano le analoghe risultanze, previa lettura di un accu-
rato rapporto dei Sindacatori prof. A. Blasi e dott. A. Tei.

— Viene poi data lettura del preventivo per l’anno 1917.
Il socio Degli Azzi-Vitelleschi raccomanda un aumento di fondi
per le trascrizioni dei documenti ed il Presidente risponde
che si aumenteranno in proporzione alle entrate. Non essen-
dovi altre osservazioni in proposito, il preventivo 1917 viene
ad unanimità approvato. |

A. Sindacatori per l'esercizio 1916 vengono ad unanimità
eletti i soci prof. A. Blasi, dott. A. Tei e Magherini-Graziani
comm. G.

— Nomina di soci. — Indi la R. Deputazione provvede
alla designazione dei nuovi soci, secondo le varie categorie,

da portarsi all'Assemblea generale per la necessaria con-
ferma. E

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bu proposta del socio prof. comm. G. Bellucci viene
nominato ad unanimità quale socio onorario il comm. avv.
SALVATORE FRATELLINI; sono pure con voto unanime procla-

gn soci onorari S. E. PAoLO BosELLI e S. E. FRANCESCO

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RUFFINI.

Sono poi designati a Soci corrispondenti: LUCCIOLI prof.
dott. ATTILIO — MISCHI prof. GIOVANNI — ROBIONY prof. EMI-
LIO — BATTISTINI dott. MARIO — GALLI prof. cav. EDOARDO;

a soci collaboratori: BANDINI conte CARLO — CASTEL-
LUCCI canonico prof. ANTONIO — LEONETTI- LUPARINI co-
lonnello BENEDETTO — RANIERI conte dott. EMANUELE —
RICCIERI don ASCENSO — NicasI dott. EMILIO — GIUSTO p.
EGIDIO O. F. M.;

a soci aggregati: MELOHIORI prof. dott. ENRICO — DE
ANGELIS don PrETRO — BALDETTI S. E. mons. MICHELE Ve-
scovo di Cortona — FERRERO dott. cav. DOMENICO -— CIA4-
NETTI dott. ENEA — GIROLAMI avv. comm. GIROLAMO —
BoNDI ing. NAZZARENO — CIANI ing. VINCENZO — SATOLLI
don ERCOLE — PERELLI cav. CIRO — MoRI rag. ALBERTO —
GORETTI avv. cav. ALDO — CALZONI avv. UMBERTO.

— Il socio G. Bellucci propone che la Deputazione, ol-
tre che agli studi di storia medievale, s’interessi anche a
quelli del patrio risorgimento, e non manchi di raccogliere
pubblicazioni riferentisi all’ attuale guerra. Il Presidente, ac-
cettando la proposta del comm. Bellucci, dice che per
quanto riguarda l'attuale conflitto sono state inviate ai soci
delle circolari, invitandoli alla raccolta dei documenti e delle
notizie che alla guerra si riferiscono.

Dopo di che l'adunanza è sciolta.

IL PRESIDENTE

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Il Segretario
F. BRIGANTI.

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ASSEMBLEA GENERALE
tenuta in Perugia il giorno 11 novembre 1916

. nella Sala Consiliare del Comune gentilmente concessa

Sono al banco della presidenza il conte dott. cav. VINCENZO
ANSIDEI Presidente, il prof. cav. PrETRO TOMMASINI- MATTIUCCI
Vice-Presidente e il dott. FRANCESCO BRIGANTI, Segretario.

Sono presenti i Soci:

Comm. GIOVANNI MAGHERINI-GRAZIANI — Cav. uff. dott. GIUSTI-
NIANO DEGLI Azzi march. VITELLESCHI — Conte senatore PAOLANO
MANASSEI — Prof. cav. Torquato CuTURI — Mons. MICHELE FALOCI
PULIGNANI — Prof. cav. ANNIBALE TENNERONI — Prof. ANGELO
BLASI — Cav. dott. ApoLro MoRrINI — Prof. cav. ALFREDO SA-
vioTTI. R. Provveditore agli Studi — Conte comm. LuorANo VA-
LENTINI — Comm. arch. DANTE VIVIANI — Dott. ALBERTO TEI —
Prof. Pier GAETANO PossENTI — Prof. cav. UGo TARCHI — Cav.
dott. Guipo PRAMPOLINI — Cav. GruLIO BALDACCINI — Dott. RAF-
FAELE BELFORTI — Prof. PERICLE PERALI — Prof.. Lure: Gino
MARTELLI — Don MauRO PIERLEONI O. S. B. — Ing. cav. ETTORE
LOCCATELLI — OTTAVIANI ODOARDO. |

Hanno inviato la loro adesione il R. Prefetto comm. SERI, ed
i soci conte P. DI CAMPELLO, prof. cav. E. FILIPPINI, prof. AR-
MEI, dott. ANGELINI. :

Il Sindaco di Perugia conte comm. Luciano Valentini
prende primo la parola per salutare i presenti, eletta ac-
colta di studiosi, e si dice lieto di offrire loro ospitalità. E ne
è ben lieto anche perché sa che in quest'ora, mentre nes-
suna Associazione, nessun Sodalizio puó non tener rivolto
il pensiero alla grande prova che sta superando l’Italia, la
benemerita Deputazione Umbra di Storia Patria pur essa si
interessa a raccogliere quei documenti e quelle testimonianze,
da cui un giorno potrà ricostruirsi nella sua luminosa gran-

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dezza la nuova storia che la nazione sta scrivendo in pa-
gine di eroismo e di gloria. Termina invitando a volgere
un pensiero reverente a chi combatte per le maggiori for-
tune d'Italia e anzitutto un omaggio, nella ricorrenza del
suo giorno natale, al Sovrano, vivente simbolo della Patria
e suo primo soldato.

Unanimi applausi accolgono le parole del Sindaco.

Quindi il Presidente conte Ansidei si leva per ringra-
ziare il Sindaco della concessa ospitalità, addimostrante an-
cora una volta la liberale tradizione del Comune di Perugia,
e si associa nel saluto al Re, proponendo di inviare questo
telegramma che è approvato per acclamazione dai coadunati ,

A S. M..il Re
Zona di guerra.

Alla Maestà Vostra, che l'Italia prosegue di devoto affetto per-

ché in Voi vede l'assertore e il vindice delle sue fulgide tradizioni, .

manda un reverente saluto la R. Deputazione Umbra di Storia Patria
oggi Vostro genetliaco riunita in assemblea generale, traendo dallo stu
dio delle antiche memorie l'augurio di sempre maggior gloria italica.

Presidente Ansidei.

Il Presidente comunica anche che è stato inviato a Pa-
squale Villari, del quale testé si è festeggiato il novantesimo
natalizio, il seguente telegramma augurale :

S. E. Pasquale Villari
Firenze.

Soei R. Deputazione Umbra Storia Patria riuniti annuale adu-
nanza inviano venerato Maestro decoro storici studi reverente saluto,
augurandosi poter plaudire ancora lunghi anni sua giovanile mirabile
operosità consacrata sempre incremento cultura nazionale.

Presidente Anszdei.

Quindi il Presidente fa la seguente relazione sui lavori
compiuti nel biennio 1914-1915:

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X Egregi signori e consoci,

Sono corsi tre anni da -che non si è tenuta l'assem-
blea generale di questa Deputazione, e voi che al no-
stro Istituto date l’opera vostra, lo sostenete coi vostri
consigli e coi vostri contributi, e ne accrescete il lustro
col vostro nome, non avete avuto modo di essere infor-
mati sull’attività esercitata dall’ Istituto medesimo dopo
che l’egregio collega Prof. Pietro Tommasini-Mattiucci,

con la squisita garbatezza di forma e con l'alta compe-

tenza nei nostri studi che gli son proprie, vi aveva nel- .

l'adunanza del 22 Sett. 1913 in Narni discorso di quanto
la R. Deputazione aveva fatto sino all’ anno allora in
corso: talché a me oggi spetta di parlarvi dell'opera no-
stra negli anni 1914 e 1915.

Prima però di accingermi a ciò consentitemi che io
vi porti anche a nome dei colleghi del Consiglio il no-
stro saluto cordiale, e che questo saluto io porga .spe-
cialmente agli egregi che mi hanno preceduto nella pre-
sidenza, cioè al Comm. Fumi, che, fondatore e primo
degnissimo capo della Deputazione, la prosegue tuttora
del suo affetto operoso, come ha dimostrato anche testè,
venendo nei giorni scorsi da Milano a Perugia per pren-
der parte ad una riunione dell’ufficio di Presidenza e
della Commissione delle pubblicazioni; al Conte Paolo
di Campello, che offre esempio di benefica operosità
intellettuale sino alla più tarda vecchiezza e per la cui
preziosa salute facciamo voti fervidissimi, e al Comm,
Magherini- Graziani, benemerito anch'egli della Depu-
tazione e de’ nostri studî per molti titoli, ma sovratutto
per le sue geniali pubblicazioni di storia dell’arte, pre-
gevoli, oltre che per il loro contenuto, anche per la
ricchezza della veste tipografica e delle numerose illu-
strazioni.

Pur troppo questo saluto io non posso porgere al
mio predecessore immediato, al Prof. Scalvanti, rapitoci
da morte troppo presto, mentre ‘consacrava ai nostri

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lavori tutte le energie del suo forte e versatile inge-
.gno e della sua anima innamorata del buono e del
bello; rendo però, nella certezza d’ interpretare anche
il pensiero di voi tutti, alla sua memoria venerata e cara

l'omaggio del nostro affetto e della nostra gratitudine.

Negli straordinari ‘eventi, ai quali assistiamo e più

o meno direttamente tutti partecipiamo, è a ricercarsi
la causa della ritardata convocazione di questa Assem-
blea generale; ma ora è parso al Consiglio della R.
Deputazione che fosse di fronte a voi doveroso il ren-
dervi conto dell’opera compiuta anche fra le gravi ed
ansiose cure della guerra, e che fosse altresì determina-
zione opportuna ed ispirata a patriottici sensi il dimo-
strare, col ritorno ai nostri annuali convegni, che la in-
defettibile fiducia nel trionfo della nostra buona causa
fa sì che l'animo nostro non sia, per timori inconsulti
e per. eccessive preoccupazioni, distolto dall’ attendere
alle arti della pace anche in mezzo al fragore delle armi
e dall’ attingere allo studio del gloriosissimo passato
d' Italia le energie indispensabili a preparare alla nostra
patria diletta un sempre più fulgido avvenire.

Nei due anni decorsi la nostra Deputazione ebbe a
subire amare perdite: già ho fatto cenno di quella del
prof. Oscar Scalvanti, ma essa non fu la sola, chè le
morti, tutte pur troppo immature, di Cesare Fani, di
Giuseppe Sordini, di Giuseppe Nicasi ci furon cagione
di dolore vivissimo. Gl' illustri soci defunti furono com-
memorati nel nostro Bollettino; dello Scalvanti e del
Nicasi scrisse con cuore di discepolo e d’amico il dott.
Giustiniano Degli Azzi, del Sordini furono ricordate
le molte benemerenze. pubblicando il discorso che in
onore di lui pronunciò nel Consiglio Comunale di Spo-
leto 1’ illustre comm. Salvatore Fratellini, di Cesare
Fani io stesso dettai un breve elogio con affetto de-
voto, ma non certo in modo adeguato ai molti e grandi
meriti dell’ Estinto. Ed il nostro rimpianto va anche al
socio Enrico Farina, morto in giovanissima età, quando

Aveva già dato saggi pregevoli della sua valentia e

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quando, con la pubblicazione e la illustrazione da lui
curate per il nostro Bollettino degli Statuti di Casti-
glione del Lago del secolo XIV, aveva fatto sorgere in : T

tutti noi la fondata speranza che egli sarebbe stato uno !
«dei nostri più assidui collaboratori; del giovane egregio 1 D

strappato troppo presto all'amore della famiglia e al
culto degli studi tratterà nel Bollettino il socio. prof. D.
Luigi Piastrelli.

Il Consiglio della Deputazione ha decretato che dei m
ire soci ordinari Nicasi, Scalvanti, Sordini sia tenuta la |
commemorazione in una solenne adunanza, e alla deli-

' berazione sarà dato corso non appena i tempi saranno
più propizi a pubblici convegni. i

Pagato questo tributo ai nostri poveri morti, è mio
compito annunciarvi che in surrogazione dei tre soci
:ordinari defunti furono, su proposta del Consiglio pre- FO
sentata nell'adunanza del 21 novembre 1915 e sanzio- A^ ;
nata poi per decreto luogotenenziale, prescelti il sena- NS
tore conte Paolano Manassei e il dott. cav. Adolfo Mo-

#8 rini, e che ad occupare il terzo posto vacante il Consi-
glio ha oggi stesso deciso di proporre alla sanzione so-
vrana il nome del prof. canonico D. Pio Cenci.

Non è a dubitare che la operosità e la dottrina di
questi egregi chiamati a far parte del Consiglio faranno
sentir meno dolorosamente le conseguenze delle perdite
sofferte.

Ed ora passo a intrattenervi sulle pubblicazioni so-
ciali.

Il lavoro, col quale si inizia il vol. XX (annata 1914)
del Bollettino è dovuto al socio D. Pio Cenci ed.é una
pregevole raccolta de Le iscrizioni medioevali e della
rinascenza di Gubbio e suo territorio dal secolo XI alla
prima metà del secolo XVI. Le più di dette iscrizioni i AS
sono inedite e presentano vivo interesse per -la storia E
artistica, civile e religiosa di quella città. Alla raccolta,
nella quale il Cenci con giusto criterio ha compreso le

iscrizioni dello storico Monastero dell'Avellana apparte-
nente alla Diocesi eugubina fino ad un secolo addietro,

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riverberati, è di corredo un utilissimo indice dei luog h
e delle famiglie, cui si riferiscono o presso cui trovansi
le iscrizioni.

Alla raccolta del Cenci tien dietro un articolo di
D. Pietro Pirri su I nobili d' Alviano feudatari nella
montagna di Spoleto. Il lavoro, che è arricchito di do-
cumenti tratti dagli archivi comunali di Sellano e di
Norcia e da quello parrocchiale di Fematre di Visso
mentre illustra le vicende della famiglia, dalla quale
discese il famoso condottiero Bartolomeo d' Alviano e
che su questo territorio conservò il dominio fino agli
inizi del secolo XV, porta nuova luce sulle lotte fra i
signori d'Alviano e i Comuni di Camerino e di Spoleto
e sulle norme che disciplinavano i rapporti di quei feu-
datari coi loro vassalli.

Di Mons. Faloci Pulignani si leggono poi le noti-
zie biografiche de I Priori della Cattedrale di Foligno da
Pietro degli Atti, che fu Priore prima del 1078 fino a
Girolamo Poggi, che lo fu dal 1646 al 1649; questi cenni
biografici costituiscono un notevole materiale per chi
si accingesse a scrivere la storia della Cattedrale di Fo-
ligno e del suo Capitolo.

Le notizie erano state condotte da Mons. Faloci
fino all'anno 1914, ma poichè le esigenze di un perio-
dico non consentirono la pubblicazione nel Bollettino

di tutto il lavoro, l'autore ne ha curato la intera edi-

zione in un volume a parte.

Alla infaticabile operosità dello stesso Mons. Faloci
andiamo poi debitori di altro articolo I medici di Fo-
ligno e l’Università di Perugia »; articolo, che onora
Foligno « quae semper doctissimos ingenioque subtili
praeditos medicos aluit » ed il celebre Studio perugino.

Le notizie più antiche, riferentisi ad un « Landulfus
medicus » che figura in un atto del 1186, e ad altri 12
medici folignati, che fiorirono sino ai primi anni del se-
colo XIV, furono al Faloci fornite dall' Archivio di Sasso-

vivo; da quei lontani tempi l'A. che al celeberrimo Gen-

nonchè le firme apposte da M.° Giorgio ai suoi piatt

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tile da Foligno consacra parte delle sue ricerche, giunge
fino all’ epoca nostra col nome del dott. Giuseppe Girola-
mi morto in Roma Direttore di quel Manicomio il 14 gen”
naio 1879, studente anch’esso nell’ Ateneo perugino e
primo illustratore della vita e della dottrina di Gentile.

Una dissertazione pubblicata dallo stesso Mons. Fa-
loci nell'« Archivio per la Storia ecclesiastica dell’ Um-
bria » sulle origini del Cristianesimo in questa nostra re-
gione ha dato occasione a Fedele Savio di opporsi in un
articolo dal titolo I primordi del Cristianesimo nell’ Um-
bria inserito nel nostro Bollettino alla opinione manife-
stata dal Faloci che il Cristianesimo si fosse sin dal primo
secolo larghissimamente diffuso in questa parte d’Italia.
Con lo stesso titolo il Faloci ha replicato al Savio, so-
stenendo la sua tesi e specialmente difendendo lo Iaco -
billi dalle accuse che gli sono state mosse di essere stato
una « fumosa fax » e un « credenzone ignorante ».

Nè questa è stata la sola controversia svoltasi nei
due volumi, sui quali si riferisce.

Il P. Golubovich vi ha pubblicato un articolo, nel
quale prende le difese del P. Giusto contro la critica
che dell'opera di quest'ultimo sulle vetrate della Basi-
lica di Assisi aveva fatto nel Bollettino il prof. Giu-

stino Cristofani.
i Ad altra divergenza fra il dott. Giustiniano Degli
Azzi e il dott. U. Gnoli, svoltasi nelle Analecta degli ultimi
due fascicoli editi nel periodo di tempo che è oggetto
di questa relazione, hanno offerto occasione alcuni do-
cumenti sui pittori perugini pubblicati dal conte Gnoli
nel « Bollettino d'Arte del Ministero della P. I. ».

Il dott. Degli Azzi ci dà alcuni documenti inediti
che hanno una singolare importanza per la storia del
costume e dell’arte, cioè Due ricchi inventarî di eredità
dei Baglioni e degli Orsini, il primo redatto in Firenze
il 6 maggio 1554 quardo Costanza Vitelli vedova di
Rodolfo Baglioni accettò l'eredità del marito. pel figlio-
letto Gio: Paolo, e l'altro, compilato egualmente in
Firenze il 17 ottobre. dello. stesso anno ad istanza di

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XVII

Monaldesca vedova di Malatesta Baglioni e legale tutrice
del nepote Fausto Orsini. Ed importanza non minore per
le vicende politiche di Perugia e dell'Umbria nei secoli
XVI e XVII hanno le Istruzioni segrete della Curia pon-
tificia pel governo di Perugia e di altre città umbre (Todi,
Foligno, Città di Castello, Nocera, Assisi, Gualdo e Nar-
ni), che il Degli Azzi ha edito, traendole dalle carte
Strozziane del R. Archivio di Stato di Firenze.

Ha.iniziato poi il dott. Degli Azzi la pubblicazione
di Brevi note di diplomatica giudiziaria perugina del
secolo XIV, discorrendo in questa prima parte. dell’ or-
dinamento giudiziario. La utilità di un tale studio, che
tende, come dice l’ A., a far conoscere la costituzione
politica del nostro Comune negli ultimi due secoli delle
libertà democratiche, apparisce ad ognuno e fa sorgere
vivo il desiderio che il Degli Azzi lo porti presto a
compimento.

Nel fase. 54 del Bollettino hanno visto la luce gli
ultimi capitoli del lavoro sulla famiglia Vitelli, cui at-
tese sino agli estremi della sua vita il compianto dott.
Giuseppe Nicasi; l'interesse del qual lavoro il Degli
Azzi nel suo articolo intitolato A proposito di una re-
cente pubblicazione giustamente pone in luce, con !'af-
fermare che « avendo i Vitelli avuto in certo momento
parte preponderantissima nelle vicende della repubblica
di Firenze, scriver di loro è scrivere una delle più im-
portanti e drammatiche pagine di storia fiorentina e
italiana ».

Il canonico Fiorenzo Canuti nelle sue indagini su
La casa che fu di Pietro Vannucci in Città della Pieve
prova con un documento inedito (atto di vendita fatta
dai figliuoli di Pietro il 23 Dic. 1523) che la casa del
Perugino non era quella di fronte all’ oratorio di S. Ma-
ria de’ Bianchi, e neppur l’altra di fianco sulla via del
Casalino, ma esisteva all’estremità della piazza grande,
al termine della via del Vecciano nel terziere detto al-
lora « Borgo dentro ». Plaudendo alle ricerche del socio
Canuti, che lo hanno portato a sicure affermazioni, fac-
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ciamo voti anche noi perchè là dove si ergeva la casa
paterna del Vannucci sia in giorno non lontano posta
una targa di bronzo, e perchè la R. Deputazione possa
in quell’ incontro mandare ad effetto quanto deliberò nel-
l'adunanza del 6 Sett. 1914, recarsi cioè in artistico pel-
legrinaggio alla patria del sommo artista.

Il Prof. Angelo Sacchetti Sassetti ha discorso dei
Librai e tipografi a. Rieti dal XVI al. XIX secolo, da

‘quando cioè Rieti ebbe la stampa nel 1636 con Gio:

Battista Robletti romano, sino alle tipografie tuttora esi-
stenti Trinchi, Faraoni e Petrangoli. Ma prima ancora
che vi s'introducesse la stampa Rieti ebbe librai, a co-
minciare da un Francesco Fiorentino, che nel 1538 vi
aveva aperto bottega; sui primi del 1549 si trovava a
Rieti il celebre Antonio Blado, che vi stampó gli Sta-
tuti della città. Queste ed altre interessanti notizie ha
dato nel suo articolo il Sacchetti-Sassetti con la erudi-
zione e la diligenza, perle quali fra gli studiosi umbri
egli é cosi meritamente stimato.

Il dott. L. Guerra- Coppioli ha pubblicato, sulla base
di documenti inediti, alcune note biografiche su M.° Pier-
leone da Spoleto medico e filosofo, amico di Lorenzo il
Magnifico, la cui morte avvenuta 1’8 aprile 1492 doveva
portare alla miseranda fine di Pierleone strangolato e
poi gettato in un pozzo per ordine di Piero de’ Medici.

Ea sperare che la cronaca di Francesco di Pieran-
gelo de' Mugnoni da Trevi, della quale il Guerra-Cop-
pioli pubblica, fra gli altri interessantissimi documenti
che corredano il suo lavoro, il brano relativo all’assas-
sinio di Pierleone, sia edita per intero, dandosi per tal.
guisa esecuzione ad un deliberato, che già da lungo
tempo ebbe a prendere la nostra Deputazione.

Il Prof. Enrico Filippini ha preso occasione da
quanto scrisse Mons. Faloci Pulignani nell’ illustrare
alcune raccolte poetiche stampate a Foligno nel 1721
per la monacazione di Tecla Maddalena Vitelleschi a
discorrere de L/ Accademia degli Agitati, che sorse nel
principio del sec. XVIII. L'A. tratta dell’ Accademia

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iced rom dieat oc LOI nti nent n a SE Sp Qi E e PCS a
XIX

folignate con diligentissima erudizione, e a lungo s'in-
trattiene delle lotte che gli Agitati sostennero contro i
Rinvigoriti, specie per l'ottava edizione del « Quadri-
regio » del Frezzi. .. :

Il dott. A. Morini, che oggi son lieto di salutare fra
noi socio ordinario, ha trattato di Un dipinto di Fio-
renzo di Giuliano perugino, che trovasi nella Chiesa
di S. Francesco a Cascia e, pubblicando il contratto
stipulato pei rogiti del notaio Raffaele Graziani il 10
marzo 1594 fra il pittore e i committenti, ha rivendicato
all'artista nostro la paternità d'un'opera, che fu sino ad
ora attribuita al Pomarancio per la firma apocrifa di
questo maestro fatta apporre sul dipinto circa il 1750
dal P. Santini minore conventuale.

Il dott. Mario Battistini ha portato due notevoli con-
tributi alla storia dello Studio perugino col pubblicare,
traendole dall'Archivio di Stato di Firenze, una lettera

del perugino giureconsulto Tobia Nonio in data 16 luglio

1568, diretta ai Signori di Balia deputati sopra lo Studio

di Siena, dalla quale risulta che il Nonio rifiutó di occu-
pare una cattedra in quella città, ed altra lettera di Con-
salvo Ferrandez diretta da Pisa il 2 maggio 1474 a Lorenzo
di Piero de’ Medici per raccomandargli il canonista pe-
rugino Alberto Belli; questi fu lettore nello Studio di
Perugia dal 1471 al 1473, quindi nello Studio di Pisa
ove si trattenne il solo anno 1474, e passò da ultimo in
quello di Ferrara dove insegnò sino al 1482, anno in
cui morì.

Il dott. Silvio Ferri in una nota Per 7’ edizione
dell’ Alessandreide di Wilichino da Spoleto, scrittore del
secolo XIII, ha dato la lista dei codici del poema pre-
sentemente conosciuti ed in seguito ad accurati raf-
fronti ha concluso che si possa condurre 1’ edizione
del poema stesso sul cod. italiano della biblioteca del
Seminario di S. Caterina in Pisa e sul cod. della Lau-
renziana, servendosi per qualche confronto del cod. della
biblioteca nazionale di Parigi e di quello della Marucel-
liana di Firenze.

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tace Del compianto prof. Luigi Lanzi è una breve nota
su Baldo di mastro Giorgio da Gubbio ed altri mercanti
alle fiere di Terni, delle quali le più importanti erano
quelle di Campitello dal 15 al 25 sett. e di S. Lucia dal
13 al 28 dicembre. Baldo era figlio del celebre maestro
eugubino, ed è questa circostanza che dà un particolare
interesse ai documenti che il povero amico nostro aveva
raccolto, e che sono stati pubblicati nel Bollettino an-
che a testimonianza del memore nostro affetto per il
| collega perduto.

Chiudo questo riassunto dei varî articoli del Bol-
lettino, accennando ai documenti che su due Conesta-

bili al servizio del Comune di Perugia nel 1321, cioè su .

Bartolomeo « de Gabriellibus de regno Francie » e su
.Ugo « de Belciampolo de Ingilterra » abbiamo pub-
blicato insieme l'egregio collega ed amico dott. Fran-
cesco Briganti ed io. :

In ogni fascicolo del Bollettino poi leggonsi recen-
sioni di opere riguardanti particolarmente la nostra re-
gione e non hanno mai mancato le Analecta, nelle quali
sono state raccolte, specie per opera del Direttore dot-

tor Degli Azzi, le notizie relative alle piü importanti .

manifestazioni della vita intellettuale della nostra Um-
bria. Fra le recensioni mi piace ricordare, perché di
lavori dovuti a due nostri consoci, quella di mons. Fa-
loci Pulignani sull'opera dell' ing. Edoardo Martinori
La moneta (opera di cui l'A. ha generosamente donato
un esemplare alla R. Deputazione) e l'altra del dott.
Giustiniano Degli Azzi sul Codice diplomatico di Gub-
bio dal 900 al 1200, che fu compilato dal canonico D.
Pio Cenci, e che dal Degli Azzi si addita « come un ma-
gnifico modello da seguire in tal genere di lavori ».
Volendo -poi intrattenervi su tutta l’ opera della De-
putazione, che si è svolta dopo che il prof. Tommasini-
Mattiucci vi rese conto dei nostri lavori, accennerò alla
Miscellanea storica tuderte che fu destinata a ricordo
delle adunanze da noi tenute in Todi nel settembre 1912
e che dovrà costituire il vol. XIX del nostro Bollettino;

da p

XXI

dico — dovrà costituire — perchè solo il fascicolo primo
di detto volume è stato fino ad oggi pubblicato. Que-
Sta miscellanea s'inizia col nome illustre del nostro
collega prof. Giuseppe Bellucci che in essa discorre de
La regione di Todi prima della Storia. I monumenti del- f
l'età della pietra, nei limiti della quale il Bellucci ha
tenuto la sua esposizione, furono in quel territorio rac-
colti dal conte Mauro Faina, dal capitano Angelo Ange-
lucci, dal cav. Mariano Guardabassi, dal conte Fran-
cesco Toni e dallo stesso prof. Bellucci, che in questo

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tia

suo articolo ha illustrato i documenti tudertini di quella
lontana età esistenti nella. pregevolissima sua collezione
privata. i
L'avv. Antonelli Mercurio s’ intrattiene Sulle rela- ,
zioni fra Todi e Sangemini nel secolo XV accennando allé
aspirazioni di Todi alla signoria di Sangemini; queste
dettero luogo a conflitti fra Todi e la Chiesa, cui stava

a cuore il libero dominio dello stesso castello, e il con-

flitto durò sino a che, restaurato dall'Albornoz il Go-
verno ecclesiastico, cominciò a declinare l' autorità del
Comune.

Il dott. G. Degli Azzi dà notizie di Un informatore -
Mediceo in Romagna, Gaspare da Todi dei conti di Vil-

Li

lanova e ne pubblica alcune lettere ‘indirizzate a Cosimo
e ad altri della famiglia de’ Medici : queste lettere inte-
ressano specialmente la Romagna nei suoi rapporti collo
Stato papale e col resto d'Italia, e mentre sono preziose
sia per la storia politica e per la cronaca minuta del

4 Ifito atterrati sinti litio i ult — ice E:

tempo, sia per gli accenni ai principali capitani ventu-
rieri, portano anche un notevole contributo biografico
e anedottico su personaggi e su cose dell’ Umbria.
Alcune lettere indirizzate a personaggi della fami-
glia Medici e al Governo fiorentino da un Bernardino -
da Todi pubblica -lo stesso Degli Azzi insieme ad altre
lettere riguardanti questo condottiero tuderte, il quale
fu al servizio dei Fiorentini e nel 1467 potè vantarsi
d'una vittoria riportata presso Imola sulle milizie di Bar-
tolomeo Colleoni. Questi documenti illuminano di nuova XXII

luce, dice a ragione il Degli Azzi, le figure dei soldati
di ventura del secolo XV.

Il dott. Amedeo Amato discorre de La teologia di

fra Jacopone da Todi ed efficacemente dimostra come : |
questi per il suo ascetismo e per l'entusiasmo religioso »

sia ad un tempo teologo e poeta; teologo per chi vede
nella teologia la scienza che parla di Dio alle sue crea-
ture, poeta per chi sa che poesia è fervida effusione di
cuore. .

Il dott. Ab-el-Kader Salza pubblica alcune Note bio-
grafiche e bibliografiche intorno a Paolo Rolli nato da
Marta Arnaldi di Torre Ceccona'in diocesi di Todi, e
ad esse fa seguire sei lettere indirizzate dal Rolli al
Muratori. Al poeta traduttore del « Paradiso perduto »,
editore di opere italiane in Inghilterra a cominciare dalle
rime e satire dell'Ariosto, che videro la luce a Londra
nel 1716, e dalla traduzione di Lucrezio fatta da Ales-
sandro Marchetti, e istruttore dei Principi reali inglesi
si deve l'inizio di più frequenti rapporti letterarî fra
l'Italia e la Gran Brettagna ; ognuno quindi comprende
quanto interesse abbia questa comunicazione Rolliana
del Salza, il quale afferma di dare in essa una notizia
possibilmente completa delle liriche del Rolli. A tale
affermazione è da prestar piena fede, poiche è ben co-
nosciuta la scrupolosa esattezza, che il dott. Salza porta
sempre nelle sue indagini.

All'articolo del Salza tien dietro Il testamento di
Paolo Rolli pubblicato dal prof. Sesto Fassini; è il Fas-
sini autore di alcuni lavori sul Rolli, che lo stesso Salza
giudica « eccellenti e conclusivi ».

Il dott. Giulio Pensi illustra, pubblicandoli inte-
gralmente o dandone un ampio regesto, trenta documenti
su La Chiesa di 'S. Maria delle Grazie in Todi, che
vanno dal 4 agosto 1493 al 14 maggio 1548. Di questi
documenti custoditi nell’ Archivio della Congregazione
di Carità di Todi, e spettanti al fondo della Confra-
ternita dei SS. Giovanni e Rocco, la quale eresse la
Chiesa di S. Maria sul finire. del secolo XV, hanno

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ma Lu aae a Aetio eoe Sn ro FIOR RR SOT D uYX—

XXIII

particolare interesse alcuni riferentisi al pittore Niecoló
Alunno e a suo figlio Lattanzio.

Il prof. Cesare Annibaldi sotto il titolo Uma biblio-
teca umbra a Ies? dà conto della pregevole raccolta di
volumi a stampa e manoscritti lasciata da monsignor
Giuseppe Pianetti che moriva a Todi nel 1709, dopo
86 anni di episcopato; la qual biblioteca, specie per i

“manoscritti in numero di oltre 200, è di una partico-

lare importanza per la storia dell’ Umbria.

Chiudono il fascicolo tudertino le Analecta, tutte
relative a Todi, compilate dal dott. Degli Azzi.

I fascicoli del vol. XIX, che ancora debbon vedere
la luce conterranno la cronaca tuderte di Gio. Fabrizio
degli Atti, nonchè alcuni documenti sui conti di Mon-
temarte; tanto della cronaca quanto dei documenti cu-
rerà la edizione il dott. Francesco Briganti.

Nè solo nel Bollettino si è esplicata l'operosità dei
soci della R. Deputazione; mi è grato dirvi che hanno
testé veduto la luce nel Corpus Statutorum italicorum

diretto dal Prof. Pietro Sella gli Statuti di Perugia del-.

l'anno MCCCXLII e che nella V* Appendice al Bollet-
tino sono state edite le Sacre Rappresentazioni per le
fraternite d’ Orvieto tratte dal Cod. Vittorio Emanuele
528. Y :

Degli Statuti perugini ha curato la pubblicazione il
dott. Giustiniano Degli Azzi e del laudario drammatico

orvietano il prof. Annibale Tenneroni, e non ho bisogno

di aggiungere che i due nostri colleghi hanno atteso
all’incarico assuntosi con la competenza che a ciascuno
di essi è universalmente riconosciuta.

E qui è terminato il mio compito.

Dissi in principio che il tremendo conflitto, da cui
é funestata l'Europa e al quale l’Italia partecipa per
rivendicare i suoi-saeri diritti e assicurarsi coi sacrifici
d'oggi la prosperità, la grandezza e la pace del domani,
non ci faceva disertare gli studi, che sono anzi di con-
forto tanto più nobile quanto’ più dolorose sono le vi-
cende della vita, e di sprone tanto maggiore a realizzare

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altissimi ideali quanto più aspre sono le difficoltà che
a tale realizzazione si oppongono. -

Ma ‘questo culto delle discipline e delle arti di
pace nulla può togliere, nulla toglierà mai alle energie,
che noi tutti dobbiamo impiegare nella lotta per il
trionfo della giustizia e della libertà; nulla può togliere,
nulla toglierà mai al trepido affetto di cui proseguiamo
i nostri valorosi combattenti, alle vigili cure che noi

dobbiamo alle loro famiglie.
Signori e Colleghi

Domandiamo pure alla storia tutti i fulgidi ricordi
del nostro passato, ma in far ciò pensiamo sempre che
in questa lotta tanti e tanti nostri fratelli, ai più umili
dei quali forse era ed è sconosciuto il significato pre-
ciso della parola — storia —, della storia d’Italia e della
civiltà hanno seritto- e scrivono col loro sangue generoso
e coi loro eroici sacrifici pagine immortali.

Vadano ad essi la nostra ammirazione profonda, la
nostra eterna gratitudine, il nostro memore rimpianto,

il nostro fervido saluto augurale!

Il Presidente poi dà comunicazione che il

eletto Socio Ordinario il valente cultore di studi storici ca-
nonico D. Pio Cenci di Gubbio. Comunica inoltre che il Con-

siglio stesso con voto unanime propone all’ ass

rale la nomina a Soci Onorari di S. E. Boselli Presidente del
Consiglio dei Ministri, di S. E. Ruffini Ministro della P.I. e
del comm. avv. Salvatore Fratellini Presidente del Consi-
glio Provinciale dell’ Umbria. Il plauso dei convenuti atte-
sta che le proposte del Consiglio sono accolte per accla- 2

mazione.

L'Assemblea approva poi la nomina dei Soci delle altre
categorie e cioè dei Soci Corrispondenti, dei Collaboratori e

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in

Consiglio ha :

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& XXV

degli Aggregati, che sono gli stessi già proposti dal Consi-
elio (Vedi il precedente verbale). |

Il Segretario comunica agli adunati il resoconto finan-
ziario 1915 e il preventivo del 1917 già approvati dal Con-
siglio nell'adunanza antimeridiana di oggi.

Si passa quindi alle comunicazioni di indole storica che
vengono presentate e discusse dai vari Soci.

Palazzo Trinci in Foligno. — Il Socio mons. Faloci Puli-
gnani discorre delle recenti scoperte di affreschi nel Palazzo
Trinci e augurando un pronto ripristino dell'insigne monu-
mento presenta il seguente ordine del giorno:

« La R. Deputazione di Storia Patria per l'Umbria, presa
cognizione delle scoperte di pitture e di iscrizioni del XIV
e XV secolo, che avvengono di continuo nel Palazzo Trinci,
ricordando le promesse che ebbe a fare nei passati anni per
la conservazione di tali preziosi documenti di storia e di
arte, mentre si rivolge al commendatore Corrado Ricci Di-
rettore Generale delle Antichità e Belle Arti perché colla
autorità del suo ufficio e del. suo nome voglia ottenere,
quando le circostanze lo permettano, che il Palazzo, oggi
proprietà del Ministero delle Finanze, passi in proprietà del
Ministero della P. L, fa voti affinché questo voglia curarne
la conservazione, il restauro e l'assegnazione a quelle fina-
lità, per le quali non può non essere destinato ».

I coadunati, senza osservazioni in proposito, approvano
ad unanimità.

Cascata delle Marmore presso Terni. — Il socio prof. arch.
Pier Gaetano Possenti comunica una sua importante ed ac-
curatissima relazione sulla necessità di provvedere a che la
Cascata delle Marmore sia conservata in tutta la sua mira-
bile bellezza e a che sia mantenuta la zona di rispetto at-
torno alla Cascata medesima nei limiti già designati in se-
guito ad intelligenze corse tra il Ministero della P. I. e la
Sopraintendenza ai monumenti dell' Umbria.

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La Deputazione unanime si associa ai voti formulati
dal Prof. Possenti per tale conservazione e, riferendosi an-
che a proprie deliberazioni già altra volta adottate su
proposta del compianto Socio Prof. Cav. Luigi Lanzi, esprime
di nuovo la ferma fiducia. che, passate le presenti eccezio-
nali esigenze della difesa nazionale, alle quali ogni altra
aspirazione sia pure nobilissima deve essere subordinata, la
legge sulla tutela dei monumenti e delle bellezze artistiche
naturali sia rigorosamente applicata anche per la Cascata
delle Marmore.

Della Porta Venere e Torri di Properzio a Spello. — L'ar-
ch. comm. Viviani direttore dell’ufficio regionale dei monu-
menti per l'Umbria, parla dei risultati de’ suoi studi sulle
menzionate opere d’arte in Spello, risultati che sono in con-
trasto con le affermazioni di alcuni storici e architetti, i quali
vorrebbero attribuire le due torri all’epoca medioevale anzi-
chè alla romana. |

Della porta Venere di Spello, grandiosa opera del primo
secolo di Augusto, non rimangono oggi che pochi avanzi
della decorazione esterna in travertino e le torri costruite
in pietra calcare rossigna a piccoli conci squadrati accu-
ratamente, manomesse e scapezzate in epoche remote come
lo attestano le case ad esse addossate e la*ricostruzione
quattrocentesca della porta medesima, smantellata e spo-
gliata di quasi tutto il rivestimento.

Essa è rivolta a ovest della città ed era formata da tre
archi: uno centrale e due laterali piccoli a guisa di arco di
trionfo. Era ornata da lesene di ordine dorico, senza le basi,
interposte fra un arco e l’altro, sormontate da elegante tra-
beazione e da attico decorato da colonnette, poco aggettanti
dalla parete. Due maestose ed eleganti torri dodecagone
fiancheggiano all’ estremità la porta, con la quale formano
un’ unica costruzione, insieme alla mirabile cerchia di mura

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romane, che la congiungono all’altra porta detta di S. Ven-
tura.

Sebastiano Serlio studiò per primo la ricostruzione della
porta Venere, e lo studio di lui venne pubblicato dopo la

sua morte dallo Scamozzi nel 1584; il Serlio disse la porta

opera dorica, mentre giudicò moderne le torri entro le quali
disegnò scale a chiocciola mai esistite, che reputò vecchis-
sime.

L'architetto Baldassarre Orsini perugino nel 1807 la il-
lustrò come porta trionfale, dicendola ‘etrusca con le torri di
epoca romana. i

L'architetto Luigi Rossini romano nell'aprile del 1836
ne rilevò accuratamente i particolari architettonici e ne
tracciò egli pure la ricostruzione senza le torri, dicendole
erroneamente medioevali, con finestre a sesto acuto.

Il Laspeyres, parla di questa porta e la dice singolar-
mente interessante, affermando che la costruzione delle torri
si debba riportare ai tempi burrascosi delle invasioni bar-
bariche, se non più tardi.

Il Krieg von Hochfelden, nella sua opera « L'architet-
tura militare del Medioevo » assegna le torri al secolo IX.

Molti altri studiosi e critici d'arte hanno fatto menzione
di questo edificio, ripetendo gli erronei apprezzamenti di
quegli autorevoli architetti, che molto superficialmente lo
studiarono; -così la tradizione secolare, che chiamava le
torri di porta Venere « torri di Properzio », andava scompa-

‘ rendo, come veniva messa in dubbio l'esistenza di una via

trionfale, di cui parla una iscrizione romana trovata a
Bevagna nel 1589, citata dal Muratori e commentata dal-
l’ Orsini. : |
La detta iscrizione, ancorchè rinvenuta nel territorio
di Bevagna, non esclude che la via trionfale di cui si parla
possa essere esistita a Spello. Certo é che per le ricerche
e gli assaggi compiuti dall'architetto Viviani attorno a que-
sto monumento, è venuta in luce una grandiosa via lastri-

XXVII .

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cata con magnifiche pietre bianche delle cave di Spello, la
quale conduceva all'Acropoli nel punto più alto del colle. e
per un tratto in lieve salita giungeva nel centro della città
romana. È inoltre risultato all'evidenza che la porta, le torri
e le mura conservatissime per oltre cento metri apparten-
gono alla stessa epoca augustea, sulla fine del primo secolo
avanti l'era volgare. Oltre alle torri di difesa, la porta era
munita di una piazza o recinto interno a pianta quasi qua-
drata, chiuso da un secondo ordine di archi uguali per di-
mensioni e grandiosità a quelli della porta sovradescritta.
Nessuno sin qui intravide l'esistenza di questo secondo or-

‘dine di archi rinvenuti dal Viviani, poichè la vetusta co-

struzione fu studiata molto superficialmente e non fu nem-
meno notata, in un ambiente a fianco della torre a monte,
la scaletta rettangolare a due branche che conduce nell' in-
terno della torre medesima. Questa scaletta sta a dimostrare
che il Serlio e gli altri architetti immaginarono fantastica-
mente le scale à chiocciola che disegnarono per dare ac-
cesso dall'interno alle due torri. ——

Di questo monumento importantissimo per la storia del-
larte militare e per la genesi della nostra architettura e pa-
ragonabile alla grandiosa porta Paladina di Torino, il Vi-
viani si propone di presentare quanto prima alla presidenza
della Deputazione uno studio più completo illustrato da di-
segni e fotografie.

. Scoperta di oggetti etruschi. — Il prof. Pericle Perali s' in
trattiene di una targhetta di coccio a basso rilievo di arte
etrusca del V sec. con probabile rappresentazione di un « pa-
ctus foederis » tra due guerrieri accompagnati dai loro In-
digeti. Proviene dalla favissa del tempio etrusco a Porta
Vivaria (Orvieto) dove si trovarono anche una testa in coc-

«cio di divinità autotona, varie conche sacrificali, patere di

bucchero colla parola « |^] » (forse: « bevi ») e molti

pesi da tende, in coccio, con lettere e segni numerici. (Scavi
Malvolti).
XXIX

Dà poi notizia di alcune pietre incise, ora nel Museo di
Gubbio, d'incerta provenienza, con figurazioni apotropaiche
e con iscrizioni in caratteri umbro-etruschi d’incerta lettura.
Si hanno dei dubbi sulla loro autenticità ed è probabile che
si tratti di ex-voto d’arte volgare del IV-III sec. A. C.

Dopo di che l’ adunanza è tolta.

IL PRESIDENTE
V. ANSIDEI

Il Segretario
F. BRIGANTI.

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| Ai lutti che funestarono la nostra Deputazione e dei quali
è in queste pagine fermata la dolorosa memoria, altro gravis-
simo è da aggiungersi, quello cioè cagionato dalla morte del

nostro Collega

Prof. Cav. PIETRO TOMMASINI-MATTIUCCI

avvenuta in Città di Castello il 10 gennaio 1918.

Le cure indefesse e sapienti dal Tommasini consacrate al
nostro Istituto, sia come Direttore di questo Bollettino, sia come
Vice Presidente, sono state tali che noi non solo abbiamo lo stretto
dovere, ma pur sentiamo vivo il bisogno di farne ampiamente
ricordo.

. Dell’ Estinto, che per la dottrina vasta, profonda e ge-

niale e per la bontà squisita dell'animo meritò la stima e:

l'affetto di quanti hanno in pregio scienza e virtù, rammentere-
mo tutta l'opera d'insegnante e di studioso nel modo che per
noi si possa più degno.

Per ora deponiamo sulla tomba troppo presto dischiusa

e tanto lagrimata il fiore della nostra memore gratitudine.

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Un Protocollo di Pietro Petrioli

di Bettona, notaio di Andrea Bontempi Vescovo di Perugia
(1356-1359)

Appunti di Storia Giuridica e Politica

Sommario: $ 1. Il protocollo di « Petrus quondam Francisci Petrioli » —
& 9. Notizie biografiche del notaio Petrioli — $ 3. Andrea Bontempi
vescovo di Perugia — $ 4. Giurisdizione Ecclesiastica del Vescovo —
8 5. Giurisdizione Civile del Vescovo: atti di emancipazioni, di legitti-
mazioui, di nomine notarili etc. — $ 6. Il Vescovo Bontempi nei rap-
porti con la Repubblica Perugina — $ 7. Bartolo, Baldo, il Cardinale
Orsini e altri personaggi menzionati nel Codice — $ 8. Varie forme di
contratti — S 9. Caratteristiche particolari degli atti del notaio Pe-
trioli — S 10. « Angelus ser Vanni Lamberti » ed altri Notai del Ve-
scovo Bontempi.

$S1u.—- Il protocollo di « Petrus quondam Francisci Petrioli ».

I nomi, che vi s'incontrano, di Bartolo e di Baldo,
del Cardinale Albornoz, del Cardinale Orsini, dei Trinci
di Foligno, le notizie, che vi abbondano su vari castelli e
città umbre, nonché su vari luoghi delle regioni limitrofe,
ci hanno consigliato ad illustrare brevemente il protocollo
del Notaio Pietro Petrioli di Bettona per far conoscere un in-
teressante materiale non solo di storia regionale ed etnogra-
fica, ma anche di storia del Diritto Civile ed Ecclesiastico.

La data dei rogiti da noi presi in esame è di una certa
importanza, appartenendo essi ad un'epoca in cui il mate-
4 F. BRIGANTI

riale archivistico perugino scarseggia per la lacuna che si
deplora nella serie degli Annali Decemvirali del Comune (dal
1351 al 1375) e per la mancanza di documenti del sec. XIV
nell'Archivio Vescovile.

La maggior parte degli Archivi Notarili del Circondario
di Perugia ha principio col secolo XV. Del secolo XIII ab-
biamo solo l'archivio notarile di Orvieto; del secolo XIV
vi é l'archivio di Perugia e vari altri, ma con un materiale
assai scarso, come avviene per quello di Bettona (1), del quale
POS considerare di maggiore importanza i documenti

ggetto di questo studio. x | :

Serviranno essi di contributo anche alla legislazione no-
tarile, che nella nostra regione manca di uno studio com-
pleto per farci conoscere i formulari di quei pubblici fun-
zionari, cui era affidata non solo la stipulazione dei con-
tratti; ma anche la redazione di tutti gli atti che documen-
tano la vita pubblica del Medio Evo.

Tralasciando la descrizione del protocollo, ché daremo
più innanzi, facendola precedere alla pubblicazione dei ro-
giti, crediamo opportuno dare brevi a biografiche del
nostro notaio.

8 2. — Notizie biografiche del notaio Petrioli.

Pietro, quodam Francisci Petrioli, si qualifica per citta-
dino di Bettona, imperiali auctoritate notarius et iudex or-
dinarius, senza la qualifica dell' apostolica auctoritate, non as-
sunta ancora in quel tempo dai notai perugini. Non risulta
egli iscritto nella matricola dei notai di Perugia (2), il che

(1) Per l'inventario dell'Archivio Notarile di Bettona e di altri archivi notarili
umbri, vedi: Gli Archivi della storia d’Italia fondati da G. MAZZATINTI ed ora con-
tinuati da G. DEGLI Azzi. — Editore L. Cappelli di Rocca S, Casciano.

Per Città di Castello vedi: CECCHINI E., L'Archivio Notarile e il Notariato a
Città di Castello. S. Lapi, 1899.

(2) La matricola trovasi presso la Biblioteca Comunale di Perugia; collezione
Ms. n. 972.

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Pa d dix Rae MA RETTA O POR NO TERR IO + O TIA TT SM UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 5

potrebbe indicare che le sua permanenza nella nostra città
fosse stata temporanea, quale notaio del Vescovo, mante-
nendo la cittadinanza bettonese, nè potendo forse assumere
quella perugina, causa l’atroce guerra che era stata in quel
tempo contro il suo paese di origine,

Dall'anno 1356 al 1359 fu Notaio di Andrea, Vescovo

di Perugia, e dimorava nel Rione di Porta S. Pietro, par-

rocchia di S. Silvestro di questa città (1).

Nella casa del Notaio troviamo stipulati pochissimi atti,
giacchè in-quest'epoca i Notai, per dare maggior pubblicità
alle stipulazioni, ricevevano gli atti non solo con l'assistenza
dei testimoni, ma in luoghi pubblici, quali sale di adunanze,
chiese, confraternite e botteghe, e neppure nelle case dei
clienti, ma avanti le medesime, fatta eccezione per i testa-
menti, i quali non sono mai sulla pubblica via, data anche
la circostanza che spesso si ricevevano al letto degli infermi,

Mancano, per quanto a noi consti, notizie particolari
sulla vita del notaio Petrioli; possiamo congetturare però
come egli possa essere venuto in Perugia insieme con gli
altri profughi Bettonesi nel 1351, dopo la distruzione del
loro castello, che coraggiosamente aveva ardito di aderire
alle ambizioni dell'Arcivescovo di Milano (2). Distrutte le
case, atterrate le mura, venne proibito agli abitanti di abi-
tare in Bettona, ove poterono tornare 20 anni più tardi per
intercessione del Cardinale Albornoz. Dal protocollo notarile,
da noi preso in esame, risulta che rimase abitato solo una
parte del contado, e in Bettona non erano più nemmeno i
monasteri, avendo dovuto le Monache di S. Caterina acqui-
stare una casa in Assisi (3). Vediamo spesso nei contratti

(1) Confronta il presente protocollo da noi pubblicato ai num. XXIII, XXIV,
CXXXI. — Avvertiamo per una volta tanto che, mancando in nota l'analogo riferi-
mento ai documenti, per i medesimi intendiamo riferirci alle Mdiczzioni date dal-
l'indiee generale, che seguirà al presente lavoro.

(2) Per la guerra di Bettona e per altre notizie di storia perugina da noi men-
zionate nel presente studio, vedi: PELLINI P., Dell" Historia di Perugia. Venezia 1664.
(3) Cfr. Protocollo al n. CLXXV.

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6 F. BRIGANTI

intervenire dei Bettonesi quali testimoni, tra cui ricordiamo
fra Michele di Nunzio, abbate del monastero di S. Crispolto
. del piano di Bettona (1). E se nell' archivio Notarile di questo
castello si conserva ancora il protocollo del notaio Petrioli,
può essere questo un argomento che egli e la sua famiglia
vi ritornarono insieme con gli altri profughi, quando risor-
sero le patrie mura e fu Bettona reintegrata nei suoi pri-
vilegi.

$ 3. — Andrea Bontempi vescovo di Perugia.

Il Vescovo Andrea, che aveva affidato la cura dei
propri affari al nostro Notaio, era della famiglia Bontem-
pi (2). Nominato dal capitolo. della Cattedrale nel 1352
dopo la morte del Vescovo Francesco Graziani, si recava in
Avignone per ottenere la conferma della nomina da Inno-
cenzo VI. Ivi fu trattenuto per oltre un anno, non solo per
compiere le formalità della nomina, ma perché il Pontefice
volle valersi dei suoi consigli. Prese possesso della Diocesi
nel 1354, e i Perugini solennizzarono l'avvenimento con
grandi festeggiamenti, resi più solenni dall'intervento del
Magistrato. Ci manca la data in cui il nostro Notaio co-
minció a stipulare, ma é da supporre che fosse il primo
Notaio assunto dal Vescovo. Il protocollo in esame è fram-
mentario e non sono pervenuti sino a noi gli atti della prima
epoca. (

Rimane tuttavia un copioso materiale per conoscere le
varie attribuzioni del Vescovo: il suo ministero, la sua giu-
risdizione sia in materie civili, che religiose. Risiedeva nel-
l'attuale palazzo vescovile, ove il nostro Notaio'rogó la mag-

(1) Cfr. Protocolio al n. LXV.

(2) Per più estese notizie biografiche del vescovo Bontempi vedi: BELFORTI G.,
Serie dei vescovi di Perugia; manoscritto presso la Biblioteca comunale di Perugia
n. 1349. i

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gior parte dei contratti, che furono stipulati nella sala delle
' adunanze (în publica et generali audientia), nella sala superiore,

nella Cappella, nella camera del Veseovo e nell'anticamera, :

nel. chiostro e sulla piazza avanti la porta del palazzo. Quando
il Vescovo si recava in villeggiatura nella Pieve di S. Gio-
vanni presso Corciano, il che avveniva per buona parte del-
lautunno di ciascun anno, il Notaio ivi si recava per la
stipulazione dei contratti, e forse é da supporre che fosse
invitato anch'egli a godere il lieto soggiorno campestre (1).

Andrea Bontempi fu molto accetto ai propri concitta-
dini, avendo assai a cuore gli interessi della Diocesi, e volle
affermarsi nella sua autorità ecclesiastica e civile. Ci dicono
eli storiei che si interessó innanzi tutto per riformare e
correggere i costumi del Clero, promulgando costituzioni e
sinodi che purtroppo andarono dispersi. In ció si valeva
del consiglio del Clero, e specie dei Canonici di cui presie-
deva i Capitoli. Teneva un Vicario, e in quest'ufficio ebbe
negli anni 1356-1557 il Venerabilis et sapiens vir d.nus Io-
hannes Petri de Mediolano decretorum doctor e negli anni
successivi il venerabilis et sapiens vir d.nus Franciscus Santis de
Urbino, i quali di frequente rappresentavano il Vescovo an-
che nelle stipulazioni notarili.

8 4. — Giurisdizione Ecclesiastica del Vescovo.

Per quanto riguarda la giurisdizione ecclesiastica ci
si presentano innanzi tutto le nomine dei parroci che, a
quanto sembra, oltreché per la propria Diocesi, faceva e-
ziandio, in casi speciali, per parrocchie di Diocesi limitrofe.
Notiamo in questi atti che l’investitura del parroco si com-
pieva con una cerimonia speciale portante 1 immissione

(1) La Pieve di S. Giovanni presso Corciano é presentemente denominata La
Pieve del Vescovo. Ne parla CoLLESI R., Memorie storiche amministrative del Co-
mune di Corciano. Città di Castello, S. Lapi, 1902.

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8 F. BRIGANTI

dell’anello, come avvenne per la nomina di Baroncio di Er-
colano, eletto parroco della chiesa di S. Egidio di Poggio
Aquilone (1).

L'immissione dell’anello la troviamo pure nella elezione
del Parroco di S. Mustiola in Chiusi, il quale fu nominato
dal Vescovo di Perugia a richiesta del Cardinale Rainaldo
Orsini che presenziò l’atto notarile, da cui risulta la conces-
sione del beneficio (2).

ll ministero notarile veniva richiesto anche per la #on-
sura, che è. liniziamento ecclesiastico di chi entra nel

clero. Certo Angelo di ser Vanni presentó da se stesso i

propri figli Simone e Antonio « cupientes clericali consortio ad-
gregari », e vennero dal Vescovo accettati e ordinati (3). Alla
sacra tonsura veniva pure ordinato Paolo di Giustino da Cor-
tona, ma con il consenso del suo vescovo Gregorio (4).
Una delle attribuzioni vescovili, che emerge dai rogiti
da noi esaminati, é l'altà sorveglianza sui monasteri. Di fre-
quente il Vescovo veniva incaricato della nomina delle ab-
badesse, come avvenne per il monastero della Maestà della
Colombata, le di cui monache in numero di 14, adunate in
capitolo, dànno mandato al Vescovo di nominare l'abbadessa.
Cosi le monache di S. Giacomo (situato fuori delle due porte
del Rione di S. Pietro) adunate in capitolo in numero di 4,
deferirono al Vescovo la nomina della loro abbadessa. Il No-
taio del Vescovo era incaricato per gli atti da redigersi nel-
l'interesse del Monastero. Cosi sappiamo che le monache di
S. Agnese di Lubiano (Rione di Porta S. Angelo) nominano
un procuratore con l’incarico della vendita di beni stabili e
di rappresentarle in giudizio. Le monache di. S. Margherita
in numero di 10 (ultra duas partes) nominano procuratore

(1) Vedi Protocollo n. II.

(2) Vedi Protocollo n. XL.
(3) Vedi Protocollo n. XC.

(4) Vedi Protocollo n. XCVII.

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Angelo di Ser Vanni, perchè le rappresenti in tutte le cause
sì civili che criminali (1)..

Il Notaio Petrioli è chiamato in Torgiano nel Monastero
di S. Croce per redigere l'atto di nomina della abbadessa, che
fu Andreucciola di Tuzio (2). Rogó pure un verbale del Capitolo
delle Monache di S. Francesco delle Donne di Perugia che
in numero di 17 (ultra duas partes) accettarono quale conso-
rella Aznela (Anna) figlia del pittore perugino Pietro di Gu-
glielmo. Al verbale di detto capitolo, segue l'atto di accet-
tazione della novizia (3). È

Il nostro Notaio ci tramanda ancora una costituzione del
Capitolo della Cattedrale, il quale, presieduto dal Vescovo,
‘emanò una costituzione per restringere la clausura dei chio-
stri, proibendo alle monache di uscire dai medesimi, perchè
con grave scandalo avrebbero potuto macchiare la propria
castità; e se avessero ardito di uscire dal proprio monastero,
non avrebbero potuto più rientrarvi, ma volendo continuare
nella vita monastica, sarebbero state inviate nel monastero
di S. Maria Maddalena (delle Ripentite), situato in Porta
S. Pietro (4).

Nel palazzo vescovile aveva sede un Tribunale ecclesia-
stico, che giudicava delle liti tra i religiosi, oppure tra laici
e religiosi. E in questa sede furono redatti parecchi atti di
transazioni e quietanze, nomine di arbitri e vari compromessi
per definire delle liti, ai quali atti, qualora non potesse pre-
senziare il Vescovo, interveniva il suo Vicario od ün Cano-
nico, che, al pari dell'Ordinario, potevano pronunziare sen-
tenze e condannare, ma con l'avvertenza che le condanne
resultanti erano sempre pecuniarie. Tralasciamo di esami-
nare altre speciali attribuzioni vescovili, che meriterebbero

(1) Vedi Protocollo numeri CX,- XXIX, CLXII, CLXXVIII.
(2) Vedi Protocollo n. CXLVII.

(3) Vedi Protocollo LXXVII e seg. È

(4) Vedi Protocollo n. CXIII.

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X. F. BRIGANTI

un confronto con quelle delle prime epoche della Chiesa, le
quali vengono presentemente trattate con la massima com-
petenza nell’interessante opera, che sta pubblicando monsi-
gnor Umberto Benigni nostro concittadino (1).

$ 5. — Giurisdizione Civile del Vescovo: atti di emancipazioni,
di legittimazioni, di nomine notarili etc.

La Giurisdizione ecclesiastica di frequente per casi spe-
ciali entrava nelle attribuzioni civili, specialmente riferen-
dosi ad ecclesiastici, i quali peró potevano direttamente do-
mandare di essere giudicati dalla Curia del Potestà, o del
Capitano del Comune di Perugia, e anche il Vescovo, qua-
lora lo credesse, poteva ricorrere alle autorità suddette, specie
per quanto riguardava i propri beni. Fa d'uopo ricordare come
la mensa vescovile possedesse delle proprietà fondiarie non
solo nella Villa di Corciano sopra menzionata, ma anche in
Castiglione del Lago, nel Chiugi e in Sant'Egidio, ove teneva
dei beni in comune con l'Ospedale della Misericordia di Pe-
rugia, distinguendosi detta località in S. Egidio del Colle e
S. Egidio del Piano.

Un cespite d'entrata era pure la bottega sotto il palazzo
(quella che tuttora esiste) che veniva affittata per 20 fiorini
all'anno, e uno dei conduttori fu Cagnotto Cagni, il quale la
prese per un periodo di nove anni, sborsando anticipatamente
quattro anni di fitto. Non dovevano mancare dei sopravanzi
nelle rendite patrimoniali, come si puó argomentare da un
contratto di mutuo per fiorini 50, che il Vescovo dette a
mutuo a Giovanni di Rainaldo di Perugia (2).

La Curia Vescovile aveva il diritto di amministrare i
beni lasciati a favore dei poveri. Gli stabili lasciati a scopo
‘di beneficenza spesso venivano messi in vendita e se ne di-

- (1) BENIGNI U. « Storia Sociale della Chiesa ». Milano, Casa editrice Vallardi.
(2) Vedi Protocollo n. CXIII, CLXV.
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UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 11

stribuiva il prezzo. L'autorità del Vescovo sembra che non
avesse in proposito delle restrizioni, potendo impiegare le
somme a suo piacere. Né possiamo considerarlo quale sem-
plice esecutore testamentario, avendo egli la facoltà di prov-
vedere di suo arbitrio, in difetto di esecuzione della volontà
del testatore. Ne abbiamo l'esempio nel caso in cui Butolo
di Federico di Perugia aveva lasciato a certa Margherita una
dote di 100 libbre di danaro da pagarsi in occasione di ma-
trimonio o di monacazione; avvenne la morte della Marghe-
rita, prima della riscossione della somma, e allora il Vescovo,
invece di restituire la somma agli eredi del testatore, rite-
nendo che le 100 libbre di danaro in piwm actum deputate
fuerant .... nominavit in pauperem Nicolutiam Pelloli che le
avrebbe riscosse in occasione di matrimonio o monacazione,
e frattanto la somma, con eccezionale esempio di fiducia, ve-
niva consegnata al padre della dotata (1). |

In questo caso abbiamo pure un esempio di trasforma-
zione di disposizioni testamentarie; non é quindi un portato
dei nuovi tempi il fatto di adottare la beneficenza in soc-
corso di nuovi bisogni, cosa perfettamente giustificabile anche
allora, perché ad ogni modo si soccorrevano i poveri, come
era nella volontà del testatore. .

Il Vescovo poi non esercitava la qualifica. di esecutore
testamentario per volontà del testatore, ma l'aveva di di-
ritto; lasciava però in qualche circostanza facoltà agli eredi
di distribuire ai poveri parte delle somme (2).

Alla Curia del Vescovo si ricorreva quando non fossero
adempiute le volontà del testatore a favore dei poveri, come
avvenne a richiesta del Notaio Angelo di Ser Vanni, il quale,
avanti il Vicario « sedente pro tribunali » (3), ottenne che
fosse immediatamente citato Ser Angelo di Porta S. Pietro,

(1) Vedi Protocollo n. LXXXV.
(2) Vedi Protocollo n. LXIII.
(3) Vedi Appendicc u. CLXXXII.

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perchè rispondesse della mancata esecuzione di disposizioni
a favore dei poveri.

A meglio disimpegnare tali attribuzioni in materia di
atti di ultima volontà, il Vescovo eleggeva degli speciali
Vicari, come fece con la nomina del parroco di S. Niccolò
di Deruta, il quale doveva rappresentare l’autorità vescovile
nelle esecuzioni testamentarie per le quali, oltre la procedure
forense, poteva infliggere la pena della scomunica (1).

- Avendo noi avuto per iscopo, con questa breve intro-
duzione, di presentare agli studiosi un protocollo notarile,
non possiamo dilungarci in una esposizione di Diritto Ca-
nonico nei rapporti con il comune di Perugia, il quale non
tralasciava di intervenire, qualora l autorità ecclesiastica
avesse esorbitato dalle proprie attribuzioni, come rilevasi .
dal capitolo 155 dello statuto del 1342 intitolato : Che a lo
vescovo non se degga la quarta de glie relicte a glie povere (2).

Questi' casi di giurisdizione civile in materie che possono
aver attinenze con la giurisdizione ecclesiastica, sono un punto
di passaggio per venire alla assoluta giurisdizione civile del
Vescovo che si manifesta in casi di emancipazione, come av-
‘venne per Antonio di Ser Angelo che, sebbene minorenne,

(1) La presente nomina del parroco di Deruta non risulta dal protocollo da noi
pubblicato, ma venne fatta a mezzo di Angelo di ser Vanni Lamberti, altro netaio
del Vescovo, del quale parleremo più innanzi. Ora |trascriviamo l'atto di nomina:
« Die XXIl1 mensis decembris (1363).

« Actum in Episcopatu, presentibus d.no Paulo Neroli et Puciarello Peri testi-
bus. Reverendus pater.et d.nus Andreas Dei gratia episcopus Perusinus etc. fecit
et elegit deputavit providum virum d.num Salvem rectorem Ecclesie S. Nicolay de
Diruto presentem et adceptantem ejus vicarium et commissarium in singulis causis
testamentorum et ultimarum voluntatum defunctorum in comitatu Perusii in porta
S. Petri et per totum dictum Comitatum dicte Porte S. Petri,ita quod possit citari
requiri facere singülas personas etc. et ipsas excomunicare, excomunicatos denump-
tiare et adgravare etc., et eas absolvere etc., et finire et refutare et commictens
idem non preterea derogando vicariatui et arbitrio eiusdem Vicari generalis etc. »

(Dal Protocollo di Angelo di ser Vanni c. 17 tergo, esistente presso l' Archivio
Notarile di Perugia).

(2) Vedi: Corpus statutorum italicorum sotto la direzione di P. SELLA. — Sta-
tuti di Perugia dell’anno 1342 a cura di G. DEGLI Azzi. Roma, E. Loescher e C.'
1916. : È
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 13

fu autorizzato ad ottenere dei benefici senza l'assistenza del
curatore (1).
Anche le legittimazioni erano una attribuzione vescovile.

Nei rogiti del notaio Petrioli non ve ne sono, ma ve ne sono
in quelli del notaio Lamberti di lui successore. E per dare

modello di questa specie di atti abbiamo creduto darne una
trascrizione (2).
Altro esempio di giurisdizione civile

è la facoltà riser-

vata al Vescovo di nominare Notai. Il 20 Ottobre 1358 Fran-

cesco Coeei Boecati di Assisi riceve la nomina di Notaio con
facoltà di stipulare contratti e di adempiere a tutti gli ob-

blighi del suo ufficio (cum calamario et penna) e con tutte le

attribuzioni che risultano minutamente elencate nell'atto.
Negli atti suddetti di legittimazione e di nomine di No-

tai viene ricordata l'autorità concessa al Vescoyo di Perugia

dall'Imperatore. E difatti nel 1355 Andrea Bontempi per sé

(1) Vedi Protocollo n. LXXXIX.

(2) « Die VI mense Martii (1364). — Actum Perusii in episcopatu presentibus
d.no Conte Sacchi legum doctore, d.no Niccola* Tiberutii de Perusio et venerabili
viro fratre Lodovico magistri Francisci et fr. Francisco Symonis de Asisio «rdinis
minorum testibus. — Noverint universi presens privilegium publice inspecturi
quod in nostri Andree Dei et-apostolice sedis gratia episcopi perusini presentia
in nostro episcopali palatio personaliter constitutus Vagnutius magistri Francisci
magistri Bartoli oriundus de civitate Asisi porte S. Frahcisci, quod civitas Asisi
per populum perusinum regitur et tenetur, coram nobis cum instantia exposuit ge-
nuflexus dicens quod ipse Vangnutius 'natus erat ex dampnato et proybito coytu
videlicet ex dieto magistro Francisco eius patre coniugato et Cicia Cimarelli soluta,
et preterea nobis humiliter suplicavit ut misericordie et pietatis intuitu, ipsum
Vangnutium legitimare et ad iura legitima reducere et primis restituere natalibus
dingnaremur ad hoc ut ipse Vangnutius possit parentibus angnatis et cognatis sub-
cedere et iura legitima consequi non solum quo ad subcessionem sed etiam quo
ad onores et dingnitates predicto defectu natalium non obstante. Nos igitur Andreas
perusinus episcopus probatus predicti Vagnutii humili suplicatione proaudita con-
gnoscentes et scientes predictum Vagnutium vite et moribus considerantesque
quod ipse Vangnutius non peccavit, lic: t conceptus extiterit ex peccato et peecata
parientum filios non debeant contranutari sui patris more. Ex autoritate privilegio
et potestate nobis concessis a serenissimo et illustrissimo romanorum imperatore et
Boemie rege d.no Karo!o quarto, ipsum Vanguntium legitimamus et ad iura legitima
reducimus et primis natalibus restituimus ad omnes et singulos actus legitimos et
civiles ». (Dal Protocollo del notaio « Angelus ser Vannis » presso U'avch. notarile di
Perugia, aila carta 27 tergo).

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14.

e suoi successori, aveva ottenuto dall’Imperatore Carlo IV la
conferma a Cancelliere dello Studio Perugino, con la facoltà
di conferire la laurea in qualunque scienza, di nominare
Notai, di legittimare bastardi, qualificandolo nel tempo stesso
con il titolo di comes et numptius sacri palatii Romani Im-

perti (1).

(1) Il diploma di Carlo IV venne regestato dal BOHMER, Regesta Imperii. (AL
fonso Harber, 1877). Per comodo degli studiosi crediamo opportuno darne la tra.
Scrizione: (Trovasi nell'Arch. Com. di Perugia alla cass. IX, n. 171 su pergamena di
mm. 550x330, con sigillo in cera del diametro di mm. 112).

« In nomine sancte et individue trinitatis feliciter amen.

Karolus quartus divina favente clemencia romanorum imperator semper au-
gustus et Boemie rex, venerabili Andree Episcopo Perusino devoto suo sincere di-
lecto gratiam suam et omne bonum, licet imperatoriam majestatem cum sole deceat
cottidie relucere et iugiter aliquid agere quo sui nominis preconium in populis at-
tollatur. Illud tamen vere thesauris eius reconditur per quod persone venerabiles
honorantur et status reipublice ac subditorum utilitas promovetur. Sane ecclesiam
tuam et Civitatemsperusinam ac studium generale iuris utriusque medicine philo-
sophie et aliarum facultatum quod auctore Deo viget ibidem, imperialibus deside-
rantes favoribus et graciis decorare tibi et successoribus tuis Episcopis Perusinis ple-
nam liberám et omnimodam damus et eoncedimus autoritatem, presenciu m ex certa
scientia, potestatem ut personas idoneas oriundas dumtaxat de civitate comitatu et
districtu perusino ceterisque terris et locis atque districtibus que et qui per popu-
lum Perusinum sive pro eo tenentur et distinguntur in Tabelliones et Notarios pub-
blicos ac Iudices ordinarios constituére et creare et tabellionatus officium cum ple-
- nitudine iuris ipsis committere valeatis cum omni solempnitate debita in talibus et
consuete recepto ab eorum quolibet secundum formam subscriptam iuris vice et
nomine iuramento. Tu iurabis ad sancta: Dei evangelia de cetero fidelis esse sancte
Romane Ecclesie et sacrosanto romano imperio suisque imperatoribus canonice
mictentibus seripturas vero per te in formam publicam redigendas, in membranis
et non in cartis abrasis neque papireis conscribes et in causis ecclesiarum hospi-
talium viduarum ae orphanorum jus requires et eris favorabilis et benignus tabel-
lionatus officium perpetuo sine fraude exercebis nil addens vel imminens maliciose
vel fraudulenter quod alteri contrahentium prodesse valeat vel obesse. Volentes
insuper tibi et predictis tuis successoribus gratiam facere per quam aliis possitis
vos reddere graciosos tibi et ipsis concedimus et auctoritate imperatoria de certa
sciencia plenam damus et liberam potestatem basthardos, spurios, notos seu manseres
et alios ex quocumque dampnato coitu infra civitatem comitatum districtum terras
ac loca predicta Perusini Regiminis genitos seu quos futuris contigerit temporibus
generari illustrium spectabilium et procerum natis dumtaxat exceptis legittimandi
natalibus restituendi et ad honores, dignitates et iura legittima reducendi et ad
' successiones rerüm et bonorum vasallagiorum feudorum et aliorum etiam paterno-
rum nec non agnatorum ex testamento et ab intestato sine preiudicio legittimorum
filiorum dumtaxat habilitandi omnemque talis geniture in eis maculam abstergendi
ae si ex legitimo fuissent matrimonio procreati et alia omnia et singula in hujusmodi
oportuna etiam si spetiale mandatum exigant faciendi. Non obstantibus quibuscum-
que positis sub titulo Codice de naturalibus liberis et in autentico quibus modis

F. BRIGANTI
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI i 15

Da tale concessione di giurisdizione civile si può dedurre
come ancora fosse disgiunta la potestà civile dalla religiosa,

e questa continuazione avveniva nella nostra regione per il

fatto che in quell'epoca i Pontefici, residenti in Avignone,
non avevano consolidato illoro dominio temporale negli Stati
del Patrimonio di S. Pietro, e quindi il Vescovo per avere
attribuzioni di giurisdizione civile doveva ricorrere all'Impe-
ratore piuttostochè al Pontefice. Vi è da notare poi come il

Vescovo di Perugia svolgesse le attribuzioni di giurisdizione

civile non solo nella propria diocesi, ma anche in altre sotto-

messe a Perugia e tale circostanza si rileva nel diploma ini- -

periale e nell’ atto di legittimazione di Vagnuzio di Assisi, ove
è detto: quod civitas Asisi per populum perusinum regitur.

.8 6. — Il Vescovo Bontempi mei rapporti con la Repubblica

Perugina.

Il Bontempi aveva voluto per sé e successori la con-
ferma di quei privilegi, che avrebbero servito a consoli-

naturales efficiantur sui et quibus modis naturàles efficiantur legittimi et quibus-
cumque aliis iuribus communibus, singularibus et municipalibus, etiam si expressam
de hiis vel earum aliqua. mentione foret in presentibus fieri mentionem. Quibus
omnibus et singulis quo ad premissa ex certa scientia derogamus. Nulli ergo om-
mino hominum liceat hane paginam nostre maiestatis infrangere vel ei ausu teme-
rario contraire. Si quis autem atemptare presumpserit indignationem nostram et
penam centum marcarum auri puri tociens quociens contravenerit se noverit irre-
missibiliter incurrisse quarum medietatem Erari nostri seu fisci imperialis aliam
vero iniuriam usibus statuimus aplicari. (Segue #1 monogramma imperiale con la
scritta: « Signum Serenissimi principis et d.ni d.ni Karoli quarti Romanorum Impe-
ratoris invictissimi et gloriosissimi Boemie Regis »). Testes hujus rei sunt venerabiles
Arnestus archiepiscopus Pragensis, lohannes Clomucensis, Iohannes Luthomusch-
sensis sacre imperialis aule nostre Cancellarius, Marquardus Augustensis, Gherardus
Spirensis, lohannes Spoletanus et Protywa Segmensis Episcopi, ac illustres Nicolaus
Opavie et Bolcho Valchembergensis duces, Iohannes Marchio Montisferrati, nec non
spectabiles Burchardus Burggravius Magdeburgensis magister curie imperialis et
Fencius de Pratis Comites, ac nobiles Bernardus de Czinnemburg, Iesco de Rosem-
berg et Sdenko de Strinberg, barones regni nostri Boemie et alii quamplures. Pre-
sentium sub imperialis maiestatis nostre sigillo testimonio litterarum.

Datum Pisis anno Domini Millesimotrigesimo quinquagesimo quinto VIII In-
dict. XIV Kalend. Iunii Regnorum nostrorum anno nono, Imperii vero primo.
Nicolaus de Chronsu.

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tx? 16 F. BRIGANTI

dare il prestigio della propria autorità, forse alquanto affie-
volita per l'aceresciuta potenza del Comune.

Perugia in quest'epoca all'apice della sua grandezza, es-
sendo divenuta capo del partito guelfo dell'Umbria, aveva
formato un piccolo Stato indipendente che si estendeva anche
su alcune città e castella del territorio marchigiano (1). In-
sieme con Firenze e Siena nel 1347, nella riunione tenu-
tasi nella Cattedrale di Arezzo, si gettavano le basi di una
federazione delle Città Guelfe dell’Italia Centrale. Nello stesso
anno il capo degli ambasciatori perugini ebbe 1 onore, sul
Colle Capitolino, di cingere ia spada a Cola di Rienzo, il £ri-
buno augusto, pel cui mezzo anche Francesco Petrarca avea
creduto alla rinnovazione politica di Roma e dell’ Italia.

Siamo nel periodo classico delle libertà comunali dell I-
talia centrale, minacciate però nella loro esistenza per la
venuta del cardinale Albornoz (1353), che si era accinto a ri-
conquistare alla Chiesa le città del patrimonio di S. Pietro (2).
Per porre forse un ostacolo alla minacciata autonomia il Co-
mune di Perugia ricorreva all’ Imperatore Carlo IV (1855)
che, accogliendo gli ambasciatori perugini, di cui fece parte
anche Bartolo, confermava tutti gli antichi privilegi com-
presi quelli sulle terre sottomesse. E perchè tale conferma
non avesse diminuito l’autorità del Vescovo, contemporanea-
mente il Bontempi otteneva dall’ Imperatore il diploma da
noi già preso in esame.

Tra la Repubblica Perugina ed il Vescovo vi fu sempre
un pieno accordo. Né dobbiamo dimenticare peró che la fa-
miglia Bontempi era di parte popolare, di quella fazione cioè
nelle cui mani trovavasi il governo cittadino. Sembra che
il vescovo si mostrasse alieno dal caldeggiare il lavorio, che

(1) Cfr. BRIGANTI F. Città dominanti e comuni minori nel Medio Evo, con spe-
ciale riguardo alla Repubblica perugina. Perugia, Unione Tip. Coop., 1906.

(2) Cfr. BRIGANTI F, Ugolino di Petruccio conte di Montemarte, Luogotenente
del Card. Albornoz. Perugia, Unione Tip. Coop., 1913.
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 1

si andava preparando contro la libertà comunale. Il cardi-
. nale Adamo de Cordova e Nicola de Tragecto, nunzî dell Al-
bornoz, nel loro brevissimo soggiorno in Perugia ricevevano
a mezzo del parroco di S. Isidoro un fiorino d'oro per cia-
scuno. Anche il Commissario dell'Abate di Cluny, succes-
sore dell'Albornoz, risiedette in Perugia dal 21 Marzo al 18
Aprile 1557 con un salario che fu complessivamente di 36 fio-
rino d'oro (1). Non poteva il clero perugino esimersi dal
pagamento di questi stipendi, trattandosi di autorità eccle-
siastiche, ma deve notarsi che durante il loro soggiorno al-
loggiarono in pubblico albergo e solo il cardinale di Cordova
ricevette lo stipendio nella cappella vescovile, mentre gli
altri furono pagati o sulla piazza, o nell'albergo.

Nel 1366 i perugini, intimoriti per la nuova venuta del
cardinale Albornoz, inviarono al papa in Avignone un' Am-
bascieria di cui fece parte ll nostro Vescovo. Ma la libertà
del Comune non poteva conciliarsi col nuovo programma

della Curia avignonese e, a nulla avendo approdato i buoni

uffici di Andrea Bontempi, i perugini si ribellarono alle im-
posizioni del Pontefice. Venne dapprima l' interdetto (1368),
che costrinse il Vescovo ad abbandonare la città; poi vi fu
la guerra terminata nel 1370. :

Il Bontempi, inclinato a favorire i suoi concittadini, con-
tinuó ad essere l'intermediario tra Perugia e il Papa; egli
stesso andó incontro al Cardinale di Gerusalemme primo le-

gato pontificio, ma giunti in Città nacquero dei tumulti e la.

pace fu poco duratura. I perugini, desiderosi di mantenere
la propria autonomia, male si adattavano al governo dei Le-
gati; è memoranda la rivoluzione contro l' abate di Mom-
maggiore (1376) che li portò ad una nuova guerra. contro
la chiesa (1318), per il vivo desiderio di mantenersi indipen-
denti dal dominio temporale del Papa.

(1) Vedi Protocollo da noi pubblicato più innanzi alle analogho date.
EN 185 - F. BRIGANTI

Era stato assunto al papato Urbano VI ed essendovi ri-
goroso divieto in Perugia di recarsi alla corte di Roma, il
Vescovo domandò l'autorizzazione per andarvi. I Decemviri
glie la concedevano considerandolo zelatorem pacifici et popu-
laris status civitatis Perusii et esse fidem et legalem Statui Po-
pularis dicte Civitatis (1).

La visita a Roma gli procurò il cappello cardinalizio
(titulà sanctorum Marcellini et Petri presbiteri Cardinalis) e,
| tornando in città (17 Novembre 1878), presso la chiesa di
| : S. Costanzo gli andarono incontro quattro Priori con il sin-
yore daco e notaro e, in presenza del Podestà, del Capitano del
| Popolo e del Conservatore della Libertà « gli dissero iu nome
« loro, dei compagni nel Magistrato et di tutti li successori
« loro et non perché fossero obbligati di farlo; ma gli pro-
« testavano bene, che non pensasse d'entrarvi come Cardi-
« nale, officiale o Legato Apostolico, perché come tale non
« l'havrebbero ricevuto, et che per riceverlo non intendevano
« di far pregiudicio alcuno alla loro libertà: egli che buona
I « intenzione aveva, humanissimamente rispose, che non vi
| sa E « entrava con altro pensiero, che come buon Cittadino nella
| « sua patria e che non intendeva pregiudicarle nè alle ra-
« gioni, nè alle giurisdizioni in modo alcuno » (2); la dichia-
razione veniva verbalizzata dal notaio. Le accoglienze fatte
al neo cardinale furono solenni e il Bontempi, amatore della
patria et dello stato popolare, fu intermediario nella seconda
pace col pontefice, per cui Perugia per parecchi anni potè
mantenere la propria indipendenza.

8 ©. — Bartolo, Baldo, il Cardinale Orsini e altri personaggi
menzionati nel Codice.

| Per non oltrepassare i limiti che ci siamo imposti
Dis. nella presente introduzione, crediamo tralasciare le noti-

(1) Annali Decemvirali: an, 1378, carta 198.
(2) PELLINI, Op. cit.. Vol. I, pag. 1443.

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Mi dti List indi
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 19

zie biografiche di questo benemerito concittadino per la
parte non riferentesi al nostro argomento. Nel tempo stesso
però non dovremo dimenticare altri illustri personaggi, per
i quali si rileva l'importanza del codice oggetto del nostro
studio.

Primeggia fra tutti il celebratissimo giureconsulto Bar-
tolo, che noi per primi ricordiamo quale membro della Fra-
ternita dei disciplinati di S. Francesco in Perugia, come ci
risulta per aver preso parte il 13 Ottobre 1356 all’adunanza
per la nomina di un procuratore, il quale trattar dovesse col
Vescovo sull'eredità di un confratre defunto. E il 22 Aprile
1357 lo troviamo menzionato quale procuratore degli Ospe-
dali Gerosolimitani di Roma e Pisa nella vertenza che ave-
vano con Riccero da Camerino; e questa data serve per ri-
conoscere ‘errata la data della di lui morte, che alcuni bio-
grafi ponevano nel 1356. Errore già conosciuto dal Vermi-
glioli in base ad altri documenti (1).

Più volte nominato è pure l’altro giureconsulto perugino
che in celebrità eguagliò il maestro. Avanti la casa di Baldo
degli Ubaldi vennero stipulati dei contratti e la scelta pre-
cisamente di questa località ci fa dedurre come le parti siano
prima state a domandare il parere del nostro giureconsulto.

L'ubicazione della casa risulta 2n Colle Landone e così ab-

biamo una conferma alle ricerche del non mai abbastanza
compianto prof. Scalvanti, che per primo ne dette l’identifi-
cazione (2). E notevole é la nomina di Baldo quale arbitro
nella vertenza tra il monastero di Montefano e il comune di
Casacastalda.

Insieme con questi luminari dello studio perugino. tro-
viamo i nomi di altri giureconsulti e dottori; i nomi di sa-

(1) Cfr. VERMIGLIOLI G. B., Biografie degli scrittori Perugini.

(2) La casa di Baldo trovasi nella via omonima già della Pallacorda.

Non: sarà fuor di luogo notare l'inopportuno sistema del cambiare il nome alle
vie, il cui inconveniente viene principalmente a risultare ai notari e a chi si dedica
a ricerche storiche.

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20 i F. BRIGANTI

cerdoti, monaci. abbati; i nomi di mercanti lombardi, fio-
rentini, anconitani, senesi e di altre città; i nomi di legati, am-
basciatori, cardinali, tra i quali ultimi è spesso nominato il
cardinale Rainaldo Orsini di Roma. Aveva questi nell'Umbria
una giurisdizione speciale per affari ecclesiastici.

Teneva uno speciale Procuratore nella persona di ser
Angelo di Matteo parroco della chiesa di S. Isidoro in Pe-
rugia, il quale lo rappresentó sempra in tutti gli atti che lo
riguardano. E lo rappresentava in una vertenza per confini
di beni stabili presso la Colombella in territorio di Perugia,
per la riscossione delle rendite della parrocchia di S. Maria
di Colle in diocesi di Narni; per la nomina del Priore della
Chiesa di S. Mustiola in diocesi di Chiusi; per investitura
che ebbe lo stesso cardinale del Priorato di S. Mariano in
diocesi di Perugia; per l'investitura Archipresbiteratus ma-
joris Ecclesie Fulginatis, resa vacante per la morte di Roge-
rio Trinci. Il nostro.prelato, che con tutte le autorizzazioni
apostoliche procurava di arricchire la propria mensa, ci ri-
sulta ancora essere stato. Vice-Abbate del monastero di S. Giu-
stino de Arno in diocesi di Perugia e con questa sua quali-
fica nominava il parroco della Chiesa di S. Cristoforo de
Clasina in diocesi di Assisi. Questa nomina veniva fatta di-
rettamente dal procuratore del Cardinale, mentre le altre
investiture si eseguivano con l'intervento del Vescovo di Pe-
rugia :

Rinviando il lettore all'indice da noi più innanzi pubbli-
cato, per quanto riguarda i nomi di altri personaggi, ora conti-
nueremo col breve cenno sulla parte giuridica dei contratti.

8 8. — Varie forme di contratti.

I documenti da noi pubblicati ci dànno anche l’ esem-
pio di qualehe speciale forma di contratto, che merita una
particolare menzione. Tralasciando di esaminare le formule
più comuni di atti, di compre e vendite, donazioni, quie-
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 21

tanze, enfiteusi, divisioni, fideiussioni, procure, locazioni, mu-
tui, costituzioni di dote; testamenti etc., per ognuno dei quali
abbiamo cercato di dare, in appendice al presente articolo,
un esempio del come venissero rogati, verremo a qualche
caso speciale che brevemente esamineremo.

Il contratto di matrimonio è quello che più particolar-
mente ha fermato la nostra attenzione. Innanzi tutto il padre
o l’esercente la patria potestà, faceva formale promessa allo
sposo, 0 a chi per esso, di dare a lui in moglie la giovane
alle sue cure affidata, stabilendo la quantità della dote. Con
un successivo atto gli sposi avanti il Notaio facevano for-
male promessa di contrarre matrimonio, e dopo aver risposto
alle domande del Notaio, aveva luogo la consegna dell’anello,
come suol farsi oggi avanti il sacerdote. Veniva così il No-
taio a compiere una cerimonia quale ai di nostri si svolge,
sia nel matrimonio civile che. religioso. Con un terzo con-
iratto si faceva il pagamento della dote. Abbiamo l'esempio
di una promessa di matrimonio avvenuta fra i genitori degli
sposi (1).

Un'altra formola che può dar luogo a varie interpreta-
zioni è la conferma del matrimonio. Costanzuccio di Giorgio
costituì a Pellola di Matteo un usufrutto, vita durante, e nel
contratto è detto che questa liberalità si faceva omni excep-
tione remota, quod lacobus quondam Pelloli DBenvenutii, de dictis
porta et parochia, maritus dicte Pellole, non tamen adhuc inter
eos matrimonio confirmato. .....

Era necessaria l'autorizzazione maritale, ma nel nostro
caso il marito non avrebbe potuto prestarla, mancando la
conferma di matrimonio. Nel rogito successivo la suddetta
Pellola fa una procura, ma innanzi tutto premette la dichia-
razione di conferma di matrimonio, recognoscendo se legitimam
- ucorem et sponsam lacobi quondam. Pelloli....

(1) Per riferimento ai vari documenti da noi citati In questo paragrafo e nei
seguenti. Vedi indice generale.

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BRIGANTI

La nomina del Curatore si compieva a mezzo di un giu-

dizio di volontaria giurisdizione: Nicolò di Enrico domanda
al Giudice del Capitano del Popolo di Perugia la nomina di
un curatore per vendere una casa di sua proprietà, situata
in Assisi, da acquistarsi dalle Monache di S. Caterina di Bet-
tona e il Notaio recatosi nel palazzo del Capitano del popolo
redige il verbale di autorizzazione.
In quel tempo il giuramento di una perizia facevasi a
mezzo di verbale notarile e così Cola di Nunzio presenta la
perizia di un terreno che, salvo errore, misurava 12 medioli,
4 staia e 8 tavole — ad mensuram et mediolam pertice com-
munis Perusii. Le misurazioni e i prezzi li troviamo puranco
nei contratti di locazioni e di mezzadria, i quali potrebbero
essere di argomento per esaminare le culture agrarie e i
patti colonici, che in gran parte sono quelli adottati oggidi,
ma questi meritano una speciale trattazione che non si confà
al presente studio.

Il Notaio interveniva per dare autenticità ai verbali
delle Confraternite, alle adunanze capitolari delle monache
e in altre pubbliche riunioni di Enti e di Corporazioni.

8 9. — Caratteristiche particolari degli atti del. notaio Petrioli.

Il rogito si compieva sempre con l'assistenza di tre
testimoni, fatta eccezione per i testamenti, che ne richie-
devano otto, sebbene a norma dello statuto perugino del
1342 bastassero da 3 a 5 testimoni in proporzione del valore
dei beni; poteano supplire le donne in mancanza di uomini,
ma, per ogni uomo mancante, occorrevano due donne (1).
Come già si é detto, era osservata la pubblicità in modo
scrupoloso, dovendosi fare l'atto in luoghi pubblici o aperti
al pubblico, cosicché la maggior parte delle stipulazioni av-

f

(1) Cfr. Statuto di Perugia sopracitato: an. 1342 Lib. II, cap. 10 — « quante te-
stemonia basteno en glie testamente e altre ulteme volontà ».
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI

25

veniva sulla pubblica via avanti le case e le botteghe
dei clienti. Vi sono due atti ricevuti avanti la casa del giu-
reconsulto Baldo; è evidente che prima le parti si recarono
dal legale per il parere, e quindi per la pubblicità della sti-
pulazione uscirono sulla pubblica via. Potevano riceversi negli
alberghi e il nostro Notaio andò di frequente nell'albergo di
Biagio e nell'Albergo delle Chiavi, situato 2» pede platee ; era
questo di proprietà di Balionus Maffutii che lo aveva locato
a certo Todino di Ser Vanni, del quale abbiamo un paga-
mento per conto d'affitto di 125 fiorini d'oro.

Non occorreva che le parti firmassero i contratti; il ver-
bale redatto dal Notaio a suo comodo faceva fede,.e nel nostro
protocollo la firma notarile col segno del tabellionato veniva
redatta ogni sei mesi. Vî è nella maggior parte dei casi l'in-
tervento del fideiussore, che si obbligava giurando sui santi
Evangeli. Nè dovremo dimenticare come il principio dell’anno
(secondo la formula a nativitate Domini) viene computato dal
giorno di Natale, mentre negli atti del Comune di Perugia
non si seguiva questo stile, ma l’anno aveva principio col
primo di Gennaio.

8 10. — « Angelus ser Vanni Lamber ti » ed altri Notai del
Vescovo Bontempi.

A complemento delle ricerche da noi fatte segnaliamo
agli studiosi i nomi di altri notari, che, al pari del Petrioli, eb-
bero la qualifica di notari et officiales Episcopi Perusini et sue
curie. Nel protocollo da noi pubblicato troviamo Dominicus
Nuti, abitante in Porta Eburnea, il quale interviene à parec-
chi atti e risulta nominato procuratore della Confraternita
di S. Domenico e delle Monache di S. Agnese. Di lui, per
quanto a noi consti, non rimangono Protocolli e lo troviamo
iscritto nella matricola dell'anno 1346 (1).

(1) Vedi Matricola già citata alla carta 4.

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Un altro notaio del Bontempi, fu Angelus ser Vannis
Lamberti abitante in Porta Eburnea, ma non iscritto nella
Matricola. Spesso é nominato negli atti oggetto del nostro
studio, anche come testimone e procuratore del Vescovo.

Presso lArchivio Notarile di Perugia si conserva un suo
protocolo che ha principio col 13 Agosto 1363 e termina
col 6 Febbraio 1366. Sembra che fosse nativo di Piegaro,
castello del circondario di Perugia, e l'argomentiamo perchè,
avendo egli stipulato una procura, fatta da Pietro e Nanni
quondam Ugolini Ciaffoli fabbricanti di vetro (becchieravi),
dice essere l'atto redatto in sua casa; in questa procura ven”
gono pure nominati Lamberto e Andrea Vannis Lamberti, evi-
dentemente suoi fratelli e ancor essi notai in Perugia. In Piegaro
rogó parecchi contratti e richiese l'opera sua anche qualche
abitante dei paesi limitrofi. La maggior parte però delle stipu-
lazioni sono redatte in Perugia e nell’ interesse del Vescovo per
vendita di beni lasciati in legato ai poveri, ricognizioni di en-
fiteusi, procure,.atti di legittimazione e nomina di notaio, per
le quali due ultime: forme di contratto il Vescovo, valendosi
della concessione ottenuta dall'imperatore Carlo IV, era ri-
chiesto non solo per Perugia, ma a preferenza anche per

altri luoghi appartenenti alla giurisdizione della nostra città. .

L'importanza del Protocollo del notaio Lamberti può ri-
levarsi dalla descrizione fattane e che pubblichiamo in fine
del presente lavoro.

Nel periodo in cui visse il Bontempi vennero emanate
le Costituzioni del Clero perugino, (1) le quali in data 19 mag-

gio 1382 furono approvate dal vicario generale d.nus Fran- .

ciscus de Mercatello licentiatus în iure canonico, e parroco della
chiesa di S. Andrea del Sopramuro. L’atto di approvazione
è redatto dal notaio Laurentius Ciocij Panfoli de Perusio porte
S. Angeli... notarius et offitialis curie episcopalis perusine. Con
il qual titolo nelle stesse costituzioni intervengono per altri
atti i notai:

Z

(1) Queste costituzioni trovansi presso l'Archivio del Clero Urbano in Perugia,

y —— RUIT 3;

Arr UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 25

« Franciscus quondam Dominici de Perusio Porte S. Su-
sanne (a. 1385).

« Ser Jacobus ser Gregori (1385).

« Johannes Ambrogij de Perusio (a. 1381).

E la qualifica di Notai del Vescovo la conservarono an-
che nel secolo successivo, come si rileva dal nome di

« Julianus Peri Mathey quondam Pauli de Perusio porte
Solis », il quale autentica le nuove costituzioni fatte al tempo
domini Jacobi episcopi perusini (1460).

Non intendiamo intraprendere un esame dettagliato delle
Costituzioni del Clero perugino nel sec. XIV, le quali potreb-
bero essere argomento di uno studio speciale, dal quale ver-
rebbero ad emergere. i rapporti interceduti tra la potestà
civile e religiosa nel medio evo nel comune di Perugia.

Per quanto riguarda la legislazione notarile. occorrereb:
bero altri raffronti con i formulari notarili del tempo, ma
crediamo di ometterli, essendo stato nostro proposito di.pub-
blicare, come semplice contributo agli studi storici, i con-
tratti più importanti del protocollo del Notaio Pietro Petrioli.

Torneremo sull’ argomento della legislazione notarile
quando verrà da noi pubblicato uno studio sul Notariato in
Perugia, per là cui compilazione già stiamo lavorando.

Dott. FRANCESCO BRIGANTI.

n Ó€ salina
F. BRIGANTI - ‘

I rogiti del notaio Pietro Petrioli

Si conservano essi nell’ Archivio Notarile di Bettona, in un
unico codice cartaceo la cui filigrana ha la marca di fabbrica
rappresentante un arco teso con freccia per i primi due fascicoli,
e per.il terzo un’ A gotica minuscola (1); misura mm. 218 140,
di carte 102 numerate e contiene n.° 181 atti. La numerazione
delle carte, come si vede dall'inchiostro e dal carattere, è del
sec. XVI. Il Codice è frammentario e ciò si desume dalla prima
carta che comincia con le parole « ... Dei evangelia firma, ete. »,
le quali sono parte della formula del giuramento, che il notaio
metteva alla fine di molti contratti; e la data del primo atto regi-
strato è del Luglio 1356. Manca pure nella prima carta la formula
sacramentale risultante al principio di ciascun protocollo o dell’ an-
nata o del semestre, e che, nello stile adottato dal nostro notaio,
si legge a c. 29, 58, 69 e 84, delle quali noi trascriviamo quella
a e. 84 che è stato da noi riprodotto come all’ unita tavola. Ee-
cone la trascrizione: i

.— « IN NOMINE D.NI AMEN. HOC EST MEMORIALE ROGATIONUM ET
« PROTOCOLLORUM TESTAMENTORUM ET ULTIMARUM VOLUNTATUM QUE
« ET QUAS EGO PETRUS QUONDAM FRANCISCI PETRIOLI DE BICTONIO
« IMPERIALI AUCTORITATE NOTARIUS ET IUDEX ORDINARIUS ET NUNO
« NOTARIUS ET OFFITIALIS REVERENDI PATRIS ET D.NI MEI D.NI AN-
€ DREE DEI GRATIA EPISCOPI PERUSINI ET [SUE CURIE], SUB ANNO
« A NATIVITATE D.NI MILLESIMO TRECENTESIMO QUINQUAGESIMONONO

L

(1) La filigrana dell'arco teso con freccia la troviamo ricordata nella pubbli-
cazione di V. FEDERICI: Atti del comune di Tivoli dell'anno 1389 (Cf. Bullett. dell’ I-
stituto storico itatiano n. 28). RImandiamo lo studioso alla nota Bibliografica del Fe-
derici.
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 27

« INDICTIONE XII TEMPORE D.NI INNOCENTIJ PAPE SEXTI, DIEBUS ET
« MENSIBUS INFRASCRIPTIS ROGATUS SCRIBERE PROCURAVI ».

Al termine di questa formula introduttiva vi è spesso il segno
notarile con la scritta: « SIGNUM MEI PETRI NOTARII SUPRASCRITI »;
e alla fine dell’ annata, od anche del semestre e del protocollo
vi è l'autentieazione. complessiva dei rogiti antecedenti con la
scritta:

« ET EGO PETRUS QUONDAM FRANCISCI PETRIOLI DE BICTONIO,
« IMPERIALI AUCTORITATE NOTARIUS ET IUDEX ORDINARIUS ET NUNC
« NOTARIUS ET OFFITIALIS PREFATI D.NI ANDREE EPISCOPI PERUSINI
« PREDICTIS OMNIBUS INTERFUI ET EA ROGATUS A CONTRAHENTIBUS
ET PARTIBUS SUPRADICTIS SCRIPSI ET PUBLICAVI ».

Il protocollo era coperto da una pergamena, contenente il

^

verbale di un processo svoltosi. avanti la curia vescovile e che -
da noi viene pubblicata (1). Come foglio di guardia del volume vi.

era un frammento cartaceo assai logoro e lacero riferentesi ad
un altro processo, datum Perusii in audientia episcopali, in una
causa, vertente tra certo Domenico e Angelo di S. Biagio, nella
quale sembra non essere. voluta comparire certa Cecchina, che
per tale disobbedienza viene dichiarata contumace e scomunicata
ipsa aliis nostris litteris mandavimus ercomunicatam | publice
numptiari .. Vi sono menzionati infine dei testimoni de Villa
S. Montani. à

Tanto dalla eoperta del Codice che dal menzionato foglio di
guardia viene a risultare come al nostro notaio fosse affidata anche
l'estensione dei processi verbali della curia vescovile, per i quali
vi era un altro registro le cui dimensioni sono date dal fram-
mento suddetto.

Presentiamo ora agli studiosi la trascrizione degli atti più im-
portanti, con l avvertenza che, per dare un'idea dell’ intero co-
dice e del come si svolgeva l’attività del notaio, le trascrizioni
più importanti, sia per la materia che per la forma, sono state
alternate con l'indiee di tutte le stipulazioni:

(1) Vedi in fine al n. CLXXXII.

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tacca F. BRIGANTI

ABBREVIAZIONI

PIÙ COMUNI ADOTTATE NEL PRESENTE REGESTO

/

An. — anno. par. o paro. — parochia.

Abb. — abbatissa. por. — porta.

Act. — Aetum. p. s. Ang. — Porta S. Angeli.
cane. — canonicus. p. Ebur. — Porta Eburnea.
com. — comune. p. s. Pet. — Porta S. Petri.
d.nus — dominus. p. s. Subx. — Post. S. Subxanne.
eccl. — ecclesia. p. Sol. — Porta Solis.

Ep. — Episcopus. pp. — papa.

fr. —. frater. pr. — presentibus.

flor. — florenus. pred. — predictus.

indie. — indictione. qd. — quondam.

lib. — libras. rev. o rev.mi. — reverendissimi.
m. — magister. tt. — testibus.

mon. — monasterium. tt. v. r. — testibus voeatis et
men. — mensis. rogatis.

not. — notarius. Xpstus — Christus.

P. — Perusia.
- UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI

Anno 1356. z

tr ritorni n n) 1

I. — Testamento di « Gilutius quondam Taddioli ».

D
"A

In nomine D.ni amen. Anno a nativitate ejusdem MCCCLVI, in-
dict. VIIII tempore d.ni Innocentij pp. VI et die mercuri XXVII
mens. Julij.

Gilutius quondam Taddioli Petri Symonis de Bictonio, infirmus
corpore, sanus tamen mente et in bona et recta scientia gratia Chripsti
existens, volens de bonis suis disponere, ne de cetero valeat ex ip
sis aliqua discordia exoriri, hoc presente nuncupativum testamentum-
quod dieitur secundum scriptum facere procuravit. In primis quidem
indicavit et reliquit corpus suum sepelliri apud ecclesiam S. Dominici
loci fratrum predieatorum de P. si P. contiguerit eum mori, si vero
Bictonii vel ejus districtus decesserit indicavit corpus suum seppel-
liri apud ecclesiam plebanam S. Marie de Bictonio. Item indicavit.
et reliquit apud suam sepolturam pro anima sua V solidos dena-
riorum. Item indicavit et reliquit pro incertis pro anima sua XL. so-
lidos denariorum dandos et distribuendos ad voluntatem infrascripti
Angelelli sui filij et heredis. Item reliquit Clarutie filie ipsius testato-
ris et uxori Petri Andrutii Riechutii de plano Bictonii duos florenos
aur, et in dietis duobus florenis et dote sibi data tempore quo ipsa

maritavit sibi eredem instituit et voluit esse tacitam, volens et man-
dans quod. dieta Clarutia de bonis ipsius testatoris plus petere non pos-
sit et si peteret cadat ab ipso legato, hac conditione apposita huic le-
gato facto dicte Clarutie.... et debeat facere generalem finem refuta-
tionem dieto Angelello de omni eo quod. ipsa petere possit de bonis pa-
ternis et maternis .. In omnibus autem aliis suis bonis mobilibus et
immobilibus iuribus et actionibus corporalibus et incorporalibus An-
gelelluni filium ipsius testatoris sibi universalem heredem instituit. Et
hee est ultima sua voluntas.

Actum P. in porta S. Petri et parochia Hospitalis in domo Ray-.
dini Iunte habitatione predicti testatoris, presentibus Vanne Bartolutii
Rigutii de por. S. Petri et paroc. S. Stephani, Ceccolo Piccioli Raynerii

Mysia mm — ritieni m tt trio e un im

pei

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lone.

tutionem ete.

tefano.

F. BRIGANTI

II. — Nomina del Rettore della Chiesa di S.

: por. et paroc. predicte, Macthiolo Iohagnoli Grectie por. S. Petri et pa-
le roc. Hospitalis, Martino Ugolini Martini por. predicte et paroc. S. Ma-
È rie de Colle, Symone Bartolutii, Ceccho Putii Scagni jupparellario,
Riceardutio Bencivennis Benintendi, civibus perusinis habitantibus in
dicta civitate et por. S. Petri tt. a predicto testatore v. et rog.

7gidio di Poggio Aqui-

x

Die Sabbati XXX men. Iulij. Act. P. in episcopali palatio peru-
sino videlicet in anticamera infrascripti d.ni Episcopi,
d.no Petro Martini et d.no Thoma Iutii capellanis d.ni Episcopi in-
frascriptis, testibus vocatis et rogatis.
| Cum vacante ecclesia S. Egidii de Villa Podii Aquilonis per ele-
ctionem factam per abbatem S. Lucie de Rasa de quodam Nerio Cuc-
charelli qui nondum promotus fuerat ad sacerdotium, nec est in etate
qui promoveri possit et immo indignus. Et propter hoc institutio fit
et est devoluta ad ipsum dominum Episcopum tanquam ad superiorem.
Et volentes predicta ecelesia in spiritualibus vel temporalibus aliquibus
de ceteris detrimentum non patiatur.

Idcirco Reverendus pater d.nus Andreas Dei gratia Episcopus peru-
sinus. confideus de industria et prudentia d.ni Baronci Herculani de
Villa Insule diocesis Urbevetani, facta prius diligenti examinatione de

presentibus

eo, ipsum d.num Baroneium presentem et acceptantem in rectorem dicte
Ecclesie instituit. Et ipsum anulo investivit de Ecclesia supra dicta.
Commietens eidem. curam et administrationem dicte ecclesie et bono-
rum et iure pertinentiarum ipsius tam in spiritualibus quam in tempo-
ralibus omni modo, via et forma quibus melius poterit etc. Quod
d.nus Baroneius rector promisit dieto d.no episcopo, presenti stipu-
lanti et recipienti pro se et suis suecessoribus, Et pro episcopatu peru-
sino de cetero esse fidelis obbediens et devotus sante matris ecclesie
et dicti d.ni episcopi et curie, vocatus ad sinodum venire, inventarium
facere et omnia exercere que tenetur de jure et secundum fori consti-

Post que dictus d.nus Epis. d.num Niccolam canonicum s. Iohan-
nis dé Marsciano executorem constituit etc.

III. — Compromesso fra il Comune di Casacastalda e i frati di Mon-

3 Die dominico ultimo mensis Iulii, actum Perusii ante domum abi-
tationis domini Baldi infrascripti, positum juxta crucem sancti Hercu- UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI SI

lani in porta S. Petri, present. Vanne Nutii, Sindutio Massioli et Gello
Bartholelli de comitibus de Collemedio, civibus perusinis. Et Costanzolo
Georgii de P. porte S. Angeli tt. v. et r.

^. rater Gualfredus Pelloli de Perusio, ordinis s. Benedieti de Mon-
tefano, Syndicus et procurator fratrum capituli et conventus ordinis
religionis santi Benedicti de Montefano et locorum et membrorum dieti
ordinis et mon. S. Benedicti, ut de suo syndicatu dixit apparere manu fra-
tris Iacobi d.ni Lapini de Florentia not., syndicatorio et procuratorio
nomine quo supra ex parte una, et Helemosina Bilie Allenutii de castro
Casacastalde nomine suo proprio et privato, et nomine Comunis Uni-
versitatis et hominum dicti castri pro quibus promixerunt de rati habi-
tione sub infrascipta pena ex partie altera. De omni lite causa et que-
stione que esset vel esse posset inter dictas partes, nomine et oc-
caxione cuiusdam vie misse per dictos homines dicti castri ante por-
tam dicti castri versus locum dictorum fratrum, positum in dieto ca-
stro et cuiuscumque vie misse per homines dicti castri de quo lix vel
questio esset vel esse posset inter ipsas partes. Volentes ad concor-
diam pervenire compromiserunt sapientem virum d.num Baldum ma-
gistri Francisci utriusque juris professorem per se et acceptantem tam-
quam in eorum arbitrum et arbitratorem amicum comunem et amica-
bilem compositorem, cui dederunt plenam licentiam et liberam pote-
statem et auctoritatem de predictis inter ipsas partes cognoscendi,
laudandi, declarandi et firmandi summarie, sine strepitu et figura iu-
diei diebus fertis et non, presentibus pro se vel ab citatis et non ci-

tatis uua parte pro se vel citata et altera ab se vel non citata, sedendo -

et non stando alte et basse de iure et de facto prout eidem arbitro et
arbitratori videbitur et placebit promictentes inter se ad invicem dicte
partes per predictum compromissum et laudum condere firmum et ra-
tum habere et non contrafacere vel venire nec petere quod reducatur
ad arbitrium boni viri sed firmum habere et tenere sub pena quinque
florenorum denariorum ete.

Insuper dietus Frater Gualfredus syndicus dicto nomine et predic-
tus Helemosine et.quilibet eorum tactis corporaliter seripturis videlicet
dietus frater Gualfredus in manibus fratris Marci Vannis de Monte-
politiano ordinis antedicti, et dietus Elemosina in manibus meis jura-
verunt ad saneta Dei evangelia, predicta omnia et singula et laudum
inde ferendum ratum et firmum habere et tenere.

IV. — 2 Agosto « Berardus quondam Egidij Mannis de Tuderto,
regione sancte Prasedis ut procurator sapientis viri Jacobi Benedieti
Bonaiuti de Tuderto de regione Vallis, ut de ipsius mandato ad infra-

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baldi de Perusio tt. v. r.

32 F. BRIGANTI

scripta constat manu. Niccolay quondam Lippi Plenerii de Tuderto re-
gione Nidoli et ‘paroc. S. Angeli supra murum Notarii », fa quietanza
a « Tudinello Angurelle Angelutii de Tuderto recipienti pro Johanne
Berardi Marinis et Berardo Marinis Egidi de Tuderto de quinquaginta
florenos auri quos prodieti solvere tenebantur ex causa mutui »....... e.
Furono testimoni: Ranalduzio di Monteorsolo contado di Perugia. Ga-
lasso di Vannizino di Arezzo e Ventura di Petrucciolo di Todi.

V. — Vendita fatta in « districtu Bictonii in Villa Collis Forestinorum ».

Die martis VIIII men. Augusti. Act. in distrietu Bietoni, in domo
infraseripti Andree Tancie posito in villa Collis Forestinorum pr. : Pol-
tutio Nardi Putii et Lello Reche m. Angeli de Bictonio tt. v. r.

Andreas qd. Tancie Iordoli de Bictonio per se suosque heredes iure
proprio et in perpetuo dedit, vendidit, tradidit Gilutio Ramutii Mar-
chutij de dicto loco ementi et recipienti pro se et suis eredibus, dimi-
dium starium terre posite in Villa Collis Forestinorum, iuxta viam rem
Iohannis Moricutii et rem ipsius Andree venditoris, aduch laterata vel
alios si quos forent dicte rei plures et maiores confines ete. Cum omni-
bus et singulis que habet super se etc. pro pretio et solutione .trium
florenorum cum dimidio auri, quod pretium fuit confessus habuisse et
recepisse, et de ipso pretio fecit eidem finem et quietationem, refuta-
tionem et pactum de alterius non petendo. Quam rem se dicti emptoris
nomine constituit possidere, donec et contra, promictens possessionem

diete rei dare liberam et certam. Et inde litem aliquam vel questionem

non facere vel movere nec moventi consentire, sed ipsam legitime de-
fendere ab omni homine et persona, in prima, secunda et tertia que-
stione et causa. Ius denumptiandi per pactum -remictens eidem in ce-
terum. Et promictens quod de dicto dimidio stario terre nulli ius datum
est, quod si appareret promisit reacquirere, dampna et expensas refi-
cere ete. Et predicta omnia dietus Andreas venditor promixit dicto
emptori ac etiam iuravit ad sancta Dei evangelia taptis seripturis, per-

petuo firma et rata habere et tenere et non contravenire, sub pena

dupli dieti pretii et obligatione suorum bonorum.

VI. — Transazione tra donna Orsola e il cardinale Orsini, abbate del
monastero di S. Giustino della diocesi di Perugia.

Die Iovis, XI Augusti. Act. Perusii in Ecclesia S. Laurenti ante
capellam S. Marie pr. d.no Niecola Tiberutij iudice, Ser Cellolo An-
drutii Stefani notario, Massolo Peri Bondiey ét Lillo Scopti d.ni Ani-

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UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 33

Cum d.na Ucciola filia quondam Marini Paulutii et uxoris olim
Andrutii Phylipputij porte Solis et parocchie S. Lucie, habitatrix in
podio Piloniei comitatus Perusii porte. Solis fecerit quamdam clusam
molendini olim, ut dicitur, dieti Andrutij in quadam parte terre posite
in pertinentiis castri Collis Tecchi, sive Columelle fines cuius petii
terre, ab una parte res ipsius d.ne, ab alia res mon. S. Iustini et ab alia
resmon. S. Marie Vallis Pontis vel alios meliores confines etc. Et per
providum virum ser Angelum Macthey Rectorem Ecclesie S. Ysidori de
Perusio procuratorem Reverendissimi in Cristo patris d.ni Raynaldi de
filiis Ursi de Urbe S. Adriani dyaconi cardinalis ac abbatis dicti mo-
nasterii S. Iustini perusine, diocesis eidem d.ne fuerit, ut dicitur, de-
numptiatum novum opus, eo quod dietus procurator procuratorio no-
mine, quo supra dicebat, nomine diete monasteri, ius habere in dicta
petia terre et ipsam ad dictum. monasterium pertinere et dicta d.na
dicebat ipsam petiam terre ad se pertinere. Idcirco dicta d.na et dietus
d.nus Angelus Procurator ad talem partitum pervenerunt videlicet pre-
dieta d.na promisit dicto procuratori procuratorio nomine .. quidquid
hedifieavit demolire et inde destruere et helevare .. sub pena V libra-
rum denariorum.

Insuper d.nus Iohannes Lippoli Iudex de Perusio porte S. Suxanne
p. s. Severi precibus et maudato dicte d.ne extitit fidesiussor etc.

Item predicta d.na Ucciola et predictus d.nus Johannes et quilibet
eorum taptis corporaliter scripturis iuraverunt ad sancte Dei evangelia
predieta omnia actendere et abservare et non contravenire etc.

VII. — Procura di alcuni mercanti tuderti.

. Die sabbati XIII men. Augusti. Act. P. in platea comunis ante
bancham apothece infascriptorum NAlli et Munaldi, posite in domibus
hospitii clavium quod est in pede dicte platee pr. Augustino Petri p.
s. Ang. et paroc. S. Donati et Niccolao Cioli Ciccoli de Tuderto tt. v. r.

Nallus Venture Gilielli et Munaldus Cecchini Munaldi de Tuderto
mercatores, P. commorantes, et quilibet ipsorum pro se, omni via modo
iure et forma, quibus melius de iure et facto potuerunt, fecerunt, con-
stituerunt, creaverunt et ordinaverunt se ad invicem, scilicet unus al-
terius et alter alterius ipsorum et ejus et eorum verum et legitimum
procuratorem, actorem, factorem, negotiorum gestorem, et certum
numptium specialem in causa seu causis, litibus et questionibus, quam
et quos habent et habituri sunt ipsi vel alteri ipsorum cum quibus-
cumque personis una vel pluribus comuni, collegio, eorpore et univer-
sitate ecclesiastica et seculari, in curia com. P., com. Tuderti, com.
Eugubii, et dominorum Ep. diectarum civitatum et qualibet ipsaruw

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24 7. BRIGANTI

curiarum, et generaliter in qualibet alia curia ecclesiastica et seculari,
et coram quocumque iudice vel auditore posito vel ponendo, dato vel
dando ad se unusquisque ipsorum nomine alterius comprendendo et
pro se agendo, petendo et defendendo, libellum dandum et recipiendum
excipendum et replicandum ac etiam triplicandum, litem contestandam
de chalupnia seu de veritate dicenda in animam alterius eorum iu-
randum et prestandum cuiuslibet alterius generis iuramentum ete. Et
ad recipiendum, petendum et exigendum quaseumque questionem pe-
cunie et aliarum rerum que ipsi vel alter ipsorum recipere deberent a
quibuscumque personis et de ipsis vel ipsa quantitate tam pecunie
quam aliarum quorumcumque rerum finem quetationem, refutationem
remissionem et pactum de non petendo, faciendo cum omnibus et sin-
gulis capitulis in instrumento finis et refutationis debitis et consuetis etc.
Et generaliter ad omnia et singula facienda ete. Dantes et concedentes
ad invicem scilicet unus alteri et alter alteri plenum liberum et gene-
ralem mandatum cum plena libera et generali administratione etc.
Ratum, gratum et firmum habere promictentes inter se ad invicem
quiequid per alterum ipsorum nomine alterius eorumdem factum, ge-
stum et procuratum sub ypoteca bonorum cujusque eorum ete. Volentes
insuper unus alterum et alter alterum ad invicem ab omni honere sa-
tisdatione relevare promixerunt mihi notario tamquam publice persone
stipulanti et recipienti pro omnibus et singulis quorum interest vel in-
tererit de judicio sesti etc. i

VIII. — Atto di vendita.

Die Lune XXII men. Augusti. Act. P. in Audientia Ep. pz. d.no
Cagno Cole rectore Eecl. S. Marie de Fractis, d.nis Vencioli et ‘Petro
Benvenuti p. S. Ang. et par. S. Cristofori de civitate P. tt. v. etr.

Cum Stoltus Campioni Stolti de Villa Collis Forestinorum vendiderit
Angelello Benassay Cinti de P. porte S. Subxanne et parochia S. Ste-
phani, unam petiam terre positam in districtu Bectonii in. vocabulo de
Meletis sive Ponticelli Cagnole ... et in veritate proraixerit eidem re-
vendere ad eius petitionem pro pretio novem flor. auri, et dietus Stoltus
dietos novem flor. auri solvere velit dicto Angelello, idcirco dietus An-
gelellus iure proprio et in perpetuo dedit, vendidit ete., — segue la
vendita con il pagamento del prezzo e le consuete formalità.

IX. — Il vescovo vende una casa che era stata lasciata per i poveri,
onde distribuirne il denaro.

Die Martis XXX m Augusti. Actum Perusii in Episcopatu Peru-
sino videlieet in anticamera infrascripti d.ni Episcopi, pr. d.no Nic-
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 35

cholao Cintii P. S. Petri et par. S. Martini, d.no Petro Martini re-
ctore Ecclesie S. Marie de Mercato Capellano, Et Andreutio Alexan-
dri de Civitella Bonazonum famulo infrascripti d.ni Ep. tt. v. et r.

Reverendus in Crispto pater et d.nus d.nus Andreas Dei at apo-
stolice sedis gratia Episcopus Perusinus, pater pauperum et executor
testamentorum, sciens quamdam domum positam in villa S. Feliciani
de lacu perusine diocesis, iuxta lacum perusinum, res Luche Ugutii
et viam et alia latera, relictam fuisse pauperibus Cripsti et ipsam esse
pauperum Xpi. Idcirco volens ipsam domum et valorem ipsum distri-
buere inter pauperes Xpi et executor testamentis vel relinquentis tan-
dem executione mandare, Iure proprio et in perpetuo vendit, d.no Io-
hanni Lippoli Toldoli de Perusia P. S. Subxanne et parochie s. Severi
ementi et recepienti pro se et suis heredibus dietam domum superius con-
finatam cum parietibus, tecto solario, fundo et hedifitio toto, ad haben-
dam, tenendam etc. cum omnibus eft singulis etc. pro pretio et solu-
tione XVI florenorum auri quos fuerit consecutus huiusmodi et habuit
et recipit in presentia mei et testium predictorum in auro et florenis.
Et de ipso pretio fecit eidem quetationem etc.

Quam rem se nomine dicti emptoris constituit possidere donec etc.
tradere liberam, vaeuam et expeditam et inde litem non facere vel mo-
vere sed legittime defendere etc.

Ed quod de dieta re nulli datum est jus etc. quod si reperiretur
proxime reacquirere etc.

Et si plus valetur donavit eidem etc. Et predictam venditionem,
donationem, quetationem omnia suprascripta promixit rata et firma
habere et non contra venire sub pena dupli dieti pretii et obligatione
bonorum dieti emptoris etc.

X. — Procura per la riscossione di rendite dalla chiesa di « S. Maria de
Colle » presso Narni.

30 Agosto. — Act. P. in Episcopali audentia etc., ps. d.no An-
gelo Rect. Ecclesie S. Martini de Viridario, ser Angelo ser Vannis
port. Heb. et ser Iohan, ser Martini por. S. Subx. tt. v. et r.. Dnus
Angelus Macthey rector Ecclesie S. Ysidori de Perusio procurator Re-
verendissimi, in Xpo patris et d.no Raynaldo de Ursinis S. Adriani
diaconi Cardinalis, ante infrascripta ut asserit deputatum et constitu-
tum ut dixit de sua procuratura et mandato apparet manu Iohannis de
Ora Clerici Leodiensis not. habentis inter alia in mandato substituendi
loco sui ad omnia et singula que a dicto d.no Cardinali habent in man-
datis unam vel plures personas asserens se tam suis quam dicti d.ni

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Cardinalis negotiis impeditus adeo quod ad infraseripta personaliter
adesse non potest. Idcirco discretum virum d.num Laurentium ser Andree
rectorem Eeclesie S. Nicholay de castro Sypionis de Colle Narniense
diocesis ibidem pro se et mandato in se sponte suscipientem substituit
loco sui ad recipiendum nomine dicti d.ni Cardinalis et pro ipso omnes
et singulos fruetus, redditus et proventus Ecclesie S. Marie de Colle
Narniensis diocesis. Et ad retinendam: et manutenendam dietam eccle-
siam S. Marie et ipsum possessum res et bona pro nomine dieti d.ni
Cardinalis et pro ipso d.no Cardinali. Et ad locandum et dislocandum
possessum et bona diete Ecclesie S. Marie cui et a quibus eidem pro-
curatori substituto videbitur et placebit ad coptimum laboritium et
fieti et. pensionis, cum illis pactis et condictionibus que eidem videbitur
et placebit trasferens in eumdem d.num Laurentium in omnibus et per
omnia vices suas donec eas ad se duxerit revocandas etc. Et ad agen-
dum, petendum et defendendum etc.

XI. — 5 Settembre. — « Act. in claustro: episcopatus P. pr. d.no
Laurentio Cole monaco S. Petri, Cola Vannis por. S. Petri et par.
S. Blaxii et Cristoforo Sensi de Cerqueto tt. — Lucas Andructii Leo-
nardi de castro Cerqueti comitatus P. vendidit Maetheo Putii Droni de
eastro S. Venantii habitatori nunc in dicto Castro » un terreno per il

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prezzo di 9 fiorini d' oro.

XII. — 6 Settembre — Balduecio da Gubbio promette di rimanere
quale « famulus » presso il parroco di S. Isidoro di Perugia per un anno
eol salario di 5 fiorini d'oro. Quale fideiussore in detto atto intervenne:
« Vannes Marsupini Abbracciamontis pelliciarius de por. Solis et paroc.
S. Florentii ».

XIII. — 14 Settembre. — Saviuzza « filia olim Clari Rubei et uxor
quondam ser Stephani Petrioli magistri Benvenuti de Bictonio » fa te-
stamento nominando eredi i figli con vari legati alla fraternita di
S. Maria di Bettona, al fratello Pietro, a ser Ceeco di Petriolo ed altri.

XIV. — 15 Settembre. — « Maétheus Putij Droni de castro S. Ve-
nantii comitatus Urbisveteris habitator in castro Cerqueti comitatus
P. » rivende a Luca di Andruzio gli stabili da lui acquistati, come so-
pra, con il rogito in data 5 Settembre pes ugual prezzo di 9 fiorini
d’oro. Interviene al contratto « dnus Johannes Gentilutii rector eccle-
sie S. Marie de Cerqueto » e presta il proprio consenso avendo detta
parrocchia sui beni venduti dei diritti di dominio.
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI

XV. — Noleggi) di un ronzino per 12 soldi al giorno.

24 Settembre. Act. P. in Por. S. Pet. ante domum infrascripti Ucci
pr. Costanrolo Georgi por. S. Ang., Herculano Marinelli por. S. Subx.
et Iohanne Riccii port. Sol. tt. v. r.

Ser Matheus Cole Helemosine de P. por. Solis et paroc. S. Severi
promisit Uccio Guarneri alias dieto Uccio fornario de P. por. Hebur.
et paroc. S. Angeli habitatori in por. S.îPetri etc. reddere et restituere
ad ipsius Ucci petitionem unum ronzinum pilaminis morelli extimatum
in libro extimationis eomunis P. factarum de ronzinis ete. Quem ron-
zinum fuit confessus se ab eo habuisse cum illis macagnis que scripte
sunt in libro dictarum extimationum. Item promisit eidem .dare pro
vectura dicti: ronzini XII soldos denariorum perusinorum parvorum
pro quolibet die, quo steterit penes ipsum Ser Mactheum, et idem dic-
tum ronzinum reddere sanum et salvum cum sella et breglis prout
ab ipso Uccio habuit, promittens se pro predictis realiter et persona-
liter constrignere etc. et omnia observare et in nullo contravenire sub
pena dupli extimationis dicti ronzini etc.

XVI. — Quietanza del legato del cardinale Albornoz.

Die jovis XXII men. septembris. Actum Perusii in eapella episco-
patus perusini. Presentibus, d.no Thoma Iutii de Spello et d.no Blaxio
Ciecholi plebano plebis S. Savine de comitatu Perusii, cappellanis d.ni
Episcopi testibus etc.

Adam Iohannis de Cordova de Inspania, numptius Reverendissimi
in Chripsto patris et d.ni, d.ni Egidij, miseratione divina Sabiniensis
episcopi cardinalis apostolice sedis legati, fecit finem et refutationem de
aliquid ulterius non petendo d.no Francisco Francisci, rectore ecclesie
S. Severi de porta S. Subxanne, ibidem presente et recipiente pro d.no
episcopo et clero perusino, de uno floreno auri quem ut idem numptius
asseruit recipere tenebatur pro suo salario duorum dierum quibus ste-
terat in civitate et diocesi perusina cum litteris ipsius d.ni legati ad
rationem quatuor turonis argenti pro quolibet dictorum duorum die-
rum.... Et hoe fecit quia fuit confessus et contentus habuisse et rece-
pisse et habuit et recepit in presentia mei not. et tt. etc.' Quam que-
tationem et omnia et singula süpradieta promisit rate et firme habere
et tenere et non contrafacere vel venire, pena quinquaginta libras de-
nariorum ete., qua soluta vel non rata sint predicta ete.

XVII. — 26 Settembre. — Il vescovo, a mezzo del suo procuratore
canonico Giovanni « Gentiluti », riscuote 32 fiorini d’oro prezzo del fitto

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di un anno dei beni del Chiugi presso Castiglione. Sono presenti que-
sti testi: « Andrutio Bonazoni porte S. Petri et paroch. S. Marie de
Oliveto et Johanne Ciccoli eiusdem port. et paroch. S. Stephani ».

XVIII. — 4 Ottobre. — « Act. P. ante bancham existentem ante in-
frascriptam apotecam pr. d.no Angelo mag. Francisci porte Heburnee
et paroch. S. Angeli et Johanne Ceccarelli por. Solis et paroc. S. An-
tonii de P. tt. v.et r. ». Biagio Nwzi riscuote da alcuni mercanti di Todi
14 fiorini d'oro, a saldo fitto di un semestre per la bottega situata in
Perugia sotto l’ Albergo delle Chiavi, di cui Biagio era proprietario.

XIX. — 1 Ottobre. — « Act. P. in quadam apotecha Niccolay U-
guccii mercatoris, pr. Bartolaccio mag. Bartoli por. Solis et paroc.
S. Florentii et Cianciolo Fumagioli por. S. Petri et par. S. Martini de
P. tt. v. et r. Phylippus Johannis Marescalei de P. locavit ser Cole
mag. Petri Bictonutii de Bitonio » una casa in Torgiano per il prezzo
di 2 fiorini d'oro all' anno.

XX. — 3 Ottobre. — Bartolino di Lucolo fabbro della villa di S.
Elena prende a lavorare seco Pietro di Martino per sei mesi, con lo sti-
pendio di 24 libre di denari perugini pari a 4 fiorini d'oro « promictens
se pro predictis realiter et personaliter costrignere et convenire Pe-
rusij, Eugubij, Assisj, Fulginei, Tuderti, Spoleti et ubique locorum re-
nuntians fori prescriptio et privilegio fori etc. ».

XXI. — Nomina di un arbitro.

Die Lune tertio men. Octobris. Act. P. in claustro Episcopali pe-
rusino pr. Ser Cristoforo mag. Johannis port. S. Subx. et par. S. Ste-
phani, Marino Giglarelli et ser Petro Sensi port. Hebur. et par. S. An-
geli tt. v. r.

D.nus Andreas mag. Angeli rector Eeclesie S. Fortünati de P. ex
una parte, et d.na Bilia Venturelle por. S. Ang. et par. S. Cristofori
ex altera, de omni lite questione que essent inter duas partes occaxione
unius domus posite in civitate P. in por. S. Ang. et par. S. Cristo-
fori, fines cuius strata publica, res hospitalis mercatorum, res Ecclesie
S. Cristofori ..., volentes ad concordiam devenire compromiserunt et
promixerunt in venerabilem et sapientem virum d.num Iohannem Petri
de Mediolano, Ep. perusini vicarium generalem ibidem presentem et
acceptantem tanquam in eorum arbitrum arbitratorem amicum comu-
nem et amicabilem compositorem, Dantes et concedentes dicte partes
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 39

et quelibet earum dicto d.no Ioanni ... licentiam auctoritatem pote-

statem et bailiam de dieta causa et quacumque alia que inter ipsas.

partes essent etc. cognoscendi summarie et de plano secundum strepitu
et figura judicii seu libelli oblationis diebus festivis et non feriatis etc.,
laudandi arbitrandi pronuntiandi et diffiniendi alte et basse de iure et
facto prout et sicut ipsi d.no Iohanni arbitro et arbitratori videbitur et
placebitur. Promictentes inter se dicte partes ad invicem stare parere
et obedire monitoribus et mandatis dicti arbitri. Et quidquid arbitrator
fecerit ratum et firmum habere etc. ... ac iuraverunt ad Sancta Dei
Evangelia corporaliter tactis scripturis perpetuo firma et rata habere
ete. sub pena quingenti denariorum etc. Dum tamen dictus arbiter
teneatur diffinire hinc ad XVIII diem huius mensis inclusive, aliter
partes remaneant in eorum statu etc.

XXII. — Sindacato della Confraternita di S. Domenico in Perugia.

Die Dominico IX mensis Octobris. Actum Perusii in domo in qua
homines infrascripte Fraternitatis congregari consueverunt. Presentibus
d.no Nicola Michaelis de Venetiis Capellano dicte Fraternitatis, Barto-
lomeo Ceecarelli porte S. Angeli et parochie S. Helisabet et fratre Paulo
Symonis de Monte Falcone testibus vocatis et rogatis. Convocata, coad-
dunata addunantia Fraternitatis Disciplinatorum S. Dominici de Perusio
de licentia et mandato discreti viri dompni Ihoannis Cambi Prioris et
providi viri Nucciarelli Tohannelli sub prioris dicte fraternitatis. In qua
addunantia interfuerunt pred. dominus Iohannes Prior et Nucciarellus
sub prior. Et d.nus Paulus Nuroli, Nicolaus Cintii, Tancius Helemosine,
Giliutius Pelloli; Andreutius Petrutii, Cionciolus Marini, Lellus Gi-
raldi, Lellus Niecole, Bectolus Iohannis, Menicus Ambrosii, Blaxius
Nicole, Mascius Vannis, Iohannes ser Angeli, Martinus Lelli, Albergu-
tius magistri Niceole, Paulutius Massecti, Symonellus Homodei, Vegna-
tutius Andrioli, Andreutius Peri, Cecharellus Petri, Menieus Rayche,
Franciscus Putii, Ser Symon Helemosine, Stephanus Cagni, Bartholus
Vannis, Ceccharellus Cristophori, Paulutius Angeli, Beetus Monis, Pe-
trus Nutii, dominus Laurentius Cole, Cinus Vannis et Angelellus Mar-
tinelli, homines de dieta Fraternitate S. Dominici. Qui ut asseruerunt
sunt ultra duas partes, immo quasi omnes de Fraternitate predicta. Et
qui faciunt addunantiam dicte Fraternitatis. Predicti d.ns Iohannes
prior et Nucciarellus subprior et quilibet eorum cum presentia, con-
sensu et voluntate dictorum supra nominatorum et prefati de dicta fra-
ternitate cum presentia consensu, et voluntate, licentia et auctoritate
ipsorum nemine discordante, sed omnes in concordia non revocando

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i alios syndicos et procuratores dicte Fraternitatis et hospitalis quod omni
si DER modo, via et forma quibus melius de jure et facto potuerunt nomine
| ipsius fraternitatis et hospitalis eiusdem, fecerunt, constituerunt, cura-
i verunt et ordinaverunt discretum virum ser Dominicum Nuti de Perusio
Porte Heburnee notarium, predictorum et dicte addunantie et dicte fra-
arp Si ternitatis ac hospitalis predicti verum ‘et legitimum syndicum et pro-

i. i . euratorem, actorem, factorem et certum numptium specialem, ad peten-
EE dum, exigendum, recipiendum omne id et totum quod eidem fraternitati
| seu hospitali supradictis competetür vel competere posset et spectaret
| vel spectare posset ad presens vel in futurum,. vigore et nomine et
Mos occaxione distributionis seu institutionis vel electionis facte vel fiende
^ iE per Reverendum in Cristo patrem et dominum, dominum Andream Dei
SI et Apostolice Sedis gratia Episcopum perusinum, in bonis de bonis et
| ; super bonis et hereditate que olim fuerunt Nicolaj Vannis magistri
ms È Raynaldi de porta Solis et parochia S. Iohannis de Fosso, et ad confi-
|

RT tendum se illud quod receperit dieta occaxione vice et nomine dicte
ESSI RE fraternitatis et hospitalis predicti habuisse et recepisse. Et de eo quod
i-r rc es confessus fuerit de dictis bonis et hereditate finiendum et quietandum,
e et ad illud vendendum, alienandum, permutandum et ex eo iure alteri

iH D cedendo et concedendo. Et de eo transferendum et componendum et ad
celebrandum vice, nomine universitatis dicte fraternitatis ac etiam ho-
spitalis ipsius instrumenta venditionis, traditionis, quetationis, refuta-

068 sota — tionis, permutationis, cessionis et concessionis ac transactionis cum

si quibuscumque personis una vel pluribus de omni eo quod de dictis
Ti m bonis seu hereditate predicta ad presens vel in futurum, ut dictum est,
ues e dicte fraternitati seu ipsi hospitali competeret vel spectaret cum onmibus
È et singulis capitulis penarum adiectionibus in talibus contractibus seu
in formis consuetis necessariis et opportunis, dummodo dictus Syndicus
et procurator non possit nec valeat vigore huius syndicatus occaxione
predicta in aliquo obligare dictam fraternitatem vel singulares personas
3 : ipsius fraternitatis, nec etiam dictum hospitale vel bona ipsius frater-

EN nitatis, hospitalis seu singularum personarum ipsius fraternitatis, ad

B ; defensionem eiusdem quod eidem fraternitati seu dicto hospitali com-

| peteret vel spectaret ad presens vel in futurum de bonis, et hereditate

predicta nisi tantam quantitatem de bonis et hereditate predictis incom-

modi et utilitatis dieti hospitalis veniret. Et generaliter ad omnia alia .

facienda ete. dantes et concedentes eidem syndico et procuratori ple- \

NACE num, liberum et generale mandatum etc. ratum, gratum et firmum
habere, promictentes ete. sub obligatione bonorum diete fraternitatis et
hospitalis ipsius ete, volentes insuper dictum procuratorem et syndicum

ab omni satisdactione oneris relevare promixerunt predicti constituentes
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 41

mihi notario infrascripto stipulanti et recipienti, vice et nomine et nomine
omnium quorum interest vel intererit de iuditio sisti et iudicium sol-
vendo in omnes casus et eventus sub ypoteca et obligatione predictis etc.
Insuper predicti constituentes volentes ipsum syndieum teneri ad
reddendum de predictis rationem administrationis eiusdem, omni modo,
via et forma quibus melius potuerit, nomine diete fraternitatis et ho-
spitalis ipsius, ipsum ser Dominichum syndicum et procuratorem ibidem
presentem et acceptantem absolvere ab omni ratione administrationis
reddenda de predictis et ipsum reddere totaliter absolutum ete.

XXIII. — Procura per una causa riguardante il furto di un paio di
buoi del valore di 10 fiorini d’oro.

11 Ottobre. Act. P. ante domum. habitationis mei Notari. Pr. d.no
Angelo Macthey rectore Ecclesie S. Isidori de P., Paolo Petrutii de Bic-
tonio et Andrutio Gilioli por. S. Pet. et par. S. Savini de P. tt. v. r.

Lippus Cagni de Clusio perusino de Villa Casamaioris ... constituit
Stephanum Benedicti por. S. Petri et par. S. Stephani, et ser Paulum
Simonelli por. S. Angeli et par. S. Fortunati absentem tamquam. pre-
sentem et quemlibet eorum in sollidos, ita quod occupantis condictio
melior non existat, suos veros et legitimos procuratores in causa cum
Lippo Marcholi de P. porte solis et paro. S. Ioannis et generaliter eum
qualibet alia persona tam in civilibus quam in eriminalibus, in. curia
d.norum Potestatis et Capitanei comunis et populi perusini et qualibet
earum, et generaliter in qualibet alia curia ecclesiastica et seculari
super quadam accusatione facta de ipso Lippo Cagni coram nobili milite
d.no Venantio (1) presentim Potestate Civitatis P. et sapienti viro d.no
Laurentio judice dicti protestatis et comunis P. mallefitus constituto
per Lippum Marcholi supradictum de eo quod dietus Lippus Marcholi
in dieta accusatione dicitur dictum Lippum Cagni currentibus annis
Domini MCCCXLIX de mense septembris dieti anni contra formam, sta-
tuta et ordinamenta comunis P. et contra voluntatem dieti Lippi Mar-

coli derobasse dietum Lippum Marcholi de uno pario bobum pili rubei, -

quorum unus vocabatur Copzo, valoris et extimationis X florenorum
auri et quos boves dictus Lippus Marcholi dieitur tunc se habuisse te-

nuisse et possedisse in quadam domo posita in Villa Puzoli Clusii P.

comitatus P. por. S. Subxanne in loco dicto castellacie fines cujus un-
dique res Episcopatus Clusii. Et predicta dicitur commissa fuisse per
dietum Lippum Cagni ... noctis tempore post tramontare solis et ante

(1) « Venantis d.ni Iohannis de Moratis de S. Geminiano ». Cfr. MARIOTTI A.
Saggio di memorie istoriche perugine, Vol. II — Perugia, 1806, C. Baduel.

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42 i F. BRIGANTI ‘

ortum solis diei sequentis. Et dicitur quod de predictis omnibus fuit et
est publica vox et fama, prout sic vel aliter plus vel minus in dicta
accusatione dicitur contineri. Et generaliter super quacumque alia causa
civili et criminali ... ratum et firmum habere promisit etc. sub obliga-

tione bonorum suorum etc. Volens insuper dictos procuratores substi-
tuere ab eis relevare ab omni satisdatione honere promixit tamquam
publice persona stipulanti etc.

XXIV. — 11 Ottobre. — « Andrutius Gilioli alias dicto Ciamo-
rello » si era costituito fideiussore verso Lippo di Marcolo per il furto
del paio di buoi commesso da Lippo di Cagno, come all'atto prece-
dente. Ora Lippo di Cagno dichiara di rilevare il sudd.° Andruccio da
qualsiasi danno per la fideiussione fatta.

XXV. — Promessa di matrimonio.

12 Ottobre. — Act. P. in por. S. Petri ed in parrochiali ecclesia
S. Martini, pr. Ciura Pelloli Fidanzole por. S. Petri et paroc. S. Mar-
tini, d.no Iohanne Cole rectore Eccl. S. Blaxii p. Heb., Cieco Ange-
lutii Ciccoli, Geraldino Peroncelli tt. — Andrea m. Symonis Morici de
P. p. Sol. et paroc. S. Marie Nove, promixit Luce Vannoli Andruecioli
se faeturum et curaturum quod Angela Miglorutii magistri Symonis
eius nepotis ipsum Lucam acciperet in eius legitimum virum et mari-
tum. Et assignavit eidem in dotem unam domum cum terrato solo et -
edifitio toto, positam in porta Solis etc.

XXVI. us Contratto di matrimonio.

Eisdem die et loco et pres. dictis testibus, dicta d.na Angelella
Meglorutii m. Simonis predicta, interrogata per me Petrum Notarium
infrascriptum si sibi placebat et consentire volebat in Lucam Vannoli
Andruccioli predictum, ibidemque presentem, tanquam in suum legiti-
mum virum et maritum et ipsum in suum legitimum maritum recipere,
ipsa Angelella sponte respondit et dixit: sic. Et subsequenter, dictus Lu-
cas a me dicto notario interrogatus si sibi placebat et consentire volebat
in dietam Angellam ibidem presentem tamquam in suam legitimam spon-
sam et uxorem, et ipsam pro sua uxore legitima recipere, idem Lu-
cas respondit et sponte dixit: sic. Et statim dictus Lucas eamdem An- .
gellam cum duobus anulis argenti, sibi subarravit, Et ipsos anulos in
digito anulari manu dextere dicte Angelelle immisit et dimisit. Et sic
per dieta verba de presenti et anulorum immissione inter predietos Lu-
cam et Angellam legitime contractum extitit matrimonium etc.
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI © 43
XXVII. — Sindacato dellu Confraternita di S. Francesco.

Die Iovis XIII mense Uctobris. Actum Perusii in porta S. Subxanne
et Parochia S. Niccolai in domo fraternitatis disciplinatorum S. Francisci
de Perusio. In qua homines diete fraternitatis et universitatis eiusdem
se congregari consueverunt. Presentibus Bartholo Massoli et Martino
Dominici de Perusio porte S. Subxanne et parochie S. Nieeolay, testibus
vocatis et rogatis. Convocata et coaddunata addunantia et universitate
fraternitatis disciplinatorum S. Francisci de Perusio in domo eorum so-
I'te congregationis, ad requisitionem dicte fraternitatis de mandato
providi viri Niecolay Petri prioris dicte fraternitatis.

In qua quidem addunantia interfuerunt predictus Niccolaus prior,
d.nus BARTOLUS DE SAXOFERRATO, d.nus Angelus d.ni Francisci, d.nus
Niccola Tyberutii, Iohannes Pelloli, Meus Naldi, Leonectus Michelis, Ma-
ctheolus Gioli, Petrus .Phylippi, Cesta Andreutii, Bartutius Feoli, Saleiolus
Gigii, Tilis Venciolis, frater Raynerius magistri Raynerii, Paulinus Cic-
coli, Butus Ghelfutii, Andrutius Pacis, Ser Putius Nelli, Ser Nutus Ner-
cutii, Massarellus Ranucoli, Mactheolus Datoli, Andrutius Tuccioli,
d.mpnus Iacobus Nucciolj, d.nus Martinus Mannj, dompnus Niccola
Mactheoly, Niccolaus Mancie et Petrus Piecii, omnes de Fraternitate pre-
dicta, qui ut asseruerunt sunt ultra duas partes hominum dicte Fraterni-
tatis. Predictus Niccolaus prior cum presentia et voluntate omnium pre-
dictorum superius nominatorum, et predicti superius nominati, cum pre-
sentia, voluntate, licentia et auctoritate predicti Niccolay Prioris dicte
Fraternitatis, omni modo via et forma quibus melius potuerunt de jure
et facto, fecerunt, constituerunt creaverunt et ordinaverunt, eorum et
diete universitatis et fraternitatis ac hospitalis ipsus Fraternitatis, verum
et legitimum syndicum et procuratorum, actorem, factorem et numptium
specialem discretum virum fratrem Raynerium, magistri Raynerii, ibidem
presentem et acceptantem, ad renumptiandum omni jure dicte frater-
nitati seu hospitali predicto, vel alteri eorum competenti et vigore no-
mine et occaxione distributionis nominate, vel institutionis facte, pro ho-
spitali predicto, per Reverendum in Cristo patrem et d.num. d.numAn-
dream Dei et Apostolice Sedis gratia Episcopum Perusinum, in bonis,
de bonis et super bonis et hereditate que olim fuerunt Niccolay Vaunis
magistri Raynaldi de porta Solis et parochia S. Iohannis de Fosso, et
ad remietendum prefato d.no .. Episcopo jura ipsis Fraternitati et ho-
spitali competentia occaxione predicta, et ad aeceptandum, petendum,
exigendum et recipiendum omne id et totum quod eidem Fraternitati
seu hospitali ipsius competeret vel spectaret vigore, nomine et occa-
xione distributionis electionis, nominationis seu institutionis fiende per

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‘et recipientem ac etiam substituendum ab eo omni modo, via, jure et

44 F. BRIGANTI

dietum d.num Episcopum hospitali predieto. In bonis etc. que olim fue-
runt predicti Niecolay Vannis. Et ad confitendum vice et nomine dicte

Fraternitatis et hospitalis ipsius, se illud quod eorum nomine receperit

occaxione predicta babuisse et recepisse. Et de eo quod se dicto nomine
et occaxione predieta confessus fuerit habuisse et recepisse, finiendum,
refutandum et quietandum, et ad vendendum omne. id et totum quod
dieto Hospitali. pertineret vel spectaret de dictis bonis et hereditate. Et
illud tradendum, permutandum, cedendum et concedendum; et de eo
transferendum et componendum, pretium recipiendum et quietandum, et
ad celebrandum vice et nomine diete Fraternitatis et hospitalis ipsius cum
quibuscumque personis instrumenta venditionis, traditionis, permuta-
tionis, alienationis, cessionis et concessionis, transactionis et refutationis;
et omne aliud instrumentum quod eidem indico et procuratori vel sub-
stituendo ab eo videbitur et placebit; cum omnibus et singulis capitulis
et elausulis et adiectionibus penarum in talibus instrumentis consuetis
et necessariis, debitis.et opportunis; hoc tamen salvo et reservato quod
dicto syndico et procuratori et substituendo ab eo vel ipsorum alteri-non
liceat nec possit vigore huius syndicatus pro dictis bonis et hereditate
vendendis, alienandis, permutandis, vel cedendis vel quovis modo dictam
fraternitatem et universitatem ipsius vel singulares personas eiusdem
aut dictum hospitale seu bona ipsorum in aliquo obligare ad defensio-
nem dietarum rerum et hereditatis seu partis ipsarum nisi prestato
pretio in utilitatem et comodum dicti hospitalis veniret, et in utilitatem
dieti Hospitalis duratum fuerit dumtaxat et non ultra; quod si fieret

, non valeat nec teneat, et ex nunc illud ratum et firmum habere ; nega-

verunt et recusaverunt sed ad substituendum loco unum et plures pro-
curatores et syndicos etc. et generaliter ad omnia facienda etc. dantes .
et concedentes eidem sindico et procuratori et substituendum ab eo,
reservata semper falsa, plenum, liberum et generale mandatum ete. ra-
tum, gratum et firmum habere, promictentes quiequid per dictum syn-
dicum et procuratorem et substituendum ab eo factum fuerit ete. sub
ypotheca et obligatione omnium bonorum. dicte Fraternitatis et hospi-
talis predieti; volentes insuper dictum procuratorem et syndieum et
substituendum ab eo, ab omni honere sa*isfactionis relevare, promixe-
runt mihi notario infrascripto tanquam publice persone vice et nomine
omnium quorum interest vel intererit, stipulanti et recipienti de iudicio
sisti et iudicato solvendi etc. Et insuper predicti constituentes volentes
dictum syndieum et procuratorem et substituendum ab eo teneri ad red-
dendam rationem administrationis predictorum bonorum et hereditatis,
ipsum fratrem Raynerium syndicum et procuratorem ibidem presentem
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 45

forma, quibus melius potuerit, absolvere ab omni ratione administra-
tionis reddenda etc. hec fecerunt non revocando alios syndicos et pro-
euratores fraternitatis et hospitalis predicti etc. i

XXVIII. — « Eodem die in superiori sala palatii Episcopatus ... »
Rainerio magistri Raynerii, come sopra nominato Sindaco e Procuratore
della confraternita dei Disciplinati di S. Francesco, dichiara di non
poter accettare il mandato e nomina in sua vece ser Ermanno Vannis.
Risultano quali testimoni: « d.no Blaxio Ciccoli plebano plebis S. Savine
capellano et ser Dominico Nuti de P. Porte Heburnee notario prefacti
d.ni Epise. perusini ».

XXIX. — 15 Ottobre. Le monache di S. Agnese di Lubiano riu-
nite iu capitolo nominano in loro Procuratore « Dominichum Nuti de
P. porte Heburnee notarium dni Episcopi » per l’accettazione di un'e-
redità da consegnarsi da parte del Vescovo di Perugia « Actum prope
Perusium in ecclesia Monasteri S. Agnetis de Lubiano, ante gratam. fer-
ream dieti monasteri ».

XXX. — 15 Ottobre. Giovanni di Gentiluzio canonico perugino,
rettore della Chiesa di S. Maria di Cerqueto. ratifica la vendita di una
‘asa. Vi è da notare che il canonico dimorava nel palazzo episcopale
e tra i testimoni vi è Simone « de Villa S. Griccignani ».

XXXI. — 16 Ottobre. I confratri della fraternita dei disciplinati di
S. Domenico, riuniti in adunanza in numero di 34, nominano in loro
procuratore Dominichum Nuti, perchè accetti l'eredità di Nicola. Vannis
da consegnarsi da parte del Vescovo.

XXXII. — 16 Ottobre. « Act. P. in superiori sala palatii episcopa-
tus pr. d.no Blaxio Ciccoli capellano, ser Angelo ser Vannis notario et
Blaxio Simonis dieto Jomescio domicello prefati d.ni Episcopi perusini
tt. v. et r. Dominichus Nuti » adempiendo il mandato ricevuto dalle
monache di S. Agnese e dalla fraternita dei disciplinati di S. Dome-
nico fa rinuncia al Vescovo dell'eredità di Nicola. Vannis.

XXXIII. —- 16 id. « Raynerius magistri Raynerii » procuratore della
fraternita dei disciplinati di S. Francesco rinuncia. al:mandato e no-
mina in sua vece « Dominichum Nuti ».

XXXIV. — 17 id. Domenico Nuti nella qualifica suespressa rinun-
eia avanti al Vescovo all'eredità « Iacobi Vannis mag. Raynaldi ».

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46 F. BRIGANTI

XXXV. Sentenza pronunciata dal Vicario del Vescovo, quale arbitro tra

il parroco di S. Fortunato e donna Billia di Venturello.

In nomine D.ni amen. Nos Iohannes Petri de Mediolano, Reverendi
patris et d.ni d.ni Andree Dei et apostolice sedis gratia Episcopi peru-
sini Vicarius generalis Arbiter et arbitrator amicus comunis et amica-
bilis compositor .. electus a d.no Andrea m. Angeli, rectore Ecclesie
S. Fortunati de porta S. Angeli de Perusio ex parte una, et a d.na Bilia
quondam Venturelle Erdoli de dicta porta et parochia S. Cristofori ex
altera, super lite... .. que vertebatur inter ipsas partes nomine et occa-
xione unius domus positus in dietis porta et parochia, fines cuius ab
Strata a rebus dicte Ecclesie S. Cristofori et quadam via vel anditu et a
domu hospitalis mercatorum et massaritiarum que olim fuerunt d.ne
Picciuche Venturelle Erdoli de porta S. Angeii et parochia S. Cristo-
fori, et generaliter super omni lite et questione que esset vel esse possit
in futurum inter duas partes .. ut de compromisso etc. (1925.

Volentes deducere ad concordiam ipsas partes, visis primo et in-
spectis et diligenter examinatis iuribus utriusque partis et sepe sepius
recensitis et auditis et intellectis iuribus et allegatis advocatorum par-
tium earumdem, et que dicte partes dicere proponere et allegare vo-
luerunt coram nobis, viam arbitrariam eligentes Cripsti nomine invo-
cato, sedente pro tribunali, in episcopatu perusino talem inter dictas
partes summariam arbitramentalem laudum et pronuntiamus, promulga-
mus videlicet: ». :

Donna Bilia rimarrà al possesso dei mobili e della casa vita du-
rante, pagando al parroco di S. Fortunato sei libre e dieci soldi all'anno
di moneta perugina; non pagando tal somma, il parroco andrà al pos-
sesso dei beni. Si stabiliscono tutte le modalità della consegna dei beni
e si inculca infine l'osservanza della sentenza.

« Latum, datum promulgatum fuit dietum laudum arbitramentalem ..
In hiis seriptis per dietum Iohannem arbitrum et arbitratorem prefatum
sedente pro Tribunali in Episcopali palatio perusino. Et scriptum, lee-
tum et publieatum per me Petrum notarium infrascriptum, sub anno a
nactivitate D.ni MCCCLVI indictione IX tempore d.ni Innocentii pp. VI.
Et die martis XVIII mense Octobris, presentibus .. Andrutio Gilioli
alias dieto Ciamorello de P. por. S. Angeli et par. S. Savini, Ange-
lello Favani de Spello et Angelello mag. Angeli de S. Angelo in Pan-
tano habitatore in civitat^ Camereni tt. v. et r. Et absentibus dictis

(1) Si richiama il regito precedente n.
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIULI : AT

partibus, tamen per eos et quolibet eorum dicto arbitro lícet potestatem
laudandi et diffiniendi inter eosdem ut in compromisso scripto manu
mei not. latum ete.

XXXVI. — Il Vescovo nomina un Procuratore per una sua lite con al-
cuni mercanti senesi.

Die lune ultimo mensis Octobris. Actum in comitatu perusino in
domibus plebis S. Iohannis de Corciano presentibus Venerabili Viro
d.no Iohanne Petri de Mediolano, vicario infrascripti d.ni Episcopi pe-
rusini, d.no Iohanne Gentilutii Canonico perusino, d.no Petro Mar-
tini rectore Ecclesie S. Marie de Mercato et Menicutio Martini de P.
Revdus in Cripsto pater et d.nus, d.nus. Andreas Dei et apostolice se-
dis gratia episcopus perus., omni modo via et forma quibus melius
potuit nomine suo et sui Episcopatus .., creavit nobilem virum Andru-
tium Celloli de perusio porte S. Subxanne absentem tamquam presentem
suum et dicti sui episcopatus verum et legitimum procuratorem .. in
causa seu causis quem et quas habet et habiturus est cum Spinello Bar-
tolocti, d.no Iacobo d.ni Spinelli, d.no Spinello.., Meo d.niIacobi de Ta-
lomeis de Senis, d.no Urso de Malanoctis et Reame d.ni Nocti de Senis
et generaliter cum qualibet alia persona, comuni, collegio corte et uni-
versitate eeclesia et seculari in curia Civitatis Senarum et in curia Ci-
vitatis Pisarum et in qualibet alia cura Ecclesiastica et seculari et co-
ram quocumque iudice, vicario vel auditore etc., ad se pro eo et ejus
nomine ac dieti sui Episcopatus comparendum et presentandum agen-
dum, petendum et defendendum, libellum dandum ete. pubblicationi
processum et testes insistendos et assistendos .. (Segue l' enumerazione
di altri atti procedurali, non escluso l'appello. Ma vi è da notare che
è rimasta sospesa l'estensione dell'atto).

XXXVII. — Quietanza del Nunzio del cardinale Albornoz.

Die mercuri secundo mensis Novembris. Actum in platea comunis
Perusii arte et prope Episcopatum pr. d.no Petro Vencioli Capellano
maioris eeclesie Perus. Et d.no Francisco Bartholutii Rectore Ecclesie
.S. Donati de Valle, testibus etc.

Niecolaus de Tragecto, numptius d.ni Egidi miseratione divina Car-
dinalis Episcopi Sabiniensis, Apostolice sedis legatus, fuit confessus se
pro securo conductu. secundum formam litterarum dieti d.ni legati, ha-
buisse et recepisse a d.no Francisco Francisci Rect. Ecclesie S. Severi
de porta S. Subxanne unum florenum auri, quem dictus d.nus Franciscus

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48 F. BRIGANTI

asseruit se solvisse eidem numptio, mandato Vicari d.ni episcopi. Et
prioris Cleri perusini, de quo floreno.dietus Niccolaus numptius et ge-
neraliter de omni eo et toto quod vigore dictarum litterarum petere
posset d.no episcopo vel clero perusino, aut alterius eorum dicto dopno
Franeischo presente et intelligente finem et refutationem etc.

XXNVIII. — Procura del Vescovo.

«Die Veneris XI mens. Novemh. Actum iu Comitatu et Diocesi Pe-
rus. In claustro plebis S. Iohannis de prope Corcianuur ps. venerabile
viro d.no Iohanne Petri de Mediolano vicario infrascripti d.ni Episcopi,
ser Angelo ser Vannis de porta Heburnea et ser Luca Pelloli de porta
S. Subxanne et pluribus aliis test. vocatis et rogatis.

Reverendus in Cristo pater et dnus, dnus Andreas Dei gratia epi-
scopus perusinus, pater pauperum et executor testamentorum, et ultima-
rum voluntatum defuntorum Civitatis et diocesis P. non revocando alios
suos proeuratores, omni modo via et forma quibus melius poterit, fecit;
constituit, creavit et ordinavit diseretum Virum ser Dominichum Nuti
de Perusio porte Heburnee not., ibidem presente et acceptante, suum
verum legitimum procuratorem actorem factorem et numptium specialem,
in causa seu causis quam et quas habet et habiturum est cum d.na Ge-
nosola filia .. (L'atto é interrotto come risulta dal testo e dalla lacuna
che segue). è

XXXIX. — Atto riguardante l’ Ospedale Gerosolimiano.

Eodem die, loco ps. testibus supradictis, Andreas Dei gratia epi-
Scopus perus. conservator et judex ab eadem sede perpetuo deputatus.
Magistro et fratribus hospitalis S. Iohannis Ierosolimitani, ut patet ex
forma litterarum S. Memorie d.ni Iohannis olim pape XXII eisdem con-
cessarum, sciens aliquas causas esse coram 60, asserens. se tam, sue
persone, quam episcopatus predicti, aliis negotiis adeo impeditus, quod
dictis causis et aliis dictorum fratrum et hospitalis presentialiter adesse
non potest. Nolens, quod propter ipsius vacationem vel absentiam cause
dietorum fratrum valeant deperire....

(Anche. il presente atto non è terminato e vi è una lacuna).

XL. — Investitura del beneficio di S. Mustiola di Chiusi.

Die Martis XXII mensis Novembris in vesperis, actum in superiori
sala palatii Episcopatus Perusini, ps. d.no Niccola Tyberutii, Lilio Scopti

4
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 49

porte S. Subxanne, dno Iohanne Marcoli Reetore Ecclesie S. Fortunati
de porta S. Angeli et Francisco Andrutii Grondoli porte S, Petri de
Perusio, testibus vocatis et rogatis. — Veniens et accedens coram Reve-
rendo in Cristo patre et d.no d.no Andrea Dei gratia Episcopo Peru-
sino, executore generali ab Apostolica Sede deputato, Reverendissimo
in Cristo patre et d.no d.no Raynaldo de filiis Ursi S. Adriani Dyacono
Cardinali super gratiis ipsi ab eadem Sede concessis, providus. vir d.nus

Angelus Mathei Rector Ecclesie S. Isidori de Perusio, procurator prefati :

d.ni Raynaldi Cardinalis, ut de suo mandato constare dixit manu Iohan-
nis de Ora Leodiensis diocesis Notarii, procuratorio nomine que supra,
dixit quod nune, de novo mortuus est et decessit d.nus Guido de Pe-
rusio prepositus Ecclesie S. Mustiole de Clusio qua propter ipsius obitum
dicta Ecclesia vacat preposito. Et ideo procuratorio nomine ipsius D.ni
Raynaldi et pro ipso d.no Raynaldo dictum beneficium sit vacante (sic)
coram prefato D.no Episcopo executore in quantum executor sit alterius
tamquam coram dignori pontifice in presentibus istis existentiis specia-
liter in civitate Perusii in qua dietus d.nus Guido olim Prepositus su-
pradictus diem clausit extremum, omni modo, via et forma quibus melius
de jure potuit, acceptavit et petiit se dicto nomine per ipsum d.num Epi-
scopum de dicto benefitio investiri. Qui d.nus Episcopus in quantum sit
executor, ut executor in quantum non executor non sit, tanquam Episco-
pus Pe usinus, et in quantum de iure potest ipsum ser Angelum procura-
torem procuratorio nomine dieti d.ni Raynaldi de dicto benefitio Ec-
clesie.S. Mustiole et prepositatus (sc) ipsius Ecclesie per anulum quem
ipse d.nus Episcopus gerebat in manu, omni modo, via et forma
quibus melius de jure potuit investivit etc. Rogans me Notarium ut de
predictis eonficiam publicum instrumentum etc.

XLI. — 28 Novembre. Il Vescovo fa quietanza di lib. 21 denariorum
perusinorum parvorum a Betto di Angelo di Corciano per corrisposta
di fitto (coptumus) di un terreno situato presso la Pieve di S. Giovanni.

Anno 1357 (1).

XLII. — 31 Dicembre. Ser Angelo di Matteo rettore della chiesa
di S. Isidoro di Perugia, nella sua qualifica di procuratore del cardi-
nale Rainaldo Orsini di Roma, come da mandato.a rogito Giovanni De

(1) Secondo lo stile adottato dal nostro notaio, il quale, come abbiamo detto
nella parte introduttiva, principiava la numerazione degli anni a Nativitate (25 di-
cembre) e non dal 1° gennaio.

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F. BRIGANTI

Ora, essendo morto fr. Leone ultimo priore della chiesa di S. Mariano
e spettando detto beneficio per concessione apostolica al Cardinale sud-
detto, accetta dal Vescovo l’investitura coll’immissione dell’ anello e le

altre consuete formalità.

XLIII. — Il card. Orsini ha l’investitura del priorato della chiesa « S.

Filitiani de Fulgineo ».

Eodem Die .. Ser Angelus Mathey procurator prefati dni Raynaldi

Cardinalis, sciens Prioratus sive Archipresbiteratus Maioris Eccl. fulgina-
tis nune ad presens vacare per obbitum dni Rogerii de Trincis de Fulgi-
neo ultimi eiusdem Ecclesie Prioris sive Archipresbyteri nuper mortui.

Ideo idem Ser Angelus procurator, procuratorio nomine quo supra, coram

dieto domino Episcopo perusino executore dieto domino Raynaldo ab

Apostolica Sede deputato personaliter constituto. In quantum dietum
benefieium sit de reservatis per litteras

ipsi d.no Raynaldo ab Apo-

stolica Sede concessas et sibi d.no Raynaldo debeatur, ipsum benefi-

cium et archipresbyteratum sive prioratum, omni modo, via et forma

quibus melius potuit acceptavit, petens nomine quo supra per ipsum
d.num Episcopum executorem dieto nomine investiri secundum formam
juris ete. Qui d.nus Episcopus executor predictus, ipsum ser Angelum

procuratorem procuratorio nomine quo supra de dieto benefitio in quan-
tum sit de reservatis eidem d.no Raynaldo et sibi debeatur de jure et

aliter non per anulum quem ipse d.nus Episcopus gerebat, in manibus
investivit omni modo via et forma quibus melius de jure potuit et sibi

licet, rogans me Notarium supradietum ut de predictis omnibus et sin-

gulis conficere debeam publica documenta etc.

XLIV. — 3. Gennaio. Atto di locazione di un terreno in Perugia
pel periodo di 2 anni.

XLV. — 7 Gennaio. « în plano Bictoni ». Procura di certo Pietro
Paolo Morici a Cecco Vannuti per fare un atto di pace con 14 Torgia-

nesi a seguito « iniuris, contumeliis, offensis et vulneribus cum sangui-

« nis effuxione et mutilatione membri vel sine

et omnibus

robbariis

« que facte dicerentur per dictos vel aliquos eórum in persona, rebus
« dieti Petri vel contra ipsum Petrum ».

XLVI. — Atto di riconciliazione tra Bettonesi e Torgianesi come alla

procura suddetta.

Die dominico VIII mensis Januarii. — Actum in claustro d.norum
filiorum Tenti Gentilutii de dieto castro. — Presentibus nobilibus viris

d.no Raninaldo Segnarelli de Bictonio Priore Ecclesie S. Marie de Ron- UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 51

cione perusine diocesis, Cecco Cobatii et Blaxio Nalli de Rosciano, Ser
Petro Magistri Iohannis de Diruto, Ser Andrea Monelli, Ser Raynaldo
magistri Guilielmi de Bietonio et Ser Nallo .. de Rosciano testibus vo-
catis et rogatis.

Ser Cola Broecardi de castro Torsciani, comitatus perusii, nomine |

suo proprio et nomine Cecchi ser Blaxii filiorum suorum ét eorum et
euiusque eorum heredum. Et dicti Cecchus et Blaxius nominibus ipso-
rum et eorum heredum, cum presentia et voluntate ete. dieti Cole eo-
rum patris, Cecchus et Vannes Lelli Baldoli, Martutius et Antonius
Bictonutii, Pierus et Angelus Cole, Vanutius Vannis Bonamancie, Cec-
chus Bartoli, Vannes Lelli Ugolini pro se et nomine Loli filii sui et
ipse Lolus filius dieti Vannis cum presentia et auctoritate dicti Vannis
sui patris; Cola alias dieto el magestro Angelutii, Mascius et Iohannes
Lombardi et Bartholellus Crescentii de dicto castro Torsciani et quilibet
eorum per se, nominibus etc. ex parte una.

Et Cecchus Vannutii Cole de plano Bictonii cum presentia, licentia '

dieti. Vannis sui patris et procuratorio nomine Pauli Morici de dieto loco
ad infrascripta constitutus ut patet manu mei Notarii infrascriti, Cecchus
et Andreas Vannis Cagni de Bictonio, Blaxius Angelutii nomine suo et
Iohannis et Angeli filiorum suorum, et ipsi Iohannes et Angelus etc.
cum presentia ete. dieti Blaxii etc. Andreutius Vannutii et Egidius Putii
Matacchi de plano Bictonii ex altera parte; et quilibet eorum per se
nominibus etc. Et dictus Cecchus procuratorio nomine dicti Petri, de
omhibus et singulis iniuriis, contumeliis et offensis vulneribus et per-
eussionibus, cum sanguinis effusione et membri mutilatione vel sine et
de quibuseumque robbaríis et depredationibus factis, et que facete et
ilate dicerentur hinc inde per unam dictarum partium contra alteram
partem et alteram contra alteram quomodocumque et qualitereumque et in
quocumque loco et in quocumque tempore usque in presentem diem vo-
lentes ad concordiam pervenire, fecerunt inter se ad invicem dicte partes
solemnibus stipulationibus intervenientes. Ac etiam dicte partes et queli-
bet earum promixerunt nobilibus viris Puccianto Iohanni Tenti Gentilutii
de Rosciano .. dietam pacem et concordiam ratam et firmam habere et te-
nere et occaxione alicuius iniurie offense, percussionis vel vulneris, seu

robbarie facte vel factarum et que facte dicerentur hinc inde contra ali- .

quem de alia parte non offendere vel offendi facere et non procedere nec
procedi facere in curia perusina vel d.ni Rectoris ducatus nec in aliqua
alia curia per accusam de numptio vel inquisitore palam vel secrete
per se vel alium seu alios etc. et dietam pacem et concordiam et omnia
contenta in ea promiserunt dicte partes ad invicem inter se.

Et etiam predicti paciscentes, taptis corporaliter scripturis, iura-

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verunt ad sancta Dei

nere facere

F. BRIGANTI

evangelia. perpetuo firma et rata habere et te-

.. et non contrafacere .. sub pena mille librarum denario-

rum perusinorum parvorum de qua pena offendens vel predicta non ob-

servans ..

ili qui offensi fuerint D libras dare et solvere et alias D

libras predictis Puccianto et d.no Iohanni Tenti dare et solvere teneatur
et promixerunt quilibet eorum per se etc. firmiter observandis et at-
tendendis pro pena solvenda si commissa fuerint, obligaverunt unus alteri
et alter alteri ac omnes et singuli paciscentes predicti
singula eorum bona mobilia et immobilia presentia et futura. Et dicte
parte promixerunt ad invieem facere confitentes coràm d.no Rectore

.. omnia et

Ducatus et eius curia et coram quocumque iudice comunis Perusii, tan-
quam coram judice competenti.

Quibus quidem omnibus et singulis gestis et peractis paciscentes
ex una parte et quilibet eorum omnes et singulos ex parte altera, in
Signum perpetue pacis et dilectionis tenende, inter eos et unus alium
et alius alium ad invicem osculati fuerunt etc.

XLVII. — 12 Gennaio. Quietanza di 300 fiorini d'oro, che ser Luca

Perfecti notaio in Perugia paga alla sua figlia Nunzia moglie di Pietro

Bucarello di Feliciano a titolo di dote come da contratto «.manu ser

Branche mag. Petri not. de P. ».

XLVIII. — 12 Gennaio. « Petrus Bucarelli Filitianii » paga a certo
Magretto di Maffuzio Schiancianesis 11 fiorini d'oro.33 soldi e 33 de-

nari a saldo prezzo di un terreno comprato, come da rogito « Ser Ni-
colao Cole » Notaio in Perugia.

XL1X. — 4 Febbraio. Benedettolo fa quietanza a « Lutio Filip-

putio Raynaldecti de Villa S. Petri in Sigillo Comitatus Perusii pre-

senti et recipienti pro se et heredibus suis de una vaccha et una vitella

et una asina et una poletra quas extimatas comuni extimatione inter
ipsos decem florenos auri, quas bestias dictus Lutius habuit in soccidam
a dieto Benedectolo, ut dicebat apparere manu Ser Martini Ser Egidi

not. de P5.

L. — 18. Febbraio. Affitto di un terreno ortivo presso Perugia.
L'atto è cancellato con due linee in croce, come usavasi quando i con-
traenti volevano risolvere un contratto.

Nel margine

risulta

il verbale di

aunullamento :

«

MCCCLVII

ind. X, temp. d.ni Innocenti pp. VI et die Lune XXVII mense Martii.

Act. in dieta audientia ep. pr. Ciecolo Luccoli por. S. Subx. et Ma-
4

UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 55

sciolo Pelloli par. S. Pet. tt. r. Cassa de dictarum partium voluntate ».
Vi è poi da notare che nell’atto intervenne per testimone un « An-
drea Donati por. Heb. et paroc. S. Marie de Valle ».

LI. — .13 Marzo. Affitto di una casa con orto in Perugia, fatto da
« D.na Clarutia uxor olim Constantii Girardi aviaque paterna et cura-
trix Margarite filie olim ser Petri Lelli, ut de tutela paret manu Mascii
de P. por. S. Pet. not., tutorio nothine » a « ser Angelo Ricchutii
Pelloli ».

LII. — 20 Marzo. Il Vescovo fa quietanza a certo Andrea di Gio-
vanni della Stella del Cólle presso Deruta della somma di 35 libbre di
denari, lasciati per testamento da Andrea di Giovanni, come da rogito
Paolo « Vannicelli » di Castel Leone not. per restituzione di denari di
criminosa provenienza « pro incertis et male ablatis habitis et extortis
per ipsum Andream; et ipsum Antonium absolvit ab omni vinculo ex-
comunicationis... ete ».

LIII. — Costituzione di usufrutto.
23 Marzo. Costanzolus Georgi Iohannelli promixit et convenit

d.ne Pellole filie quondam Mathey Pieri presente, recipiente pro
se et suis heredibus et cui jus suum dare et concedere voluerit, se fac-
turum, omni exceptione remota, quod Iacobus quondam Pelloli Benve-
nuti, maritus dicte Pellole, non tamen adhuc inter eos matrimonio
confirmato, integre dabit ete. eidem d.ne Pellole annuatim medietatem
omnium et singulorum fructuum reddituum et proventuum percipien-
dorum toto tempore vite ipsius d.ne Pellole, matrimonio existente inter
ipsos Iacobum et d.am Pellolam, de rebus et posessionibus datis in dotem
eidem Iacobo pro ipsa Pellola et anno quolibet prout perceperit et
percipi potuerunt ex dictis bonis et possessionibus et rebus in quocum-
que vel quibuscumque locis posite et existentes quam medietatem dic-
torum fructuum ipsa d.na Pellola possit pro se retinere et in suum
usum et utilitatem propriam convertere et de ipsis facere pro libito
voluntatis sine contradictione dicti Iacobi sui mariti vel alterius cuius-
cumque persone et ipsa contradictione non obstante. Quod si dictus
Iacobus hoc de suo vel de dietis fructibus non faceret et eidem Pellole
observaret, idem Constanzolus promixit dicte Pellole presenti et stipu-
lanti et recipienti de suo proprio eidem Pellole tantumdem dare et tra-
dere et consignare modo predicto, et se predictis constringnere et con-
venire realiter et personaliter Perusii, Asisii, Eugubii et ubique locorum

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et terrarum, ubi ipsam invenerit et convenire voluerit et contrariis ex- E
ceptis dicte promissionis non facti, non celebrati dieti contractus et doli i
male metus etc. dámpna omnia interesse et expresse promixit reficere
ete. Et hec omnia. et singula rata et firma habere et tenere et non con-
trafacere vel venire per se vel alia aliqua ratione vel eausa sub pena
D librarum denariorum etc. *

Qua soluta vel non rata sint etc. et iuravit ad Sancta Dei Evan-
gelia predieta omnia observare et non contrafacere vel venire ete. Et
insuper dietus Iacobus Pelloli Benvenuti presens ibidem et confectioni
et celebrationi suis contractus, huic contractui et omnibus et singulis
in eo contentis, consensit et promixit diete Pellole ea rata et firma
habere et non contravenire, et sic iuravit ad Sancta Dei Evangelia,
corporaliter taptis scripturis ea actendere et observare et non contra-
facere sub dicta pena etc. pro quibus ommibus firmiter actendendis et
observandis. Et dietorum Constanzoli et Iacobi precibus et mandatis
eidem diete Pellole extitit fideiussor predictus, et iuravit ad Sancta Dei
Evangelia ac etiam promixit dicte Pellole, stipulanti ut supra, ea rata
habere et non contravenire sub dicta pena etc.

LIV. — Procura ad lites.

Eodem die et loco et presentibus testibus supradictis. Supradicta
Pellola Macthey Pieri Porte S. Angeli et Parochie S. Cristofori, reco-
gnoscendo se legitimam uxorem et sponsam Iacobi quondam Pelloli
Benvenuti de dictis Porta et Parochia, ibidem presentis et intelli-
gentis. Revocando omnes et singulos curatores et procuratores per eam
petitos et sibi datos vel huc, usque constitutos per eam et eumdem Ia-
cobum vel aliam personam, omni modo via et forma quibus melius po-
tuit, recognovit se et sponte confessa fuit se esse legitimam uxorem et
sponsam dicti Iacobi presentis et acceptantis. Et cum presentia dicti
Iacobi sui mariti, fecit, constituit, curavit et ordinavit predietum Van-
nutium Pieri de dietis Porta et Parochia, ibidem presentem et recipien- i

tem, suum verum et legitimum procuratorem, actorem, factorem et nump-
tium specialem in causa seu in causis quam et quas habet et haberet
cum quaecumque persona in Curia d.ni Episcopi perusini et in quacum-
que aiia curia ecclesiastica et seculari, et coram quocumque Iudicé ad i
se pro ea et eius nomine comparendum et presentandum, eligendum, X
petendum et defendendum, libellum dandum, petendum et recipiendum
exequendum et replieandum litem contestandam, de calumpnia seu de
veritate dieenda, in eius curia iurandum et prestandum euiuslibet. al-
terius generis iuramentum etc. Et ad comparendum coram Vicario d ni
: ]
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 1 55

Episcopi perusini, et ad renumptiandum, eius nomine cuidam appella-
tioni viva voce facta per Marchum Francisci de Perusio Porte S. Angeli
procuratorem substitutum a d.no Petro Bernardo eiusdem Porte procu-
ratorem ipsius Pellole, procuratorio nomine, pro ea a quadam summa
lata per ipsum d.num Vicarium ut per manum mei Notarii infrascripti.
. Et ipsi appellationi ipsa d.na Pellola ex nunc espresse revocavit etc. Et
ad notificandum revocationem factam de dictis curatis et procuratis ipsis
et quibuseumque eidem Vannutio procuratori videbitur et placebit et
ad substituendum et revocandum unum et plures procuratores etc. Et
generaliter ad omnia facienda et ut dans et concedens dieto procura-
tori et substituendo ab eo, plenum, liberum et generale mandatum etc.
ratum et firmum habere promictens quidquid dictum procuratorem fac-
tum fuerit et substituendum ab eo sub ypoteca et obligatione suorum
bonorum ete. .. volens insuper dictum procuratorem et substituendum
ab eo. ab omni onere satisdationis relevare promixit mihi Notario etc.

. LV e LVI. — 27 Marzo. — Due contratti di affitto di terreni in
Perugia. :
LVII. — 8 Aprile. — Il Vescovo nomina. in suo procuratore il No-

taio Angelo di Ser Vanni, Intervengono all'atto come testimoni tre
domestici del Vescovo.

LVIII — 9 id. — Il procuratore sopranominato dà il possesso dei
beni lasciati a scopo di beneficenza da certo Niccolò di ser Vanni.

LIX. — 10 Aprile. — Il procuratore suddetto è immesso al possesso
di altro terreno con casa, situato presso la Villa « S. Miliani de Ripa ».
Nella casa esistono i seguenti mobili: « due vegetes, unus vegeticolus,
« una lecteria, una cassa, unum soppedaneum, unus tinellus et quin-
« que tine ». i

LX a LXII. — Contratti riguardanti altre immissioni in possesso
di beni della eredità suddetta. i

LXIII. — 15 Aprile. — « Herculanus Vannis » dà a colonia un orto.

LXIV. — 15 Aprile. — Il Vescovo riscuote 150 libbre di denaro,
lasciate per beneficenza da certo Andrea con testamento ricevuto dal
Notaio in Perugia « Ser Cola Corboli » e con codicillo del notaio « ser
Cola ser Vannis ».

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LXV. — Procura di Ricciero da Camerino.

22 Aprile. — Actum Perusii in Maiori ecclesia S. Laurentii de
P. presentibus fratre Michaele Nutii de Perusia p. S. Petri abbate
monasteri S. Crispoliti de Plano Bictonii et dno Niccola Gilerutii de
porte S. Subxanne et parochia S. Valentini de P. tt. v. r.

Dnus Riecerius Zintii de Contrata Muralti de Camereno .. costi-
tuit .. sapientem virum d.num Niccolaum Martini de Montone [presente
ed accettante] suum verum procuratorem et actorem .. et nuniptium
specialem, in causa quam habet cum Syndico et procuratore Capituli
et conventus fratrum ordinis hospitalis S. Iohannis Ierosolimitani prio-
ratus Urbis et Pisarum, et ad re pro so et eius nomine compromi-
ctendo pro parte sua dictam causam et omnia dependentia ab eadem,
una cum Syndico dieti Capituli de iure et facto in egregium legum
doctorem dnum BARTOLUM de Saxoferrato legentem in studio perusino.
Et in quemcumque alium nominandum declarandum ae eligendum * pro
parte dicti Syndici et per ipsum Syndicum, non obstante quod in pre-
senticontractu procurator non sit nominatus et declaratus, etc.

LXVI. — 28 Aprile. — Locazione di un terrene, fatta da Ercolano
« Vannis » a.« Vanni Andree Corradi ».

LXVII. — 28 Aprile. — « Hercolanus Vannis » nomina a suo procu-
ratore il notaio ser Angelo ser Vannis perchè lo rappresenti in tutte le
cause « in curia dni Episcopi perusini et in curia d.norum potestatis
et Capitanei et Iudicis Iustitie comunis Perusii et in qualibet alia cu-
ria ecclesiastica et seculari ».

LXVIII. — 13 Maggio. — Servus Crescioli riseuote a d.no Francischo
parroco di S. Severo fiorini 10, lib. 7 e sold. 19 » bonorum denario-
rum perusinorum parvorum, quos dictus Servus mutuaverat clero peru-
sino pro solvenda procuratione d.ni legati apostolice sedis pro anno
preterito. Et hanc.quietationem fecit .. dno Francisco collectoribus XXV
imposite Clero perusino .. ».

LXIX. — Quietanza di Massaria « Pelloli ».

16 Maggio. — Act. P. in domo infrascripte Massarie et pr. ser Petro
Lippoli por. et par. S. Petri, Macthiolo Laurentii de dicta por. et par. -

S. Marie de Colle, Francischo Andrutii eiusdem por. et par. S. Ste-
phani tt. v. r. :
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI DI

D.na Massaria Pelloli uxor olim Andrutii Gilioli de dicta por. et
par. S. Savini heres ex testamento scripto manu ser Pauli Simonelli
de P. p. S. Ang. not. fecit finem, quietationem, refutationem de aliquid
ulterius non petendo mihi Petro not. infrascripto tamqnam publice per-
sone stipulanti et recipienti, vice et nomine Iacobutii Andree Cecoli de
Villa Fractarum S. Andree comitatus P.,de quinquaginta flor. auri,
quos dietus olim Andreas pater dieti Iacobutii, una et in sollidum cum
Paulo Migni et Iacobutio Fumagioli tenebantur dare dicte dne heredi
dicti Andrutii heredis Bucoli filii ipsius Andrutii, ut dicebatur apparere
publico instrumento scripto manu ser Martini ser Egidi not. et. Et in
presentia dictorum testium dictos L flor. in quodam bursellino sigillato

sigillo seu bullecte ponderis flor. comunis P. a me notario infrascripto,
dante de flor. et pecunia dicti Tacobutii, habuit recepit et sic confessa
fuit in eodem bursellino dictos florenos esse etc. (Seguono tutte le altre

formalità di quietanza).

LXX. — Promessa di restituzione della somma suddetta.

Eodem die ete. D.na Massaria Pelloli uxor olim dicti Andrutii Gi-
lioli et ipsius Andrutii heres et Dominicus Rigoli Stephani de p. s. Sub.
et par. S. Antonini, et quilibet eorum in solidum retinentes, benefitio
fideiussionis et plurium. reis debende Epistole divi Adriani, et dieta
d na benefitio Velleiani senatus consulti, certiorato a me not. quid sint
et quod dicat, promixerunt mihi notario infrascripto tamquam publice
persone stipulanti et recipienti pro Iacobutio Andree Ciecoli, quod si
dictus Iacobutius obtinebit in quadam causa apellationis facte et in-
terposite per ser Iacobum Gentilis curatorem dicti Iacobutii a quadam
summa lata per venerabilem et sapientem virum d.num Iohannem de
Mediolano vicario d.ni Ep. contra ipsum Iacobutium ad petitionem dicte
Massarie, vel ipsam d.nam Massariam non apparebit esse heredem le-
gitimam dieti Andrutii Gilioli, quod ipsa restituet eidem Iacobutio et
ad eius petitionem et tamen L flor. auri de quibus fecit quietationem
predictam, promictens se pro predictis realiter et personaliter constrin-
gnere etc. Et hec omnia promixerunt et iuraverunt ad Sancta Dei E-
vangelia observare etc.

Postque d.na Massaria promisit eidem Dominico stipulanti etc.
indempne perpetuo conservare etc.

LXXI. — Testamento.

98 Maggio. — « D.na Nicolutia filia qd. Monscirii et uxor Andree
mag. Simonis Morici de P. infirma corpore, tamen mente sana et in

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bona et recta scientia constituta, timens casum mortis, noleus decedere
intestata, ne de suis bonis aliqua valida discordia exoriri hoc presente
facere procuravit nuncupativum testamentum etc. » , seguono le disposi-
zioni tutte di carattere privato. — I testimoni presenti all'atto furono :
Alexius Cristofori Vite de Eugubio, Ceccus Angelutii Ciecoli de Eugu-
bio, Luca Martini mag. Petri, Luca Lippi Marci de Bictonio. Domini-
cus Cole Petri, mag. Bandinus Iacobi Vive de Aritio, d.nus Franciscus
Iohanutii cappellanus cappelle S. Herculani de Cruce p. S. Pet. de

P., Guilielmus ser Iunte de N

LXXII. — Quietanza.

Tassa.

9 Giugno. — « Blaxius Nuti Lucie de P. p. S. Pet. et par. S. Mar-
tini» fa quietanza a « Nallo Venture Gibelli et Munaldo Cicchini Mu-
naldi de Tuderto » di 14 fiorini d'oro per fitto di un semestre della
bottega da essi tenuta sotto l’albergo delle Chiavi in Perugia.

LXXIII. — Quietanza.

18 Giugno. — Lucas qd. Angelutii Ricchutii fecit finem ser Angelo
ser Vannis Lamberti de P. p. Ebur. et par. S. Angeli de centum libris
denariorum perusinorum parvorum, quos dictus ser Angelus solvere
tenebatur vigore cuiusdam obligationis facte manu ser Dominici Nuti
not. de P. nomine et occaxione cuiusdam distributionis facte per rev.
d.num Andream Ep. perusinum de bonis qd. Tey Simonelli Buccoli de

P. p.. Sot. ... ete:

LXXIV. — Vendita.

9 Luglio. — « Aet. P. in superiori sala palati Episcopatus, pr.

Andrutio Celloli, Niecolao Zuti Biancholi et Martino Petri Au

de: P, tt. v. .r,

gustinelli.

Andreas Dei gratia Ep. et Rentius Blaxii Michelotti de P. p. S. Ang.
et par. S. Cristofori et Herculanus alias dictus Claramonte Venti Grossi
de villa Megiane Montis Malbe comitatus et diocesis. P. pauperes et
heredes electi per dictum d.num Ep. in heredes Niccolai qd. Vannis de
Gonneccis de P. p. Sol. et par. S. Johannis, propter defectum et ne-
gligentiam fldeicommissorum relictorum per dietum Nicolaum, in te-
stamento dieti Nicolai, ut de electione facta de dictis Herculano et
Rentio pauperes in heredes dictis Nicolai, dicebant apparere manu

Ser Dominici Nuti de P. p. Eb. not. » vendono a Buccolino di Lello
D

UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI . "59

di Geremia dí Perugia un terreno situato « in pertinentiis ville S. Mi-
liani di Ripa Comitatus P. in vocabolo Murellis etc., pro pretio centum
librarum bonorum denariorum persuninorum parvorum pro quolibet
modiolo ad modiolum et mensuram pertice comunus P. etc. » — fanno
seguito le consuete formalità di quietanza ed in fine all' atto presta il
consenso per la vendita medesima certo « Paolutius Turpinutii ».

LXXV. — Nomina del Cappellano dell'oratorio di S. Maria Maddalena.

Die dominico VIIII mense Juli. Pateat omnibus et singulis hoc
presente instrumentum pubblicum inspecturis, quod existens dopnus
Petrus Martini de Perusio Rector Ecclesie S. Marie de Mercato, per di-
midia coram religioso et honesto viro fratre Martino Oddonis de Peru-
sio ordinis fratrum de penitentia de Perusio, ministro Capituli et Con-
ventus Fratrum dicti ordinis, asserens et dicens dictus dnus Petrus se
esse electum et nominatum in presbiterum Cappellanum et custodem
Ecclesie sive Oratori S. Marie Madalene de Perusio, posite in porta So-
lis per prefatum Ministrum Capitulum et Conventum fratrum dieti or-
dinis de Perusio ad quos electio et nominatio presbiteri cappellani et
eustodis dicte ecclesie sive oratori de consuetudine dicitur spectare, ut
de hujusmodi electione et nominatione dieitur apparere, manu pubblici
notari, ipsam electionem et nominationem de eo facta cum omnibus et
singulis paetis conditionibus ete. Petens ipsum in corporalem possessum
induci dicte Ecclesie sive oratori secundum formam et cum condictione
in sua electione et nominatione descripta.

Actum Perusii in porta S. Subxanne ante portam sive hostium loci
seu domus fraternitatis disciplinatorum S. Francisci, presente dno An-
gelo Marcoli Rectore Ecclesia S. Andree de dicta Porta et Rentio Bro-
cardi porte heburnee testibus vocatis et rogatis.

LXXVI. — 15 Luglio. — « Cola Nutij de porta S. Petri mensu-
sator terrarum » presenta al notaio una perizia fatta « ad mensuram
et mediolum pertice comunis Perusii XII modiolos, IV staiam et VIII
tabulos salvo herrore calculi ». (Si tratta della misura del terreno ven-
duto come al precedente contratto num. LXXIV).

LXXVII. — Procura del Vescovo per una lite con alcuni mercanti di
Siena.
Die XVI mense Julij. — Actum Perusii in superiori Sala. Episco-

patus Palatii perus., presente Sapiente viro d.no Ugolino. Pelloli le-

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60 F. BRIGANTI

gum doctore de Perusio et venerabile viro dno Petro Ciecoli Canonico
perus. tt. v. r.

Il vescovo di Perugia nomina in suo procuratore « nobilem virum
.Andrutium Celloli de P. port. S. Subx. presente etc. in causa quam habet
cum nobilibus viris Spinello Bartolocti, d.no Iacobo dni Spinelli, dno Spi-
nello, Meo d.ni Iacobi de Tholomeis, Reame d.ni Nocti, d.no Urso de Ma-
lavoltis de Senis ac nobili d.na d.na [Angelina filia quondam dni Io-
hannis dni Philippi de Piscina uxor dicti Spinelli et generaliter cum
qualibet alia persona in curia civitatis Senarum ecclesiastica et secu-
lari .... ad recipiendum omnem quantitatem pecunie quas predicti te-
nebantur solvere nomine mutui bone memorie dno Francischo olim Epi-
scopo Perusino (1) eius dni Andree immediate predecessori etc. ».

LXXVIII. — Ac^ettazione di una monaca mel monastero di S. Francesco.

Die XVII mensis Julii, actum Perusii in monasterio S. Francisci
de Dominabus seilicet in claustro sub quadam trasanna iuxta ecclesiam
dicti monasterii; presentibus. Venerabili et sapienti viro domino Io-
hanne Petri de Mediolano doctorum doetore Vicario Domini .. Episcopi
perusini; Fratre Bernardo Zutii de Perusio et fratre Francisco Supe-
rantii de Cingulo, ambobus de Ordine S. Benedicti de Montefano, te-
stibus vocatis et r. — Convocato et coaddunato et congregrato Capi-
tulo Monialium nominis (sic) et conventus S. Francisci de Dominabus
de Perusio ad sonum companelle, more solito sub predicta trasanna de
mandato religiose et honeste domine domine sororis Aurie Nelli humi-
lis abbatisse predicti Monasterii. In quo quidem Capitulo interfuerunt
ipsa soror Auria abbatissa et sorores infrascripte, videlicet : Ceccha
Lelli priora, Lia Manni, Munaldutia Madalutii, Ceechola Lelli, Mita-
rella Pieri, Angela Oddonis, Gabriella Pellini, Angelina Bevenutj, Con-
stanzola Bartolini, Macthiola Vannoli, Lippa Pelloli, Ceccha Pueciapti,
Iacobutia Cole, Mitola Bartuccioli, Clarutia et Niecolutia Angelelli,
Moniales dieti monasterii et que sunt ultra duas partes, immo quasi
omnes Moniales dicti Monasterii, et que faciunt capitulum in dicto mo-
nasterio concorditer monialis predicta soror Auria Nelli Abbatissa cum
presentia et consensu et voluntate omnium et singularum monialium
et capituli supradicti Monasterii, et predicte Moniales cum presentia,
auctoritate, consensu et voluntate predicte. Abbatisse unanimiter, con-
corditer, earum nemine discordante, asserentes super infrascriptam

(1) E questi il vescovo Francesco Graziani, che resse la diocesi perugina dal
1338. al 1352. ^. : Y:
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI reso

recepta habuisse inter ipsas plures et plures tractatus et colloquium et
presentem receptionem deliberasse facere omni modo, via et forma
quibus melius potuerunt, Xristi nomine primiter invocato, Annolam fi-
liam Petri Guilielmi pictoris de Perusio porte ....licet absentem tam-
quam presentem ad panem et aquam sub regula Sancti (1) .... in
Monialem et sororem dicti Monasterii receperunt, etc. promictentes mihi
notario infrascripto tamquam publice persone stipulanti et recipienti, pro
dieta Annola presente recepta ratam et firmam habere, et ipsam An-
nolam, cum intrare voluerit dictum monasterium, in monialem et so-
‘rorem dieti Monasterii recipere, cellam in dormitorio et locum in eecle-
sia et mensam assignare, et omnia facere sicut uni quam aliis moniali-
bus dieti monasterii et contra non facere vel venire sub pena V libra-
rum denariorum et obligatione bonorum dicti monasterii etc.

LXXIX. — Consenso per l'accettazione della monaca come all’ atto prece-
dente.

Die predicto. — Acetum Perusii in porta Heburnea et parochia Sancti
Angeli in domo habitationis infrascripti magistri Francisci, presen-
tibus magistro Francischo de Bononia doctore in scientia medicine et
Gregorio Petri de Bictonio tt. v. et r. — Existens Annola filia Petri
Guilielmi pietoris predicta coram me Notario infrascripto tamquam
eoram publica persona, sciens se receptam in monacam et soro-
rem Monasterii Sancti Francisci de Dominabus de Perusio per abba-
tissam, moniales, capitulum et conventum dieti Monasterii, ipsam re-
ceptionem acceptavit et in ipsam consensit, promictens mihi notario
infraseripto tamquam publiee persone stipulanti pro dicto Capituio et
conventu dicti Monasterii et pro Abbatissa que pro tempore erit, obbe-
dientiam, castitatem et debitam revérentiam et vivere secundum regu-
lam et sub regula Sancti .. prout alie moniales dicti monasterii post
quod ipsa dietum monasterium intrabit omni modo, via et forma quibus
melius potuerit etc.

LXXX. — 7 Agosto. — Il Vescovo, insieme con Renzo di Biagio
Michelotti e certo Ercolano alias dictus Chiaramonte « pauperes et he-
redes helecti et nominati per prefatum dnum Episcopum in heredes
Nicolay quondam Vannis de Governutiis própter defectum et negligeu-
tiam fidei commissorum relietorum per dictum Nicolaum in suo testa-

(1) Lacuna nel codice.

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F.

BRIGANTI

mento vigore dicte electionis et etiam remissionis ser Domicho Nuti de
Perusio porte Heburnee notario », vende a Nino di Lello di Guidalotto
un terreno già appartenente all'eredità del suddetto Nicola.

LXXXI. — Il Misuratore di terreni Cola Nutii presenta una pe-
rizia fatta d'ordine dei contraenti dell'atto precedente La misura del

terreno venduto era di

caleuli ».

17 modioli

LXXXII. — Contratto di mezzadria.

meno due tavole

« salvo herrore

Die veneris XXV mensis Augusti. Actum Perusii in pubblica au-
dientia Episcopali, presentibus Macthiolo Cioni de Villa Plagie Campi,
Vanne Fortis de Villa Nova, et Pello Massoli de Villa Vergnani co-
mitatus P. test. vocatis et rogatis. Ser Angelus ser Vannis .. dedit, lo-
cavit ad laboritium Bruno Pelloli Nigri de Villa Nova comitatus Perusii

porte S. Petri .

-+ +. dietus eonduetor promisit et convenit dicto lo-

catori presenti et stipulantii dictam rem laborare et colere et ipsam zap-
pare. putare, succare, ligare et ocare sepes et carbonarias (?) sique sunt
vel esse consueverunt, manutenere arbores inde non stirpare incidere
vel deramare, secundum licentiam dicti ser Angeli. Et omnia facere ad
usum boni laboratoris. Et eidem ser Angelo reddere et reportare ad
domum ipsius in civitate P. quolibet anno, de quinque partibus fruc-
tuum diete rei tres partes, omnibus expensis dicti Bruni conductoris
ete. Et hec omnia promixerunt ad invicem, ut scriptum est actendere
et non contravenire sub pena centum librarum ete., qua soluta vel non

rata sint ete.

LXXXIII. — 25 Agosto. — Altro contratto di Mezzadria, fatto dal sud-
detto Angelo di ser Vanni.

LXXXIV. — Quietanza di 27 fiorini che Pietro di Giovanni di Nicola

aveva dato a mutuo a Stefano Vannis Morici.

LXXXV. — Trasformazione di disposizione testamentaria.

Die Veneris primo mensis Septembris. Actum Perusii in Episco-
pali palatio perusino, presentibus: Meo Iohannis de Perusio Porte
S. Angeli et Parochie S. Fortunati, et Sereno Crescioli Porte Solis

ed Parochie S. Marie Nove, testibus vocatis et rogatis.
Venerabilis et sapiens vir d.nus Ioannes Petri de Mediolano docto-

APTIUS
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 0.63

rum doctor, reverendi in Cristo Patris et d.ni Andree Dei et Aposto-
lice Sedis gratia Episcopi Perusini executoris testamentorum et piarum
ultimarum voluntatum defunetorum civitatis et Diocesis perusini, Vi-
carius et Commissarius generalis ad infraseripta generaliter constitu-
tus, ut constare dixit manu Ser Vannis de Perusio Porte Heburnee No-
tari, sciens de consensu predicti d.ni Episcopi perusini distributas fuisse
per Marinum Andrutii Porte Heburnee et Ciccolum Iacobi Porte Solis
fideicommissos et executores testamenti Butoli Frederici de Perusio Porte
Heburnee Margarite filie Iohannis Ciccoli de dicta Porta Heburnea et
Parochia S. Savini centum libras denariorum de bonis dicti Butoli dan-
das et solvendas in dotem et pro dote dicte Margarite tempore quo
maritata fuerit vel monasterium intraverit. Et sciens dietam Margaritam
ante quam tradita fuerit nuptui vel maritata fuerit, et antequam ali-
quod intraverit monasterium esse mortuam et dictas centum libras de-
nariorum ad distributionem prefati d.ni Episcopi per mortem dicte
Margarite in dictis centum libris pauperis electe, modo predicto ut di-
citur apparere manu Ser Dominici Nuti di Perusio Notarii esse devo-
lutasv, olens piam voluntatem dicti Butoli exequi ut tenetur et dictas
centum libras ad pium actum deputare, ut deputata fuerant, omni
modo, via, jure et forma quibus melius potuit, auctoritate sibi concessa
circha huismodi talia a prefato d.no Episcopo, elegit et nominavit in
pauperem Nicolutiam Pellolj Ciccolj de Perusio, porte Huburnee et Pa-
rochie S. Savini, cui dedit et distribuit dictas centum libras pro dote
vel parte dotis vel oblationes dande tempore quo se maritaverit vel
monasterium intraverit. Et ipsa esse voluit in deposito apud Pellolum
Ciecoli eius patrem predictum presentem et confitentem se dictas cen-
tum libras in depositum habere convertendas in dotem vel oblationem
diete Niccolutie ete. |

LXXXVI. — 1 Settembre. — Il Vescovo nomina a. suoi speciali
procuratori Giordano Macellari di Spoleto e Uguccione Venutelli di

Perugia perchè lo rappresentino nelle cause con donna Vannuzia Lelli

« in curia romana et in quolibet alia curia ».
L’atto è stipulato presso la Pieve di S. Giovanni di Corciano.

LXXXVII. — 3 Settembre. — Dnus Franciscus Munaldi parroco
della Chiesa di S. Andrea di Montefontigiano nomina suoi procuratori
« sapientes viros Nicolam Tiberutii et Petrum Bernardi perchè lo rap-
presentino in curia episcopi perusini et in quolibet alia curia.

LXXXVIII. — 15 Settembre — Il Vescovo fa quietanza « de alte-
rius non petendo a d.no Francisco Francisci rectore ecelesie S. Severi

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PIS. Subxanne, collectori collecte imposite inter clericos civitatis et
diocesis Perusii pro subsidio, et collecte imposite inter predictos clericos
pro procuratione sive vigesimaquinta soluta dno Egidio Episcopo Sa-
biniensi apostolice sedis legato pro anno presenti, presenti et recipienti
de septingentis duobus florenorum auri.

LXXXIX. — Autorizzazione a un minorenne per concorso a benefici ec-
clesiastici.

Die Iovis XXI mensis Septembris, scilicet in festivitate S. Matthei
Apostolis.

Actum Perusii in superiori sala palatio Episcopatus perusini pre-
sente d.no Thoma Iutii canonico perusino et fratre Francischo Niecolay
de Perusio in heremo Montismalbe commoranti; ad infrascripta testi-
bus vocatis et rogatis.

Pateat omnibus evidenter quod Rev.dus pater et d.nus Andreas
Episcopus perusinus volens cum Antonio ser Angeli ser Vannis ibidem
presente et petente cum eo qui in natalibus defectus patitur misericor-
diter dispensare, ita ut ecclesias et beneficia sine cura valeat obtinere,
cum eodem Antonio in d.no misericorditer dispensavit, ut beneficia et
ecclesias sine cura valeat et possit obtinere deinceps non obstante defe-
ctu natalium. supradicto ete.

XC. — Concessione della Tonsura.

Eisdem die et loco, et presentibus testibus supradictis. Univer-
sis et singulis hoc infraseriptum pubblicum instruinentum pateat mani-
feste, quod Rev.dus pater et d.nus d nus Andreas Episcopus peru-
sinus, Symonem et Antonium filios ser Angeli ser Vannis de Peru-
sio, Porte S. Subxanne cupientes clericali consortio congregarii, eidem
d.no Episcopo presentatos per dictum Ser Angelum eorum patrem or-
«dinandos ad titulum ipsias ser Angeli eorum patris et promovendos, et
quemlibet eorum ibidem presentem ad primam tonsuram et ad dictum
titulum, seeundum ritum S. Matris Ecclesie promovit et ordinavit etc.

XCI. — Locazione di una casa.

Die Sabbati XXIII mensis Septembris.

Actum Perusii ante domum d.ni Baldi quondam Francisci positam
in Collelandoni, presentibus Symone Ciccoli, d.ni Symonis Porte S. Petri
et ser Rentio .... de Perusio testibus rogatis.

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UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 65

Lippolus Ioannis Marescalci de Perusio porte S. Petri et parochie
S. Marie de Mercato pro se, suisque heredibus fecit finem quetationem
et pactum de ulteribus non petendo Ser Cole Ser Petri Bictonutii de
Bictonio presente et recipiente pro se et suis heredibus de duobus flo-
renorum auri quos eidem dare tenebatur pro pensione unius domus
pensionate per dietum Lippolum.ipsi ser Cole pro uno anno incepto in
Kalendis Octobris anni preteriti et finiendo in dicti Kalendis octobris
presenti anni proxime venturi, ut patet manu mei Not., que domus po-
sita est in castro Torsciani iuxta plateam stratam publicam et domum
Fini Nerii Muscoli et alia latera etc.

XCII. — Nuova locazione della casa suddetta.

: « Eisdem die loco et pr. dictis testibus. Lippolus Iohannis Mare-
sealei » dà in affitto a ser Cola per un altro anno la casa suddetta per
la corrisposta di 9 fiorini d'oro.

« Et finito dicto tompore dicte domus eidem relaxare liberam etc.

"recipiens in se per dietum tempus omnem causam fortuitam et even-

tualem incendii quod evenire possit de dicta domu defectu vel negli-
gentia dicti ser Cola vel sue familie ete. » L'atto termina con la san-
zione della penale di 100 libre di denari.

XCIII. — Contratto di colonia per anni 5.

« Aloritus Corradi rector eccl. S. Martini de P. p. S. Pet. pro se

et suos successores dedit et locavit ad laboritium Niccolao Sensi Cor-,

radi de Villa S. Iohannis pro hinc ad quinque annos proxime venturos
hodie incipiendes » un terreno facente parte dei beni parrocchiali, si-
tuato a Ponte S. Giovanni. I raccolti dovranno tutto dividersi a metà
salvo una mina di grano che il colono deve dare di.sua parte. Vi é
stabilito in fine una penale di 50 libre di denari.

XCIV. — L'Arciprete di Bettona dà in affitto un terreno.

« Die Lune penultimo mens. Octobris Act. P. in episcopali palatio
civitatis P. pr. Gualfredutio et Ventura d.ni Iacobi de P. por. S. Petri
tt. v. r. — D.nus Blaxius Vannis Corradi de Bictonio Archipresbyter
Plebis S. Marie de Bictonio per se suosque successores dedit et locavit
ad laboritium et nomine laboritii Giliutio Ciecoli Iacobutii de Bicto-
nio ibidem presenti et accipienti per se et Vannutio Ciccoli Iacobutii
eiusdem fratre carnali et eorum heredibus unam petiam terre aratoriam

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positam in distrietu Bictonii in Campanea in Vocabulo Campi Sancti
fines cuius etc. per tempus sex annorum proxime venientium, promic-
tensA idem rchipresbyter dietam rem esse eisdem Giliutio et Vannutio aut
alteri eorum per totum. dictum tempus VI annorum non auferre, sed
legitime iure laboritii eisdem defendere contra omnem personam salvo
tamem jure laboratoris qui dictam rem laboravit pro presenti anno, in
ea parte quam de dicta re seminavit, tantum dumtaxat et non ultra. Et
hoc ideo fecit dietus locator pro eo quod dietus conduetor promixit dicto
locatori presenti et stipulanti dictam rem per totum tempus bene labo-
rare et colere et ad usum boni taboratoris temporibus debitis et con-
suetis. Et eidem laborari reddere de omnibus et singulis fructibus qui
per dictum tempus erunt in dicta re, medietatem, et ipsam medietatem
fructuum portare eidem locatori ubi et sicut ipsi videbitur et placebit.
Et ipsam rem per totum dictum tempus pro dicta Plebe et ipso Ar-
chipresbytero et suis successoribus jure laboritii tenere. Et finito dicto
tempore eidem relapxare liberam ete. Et dare eidem quolibet anno
dieto durante tempore de mense Iulii vel Augusti decem paria polla-
strorum etc. i
Et hee omnia promixerunt ad invicem nominibus quibus supra at-
tendere et observare et uon contrafacere sub pena C. librarum dena-
riorum.

XCV. — Il vescovo dà a mezzadria un terreno.

, * Eodem die actum in superiori sala palatii Episcopatus P. pr.
Primo Berardutii et Petro Michelis dieto Camele de P. p. Sol. tt. v. r.
— « Reverendus in Xristo patre pater et Dominus, d.nus Episcopus
perusinus pater pauperum ete., per se et suos successores dedit et lo-

cavit ad laboritium et nomine laboritii Pellolo Massoli Rufini de Villa

Vergnani comitatus et Diocesis Perusii ibidem presenti etc. pro hodie
ad quinque annos proxime venturos, unum petium terre campie posi-
tum in Comitatu P. in pertinentiis Ville Nove Comitatus p. S. Petri in
voc. Plagie, fines cuius a tribus res Legerii Niccolutii, a rebus Costan-
zoli etc., et unam aliam petiam terre positam in dictis pertinentiis in
Voc. Maiani etc. promictens eidem Pellulo conductori dietas res vel

alias earum per dietum tempus non auferre, sed jure laboritii eidem
defendere contra omnem personam pro eo quod dietus Pellolus condu-
ctor promixit eidem locatori stipulanti etc. dictas res et quaslibet ea-
rum per totum dietum tempus bene laborare et colere temporibus. de-
bitis ad usum boni laboratoris. Et ipsas res et quaslibet earum per

dietum tempus jure laboritii pro dico d.no Episcopo perusino tenere

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UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 67

ete. et finito dieto tempore dictas res et quaslibet earum relapxare li-
beras etc. et reddere eidem locatori et ad dictum Episcopatum in civi-

‘tate Perusii reportare, de quinque partibus tres partes omnium et sin-

gulorum fructuum qui erunt in dicta re etc.
Et predicta promixerunt ad invicem attendere et observare et non
contravenire sub pena centum lib. denariorum ete.

XCVI. — Contratto di mezzadria,

Eodem die, actum Perusii in palatio Episcopali Perusino, in camera
videlicet infrascripti d.ni Episcopi; pr. d.no Petro Iuntini rectore Ec-
clesie S. Bartholomei de Villa Migiane Montis Malbe Comitatus Perusii
et Herculano dieto Chiaramonte Ventii Grossi de dicta Villa tt. —
D.nus Andreas Dei et Apostolice Sedis gratia Episcopus Perusinus
nomine suo etc. dedit et locavit ad coptumum et nomine coptumi
Primo Berardutii de P. Porte Solis et Parochie S. Severi per tempus

'novem annorum incipiendorum in kalendis mensis Ianuarii proxime

futuri et idem ut sequitur finiendorum, Plebem 5. Petri de Marciano
comitatus et diocesis perusini cum omnibus et singulis domibus, terris,
vineis, silvis, pratis et quibuseumque aliis bonis et possessionibus la-
boratis vel non, ad ipsam Plebem pertinentibus et expectantibus, non
obstante quod in hoc presenti contractu non essent dicta bona, domus,
possessiones per vocabula et confinia descripta, posita et confinata,
quas ex nunc voluerunt quod habeantur pro descriptis, positis, confi-
natis et specificatis ac si essent in presenti contractu expecificata et
descripta et posita per vocabula et confinia, salvo tamen quod in pre-
senti eóntractu coptumi nec in ipso coptumo non sit nec esse intelli-
gatur quedam vinea et quidam ortus diete Plebis coniuncta et co-
niunctus ipsi Plebi et iuxta ipsam Plebem positus et posita, que qui-
dem vinea et qui ortus remaneat ipso d.no Ep. et Episcopatui Peru-
sino et sit extra presentem coptimum, promictens dictus d.nus Ep. per
se, suosque suecessores et dicti sui Episcopatus Perusii eidem Primo
conduetori presenti stipulanti etc. dietam Plebem, domum et posses-
siones ipsius Plebis sibi per ipsum dietum Episcopum coptumatos ei-
dem Primo vel suis heredibus per totum dietum tempus non auferre sed
jure eoptumi eidem defendere contra omnem personam in curia etc. pro
eo quod dietus Primus conductor promixit et convenit ipsi Domino Epi-
scopo ete. dictíam plebem et domus eius ac ipsius Plebis bona res et
possessiones ubieumque posita, exceptis vinea et orto predictis, bene et
legaliter per totum dictum tempus IX annorum, temporibus videlicet
debitis et congruis bene et legaliter laborare et colere et laborari et

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coli facere. Et ex possessionibus et rebus dicte Plebis arbores non ex-
pedare et diramar, eexceptis silvis in quibus ei licitum sit lenare, et
ligna earumdem incidere et exportare et temporibus debitis et secun-
dum consuetudinem et modum hactenus in silvis circumstantibus eis-
dem silvis observatum incidi et exportari facere et non aliter. Et ipsas
res pro dicto d.no Ep. etc. per dictum tempus jure coptumi tenere, et
dare eidem locatori anno quolibet pro coptumo dictarum Plebis etc.
sibi Primo coptumato LX flor. auri boni et puri ad iustum pondus
Com. P. Et finito dicto tempore dictam Plebem, domos etc. relapxare
liberas, et pro predietis se realiter et personaliter constringere et con-
venire in curia d.norum Potestatis et Capitanei civitatis Perusii et ip-
sius d.ni Episcopi Perus. et sui Vicari. in quos et quemlibet eorum ex
nunc prout ex tunc consensit tamquam ;in suos iudices competentes
etc. Referens quo ad predicta omnibus exceptionibus et appellationibus
sibi competentibus. Et predicta omnia et singula dicti locator et con-
ductor promixerunt ad invicem actendere et observare sub pena D li-
brarum denarii et obligatione bonorum Episcopatis et Primi Bérardutii
supradieti etc.

XCVII. — Prima tonsura concessa a Paolo di Giusto da Cortona.

Die Martis- ultimo mensis Octobris. Actum in Episcopali palatio Pe-
rusino presentibus d.no Thoma Iutii de Spello canonico perusino, Ca-
pellano infrascripti d.ni Episcopi et fratre Alorito Corradi Rectore Ec-
clesie S. Martini de Perusio Porte S. Petri tt. v. r. — Pateat omnibus
et singulis hoe instrumentum publicum inspecturis evidenter quod rev.
in Xpsto pater et d.nus d.nus Andreas Dei gratia Ep. Perusinus, Pau-
lum olim Iusti de civitate Cortone cupiens militie clericali describi ei-
dem d.no Ep. presenti per litteras, Rev. patris et d.ni d.ni Gregorii ea-
dem gratia Episc. Cortonensi, sigillatas sub sigillo episcopali Curie Cor-
tone coram ipso D.no Episcopo Perusino personaliter constituturh ad
testes sui palrimonii, eumdem Paulum ad primam tonsuram secundum
ritum Sancte Matris Ecclesie perducit et ordinavit omni modo, via et
forma quibus melius potuit; rogans me Notarium ut de predietis pu-
blieum conficerem instrumentum ete.

XOVIII. — 4 Novembre. — Il Vescovo dà a colonia per 5 anni un
terreno in Corciano al vocab. Molino delle Pieve. I raccolti devono di-
vidersi a metà con l'obbligo da parte del colono di dare 4 paia di pol-
lastri.

oum:
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 69

Testimoni all'atto furono: « Petrutius Rainaldi de Spolito et An
gelus Savoni de Spello ».

XCIX. — 30 Novembre. — « Iamperus d.ni Iacobi de P. p. s. Pet.
rector Eccl. S. Iohannis de Pilosa perusine diocesis » nomina a suo

procuratose Uguecione di Venutolo nella causa che ha con Battista di
Giovanni, e perché lo rappresenti « in curia romana coram prefato d.no
nostro papa et eius auditoribus et delegatis et generaliter in quolibet

alia euria et coram cuocumque iudice ».

C. — Altra procura uguale alla precedente fatta da « Iamperus

don. Iacobi ».

CI. — 9 Dicembre. — « D.nus Thomas Iutii de Spello canonicus
perusinus », procuratore del Vescovo, come risulta da rogito di Angelo
ser Vannis, fa quietanza di 32 fiorini d'oro dovuti per fitto di un ter-
reno situato «in pertinentiis Ville Fracte Veteris et Castilionis Clusini

comitatus Perusii ».

CII. — 15 Marzo. — Il Vescovo dichiara di avere ricevuto da « ma-
gistro Fredo Vannis Salvutii de Castro Fossati » 60 fiorini d'oro per
vendita di un terreno dal vescovo medesimo posseduto « pro indiviso
cum hospitalibus Misericordie et Mercatorum de P. », qual terreno già
appartenne a « d.na Aldutia d.ni Iacobi Sensi ». L'istromento di ven-

Anno 1358.

dita già era stato fatto per i rogiti di « ser Angeli ser Vannis ».

CIII. — Quietanza del commissario dell’ab. di Cluny.

21 Marzo. — Act. P. in hospitio Blaxii Lucie hospitatori de P. po-
sito in domibus d.ni Branche de Castro Durante, pr. d.no Pasquale
Gentilutii de Montesaneto, Vanne Marcutii de Civitanova, et Guilielmo

Sabbatutii de Acquapendente tt. v. r.

Rev. pater et d.nus, d.nus Symon Ep. Humanatus Commissarius
Rev. in Xpsto patris et d.ni d.ni Andruini miseratione divina Clunia-
censi abbatis apostolice sedis legati ac terrarum Ecelesie in Italia con-
sistentium Vicarius generalis fuit confessus et contentus se habuisse et
recepisse a d.no Francisco Francisci rectori ecclesie s. Severi de P.
dante et solvente pro d.no Ep. et clero perusino quindecim florenos
auri boni et justi ponderis, quos dictus d.nus Simon Ep. recipere tene-

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70 È F. BRIGANTI

batur pro suis et sue familie necessariis pro quinque diebus quibus
stetit in Civitate et diocesis P. certis sibi dicte Romane Ecclesie com-
missis negotiis per prefatum d.num legatum, ad rationem trium flor.
quolibet die secundum formam litterarum ejusdem d.ni Legati, de qui-
bus XV flor. auri dietus d.nus Simon fecit finem, refutationem etc.

CIV. — Quietanza di Leo di Lamberto, minorenne.

31 Marzo. — « Act. in episcopali palatio perusino videlicet in ca-
mera Vicari d.ni Ep. perusini, pr. Pucciarello Petri Iacobutii de Casa-
leno comitatus P. et Basilio Petrutii de Bictonio tt. v. r.

« Leo Lamberti d.ni Philippi de P. p. S. Subx. et par. s. Gregori
asserens se maiorem XIIII anno annis et minorem XXV annis, et Pau-
lutius d.ni Ley eiusdem porte et parochie et quilibet eorum pro se et
eorum heredes fecerunt finem, refutationem et quietationem d.no Thome
Iutii de Spello canc. Perusino de quotuor flor. auri quos dietus d.nus
Thomas dare et solvere tenetur pro pensione unius domus ete. ». L/af-
fitto era per un anno e l'atto termina con la solita. formula relativa
alle quietanze.

CV. — Quietanza del Commissario dell' ab. di Cluny.

18 Aprile. — « Rev. d.nus Simon Dei gratia Ep. Humanatus Com-
missarius rev. d.ni Andruini ab. Cluniacensis ete. » riceve dal parroco
di S. Severo 12 fiorini d'oro per indennità di sua residenza in Perugia
per giorni 4. — La formula della ricevuta è in tutto uguale a quella
trascritta al n. CIII, e la stipulazione avviene nell' Albergo di « Bla-
xius Lucie ».

CVI. — Cessione di beni a beneficio dei poveri.

28 Aprile. — « Act. in Villa S. Filiciani de Lacu, pr. Lello Men-
cii, Rontio Amici, Petrutio Blaxii Bonanni, et Bonanno Ceccarelli de
dieta Villa tt. v. r. — D.na Aldutia filia qd. Nutii de insula Pulvensi
comitatus P. et uxor olim Andrutii Pelli Iohannoli de Villa Zocchi
dieti comitatus mater et heres Iohanne olim sue fllie^et filie qd. predicti
Andrutii, et nunc uxor Vagnoli Putii de dicta Villa S. Feliciani cum
presentia, consensu, voluntate et auctoritate dicti Vagnoli sui mariti
dedit, cessit et concessit finivit, et remixit ser Angiolo ser Vannis Lam-
berti de P. p. Hebur. et por. S. Angeli stipulanti et recipienti pro rev.
in Xpsto patre et d.no d.no Andrea Ep. etc. » tutti i diritti che le spet-

CTR TITO TP OV ETT OUR POSEE

— PP
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI (1l

,

tano sull'eredità di sua figlia Giovanna. La cessione comprende case e
terreni in villa Zocchi e in Isola Polvese, e tuttii beni mobili e im-
mobili appartenenti al defunto suo primo marito Andruzio, da distri-
buirsi tra i poveri « et pro mulieribus virginibus maritandis amore
Dei secundum ultimam voluntatem ipsius Andrutii Pelli ». Il pre-
sente atto termina con le consuete formule riferentesi alla cessione e
immissione di possesso, e con le clausole risultanti dall’ analoga pro-
cura (vedi num. CVIII).

CVII. — « Eodem die, loco etc. ». Tra donna Aldutia e il pro-
curatore del Vescovo intercedono nuove convenzioni. Ma l'atto è in-
completo.

CVIII. — Procura del Vescovo ad Angelo di ser Vanni, perchè lo rap-
presenti nell'atto suddetto riferentesi all'eredità di « Andrutius Pelli ».

23 Aprile. — Act. in Episcopatu perusino in anticamera infrascripti
d.ni Ep., pr. d.no Petro Martini rectore Eccl. S. Marie de Mercato de
P. et Andrutio Sandri de castro Civitelle Bonizonum tt. v. r.

Rev. in Xpsto pater d.nus d.nus Andreas Dei et apostolice sedis
gratia Ep. perusinus pater pauperum et executor testamentorum et ul-
timarum voluntatum etc. constituit discretum virum Ser Angelum Ser
Vannis Lamberti de Perusio, presente et manente in se sponte recepit
suum, verum et legitimum procuratorem, actorem, factorem et certum
numptium specialem ad se pro eo et eius et dictorum pauperum no-
mine recipiendum per instrumentum manu Putii Notarii a d.na Al-
dutia filia quondam Nutii de Insula Pulvensi et uxore olim Andru-
tii Iohangnoli de Villa Zocchi matre et herede q.ndam Iohanne sue
et dieti olim Andrutii filie et nunc uxoris Vagnoli Putij de Villa
S. Filitiani comitatus et Diocesis perusine, dationem cessionem et con-
cessionem omnium et singulorum jurium et actionum que et quas ipsa
d.na habet et habere posset vel videretur nomine et occaxione succes-
sionis Iohanne filie sue predicte et filie olim dieti Andrutii et specialiter
in una petia terre posita in pertinentiis dicte Ville Zocchi in Vocabulo
.. et in una domu posita in Villa Insule Pulvensis eum uno ortali
contiguo ipsi domui. Et in una domu posita in dicta villa Zocchi
in confines disignandas per ipsam d.nam ; et in residuo pretii quorundam
thaurorum et aliarum rerum per ipsam d.nam venditorum Petro Nerij
de dieta Villa Zocchi vel alterius partis. Et generaliter de omnibus et
singulis bonis, rebus et masseritiis mobilibus et immobilibus, juribus
et actionibus que olim fuerunt dieti Andrutii et per eum habebantur et

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possidebantur tempore mortis sue et in hereditate ipsius eo tempore
remanserunt, cum omnibus et singulis promissionibus, capitulis et sti-
pulationis iuramento et penarum adiectionibus in eodem contractu ne-
cessariis et opportunis et que eidem procuratori videbitur expedire etc.
Et ad dandum, cedendum et concedendum eidem d.ne Aldutie Haeredi
predicte eius et dictorum pauperum nomine omnia et singula jura que
et quas ipse d.nus Episcopus et pauperes habent et habere possent et
sperant in quadam petia terre posita in pertinentiis Castri Agelli dieti
Comitatus in loco dicto Piano dell'Aglia in suis confinibus et ad ponen-
dam ea in locum ipsius d.ni Episcopi et pauperum. Et ad promictendum
quod nulli jus datur etc. Et de his faciendum publicum $ustrumentum
manu cuiuscumque Notarii cum omnibus et singulis capitulis, promis-
sionibus et obligationibus in eodem instrumento necessarijs et oppor-
tunis e£ cum firmatione instrumenti. Et generaliter etc. et dans etc. pro -
mictens ratum et firmum habere sub ypoteca et obligatione bonorum
dicti Episcopatus etc. Volens insuper eumdem procuratorem relevare
promixerunt etc.

CVIIIL. — Quietanza di « Lapus Philippi de Florentia ».

5. Maggio. —-« Act. P. in claustro anteriori Loci fratrum Minorum
ordinis S. Francisci de P. pr. fratre Luca Gilielli de Tuderto, fratre
Laurentio Bartolomutii de Monteregali ordinis Minorum et Munaldo
Cecchini de Tuderto tt. v. r. :

Lapus Philippi Lapi de Florentia quarterii S. Marie Novelle et po-
puli S. Apostoli pro se suosque heredes promisit solvere Barnabeo Po-
lelli Iutii de Tuderto regione Vallis et par. S. Clerici sexdecim flor. boni
et puri auri et iuxti ponderis ad pondus com. P. » qual somma esso
Barnabeo riceve a titolo di mutuo e ne fa ricevuta, promettendo per
detti fiorini di convenire, ove occorra, nella curia del comune di Pe-
rugia, o di Firenze, o di Todi o in altra, ove meglio piacesse, giurando
l'osservanza del contratto sotto pena del doppio di detti fiorini, e con
promessa di conferma di contratto avanti i giudici suddetti.

CX. — Capitolo delle monache della Colombata per la nomina della ab-
badessa.

Die dominicho VI mens. Maij. Actum in ecclesia interiori mona-
sterii Maiestatis de Cholumata positi in porta S. Subxanne prope P.,
pr. fratre Bernardo Zutii, fratre Augustino Pucciarelli ordinis S. Bons
dieti de Montefano et Lucha Lippi Marci de Bictonio tt. v. r
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 73

Convocato et coadunato capitulo monalium mon. Maiestatis de Co-
lumata predieti in ecclesia anteriori dicti mon. ad sonum campanelle de
mandato religiose et honeste d.ne sororis Bartholutie Gerini monialis
et vicarie dieti monasteri. In quo capitulo interfuerunt ipsa et soror
Bartholutia vicaria, Catherina Vinoli, Angelina Ciecholi, Magia Bartoli,
Mitarella Putii, Magdalena Lelli, Mina Andrutij, Iohannina Ciccholi,

Mustiola Nucciarelli, Paolutia Uccij, Angelella Iohannis, Vanna Fran-.

cisci, et Thomassia Oddonis moniales dicti Monasterii et quilibet earum
seientes dietum monasterium et ipse moniales et capitulum ipsum ab-
batissa carere pro renunciaptione Bartolutie Gerini electe abbatisse dieti
monasteri et monialium Monasteri S. Chatarine. Confidentes de » pater-
nitate Reverendi patris et d.ni d.ni Andree Dei gratia Episcopi peru-
sini. Dieta Bartholutia Vicaria cum consensu et voluntate dictarum Mo-
nialium, et dicte moniales cum consensu et voluntate et auctoritate
diete Bartholutie Vicarie, electionem et nominationem dicte abbatisse
eidem d.no episcopo absente tamquam presente totaliter commixerunt
omni modo via et forma quibus melius potuerunt etc.

CXI. — Quietanza del Commissario dell’ abate di Cluny a favore del
clero perugino.

Die mercuri VIII mens. Maij. Actum in Hospitio Blaxii Nutii Lucie
posito in porta S. Petri de P. pr. Cola Nicolutii de Civitanova et Boc-
camaiure de Boccamaioribus de Ancona tt. r.

Rev.dus pater d.nus Simon Episcopus Humanatus Commissarius
lev.mi patris d.ni d.ni Andruini abbatis Clunacensis Apost. Sedis le-
gati, fuit confessus ... recepisse a d.no Francischo Francisci rectore
eeclesie S. Severi de P. porte S. Subxanne, solvente pro d.no Epi-
scopo et Clero perusino XXV flor. auri et in presentia mei notari et
testium recepit pro parte sui salarij et expensarum et aliorum neces-
sariorum sibi et sue familie, dierum quibus stetit in civitate et diocesi
perusina pro certis S. R. Ecclesie negotiis per dictum d.num legatum
commissis, ad rationem III fior. auri pro quolibet die, secundum formam
lieterarum eiusdem d.ni legati, de quibus XXV florenos feeit eidem fi-
nem et refutationem ete.

CXII. — Affitto di una casa in Perugia.
Die sabbati XXVI mense Mai. Act. P. in audientia palatii Episco-

patus Perusini, pr. Dominico Nutii porte Heburnee de P., Petrutio Puc-
ciarelli de Brufio et Vanne Tanci de Villa S. Blaxii de Valle tt. v. r. —

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Cola Pieri Castellani de P. locavit ad pensionem Vagnolo Symonis Re.
coli de Villa S. Martini in Colle comitatus P. pro uno anno medietatem
gasepte cum toto solario cuiusdam sue domus posite in porta S. Petri
et parochia S. Marie de Colle fines cuius a duobus vie, ab alio Hospi-
tale Fraternitatis S. Dominici mediante tracasellis et ab.alio Vannuti
mag. Philippi ete. pro pensione duodecim librarum bonorum denario-
rum perusinorum.

Et finito dieto tempore eidem relapxare liberam, suscipiens in se
omne periculum incendii ruine et omne aliud fuditum. Et predicta omnia
promixerunt inter se ad-invicem rata firma habere etc. pena dupli va-
loris totius dicte domus etc.

CXIII. — Quietanza di XXX fiorini pagati dal Vescovo di P. per ele-
mosina del lascito Vincioli.

« Die Martii V mense Iunij. Actum in audientia palatij Episcopa-
tus perusini presentibus d.no Niccola Tyberutii et dino Martini Manni
rectore ecclesie S. Marie de Francolinis tt. etc. — File Vencioli Gen-
tilutij p. s. Subxanne et parochie S. Valentini et Ugolinus Bernardi
Sinibaldi 5 dicta porta et parocchia S. Severi », ricevono dal Vescovo
di P. 30 fiorini del lascito Vincioli, pagati a mezzo del procuratore
Ser Angelo Ser Vannis.

CXIV. — Costituzioni per le monache, che escono dai monasteri.

Die Mercurio XIII, mensis Iunii. Act. P. in Episcopali pafatio pe-
rusino, videlicet in anticamera d.ni Episcopi infraseripti; pr. domino
Petro Martini Rectore Ecclesie S. Marie de Mercato, domino Oddone
Abegrantis cappellano maioris Ecclesie Sancti Laurentii de Perusia
Servio Crescioli parte Solis de P. et Petrutio Reynaldi de Spoleto, tt.
v. r. — Reverendus in Chsisto pater et d.nus, d.nus Andreas, Dei et
Apostolice Sedis gratia Episcopus Perüsinus, cum presentia, consensu
et voluntate Religiosorum virorum d.ni Bartoli Bernardi Prioris Clau-
stralis Ecclesie perusine predicte, d.ni Luce Andrutii, nomine suo et
d.ni Petri Ciccoli, euius vocem. asseruit se habere, d.ni Oduardi Cicco-
lini nomine suo et d.ni Petri Iacobutii et d.ni Francisci Pucciarini
quorum voces asseruit se habere, d.ni Pauli Pellutii, nomine suo et
Domini Niecole Lelli cuius voces se habere asseruit, d.ni Helemosine
Allevoli, d.ni Angustini Magii, d.ni Saxi ser Iacobi, et d.ni Egidii Pe-
tri, canonicorum dicte Chatedralis Ecclesie Perusine, qui faciunt capi-
.tulum diete ecclesie ad capitulum de mandato prefati domini Episcopi
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 15

in loco predieto congregatorum. Et dicti canonici nomine ipsorum et eo-
rum confratrum ut supra dietum est, unanimiter et concorditer volentes
pestiferis malitiis monialium monasterii subiectorum dicto domino Epi-
scopo et Episcopatui perusino vitio luscurie laborantium ac vagabun-
darum et eorum monasteria nulla legitima causa .subsistente sine li-
centia earum diocesani exeuntium omni modo quo possunt obviare, sta-
tuerunt et presenti costitutione firmantis ordinaverunt quod omnes et
singule moniales monasteriorum subiectorum prefato domino Episcopo
perusino, que cum aliquo lapxu luxurie, et incontinentie fornicationem
adulterium, vel incestum commixerint et ob dictam causam vel aliqua
alia sine licentia dicti domini Episcopi velsui Vicarii exirent eius mo-
nasterius et. vagabundantur extra dictum monasterium moram traxe-
rint, et ad suum monasterium redire voluerint, quod talis monialis te-
neatur et debeat ire et accedere ad monasterium Sancte Marie Mag-
dalene et repenitentium positum in burgo Saneti Petri, nec ipsum mo-
nasterium unde exiscire possit vel valeat modo aliquo reintrare, nec in
ipso monasterio de quo fuit possit vel debeat modo aliquo recipi vel
admicti, sed ab omni privilegio, gratia, offitio, vel dignitate eiusdem
monasteris sit totaliter destituta, ac si monialis dicti monasterii nun-
quam fuisset, nec in eisdem monasterio, capitulo, voce vel offitium ali-
quod habuisset, addicient huic constitutioni quod monasteria et monia-
les de quo talis monialis delinquens extiterit, teneatur eidem toto tem-
pore vite ipsius monialis de sibi necessariis provvidere etc.

Lecta publicata fuit dicta constitutio per me Notarium infrascriptum
de mandato dieti domini Episcopi et Canonicorum predictorum anno,
indictione, pontlfieatus, die et loco predictis et presentlbus testibus su-
pradict/s etc.

CXV Stipendio convenuto con artefici dell'arte delle squarselle e del
cuoio.

Die Veneris XV mensis Iunii. Actum Perusii in apoteca infra-
scripti Pieri posita in domo Tengharini Angeli Thenghi porte S. Petri

et parochie S. Martini, presentibus ipso Tengharino, Nicolao Pieri de:

Padua et Ioccioro alias dicto Mancino Iuntini de Urbe laborantibus in-
frascripti Pieri, tt. v. r. — Iohannes Arighi Caselle de Chianciano obli-
gando se et omnia sua bona promixit*et convenit Piero Bonanni Cioli
de Florentia ibidem presenti, stipulanti et recipienti eidem Piero in arte
squarsellarum et coiaminis pro ipsis squarsellis et omnibus aliis pera-
gendis circha dictam artem ad mandatum dieti Pieri servire, parere et

obbedire pro tempore unius anni incepti medio mense Maij proxime

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76 — F. BRIGANTI

elapxi, et ut inde sequitur finiendi, bene et legaliter sine fraude, ma-
litia, culpa, dolo, vel negligentia ete., pro eo quod dictus Pierus promixit
eidem pro suo salario et labore dare et solvere et pagare ipsi Iohanni
presenti, stipulanti et recipienti LVII libras et decem solidos denario-
rum perusinorum parvorum solvendo eidem dictum salarium. hoc modo,
videlieet de tribus mensibus in tres menses quartam partem dicti salarii
et quantitatis prediete, eidem promisit pro suo salario dicti anni ete.
promictentes inter se ad invicem solemniter stipulantes intervenientes
hinc hinde predieta omnia et singula ut dietum est, actendere et ob-
servare et se pro eis actendendis et observandis realiter et personaliter
constringnere et convenire Perusii, Florentie et ubique locorum et ter-
rarum et contra predieta vel predictorum aliquid non facere vel venire
sub pena dupli dicte quantitatis et quatenus soluta vel non rata sint
predicta etc.

CXVI. — Ammissione di due giovani operai nell'arte delle squarselle.
Eisdem die, loco et tt. — D.na Venutola Martini Pieri de Villa
Sportaccianj Comitatus ... dedit et posuit Piero Bonanni Cioli predicto
ibidem presenti et recipienti, Martinum et Angelum filios suos et filios
olim fratris ser Francisci Cagnoli ad artem squarsellarum addiscendam
et operandam per tempus duorum annorum inceptorum in medio mensis
Maij proxime preteriti et inde ut sequitur finiendorum, promictens dicta
d.na per se suos heredes dicto Piero pro se et suis heredibus stipulanti
facere et eurare ita et taliter quod dicti eius filii et quilibet eorum per-
severantur et continuo per dietum tempus stabunt, morabuntur et fi-
deliter et studiose facient et operati erunt quecumque dictus Pierus eis
et cuilibet eorum circha doctrinam et exercitium dicte artis percipiet ;
et ipsius Pieri res et cuiuscumque alterius que essent penes cum bona
fide custodient et salvabunt et furtum non facient vel facienti consen-
tione, nee ab eo fugient vel discedent per totum dictum tempus. Et si
aliquis predictorum commixerit vel commixerint de hoe, eadem domina
ipsum Pierum indempnem conservabit, et quod totis diebus ante dietum
tempus vel durante dieto tempore ab eo discedet contra voluntatem
dieti Pieri ab exercitio dicte Artis totum ei reficient et restaurabunt in
eodem opere et exercitio etc. Et hoc ipso faeto quia dietus Pierus pro-
mixit dicte domine stipulanti et recipienti pro dictis suis filiis eidem
dare pro salario dictorum suorum filiorum et dieto. tempore VI flo-
renos auri, videlicet tres florenos anno quolibet, solvendo dictum sala-
rium hoc modo, videlicet quartam partem III fiorenorum auri qui sunt
salarium dictorum Martini et Angeli, quolibet anno dictorum duorum
UN: PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI TI
annorum, de tribus mensibus in tres menses. Et calciamenta toto dicto
tempore eisdem Martino et Angelo necessaria debita et opportuna. Et
hec omnia supradicta promixerunt inter se vicissim, scilicet unius alteri
ad invicem solempniter hinc inde intervenientes, firma et rata habere
et tenere et non contrafacere vel venire sub pena L librarum denario-
rum et quo soluta vel non rata sint etc.

CXVII. — Quietanza di Enrico da Chianciano dell'arte delle squarzelle.

‘ Die et loco predictis et presentibus dictis testibus. Supradictus Io-
hannes Herigi Caselle de Chianciano fecit finem et refutationem pre-
fato Pieri Bonanni Cioli presenti et recipienti de XIIII libris, VII so-
lidis, VII denariis. quos eidem tenetur pro salario ipsius Iohannis et
pro tempore trium mensium proxime venientium inceptorum in medio
mensis Maij proxime preteriti et ut sequitur finiendorum eidem Piero
per ipsum Iohannem servitorum et serviendorum in arte squarsellarum
etc. Et hanc quetationem eidem fecit quia fuit confessus dietam quan-
titatem habuisse etc. recepisse ete. promictens etc. pena L librarum
denariorum etc.

CXVIII. — 15 Giugno. — « D.nus Simon Ep. Humanacensis com-
missarius Domini Andruini Abbatis Clunacensis » fa quietanza al par-
roeo di S: Severo di 11 fiorini d'oro ricevuti per suo salario dal Clero
perugino. — La quietanza è stipulata nell’ albergo di Biagio di Nuzio, e
furono testimoni « Pasquale Gentilutii de Monte Santo et Petro Ioan-
nutii de Firmo ».

OXVIIII. — 22 Giugno. — In Domo Ecelesie Sancti Nicolai iuxta
duas portas de P. p. S. P. et ... (l'atto è incompleto).

CXX. — Atto di divisione dei figli di Tento.

24 Giugno. — « Act. Rosciani in domo filiorum Tenti infrascrip-
torum, pr. Niecola Petrutii Taddeutii, Seagno Polti, Bartolo Agnoni de

Rosciano, Gualterio Biantelli et Luca Lippi Marei de comitatu Bictoni ,

i6. v. r.

D.na Bella d.ni Francisci uxor olim Tenti Gentilutii de Rosciano,
vice et nomine Pauli, Angeli et Bartolomei filiorum qd. Guidonis Tent
Gentilutii predieti pro quibus promixit de ratihabitione », e nell'inte-
resse di Giovanna madre e tutrice dei predetti Paolo, Angelo e Barto-
lomeo, consente di fare le divisioni fra Puccianto, Vannuzio e Giovanni
ed i figli del detto fu Tento, dei beni seguenti già di proprietà di Pe-
truecio Tenti zio di detti condividenti. I beni vennero divisi in tre parti:

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1° parte. — Un pezzo di terra con vigna, sita nel Distretto di Ro-
sciano Vocabolo S. Ilario o Fonte Petrogia, confinato dalla via e dagli
altri beni dei condividenti. Una casa posta ove sopra agli stessi confini.
Altro terreno nel Distretto di Rosciano Voc. Renari, confinati dai Beni
di Pietro Putii. Un terreno boschivo olivato nello stesso Distretto Voc.
S. Pietro confinato dai beni della Chiesa di S. Pietro, dai beni degli
eredi di Taddeuccio e dai beni di Cinello da Perugia. Un altro terreno
boschivo nel Distretto di Rosciano Voc. Viale confinato dalle proprietà
Mattioli e della Chiesa di S. Nicola, ecc. Questa parte di beni fu da
essi Puccianto e Giovanni assegnata pro parte filiorum Guidonis. E la
Bella col consenso e volontà dei sopradetti Puccianto e Giovanni « re-
cepit pro dictis filiis Guidonis in sortem et partem ».

2' parte. — Un pezzo di terra nel Piano di Rosciano Voc. Croce,
confinato dai beni sopra detti da tre lati e dalla via ete. Un altro pezzo
di terra in Voc. Acquani « que dicebatur esse ad mensuram VI staria »
confinato dalla via, dai beni di Petruccio Vagnolo e dal fiume Chia-
gio. Un altro pezzo di terra in Voc. Fornace confinata dai beni di E-
lasso, e da quelli di Giacomo Rainaldoli de Colle. Un altro pezzo di
terrono boschivo in Voc. Ranchi, confinanti Giacomo Bartolelli, Arnolli,
Putii, Rubei ecc.

Anche l’assegnazione di questa parte avviene per sorteggio (per
brisciolum). |

3* parte. — Un'altra rata di terra al Voc. Croce, Distretto di Ro-
sciano confinato dai beni di che sopra. Una casa nel Borgo di Rosciano
con terreno. Un altro tratto di detto terreno in Voc. Fornace con gli
stessi confini di cui sopra e dalla Chiesa di S. Maria di Baltignano.
Un pezzo di terra boschiva in Voc. Fonte, confinante coi beni di Pe-
truccio Taddeutii, Angelo Paolutii ete. Un pezzo di terra in parte bo-
schivo nel Distretto di Rosciano in Voc. Capezalo confinata da Barto-
lello, Cecco e Cobatio etc. Un terreno Voc. Collerosso. Due pezzi di
terra olivata nel sudd. Distretto Voc. Colle S. Fiiniano. Questa terza
parte « per brisciolum dicto Puccianto obvenit in Sortem. Et idem
Pueciaptus pro sua parte et portione recepit de voluntate diete d.ne
Belle nomine ecc. ». |

Promettono in fine scambievolmente le parti « predictam divisionem
de dictis rebus ratam et firmam habere et tenere etc. sub pena D li-
brarum denariorum etc, ».

CXXI. — 30 Giugno. — Procura ad lites di Caterina « qd. Ciccoli
Petrioli de Bictonio et uxor olim Petrutii ser Cecchi Petrioli de Bicto-
nio ». Potrà rappresentarla « in curia d.ni generalis Rectoris Ducatus

——
UN PEOTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 79

Vallis Spoletane, in curia comunis Bictonii et comunis Assisi et gene-
raliter in quolibet alia curia ».

CXXII. — 9 Luglio. — Act. P. in superiori sala palatii Ep. pr.
È; magistro Paulo qd. Iosephi, Blaxio Simonis alias dicto Iomiscio et Pe-
i | trutio Rainaldi de Spoleto tt. v. r.

Il Vescovo Andrea concede in enfiteusi a Lippo di Piero di Valentino
di Corciano « usque ad sui tertiam generationem per lineam masculinam
descendentem ex dieto Lippo » un casalino del Vescovato di Perugia
da possedersi da esso Lippo e suoi eredi « salvo jure dominii et pote-
statis » con tutto ciò chein esso si contiene, per il prezzo di due fiorini
d'oro già ricevuti dal Vescovo che promise di consegnare il casalino
libero e senza contestazioni, e di rifare i danni e le spese, a condizione
che il detto Lippo, oi suoi discendenti fino a terza generazione in tutti :
gli anni nella festa della natività di S. Giovanni Battista, paghino al
Vescovo e suoi successori sei denari perugini « nomiue pensionis dicti

De Ie e et e RB RR SOR E MII, #9 | i in na Mi 3 E i

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CXXIII. — 16 Luglio. — In Perugia, nel Vescovato, presenti quali
Es: testimoni il parroco di S. Maria del mercato, Cola di Piero di Castellano,

Ercolano detto Chiaramonte di Migiana. Il Vescovo dà in affitto (cop-
tumum) per sei anni a datare dal 1. Novembre 1559 ad Angelello Vanni ni
Aldutii e Pietro Gelli Gentili, un tenimento di terra di pertinenza del
Vescovato di Perugia posto nelle pertinenze di Villa S. Egidio dei Pia-
naioli e parte nelle pertinenze di S. Egidio del Colle ai noti confini, e
con promessa da parte del Vescovo di non togliere, nè far togliere ai
cottimisti il tenimento concesso per tutto il tempo di sei anni « et jure
coptumi legitime defendere », obbligandosi essi Angelello Vanni e Pietro
Gelli di coltivare i terreni a regola d’arte, e finito il tempo, riconse-
gnarli liberi al proprietario. Il prezzo è di trenta fiorini d’oro da pa-
garsi in fine d'anno « ad pondus comunis Pernsii ». E per l'osservanza
di quanto sopra si stabilisce di convenire in Curia del Potestà, del Ca-
pitano del Comune e del Popolo, e nella stessa Curia del Vescovo. Pro.
mettendosi a vicenda l’asservanza dei detti patti sotto pena di 500 lib-

Arie — mimi it nl ama la X Ki

idr IE lea

bre di denari.

CXXIIII. — Nello stesso giorno e luogo e presentii detti testimoni
il Vescovo Andrea fa quietanza della somma di 64 fiorini d'oro sborsati
dagli stessi Angelello Vanni e Pietro Gentili per due anni anticipati di
corrisposta di affitto del tenimento dato « pro coptumo et nomine cop-
80 i F. BRIGANTI

tumi ad rationem XXXII florenorum pro quolibet anno dictorum Sex
annorum solvendorum in fine cuiuslibet anni ». :

CXXV. — 29 Luglio. — Nel monastero. di S. Caterina nelle vici-
nanze di Bettona. Convocato il Capitolo delle monache di S. Caterina
nell’ Oratorio contiguo alla Chiesa del monastero da Suor Clara Lutii
Abbadessa con intervento delle suore « Donia Cinelli, Nezola Iohannis,
Margherita Koli, Catharina Lippoli, Vanna Lelli, Blonda Philippi, An-
gelella Bartholi » rappresentanti più di due terzi, fu ad unanimità eletto
procuratore speciale di tutti gli affari del Monastero Angelo Piccerii de
plano Bictontîi. — Quali testimoni furono presenti: Fr. Angelus Iohan-
nis de Sacoferrato, d.nus Poltus Vannis Zutii, Andriolus Lutii Entii
entrambi di Bettona.

CXXVI. — 18 Settembre. — Act. P. in Audientia Episcopali pr.
d.no Nicola Tiberutii p. S. Subx., Andrutio Petri Mille de P. Ebur. de
Pip 7 È |

Il Rev. Giovanni da Milano Vicario, e procuratore del Vescovo An-
drea, per mandato speciale del Notario Ser Angelo Ser Vanni, fa quie-
fanza finale a Matteo Cagnoli che riceveva per Giovanni Cagnoli suo
fratello, parroco di S. Pietro « de Villa Canneti » di LX libbre di de-
nari piccoli perugini, « quos dicto d.no Episcopo et eius Camere solvere
tenebatur vigore cuiusdam condempnationis per ipsum dictum Vica-
rium ».

CXXVII. — 19 Settembre in Perugia in Vescovato. — Giovanni di
Pietro da Milano Vicario e Procuratore Generale del Vescovo Andrea,
esecutore del testamento di Franceschino Zufii ricevuto dal notaio An-
gelus qd. Beltrami, essendo venuto a sapere che; per negligenza dei fi-
decommessi nominati in detto testamento, non gli era stata devoluta una
certa proprietà dei beni di detto Franceschino, che era rimasta ai pa-
renti di lui, in nome del Vescovo la vende a Petro Massoli Tubatori
perusino, quale casa il detto Franceschino possedeva « pro indiviso cum
heredibus d.ne Pelvole » posta in Perugia iu porta S. Susanna, parr,
di S. Stefano « cum omnibus et singulis que dieta medietas diete domus
pro indiviso habet super se » pel prezzo di cento libbre di denari pe-
rugini, di cui il Vicario fa quietanza finale, con promessa del fondo
libero ete.

CXXVIII, — 20 Settembre. — Act. P. ante infrascriptam cameram
sive apotecham, pr. Ciccolo Nutii Mezze p. Ebur. et ser Iohanne ser
Martini ser Gilii p. S. Subx. de P. tt.
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 81

« « Thodinus ser Vannis Michelis de P. p. S. Pet. et par. Hospitalis
hospitator hospitii Clavium positi in p. S. Pet. in pede platee, locavit .
Munaldo Cicchini Munaldi de Tuderto et Nello Venture Gilielli de dicto
loco, unam eameram sive apotecham positam in dieto hospitio Clavium
fines cuius ab una parte platea Comunis, ab altera domus filiorum
Petri Guilielmi mediantibus tracasellis et a duobus partibus dictum
hospitium ». i

L'affitto viene concluso per anni sette, con l'annua corrisposta di

4 98 fiorini d’oro, garantendo il conduttore il fondo anche dai danni del-

l'incendio. Il contratto è fatto con il consenso di Balionus Maffuti che,

come risulta dagli altri rogiti, è proprietario dell’albergo.

CXXIX. — Nello stesso giorno ed alla presenza dei detti testimoni
Todino Ser Vannij di Ser Michele fa quietanza a Monaldo Cecchini ed
a Nello di Ventura Gilielli dei 28 fiorini d'oro ricevuti per un anno di
fitto della bottega come sopra locata a cominciare dal 1. marzo p. p.

j CXXX. — Nello stesso giorno ed alla presenza dei detti tesiimoni.
| Balionus Maffutii fa quietanza finale a Todino Ser Vannij Michelis.da
È Perugia di 125 fiorini d’oro che gli doveva dal 1. settembre per pen-
! sione dell’Ospizio delle Chiavi, pel tempo di un anno incominciato nel
1. marzo p. p., come da rogito Ser, Franceschini Ser Egidi.

È : CXXXI — 14 Ottobre. — In casa del Notaro presenti Simone Cic-
coli Vagnoli di Spello, Lello Leuca e Matheo Marchutii di Villa Campo
testimoni. Donna Caterina di Giovanni Barleri di Perugia abitante in
Porta S. Pietro, parr. dell' Ospedale, nomina a suoi proeuratori nelle
| cause contro Bartolo Ceccarelli di Perugia, della stessa porta e par-
roechia, « Bectum Contutii, Ser Vannem Petri Nelli, Ser Stephanum
Pacis, Ser Brancha m. Petri, Ser Hermannum Vannis; Ser Nicolaum
| Allegrutii et quoslibet eorum in sollidum » ete. (l'atto è incompleto).

CXXXII. — Nomina di un Notaio.

In Nomine D.ni Amen. An. a nativitate eiusdem MCCCLVIII die
sabbati XX men. Octobris. Intendens prospere commoditatibus subiec-
torum Imperialis sollicitudinis fervens cura, privilegii datione concessis
‘ eiusdem multis et reverendis Prioribus et viris nobilibus. Et presertim
| Rev. d.no in Xripsto Paire et d.no d.no Episcopo Perusino quem con-
spexit precipue claris elucere fulgoribus meritorum etc. Quapropter
rev,dus in Xripto pater et d.nus d.nu8 Andreas Dei et Apostolice Sedis

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gratia Episcopus perusinus, Comes et numptius sacri palatii et Romani
Imperii. Recepto prius a Francisco Ceccis Baccatij de civitate Asisii,
ducatus Vallis Spoletane subiecta et recomendata comuni Perusii su-
pradicto et Romano Imperio et eius corona ac pro se ipso et omnibus
successoribus suis pure fidelitatis ordinarie jurisdictionis et tabellionatus
officiorum corporaliter debito iuramento, et quod contractus, pacta, con-
ventiones, acta iudiciorum voluntatis defunctorum et singula queque
scilicet que mandantibus audiet et intelliget, publicando i ipsa in membra -
nis que fuerunt prius scripte et deinde rase: et quod. credentia te-
stium firmatorum, ét omnia et singula ad hec officia spectantia de
uno aperta et publicata fuerunt retinebit. Et omnia tam in scribendo
quam in legendo, que ad dictorum officiorum et cuiusque eorum exe-
cutionem contiguerit pertinere recte faciet et fideliter exercebit, ex auc-
toritate et potestate eidem d.no ... Episcopo perusino ab Imperatoria
maiestate concessa et attributa sieuti in eiusdem dni. Episcopi privi-
legijs evidenter apparet, prefatum Francischum de officiis ordinarie
jurisdictionis et tabellionatus ubilibet exercendis cum calamario et penna
publice investivit, dans et concedens eidem Francischo ibidem presenti
et humiliter postulanti facta prius de ipso, ut idem d.nus Episcopus
asseruit diligenti examinatione, licentiam et facultatem et omnimodam
potestatem prestandi auctoritatem et dedit in manumissionibus primorum
ascriptitiorum etc. Et generaliter omnia et singula faciendi etc. In cuius
rei certitudinem et notitiam pleniorem presentem seriem eidem Fran-
cischo ab ipso d.no Andrea Episcopo concessam et actributionem man-
davit et fecit sui pontificalis sygilli appensionem muniminis, rogans
nichilominus me Petrum Notarium infrascriptum ut de predictis publi-
cum conficerem documentum.

Act. Perusii in superiori sala palatii Episcopatus perusini, pr. Ven-
turutio Ciccoli Venturelle por. S. Subxanne et par. S. Marie de Valle,
Marcho Boncagni, p. Heburnee et par. S. Marie de Mercato de Pi;
Amatutio magistri Angeli et Ser Iohanne Lutii de Asisio tt. ad B.
missa habitis, vocatis et rogatis.

CXXXIII. — Bolla di Innocenzo VI.

Die dominicho XXI mensis Octobris. Act. P. in superiori sala pa-
latii Episcopatus perusii. pp. d.no Petro Martini rectore Ecclesie Sancte
Marie de Mercato et ser Angelo Matthei, rectore Ecclesie S. Isidori
de P. tt. v. et r. — Universis et singulis presentibus scienter inspec-
turi pateat evidenter quod veniens et existens coram Reverendo in
Xristo patre et domino, d.no Andrea Dei gratia Episcopo perusino in
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UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 83

loco existente predicto, Paulellus Vagnoli de Asisio procurator et pro-

‘curatorio nomine magistri Bertrandi Bertrandi Prioris Ecclesie Asisien-

sis Apostolice sedis notarius ad ista constitutus, ut patet manu Iohan-
nis Petrini de Bondricuria Tullensis diocesis notarii, a me Notario in-
frascripto visis et lectis coram ipso d.no Episcopo et ipsi d.no Episcopo
perusino presentavit et dedit litteras apostolieas Sanctissimi Patris et
Domini Domini Innocentii Pape Sexti a vera bulla plumbea, more Ro-
mane Curie, ad filum canapis pendente bullatas, non cassas, non can-
cellatas nec abolitas, nec in aliqua ipsarum parte suspectas sed prorsus
omni vitio et suspitione carentes, quarum tenor talis per omnia esse di-
gnoscitur: — Innocentius Episcopus servus servorum Dei, Venerabili fra-
tri Episcopo Perusino salutem et apostolicam benedietionem. Dilecti filii
magistri Bertrandi Bertrandi Prioris Ecclesie Asisinatis nostris precibus
inclinati, presentium tibi auctoritate mandamus quatenus ea que de bonis
ad prioratum suum ipsius Ecclesie spectantibus alienata inveniuntur
illicite vel distructa ad ius et proprietatem eiusdem prioratus legitime
revocare procures, contradictores per censuram ecclesiasticham appel-
latos postposita compescendo. Testes autem qui fuerint nominati, si se
gratia, odio, vel timore subtraxerint, censura similiter appellato ces-
santes compellas iuramenti testium prohibere.

Datum Avinione III Kalendas Februarii, Pontificatus nostri anno
sexto.

Quibus quidem litteris presentatis et per ipsum dominum Episco-
pum reverenter receptis, idem Paulellus procurotur, procuratorio nomine
quo supra eumdem dominum Episcopum cum instautia requisivit ut su-
per executionem dictarum litterarum et secundum ipsarum continentiam
et tenorem procedere dignaretur. Qui dominus Episcopus, presente, pe-

'tente et volente dieto procuratore, asserens dictus dominus Episcopus

tam sue persone quam dicti sui Episcopatus aliis negotiis adeo im-
peditus quod ad executionem contentam in eisdem litteris presentia-
liter adesse non valet, confixus de probitate et sufficientia Ven. Viri

Abbatis monasterii S. Petri de Asisio, eidem Abbati licet absenti tam-

quam presenti commisit totaliter vices suas. auctoritate litterarum pre-
dictarum a se de Apostolica sibi concessa donec eas ad se duxerit
revocandas etc.

CXXXIIII. — 99 Ottobre. — « Lippus Ciochi Lippi de Castro Plani
Admeti, comitatus Tuderti promixit Munaldo Ciechini Munaldi de Tu-
derto, regione Vallis et paroc. S. Salvatoris solvere duodecim florenos
auri boni et puri et iusti ponderis ad pondus comunis P. » che riceve
contestualmente a titolo di mutuo.

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Furono presenti quali testimoni: « Nallus Venture Gibelli de Tu-
derto, Antonius Francisci Paolutii par. S. Subxanne et par. S. Marie
de Valle de P. et Petrutius Massarelli Jacoponi de Villa Podii Peruscelli
comitatus Tuderti ».

CXXXV. — 25 Ottobre. — Il sudd. Munaldo dà a mezzadria per
anni 8 a Lippo « Ciochi Lippi » un appezzamento di terra presso il
castello dell'Ammeto.

CXXXVI. — 31 Ottobre. — Act. P. in platea comunis iuxta Ho-
spitium Clavium et palatium Iudicis Iustitiae positum in pede dicte
platee pr. d.no Angelo Mathey rect. Ecclesie S. Isydori de P. et Blaxio
Nalli de Rosciano tt. v. et r. « Ser Guercius Ursutii de Bictonio » fa
quietanza a « Petrutio Ciecoli Iacobi de P. » di 60 fiorini d'oro.

CXXXVII. — 8 Novembre. — « D.nus Poltus Vannis Zutii de Bic-
tonio, rector: ecclesie S. Laurentii de prope Bictonium » nomina in suo
procuratore « d.num Ihoannem de Bictonio rect. ecclesie S. Angeli de
Calcagnano districtus Bictoni », perché lo rappresenti in tutte le sue
cause « in curia d.ni Rectoris ducatus Vallis Spoletane, d.ni Episcopi
Asisinatis, comunis Bictoni et in quacumque alia curia tam ecclesia-
stica quam seculari.

CXXXVIII. — Promessa di matrimonio.

15 Novembre. — « D.na Iana Donati olim Pieri Iani de Florentia
habitatrix in dietis por. S. Petri et par. S. Martini de P. promisit
Ghyrardino Peroncelli d.ni Ghirardini quod d.na Rosata eius filia et
filia dicti olim Pieri Iani recipiet d.num Ghyrardinum in suum legitimum
virum et maritum ». Segue la promessa di una dote di 130 lib. di de-
maro, obbligandosi sotto il vincolo del giuramento e « sub pena dupli
quantitate dicte dotis ».

CXXXIX, — Contratto di matrimonio.

Die et loco predictis, pr. tt. antedictis, contractum fuit matrimonium
sive sponsalia inter dietam Rosatam filiam olim Pétri Iani de Florentia
habitatricem in civitate P. in por. S. Pet. et par. S. Martini et Ghirar-
dinum Paroncelli d.ni Ghyrardini de P. por. S. Pet. et par.. S. Martini
per interrogationem mei Petri not. infrascripti. Interrogatis dictam d.nam
Rosatam si sibi placebat et consentire volebat recipere d.num d.num
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI ; 85

Ghyrardinum ibidem presentem, et per responsionem ipsius d.ne Rosate

respondentis et dicentis quod sic. Et per interrogationem mei Not. inter-
rogantem dictum Ghyrardinum si sibi placebat et consentire volebat
recipere dictam d.nam Rosatam in suam uxorem, et peripsius respon-
sionem respondentis quod sic. Postque dictus Ghyrardinus desponsando
dictam d.nam anulum in digito anulari manus dextere ipsius d.ne Ro-
sate immixit et dimixit etc. |

CXL. — Pagamento della dote.

« Eisdem die et loco ». Gherardino di Peroncelli riscuote la: dote,
che come sopra gli era stata promessa, ma fa quietanza di sole 100 libre
di danaro, riservandosi il diritto sulle altre 30.

CXLI. — Il Vescovo, quale arbitro, decide una vertenza fra certo
Nardo ed alcuni ebrei.

In Dei nomine amen. Nos Andreas Dei et apostolice sedis gratia
Ep. perusinus arbiter et arbitrator amichus comunis et amicabilis com-
positor, assumptus, positus et electus a Nardo qd. Putii Bonaventure de
P. por. Heb. et par. S. Savini ex parte una, et ab Allenutio Manuelli
hebreo procuratori procuratorio nomine Perne Begnamini et Florutie
Manuelli hebrearum heredum Gagii Manuellis hebrei habitatoris in dic-
tis porta et parochia, ad infrascripta constituto ut apparere dixit manu
ser Gregorii Ciccoli de P. not. ex parte altera super litem que verte-
batur et erat inter dictas partes ... occaxione cujusdam venditionis olim
per dictum Nardum facte Gagio Mannelli pred. de quadam petiola terre
sive ortalis eum una domo in ea existente posita prope P. in loco dieto
Caserta, iuxta portam burgorum com. P. que porta vocatur porta S. Ia-
cobi por. Heb. fines cuius via, ... Theus Andrutii, a pedeidem Nardus
et alia Matheus Gilii usque ad murum qui olim fuit eccl. S. Marie Ser-
vorum de P. qui murus est dicti Nardi et Gigii sui fratris quam tunc
habebat ad coptumum Ciutius Venutoli, pro pretio LXX fl. auri ut de
dieta venditione dicitur apparere manu Niccolai Salvecti not. de P.
Quam venditionem nunc dietus Nardus dicebat fuisse simulatam locoque
pignoris et in fraude pignoris et usurarum facte. Et re vera pro XXVIII
fl. auri quos dictus Nardus dicebat se habuisse causa mutui, super certis
aliis suis pignoribus a Gagio suprad. ante tempus facte venditionis, et

“nomine et occaxione fructuum perceptorum de dicta re ... ut de com-

promisso facto per partes manu ser Dominici Nuti de P. port. Heb.
not. volentes inter dictas partes de predictis cognoscere et litibus ver-

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tentibus inter eas finem imponere cupientes. Visis instrumento et visis
et auditis petitionibus dicti Nardi, nec non visis auditis et diligenter
examinatis iuribus et allegatis utriusque partis et omnibus ét singulis
que dicte partes coram nobis dicere voluerunt, viam arbitrariam eligentes
Christi nomine invocato sedente pro tribunali in nostro studio posito in
camera nostra in episcopali palatio perusino tale inter dietas partes
laudum arbitrum et arbitramentum damus proferimus in hiis scriptis
videlicet: dicimus et declaramus quod dictus Nardus debeat dare et
solvere hine ad calendas mens. Maii proxime venturi ad ipsorum Nardo
et Florutie petitionem quadraginta fl. boni et puri auri iusti ponderis
ad pondus com. P. Et quod dicte Perna et Florutia ... debeant remic-
tere omne ius et actionem quod et quam habent in dictis rebus superius
confinatis. Et una pars alteri et altera alteri finire et refutare ... |

Et predieta dicimus et mandamus a partibus observari omni modo,
via et forma quibus melius posset in hiis scriptis pene in compromisso
contentis etc.

Latum datum et promulgatum fuit dictum laudum et arbitramentum
per prefatum d.num Andream ep. arbitrum sedente pro tribunali etc.
.. et lectum et publicatum per me not. sub an. a nactivitate D.ni
MCCCLVIII ind. XI tempore Innocentij pp. VI et die martis XX mensis

. Novembris pr. Iohanne Baldoli por. S. Ang. et paroc. S. Marie de Vi-

ridario, Herculano Macthioli Ciccoli por. S. Sub. et paroc. S. Valentini,
et d.no Petro Martini rectore eecl. S. Marie de Mercato tt. v. r.

CXLII. — Procura.

20 Novembre. — « Act. P. in episcopali audientia pr. Dominico
Nuti et Novulino (?) d.ni Masci, tt.. D.nus Iohannes Gentilutii prior eccl.
S. Marie de Pagliaccio et d.nus Thomas Nutii prior ecel. S. Marie de

Cerqueto et d.nus Blaxius Ciceoli plebanus plebis S. Savine » nomi-

nano a loro procuratore « d.num Petrum Vencioli de P. por. S. Ang.
et paroc. S. Fortunati ad comparendum coram venerabili viro d.no Io-
hanne de Magnania, licentiato in legibus, collectore et numptio apo-
stolice sedis, cum eorum et cuiusque ipsorum institutionibus, et ad e-
stendendum et fidem faciendum coram dicto d.no Collectore et numptio
et suis offitialibus et curandum de dictis eorum institutis et beneficiis,
nec non et ad parendum mandatis dieti collectoris et numptii et apo-
stolice sedis et generaliter ad omnia et singula facienda que circa pre-
dicta utilia fuerint et opportuna. Ratum et firmum habere promictentes
ete. ».
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Fac-simile della carta 84 del Protocollo di Pietro Petrioli (Vedi pag. 87).

—— (en UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI

CXLIII. — Quzetinza.

5 Dicembre. — Act. P. in episcopali palatio pr. Pellolo Zutii de
Casalia cive perusino por. Sol. et Andrutio Santi de Civitella Bonizonum
comit. P. tt. v. r. ».

Il Vescovo fa quietanza a « ser Angelo ser Vannis Lamberti de P.
por. Heb. et parroc. S. Angeli ».

(L’atto è incompleto).

CXLIV. — In data 17 Dicemb. segue un altro atto incomplelo sti-
pulato in « publica et generali audientia episcopali, pr. d.no Iohanne
Gentilutii can. perusino, Niecolao Nerii Moscoli, d.no Niechola Tiberutii,
Cola Mosci, Iohanne Mattioli tt. v. r. ». La stipulazione è tra 12 abi-
tanti della villa di S. Savino del Lago Trasimeno e il loro pievano
« d.nus Andrutius Andree ».

Anno 1359,
CXLV. — Qwietanza (1).

In Iesu Christi nomine amen. Anno a nativitate Domini MCCCLVIIIT
indictione XII, tempore d. Innocenti pp. VI et die sabbati XXVIIII mens.
"Decembris. Act. P. in camera filiorum Niccolai Polarini contigua platee
com. P., pr. Iohanne Cristofari et Egidio Cole de P. p. Heb. tt. v. r.

Rigutius Taddei Hermanni de P. p. S. Ang. et par. S. Fortunati,
emptor gabelle fructuum ville Chieoli anni proxime elapxi, et etiam ut
emptor gabelle fructuum Castilionis Ugolini comitatus P. fecit finem et
refutationem Andree Borgarutii de P. habitatori in p. S. Petri et par.
S. Lucie presenti et recipienti pro se et Niecolao et Iohanne fratribus
suis et eorum heredibus de omni eo et toto quod ab eis vel aliquo eo-
rum petere vel exigere posse de terris, vineis, olivetis et quibuscumque
aliis possessis et bonis eorum tam in pertinentiis dicti castri quam diete

ville etc.

CXLVI. — 30 Dicembre. — Act. P. ante eccl. S. Crucis de por.
S. Petri, pr. Symone Bartholutii sartore et. Munaldutio Giliutii de Bi-
etonio tt. v. r. — « Nicolaus qd. Savinutii Gilioli de Bietonio » riscuote
da « Vagnolo Nardi Dominici de plano Bictonii 25 libre 2 soldi e 2 de-

(1) Il presente atto é stato da noi riprodotto come all'allegata tavola.

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nari a saldo prezzo di un terreno olivato venduto in ragione di 8 libre
di denari per ogni staio, come da contratto a rogito del Notaio « ser
Silvestri ser Gentilis de P. ».

CXLVII. — « Eodem die et loco et pr. tt. etc. — Vagnolus alias
dietus Minossus Nardi Dominici de plano Bictonii » fa quietanza a
« Nicolao Savinutii » per aver pagato nel suo interesse a « ser Leo-
nardo Valoris de Iano olim camerario comunis Bictonii pro ipso comuni
Bictoni recipienti pro dativis et focularibus olim in comuni predicto
impositis etc.

CXLVIII. — Zlezione dell'abbadessa del Monastero di S. Croce di
Torgiano.

8 Gennato. — Act. in eccl. Monasteri S. Crucis de castro Torsciani
comitatus P. pr. Petro Putii et Iacobo Nercoli de P. et magistro Angelo
Massioli de Torsciano tt. v. r. +

Cum Monasterium Monialium S. Crucis de dicto castro Torsciani
vacet abbatissa pro renumptiatione sororis Katarine Thomassutij olim
abbatissa dicti mon. Et moniales, pro tractando de futura abbatissa,
in eadem eccl. ex parte interiori dicte eccl. ad capitulum convenissent
ad sonum campanelle ut est moris. In quo quidem capitulo interfuerunt
diete soror Katarina Thomassutii, Macthiola Naldoli, Cecca Polti, Pao-
lutia Scagni, Vannina Andrutij, Angelina Pauli, Taddea Pauli, Bartolu-
tia Puccioli, Iacoba Marci et Andrucciola Tutij moniales dieti monasterii,
et que sunt due partes ... Invocata gratia Spiritus Sancti ad honorem
omnipotentis Dei et gloriose virginis Marie matris sue et ad exaltationem
et reverentiam S. Crucis et omnium sanctorum et sanctarum Dei comuni
concordia et voluntate earum, excepta infrascripta Andrucciola, nomi-
naverunt et elegerünt in earum et dieti Monasteri Abbatissam dictam
Andreucciolam Tutii monialem dicti Monasterii ibidem presentem et
inelinatam. vobis dietarum Monialium acceptavit. Et in eamdem An-
dreucciolam tamquam in earum et dicti Monasterii Abbatissam omni
modo, via et forma, quibus de iure et facto melius potuerunt, mandantes
huiusmodi electionis nominatam et postulatam presentari Reverendo in
Christo patri et domino, domino Andree Dei gratia Episcopo perusino et
ab ipso confirmationem dicte Abbatisse et huius electionis peti et po-
stulari etc.

CXLIX. — « Eodem die etc. ». Le monache suddette adunate in
capitolo nominano a lord procuratore Nicola Accomanduti? perchè faccia
approvare dal Vescovo la nomina dell'abbadessa.

y UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 89

CL. — 24 Gennaio. — « Paolutius Angeli Angelutii Biscie » fa
quietauza a Pietro di Paoluccio di 4 fiorini d'oro al cui pagamento era
stato condannato dal vicario del Vescovo.

CLI. — Procura.

26 Gennaio. — « Act. in domo habitationis mei Petri not. infra-
scripti posita in civitate P. in por. S. Petri et par. S. Martini, pr. d.no
Taddeo Venghe rectore Ecclesiarum S. Petri de Metula et S. Blaxi de
Romegio, et Francisco m. Angeli de Fracta Filiorum Uberti comitatus.
P. tt. v. r. D.nus Andreas magistri Philippi Prior heremi S. Nicolai de

Virgiliano diocesis perusine nomine suo et diete Ecclesie fecit, consti-

tuit ... ». (L'atto è incompleto per la mancanza di una carta).
CLII. — Promessa di matrimonio.
30 Gennaio. — Act. in Podio Filiorum Neri Muscholi, pr. d.no A-

verardo Ciecoli, Tribaldino Manfredini, Tiberutio Neri de P. et Borga-
rutio Taddeutii de Rosciano tt. v. r.

Philippus Ruscioli d.ni Philippi de Eugubio pro se suisque heredibus
se et bona süa obligando promisit Vanutio Iohanni Tenti de Rosciano
presente, stipulante et recipiente pro Franeisco filio suo, ita facere et
curare quod d.na Verdea filia dicti Ruscioli et soror dicti Philippi spon-
salia et matrimonium contrahet cum dicto Francisco, quod ipse recipiat
dictum Franciscum in suum legitimum maritum ete. Et versa vice dictus
Vannutius promisit dieto Philippo stipulanti pro se et dicta d.na Verdea
ita facere et curare quod dietus Franciscus dietam d.nam Verdeam re-
cipiet in suam uxorem etc. Et promiserunt se pro predictis realiter et
personaliter constringere et omnia predicta actendere et observare pena
quingentorum florenorum auri, qua soluta vel non rata sint etc.

CLIII. — Compromesso per la costituzione della dote.

« Eisdem die et loco etc. Prefatus Philippus per se et suos heredes.
bona sua obligando promisit dicto d.no Iohanni stipulanti pro dicto
Francisco dare et solvere pro dote et nomine dotis diete d.ne Verdee
future uxoris dicti Francisci illam quantitatem pecunie et in termino
quam et quem d.nus Alexander Pelloli milex de Vinciolis de P. et Puc-
ciactus Tenti ibidem presentes et acceptantes declarabunt quod ex nune
per declarata et specificata habere voluerunt ».
Segue la nomina dei suddetti per la designazione della dote e i

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contraenti promettono l'osservanza dei patti « sub pena quinque flore-
norum auri ».

CLIV. — Designazione della dote.

« Die Iovis ultimo mense Januari. Act. Rosciani ante quamdam
domum filiorum Taddeutti, pr. Blaxio Nalli et mae. Petro sutore de
Rosciano tt. v. r.

Nobili viri d.nus Alexander Pelloli milex de Vinciolis de P. et Puc-
ciactus Tenti de Rosciano », eletti come sopra per la designazione della
dote, stabiliscono che questa sia di 1200 lib. di danaro, da pagarsi metà
all’atto del matrimonio e metà un anno dopo.

CLV. — Donazione all’ Ospedale « de Ripulis ».

‘4 Febbraio. — Act. P. in episcopali palatio ete. Rev. d.nus An-
dreas Dei et apostolice sedis gratia Ep. perusinus, pater pauperum et
executor testamentorum et ultimarum voluntatum visa quadam petitione
coram eo facta et producta per infrascriptum ser Stephanum Benedieti
executorem testamenti suo Francisci Andree, cuius tenor talis est.

In nomine D.ni, amen. Coram vobis rev. in Christo patre et d.no,
‘d.no Andrea episc. perusino, ser Stephanus Benedicti executor testa-
menti ser Francisci Andree de castro Marsciani perusine diocesis et
proposuit quod cum post multa relicta et legata facta non nullis Ec-
clesiis piis locis et personis in dicto testamento indicavit quod in aliqua
domorum dieti m. Francisci fieret quemdam monasterium sive hospitale
pauperum. ad honorem Dei etc. Instituendam sibi heredem universalem
d.nam Margaritam eius uxorem, et substituendum eidem post mortem
suam heredem universalem in residuo monasterium S. Marie de Ange-
lis de P. ut in dieto testamento manu ser Niecolay quondam d.ni Ra-
nutii not. de P. ». — Considerando il nominato esecutore testamentario
che le rendite del defunto non sono sufficienti per la fondazione di un
‘ospedale e che, secondo gli ordinamenti del Comune di Pert ugia « no-
vum hospitale de facto construi et hedificari non possit», propone che
con quel lascito venga dotato l'ospedale « de Ripulis », il quale dipende
dal convento. di S. Domenico di Perugia ed è « locus pius et actus ad

hospitalitatem ». Il Vescovo approva la fatta proposta e ne autorizza
Li esecuzione.

CLVI. — 5 Febbraio. — D.nus Iohannes Gentilutii canonicus pe-
rusinus plebanus plebis S. Marie de Pagliacio diocesis Perusi locavit ad

2
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 91

laboritium Rentio Cristiani Bencivenni de Villa S. Miliani de Ripa unam
petiam terre in qua est quedam domus ete. ».

La coltivazione del terreno dovrà essere fatta a mezzadria con le
consuete clausole. Vi è l'obbligo di 5 paia di pollastri e di 50 uova al-
l’anno.

CLVII. — 17 Febbraio. — Il Vescovo dà in affitto a « Ciecolo Bal-
doli Simonis de P. unam apotecam sive cameram cum terratello sive
solario positam in palatio episcopatus ». Si tratta delle botteghe vicino

«alla porta del palazzo del Vescovo, già affittate a due fabbri-ferrai. Il

contratto è per 9 anni con la corrisposta di 9 fiorini d'oro all'anno.

CLVIII. — Quietanza per il pagamento dell'affitto suddetto.

CLIX. — Atto di donazione.

18 Febbraio. — « D.na Modesta filia quondam m. Petri Amicoli de
Bietonio donavit Guidutio Massioli Tudinutii de comitibus de Colle-
medio, civi perusino por. S. Petri et par. S. Silvestri omnia iura et
actiones quas habet titulo donationis contra filios qd. Ursi d.ni Simonis
infrascripti a Perutio qd. Pucciarelli de Colleboncio ducati spoletani
donatario ». I beni donati comprendono case e terreni e fra gli altri:
un terreno situato presso il Castello « Filiorum Azzonis in vocabulo
Gorghe fines cujus res heredum Ciccoli Iohannutii de Collemedio, res
eccl. S. Ursi de Pozale, res eccl. S. Andree de Fracta; unam petiam
terre positam. in comitatu Tuderti in pertinentiis S. Marie de Ripablanca
que vocatur hospitale infectorum etc.

CLX. — Quietanza di Paolino Amgelutii per 3 fiorini d'oro versati
in mani dello stesso notaio, al cui pagamento era stato condannato dal
Vicario del Vescovo.

CLXI. — Quietanza per 1500 fiorini d'oro fatta dal Vescovo a fa-
vore di Matteo ser Cioli di Corciano, il quale era già stato fatto depo-
sitario di questa somma dal Vicario del Vescovo. Furono testimoni al
eontratto: « Augustinus Magi canonicus et Petrus Martini reetor Eecl.
S. Marie de mercato ».

CLXII. — 11 Marzo. — « Tura Pieri Guidocti et Bellutia Guidonis
uxor olim Pauli Vannis de castro Diruti » pagano a ser Ermanno
« Vannis de P. quatuor florenos auri pro patrocinio prestito in causa
quadam quam habuerunt cum Pucciarello Barnabei de dieto castro ».

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92 F. BRIGANTI

CLXIII. — 22 Marzo. — « Act. in claustro monasteri S. Margarite
de prope P. por. Solis ante et iuxta gratam parlatorii dicti mon. ». Le

monache di detto monastero adunate in capitolo nominano a loro pro-

curatore generale Angelo « ser Vannis ».

CLXIV. — Promessa di matrimonio.

1 Aprile. — Act. P. in episcopali palatio pr. nobilibus et sapientibus
viris d.no Francisco d.ni Ugolini por. S. Angeli, milite, d.no Andrea
d.ni Raineri por. Ebur. legum doctore, Ceccolino d.ni Peroni de Miche-
loctis por. S. Petri et pluribus aliis tt. v. r. — Sapiens et egregius
legum doetor d.nus Ugolinus Pelloli de P. por. Solis pro se suosque
heredes promisit: Petro d.ni Pauli Simeonis de por. S. Petri presente et
stipulante, se ita et taliter facturum et curaturum quod Bartolomeus fi-
lius dieti d.ni Ugolini recipiet d.nam Claram filiam dieti Petri in suam

legitimam uxorem etc. ». Seguono le altre formule compreso il vincolo
del giuramento.

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CLXV. — 4 Aprile. — « Iohannes ser Rainaldi por. Solis et par.
S. Andree vendidit Cole Petri Castellani unam petiam terre pro pretio
quadragintanovem florenorum auri ».

CLXVI. 4 Aprile. — « Iohannes ser Rainaldi de P. por. Solis et
par. S. Lucie » prende a mutuo dal Vescovo 50 fiorini d'oro. Non si
parla di corrisposta d'interessi.

CLXVII. — 9 Aprile. — « Munaldus Ciechini Munaldi de Tuderto
regione Vallis et par. S. Salvatoris, mercator habitator in Civitate P.
in por. S. Petri » fa testamento. Nomina eredi i propri figli legando
300 lib. di denari da dividersi a parti uguali tra 1’ « hospitale de Cari-
tate et hospitale continentium de Tuderto ».

CLXVIII. —.9 Aprile. — Il suddetto Munaldo fa una procura
a « Nallo Venture Gilielli de Tuderto mercatore ».

CLXIX. — 11 Aprile. — Il Vescovo dà in affitto per un periodo
di anni 9, e per l'annua corrisposta di 20 fiorini d' oro, a « Cagnecto
Cagni de P. por. S. Subxanne ‘et par. S. Iohannis Rutundi unam
apotecham positam in dieto palatio Episcopali, videlicet in angulo
ipsius palatii versus plateam et palatium potestatis comunis P. fines
cuius ab una dicta platea, ab alia via que tendit et vadit versus Ma-
UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 93

iestatem de Voltis et ab aliis undique palatium predietum dieti episco-
patus ». — Furono testimoni il parroco di 'S. Maria del Mercato e
« Francisco Ceccarelli pietore por. Solis et par. S. Antoni de P. ».

CLXX. — 11 Aprile. — Il suddetto Cagnetto paga al Vescovo 80
fiorini d'oro per 4 anni dell' affitto della bottega sovramenzionata.

CLXXI. — 13 Aprile. — Ser Angelus ser Vannis, procuratore delle
monache di S. Margherita, riceve una quietanza di 33 fiorini, fatta da

certo Marino loro servigiano.

CLXXII. — 29 Aprile. — « Putius Recoli Petri et Binus Vannis
Maffutii » nominano quale arbitro il Vicario del Vescovo « Franciscum
Sanctis de Urbino » per una vertenza riferentesi ad un mutuo di
140 fiorini d'oro, risultante da atto del notaio Gregorio Ciccoli de; P.

CLXXIII. — 3 Maggio. — « Franciscus Petri Corradoli fuit con-
fessus recepisse ab Angelello Silvestri octo florenos auri ». questa somma
la riceve dalle mani del Vicario del Vescovo, presso cui era rimasta

depositata a seguito di una causa.

CLXXIV. — Nomina di un Curatore.

-

9 Maggio. — Act. P. in palatio residentie d.ni Capitanei populi
perusini, pr. Geremia Lippoli et Simone Michelutii tt. v. r. — Con-

stitutus personaliter in iudicio coram sapienti viro d.no Laurentio de
Urbe, iudice causarum civilium comunis Perusii, pro nobili et potenti
milite d.no Francisco de Zaccis de Pisis honorabili capitaneo comunis
et populi P., pro tribunali sedente, ad banchum iuris por. S. Subx.
in palatio populi perusini residentie ipsius d.ni Capitanei. — Nicco-
laus Rigi Petrutii de P. coram ipso d.no Iudice, sedenti ut supra,
petiit sibi in euratorem dari decerni per ipsum d.num iudicem Matheum
Angeli Rigutii de P. ad consensum prestandum venditionis quam idem
Nicolaus facere vult abbatisse et monialibus mon. S. Catharine de Bic-
tonio asisinatis diocesis de una domu ipsius Nicolai posita in civitate
Asisii in porta S. Francisci, fines cuius a duobus vie ab [alio latere] Be-
nedietus Baroncini de Bictonio, ab alio Seirus de Asisio et alia. latera,
pro pretio trecentorum quinquaginta librarum den. parvorum perusi-
norum, et ad omnia facienda ete. Qui d.nus Laurentius iudex sedens
ut supra, audito dicto Nicolao, et recepta aliqua informatione quod de
dieto pretio dietus Nicolaus emere vult aliquam rem sibi commodiorem

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F. BRIGANTI

et fertiliorem, eumdem Matteum Angelelli ibidem presentem et acce-

ptantem in curatorem constituit et decrevit. Et d.nus Matteus curator

promisit dieto Nicolao, et iuravit ad sancte Dei evangelia: tactis scrip-

turis, in dieta venditione utilia facere et inutilia pretermittere, pro quo:

curatore Philipputius Gaudutii Putii de P. eidem Nicolao extitit fide-
jussor etc.

v CLXXV. . in por. Solis in domo d.ni Ni-
colai d.ni Lelli Macharelli de Assisio pr. Putio Lelli et Philipputio Gau-
dutii Putii de P. tt. r. — Nicolaus Rigi Putii ... minor XXV annis
maior XVI cum presentia consensu Mattei Angelelli Rigutii sui cura-
toris ac Angelelli Nini de Barzis et Tancii Rufini magis idoneorum

. eonsanguineum ipsius Nicolai vendit d.ne Clare Lutii de Bictonio ab-
batisse mon. S. Catharine de Bictonio ementi pro dieto monasterio,
unam domum ete. ». — Segue la vendita della casa descritta nell'atto
precedente con le consuete formalità.

CLXXVI. — 9 Maggio. — « Nicolaus Rigi Putii » con parte dei
denari ricavati dalla Vendid suddetta e cioè con 300 libre di moneta
perugina acquista 4 modioli di terra.

CLXXVII. — 17 Maggio. — « Rainaldus de filiis Ursi de Urbe,
8. Adriani diaconus Cardinalis vice abbas mon. S. Iustini de Arno
perusine diocesis », a mezzo del parroco di S. Isidoro suo procuratore,
nomina « d.num Franciscum Mactioli de Villa Pontis S. Iohannis » a
rettore della chiesa di S. Cristoforo « de Clasina asisinatis diocesis »,.
rimasta vacante per la morte del parroco Giovanni.

CLXXVIII. — 2 Giugno. — « Marianus Iohannelli Beneintende de:
P.por. Ebur. et paroc. S. Marie de Oliveto » nell’ Aprile 1848 aveva
fatto testamento a mezzo del notaio ser Bartolo di Benedetto, nel quale:
aveva nominato eredi i propri figli « Ioannellum, Petrum, et Angelum ».
Ora aggiunge che, morendo qualcuno dei suoi figli senza discendenti,
sieno date per il bene dell'anima sua 109 tuniche ai poveri e 25 libre
di denari ai frati di S. Domenico e altrettanti ai frati di S. Maria dei
Servi. E se tutti i figli morissero senza discendenti, due parti dei beni
vadano « Hospitali fraternitatis S. Dominici de burgo S. Petri et pro
tertia parte dentur hospitali Misericordie ». Seguono altre disposizioni
ed é nominato esecutore testamentario il Vescovo.

CLXXIX. — 18 Giugno. — Act. P. in eccl. monasteri S. Iacobi
extra duas portas pr. fratre Augustino Pucciarelli mon. 8. Marie Nove

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4

UN PBOTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 95

de P. ordinis S. Benedicti de Montefano et Pellolo m. Andree por.
S. Petri tt. v. r. ».

Le monache del monastero suddetto, adunate in Capitolo, delegano
il Vescovo per la nomina dell'abbadessa.

CLXXX. — 19 Giugno. — Il Vescovo nomina abbadessa del mo-
nastero sudd. suor Angelella. Alla stipulazione dell'atto furono testi-
moni « frater Bernardus Cintii ordinis S. Benedicti de Montefano et
d.nus Petrus Martini rector eccl. S. Marie de Mercato de P. ».

CLXXXI. — 9 Luglio. — « Vichus Qutii Vermiglioli de P. por.
S. Subx. et par. S. Valentini vendidit Marco Boncagni » un ‘terreno.
boschivo in Caligiana per il prezzo di 21 fiorini d'oro.

CLXXXII. — 24 Luglio. — « Nallus Venture Gilielli et Munaldus:
Cecchini Munaldi de Tuderto » pagano a Todino di Vanne, conduttore:
dell'Albergo delle Chiavi, 14 fiorini per fitto della loro bottega situata:
sotto l'albergo medesimo.

CLXXXIII. — (Come già annunciammo nella deserizione del codice:
(vedi p. 97) la coperta del Protocollo consiste in una pergamena scritta
portante un verbale di udienza tenuta dal vicario del Vescovo sedente:
pro tribunali. Sebbene sia frammentaria crediamo pubblicarla per pre-
sentare agli studiosi una formula di un atto procedurale):

« In Nomine D.ni Amen. Anno a nativitate eiusdem millesimo tre-
centesimo quinquagesimo sexto, Indictione nona, tempore Domini In-
nocentii Pape Sexti, et die sabbati, decimoctavo mensis Iunii. Ad in-
stantiam ser Angeli ser Vannis notarii de Perusio, porte Heburnee et
parochie S. Angeli, procuratori et procuratorio nomine Rev. in Xristo
patris et d.ni d.ni Andree, Dei et Apostolice Sedis gratia Episcopi pe-
rusini patris pauperum et executoris testamentorum etc. Venerabilis et
sapiens vir Dominus Iohannes de Mediolano, Vicarius generalis pre-
fati D.ni Episcopi perusini, sedens pro tribunali in publica et generali
audientia palatii Episcopatus perusini ad banchum juris ad jus redden-
dum, more solito; commixit Paulutio Bevenuti publico numptio dicte
Episcopalis Curie perusine, ibidem presente et intelligenti licet, citandi
et requirendi personaliter vel ad domum. sue solite habitationis Paulu-
tium Petri habitatorem in por. Solis et par. S. Antonii, quatenus hodie
post nonam et ante vesperas si sua crediderit interesse, pro primo, se-

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cundo, tertio et peremptorie, coram ipso d.no Vicario in audientia su-
pradicta legitime et peremptorie comparere procuret ad videndum, dari
‘et concedi licet procuratori predieto, procuratorio nomine, quo supra
intrandi et apprehendendi in tenutam et corporaliter possessum omnium
‘et singulorum bonorum que olim fuerunt Constanzoli Accursoli olim de
por. solis et parochia Sancti Simonis olim pertinentium eidem Constan-
zoli, pauperes Xristi sunt heredes universales, ut patet ex testamento
.dieti\d.ni Constanzoli, scripto et publicato manu Gregorii Ciecoli Notarii
porte Solis et paroc. S. Iohannis coram ipso d.no Vicario per dictum
ser Angelum procuratorem procuratorio nomine quo supra in iudicio
exibito et producto ... quiequid vult et potest quatenus dieta licentia
.concedi non debeat aliter pronumptiabitur et licentia concedetur, eiu-
sdem absentia non obstante.

.—- Eadem die,.post nonam et ante vesperas, Paulutius Bevenuti
numptius supradictus retulit coram dicto d.no Vicario, sedenti pro tri-
bunali ut supra, et me Notario infrascripto se mandato et commis-
sione dicti d.ni Vicarii citasse et requisivisse dictum d.num Paulutium
Petri ad domum sue solite habitationis et omnia et singula fecisse et
dixisse prout a dieto d,no Vicario habuit supradictis superius in man-
datis, et in commissione predicta latius continetur et petente dicto ser
Angelo procuratore predicto, procuratorio nomine quo supra.

In quo quidem termino videlicet die predicto post nonas et ante
vesperas d.nus ser Angelus procurator et procuratoris nomine quo su-
pra comparuit, et inipso termino in vesperis et post vesperas coram dicto
sedente pro tribunali ut supra se dicto nomine personaliter presentavit,
et prefati Paulutii Petri citati et non comparentis contumace incusavit,
petens dicto nomine quo supra per ipsum d.num Vicarium pronumptiari,
ipsum procuratorem, procuratori nomine dieti d.ni Episcopi patris, pau-
perum ete. vel sustitadendum ab eo alium procuratorem eiusdem d.ni
Episcopi eiusdem nomine fore mietendum in tenutam bonorum omnium
et singulorum que olim fuerunt dicti Constanzoli ut erant tempore mortis
sue et ipsum procuratorem vel substituendum ab eo per alium procu-
ratorem dicti domini Episcopi, eius nomine immicti, poni et induci in
tenutam et corporalem possessum omnium et singulorum bonorum dieti
domini olim Constanzoli, omni via, iure et forma, quibus melius fieri
potest.

Predietus Dominus Iohannes Vicarius sedens pro tribunali ut supra
in dicto loco, visis predictis omnibus, et audita petitione dicti ser An-
geli procuratoris predicti, nec non viso testamento dicti Constanzoli
interloquendo pronumptiavit dictum ser Angelum procuratorem, procu-
ratoris nomine quo supra et eius substitutum aut alterius nomine quo

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compe UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 97

supra fore :.. inducendum in tenutam et corporalem possessum omnium
et singulorum bonorum que olim fuerunt predieti Constanzoli et erant
ipsius Constanzoli tempore sne mortis in quocumque loco positorum vel
existentium; ad que omnia et singula exequenda et executioni man-
danda Rentium publieum iuratum numptium dicte. curie ibidem pre-
sentem et intelligentem executorem fuit, confirmatit et elegit; cui dedit
concessit et eidem numptio mandavit ut vadat et ipsius mandato, im-
mietat, pónat et indicat supradictum ser Angelum procuratorem, pro-
curatorio nomine quo supra vel substituendum .ab eo nomine supra-
dieto, in tenutam et corporalem possessum omnium et singulorum bo-
norum predictorum, omni modo, via, iure et forma quibus melius fieri
potest, :

« Angelus ser Vannis Lamberti »

(Altro notato del Vescovo Bontempi)

Nel protocollo da noi qui sopra pubblicato, di frequente si fa
menzione di « ser Angelus ser Vannis Lamberti » altro notaio
del Vescovo -Bontempi. E completando il nostro studio abbiamo
rinvenuto presso l'Archivio notarile di Perugia un suo protocollo
del quale crediamo dare un brevissimo cenno:

Si tratta di un codice cartaceo che misura mm. 290X220 di
carte 84 numerate; la filigrana della carta è un’ asta posata sopra
due circoli ed è posta verticalmente. La prima carta principia

con la consueta formula: « In nomine D.ni Amen. Hic est liber .
Sive quaternus mei Angeli ser Vannis de Perusio notarii, conti-
nens in se contractus et protocolla de quibus ego sum rogatus ».

La formula poi dell’autentica finale è la seguente: « Ego An-
gelus ser Vannis Lamberti de Perusio, imperiali auetoritate No-
tario et iudex ordinarius, nunc notarius et seriba Reverendi patris
et d.ni, d.ni Andree dignissimi episcopi perusini, predietis omnibus

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in hoe libro seriptis interfui, et rogatus ea scripsi et meo signo
et nomine publicavi ».

Il primo atto è del 13 agosto 1363 e l’ultimo del 6 febbraio
1366.

Prendiamo nota dei seguenti contratti, che per gli studiosi
possono avere un maggiore interesse:

Carta 1. — Testamento di « Petrus Nardi » di Montegabbione, residente
in Piegaro.

c. 2 tergo. — Testamento di « magister Iunta qd. magistri Angeli de
Plagario.

c. 3 t. — Testamento di « magister Marcus qd. magistri Iunte de castro
Plagarii ». |
I suddetti testamenti sono fatti con l'intervento di 7 testimoni e vi
si fa menzione di varie chiese del Piegaro.

c. © t. — Quietanza di 8 fiorini d'oro, prezzo d 8 bestie bovine.

c. 6. — Non avendo la chiesa di S. Bartolomeo di Ponte S. Giovanni,
dipendente dalla Pievania di Campo, delle rendite sufficienti, ven-
gono cedute alla medesima le rendite della chiesa di S. Maria di
Mirgnano. :

c. 6 t. — Il Vescovo nomina a Notaio « Nicolaus ser Iacobi ser. Io-
hannis de Perusia ».

c. (. — Pietro di Nardo da Piegaro nel suo testamento aveva nominata
una legataria, ed essendo questa defunta gli eredi, per mantenere
la volontà del testatore, ne nominano un'altra.

c. ( t. — Atto di costituzione di dote.

e. 8. — Testamento di « Iohannes Nuti de Plagario ».

c. 11. — (2 Dicembre 1363), « ... coram d.no Iohanne, iudiee causarum

- eivilium comunis P. pro porta S. Subx. deputato per nobilem virum
Cherinum de Narnia (1) onorabilem capitaneum populi perusini »
certa Margherita domanda di essere confermata quale tutrice dei suoi
figli minorenni. :

c. 12 e seguente. — Atti riguardanti la tutela suddetta compreso l’ in-
ventario, ;

c. 14 t. — Il Vescovo conferma un contratto di enfiteusi.

c. 15 t. — Il Vescovo nomina a Notaio « Branchinus Tancii Angelelli
desb;». ;

(1) Capitano del popolo in Perugia nel 1303 fu « Quiricus d.ni Carduli de filiis
d.ni Viccardi de Cuppis Narniensis ». Cfr. MRRIOTTI A. Saggio di Memorie Istoriche
Perugine — Perugia 1806, C. Baduel. Vol. II, pag. 296.


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UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI

c. 16. — (12 Dicembre 1363). I Canonici di S. Lorenzo in Perugia son

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convocati in Capitolo « de mandato d.ni Augustini Magii, prioris
claustralis », e. vi intervengono i canonici « Benedictus Carlutii,
Bertolus Bernacoli, Petrus Iacoputii, Saxus d.ni Iacobi, Egidius
Petri, Petrus Martini ». Viene dato incarico al canonico Pietro di
Martino, perché insieme col vescovo, a seguito della richiesta del
monastero di S. Salvatore di Monte Acuto, provveda alla riunione
dei beni delle chiese « S. Marie Ranchi-Scarionis et S. Laurentii
‘de Pulgeto » soggette a detto monastero.

16 t. — Avanti il vescovo di Perugia « Andreas m. Angeli » monaco
del monastero di S. Salvatore di Monte Acuto, autorizzato con
procura « ser Iunte Loli », notaio in Montone pattuisce la riunione
delle chiese suddette da farsi sotto un solo rettore, non avendo se-
paratamento rendite sufficienti.

17. — « R.vmus d.nus Luca Rodulfi », già arcidiacono dei canonici
in Perugia ed ora vescovo di Nocera, affitta una bottega ai due
speziali « Cecco Macteoli et Vannolo Manutii ».

{7 t. — Vicariato del parroco di S. Niccolò di Deruta (trascritto :
vedi pag. 12).

20. — Il Vescovo vende alcuni beni lasciati per i poveri.

De]

99. — « D.na Vannutia » domanda al Giudice la conferma della tu-

4

tela per la propria figliuola.

Seguono vari contratti riguardanti detta tutela.

25. — Angelino di Montelabate cede=a fr. Cristoforo, priore della
chiesa di S8. Antonio di Perugia, un terreno per il bene dell'anima
sua. ;

96. — « Dina Vannola uxor olim Matteutii Martini Tamburelli »
aveva lasciato una casa per i suffragi dell'anima sua. Spettando
l'esecuzione delle ultime volontà, a scopo di beneficenza e di culto,

“al Vescovo, questi vende la casa per sette fiorini d' oro per distri-

buirne l'importo ai poveri.

e. 91. — « Simon Angelutii de port. S. Subx. olim eastellanus desti-

e. 97 t. — Atto di legittimazione (trascritto a pag. 18).

natus per d.nos Priores artium civitatis P. et per officiales custodie,
comitatus P. ad custodiendum et custodire faciendum et actandum
castrum Greppolischieti comitatus P. fuit confessus recepisse a San-
tutio Putii de dieto castro, dante et solvente pro comune dieti castri
Greppolischieti, de sua propria pecunia XLIIII libras denariorum
pro XLIIII diebus quibus servivit ad rationem XX solidos pro quo-
. libet die, ut patet manu ser Thommasi Bartoli de por. S. Petri, tune

notarii dictorum d.norum Priorum ».

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c. 28. — « Sindacatus monasterii S. Marie Humilitatis vocati monasteri
S. Iustini de propre Perusium ».

c. 29. — « Datio in solutum per Aquarellam Blasii Aquarelli de castro
Plagarii ».

c. 30. — « Nardus Andrütii » castellano del comune di Montale fa
quietanza di quello che gli era dovuto a seguito del suo ufficio.

c. 30. — Il vescovo vende i beni lasciati da « Petrus Contoli Ranutii »

come da suo testamento del 25 settembre 1845 a rogito del notaio
« Egidius ser Gilii de P. ».

c. 90 t. e seguenti. — Atti riguardanti i monasteri di S, Giustino e di
S. Francesco delle donne.

€. 35 t. — Procura di donna Buzia di Macereto.

c. 96. — Atto di legittimazione.

€. 96 t. e seg. — Atti di locazione e di enfiteusi fatti dal vescovo. —

Si tratta di vari beni che il Vescovo amministrava per i poveri.
Vi troviamo nominati i notai « Ludovicus Masci et Nicolaus Lutii ».
. 40. — 8 Gennaio 1365. « Martinus Vengnaroli de castro Passignani »
. con testamento in data 24 giugno 1363, a rogito « Nicolaus Lutii »
aveva fatto dei legati a favore dei poveri. Non interessandosi gli
eredi per l'esecuzione di questa disposizione, il Vescovo « ut pater
et legitimus administrator dicti testamenti, ad quem, propter ne-
gligentiam et obmissionem dictorum heredum dieti testamenti exe-
cutio- est totaliter devoluta », procede alla vendit

(©)

a di una casa in
Passignano, di proprietà del defunto, per il prezzo di 10 fiorini da
distribuirsi ai poveri.
€. 41. — « D.na Santutia uxor olim Mattei » ed altri fanno procura ad
Andreuccio di Petruccio per riscossione di diritti ereditari spettanti
per testamento « manu ser Macti ser Cioli s.
c. 45. — Ricevuta per un legato dipendente da rog. di Biagio di Méo.
— Vendita effettuatasi a seguito di testamento in data 15 aprile
1337 a rogito « Zandoli qd. Baroncelli de P. porte S. Angeli ».
c, 49. — Il Vescovo nomina a Notaio « Iohannes ser Fini » di Casti-
-glione Aretino. È |

c. 61. — « Egregius legum doctor d.nus Andreas qd. d.ni Raynerii
Andrutii de P. vendidit Andreutio filio Nerli Neeti de Castro Pla-
garii unam petiam terre » etc.

e. 62. — II vescovo dichiara di non avere più nulla a pretendere da
un suo familiare per l'Amm.ne tenuta dei beni del vescovato.

c. 62 t. — Il vescovo nomina a Notaio Bartolomeo da Bettona.

c. 63. — Il vescovo fa quietanza di un legato dovutogli dai Frati Ser-

viti di Perugia, e cioè: « de quarta parte eidem d.no Episcopo
1 ‘UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 101

debita de XXX florenis relictis per Arnoldum Balat (sic) conesta-
bilem equitum comunis P. teutonicum in suo testamento, scripto
manu Petri Casole notarii ». i

e. 63. — Il vescovo transige per 10 fiorini un legato lasciato per i po-

veri da Pietro di Paolo di Ventura de Villa Compegni, come da
testamento a rogito di Ranuccio di Cola del 13 Giugno 1348.
c. 63 t. — Il vescovo fa un contratto di enfiteusi.
c. 64. — « D.na Margutia qd. Luce de castro Megianelle pro se et suos
successores iure livellario dedit Niecolutio qd. Chelis Salvoli de
castro S. Iuliane, comitatus P. eius viro pro dote et nomine dotis
ipsius d.ne Margutie pro matrimonio contraeto inter ipsam et dietum
Nieolutium, unam domum livellariam episcopatus P. ». Segue la
descrizione dello stabile. Fra i testimoni vi è « Angelo Triolo vocato

. Squadrano ».

e. 64 t. — « Datio in solutum per dietum Episcopum Ereulano Vannis
pro d.na Isoctola uxore [dieti Erculani] ».
e. 81: — « In nomine D.ni amen, anno D.ni 1366 indictione IV tem-

pore d.ni Urbani pp. V die XII mensis lanuarii. Act. Plagarii in
'domu mei Angeli Notarii pr. Petro Blasioli et Iohanne Mucciarelli
de Plagario tt.
‘Petrus et Nannes fratres et filii qd. Ugolini Ciaffoli, et Michele
Petri et Thomeus Gigini de castro Plagarii becchierari et quilibet
eorum in solidos fecerunt, constituerunt et ordinaverunt providos
viros ser Lambertum. et ser Andream Vannis Lamberti de P. no-
tarios de por. S. Subx. veros et legitimos procuratores ».
c. 82. — 6 febbraio 1366. Il vescovo aveva unito il monastero di S. Ma-
ria Maddalena di Civitella Benazzone al monastero di S. Maria
Maddalena dello Sperandio, ma non essendo le monache contente
vengono riunite al monastero di S. Francesco delle donne.

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' Abate di Cluny, 17, 69, 70, 73, 77.

VELE TAFRETATRAE

INDICE

ANALITICO E BIBLIOGRAFICO

mara

— ‘del mon. di S. Crispolto di Bet-
tona, 6, 56.

— del mon. di S. Giustino, 33.

— « S. Lucie de Rasa >, 30.

Abbadessa, vedi: Monasteri.

Adam Iohannis de Cordova, nunzio
del card. Albornoz, 17, 37.

Affitti, vedi: Locazione.

Albergo délle Chiavi, 23, 39, 38, 58,
81, 84, 95.

Albergo di Biagio, 23, 69, 70, EVA

Albergutius m. Nicole, 39.

‘Albornoz (Cardinale), 3; concessioni
a Bettona, 5, 16; suoi commis-
sari in P.. 17, 87, 47.

Aldutia Nuti, 70.

Alexander Pelloli « milex de Vincio-
lis », 90.

Alexius. Cristofori Vite, de Eugubio,
58.

Aloritus Corradi, parroco della Chiesa
di S. Martino, 65, 68.

Andrea di Giovanni della Stella, 53.

Andrea Vescovo di Perugia, vedi: Bon-

tempi Andrea.

Andreas m. Angeli, porroco di S. For-

tunato di P., 38, 46.
Andreas Donati, 53.
Andreas Monelli. 51.
Andreas ‘Raineri, 92. 100.
Andreas m. Simonis Morici, 42, 57.

‘Andreas qd. Tancie Jordoli, 32,

Andreas Vannis Cagni « de Bictonio «,
DI.
Andreutius Alexandri, 35.
Andreutius Peri, 39.
Andreutius Petrutii, 89.
Andreutius Vannutii, 51.
Andrutius Bonazoni, 38.
Andrutius Celloli, 47, 58.
Andrutius Giliolà, 57.
Andrutius Gilioli, alias dictus Cia-
morellus, 41. 42, 46.
Andrutius Pacis, 43.
Andrutius Philipputü, 33.
Andrutius Tuccioli, 43.
Anello: nuziale, 42, 50, 85.
— per investiture parroce. 7, 80, 49.
Angela Miglorutii m. Simonis, 42.
Angela Oddonis, 60.
Angelellus m. Angeli « de S. Angelo
in Pantano », 46.
Angelellus Benassai C'inti, 34.
Angelellus Favonii « de Spello »,46, 69.
Angelellus Gilutii, 29.
Angelellus Martinelli, 38.
Angelellus Silvestri, 93.
Angelellus Vannis-Aldutii, 79.
Angelina Benvenuti, 60.
Angelina d.ni Iohannis d.ni Philipp
de Piscina, 60.
Angelus, parroco di S. Martino del
Verzaro, 35.
Angelus Cole, 51.
Angelus magistri Francisci, 38.

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Bartolo da Sassoferrato (giurecon-

104

Angelus d.ni Francisci, 43.
' Angelus Iohannis « de Saxoferrato »,
80.

Angelus Macthey rector Ecel. S. Isi-
dori de P., 93, 35. 36, 41, 49;
Procuratore del card. Orsini, 50,

, 84.

i. Marcoli, rettore della Chiesa
di S. Andrea, 59.

‘Annola Petri Guilielmi, 61. :

Antonius ser Angeli ser Vannis, 64.

Antonius Bictonutii, 51.

Antonius: Francisci Paolutii, 84.

"Arbitri, 91, 88, 46, 85.

Archi Notarili Imbri, 4, 97.

Arnestus archiepiscopus Prag gensis, te-
stimone nel diploma di Carlo IV,
15.

Arnoldus. Balat (conestabile), 101.

Arte delle squarselle (sic) e del cuoio,
195 e seg.

Assisi, 15,, 58, 88, 94.

Atto di legittimazione, 13, 100.

Augustinus Magi, canonico 74, 99.

Augustinus Pucciarelli, 94.

Auria Nelli, 60.

Avig gnone, 6.

Balduccio da Gubbio; 36.

Baldus, elürüconsülto perugino della
famiglia Baldeschi, 8, 19; casa di
Baldo, 30, 64; übbitio tra Casa-
ia esi Frati di Montefano,
31.

Balionus Maffutii, 81.

DBandinüs lacobi « de Aritio », 58.

Barnabeus Polelli lutü, 72.

Baroncio di Ercolano, parroco della
Chiesa di Poggio Aquilone, 8, 30.

Bartolaccius m. Francisci, 88.

Bartolellus Crescentii, 51.

Bartolino di Lucolo, 38.

sulto), 3; ambasciatore a Carlo IV,
16; dela della sua morte 19; fa

F. BRIGANTI

parte della Confraternita dei Di-
sciplinati di S. Francesco in PI

43; procuratore di Riccero da Ca-

merino, 56.
Bartolomeus Ceccarelli, 89.
Bartolomeus Ugolini, 92.

— Berardus Marini Egidi, 32.
Benedictus Carlutii, 99.
Bertolus Bernacoli, 99.
Bartolus Bernardi,

Bartolus Massoli, 43.

Bartolus Vannis, 39.

Bartutiùs Feoli, 48.

Barzi (Angelellus Nini de Barzis),
94.

Bectus Contutii, 81.

Bectus Monis, 89.

Bectolus Tohannis; 89.

Belforti G., « Serie dei Vescovi di

P. », 6 (nota).

Benedettolo, 52.

Benigni U., « Storia sociale della
Chiesa >, 10.
Bernardus de. Czimemburg, testimonio
nel diploma di Carlo IV3215.
Bernardus. Cintii, 95.
Bernardus Zutii, 60.
Bertrandus Bertrandi, 88.
Betto di Angelo da Corciano, 49.
Bettona, patria del notaio Pe Hon 3
' e seg.; sua guerra con P., 5; 29,
32; fraternita di S. Maria, 36, 56;
una 65; monastero di S. Ca-
‘terina, 80, 98, 94; chiesa di S. Lo-
renzo e di S. Angelo di Calca-
gnano, 84; camerario del Comune,
88.
Bilia q. Venturelle Erdoli, 38, 46.
Binus Vannis Maffutii, 93.
Blaxius Angelutii de Bictonio, 51.
Blaxius Ciccholi, c cappellano del Ve-

scovo, 37; pievano di S. Sabina,
45; 86.

BL Nalli, 51, 84.

Blaxrius Nicole, 89.

Blaxius Nuti Lucie, 58.

NERE
MESE

BUR, aeta d iR res

Blaxius Simonis, 19.

Blarius Simonis dictus Tomasius,
. 45.

Blarius Vannis Corradi, 65.

Bolcho Valchembergansis testimone nel

diploma di Carlo IV, 15.

| Bontempi Andrea, Vescovo di Peru-

gia eletto nel 1351, 6; ambascia-

tore in Avignone, 17; intermedia-

rio col papa, 18; nominato car-

dinale, 18; per le sue attribuzioni

civili ed ecclesiastiche, vedi: Ve-

SCOVO.

Briganti F., « Città dominanti e co-
muni minori nel medio evo >, 16;
« Ugolino di Petruccio conte di
Montemarte », 16 (nota).

Brunus Pelloli Nigri, 62.

Buccolino di Lello. 58.

Buoi, piezzo buoi 41, 52, 98.

Burchardus Burggravius Magdeburgen-
sis, testimone nel diploma di Car-
lo IV, 15.

Butus Ghelfutii, 43.

. Camerino, 56.

Canonici, nominano il vescovo Bon-
tempi, 6; attribuzioni varie, 7 e 9;
30, 45, 87, 64; capitolo per redi-
gere costituzioni riguardanti i mo-
nasteri, 74; 90, 91, 98, 99.

Capitano del Popolo, 93.

Cappellani : del vescovo, 30, 45 ; della
Confraternita di S. Domenico, 39;
di S. Lorenzo, 47; di S. Ercolano,
58; dell'oratorio di S. Maria Mad-
dalena, 59. i

Cardinali, vedi: Orsini; Bontempi..

Carlo IV, con diploma imperiale con-

- cede privilegi al Vescovo di P.. 14,
e al comune di P., 16.

Casacastalda, 30.

Castello di S. Giuliano, 101.

Castelleone (notaio di), 93.

Castiglione Ugolino, 87.

UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI

- 105-

Castrum Collis "Tecchi /« sive Colu-
melle », 33.

Castrum. Sypionis. « de Colle Nar-
niense >, 36.

Cecca Lelli, 60.

Ceccarellus Cristophori, 39.

Ceccarellus Petri, 39.

Cecchini E. « L'Archivio notarile e
il notariato a Città di Castello »,
4 (nota).

Cecco Cobatii, 51.

Ceccola Lelli, 69.

Ceccolinus d.ni Peroni de. Micheloctas,
92.

Ceccolus Piccioli Raineri, 29.

Ceccus Angelutii Ciccoli de Eugubio,
58.

Ceccus ser Blarii, 51.

Ceccus Bartoli, 91.

Ceccus Lelli Baldoli, 51.

Ceccus Macteoli (speziale), 99.

Ceccus Putii Scagni, 30.

Ceccus Vannutii Cole, 51.

Ceccus Vannis Cagni « de Bictonio «,
DI.

Cerqueto, 36, 45; vedi: Giovanni
di Gentiluzio.

Cesta Andreutii, 43.

Chiagina (S. Cristoforo di), 94.

Chieli, 81.

Chiesa di S. Andrea del Sopramuro,
24.

— S. Angelo, 38.

— S. Antonio, 99.

— S. Bartolomeo di P. S. Giovanni,

— S. Biagio, 42.

— S. Biagio « de Romegio ». 89.
— $S. Cristoforo; 46, 54.

— S. Croce di P. S. Pietro, 87.

—. 8. Domenico, 29.

— S. Donato, 33.

— S. Donato « de Valle », 47.

— S. Egidio di Poggio Aquilone, 30.
— S. Fiorenzo, 86.

— S$. Fortunato, 38, 49.

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F.

Chiesa S. Giovanni del Fosso, 40.
— S. Gregorio, 70.

— S. Isidoro, 85, 41, 49.

— ‘S. Lorenzo « de Pulgeto, 99.
— S. Lucia, 33.

— S. Maria di Bettona, 29.

— S. Maria di Cerqueto, 36.

— S. Maria de Colle in P., 30. :
— S. Maria de Colle presso Narni,

— S. Maria de Fractis, 34.

— S. Maria de Francolinis, 73 e seg.
— S. Maria del Mercato, 86.

— S. Maria « de Mirgnano >, 98.

— S. Maria de Oliveto, 38, 94.

— S. Maria « de Pagliaccio », 86, 90.
— S. Maria Ronchi-Scarionis, 99.

— S. Maria de Valle, 53.

'— S. Maria de Viridario, 86.

— S. Martino in porta S. Pietro, 35.

— S. Martino del Verzaro, 35.

— S. Martino, 65.

— S. Niccolò, 43, 77.

. Niccolò fra le due Porta in P.
S. Pietro, 77.

— dell’ Ospedale, 30.

— S. Pietro. de Villa Canneti, 80.

— S. Pietro de Metula, 89.

. Savino, 31.

-- S. Stefano, 29, 38.

— S. Valentino, 73, 88.

Cianciolo Fumagioli, 38.

ün

i
[e

Cicco Angelutii Ciccoli, 42.

Ciccolus Petrioli, 78.
Cionciolus Marini, 39.

Cinus Vannis, 39.

Ciura Pelloli Fidenzole, 42.
Civitella Benazzone, 87,101.
Clarutia Angelelli, 60.
Clarutia Gilutii, 29.

Clausura, costituzioni per regolarla,

9;-75;
Clero. 7 ;vedi: Costituzioni
Cluny, vedi: abate di Cluny.
Cola Angelutii (aliter dictus el mage-
stro), DI.

BRIGANTI

Cola Broccardi di Torgiano, 51.
Cola Mosci, 87.

Cola Nuti, « mensurator terrarum », .

50, 62.

Cola di Rienzo, 16.

Cola Vannis, 36.

Col di Mezzo, vedi: Collemedio.

Collemedio (Conti di), 31 91.

Collesi R.. « Memorie storiche e am-
mistrative del comune di Corcia-
no », 7 (nota).

Colletta, per il Clero, 64.

Collis Forestinarum, Villa presso Bet-
tona, 32, 84.

Colombata (monastero della), 8.

Colombella, vedi: ‘« Castrum. Collis
Tecchi ».

Colonia, vedi: Mezzadria.

Condottiero o Conestabile, 100.

Confraternita di S. Domenico in P.,
89:

Confraternita dei disciplinati di S.
Francesco, 43. ^

Corciano, Vedi: Pieve di S. Giovanni.

Cortona (vescovo di), 8, 68.

Costanzola Bartolini, 60. i

Costanzolus Georgi. 37.

Csotanzolus Georgi Iohannelli, 53.

Costituzioni, del clerò perugino, 24.

Crispolto (S.), 6.

Cristoforus Sensi di Cerqueto, 36.

Cristoforus m. Iohannis, 38.

Cuoio, vedi: Arte delle squarselle.

Curatore, 22, 93.

Curia (Tribunale) di Assisi, 38, 53,
79;

— Bettona, 79.

— Foligno, 28.

— Gubbio, 38, 58, 88.

— Perugia, 39, 53, 38.

— Pisa, 47.

— Siena, 47.

— Spoleto, 38, 78.

— Todi; 38, 88.

— del Vescovo, 96.*

one
UN PROTOCOLLO DI

Degli Azzi Giustiniano, « Gli Archivi
della Storia d'Italia », 4 (nota);
< Lo statuto del comune di P. del

41942 », 12 (nota).

Deruta, (parroco di S. Niccolò no-
minato Vicario per attribuzioni in
materia di atti di ultima volontà),
12;.51; 91, 99.

Disciplinati, 48, 45; vedi: Confrater-
nita di S. Francesco.

Divisione (contratto di), 77.

Domestico, 36.

Dominicus Cole Petri, 58.

Donazione, 90, 91.
Dote (Costituzione di), 85, 89, 90,
Vedi: Matrimonio.

107

PIETRO PETRIOLI

Firenze, 16, 72, 75. Vedi: Arte delle
squarselle.

Foligno, priorato della Chiesa di
S. Feliciano concesso al Card. Or-
sini, 50; vedi: Trinei.

Franciscus Andrutii, 56.

Franciscus Andrutii Grondoli, 49.

Franciscus Bartolutii, rettore della
Chiesa « S. Donati de Valle >, 47.

Franciscus Ceccarelli, 93.

Franciscus de Bononia, (medico), 61.

Franciscus Francisci, parroco di S. Se-
vero, 97, 47, 68, 69, 73.

Franciscus Iohannutii, cappellano, 58.

Franciscus de Mercatello,, parroco della
chiesa di S. Andrea del Sopramuro,

Dottori in legge. 60, 92, 100.

Ebrei, 85.

Egidio (S.) del Colle, 19.

Egidio (S.) dei Pianaioli, 79.

Egidio (S.) di Poggio Aquilone, 30.

Egidius Cole, 87.

Egidius Petri, 74, 99.

Egidius Putiù Matacchi « de Bicto-
nio », 51.

Elemosina Allevoli, 74. E
FElena-(S.), villa del contado di do
88. :

Emancipazione, fa parte delle attri-
buzioni del Vescovo; 12.

Eredità (rinuncia di), 45.

Ercolano di Marinello, 37.

Erculanus Vannis, 55, 66.

Erculanus Venti Grossi, « alias dictus
Olaramonte », 58; 61, 67, 79.

Eremo di Montemalbe, 64,

— « S. Nicolai de Virgiliano », 89.

Ermannus Vannis, 81, 91.

Federici V., « Atti del comune di
Tivoli dell’anno 1389 >, 26 (nota).
Fencius de Pratis comes, testimone
nel diploma di Carlo IV, 15.

24.

Franciscus Nicolai, 64.

Franciscus Petri Corradoli, 93.

Franciscus Pucciarini, 14.

Franciscus Putii, 39.

Franciscus Ugolini, 92.

Franciscus de Zaccis, 93.

Franciscus, parroco di S. Severo, 96.

Franciscus Santis de Urbino, Vicario
del Vescovo, 7.

Franciscus Superantii, ‘60.

Frati, (« S. Benedicti de Montefano >),
41.

— S. Domenico, 94.

—: Minori, 72.

— della Penitenza, 59.

— Serviti (di S. Maria dei Servi),
94, 100.

Gabella, 81.

Gebriella Pellini, 60.

Galasso di Vannizino, 32.

Yellus Bartholelli, conte di Colleme-
dio, 31.

Geraldino Peroncelli, 42.

Geremia Lippoli, 93.

Gherardus Spirensis, testimone nol
diploma di Cario IV, 15.

Giliutius Ciccholi Iacobutii, 65.

Filigrana, 26, 97.

Giliutius Pelloli, 39.

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, Johannes ser Angeli, 89.

108 F. BRIGANTI.

Gilutius: qd. Taddioli, 29.

Gilutius Ramutii Marchutii, 32.

Giordanus Macellari, 63.

Giovanni di (Gentiluzio, canonico e
parroco in Cerqueto, 45.

Giovanni XXII, 48.

3iudice, 41, 93, 98.

Graziani Francesco, Vescovo di Pe-
rugia, 6, 60. :

Gregorio, Vescovo di Cortona, 8, 68.

Gregorius Petri, 61.

Greppolischieto, 99.

Griccignano (Villa di S.), 45.

Gualfredus Pelloli, 31.

Guercius Ursutii « de Bictonio », 84.

Guilielmus Sabbatutii, di Acquapen-
dente, 69.

Guilielmus ser Tunte « de Massa », 58.

lacobus Nuccioli. 43.

lacobus Pelloli Benvenuti, 53 e seg.

Jacobus Spinelli, 47, 60.

lacobus Vannis m. Rainaldi, 45.

lacobutius Andree Ciccoli, 57.

lamperus' d.ni lacobi, 69.

lana Donati « de Florentia », 84.

lesco de Rosemberg, testimone nel di-
ploma di Carlo IV, 15.

Innocenzo VI (Bolla di). 8, 82.

lohannes .(S.), chiesa in Marsciano,

B
oU.

lohannes Arighi Caselli, 75 e seg.

Iohannes Berardi Marinis « dé Tu-
derto », 32. i

Iohannes Cambi, 39.

Iohannes Ceccarelli, 38.

lohannes Ciccoli, 88.

lohannes Clomucensis, testimone nel
diploma di Carlo IV, 15.-

lohannes: Cole, parroco di S. Biagio,
42.

Johannes | Cristofori; 87.

Johannes Gentilutii, parroco della chie-
sa di S. Maria di Cerqueto e ca-

lohannes Gentilutii, parroco di S. Ma-
ria de Pagliaccio, 86.

lohannes Lippoli, giudice, 83.

lohannes Lippoli Toldoli, 85.

lohannes Lombardi, 51.

Iohannes Luthomuschsensis, testimone
nel diploma di Carlo IV, 1.5.

lohannes de Magnania, nunzio apo-
stolico, 86.

| Johannes marchio Montisferrati, testi-
nio nel diploma di Carlo IV, 15.

lohannes Marcoli, 49.

lohannes ser Martini ser Gilii, 80.

Iohannes Mattioli, 87.

lohannes Nuti, 98.

lohannes Pelloli, 43.

lohannes Petri de Mediolano, Vicario
del Vescovo, 7, 88, 46, 47, 57, 60
62, 80, 95.

lohannes Riccii, 87.

"

lohannes ser Rainaldi, 92.

lohannes Spoletanus episcopus, testi-
mone nel diploma di Carlo IV, 15.

lohannes Tenti, 51.

Iunta m. Angeli, 98.

nonico, 36, 37, 47, 87, 90.

Lapus Philippi Lapi « de Floren-
tia », 72.

Laurentius, giudice del Podestà di
P., 41.

Laurentius ser Andree, parroco di
S. Nicola «.de castro Sypionis de
Colle Narniense », 36.

Laurentius Bartolomutii, 72.

Laurentius Cole, della Confraternita
di S. Domenico, 39.

Laurentius Cole, monaco di S. Pie-
tro, 36.

Laurentius de Urbe, giudice, 98.

Legittimazione, 13.

Lellus Giraldi, 39.

Lellus Niccole, 39.

Lellus Reche m. Angeli, 32.

Leone, priore della Chiesa di S. Ma-
riano, 50.

Leonectus Michelis, 45.
ha.

Lia Manni; 60.

. Lilius Scopti, 48.

Lillus Scopti d.ni Annibaldi, 32.

.Lippa -Pelloli, 60.

Lippolus Iohannis Marescalci, 65.
Lippus Cagni, 41, 42.

Lippus Marcholi, 41, 42.

Lippus Pieri Valentini. 79.
Locazione di case, 38, 53, 64, 65.
— di terreni, 52, 65, 81, 91.
Lolus Vannis, 51. i
Lucas Andrutii, 74.

Lucas Andructiù Leonardi, 36.
Lucas. Angelutii Ricchutii, 58.
Lucas Gilielli, 12.

Lucas Lippi Marci, de Bictonio, 58.
Lucas Martini m. Petri, 58.
Lucas Pelloli, 48.

Lucas Vannoli Andruccioli, 42.
3

Mactheolus Datoli, 43.

Mactheolus Gioli, 43.

Mactiola Vannoli, 60.

Mactiolus Cioni, 62.

Mactiolus Iohagnoli Grectie, 30.
Muctiolus Laurentii, 56.

Marcus m. Iunte, 88.

Marcus Vannis de Montepolitiano, 31.
Margarita Iohannis Cole, 63.

Maria Maddalena (oratorio di S.), 59.
Mariano s. (Priorato di), 50.
Marianus Tohannelli Beneintende, 94.
Marinus Giglarelli, 38.

Mariotti A. « Saggio di memorie i-
storiche perugine », 41 (nota).
Marquardus Augustensis testimone nel

diploma di Carlo IV, 15.
Marsciano, canonicato di S. Gio-
vanni 30; pievania di, 67.
Martinus: Dominici, 43.
Martinus Lelli, 39.
Martinus Manni, 48, 14.
Martinus Oddonis; 59.
Martinus .Petri Augustinelli, 58.
Martinus Ugolini Grectie, 30.
Martinus . Ugolini Martini, 30.

UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI

|
|
|
|

Martutius Bictonutii, 51.

Mascius Lombardi, 51.-

Mascius Vannis, 39.

Massarellus Ranucoli, 43.

Massaria Pelloli, 9t.

Massolus Peri Bondiey, 32.

Matheus Cole Helemosine. 97.
Mattheus Putii Droni, in S. Venanzo,
36. : :
Matricola dei Notai di P., 4 (nota).
Matrimonio (contratto di), 8, 21, 42,

84, 89.

Mazzatinti G., « Gli Archivi della
Storia d’Italia », 4 (nota).

Medico, 61; Vedi: « Franciscus de
Bononia ».

Menicus Ambrosu, 39.

Menicus Rayche, 39.

Menicutius Martini. 47.

Mercanti di Siena, 47.

— di Todi 33,-38 ; Vedi: « Munaldus ».

Meus lohannis, 62.

Meus lacobi de « Tolomeis », 60.

Meus d.ni lacobi » de Tolomeis de
Senis », 47.

Meus Naldi, 43.

Mezzadria (Contratto di), 62, 66, 67,
90.

Michael Nutii, abbate del monastero
di S. Crispolto di Bettona, 56.

Michelotti Ceccolino, 92.

Migiana di Montemalbe, 58.

Milano, vedi: Iohannes Petri.

Miliano (Villa s. Miliani de Ripa), 55.

Minorenni, 64, 70, 94.

Mirgnano, 98.

Misura Lineare e di superficie, 62, 59.

Mitarella Pieri, 60.

Monache, monocazione, 60; (costitu-
zione per la clausura delle), 74;
speciale giurisdizione del Vescovo,
8, vedi: Monastero.

Monaldutius Gailiutii, ST.

Monastero di .S. Agnese de Lubiano,
8, 45.

— S. Caterina di Bettona, 80.

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Monastero delle Colombata, o Maestà
della Colombata, 8, 72, 88.
— di S. Croce di Torgiano, 9, 88.
— S. Francesco delle donne, 9, 60
61, 100, 101.
— S. Giustino, 150.
— S. Iacobi, 94.
(— S. Margherita, 8, 92, 93.
— S. Marie Humilitatis, alias S. Iu:
stini, 99.
— S. Maria Maddalena di P., (delle
repentite), 9, 75.
— S. Maria Maddalena di Civitella
Benazzone, 101.
— S. Salvatore di Monte Acuto, 99.
Moneta, 37, 49, 52, 56, 57.
Montale (Castello), 99.
Montefano, 30, 82, 95.
Montegabbione, 98.
..Montefontigiano, 63.

?

|
|
Montemalbe, vedi: Eremo di Monte- |
malbe.

Monteorsolo, castello nel contado di
P., 82.

Munaldus Cecchini Munaldi de Tu-
derto, 33, 58, 72, 81, 83, 84, 92
95.

Munaldutia Madalutii, 30.

Mustiola (S.) in Chiusi, 8, 48, 49.

Mutuo, 83, 99.

b

Nallus Venture Gibelli o. Gilielli, 33,
98, 81, 84, 92..

Nardus Andrutii, 99.

Narni, 35, 98.

Nerius Cuccharelli, 30.

Nicola « Accomandutii », 88;

Nicola « Gilerutii », 56.

Nicola « Lelli », 74.

Nicola « Mattheoli », 48.

Nicola di Michele da Venezia, cappel-
lano della Confraternita di S. Do-
menico in P., 39. :

Nicola « Tiberutii ^; giudice, 32,
49, 48, 68, 74, 87.

F. BRIGANTI

Nicola « de Tragecto »
Cardinale Albornoz, 17, 47.
Nicola « Vannis », 45, 55.

Nicolaus, priore della Confraternita

di S. Francesco, 43.
Nicolaus Allegrutii, 81.
Nicolaus Cintii, 34, 89.

Nicolaus de Cronsu, nel diploma di

Carlo IV, 15.

Nicolaus Mancie, 48.

Nicolaus Neri Moscoli, 87.

Nicolaus Opavie, testimone nel di-
ploma di Carlo IV, 15.

Nicolaus. Rigi Petrutii, 98..

Nicolaus ad. Vannis de Goneccis, 58.

Nicolaus. Vannis m. Rainaldi, 40, 43.

Nicolaus Zuti Biancoli, 58.

Nicolutia Angelelli, 60.

Nicolutia Monsurii, 57.

Nicolutia Pelloli Ciccoli, 63.

Nino di Lello di Guidalotto, 62.

Nocera (Vescovo di), 99.

Notaii, nel sec. XIV in P. si quali-
fieano « imperiali auctoritate » e
non « apostolica. », 4; nominati
anche dal Vescovo, 13; loro attri-
buzioni, 21; contratti vari 22,
Diamo l’elenco dei notaii, che ri-

sultano dalla presente pubblica-
zione :

——— M —

Notaio, Andrea ser Vannis Lamberti,
101.

— Angelus qd. Beltrami, 80.

— Angelus ser Vannis Lamberti, 8,
28, 48, 55, 56, 62, 69, 70, 74, 92,
95, 97 e seg.

— Bartolomeo di Bettona, 100

— Bartolus Benedicti, 94.

— Biagio di Meo, 100.

— Branca m. Petri, 52.

— Branchinus Tancii Angelelli, 98.

— Cellolus Andrutii Stefani, 82.

— Cola Corboli, 55.

— Cola ser Vannis, 55.

— Dominicus Nuti, 28, 40, 45, 48,
58, 62, 68, 85.

; nunzio del

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peor e emen n at

M
mcum

Notaio, Egidius ser Gilii, 100.

— Franciscus Cecci Baccatii, 81.
—. Franciscus qd. Dominici, 25.

— (Gregorius Ciccoli, 85, 93, 96.

— Iacobus ser Gregori, 25.

— Iacobus d.ni Lapini de Florentia.
— [Johannes Ambrosii, 25.

— Iohannes ser Fini, 100.

/.— Iohannes de Ora, 35, 49.

— Iohannes Petrini de Bondicuria,
83.

— Iulianus Peri Mathei, 25.

— Iunta Loli de Montone, 99.

— Lambertus ser Vannis Lamberti,
101.

— Laurentius Cioci Panfoli, 24.

— Lucas Perfecti, 52.

— Ludovicus Mosci, 100.

— Martinus ser Cioli, 100.

— Martinus ser Egidi, 52, 57.

— Mascius, 53.

— Nicolaus Cole, 52.

— Nieolaus ser Iacobi, 98.

— Nicolaus Lippi Plenerii de Tu-
derto, 32.

— Nicolaus Lutii, 100.

— Nicolaus Salvecti, 85.

— Nicolaus Ranutii, 90.

— Paolellus Vagnoli, 83.

— Paolus Simonelli, 57.

= Paolus Vannicelli di Castelleone,

— Petrus qd. Francisci Petrioli, 8
e seg.

— Putius, 71.

— Petrus Casole, 101.

— Ranuccio di Cola..

— Silvester ser Gentilis, 88.

— Thommasus Bartoli (notaio dei
Priori), 99.

— Zandolus Barancelli, 100.

Nucciarellus, 39,

Oddo Albegrantis, 74.
Oduardus Ciccolini, 74.
Orsini Rainaldo (cardinale),, 8, 8;

/

UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI 11r

sua giurisdizione speciale nell Um-
bria, 20, 85, 38; priore della Chie-
sa di S. Mariano, 49; priore della
chiesa di S. Feliciano di Foligno,
50; nomina il parroco di Chia-
gina, 94.

Ospedale della Confraternita di S. Do-
menico, 40.

—- della Confraternita di S. Fran-
cesco, 43.

— Gerosolimitano, 48.

« infectorum » di Ripabianca, 91.

— dei Mercanti, 69.
— della Misericordia, 69.
— « de Ripulis », 90.

Palazzo del Giudiee di Giustizia, 84.

— del Podestà, 92.

— del Vescovo in P., 7, 91, 92.

Paolo di Giustino da Cortona, 8.

Paulinus Ciccoli, 43.

Paulellus Vagnoli, 83.

Paolus Iosephi. 79.

Paolus Nuroli, 89.

Paolus Pellutii, 74.

Paolus Petrutii, A1.

Paulus Simonis, frate da Montefalco,
39.

Paulutius Angelis, 39.

Paolutius Angelis Angelutii Biscie, 89.

Paolutius Massecti, 39.

Parroco, revoca di nomina, 30; vedi:
Rettore.

Pasquale di Gentiluzio, 69.

Patrocinatore di Cause, 91.

Pellini P. « Dell Historia di P. >»,
5 (nota).

Pellola Mathei Pieri, 53 e seg.

Pellolus Zutii, 87.

Pellus Massoli, 62.

Perugia (comune di), regola l’ inge-
renza ecclesiastica nell’ Amministr.
dei beni dei poveri, 12; rapporti
con il Vescovo, 15 e seg.; a capo
del partito Guelfo, 16; domanda
a Carlo IV conferma privilegi, 16;

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112

in guerra con il Papa, 17 e seg.;
libro delle assegnazioni dei ron-
zini 37; legati e commissari, Vedi:
Albornoz e ab. di Cluny.

Petrus Andrutii Ricchuti, 29.

Petrus Bernardi, 63.

Petrus Bictonutii de Bictonio, 38.

Petrus Bucarelli, 52.

Petrus Ciccoli, canonico, 60, 74.

Petrus Contoli Ranutii, 100.

Petrus Gelli Gentili, 79.

Petrus lacoputii, 74, 99.

Petrus am. Iohannis, de Diruto, 51.

Petrus Iohannis Nicole, 62.

Petrus Iuntini, 67.

Petrus Lippoli, 56.

Petrus Martini; parroco di S. Maria
del Mercato. e cappellano del Ve-
scovo, 35, 47; 82, 95, 98; cappel-
lano dell’oratorio di S. Maria Mad-
dalena, 59.

Petrus Michelis; 66.

Petrus Nardi, 98.

Petrus Nutii. 89.

Petrus Paoli Simeonis, 92.

Petrus Phylippi, 43.

Petrus Picci, 43.

Petrus Rainaldi, 79.

Petrus Sensi, 38.

Petrus. Vencioli, 47.

Petritius Massarelli Iacoponi, 84.

Petrutius Rainaldi, de Spoleto, 60, 74.

Philippus Ruscioli d.ni Philippi, 89.

Philippus Tohannis Marescalci, 38.

Picciuche Venturelle Erdoli, 46.

Piegaro, vedi atti del protocollo del
notaio Lamberti, 97 e seg.; fab-
bricanti di vetri, 101.

Pierus Bonanni Cioli, di Firenze, 75.

Pierus Cole, 51. .

Pievania di S. Maria di Bettona, 32.

— di S. Savino, 86.

Pieve di Campo, 98.

Pieve di S. Giovanni, detta Pieve del
Vescovo presso Coreiano, 7, 47,

48, 63.

F. BRIGANTI

Pilonico, 33. i

Pittori: Petrus Guilielmi, 61; Fran-
ciscus Ceccarelli, 93. |

Podius Filiorum Neri Moscoli, 89.

Poggio Aquilone, 8, 80.

Poltus Vannis Zutii. 84.

Poltutius Nardi Putii, 82.

Ponte S. Giovanni, 98.

Podestà, 41, 43. EL

Primus Bernardutii, 66 e seg.

Procedura, vedi: Verbale presso il
Tribunale vescovile.

Procura, 33, 85, 48, 54, 86, 92.

Protywa episcopus, testimone nel di-
ploma di Carlo IV, 15.

Pucciactus Tenti di Rosciano, 90:

Pucciarellus Petri Iacobutii, 70.

Putius Nelli, 48.

Quiricus d.ni Carduli « de filiis d.ni
Viecardi de Cuppis Narniensis «, 98.

Raidinus Iunte, 29.

Rainaldo Orsini (Cardinale). Vedi:
Orsini.

Rainaldo Segnarelli, priore della chie-
sa di Roncione, 51.

Rainaldo « m. Guilielmi », 51.

Rainerius m. Rainerii, 43, 45.

Iteame d.ni -Nocti « de Senis », 47,

60.

Rentius Blaxii Michelotti, 58, 61.

Ientius Brocardi, 59.

Rettore, del Rettore per
S. Egidio di Poggio Aquilone, 30
per S. Mustiola, 18.

Liccardutius
30.

Jiccerius Zintii, 56.

Rigutius Taddei Hermanni. 81.

Iipabianca, 91.

Ttoncione (S. Maria di), 50.

Ronzino (noleggio di un), 87.

Nomina

Bencivennis | Benintendi,

Rosciano, 77.

Sabina, (S.), pievania del Contado di
p.97.

T
Salario, 71.

Salciolus Gigii, 43.

Savino (S.) del Lago Trasimeno, 87.

Saxus d.ni lacobi, 74, 99.

Scarselle, Vedi: Azte delle Squarselle.

Scomunica, a chi non dà esecuzione
- a disposizioni testamentarie a fa-
vore dei poveri, 12.

Sdenko de Strinberg, testimone nel
diploma di Carlo IV, 15.

‘Sella P. « Corpus Statutorum Itali-
corum », 12 (nota).

Servus Crescioli, 56, 62.

Severo (S.), parrocchia in P., 87.

Siena, 16 (mercanti senesi), 59, 60.

Simon Helemosine, 39.

Simon Angelutii, 99.

Simon Humanatus, commissario in P.
per l’abate di Cluny, 69, 70, 77.

Simone Maichelutii, 93.

Speziali, 99.

Spinellus Bartolocti, 60.

Simonellus Homodei, 39.

Symon Bartolutii, 30.

Sindutius Massioli, conte di Colleme-
dio, 31.

Spinellus Bartolocti, 47.

®Statuto di P. dell'anno 1842, 12.
Stephanus Pacis, 81.

Stephanus .Vannis Morici, 62.
Stephanus Cagni, 39.

Stoltus Campioni Stolti, 34.

Tamcius Helemosine, 39.

Tasse, vedi: Colletta e Gabella.

Tedesco, vedi: « Arnoldus Balat ».

Tentus Gentilutii, 77.

Testamento, 29, 36, 57, 96, 98 e seg.;
trasformazioni di disposizioni te-
stamentarie, 62.

Teus Simonelli Buccoli, 58.

"Thoma Tutii, canonico, 37, 64, 68, 69.

Thomas Nutii, 86.

Tilis Vencioli, 43.

Todi, mercanti di Todi in P., 81,

32,083) 38, 91, 88, 88, 92, 95.

UN PROTOCOLLO DI PIETRO PETRIOLI

Tonsura, 8, 64, 68.

Torgiano, 50, 88.

Transazione, 32.

Tribunali civili, vedi: Curia.

Tribunale Ecclesiastico, 9, 95; vedi
Curia dei Vescovo.

Trinci Rogerio, Priore e arciprete
della Chiesa di S. Feliciano di Fo-
ligno, 20, 50.

Tudinellus Agurelle Angelutii « de Tu-
derto », 32.

Tuniche per i poveri, 94.

Tutela e tutori, 98, 99.

Terreni (vendite di), misure di ter-
reni 59, 62; prezzo, 95.

Ucciolus qd. Marini Paolutii, 33.
Uccius Guarneri, 37.

Ugolinus Pelloli, 92.

Uguccione di Venutolo, 69.

Uguccione Vannutelli, 63.

Ugolino Pelloli, « legum doctor», 59.
Urbino, 7.

Ursus de Malavoltis, 47, 60.
Usufrutto, 53.

Vognelus Nardi Dominici, 87, 88.

Vannes Bartolutii Rigutii, 29.

Vannes Fortis, 62.

Vannes Lelli Baldoli, 51.

Vannes Lelli Ugolini, 51.

Vannes Marsupini, alias. Abbraccia-
montis, pellieciaro, 86,

Vannes Michelis, 81.

Vannolus Manutii (speziale), 99.

Vannes Marcutii, di Civitanova, 69.

Vannes Nuti, 31. .

Vannes Petri Nelli, 81.

Vannutius Ciccoli Iacabutii, 65.

Vannutius Pieri, 54.:

Vannutius. Vannis Bonamancie, 51.

Vannuzza Lelli, 63.

Vanutius Iohannis Tenti, 89.

Venantius d.ni Iohannis « de Moron-
tis de s. Geminiano >, potestà,
41.

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114 F. BRIGANTI

Vendite (contratti di), 34, 36, 58,
88, 92, 94.
Venezia, 39,vedi: N icola di Michele.

-Vennatutius Andrioli, 33.

Ventura di Petrucciolo di Todi, 32.

Venutola: Martini, 76.

Verbale, redatto nel Tribunale Ve-
scovile, 95.

Verdea Ruscioli, 89.

Vermiglioli G. B. « Biografie degli
scrittori perugini », 19 (nota).
Vescovo, sua giurisdizione ecclesia-
stica, 7; speciale sorveglianza sui
monasteri, 8, 75, 100; approva-
zioni e nomine di abbadesse, 73,
88, 95; giurisdizione civile, 10;
amministra i beni dei poveri, 10,
74; trasformazione di disposi-
zioni testamentarie, 11, 52; compie
atti di emancipazione e di legitti-
mazione, 13; nomina notai, 13, 81,
98; nomina rettori di chiese fuori
della diocesi, 30, 48 ; ottiene privi-
legi dall imperatore Carlo IV, 14 ;
sua giurisdizione civile nelle dio-
cesi dei paesi sottomessi a P., 15;
vendite a beneficio dei poveri, 55,
62, 70, 82, 90, 99 e seg.; affitti e

)

mezzadrie dei propri beni, 37, 38;

49, 66, 67 e seg., 69, 91, 79, 92,
vendite, 34, 69, 80: enfiteusi, 79;
in lite eon mercanti Senesi, 47,
59; procure, 48, 34, 71, 78, 90;
arbitro per alcuni Ebrei, 85; In-
nocenzo VI gli invia una bolla,
84; Curia o Tribunale Vescovile,
54, 90; palazzo vescovile, 7, 91, 92.

Vetrai (becchierari), 101.

Vicus Zutii Vermiglioli, 95.

Vicario del Vescovo, 48, 60, 80, 89

Vicus Zutiù Gilielli, 95.

Villa Campo, 81.

— Casamaioris, nel Chiugi peru-
gino, 41.

95.

)

— Compegni, 101.

— Fracte Veteris, 69.
— Insule, 30.

— Insule Pulvensis, 71.
— » s. Miliani, de Ripa, « 55.
— Podi Peruscelli, 84.

— Sportacciani, 76.

— Vergnani, 62.

Villanova, 62.

Vincioli, (famiglia de’) 47,

89, 90.

74, 90,

Zaccii, » Franciscus de Zaccis de

Pisis Cepitaneus coeilln P. «, 98.

———À———
ag

SIENA E FOLIGNO

Le due Città sono distanti di luogo, nè ebbero rapporti
politici: ma non sembra inutile radunare altri rapporti che
corsero fra esse.

E

Lettera di una Confraternita di Foligno ad una di Siena.
(1299)

In alcune Brevi notizie sulla Chiesa e sul Convento di
S. Giacomo in Foligno dei Servi di Maria, (1) che pubblicai nel
1885, assai scarsi elementi trovai del XIII secolo, e dopo il
1993 non ne trovai nessuno. Un documento dell’anno 1299
nell Archivio di Stato di Siena ci dà ulteriori notizie in
proposito. In quell anno nella Chiesa di 5. Giacomo era
eretta una Confraternita, che si chiamava « Confraternita di
Santa Maria della preghiera — Confraternitas sanctae Maria Pre-
cis loci servorum eiusdem Beatae Mariae Sancti lacobi de Ful
gineo ». Ed era Priore del Convento un Frate Francesco, il
quale, per considerazioni che qui sarebbe troppo lungo di
esporre, era il B. Francesco Patrizi dei Servi di Maria di
Siena (2). Questi parlò ai Confratri della importanza che

(1) Foligno 1885, p. 13-14. -
(2) SouLIER, D. P., Legenda B. Francisci de Senis. (Nelle Analecta Bollandiana,
Bruxelles, 1895, vol. XIV, p. 172-173). Per il Convento di S. Giacomo di Foiigno, cfr.
Monumenta ordinis Servorum S. Mariae. Bruxelles, 1898, vol. II, p. 133 e seg.

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RIESI I ASA S RRAMA:

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116 M. FALOCI PULIGNANI

aveva in Siena una pia unione, chiamata « Societas disciplinae
Recomendatorum Ihesu Christi Crucifixi de Senis », onde tutti
quei del Sodalizio, cioé il Priore, il Camerlengo, i Consiglieri,
e tutti gli altrij scrissero una lettera ai Confratelli della
Società Senese, e li fecero partecipi di tutte le loro indul-
genze, grazie e favori spirituali. Esiste il diploma di questa
cortese fratellanza spirituale, ed in esso i Confratri di Foli
gno scrivono con solennità biblica ai Confratri di Siena,
facendo essi partecipi del merito che potevano acquistare
con le loro opere di pietà, preghiere, digiuni, vigilie, elemo-
sine, discipline ecc. Ma questa era una restituzione, poichè
dal documento sembra potersi leggere che tale atto era stato
preceduto da uno simile, col quale i Confratri senesi avevano
fatto partecipi dei loro meriti spirituali i loro fratelli di Fo-
ligno. Bella comunanza, che tenne collegate in un soave
pensiero religioso le Confraternite delle due citfà. Ripubblico
il documento, sebbene esso sia stato già edito dal De An-
gelis (1).

Loeorum diversitas illos non separat quos in Christo coniungit
vineulum caritatis. Priori, camerario, consiliariis et omnibus de sotietate
discipline recomendatorum Jhesu Christi Crucifixi de Senis, prior, ca-
merarius, consiliarii, et omnes de fraternitate Sancte Marie Precis loci
Servorum eiusdem beate Marie sauctj Jacobi de Fulgineo recomenda-
tionem debitam in vero salutari cum salute. Sicut scriptum est in pro-
verbiis, frater quí iuvatur a fratre est sicut civitas firma, et ideo tan-
quam homines armis indigentes ad convincendum illud triplex bellum,
quia per nos ipsos insufficentes eramus ad resistendum inimico humani
generis, armis vestrarum sanctarum virtutum et aliorum bonorum ope-
rum que facitis, et in posterum, largiente domino, facietis, nobis ut pie
contulistis indigebamus; unde, ob reverentiam omnipotentis Dei et glo-
riose virginis Marie matris eius, quem nostrum liberatorem et ipsam
pro nobis intercedentem, et vestra sancta merita invocando, ad nostri
conservationem atque profectum, vestrum humiliter deprecamur et etiam
paternum amorem pii patris nostri fratris Francisci prioris dicti loci
servorum, euius pio relatu tam sanctam vestram concionem recepimus,

(1) Capitoli dei Disciplinati della Ven. Compagnia della Madonna sotto le volte
dell’I. e R. Spedale di S. Maria della Scala di Siena. Siena, 1818, p. 74.
SIENA E FOLIGNO 117

ad gratiarum actores vobis intime reeommendamus, et sicut scriptum
est in divina pagina, secundum illud Jacobi, orate pro unione ut sal-
vemini, ad predicta consequenda.relatione mutua ad invicem constrin-
gamus de omnibus nostris bonis operibus, orationibus, jeiuniis, vigiliis,
helemosinis, disciplinis et omibus aliis bonis ab olim factis et inspirante
domino in futurum faciendis per presentes licteras una nobiscum pati-
cipes vos facimus et consortes. 1n quorum rei testimonium et fidem
certiorem addipiscendam has licteras fecimus fieri et sigilli proprie fra-
ternitatis appensione fecimus communiri. Data Fulginei Tertio jdus
mensis aprelis in nostra coadunatione, indictione XII, anno domini
MCCLXXXXVIIII (1).

Bea

Uno spedale senese a Foligno.
: (1348)

Nell’anno della gran peste del 1348 Ser Rodolfo di Mae-
stro Francesco di Ser Rodolfo da Foligno, rieco soldato,
volle lasciare il suo patrimonio per costruire e mantenere
un ospedale per quindici malati, disposizione assai munifica
per quel tempo, ed affinché l Ospedale funzionasse bene,
incaricò della cosa il celebre Ospedale di S. Maria della
Scala di Siena. Che egli fosse ricco, lo dimostra il gran
numero dei legati fatti, e la abbondante mobilia che aveva
in casa, e gli oggetti preziosi che ricorda nel suo testamento,
dal quale risulta anche la sua munifica generosità. Lasciò
infatti un legato a' tutti gli Ospedali di Foligno, lasciò una
pietanza a tutti i malati, volle che nel giorno della morte
si desse a cento poveri pane, vino e companatico, che si
comprassero cento tonache per rivestire altrettanti miserabili,
oltre la disposizione che abbiamo accennato per erigere un
nuovo ospedale. E non rammento i legati fatti a tutte le
Monache e a tutti i Conventi di Francescani, Agostiniani,
‘Domenicani, Serviti, ed a quasi tutte le Chiese e le Confra-
ternite della città.

Egli doveva essere un cittadino dedito alle armi, poichè

(1) Arch. Stato Siena, Biblioteca. Diplomatico, ad annum

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118 M. FALOCI PULIGNANI

‘tra gli oggetti lasciati al suo nepote Cecco, è ricordata wnam

spatam magnam, unum corictum de melioribus (cioè una tunica
di cuoio da soldato), unum par vantorum de ferro, unam bar-
butam, et unum par calcarum de torchino et coramine grossum
et soctile pro calciamentis; il che vuol dire che lasciò al nepote
un vestito completo da soldato. Avea anche altre armi, ma
queste volle che si vendessero, e se ne erogasse il ricavato
per l’anima sua.

Il 7 luglio 1348 fece dunque testamento, per rogito di
Ser Giovanni di Ser Giovanni Pagano, ed erano testimoni
tre borghesi, e quattro Padri Francescani. Lasciato un suf-
ficiente legato alla sua madre Fina e alla sua figliuola Fran-
cesca, volle che delle sue case, situate nella Compagnia 0
Rione di Contrastanga, si facesse un Ospedale con quindici
letti, e per tale scopo lasciò l’intiero suo patrimonio in ere-
dità all'Ospedale di S. Maria della Scala in Siena, a patto
che questi nell'indicato luogo costruisse, dirigesse e mante-
nesse in perpetuo l'Ospedale suddetto. Ecco il testo del lungo
documento, il quale contiene tanti elementi utili di storia
religiosa e civile.

In nomine Domini Amen.
Hoc est exemplum cujusdam testamenti reperti in quodam libro seu
memoriali testamentorum, codicillorum et donationum causa mortis

magistri Ioannis magistri Ioannis Pagani notarii, cum intitulatione ip-

sius libri, euius quidem testamenti et intitulationis ipsius tenor inferius
deseribitur.

In nomine Domini. Amen. Hoe est quaternus seu memoriale testa-
mentorum, codicillorum, donationum causa mortis et aliarum ultimarum
voluntatum et aliarum scripturarum, seriptus manu mei Iohannis ma-
gistri Iohannis Pagani judex ordinarius et notarius de Fulgineo sub
anno domini a nativitate millesimo trecentesimo XLVIII, indictione
prima, tempore domini Clementis papae VI, diebus et mensibus infra-
scriptis.

Signum mei Iohannis notarii antedicti.

Die VII mensis Iulii, Ser Rodulfus quondam magistri Francisci
ser Rodulfi infirmus corpore, tamen mente sanus taliter est testamentum:
In primis reliquid pro comuni judicatione XX sol. den. Item reliquid in
opere eeclesiarum locorum saneti Augustini, fratrum minorum Saneti

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SIENA E FOLIGNO 119

‘ Dominici de Fulgineo et Saneti Nicholaus de Cippischis, pro quolibet
ipsorum locorum centum lib. den. Item in opere loci fratrum Sancti
Iacobi ab Aqua de Fulgineo L lib. den. Item reliquid monasteris domi-
narum sancte Marie Vallis viridis, sanctae Marie de Curte (?) sancte
Lucie, sancti Iohannis de Pugiilis, sancte Marie Caresta, pro quolibet
ipsorum pro opere L lib. den. Item reliquit cuilibet alteri monasterio
dominarum de Fulgineo pro opere C. sol. den. Item in opere ecclesie
loei sancti Felitiani de Mormonzone L lib. den. Item in opere hospi-
talis fraternitatis sancte Marie et sancti Dominioi L lib. den. Item ho-
spitali saneti Spiritus de Fulgineo pro fornimento lectorum ipsius ho-
spitalis emendo per fidemcommissarios XXV lib. den. Item cuilibet alteri
hospitali a cerchis intus Fulgineo pro opere seu pigitanza pauperum
ipsorum hospitalium xl sol. den. Item cuilibet encarcerate de Fulgineo
et districtu, ij sol. den. Item reliquid centum tunieas quamlibet valoris
L sol. den. quas juxit fieri illis personis pauperibus quibus videbitur
fideieommissariis. Item reliquid pro una cappella quam juxit fieri in
ecclesia loci fratrum minorum de Fulgineo in loco de quo videbitur
fideicommissariis suis dandum et solvendum in ipsa capella fienda per
ipsos fideicommissarios, computatis denariis pro paramentis dicte ca-
pelle quingentas lib. den. Item Lucie Loli olim de Jano, tempore quo
se nuberet vel monasterio eausa standi vel morandi in ipso monasterio
C. l. den. dummodo quod teneatur servire Francesche filie ipsius te-
statoris, donec ipsa Lucia traderetur nuptui, vel monasterio intraret
eui Lucie reliquid toto dicto tempore quo ipsa serviret dicte sue filie
vietum et vestitum condecentia, una cum ipsa Francisca, quem victum
et vestitum voluit ipsam habere de infrascripta dote relicta dicte
Francisce, et sí non sufficerent fructus ipsius dotis, victum dicte Lucie
et Francische, quod adimpleatur de aliis bonis ipsius testatoris, ita quod
bene et commode vivere possint usque ad dietum tempus secundum
declarationem Angiolilli Bonutie infrascripti fideicommissarii. Item re-
liquid Francische sue filie naturali ex solutione et ex solutionibus pro
suis dotibus unam petiam terre positam in contrada Bertongne, juxta
viam, heredes Antonii, Franciscum Afredutium et Matthiolum Vannis.
Item unam petiam terre positam in contrada Ursinorum, que olim fuit
Lilli Marte juxta viam Mathiolum magistri Francisci et dominam Phy-
nam matrem ipsius testatoris et Puctium Lilli Iacobi Finati. Item unum
casalinum cum domo in ea stantem seu petium terre in contrata Sancte
Marie de Cava, juxta viam, Matheum Benvenuti, filios Vannis Pectinarii
et Bartillum Salvuri. Item eidem sue filie reliquid lectum suum ma-
gnum scilicet mataratium vergatum et plumatium magnum, cultram
magnam cum capitali de pluma, unum par linteaminum de quatuor telis
cum binellis de syrico et unum cultrem de bucaramine magnum. Item
eidem unum schiale cum ficta de syrico bubio, et unum alium schiale
cum ficta de syrico viridi et cum coppis rotundis junctis de argento.
Item duas bursas de syrico meliores. Item omnes anellos ipsius testa-

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120 M. FALOCI PULIGNANI

toris et-unam tobaleam magnam a tablam, iiij tobelieetas et unam to-
baleam frixitam et unum par cophanorum ferratorum et conaldrum
cum duobus servitoribus colligatis (?). Item reliquid eidem Francische
unum par pantiorum de viridi, silicet, tunicam, varnachiam foderatam
de varo et mantellum federatum de tafectano. Item unum par panno-
rum de bladeto, silicet, tunicam, vernachiam foderatam et mantellum.
Item unum par pannorum de bisio, silicet, tunicam et varnachiam,
omnes ad usum mulieris, et cuppam unam de syrico et in hiis ipsam
heredem instituit et si ipsa Francesca decesserit quandocumque sine
filiis legiptimis ex se natis, juxit et voluit qnod omnia supradicta bona
vendantur per fideijussores suos infrascriptos et pretium detur per eos
pro anima sua, ad sensum ipsorum fideicommissariorum ut eis melius
videbitur expedire. Item tutorem et administratorem dicte Francische
sue filie, Angiolillum Cicchuri sive Bonutie de ipsius bonitate et lega-
litate confixus fecit et reliquid, liberans ei absolvens ipsum ab omni ho-
nere et necessitate inventarii faciendi et rationis reddende ipsius tutele
et administrationis, et ipsum voluit esse anoloyasta (sic) et quod non tenea-
tur aliquam reddere rationem. Item reliquid hospitali Sanete Marie de
Sealis de Senis, domos suas positas in civitate Fulginei in societate
Contrastanghe juxta viam a iii lateribus et Matheutium Vannis Corra-
dutii, dummodo quod in dictis domibus debeat fieri et ordinari hospi-
tale ad servitium pauperum perpetuo, et quod ipse domus non possit
per ipsum hospitale sancte Marie nec per aliquam aliam personam modo
aliquo vendere, alienare seu obligare, et si secus fieret, dictum hospitale
sancte Marie cadat a dieto relicto et ipse domus vendantur per fide-
commissarios infrascriptos et pretium detur per eos pro anima ipsius
testatoris ut eis melius videbitur expedire, cui hospitali fiendo reliquid
pro XV lectis fiendis per fidecommissarios CL lib. den. Item reliquid
dicto hospitali omnes alios suos lectos, silicet, materatios, cultres, lin-
teamina et sargias et omnes suas massaritias de ramine, excepta cal-
daria magna et etiam reliquid dicto hospitali bacile magnum. pro
ablutione pauperum, quam caldariam reliquid dicte sue filie. Item reli-
quid centum XXXV lib. den. dandos et distribuendas per fideicommis-
sarios suos in fraternitate presbiterorum promisserit (sic) dicendum et in
septimis pauperum prout eis melius videbitur expedire. Item reliquid
Francisce sue filie annuatim donec traderetur nuptui pro pensione, u-
nius domus aecipiende per tutores, ipsius et Lucie Loli X lih. den. Item
Ciceho suo nepoti carnali et filio Bartolutii magistri Francisci, unam
petiam terre positam in contrata Ursinorum viij stariorum, a latere
versus ecclesiam saneti Angeli de Maceratura pro ut ... tragit ab una
via ad aliam juxta viam, a ij lateribus et ipsum dominum Rodulfum et
rem eeclesiae Sancti Felitiani. Item eidem unum lectum de suis, sili-
cet, mataratium plumatium cultre et linteamina. Item eidem sedium et
habitationem, toto tempore vite sue, unius domus posite in contrata
Contrastanghe juxta viam, Mathiolum magistri Francisci et Ciechurum
SIENA E FOLIGNO 121

Lutii. Item juxit et. voluit quod dietus Cicchus non possit nec debeat
modo aliquo alieui vendere seu modo aliquo obligare sine licentia fi-
deicommissariorum suorum nisi pro necessitate vite sue et mortis et si
secus faceret, cadat a dictis relictis et ipsa relicta vendantur per fide-
commissarios et pretium detur pro anima sua. Item reliquid Angiolillo
Ciechuri sive Bonutie XXV lib..den. Item reliquid cuilibet infrascrip-
torum suorum fideicommissariorum, si fecerint executionem presenti
testamenti, infra unum mensem proximum venturum a die sue mortis
computandum, excepta cappella, decem lib. den. Item reliquid Marinutii
Ceccoli pro satisfactione CXXVI lib. den. pro residuo CL lib. den. quas
dietus ser Rodulfus promisit Masciolo Nactii et Paulutio suo filio vel
alteri ipsorum, pro dote diete Marinutie matris Zardarelli magistri Ric-
ziardi, illas terras quas videbitur infrascriptis suis fideicommissariis.
Item reliquid domine Phyne sue matris X sol. den. et in hiis ipsum

heredem instituit, volens quod plus in bonis suis petere non possit etc.-

Item reliquie Mathiolo suo fratri carnali X sol. den. et in hiis ipsum
heredem instituid et quod plus petere non possit et etc. Item reliquid
Francisce sui filie pro vita sua et Lucie Loli annuam prestationem X
raserios grani et de vino presente xij salmas vini. Item reliquid Ciecho
suo nepote carnali, vj rasorios grani vj salmas musti da vino venturo
et earrato suam majorem capacitatem viij salmas vel circa, residuum
vero ipsius grani cum alio blado et residuum dicti vini distribuatur

per fideicommissarios inter loca fratrum de Fulgineo. Item reliquid dieto:
Ciecho suo nepoti pannos de bladeto ad usum ipsius testatoris, silicet.
tuniceam, vernachiam, mantellum et capputium, unam spatam magnam,.
unum corictum de melioribus, unum par vantorum de ferro, unum gor-:
zerium, unam barbutam et unum par calcarum de torchino et coramine'

grossum et soctile pro calzamentis quod est in domo dicti testatoris.
Item reliquid caldariam suam capacem xij salmarum loco fratrum mi-
norum pro uso coquinorum. Item voluit et jussit quod de quatuor nap-
pis de argento XIIJ cuechiariis de argento duobus schialis ad filum et

iiij aliis cum cinctis diversorum colorum fiant calices ut videbitur fi-
deicommissariis, quorum unus detur loco fratrum minorum. alius loco:
fratrum predicatorum, alius loco fratrum sancti Augustini, et alius loco:
fratrum saneti Nicholai de Cippischis. Item reliquid pro missis dicendis
pro anima Morvidentie olim sue famule X lib. den. Item reliquid pro:
missis dicendis ad sensum fidecommissariorum, pro anima magistri Fran-

cisci olim sui patris XXV lib. den. Item reliquid magistro Benedicto
Petri X lib. den. Item reliquid camere ecclesie Carpanie (?) XXX florenos
auri. Item reliquid loco fratrum minorum de Fulgineo, loco Saneti Au-
gustini, loco sancti Dominici et sancti Nicholaij de Cippischis et saneti
Iacobi pro quolibet, tenendam supra imaginem beate Marie virginis,
unam tobaleam frixitam secundum distributionem fiendam per fidecom-
missarios. Item reliquid cireha funus pro cera, septima et aliis opor-
tunis L lib. den. Item reliquid Angelillo Cicchuri unum eorictum de

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suis. Singula alia arma ipsius testatoris juxit et voluit quod ven-
dantur per fidecommissarios et pretium detur pro anima sua. Item juxit
et voluit de administratione quam Angiolillus Cicchuri fecit de bonis
ipsius testatoris stetur dieto et declaratione ipsius Angiolilli. Item re-
liquid Francische sue filie et Lucie Loli et Ciecho suo nepoti carnali
vinum sedentem (sic) in quodam carrato, vij salmis vel circa. Item reliquid
dicte Francische sue filie ij carratos capacitatis vj salmarum pro quolibet
Item reliquid dare cibum et panem centum pauperibus pro anima sua.
Item voluit quod vinum residuum quod modo ‘est in domo sua distri-
buatur inter loca fratrum et monialium de Fulgineo. In aliis suis bonis
mobilibus et immobilibus et circa hospitale fiendum in domibus suis per
reetorem vel gubernatorem aut priorem Sanete Marie de Scalis de Senis,
pro dieto hospitale fiendo, sibi heredem universalem fecit instituit et
reliquid ... voluit et mandavit quod omnia ipsa bona sint et esse debeant
dieti hospitalis fiendi et quod bona ipsius hereditatis, nullo modo possit
per aliquam personam vendere seu modo aliquo obligare et si secus
fieret quod dictum hospitale cadate jure suo et ipsam hereditatem ven-
datur et distribuatur per fideicommissarios suos pro anima sua. Et ad
predieta omnia et singula relicta et legata, danda et solvenda domp
Bernardum Angiolilli, Petrutium Rodulfi, Angiolillum Ciechuri, domi-
num Franciseum Bartutii, Iohannis et priorem qui pro tempore fiunt
fraternitatis Sancte Marie et Saneti Dominici in solidum suos fides-
jussores fecit et reliquid: quibus et cuilibet. ipsorum dedit licentiam et
liberam potestatem de bonis suis vendendi, alienandi etc. sine requi-

sitione alicujus curie contradicendi alicujus persone et absque aliquibus

subastatione facienda ete. Item juxit et voluit. quod expensis ipsius te-
statoris notificetur factori seu priori hospitalis Sancte Marie de Scalis,
predietum testamentum qualiter sic factum pro dicto hospitale infra
octo dies proxime venturos a die mortis. Et hoc esse voluit esse, cas-
sando eec.

Actum Fulgineo in domo ipsius testatoris, presentibus fratre Ia-
countio Ciechuri fratre Iacobo Ioczuri di Fulgineo, fratre Petro Cipta-
dini de Aqua pagana, et fratre Petro Cote de Fulgineo de ordine fratrum
minorum, Marrosco Salvutii, Vangorenzo Cole Salvutii de Contrastangha
et Vangnolo Pauli magistri Iacobi de Platea Veteri testibus.

Et ego Hermanus Bartholi Venturelle de Fulgineo imperiali aucto-
ritate, notarius et judex ordinarius prout vidi, legi et inveni dictum

testamentum in dicto quaterno seu libro, ita hie de verbo ad verbum

nil addens vel diminuens fraudulenter vel quo ipsius tenor possit ali-
quatenus vitiari nisi forte punctum vel silabam positam ignoranter tran-
scripsi et exemplavi et in publicam formam redegi: et de mandato et
auctoritate sapientis viri domini Helie magistri Thoms de Visso, judice
et assessore nobilis et potentes viri Ugolini Petrutii ... comitis de Mon-
temarta, honorabilis potestatis civitatis Fulginei ad bancum signi leonis

Comunis Fulginei: qui suam et Comunis Fulginei judex auctoritatem

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123

SIENA E FOLIGNO

interposuit et ... Que quidem auctoritas interposita fuit per ipsum. do-
minum Heliam judicem in palatio comunis predicti et ipso pro tribu-
nali sedente in dicto palatio ad bancum mallefitiorum, sub anno domini
a nativitate ejusdem millesimo trecentesimo quadragesimo nono, indic-
E tione secunda, tempore domini Clementis pape sexti, die septima mensis
E. Augusti, presentibus domino Bartholo Roscioli judice, ser Antonio ma-
. gistri Riezardi notario, cum quo ascultavi et ser Iacobo Vannis notario
Di de Fulgineo, testibus ad hec vocatis et rogatis (1).

Che fine fece questa istituzione di beneficenza? Accettò
il non lieve incarico l Ospedale senese? Lo ignoro, poichè
tali risposte non possono darsi se non da chi conosce bene
la storia di quell'insigne istituto. Gli storici di Foligno, che
ricordano la fondazione di tanti altri piccoli ospedali, o più
antichi o posteriori a questo del 1348, di questo Ospedale di
È Ser Rodolfo non fanno parola, nè forse se ne conoscerebbe
| . oggi alcun ricordo, se a Siena, nell'Archivio di S. Maria della
E Scala, non si trovasse copia di questo testamento. Certo,
morto Ser Rodolfo, si trovò doveroso mandare colà la co-
pia del testamento stesso; ma probabilmente i Rettori di
quell'Ospedale si saranno guardati bene dall’ accettare una
generosità che poteva anche essere insufficiente allo scopo.
Onde non è audacia il congetturare che allora non si fece
nulla di nulla. Ma riflettendo che l'antico e più importante
ospedale di Foligno, quello di S. Giovanni Battista, che oggi
sta nel Rione delle Poelle, fino al 1860 circa stava dove sono
oggi gli uffici postali, ecc., cioè era edificato nello stesso rione
di Contrastanga, dove erano le case che il pio Ser Rodolfo
aveva deliberato di trasformare nello scopo cristiano sud-
detto, è facile congetturare che la sua pia disposizione debba
essere stata la prima origine dell'odierno ospedale, la cui
d origine é poco nota, ma. che forse rimonta al 1348.

(1) R.. Archivio di Stato di Siena. — Spedale S. Maria della Scala. Diplomatico,
ad an.
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M. FALOCI PULIGNANI

TEE

Il B. Tommasuccio a Siena.
(1310?) -

Il B. Tommasuccio, terziario francescano dell Umbria,
morto nell’anno 1377 a Foligno, dove in S. Agostino si
conserva il suo corpo, fu un uomo di virtù, che ebbe nel
popolo molto grido di profeta, sicchè anche oggi sono popo-
lari le sue. profetiche poesie, divulgate da molti codici e da
molte stampe (1). S. Antonino Arcivescovo di Firenze scrisse di
lui che « prophetiam. ... in scriptis dimisit ... in rithmis vulga-
ribus ; in qua satis aperte prophetavit eccidia plurimarum. civi-
tatum Italiae, quae omnia reperiuntur impleta diversis tempo-
ribus » (2). Egli si occupò molto anche delle città di Toscana,
onde una vecchia stampa del 1510, della quale ci varremo
assai, lo chiama « propheta da Dio del terz'ordine de sancto Fran-
cisco in. toscana in el MCCC » (3); i Pisani poi, tra i quali egli
si recò, ne fecero dipingere l’effigie nel loro Camposanto (4).

Il beato Tommasuccio fu ‘a’ Siena, ed ivi. fece cose
mirabili, e a voce e in rima predisse la ruina dei cit-
tadini come effetto delle loro discordie, suscitando tanta
ammirazione, che per un pezzo si parlò di lui. Esiste nella.
biblioteca comunale di Siena un codice delle sue profezie,
che è del secolo XV (5), e nel quale, un brano di queste
profezie, con una nota marginale, « Sena » dichiarasi che
si riferisce a Siena. Ecco questo brano ridotto a forma cor-
retta:

(1) Vedi il mio Saggio bibliografico sulle Profezie del B. Foligno, 1885.
(2) Chronicorum III pars; tit. XXIII, cap. X, S 5. Lione, 1587, p. 685.
(3) È quello indicato dall'HaIN, Repert. Bibliograpn., II, 1, pag. 351, n. 9999.

(4) BARZOTTI S., IL Beato Giovanni Cini Confessore Pisano Soldato ed Eremita.

Quaracchi, 1906, p. 72, in nota. x

(5) Biblioteca Comunale. Cod. I, VIII, 20. Fu descritto dall'Ab. De Angelis nella
sua; edizione dei Capitoli dei disciplinati della. Ven. Compagnia della Madonna
sotto le volte ecc, Siena, 1818, p. 214-25.
SIENA E FOLIGNO

La lupa che in due fascie |
li due fanciulli adpoppa
farà nova voluppa
e intrerà in brigata.

Poi gli.sarà ricordata
la trionfale vittoria
che fa triste memoria
nel core de ongni homo.

Et dirà: nui vencemmo,

Et tal cosa faciemmo,
che poi al punto estremo
sarà el leone deserto (1)

Per quanto questi versi profetici o storici siano oscuri,
non è forse difficile intuire che il poeta allude alla parte
che nel 1368 prese Siena alla lega contro i Visconti, ed agli
"avvenimenti che la accompagnarono (2)

Ma venendo a fatti più concreti, il Iacobilli (3) LA
moni (4) ed altri, hanno diffusamente raccontato ciò che il
Beato fece o disse in Siena verso quella metà del secolo XV.
Ma essi sono tutti scrittori recenti, ed è meglio attingere
notizie a fonti più antiche.

‘Il Beato ebbe per suo discepolo un Giusto della Rosa
da Firenze, chè ne scrisse la vita, per fortuna arrivata fino
a noi. Da essa togliamo alcuni brani che si riferiscono a
Siena, e che, per la contemporaneità del biografo, meritano
tutta la fede. Sono undici capitoletti, scritti elegantemente

(1) Vedi la mia edizione: Le Profezie del Bealo Tomasuccio ecc. Foligno, 1885,
p. 99,100, estratto dalla Miscellanea Francescana. Foligno, 1885, vol. I, p. 176.

(2) SANESI G., Siena nella lega contro i Visconti. Nel Bollettino senese di storia
patria. Siena, 1894, vol. I, p. 232 e seg.

(3) Vita del Beato Tomaso detto Tomasuccio del Terz’ Ordine di S. Francesco,

ecc. Foligno, 1644, p. 32-34.
(4) Il Profeta del secolo XIV. Assisi, 1877, p. 123-141. Superfluo ricordare qui gli

scrittori francescani De Gubernatis, Waddingo ecc.

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126 M. FALOCI PULIGNANI

ed ingenuamente, i quali ci riportano alla vita vissuta in Siena
fra il 1350 e il 1370. E ci compariscono innanzi i trattati
segreti con i Visconti di Milano, e le colpe di Enrico dei
Tolomei, e la casa dei Salimbeni, ed altri usi e costumi di

‘quei tempi e di quelle persone. Piacerà conoscere questi a-

neddoti secondo la stampa vicentina di Maîstro Rigo da

| suncto Urso, la quale è una stampa più rara-di un codice (1).

Como lo beato Tomasuzio ando a Sena a predicare. et prophetizoli che la
nocte perderebeno le fructe. i

E. poi si parti da Rezo el beato propheta et ando a la cita de Sena
a predicare la fede e le trlbulatione et le guerre che uerebono sopra
di quella citade de Sena se elli non lassessono li loro peccati et tor-
nasseno a penitentia. Et li senesi se feceveno beffe di lui et dicevano:

tu sei uno pazo et quello che tu dice non è vero. Et lo beato Tomasuzio

disse a loro: io ve dico in verita che ne lo vostro contado si caderà in
questa nocte la pruina, et le fructe si se perdirano per fredo : et questo
era di magio: et cadete una pruina la quale guastò ogni fructo como
disse el beato Tomasuzio. Et li senexi molto se maravegliono, et dice-
vano: costui è propheta: et pur li maligni homeni non cessavano de
lui mormorare, et andorno accusare el beato Tomasuzio a lo Inquisitore
de li frati menori, el quale si lo misse in presone, et feli fare de molte
ingiurie: et uno frate gioveno et superbo lo zito in terra roversone, et.
poi li saltò a pedi azonti in su el pecto, et fecelo crepare del pecto. Et
uno frate vecchio confortava el beato Tomasuzio, et li diceva: porta
in pace queste fatiche, cho cossì se guadagna lo paradiso: et molte
altre pene e tormenti recevete el beato Tomasuzio in Siena, el quale
non te dico al presente.

Como lo beato Tomasuzio fo accusato da lo Inquisitore da li maligni
homini.

Essendo molto affatigato el beato Tomasuzio per le beffe e per le
cosse che ello aveva auto da li frati, et 1’ Inquisitore gli aveva facto,
che apena se podea sostenere drito, et pregava Idio che gli desse pa-
tientia et che li perdonasse a lo Inquisitore et ali frati, che lo avevano

(I) Vedi la descrizione di questo libro, che non ha titolo, nel FACCIOLI, Cata-
logo ragionato dei libri stampati in Vicenza. Vicenza, 1796, P. 95, e nel mio Saggio
bibliografico sulle Profezie del B. Tomasuccio. Foligno, 1884, p. 18.
127:

SIENA E FOLIGNO

marturizato: però che foreno chrei (sic) per li loro peccati et grande
parte dé la nocte stete in oratione a pregare Idio.

! 2e n

Como l’ Angelo aparse al beato Tomasuzio per confortarlo in su le sue

E tribulatione. j
E. | 1
E. Et quando vene in su la meza nocte, gli aparve l angelo de Dio

a confortarlo, et disse : Tomasuzio, date pace et queste tue fatiche, che
io ti dico che la vergine Maria auto da Dio gratia per te, che questa
tua pena non ti sarà tanta faticha: ora mai ti conforta Tomasusio.

Como lo beato Tomasuzio fece molti miraculi in Sena.

Et anche fece certi miraculi in Sena li quali contaremo. El fo uno
giovene de la cita di Groseto di marema, che aveva lo male di sancto
Lazaro cioe la lebra nel viso, et vene in Sena a recomandarsi al beato:
Tomasuzio che pregasse Idio per lui. Disse Tomasuzio: come ai tu nome;
ello resposse: e io o nome Bartolomeo: disse el beato Tomasuzio: vo
i tu stare cum mi sel te piace? Resposse volentieri: e Tomasuzio : ai tu
[ dinari, o alchuna altra roba, o richeza : disse Bartolomeo: eo bene certe EH LM
cosse: disse Tomasuzio, io vollio che tu le die per lo amore de Dio ogni n ial
tuo proprio, si che tu sei povero. Risposse Bartolomeo: a chi voleti che SHE LM
io li dia? disse Tomasuzio: voglio che tu le dagi al hospitale della mi-
sericordia de Sena. Et cosi fece, e poi si fece fraticello et compagno
del beato Tomasuzio, et prego idio per lui devotamente, et Bartolomeo
se atrovo guarito della sua infirmità, et fo molto contento: et cossi stete
cumlo beato Tomasuzio sei anni per suo compagno, et poi se parti et
ando a Roma contro la volontade del beato Tomasuzio, et foi molto
dolente della sna partita, e Dio lo rimandó addosso la lebra nelo viso,
come soleva avere, per che Idio ebbe molto per male de lui che se parti : i
contra la volunta del beato Tomasuzio, che prima Dio l aveva guarito i
j de quella lebra, et stette sei anni cum lo beato Tomasuzio guarito et
È; liberato, et cossi ave Idio per male chel se partì dali santi homeni in
- eontro la loro volontà.

Yd ed een ei min n Pea Prato de M c È st ti ri
fre us Ip —Ó ems cd mm Ari lozione mi vetro te e nt o SR RR hd s P am

Como lo beato Tomasuzio porto una palata de focho inschosso.

Alora fe el beato Tomasuzio uno miraculo che ello si ando a uno |
fornaro in Sena, et disse: dame una pallata de brassa. Et lo fornaro li n |

i disse in che luoco la voleva metere. Disse el beato Tomasuzio : mettila i |
| qni ne lo mio mantello. Disse el fornaro: el te ardera lo mantello. Ri- Ni È
AR sposse Tomasuzio: non fare nulla. Et alora lo fornaro piglio una pal- i

lata de brassa et tolela i el gremio. Et lo beato Tomasuziosi andó in
su el campo de Sena e ricosse uno poco di spazatura e fece foco, et lo
fornaro era tuttavia cum lui, e vedando che lo foco non avea arso pure
uno pello de lo mantello, si se maraveglio molto. Et tutozo che questo
128 M. FALOCI PULIGNANI

fornaro possedeva el dede per amore de Dio a poveri, et fecessi com-
pagno del beato Tomasuzio, et fo poi uno sancto homo, et bono servo
de Dio per questo miracùlo che lui vete, per che lo foco non li arso lo
mantello.

Como lo beato tomasuzio porto lo foco i bocca in la cita de Sena. i

Anche fece uno altro miraculo lo beato Tomasuzio in Sena, che
lui ande a una botega di spitiaria, et poi se fece dare una libra de can-
dele minute, e poi le accesse così accesse se le misse in bocha et por-
tole in bocha non li arseno la bocha, et portole per tutto lo campo de
Sena. Et de questo miraculo se maravelino tutti li cittadini de Sena
perche lo focho de quelle candelle non le arse la bocha, et porto (sic)
vedando loro che non li aveva fatto male veruno, et ogni homo diceva

. costui è saneto propheta, et si lo adoravano per sancto.

Come el beato tomasuzio fece uno miraculo de uno ovo. È

Uno altro miraculo fece in Sena, che fo uno soldato che aveva
piene le mane de ove, che lo aveva comperate. E lo beato Tomasuzio
si riprendeva questo soldato, ebe voleva mangiare le ove de quaresima,
et anche lo reprendeva de molti peccati: e questo soldato se adirò cum 1
lui, e piglio uno ovo et cum esso li de’ suso el capo, et lo ovo tutto
se deffece. Et lo beato Tomasuzio lo ricolse, et signolo et benedixelo,

et poi lo rendea a quello soldato, et quello soldato molto se meravilio E
et disse: Tomassuzio perdonatime: et lo soldato andosse per li fatti
suoi. SER

«Como lo beato tomassuzio predisse a lo capitanio che XV dì li sarebbe 3
mozato il capo.

ie Ancora fo uno capitanio de Sena, el quale era di Lombardia, che
i trattava de tradire Sena, et darla a miser Bernabo, et lo beato Toma-
suzio si ando a lui, et si lo represe de quelo male che lo trattava de

fare. Et questo capitanio se adiro, et fecelo cazare fuora del palazo,

et fecele dare de le pugne da uno suo regazo. Et lo beato Tomasuzio

li disse: io te dico capitani, che inanzi che vargi (sc) quindeci di, el te

sera mozato el capo, et non tornerai più in Lombardia. Et cossi fo, per-

che se discoperse lo tractato, et lo suo tradimento che el voleva fare

EC et dare Sena a miser Barnabo, et cossi fo facto, chel fo prexo a furore
Mi uer de populo, et fogli mozato el capo, si che el beato Temasuzio profetizó

el vero, che non passono li quindici di che li fo mozato el capo. 1
Como lo beato tomasuzio represe uno gentil homo et puoi lo convertì.
s Et ancora fo un gentil homo de li Tolomei de Sena, el quale a- :

veva nome miser Rigo, et lo beato Tomasuzio lo reprendeva de li suoi

eiut MMPUR MB ia. Te Mei a m A se: N

SIENA E FOLIGNO 129

‘peccati. Et questo gentil homo se faceva beffe de lui: el beato Toma-

suzio li disse: se io te dico tutti li tuoi peccati, li vuoi tu lassare et
non farli più? Disse miser Rigo: si volio se tu me li dì tutti. ‘Allora
el beato Tomasuzio se fece da uno lato, et tutti li suoi peccati li disse
tuti, a uuo a-uno, li secreti et li palexe, et ancora quelli del core. A-
lora misere Arigo comenzo a lacrimare, et gittosse ali pedi del beato

" Tomasuzio, et disse: Dime servo de Dio quello che tu vuoi che faza.

Disse lo beato Tomasuzio: da zo che tu possedi per lo amore de Dio
ai poveri e fate servo de Dio. Et miser Rigo disse: cossi volio fare.
Et dede per Dio ogni cossa che .. et ogni richexa, et poi se fece frate
et compagno del beato Tomasuzio: et lui si lo dede per compagno a
quel fornaro, che li diede la brascha in lo mantello. Et li stetono cun
lui uuo anno ala sua obedientia partirono da lui e andoreno ne
le alpe de protomagna, et li ferono uno loco de sancto Antonio, et li
steteno a fare penitentia in fino ala morte loro, et poi rendono l'anima
a Dio.

Como el beato Tomasuzio sepe respondere a uno che li interrogava de sette
lengue.

Ancora fu uno gienthilomo de Salinbene, che diceva che aveva
uno suo donzello che sapeva favellare de sette lenguazi. Et quello gien-

«til homo invitò lo beato Tomasuzio a desnare cum lui una mattina. Et:

lo beato Tomasuzio li andò, et quando elli ebbeno disenato, disse que-
sto gietil homo a questo suo donzello: Sapi da Tomasuzio se lui in-
tende de questi tuoi lenguaggi. Et disse el donzelo: Sai tu altro liguazo
che del tuo? Et Tomasnzio disse de no. Ma dime de quale lingua tu
vuoi, che io ti respondero in mia lingua, se io saporò. In prima lo
donzello incominciò a interrogare e dice che vole dire marse. Rispose
el voie dire Idio. Che vuol dire miscie. Risposse, vene a dire sole. Che
vole dire lemitet, esso risposse vene a dire pane. Che vole dire crue-

cho, ello risposse vino. Che vole dire nevidam, ello risposse vene a dire .

la luna. Che vole dire chalucha, ello risposse vole dire la stolla. Che
vole dire ista filia, ello risposse vene a dire uva de vite. Che vole dire
isachie salamen, ello risposse buon di e buon anno. Che vole dire urgia-

mere: ello risposse vole dire vergine Maria. Che vole dire bratu, vole

dire frate. Che vole dire istartaibu, ello risposse vole dire cativo. Che
vole dire iurgano, ello risposse vole dire fabro. Che vole. dire zuere,
ello risposse vole dire aldot. Che vole dire chotte morgano, ello risposse
vole dire buon di. Che vole dire morg. hegottene, vuol dire bon die
bon anno. Che vole dire zucha maga, ello risposse, luxuria de femina
et de homo insieme. Che vole dire gof....ello risposse vole dire fratello.
Che vuol dire unfrava: ello risposse-vuol dire vergine Dona. Che vole
dire broteve. Risposse vole dire pane. Che vuol dire boboram, vole dire
fede. Che vole dire marviagie, risposse vole dire anima mia. Che vole

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M. FALOCI PULIGNANI

dire afria, ferita del coltello. Che volo dise bilanzato, volo dire impic-
eato. Che vole dire gamini, vole dire nome de demonio. Che vole dire
gaena vole dire gallina. Che vole dire adonai. Risposse Deo donatore.
Che vole dire osana in celo, Dio salvati e fai salvo. Et cossi intese
tutte le sette lengue. Disse quello donzello al suo segnore, se questo
Tomasuzio non fosse sancto non seria mai che avesse inteso veruna di
queste lingue, che non trovo mai veruno che le abia inteso como a

facto costui, veramente costui si a in lui lo spirito sancto. ;
xs

Como lo beato tomasuzio prego Dio per tuta la christianità.

Et anche essendo lo beato Tomasuzio in Sena a pregare Dio che
perdonasse a tutti li peccatori di Talia et de Toschana et specialmente
a tutti quelli de Sena, et non mandasse sopra loro la sua ira, et di-
ceva, non po essere che in questa Cità non sia de boni: diceva: o Dio
signor mio, che peccato fano costoro che tu li vuoi mandare dosso la
tua ira et tante discipline e tribulatione? o signor mio Idio io te prego
che tu te move per la tua pieta, a misericordia sopra questa cita, et non
la volere per la tua bonta disfare o benigno Signore de cotante guerre
et tribulatione et angustie, et de questo benigno Idio ti prego per loro.
Alora gli apparve Idio et disse: o Tomasuzio mio, molto ti sei affati-
gato questa nocte a pregare per li peccatori et Taliani e Senesi, che
li volia perdonare i loro peecati, et anche me pregato che vuoi sapere
che peccato anno-facto. Io voglio che te siano manifesti li loro peccati.
Et sapi che io o sufferto la puzza deli peccatori de Talia ani duecento
e più, cheno se sono voluto pentire de li loro peccati, ne averne dolore
veruno, et fazote a sapere che questi Senexi e tutta Italia sono involuti in
tutti li peccati de luxuria, et specialmente sono fati fratelli de Sedomia et
Gomora, et de simile profundamento sono degni per si, che non me biso-
gna più pregare per loro se non se astengono di loro peccati. O Tomasu-
zio, intendime e poi dispartite. Et Tomasuzio si rimosse, lacrimando,
vedendo che non. poteva rimovere Idio de la sua ira, et la gente non se
volevano pentire de loro peccati nè li loro cativi modi ne male usanze (1).

IV. y
Cittadini di Foligno che ebbero cariche in Siena.
(1309-1529)

Quello che segue é un saggio, tutt'altro che completo, e
non è continuato fino a noi. Esso però, messo in rapporto con
l'elenco dei cittadini di Siena che ebbero delle magistrature

(1) Ho riprodotto testualmente la stampa, nella quale sono molte parole di dia-
letto veneto.

ee V stat. rl i i Mate ^ nene "m^ Juv M cdm


SIENA E FOLIGNO 131

in Foligno, e che a questo fa seguito, dimostra le buone re-
lazioni fra le due città, e la corrente di simpatia che le
teneva unite.

Dei magistrati di Siena compiló tre minuti cataloghi
nella prima metà del sec. XVIII il Bichi, sacerdote senese,
i cui grossi volumi sono, in quell'Archivio di Stato (1). Uno
ha il titolo: Catalogo dei nomi cognomi e patrie delle persone
forestiere state in officio in Siena; un altro ha per titolo: Ca-
pitani del Popolo di Siena dal 1250 al 13855; un terzo: Cata-
logo degli Auditori e Giudici di Rota di Siena. Da essi ho
tratto, per ordine cronologico, i nomi che seguono, salvo in-
dicazioni di altre fonti, che accenno ai loro luoghi.

‘1809. — Berardo o Broccardo di M. Stelluto Stelluti Capi-

tano del Popolo di Siena (2). Nel-1307 era stato Capitano
del Popolo di Firenze.
1319. — Messer Filippo da Fuligno potestà di Siena (3).
1313. —- M. Sommeo di M. Filippo da Foligno Sindaco Mag-
giore di Siena. ;
1313. — Monaldo di Gentiluzio Bichi da Serrone da Folign
Capitano del Popolo di Siena.
1316. — M, Ermanno da Foligno Capitano del Popolo di Siena.

1899. — Albertus d. Pauli de Albertinis de Fulgineo, Capi-

tano del Popolo di Siena (4).
1332. — JD. Vivienus d. Hermanni de Guidonibus de Fulgineo
Capitano del Popolo di Siena (5).

1332. — M. Simone di M. Niccolaio da Foligno Sindaco

Maggiore di Siena.

(1) Archivio di Stato di Siena, A. 111, 110. 183, 134, 135.

(2) Da un mio ms. del sec. XVIII, intitolato Uomini illustri di” Foligno, com-
posto da Decio degli, Onofri di Foligno, il quale scrive averne tratto il ricordo: Ex
libr. Regest. Magistr. Reipubl. Flor. lib, 1 et ex Carolo Strozio, de Magistratibus
Florentiae. Nel citato Catalogo pei Nomi e Cognomi e Patrie ecc. stati in officio
in Siena del Bichi figura un altro al 1309.

(3) Croniche Senesi, nel MURATORI, Rer. Ital. Script. XV, 48.

(4) Inventario del R. Archivio di Stato in Siena. Parte Seconda. Siena, 1915,
p. 83, n
(5) Ibidem, p. 44.

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132 M. FALOCI PULIGNANI

1334. — M. Andrea di Filippo da Foligno Conte di' Pasano
Podestà di Siena.

1336. — Uffreduccius d. Hermanni de Guidoni de Fulgineo
Capitano del Popolo di Siena (1).

1337. — Il medesimo Podestà di Siena.

1340. — M. Francesco di Pietro da Foligno Giudice e As-
sessore in Siena.

1340. — Pucciarello di aconneno da Foligno Capitano de
Quatrini in Siena.

1341. — Corrado di Nallo Trinci Capitano del Popolo e di
cento famiglie sopra la buona custodia della città di
Siena (2).

1344-45. — M. Vivienus de Guidonibus di Ermanno da Foli-

gno Capitano del Popolo di Siena.

1344-45. — M. Bartolo di M. Lodoligi da Foligno Sindaco
Maggiore di Siena. ,

1393. — M. Angelo di M. Stefano-da Foligno Assessore del
Podestà. di Siena.

1428. — Dott. M. Taddeo da Foligno Giudice dei Pupilli in
Siena.

1436. — M. Francesco degli Elmi Podestà di Siena,

1446. — M. Nanni di Torello da Foligno Giudice dei Pupilli
in Siena.

1456. — D. Albertinus de Albertinis de Fulgineo Podestà di
Siena (3). Nel 1462 fu Capitano di Giustizia del popolo
di Firenze.

1456-59. — M. Francesco Giustini da Foligno Capitano, ne
cutore di Giustizia, Giudice degli Appelli e Sindaco Mag-
giore di Siena.

1461. — D. Ioannes Sensinus de Elmis de Fulgineo, Podestà

(1) Biblîoteca Comunale di Siena. Cod. C. IV. 6, p. 225.

(2) DoRIO D., Historia della Famiglia Trinci. Foligno 1638, p. 154. 1l Dorio dice
di lui che « fu Capitano de Quattrini, e di cento famiglie sopra la buona custodia
della città di Siena ».

(3) Inventario ecc., p. 76, 79, 80. — DEGLI ONOFRI, M. S. cit. p. 51

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pilafata Trax

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SIENA E FOLIGNO 133

di Siena. Nel 1453 era stato Podestà di Fermo, poi nel
1454 Podestà di Viterbo, nel 1456 Capitano del Popolo
di Firenze, e nel 1461 Podestà di Norcia (1).

1466.69. — M. Cipriano di Antonio (?) de Giustini da Foligno

Capitano del Popolo, Esecutore di Giustizia, Giudice di
appello e Sindaco Maggiore di Siena.
1469. — M. Girolamo Baldoli da Foligno Assessore in Siena.

1471-72. — M. Onotrio de Aptis da Foligno Capitano del Po- :

polo in Siena. .

1485. — D. Ciprianus de Antoninis Podestà di Siena. Nel
1471 era stato Capitano del Popolo in Firenze, nel 1479
Podestà a Fabriano, nel 1480 Podestà in Fermo, nel 1481
Capitano di giustizia del Popolo in Perugia, nel 1483 Po-
destà in Norcia (2).

1515. — M. Matteo di Gio. Barnabei Giudice Ordinario in
Siena.

1526. — M. Marcus de Barnabeis Podestà (3) Luogotenente
‘e Giudice delle Riformagioni in Siena.

1527-28. — Il medesimo, Giudice di Rota in Siena.
1529. — M. Onofrio da Foligno Giudice. delle Riformagioni

in Siena.
V.

Magistrati senesi a Foligno.
(1307-1556)

Abbiamo un elenco completo dei Governatori e dei Po-
destà di Foligno, sino al 1646, composto da L. Iacobilli ed
intitolato così: Discorso della città di Foligno. Cronologia di

(1) Inventario, p. 80. — DEGLI ONOFRI, M. S. cit., p. 51.
(2) Ibidem, p. 86. — Ibidem, p. 53.
(3) Ibidem, p. 88.

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134 M. FALOCI PULIGNANI

B | Vescovi, Governatori e Podestà, ch" hanno vetta essa Città (1), ecc.

i Da esso togliamo i nomi che seguono.

| Id 1307. — M. Gabriele Piccolomini da Siena Podestà di Fo-

|l » ligno.

(NI 1309. — M. Uguccio Arnaldini da Siena Podestà di Foligno.

1528. — M. Giovanni Paparoni da Siena Podestà di Foligno.

1529. — Filippo Forteguerri da Siena Podestà di Foligno.

1338. — Nicolò di M. Guglielmo da Siena Podestà di Foligno.

È | il 1366. — Angelino Salimbene da Siena Podestà di Foligno,

| | 1445. — M. Giano Orlandi da Siena Podestà di Foligno. !

BIS 1441. — M. Giacomo Tolomei Podestà di Foligno.

di | 1452. — M. Bartolomeo Salimbeni Podestà di Foligno.

9 | d | . 1453. — M. Bartolomeo Benassai Podestà di Foligno.

| Edel 1459. — Il Conte Giacomo Tolomei da Siena Governatore di
Foligno. :

| a | | | 1460. — M. Nanni Piccolomini Potestà di Foligno. *

EIE BE SM 1461. — M. Achille Petrucci Podestà di Foligno. |

i 1462. — M. Pacino Pacini Podestà di Foligno.

1464. —- M. Bartolomeo di- Agostino Bettini Podestà di Fo-

| ligno.

BM d | 1411. — M. Gio. Tommaso Piccolomini Podestà di Foligno. !
d | Questi era stato eletto due anni innanzi, e gli atti del
li | | Comune ci indicano come veniva partecipata l'elezione,
Si e le formalità burocratiche di essa. Dalle Riformanze del
1468, al foglio 186, sotto la data del 25 aprile si legge
questo ricordo: « Rediit Laurentius de Castello caballarius
Comunitatis a Senes, qui portaverat electionem Io: de piccho-
| lominibus de Senis de mandato dominorum Priorum die 19
praesentis. mensis, în forma, cum forma capitulorum ipsius
electionis prout est scriptum in libro hoc ad cartas 15, 16
È | et 17 de verbo ad verbum, et ipse Io illam gratios se acce- P
I ji E ptavit, prout constat ex literis suis quae sunt in filza litera-

rum praesentis anni sub data Senis, XXIII aprilis 1468 ».

Me | matti Lig

(1) Foligno Alterij 1646.
i E pecora

SIENA E FOLIGNO E 135

1485. — M. Achille Petrucci da Siena Podestà di Foligno (1).

1487. — M. Guidantonio Boninsegna da Siena Podestà e luo-
gotenente in Foligno per il Cardinale Legato dell' Umbria.

1493. — M. Giovanni Bichio da Siena Podestà di Foligno.

1510. — M. Lorenzo Boccafresca da Siena Podestà di Foligno.

1533. — Benvenuto Pecci da Siena Governatore di Foligno.

1553. — M. Biagio Casuelano da Casali di Siena Podestà di
Foligno. (RSA

1554. — M. Leonardo Colombini da Siena Governatore di
Foligno.

1556. — M. Pamfilio Colombini da Siena Podestà di Foli-
gno (2).

VI.

S. Caterina da Siena e i Trinci.
(1876-1377)

Sommario. — I. Trinci e le loro parentele — 2. Loro rapporti con i fioren-
tini — 8. S. Caterina li esorta alla fedeltà — 4. Sua lettera ai fratelli
Trinci — 5. Sommossa contro i Trinci e loro eccidio — 6. Lettera
di S. Caterina alla vedova Trinci — 7. La restaurazione dei Trinci.

|.

La ricca e potente famiglia dei Trinci di Foligno nel se-
colo XIV e XV si era imparentata con parecchie delle più
illustri famiglie di Italia, e Durante Dorio che le annovera,

(1) Questo Achille Petrucci era stato Podestà di Foligno anche nel 1461, e nel
1484 si trovava esser dai suoi relegato in Foligno, ove da molti cittadini rispettabili
godeva molta stima, e però ricordandosi come altra volta avea esercito quell’ufficio

con molta lode « laudatissimus in ipso officio », nell'adunanza dell’ 8 febbraio, con .

38 voti favorevoli, fu eletto per Podestà, malgrado 18 voti contrari. Egli é chiamato
« insignem equitum dominum Achillem. Petruttum senensem hic relegatum +». (Ri-
"formanze, ad an. fol. 99).

(2) Dall'Archivio Comunale di Foligno potrebbero rilevarsi i nomi di tutti i
Senesi, che tennero delle magistrature in Foligno dal 1646, cioé dopo il Discorso
del Iacobilli, in poi. Confesso non aver avuto tempo per istituire sì lunga ricerca.

be" — etes itr rr am

Pur audi oem. cera RS". un Das da

T 136 M. FALOCI PULIGNANI

B | ricorda i Baglioni, i Fortebraeci, i Ranieri ed altri di Peru-
RI | gia, i Caetani, i Colonna, i Caffarelli, gli Orsini, i Savelli di
| pitti Roma, gli Estensi di Ferrara, i Montefeltro di Urbino, i Ran-
Li | goni di Modena, i Varano di Camerino, i Tomacelli di Na-
LOI n poli, gli Sforza, i Visconti di Milano, ecc. (1). Ma quell'elenco
è incompleto. Recentemente il sig. Eugenio Lazzareschi ha
rivelato che nel XIV secolo i Trinci contrassero parentela
anche con i Salimbeni di Siena, i quali erano forse allora i
più potenti signori di quella città. E verso la metà di quel
secolo, Giovanni Salimbeni, il più celebre di questa fami.
glia, prese in moglie Bianchina Trinci, la quale fuit soror

dominorum de Fulgineo de Trincis (2): e nel 1373, Elisabetta,
una delle figliuole nata da queste nozze, sposò Paolo Trinci
| di Foligno (3). Forse fu per effetto di questo parentado che nel
MH d 1866 Ugolino Trinci signore di Foligno elesse Podestà di
jn questa città Agnolino Salimbene, fratello di Elisabetta (4). |

Senesi e Folignati di così nobili famiglie servirono ad
aumentare le relazioni e i rapporti fra le due Città, onde
vediamo che circa quelli anni S. Caterina da Siena, amica
dei Salimbeni, era divenuta per questo mezzo amica dei
Trinci. La Santa scrisse ad essi due lettere, che sono monu-
| menti di alto valore spirituale, storico, letterario, e meritano,
prima di essere riferite, che vengano precedute da un cenno
delle singolari circostanze in mezzo alle quali furono dettate.

2.

€— — HB

E noto come la Santa assai si adoperasse e per l'onore
| del Pontificato Romano, e per la pace d'Italia, e per man-
| : -. . tenere in fede al partito della Chiesa, le Città e i Principi

ANE | —————

Ii | (1) DoRIO D., Storia della famiglia Trinci ecc., p. 281.
lì | IE (2) LAZZARESCHI E., S. Caterina da Siena in Valdorcia. Firenze, 1915, p. 9, 79-
| 80.
d (3) Ibidem, p. 13.
Il T Wi (4) DoRIO, Op. cit., p. 180.
SIENA E FOLIGNO 197

italiani (1). Tra questi non erano degli ultimi i Trinci, i quali
avendo ottenuto dal Papa, come Vicarii suoi, la signoria
di Foligno, naturalmente appartenevano al partito guelfo:
e sebbene fossero molto desiderosi di dilatare i confini del
loro piccolo principato, e sebbene non una volta sola aves-
sero tentato di rendersi indipendenti affatto dai Pontefici,
trovarono sempre un argine ai loro desideri, per un lato dal
potente Comune Guelfo di Perugia, per un altro lato dal Du-
cato Papale di Spoleto. Siamo al 1376, e tutta l' Italia è sos-
sopra, e il Comune di Firenze si mette a capo per promuo-

vere una lega delle Città per ribellarsi al Papa. Il grido”

dei fiorentini era Libertà: il grido degli altri era Chie-
sa (2). I Trinci si trovavano tra queste due correnti, e
Trincia Trinci, che reggeva la Città, era incitato continua-
mente da Firenze a sottrarsi al Papa. Il 3 di marzo i fiorentini
lo pregarono ad entrar nella lega, e a non unirsi con i
fautori della tirannide « Indoss? » gli scrivevano « indosst
la veste gloriosa di liberatore d’Italia » (3). Ed insistendo, il
17 aprile tornavano a scrivergli, dicendosi meravigliati dei
suoi propositi, e della sua ostinazione rovinosa. E per influire
maggiormente sull'animo suo, cercavano spaventarlo, prospet-

-tandogli i pericoli ai quali si esponeva, poichè il rischio era

tanto, che egli correva pericolo di « rimaner solo în tutta Italia
esposto a certa rovina » (4).

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Ma mentre Trincia riceveva da Firenze così forti inci-
tamenti alla slealtà, allo spergiuro, e alla ribellione; a lui e
al fratello Corrado giungevano da Siena ben diverse esorta-

(1) CAPECELATRO A.; Storia di S. Caterina e del Papato del suo tempo. Roma,
1886, p. 267 e seg.

(2) MuRratTOoRI, Annali d’Italta, all'anno 1376.

(3) DEGLI AZzI G., Le relazioni tra la Repubblica di Firenze e U Umbria mel
secolo X V. Perugia, 1904, p. 130.

(4) DEGLI AZZI, Op. cit., p. 132.

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158 M. FALOCI PULIGNANI

zioni. A Siena viveva la loro sorella Bianchina, e questa,
amica di S. Caterina (1) si sarà affrettata ad invocarne la
cooperazione per togliere dalla sua casa l'onta del tradimento.
E però tosto la Santa scrisse una lunga lettera « A. misser
Trincio Dè Trinci da Fuligno, e a Corrado suo Fratello » nella
quale, dopó aver ricordata, contro la superbia, l'amorosa u-
miltà di Gesù, e dopo aver detto che la Signoria è servizio e
non arma di dominio, insinua ad essi i doveri religiosi, il retto
uso del matrimonio, esortandoli alla fedeltà, e come fosse
necessario, per mantenersi fedeli, andare incontro a difficoltà,
professando ad imitazione di Gesù Cristo perseveranza e pa-
zienza. E ad essi facea considerare come la loro condizione
di Principi dovea essere occasione per assurgere a ben più
alte riflessioni: « Voglio dunque » scriveva ad essi « che la-
viate l'occhio dell'intelligenza e l'amore da queste cose transitorie,
e da ogni vizio carnale, e purifichiate l'animo vostro col mezzo
della santa confessione. Non dico però che lasciate lo stato vo-
stro, più che lo Spirito santo ve ne spiri ; ma voglio che teniate
col santo timor di Dio, virilmente stando come uomini virtuosi,
e non come stolti animali ; tenendo con giustizia e benignità i
sudditi vostri ». E dopo altre considerazioni ascetiche, la Santa
stimoló senza ambagi i Trinci a non abbandonare le: parti
della Chiesa. « Molto gli sono grati (a Dio), li servizi che noi
gli facciamo ; ma tra gli altri che gli siano più grati, è quello
Che si fa in servizio della Santa Chiesa, in qualunque modo e
in qualunque stato moi gli serviamo ». Questa lettera, come
tutte le altre preziose lettere della Santa, fu stampata e ri-
stampata più volte, ma noi ne diamo il testo secondo un co-
dice modenese, pubblicato da B. Veratti, il quale ci sembra
preferibile, aggiungendo ad esso poche note ove mi è parso
più utile. Ecco la lettera della Santa :

(1) LAZZARESCHI, Op. cit.
SIENA E FOLIGNO

4.

Al nome di Gesù Csisto crocifisso e di Maria dolce
(facta fuit in abstractione)
A Missere Trinci da Fuligno e a Corrado suo fratello (1)

Carissimi fratelli in Cristo dolce Gesù. Io Caterina serva e schiava
dè servi di Gesù Cristo serivo a voi nel prezioso sangue suo. Con de-
siderio di vedervi veri servi di Gesü Cristo e legati nel legame dolce
della carità. El quale legó Dio ne l'uomo e l'uomo in Dio, e fu per
siffatto muodo perfetta questa unione, che né per morte, né per niuna
altra cosa si può separare.

O dolce e vero legame, grande è la forza tua in tanto che tenesti
confitto e chiavellato Dio e Uomo in su el legno della santissima croce;
però che nè chiovo nè altro ferro era sufficiente a tenerlo, se 1’ amore
d’onore del padre e della salute nostra non l’avesse tenuto. Si forte fu,
carissimi fratelli, quest’ amore e si perseverante che nè demonio, nè
altre creature el poterono allentare che quest'amore non perseverasse.
Le creature noll'allentarono nè allentano per le ingiurie che gli erano
fatte, e che noi gli facciamo, nè per ingratitudine loro nè nostra, nè
le demonia: peró che molestando noi, non lo impediscono che elli non
ami. Nè abbandonò l'obbedienzia del Padre eterno, ma persevererò fino
alla morte della croce. Questo dolce e amoroso Verbo, Unigenito Fi-
gliuolo di Dio, con molta perseveranzia e pazienzia ci manifesta la vo-

lontà e la verità dolce del suo Padre eterno. La volontà sua è la nostra .

santificazione; questa è la verità: e per questo fine ci ereó Dio, cioè
perchè fussimo santificati in lui a gloria e lode del nome suo, e aeciò
che nui godessimo e gustassimo la eterna sua visione (2). O dolcissimi
e carissimi fratelli, io voglio che ragguardiate l'abbondanzia el'abisso
della sua carità: però che l'uomo era accecato e diventato ignorante
per la colpa sua e non cognosceva questa dolce verità e dolce volontà
di Dio, però si volse umiliare a l’uomo. O miserabile superbia! bene
si debba vergognare l'animo d’insuperbire, dove Dio è umiliato, ed
hacci donato el Verbo velato e vestito della nostra umanità. Or chi può
aggiognare solo alla considerazione di vedere l’ altezza di Dio discesa

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(1) Questa lettera, nell'edizione del Tomasseo, ed in quella più recente del
Misciattelli, é la CCLIII. (Le lettere di S. Caterina da Siena, ecc. Siena, 1913, vol. V.
p. 92-97). Il Veratti la stampò da un ottimo antico ms. modenese nel 1880 negli Opu-
scoli Religiosi Letterari e Morali, Modena, 1880, Serie IV, tom. XIII, fasc. 23, e poi
in un fascicolo separato, in 8, di p. 13, dedicato al ch. P. Mauro Ricci d. S. P.

(2) Parlare a gente d'arme cosl spirituali parole, fa onore ai due fratelli ai
quali scriveva la Santa, dalla quale erano stimati capaci di comprendere le parole
sue, mentre oggi a quanta poca gente di mondo sono comprensibili!

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a tanta bassezza, e legatosi ne l’uomo e l’uomo in Dio! Aprite, aprite
l’occhio dell’intelletto e vedrete quella abbondanzia del sangue del Fi-
gliuol di Dio, però che l'apritura del corpo suo ci ha fatto manifesto
che Dio ci ama inestimabilmente, e non vuole altro che el nostro bene.
Però che se elli avesse voluto altro, non ci avrebbe dato si fatto ri-
compratore. O inestimabile e dolcissima carità! la cenere del corpo tuo
è aperta per lo calore del fuoco dell’amore della nostra salute. Tu Dio
eterno, se’ fatto visibile e dato ci hai il visibile prezzo acciò che la
bassezza dell’intelletto mostro non abbi seusa di non potersi levare;
però che tu se’ fatto basso e insiememente la. bassezza è unita con
l'altezza. Così dunque per forza d'amore si levi lo intelletto e l'affetto
dell'uomo cognoscendo in te la bassezza della tua umiltà e a cogno-
scere l’altezza e l’eccellenza della tua carità, deità eterna. Così dicesti
tu, dolce e amoroso Verbo: Se io sarò levato in alto, ogni cosa trarrò
a me. Quasi volesse dire questa dolce verità eterna: Se io sarò abbas-
sato alla umiliazione dell’obrobriosa morte della Croce, io trarrò i cuori
vostri all'altezza della diyinità e carità increata. Pero che tratto el
cuore de l'uomo, si puó dire che sia tratto tutto l'affetto e le potenze
dell'anima con tutti gli esercizi spirituali e temporall. Ed anco perchè
ogni cosa creata è fatta in servizio de l'uomo: tratto dunque l'uomo,
é tratto tutto. E peró disse: Se io saró levato in alto, ogni cosa traró
a me (1).

Bene e dunque da aprire l'oechio dell'intelletto. e riguardare l'af-
fetto del suo Creatore. Voglio dunque che pensiate, carissimi fratelli,
che quando loechio dell'intelletto è offuscate con l'amore proprio sen-
sitivo, non puó cognoscere questa verità. Peró che come l'occhio in-
fermo pieno di terra e di carne, non puó vedere là luce del sole, cosi
l'occhio dell'anima non puó vedere se egli é ricoperto di terra di desor-
denato amore e affetto del mondo, cioé di queste. cose che passano come
el vento, o se egli é ricoperto d'affetto carnale non vivendo onestamente,
ma disonestameute s'involle nel loto della miseria. della carnalità, la
quale miseria fa diventar l'uomo animale bruto e tollegli el lume e il
cognoscimento. Questi cotali dico che non possono cognoscere questa
verità: anco sono fatti amatori della bugia, e seguitano le vestigia del
padre loro, cioè el dimonio che è il padre delle bugie.

Voglio dunque che leviate l'occhio dell’ intelletto e l'amore da
queste cose transitorie, e da ogni vizio carnale, e purifichiate l'anima
vostra collo mezzo della confessione. Non dico però che lasciate lo stato
vostro più che lo Spirito Santo vi spiri: ma voglio che 1’ teniate col
santo timore di Dio virilmente, stando come uomini virtuosi e non come

(1) li Tomasseo qui osserva come questo sia concetto bello e sublime, poiché
con l'affetto dell'uomo, tutto si solleva a merito di redenzione} le potenze suc, la
natura, ecc. '
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‘SIENA E FOLIGNO 141

uomini stolti e animali, tenendo con giustizia e con benignità i sudditi

- vostri. E lo stato del santo matrimonio, tenerlo: e non vogliate conta-

minarlo, cioè romperlo per niuno appetito disordenato. Ma refrenare i
sentimenti vostri colla memoria del sangue di Cristo e dell'unione della
natura divina con la natura umana (1). Vergognarassi allora la mise-
rabile carne nostra di venire a tanta miseria, e sentirà l'odore della
puretà avendo questa santa considerazione, e con reverenzia e timor di

Dio starà nel santo matrimonio; e abbiate in reverenzia e dì che sono

mo mandati della Santa Chiesa. Facendo così sarete arbori fruttiferi e
il frutto che uscirà di voi sarà buono e renderà gloria e loda al nome
di Dio e sarete inestati nell’arbolo della vita di Cristo dolce Gesù, el
quale vi legarà in quello legame forte dell'amore che l’ tene confitto e
chiavellato in croce. E così partecipante questa fortezza essendo legati
con Dio e col prossimo con questo dolce legame, in tanto che non sarà
nè demonio nè creatura che ve ne possa trare che, voi non siate forti
e perseveranti infine alla morte. Nè per ingratitudine delli uomini che
voi serviste c quali fossero ingrati verso di voi, nè per diverse e molte
captazioni che el demonio vi mettesse nel cuore di odio e di molti di-
spiacementi del prossimo nostro, non allenterà però l'amore né vi terr?
la fortezza, essendo uniti e legati nel legame della earità, come dette e

‘anco sarete veri servi di Dio erucifisso nello stato vostro. In: altro modo

non potreste partecipare la vita della grazia. E però vi dissi che io
desideravo di vedervi veri servi di Cristo crucifisso e legati nel legame
dolce della carità. Spero nella bontà di Dio che adempirete la volontà
sua e il desiderio mio. E questo farà per la sua bontà e per lo servizio
che fate alla dolce sposa sua; però che elli è lo Dio nostro grato e
cognoscente a coloro che:’1 servono. Molto gli sono grati gli servizii
che noi gli facciamo. Ma tra gli altri che gli sia molto grato è quello
che si fa in servizio della santa Chiesa in qualunque modo. ed in qua-
lunque stato noi la serviamo. È vero che quanto più l’uomo. le serve
con schietto cuore e senza alcuno rispetto, tanto gli è più piacevole.
Nondimeno ogni uno gli è più piacevole, ed è misurato secondo la mi-
sura dell'amore. E come elli remunera el servizio, così punisce l'offesa,
e come elli é più renunerato colui che più serve, così più punito
colui che più l’offende. Questo. perchè? perchè serve el sangue di Cristo
e disserve el sangue di Cristo; e però seguita più remunerazione e più
punizione. Dunque, dolcissimi fratelli in Cristo dolce Gesù, siatemi
servi fedeli a Cristo crucifisso e alla Sposa dolce sua. E così gusterete
e cognosciarete la volontà eterna di Dio. La quale non vuole altro che
la nostra santificazione. E come detto è, ce l'ha mostrato con la bas-

(1) La coscienza della dignità dellà natura umana acquistata anche nella parte
corporea, per merito dell'Incarnazione, consiglia la purità, e questa, con la forza e
bellezza del corpo, accresce dignità allo spirito. Così il Tomasseo.

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zezza della nostra umanità e col sangue dolce sparto per noi con tanto
fuoco d’amore. Lavatevi dunque per fede e speranza nel sangue di
Cristo erucifisso, e con questa dottrina notricate la fameglia vostra.
Altro non dico. Permanete nella santa e dolce dilezione di Dio. : Gesù
dolce, Gesù Amore.

Questa lettera fu più efficace degli stimoli della Repub-
blica di Firenze, poichè i Trinci preferirono le considerazioni
religiose di S. Caterina alle fosche previsioni che venivano
dall'Arno.

Ma per mostrare meglio il valore delle parole di S. Cate-
rina, e come esse riuscissero ad allontanare i Trinci dai
Fiorentini, é da riflettere che questi avevano sempre avuto
ottimi rapporti con quelli. Nel 1323 era stato Podestà di Fi-
renze Ugolino Trinci (1): nel 1371, tanto il nostro Trincia,
quanto il fratello Corrado, erano stati confermati cittadini di
Firenze, colla riflessione che « eo magis potest esse civitas glo-
riosa, quam pluribus claris et virtuosis civibus illustratur » (2).
Nè solo questo. In quell’ anno 1371 il Cancelliere fiorentino
diceva di essi come « diutius fuerint et sint et esse intendant
perpetuo amatores et servitores dicti populi ... Florentini ». (3).
Quindi i fiorentini poteano bene illudersi di avere i Trinci
dalla loro. Ma prevalse S. Caterina. I Trinci rimasero fedeli
al Papa, anzi furono dei pochi ad esserlo, ma per questo ne eb-
bero la peggio, e quando una fazione di Folignati, ligia ai
Fiorentini, mise la città in rivolta, Trincia Trinci, aggredito
in casa dai ribelli, fu ucciso, e a furor di popolo il 28 set-
tembre del 1377 ne fu gittato in piazzà il cadavere (4).

A Siena corse voce che la rivolta contro i Trinci
fosse originata da una,nuova imposta che questi, certamente
per le necessità della difesa, volevano imporre ai cittadini.

(1) DEGLI AzzI, Op. cit., Vol. II, p. 54, 55.

(2) Op. cit., p. 145.

(3) Op. cit , p. 146.

(4) PAGLIARINI G., Osservazioni istoriche sopra il Quadriregio. Foligno, 1725,
vol. II, p. 195. — DoR10, Op. cit.

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SIENA E FOLIGNO 143

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Alcuni beccai, che quella imposta non volevano, irruppero
nella sala del Consiglio ove era il Trincia, e levato il tu-
multo, l'uccisero, e uccisero — cosa orrenda —, due figliuoli in-
nocenti. Del che si prevalse il partito contrario, che tosto
riformò politicamente la città. Il cronista senese, certamente
bene informato, scrisse così: « 1377. El popolo de Fuligno
trattaro contra a Misser Trinci, e volendo Misser Trinci fare
una colta, venne in Consiglio, certi beccari incominciorno, e a
furore l'uccisero, e corsero alle case, e uccisero due suoi figliuoli,
e robaro în tutto, e riformaro la Terra a Popolo, e subito en-
traro nella Lega del mese di settembre » (1).

Quando la triste novella giunse a Siena, dove era la Bian-
china sorella dell’ ucciso, quando giunse alle orecchie di
S. Caterina, che avea consigliato l’ucciso alla resistenza, que-
sta ne fu commossa, e tosto scrisse una seconda lettera alla
vedova e alle figlie dello sfortunato Signore: « A Monna Iacoma

di Misser Trincì da Fuligno » nella quale la pia scrittrice si

insinua con mano maestra nell’ anima di lei, e ne fortifica lo
spirito, e ne santifica il dolore, facendo notare come. sia
impossibile piacere a Dio se non si rinunci alle gioie del
mondo.

E la Santa insisteva molto sopra considerazioni spirituali, .

e scrivendo alla povera vedova le faceva notare la differenza,
anzi l'opposizione che passa tra le cose come le vuole Id-
dio, e come le vuole il mondo. Sicché, essa continuava, la
morte del marito suo, non fu un gastigo che Dio le diede,
ma una grazia che le fece, essendo morto in servizio della
Chiesa, ed in momento e circostanze tali, che « fu dolce al-
l'anima sua ». La Santa continuó la lettera, non breve, esor-
tando Monna Iacoma a sperare nelle gioie della Gerusa-
lemme celeste, senza dimenticare le cose umane, anzi, con
un tratto che può apparire energia di previsione e di chiaro-
veggenza, ma che può dirsi anche manifestazione di spirito

(1) MuRATORI. R. 7. S, vol. XV, col. 256.

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profetico, a lei, forse esule della patria, con il marito e i figli
uccisi da un popolo in rivoluzione, priva. di tutti i conforti
umani, a lei promette la restaurazione politica della sua casa,
e il ritorno in patria « Jo vi prometto, carissimo suoro, che fa-
cendo così, Dio vi rimetterà ancora nella casa vostra temporale ».

6.

Ma leggiamo intera la lettera della Santa, secondo la
lezione di un codice modenese, pubblicato da mons. Veratti (1):

*

Al nome di Gesù Cristo crocifisso e di Maria dolce.
A Mona Jacoma di Messer Trinci di Trinci da Foligno.

Carissima Suora in Cristo dolce Gesù. Io Caterina serva e schiava
de’ servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso sangue suo, con de-
siderio di vedervi fondata in vera e perfetta pazienzia. Considerando
me che l’anima non può piacere a Dio nè restare nella sua grazia senza
là virtù della pazienzia, però che essofatto che ella è impaziente è
privata di Dio per grazia, però che la impazienzia procede dall’amore
proprio di se medesima. vestita della propria volontà sensitiva. E 1° a-
more propio e la propia sensualità non è in Dio, adunque vedete che
l’anima che è impaziente è privata di Dio. Impossibile è, dice Cristo che
l’uomo possa servire a due signori, però che se elli serve all'uno, elli
sarà in contempto all’altro, perchè sono contrari. El mondo e Dio non
hanno conformità insieme e però sono tanto contrarii e i servi del
mondo ai servi di Dio. Colui che serve el mondo non si diletta d'altro
se non d’amare con la propria sensualità e di desordenato amore, de-
lizie, riechezze, stati, onore, e signoria, le quali cose passano tutte
come el vento, però che non hanno in loro alcuna fermezza nè stabi-
lità. Appetisce la creatura con amore disordinato la longa vita ed ella
è breve: la sanità e spesse volte ci conviene essere infermi. E tanto è
la poca fermezza loro in ogni diletto e consolazione del mondo, che di
bisogno è che elle sieno tolte a noi o che noi siamo tolti a loro. Unde

(1) Nell'edizione del Tomasseo, curata dal Misciattelli (Siena, 1919, IV, p. 157,
167), questa lettera è la CCLXIV. Anche essa dal citato codice modenese la stampò
nel 1884 il lodato Mons. Veratti, pubblicandola, come fece di altre, nel detto perio-
dico di Modena, Opuscoli Religiosi, Letterari, Moratli, Serie IV, tom. 16, e poi in ün
fascicolo separato in 8, di p. 20, che fu dedicato a Mons. Curti Vescovo di Guastalla.
SIENA E FOLIGNO 145

alcuna volta permette Dio che elle sieno tolte a noi, e questo è quando
noi perdiamo la sustanzia temporale, o eziandio la vita corporale di
coloro che noi amiamo, o elli viene caso che noi lassiamo loro, e questo
è quando Dio ci chiama di questa vita morendo corporalmente (1). Dico
dunque che per lo disordinato amore che i servi del mondo hanno posto
a loro medesimi, col quale amore disordinato amano ogni creatura e
figliuoli e marito e fratelli e padre e madre e tutti e i diletti del mondo:
hanno, perdendoli, e sostengono intollerabile pena e sono impazienti e
inecomportabili a loro medesimi. E non è a maravigliarsene, però che
tanto si perdono con dolore quanto l'affetto dell'anima le posssede con
amore; unde gustano in questa vita l’ arra dello'nferno. Intanto che se
je essi non si proveggono in ricognoseere le colpe loro e con vera pa-
- zienza portare, considerando che Dio l'ha permesso per nostro bene,
giongono all’eterna dannazione. O quanto è stolto, carissima suora e

5 - figliuole, colui che si da ad amare questo miserabile signore del mondo,
E el quale non ha in se alcuna fede: anco è pieno d'inganno ; ed ingan-
p nato rimane colui che se ne fida. Elli si mostra bello, ed elli è sozzo:

E Elli ci vuole mostrare che elli sia fermo e stabile ed elli si muta. Ben
i lo vediamo manifestamente : però che oggi siamo ricchi e domani po-
vari, oggi signori e domani vassalli, oggi vivo e domani morto: si
che vediamo dunque che non è fermo. Questo parve che volesse dire
quello glorioso Pavolo, dicendo: abbiti cura a coloro che presumono
di fidarsi di loro e del mondo, peró che quando tu credi bene stare e
tu vieni meno, e così è la verità. Doviamo dunque levarci dell’ amore
e eonfidenzia che abbiamo al mondo, poi che ci dà tanto male di colpa
e di pena da qualunque lato noi ci voltiamo. Elle danno, dico, mole-
3 stia e scandalo le cose del mondo a chi le possiede fuore de Dio. In
Dio doviamo amare ció che noi amiamo e a gloria e loda del Nome
suo. E non vorrei però che voi credeste che Dio non volesse che noi
amassimo: però che elli vuole che noi amiamo, perché tutte le cose
che sono fatte da lui sono degne di essere amate: però che Dio, che è
somma bontà, ha fatto tutte le cose buone e non può fare altro che
bene. Ma solo el none amarlo con ordine secondo Dio, e con vera u-
milità, recognoscendole da lui, è quello che le fe cattive ed è male di
colpa. Questa colpa dunque, che è una nostra desordenata volontà con
la quale noi amiamo, non è degna d’essere amata, anco è degna d'odio
e di pena, perchè non è in Dio (1).

Molto è discordante veramente questo misero signore del mondo
da Dio. Dio vuole virtù, e il mondo vizio. Iddio è tutta pazienzia e il

(1) Quanta evidenza in queste considerazioni fatte ad una povera vedova. Il

| Tomasseo nota la bellezza del morire corporaunente. Lo aveva.già detto S. Francesco.

cR (2) La instabilità delle cose umane non poteva esser meglio dimostrata dalla
Santa con queste e con le considerazioni che seguono.

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M. FALOCI PULIGNANI
mondo è impaziente; in Cristo crocifisso è tutta clemenzia, ed è fermo
e stabile.che mai non si muove, e le .sue promesse non fallano mai,
però che elli è vita e inde abbiamo la vita: elli è verità, però che elli
ottiene la impremessa, ogni bene remunera e ogni colpa punisce: elli
è luce che ci dà lume, elli è nostra speranza, nostro provveditore e
nostra fortezza, e a chi si confida in lui, elli non manca mai: però che
tanto quanto l’anima si confida nel suo creatore, tanto è provveduta.
Elli tolle la debilezza e fortifica el cuore del tribulato, che con vera
umiltà e confidenzia chiede l’ajutorio suo, pur che noi volliamo l’occhio
dell’intelletto con vero lume a la sua inestimabile carità; el quale lume
acquisteremo ne l'obietto del sangue di Cristo erucifisso. Però che senza
el lume non potremmo vedere quanto è miserabile cosa amare il mondo,
ne quanto è bene e utilità amare e temere Dio; però che non vedendo
non si potrebbe amare chi è degno d’amore, nè dispiacere el vizio e il
peccato, che è degno d'odio. Or a questo, dunque, dolce Signore voglio
che con vera pazienzia voi serviate. Voi avete provato quanto è penosa
la servitudine del mondo, e con quanta pena viene tosto meno. Dunque
accostatevi a Cristo crocifisso e lui eominciate a servire con tutto el
cuore e con tutta l’anima, e con vera pazienzia portarete la santa di-
seiplina ehe elli v'ha posta non per odio, ma per amore che elli ebbe
alla salute dell'anima sua, a la quale ebbe tanta misericordia, permet-
tendo che morisse nel servizio della Santa Chiesa. Che essendo morto
in altro modo, per li molti viluppi e tenerezze delsmondo e affanno de-
gli amici e parenti (ei quali spesse volte sono impedimento della nostra
salute) avrebbe avuto molto che fare. Volendo dunque Dio che l’amava
di singolare amore, volendo provvedere alla salute sua, permise di con-
durcelo a quello punto, el quale fu dolce all’ anima sua. E voi dovete
essere amatrice più dell'anima che del corpo: però che eleorpo è mor-
tale ed è cosa finita, e l’anima è immortale e infinita. Si che dunque
vedete che la somma providentia ha provveduto a la sua salute, e a
voi ha proveduto di farvi portare delle fadiche per avere di che rimu-
nerarvi di vita eterna (1). Già abbiamo detto che ogni bene è remu-
nerato ed ogni colpa è punita, cioè ogni pena e tribulazione che con
pazienzia si porta e ogni impazienzia e mormorazione che abbiamo e
odio contra Dio e ’1 prossimo nostro e a noi medesimi. Ed anco ha

"voluto el dolce e buon Gesù che cognasciate che cosa è el mondo e

quanto é miserabile cosa a farsi Dio dei figliuoli e del marito e de lo
stato o d'aleuna altra cosa. E se voi diceste: La fadiga è sì grande che
io non la posso portare, io vi rispondo, carissima suoro, che la fadiga
è piccola, e puossi fare. Dico che è piccola per la piccolezza e brevità

(1) Dopo tante sagaci riflessioni, le parole consolatorie della Santa non potevano
non indurre la vedova di Corrado alla più dolce rassegnazione. Veggansi in propo-
sito le belle osservazioni del Tomasseo.
^

SIENA E FOLIGNO 147

del tempo, però che tanto grande è la fadiga quanto el tempo: che
passati che noi siamo di questa vita, sono finite le nostre fadighe.

El tempo nostro quant'è? dicono li Santi che elli è quanto una
punta d'aeo che per altezza nè per lunghezza non è ecavelle:' cosi è la

divina bontà di trarci di questa vita. Dico ancora che si può portare,
però che nullo è che le possa tollere da se per alcuna impazienzia:
unde assai dica: « io non posso nè voglio portare » che gli conviene
pure portare, e il suo non volere gli aggiongne fadiga sopra fadiga
con la sua propria volontà: nella quale volontà sta ogni pena, però
che tanto è grande la fadiga, quanto la volontà la fa grande. Unde
tollemi la volontà, ed è tolta la fadiga. E con che si tolle questa vo-
lontà ? con la memoria del sangue di Cristo crucifisso. Questo sangue
è di tanto diletto che ogni amaritudine nella memoria di questo sangue
diventa dolce, ed ogni grande peso diventa leggero. Però che nel san-
gue di Cristo troviamo l’amore ineffabile con che siamo amati da lui;
però che per amore ci ha data la vita, e renduteci la grazia la quale
.noi per lo peccato perdemmo. Nel sangue troviamo la larghezza della
sua misericordia e ine si vede che Dio non vuole altro che el nostro
" bene. O sangue dolce che inebri l’anima! elli è quello sangue che dà
pazienzia, elli ci veste el vestimento nuziale, col quale ci conviene en-
trare a vita eterna: questo è el vestimento de la carità, senza el quale
saremmo cacciati del convito di vita eterna. Veramente, carissima suoro,
che nella memoria di questo sangue acquistiamo ogni diletto, ed ogni
5 refrigerio in ogni nostra fadiga ed avversità. E peró vi dissi che con
E. la memoria del sangue di Cristo si tolleva la volontà sensitiva, la quale
ci da impazienzia. E vesteci la detta memoria del sangue, de la volontà
di Dio, dove l’anima porta con tanta pazienzia, che di niuna cosa che
l'avenga si può turbare, ma duolsi più quando si sentisse dolore delle
: fadighe e ribellare alla volontà di Dio, che non fa delle proprie fadighe.
Ee E cosi dovete fare voi, e dolervi del sentimento vostro che si duole; e
per questo modo mortificherete el vizio dell'ira e della impazienzia, e
verrete a perfetta virtü. E se voi considerate voi medesima quante sono
le pene che Cristo ha portate per noi, e con quanto amore ve l'ha con-
cedute solo perchè siate santificata in lui, e quanto la fadiga è piccola
per la brevità del tempo, come detto è, e come ogni fadiga nostra sarà
remunerata, e quanto Dio è buono, e che la sua bontà non può volere
altro che tutto nostro bene. Dico che ogni cosa, avendo questa santa
considerazione, vi farà portare leggieramente ogni tribulazione con
vero cognoscimento de’ nostri difetti, che meritiamo ogni fadiga, e della
bontà di Dio in noi, dove noi troviamo tanta misericordia: però che
per le nostre colpe meriteremmo pena infinita, ed elli ci punisce con
queste finite, e insiemente si scontìa el peccato e meritiamo vita eterna
per la grazia sua chi, serve lui portando con vera pazienzia. El quale
è di tanta benignità, che el servire a lui non è esser servo, ma è re-

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vita del corpo nostro però, che subito viene meno quando piace alla

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infine mio i fe zine 148 M. FALOCI PULIGNANI

gnare, e tutti li fa Re e signori liberi, però che gli ha tratti dalla ser-
vitudine del demonio e del perverso tiranno del mondo e della oscura ser-
vitudine sua. Orsu duque, carissime figliuole, poichè è tanto amaro el
servire ed amare di disordenato amore el mondo, le creature e noi me-
desimi, ed è tanto dolce a servire e temere el nostro dolce Salvatore,
Signore nostro naturale, che ci ha amati prima che noi fussimo per la
sua infinita carità. Non è dunque da perdere più el tempo, ma con vero
lume e in viva fede confidandoci che elli ci sovverrà a ogni nostro bi-
sogno, el serviamo con tutto el cuore e con tutto l’ affetto e con tutte
le forze nostre, e con reale pazienzia, la quale è piena di dolcezza.
Questa virtù è sempre donna, sempre vince, e non è mai vinta, però
che non si lassa signoreggiare nè possedere da l'ira: onde chi l' ha
non vede morte eternale, ma in questa vita gusta l'arra di vita eterna;
e senza essa stiamo nella morte privati del bene della terra e del bene
del cielo. E però dissi, vedendo tanto pericolo e sentendo che per lo
caso occorso a voi, voi n'avevate bisogno acciò che non perdeste el
frutto delle vostre fadighe: dissi, dico, che io desideravo di vedervi
fondata in vera e perfetta pazienzia, e così dovete fare, acciò che quando
sarete richieste dalla prima dolce Verità nell'ultimo punto della morte,
potiate dire: Signor mio, io ho corsa e consumata questa vita con fede
e speranza che io ebbi in Te, portando con pazienzia le fadighe che
per mio bene mi concedesti. Ora ti domando per grazia, per i meriti
del sangue tuo, che tu mi doni te, el quale se vita senza morte, luce
senza tenebre, sazietà senza alcuno fastidio, e fame dilettevole senza
alcuna pena: pieno d’ogni bene intanto che la lingua nol può dire, nè
el cuore pensare, nè l'occhio vedere quanto bene è quello che tu hai
apparecchiato a me ed agli altri che sostengono volontariamente ogni
fadiga per lo tuo amore.

Io vi prometto, carissima suoro, che facendo così Dio vi rimettarà
ancora nella casa vostra temporale, e nell’ultimo tornarete nella patria
vostra, Jerusalem visione di pace, si come a Job, che provato che elli
ebbe la sua pazienzia, avendo perduto che elli aveva, morti i fi-
gliuoli e perduto l'avere, e toltagli la sanità in tanto che le sue carni
menavano vermini, la moglie gli era rimasta per suo stimolo, che sem-
pre el tribulava, e in tutte queste cose Job non si lagna : Dio me la diede
e Dio me l'ha tolte: in ogni cosa sia glorificato el nome suo. Vedendo
Dio tanta pazienzia in Job gli ristituì d'ogni cosa el doppio più che
non aveva, dandoli qui la sua grazia, e nel fine la vita eterna. Or cosi
fate voi, enon vi lassate ingannare alla passione sensitiva né al mondo,
nè al demonio, nè al detto d'aleuna creatura. E guardatevi da l'odio
del cuore verso el prossimo vostro: però che ellié la maggiore lebra
che sia. L'odio fa nell'anima come colui che vuole uccidare el nemico
suo, el quale vollendo la punta del coltello verso di lui, uecide prima
se medesimo che elli uccida lui. Cosi fa l'odio, però che primo è morta
l'anima del coltello de l'odio, che elli uccida lui. Spero nella bontà di

ey SIENA E FOLIGNO 149

Dio che el farete. E anco (acciò) che meglio el potiate fare, usate di
confessarvi spesso e di ritrovarvi volentieri coi servi di Dio, e dilettarvi
de l’orazione, dove l’anima cognosce meglio se e Dio. Bagnatevi nel
sangue di Cristo erucifisso. Altro non dico. Permanete nella santa e
dolce dilezione di Dio. Gesù dolce, Gesù amore. i

. Chi sa quanta consolazione avrà arrecato la lettura di
questa lettera all’ anima di Monna Iacoma, la: quale avrà
forse bagnato di lagrime le paginette che la contenevano.
Consolazioni religiose, e consolazioni terrene. « Dio vi rimet-
terà ancora nella vostra casa temporale ». Questa profezia si
avveró. Il 6 decembre si suscitò in Foligno un nuovo tu-
multo: il partito della Chiesa ebbe il sopravvento, fu richia-
mato. Corrado Trinci, e la Vedova di Trincia e il figliuolo rieb-
bero il governo (1). Il cronista senese, dopo aver raccontata
la fine sanguinosa dei Trinci, soggiunge « .£ poi li Fulignest
mandaro per Currado fratello di Misser Trinci, e sì lo fero
Cavaliere, e renderle le case e la roba, che vi ‘si trovò, e feceli
onore, e trattaro come Terriero maggiore » (2). Dovè sembrare
quello un gran fatto, imperocchè il trionfo del partito guelfo
fu perpetuato con un pubblico decreto (3), in cui si disse, che
per l'avvenire il giorno 6 decembre di ciascun anno, in
cui la Chiesa celebra la festa di S. Nicolò di Bari, e che
era l'anniversario di quella liberazione, sarebbe stato sempre
festivo. E per lunghi secoli, dal 1378 sino al 1863, i Magi-
strati della Città e la scolaresca si recavano quel giorno nella
‘ Chiesa di S. Nicolò a prender parte a funzioni religiose, e

(1) PAGLIARINI G., Osservazioni storiche sopra il Quadrireggio, op. cit. p. 196.

(2) MURATORI. R. I. S., XV, 256.

(3) Vedi i documenti ufficiali nel TacoBILLI, cod, B, VI, 8, fol. 530, 560 della Bi-
blioteca del Seminario.

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150 M. FALOCI PULIGNANI

ad. esercitazioni letterarie. E quei giovani, con poesie, con
accademie, con panegiriei, dei quali e delle quali restano ri-
cordi molteplici, celebravano la festa anniversaria di un av-
venimento, che era il trionfo del partito guelfo e della. in-
dipendenza di un piccolo Stato dalle pressioni altrui (1).
Quella data dovè suonare gradita anche a Siena, dove i Sa-
limbeni, dove Bianchina Trinci, dove S. Caterina, addolorati
per la tragedia del 28 settembre,' esultarono di gioia alla no-
tizia del trionfo dei loro parenti, dei loro amici.

VII.

Siena nel « Quadriregio » del Frezzi.
(1400)

A Siena è noto il fatto di una brigata spendereccia, com-

posta di aleuni giovani Signori, che in pochi anni consu-

marono tutto il loro ingente patrimonio.

Questo fatto è poeticamente ricordato da Federico Frezzi
Vescovo Domenicano di Foligno, il quale, componendo fra
il XIV e XV secolo il noto poema dantesco intitolato il Qua-
driregio, parlando dei golosi, e del vizio della gola, cosi de-
scrive la punizione che colpi i tristi componenti quella bri-
sata spendereccia.

È il ricco Epulone del Vangelo, il quale descrive le
pene dei golosi, e parla al Poeta, e gli dice così;

Se vuoi saper dell'anime perdute,
che stanno qui pel vizio della gola,
che solo in general forse hai vedute,

qui stanno li scolar di Monna Ciuola;
trà quali è Ciaffo, e fu di Camollia,
che più degli altri usava quella scola.

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SIENA E FOLIGNO

Egli anche dice che si beveria
del vino il laco, quando egli s’approccia,
se non che tosto se ne fugge via;

e diee che, a la bocca se la doccia
di Fontebranda avesse e fusse Greco,
la beveria sin all'ultima goccia.

E molti altri compagni son qui meco,
tra quali è la brigata spendereccia
che fe del molto avere il grande spreco.

Chi spreca, quando egli ha la bionda treccia,
degno è che, quando giunge al capo cano,
venga di povertà sino alla feccia (1).

Da queste parole è quasi certo che il Frezzi fu a Siena,
e conobbe quei golosi, ma « solo in general» ; ne ebbe però
tale impressione, che nel suo lungo poema, la Città di S. Ca-
terina, da lui «probabilmente conosciuta personalmente, non
è ricordata se non in questo brano, tutt'altro che geniale.
Di Monna Ciola, e della Brigata spendereccia parlano a lungo
il Pagliarini (2), il Marzi (8) ed altri, nè sopra una materia
così poco simpatica vale la pena di spendervi più pa-

role (4).

(1) Quadriregio, lib. III. cap. XIII. Cito l'edizione del FiLIPP:NI, Bari. Laterza,
1914. p. 259.

(2) Osservazioni istoriche sopra il Quadriregio. Op. c9t., p. 187-199.

(3) Nel Propugnalore, Bologna, 1877, col. X, p. 231-240. Cfr. FILIPPINI, L@ mate:
ria del Quadriregio. Menaggio, 1905, p. 49, 58.

(4( Nella biblioteca comunale di Siena vi è un codice del Quadriregio mutilo;
dal XVIII secolo, indicato dal FILIPPINI, nel suo studio I Codici del Quadriregio, in-
serito nel Bollettino della R. Deputazione di Storia Patria per Umbria, Perugia,
1904, vol. X, pagg. 422, 430.

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M. FALOGI PULIGNANI

VIII.
S. Bernardino da Siena a. Foligno.

(1444)

Che S. Bernardino da Siena sia stato a predicare a Fo-
ligno, è cosa da tenersi per certa, considerando le predica-
zioni del Santo ripetutamente fatte in Perugia, in Assisi, a
Montefalco, a Spello, a Spoleto, e non essendo verosimile che
abbia tralasciata Foligno la quale sta in mezzo ‘ad esse.
È tradizione, confortata da memorie antichissime, che debbasi
a questo Santo l’ inizio del culto all’ Immagine della Madonna
delle Grazie, che è oggi venerata in uno dei più devoti San-
tuari della città (2). Ma, ove queste considerazioni e questi
ricordi non bastassero, eccone la memoria esplicita di un
biografo a lui contemporaneo. Questo biografo racconta che il
Santo, dopo aver predicato a Perugia, « abiit, visitaturus As-
sisi sacrum Patris sui Francisci tumulum, verus observantissi-
musque professionis eius haeres et filius .... Mox Fulginium pe-

(1) La scolaresca si radunava nella propria sede, che nel 1860 era nel palazzo
Clarici a Porta Badia, e di là, classe per classe, a due a due, prima le classi ele-
mentari, poi le superiori, con i relativi insegnanti, si recavano a S. Nicolò, dove
erano raggiunte dal Magistrato Cittadino in pompa magna, col Gonfaloniere che
portava una grande fascia di oro ad armacollo, circondato dai valletti del Comune
con livrea rossa. Anche il Vescovo interveniva. Il Cappellano del Municipio cele-
brava la Messa, e poscia un giovane scelto tra gli scolari più adulti, recitava il pa-
negirico del Santo, che un anno era in italiano, un anno era in latino. Una vera
festa politico-religioso-letteraria, iniziata nel 1378, abolita nel 1863. Vedi il Diario
delle cose di Foligno dal 1859 al 1865. Foligno, 1892, p. 86.

(2) FALOCI-PULIGNANI M., Notizie storiche della Chiesa dellà Madonna delle Gra-
zie. Folignò, 1898. :
SIENA E FOLIGNO 153

lens, atque ibi multa salubriter locuutus, postea ad Spoletinos
se contulit ... > (1).

Se, come credo, questa visita di S. Bernardino a Foli-
gno non fu la prima, essa certamente fu l’ultima. Il 2 mag-
gio dell’ anno 1444 il Santo stava a Perugia, andette poi in
Assisi, visitò S. Maria degli Angeli, poi fu a Foligno, quindi

a Spoleto, il giorno 13 era a Montefalco, e di là per Rieti e

Città Ducale, all'Aquila, dove giunse il giorno 16, e dove il
giorno 20 mori. Dunque, la presenza di S. Bernardino in Fo-
ligno deve porsi tra.il 2 e il 13 maggio di quell' anno, e in
quel giorno, secondo le memorie dei vecchi, egli fu rice-
vuto con grande onore, ed i folignati, che volevano avere
un ricordo di lui, con l'aiuto del suo laico chiamato Fra
Pietro, gli tolsero il cordone, che conservarono con venera-
zione. É vero che di questo aneddoto non si ha memoria del
tempo, esso però, data la sua lieve importanza, presenta.
per ció stesso tutta la verosimiglianza della verità. Egli venne
a Foligno con quattro Compagni, vi si fermó, vi predicó, e vi
sanò degli infermi (2). Quando poi a Foligno arrivò la notizia
della sua; morte e dei miracoli che si operavano sul suo
sepolcro in Aquila, molti corsero a venerare quella salma, e
fra questi vi aecorse da Foligno Rinaldo di Cola, di Ver-
chiano muto per un accidente da sei anni. Era il 12 Giugno,
cioè ventitre giorni dopo la morte del Santo. Il buon Rinaldo
si prostrò dinanzi a quel feretro, vi appoggiò il capo, e tosto
riacquistò la parola, e ne lodò Iddio, e recitò il Pater noster,
lAve Maria, e indicò il nome suo, del suo padre, della sua
patria, mentre suo fratello Domenico, e Conforto di Giovanni
e Angelo di Stefano, tutti da Verchiano, ed altri di Aquila,

(1) BOLLAND, Acta Sanctorum Maii, tom. IV. Ad. d. 20 Maii, p. 761.

(2) WADDINGUS, Annales Minorum. Ad an. 1444 n. III. IACOBILLI, Cronache di
Foligno. Ad an. 1444. (Ms. A. VI, 6 della Bibl. del Seminario). P. AGOSTINO DA STRON-
CONE, Umbria Serafica. Ad an. 1444. Miscellanea Francescana, IV. 186.

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^ia 154 M. FALOCI PULIGNANI

attestarono della sua precedente malattia. E non era questa
una guarigione immaginaria, perchè Antonio da Baccano Can-
celliere della città, per ordine del pubblico Magistrato, ne
raccolse le prove, e il 14 luglio ne scrisse un rogito rego-
lare (1).

ì Tale fatto servi ad accrescere nei cittadini di. Foligno
il prestigio di S. Bernardino e la fiducia nella sua interces-
sione, e tosto si pensò a colorirne il ritratto in più luoghi:
interessantissimo sopra gli altri è quello dipinto sotto il
campanile del Duomo, sopra il sepolcro di S. Messalina, an-
che perchè riproduce con molta esattezza le di lui fattezze (2).
Il 4 marzo dell’anno 1458 il Consiglio Comunale stabilì che
il giorno di S. Bernardino, 20 maggio, fosse giorno festivo, e
vi fosse processione e luminarie, coll’intervento dei pubblici
magistrati (3), uso che durò per molto tempo.

IX.

Francesco Patrizi Governatore di Foligno.
(1461-1464)

L'anno 1460 fu un anno assai turbolento per Foligno (4).
Ribellione sotto tutti gli aspetti. Pio II, per farsi obbedire, fu
costretto il 20 agosto ad interdire la città e il contado, né
ci volle poco perchè revocasse quell’ ordine così grave (5).
La causa principale di questi dissidi era la forma di governo
che si volea dare alla città, poichè, dopo la cacciata dei
Trinci del 1439, alcuni voleano reggere la città a repubblica,
altri volevano stare col Papa. Quelli volevano libertà com-

(1) Acta Ss., loc. indicato, p. 748-749. ^
(2) Vedilo nel volume Il decimosettimo centenario di S. Feliciano. Foligno,
1904, p. 69. ' i
(3) Archivio Comunale. Riformanze dal 1455 al 1458, fol, 150.
(4) DoRIO D., Historia della famiglia Trinci. Foligno, 1638, p. 269.
(5) IACOBILLI, Cronache di Foligno. Ad an. Vedi appresso.
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SIENA E FOLIGNO 155

pleta, questi voleano che si stasse ai patti giurati. Ma poichè

da un complesso di circostanze era evidente che si trattava di

una oligarchia di pochi nobili, e non diun vero governo po-
polare, così il Papa usò tutta l'energia per tenere la città in
soggezione. ^

Il 21 maggio 1461 egli mandó come Governatcre della
città di Foligno il suo concittadino Francesco Patrizi di Siena,
Vescovo di Gaeta (1), con la missione di pacificare gli animi,
di riordinare i pubblici offici, di sistemare ogni cosa. Il ter-
ritorio a lui affidato era quello che fu lo Stato dei Trinci, ed
oltre Foligno, comprendeva Assisi, Nocera, Gualdo, Spello, Be-
vagna, Montefalco, ecc., le quali città e castelli formavano il
vero circondario di Foligno, e lo formerebbero anche oggi, se
l'abilità di qualche vicino non avesse poco dopo escogitata una
divisione irrazionale, sottraendo a Foligno, a sud e ad ovest,
dei Comuni, che per comunanza di interessi, di storia, e per

comodità topografica, non avrebbero dovuto mai esser sepa- .

rati dal loro centro naturale.

Il 1. Giugno il Patrizi, prelato colto, intelligente, era a
Foligno, e vi fu accolto a festa, e governò la città a nome
di Pio II, sino al 1465. Ecco come è ricordata la sua venuta.

‘ nei registri del Comune:

Die 1 Iunij 1461
Venerabilis in Christo Pater Dnus Franciscus Pctricius Ep.us Ca-
ietanus, Fulginei etc. pro sacrosanta Romana Ecclesia et SS.mo Dno Dno
Pio Divina Providentia Papa II Gubernator designatus, suum felicem
fecit introitum. dicti Gubernii dicta die, cum maxima civium Comitiva,
et ad sonum campanae, et ita humiliter et reverenter per Magnificos Do-
minos Priores, et omnes cives et plebeos acceptatus fuit (2).

Il giorno dopo intervenne al Consiglio, lesse e fece.re-
gistrare le bolle e i brevi di nomina, e così incominciò il
(1) Anche i suoi antecessori, come Governatori di Foligno, erano di Siena. Nel
1449 era Governatore Giacomo Tolomei cognato del Papa; nel 1460 lo era Nanni Pic-

colomini, anch’esso parente del Papa.
(2) Archivio Comunale. Riformanse del 1461, col. 36 o seg.

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156 M. FALOCI PULIGNANI

suo governo molto agitato, molto irrequieto, e molto di-
scusso. Desumendo le notizie dalle Cronache di Foligno del
Iacobilli (1), si rileva che il Patrizi -ebbe non poco da la-
vorare per sedare le sommosse, per comporre le discordie,
per metter pace fra tutti. Egli ebbe il vantaggio che a tempo
suo parecchi magistrati cittadini erano senesi come egli era,
e però a lui devoti. Senese era nel 1461 il buon Vescovo
Antonio. Bettini (2), senese nel medesimo anno il podestà
Achille Petrucci: senese nell’anno seguente il suo successore
Pacino Pacini: senese nel 1464 il podestà Bartolomeo Bet-
tini (3). Con questi appoggi molto egli ottenne, sia in difesa
del principato, sia in beneficio della città, e potè frenare
l'orgoglio di alcuni nobili, i quali non facevano che congiu-
rare, e che, condannati, e, in seguito delle loro dichiarazioni,
perdonati, si scordavano il giorno dopo delle promesse, con
una periodicità mirabile.

Il Patrizi dette alla città una nuova costituzione; ridusse
a sessanta il numero dei Consiglieri, che era di cento: nel
novero dei Priori volle che entrasse un rappresentante della
montagna ed uno della pianura: ottenne alla città il diritto
di batter moneta propria, e prese altri utili provvedimenti,
per quanto le mene dei ribelli, né pochi né inabili, glie lo
permisero.

Ma il Patrizi era anche buon letterato, ed oltre le sue
opere a stampa, che qui non è il caso di ricordare, lasciò
la raccolta di tutte le sue lettere, che, come Governatore di
Foligno, scrisse dal 1461 al 1465 al Papa, ai Ministri, ai Car-
dinali, ai parenti, agli amici. Quell'epistolario è una miniera
di notizie preziose, politiche principalmente, ed è un mo-
numento, non solo di storia, ma anche di letteratura, per
essere scritto in un latino umanistico elegantissimo. L’ auto-

(1) Biblioteca del Seminario. Cod. A. VI, 6. Ad an.
(2) Ne parleremo.

(3) IACOBILLI L., Discorso della Città di Foligno. Foligno, 1648, p. 74.
SIENA E FOLIGNO 157

grafo di esse — cioè le minute — nel 1778 stava in Foli-
gno (1), d’onde era stata cavata una copia, che stava nella
biblioteca del Seminario. Nel 1851 stava presso la Famiglia
Guzzoni degli Ancarani in Trevi (2), ed una bella copia della
fine del XV secolo trovasi da poco tempo nella Nazionale di
Firenze (3), il cui testo prezioso spero poter presto mettere
in luce.

Il Patrizi coll'opera sua rese dei servizi alla città: ma
colla copia delle sue lettere ne rese uno grandissimo alla
storia eda noi. Non è qui da giudicare l’opera sua, che fu
molto scabrosa e difficile. Venuto con gli applausi, cercando
di accontentar tutti, moltissimi invece rimasero scontenti di
lui, sicchè molto probabilmente parti fra le imprecazioni.
L'ultima sua lettera da Foligno è del 19 luglio 1464, e il
16 ottobre il Consiglio Comunale, con 142 voti contro soli 2
stabili « quod qui receperant iniustitiam ab eo, porrigerent eorum
petitiones (4) ». Non si sa altro di questo suo governo.

X.

Insegnanti senesi a Foligno — Insegnanti di Foligno a Siena.
(Sec. XV-XVIII)

Con questa rubrica potrebbero iniziarsi ricerche feconde
di utili risultati, ma di tali indagini non possiamo qui dare
che un modestissimo saggio.

Il 14 agosto 1720 il Benvoglienti scriveva da Siena al
labate Boecolini a Foligno, che dai libri ‘dei Consigli dello
Studio avea rilevato il nome di due cittadini di Foligno in-
segnanti a Siena. Uno era il Piermarino da Foligno, tra il XV
e XVI secolo, e di lui avremo a parlare. L'altro è un Messer

(1) MENGOZZI, Della secca e delle monete di Foligno. Bologna, 1779, p. 18.

(2) GUZZONI DEGLI ANCARANI G., Saggio di alcuni documenti inediti di Storia
Umbra. Foligno, 1851, p. 8. ;

(3) Segnato Nuovi Acquisti, n. 382.

(4) Archivio Comunale. Riformamse, ad an. fol. 101. Il 30 Giugno successivo non
si era fatto nulla, e si insistette sull'inchiesta (Idem, fol. 191).

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Aigle rne inia E mr e E nu lle mundo vel im me ia BIS Qi DC
158 M. FALOCI PULIGNANI

Francesco da Foligno, che nel 1472 leggeva’ Metafisica, con
lo stipendio non lauto veramente di 20 fiorini annui. Nello
stesso anno leggeva logica per 25 fiorini Messer Francesco di
M. Matteo da Foligno, e forse era la stessa persona (1).

Due altri insegnanti mandò Foligno a Siena ed ambedue |
dell'Ordine di S. Agostino. Li registrò nel XVIII secolo Decio
degli Onofri. Uno era il P. Agostino Cavallucci, nel 1620
provinciale dell'Umbria, « e Reggente di studio im Siena ».
Un altro era il P. Guglielmo Vertecchi, l’anno 1608 e 1620
Procuratore Generale dell'Ordine e che fu « Lettore dell’ Uni-
versità di Siena, membro della Sapienza di Roma ove morì l'anno
1623 » (2). L. Iacobilli scrisse di lui cosi: « Gulielmus Vertecchius
Fulginas, origine Cancellariae, Villulae Fulginatis, Procurator
Generalis Ord. Heremitar, S. Augustini an. 1608, et iterum an.
1620, Lector et Regens studiorum Senarum, et Neapolis; Le-
ctor Theologiae et sacrae Scripturae în Sapientia Romana, unus
de duodecim Patribus electis pro Generali suae Religionis an. 1623 :
edidit doctas Orationes, et Conclusiones et varia Opuscula. Obiit
Romae die 7 Februari 1623, sepullus in Ecclesia S. Augustini
cum nobilo tumulo et Inscriptione. De eo Herrera in Alphab. Au-
gust. et Carolus Cartharius in. Athenaeo: Romano » (3).

Chi sa, al contrario, nel volger dei secoli, quanti senesi
saranno scesi a Foligno per insegnare! Noi ci contentiamo
di un nome solo, che ai Senesi è caro, per aver iniziata la pre-
ziosa serie biografica degli scrittori di Siena. Egli è labate
Luigi De Angelis, il quale, ricordando un codice delle pro:
fezie del B. Tommasuccio, scrive che-esso lo trovò presso
il Vescovo Trenta « im Foligno, quando nel 1789 leggevo filo-
sofia in quel pubblico studio » (4).

(1) Biblioteca Comunale di Siena. Miscellanea Benvoglienti. Cod. C.IV, 31, p. 162-

(2) DEGLI ONOFRI C., Uomini illustri -di Foligno. Ms. presso di me, fol. 40.
(3) Bibliotheca Umbriae. Foligno, 1658, p. 128-129.
(4) Capitoli dei disciplinati di S. Maria della Scala di Siena. Siena. 1818, p. 214.
SIENA E FOLIGNO

XI.

Il B. Antonio Bettini da Siena Vescovo di Foligno.
(1465-1486)

Sommario. — 1. Sua elezione gradita ai folignati — 2. Cortesie che ne ri-
cevette — 3. Fa esonerare il Clero dalle tasse — 4. Istituisce il Monte
di Pietà — 5. Riunisce iu uno solo tutti gli Ospedali — 6. Propone
di affrancare tutte le enfiteusi — 7. Sue assense dalla Diocesi, e la-

——

=

E menti dei cittadini — 8. Suo ritorno — 6. Opere di lui à stampa —
10. Sua: morte.

1.

Di questo illustre Pastore della Chiesa di Foligno molti
hanno raccolte le memorie biografiche; ma chi vuol cono-
scerle un po’ criticamente, deve ricorrere, più che altrove,
1 alle notizie che ne dettero nel XVI secolo il P. Morigia Ge-
suato,il quale poté consultare molti documenti ed autografi
di lui (1), nel secolo seguente lo Iacobilli (2), ed a quelle che
ne stampó nel 1825 il suo concittadino abate De Angelis (3).
In questi scritti si troveranno indicate la sua operosità reli-
eiosa, la sua vita apostolica, la sua pietà, la sua dottrina,
e gli incarichi non lievi né pochi che ebbe dai suoi supe-
riori. Il cenno presente ha lo scopo di segnalare principal-
mente le notizie che si hanno di lui come Vescovo di Fo-
ligno per lo spazio di ventisei anni, cioè dal 1461, in cui
il suo eoncittadino Pontefice Pio II lo mandó a governare
questa Diocesi, fino al 1487 in cui mori (4). Attingeró prin-

-—

YET (1) MoRIGI P., Paradiso de’ Gesuati. Venezia, 1582, p. 293-301. Historia degli huo-
pP mini illustri che furono Giesuati. Venezia, 1604, p. 278-286.

Ei (2) Vita, dei Vescovi di Foligno. M. S. A. III. 16 della biblioteca del Seminario,
is fol. 60 e seg. Il ms. è mutilo, ma ne possiedo una trascrizione fatta prima che l'o-
| riginale fosse.mutilato.

[3 (3) Notizie intorno all’autore del libro del Monte Santo di Dio. Siena, 1824.

(4) EUBEL P., Hierarchia Catholica Medii Aevi. Munster, 1901, vol. II, p. 173.

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160 M. FALOCI PULIGNANI

cipalmente a fonti inedite, e sarà questo il vantaggio del
piccolo studio presente.

La sua elezione a Vescovo della nostra Diocesi di Fo-
ligno è così ricordata negli annali del Comune: Il 5 ago-
sto del 1461 i Priori del Popolo fecero al Consiglio Co-
munale la relazione seguente: « Nos nuperrime accepisse Re-
veren. în Christo Patrem et Dominum nostrum Dominum Epi-
scopum Fulginatensem ad urbem nostram proficisci debere de
proximo. Quocirca, cum iam pariter intellecerimus eius famam
et vitam, pro honore nostrae Comunitatis bonum esse suam Pa-
ternitatem et dominationem honorifice în eius introytu suscipere
et visitare ut decet » (1). Diversi Consiglieri presero la parola
in proposito, e con 89 voti favorevoli su 94 presenti, fu sta-
bilito di riceverlo con onore, e di fargli un presente di con-
fetti (2). Egli era stato consacrato nella Metropolitana di Milano
da quell'Areivescovo il 28 giugno di quel medesimo anno (3),
ed il Papa gli voleva tanto bene, che per mandarlo subito
a Foligno gli mandò a Milano la cavalcatura, la cappa, il
mantello, i pontificali, il denaro necessario (4).

Il Iacobilli, desumendone le circostanze dai cronisti e
dagli storici dei Gesuati, scrisse di lui che si esercitò tosto
« in opere degne del singolar suo pietoso zelo, aumentò il culto
divino, restaurò la Chiesa (5), riformò il Clero, ridusse a vita
più regolare li Seculari, fece far molle paci, terminò molte liti
e discordie, suffragò largamente à poveri, predicava spesso, si
disciplinava due volte al giorno, vegliava gran parte della notte
in orazione, adornò il Vescovado di una bella libreria, e occu

(1) Arch. Com., Riformanze del 1464, fol. 69.

(2) Era allora così celebre la fabbricazione dei confetti in Foligno, che era il
dono consueto che facevano il Comune e i Cittadini. Vedi la mia memoria I confetti
di Foligno. Foligno, 1891.

(3) IACOBILLI, Op. cit.

(4) MORIGT, Op. cit.

(9) Nel 1470, per suggerimento del Governatore della città, contribuì con 50
fiorini a fornire il Duomo di nuovi arredi. Riformanse, ad an, fol. 126.
SIENA E FOLIGNO 161

pava il rimanente del tempo nello studiare « (1). Noi potremo
‘constatare con i documenti la maggior parte di questi fatti,
ma per molti di essi è da stare alle fonti del Iacobilli, e spe-
cialmente del Morigia, che ebbe a sua disposizione l'archivio
dei Gesuati al quale il Bettini appartenne. Questi nell'anno
1462 stava a Bolsena col Pontefice suo concittadino Pio II (2),
e nell’anno stesso, per invito del medesimo Pontefice, egli
intervenne alla consacrazione della Cattedrale di Pienza (3).
Però l’anno appresso 1463 egli era certamente nella sua re-
sidenza, circondato dalla stima riverente di tutti. Eccone le
prove. |

2.

In quest'anno 1463 doveva eleggersi un ufficiale del
Danno Dato, che era un tribunale municipale, in materia di
furti, di risse, ecc. ecc. Il Vescovo Bettini desiderava che a
tale ufficio fosse chiamato suo fratello Barnaba, sia che a lui
volesse molto bene, sia che avesse bisogno della sua vi-
cinanza. Il 2 agosto 1463 fu fatta la proposta al Consiglio,
« quia (dissero i proponenti) ut vestrum quilibet notum est quan-
tum sua Reverenda Paternitas nostrae afficitur Comunitati, to-
tique universo populo nostro, et quantum salubris est nobis eius
doctrina. » Guido de Bicis, uno dei Consiglieri, patrocinò la pro-
posta, per riguardo del Vescovo « attentis eius bonis operibus,
et doctrina sua optima, quod suae Paternitati haec Comunitas
satis est obligata ». La proposta passò con 61 voti favorevoli
contro 8 contrari (4).

Poco dopo accadde la stessa cosa per la nomina del Po-

destà. Il Vescovo Bettini mandò al Consiglio un Breve del
Papa, col quale questi raccomandava la nomina di Ser Bar-

(1) Cod. cit., fol. 60 tergo. à
(2) GUGLIELMOTTI, Storia della Marina pontificia. Roma, 1856, vol. I, p. 456.
(3) DE ANGELIS L., Capitoli dei disciplinati di Stena. Siena, 1818, p. 151.

(4) Riformanze 1463, fol. 280, 282: cfr. fol. 314-315.

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162 M. FALOCI PULIGNANI

tholomeum de Bettinis altro suo fratello. Contro tale nomina
vi erano delle difficoltà legali, ma il Consiglio le superò, ac-
cettando la proposta, considerando come (si disse in Consi-
glio) « uniusquisque vestrum sciat quantum haec Comunitas obli.
gata sit suae Reverendae Paternitati » (1). E si aderi con 53
voti contro 4, e più tardi si accordarono altre facilita-
zioni (2).

Una delle prime cose che il Bettini fece per la Diocesi
fu di provvedere alle condizioni economiche del Clero, poi
sì propose di liberare il popolo dai» contratti usurai degli
Ebrei, poi di fornire ai malati uno Spedale sicuro e conve-
niente.

Trovò che il Clero pagava delle tasse, secondo lui, ca-
nonicamente non dovute, onde credette suo dovere di impe-
dire che questo balzello continuasse a gravare i suoi Preti.
Ma i gabellieri ricorsero, e ricorsero in modo così forte, che
il povero Vescovo ricevette dal Papa (che pur era concitta-
dino suo) un Breve, il quale piuttosto pare un rabbuffo. Ed é
notevole che era senese e concittadino suo anche quel Pic-
colomini che sottoscrisse il Breve, e che non trovò un pò acre
la dicitura di quel documento. Esso, però, come vedremo, fa
onore al Bettini, e dimostra come questi, allorchè si trattava
di doveri, non esitava anche a mettersi in condizioni di
perdere la pace e di meritarsi dei ... rabbuffi. Ecco il Breve:

Pius PP. II.

Venerabilis Frater salutem et apostolicam benedictionem. Propter
nonnulla quae nobis relata fuerint, hortamur fraternitatem tuam, et
nihilominus in virtute sanctae obedientiae tibi praecipiendo mandamus,
ut nullatenus impedias quoniam Cleri et personae ecclesiasticae civi-

(1) Ibidem, fol. 309, 311.
(2) Ibidem, Riformanze 1464, fol. 83-84.
SIENA E FOLIGNO 163

tatis et diocesis Fulginatensis solvant Gabellas Camerae Apostolicae,
«ut actenus est consuetum, quoniam ita est nostrae intentionis. Non ob-
stantibus quibuscumque. Datum Romae, apud sanctum Petrum sub an-
nullo Piscatoris die XIII Octobris MCCCCLXIIJ, Pontificatus nostri

anno sexto.
. G. de Piecholominibus.

A tergo: Venerabili Fratri A. E.po Fulginaten. (1).

Il Cancelliere del Comune registró nei suoi libri questo
documento fiscale, e forse i Preti per qualche tempo conti-
nuarono a pagare, ma il Vescovo Bettini dovette tanto agi-
tarsi, e scrivere, e reclamare, che al documento riferito ne
fecero seguito parecchi altri, diretti ai gabellieri della città,
nei quali, riconoscendosi ingiusto il pagamento di quelle tasse,
si ordinò ad essi di non molestare più né Preti né Chiese
per causa di quelle tasse (2). Il Vescovo ebbe cosi ragione, ed
il Clero non potè non encomiarne l'operato così per esso
utile ed efficace. |

4.

Ma dove si manifestò l'influenza dell'opera sua, fu nella
istituzione del Monte di Pietà, che devesi alla sua iniziativa.
Egli, vedendo la piaga dell'usura, richiamò l'attenzione del
magistrato sui Capitoli con gli Ebrei, che erano stati delibe-
rati fin dal 1445, ma che trovò tanto gravosi e riprovevoli,
che il 1. maggio del I463 fece leggere in pubblico Consiglio
una sua lettera, o scritto, con il quale dichiarò che tutti
quelli i quali avevano preso parte alla compilazione o ese-
cuzione di quei capitoli erano caduti nella scomunica mag-
giore, onde a lui come custode delle loro anime, correva
l'obbligo di raccomandare che i Capitoli stessi. penitus revo-
centur. Aderirono tutti, e Ser Nicolaus de Piccinatis disse che
se qualche Capitolo era stato fatto « contra divina ordinamenta,

(1) Archivio Comunale. Regesto dal 1446 al 1494, fol. 24.
(2) Ibid., fol. 39.

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' 164 M. FALOCI PULIGNANI

quod penitus irritentur ». E poiché sembra che l' intenzione di
tutti fosse di favorire la poverà gente e non le usure degli
Ebrei, così fu proposta la fondazione di un Monte di Pietà,
come si era fatto in Perugia. « Sed ut subveniretur pauperibus
personis, quod in hoc consilio reformetur ... ordo ad faciendum
Montem ut actum existit in Civitate Perusii, et ad id exequendum
eligantur sex cives, etc. (1).

Il giureconsulto Guido De Bicis disse che per non in-
correre nella scomunica, si abrogassero i Capitoli incriminati,
ma siccome esaminarli tutti era cosa molto lunga, prevalse
il parere di un altro Consigliere, Perthomas Lazari, e con 63
voti favorevoli contro 3 contrari si stabili di andare a par-
lare col Vescovo, per intendersi con lui, onde provvedere ai
poveri, e non farsi derubare dagli Ebrei (2).

Fu certamente in tale conferenza tenuta tra i Consiglieri
ed il Vescovo, che fu deliberata l’ erezione del Monte di
Pietà; e fu probabilmente questo il secondo Monte che sor-
gesse in Italia, essendo stato il primo quello eretto in Pe-
rugia nel marzo ed aprile del 1462 (3). Esso però non co-
minciò veramente a funzionare che alcuni anni dopo, poichè
ai 4 di maggio del 1466, come si legge negli atti del Con-
siglio, Fra Fortunato da Perugia avendo predicato in Chiesa
sulla necessità di questo Monte di Pietà, il giorno seguente
con 73 voti favorevoli e nessuno contrario, il Consiglio ne de-
liberò l'istituzione, la quale anche in questa adunanza fu assai
patrocinata da quel Ser Nicolaus Piccinatis che per primo,
nell'adunanza del 1463 ne aveva fatto proposta (4). Dagli
atti posteriori al 1463, non risulterebbe la parte che prese
il Vescovo Bettini nel dar vita alla benemerita istituzione,
ma siccome il Monte di Pietà dovea sostituire i capitoli usu-

(1) Riformanze ad annum. Fol. 286.
(2) Ibidem, fol. 289.
(3) RossI A., La piazza del sopramuro in Perugia. Perugia, 1887, p. 35. Cfr.
Miscellanea Francescana. Foligno, 1897, VI, 160.
(4) Riformanze, ad an. 1466, fol. 77-78.
SIENA E FOLIGNO ©’ | 165

rari degli Ebrei, contro il funzionamento dei quali il Vescovo
avea minacciata la scomunica, è più che evidente che se
esso nacque, nacque perchè così restò stabilito nella confe-
renza tenuta sui primi di maggio 1463 nell'Episcopio, tra il
Vescovo e i magistrati della città. Sta in fatto però che il
Monte nel 1469 non funzionava ancora, e chi sa quando a-
vrebbe funzionato se nell’aprile di quell’anno, nella seduta
del giorno 6, non fosse stata portata in Consiglio e appro-
vata la proposta di un anonimo e generoso cittadino, il
quale mise a disposizione del Monte la somma di quattro o
cinque mila fiorini, contentandosi di ricevere un premio an-
nuo di cento fiorini, ove il Monte avesse potuto disporne.
Con 59 voti favorevoli e due contrari fu accettata la pro-
posta (1), e così prese consistenza l'iniziativa cristiana del
Vescovo Bettini. Ma le difficoltà non dovevano mancare, per-
ché una attuazione pratica non si ebbe che in seguito di
un'altra predica di Fra Fortunato, fatta in Duomo il 5 marzo
1411, dopo la quale il Consiglio, con 13 voti unanimi prov-
vide definitivamente a tutto quanto doveva provvedersi in
proposito (2). I registri del Monte di Pietà rimontano preci-
samente a quest'anno 1471 (3), e si nomina in essi l'opera
di Fra Fortunato di Perugia, e il dono di 100 fiorini fatto
al Monte in quell'anno dal generoso Mons. Marliano Vescovo
di Tortona, Governatore di Foligno. Negli atti del Comune,
fra le due date del 5 e del 9 aprile 1471, fu trascritto, ma
non interamente, un decreto o lettera del Vescovo Bettini
diretta ai Priori e ai Consiglieri della città, il quale, com-

piacendosi del nuovo istituto « opus excitatum non humano,

sed divino potius auxilio », loda l'opera infaticabile di Fra
Fortunato, che era riuscito nell'opera « immensis laboribus ac

(1) Riformanse, ad an., fol. 111-114.

(2) Riformanze, ad an., fol. 1, 2. Gli statuti del Monte, ma mutili per lacera-
zione di una pagina, stanno a'le c. 14 e 15. 1

(3) Il volume più antico dell’ Archivio del Monte di Pietà reca in principio
l'anno MCCCCLXI, ripetuto più volte, ma è errore evidente in luogo del MCCCCLXXI.

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(1) Reformationes ad an., fol. 16.

166 M. FALOCI PULIGNANI

|l | lucubrationibus », proponendo la nomina di due cittadini che
| | invigilassero la parte finanziaria, affinchè il fondo raccolto
LU n non andasse tutto perduto (1) Manca la chiusa e la data di
M EI questo ,editto, che però, come ho accennato, deve riportarsi
M. al principio di aprile del 1411.

Più importante del Monte fu l’idea del Bettini di riunire
in un solo i piccoli ospedali che allora si trovavano in Fo-
B ligno. Questi erano parecchi, ma non sempre davano ga-
| ij | ranzie di savia amministrazione, sicché il vantaggio che ne
hi il derivava alla povera gente era assai poco. Egli pensò di
| riunirli, e di farne uno solo, non nascondendosi certo le dif-
ficoltà alle quali andava incontro con una innovazione così
ardita. Ne fece partecipe il Consiglio Comunale, ove se ne
discusse nell'adunanza del 6 aprile 1469, osservandosi che il
m Vescovo « qui nos paterno amplectitur affectu » domandava
in luogo di tanti ospedali di farne « unum egregium et nobile »
È LES ' e però esibiva al caso tutta l'opera e l'aiuto suo. « offert se
«| (E (EROR eumdem auxilio et favore ». Tale proposta, ottima in se stessa,

| | aequistava valore dal fatto che il Vescovo proponente veniva
da Siena, il cui celebre ospedale di S. Maria della Scala
doveva per la sua eccellenza esser noto a tutti i Consiglieri.
I quali accettarono plaudenti e grati la bella proposta. Sono
da trascrivere alcune parole che si dissero in quell’adunanza.
Il Consigliere Averardus Petri sapendo come il Vescovo era
mosso verso la città » paterna caritate ac vero zelo, et nonnisi
pro honore Dei et civitatis nostrae utili et commodo » opinó di
accettar senz'altro, di dar libera facoltà a lui di fare a suo

grado, e di rimettere ogni cosa « voluntati et in pectore suae
d. Rev. et eidem ad hoc Consilio habendae et referendae sunt gra-
tiae, ut Patri et Domino, ac zelatori utilis et honoris nostri ».

—34
SIENA E FOLIGNO i 167

La proposta fu accettata con 43 voti favorevoli e 18 con-

trari (1), i quali 18 rappresentavano forse tanti piccoli in-

teressi, che dal progetto del Vescovo restavano vulnerati.
La cosa però rimase sterile, e per parecchi anni non

se ne parlò più. Poi il Vescovo si assentò, lo stimolo, era

passato, e così il progetto rimase sospeso. Nella Quaresima

‘dell’anno 1476 il Predicatore espose dal pulpito la insuffi-

cienza di tanti piccoli ricoveri, e insistette tanto sulla ne-

. cessità di un provvedimento, che il 22 marzo il Governatore

della città fece radunare il Consiglio nel suo palazzo, facendo
suo il lamento del Predicatore e la necessità di un sollecito
provvedimento. Uno dei consiglieri, Nicolaus Petri, confermò
la verità dell’esposto, riconoscendo come « nullus ex tot hospi-
talibus extat, in quo ut decet pauperibus necessaria suggerantur >.
Ma invece di seguire il progetto del Bettini che voleva fare

un ospedale solo, il Consiglio stabili di indagare « quae sint
causae, quod in huiusmodi hospitalibus, ut par est, et intentio
datore fuit, non ministrentur idonea et comoda pauperi-
bus (2). Tempo perso! Non si conchiuse nulla. Quei valen-
tuomini non comprendevano che non era più tempo di in-
dagini e di studi, ma era tempo di conclusioni e di fatti.
Allora, il migliore di tutti gli ospedali, era quello detto di
S. Giovanni, e il Bettini che lo sapeva, considerando che
uno dei suoi offici di Vescovo era l’edificare chiese e ospe-
dali, visto il bisogno che vi era di un ospedale conveniente,
per tagliar corto, li soppresse tutti, e con atto del 1477 li
unificò in quello di S. Giovanni che dava migliori garanzie
per un funzionamento corrispondente e adeguato allo scopo.
Intitoló il nuovo ospedale con il nome di S. Maria della
Pietà, e accordò 40 giorni di indulgenza a tutti coloro che
a di lui vantaggio avessero fatta una elemosina (3).

(1) Reformutiones, ad an., fol. 111.
(2) Reformationes, ad an., fol. 19-20.
(3) Reformationes, ad an. 1484, fol. 107-108.

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id 168 M. FALOCI PULIGNANI

Si dovrebbe supporre che la cosa fosse bella e fatta;
ma l’atto episcopale era uno di quelli che, come oggi suol
dirsi, riguardano una materia mista, e vanno soggetti, per
usare un termine legale, all’assenso dell’autorità civile. Di
qui la necessità di sottoporre quel decreto all’approvazione
del Consiglio Comunale. Molto si adoprò il Bettini, dal 1477
in poi, -per ottenere tale approvazione, ma probabilmente
quel decreto che sopprimeva istituzioni antiche e care a chi
le dirigeva, toccava meschini interessi, che a taluni Consiglieri,
come ho accennato, premeva di conservare. Quindi ... non
si conchiudeva mai nulla. L'8 agosto 1482, cinque anni dopo,
Emiliano Orfini, Consigliere del Comune assai influente,
tornò a raccomandare l’invocata unione degli ospedali, e il
suo voto trovò 50 suffragi favorevoli e soli 11 contrari (1),
cioó una opposizione molto minore di quella del 1469, la
quale era di 18 voti contrari.

La concordia — se non lunanimità — non si ebbe che
nel 1484, in cui, nell'adunanza del 24 maggio, il Capo Priore
espose al Consiglio l'antico desiderio del Vescovo e le ripe-
tute domande da lui fatte, leggendo oltre i capitoli proget-
tati, anche il decreto già preparato sin dal 1477, e chiedendo
il parere del Consiglio. Questa volta al Consiglio era pre-
sente lo stesso Vescovo Bettini, e sebbene il Cancelliere del
Comune riduca il discorso di lui a poco piü delle parole
dixit, narrat, et exponit, nondimeno grande dové essere la
sua eloquenza, se con questa e con il suo prestigio riuscì a
condurre in porto un progetto che egli aveva desiderato e
preparato da tanti anni. In quel decreto si legge la di lui
premura per riuscire, il parere favorevole avuto dal Gover-
natore, dai Consiglieri, dai Canonici, da altri cittadini, in-
vocandosi da ultimo l'assenso, che noi diremmo governativo.

Letto il decreto, prese la parola'il Consigliere Giovanni
Sensino, il quale lodó ed encomió il progetto episcopale, ne

(1) Reformationes, ad an.,-fol. 31-32.
SIENA E FOLIGNO 169.

fece vedere ai colleghi l'utilità, e ne propose l'approvazione,
delegando tutte le facoltà amplissime del Consiglio ad una
commissione di cittadini, che avesse l'incarico di intender-
sela col Vescovo, e di concretar tutto con lui. Cinquanta
erano i Consiglieri: 43 dissero di si: soli 7 dissero di no (1).
Mons. Bettini potè esser contento. Il 26 maggio 1484 segna
la data iniziale di questo ricovero pietoso, il quale, con l’an-
tico nome di S. Giovanni Battista, è arrivato sino a noi.
Ma il Vescovo volle fare anche di più. Nel suo pensiero
splendeva sempre come ideale il magnifico ospedale di S. Ma-
ria della Scala di Siena, arricchito di molte indulgenze e. di
grazie spirituali da molti pontefici. Volle ricavare da questa
circostanza un vantaggio finanziario per il suo ospedale di
Foligno, ed appena fatto il nuovo Papa Innocenzo VIII, a
lui chiese e da lui ottenne di far partecipi di tutte le in.
dulgenze dell’ospedale senese tutti quei generosi che aves-
sero concorso col loro denaro a vantaggio dell’ospedale di
Foligno. Esistono tuttora le belle Constitetiones hospitalzvm
vnitorem di Foligno, compilate. dal. Bettini, e trascritte
in un prezioso fascicolo membranaceo dal Cancelliere della
Comunità Michelangelo Grillo. Ad esso fa seguito la dichia-
razione legale di tale partecipazione di indulgenze, e la co-
pia autentica delle bolle e dei diplomi papali che le conce-
dono all'ospedale, dichiarazione e copia del notaio senese
Burghesus Ioannis de Burghesibus, colla data in stile senese 17
febbraio 1484, che corrisponde al 17 febbraio 1485.
L'ospedale creato o riordinato dal Bettini, fu rifabbricato
verso la metà del secolo XVI, e resosi col tempo insufficiente
al bisogno, fu trasferito verso il 1862 nell’ antico convento
di S. Gio. Battista alle Poelle, ridotto allo stato odierno dal-
larchitetto cittadino Vincenzo Vitali. Nell’ atrio del nostro

maggiore istituto di beneficenza si veggono busti e marmi,

e nomi di benemeriti, ma vi manca il nome del più bene-

(1) Reformationes, ad an., fol. 101-106.
170 M. FALOCI PULIGNANI

merito di essi, il Vescovo Antonio Bettini, che dopo un lavoro
di quindici anni, riusci nel 1484 a metterlo in essere.

Faccio adesso ricordo di un’altra innovazione dovuta al
Bettini nel 1483, innovazione che a primo aspetto importa
poco, mentre rivela in lui una geniale precorrenza delle idee
moderne, quando, per necessità di saggia economia politica,
assai interessa render libera da vincoli la. proprietà immo-
biliare, per renderla facilmente commerciabile. Esisteva in
Foligno (ed in parte esiste ancora) un istituto giuridico spe-
ciale, consecrato da un uso inveterato del quale si ignora
l'origine, e che si chiama Enfiteusi ad scriptum. In forza di
questa enfiteusi, chi ha una casa, o un fondo con questo
titolo, ha diritto ad averlo ad tertiam generationem; paga un
canone irrisorio, assolutamente inferiore al reddito dell’ im-
mobile enfiteutico, e, scaduta la terza generazione, ha diritto
al rinnuovo di essa, previo solo il pagamento di un modesto
laudemio. Il direttario in un solo caso può dichiarare nulla
e rotta l’enfiteusi, quando cioè l’enfiteuta, caso inverosimile,
non paga quei cinque o quei dieci centesimi annui di ca-
none. Queste enfiteusi, oggi ridotte a pochissime, una volta
erano centinaia, e le possedevano esclusivamente il Vescovo,
o il Capitolo del Duomo o qualche parrocchia, o monastero,
o badia; mai i privati. Fuvvi un tempo in cui tale istituto
recó benefici grandissimi al popolo. Quando, nelle lotte cit-
tadine dell'alto medio evo, un partito cacciava dal potere il
partito contrario, i capi di questo si mandavano al confine,
e ad esso si sequestravano ‘case e campi, mettendo sul lastrico
la famiglia. Allora si escogitò un mezzo abilissimo, perchè fra
le rovine economiche e politiche del partito soccombente,
non venissero coinvolti la moglie e i figli degli esiliati. Molti
e molti cittadini cederono le loro case e i loro campi al Ve-
scovo, al Capitolo, all'Abate, ma li cedevano, e li scrivevano
SIENA

E FOLIGNO

nel catasto a nome di essi, a patto di riaverli in enfiteusi,
a terza generazione, coni miti patti che sono stati accennati.
Che accadeva in caso di confisca? Accadeva che i beni scritti
al Vescovo, alla Chiesa, ecc. per nessuna causa politica po-
tevano venir mai confiscati, e l'enfiteuta, o meglio, la. di lui
famiglia, se il Capo veniva esiliato e depauperato, continuava
sempre a godere il beneficio dell'usufrutto di quella casa o
di quel campo, che per essere scrittà ad un Ente sacro,
divenivano sacri. Ma questo vantaggio rendeva difficile la
libera contrattazione di tanta parte di proprietà terriera,
sicché, quando, come a tempo del Vescovo Bettini le
confische dei secoli precedenti si erano rese o rare, o im-
possibili, il vantaggio stesso si trasformava in un danno.
Fu allora che il Vescovo Bettini, precorrendo i suoi tempi,
pensó di abolire queste enfiteusi ingombranti, e nel 1485
incaricò il suo Vicario di esporre al Consiglio, come egli,
per amore della città, era disposto a rinunziare al be-
neficio di queste enfiteusi, venendo con i debitori ad un a-
michevole componimento. Nella seduta consiliare dell’ 11
aprile fu partecipato ai Consiglieri « dominum Episcopum
pro amore suo in hanc civitatem optare fieri compositionem quo-
rumdam bonorum emphitheuticorum et scriptorum. Episcopatus
pro futuris temporibus et in perpetuum (1)». Fu accettata la

proposta con 55 voti contro 2, ma la cosa non ebbe seguito,

e la farragine ingombrante di questi singolari contratti è
arrivata fino a noi, non senza dar luogo talvolta a piati giu-
diziali, per chi, non conoscendo tali consuetudini locali, con-
fonde queste enfiteusi con quelle contemplate dal codice ci-

vile. Ma checchesia di ciò, l'atto del Vescovo Bettini merita

lode assai.

: 1.
Però, malgrado tante belle cose, non furono sempre cor-
diali & rapporti tra il Bettini e i folignati, anzi talvolta si

(1) Reformationes, ad an., fol. 60.

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dl 172 M. FALOCI PULIGNANI

raffreddarono tanto, che fuvvi un momento in cui, senza colpa
di nessuno, corsero pericolo di rompersi. Il Bettini era uomo
di valore, la diocesi era piccola, onde la sua operosità fu spesso
adoperata per campi più vasti. Paolo II, con breve 28 agosto
1465 lo aveva incaricato di riformare il Monastero di Chiara-
valle presso Milano. Con altro breve dello stesso mese,
ebbe l'inearico di riformare quello dei Cisterciensi di Settimo
presso Firenze (1) e nel medesimo anno la Repubblica di
Siena lo mandó suo ambasciatore a Milano per indurre quel
Duca a collegarsi con i Senesi (2). Per simili incarichi egli
era costretto a star lontano dalla diocesi, affidando questa alla
cura dei Vicari i quali, in diversi tempi, furono Bartolomeo
Tonti Canonico della Cattedrale, Fra Venturello di Paolo da
Liè agostiniano, Fra Nicolò di Pietro e M. Giovanni Appel-
lino (3).

Ma i cittadini a queste assenze, che per essi non erano
chiaramente giustificate, mal si adattavano, e volevano tra
loro il Vescovo. Anzi, tali assenze talvolta erano così lunghe,
che nel marzo del 1474 corse voce che egli avesse rinun-
ciato alla sede, sicchè nell'adunanza del Consiglio tenuta il
25 di quel mese, si consideró quella voce come un danno,
e, perché il fatto di esso non si verificasse, « ob multos re-
spectus sit. nobis dannosum et dedecorosum » si convenne che
se la rinunzia fosse davvero avvenuta, il Comune si dovesse
metter d'aecordo con i Canonici di S. Feliciano per far de-
volvere le rendite della Mensa a beneficio della Cattedrale
e dell’Episcopio (4). Ma il netto non si potè scoprire, e per-
sistendo la voce di questa rinunzia, il 21 maggio il Consiglio
fece voti perchè il suo successore fosse un folignate: « esset

(1) DE ANGELIS, Op. cit., p. 5-6. IACOBILLI, Op. cit., c. 61.

(2) DE ANGELIS; p. 7.

(3) Da una nota autografa del Iacobilli ad un suo esemplare della Vita dí
S. Feliciano Foligno, 1626. Nel 1468 il Bettini stava a Foligno. Cod. B. 8-12 fol. 100,
Bibl. Sem.
(4) Reformationes ad ann., fol. 47-48.
SIENA E FOLIGNO 113

utile et decorum, ut substituendus esset Civis F'ulginatensis » (1).
Si seppe poi che il Bettini non aveva rinunciato affatto, e
allora il Comune tornó ad interessarsi di lui, procurando che
tornasse. Nell’adunanza del 21 marzo 1475 il Capo Priore
del Municipio espose ai colleghi suoi del Consiglio « qwan-
tum esset incomoda et indecora urbis nostrae absentia Episcopi >,
onde con il voto di 59 Consiglieri, malgrado 9 voti contrari,
fu nominata una commissione di cittadini prudenti e capaci
« fantae rei », con amplissimo incarico di fare e di agire « ut
dictus Dominus Episcopus redeat », sia scrivendogli, sia man-
dandogli i cavalli per tornare, pregandolo o a solo, o insieme,
una o più volte, pur di riaverlo: « et orare unum vel plures
semel, vel saepius, vel quotiens placuerit, et ad quos visum fue-
rit, cum mandatis et effectu pro dicto reditu Episcopi » (2).
Allora si recó a Siena il suo Vicario Bartolomeo Tonti,
e il 23 agosto di quell'anno il Capo Priore ne riferi al Con-
‘siglio. Il Tonti assicurò il Vescovo essere « prox2mum ad re-
deundum », nondimeno egli credè necessario mandare un am-
basciatore a Siena, per far conoscere a quei cittadini quanto
fosse vivo in Foligno il desiderio di riavere il Bettini fra di
essi, e risultasse che erano i senesi che non volevano farlo
partire. E siccome il Bettini era molto amico di Adriano di
Antonio, « virum modestissimum », si stabili di mandar lui a

Siena, incaricandolo di esporre al Bettini « tamquam, cum.

bono Patre », il Gesiderio dei figli. Comunque, non si guar-
dasse a spese, e tutto si procurasse con garbo, e che tutto si
facesse col beneplacito del Vescovo « ut ad consolationem suam
procedant omnia » (3). Tanta era la stima, tanto era il desi-
derio di riavere il Bettini! Ma poichè Adriano non potè an-
dare, il 4 settembre il Consiglio tornò ad occuparsi della
cosa, ordinando di mandare a Siena un amico del Vescovo

(1) Ibid., fol. 75-76. :
(2) Reformationes, ad an., fol. 40. Cfr. fol. 43.
(3) Reformationes, ad an., fol. 105.

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174 M. FALOCI PULIGNANI

« alius orator delegatur ex civibus qui sint grati et accepti do-
mino Episcopo » (1).

Non sappiamo se per allora il Vescovo tornasse o no.
Nel 1416. dimoró a Foligno Sisto IV con 11 cardinali dal 26
agosto al 7 ottobre, e tutta la città era in moto per ospitare
il Papa e la sua amplissima corte (2). Era questo il caso in
cui, come suol dirsi, il Vescovo avrebbe potuto farsi onore.
Ma il Vescovo in quel movimento di Porporati, di Vescovi,
di Curiali, non figura mai. Si conoscono le case e i signori
che ospitarono gli undici cardinali (3), ma nessuno di essi
dimorò nell’Episcopio. Chi sa quanti senesi erano col Papa!
L'Episcopio apparisce chiuso, e si sa solo che il Papa, che
avea data forma edilizia alle case e alle strade, fece dipin-
gere quella facciata. È quindi certo che il Bettini nel 1476
non era a Foligno.

Nel 1477 una fiera peste desolò la città: forse morirono da
duemila cittadini (4), e sebbene sia difficile supporre che egli
tornasse in quella ‘occasione, potrebbe anche essere che ciò
sia avvenuto, malgrado tale peste, riflettendo ch’ è di questo
anno, come si è visto, il decreto dell’ospedale. Ma ciò è incerto.
Nel 1478 corse un’altro, e assai più strano caso. Si disse cioè
che al Bettini si doveva nominare un coadiutore, e che questi
era stato scelto a tale ufficio in Dominum Gentilem de Camuro,
nel territorio spoletino. Allora Spoleto e Foligno stavano in
guerra per causa dei confini. Detto fatto. Si raduna il Con-
siglio: si discute sulla voce corsa, si trova che questa era
« gravis omnibus », e il 26 maggio si deliberò di mandare un
ambasciatore al Papa, pregandolo a nominare un Vescovo
folignato, ma, se forestiero, mai spoletino (5). L’anno appresso i
Folignati, che erano sempre desiderosi di riavere il Bettini,

(1) Zeformationes, ad an., fol. 112. ,

2) Reformationes, ad an. Sotto la data 21 agosto 1476, fol. 48.
(3) IACOBILLI, Croniche di Foligno. Al'anno 1476.

(4) e ad an., fol. 56.

(9) Reformationes, ad an,, fol. 98.
SIENA E FOLIGNO 175

si. trovarono anche più imbarazzati. Tra i cardinali che nel
1476 erano venuti con Sisto IV a Foligno, vi era il cardi-
nale Arcimboldo, di Novara, che aveva per suo familiare
Michele da Viterbo Vescovo di Castro. Egli lo voleva far
Vescovo di Foligno, e però scrisse ai Priori del Comune,
pregandoli, poichè il Bettini era semper absens, a darsi dat-
torno per la nomina di questo suo protetto, virtute praeditus
multa. Letta la lettera del Cardinale, prese la parola il dott.
Francesco Varini (era il 27 aprile), e disse, che sebbene il
Vescovo su questo punto della sua prolungata àssenza non
fosse molto benemerito del. paese, tuttavia, sia per timore di
peggio, sia per non prenderlo alle spalle, e per mostrarsi
sempre figli deferenti al proprio padre spirituale, propose
di serivergli e di pregarlo a tornare, poichè diversamente
avrebbero provveduto ai casi loro. Copia di questa lettera
si sarebbe poi mandata al Cardinale, per mostrare come la
sua proposta fosse stata presa in consideraziene (1).

Ma non si conchiuse nulla neppure quella volta: e per-
chè poco dopo si disse che il Bettini era morto, il Consiglio
il 13 agosto 1479 tornò a deliberare l’invio di un nuovo am-
basciatore al Papa, per avere un folignate per vescovo (2).
Non sappiamo poi cosa accadesse nel 1480, ma possiamo
immaginare i lamenti e i non simpatici giudizi, massime
quando si seppe che nel 1481 la Repubblica di Siena aveva
mandato il Bettini in missione per suoi interessi all’impera-
tore Federico III (3). La cosa ebbe un epilogo nel 1482,
poichè il Consiglio nell’ adunanza del 7 gennaio mostrò di
aver perduta la pazienza. Si nominò una commissione, ed
ebbe l’incarico tassativo di proporre al Vescovo un dilemma:
o egli torni e risieda, ovvero le rendite della Mensa, se non
tutte, vadano o per i poveri o per adornamenti della Cat-

(1) Reformationes, ad an., fol. 167-168.
(2) Reformationes, ad an., fol. 196.
(3) IACOBILLI, Op. cit., a. p. 65 della mia copia.

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tedrale e dell’ Episcopio. « edeat, et hic maneat: aut quod
fructus Episcopatus, si non omnes, saltem bona pars, hic seque-
strentur, et retineantur in elemosinas, seu ornamentum Ecclesiae
S. Feliciani et suorum membrorum » (1). Niuno vorrà dire che
quei cittadini abbiano agito o con irriverenza o con irri-
flessione.

-. Ma, finalmente, tante insistenze ebbero il risultato che
Si voleva. Il Bettini, sebbene vecchio, tornò tra i suoi che
lo desideravano da tanto tempo, e ne abbiamo molte ed
esplicite prove. Nell'anno 1485 confermò gli statuti della
Confraternita della Carità dei Preti in Cattedrale (2); nel
1484 affidò la chiesa di S. Feliciano di Mormonzone ai Pa-
dri Amadei (3), né é detto che non facesse in diocesi altre
utili cose, se le nostre ricerche non sono state piü feconde.
Certo, durante il suo lungo episcopato passano parecchi
anni senza che si sappia nulla di lui, ma è da dare anche
il tempo a lui necessario perla composizione di molti libri
che scrisse, e dei quali una parte sola fu messa a stampa.

Comunque, si puó chiedere come mai un Vescovo cosi
pio adempisse tanto poco alla legge sulla residenza. Ma a
prescindere che allora tale legge non obbligava rigidamente
come obbligó dopo il Concilio di Trento, a tacere che gravi
cause possono sempre dispensare da essa (né al Bettini cause
gravi.e legittime dovettero mancare), il Morigi rispose assai
da tempo a questo appunto che potrebbe farsi al Bettini, osser-
vando che. questi tornava e vero alle solitudini contemplative
dei Gesuati di Siena « però, provveduto che ebbe di un buono
e sufficiente Vicario » (4) il quale era quel Bartolomeo Tonti,
già accennato, che i Canonici avevano designato già per loro

(1) Reformationes, ad an.
(2) FALOCI-PULIGNANI M ., JI Priori della Cattedrale di Foligno. Perugia; 1914.
Bibl. Sem. Cod. B, VI, 8, p, 225. P
(3) IACORILLI, Historia delle Chiese di Foligno, Bibl. Sem. AY AVIV 128p: T
(4) MORIGI, Paradiso di Gesuati, p. 297.
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Vescovo, prima che il Papa avesse privato di questa
chissima facoltà il Capitolo di Foligno (1).

*

SIENA E FOLIGNO

Diciamo una parola dei suoi scritti.
9.

Nel 1477 fece stampare un suo libro intitolato « MONTE

SANTO DI DIO », nel quale dimostra come l'uomo possa

mano a mano pervenire all'eterna felicità, come sia bella e
consolante questa eterna felicità, e come finalmente siano
dolorose e tremende le pene infernali. L'opera, teologicamente
eccellente, è nota ai bibliofili (2), e fü minutamente descritta
dall’Abate De Angelis (3): e perchè esso è il libro più antico
che abbia delle incisioni in rame, è, per questo suo pregio
così raro, che è quasi introvabile, ed è vendibile a carissimo
prezzo per migliaia di lire. Ecco l’inizio del prezioso volume:
Incomincia ellibro intitulato Monte Santo didio composto da mes-
ser Antonio da Siena Reverendissimo veschovo di fuligno de la
congregatione de poveri Iesuati. Esso è in 4, di 131 carte, e
termina così: Finito elmonte sancto di dio per me Niccolo di
lorenzo della magna. FLORENTIE | X | MENSIS SEPTEMBRIS ANNO
DOMINI M.CCCC.LXXVII (4).

Colla data del 1480, ma senza nota tipografica, si ha del
Bettini un secondo libro a stampa, il quale incomincia così:
Incipit liber de diuina preordinatione Vite et mortis humane Com-
positus per A. de Senis dei gra. ep.m fulginatensem et de pau-
peribus yhesuatis Anno dni MCCCCLXXX (5). Questo libro fu
scritto certamente in tempo di peste, allorchè gli uomini, per
salvarsi, si ritiravano in campagna, € lasciavano morire fra
i disagi i poveri nella città. Il Bettini dice a questi fuggitivi

(1 IAcOBILLI, Vita di S. Feliciano, p. 146-161.
(2) HaIN, Repert. Bibliogr., n. 1276.

(3) Op. cit., p. 6-12.

(4) Fu poi questo libro ristampato a Firenze nel 1491. HAIN, n. 1277.
(5) HaIN, n. 1278.

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178 M. FALOCI PULIGNANI

che la loro condotta è irragionevole. Dio sa quando e dove
e di che male deve morire ciascuno, onde, si fugga o no,
quella previsione deve avverarsi. E deplorava che gli uomini
si attenessero solo alle prescrizioni del vecchio medico Gentile
da Foligno (1), morto nella pestilenza del 1348, poichè. il
miglior modo per fuggire la peste e per vivere sani, era il
rivolgersi a Dio, e il condursi onestamente. Conobbe il Bettini
i pericoli della sua tesi, che dovè essere oggetto di dispute
assai, leggendosi nel suo libro pagine non poche, le quali,
se non bene intese, potrebbero indurre al fatalismo. E però,
nella sua preveggenza, muni il suo scritto dell’approvazione
di tre dotti teologi, Fra Cherubino da Spoleto francescano, fra
Gabriele da Bari domenicano, fra Ivo da Siena dei Servi di
Maria, rimettendosi poi interamente al giudizio della Santa
Sede. |

Dopo morto, fu stampata e ristampata una sua « Esposi-
zione della Domenicale Orazione, con il modo di orare, delli Rev.
Frati Gesuati di S. Girolamo, composta dal B. Antonio Bettini
del medesimo Ordine e Vescovo di Foligno. Brescia Appresso Vin-
cenzo Sabbio, 1586, e poi, Genova, pel A. Casamaro, 1690,
in 12, di p. 180.

Continuando le ricerche, si troverebbero certo di lui
altre opere ed opuscoli editi ed inediti, ma i cenni dati sono
sufficienti per lo scopo di questo scritto.

9;

Tutti gli storici che parlano di lui, dicono che egli mori
da Santo, dopo essersi dimesso da Vescovo, e dopo essersi
ritirato tra i Gesuati della sua Siena. Sigismondo Tizio suo
amico, ne registra la morte così: « /487. Hoc anno Antonius
Bettinus Senensis, Episcopus Fulginas, vir sane peritus, ac pro-
bus nobisque amicitia conjunctus, ad quem Petrus Rossius Se-
nensis, vir fama insignis, Commentaria super testamentum vetus

(1) Lugano., Gentilis Fulginas speculator. Perugia, 1909, p. 11.

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edita direnerat, lesuatorum iam religionem ingressus, episcopatu
derelicto, ac spreto, Senae decessit, in lesuatarum Ecclesia tu-
mulatus. Hic quaedam opuscula ediderat, praecipue: De pestilentia

non vitanda per fugam » (1). La sua rinuncia è qui chiara- .

mente affermata: ma non pare che il Pontefice l'avesse ac-
cettata, poichè nella bolla con la quale egli nomina a suc-
cessore del Bettini Antonio Rosa da Terracina, non si legge
che la Diocesi di Foligno fosse vacante per renunciationem,
ma che lo fosse per obitum (2): il che significa che egli, an-
corché avesse rinunziato, ritenne sino alla morte il titolo e
i diritti di Vescovo di Foligno.

Egli mori a Siena nel 1487: questo ci ha detto Tizio,
questo leggesi nel suo sepolcro: ma come va che il suo suc-
cessore fu nominato per obitum del Bettini, in data 20 no-
vembre 1486, quando il Bettini era ancora vivente? Come
si spiega questo caso? Lascio insoluto il problema.

Egli fu sepolto nella chiesa di S. Girolamo in Siena, nel
mezzo del cui pavimento vedesi la sua bellissima pietra
tombale, in marmo, che lo rappresenta dentro una nicchia,
vestito pontificalmente, con mitra e pastorale. Scrive il De
Angelis (3) (e ne avrà avute le prove), che il marmo fu scol-
pito da Francesco di Giorgio, mentre altri lo attribuiscono al
Cozzarelli. In basso del monumento si legge:

| HIC. IACET .R. DO. AN

TONIVS EPISCOPVS:
FVLGINAS. DE. PAV
PERIBVS. IESVA
TIS . 1487

Molti scrittori, attese lo sue virtü, lo chiamano Beato,
e in più luoghi fu dipinta la sua immagine con l'aureola
intorno al capo. Era interessante l'immagine che esisteva

(1) DE ANGELIS, Op. cit., p. 6-7,
(2) EUBEL C., Hierarchia, etc., p. 173.
(3) Loc. cit., p. 6.

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verso il 1640 nella basilica romana dei Santi Giovanni e
Paolo, e che il Iacobilli, che sembra l’abbia veduta, descrisse
così: « In Roma, nella Chiesa de’ Santi Giovanni e Paolo, nella
Cappella della Beatissima Vergine ch' a man sinistra dell’ AL
tav maggiore, si vede l'Immagine di questo B. Antonio, il quale
in testa ha lo splendore come si suol dipingere a' Beati, porta
il pastorale episcopale in mano, e sta la Mitra ‘în terra; era
tutto raso come li monaci, li piedi suoi sono discalceati con zoc-
coli, porta la tonaca bianca, con cappa lionata senza cappuccio,
o scapolare, e con una corda di corame nero. Sotto la sud Im-
magine sta un iscritione con la seguenti lettere: Beato Antonio
da Siena Vescovo di Foligno, fatto dal Beatissimo Papa Pio II,
l'anno 1458 (1). Perchè il ritratto del Bettini si trovasse nella
Chiesa Celimontana, ce lo spiega il fatto che quella Chiesa fu
affidata ai Gesuati a tempo del Bettini.

Lo storico Brutius, che mori in Roma Parroco di S. Maria
in Trastevere nel 1692, scrisse che sotto Nicolò V (1441-1455)
il card. Orsini titolare della chiesa dei SS. Gio. e Paolo, disgu-
stato dalla negligenza con la quale era officiavata, « pervolante
tunc temporis optima lesuatorum fama, ipsis hanc eidem Car-
dinalis impetravit, primusque possessionem iniit B. Antonius
Bettinus Senensis, quem vita integerrimum Pius II infula donavit
Fulginiensi » (2). Ebbe dunque il Bettini relazioni speciali con
quella chiesa, e ne fu il primo rettore dei Gesuati, ai quali
a suo tempo fu affidata, e di qui il fatto del suo ritratto
nella Cappella della Madonna a sinistra dell'abside. Ma non
fu quello il suo solo ritratto in S. Giovanni e Paolo, perche
un'altro ve ne era nel primo chiostro del Convento, che forse
esisteva ancora a tempo del Brutius, il quale lo indica cosi:
« Ursinio et Bettinio in grati animi significationem imaginem con-

(1) Bibl. Sem. Cod. A. IIf. 16, fol. 62.

(2 BRuTIUS, De Urbis Ecclesiis, tom. III, cap. XIV, fol. 180 (Arch. Segr. Apost.
Vatic.. Ringrazio i Padri Passionisti di quella Chiesa, per avermi fornito la notizia
di questo manoscritto.
SIENA ,E FOLIGNO 181

AN
stituerunt sodales Religiosi in priori cenobü peristilio » (1). Pur-
troppo oggi non esiste più né l'una né l'altra pittura.

Altro ritratto con l'aureola é nel salone dell Episcopio
di Foligno, ove è dipinto fra la serie dei Vescovi di Foligno,.
e sotto vi è scritto.

B. ANTONIVS BECTINVS
SENENSIS ORDINIS IESVATARVM
EPVS ELECTVS 1461.

Altro ritratto vedesi nella stampa bresciana fatta nel
1586 della sua Esposizione del Pater noster. Ivi è disegnato due
volte coll aureola: una volta a p. 1 in veste episcopale, e
sotto silegge: « EFFIGIE DEL B. ANTONIO DE' BETTINI VESCOVO »
un'altra volta a p. 119 in veste da eremita, e sotto si legge:
« EFFIGIE DEL B. ANTONIO DE BETTINI EREMITA ». Altre figure
sono altrove.

Ma egli, malgrado il titolo e l'aureola, culto liturgico
non ebbe mai, o se lo ebbe, questo ebbe a cessare. Soppressi
i Gesuati nel 1668, nessuno da quel tempo in poi pensó piü
al pio Vescovo. Ma se gli mancò il culto liturgico, non gli
mancó né cesserà per lui la venerazione e la stima che si
deve agli uomini pii e dotti, i quali spesero la loro attività
per le sublimi idealità della fede e della carità.

XII.
Piermarino Gori da Foligno insegnante nello Studio di Siena.

Verso la metà del secolo XVIII, Curzio, Degli Onofri,
erudito folignate, in uno dei suoi manoscritti, intitolato Uo-
mini illustri di Foligno, registró questa memoria, e le fonti
dalle quali la trasse. « M. Piermarino Gorij Lettore di Legge
civile în Siena, dove andò a 21 Decembre 1493, et in premio
fece ottenere a; Vincenzo Gorio suo fratello un Canonicato in

Ibidem,

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182 M. FALOCI PULIGNANI

Siena l'an. 1524. Paten. apud haered. et Baptis. Orphin. in
MS. » (1). Non conosco ove esista oggi la Patente che il De-
gli Onofri esaminò presso gli eredi, e forse è smarrito il
prezioso Memoriale che circa quei tempi scrisse Battista Or-
fini, e che si vede spesso citato dai cronisti di Foligno: ma
altri documenti di Foligno e di Siena completano quella no-
tizia, e ci permettono di ricostruire la biografia di questo
sconosciuto scrittore.

A lui scrisse due lettere latine il concittadino Federico
Flavio, che morì priore del Duomo l’anno 1540 (2): una da

" Roma nel 1494, un'altra da Foligno il 1510, ed ambedue hanno

questa intitolazione: Federicus Flavius Petro Marino praecep-
tori suo S. P. D. (3). Da ció si rileva che Piermarino, prima che
a Siena, insegnò a Foligno, e non sarebbe difficile, ove ta-
luno lo desiderasse, ricavare dagli Archivi della città il
tempo, la materia e le condizioni del suo insegnamento. La
lettera del 1494 non ci dice nulla sul conto di Piermarino,
e di quella del 1510 diremo qui appresso: ma ciò che è singo-
lare, é la diversa materia di insegnamento che egli ebbe in
Siena nel 1500. Mentre la Patente vista dal Degli Onofri ce
lo dice Lettore di Legge Civile dal 1493, egli, con delibera-
zione del Consiglio dell'Università, ai 10 febbraio /497, figura
eletto a leggere arte oratoria con 25 fiorini all’ anno (4), e con
deliberazione del Collegio di Balia, 15 ottobre 1500, figura
condotto a leggere in quel publico studio, in Umanità, per
due anni, con la provvigione di 150 florini. Non può essere
equivoco nella persona, la quale è chiamata sempre m. Pier
Marino da Foligno (5). La cosa, come ho detto, è singolare,

‘(1) Il ms. sta presso di me, ed il ricordo sta alla p. 87, col n. 5.

(2) FALOCI PULIGNANI M., I Priori della Cattedrale di Foligno. Perugia, 1014,
p. 218-254.

(3) Lettere del Flavio. Manoscritto autografo presso di me, fogli 60 e 68.

(4) Biblioteca Comunale di Siena. Miscellanea Benvoglienti, Cod. C. IV, 2. fol, 163.

(3) PECCI G. A., Zibaldone di notizie sulla storia della Senese Università. MS.
B. IV. 28 della Biblioteca Comunale di Siena, p. 101. Il documento fu pubblicato da
U. G. Mondolfo nel Bollettino Senese di Storia Patria. Siend, 1897, a. IV, p. 415 e seg.
SIENA E FOLIGNO 183

ma è sicura. Pur troppo non si sa quanto tempo insegnò
belle lettere in Siena: ma per circa sei lustri si hanno ri-
cordi della sua attività letteraria in questa città.

Nel 1506, Bartolomeo Benvoglienti Preposto del Duomo

. di Siena, aveva pubblicato un Opusculum de Urbis Senae ori-
gine et incremento, e in capo ad esso è una epistola del no-

stro Piermarino « Petrus Marinus Fulginas ad lectorem » (1) nella
quale fa elogi e dell'opera e dell'autore. Si conosce da essa
come egli prendesse a cuore le cose e l'onore della città che
lo ospitava. i
Nell'anno 1510 dovette accadergli un’ avventura, della
quale non si ha che un cenno assai pallido. Stava. a Siena
un concittadino suo, Pierantonio De Iugo da Foligno, e, non
si sa perché, tra i due era sorta inimicizia forte, e non
sembra fosse stata cosa facile il riamicarsi insieme. E pare
che egli avesse torto, poiché trovandosi il De Iugo in forte
imbarazzo con la giustizia per un omicidio che aveva com-
messo in Siena, il De Iugo promise di far pace con Pier-
marino, se questi si fosse interposto per liberarlo dalle con-
seguenze del suo delitto. Da ció si rileva che Piermarino
godeva influenza assai, e veniva stimato capace di arrestare

-la giustizia a carico di un omicida. Piermarino promise la

sua intromissione, ma, o avesse promesso troppo, o non a-
vesse voluto mantenere, il povero De Iugo era sempre alle
prese col Tribunale. Fu allora che intervenne il Flavio no-
minato di sopra, scrivendogli una lettera, nella quale, ricor-
dando limpegno preso, ne sollecita l’ adempimento. Non sia
discaro leggere la elegante epistola, la quale nasconde la
Storia di una oscura discordia, e di un vero omicidio.

FEDERICVS FLAVIVS PETRO MARINO FVLGINATI PRAECEPTORI SVO S. P. D.
Nuncius hine ad te recessurus, Marine colendissime inter epulas
me convenit, sciscitatus an aliquid ad te mearum vellem perferri lite-

(1) L'opuscolo è Impressum Senis per Simeonem. Nicolai bibliopolam, die X XIIII
Decembris An. M.D.VI, e la epistola sta ai fogli 3 e 4.

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184 M. FALOCI PULIGNANI

rarum. Et cum id ardentius cuperem, canes egyptios qui currendo bi-
bunt imitari cohactus sum. Dolui tamen tam festinato mihi obvenisse,
ut, tam seria, quam iceos, non liceret nisi succisivi praerepta tempo-
ris occasione ad te scribere: quandoquidem vario et multiplici confa-
bulandi genere te colloqui pracoptaveram: ut illa duleedine tecum lo-
quendi tamquam praesens praesentem super mel et favum compellando
tibi, mihique congauderem. Verum spatiis exclusus iniquis, hane ar-
chetipam tibi interim et percursoriam epistolam mitto, repensurus co-
piosius alias, si ex tuis sciverim prolixiores meas tibi gratiores fore.
In praesentia autem tantum scias mihi hie bene esse: quod tibi istic
ibidem eupio. Et si ita est ut opto et spero, fac sciam cum primum per
occasionem lieuerit: nihil enim mihi posset gratius et optabilius obve-
nire quod te intelligerem benevalentem.

Ad haec, quoniam ut scis tu et Petrus Antonius de Iugo muniiceps
noster, me medio, olim in gratiam redistis, conditione apposita, ut pro-
cessus homitidii per ipsum Senis perpetrati obliteraretur, te procurante.
Id, ut audio, seu oblivione ductus, seu aliis praepeditus curis, hucusque
distulisti: quod eum Petro Antonio subaluerit (?) animum eius exulce-
ravit, et querelas ad me propterea detulit minime amicas. Iccirco quaeso,
ut tui precipue causa (ne in gravius gliscente odio diserimen relabaris)
et nostri, qui salutem et quietem tuam tantopere cupiebamus et cupi-
mus, cures, quod tibi ut audio facile est, ut Petrus Antonius brevi
sentiat huiusse reatu se liberum factum et ut facias, (cum in se tua sit)
etiam atque etiam. a te mi Marine expostulo.

Coeterum, Domino Vincentio uterino tuo coequali meo (quem virum
doctum et probum esse intelligo), meo nomine salutem dicito.

Tu vale, et me ut amare consuevisti, ama.

Fulginiae XVIII Novembris M.D.X (1).

Lasciamo nella sua oscurità la fosca istoria delle liti
tra i due folignati che abitavano in Siena, e del delitto com-
messo da uno di essi. L'ultimo brano di questa lettera ci fa
il nome di Don Vincenzo, fratello di Piermarino, « virum doc-
tum et probum » che, come si disse in principio, per sua in-
tromissione, sarebbe stato fatto Canonico di Siena.

Io non so se sia stato onore o no essere stato il nostro
Piermarino familiare di Pandolfo Petrucci. Questi, morto il 21
maggio 1512, aveva avuta salva la vita dodici anni prima,
perché un folignate, Marco de Bernabei, gli aveva riferito

(1) Epistolario del Flavio, Manoscritto presso di me, fol. 67-68.

sm ‘SIENA E FOLIGNO 185

i discorsi e i propositi che avevano fatti certi congiurati per
ucciderlo pubblicamente in una sommossa politica (1): quando
poi cadde vittima dei suoi nemici, toccò al Piermarino di
farne solenne elogio nei funerali che, ebbero luogo nella
metropolitana il 24 di quel mese. Sigismondo Tizio istorico
contemporaneo (2), e Giovanni Antonio Pecci (3) ricordano
i meriti suoi, quelli del suo discorso, e come questo susci-
tasse impressione e lagrime in quelli che lo ascoltarono.

Nel seguente anno 1/513 Piermarino stava ancora a
Siena, dedito al culto delle belle lettere, e ciò si rileva da
un carme di undici distici, intitolato così: « Petrus Marinus
Fulginas ad Senam Vatis Ravennatis Carmine celebratam ». Que-
sto Ravennate si chiamò Gian Pietro Feretrio, ed avendo
stampato un poemetto, intitolato « Sena vetus carmine illu.
strata » (4) meritò dal nostro Piermarino la breve poesia
che sta in fondo al di lui raro opuscolo.

Sembra che egli prendesse parte a tutte le manifesta-
zioni che recavano onore a Siena, e che quei letterati go-
dessero dei suoi elogi. Difatti, nel 7576 Lodovico Borghesi
stampò un’opera legale, Repetitio super legem primam ff. de
iud. (5), ed ecco il Piermarino farne elogio, e scriverne in
proposito nove distici latini che stanno sulla fine del libro.

Nel 1522 Sigismondo Tizio ricordò un'altra sua poesia,
che il Piermarino gli avea mandata, e che trascrisse nella
sua storia, dove ne inseri pure una seconda, composta dal
medesimo nel 7525, come vedremo (6).

Queste notizie raccolse nel 1720 e mandó da Siena a
Foligno all'abate Boccolini il Benvoglienti, poiché i due eru-

(1) ZDEKAVER L., Lo studio di Siena nel rinascimento. Milano, 1892, p. 122.

(2) Historiarum Senensium tom. VII, p, 304-305. Ms. B. III della Comunale
di Siena.

(3) Memorie storico-critiche della Città di Siena. Siena, 1755, parte I, p. 269.

(4) Senis, ex officina Simeonis Rubei calcographi, VI, Kal. Septem. MDXIII,
fol. 20.
(5) Senis, per Simeonem Nicolai, 1516, fol. 55.
(6) Biblioteca Comunale di Siena. Miscellanea Benvoglienti, CIV, 2I, fol. 162-164.

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186 M. FALOCI PULIGNANI

diti erano in dotta corrispondenza, e trattavano tra di loro
del Frezzi, di Cecco d’Ascoli, e di altri letterati e scrittori
antichi delle Marche e dell'Umbria (1).

Se la data del 1524, fissata dal Degli Onofri come quella
in cui. Vincenzo, fratello di Piermarino fu fatto, per suo ri-
guardo, canonico del Duomo Senese è esatta, questa data
dovrebbe segnare il periodo più fortunato del suo insegna-
mento, ovvero della sua influenza in questa città.

Quivi egli nel /526 dette nuovo saggio notevole della
sua perizia e del suo valore letterario. In quest'anno tradusse
e stampò l’opera classica di Palladio Rutilio, e dette al suo la-
voro questo titolo singolare. « Palladio dignissimo et antiquo scrit-
toré della agricoltura, tradutto volgare, acció quelli che non sanno
latino, frutto et gran diletto per li suoi brevi et ordinati precetti
acquistino, con el suo repertorio alphabetario ». La sua traduzione
volle dedicata « allo illustrissimo signor Iulio Colonna mio ho-
norandissimo benefattore », ed è notevole la sua ingenua dichia-
razione di non aver saputo sempre tradurre in « puro to-
scano » per esser egli nato nell'Umbria « Perchè essendo io
nato et allevato in un Vmbria (hoggi chiamato il Ducato), la
lingua inveterata ‘mi ha constretto usare quello idioma che da
miei-teneri anni mi so avvezzo ». Questo libro fu stampato la
prima volta a Siena nel suddetto anno 1526 (2), poscia a
Venezia nel 1528 (3), poscia nella stessa Venezia nel 1538 (4),
e non escludo che ne esistano altre ristampe.

Che durante questo tempo il Piermarino insegnasse
sempre lettere, si può supporlo, ma prove certe non se ne
hanno. Invece è certo che nel 1528 egli era come reg-

(1) Biblioteca detta. Cod. C. IV, 20, fol. 144-143-176.
^s (2) Siena, per Simone di Nicola librato, Addi 24 di Giugno 1526. Vedilo de -
seritto da G. MORGANTI : Saggio di un catalogo ragionato di antiche e rare edizioni.
Roma, 1906, p. 286-288.

(3) Vedilo descritto dall’ OLSCHKI L., Riche et precieuse collection de livres a
figures des XV et XVI siécles. Catal. n. L. Firenze, 1900, p. 194.

(4) Ibidem, p. 556.
+

SIENA E FOLIGNO

187

gente la cattedra di letteratura. Racconta Sigismondo Tizio
che nella seconda festa di Pentecoste di detto anno, mostran-
dosi solennemente in Duomo, dinanzi al Magistrato cittadino,
il braccio di S. Giovanni Battista, un giovanetto sedicenne,
Naldo Colombino, recitò un carme di 140 distici, i quali e-
rano opera Petri Marini Fulginatis, Cathedram poesis regentis
in Senensi Gymnasio (1). Il carme esiste, inedito, e chi vorrà
confrontarlo con i distici pubblicati nelle rare. stampe indi-

cate di sopra, potrà giudicare del non mediocre valore let- :

terario e poetico di questo dimenticato scrittore.
Nulla ho trovato di lui dopo quest'anno 1528.

XIII.

Artisti senesi a Foligno.
(Sec. XV-XVIII)

Se gli antichi pittori senesi abbiano influito nella for-
mazione della scuola pittorica folignate, non è cosa facilmente:
dimostrabile. Converrebbe rilevare dagli archivi che i pittori
di Foligno abbiano appresa a Siena l'arte dei colori, o che
da Siena nel due o nel trecento siansi recati a Foligno mae-
stri senesi. Dicesi di scuola senese una tavola della Madonna
in S. Nicoló di Foligno (2), ma ció é poca cosa per cavarne
delle induzioni. Conviene abbandonare le epoche preraffael-
liste, e venire ad epoche piü moderne.

Sul principio del secolo XVII era in Foligno il cav. Ven-
tura Salimbeni, noto caposcuola, per aver- risollevato in
buone condizioni l’arte che in Siena era decaduta. Due belle,
anzi due bellissime cose egli colori in Foligno: una tela in

(1) Opera citata, vol. IX, p. 644, 651. Ringrazio qui l'egregio prof. Donati Bi-
bliotecario di Siena, per le utili notizie datemi in proposito.

(2) GUARDABASSI M., Indice Guida dei monumenti pagani e cristiani dell Um-
Uria. Perugia, 1892, p. 84.

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188 M. FALOCI PULIGNANI

S. Agostino, rappresentante il Presepio (1), ed in cattedrale
un’altra tela rappresentante lo Sposalizio di Maria, ordina-
tagli dalla famiglia Elisei (2). Sono queste due opere delicate
e di molto valore, le quali dovettero molto influire nella
formazione dei pittori di Foligno di quel tempo.

Il Salimbeni suddetto ebbe fra i concittadini suoi un
discepolo assai valente, il cav. Francesco Vanni, e forse fu
il Salimbeni che dai frati Eremitani di S. Agostino di Foligno
procurò al suo scolare la bella tela che in quella Chiesa
rappresenta la Morte di Gesù, e che sta dinanzi alla nomi-

nata tela del Presepio del Salimbeni (3). Sono dunque di due

bravi pittori senesi le due istorie evangeliche che adornano
i due primi altari laterali della chiesa di 5. Agostino, il
Natale e il Calvario. In un’altra Chiesa Agostiniana di Fo-
ligno, in S. Nicolò, il Vanni dipinse sei quadretti rappre-
sentanti la vita del Redentore (4). |

Un secolo dopo dipinse molto in Foligno il cav. Giuseppe
Nasini, altro capo scuola di Siena. Il. Lanzi scrive che la
sua tavola migliore è quella che rappresenta S. Leonardo
e che sta nella Chiesa della Madonna del Pianto in Fo-
ligno (5), dove avrebbe pure dipinta la volta da buon fre-
scante.

Altro suo lavoro fu nel 1718 la grande cupola della
chiesa di S. Giacomo, nella quale dipinse l’ Assunzione di
Maria, con grande movimento di disegno ed efficacia di co-

(1) Zn. d. Anno (1610) 4L Salimbeni da Siena Pittor celebre depinse la Natività di
N. S. nella Cappella de Signori Massurilli nella Chiesa di d. Convento (di S. Ago-
stino). IACOBILLI, Historia delle Chiese di Foligno. Ms. A. VI, 12 della Bibl. del Se-
minario, fol. 9. 1

(2) IAcoBILLI L., Vita di S. Feliciano. Foligno, 1626, p. 92.

(3) « IL Vanni pure pittore senese, ad istanza e spese del P. M. Guglielmo Ver-
tecchi Procuratore Generale degli Agostiniani depinse il quadro di Cristo spirante,
che fu posto nell’altare privilegiato di d. Chiesa ». IACOBILLI, loc. cit
(4) BRAGAZZI G., La Rosa delV Umbria. Foligno, 1864, p. 50.

(5) Storia pittorica dell’Italia. Milano, 1883. vol. I, p. 405.

|
| SIENA E FOLIGNO 189

‘lori (1). Si esibi anche a dipingere l'abside della Cattedrale,

ma l’opera fu commessa ad altri (2).

Ma non solo i pittori di Siena vennero a lavorare in
Foligno. In epoca più antica gli orefici senesi dettero in
questa città buon saggio del loro valore. Traggo da un In-
ventario del Duomo di Foligno, compilato nel 1442, l’ indi-
cazione di questi due calici: « Item uno calice di argento, colla
patena di argento, con lettere nel pomo che ce fe lo nome dello
maestro che lu lavoro, cio: MVTIUS DE DONATO DA SENA,
smaltata la patina nel mezzo col crucifisso, lo quale pesa per
tucto duy libre. Item uno calice di argento colla patena d’argento
smaltata, col bottone, et lectere le quali dicono MVTIVS DE
SENA ME FECIT » (3).

XIV.

Il Ven. G. B. Vitelli a Siena.
^^ . (1605)

Giovanni Battista Vitelli, laico di Foligno, morto nel 1621,

fu uomo di tanta pietà, che il Papa Clemente XIV ne dichiarò -

le virtù in grado eroico il giorno 8 decembre 1769. Egli
istitui in Foligno l'Oratorio del Buon Gesü, semenzaio di
anime sante, i cui componenti, come debbono curarne l'in-
cremento, cosi é d'augurare, che trovino modo di continuare
le fatiche degli antecessori, anche per far innalzare il vene:
rabile fondatore.all'onore degli altari.

Il Vitelli ebbe a Siena amici per virtù e religione fa-
mosi:lAreivescovo Petrucci, la Ven. Passitea, il Ven. Matteo

Guerra.
Sembra che nell’anno 1617 l Arcivescovo Alessandro

(1) BRAGAZZI, Op. cit. Questo scrittore chiama Valli, e non Vanni questo pittore.
(2) FILIPPINI E., Gli affreschi del Mancini nel Duomo di Foligno. Perugia, p. 14

e seg.
(3) Archivio Capitolare di Foligno — Libro della. Croce, B. 70, fol. 270.
190 M. FALOCI PULIGNANI

Petrucci, passando per Foligno, visitasse il Vitelli nel suo
Oratorio. Ne rimase tanto lieto ed edificato, che, tornato in
Siena, scrisse al buon Vitelli la letterina che segue:

Amatissimo nel Signore

Sopra ogni mio merito gustai nella divota vostra Congregatione, et
nel ragionamento che io feci con esso voi, a confusione mia miserabile
peccatore. Pregate per l’anima mia, acciò non resti oppressa sotto il grave
peso con sì poche forze, che ho per sostenerlo.

Di Siena, il.29 Maggio 1617.

Vostro Fratello in Christo Giai
Alessandro Petrucci Arcivescovo di Siena (1).

Chi pensi come il Vitelli fosse un semplice laico, e quanto
fosse elevata in suo confronto la persona del Prelato senese,
per la sua condizione, per lo splendore della sua famiglia,
e per l’eccellenza delle sue virtù, può misurare da questa
considerazione quanta stima godesse il Vitelli e il suo istituto.

Il Vitelli, godè anche a Siena la stima di una donna.
veneranda, la cui memoria è in benedizione tuttora, la Madre
Suor Passitea, che fu gran Serva di Dio (1). Egli, nel 1605,
facendo un pellegrinaggio per i santuari della Toscana, da
Firenze era diretto a Siena per parlare con la pia religiosa,
allorchè, saputo che essa era a Firenze, cercò di vederla. Suor
Passitea era donna di poche parole, e raro era che parlasse
con qualcuno. Al Vitelli dissero che l’aspettasse nell’ uscio
della Cappella, che forse li in piedi avrebbe potuto dire con lei
due parole di cristiano saluto. Ma si ing gannarono. Vedersi e
stimarsi fu una cosa sola. Con ammirazione di tutti suor Pas-
Sitea fece portar da sedere, e col Vitelli trattò a lungo di
cose di Dio, e si trattenne con lui, e volle accompagnarlo nel-
l'uscire, mostrando ambedue di essersi compresi nella elevata

:(1), LAZZARESCHI E., Una Mistica Senese: Passitea Crogi. Nel Bollettino Senese
di Storia Patria. Siena, 1915, vol. XXII, p. 419 e segg.

(2) CIROCCHI F., Vita del Servo: di Dio G. B. Vitelli. Foligno, 1625, p. 314.

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SIENA E FOLIGNO 191

contemplazione delle cose celesti sulle quali si intratten-
nero (1).

Da Firenze il Vitelli andò a Siena, e di quel che ivi gli
accadde darò il racconto con le parole del suo secondo bio-
grafo, il P. Prosperi. « Ve lo trasse, scrive egli, il desiderio
di ammirare la celebre Congregazione di già istituita dal
venerabile sacerdote senese Matteo Guerra (2) Vi si portò
di voglia e vi si trattenne con senso di gradimento. Là en-
tro, non mancandovi il genio dell’ospitalità, si die’ ricetto
all’umile pellegrino. Fu allora che alzossi il doppio spetta-
colo di gradevole ammirazione, agli occhi del Vitelli da una
parte, dall’altra a quelli de’ cortesi Raccattatori ... Gli ottimi
sacerdoti che a quei di componevano e ornavano quell’adu-
nanza, ve lo ascrissero spontaneamente a fratello ... Anche
i senesi si accorsero di un non so che in Giambattista, che
meritava rispetto. Quella Nobiltà gli usò gli atti della mag-
gior distinzione. La preziosa reliquia del braccio del Pre-
cursore San Giovambattista là non si mostra che a perso-
naggi qualificati. Si volle però far vedere a questo povero
di Gesù Cristo » (3).

XV.

Fra Gregorio Sangiorgi da Foligno Agostiniano in Siena.
(t. 1648)

Lecceto era un insigne Convento degli Agostiniani in quel
di Siena, il quale fu capo di una Congregazione insigne per
numero e per valore di Religiosi eccellenti nella pietà, nella

(1) CiROCCHI, loc. cit., p. 282. Di questa Passitea parla Girolamo Gigli nel Dia-
rio Senese, addì 18 maggio, tom. I, p. 158, tom. II, p. 176.

(2) Nello stesso Diario, addl 25 settembre, to. IT, p. 235, si parla di questa Ve-
nerabile e della sua congregazione, volgarmente detta del Padre Teo.

(3) PROSPERI P. ANTONIO, Vita del Ven. G. B. Vitelli. Foligno, 1782, p. 154. Cfr.
CIROCCHI, Op. cit., p. 282.

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192 M. FALOCI PULIGNANI

dottrina, in molteplici manifestazioni di vita operosa (1). Uno
di questi Religiosi si recò a Lecceto da Foligno, e fu Gregorio
Sangiorgi, il quale visse a Lecceto e di Lecceto celebrò le glo-
rie, ma amò:tanto il paese suo, che in Toscana si chiamava
il Padre Foligno. Non sò dire né quando nacque, nè dove fu
educato, ma nel 1637 si diceva pubblicamente di lui che
era « vivacissimo spirito e sottilissimo ingegno » che, fin « nella
sua giovanile etate » era stimato « eminente predicatore ». che
« con applauso universale » aveva reso « celebre se stesso e la
Religione sua. Agostiniana ne’ più celebri pulpiti d' Italia », e
che in quell’anno 1637 aveva predicato in Roma, dimostran-
dosi nell’atto della predicazione « un nuovo stupore, una me-
raviglia inaudita ». Diamo una gran tara a queste lodi, ma
ne resterà tanto da conchiudere che egli fu una persona di
merito, o almeno così ritenuto da chi lo conosceva. Leggonsi
tali lodi di lui in una orazione sacra, oratoria, molto orato-
ria, che egli, secondo i costumi di quel tempo intitolò so-
lennemente « Sacri Ilicetani Horrori, o vero ‘Meraviglie inau-
dite e stupori reconditi, che per longa serie di felicissimi secoli,
furno da benigno Cielo influiti nell'avventurose propaggini Ana-
coritiche del Sacro Colle di Lecceto del Molto Reverendo Padre
Fra Gregorio da Fuligno Agostiniano Professore di Sacra Teo-
logia e Predicatore Celebre ... In Siena, M.DC.XXXVII ». Il
raro fascicolo, in 4, di p. 32, dice tutto col suo titolo. Pre-
cede una lettera di dedica che fa il Padre Ottaviano Man-
nucci Agostiniano al Sig. Persio Falcorcini da Volterra del
quale é lo stemma nel titolo: segue una lettera di introdu-
zione che il Mannucci suddetto dirige al Vicario Generale, ai
Definitori e Visitatori della Congregazione di Lecceto, e nelle
quali fa del suo confratello venuto dall'Umbria gli elogi sur-
riferiti. Il discorso del P. Sangiorgi, lungo, rettorico, sonoro;
vero secentista, fu provocato dallinvenzione di alcuni corpi

(1) Vedi l'ultimo scrittore che ne dà un cenno: PERINI PADRE DAVIDE AGOST.,
Fra Mariano da Genazzano. Roma, 1917. p. 17.

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di santi ed illustri Agostiniani, fatta in occasione che si
rinnovava il pavimento dell'altar maggiore di Lecceto. Più

tardi il P. Laudani, Superiore dei Leccetani stamperà la sua .

Sacra Ilicetana Sylva, Senis, 1653; ma il P. Sangiorgi lo pre-

“corse con una dissertazione, non analitica e doviziosa come
la sua, ma piena di entusiasmo e di poesia per quell avito

e glorioso istituto senese. Ecco altre poche notizie di lui.

Nel 1642 ‘morì Cristoforo Caetani Vescovo di Foligno e

il P. Sangiorgi ne tessè l’elogio (1).

Nel 1644 Curzio Cirocchi da Foligno mandò alle stampe
un panegirico di S. Feliciano, che il P. Sangiorgi aveva re-
citato nella Cattedrale, e che, con uno dei soliti titoli mae-

| stosi, chiamò così: // Leone trionfante. Panegirico Sacro del

molto R. Padre Foligno, Maestro Gregorio SangiorgieAgostiniano,
dato alle stampe dal Sig. Curtio Cirocchi della stessa Città, e
dedicato all’INl e R.mo Mons. Antonio Montecatini Vescovo di
Foligno. In Foligno, 1644. L'opuscolo, in 4, di p. 28, è un
vero monumento letterario dell’epoca. P

Non conosco altri scritti di lui, e Lodovico Iacobilli, suo
contemporaneo, non conobbe neppure i Sacri Illicetani horrori
che abbiamo indicato. Egli bersi ricorda che lasciò inediti
« plusquam trecenta Panegirica Sanctorum totius anni divisa per
omnia Coenobia Religionis », ma altro non ci ricorda: solo
aggiunge, che mori Vicario Generale di Pisa il 15 agosto
1648 (2). :

XVI.

Gli Olivetani a Foligno.
(1339-1903)

Montoliveto é una gloria di Siena, dalla quale ha rice-
vuto, ed alla quale ha restituito tanto lustro e prestigio di
santità, di dottrina, di arte. L'Ordine illustre degli Olivetani,

(1) FACOBILLI L., Biblioteca Umbra. Foligno, 1668, p. 129.
(3) Op. cit., p. 130.
194 M.'FALOCI PULIGNANI

fondato nel 1319 da tre senesi, forse nel 1326, secondo lo
Iacobilli (1), certo nel 1339 aveva già una casa in Foligno,
cioè la Chiesa suburbana di S. Feliciano di Mormonzone,
così cara ai folignati per le memorie sacre le quali ri-
corda (2). Era quella l'epoca nella quale le grandi famiglie di
Siena, i Piecolomini, i Forteguerra, i Salimbeni, ecc. ottene-
vano in Foligno le più alte magistrature cittadine: nella quale
alle nobili famiglie folignate degli Albertini, degli Ermanni,
degli Elmi venivano affidate in Siena le cariche principali
del Comune. Era chiaro per questi rapporti reciproci che a
Foligno dovea esser noto il valore spirituale della recente
istituzione benedettina fondata dal B. Bernardo Tolomei, e
dai suoi nobili concittadini a Montoliveto. Perció, il Vescovo
Paolo Trinci, dichiarando di conoscer bene le virtü degli
Olivetani, con rogito del notaio folignate Francesco di Gio-
vanni Caroni di detto anno, affidò ad essi la suddetta Ec-
clesiam seu Monasterium sancti Feliciani de Mormonzone (3). Io
non so quanto tempo rimasero gli Olivetani a Mormonzone,
ma se nel 1484 il senese Antonio Bettini collocò. in questa
chiesa i Padri Amedei (4) è a ritenere che gli Olivetani ne
fossero usciti da un pezzo, non potendosi supporre nè che
il. Bettini abbia cacciata dalla diocesi una comunità che gli
ricordava tanto la patria, nè che non, abbia cercato di ri-
chiamarvela se ne fosse partita da poco tempo.

Pochi anni dopo, il 2 febbraio 1348, il medesimo Ve-
scovo dette agli Olivetani una seconda Chiesa, quella di
S. Nicolò dentro Foligno, della quale, avendo il Capitolo del
Duomo dato il suo consenso, essi entrarono in possesso il 28

(1) Cronica del Monastero di Sassovivo. Foligno, 1653, p. 251.

(2) Ivi sarebbe morto il santo Vescovo S. Feliciano Martire, ne.l’anno 251. Vedi
la mia Passio S. Feliciani. Perugia, 1918, p. 118 e seg.

(3) LucaNo D. P., Origine deW Ordine di Montoliveto. Siena, 1903, p. 114. Cfr. Ri-
vista Storica Benedettina, 1906, voi. I, p. 193.

(4) IACOBILLI, Vita di S. Feliciano. Foligno, 1626, p. 54. Cfr. Cod. A, VI, 12, p. 17
della Bibi. del Seminario.
SIENA E FOLIGNO 195

ottobre di quell’anno. Dai documenti pubblicati dal ch. P. Pla-

.cido Lugano chiaro risulta il grande concetto di santità che

godevano quei monaci, i quali dimorarono in S. Nicolò fino
al 1434, in cui quella Chiesa passò agli Agostiniani (1).

Di ben maggiore importanza fu una terza cessione fatta
in Foligno agli Olivetani nel 1486, cioè della Congregazione
benedettina di S. Croce di Sassovivo. Le trattative per unire
la Congregazione di Foligno a quella molto più vigorosa di
Montoliveto, erano state iniziate fin dal 1449 (2), ma non si
conoscono le difficoltà che si incontrarono, e che ne frustra-

rono lo scopo. Sassovivo, cioè la sua congregazione, era stata.

soppressa nel 1467 (3), e ne era stato nominato Abate Com-
mendatario il Cardinale Filippo da Sarzana Vescovo di Bo-
logna, che nell’ agosto e nel settembre di quell’anno erasi
recato personalmente a Sassovivo, per conoscere e per ri-
mediare ai bisogni religiosi di quel Monastero. Il Vescovo
Antonio Bettini, nominato di sopra, si recò a visitare il Car-
dinale a Sassovivo, e non dubito che fra i progetti che si venti-
larono fra i due Prelati circa il riordinamento del Monastero,
il Bettini abbia proposto di chiamare in esso i suoi bene-
dettini di Montoliveto, richiamandosi all’ iniziativa fatta fin
del 1449, massime che allora nè a Mormonzone, nè a S. Ni-

‘colò di Foligno si trovano più i monaci che vi aveva invi-

tati il Vescovo Trinci. Ma se non concretò il Cardinale da
Sarzana, ben concretò l’abate commendatario suo successore,
il cardinale Marco Barbo, che nel 1486 affidò il detto Mona-
stero di S. Croce di Sassovivo ai monaci Olivetani, i quali vi
dimorarono fino al 1808, nel quale anno il vecchio e glorioso
istituto si spense, essendo abate il monaco benedettino D. Giu-
seppe Benedettoni, ecclesiastico assai colto e stimato (4).

(1) LUGANO, Op. cit., p. 115-116. E vedi dei medesimo Gentilis Fulginas specute-
tor, e le sue ultime volontà. Perugia, 1909, p. 19-21.

(2) LUGANO, Op. cit., p. 180-182.

(3) IACOBILLI, Cronoca di Sassovivo. Foligno, 1653, p. 181.
(4) LUGANO D. I., Gli Abati di Sassovivo e di S. M. in Campis. Foligno, 1903,
p, 12-13.

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Ultima di tempo, non ultima di importanza, sorse a Fo-
ligno una quarta famiglia di Olivetani nella chiesa parroc-
chiale di S. Maria in Campis, presso la città, dove vive tut-
tora circondata dalla pubblica stima. A S. Maria in Campis
fiori già nel XIV secolo ùna congregazione autonoma di
Cisterciensi con dodici monasteri soggetti, qui venuta nel
1393 da Gualdo Tadino ove era sorta nell’anno 1328 (1).
Essa chiamavasi la Congregazione del Corpo di Cristo, ma
verso la metà del secolo XVI era cosi in basso, che fu de-
ciso, probabilmente dai medesimi Cisterciensi, di unirla a
qualche altra Congregazione più florida per non farla spe-
gnere. E fu deciso di unirla agli Olivetani, che nel 1534 si
dichiararono pronti ad accoglierla. Allora l' Abate Generale
degli Olivetani scrisse al Comune di Foligno questa lettera,
assai delicata, nella quale fa conoscere che gli Olivetani non
sarebbero mai venuti in Foligno, se il Comune non ne fosse
stato più che contento. Ecco la lettera:

Humilis Iesu Christi servus, Indignus Generalis Abbas et Congre-
gatio Montis Oliveti ordinis sancti Benedicti, Magnificis Dominis ac

. Prioribus populi, et Nobilioribus de Consilio Civitatis Fulginat. in Do-

mino salutem, et tranquillitatem perpetuam.

Magnifici Domini, ac nobis in Christo observandissimi, et Bene-
faetores praecipui. i

Per lo molto obligo, che tiene la Congregatione nostra, per gli
infiniti benefitii receputi da quella inclita Città, da che possiede il Mo-
nastero di Santa Croce de Sassovivo, ne è parso debito nostro omnino
non mancare de intimare et far intender per le presenti nostre ad V.

M. Signorie, qualmente per essere statti mossi alcuni parlamenti, di

doversi unire alla Congregatione nostra l’ Abbatia venerabile di Santa
Maria in Campis Dioc. Fulgin. et sita in li territorij di V. Signorie,
per conto alcuno non vogliamo, nè pensamo tal unione habbi da se-
guire, aut debba haver effetto alcuno, se prima non semo certi di lor
buona intenzione, volontà ed ottima gratia, perhò che altrimenti, non
tanto in detta Abbatia di S. Maria in Campis, ma nè in lo monasterio

- (1) MAGNANENSI P. Della Congregazione Benedettina Cister ciense del Corpo
di Cristo, nella Rivista Storica Benedettina. Roma, 1906, vol. I,-p. 79 89.
SIENA E FOLIGNO x 0T

di Sassovino, qual tanti anni havemo posseduto, penseremo di habitar,
aut dimorar. Confisi tamen de Salvatoris clementia, et di la non poca
gratia, quale ut diximus, nè par di tener presso di V. M. Signorie,
tutto sperando dover succedere et ridondare in honore della Magestà
diuina et gloria, in salute dell'animo et pari consolatione de V. Signo-
rie ed di quella inclita città, et Congregationis nostrae, insieme con

tutti li altri, ad chi massime fu sempre, ed è grato et accetto il ben

viver, honeste ad laudabiliter, et religiose conversari, pensiamo indu-
bitatamente quelle, per solita loro et innata buona mente, et ottima
volontà erga Deum, et devota affettione verso di noi, et di la. congre-
gatione nostra, doversene aecontentar, ad honorem Dei et animarum
salutem. Il che quando sia (quod plurimum affectamus) esse per gratia
loro saran contente, et si degnarano per una loro breve responsiva ad
questa nostra farlo intendere. Et noi di tanto sempre ne contentaremo
quanto sarà loro piacere, volontà et consolatione. Et quando al Signore
piacerà che tale ottima impresa uadi inanti et habbi effetto, speramo
che non nostris meritis, ma per sua infinita bonta et misericordia ogni
giorno più la nobil terra di' vostre Signorie e Magnificentie ne saranno

.invauno insieme con noi consolatissime et sodisfatte, et che molto più

si potrano valer delli nostri servitii ad honorem Dei, che sin’ al pre-
sente non hanno potuto far, tanto che siamo dimorati ad Sassovivo e
lontan assai dalla terra, et in poco numero de frati, ut notum sit om-
nibus. Piu non vogliamo fastidiir le V. Signorie con nostro scrivere.
Solum ad quelle insieme con tutti questi altri nostri Padri et. fratelli
devoti de V. Magnificentie humiliter ne raccomandiamo, pronti et pa-
rati sempre alli servitij loro ubique locorum, dove le persone nostre et
facoltà si gli possino aecomodare.. Valeant Felices in Domino semper.
Ex Monasterio principali Sanctae Mariae Montis Oliveti die 9 Iulii
MDXXXIIIJ.
Dóminationam Vestrarum Uti frater et Devotissimus
Fr. Cvprianus Veronensis
Abbas Generalis Congregationis Montis. Olivet.
(Fuori) Magnifieis Dominis ae Prioribus populi et Nobilioribus de
Consilio Comitatus Fulgínatensis Benefactoribus observantissimis (1).

Sembra che questa lettera fosse spedita al magistrato
comunale per mezzo dei Monaci di Sassovivo, poichè nella
adunanza del Consiglio del 21 di quel mese, tra le materie
da trattare, vi era annunziata questa: « Monacos de Sarovivo

petere responsum. litterarum. ex Abbati: eorum generali ». Presero

la parola diversi consiglieri, e pare da quei pareri che si

(1) Archivio Comunale. Busta dal 1531 al 1540. Ivi sono altre carte relative.

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198 M. FALOCI PULIGNANI

aspettasse in proposito una risposta da Roma, onde con 2 È
soli voti contrari, su proposta del consigliere Gentile Bona-
voglia fu deciso: « quod non fiat alia provisio quousque redierit
frater. Franciscus ». Tornò a parlarsene nell'adunanza del 24,
ma non si conchiuse nulla propter insufficientem numerum.
Tornò a parlarsene il 4 agosto, e il Bonavoglia suddetto o- |
pinó che S. M. in Campis remaneat et revertatur in pristinum
statum : un altro consigliere, Michelangelo, vedeva dei peri-
coli in quella unione: altri dissero altre cose, ma poi a voti
unanimi si deliberó: « quod praefecti mittant unum monachum
Sanctae Mariae in Campis cum literis Comunitatis et cum literis
domini Federici, et quorum ipsis praefectis videbitur ad Rev.mum
Cardinalem de Cesis, ut curent. ut dominus Octavius renuntiet
dictam Abbatiam cum restitutione fructuum et habita dicta renun-
tratione Consilium faciat provisiones opportunas » (1).

Queste parole ci fanno conoscere che con l'unione dei M
monaci Cisterciensi ai monaci Olivetani erano congiunti affari
di interessi, sicchè la progettata unione non ebbe più Juogo
per allora. i

Ebbe però luogo tale unione l’anno 1582 (2), nel quale
anno l'ottimo Abate Cisterciense, Giovanni Battista Vallati
di Foligno, ottenne da Gregorio XIII di potersi unire agli Oli-
vetani, i quali vi dimorarono fino al 1817, e tornativi nel
1903 (3) vi dimorano tuttora, essendo oggi affidata la Parroc-
chia al Rev. D. Placido Lugano, monaco pio e dotto, che per
l'affetto che nutre verso i suoi parrocchiani, e per l'amore
che porta alle cose nostre, ha unito agli studi di storia be-

(1) Vacchette delle Riformanze dal 1533 al 1537, ad An. Nell'Archivio Comunale ^
di Foligno. 3
(2) IACOBILLI, Cronica di S. M. In Campis. Foligno, 1653, p. 19; 46. LUGANO,
L’Abazia Parrocchiale di S. M. in Campis. Foligno, 1903. p. 97-101.
(3) Per quanto riguarda il ritorno degli Olivetani in S. Maria In Campis, vedi
LucANO D. P. Il Padre D. Ildebrando M. Polliuti AD. Gen. dei Monaci Benedettini di
JM. 0. 1857-1917, Foligno, 1918; p. 84-86, 148-151.
SIENA E FOLIGNO

nedettina gli studi di storia ecclesiastica cittadina (1), po-
tendo così chiamarlo per sua elezione nostro concittadino.

Abbiamo una quinta istituzione olivetana.

Scrive il Magnanesi (2):

« Non è da tacere che in Foligno, sotto la dipendenza
dell'Abate generale de’ Monaci del Corpo di Cristo, viveva
una comunità femminile, di clausura, che ebbe origine nel

1379 dalle venerabili serve di Dio Morbida da Ianuario

di Montecchio, Lucia di Petruccio da Collemancio, e Andriola
di Pietro da Gualdo Cattaneo. Nel 1380 ebbero — queste
fondatrici — case ed orto in città, ove edificarono un mo-
nastero, che, dalla chiesa, costrutta intorno al 1395 da Ma-

rino di Pietruccio di Pietro, sacerdote secolare, e dedicata

a Santa Maria di Betlem, tolse il titolo, che passò anche alle

Monache di Santa Maria di Betlem.

« Nel 1461, da Pio II, per rinunzia dell'Abate Generale
di 3. Maria in Campis, furono sottoposte al Vescovo pro iem-
pore di Foligno, che pensó di provvederle di confessore e

.di cappellano. Di esso, attraverso a varie vicende e a di-

verse riunioni, non é arrivato a noi che il nome e l'abito,
indossato da una comunità che. osserva, non più la Regola
di S. Benedetto, ma quella di S. Agostino (3) ».

Le vicende e le riunioni accennate dal Magnanesi sono
le seguenti. |

Il Governo francese, che imperava a Foligno, nell'anno

(1) Egli ha pubblicato;
l. L’Abazia Parrocchiale di S. M. In Campis. Foligno, 1904.
2. Gli Abati di Sassovivo e di S. M. in Campis. Foligno, 1904.
3. Le Chiese della Città e Diocesi di Foligno nel XIII secolo. Perugia, 1907
4. Gentilis Fulginas Speculator. Perugia, 1909.
5. Le Chiese dipendenti dall’Abazia di Sassovivo. Roma 1912.
Il P. Lugano nel maggio del 1917, inizio un bollettino parrocchiale mensile,
intitolato « La Stella di S. Maria in Campis » che è un modello del suo genere.
(2) P. MAGNANNENSI, Della Congregazione Benedettina Cisterciense del Corpo di
Cristo. Nella Rivista Storica Benedettina, I, p. 89.
(3) Vedi maggiori notizie presso L IACOBILLI, Cronica di S. Maria in Campis,
Pe 21-24.

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1810 ordinò che pel 10 giugno di quell’anno tutte le Mona-
che di Foligno dovessero tornare a casa loro, e così anche
la Comunità benedettina di Betlem si sciolse. Restaurato l’an-
tico regime, anche le Monache di Betlem riebbero il loro
Monastero, ma in. esso nel 1816 furono concentrate le mo-
nache Agostiniane: di S. Maria della Croce (la cui Chiesa
esiste, e il cui Monastero é oggi abitato dall' Orfanotrofio
Femminile), e le monache Agostiniane di S. Elisabetta, la cui
Chiesa esiste, ma il cui Monastero fu ceduto per abitazione
alla pia casa delle Convertite, e poi all'Orfanotrofio Maschile,
ed oggi fa parte del Ricovero di Mendicità. Con tale con-
centrazione le monache Agostiniane dei due Monasteri SOp-
pressi, divenute più numerose delle Benedettine, venne a
mancare del tutto la regola, e con essa si spense. il ri-
cordo della primitiva Congregazione del. Corpo di Cristo, e
della Congregazione Olivetana. Restano però residui visibili
dei .due antichi istituti. Sopra la porta della Chiesa, rinnovata
nel 1699, si ebbe cura di affiggere nel muro eleganti fram-

menti in pietra del XV secolo, che rappresentano due angeli .

in atto di adorare il S. Calice. A destra poi della Chiesa,
sopra l'architrave di una porta chiusa è lo stemma Abba-
ziale olivetano, scolpito in una pietra del XVI secolo. Quei
brani, per sè di poco valore, sono ricordi di due belle pa-
gine di storia cittadina.

Riassumiamo. Gli Olivetani. ebbero in Foligno cinque
case:
— 1.° S. Feliciano di Mormonzone nel 1339.

2." S. Nicolò di Foligno nel 1348.

3." S. Croce di Sassovivo nel 1486.

4." S. Maria in Campis nel 1582.

^ S. Maria di Betlem nel 1582.

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SIENA U FOLIGNO

XVII.

Letterati Senesi nelle Accademie di Foligno.
(1707-1760)

Fra le molte accademie letterarie di Foligno, notevoli

furono quella dei Rinvigoriti che fiori sui primi lustri del

secolo XVIII, e della quale «i ha data una minuta e dili-
gente storia il ch. prof. E. Filippini (1), e quella degli Umbré,
che fiori mezzo secolo dopo, e la quale aspetta uno storico,
il quale ne metta in luce le benemerenze che ebbe anche
essa nell’accrescere la cultura cittadina. Ambedue novera-

rono fra gli ascritti i più distinti letterari senesi, parecchi.

dei quali presero parte alla vita letteraria di Foligno. Ri-
cordiamoli.

Nel Catalogo degli Accademici Rinvigoriti di Foligno stam-
pato nel 1719, leggonsi i nomi di sei senesi ascritti a quel-
l'Accademia (2). Eccone un cenno.

Di Uberto Benvoglienti il quale come accademico Zn
vigorito si chiamò il Kadicato, non è da far ricerche, essendo
nome conosciuto e apprezzato da tutti gli storici senesi. Let-
tere di lui al Boccolini di Foligno, ed altre di questi al Ben-
voglienti in materia di erudizione letteraria, ho già accen-
nate di sopra, e si conservano a Siena nella Comunale (3).
Altre lettere di lui al Pagliarini sono ricordate dal Filip-
pini (4). |

Altro accademico Znvigorito senese fu l'abate Antonio
Massini, che nel 1717 era Governatore di Foligno, e che,

(1) Un’Accademia Umbra del primo seitccento e opera sua principale. Peru-
gia, 1911-1913. Vol. due. : \

(2) Foligno, Campana, 1719, p. 13 e seg, al :
(3) Sono tutte del 1720. Bibl. Com. di Siena, C. IV} 20, fol.- 144, 146; C. IV, 21,

- fol 162-164.

(4) La inateria del Quadriregio. Menaggio, 1995. p. 58



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202 F. FALOCI PULIGNANI

come Znvigorito, ebbe il nome di Pronto. Di lui il Filippini
ricorda che in una adunanza accademica in memoria del
Vescovo Malvicini, defunto in quell’anno, « recitò un'applaudita
orazione l'Ab. Antonio Massini di Siena, allora Governatore di
Foligno » (1). Le composizioni che si lessero in quella adunanza,
italiane, latine, in prosa e in versi, furono tutte stampate,
ma senza nome di autori; del Massini però deve essere l'O-
razione funebre che sta in principio di quella stampa (2).
Crescenzio Vaselli da Siena fu pure col nome di Acuto
uno dei Ainvigoriti di Foligno, ed abbiamo di lui un sonetto
del 1725 fra le Aime di uomini illustri in morte della Nobile
Signora Maria Battista Vitelleschi di Foligno (3). Apparisce da
quella stampa che il Vaselli era anche poeta Arcade.
Nell'elenco dei Rinvigoriti leggonsi anche i nomi di Gio.
Battista Alberti, detto #2 grato, e del Conte Francesco Picco-
lomini detto 1° Aprico, di Siena ambedue, ma non ho potuto
conoscere quale parte abbiano essi presa nelle numerose
manifestazioni poetiche che avevano luogo in quei tempi,
specialmente in occasione di nozze, o di monacazione di zi-
telle, le quali davano luogo alla stampa di raccolte, di sonetti
e di canzoni, non sempre di merito, ma sempre testimoni
della coltura letteraria del XVIII secolo. L’elenco dei Rinvigo-
riti presenta pure una Signora di Siena, la quale vi era ascritta
col nome di Elevata, e si chiamava Emilia Ballati Orlandini;
ma non si hanno memorie della sua operosità letteraria come
accademica. Però altre sue concittadine, sebbene non ascritte
tra i Rinvigoriti, presero parte allora a manifestazioni poe-
tiche di Foligno. Nel 1725, tra i Sonetti di donne illustri in
morte della Nobile Signora Maria Battista Vitelleschi di Foligno,

(1) Foligno, Campana, 1725, p. 13.
(2) Accademia funebre per la morte di Monsignore Illustrissimo e Reverendis-
simo Dondazio Alessio Malvicini Fontana de Marchesi di Nibbiano ‘già Vescovo dí
Foligno recitata da? Fralelli della Ven. Conf. della Beatissima Vergine del Pianto,
ecc. Foligno, Campana, 1717. In 4, di p. 80. L'Orazione sta alle p. 5-13.
(2) FILIPPINI, Un Accademia, ecc., II, 59.
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SIENA E FOLIGNO 203

troviamo un sonetto della Signora Contessa Girolama Gori
Tolomei di Siena, ed un altro sonetto della Sig. Lucrezia Ser-
gardé Buonsignori da Siena tra gli Arcadi Coralba Anfilo-
chia (1). Forse col tempo saranno anche queste poetesse state
ascritte tra i Ainvigoriti, ma l'elenco del Filippini non va
oltre il 1725. Nel 1729 era tra i /invigoriti un’ altro se-
nese, l'Abate Giovanni Carlesi, di cui si ha un Sonetto nella
raccolta poetica per la monacazione in S. Maria di Betlem
della Signora Agata Bolognini di Foligno. Il Carlesi è chia-
mato. Accademico Innominato di Bra, Apatista, Informe, Insen-
sato, Intrepido, Ricercato, Kinvigorito è Pio (2). Poteva conten-
tarsi! Un'altro sonetto di lui leggesi nella raccolti di rime
per la monacazione nel Monastero della SS. Trinità in Foli-

gno di Maria Cecilia Roncalli (3). Troveremo poi il Carlesi .

tra gli ascritti ad un’altra Accademia di Foligno.

Ma oltre i senesi che appartenevano all’ Accademia dei
Rinvigoriti, altri poeti di Siena prendevano parte alle piccole
feste letterarie di Foligno, e chi possedesse tutte le raccolte
poetiche di quei ‘primi lustri del XVIII secolo troverebbe
parecchi nomi di poeti più o meno pregevoli. Nel 1720 un
Francesco Berti e un abate Petroni ambedue di Siena scris-
sero un Sonetto ognuno per le nozze del Signor Gentile Gen-
tili con la Signora Costantina Orfini Vitelli (4). Dieci anni
dopo, nel 1130, scrissero versi per la monacazione di Maria
Cecilia Roncalli nel Monastero della Trinità in Foligno il
Sig. Gabriello Gabrielli di Siena, il Sig. abate Carlesi nominato
di sopra e ed il Sig. Dott. Giulio Girolami Bandiera da
siena (5). E più se ne troverebbero, se di quelle piccole an-
tologie arcadiche si avesse completa. la raccolta, e se si
avesse la paziente volontà di sfogliarle una ad una.

(1) Foligno, Campana, 1725, p. 17, 21.
(2) Foligno, Campana, 1729, p. 20.

(3) Follgno, Campana, 1710, p. 95.

(4) Foligno, Campana, 1720, p. 9, 26.
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5) Foligno, Campana, 1780, p. 8, 15, 16.



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204 . "M. FALOCI PULIGNANI

. Più numerosi “che tra i Rinvigoriti furono i senesi appar-
tenenti all'altra Accademia degli Umbri, la quale, sorta nel
1760 col nome di Zespublica Literaria Umbrorum (1), ascrisse
tra i soci suoi quanti valentuomini potè conoscere in tutta Ita-

lia, ed anche fuori di essa, purchè avessero qualche dome-
stichezza con gli studi. Un elenco del 1762 fa salire questi
accademici quasi al numero di 700, e quei di Siena non
erano meno di 38, e ne darò i-nomi. E’ chiaro che la mag-
-gior parte di tali Accademici saranno stati soci della Repu-
blica Letteraria degli Umbri per modo di dire, e non avranno
dato mai alcun concorso alle imprese dell’Accademia: ma
nondimeno è notevole il grande numero dei senesi che i
cittadini di Foligno vollero che entrassero nella loro Repub-
blica. Di Roma gli Accademici erano solo 25; di Perugia
erano 28. Se di Siena erano più numerosi, cioè 38, ciò è
‘ segno che maggiori erano i rapporti letterari tra folignati e
senesi, che tra folignati ed altre città. i

Comunque, ecco i nomi dei letterati senesi, che nel 1762
facevano parte della Respublica Literaria Umbrorum di Foli-
gno. Li pubblico come li trovo nell’ Album Sodalium Reip.
Litterariae Umbrorum, stampato quell’anno :

1. Alexander Savinus Senensis.

(1. Angelus Malavolta Senensis.

3. Antonius Eques Bargaglius Senensis Rect. Sap. in
Patria. :
4. Antonius Bali Piccolominus Senensis.
9. Augustinus Gilius Senensis.
6. Bernardinus Savinus Senensis.
*. Caietanus Com. Bandinellus Senensis.
8. Carolus Bizzarinus Senensis Canonicus.
9. Cosmus Marchio Cenninus Senensis.
10. Fabius. Accarigius Senensis Canon.

(1) Aeta, Reipublicae Literatiae Umbrorum, Foligno, Fofi, 1762.-
SIENA E FOLIGNO a 205

11. Fortunatus Ciognus Senensis Prior Imper. Hospit.
S. Catharinae: Tuder. |
19. Franciscus Corettus D. S. T. Rect. Sem. Archiep.

- Senensis.

13. Guidus Savinus Senensis. Questi nel 1162 avea man-
dato un Sonetto pubblicato nella raccolta poetica dedicato
dalla Società Letteraria degli Umbri alla N. D. Eleonora Bar-
nabó; ricca e voluminosa raccolta intitolata Le nozze di Clori
pastorella del Timia e di Tirsi Pastore del Velino (1) Il Sonetto
è firmato Del Nob. Sig. Ab. Guido Savini Senese Socio Umbro.

14. Hieronymus Girolami Senensis Doctor.

15. Horatius Bandinellus Senensis Vic. Gener. Archiep.
Senens. :
16. Ioannes Claudius Pasquinus Senensis Poeta Caesa-
reus. ;

17. Ioannes* Hieronymus Carlius Senensis Eloq. Prof.
Questi è forse quel Giovanni Carlesi che abbiamo. prima
trovato tra i Rinvigoriti nel 1729. EEE

18. Iosephus Boninsegnius Senensis.

19. Iosephus Ciolfius Senensis I. C.

20. Iosephus Nencius Senensis Prof. Medic.

21. Iosephus Peccius Senensis Vic. Gener. totius Ord.
Olivet. |

22. Iulius Gorus Panellinius Senensis. E’ suo un Sonetto
inserito nella citata raccolta poetica Le Nozze dr Clori ecc.
firmato Del Nob. Sig. Giulio Corti q. Fabio de Gori Pannilini

— Senese S. U. (2).

23. Livia Accarigia Senensis.
24, Maria Virginia Sugarda Giovannellia Senensis.
25. Mutius Ugurgierius Senenses.

26. Nicolaus Giovannellus Senensis Decanus Metropolit.

in- Pat.

(1) Foligno, Fofi, 1762, p. LX.
(2) Pag. LIX.

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x 206 M. FALOCI PULIGNANI

27. Nicolaus Peccius Senensis Auditor Rotae Senensis.
. 28. Octavius Neruccius Senensis Doctor.

29. Pandolfus Spannocchius Senensis a secretis Legum
in Univ. Patriae.

30. Petrus Bellus Senensis. E’ suo un Sonetto nella ci-
tata raccolta poetica Le Nozze di Clori, firmato Del Sig. Dott.
Pietro Belli Senese S. U. (1).

51. Petrus Rubeus. Senensis.

32. Pirrus Palmerius Senensis Cànonicus.

33. Pirrus Eq. Squarcius Senensis.

34. Rutilius Sansedonius Senensis Thesaurarius Metro-
polit. in Pat.

39. Scipio Boninsegnius Senensis Canon.

36. Silvius Spannocchius Senensis Leet. Iur. Civ.

231. Spinellus Piccolominus Senensis Dominus Trianae.

33. Vincentius Fortinus q. Perfectus Senensis.

Insistere con ricerche minute sopra ciascuno di questi
nomi sarebbe impresa troppo faticosa per chi scrive lungi
da Siena, nè forse sempre francherebbe la spesa. Mio Scopo:
era dimostrare le molte e geniali relazioni fra le due città,
e cinquanta nomi che. hio segnalato ne sono prova evi-
dente. È quasi certo che le contemporanee raccolte poetiche
senesi per nozze a per monacazioni conterranno rime e so-
netti di poeti di Foligno, sembrandomi inverosimile che da
biena non si chiedessero poesie di occasione al Pagliarini,
al Boccolini ed a tanti altri Arcadi di Foligno, che, come si

visto, a Siena erano conosciuti e apprezzati. Ma il mio è
un saggio, il quale non ha alcuna pretesa di aver esaurito
il tema.

^

(1)-Op. cit.. p. LXVI.
M. FALOCI PULIGNANI:
sperimentati guerrieri tedeschi, guidati dal più temuto im-

L'Umbria e il Barbarossa

Le rovine materiali non arrestano il cammino della ci-
viltà: niente di ciò che è necessario al progresso dell uma-
nità perisce e le città distrutte risorgono con facilità mag-
giore di quanto non si immagini.
Milano fu demolita nel 1162. Eppure, appena 14 anni
dopo, i Milanesi sconfiggevano a Legnano un esercito di e- . . 3

peratore germanico, mentre la loro città andava risorgendo
e riaequistando l'antica floridezza.

Un robusto.organismo che si trovi a un tratto in preda
ad una malattia violenta, qualora giunga a superarla, torna
in breve vigoroso come prima.

Soltanto i disastri morali lasciano tracce incancellabili
nell’ anima di un popolo, cagionando una irreparabile deca-
denza. E ció che non risorge piü dopo la rovina materiale
è l'opera d'arte. I monumenti a cui generazioni di artisti
hanno consacrato il fiore del loro ingegno, non si possono:
più ricostruire quali erano.

Per altro anche le catastrofi materiali recano danni
mal riparabili ai paesi e alle città la cui floridezza o potenza
derivi da particolari circostanze storiche: scomparse, le con-
dizioni da queste causate, si torna allo stato primitivo di na- :
tura. Funeste riuscivano soprattutto al tempo dei Comuni,

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quando, per la continua guerra tra quei minuscoli organi.
smi politici, i vicini erano pronti a profittare della sven-
tura di uno tra loro. Milano non risentì i danni che avrebbero
potuto derivare alla sua potenza e floridezza dalla cata-
strofe del 1162, perchè allora tutte le città lombarde dove-
vano stringersi in una salda unione contro il Barbarossa.

Lo studio di quanto accadde ‘nell’ Umbria al tempo di

questo imperatore, puó dar la misura dei danni che. risen-
tirono aleune città per la inumanità di lui, pur essendo ri-
sorte abbastanza rapidamente dopo la rovina delle loro case
e delle loro mura.

I. — Amelia data alle fiamme.

Un ‘ultimo contrafforte del Subappennino umbro si spinge

-nell'angolo formato dalla confluenza della Nera col Tevere.

Sulle sue pendici, a più di 400 metri sul livello del mare,
in posizione per eccellenza sicura e salubre, di dove si do-
minano: per un tratto le valli dei due maggiori fiumi che
attraversano l'Umbria, una città venne fondata da antichis-
simi popoli italici e signoreggiava certo una vasta regione
intorno, fortissima com'era. La difendevano da tre lati rocce
scoscese, rese ancor più ripide con tagli, e vi girava intorno
un torrente prima di scendere verso il Tevere; dal quarto lato
che s'abbassava sur un ripiano della collina, supplivano alla
mancanza di naturali barriere alte mura, erette con enormi
blocchi di calcare sovrapposti senza cemento: una delle più
belle costruzioni tra quelle credute un tempo opera dei Pe-

.lasgi. Dai loro grandiosi avanzi traspaiono ancora lo spirito

guerriero e il vigore, già piegato ad arti civili, della stirpe
umbra.
Ameria (1), grande e potente nelle sue origini, dovette

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(1) Lo Schulze (Zur Geschichte der lateinischer Eigennamen, Berlino, 1904.

p. 9598) raccosta ad Ameria letrusco amre e il latino Amerius.
L’ UMBRIA E IL BARBAROSSA

scemare molto d'importanza politica dopo la fondazione, assai
posteriore alla sua, di Narni e di Todi. Nondimeno era’ sem-
pre fiorente municipio al tempo di Cicerone, come questi ci
fa sapere nell’orazione che recitò in tribunale in difesa di
un cittadino amerino, il valente attore comico Sesto Roscio.
E Strabone nella sua Geografia (1. V; cap. 227) ricorda ’Apspìe
tra le principali città umbre.

Intanto ancor più sotto l'Impero grandeggiava Narni,
collocata felicemente sul fiume Nera e sulla Via Flaminia,
patria di un imperatore; e sul principio del Medio Evo crebbe
straordinariamente di potenza Todi, situata in una posizione
naturalmente fortissima e resa più sicura da robuste opere di
difesa. Benché Amelia si trovasse sopra una strada che da essa
prendeva il nome (la Via Amerina ricordata in iscrizioni e
tracciata nella Tavola Peutingeriana) e che la congiungeva con
Todi e Perugia; benché sede di vescovato fin dal IV secolo
d. C., pure andava.di continuo decadendo. Il suo territorio
sì restringeva sempre più per l’invadenza dei Tudertini e
soprattutto dei Narnesi. Quello rimasto in suo potere dopo
la costituzione dei Comuni, ricco di frutta (specie di un’uva
tenera da tavola, di fichi squisiti e di olive), ma non abba-
stanza di grano, in gran parte boscoso, non bastava che al
sostentamento di una scarsa popolazione. Se la tradizione e
gli avanzi della sua grandezza passata, l’onore e il vantag-
gio della sede vescovile (1), le conservavano nome di città,
ben poca era la sua potenza. Essa a stento si difendeva
contro Narni, alleandosi con un’altra città, con Terni (2), egual-
mente minacciata dal predominio della prepotente vicina.

(1) La Chiesa di Amelia era per altro la più povera dell'Umbria nei secoli XII-XIII,
tassata da Roma di soli 80 fiorini. Cfr. A. TENNERONI, L° Umbria nei « Libri Taxa-
rum >», in Boll. della Dep. Umbra di St. p., anno XVT, pp. 409 segg.

(2) Cfr. F. ANGELONI, Storia di Terni, Pisa, 1878; G. EROLI, Miscellanea storica
narnese, Narni, 1858; e G. PARDI, Due paci fra Terni e Narni nel Boll. della Soc.
umbra di St, p., a. I, pp. 557 segg.

14
210 G. PARDI

Nondimeno manteneva ancora, verso la metà del se-
colo XII, la sua indipendenza e una discreta floridezza,
quando venne travolta in una catastrofe dalla quale il suo
debole organismo politico ed economico non avrebbe potuto
| riaversi mai più: una tra quelle catastrofi con cui sembra
M3 compiacersi di lasciar tracce funeste nel mondo la stirpe
i lia germanica. Amelia, infatti, fu saccheggiata e data alle fiamme
‘ dall'esercito di Federico Barbarossa, uno dei più tipici rap-
| presentanti di quella stirpe inumana.

La tradizione di cosi atroce avvenimento è antica tra
E gli Amerini;.ma poiché non ne ha serbato ricordo nessuno
| scrittore coevo o di poco posteriore, fin a quando non si
fossero scoperti documenti che ne facessero fede, si poteva
anche supporre di trovarci dinanzi ad una leggenda, ispi-
| rata dal ricordo delle feroci gesta del Barbarossa e parti.
l! colarmente dall’incendio della vicina Spoleto, da lui ordinato
i nel luglio del 1155.

Ma mentre riordinavo, alcuni anni or sono, l'archivio
storico del Comune amerino, per incarico di quel municipio,
H ebbi occasione di esaminare una pergamena, che mi parve
b prova sufficiente della verità contenuta nella tradizione. E
colgo la propizia occasione per osservare, a questo propo-
| sito, che in passato noi Italiani siamo stati troppo corrivi,
| non dico a non opporci alla tendenza, ma addirittura a se-
guire il brutto andazzo dei Tedeschi: di mettere in dubbio o
di screditare tante nostre belle e venerande tradizioni; e
che per l'avvenire noi almeno dovremo mostrare maggior
rispetto per quel patrimonio di racconti che ci hanno tra-
mandato i nostri antenati.

La pergamena a cui accennavo sopra, è una Bolla di
papa Alessandro IV, datata da Anagni il 13 giugno 1256, e
riguarda il castello di Foce (oggi villaggio di poche centinaia
di abitanti, allora terra fortificata, certo molto più popolosa),
i il quale, situato in vicinanza del confine narnese, era stato
dalla nemica città tolto agli Amerini. È necessario avere

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L’ UMBRIA E IL BARBAROSSA 211

sott'occhio il testo «del documento (1), per l'intelligenza di
quanto si dirà in seguito:

Alexander episcopus, servus servorum Dei, dilecto filio Leoni For-
tibrachiae, rectori Patrimonii beati Petri in Tuscia et Sabina, salutem
et apostolicam benedictionem.

Dilecte fili. Potestas, Consilium et Comune Ameliensium sua nobis
petitione monstrarunt quod olim, civitate ameliensi per sevitiam
quondam Frederici imperatoris devastata incendio et ruina, et
civibus ipsius civitatis, ob devotionem quam ad romanam ge-
rebant Eccclesiam, fugientibus a facie persequentis ac per di-
versa loca dispersis; Comune Narniensium, addentes afflictionem afflic-
tis, et ab hominibus Castri Focis ad eosdem potestatem, Consilium et
Comune Ameliensium spectantis fidelitatis, indebite, iuramentum. — et
quod irent in exercitum ad servitium ipsius Comunis Narniensium, et
quod exhiberent eis singulis annis viginti sex denarios pro quolibet
foeulariet de observandis diversis pactionibus, de facto cum de iure
nequiverint — extorquentes; castrum ipsum ditioni suae totaliter su-
biugarunt et detinent subiugatum, in predictorum potestatis, Consilii
et Comunis Ameliensium preiudicium et gravamen. Quare nobis humi-
liter supplicarunt, ut providere ipsis super hoc paterna solicitudine cu-
raremus.

Cum autem eisdem Ameliensibus non possimus in suo iure deesse
qui sumus omnibus in iustitia debitores, discretioni tuae per apostolica
seripta mandamus, quatenus, vocatis qui fuerint evocandi, si tibi
constiterit ita esse, praedictum castrum eisdem potestati, Consilio
et Comuni praedictis restituens, ae praaedietos homines a iuramento et
obligationibus praedictis absolvens, et ea decernens nullius existere fir-
mitatis, eos ut potestati, Consilio et Comuni praedictis in omnibus in
in quibus consueverunt, ut tenentur, respondeant, dieto Comuni Nar-
niensium in aliquo minime intendentes; praedictum quoque Comune
Narniensium, ut de iurisdictione castri et hominum praedictorum pre-
textu iuramenti et obligationum huiusmodi se nullatenus intromittant,
et restituant instrumenta si contra super his sunt confecta, monitione
praemissa in personam et in terram, interdicti sententiis, appellatione

remota, compellas.

Datum Anagniae idibus iunii, pontificatus nostri anno secundo.

(1) Fu già da me pubblicato negli Studi e documenti di storia e diritto, a. XVII,
1896, in un articolo dal titolo: La presa e U'incendio di Amelia per opera delle mí-
lizie di Federico Barbarossa o di Federico II. ;

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Risulta dunque da questa Bolla di Alessandro IV (il
numero che quel papa aveva nella serie dei pontefici dello
stesso nome, si legge nel relativo sigillo di piombo) che
una volta la città di Amelia era stata data alle fiamme

e demolita per la crudeltà del fu Federico imperatore. Es-

sendo vissuti prima del 1256 due imperatori di questo nome,
si poteva sulle prime rimanere in dubbio se l'autore della
atroce impresa fosse stato il primo o il secondo. Ma una piu
matura riflessione ci induce a credere fermamente che l'in-
cendio e la rovina di Amelia avvenissero al tempo di Fe-
derico I, il famoso Barbarossa.

Anzitutto nel documento si legge: olim devastata incendio
ac ruina. Ben si usa qui l'avverbio olim per un fatto acca-
duto un centinaio d'anni prima, mentre sarebbe usato im-
propriamente per un avvenimento di pochi anni innanzi.
Difatti, se si dovesse attribuire l'incendio di Amelia a Fe-
derico II, non avrebbe potuto seguire se non tra il 1240
e il 1245, vale a dire soltanto da 11 a 15 anni prima. Sap-
piamo che nel 1240 quel principe s'impossessó di non poche.
città papali, alcune delle quali abbastanza vicine ad Amelia,
come Orte, Civita Castellana, Montefiascone e Viterbo. Nel
1241 sottomise Spoleto e Terni, e pose l’assedio a Narni. Tra
il 1243 e il '45 cercò invano di espugnare Viterbo; e du-
rante il lungo assedio le sue milizie facevano scorrerie nei
territori finitimi, tra cui era quello di Amelia (1).

Si può fare anche un’altra osservazione. Se la Curia ro-
mana avesse voluto indicare Federico II come autore del-
l'incendio di Amelia, ad evitare che venisse confuso con
Federico I, lo avrebbe probabilmente chiamato regem Siciliae
oppure émperatorem et regem Siciliae, mentre al Barbarossa
non poteva dare altro titolo che quello di imperator.

(1) Per i fatti suesposti mi riferisco a Riccardo da S. Germano (Chronica in
PERTZ, Mon. Germ. Hist., Scriptores, vol. XIX, pp. 380-81) e a Nicola della Tuccia
(Cronaca di Viterbo, in CIAMPI, Cronache e statuti della città di Viterbo, Firenze,
1872, pp. 22 segg.).

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L’ UMBRIA E IL BARBAROSSA 213

Infine, se il pontefice avesse alluso nella sua lettera a
fatti recenti, che sarebbero stati probabilmente ben noti così
a lui come al rettore del Patrimonio in Tuscia e Sabina,
non avrebbe avuto bisogno di aggiungere, scrivendo a questo:
si tibi constiterit ita esse.

Nel documento riportato si notano, come si vede, indizî
sicuri che l’incendio e la rovina di Amelia furon compiuti
in tempo non recente, precisamente da Federico Barbarossa,
non già da Federico II. Giova a corroborare questa opinione,
in modo da darcene quasi la. certezza, il ripensare all’ indole
e alle idee dei due imperatori.

Federico I Barbarossa riuscì uno tra i più vigorosi rap-
presentanti della stirpe tedesca, con tutti i mag ggiori pregi e
difetti di essa. Egli quasi ne simboleggia i due caratteri prin-
cipali: passione guerresca e crudeltà sistematica. Col ferro e
col fuoco, se fosse stato necessario, senza pietà per chi osasse
resistere, avrebbe, con l’aiuto di Dio, ristabilito l'ordine, la
pace e la giustizia nei suoi Stati, e fondato solidamente un
vasto impero dal Baltico al Mediterraneo. In Italia soprat-
tutto gli pareva necessario di agire con straordinario vigore.

Bisognava dare, secondo lui, leggi severe ed esempi di sa-
lutare terrore a gente la quale aveva smarrito ogni eiusto

criterio sociale e politico. L'Italia, infatti, al Barbarossa do-
veva apparire (come a suo zio, il cronista Ottone di Fri-
singa) ben strano paese, quasi un mondo alla rovescia: le
città vi pretendevano di comandare da sè nei propri terri-
torî, preferivano di obbedire a certi loro oscuri cittadini,
piuttosto che all'imperatore, innalzavano alla dignità della
milizia e degli ufficî persino quegli operaî delle arti mec:
caniche altrove cosi disprezzati! |

Con queste idee e con questi propositi calò nella peni-
sola il Barbarossa. Ristabilire l'ordine e la pace significava
soffocare il magnifico sviluppo dei Comuni; impedire l'am-
pliamento dei loro territori, la libertà dei commerci, il pro-
eresso della democrazia urbana. I Comuni resistettero ed

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egli li sottomise. Affinché poi non osassero più di ribellarsi
alla sua volontà, volle con l'incendio degli edifici e con lo
sterminio delle cittadinanze più indocili, lasciare dietro di
sé incancellabili esemp? di salutare terrore. Così fu distrutta
Milano, così fu data alle fiamme Spoleto (quod | debellavit
Fredericus et igne cremavit) cosi probabilmente fu votata !
Amelia alla rovina e all'incendio: indizio certo che essa, |
nella sua piccolezza, aveva opposto una fiera resistenza alle
milizie del Barbarossa.
| Ben diverso dall’avo fu Federico II, per quanto nelle
i. vene di lui scorresse il sangue degli Svevi. La sua intelli-
genza si sviluppò tra le difficoltà e i terrori di una disgra-
ziata adolescenza, sotto l'ardore del sole siciliano, nell’isola
| dove si fondevano cultura cristiana e mussulmana, tradizioni
| normanne ed arabe; nello studio del diritto romano e sotto
| la vigile direzione di un pontefice per eccellenza colto ed M
intelligente. Tutto ció concorse a formare in quel principe
una tale agilità, versatilità e complessità di mente da costi-
tuire un fenomeno piü unico che raro. Se il sangue svevo
ribolliva talvolta in lui con impeti di orgoglio e di crudeltà;
se la natura sleale del padre Enrico VI e gli infingimenti
d a cui egli stesso aveva dovuto piegarsi tra i pericoli della
| | reggia palermitana, lo facevano inclinevole ad usare in po-
| litica l'inganno e il raggiro; non erano rimasti senza effetto
su di lui gli alti e severi ammaestramenti di Innocenzo Ill,
la lettura delle opere classiche, lo studio del diritto romano
e canonico. Esso aveva anche dovuto riflettere alle inutili
crudeltà del suo avo paterno, punito con la sconfitta di Le- c
gnano. E forse più per partito preso che per sentimento di |
bontà, si proponeva di non ripeterne il gigantesco errore.

Di questi suoi criteri dette prova in molte occasioni e soprat- yo
tutto nel suo contegno verso i ribelli Faentini.

Faenza resistette fierissimamente alle sue armi, respin-

gendo vittoriosamente ogni assalto. Federico II continuó con
tenacità l'assedio facendo costruire, al principio di un rigo:
—.

L/UMBRIA E IL BARBAROSSA 215

roso inverno, una città di legname attorno alle mura faen-
tine,.e sopperendo alla mancanza di denaro col vendere o
impegnare i suoi gioielli, far fondere il suo vasellame di
metallo, coniare perfino monete di cuoio (1). Alla fine gli asse-
diati dovettero arreidersi a discrezione e si aspettavano di
venire atrocemente puniti. Invece l’imperatore lasciò loro
vita, sostanze e patria. E in quella occasione scrisse a Ez-
zelino da Romano: « Gloriosa vendetta reputiamo il perdonare,
potendo punire; ed ascriviamo ai felici titoli della nostra vit-
toria il far salvi i soggetti, il ridonar la vita ai condannati.
affinché possano sperimentare qualmente nulla siavi di piü
soave, di più giusto, di più benigno del giogo dell’impera-
tore. E per vero il sacro Imperio non vuole stragi; non ama
il sangue; il suo soglio è irradiato dalla divina potenza, cinto
di misericordia e verità, abbracciato dalla pace e dalla giu-
stizia » (2).

A un principe che ragiona in tal modo non si puó, mi
sembra, attribuire l'inutile crudeltà di aver data alle fiamme
Amelia. Tra i due, non puó averla commessa che il Barba-
rossa o un suo luogotenente. Vediamo ora se ci riesce di
determinare quando sarà avvenuto l'atroce fatto.

Nella prima delle sue cinque spedizioni guerresche di
qua dalle Alpi (anni 1154-55), Federico I si recó a Roma,

per prendere la corona imperiale dalle mani del pontefice:

Adriano IV, seguendo la via allora comunemente battuta,
dopo l'abbandono della valle tra Arezzo e Montepulciano
per l'impaludamento della Chiana: l'altipiano senese, la gola
di Radicofani, Acquapendente, Montefiascone e Viterbo (3).
Non ebbe così, nell’ andata, opportunità di accostarsi nem-
meno ad Amelia.

(1) GIO. VILLANI, Cronica, l. VI, cap. 22.

(2) PETRUS DE ViNEA, Epistolae, II, 4. Cfr. LANZANI, Storia dei Comuni italiani,
nella collezione storica Vallardi, Milano, 1882, p. 409.

(3) Cfr. GOTIFREDI VITERBIENSIS, Pantheon, in PLRTZ; Mon. Germ. Hist., Scrip-
lores, vol. XXII, p. 267.

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Al ritorno, invece, passò a poca distanza dalla piccola
città umbra. Si trovava dopo l’incoronazione a Tivoli, quando
seppe che la città di Spoleto si era ribellata (dicono che, |
| tassata per il tributo del fodro in ottocento lire d'argento, x
| | | avesse usato frode nel pagare una parte di tal somma e per |
| | il resto avesse dato moneta falsa), facendo inoltre prigionieri
| i messi imperiali e anche il conte Guido Guerra (1). Preso da
[I sic furore, il Barbarossa mosse alla volta di quella città. L'iti-

nerario da lui seguito fu accuratamente studiato dal Gori (2).
A noi basterà di ricordare che egli dall'altipiano reatino e
dalla valle del Velino passó nella valle della Nera e vi
dette riposo ai soldati stanchi dal viaggio. I suoi accampa-
menti si trovavano non lontani da Amelia; ma là egli si deve
essere trattenuto soltanto il tempo necessario per dare riposo
all’esercito, perchè, udito che gli Spoletani non cedevano
| alle sue minacce e non rilasciavano i prigionieri, si affrettò [-
| ad andare contro di loro, passando per Terni e ascendendo il
Monte Somma. Non ebbe, dunque, né occasione né tempo di
fare una diversione fino ad Amelia. Il 29 giugno si trovava |
ME ancora ad Albano e il 20 o 27 luglio, al più tardi, aveva già
i data alle fiamme Spoleto. Si aggiunga che per la prima spedi-
zione del Barbarossa, oltre le solite fonti: Ottone di Frisinga
| e Ottone Morena (3), abbiamo un poemetto latino, di anonimo
| | contemporaneo, composto tra il 1162 e il '66 (4), che descrive :

1 1
(1) Non Guido Guerra ricordato da Dante, Inferno, XVI, 37-38, che )
B i . : . 4n sua vita
BU Fece col senno assai e con la spada,
di ma il padre di lui, Guido il Vecchio, marito: di Gualdrada, figlia del fiorentino Bel-
lIncione. Berti.
| | (2) Sulla distruzione di Spoleto e sulle antiche vie percorse dall? esercito del
| ‘ Barbarossa nel Boll. della R. Dep. di St. p. per V Umbria, vol. IV, 1898, pp. 47 segg. f
i (3) OTHO FRISINGENSIS, De gestis Friderici I imperatoris in PERTZ, Op. Cit., M
| vol. XX, pp. 407 segg.; OrTHOo MORENA, Historia rerum laudensium in MURATORI,
R.I.S., t. VI, col. 989 segg. Su questo argomento c'é anche una lettera dello stesso
imperatore allo zio Ottone di Frisinga, in MURATORI, op. cit., t. VI, col. 636 segg.
l (4) E. MONACI, Gesta di Federico I in Italia descritte in versi latini da anonimo
| contemporaneo, Roma, 1887 (Fonti per ta. storia d" Italia, pubbl. dall’Ist. St. It.
| vol. I).

,

im. — — —

LR minutamente il viaggio dell’imperatore e che non avrebbe

L' UMBRIA E IL BARBAROSSA 217

tralasciato di notare la rovina di Amelia, se fosse avvenuta
in questo tempo. Sappiamo, infine, dalla riportata Bolla di
Alessandro IV, che gli Amerini incorsero nell’ira dell'impe-
ratore, ob devotionem quam ad Romanam gerebant Ecclesiam,
perciò non prima della rottura tra il papato e il Barbarossa.

Nella sua seconda calata (1158-62) Federico I fu intera-
mente occupato nella lotta con i Comuni dell'Alta Italia e
non discese nello Stato pontificio. i

Nella terza spedizione (1 163) egli venne con forze troppo
scarse per poter compiere atti di prepotente ferocia.

La quarta calata (1166-68) fu dal Barbarossa intrapresa
contrò il pontefice Alessandro III, che alla causa dei Comuni
aveva portato l'appoggio della sua grande autorità morale.
Traversata lentamente tutta l'Italia settentrionale e la cen-
trale in parte, l'imperatore venne a porre l'assedio ad Ancona,
forse perché riteneva necessaria l’occupazione di questo porto,
per interrompere le relazioni tra il Governo bizantino e i suoi
alleati d'Italia. Mentre si travagliava invano in quell'assedio,
gli giunsero tali notizie da Roma che credette bene di ac-
cordarsi con gli Anconitani e accorrere là a dare man forte
al suo luogotenente Cristiano di Magonza, per impadronirsi
dell'eterna città, prima che i Romani, avendo riparate le
mura e le fortificazioni, potessero opporgli valida resistenza.
Certo, in quel frettoloso viaggio, non può aver avuto agio
di indugiarsi all'espugnazione di Amelia.

Mentre poi l’esercito imperiale si trovava accampato
fuori di Roma nei massimi calori dell’estate, le febbri ma-
lariche fecero strage tra i Tedeschi non avvezzi a quel clima
(qualche cronista racconta che 1’ esercito stesso restò quasi
distrutto). Per tale ragione l’imperatore, con le milizie de-
cimate e non più in grado. di compiere imprese guerresche,
dovette affrettarsi a tornare verso le Alpi attraversando la
Toscana. ;

Nella quinta calata (1174-77) il Barbarossa non uscì dal-

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l’Italia settentrionale ed ebbe troncato il nerbo della sua
potenza dalla decisiva disfatta di Legnano, che gli impedì
per l'avvenire altri atti di crudeltà.

Il fatto in questione della distruzione d'Amelia dev'es-
sere accaduto tra la quarta e la quinta spedizione imperiale
per opera di Cristiano, arcivescovo maguntino, e precisa-
mente l'anno 1174.

L'imperatore, mentre dava ordine alle cose della Ger-
mania e preparava la quinta calata, aveva. mandato nella
penisola, fin dal 1171, quel famoso arcivescovo e cancel-
liere dell'Impero, più guerriero che uomo di Chiesa (1). Esso
prese subito parte alla guerra tra le città toscane e cosi
ebbe a'suoi ordini un certo numero di milizie fornitegli dai
Comuni favorevoli al Barbarossa; anche molti soldati impe-
riali rimasti in Italia corsero a schierarsi sotto le sue bandiere.
Disciplinate ed esercitate queste milizie, Cristiano le guidò
all'assedio di Ancona. La città era in procinto di cadere per
fame; dopo lunga resistenza, quando giunsero numerosi soc-
corsi agli assediati. Allora Cristiano, levato a malincuore il
campo da Ancona, si diresse verso il ducato di Spoleto.
Quivi, assoggettata questa città (2) insieme con Assisi (8),
mosse contro Narni, che sapeva contraria all'imperatore, e
se ne impadronì (4). Da Narni probabilmente intimò la sot-
tomissione alla vicina Amelia ed, avendo quei cittadini ten-
tato di resistere, confidando nella fortezza della loro posi-
zione, deve averla espugnata e data alle fiamme. Se i cro-
nisti non parlano particolarmente di questo fattto, tacciono
anche della occupazione di Narni e di Terni (5), che erano,
specie la prima, più importanti di Amelia. Romualdo Sa-

(1) Cfr. C. VARRENTRAPP, Christian 1 Erzbischof von Mainz, Berlino, 1867.
(2) Cfr. A. SANSI, Storia del Comune di Spoleto, vol. I, Foligno, 1879, p. 15.
(3) Romualdi Salernitani Chronicon, in MURATORI, R. I. S., t. VII, col. 214.
(4) G. TERRENZI, Un periodo di storia narnese all’epoca dei Comuni illustrato
dai suoi più vetusti documenti, Narni, 1894, p. 13.
(5) F. ANGELONI, Storia di Terni, Pisa, 1878, pp. 132-33.

2
L'È UMBRIA E IL BARBAROSSA 219

lernitano (1) scrive in generale che Cristiano di Magonza
« multa castra regionis illius depopulatus est et coepit ».

. Si potrebbe muovere l'obiezione che in quel tempo i
Narnesi, afflitti anch'essi dalla crudeltà dell'areivescovo ma-
guntino, non sarebbero stati in condizione di profittare della
disgrazia di Amelia, come dalla Bolla di Alessandro IV
risulta che essi fecero.

Ma, se anche Narni ebbe abbattute le mura e saccheg-
giate le abitazioni, come parrebbe dai documenti pubblicati
dal Terrenzi, non fu certamente distrutta, perché rimase in
piedi anche la sua formidabile rocca, dove Cristiano di Ma-
gonza tenne guarnigione fino al 1176, cioè sin a quando
l’imperatore, bisognoso di aiuti, non chiamò a raccolta tutti
i suoi. Tedeschi nei campi lombardi (il che pure risulta dai
documenti narnesi). Sembra anzi che Narni sia presto rien-
trata in grazia dell’arcivescovo maguntino, a giudicare dalla
tradizione conservata a Terni che. questa città mezzo di-
strutta fu data in possesso di Narni e di Spoleto (2).

Una prova che Narni non ebbe molto da soffrire per
opera di Cristiano da Magonza, ci fornisce l'attività guerresca
dei suoi cittadini dopo il 1174: Impadronitisi del forte ca-
stello di Otricoli, essi ne diroccarono le mura; per quanto
Innocenzo III li costringesse poi a rilasciare in pace quel
borgo fortificato, gli abitanti di esso si sentivano così poco
sicuri che preferirono di sottomettersi a chi da tanto tempo
li travagliava. Stroncone, castello anche più forte del primo,
ebbe sorte simile, non ostante la protezione del papa (3). E
con l’aiuto della sola Spoleto, allora in decadenza, i Nar-
nesi lottano con fortuna contro Amelia, Foligno, Terni e
Todi unite (4).

(1) Op. e loc. cit
(2) ANGELONI, Op. Cit , p..498. E

(4) G. PARDI, Due paci fra Terni e Narni cit., p. 558 del Bol. cit.
(4) Ibidem, p. 559.

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Possiamo, adunque, concludere che quasi certamente
Amelia fu data alle fiamme da Cristiano di Magonza nel
1174, « per la devozione che portavano alla Chiesa romana »
i suoi abitanti, precisamente come si legge nella Bolla di
Alessandro IV.

Era quello il tempo in cui i centri politici dei Comuni
italiani cominciavano a crescere di popolazione, di operosità
e di ricchezza, per l’affluire dei contadini sfuggenti alle ves:
sazioni dei Signori feudali. Amelia, organismo già ‘debole,
colpito da un'immane catastrofe in pieno sviluppo, non ri-
acquistó piü la forza di riprendere l'iniziato progresso. I suoi
abitanti non si trovarono più in numero da dover oltrepas-
sare la cerchia delle vetuste mura umbre, mentre altre città
raddoppiavano la cinta urbana, ad esempio Rieti- dopo il
1252 (1). E' probabile anzi che il popolo amerino non solo
non aumentasse piü, ma diminuisse un poco. Se ne scorge un
indizio nella sempre maggiore sua debolezza politica e mili-
tare. Sul principio del secolo XIV rinuncia, non costretto,
alla propria indipendenza, sottoponendosi al Comune di Roma,
per averne appoggio e protezione contro la prepotenza di
Narni (2). Alcuni anni dopo, non riuscendo abbastanza effi-
cace per esso l’assistenza, più morale che materiale, del Co-
mune romano, fece atto di sottomissione a Todi (3).

I castelli dipendenti da Amelia erano in ribellione quasi
continua e tornavano all’obbedienza soltanto per l’intromis-
sione della Curia romana e del rettore del Patrimonio. Così
il castello di Lugnano veniva obbligato da Roma a riassog-
gettarsi (4). Così quelli di Sambucetoli, della Frattuccia e
di Colcella ricevevano intimazione dal rettore del Patrimo-

(1) G. COLASANTI, Reate, ricerche di topografia medioevale ed antica, nel Boll.
della R. Dep. di St. p. per l'Umbria, vol. XVI e XVII, particolarmente XVIT, 122.

(2) G. PARDI, Relazioni di Amelia con il Comune di Roma e i nobili romani,
nel Boll della R. Dep, di St. p. per l'Umbria, I, 1895, pp. 579 segg.

(3) Arch. com. di Amelia, pergamene del 1340, gennaio 8, 18 e 20.
(4) Ibidem, pergamena del 1310, aprile 3.
L’ UMBRIA E IL BARBAROSSA 221

nio di stare sottomessi al Comune di Amelia (1). Il castello
di Porchiano fu ridotto a obbedire con la distruzione delle
sue mura, anzi mediante gli aiuti del Comune di Roma (2).
L'altro già menzionato di Foce si ribellò agli Amerini sette
o otto volte, nè gli ordini e le scomuniche dei pontefici val-
sero a farlo piegare .alla sottomissione, finchè non furono
distrutte le sue fortificazioni (3).

Tutti questi fatti sono sicuri indizî della debolezza in
cui cadde il Comune di Amelia quando, scomparse, in se-
guito alla rovina e all'incendio della città, le cause storiche
le quali avevano in passato concorso alla grandezza di essa,
e arrestatosi-lo sviluppo demografico nel momento in cui si
svolgeva più vigorosamente in tanti altri centri urbani; tor-

narono a manifestarsi le cause naturali di debolezza: vale.

a dire la poca estensione e ricchezza del suo territorio, l’iso-
lamento e la difficoltà delle comunicazioni. :

II. — Terni gravemente danneggiata.

Gli Umbri, che prediligevano le alture forti per natura,

non debbono aver fondato veruna città in quel tratto della
valle del fiume Nera situato tra la confluenza del Velino
con esso e la sua riunione col Tevere. Non è pertanto im-
probabile che quivi sorgesse un centro abitato per opera dei
Sabini, avendo mostrato questo popolo di prediligere, al con-
trario degli Umbri, le valli fluviali come appare dalla fon-
dazione di Rieti sulle rive del Velino.

Alla primitiva Interamna (così detta perchè si trovava,
pare, inter amnes, vale a dire tra la Nera, un canale da essa
derivato e un torrente) apparterrebbero gli avanzi di antiche
mura scoperti nel 1887 (4).

(1) Arch. com. di Amelia, pergamena del 1356, luglio 13.

(2) Ibidem, pergamena del 1318 relativa a Porchiano.

(3) Ibidem, tre Bolle di Martino v (del 1418, 1425 e 1429) relative a Foce.
(4) Ne scrisse il Gamurrini nelle Notizie degti scavi del 1887.

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Fiorente municipio al tempo di Cicerone , Terni continuò

a essere abbastanza importante anche sotto y Impero, come
provano gli avanzi di un vasto anfiteatro, quantunque do-
vesse allora iniziarsi la sua decadenza per il fatto che era
stata esclusa dalla Via Flaminia, la quale passava, invece,
per Narni.

Venne a restituirle importanza il vescovato, istituitovi
fin dai primi secoli del cristianesimo.

Ma con la rovina dell'Impero, la situazione di Terni,
opportunissima in tempi nei quali un forte Stato garantisca
la sicurezza dei cittadini, apparve troppo debole in un'età
di violenze. Saccheggiata dai barbari, fu ridotta in così mi-
sere condizioni che non ebbe più nemmeno vescovo proprio
e la sua diocesi venne affidata. alle cure del vescovo di
Narni (1).

Per altro, se non prima; certo nell’ 856 l'episcopato vi
era ristabilito e la città, danneggiata anche più recentemente
dai duchi di Spoleto, cominciava a risorgere.

Nondimeno non potè riacquistare potenza dopo la costi-
tuzione dei Comuni, per essere il suo territorio troppo an-
.gusto (se ne vedono tracciati i confini in un documento del
Barbarossa, datato nel 1162 (2)) e per trovarsi troppo vicina
ad una città più forte e popolosa. Narni, infatti, che aspirava
ad assoggettarsela, sorgeva sur una ripida e abbastanza alta
collina, rafforzata da grandiose opere di difesa. I Narnesi
andavano sempre più circuendo la rivale con l'occupazione
di castelli sui confini: Perticara, Castel dell’ Isola, Rocce
Carlea e Collescipoli, quest’ ultimo assai prossimo alle mura
ternane.

Già debole e minacciata, Terni ricevette il colpo di
grazia dalla ferocia di Cristiano da Magonza, che, in circo-

(1) ANGELONI, op. cit., pp. 110-11.
(2) Ibidem, documenti, p. 571.

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L’ UMBRIA E IL BARBARCSSA

stanze analoghe a quelle già esposte per Amelia, se ne im-
padroni e la danneggiò gravemente nel 1174.

Lo storico locale menzionato, con troppe parole che sa-
rebbe superfluo riferire, parla dell’ « esterminio di quella
infelice città » (1) e aggiunge che « quasi estinta per così
barbara guisa rimase » (2). Un suo annotatore rincara la
dose (3). Ci riferisce per altro un’ interessante tradizione po-
polare che, tanto più in mancanza di documenti, non va tra-
scurata.

Secondo questa, la città, in gran parte distrutta, sarebbe
stata lasciata in balia di Narni e di Spoleto, « che se la di-
visero per imporle gravi tasse ». Essendosi di ciò indignati
«i pochi scampati all'eecidio », un fabbro-ferraio ammazzó
il capo dei gabellieri di Narni venuti ad: esigere le imposte
e chiamò i miseri superstiti alle armi. Essi così giunsero, ani-
mati dalla disperazione, a scuotere il duro giogo e, a per-
petua memoria del fatto, vollero che fosse ricordato in una
tavola marmorea, la quale sarebbe stata collocata sulla
piazza della cattedrale, sebbene più tardi scomparisse.

Pur ammettendo che vi si trovino innestati elementi
fantastici, questa tradizione fa fede del misero stato in cui i
Ternani furono ridotti dalla ferocia tedesca. E di ciò abhiamo
poi una prova indiretta nella loro sempre più debole attività
militare. Per difendersi da Narni, son costretti ad allearsi con
non poche città: con Amelia, Foligno e Todi. Ciò non ostante e
benchè li prendesse sotto la sua protezione il papato, dovet-
tero accettare il lodo, favorevole a Narni, che pronunziò nel
1258 Brancaleone di Andalò, ben noto cittadino bolognese e al-

lora senatore di Roma. Per esso si videro obbligati di resti-

tuire a Narni le famiglie rifugiatesi nella loro città dai con-
trastati castelli di Perticara, Rocca Carlea, Castel dell' Isola

(1) ANGELONI, Op. cit., n. 132.
(2) Ibidem, p. 133.
(3) Ibidem, p. 498.

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e Collescipoli; di abbattere la torre chiamata « Alla luce »,
da essi costruita in vicinanza della città nemica; di con-
segnare ai Narnesi la chiesa di S. Valentino, che pure era
stata donata. a Terni da papa Onorio III Risulta ancora dal
documento arbitrale la perdita da parte loro di Perticara, un
tempo castello della comunità ternana, e la rinuncia ad ogni
indennità per i molti danni sofferti dai violenti nemici (1).

Conoscendo la saggezza di Brancaleone di Andalò, siamo
indotti a credere che egli abbia voluto soddisfare l’ orgoglio
dei Narnesi nell’ interesse degli stessi Ternani, togliendo di
mezzo ogni cagione di contesa, affinché questi ultimi non
avessero a soffrire di peggio, continuando a lottare contro
quei vicini troppo potenti in confronto loro.

Da tutto ciò appare che Terni dovette restare molto
danneggiata per la crudeltà di Cristiano da Magonza. Pro-
babilmente furon da lui distrutte quasi interamente le mura
urbane, per cui venne a trovarsi senza difese una città, che,
per la sua situazione in pianura, non presentava veruna
barriera naturale.

I cittadini in parte fuggirono e non pochi probabil-
mente ne furono uccisi. All’indebolimento o alla mancanza as-
soluta delle fortificazioni venne ad aggiungersi così la di-
minuzione degli abitanti, mentre si impediva quell'afflusso
di contadini che si avverava allora nella maggior parte dei
nostri Comuni.

Terni rimase per lungo tempo una città debole e poco
popolosa; ma non perdette la sua indipendenza e potè col
tempo risorgere, quando, cessate le lotte comunali con la
maggiore autorità e potenza dello Stato, tornarono a mani-
festarsi i vantaggi della sua posizione in mezzo a una pia-
nura fertile, ricca di acque, adatta alle industrie, importante
per le comunicazioni.

(1) G. PARDI, Due paci fra Terni e Narni cit , p. 563 del Boll. cit.
L’ UMBRIA E IL BARBAROSSA 225

III. — L'incendio di Spoleto.

La città di Spoleto è situata in una di quelle felici po-
sizioni che gli Umbri e gli Etruschi sapevano scegliere per
andarvi ad abitare. Naturalmente forte, salubre e sovrastante
a territorî fertili, sorge, a 450 metri circa dal livello del
mare, sulle pendici occidentali di una collina che si appog-
gia a un contrafforte dell'Appennino umbro-marchigiano, tro-
vandosi difesa alle spalle dalla chiostra montana, mentre le
si stende dinanzi un’ampia valle.

Della primitiva città restano avanzi di grandiose mura
a costruzione poligonale. Lo storico spoletino Sansi le de-
scrive minutamente e aggiunge che le mura stesse furono
« rotte in più luoghi e in parte demolite, per farne uscire
i prolungamenti delle vie e adoperarne i materiali in usi
privati, quando nel 1297 fu edificata la nuova cinta » (1).

Fiorente colonia romana e municipio ragguardevole,
Spoleto decadde grandemente in seguito alla rovina dell’im-
pero romano e alle invasioni barbariche. Per gli straripa-
menti del fiume Maroggia e di alcuni torrenti, le parti più
basse del suo territorio vennero invase dalle acque e:la città
si trovò ridotta nella desolazione. Teodorico dette ordine che
vi si restaurassero gli edificî ruinosi e cadenti e che si pro-
sciugasse la valle spoletina dall'impaludamento (2).

Sotto il dominio bizantino Spoleto diventò sede di un
governo provinciale, e sotto i Longobardi centro di un vasto
e potente ducato. Assurse così ad una importanza superiore
a quella del passato: da prima città dell'Umbria venne ele-

(1) A. SANSI, Degli edifici e dei frammenti storici delle antichità di Spoleto, Fo-
ligno, 1869, cap. III, pp. 46 segg.: Delle mura antiche di Spoleto. Nella stessa opera

quello storico s'ingegna di spiegare con parole greche la denominazione di Spoleto;
che significherebbe sasso staccato, da 919 e Aoc. Ma non merita di venire nem-

meno presa in considerazione una tale ipotesi, fatta secondo i vecchi metodi eti-

mologici. Come si potrebbe ragionevolmente supporre formato di vocaboli greci il
nome di una città umbro-etrusca?
(2) CAssiobOoRO, Variarum, 37 e 2],

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226 G. PARDI

vata a capitale della regione, a residenza di una Corte prin-
cipesca. E florida e potente si manteneva ancora, sebbene
il ducato spoletano si av viasse oramai alla decadenza, quando
fu travolta in una catastrofe impreveduta, per il furore del
Barbarossa.

L'avvenimento é noto, anzi con non pochi particolari.
Ma questi riescono in parte oscuri e non sarà superfluo ri-
prenderli in esame.

L'imperatore Federico nella sua prima calata in Italia
si recò a Roma a cingere la corona imperiale. In quell'oc-
casione il Comune romano insorse contro l'imperatore e con-
tro il papa Adriano IV, perchè non volevano riconoscere
le sue franchigie municipali. L'imperatore vinse i ribelli; se
non che fu la sua una certa vittoria che poco ci persuade,
perchè egli dovette uscire dalla città insieme col papa.
Accampatosi presso Tivoli, qui venne a sapere che gli Spo-
letini avevan commesso gravi atti di ribellione e decise di

far di tutto per infliggere loro un esemplare castigo. Ne

seguì la distruzione di Spoleto.

Ecco in qual modo lo stesso Barbarossa racconta il fatto
in una sua lettera allo zio Ottone di Frisinga, lo storico (1):
« Inde venimus Spoletum et quia rebellis erat et comitem
Guidonem Guerram ef ceteros nuncios nostros in captivitate
tenebat, assultum ad civitatem fecimus. Mirabile et inscru-
tabile iudicium Dei. A tertia usque ad nonam munitissimam
civitatem, quae paene centum turres habebat, vi cepimus,
igne videlicet et gladio: et infinitis spoliis acceptis, pluribus
igne consumptis, funditus eam. destrurimus ».

Le cause dello sdegno imperiale, secondo chi lo poteva
sapere meglio di ogni altro, sarebbero state la ribellione,
ma piü particolarmente l'imprigionamento dei messi o am-
basciatori tra cui uno dei più stimati baroni italiani fedeli
al Barbarossa, il celebre conte Guido Guerra.

(1) MURATORI, R. I, S., VI, 636.

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221

L' UMBRIA E IL BARBAROSSA

Ottone di Frisinga (1) aggiunge al racconto del nipote
imperatore un interessante particolare, dicendo che gli Spo-
letani peecarono in due modi nel pagamento dei tributi,
« partim defraudando, partim falsam monetam dando ». Rac-
eonta poi anche limprigionamento di Guido Guerra, che,
per colmo, quei cittadini si rifiutarono di rilasciare, non
ostante gli ordini imperiosi del Barbarossa. Perció questi,
« plus de captivitate Proceris sui quam de fraudatione
peeuniae motus, » portó le armi contro i ribelli.

Un'altra e più copiosa fonte delle gesta imperiali, il
poeta anonimo ricordato, pur conoscendo senza dubbio tanto
la lettera di Federico I quanto la narrazione del vescovo di
Frisinga (2), non afferma esplicitamente che furon quelle sopra
esposte le cause della punizione inflitta a Spoleto. Egli che
dedicó il suo poemetto al Barbarossa e forse viveva alla
Corte di lui (3), espone in forma dubitativa, come già. os-
servava Ernesto Monaci (4) le ragioni addotte dallo storico
aulico e racconta in modo un po’ diverso dal suo la violenza
fatta dagli Spoletani al conte Guido Guerra.

Vale la pena di rileggere i versi del poemetto (5):

Urbs tamen una datur regem sprevisse benignum,
Spoletum: urbs opulenta, viris opibusque referta.
Fertur enim falsam regis tribuisse monetam,
Debita sub turpi persolvens fraude tributa ;

Quin etiam comitem tuscum spoliasse Guidonem,
Dum sequitur regis passu vestigia segni.

Hec duo Spoleto dicuntur prima ruine

(1) Op. cit. in PERTZ, XX, 407 segg.

(2) Il Monaci, nella prefazione al poemetto (p. IX), osserva che vi sono dei passi
« ove par proprio di sentire qualche reminiscenza principalmente dei Gesta d'Ottone
di Frisinga ».

(3) Ibidem, p. VIII.

(4) Ibidem : « Come spiegare, per esempio, il modo dubitativo adoperato nel
parlar delle cause che provocarono in Fi derico la terribile vendetta contro Spoleto,
mentre .Ottone di Frisinga e perfino lo stesso Federico le avevano già indicate in
termini piü espliciti e sicuri? ».

(5) Ibidem, p. 16-17,

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Causa fuisse gravis, nam rex super his Fredericus
Turbatus nimium, Spoleti mandat ad urbem

Et iubet ut veniant rectores urbis ad ipsum,

Scire volens, quare Spoleti talia cives

Egissent; an fraude velint parere remota
Mandatis domini veniam donare parati.

At Spoletani, metuentes fraude peracta,

Semper enim trepidat proprie mens conscia culpe,
Se retrahunt et adire negant regalia castra,
Imperiumque ducis spernit gens stulta benigni.

Come si vede, secondo lo sconosciuto poeta, si raccontava
che gli Spoletini avessero consegnata, nel pagare i tributi, mo-
neta falsa e usata una vergognosa frode. Sono presso a poco
le stesse espressioni d'Ottone di Frisinga (ci si trova dinanzi
ad una delle reminiscenze notate dal Monaci), ma l'aggiunta
di quel fertur dà chiaramente a divedere che lo scrittore,
pur non volendo mettersi in contraddizione con lo storico,

che era anche zio dell'imperatore, non doveva essere pie-

namente convinto che quella fosse la pura e genuina verità.

D'altra parte, chi poteva attestare che le cose stessero
propriamente così? Non esistevano. altri testimoni se non
i messi imperiali, i quali erano parte in causa e nutri-
vano certo un fiero sdegno contro Spoleto, per la sofferta
prigionia. Chi ci assicura che essi non avessero sospettato
a torto un tentativo di frode da parte degli Spoletani e che
le monete da questi consegnate fossero realmente false? Si
spiegherebbe con tale ipotesi lo sdegno che avrebbero pro-
vocato in quei cittadini, così grande da spingerli a commet-
tere un riprovevole eccesso.

L'autore del poemetto storico non solo non va piena-
mente d'aecordo con Ottone di Frisinga, ma nemmeno con
lo stesso imperatore. Anzitutto premette il suo bravo fertur
anche a ció che il secondo racconta di Guido Guerra e
lo espone pure in forma dubitativa; poi ne dà una ver-
sione alquanto diversa. Federico Barbarossa afferma nella
sua lettera che gli Spoletani avevan fatto prigioniero il
yy

L’ UMBRIA E IL BARBAROSSA 229

conte Guido Guerra con gli altri messi imperiali. Se questi,
incaricati di riscuotere del denaro, potevano essere gente mo-
desta e più che altro esattori, qualora il barone toscano fosse
stato anche lui tra i messi, la sua missione, data l’autorità
della persona, assumeva l’importanza di un’ambasceria e
quindi il suo arresto sarebbe stata una grave violazione
del diritto delle genti. Questa è l'impressione che si riceve
dalla lettura dell epistola imperiale. Sembrerebbe quasi che
il Barbarossa volesse in qualche modo giustificare, con un
equivoco, la straordinaria severità della punizione inflitta
agli Spoletani, facendo apparire il conte Guido Guerra come
un suo messo e ambasciatore; mentre risulta dalla narrazione
di Ottone di Frisinga che egli ritornava da un’ambasceria in
Puglia, e dai versi dell'anonimo poeta che era stato arrestato
e spogliato quando passava casualmente per Spoleto, « Se-
guendo con lento passo le orme del re », vale a dire mentre
era per qualche ragione rimasto addietro e allora s'incam-
minava per raggiungere il Barbarossa.

L'inganno non è tra i caratteri che la tradizione e la
storiografia hanno attribuito a quel famoso imperatore. Ep-
pure, in questo caso almeno, egli giuoca di equivoco, come
un qualsiasi diplomatico tedesco d'oggi. Verrebbe fatto di
pensare che ció rientri nella mentalità germanica di tutti
i tempi!

Per le osservazioni esposte sopra appaiono, mi sembra,
in una luce meno sfavorevole di prima gli abitanti di Spo-
leto di fronte al Barbarossa, e sorge il legittimo dubbio che
le cose non siano andate proprio così come si racconta tra-
dizionalmente. Nascerà, spero, anche il desiderio di riesami-
nare di nuovo, con animo spregiudicato, le fonti storiche sulle
imprese di Federico I in Italia, quando si sarà riflettuto che,
nel solo episodio di Spoleto, l’imperatore tace il particolare
delle monete false e della frode nel pagamento che suo zio
vescovo ci narra; e questi non ci fa passare per messo 0
ambasciatore imperiale Guido Guerra, come parrebbe volesse

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G. PARDI

fare il Barbarossa; e un’altra fonte, « dettata con sentimento
di caldo entusiasmo per l'imperatore » e dove « trasparisce
la tendenza apologetica » (1), ci racconta i fatti un po’ di-
versamente dall’uno e dall’altro (2).

Quanto alla misera sorte degli Spoletani non v'ha dub-
bio: a quelli che sopravvissero all'eccidio non restarono che
gli occhi per piangere.

« Nil reliqui miseris fit civibus »:

scrive l'autore del poemetto. La città fu data alle fiamme e
completamente distrutta (3). Rimasero in piedi soltanto non
pochi avanzi dei grossi muraglioni di cinta, che per la loro
robusta costruzione resistettero all'incendio. Ma andarono
perduti i monumenti dell'età romana e quelli, ancora più
importanti per la loro singolarità, del periodo ducale, quando
Spoleto era uno dei più ricchi centri italiani, dove l'arte
aveva certo prodotto opere tra le più belle di quel tempo
cosi poco favorevole alle manifestazioni artistiche.

Ma le città risorgono dalle loro rovine più presto di
quanto non si immagini. Spoleto venne riedificata quasi subito,

(1) Son parole del Monaci, nella prefazione al poemetto, p. VIT.

(2) Gli scrittori spoletini hanno senz'altro accettata la versione delle cause data
da Ottone di Frisinga, senza tentare nemmeno qualche giustificazione dei loro an-
tenati. Il Sansi (Storia di Spoleto cit., parte I, p. 12) scrive a questo proposito: « Gli
Spoletini, obbligati per ottocento libbre o lire d'argento, ne pagarono solo una parte
e in moneta falsa ». Il Campello, in una sua storia manoscritta di Spoleto citata dal
Sansi medesimo (ibidem), suppose che il pagamento fosse fatto in moneta che la
città batteva di suo arbitrio, « che se venisse accettata, ne sarebbe risultata appro-
vazione, se rifiutata, pretesto di prender l’armi ». Il Gori, nell’articolo menzionato
(p. 47), pur dopo la pubblicazione del poemetto di anonimo fatta dal Monaci, afferma
ancora: « la città usò frode nel pagare una parte di tal somma e pel resto diede una
moneta falsa ».

(3) Meno male che il Gregorovius, benché tedesco, biasima l'operato del Bar-
barossa. Nella sua Storia di Roma nel Medio Evo (trad. it., nuova ed., vol. II, Roma,
1900, p. 547) egli scrive infatti: « Nel suo cammino al settentrione ridusse in cenere
con atrocissima ferocia Spoleto ... Come l'antichità aveva chiamato Demetrio, così
anche questo grande Hohenstaufen poté a ragione essere appellato lo « stermina-
tore di città ».

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L’ UMBRIA E IL BARBAROSSA 231

benchè vi si opponessero in armi i cittadini di Trevi: una
prova questa che ancora gli Spoletini erano poco numerosi,
se osavano assalirli gli abitanti di una cittadina assai mode-
sta, poco più che un castello. Nel 1173 già la nuova città
dava segni di vita (1).

Quali conseguenze per l’ avvenire di Spoleto saranno de-
rivate dalla catastrofe del 1155 ? Essa, come apparisce chiara-
mente da fatti posteriori, non solo perdette il primato nell’ Um-
bria, ma diventò una delle repubbliche umbre meno potenti.
Difatti, mentre i suoi abitanti erano dispersi 0 impiegavano
tutte le loro energie nella ricostruzione delle case, il Comune
di Perugia occupava gran parte della fertile vallata spole-
tana e perciò veniva a mancare per quelli la cagione prin-
cipale dell’antica prosperità. .

Se non sapessimo questo, dovremmo pensare che Spoleto
ritornò più florida di prima, poichè, poco più di un secolo
dopo, se ne dovettero ampliare molto le mura, per compren-
dervi quattro nuovi borghi che erano sorti intorno alla cinta
e numerosi caseggiati che tra quelli già si distendevano (2).
Ma bisogna riflettere al modo come avevano avuto sviluppo
le città medievali. Per non perdere il vantaggio, allora in-
calcolabile, di una robusta cerchia murata (le mura eran la
città stessa: dicono gli antichi giuristi), le case vi erano state,
dirò così, pigiate e accresciute sempre di nuovi piani in
modo da far fronte all'aumento della popolazione. Dopo la
distruzione di Spolelo, le case che frettolosamente si costrui-
rono per ospitare: i miseri cittadini, dovettero essere in ge.
nerale piccoli e modesti edificî di un piano o di due al più;
e si lasciò certamente tra l’una e l’altra maggiore spazio di

prima. Ne viene di conseguenza che dentro il circuito delle

vecchie mura non potesse capire, nelle nuove abitazioni,
che un numero di persone molto inferiore a quello che vi

(1) SANSI, Storia di Spoleto cit., I, 14.
(2) SANSI, Delle antichità ecc. di Spoleto, loc, cif.

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stava prima. Anche con i nuovi sobborghi, la’ popolazione
di Spoleto, un secolo dopo l’eccidio, sarà stata forse minore,
o almeno non certamente maggiore, di quella anteriore
alla catastrofe del 1155. Era venuto a mancare quel grande
incremento demografico che, quasi in ogni città italiana,
cagionava proprio in quel tempo l’afflusso dei contadini sfug
giti alla dura servitù della gleba.

Non ostante l’apparenza di rifiorimento che ci dà la no-
tizia delle mura assai ampliate, Spoleto decadde economica-
mente e politicamente, come dimostrano i fatti della sua storia
nel periodo successivo.

Nel 1174 Cristiano di Magonza costringe quei cittadini
alla sottomissione e li obbliga a fornire un contingente mi-
litare per l'assedio di Ancona. Nel 1184 l’imperatore Fede-
rico I assegna al Comune di Foligno i castelli di Coccorone
e di Bevagna, prima dipendenti da Spoleto. Nel 1241 l'im-
peratore Federico II assedia Spoleto, e quegli abitanti, dopo
aver resistito un certo tempo soffrendo guasti e devastazioni
nei dintorni, si sottomettono. Nel 1268 il piccolo Comune di
Cascia ardisce di occupare i castelli di Monteleone e di Ve-
tranola che appartenevano agli Spoletani, benchè dovessero
poi restituire il primo. Anche quei di Norcia tentano di ap-
propriarsi terre spoletine. Infine Perugia, divenuta sempre
più florida e potente, muove alla rivale una guerra ostinata,
che termina con la sua vittoria completa, tanto che Spoleto
viene ridotta a parte guelfa e diventa distrettuale di Perugia.
E sebbene alcuni anni dopo gli Spoletani riacquistino l'in-
dipendenza, non riacquistano più i domini posseduti prima (1).

L'antica capitale dell' Umbria é diventata il centro di
un modesto Comune, che logora le sue forze in guerricciole
con altri piecoli Comuni, come Cascia, Norcia e Foligno.

GiuSEPPE PARDI.

(1) Per i fatti sopra esposti mi riferisco al Sansi, Storta di Spoleto cit., I, 15, 21,
39, 72, 102, 117, 198.

TESO he

A
L’ UMBRIA E IL BARBAROSSA

APPENDICE

Rieti non fu distrutta da Ruggero II di Sicilia.

Degno emulo, anzi precursore, di Federico Barbarossa nella
distruzione di città umbre, sarebbe stato Ruggero II di Sicilia, I
come re. Egli avrebbe mostrata tutta la sua crudeltà contro Rieti
nell’anno 1148, a quanto si legge in una cronachetta reatina, di
cui non si conosce l'autore e non siamo in grado d' accertare l'at-
tendibilità (1). Ma in nessun’altra cronaca, nè in documenti, nè

‘in tradizioni locali se ne trova la conferma. Vi sono soltanto ra-

gioni per credere che, se mai, quella città venne risottomessa dal
papa Eugenio III con l’aiuto di milizie a lui mandate da Rug-
gero II.

Rieti è il capoluogo naturale della conca allungata che si apre
nella corona di monti formata dalle ultime diramazioni occidentali
dell'Appennino abruzzese e dalle estremità orientali dei Monti
Sabini. Quella conca (lunga all'in circa 14 km. e larga 7 in media,
con una superficie di 98 km.*) è opera dei fiumi che hanno col-
mata un’antica valle. Con tutta probabilità, una volta il Velino,
il Salto e il Turano scorrevano verso Mezzogiorno e si aprivano
da quella parte la via al mare. Ma dopo: che ebbero, con le loro
alluvioni, rialzata la valle facendone quasi una superficie pianeg-
giante, cominciarono a scavarsi un nuovo alveo nel terreno della
colmata, aprendosi un profondo cammino verso Settentrione, presso
il luogo detto poi Le Marmore, per sboccare nella Nera. Se non
che i depositi minerali lasciati dal Velino formarono una barriera
d'inerostazione, la quale impediva il naturale defiusso delle acque
e le respingeva ad invadere la conca reatina. La liberò da tale

‘ (1) Fu pubblicata nelie Memorie di tre antiche chiese di Rieii del GALLET TI
Roma, 1765, p. 126 e la ristampò il PERTZ nei M. G. H., Scriptores, t. XIX, pp. 267-
68, col titolo di Annales Reatini,

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allagamento Curio Dentato operando il taglio di quell’ ostacolo e
cagionando così la cascata delle Marmore. Più tardi il Velino,
che ancora formava un vasto lago, venne incanalato. La regione,
fertilissima per la sua naturale ricchezza di materie alluvionali,
fu messa a cultura e divenne un magnifico granaio, con qualche
tratto coperto di ortaglie (1).

Da allora in poi il centro maggiore di quel territorio doveva
crescere rapidamente di prosperità e d'importanza. L’ antica e
modesta città fondata dai Sabini discesi dalla valle dell" Aterno,
che non poté svilupparsi per le guerre troppo frequenti (2), si
trasformó in uno splendido munieipio romano, sebbene non do-
vesse raggiungere una grande estensione, come si desume dal
circuito delle mura romane tracciato dal Colasanti (3). Si suppone
per altro che sorgessero dei sobborghi fuori di queste.

La primitiva città era situata sur un’altura rocciosa, difesa a
Settentrione da robuste mura e a Mezzogiorno dagli impaludamenti
formati dalle acque del Velino. Dopochè questo fiume venne in-
canalato, ne costituì quasi il limite meridionale; ma di là da esso,
sulla sua riva destra, si sviluppò probabilmente un sobborgo,
mentre altre abitazioni dovevano elevarsi tra le mura romane e
la riva sinistra del Velino medesimo (4).

Forse decaduta, ma non molto, durante le invasioni barbari-
che (5), Rieti acquistò sempre maggiore importanza con l’istitu-
zione del vescovato verso la fine del secolo V e poi sotto i Lon-
gobardi, diventando sede di un gastaldato dipendente dai duchi
di Spoleto (6). Passata sotto il dominio della Chiesa, continuò
a svolgere nella quiete la sua prosperità; e doveva essere assai

(1) Cfr. A. VERRI, Un capitolo della geografia fisica dell? Umbria, in Atti del
IV Congresso Geografico Italiano, Milano, 1901. i

(2) STRABONE. l. V, cap. 228 (ed. Meineke) scrive a proposito delle città dei Sabini:
« Zafîvor 88 otevi)v olxobot X0pav ..... tÓAetpc d'Eyovov ÓAUyaG nal ccexomeum-
MévX&c dd tols coveyetc moXéjooc, ’Apitepvov xai ‘Peire », Dunque, nel se-
colo I dell’ Era volgare, Rieti era « sminuita dalle continue guerre ».

(3) Reate, ricerche di topografia, nel Boll. della Dep. umbra di st. p., vol. XVI,
pp. 221 segg. e XVII, pp, 3 segg. La carta di Rieti col tracciato delle antiche mura
é inserta tra le pp. 122 e 128 del vol. XVII.

(4) Ibidem, XVII, 119.

(5) F. AGAMENNONE, Brevi cenni sulla città di Rieti, Rieti, 1887, p. 24: « Rieti
ebbe poi la singolare fortuna di rimanere incolume dalle barbariche devastazioni ».

(6) G. Monowr, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, vol. 57°, Venezia,
1852, p. 210.
L'Ò UMBRIA E IL BARBAROSSA 235

ricca e popolosa nel 1148, quando sarebbe stata, come si è detto,
distrutta da Ruggero di Sicilia (1).

Vediamo ora se gli avvenimenti generali dello Stato pontificio
in quel tempo si prestino a confermare quella notizia, oppure ce
la facciano ritener falsa o per lo meno molto esagerata (2).

Morto tragicamente, nei primi mesi del 1145, papa Lucio II,
inseguito a una ferita riportata in Roma, all'assedio del Campi-
doglio difeso dai sostenitori del Comune romano; venne eletto
pontefice un modesto allievo dell’insigne Bernardo da Chiaravalle,
Bernardo da Pisa, abate del monastero di S. Anastasio ad Aquas
Salvias, che prese il nome di Eugenio III.

Proprio allora giungeva nell'eterna città Arnaldo da Brescia,
che si proponeva di indurre con la sua eloquenza il popolo ro-
mano a rendere sempre piü salda la costituzione comunale e a
scuotere il giogo papale. Allievo di Abelardo da Nantes, come il
maestro tendeva a separare la ragione dalla fede, il monaco bre-
sciano, spirito pratico cresciuto in mezzo alle lotte politiche ita-
liane, proclamava la separazione dello spirituale dal temporale.
Dotto, austero, animato da una grande passione, egli portò a so-
stegno del Comune romano il suo spirito battagliero e la sua ar-
dente parola.

Eugenio III, dopo aver dimorato alcuni mesi a Viterbo, ar-
mati numerosi vassalli, mosse contro Roma. I cittadini; dopo una
certa resistenza, vennero ad accordi con lui e ne riconobbero l'au-
torità, a patto di poter mantenere il reggimento comunale.

Perciò il potere del nuovo papa era così poco saldo nella sua
capitale che, rientratovi egli nel Natale del 1145, ne dovette uscire
nella primavera del 1146, ritirandosi a Viterbo. Di qui poi per
Pisa si recò in Lombardia e di là in Francia. Tornato in Italia.
nell’estate del 1148, pose di nuovo la sede a Viterbo. Sul princi-

(1) Di Rieti, per i secoli più oscuri del Medio Evo, si trovano interessanti noti-
zie nei documenti del monastero di Farfa, situato nel suo territorio. Cfr. GIORGI e
BALZANI, Regesto di Farfa. Roma, 1879-92.

(2) La tendenza a riferire delle notizie catastrofiché si nota subito nei bre-
vissimi Annales Reatini, dove non si parla quasi d'altro che di terremoti, pesti-
lenze, incendi e distruzioni. Nel giro di pochi anni Rieti, secondo quella crona-
chetta sarebbe, andata distrutta, o poco meno, tre volte (M. G. H., Scréptores,
t. XIX, p. 267):

« 1201. Reate fuit compustnm [= combustum] in festo sancti Laurentii ».
« 1207. Reate fuit succensum plus quam in medietate ».
« 1217. Reate fuit compustum quasi per totum ».
286 - G. PARDI

pio del 1149 venuto nelle vieinanze di Roma, raccolse a Tuscolo
i suoi vassalli in armi. Poi gli giunsero anche aiuti da parte di
Ruggero di Sicilia (1). Per la seconda volta Eugenio III rientra
nella capitale, sulla fine del 1149, e per la seconda volta ne esce
nel giugno del ’50. Per più di due anni la Corte pontificia si ag-
gira nelle vicinanze dl Roma, sempre in esilio. Soltanto nell’ au-
tunno del '52 il papa riprende la marcia sull’ eterna città e vi
rientra verso la fine di quell’anno, riuscendogli poi di rimanervi
fino alla morte, avvenuta nel luglio del 1153.

Adunque, se mai, l'espugnazione di Rieti da parte delle mi-
lizie mandate in aiuto del papa da Ruggero II, non può essere
accaduta che tra il 1149 e la fine del 1151. Difatti quelle solda-
tesche giunsero in Tusculo nel ’49. D'altra parte, nel 1148 il re
di Sicilia era occupato nell’impresa di Tripoli e non pensava certo
a spedire soccorsi a Eugenio III. Sappiamo poi che nel gennaio
del 1152 giunsero a Segni ambasciatori al papa da parte del re
di Germania, Corrado III, e che venne concluso un aecordo tra
lo Svevo e il pontefice: tra le altre condizioni vi fu quella che il |
secondo dovesse abbandonare la causa di re Ruggero (2).

Eugenio lII era giunto a risottomettere alcune città e terre, 1
fra eui, certo con l'aiuto del re di Sicilia, Terracina, dove re-
staurò la rocca (8). Può darsi che anche Rieti fosse ribelle e ve-
nisse riassoggettata dalle milizie normanne. Avrà forse anche sof-
ferto qualche danno durante un possibile assedio. Ma non vi è
nessuna ragione per ritenere, non dico che rimanesse distrutta, ma
neanche solo gravemente danneggiata

Nondimeno un recente storico di Rieti scrive (4) ehe Rug-
gero II, avendola presa, la volle distrutta e incendiata. E prose-
gue: « La città arse quasi tutta e cadde in tale rovina che la po-
polazione, scampata all’eccidio colla fuga, dovette per molto tempo
andar miseramente raminga perle vicine contrade » : tutti ricami
eseguiti sulla sottile trama degli Annales Reatini.

Ma a comprovare che la notizia è falsa, o almeno molto esa-

(1) ROMUALDO SALERNITANO, Cronaca in MURATORI, R. /. S., t. VII, col. 193: |
« Rex autem Rogerius, cognito praedicti papae adventu, legatos suos ad eum misit E
et partem militum suorum ad ei serviendum delegavit ».

(2) GREGOROVIUS, Storia di Roma nel Medio Evo, nuova ed. it., vol. II, Roma,
1900, p. 517.
(3) Ibidem, p. 532, n. 88.
(4) M. MICHAELI, Memorie storiche della città di Rieti, Rieti, 1898, vol. II, p. 172:
L’ UMBRIA E IL BARBAROSSA 237

gerata, sta il fatto che nel 1252, un secolo circa dopo la supposta
catastrofe, Rieti cominciò ad ampliarsi in modo che vi si raddop-
piò almeno il circuito delle mura, tra le quali ben presto s’ infit-
tirono le abitazioni (1). Se Rieti fosse stata davvero distrutta verso
il 1151, o i suoi abitanti non avrebbero più avuto bisogno di uscire
dal circuito delle vecchie mura, come accadde ad Amelia, o avreb-
bero dato luogo a un aumento modesto, come a Spoleto. Lo stra-
ordinario incremento avveratosi a Rieti prima del 1252 lascia
supporre, con qualche fondamento, che vi si sviluppassero sì vi-
gorosamente le istituzioni comunali e tanto vi crescesse la pro-
sperità da attirarvi torme di servi feudali; talchè, aumentata con-
siderevolmente la popolazione, si dovette ampliare in modo cor-
rispondente il circuito delle mura.

Ciò non sarebbe stato possibile, se la città fosse stata real-
mente distrutta un secolo prima. Che questa notizia sia falsa ci
fornisce pure una prova indiretta l’opera geografica di Edrisi, un
dotto arabo che viveva alla Corte di Ruggero II e scriveva coni
consiglî e quasi con la collaborazione di quel sovrano. Egli ci fa
sapere che Rieti era « città popolata e bella » (2). Come avrebbe
potuto dir ciò, se quella città fosse stata distrutta appena tre
anni prima, poichè egli compose la sua geografia tra il 1153 e il
'54? E le sue parole non sarebbero suonate come un’atroce ironia
alle orecchie dello stesso re che avrebbe ordinata la distruzione
di Rieti?

GiUSEPPE PARDI.

(1) COLASANTI, op. cit., loc. cit.
(2) AMARI e SCHIAPARELL:, L: Italia descritta nel libro del re Ruggero compilato
da Edrisi, Roma, 1883, p. 89.

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Le cronache di Spello degli Olorini

Spello, che ha tante memorie antiche e medievali, che
ha tanti monumenti profani e sacri, non ha ancora una storia
qualsiasi. Esistono pregevoli dissertazioni archeologiche, pa-
recchie monografie artistiche, opuscoli a stampa e volumi
manoscritti, ma una storia completa, anche compendiosa,
non fu scritta mai. Il ch. Prof. Urbini, prima nel SBollet'ino
della Società Umbra di Storia Patria del 1896 (1), poscia nel III
vol. dell'Archivio Storico dell Arte (2) fece un'elenco diligente
di tutti gli scrittori che trattarono cose di Spello, ma, fra le
cose stampate, non potè indicare nessuna storia. Spello ancora
aspetta il suo storico, il quale, quando vorrà scrivere, non
avrà un tema arido da trattare, poichè se questa città, come
quasi tutte le piccole città, ebbe nell'alto medio evo un pe-
riodo oscuro, l'epoca che precedette e quella che seguì tale
periodo offrono tanta materia, che non potrà non venirne
fuori un utile e dilettevole volume. |

È in sussidio di questo futuro storico, che io ho qui ra-
dunati gli sparsi elementi di alcune cronache sperdute, che
molti hanno sentito ricordare, ma delle quali nessuno conosce
il testo. Parlo delle Cronache degli Olorini, i quali, per molte
generazioni, tramandarono di padre in figlio un memoriale
prezioso, dove radunarono documenti e tradizioni dei se-
coli precedenti, e nel quale scrissero cronache e ricordi dei

*

(1) Perugia, 1896, vol. II, p. 553-550.
(2) Vol. III, p. 48-52. i à

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240 M. FALOCI PULIGNANI

tempi a loro contemporanei. L'Urbini suddetto compendiò le
memorie di questi cronisti con le seguenti parole: « Giovanni
Targa Olorini, discepolo di Baldo, scrisse gli Annali di Spello
sua patria sino al 1338; Ranuccio suo pronipote, li continuò
sino al 1472: Giovanni e Guido pronipoti del suddetto sino al
1594 » (1). Egli però non ebbe in mano il manoscritto degli
Olorini, e però non potè essere più preciso. Nè prima di lui
poterono consultare tali cronache Mons. Giovanni Bian-
coni (2), il P. Giuseppe Fratini Minore Conventuale (3), il Ca-

(1) Bollettino cit., p. 593.

(2) Mons. Giovanni Bianconi, che morì il 4 gennaio 1903 Priore di S.. Lorenzo, in
occasione del centenario della traslazione delle reliquie di S. Felice da Giano a Spello,
26 agosto 1783, pubblicò un opuscolo intitolato « Spello e il suo primo vescovo S. Fe-
lice » Assisi, Sensi, 1893. in 16, di p. 64, con appendice di 4 pag. in data 2 settembre
1833, nel quale raccolse notizie sommarie sulle antichità sacre e profane della città,
togliendole da vecchi manoscritti, senza aver avuta la cura di accertarle. Egli volle
fare opera di divulgazione, e non ebbe pretesa di critica: ma il suo scritto fu aspra-
mente censurato dal concittadino Dr. Flaminio Rosi, che era allora R. Ispettore
Scolastico a Frosinone, dove, con lo pseudonimo di Don Musoduro Castigamatti, pub-
blicò un fascicolo, dedicato al Bianconi stesso, intitolato « Sopra 1° opuscoto Spello
e il suo primo. Vescovo S. Felice » (Frosinone. Stracca, 1883) in 16. di p. 24. Il Rosi
benché da me dissuaso a pubblicare la sua censura, dette all'opuscolo del Bianconi
un'importanza che non meritava, e toglie valore alla sua critica la difesa che fa,
troppo calorosa, sebbene giusta, del suo Padre Vitale Rosi, che ritenne non abba-
stanza elogiato dal Bianconi. É però importante questo opuscolo, anonimo, e senza
nota tipografica, per le copiose notizie che contiene sul Rosi anzidetto. D' altra parte
il Bianconi per il suo innocuo lavoro fu aggredito da una seconda stampa, senza
nota di tipografo, di 4 pag. in 4, firmata G. F. intitolata « Lettera smarrita da un
viaggiatore Umbro. Una pesca di sei granchi pigliati a seccosdallo scrittore dell’Opu-
scolo Spello e il suo primo Vescovo S. Felice. Ne fu autore il p Giuseppe Fratini M.
P. di cui diremo nella nota seguente, il quale, nella fine della lettera, propose al
Bianconi la formola di un atto di contrizione che avrebbo dovuto stampare, pregan-
dolo di mandargliene due copie. Il Bianconi rispose sulla fine di ottobre di quell'anno,
affiggendo per le vie di Spello una dichiarazione stampata, ove diceva di essere pronto
a mandare le due copie al sig. G. F. se questi avesse indicato dove poteva dirigerle.
Ultimo intervenne, con una lettera a stampa, A4 Cittadivi di Spello, anonima come
le altre, e alla macchia, l’avv. Nazareno Marziali, anch'esso di Spello, esortando il
Bianconi c il Castigamattl a rettificare le parole offensive al buon nome di Spello,
e pregando il primo a fare l’atto di contrizione suggerito dal G. F. Saggiamente il
Bianconi non rispose, poiché le critiche, anche giuste, erano poco serene, e molto
personali.

(3) Questo Religioso, morto ottantenne in patria 1° 8 febbraio 1903, scrisse moltis -
simi opuscoli di storia cittadina e francescana, e lasciò in Assisi nella Biblioteca
LE CRONACHE DI SPELLO, ECO. 241

nonico Don Felice Andrea Magnani (1), sebbene tutti le ab-
biano ripetutamente ricordate, e ad esse abbiano fatto ricorso,
senza dirci però se ne conobbero il testo, o no. Che io sap-
pia, l'ultimo che abbia studiato il testo di tali cronache
fu l'Abate Ferdinando Passerini, il quale nel 1721 scriveva

del S. Convento, oggi uella Biblioteca Comunale di quella città, parecchi volumi ma-
noseritti. Ecco l'elenco delle sue stampe di storia spellana.

1. Una pagina di storia patria, Assisi, 1875. È l'elenco dei più illustri Spellani
desunto da un ms. del Passarini, che indicheremo.
2. Una prova del sentimento religioso dell'antica Spello. Assisi, 1876. È l'elenco
delle Chiese del Comune di Spello, con brevi notizie.

3. Una seconda pagina di istoria patria. Assisi, 1880. Descrive topograficamente

le abitazioni delle antiche famiglie di Spello.

4. Una terza e quarta pagina d’istoria patria. Assisi, 1880. Racconta la vita
. del P. Mauri, e dà l'elenco dei Castelli e delle Ville di Spello.

5. S. Francesco d'Assisi e la Città di Spello. Assisi, 1891.

6. Gli atti piu antichi del martirio di S. Felice Vescovo di Spello illustrati e
pubblicati. Foligno, 1881.

7. Studio critico intorno alla vita e agli scritti di Giuseppe Paolucci di Spello.
Foligno, 1881.

8. Biografia delle Ven. Serve di Dio Gregoria Vanni e Maria Massilli. Foli-
gno, 1881. :

9. Guida storico artistica di Spello. Foligno, 1881.

10. Biografia della Ven. Serva di Dio Elisabetta di Ser Lallo. Foligno, 1882.

ll. Due episodi. Foligno, 1881. Biografie di Giovanni e Pietro Patrignani Sforza,
e di Don Carlo Capua. Notevole alle pagg. 28-32 l'indice dei quattro volumi mano-
scritti di storia spellana lasciati alla Biblioteca di S. Francesco di Assisi.

12. Cenni biografici di Vitale Rosi. Foligno, 1886.

13. Biografia del Ven. Servo di Dio Fr. Giacomo da Spello Capp. Foligno,
1888.

14. Profili biografici del Ven. Servo di Dio Fr. Bartolomeo da Spello Capp.
. Foligno, 1897. :

Più numerosi e voluminosi sono però gli scritti francescani del P. Fratini, il
"quale si rese benemerito della storia del suo paese, fissando con la stampa tanti
ricordi che, senza di lui, si sarebbero conservati solo manoscritti.

(1) Il Can. D. Felice Andrea Magnani morto il 19 luglio 1801 scrisse:

l. Cenno sui castelli e villaggi che una volta appartennero a Spello. Pubbli-
cato dal P. Fratini. Vedi sopra n. 4.

2. Biografia della Ven. Serva di Dio Agnese Bocci terziaria ‘francescana,
morta nel 1773. Pubblicata in compendio in Foligno nel 1902 dal P. Antonino da
Reschio Cappuccino, col titolo una gemma nascosta.

3. Dissertazione della sede episcopale di S. Felice e del luogo del suo martirio,
con un breve compendio della storia dei Santi e Beati di Spello, ecc. Manoscritto
del 1790, del quale esistono copie a Spello e fuori,

16

i = Amm no amende Le omnt tro momen cim yea — e Lent mid um Mm e ue s m

arma im. d ollam ch ms
242 M. FALOCI PULIGNANI

di possederne o l originale o la copia: « MS. apud me » (1).
Ma dopo quell’anno non se.ne ha più traccia.

Però, prima di lu: le cronache degli Olorini erano state
consultate e trascritte dallo storico folignate Lodovico Iaco
billi, il quale le aveva assai utilmente adoperate nel compi
lare le sue preziose Cronache della Città di Foligno, che, dalle
epoche più antiche, continuò fino all'anno 1662 (2). Egli ebbe
il lodevole uso di segnare in margine tutte le fonti dalle
quali traeva le.sue notizie, fossero archivi pubblici o privati,
fossero documenti scritti o monumentali, fossero cronache
manoscritte o libri a stampa. Anzi fin dal 1658 conobbe un
lavoro storico di Guido Olorini « De origine, antiquitate et

(1) L'Abate Ferdinando Passarini, figlio di Francesco, che fu un distinto lette-
rato spoletino, mori il 21 Gennaio 1728 a Spello, dove era Cappellano nella Colleg-
giata di S. Lorenzo. Si occupò di storia cittadina, radunò iscrizioni, e influi perché
venissero collocati nell'atrio del palazzo comunale gli avanzi romani della città. Nel
1721 scrisse una lettera archeologica all'Abate Boccolini di Foligno, sostenendo la
falsità della iscrizione a L. ATATIO, scopert» in quell’anno presso la Fiamenga di
Foligno, e pubblicata nel C. I. L. fra le iscrizioni di Bevagna col n. 5033. L' anno
seguente dette alle stampe il fac simile della iscrizione spellana a L. COMINIO, col-
l'aggiunta spuria del nome di Properzio, (C. I. L. n. 5308), non senza qualche dubbio
che il falso debba attribuirsi proprio a lui. Di una silloge di iscrizioni spellane da
lui raccolte fa ricordo il Bormann, (C. T. L., vol. XI p. 763). Nel 1824 stampó un opu-
scolo’ di non grande valore, De Hispello eiusque episcopis, ac de insignis Ecclssiae
Collegiatae S. Laurentii Origine dignitate et praerogativis, Foligno, in 8, di p. 8.
Opera sua principale. della quale esistono molte copie, è un volume intitolato Armi
delle famiglie: cittadine di Spello messe insieme dall’ Ab. Ferdinando Passarini con
le annotazioni istoriche del medesimo dal 1721, compilato nel 1725, il quale, | osse-
duto già nel suo originale dal Preposto Passeri, passò poi, secondo l'Urbini (Op. cit.,
p. 555) in casa Berretta, dove si trova. Io mi servo di un compendio di questo la-
voro, fatto da Annibale Mariotti di Perugia, e contenuto in un suo manoscritto, oggi
di mia proprietà, intitolato Memorie di Spello. Il Mariotti ebbe in prestito il volume
del Passerini nel 1787 dal sig. Filippo Accorimboni.

(2) Le cronache di Foiigno sono contenute in tre grossi volumi manoscritti, e
sono di importanza eccezionale per il metodo critico, oggettivo, con il quale sono
compilate, e per la ricchezza di n tizie sicure, documentate, che contengono. Il
primo volume, di 221 carte, sta nella Biblioteca del Seminario, C. V.«12, e contiene
una lunga dissertazione sull'origine e sulla fondazione della città, e gli annali di
essa, sino all'anno 1112. Il secondo volume; di continuazione al primo, é di 634 c., e va
dall'anno 1113 al 1645. Sta nella ‘biblioteca suddetta A. VI, 6. Il terzo volume si com-
pone di 200 p. circa, e contiene addizloni agli anni posteriori al 1200 e continuazioni
sino al 1662, Questo volume mi fu procurato da Spoleto dall'amico Can. Fausti.

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243

LE CRONACHE DI SPELLO, ECC.

nobilitate Hispelli, affermando che fu scritto nel 1650 (1), ma
la notizia che ne ebbe era assai difettosa. Più se ne valse
in un altro suo lavoro, che contiene una preziosa miscellanea
di notizie estratte da documenti sicuri, miscellanea che in.
titoló Spello (2), dove non solo ricordó tutti questi cronisti,
ma da essi, come vedremo, ricavó molti e interessanti ricordi
storici. Peró le notizie migliori conservateci dallo Iacobilli su
questi scrittori spellani, trovansi nelle citate Cronache della
Città di Foligno, dalle quali noi possiamo ricavare con pre-
cisione le notizie di questi cronisti, l'epoche nelle quali vis-
sero, gli scritti che composero. Nell’ anno 773 è una notizia
che egli dice desunta dall’ Olorinus, Historia, sive Annales Hi-
spelli. Riservandoci di tornare sull'autore di quest'opera, sap-
piamo intanto che essa si chiamava Historia Hispelli, ovvero
Annales Hispelli. Sotto l'anno 1219 è un'altra indicazione cosi:
lohannes Targarinus. Guido Olorimus Annal. Hispelli ab am.
1219 usque ad am. 1388 quo obiit. Ex MS. Ant. Monast. Vallis
«Gloriae. Qui abbiamo altre notizie. I cronisti sono due, ed uno
di essi scrisse « sino al 1388 », e il manoscritto stava presso
le monache di Vallegloria. Sono andato a cercare l'anno 1388
e vi ho trovata questa notizia. « Morì in Spello Giovanni Tar-
garini Olorini dottore in legge celebre, di an. 82, e collettore di
molte cose antiche di Spello e di questa valle spoletana, non solo
del tempo suo, ma quelle trovò di memorie notabili di Spello,
massime dal 1233 sino a quest anno. E dopo esso scrisse gli
annali di Spello il Dott. Guido Olorini da quest’ anno sino al-
l’anno 1600 che morì. E dopo esso sino al 1620, Francesco O.
lorini che fu poi Canonico a S. Lorenzo ». Di queste sue asser-
zioni egli dà la sua giustificazione così: Guido Olorinus, An-
nal. Hispell. MS. apud Priorem S. Laurentii. Ecco un secondo

manoscritto di queste Cronache. All’anno 1373 m'indica una

(1) Bibliotheca Vimbriae Vol. I. Foligno, 1658, p. 128.

(2) Il manoscritto, in pessimo stato nella fine, sta nella Biblioteca del Semina.

rio, colla indicazione C. III. 8; È

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244. M. FALOOI PULIGNANI

terza copia cosi: Guido Olorinus. Hist. Hispell. MS. apud
Priorem S. Laurenti Hispell. et copia apud me. E° poi da notare
che queste cronache sono nominate con diverse forme. Al
l’anno 1219 sono chiamate Annales Hispelli: allanno 1249
Historia Hispelli: all'anno 1597, è indicato il fol. 10 de Ori-
gine et antiquitate Hispell.

Venendo un po’ da vicino a trovare i nomi é le epoche
di questi. cronisti, quattro almeno ne conosciamo.

1.° Giovanni Targarini Olorini. E' il più antico: radunò
notizie leggendarie e archeologiche, e si diffuse molto. rac-
contando gli avvenimenti del tempo suo, ai quali prese parte,
sino al 1388 in cui mori. Il suo lavoro stava in copia presso
le. Monache di Vallegloria, presso il Priore di S. Lorenzo, e
presso Lodovico Iacobilli in Foligno. Nel 1721 stanno presso
l’abate Passerini. Della copia del Iacobilli diremo dopo..

2. Ranuccio di Targa Olorini. Ci dice il nominato Pas-
sarini che questo Ranuccio fu pronipote di Giovanni, e con-
tinuò la cronaca del suo prozio, sino al 1472.

3.° Giovanni e Guido Olorini. Secondo lo stesso Passarini
furono pronipoti di Ranuccio, e continuarono il lavoro degli
avi sino al 1594. Ma chi, in tale compilazione, dové avere
la parte principale, dovette essere Guido, che coprì molte
cariche ed ebbe larga conoscenza di uomini e di cose. Di
lui si ha a stampa una « Epistola elegantissima delle virtù e co-
stumi che haver deve il iustificato Giudice », nella quale si con-
tengono molti e retti consigli di morale e di civile virtù (1).
Essa è del 1566, e fa conoscere in chi scrisse grande amore
di patria, giungendo a dire che cercava aver buona riputa-
zione, affinchè la sua « amata et nativa patria fosse per me
honorata et esaltata ». Parole queste che stanno molto benè in
bocca a chi radunava notizie per. comporre la storia della
sua città. Il Iacobilli scrisse che questa storia era di carte

(1) Vedi descritto questo raro opuscolo nel mio studio L'arte tipografica a
Foligno nel X VI'secolo, Firenze, 1902, p. 15-16.
E

LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 245

21, e fu scritta nel 1560 (1). Ecco le cariche che egli ebbe,
e che tolgo dal compendio del Passerini fatto dal Mariotti.
Questi adunque scrive che il nostro Guido fu « Istoriografo
della sua patria, nel 1528 fu chiamato dal Principe Ferdinando
Sanseverino di Aragona per Auditore Generale di Salerno, e
poi fu fatto suo Vice-Principe di Salerno, mediante il Tasso suo
Segretario, ed anche Governatore di Castellamare dalla Princi-
pessa d. Isabella. Nel 1545 fu dichiarato dalle Signore Monal-
desca e Francesca Baglioni, curatrici delli Signori Ridolfo e

Gio. Paolo Baglioni, Auditor Generale di tutti li loro Stati,

dandogli ogni autorità. Nel 1550 fu dichiarato Governatore di
Amelia, per Lettera del Card. Della Rovere Legato dell'Umbria.
Nel 1553 fu dichiarato per suo Auditore Generale da Ascanio
Colonna duca di Tagliacozzo e Contestabile del Regno di Na.
poli » (2).

4.° Francesco Olorini. Come: si è visto, questi continuò
l'opera dei suoi antenati fino al 1620. E difatti, dopo que
stanno, mancano nelle Cronache della Città di Foligno ulte-
riori ricordi tolti dagli Olorini. Scrive di questo ultimo cro-
nista il Mariotti citato, che era Canonico di S. Lorenzo, che
nel 1654 rinunziò a questo beneficio, e che nel 1668 fece te-
stamento, lasciando erede del patrimonio e del nome, essendo
ultimo della famiglia, Don Antonio Angelini. Di lui si sa che
lasciò un pregevole manoscritto intitolato « Memor?e ricavate
dalle pergamene esistenti nell’ Archivio del Ven. Monastero di
S. Giovanni di Spello (3).

Da queste notizie può riassumersi che il lavoro di questi
diversi storici o cronisti si componesse di più parti.

Parte leggendaria. Il più antico fra gli Olorini, Giovanni,

(1) IacoBILLI, Spello. Cod. C. III, 8, fol. 6-7 della Biblioteca del Seminario.

(2) MARIOTTI A., Memorie di Spello. Ms. pp. 32 33.

(3) Il lavoro, assai utile e coscenzioso, fu pubblicato nel 1882 dal P. Fratini in
appendice alla Biografia della Ven. Serva di Dio Elisabetta di Ser Lallo. Foligno,
1882, p. 28-43.

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Cc 246 M. FALOCI PULIGNANI

radunò molte leggende sacre e' profane, e raccolse anche i
racconti a lui tramandati dai padri suoi, fino alla prima parte
del secolo XIV.

Parte cronologica. Giovanni, testimone di avvenimenti no-
tevolissimi del tempo suo, registrò giorno per giorno tutto
ciò che vide sino al 1388, e Ranuccio fino al 1472, e Guido
sino al 1579, e Francesco fino al 1620. E' questa la parte
più interessante della molteplice opera loro.

Parte documentaria. Questi scrittori raccolsero anche, e
lodevolmeute traserissero anche, delle iscrizioni, dei docu-
menti, delle lettere, dei memoriali che poterono conoscere.
Per es. sotto l'anno 1120 l'iscrizione di S. Lorenzo; sotto
l'anno 1223 e seguenti il Summarium ex liberculo fratris tho-
mae de Spello relativo al B. Andrea; la lettera scritta nel
1407 da Pandolfo di Paolo a Manlio Maccarelli. Scriveva nel
1620 Taddeo Donnola, aver saputo da Angelo, figlio di Gui-
dubaldo Olorini, che questi aveva brevi scriptione collectas
Hispelli antiquitates (1), ma forse questi era un Guidobaldo
diverso dal Guido sopra accennato, nella quale ipotesi a-
vremmo un quinto storico ispellate di Casa Olorini.

Parte istorica. Abbiamo veduta citata una Zistoria Hi-
spelli, che qualche volta è chiamata De origine et antiquitate
Hispelli. E/ questo un lavoro critico, che peró non possediamo,
e del quale siamo incerti se debbasi attribuire la paternità
a Guido o a Guidobaldo Olorini.

Migliori notizie potremmo avere degli Olorini e dell'opera
loro, se in mancanza dei manoscritti di Vallegloria e di S. Lo-
renzo, potessimo avere la copia che lo Iacobilli. piü volte,
per es. nel 1373 dice di avere apud me. Egli difatti la tra-
scrisse nel suo manoscritto Spello (2), ma questo codice ha

(1) De loco martyrti S. Felicis. Venezia, 1620, p. 43.
(2) Cod. C. III, 8, fol. 150 e seg. Questo manoscritto in parte. contiene degli
studi, in parte degli estratti da libri, da manoscritti, da archlvi diversi. Esso deve
esser consultato da chiunque voglia occuparsi con serietà della storia di Spello.

ws
LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. Dom v.

nell'ultime parte consunti i fogli a metà, sicché in una pa-
eina vi sono gli inizi, e nella pagina contraria vi sono le fi-
nali delle righe. Una vera iettatura! La copia (ricostruendo
le parti perdute delle righe) comincia cosi: ;
Annali di Spello del [Dottor Giovanni Targa Olorini con |]
aggiunte del. Canonico Francesco Olorini . . . . . ]
in parte dagli Annali di Spéllo . . . . .-. ..]
daT 12000661388 «che [mori on
e da manoscritti antichi | |. . degli Archivi]
delle Colleggiate di S. Lore[nzo e di S. Maria. . . . ]
e da Gio. Guido [Olorini pronipote di Ranuccio il quale |
Quidovfw del^1020 [ae oe]
Tace Dosencipe.[di- Salerno: ;5:7 75:92. 00 0 vette ste ecu]
Due sono adunque le fonti con le quali é possibile ten-

tare la ricostruzione delle cronache degli Olorini, ed ambedue:

di mano del Iacobilli, cioè le Croniche della Città di Foligno,
ed il volume intitolato Spello. Ma non sappiamo due cose:
se cioè il Iacobilli trascrisse testualmente, e se trascrisse
tutto. E che testualmente non abbia trascritto, ma abbia
spesso compilato o riassunto, lo deduco da alcune parole e
frasi che non possono essere degli Olorini, ma sono state
aggiunte, per necessità, dallo scrittore foliznate. Che poi non
tutto egli abbia trascritto, lo si vede manifesto da alcune la-
cune che trovansi in questi annali, e che mi pare inverosi-
mile debbansi attribuire a chi li scrisse. Nel-1187 l'Impera-
tore concede privilegi a Spello: come si fa a non ricordarli?
Nel 1360 il Comune riforma lo Statuto: come si fa a non
dirlo? Ciò mi fa nascere il dubbio che noi abbiamo, sia pure
imperfettamente, una gran parte dei lavori storici degli Olo-
rini, ma non ne abbiamo il tesfo, nè quello che abbiamo È
tutto quello che essi scrissero. i

Comunque, se non la forma letteraria, noi abbiamo la

sostanza di quei vecchi cronisti, e siccome la maggior parte
dei racconti conservatici non si leggono che nei loro scritti,
comprende il lettore quale sia il vantaggio di conoscere e
248 M. FALOCI PULIGNANÌ

di conservare quello che ci é rimasto. Io ho trascritti i brani
delle due opere del Iacobilli, con le citazioni che egli ne dà,
li'ho disposti per ordine, é, sin dove ho potuto, ho anche uti-
lizzati i mezzi fogli del manoscritto Spello, dolente che questo
codice, cosi pregevole, sia lacero proprio dove è forse la mi-
glior parte di esso.

Né ho trascurato le leggende. Se oggi gli studiosi. ten-

gono conto delle leggende e delle favole di Carlo Magno e

di Orlando, come non tener conto delle leggende di S. Paolo,
di S. Brizio, di S. Felice, che hanno tanto piü sicura base di
quelle?

Piuttosto sarà da esaminare se gli Olorini, specialmente
Giovanni, che appartenne ad un partito politico, il quale tanto
vivacemente 'intervenne in quelle luttuose vicende, meritino
piena fede, o debbano esser sospettati di partigianeria. Ma
questo sarà il compito del futuro storico di Spello (1), e non
mio, che in suo servigio ho procurato di raccogliere le sparse
membra di questo prezioso documento.

D. M. Faroci PULIGNANI.

(1) E' desiderabile che sorga questo storico, prima che avvengano ulteriori
perdite.di manoscritti, e dispersioni di archivi. Non é spenta a Spello la tradizione
istorica degli Olorini, dei Donnola, dei Passerini, dei Magnani, dei Rosi, dei Fratini,
Il vivente prof. Giulio Urbini, che cominciò in gioventù gli studi di storia locale
sul Mauri (Francesco Mauri, ricerche storiche. Foligno, 1881) sul Properzio (La Vita
i tempi e l’elogie di S. Properzio, Foligno, 1883: Per 4 natali di Sesto. Properzio
Ancona, 1884. Properziana, Perugia, 1885), che dette i saggi artistici bibliografici
accennati in principio, e che testé ha di nuovo illustrati i monumenti della sua pa-
tria (Spello, Bevagna, Montefalco. Bergamo, 1915) é ben al caso di rendere tale ser-
vigio ai suoi concittadini,
4

LE CRONACHE DI SPELLO; ECO. 249

Cronaca degli Olorini

58. — Spello ... [per la predicazione di S.] Crispoldo Disce-
polo di S. P.

61. — S. Paolo predicò a Spello e vi convertì ...

61. — Li Bevanati e Spellani dopo la morte di S. Paolo, gli
dedicano più chiese nel loro territorio.
(Guido Olorinus I. C. Hispellas, in Annal. Hispell. M. hoc

An.).

175. —

295. —

S. Costanzo Vescovo di Perugia ...
S. Feliciano Vescovo di Foligno convertì ...
S. Vittorino Vescovo di Assisi ...

j

S. Felice Vescovo di Martana e di Spello andò ... a

Suessa, e fu martirizzato a 30 Ottobre ... Feliciano Vescovo di

Foligno

agli —>

Furono martirizzati li fratelli Leonzio, Vitale; Mauro

... [disce]poli di S. Felice e tenuti Spellani.

318. — S. Faustino altro discepolo di S. Felice, a 29 Luglio

morì.

.. $190. — Orlando conte francese, e nepote del Re Carlo Magno,
fu fatto prigione in Spello, per gelosia militare nella Rocca o Torre
presso Porta Venere, dopo andò con molti Spellani Umbri (?) e
Francesi a Roncisvalle, ove fu martirizzato con moltissimi suoi

l’An. 801.
250

523. — Circa a questo tempo il Patriarca S. Benedetto eresse
due monasterij nell'Umbria, cioè uno sul Monte Subasio, appresso

M.

FALOCI PULIGNANI

Assisi, detto poi S. Benedetto: un'altro sotto il titolo di S. Silve-
stro, appresso Collepino, eastello del territorio di Spello, ed un
altro nel territorio di Perugia.

dell'Umbria si danno alla Chiesa senza guerra aleuna.
(Olorinus, hist.: sive Annal. Hispelli, hoc ann.).

(Olorinus An. 1150).

. . T13. — Quelli del Contado di Foligno, di Spoleto, di Spello,
Bevagna, e tutte le altre città e luoghi del Ducato Spoletano, e

915. — Si ritrovano a quest'impresa (contro i Saraceni), in-

vitati dal Papa, molti Spoletini, Spellani, Camertani, Ternani, Fo-

lignati

nobili tedeschi, li quali fondarono sette

(Olorinus, hoc An.).

... Capo della soldatesea Popolo dell’ Umbria Giacopo di
Merlingone da Spello.

962. — Ottone 2 Imper. passando per Spello, vi lasciò sette

... familie in essa terra,

e sono gli Acuti, gli Attoni, o Ottoni, detti poi Venanzi o Cola
di Venanzo, li Caltelli, li Lamparelli, Maccarelli, Morichelli, e
Offreducci detti poi Targarini, o Olorini, estinti da pochi anni in

qua, rimanendo solamente in piedi da Spello li Cardelli

... Mori-

chelli, e li Lamparelli. Li sopradetti Acuti, Caltelli, Maccarelli e
Morichelli, furono da Federico I Imper. creati Cavalieri e Conti,
e governarono Spello alternativamente circa anni 156. Alcuni se-
coli dopo furono in Spello altre famiglie nobili, cioè gli Orsolini
detti poi Leonini, li Serlalli, detti poi Fioravanti, li Cagni, detti
poi Cambij, li Salimbeni, detti poi Beni, li Ser Pucci, detti poi
Pucci, li Cacciola, li Sermei detti poi Mei, li Ser Cesari, li Ber-
narducci, li Sforza, che sono in piedi, li Barbagli e li Rovegli che
sono estinti.

(Olorinus).

996. — Rinaldo d’Offreduccio d’ Astore di Offredo da Spello,
intimo famigliare di P. Gregorio V e di Vgone di Sassonia, con
il d. Vgone e molti Baroni Tedeschi andò a Roma con molta gente
d’arme, contro il Popolo Romano, che voleva occidere d. Papa,
che lo condusse salvo in Toscana, e poi lo rimisero in possesso

di Roma. Il Papa cioè il d. Ugo Marchese di Toscana, e il d. Ri-
===

LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 251

naldo Signore di molti luoghi dell’ Umbria, e Patriarca di Geru-
salemme.
(Guido Olorinus. Annal. Hispell. M. S. hoc Anno).

1009. — In.quest'anno 1009, a 25 di Agosto il B. Fedele da
Spello Abate del Monastero di S. Silvestro di Collepino, dell’ Or-
dine di S. Benedetto (che poi del 1115 in circa vi entrarono 1i
Camaldolesi) morì santamente nel luogo detto S. Marco fuori di
Spello, che era hospitio di detti Monaci Benedettini, che poi del
1240 fu distrutto da Federico 2 Imper. et il suo corpo fu trasfe-
rito nella Marca appresso Recanati. j

(Olorinus, n. 1009).

1120. — In quest'An. 1120 i Spellani presero per loro Pro-
tettore S. Lorenzo Mar. e gli eressero una Chiesa sopra quella
di S. Ercolano Ves. e Mar. dentro Spello; et al p? di Maggio fu
fatta la dedicatione. L'An. 1160 P. Alessandro 3 la creò Basilica

d'un Priore, e sei Canonici.
È " ?

(Inscriptio marmorea in frontispitio Eccl. S. Laur. Hispelli.
Olorinus An. 1120).

1130. — Gran diseordie in Spello per eausa di governo dalla
parte di sopra eon quella di sotto, con la morte di urolti. E per-
chè Nicolò 3 di tal nome, Vescovo di Spello, si volse adoperare
per quiete delle parti; la parte di sotto lo tenne di sospetto: una
mattina mentre il Vescovo stava a pranzo nel suo palazzo al Treb-
bio di Spello, alcuni sicari vi entrarono, lo presero e lo gittarono
per la fenestra, e rimase in terra morto. Ciò fecero come partiale
di Anacleto Antipapa, che favoriva la parte di sotto. Il vero
Papa Innocenzo II mandò in Spello un Commissario, che ve di-
morò più d’un anno; e poi privò molti Preti partiali et aderenti
ad Anacleto de loro Canonicati e benefitii; et anche fece gasti-
gare e tolse pur i loro beni: e d. Papa privò di Vescovo per sem-
pre Spello, e lo sottopose al Vescovo di Spoleto.

(Olorinus, Annal. Hispelli. An. 1130).

1167. — P. Alessandro 3 creò p? Priore di S. Lorenzo di
Spello D. Giacomo d'Offreduecio del Conte Offredo, detto Tanga-
rini, con il titolo (?) Olorini di Spello; il quale dotò di tutto il
suo che servi per il Priorato e d’un Canonicato.

(Olorinus hoc A.).
252 : M. FALOCI PULIGNANI

1185. — Nasce in, Spello il B. Morico figlio di Ser Hipolito
di Giacomo di Morico di Spello, e di Giovanna di Giacomo di Be-
rarduccio, per voto di essi Genitori, fatto al B. Ventura Spellucci,
con obligo di dedicarlo poi a suo tempo all’ ordine de Crociferi, |
eh'era di d. B. Ventura, come poi fecero del 1198, e divenne ^
poi del 1213 V. Compagno di F. Francesco.

(Ex Cronaca Cruciferorum, et Vita B. Venturae. Olorinus.
A. 1185).

1186. — Nasce in Spello la B. Balbina, figlia d'Offreduecio
del Conte Offredo del Conte Monaldo d’Ottone da Spello de Conti
di Corano (?) la quale poi del 1196 si monacò nel Monastero di
S. Maria di Vallegloria fnori di Spello, dell’ Ordine di S. Bene-
detto, fondato da suoi Maggiori sotto l'Ordine Camaldolese, e sotto
la cura de Monaci di S. Silvestro di Collepino; e del 1214 prese
la regola di S. Chiara, e divenne discepola con l'altre Monache
di d. Monastero, ch’ essa riformò, e divenne Abbadessa, e morì
settembre del 1240. È differente dall’ altra B. Balbina discepola
S. Chiara. E
(Olorinus, An. 1186).

1195. — P. Celestino 3 confermò l’ unione fatta da P. Euge-
nio 2 nel 1150 e da P. Adriano 4 nel 1155 del Monastero di S. Sil-
vestro di Collepino col sacro eremo di Camaldoli, scrivendo ol
Papa al Vescovo di Foligno che esortasse l'Abbate di S. Silvestro
ad obedire a D. Plaeido loro Generale.

(Olorinus, hoc. An.).

1200. — Essendo nate in Spello gran discordie tra le parti,
il... luglio creò per custode delle armi e soldatesca Matteo d'Of-
freduecio da Spello detto poi degli Olorini; e per Ambaseiatore al
Papa et all' Imperatore per aggiustar dette differenze, elesse Ra-

miero di Gualtiero Cacciaguerra da Spello, acciò anco aggiustas-

sero le differenze con li Folignati.
(Guido Olorinus. Anal. Hisp. MS. An. 1200).

1208. — Ottone 4 Imper. crea Cavaliere e Conte Palatino Pietro
di Ser Giovanni d’Offreduccio da Spello, e perchè in sua presenza
in Perugia si portò in una Giostra con la Targa con molto valore,
fu cognominaio il Cavaliere Pietro della Targa, e li suoi discen- |
denti forno dette de Targa Olorini, et ultimamente si dissero de-
LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 253

gli Olorini. A sua istanza il d. Imper. à 18 di maggio andò a

Spello, e nelle stanze di quel Comune a spese del Clero e del
Popolo, pose in pace le parti discorde, causate particolarmente per
voler governare la terra tirannie. et ordinò che per l'avenire il
Consiglio estrasse da un bussolo tre Cittadini di famiglie nobili
et honeste, uno per Rione, et ogn’ anno con facoltà di governare
uno ogni 4 mesi con ampla autorità, et egli ne creò tre, che creò
Cavalieri, e Conti Palatini, e furno Livio di Ser Nicolo d’Acuto, d^
poi d'Urbano, Lucio di Ser Giovanni di Talsillo, e Matteo de Ser
Rigu di Maccarello, e per li primi 4 mesi cavò il d. Lucio, dan-
dogli il possesso del governo, e per moglie la sorella di d. Conte
Pietro d. Targa.
(Guido Olorinus, Annal. Hisp. MS. hoc An.).

Il d. Imperatore concesse altri privilegi a Spello, a contem-

platione di d. Pietro, assegnatoli i confini, e fece poner i termini
di essi fra Spello, Fuligno, Assisi, e Nocera, dandoli per termine
fra Spello et Assisi il Castello di Sasso rosso; e con Fuligno l'ospe-
dale di S. Lazzero di Corseiano. Il Papa, a oontemplatione di d.
Imperatore, creò Vescovo di Luccera in Puglia Oddo figlio di
Giovanni di d. Offreduccio d’ Ugoccione di Spello nipote di d.
Pietro.
Nasce in Spello la B. Cecilia di Gualtiero di Cacciaguerra,
Nobile Spellano; la quale del 1219 fu vestita per Monaca da
S. Chiara e fu sua discepola.

(Idem Guido).

1209. — Il B. Pietro Cattaneo de’ Signore di Gualdo de Cat-
tanei, Canonico d'Assisi, s'aecosta a S. Francesco, e diviene suo
discepolo, come fece del 1215 il B. Morico figlio d' Hipolito. Mo-
riehelli da Spello, dopo esser stato alcuni anni frate Crocifero nel
Convento di S. Ventura appresso Spello.

(Olorinus, A. 1209 et 1215).

1213. — Il P. S. Francesco va a Spello a predicare, et in
Piazza, e nel Monastero di Vallegloria, fuori della Terra, e poi
nella villa di Manciano, dove poi fu edificato il Castello di S. Gio-
vanni nel territorio di Spello, e 1’ albergò Ranuccio figlio di d.
Pietro Targarino, Custode perpetuo di d. Castello, e sanò la so-
rella; si trasferì poi a Collepino, e nel Monast. di S. Silvestro ivi
vieino de Monaci di S. Benedetto; si trasferì poi a Bevagna, dove

di Ach

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254 M. FALOCI PULIGNANI

eresse un luogo per i suoi frati, come anche in altri luoghi di
questa Provincia, e per tutto fece miracoli, e convertì peccatori.
(Guido Olorinus, Annal. Hispelli, 1318, 1214).

1215. — Si celebra in Roma nella Basilica di S. Giovanni La-
terano un Concilio Generale di n. ... Vescovi dove andarono Egi-
dio Vescovo di Foligno, Benedetto Vescovo di Spoleto con Valen-
tino d'Offredueeio da Spello secondo Priore della Colleggiata di
5. Lorenzo nella sua Patria, Gio. Conte Romano Vescovo di Pe-
rugia, et altri dell’ Umbria.

(Guido Olorinus, Annal. Hisp. hoc An.).

1219. — Il P. S. Francesco predica in Collepino, e poi in
Spello, in Compagnia delli Beati Egidio e Ruffino d’Assisi, e del
B. Morico d’ Hipolito Morichelli da Spello suoi Compagni. Visitò
le Monache del Monast. di S. Maria di Vallegloria fuori di Spello,
dove dimoravano per educatione la B. Cecilia Cacciaguerra di
Spello, et Angela di Pietro di Iacomo di Vanni da essa Terra; le
quali fece vestir da S. Chiara d’Assisi per sue monache: e lasciò
in Vallegloria il suo Mantello. Fu visitato da molti spellani, et
in particolare dal B. Andrea Cacciali Curato della Chiesa di S. Lo-
renzo; e confortato dalie sue ferventi predicationi, gli domandò
l' habito; ma il Santo havendo saputo, ch’ havea la Madre vecchia,
et una sorella giovane, disse che si trattenesse più. Dopo la morte
della Madre et accomodamento della sorella, che fü del 1223, come
diremo, gli diede l’habito. Predicò nel Castello di Collepino; e nel
Monast. di S. Silvestro di.Monte Subasio, e da esso e suoi: Mo-
naci fu ricevuta con gran carità per alquanti giorni, essortando
tutti alla perfettione. Predicò nella Villa di Manciano dove si edi-
fico il Castello di S. Giovanni nel territorio di Spello, e fu rice-
vuto da Ranuecio di Targarino da Spello, Sig. e Custode perpetuo
di d. luogo, e gli illuminò la sua sorella con il loto e fango. Pre-
dieo nel Castello di Armenzano nel territorio di Assisi, recevuto
da Napoleone Signore e Custode perpetuo del Castello; et anco
nella Villa d'Ottaviano ove acquista per discepolo un bifoleo sem-
plice, per nome Giovanni; et si ritirò per alcuni giorni in una
spelonea vicino a.d. Villa, ch’ ancora si chiama la spelonca di
8. Francesco, e poi ritornò in Assisi.

(Iohannes Targarinus, Guido Olorinus, Annal. Hispelli ab an.
1219 usque ad an. 1388, quo obiit, Ex MS. ant. Monast. Vallis
Gloriae).
erre

LE CRONACHE DI SPELLO, ECC, 255

1222. — Il B. F. Giunissero d’Assisi discepolo di S. France-

sco, dimorando nel Convento di Foligno, havendo saputo che in:

Assisi si faceva una gran fiera, per più ‘mortificarsi, si spoglia
nudo, e fa un fardello de’ suoi panni che pone in testa e va nudo
per Spello e da esso (sic) Assisi e da fanciulli è burlato e con
sassi, e loto disprezzato.

(Olorinus, hoc An.). .

1223. — S. Francesco d'Assisi, nel luogo della Porziuncola
da l'habito della sua Religione al B. Andrea Caeeiola da Spello,
ch” era Curato della Chiesa di S. Lorenzo della sua Religione, e
primo sacerdote d’ Ordine, havendo egli 29 anni, e divenne poi
famoso Predicatore, et uno di 72 suoi discepoli, che si trovò alla
sua morte nel 1226 e nel Capitolo generale fatto in Soria del 1233.
Fu ereato 3 Priore di S. Lorenzo di Spello nel 1223 D. Gerardus
Cacciaguerra di Spello, zio della sopranominata B. Cecilia.

(Jo. Olorinus, hoc anno).

1224. — La B. Balbina d'Offredueei da Spello havendo il 1213
riformato il Monastero di Vallegloria per ordine di S. Chiara,
prende l’ habito heremitico d'essa Santa, e la regola data ad esse
Santa dal Cardinale Vgolino Conti Vescovo Hostiense suo Protet-
tore, ehe poi fu Gregorio IX, come fecero tutte le sue Monache,
lasciando l'habito e la regola Camaldolese; e ciò con consiglio di
S. Francesco, di S. Chiara, e di d. Cardinale, il quale in mino-
ribus fu Monaco, et Abbate nel d. Monast. di S. Silvestro .di Col-
lepino nel Monte Subasio.

(Olorinus, hoc An. MS. ant. in Monast. Vallisgloriae Hispelli).

1229. — Di Maggio Federico 2 andò a Barletta in Puglia, ove
dimorò tre settimane ... i ribelli. Gli andarono incontro Corrado
(uiseardo Duca di Spoleto, et il Cavaliere F. Gio. di Offreduccio

d’ Vgoccione da Spello, Andrea, Ranucci e Tomaso suoi nepoti, i

quali Federico fe Signori del Castello di S. Secondo (?) Dopo. andò

‘a Benevento, e lo prese con le terre vicine a Roma. Creò Si-

gnori della terra di S. Secondo (?) nel territorio dell’ Aquila Gio-
vanni d’Offreduccio da Spello nipote di Pietro di Targa, con An-
drea, Tomasso e Ranuccio suoi nepoti.

(Instrumenta Hispelli, Olorinus, hoc An.).

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1281. — In quest'anno e del 1236 fu Abbadessa nel Monastero
di Vallegloria Sora Balbina, nipote-di S. Chiara, differente dalla
B. Balbina d’ Offreduccio da Spello, che riformò il d. Monastero, |
che già era dell’ ordine Camaldolese.
(Olorinus, Instrum. Hisp.). S

1236. — P. Gregorio 9 confermò alla B. Balbina Abbadessa |
di Vallegloria di Spello, e sue Monache tutte le possessioni terre |
e beni donatile, smembrati dall'Abbadia di S. Silvestro di Colle-
pino, levando affatto quei Monaci Camaldolesi, per non volersi ri-
formare, e l’altra parte di d. beni concessi a Frati secolari di
Spello, facendone esecutore Bartolomeo Vescovo di Spoleto.

(Ex Instrumentis et Bullis in Monast. Vallis Gloriae. Olori-
nus, hoc An.).

1238. — Giovanni Abbate del Monast. di S. Benedetto sul
Monte Subasio d’Assisi divide una selva col Vescovo di Spoleto e
col Monast. di Vallegloria di Spello.

Federico 2 Imper. con i suoi Ghibellini et Imperiali dell’Vm-
bria rovina Spello, Bevagna, et altri luoghi di parte Guelfa del-
| Vmbria facendo prigioni quelli che tenevano la parte Guelfa
Ecclesiastica, togliendo i loro beni, e facendoli molti mali, et al-
l’incontro honorava, e dava robba e favore a queli che proteg-

‘ gevano i suoi Ghibellini; come in particolare fece al detto Gio-
vanni d’ Offreduccio da Spello, et a tre suoi nepoti, che li creò
Conti, e Sig. de Castello. Andrea primo suo Nepote andò ad habi-
tare all’ Aquila, et ivi s’accasò, e fece . . . . . .. Tomaso dopo
haver ricevuti da d. Imperatore la custodia d’alcuni Castelli nel
Territorio di Spello, e nella Valtopina, mori a servitio di d. Im-

|| peratore. Ranuccio da Spello, e nipote di. d. Giovanni, rimase ad
| habitar in Spello, ove prese moglie, e generó figli, che furono

Custodi d'aleuni Castelli nel territ. di Spello. In Foligno beneficò

molti capi*di Ghibellini di essa Città, massime i Conti di Anti-
gnano, di Coccorone, di Brancaleone et altri come si narra a’ suoi
luoghi.

M Perchè i Spellani seguitano la parte Ecclesiastica per la ma-

| : gior parte, gl’ Imperiali di nuovo in quest'anno, e più nell'anno ?

| | | futuro ruinarono Case, Conventi, e Monasteri di esso, dentro, e

I fuori della Terra, cacciandone i frati, i Preti, i Canonici, massime

della Chiesa di S. Lorenzo, e la Sagrestia, e l'Archi-

vio, lo spogliò de Paramenti, ed altre robbe, e fece carcerare i
LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 257

Preti, e ruinò, e li Conventi di S. Croce, e S. Marco fuori di
Spello. Volevano i Ghibellini prender la d. terra ma viddero
uno stimato S. Michele Arcangelo, il quale con armi bianche sulle
mura di esso, a 8 di maggio, ributtò indietro i nemici; e però il
Comune di Spello ordinò che i Spellani et celebrassero la festa di
lui in d. giorno, nel quale la Chiesa santa celebra universalmente
la sua apparizione in Garghano di Puglia, e si eressero più Chiese
nel territorio.

(Oiorinus, hoc An. MS. in Monast. S. Mariae. Vallisgloriae >

Hispelli).

1240. — A di 3 Febbraio muore nel Convento di Vallegloria
da Spello la B. Balbina di Offreduceio da Spello Abbadessa, e le
succede in suo luogo Suor Benedetta di Giacomo Diotallevi da
Spello già Camaldolese che mori nel 1248.

(Olorinus, 'an. 1248).

1241. — Il Papa .... fu già monaco ed Abate di S. Silvestro
di Spello.
(Olorinus, hoc An.).

1244. — Il d. Cardinal Ranieri fu uno delli tre Cardinali li
quali furno presenti alla consacrazione di S. Lorenzo di Spello, e
mori nel 1246. L'altri Cardinali furono Sinibaldo Fieschi Geno-
vese che fu poi Alessandro 4, e Rinaldo Conti nepote di esso P.

Gregorio 9, che poi del 1250 fu creato Papa con nome di Inno-.

cenzo 4.

Li Beati Andrea e Morico di Spello discepoli di S. Francesco
con alcuni altri Osservanti religiosi dell'Ord. Min. sono carcerati
da Fr. Elia Generale, per contrariarlo di non allargare la Regola.

(Olorinus, Hist. Hispelli, Olorinus).

1248. — La B. Pacifica di Guelfuecio d' Assisi parente e di-
scepola di S. Chiara era per suo ordine Abbadessa nel Menastero
di S. Maria di Vallegloria fuori di Spello, e con essa viene Cecilia
di Gualtiero Cacciaguerra di Spello, Zitella, la quale dimorava
per educazione in S. Damiano d'Assisi sotto la guida di S. Cniara;
per il viaggio sono ricevute per lo Renaio (sic) di Spello nel suo
Castello da Pietro di Giacomo di Venanzio da Spello, e però An-
gela figlia di lui seguì questa B. Pacifica, e del 1230 essa e d.
Cecilia furono vestite Monache in Vallegloria dal B. Andrea Cac-

17
258 M. FALOCI PULIGNANI

ciola mentre era Provinciale dell’ Vmbria. Questa B. Pacifica ne’

tre anni che fa Abbadessa, riformò le Monache vi operò alcuni

miracoli con far venir l’acqua nell’ orto col B. Andrea da Spello,
che ancora si conserva nel detto Monastero; e del 1251 ritornò a
S. Damiano d'Assisi da\S. Chiara, e lasciò a d. (sic) di Spello un
Tabernacolo de Reliquie donatele da S. Chiara.

(Johannes Targarinus de Olorinus, Hist. Hispelli apud Prio-
rem S. Laurentii, MS. et copia apud me).

1249. — IH B. Andrea Cacciola da Spello, mentre orava nella
sua Cella del Convento delle Careeri d' Assisi hebbe nelle mani
Christo bambino, e sentendo sonar ... del Vespero, per obedir el
suo Superiore lo lasciò : finito il Vespero ritornò in cella, e vi ri-
trovò nell’istesso luogo il Bambino Giesu e lodò l’obedienza fatta
e gli disse, che domandasse qualsivoglia gratia, che gli farebbe.
Gli domandò, che vivesse e morisse in dispregio facendo il suo
volere.

(Olorinus).

1253. — S. Chiara d’Assisi muore nel suo Monastero di S. Da-
miano. Furono presenti alla sna morte la B. Cecilia da Spello, e
la B. Pacifica da Assisi, le quali venivano in S. Damiano, e
D. Pacifica lasciò sua Vicaria in Vallegloria di Spello Suor Bal-
bina Benedetta figlia di Giacomo Diotallevi di Casa da Corona
nepote di S. Chiara.

(Olorinus hoc. a.).

1253. — Tre Preti della Cattedrale di Spoleto, Rettori della
Chiesa di S. Andrea Apost. di Spello, concedono quel luogo al B.
F. Andrea da Spello, per edificare un Convento per i suoi Frati
Minori, come eseguì, e ne fu il p. Guardiano, e P. Innocenzo 4
confermò questa concessione.

(Olorinus).

1255. — Al p? d'Ottobre la Chiesa di S. Matteo (di Foligno)
ed il palazzo Imperiale furno concessi ai Frati Minori, particolar-
mente per l'intereessione e meriti del Beato Andrea Caecioli di
Spello, il quale in quest'anno predicò in Foligno. |

(Olorinus, an. 1255).

1258. — Fra Tomaso Vagnoli da Spello discepolo del B. An-
drea Caccioli da d. Terra, essendo Provinciale dell’ Vmbria . del-
+

LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 259

l' Ord. Minore, ottiene dal Sig. Orlando Tarlati del Borgo di S. Se-
polero un luogo, dov’ edificò un Convento per la sua Religione.

Questo F. Tomaso scrisse |’ Historia di 24 Generali dell’ Ord. Mi-

nore, e le vite di molti Beati e servi di Dio, che fiorirono in quel
tempo, che poi furno reggistrati nelle Croniche dell’Ord. Minore;
e seguì particolarmente mentre questo F. Tomaso era Provinciale
della Provincia di S. Francesco,

(Id. Olorinus an. 1245, 1258).

1265. — P. Urbano V dà la Regola di S. Benedetto alle Mo-
nache de’ S.ti Giacomo e Margherita di Spello, che poi si uniscono
con le Monache di S. Chiara di d. Terra. Secondo altri fu Ni-

colo 3 del 1258 ma forse questo Papa gli osi d. Regola di
S. Benedetto.
(Olorinus, an. 1262).

1269. — A 3 di Giugno d’an. 60 il B. Andrea Cacciola da
Spello chiaro di miracoli e fama, muore nel suo Conv. di S. An-
drea Apost. di Spello, dove era Guardiano, e fu con gran devo-
tione e pompa sepolto in un nobile deposito marmoreo di d. Chiesa.
Concorsero alle sue esequie moltissimi di Foligno, e de luoghi
convicini. Fu famigliare del B. Morico da Spello e del B. Corrado
da Offida. Nel 1234 in Reggio di Lombardia risuscitò un morto
mentre vi predicò, come anco predicò in Foligno, in Spoleto, nella
Marca, in Firenze, et in Borgogna. Donò alle Monache di Valle-
gloria di Spello, che spesso le visitava e vi predicava un taber-
nacolo di Reliquie di S. Francesco suo Maestro, ed altri Serui.

(Olorinus, Ex Vita B. Corradi de Ofida).

1270. — A 30 Marzo muore nel Convento d’ Orvieto il B. Mo-
rico Morichelli di Spello, già Crocifero, e poi discepolo di S. Fran-
cesco.

(Olorinus, hoc An.).

-1279. — Muore nel Monastero di S. Chiara d'Assisi la B. Ce-
eilia Caeeiaguerra da Spello, discepola d'essa Santa, e per la sua
fama di santità, gran parte di Spello andò a riverirla, come anco
molti Assisani.

(Zo. Olorinus, hoc An.).

di apnee e E RE Rr ET re A

— M .
260 M. FALOCI PULIGNANI

1289. — Governando nel 1290 la terra di Spello per il suo
turno (?) Filippo di Ser Nicolò di Lucio de Coltelli di Spello come
uno delle tre famiglie nobili Spellane, de Coltelli, Acuti e Macca-
relli, alle quali Ottone 4 Imper. concesse il governo un anno per
uno del 1209 in perpetuo, e volendo cominciare a tiranneggiare,
et imporre collette, il Popolo ricorse a Paolo Emilio di Ser Vgoe-
cione di Ranuccio di Targa da Spello, come a quello et a’ suoi
discendenti il d. Imperatore haveva data autorità. d? accomodare
le differenze fra il Popolo e quello cho reggesse Spello di dette
famiglie. Costui procurò che il d. Filippo restasse di far quella
novità, e di regger meglio, ma non obedendo, armo il Popolo, et
occise esso, uno di casa Acuto, et uno di casa Maccarelli, che
l’arivarono con molti armati; et il Popolo pregò Ridolfo Imper.
a levar tale governo a dette tre famiglie de Coltelli, Acuti e Mac-
earelli. L' Imper. ordinò che per l'avenire si estraessero ogn’ anno
da una bussola tre cittadini, uno per Rione, acciò reggessero la
terra, e come si eseguì sino al 1300.

(Olorinus, hoc An.).

1291. — Sora Chiarella o Chiaruccia figlia di Gioannetto da
Giano di Spoleto, discepola della B. Chiara da Montefalco, del
1291 per ordine di essa B. Chiara andò a Giano, dove fondò un
Reclusorio d’aleune Vergini sotto la regola delle terziarie della
Continenza di S. Agostino, data a d. B. Chiara dal Vescovo di
Spoleto. Del 1314 principiò un Monastero nel Colle di Giano,
e nel 1342 fu unito sotto l'ord. di S. Agostino, e de Canonici La-
teranensi, che ne prestarono il consenso sotto la disciplina del
buono P. F. Tomasuecio figlio di Tomaso da Spello dell’ Ord. di
S. Agostino, e poi del P. F. Bartole da Foligno del sud. Ordine.
V'entrarono a monacarsi un’ altra Margarita e Francesca di Cola,
ed Elena da Spello, e Falconetta d’Agnese di d. Giano, e del 1348
vi fu creata p. Abbadessa, e ne visse e morì in gran santità e
fama a 28 di Giugno 1345. Il sno corpo fu sepolto con gran de-
votione e concorso di Popolo in un divoto sepolero in d. suo Mo-
nastero di Giano, e poi trasferito nella Chiesa di S. Agostino di
Montefalco, appresso il corpo della B. Illuminata di Giovannello
di Montefalco, altra discepola di d. B. Chiara. :

(Ser Ofredus Ser Petri de Targa Olorini unus de Notariis...
B. Clarae Montisfalconis. Io. Olorimus Hist. MS. Hispellis. Am.
1291, 1814, 1342, 1343).
migliare di Bartolo famoso iuriconsulto estrasse nel 1358 le me-

f
LE CRONACHE DI SPELLO, ECO. : 261

1294. — L' Abbate D. Bertando di Raimondo da ...? Camal-
dolese, Visitatore del Papa generale viene a Spello per riformar
li Monaei del Monastero di S. Silvestro di Collepino, o di Monte
Subasio i quali eon il loro Abbate e 22 Monaci vivevano con molta
libertà e scandalo, et entrato nel Monastero con Cecco d'Vrbano
Custode perpetuo di Collepino e suoi Annessi, riprese assai detti
Monaci, alcuni penitentiò, altri carcerò, et altri castigò severa-
mente e poi entrò a Spello a visitar la sorella maritata a Gu-
glielmo di Targa da Spello, mentre egli era Abbate di quel Mo-
nastero, e visitati anco li Nepoti, ritornò a Roma, et entrò ai ser-
vitii di P. Bonifatio 8, dal quale fu fatto Arcivescovo. di Burdois
in Francia, e poi del 1305 fu creato Papa col nome di Clemente V.

(Io Olorinus, hoc An.).

1296. — M. Belardino di Simone di M. Leonardo Rossi da
Spello, erge in Spello un Monastero sotto il titolo di S. Maria del
Paradiso, cognominato. poi di Rosso, sotto la regola di S. Ago-
stino, a preghiera del nobile e sapiente huomo. Offreduccio di E-
gidio da Spello, e ne fu creata p* Abbadessa Elisabetta da Spello
dotata d’ogni virtù. Essendo poi questo Monastero del 1325 de-
strutto da Soldati, furno le sue Monache unite con il Monastero
di S. Chiara dentro Spello.

(Jo. Olorinus hoc An.).

1297. — Havendo le Monache di Vallegloria dato ad un O-
refiee di Todi per indorare un loro calice, 1’ Anello col quale era
sposata la B. Balbina da Spello mentre fu Abbadessa di questo
Monastero, mentre l'Orefiee pensó di tenerlo per se o di guastarlo,
l'Anello ritorno al Monastero per mano d'Angeli.

(Olorinus, hoc An.).

1300. — Muore nel Convento di S. Andrea Apost. di Spello
d’an. 80 il P. M. Fra Tomaso Vagnoli di Spello, discepolo del
B. Andrea Caecioli di Spello, e suo successore nel guardianato di
d. Convento dopo haver eompita la vita di d. B. Andrea, et haver
compilata la maggior parte delle croniche di 24 Generali dell’Ord.
Minore e molte memorie notabili di Spello e della B. Chiara di
Montefaleo e sue discepole, e della fondazione del Monastero di
S. Gio. di Spello, che lasciò nel Convento del Borgo di S. Sepol-
ero che egli eresse, e da questo libro Giovanni di Targa Olorini
e pronipoti, diseeso dal soprannominato Pietro di Targa, e fu fa-

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"mn CERNI SE imm Ie
262 M. FALOCI PULIGNANÍ

morie di Spello con aggiungerne altre, come l’ istesso fece il Dot-
tor Guido Olorini suo successore del 1575, dandoli il titolo di An-
nali di Spello. Fu questo F. Tomaso più volte Provinciale, Zio del-
celeberrimo Medico M. Simone Vagnoli, il quale si ritrovò alla
infermità e morte della B. Chiara da Montefalco. Fu F. Tomaso
da Spello ... in un Deposito del Coro della Chiesa di S. Andrea
di Spello.
(Io. Olorinus, An. 1245, 1269 et 1300).

1301. — A’ 22 di Agosto muore nella sua Patria il B. F. Gia-
como Bianconi da Bevagna dell’ Ord. de’ Predicatori, il quale fu
come un Apostolo nella sua Patria e Provincia, edificando Con-
venti e Monasteri, introducendo molte opere sante, convertendo
eretici e peccatori in gran numero, e fu il suo corpo sepolto nella
Chiesa del suo Convento in Bevagna, da lui edificato con gran
concorso de popoli convicini massime di Spello, Foligno eee.

(Piergilius in eius vitu. Olorinus, hoc An.).

1304. — Fra Bentivenga da Gubbio francescano passa per
Spello con una Compagnia d’ huomini e di donne quasi nudi, tutti
con una croce in una mano e nell’altra una frusta, mostrando
gran santità e penitenza; ma fu scoperto esser della setta de fra-
ticelli Eretici, e però per ordine de Superiori fu carcerato in Spello,
e mandato ligato in Roma, dove pagò la pena del suo grave pec-
cato con altri compagni principali, e la sua compagnia si di-
sperse e ridusse in fumo.

( Olorinus).
1305. — Questo Papa (Clemente V) si chiamava F. Bertrando

di Raimondo Gotone da Guascogna Arcivescovo di Burdeos Mo-
naco dell’ Ordine Camaldolese, e Visitatore di quell’ Ordine, per
haver maritata una sorella in Spello a’ Guglielmo della Targa,
mentre era Monaco ed Abbate di S. Silvestro di Collepino, et ha-
ver di essa generato più figli, in Spello et in tutta l' Vmbria furno
fatte molte pubbliche allegrezze, massime da suoi Nepoti, e da
Spellani. Come di nuoyo pochi mesi dopo, mentre si seppe in
Spello haver esso Papa creato Marchese della Marca d’ Ancona
Raimondo d’ Ottone da Spello figlio di sua sorella. Costui fu con-
sobrino di Raimondo del Goth, o Gatto Guascone fratello di sua
Santità la quale del 1310 creo Cardinal Diacono. S'aspettava che
il Papa ritornasse ad habitar in Roma, come havevano fatto i suoi

2
Antecessori, ma ad istanza di Filippo. Re di Francia che aiutò
questa sua promotione pose la sede Pontificia in Avignone di Fran-

LE CRONACHE DI SPELLO,.ECO.

cia, e non volle ritornare in Italia, ma mandò in Roma tre Car-
dinali, con Podestà senatoria, perchè e la città, e tutta Italia go-
vernassero

(Platina in Clem. V. Olorinus. hoc An.).

1307. — Passa per Spello la B. Angela da Foligno terziaria
di gran santità e fama con la B. Pasqualina sua Compagna, visita
sora Gregoria di Vanni da Spello nel Monastero di Vallegloria,
di molta bontà e spirito, e poi per la strada del Renaio si trasfe-
risce in Assisi a visitar i luoghi devoti e sacri religiosi, e poi nel
ritorno visita la Chiesa di S. Maria degli Angeli e se ne ritornò
a Foligno.

(Io. Targarinus. Olorimus hoc An.).

1308. — A 17 d'Agosto muore in gran santità e miracoli la
B. Chiara di Damiano dà Montefaleo Abbadessa nel Monastero di
S.:Croee di Bottaccio nel Borgo fuori di d. Terra dell’ Ord. di
S. Agostino, e sora Francesca di M. Ermanno da Foligno sua di-
scepola vi trova nel cuore molti segni misteri della Passione di
N. S. E Bordone Rettore d. Chiesa di S. Maria de Turri o Tur-
rita di Montefaleo Vieario di Pietro Vescovo di Spoleto, ne fa

. processo e ricognitione in presenza di M. Gentile di M. Agostino

Gilberti da Spoleto Podestà F. Francesco di Damiano fratello di
d. B. Chiara Custode della Valle Spolitana dell' Ordine. Minore,
sora Giovanna di M. Egidio Abbadessa nuova di d. Monastero,
sora Illuminata di Giannotto da Montefaleo et altre 3 Monache di
esso Monastero e molto Popolo che vedeva il tutto eon gran me-
raviglia, massime di M. Simone di Vagnolo da Spello medico ce-
lebre in Montefalco, il quale fece sparare il corpo di essa Beata,
e vi trovò nel cuore li detti Misteri. Concorsero alle sue esequie
gran numero di convicini, massime di Foligno, di Spoleto, di
.Spello, Bevagna, e molti infermi nel toccare il suo cuore e corpo
rimasero guariti, massime Fiordalisa d'Oderisio da Spello, che
haveva una postema nella gola.

(Ser Angelus Iacovelli de Montefalco, în processu sub die 22
Augusti 1308 in Mon. S. Clarae, et in processu MS. ibidem. Olo-
rinus, hoc An.).

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tuli eb Eo ein Pra er t C SR. M yd i e
Ld - pare me eame us mE Arti m li talit e iut i PT ERESSE GA OC
264 M. FALOCI PULIGNANI

1316. — Amedeo da Spello edifica in essa Terra il monastero
di S. Maria Maddalena, e nell’anno seguente fu da P. Gio. 22 fatto
essente da tutte le gabbelle e dazi con il Monastero di S. Chiara
di Spello dell'Ord. di S. Damiano.

(Olorinus, An. 1316).

1318. — Ser Offreduccio di Ser Pietro di Targa da Spello,
parente di M. Offreduccio di Marco Alessio (?) Canonico di S. Ma-
ria di Spello, è dal Vescovo di Spoleto et altri Commissari A po-
stolici eletto notaro per fabricare il Processo sopra la Canonizza-
zione di S. Chiara da Montefalco, e n’ottiene alcune sue Reliquie,
massime delle sue Vesti e scapolare, che poi ridonò alla Colleg-
giata di S. Maria della sua Patria.

Fiorisce in Spello Ser Giacomo di Bartoloccio da Spello, sol-
dato valente, il quale in diverse guerre era stato Capo et officiale
ed in Spello haveva gran seguito.

(Olorinus, An. 1318).

1319. — È gran guerra tra Perugini, Assisani e Spellani, e
però il Papa ordina che il Monastero di Vallegloria fuori di Spello
s'abbandoni, e le Monache di esso con le loro robbe siano trasfe-
rite in un altro luogo dentro Spello, come si eseguì appresso le
mura in una bella Piazzetta, con l’ istesso titolo di prima, essen-
done Abbadessa la d. Sora Gregoria di Vanni da Spello, che fu
di gran perfettione, e morì del 1348, e trasferì in questo nuovo
Monastero i corpi di S. Balbina, ed altre sue Monache.

(Olorinus, An. 1319).

1320. — Seguitando di governar la terra di Spello li tre Cit-
tadini, uno per Rione, conforme l’ordine dato già del 1208 da
Ottone 4 Imper. e da suoi successori nell’ Imperio, cavandosi da
un bussolo di cittadini -per il governo ogn’anno per li tre Sestieri,

alli quali furono posti i termini con Catene e Torrioni; con l’ oc-

casione che i rumori che causavano l'armi di Lodovico Bavaro
Imperatore per la fattione Ghibellina e Guelfa, li Spellani ritor-
narono a nuove discordie, ed a far scaramuccie e battaglia fra di
loro: ruppero le Catene et i Torrioni, e nacquero perciò molte
risse, facendosi molti danni fra di loro, massime nelle case fuori
di Spello. Onde il Papa ordinò che si levassero le Monache del
Monastero di Vallegoria fuori della terra appresso Collepino, e si
trasferissero dentro la Terra in un nuovo Monastero, che le due


Colleggiate eressero con la Comunità di Spello, a contemplatione

del P. F. Tomasso Pieea da Spello huomo di santa vita. Si ca-’

stigò poi quelli che ruppero i termini, e si agiustò il tutto.
(Olorînus, hoc An.).

1821. — Governando Spello Piero di Mauritio di Targarino
per il tertiero della Posterula, Bartolo di Salimbene la Mezota e
Luca di Giacomo di Camparello Porta Chiusa, fu di notte saccheg-
giata la casa di Maceo alias Binpo ricco di 40 mila fiorini, e fulli
levato un buon bottino, e fu nel Terziero di Porta Chiusa. Il Cam-
parello, che lo reggeva, con diligenza trovò il Malfattore, che fu
uno detto Trullo con certi ladri forestieri, e lo fece impiccare
avanti la d. Casa, ma la robba furata non si trovò. Fu ocelso an-
che Mario di Cola Passaro: ma non si legge perchè. Fu in que-
st'anno grave carestia di frumento, e di huomini da bene.

(Olorinus, hoc An.).

1824. -- Li Soldati di Lodovico il Bavaro Imperatore dal 1322
sino al 1330 andavano per le campagne dell'Umbria robbando et
abrugiando alcuni Casali del territorio di Spello, con l'aiuto d'al-
cuni Spellani esuli dalla Patria, per esserli stati confiscati i beni
dalli Governatori delli tertieri di Spello.

(Olorinus).

1326. — La Chiesa Colleggiata di S. Maria di Spello è sac-
cheggiata di quanto vi era di meglio, e tre furono impiccati con
i Sacrestani. Vna saetta fa cadere il Campanile della Chiesa di
S. Andrea,-et occise due frati. S'aecende il fuoco nel Monastero
di S. Gio. di Spello, e ne morirono otto. monache: e fu abrugiata
la Cappanna di Franco, con la morte di 70 pecore.

1327. — La moglie di Lodovico Bavaro Imperatore passa per
la strada publica avanti la porta principale di Spello, e mentre
sonavano le campane di Vallegloria, il suo cavallo rimase immo-
bile, e non volse andar più avanti. Fatto noto dall’Imperatrice di
visitar quel Monastero, per esserle detto che in esso dalle Mona-
che si viveva in gran santità, subito il cavallo se inviò da se a
d. Monastero, dove l’Imperatrice scese, visitò la Chiesa e le Mo-
nache, alle quali donò un Agnus Deo con diece mila scudi, che
servirono per finir la fabbrica del Monastero, che n’havevano ne-
cessità.
(Olorinus).

LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 265.

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-Spello fu ferito il Gonfaloniere del Comune, posto dal Rettore del

M.

FALOCI PULIGNANI

1328. — È occiso Renzo di Bastaglio del Terziero della Mez-
zota di Spello, et in suo luogo fu posto per Governatore Giosep-
pone di Ser Angerillo, il più ricco di Spello, e "1 figlio di d.
Renzo venne in discordia eon d. Gioseppone, facendosi molto danno
insieme, et in una scaramuccia il d. Gioseppe ne rimase ferito di
con la morte di 14 suoi seguaci, e dalla parte di Renzo ne rima- :
sero morti il figlio, la madre, la sorella, tre fratelli e altri otto
Compagni. Fu Gioseppone eareerato dal Governatore del terziero
della Mezzota, e dopo alcuni mesi si compose, e donò per sua de-
votione 600 fiorini alla Chiesa di S. Lorenzo, 300 fiorini alla Chiesa
dl S. Andrea, et altri 300 fiorini alla Chiesa di 5. Maria, e fu
posto dal Consiglio in luogo di d. Renzo, e si fe chiamare Gioseppe
di ser Angerillo di Targa.
E

1329. — Gran contesa fra Canonici di S. Lorenzo e Canonici
di S. Maria di Spello per le molte elemosine che si portavano alla
Chiesa di S. Claudio fuori di Spello, pretendendo ogni parte che

fosse la sua: ma infine il Vescovo di Spoleto sentenziò a favore AX
de Canoniei di S. Lorenzo, come antiehi padroni di essa Chiesa. |
(Olorinus).
|
1330. — Cade la torre del Comune di Spello che spezzò la

campana, et occise un famiglio. Cadde il Portone della Guardia
del Trebbio di S. Lorenzo, et occise due persone. Nella piazza di

Ducato dall'An. 1327 in qua. È gran discordia fra Terrazzani e

Cittadini pretendendo ciascuno il dominio di Spello. Fu trovato

morto Bartolaeeio di ser Giacomo, fatto occidere da Bartolo di Sa-

limbene per haverlo contrariato sull'entrar del Consiglio.
(Olorinus).

1331. — Si ricomincia in Spello la discordia de’ Capi delle
Parti, e sono occisi 4 Cittadini. E piantata sopra li Torrioni della
Piazza di Spello un iscrittione che diceva LIBERTAS, e fu tro-

vato esser stato Mariotto figlio di Gioseppone il più ricco di Spello, j
il quale con molto seguito si faceva il Padrone di Spello, e nella 1

notte ne occise otto suoi contrarii, e altri danneggiò. Onde arma-
tosi Targarino e Ser Lalli con molta gente andette contro d. Ma-
riotto, et oecise 22 de’ suoi seguaci, e molti furono feriti, e fuga-
LE CRONACHE DI SPELLO, E00. di 267

rono il d. Mariotto, il quale si ritirò nel suo Tertiero di Porta
Chiusa, bene fortificato. :
(Olorinus).

‘1332. — Li capi di Terzieri della Pusterula e della Mazota dt
Spello, danno tutto il governo della Terra in mano di Piero di
Mauritio di Targarino, e di Ser Lalli, per cacciare ed estinguere
il d. Mariotto, il quale fattosi capo di molti, massime di Porta
Chiusa, fece attaccare ad una finestra un insegna di taffettano
bianco e rosso, con un motto AUT CAESAR AUT NIHIL. Et al-
l’incontro di d. fenestra si vidde esposta un'altra insegna rossa
col motto NON CAESAR SED NIHIL. Vennero tra loro in seara-
muccia, e molti ne rimasero feriti d'ambe le parti, e fu carcerato
Guido fratello di Mariotto, il quale havea fatto ... molti suoi con-
trarii, e frustarli, e fece da Tiranno.

(Olorinus).

1334. — Nel 1333 e 1334 il sopradetto Mariotto di Gioseppone
da Spello con i suoi seguaci più che mai attendeva a far mali, e
tirannie nella Patria, facendo bruciar Case in Campagna, occidere
animali e Lavoratori delli sopradetti Targarino e Ser Lalli, e-tutto
Spello stava sottosopra, tenendosi serrate le Chiese, e si restò di
celebrarvi i divini offici. Un frate Minore di santa vita essagerò
più volte in Pergolo questi mali, e consigliò tutti alla quiete, et

‘a cacciar il Demonio seminator di zizanie, e discordia. Mariotto

gli mandò a dire, che lasciasse di fare queste essagerazioni, al-
trimenti lo faria il più infelice frate della sua Religione. Il buon
Religioso in una mattina di Pasqua di quest'anno' nella Chiesa di
8. Lorenzo più che mai essaggerò questi mali. Nel più bello del
predieare gli fece tirar aleune sassate, ‘ma non gli oolsero. Fu il
Frate richiamato in Assisi dal Provinciale per campargli la vita,
e fu accompagnato da molti Assisani, e Mariotto per la strada gli
fece un’ imboscata per occiderlo, ma fu difeso. Si fecero molti ho-
micidi in Collepino et in Castello S. Gio. contrarii a d. Mariotto.
(Olorinus, an. 1333 ‘et 1334). |

1335. — Una mala veechia di Spello, dinotando di fuori zelo

e santità, e di dentro avanzava fuoco et attioni de Demonii, per
lo spatio de XI anni istigò le parti di Spello a venire a battaglia
insieme, a non lassarsi di fortezza et a far mille mali, andando
di notte secretamente parlando hor l'uno hora all'altra parte, di

Lio agli amp nnde EH rn tet eu E yao rig nd AGIT d VO SANARE Y UNES QA D

m 68 M. FALOCI PULIGNANI

cendo una cosa ad una parte, et un altra all’altra, et i Spellani
come ciechi le davano udienza e gran credito, a guai a chi diceva
male di lei, o le faceva un dispiacere. Fu cagione di molte morti
e mali nella Terra e nel territorio, massime per i seguaci di Ma-
riotto, et i seguaci del Targarino, e di Ser Lalli capi di parti. In
quest'anno furono occisi più di cento huomini con Guido fratello
di d. Mariotto e molti suoi.
(Olorinus, An. 1335 usque a. 1395).

1336. — In Spello di nuovo vengono alle mani le parti di
Targarino e di Mariotto, cercando ciascuna dominare la Terra,
per istigatione della maligna Vecchia ne rimasero morti ... delle
Regioni, o Terzieri dl Mezzota e di Porta Chiusa, e 9 altri di
Posterula, et ad uno fu tagliato il naso, l'oreechie, e le mani.



1337. — In Spello nuove risse. Piero di Mauritio d. Targa-
rino capo di Popolo, ad essortatione della mala Vecchia promette
400 fiorini a Cesaraccio, huomo homicidiale se occiderà Mariotto che
tiranneggiava la patria. Et all’incontro Mariotto promesse 600 fiorini
a Grello suo servo se occideva Targarino, il quale fecea brugiar
la casa d’una donna cattiva dove rinchiuse Mariotto, dove morirono
tutti di casa eccetto Mariotto e la donna, per nome Fiorilla, che
erano andati altrove. E Mariotto fece abrugiar casa di Giacomo
della Mazzota per odio di Targarino ma dove non vi morse (2)
alcuno. Li Preti, li frati, le monache, per non star sicuri nelle
Chiese e loro Conventi, e non poter esercitar i loro offittii, e per
ricever molti danni da Mariotto e suoi seguaci, si querelano «al
Vescovo di Spoleto, il quale viene a Spello per ponerli in pace,
e ne parlò con Mariotto, che con buone parole quietò il Vescovo
promettendogli di non molestar più gli ecclesiastici, ma partito il
Vescovo fece il contrario, levando ai Canonici di S. Lorenzo tutto
il grano, e lo fece spianare e mangiare alli suoi seguaci. L’istesso
fece ai Frati Minori di S. Andrea, per dispetto di quel Frate che
predicò in Spello negli anni passati. Alle Monache levò grano,
vino, e fecile molte insolenze, come anco alle donne della Terra,
massime a quelli di Posterula, essendo morti il d. Ser Lelli Go-
vernatore di d. Tertiere, et in suo luogo fu posto Meo di Ser Meo.
Si voltò Mariotto anco contro il Gonfaloniere del Comune.

Ad istigazione di quella Vecchia le parti di Spello a 14 d'A-
prile vennero all'armi in campagna, dove andorno anche i. Preti
LE CRONACHE DI SPELLO; ECO. 269

armati, e quasi tutti quelli di Posterula in favore di Targarino.
Giunti in Piazza cominciarono la zuffa, dove fu ferito malamente
Mariotto, e persuasi fosse morto, li detti Targarino e Meo con le
loro genti entrarono nel tertiero di Porta chiusa, e lo posero a
fuoco e fiamme, e rotte le catene, si impadronirono della Guardia,
e de loro Torrone, et entrarono in possesso delli beni di d. Ma-
riotto. Furono occisi in d. Battaglia da 80 huomini della regione
di Pusterula, et altri 130 delle regioni della Mezzota e di Porta
IG chiusa, e molti feriti. Rimasero morte molte femine venute per
aiutare i mariti, i figli, et i fratelli. E la vecchia non si lasciò
vedere per più giorni, dopo haver attizzate le Parti alla battaglia.
E Mariotto così ferito, e mal trattato fu posto prigione per molti
giorni dal Targarino, da Meo, e dal Gonfaloniere del Comune,
per ordine del Consiglio, e fecero demolire alcune fortificationi
fatte da Mariotto.

(Olorinus. Olorinus, An. 1338).

1389. — Il Vescovo di Spoleto, ad istanza degli Ecclesiastici
j di Spello, fece far processo contro il sopradetto Mariotto, e due
Es suoi nepoti capi sventati, che stavano carcerati nel fondo della
Torre di Piazza, con bonissime guardie per più di 4 mesi; e finito
di far il processe, fu Mariotto appiccato a due ... strati della Torre
del Comune di Spello, dove fu trovato scritto un motto: NON
CAESAR NEC VLISSIS SED NIHIL, con gran spavento del Po-
polo. Li 3 Governatori di Spello ritornano a reggere li loro Ter-
tieri, e furono per la Pusterula Meo di Ser Meo, per la Mezzota,
Francesco di Giacomo di Ser Puccio, e della Porta Chiusa era
Governatore Giovanni di Vrbano, con l’aiuto custodia et autorità
del sopranominato Pietro Targarino, per essere questo tertiero
troppo diseolo, et il Confaloniero di Spello, pose pene grandi con-
tro chi rinovasse alcuna discordia con parole o eon fatti.
(Olorinus).

1842. — Per astuzia della mala vecchia, che tramava la ruina
totale di Spello, Maccarello nell’anno passato diede una sua figlia
À | per moglie a Sforza nepote di d. Mariotto, ancor (che) fosse ri-
B- o masto senza niente, avendoli perdute (?) tutto la sua robba, ch'era
più di cinquanta mila fiorini, che fece stupir tutto Spello di que-
sto suo sproposito, e però si viveva a Spello con gran timore; ma
però in quest'anno si visse con quiete. Ma l'anno seguente, per
astutia di quella mala veechia, e d'alcuni partiti di d. Sforza e

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c 270 M. FALOCI PULIGNANI

Maccarello che desideravano farsi Signori di Spello, e con scopo
di farli venir alle loro nozze molti principali di Spello, cercavano
accattarsi benevolenza, loro procurando occidere il Targarino, te-
nuto Pater Patriae per il suo buon zelo e valore, et, anco di oc-
cidere il d. Cecco Urbano, et altri principali loro Signori. E però
sì trovarono nella notte molti morti. Il Gonfaloniero fece appiccar
due che scoperti (sic) eh'andavano provocando la morte de sopra-
detti. Il Lamparelli con l’aiuto di Targarino e di Cecco Vrbano e
... fecero venir alcuni armati da Foligno, e con altri di Spello, in
tutti 200, assalirono li posti de nemici fautori di Sforza e di Mac-
carello, e n’occisero più di 40.
(Olorinus, hoc An. MS. Hispelli hoc An.).

1343. — Cesare di Maccarello e Sforza nepote del soprad. Ma-
riotto, e genero di d. Maccarello tiranneggiavano Spello, per à-
stuzie della sopradetta malvaggia vecchia, e non vogliono obedire
al Gonfaloniere di Spello; postovi dal Rettore del Ducato, il quale
se infermò per dolor, e ne morì, e lo Sforza con i suoi armati (?)
voleva impadronirsi. della Rocca per la sua morte; ma il d. Tar-
garino ne lo discacciò con la morte di 18 de’ suoi, et esso Sforza
ne rimase ferito. Il Rettore del Ducato elegge per. novo Gonfalo-
niere di Spello Ser Ranaldo di Giovanni Ranaldi da Bevagna, ma
il Tertiero di Porta Chiusa non volse rendergli obedienza ad isti-
gazione di detto Sforza e Maeearello: onde il Gonfaloniere con 50
armati mandatili dal Rettore sotto la guida di d. Targarino, fatto
Capo del Popolo come huomo di molto valore e prudenza, anda-
rono contro detti due tiranni, ma si fecero forti nel loro Torrione
di Porta Chiusa, e però si ritirarono il Gonfaloniere e Targarino.
Ma li detti Tiranni fecero da’ loro Armati di notte occider Mau-
ritio. fratello di detto Targarino, il nipote di Ser Meo, et il figlio
di Lamparello a loro contrarii, e nella notte furono trovati morti
e sotterrati secolari e Preti, et anco zitelle e fanciulle svergognate,
e poi occise, et in campagna fatti abbrugiare innumerabili, stando
le Chiese e li Monasteri sottosopra. Il vescovo di Spoleto mandò
a far processo contro essi un Notaro, al quale fecero detti tiranni
troncar la mano mentre scriveva. Ad istigatione della sopradetta
mala vecchia, tenuta dalle parti per una Sibilla, vennero le Parti
a battaglia fra loro a 19 di Maggio, e fa sì sanguinosa, che cor-
reva il sangue per strada: ne morirono il d. Ser Meo tanto buono
per essa sua Patria, 18 della Pusterla e della Mezota, e 26 di
Porta Chiusa: in tutto 44 morti. Targarino, Sforza e Maccarello
LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 271

feriti, e d. Maccarello e l'Vrbani prigioni. A 8 di Settembre il
Sforza con i suoi armati si impadronirono delli Torriori della Mez-
zotta e della Posterna, et abrugiarono quanto vi era, e lo Sforza
spiegava una bandiera col motto ECCE.TADEM (sic).

(Olorinus, hoc An.).

1344. — Per li rumori e risse de Spellani fra le Parti, non
furno conforme al solito estratti li tre Governatori de’ Rioni, ma
il Gonfaloniere ed il Consiglio di Spello confirmarono il d. Pietro
di Targa Olorini d. Targarino perpetuo Governatore del Rîone di
Posterula, e Custode del Castello di S. Giovanni, e capo dell’armi
di Spello, e di più Governatore della Mezzota con facoltà amplis-
sima di ... li Torrioni perduti, massime quello di - Porta Chiusa
vinto con li detti Sforza e Maccarello, e con il Targarino si uni
Cecco d'Vrbano, che era perpetuo Custode di Collepino, il quale
eon i suoi vassalli andava contro detti nemici, i quali non cessa-
vano di rubbare, ferire, et occidere gente per la terra, e saecheg-
giarono la Chiesa di S. Rufino. Venne un Frate dei Servi della
B. Vergine cercando poner in pace i Cittadini, parlando con tutti
i Capi, essaggerando l'ira di Dio, ma da d. Sforza fu fatto basto-
nare e cacciar fuori della porta di Borgo, a contemplatione di
quella Vecchia, che diceva quel Frate essere un Demonio in forma
di frate per far cader Sforza in mano de Nemici. In fine, per giu-
stizia di Dio, fu preso Sforza dal Targarino, e suoi Armati in casa
della Meretrice di esso Sforza per consiglio di Laura sua moglie,
figlia di d. Maccarino, e dopo fu messo carcerato nel Torrione
della Posterula: furno posti in possesso li tre Governatori estratti
quest'anno, e per ordine del Gonfaloniere fu Sforza appiccato a
due fenestre, con una iseritione NEC CAESAR; NEC VLISSES,
NEC SFORTIA. 3

(Olorinus, hoc An.).

1345. — In Spello, estratti li Tre Governatori delli Tertieri,
et entrati in possesso, Maccarello fece capo de suoi Armati Tan-
gone, huomo di gran statura, et animo, et fece per la terra molte
uccisioni, e mali, massime alli 18 de Marzo contro. li seguaci di
Targarino, et sino Preti con Preti, e Padri con i figli vennero
alle armi, e s’occisero assai fra loro, perchè temevono la parte
contraria. Il Gonfaloniere di Spello fece porre insieme 300 armati
capati, con l'Vrbano per cacciar dal Torrone Maccarello: fece
venire a Spello un frate che esorcizzasse, tenendo Tangone per
huomo diabolico, parendo che nè sassate nè botte gli appotesse.

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272 M. FALOCI PULIGNANI

Il frate da una fenestra lontana esoreizó Tangone, che lo fa fug-
gir da Spello.
(Olorinus, hoc An. 1345).

1346. — Maeearello eon i suoi seguaci, a 18 d'Aprile del-
l’anno seguente, per consiglio di quella mala vecchia, venne a
battaglia eon Targarino, con il Gonfaloniere, et altri suoi con-
trarii appresso la piazza, dove si fece grand'occisione, e strage,
che non si sentiva in Spello altro che strilli, e pianti, e non si
vedeva altro che sangue per terra. In questa battaglia la mal-
vagia vecchia; dopo haver acceso il fuoco, s'andava ritirando
nella sua casa. Nella maggior zuffa apparvero due Pastorelli, che
dissero venir dalle Montagne di Trevi, gridando verso le parti:
Fermate, fermate fratelli, non. vedete i prodigi del Cielo; depo-
nete le armi, e mirate in alto. Il che fatto dalle parti, viddero
apparire avanti loro una sanguigna Croce sopra la Torre della
Piazza grande, accompagnata da innumerevoli lumi, Alla cui vista
ciascuno gridò Misericordia e Perdono: tutti deposero le armi,
promisero per l’avvenire più non molestarsi ; Maeearello domandò
perdono a Targarino, e questi a Maccarello: li Terzieri alli Ter-
zieri, li figli alli Padri, et, i Padri ai figli. S’abbracciorno tutti
iusieme e domandarono perdono a Dio con lagrime di tanti mali
compiti; furono demoliti li Torrioni de Terzieri, si diede libero
arbitrio di governar al Gonfaloniero, si rese il tolto alle parti,
s'apersero le Chiese, andando ciascuno a render grazie a Dio. Fe-
eero piantar tre fanfani, in quella Piazza della battoglia, con la
Pittura di tutto il fatto seguito. e ciascuno fu reintegrato del suo
stato. Si fecero in quest'anno diversi sposalizi in Spello fra
dando Maeearello la sua figlia per moglie a ser Pietro di ser Gio-
vanni di Targarino nipote di d. Targarino. Urbano diede la figlia
per moglie di Lamparelli, et altri nobili sposaliti, si fecero, e
così in Spello si visse in gran quiete. Ogn’anno a 18 d'Aprile si
fa proeessione venendo (1) per Spello in memoria di d. appari-
Zione di Croce.

(Olorinus, An. 1346. Donnula in Apologia, p. 4, p. 288. Pit-
tura in ... ? ... Hispelli. Donnola abi supra).

1348. — Essendo nell'anno antecedente morti in Spello, Pie-
tro di Mauritio di Targarino d'Olorino primo Cittadino pianto da
tutto il popolo che gli fece molto onore nell’esequie, lasciando suo

(1) Questo racconto prodigioso fu raccolto dal Donnala, non dagli Olorini.
cmd

LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 273

herede con la Custodia del Castello di Collepino Pietro figlio di
Gio: suo fratello. Et anco morì Cecco di ser Matteo d’ Urbano,
altro buon Cittadino per la patria, pianto da tutti rimanendo suo
herede con la custodia di Collepino Benedetto suo figlio. Per que-
sto morto il Comune di Spello fece istanza al Papa che per l’av-
venire si degnasse di eleggere per Confalonier di Spello, non più
forestiero, ma un Spellano, e che per il primo si degnasfe eleg-
gere Bartoloecio di ser Giacomo di Bartoloccio da Spello huomo
molto stimato per le molte ricchezze riportate in patria del con-
tado di Brescia, per alcuni fitti che ritraeva (?) molti anni, et era
molto liberale e benigno, et il Comune l'haveva aggregato del
Consiglio, e desiderando qualche grado cospicuo, perche tutte le
custodie perpetue del Contado erano già date, Collepino ad Ur-
bani, il Castello di S. Giovanni all’Olorino, la torre dell’Acquatino
al Lamparelli, la torre di Quatrano 1’ havea ser Lallo, e Monte-
nero l’havea ser Mei. Il Comune mandò in Avignone per tal gra-
tia D. Francesco fratello di d. Bartoloccio, il quale era stato molto
tempo segretario del Cardinale di Santa Croce.

(Olorinus, An. 1348).

1349. — Dimorò D. Francesco 4 Mesi in Avignone ed ottenne
dal Papa per se l’Abbadia di Venafro, di sei mila fiorini d’entrata,
ot il Vescovato d'Ippona, e per Bartoloccio suo fratello il Gonfa-
lonierato in vita di Spello, e ritornò in Spello a 22 di Settembre
1249 dopo esser stato consecrato Vescovo ; e fu assai fuori di Spello

‘incontrato da Priori e Popolo con pubbliche allegrezze di cam-
I

pane e suoni. Smontò alla Chiesa di S. Lorenzo, e nella mattina
seguente celebrò messa pontificale. A 4 di Ottobre di quest’ anno
1349 Bartoloccio vestito di damasco rosso, com’anco li suoi ser-
vitori, accompagnato da tutto il Popolo, entrò nella Chiesa di
5. Lorenzo, giurò fedeltà al Papa, et alla Patria in mano del Priore
di essa Collegiata, ch’ era D. Ranaldo Puccioli da Spello, in pre-
senza di d. Vescovo suo fratello, del. Vescovo di Todi e di molti
forestieri e terrazzani, e si gridò Viva Bartoloccio Gonfaloniere
perpetuo, Viva il Papa e la Chiesa, Viva Francesco Vescovo di
Ippona. Ritornarono poi a casa loro, e Bartoloccio per tre giorni
fece Corte bandita, scarcerò Prigioni, sodisfacendo li loro debiti del

proprio, fece molte elemosine a poveretti, maritò e monacò molte

zitelle, aggiustò molte differenze, e castigò delinquenti con ottima
giustizia, e gusto del Popolo.
(Olorinus, an. 1349).

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igo Agile rn pre nte mE emm ea nq Ari LL rernm irt i em MB f ue ente i 0
274. M. FALOCI PULIGNANI

1352-1353. — Vico di Chiatta da Spello, padrone del Casale
delle Vigne di S. Nicolò, e della Maestà ivi ... detta di Vico, e
poi dal Comune di Spello vi (fu) fabricata una Chiesa detta la
Madonna di Vieo, non lungi da Spello, sulla strada publica, es-
sendo huomo ricco per usure fatte, et huomo di cattivi costumi,
tenendo mano a molte soperchierie (?) che si fanno dentro e fuori
di Spello, s' uni con d. Bartoloccio Confaloniero di Spello, e di
notte si facevano molti mali.

(Io. Targarinus, Olorinus, An. 1352-1353).

1356. — Muore Margarita figlia di Giovanni d’Acuto, detti
poi Urbani da Spello e moglie del sopranominato Bartoloecio Con-
faloniere di Spello; della sua dote, che era di fiorini 18 mila la-
sciò suo usufruttuario esso suo Marito, e dopo la sua morte so-
stitui suo herede il Monastero di Vallegloria dove fu sepolta, e
l'Abadia di S. Silvestro di Collepino, e la Chiesa di S. Lorenzo

di Spello. Il d. Bartoloecio nell'anno seguente prese moglie Giulia

figlia del Conte di Sterpeto, che l'anno seguente generó Filippa,
che fu poi maritata a M. Giacomo di Masciolo da Spello.
(Olorinus, hoc an. et 1357).

1358. — Filippo d'Antella Vese. di Firenze Rettore del Du-
cato di Spoleto, havendo fabbricata una rocca a Spello, et essendo
da alcuni ribelli della Chiesa gittata a terra, ne fa rigoroso processo
per gastigarli. In Spello e luoghi convicini fanno gran infermità,
e ne morirono molti Preti, frati e Monache massime in Spello.

(Olorinus, hoc An.).

1398. — Del 1358 per ordine del Card. Egidio Legato esso
Filippo fe edificare in Spello una rocca, ma poco dopo fu da ri-
belli gittata a terra.

(Olorinns, An. 1358).

1359. — Ritorna d’Avignone a Spello, dopo tre mesi, Barto-
loccio con la conferma di Confaloniero a vita, Ser Pietro di Gio-
vanni di Targarino Olorini confermato Custode perpetuo eon i
suoi discendenti, del Castello di S. Giovanni.

(Olorinus).

1363. — Il d. Bartoloccio per la stretta prattica di d. Vicco,
cognominato Rosso, per esser di pelame rosso, comincia a far
molte tirannie in Spello e nel Contado. Il Consiglio di Spello ne
LE CRONACHE DI SPELLO, ECC.

215 .

serive a Franeeseo suo Fratello Vescovo d'Ippona a Venafro, dove
era Abbate, et esso gli fece esporre ammonitioni e piü minacce.
Bartoloccio si emendò facendo molte elemosine a diversi luoghi
pii, et a Poveretti. Il d. Vico ancor si ritirò dal male, et edificò
sotto la sua vigna nella strada maestra Romana, non lungi da
Spello una.Maestà o piccola Chiesa, ad honore della B. Vergine,
che poi si disse la Madonna di Vico o di Rosso. Il Consiglio di:
Spello del 1373 in quel luogo edificò una Chiesa con l'istesso ti-

tolo.
(Olorinus, hoc An.).

1364. — Gli offieiali di P. Urbano V distruggono il mona-
stero di S. Silvestro di Collepino, per il poco buon esempio che
vivevano in esso i Monaci Camaldolesi et il P. D. Miliardo (?) da
Siena Abbate di quello n’era assente, et haveva lasciata la cura
di d. Abbatia al Priore e Canonici di S. Lorenzo di Spello. Il
Papa ne crea nuovo Abbate il P. D. Bartolo di Cecco da Spello,
il quale provò di restaurare il Monastero, et D. Gio. Ghiglioni
Rettore delle Chiese di S. Pietro in Vegnale e di S. Rufino di
Spello ... la spesa della fabbrica: ma dopo An. 2 morì del 1366,
d’anni 80, e molti corsero in Avignone dal Papa, per haver que-
sta Badia, massime D. Riccio da Spello, Camaldolese, et il 4 Papa

ne creò nuovo Abbate del 1367 il P. D. (sic).
(Olorinus, An. 1364, 1366).

1367. — Essendo del 1367 morto in Venafro Francesco di M.
Giacomo di Spello, Abbate di Venafro, e Vescovo di Ippona, e
lasciato suo herede Bartoccio suo fratello Confaloniere perpetuo
di Spello, e di Collepino con obbligo di dispensar ai Poveri et a
Chiese sei mila fiorini, come egli subito dispensò, rimasto Bar-
toccio primo di d. Fratello, al quale fece solenni esequie nella
Chiesa della sua Abbadia, con ... non havendo- chi lo riprendesse
de’ suoi misfatti, che era il d. Francesco, grand’ huomo da bene,
e benemerito della Patria, intendendo che alcuni nobili di Spello
volevano levargli il dominio, a persuasione del sopranominato
Vieo da Spello, fece da aleuni sicarii, e suoi servitori oceidere
Giovanni d' Urbano, Antonio di Ser Pietro di Targarino,.e molti
suoi contrarii, et altri gittar per le ripe di Collepino: fece scan-
nar molte donne, perchè la pigliavano contro esso Bartoccio, a

favore di quelli ehe egli voleva estinguere, e fece anche gran ,..
276 M. FALOCI PULIGNANI

Casali de Targarini di Ser Lallo, di Ser Meo, di Ser Zampanello,
et altri contrarii suoi.
(Olorinus, An. 1368, 1369, 1370).

1572. — Seguitando Bartoloecio di Ser Giacomo Gonfalonier
perpetuo di Spello di far tirannie verso li suoi sudditi, in com-
pagnia del sopranominto Vico d. Rosso da Spello, il Consiglio di
Spello per ordine del Rettore del Ducato, e del Cardinale Egidio
Legato d’Italia, mandò Francesco di Ser Pietro Targarini con
molti armati alla casa di d. Bartoccio, e posero a fuoco quanto
v'era; e Bartoceio e Vico travestiti fuggirono per una porta se-
creta della terra, andando per le campagne abrugiando casali,
rubbando, levando !' honore alle donne, et oecidendo chi li veni-
vano alle mani, massime delle famiglie d’ Urbano, Targarino,
Ser Lalli, Lamparelli, e Ser Mei.

(Jo. Targarinus, Olorimus, An. 1372).

1373. — Il Cardinale Egidio Albornoz Spagnolo Legato d' Ita-
lia, ... ehe il sopranominato Bartoloecio Confaloniero di Spello
seguiva a far molti mali e tirannie, ordinò ad una squadra d’Ar-
mati, che teneva in Assisi, che gli dassero in mano, vivo o morto,
il d. Bartoloccio. Il B. Tomassuccio da Valcimara di Nocera, ter-
siario francescano, ch’ haveva lo spirito profetico, andava per
l'Vmbria predicando, e minacciando ai Popoli l’ ira di Dio verso
loro se non si emendassero, pervenne in Spello, e procurò di ri-
conciliare il Popolo con Bartoloccio; ma egli invece di mutarsi,
fece cacciar di Spello il Beato, con fargli molte minacce, se vi
tornano più, o tra ... quest’accordo. Il Santo Frate non sapendo
l’ordine del Cardinale, nè altro, ma con carità gli disse: Non an-
drai in Assisi; perchè sarai ammazzato. Bartoccio con ingiurie lo
cacciò da se, e per disprezzo montò a cavallo con i sui Sbirri,
e se inviò verso Assisi; e giunto in un luogo dov era una squa- -
dra ... de soldati di d. Cardinal Legato, gli uscì all’ improvviso
contro, occise Bartoloccio, e fugò li suoi Sbirri. Il che saputo dal
B. Tomassuccio, profetando disse; Et ecco Spello liberato dal Ti-
ranno. Il Consiglio di Spello d’ordine di d. Cardinale, e del Ret-
tore del Legato (Ducato), entra in possesso di tutta la robba di
d. Bartoloccio, e di d. Vico, e d’altri suoi aderenti: Così terminò
il fine di d. Bartoloecio, dopo haver dominato Spello An. 26 dal
1347 sino a quest'anno,
LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 27%
(Guido Olorinus, Hist. Hispelli, MS. apud Priorem S. Lau-
renti Hispelli, et copia apud me, An. 1373).

1374. — Il d. Cardinale Legato fa fabbricare in Spello, in
un ameno Colle, che soprastava alla terra, appresso alla Chiesa di
S. Severino, una forte Rocca, per ponervi il presidio, per timore
de’ Capi di Parte di Spello.. Furono eletti per Assistenti a questa
Fabbrica il Rettore Generale del Ducato di Spoleto, Ser Pietro di
Ser Giovanni di Targarino da Spello, secretario di d. Rettore, e
Padre del sopranominato Francesco, al quale ser Pietro, e suoi di-
scendenti di casa Olorini, fu da d. Legato e da d. Rettore date su
governo le torri di Spello, con obligo di tenerle presidiate in tempo
di guerra.

(Olorinus, An. 1374).

1377. — Essendo state molti anni a dietro fra Folignati e
Spellani grandissime discordie per ragione di Confini, et essendosi
insieme convenuti, che ciascuno potesse senza sospetto alcuno an-
dar per tutto a far mietere i campi suoi, et a far ogni faccenda,
i Spellani credendo alle promesse, uscendo (?) liberamente ne’
campi a mieter i loro grani: li Folignati veduta l'occasione e non
ricordandosi più delle convenzioni, uscirono con grand impeto
dalla Città, et andati alla volta de metitori Spellani, ne fecero da
daecento prigioni, et aleuni n’occisero. Il che inteso da Perugini,
essendo li Spellani sotto la loro protettione, vi fu mandato con
una grossa banda de’ Cavalli M. Pietro della Corona Tedesco, il
quale giunto a Spello, ordinò subito che alcuni soldati, che erano
prima alla guardia di quella terra, con alcuni dell’ istesso luogo,
andassero alla Torre di Pasano ove i Folignati tenevano un buon
numero di soldati alla Guardia, essendo ne confini di Spello e di
Foligno, e che fingessero di volersi dar battaglia. Il che comin-
ciato a tentarsi, i Folignati udito il rumore, e credendosi di farli
tutti prigioni, uscirono con grand impeto dalla Città, e se ne an-
darono a quella volta; ma non riuscì loro il disegno, perciocchè
M. Pietro che era molto accorto havendo messo in punto le sue
genti, e fattele tutte in un tempo, et in diverse parti comparire,
e tolti in mezzo i Folignati, cominciò aspramente a combatterli,
e strettoli da più parti, furono agevolmente posti in rotta, occi-
dendone intorno a 70, e da 30 ne furono fatti prigionieri di Foli-
gnati, e se dalla notte non fossero stati sopragiunti, havrebbero
fatto maggior danni et occisione.

(Io. Olorinus, 1377).

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1387. — Essendo Castellano della nuova Rocca di Spello Ser
Giacomo di Corno da Balzano, fa aspra giustizia contro i ribelli,
e disobbedienti. Muore il P. Fr. Giovanni Terzo dal Borgo di S. Se-
polero Generale de Camaldolesi, molto benemerito del Monastero
di S. Silvestro di Collepino, che sino dal 1364, cominciò a re-
staurarlo, e vi pose per Abbate il P. D. Bartolomeo di Cecco da
Spello.

(Guido Olorinus, Hist. Hispelli MS).

1388. — Muore in Spello Giovanni Targarino Olorini, dottor
di leggi celebre di an. 82 e collettor di molte cose antiche di
Spello, e di questa Valle Spoletana, non solo del tempo suo, ma
quelli (che) trovo memorie notabili di Spello massime dal 1228
(alias dal 1219) sino a quest'anno. E dopo esso scrisse gli Annali
di Spello il dott. Guido Olorini da quest'anno sino all’an. 1600 (2)
che morì. E dopo esso sino al 1620 Francesco Olorini fu poi (?)
Canonico a S. Lorenzo.

(Guido Olorinus, Annal. Hispelli MS. apud Priorem S. Lau-
renti).

1897. — Il Papa, essendo dimorato in Perugia et in Assisi
per quietare li rumori nati in essa eittà, dal 1391 in qua, ritorna
a Roma; e passando per il Borgo di Spello nella strada Publica,
vi concorre quasi tutto il popolo per la sua beneditione, e per ri-
conoscere il suo vero Signore; e la sera si fermò in Foligno, in-
contrato con molta pompa ed allegrezza da Vgolino Trinci Signore
della Città, e parente di Sua Santità.

(Guido Olorinus, hoc An.).

1400. — Vanno al Santo Giubileo di Roma molte Monache di
tutti i Monasteri di Spello con alcune Confraternite di essa Terra.
Vi va ancora la Compagnia dei Bianchi, la quale passa per Spello
e lascia nella Chiesa del Convento di S. Andrea un Crocifisso,
perchè non si poteva andar più avanti per il gran peso, e fece
miracoli in Spello. Questa Compagnia fu in Roma dal Papa di-
spersa e castigati i Capi come eretici.

5'impadronisce di Spello Gio. Galeazzo Visconti Duca di Mi-
lano, dopo di aver fatto il simile Perugia, et Assisi, fece col Co-
mune di Spello alcuni Capitoli: ma la sua Signoria duró poco,
poichè morì nel 1402, e poi vi entrò Braccio da Montone per Si-
gnore, che poco dopo ne fu discacciato da Ser Giovanni Pucci da

è
CSI

LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 279

Spello e suoi aderenti i quali v' introdussero Ceccolino Michelotti

perugino del 1407.
(Guido Olorinus, Idem Olorinus, hoc An.).

1406. — A di 21 Decembre i folignati mandano molti vettu-
rali con calce, rena, e pietra per fabricare una Torre che guardi i
confini nel Campo del Combattere (?) Ma Ranuccio Targarini Olo-
rini uno de principali di Spello con 200 Armati va in quel luogo
per ordine del Consiglio di Spello, e fa prigione tutti quei Vettu-
rali in Spello, et havendo considerato chi li mandava, li rimandò
a Foligno liberi.

(Idem Olorinus, hoc An.).

1407. — Havendo gli Spellani carcerato molti vetturali di Fo-
ligno, per haver portate robbe da fabbricare una Torre nel Campo
del Combattere nè confini con Spello, i Folignati minacciano far
grave cose contro i Spellani. Ma Ranuccio Targarini Olorini come
soldato pratico di Sforza da Cotignola, va con Carlotto di Gio-
vanni e 25 altri Compagni nelle Ville di Fiamengna e di Budino
saccheggiando et abbrugiando alla peggio, riportandosi del campo
grosso bottino, dove da Spellani si teneva la guardia,.e quella
lasciata in custodia a Cesare di M. Martino con sue genti, il d. Ra-
nuccio e suoi, Atto di Gualtiero, di Pietro di Taddeo e molti altri
soldati risolvono di ricuperar la Rocca di Pasano, che dicevano
haver levato i Folignati a Spellani molt' anni sono con l’ aiuto
dell’ Imperatore. Onde con molti Armati per la via di Collepino,
e per li colli di S. Caterina di Spello, tutti, uniti insieme giun-
sero di notte in d. Rocca, et avanti trovarono alcuni muli e ca-
valli carichi di farina e di vino, che havevano mandato i Foli-
gnati in d. Rocca per vitto di quei di dentro, mandati da Foligno
a difender quella Rocca, li quali li Spellani si posero ad assediare.
I Folignati che stavano nella Rocca vedendo tanta gente comin-
ciarono a tirar fiondarate, e balestrate alla peggio, et i Spellani
restarono feriti, per la maggior parte, e per dubio che non gli
tirassero con gli archibugi grossi, si scostarono i Spellani dalla
Rocca, ma nel giorno seguente ne ritornarono ad assediarla. E
perchè quei di dentro non havevano da vivere, a capo di tre
giorni M. ‘Francesco Elmi, detto Ser Elmetto di Giacomo di Ser
Elmo da Foligno, ehe vi stava per custode, e capo, cominciò à
dar segni di rendersi a patti, e così con Capitoli e con alcune
conditioni uscirono dalla Rocca tutti, ch’erano 34 compagni bene
280 M. FALOCI PULIGNANI

armati. I Spellani entrarono dentro la Rocca, che fu a 12 Gen-
naio ‘1407. In Spello con campane e altri segni allegri fu fatta gran
festa di quest'aequisto. della Rocca. Il Consiglio di Spello mandò
alla Rocca alcuni cariaggi di pane, vino e carne salata con molta
gente, passando per la strada di Collepino. Vennero ad offrirsi al
Comune di Spello D. Guido di Ser Lello, l'Abbate del Monastero
di S. Silvestro, Benedetto d'Urbano, Custode perpetuo di Colle-
pino ed'altri. Il d. Abbate mando alla Rocca molta robba da vi-
vere, e li Spellani fortificarono essa Rocca, e stavano disposti a
resistere ad ogni empio. Ser Elmetto Elmi da Foligno con li suoi
compagni, per haver hauta una buona riprensione dalli Consiglieri
di Foligno, per essersi vinto, andó con li suoi compagni al Campo
della Battaglia contro Cesarone, e suoi Armati che ve stavano in
guardia, e vennero fra loro ad una erudel battaglia, che vi resta-
rono morti la maggior parte di essi, e Ser Elmetto ferito, et ri-
portato a Foligno, dove si diee esser morto. E Cesarone ancorchè
esso ferito non abbandonó mai detto Campo. E perchè li Folignati
mandarono gente ad occupare il Castello di 5. Giovanni de Spel-
lani, et a far aguati per le selve e luoghi vicini per ricuperar la
Rocca di Pasano, Ranuccio Targarini mandò a d. Castello Tebaldo
con 25 Armati, e di più vennero. molti nobili di Spello, fra quali
Muzio di Ser Cecco, Guesio di Pietro Vanni, Vico di Mastro Mar-
tino. di Omonato, Marino di Ser Lallo, Giacomo di Pucciarello,
Cecco di Giacomo di Lamparello, Bartoccio di Tullio di dh
rino, Pietro di Stefano di Passaro, et altri, tutti con
mani, entrarono in d.

arga-
armi alle
Jastello di S. Giovanni, dove trovarono
vicini otto huomini, i quali vedendosi colti all'improvviso, vole-
vano darsi alla fuga, ma non poterono, perché furono tutti presi,
e ligati li posero .in Carcere in fondo della Roeea di d. Castello,
e poi presero Cipolletta, e sette Armati di Foligno, perchè d. Ci-
polletta ricevè in casa sua appresso il d. Castello li Sopradetti
Sette, ed erano vestiti da Pecorari, e s'offerse a Folignati di dargli
in mano d. Castello, per disgusto che d. Cipolletta haveva rice-
vuto da d. Ranuccio per causa del passo dato. Fu poco dopo il
d. Cipolletta, per ordine del Consiglio di Spello appiccato in un
albero avanti la porta di d. Castello come traditore della Patria,
e lasciato appeso in aria per piü giorni in preda degli Uccelli, et
Animali, gli fu spianata la casa, e confiscati i suoi beni. Il d. Te.
baldo entrò in possesso de’ beni di lui, e rimase con 25 Armati
in Custodia di esso Castello, e ricevè dagli Abitatori 12 Agnelli,
4 Capretti, e molte offerte e cortesie. Il d. Abbate di S. Silvestro


TO SRNSER YU RIU BENE ES Drm

LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 281

e Benedetto Urbani di continuo mandarono cariaggi di robba per
vitto di Spellani che stavano in custodia di d. Castelli, come l'i-
stesso fecero nella Rocca di Pasano, dove stava il detto Ranuccio

' con molti armati. Quelli 8 Folignati che stavano in aguato in

quelle selve, e furono carcerati da d. Ranuccio, confessarono esser
venuti e mandati da Folignati per occidere il d. Abbate, et il d.
Urbani loro grandi nemici, i quali si fortificarono nel Monastero
di S. Silvestro, et Collepino facendovi venire i loro Parenti e
molta gente. Il Comune d’Armezzano, Castello del Comune d’As-
sisi, d'ordine del loro Custode, e della Città d’ Assisi, mandò a
donare ai Spellani, che stavano nel Castello di S. Giovanni 14
Agnelli, e molte forme di cascio, le quali Pandolfo di Paolo di
Ser Meo, che stava con Tebaldo per capo dell’ Armati di Spello,
divise parte per esso e i suoi Compagni, in esso Castello, e parte
mandò in Passano a d. Ranuccio Targarini, il quale attendeva a
custodire la d. Rocca dove da Spellani del continuo si mandò al-
tra robba et maggior aiuto.

(Ex Epistola Pandulphi Pauli Ser Mei Hispellatis, data in
Castro S. Iohannis die 15 Maij 1407 ad D. Mauritium Petri d.
Targarinus Vicarium Ep. Anconae, registrata in Histor. Hispelli
a D. Guidone Olorinus Hispellate F. C.).

1410. — Le Monache del Monastero dei SS. Giacomo e Mar-
garita di Spello dell’Ord. di S. Benedetto, le quali avanti venis-
sero in questo Monastero ... habitavano in Prato nel Monastero di
Rosso, sotto l’invocatione dell’ Assuntione della B.ma Vergine, per
timore delle guerre che erano in questa Valle Spoletana, vanno
ad habitare dentro Spello nel Montarone, nel Monastero di S. Chiara
dove del 1465 s’unirono con esse, e lasciarono la vita e regola di
S. Chiara, e presero quella di S. Benedetto.

(Olorinus, An. 1410 et 1465).

1411. — Il Conte Guido Montefeltro Sig. d’ Urbino occupa
Spello, e se ne fa Signore; et il Comune di essa Terra gli pre-
sentò le chiave, e gli rese obedienza per non haver questo danno
e rovina: sebbene Ranuccio di Ser Pietro di Targa Olorini come
provisionato dal Papa, non volse mai rendergli obedienza, et il
Consiglio non ebbe ordine di molestarlo, anzi per guadagnario,
gli donò una catena d’oro di valore di 120 florini.

(Olorinus).
282 M. FALOCI PULIGNANI

1413. — D. Mauritio di Targarino, essendo Vicario Generale
del Vescovo di Ancona, fu da Papa Gio. 23 ereato Vescovo d'Ip-
pona in Africa, et a Spello sono fatte pubbliche allegrezze di fuochi
e soni.

(Olorinus).

1415. — Ceccolino Michelotti Capo del Popolo di Perugia,
giunge in Spello con mille cavalli e mille fanti, aspettando le genti
di Carlo Malatesta, et altri, per discacciar Braccio da Montone, il
quale con Malatesta Baglioni era capo de fuorusciti di Perugia. Il
che saputo da Braeeio, venne col suo esercito in una notte avanti
l’alba al Borgo di Spello, e conquassò tutta la Compagnia di Cecco-
lino, che vi alloggiava tutta sonnacchiosa, e però tutti di essa
fuggirono senz'armi e senza brache. Ceccolino che stava dentro
Spello volse venire con la sua cavalleria contro Braccio: ma non
potè, perchè Braccio haveva occupate tutte le porte di Spello, et
essendo. stato Ceccolino avvisato da Piernicola dalle mura, se ne
fuggì a 12 Luglio di quest'anno, e la sua fanteria tutta si disperse.

In quest'anno il B. Giovanni da Stroncone Commissario Ge-
nerale dei Minori Osservanti, e già discepolo del B. Paolo Trinci
da Foligno, ottiene per la Riforma de Zoccolanti d. Osservanti dal

.Papa il Convento di S. M. degli Angeli fuori d’ Assisi, partendo-

sene i Frati Minori Conventuali.
(Olorinus. Waddingus, hoc Am.).

1419. — Il Comune di Spello manda a Braccio in Perugia il
solito tributo del Pallio per suo ordine, et una di damasco rosso
con fioroni d’oro, e d’argento et in mezo era l’arme di Braccio,
e li specchi con la Croce di Spello, col motto OPTIMO DOMINO
HISPELLATES D. D. D.

(Manca il richiamo).

1425. — Si celebra il Giubileo in Roma, con molta solennità.
Di Spello v’andarono le due Collegiate, molti Preti le Compagnie
di S. Giorgio e dellà Misericordia, e molti laici, come anco di
Foligno e d’altri luoghi convicini.

(Olorinus).

A 23 d'Ottobre Papa Martino V, l'anno 8 del suo Pontificato
concede Spello con li due Cassari o Roeche in governo a bene-
placito suo e della Sede Apostolica a Malatesta e Nello figli di
Pandolfo d'Oddo di Baglione Baglioni Domicello Perugino, e par-
vr T

^

LE CRONAOHE DI SPELLO, ECC. 288

ticolarmente ciò fece, perchè il d. Nello haveva una figlia di Carlo.
figlio di d. Braccio Fortebracci e.Nipote di Oddo figlio naturale
di d. Braccio, il quale Oddo per la morte di Braccio di Giugno
si fece Padrone di Spello, di Montone e di altri luoghi: ma morto
Oddo di Settembre di quest'anno, Spello et altri luoghi ritornarono
alla Sede Apostolica.

(Breve. P. Martino V. Faustus Gentilis Donnola et Guido
Olorinus. Hist. Hisp., hoc Ammo).

1433. — [L'Imperatore] Adi 21 [Agosto] giunge in Foligno
eon 400 fanti, e 1500 Cavalieri tutti Conti, Baroni, due Re, et altri
numerosissimi ... in tutti quattro mila, e si stimò da mille anni
in su, non fu visto venir in Italia Imperatore con si gran pompa.
È ricevuto alla grande da Corrado Trinci

(Olorinus, hoc An.).

1487. — Muore in Spello a 25 di Gennaro Malalesta Baglione
figlio di Pandolfo, Signor d’essa Terra, e Generale de’ Perugini,
contro i Raspanti, dopo aver tolto a Michelotto Assisi, Monteleone
(?) ... Gubbio, e non senza qualche sospetto di veleno datogli
dal Medico ad istanza de Folignati, onde se presto non se ne
fuggiva, Nello fratello di esso Malatesta, 1’ avrebbe fatto morire.
Per la cui morte Spello, Cannara, Bastia, e Col di Mancio posse-
duto da Malatesta, fatti li loro Consigli, eleggono per loro Signore
Braccio figlio di lui.

(Olorinus).

1442. — S. Bernardino da Siena predica in Spello, tutta la
quaresima, divide gli huomini dalle donne in Chiesa eon una tela:
istituisce la Compagnia del Nome di Gesü, e la Cona che portava
in mano col Nome di Gesù, lascia al Convento di S. Andrea di

' egsa terra, e vi istituisce molte opere buone; come ando in Fo-

ligno, Assisi, e Spoleto.
(Olorinus).

1446: — Il Papa riconeede Spello a Nello o Lionello Baglioni,
dichiarandolo suo Vicario perpetuo.
(Olorinus). ;

1449. — Gran peste per tutt'Italia, morendone à migliaia, et
in Spello morirono tutti quelli che diedero causa di diseordie ei-

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lan” 284 M. FALOCI PULIGNANI

vili nella Patria. Il che mostrò che Dio haveva mandato la peste
per i peccati degli huomini.
(Olorinus).

1450. — Vanno in Roma a prendere il santo Giubileo gran
parte degli habitanti dell'Umbria, tanto secolari come ecclesiastici
e regolari. Di Spello vi andarono le Monache di tutti li Monasteri,
li Confratri della Misericordia, e molti secolari. D'Ottobre il Papa
va in Assisi, dove la Compagnia di S. Giacomo di Spello ottiene
l’essentione di non pagar gabbelle, per l’ospitalità, che faceva a
Peregrini, che andavano o ritornavano da Roma.

(Olorinus).

1453. — Benedetto Urbani Priore della Colleggiata di S. Lo-
renzo di Spello e i suoi Canonici fanno rifare le due Campane
della loro Chiesa spezzate per la loro antichità. Edificò esso Ur-
bani, ch'era Dottor Celebre, e discepolo del famoso Baldo, a sue
spese la nuova Sagrestia di S. Lorenzo, e pose i fondamenti della
Chiesa di S. Ercolano, che era sotto essa Chiesa di S. Lorenzo,
per obedire al Concilio (?). che ordinò che non si potessero più
tener chiese et oratorii sotterranei et esso la profanò. Il Capitolo
della sua Chiesa fece erigere dentro la Chiesa di S. Lorenzo una
Cappella ad honore di S. Ercolano secondo di tal nome mar. e
Vese. di Perugia, con obbligo di celebrarvi la sua festa con rito
doppio ogni anno al p. di Marzo.

(Olorinus).

1456. — I Cristiani sotto la guida del B. F. Giovanni da Ca-
pistrano Minor Osservante di gran zelo e santità, ottengono una
gran vittoria contro i Turchi, in Belgrado. V’ andò fra gli altri
Capitani il .Vaio da Spello. Il Papa, per tirar avanti la guerra
contro i turchi, e per ricuperar Costantinopoli, impone una decima
sopra tutte l’entrate degli Ecclesiastici, essendone Collettore in
Spello D. Marino Priore della Colleggiata di S. Maria. Benedetto
Urbani da Spello Priore di S. Lorenzo e Dottor Celebre è da P.
Calisto creato Governatore di Narni, e Vicario Gener. Apostolico
del Vescovado di Narni.

(Olorinus).

1464. — Il Papa fa predicar nella Cattedrale e Colleggiate di
Foligno, Spello, e di tutta l'Umbria, Marca e Stato della Chiesa
LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 285

la Crociata contro i Turchi, concedendo molte indulgenze a quelli
che danno denari o aiuti per tale impresa: e n’ era Commissario
Generale il B. Giacomo della Marca, mandando genti e denari
verso Ancona, dove il Papa s’inviava, partendosi da Roma a 2
Giugno con 14 Cardinali e gran numero di Personaggi e Soldati,
passando per barca il Tevere a Otricoli. V’ andarono molti Foli-
gnati e molti Spellani sotto il Capitano Gio. Battista di Ser Puccio
Pucci da Spello: ma il Papa si infermò a Spoleto a 24 Giugno,
dove dimorò 14 Giorni: alli 7 Luglio giunse in Foligno, et alli 9
arrivò a S. Maria degli Angeli, poi in Perugia et in Assisi, dove
si fermò alcuni giorni. A 4 Agosto si partì verso Nocera, et alli
X pervenne in Ancona, dove aggravandosi nel male vi morì a 14
d’Agosto.
(Parvin. Pellin. Guido Olorin. hoc An.).

1466. — Muore il valoroso principe degli Albanesi Giorgio
Castriotto detto Scanderghergh, che in lingua Turchescha significa
Alessandro Magno, gran persecutore de Turchi, e gran difensore
de’ Christiani.

(Olorinus). |

1476. — In quest’ anno 1476 il Papa, avanti entrasse in As-
sisi, volse entrar in Spello e visitare la Chiesa: di S. Lorenzo; e
fu incontrato da Benedetto Urbani Priore, e da suoi Canonici e
da Braccio Baglioni Signore d’essa Terra; ad istanza de’ quali il
Papa concesse un Indulgenza perpetua alla Chiesa di S. Girolamo
tuori della Terra, e poi da essi, e da quasi tutto il Popolo, fu
accompagnato sino in Assisi, con i suoi Cardinali e Corte, che
conduceva da Roma. Il Comune di Spello per ...? ... di d. Con-
vento di S. Girolamo, e per causa de’ confini fa edificar in que-
stanno il Convento di S. Caterina ne’ confini di Spello e Foligno
per li medesimi Padri Osservanti; e finita la fabbrica del 1484 ne
fu creato p. Guardiano il P. F. Francesco da Capranica, disecpolo
del P. Cherubino da Spoleto. Morì in quest’ anno il B. Giaeomo
della Marca.

(Olorinus, hoc An.).

1482. — In Foligno et in Spello e loro territorio fa un diluvio
grande d’acqua e di grandine, che rovinò tutti i frutti, uscendo
dal suo letto la Chiona vecchia, e fece gran danni, come anco il

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ont 4 - 286 M. FALOCI PULIGNANI

fiume Topino, facendo cader molte case, massime nel territorio di
Spello.
(Olorinus).

1487. — Per causa de’ confini fu lungo tempo e sin dal 1483,
1485, 1486. et in quest'anno gran guerra fra Folignati e Spellani,
abrugiandosi hine inde case, ville, tagliandosi alberi, rubbando
animali et oecidendo quelli et huomini, e beato si teneva chi po-
teva far più danno all'altra parte. A 20 Agosto 1’ Arcivescovo di
Cosenza Governator di Perugia, con l'occasione d'haver andar in
Roma, si fermò in Spello la sera, e trattò con i Spellani, e con
Ridolfo Baglioni, e eercó l'accordo, massime per haver inteso,
che alli 8 del medesimo mese era stata fatta una scaramuccia tra
Folignati e Spellani nel distretto di Spello,. verso la notte, che
durò circa due hore, e vi furono feriti molti d’ambe le parti, ma
più de Folignati. Ma non potè conchiuder niente, e ne lasciò la
cura al Comune di Perugia.

A di 5 di 7bre andarono molti amici de Baglioni armati in
favore de’ Spellani, per haver inteso dire che i folignati havevano

fatte genti d' arme appresso le fornaci di Foligno, e ne furono.

feriti assai e morto un folignato. A di 7 detto il Comune di Pe-
rugia mandò per ambasciatori e commissarii di quest’ accordo a
Foligno e Spello M. Pierfilippo della Corgna, e M. Baglione d'U-
golino Baglioneello delli Nobili di Monte Vibiano con sei cavalli
per ciascuno con ampla autorità di prometter per ciascuna parte.
A 8 detto Simeone di M. Filippo e Baiardo di Lamberto della
Corgna, e Cherubino di Feleino degli Armanni con 40 Fanti, e
tre cavalli andarono a Spello in aiuto di Braccio Baglioni. A xi
dell’istesso mese i Spellani co’ Baglioni et i Folignati rimisero le
loro differenze in detti Ambasciatori, i quali sentenziarono che i
folignati pagassero al Comune di Spello ogn’anno per gabbella
delli loro beni nel territorio di Spello fiorini 16 e Bol. 21 di mo-
neta di marca fino a tanto che il Comune di Perugia sentenziasse
altrimenti; e fecero la triegua e patto per dieci anni, con la di-
sdetta di un mese avanti. A 17 gli Ambasciatori di Foligno e di
Spello andarono alli Priori e Prefetti di Perugia, ringraziandoli
dell’opera caritativa loro per l'accordo fatto. L’ ambasciatore di
Foligno nel Banco dell'Alfani fece il deposito del dazio imposto a
Foligno per li terreni, che hanno i folignati nel distretto di Spello.
À .. di Xbre gli Ambasciatori di Foligno e di Spello andarono a
Perugia dalli Priori facendo istanza che si ponessero i termini nè

REST
LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 287

luoghi della differenzia: li Spellani volevano che li ponessero li
detti due Ambasciatori di Perugia e li Folignaii volevano che li
ponesse tutto il Consiglio di Perugia. In fine il Consiglio di Pe-
rugia in d. giorno stabilì che si vedessero le ragioni delle parti
per giustizia, e cosi rimasero; essi tornarono alle loro Patrie e
Case tutti.

(Guido Olorinus, Annal. Hispell. Carolus Gratianus ex Dia-
rio Perus. MS).

Wer 1489. — A 2 Gennaro li Folignati rieomineiarono la guerra
3 con i Spellani per la causa de’ confini havendo feriti molti Spel-
ki lani, del che i Perugini ne presero gran collera, pensando che
; © non fossero per innovar altro. A 8 d. li Spellani occisero un Fo-

ligno (sie) per l'istessa causa, e Ridolfo Baglioni loro Signore inviò
in favore dei suoi Spellani. A 8 d. i Folignati vennero appresso
a Spello e ferirono aleuni Spellani, e fecero alquanto di guasto in
quello di Spello, et arsero una Villa di Spello. A 6 d. il d. Ri-
dolfo Baglione andò nel territorio di Foligno, fece gran guasto nè
beni de Folignati, prese alcuni pregioni, et arse alcune loro Ville,
^ ! e d'una parte l’altra ne morirono assai, ma più de' Folignati e
i Comutativi. A 7 d. li Spellani presero la torre di Pasano, et ar-
sero molte ease nelle vieine Ville a d. Terra, che erano del Co-
mune di Foligno; et in essa torre presero 12 fanti, et a due di
loro tagliarono la testa, e le portarono sopra le picche alla Porta
di Spello, e gli altri oceisero. Nell'istesso giorno Camillo Vitelli
con molti Cavalli e fanti giunse in Perugia, per andar in aiuto
de’ Baglioni e Spellani contro il Comune di Foligno. A 9 d. il
Cardinale Francesco Piccolomini Arcivescovo di Siena e Legato,
mandó un Commissario del Papa, che era M. Arnolfo da Castel
Lattiero, Chierico di Camera con d. Vitelli a Foligno e Spello per
trattar pace o tregua, et essi a 18 d. con d. Commissarii fecero
far triegua per tre mesi a dette parti, con la disdetta di sette
giorni avanti. A 4 Aprile i Folignati. ruppero la triegua fatta,
mozzando certe vigne, e ferirono certi Spellani nel distretto di
Spello. A 9 d. il Legato andò a Foligno, dove a 13 d. giunsero
ild. Vitelli, et insieme fecero rieonfermar la triegua per tutto A-

Di . prile: et a di ultimo Aprile la fecero eonfirmar per sino a mezo
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(È Maggio. A 18 di Maggio fu fatta la pace tra Folignati e Spellani
Lage per mezzo del Cardinal di Siena Legato, e di Camillo Vitelli, che

| ' spesso eavaleava da Foligno e Spello con gran carità e diligenza.
A 22 d. il Comune di Perugia mandò Ambasciadori in Foligno a
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288 M. FALOCI PULIGNANI

d. Cardinale Legato M. Vincenzo di Ugolino Baglioncello de Vibii
a rengratiarlo dell’opera fatta in stabilir detta pace et aggiusta-
mento fatto, et a pregarlo a ritornar presto in Perugia. Nel med.
giorno, per compiacer al Legato et alle parti, in Perugia si fecero
pubbliche allegrezze per questo accordo e paee, con sonar Cam-
pane e far fochi. Il Cardinale, presenti le parti il d. Ridolfo e
Guido Baglioni, Vitelli, e molti Dottori ed Architetti, nell'istesso
giorno 18 Maggio fece porre i termini, ne' confini, fece da Spel-
lani rendere a Folignati la torre di Pasano toltali, ordinò che si
ergessero due altari sotto il titolo di S. Pietro e Innocenti nelle
Chiese di S. Lorenzo di Spello e di S. Feliciano. di Foligno.
(Carolus Gratianus q. Nicolai Perus. in Diario MS. hoc Anno
Guido Olorinus I. P. Hispell. in Annal, Hispelli MS. hoc Anno).

1495. — All’impresa di Gualdo Cattano v'andarono molti Spel-
lani, sotto la guida del Capitano Ercole di Nicola Tangharini.
(Olorinus, An. 1494).

1496. — Nell'anno seguente (1497) il d. P. Fra Francesco (da
Capranica) predieando in Spello nella Quaresima, ne fondò la d.
Compagnia del Corpo di Christo.

(Olorinus An. ...).

1507. — Havendo il Comune di Spello l'anno. passato fatto
disseceare con molta spesa le Paludi di Spello, ch’ erano più di
settecento modioli di Spello, e ridotteli a cultura e fabbricatovi
un bel Palazzo con quattro Torrioni, Gio. Paolo Baglioni Siguore
di Spello, a di 22 di Agosto del present’ anno ne priva il detto
Comune, e lo piglia in terza generatione, senza volerne far istru-
mento, priva ancora nell’istesso modo la Comunità .d' Assisi del
possesso delle sue Paludi, contigue a quelle di Spello.. Per detti
Paduli di Spello fu molta lite fra Baglioni e Spello, e in fine del
1615 il Comune di Spello pago quattro mila scudi alli Baglioni
per ogni loro pretenzione e li Paduli tornarono al Comune di.
Spello, affittandoli al presente mille e sessanta scudi l'anno.

(Hist. Hispell. Faust. Gentil.).

1507. — Passa per Foligno e poi a Spello, P. Giulio II. Vi-
Sita la Colleggiata di S. Lorenzo di Spello, e da Mons. Gentile
Baglione Priore di essa, gli presentò la Croce grande a baciare.
Andava sotto un baldacchino di broccato d’oro, portato da d, Ba-

MUTET - -

—————
TOMATES

LE CRONACHE DI SPELLO, ECC. 289

glione, e da Priori di Spello sino a d. Chiesa, e nel ritorno da

‘essa Chiesa sino fuori della porta della Terra; e poi fu preso da

Parafrenieri di S. Santità, lasciando in dono a d. Chiesa una Cro-
cetta d’oro con Reliquie. j
(Olorinus).

1513. — Giulio II del 1506 manda Nunzio all’ Imperatore Mas-
similiano Antonio Venanzi da Spello sno Cameriere Segreto e Ve-
scovo di Iesi. Fu poi da Carlo 'V suo successore ricevuto con
grand amore donando a lui e sua Famiglia l'Aquila Imperiale.

A 18 di Settembre 1513 Francesco Eruli da Narni Veseovo
di Spoleto consaera la Chiesa di S. Maria Maggiore di Spello, con-
cedendo nelle feste della B. V..40 giorni d' Indnlgenze.

(Olorinus, am. 1513. Instr. in. Archivio S. Mariae Hispelli).

1514. — Pietro Venanzi da Spello, fratello di Antonio Vescovo
di Iesi è dal Papa creato Conte Palatino et Arcidiacono della Ca-
tedrale di Todi.

(Olorinus).

1516. — A di 14 Maggio. [il Duca Francesco Della Rovere]
dà il sacco nel Territorio della Terra di Spello facendovi molti
danni de’ grani, con farli mangiar da cavalli, e nelle Canape,
et in far tagliar pergole et oliveti di d. Territorio ... In Spello
non volsero altro che il vitto quei soldati.

(Faust. Gentilis, Donnala, Histor. Hispell. ms. Olorinus).

1520. — Francesco Eroli da Narni Vescovo di Spoleto con-
cede al Priore e Canonici di Spoleto (sic, per Spelli) la Dalmatica,
non portando avanti sopra le spalle che una pezza paonazza.

(Olorinus).

1524. — La Madonna di Prato di Spello facendo gran mira-
coli, il Vescovo di Spoleto la fa erger in Cappella e Confraternita.
(Olorinus).

1525. — Il Papa crea Paolo Venanzi da Spello, coadiutore di
Antonio suo zio nel Vescovado di Iesi, e suo Cameriere segreto.
(Olorinus).
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1527. — Mons. Antonio Venanzi di Spello Cameriere Segreto

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— 290

M. FALOCI PULIGNANI

^

del Papa è preso in Roma dall’ Imperiali, ma riconosciuto fami-

liare di Carlo V è liberato.
(Olorinus).

1529. — [L'esercito Imperiale sotto Filiberto principe d’Oran-
. ges suo generale con 16 tra fanti e cavalli passa con le sue
genti per il piano di Foligno ... pose il campo e l’assedio a Spello,
il quale era molto difeso da Baglioni e sue genti. Li Spagnoli
vedendo in un luogo rotte mura della terra, fanno prova entrarvi,
et appoggiatevi le scale per salirvi, ne sono con gran valore ri-
buttati: molti ne rimangono morti, e molti più feriti, tra li quali
fra li più famosi fu Giovanni d'Urbina Spagnolo, maestro di campo
generale dell’esercito, tenuto huomo di gran valore, e giudizio, e
per le sue prodezze fra li Spagnoli, dopo il Marchese del Vasta,
haveva il primo luogo. Costui fu ferito con una palla d’ archibu-
gio in un ginocchio, e perciò portato a Foligno a curarsi rimase

infermo in casa di Federico Flavio Priore della Cattedrale di essa.

Città, ove fra pochi morì]. Morì come s' è detto d'una bombarda,
o moschettata tirata dalla casella delle mura di Spello sotto il Pa-
lazzo del Signor Malatesta Baglione, tirata da D. Pietro Paolo Ac-
covona Canonico di S. Lorenzo, e Vice Priore d’essa Colleggiata.
Fu difeso Spello dal Capitano Carlo Olorini, Capitano Rufino Or-
solini, e Capitano Rinaldo Nucci Spellani, e poi la Terra si rese
a patti. Fu peste per tutta Italia, e Foligno e Spello patirono per
la loro parte.
(Federicus Flavius in Memoriali, hoc anno. Olorinus).

1533. — Si fa Frate Cappuccino Giacomo di Abiabene da
Spello, e vi visse santamente A. 16. Di Settembre dell’ anno se-
guente P. Paolo 3 entrò nella Chiesa di S. Lorenzo di Spello dove
lasciò alcuni Paramenti e Reliquie, dentro un tabernacolo con una
Spina di N. S. et un Pallio di broccato. Ordinò come si havesse
a fabbricar questa nuova Chiesa, principiata, senza demolirla, e
senza pregiudizio della consecrazione fattaci del 1218 da P. Gre-
gorio 9. Vi fu celebrata Messa solenne, et il Papa benedì il Po-
polo in gran numero concorso. S’ invio poi verso Foligno col Car-
dinal Crispo Legato di questa Provincia, e lo servirono fino a Fo-
ligno il Dottor Guido Olorini, e Belardino Leonini Segretario di
Guidobaldo Duca di Urbino, Pietro Eusebio Fioravanti, e Felice
Caccione Deputati del Comune di Spello. Il P. F. Sebastiano da
Spello Minore Osservante, ottiene dal Papa indulgenze di mille
LE CRONACHE DI SPELLO; ECC. 291

giorni per quelli (che) diranno Iesus, Iesus, Iesus, esto nobis Ie-
sus. Il Comune di Spello per ... la Chiesa della Madonna di Vico
€ la diede alli Servi della B. V. di Foligno, et il P. F. LISTA:
rino Cipalio da Foligno ne fa primo Priore del 1534.

(Olorinus, An. 1533 et An. 1534).

1538. — Alloggiano in Spello 14 Compagnie di Soldati Ecele-
siastici, che vengono dalla guerra di Valfabbrica d’ Assisi, man-
dati da Paolo 3, e bisogna per loro far grossa spesa, andando per
prender Camerino ad istanza di Pierluigi Farnese Generale della
Chiesa. Guidone di Piero Olorini da Spello è fatto Auditor Gene-
rale di D. Ferdinando d’Aragona, Principe di Salerno, e
poi divenne Vice-Principe e Governatore di Castelli a mare per
. la Principessa Isabella Villa Maria.

(Faustus in Hist. Hispelli, MS.).

1539. — Spello sta sottosopra per timore de’ Soldati sbandati
da Valfabrica per esser seguita la pace tra il Papa e il Duca di
Urbino. Foligno ancora sta con gran timore e guardia (?)
(Olorinus).

1540. —- Muore Antonio Vincenzi Vescovo di Iesi.

Si vede ardere sopra la città di Foligno un corso di fuoco.
Se rifanno le mura di Spello per ordine del Cardinal Iacolucci
Legato. Si comincia la Tribuna di S. Lorenzo.

(Olorinus).

1541. — A 15 Aprile fu consecrato il Battisterio di S. Lo-
renzo di Spello.

(55)
1543. — Muore Belardino Leonini di Spello Dottor di Leggi,
e Maggior Domo del Duca d’ Urbino, e cognato del Dottor Gui-
done di Pietro di Targa Olorini, Podestà di Gubbio.
(Olorinus).

1544. — In quest'anno si vendeva il vino vecchio 14 carlini
la soma spoletina, et il vino novo a carlini IX. Muore nel Con-
vento di S. Valentino de Cappuccini di Foligno Fra Giacomo Beni
da Spello, laieo Cappuccino, la cui anima, dopo anni X di Pur-

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M. FALOCI PULIGNANI

gatorio fu vista salire in Cielo dal Santo Frate. Giovanni da Pa-
glia Cappuccino, che poi fu martirizzato in Melfi per la fede.
(Olorinus).

1545. — Il Cardinale Tiberio Crispi Legato di Perugia va a
Spello et alloggia in casa di Guidone Olorino fatto Auditore Ge-
nerale del Stato di Baglioni, et accordò li due Cleri delle. due
Colleggiate per la precedenza, volendo che un anno per ciascuno
precedesse. Si fece dal Doni d' Assisi la Cappella del Rosario a
S. Lorenzo di Spello, in d. Anno 1545.

(Olorinus, An. 1545).

1551. — Il Capitolo di S. Lorenzo di Spello concede a Fra
Niccolò Spadaccini dell’Isola d’ Urbino eremita l’Eremo di S. Ono-
frio, fuori di Spello, e del 1559 fu concessa alli Padri Cappuccini,
dove fiorirono molti Santi Cappuccini et in particolare il P. F.
Valentino Giocosi da Terni p? Guardiano nel 1561, che lo ristorò
con Fr. Mattia Bellentani da Salò. Vi dimorò l'an. 1591 per Guar-
diano il P. F. Lattantio da Terni Cappuccino di gran bontà.

(Olorinus).

1553. — Il Dott. Guidone Olorino da Spello è fatto Auditore
Generale da Ascanio Colonna Duca di Tagliacozzo e Contestabile
di Sicilia.

(Olorinus).

1557. — A 12 d’Agosto d’ordine di detto Governatore (di Pe-
rugia), alloggiano in Spello per tre giorni dieci mille Squizzeri,
che ritornano dalla guerra di Paliano e non fanno danno alcuno.

(Paustus Gentilis Donnola, Hist. Hisp. MS.).

1561. — P. Pio 5 eonfirma ad Astorre et Adriano Baglioni e
loro figli Spello, e la Bastia, et a Gio. Paolo e Ridolfo Cannara,
Collemaneio, Limisano et altri luoghi; e nel mese d'Aprile li ditti
Astorre et Adriano vengono a pigliar possesso di Spello con gran
comitiva di gente di Perugia, d’Assisi, di Foligno, di Spoleto, di
Bevagna, di Trievi e di Montefalco; e per otto giorni sono rice-
vuti dalla Comunità di Spello a loro spese con gran apparato e
festa. Il detto Adriano essendo Cavaliero, e Capitano del Re di
Francia, e Generale dè Venitiani di Maggio conduce a Spello Leo-
nora sua Consorte figlia di Pirro Colonna, che ne ha in dote il
LE CRONACHE DÎ SPELLO, ECC.

Castello di Graffignano nella Teverina, e si fanno in Spello molte
feste, e piü folignati vanno ad honorarlo. Ma d'Agosto muore di

parto nelle stanze di S. Lorenzo di Spello la d. Sposa, e fu se- ,

polta in S. Girolamo di Spello ... la Sig. Giulia sua soreila, ma-
ritata a Gio. Paolo Baglioni.
(Gentilis Donnola, Histor. Hispell. MS.).

1567. — Guidobaldo figlio del Dott. Guidone Olorino di Spello,
è fatto Governatore di Todi da P. Pio V. Titio Petrignani da
Spello Mastro di Casa del Card. Farnese, poco dopo fu ereato
Priore di S. Maria di Spello.

( Olorinus).

1571. — D'Agosto Astorre Baglione Signore di Spello è preso.
da Turchi in Cipro, e per la fede è scortato e decollato con gran
eostanza, e cosi Spello aequisto in Paradiso un Signore Martire.
Ind. guerra andarono di Spello il Capitano Rinaldo Nucci, che
poi morì a Trevigi Colonnello di Venetiani, il Capitano Gio. Paolo
Ser Cesari, che poi del 1617 morì Capitano di Galera del gran
Duca di Firenze, il Capitano Angelo Olorini, Honorato Olorini, e
Giuseppe Marcioni Alfiere.

In Firenze passò a miglior vita il P. F. Francesco Mauri da
Spello, autore del nobil poema detto Francesciodos, diviso in 13
libri della Vita di S. Francesco in verso eroico, molto alto, e leg-
giadro, di gran stima; e lo compose nel Convento di S. Giacomo
di Todi appresso il Tevere, dove era Custode; fuggì i governi e
la compagnia : fu di grande osservanza della Regola, di molta
oratione filentio e bontà di vita nella sua Riforma di zoccolante.

Guidobaldo Olorini di Spello Segretario della Republica di
Ragugia, porta per la d. Republica il solito tributo al gran Turco
in Costantinopoli.

(Olorinus).

1569. — Il P. M. F. Matteo Lachi di Fiorenze Priore del Con-
vento di S. Domenieo di Foligno, Guida del Venerab. P. Gio.
Batt. Vitelli di Foligno et Istitutore de' Capitoli di S. Martino di
questa Città, prediea nella Quaresima nella Collegiata di S. Maria
di Spello, dove amplio la Compagnia del Rosario, e del nome di
Dio, eon Capitoli e Brevi Apostolici. y
(Olorinus).

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294 M. FALOCI PULIGNANI

1574. — A 4 di Marzo muore a Roma Adriano Baglione Si-
gnore di Spello, dopo haver per due anni litigato co’ Spellani, ac-
ciò prendessero per Podestà un suo amico, che non volse accet-
tare il Consiglio per esser troppo usuraio e tristo; e perciò fece
parer prigioni 14 Spellani nobili, e poi mandarli a Roma, e fece
altri strazi: ma poi esso hebbe la sentenza contro. del Cardinal
Commissario di questa causa, e per rabbia gli cadde la goccia;
et in.9 giorni mori. A 29 di Marzo venne a Spello a prender pos-
sesso dello stato Guido suo Nepote e Maggiordomo Piero' Canabi
da Spello, e suo fiseale Bastiano Giacomini da Spello. Li 14 Pri-
gioni rltornarono da Roma a Spello, accompagnati da 80 Spellani
a cavallo, da Foligno a Spello con molt' altro Popolo a piedi, fa-
cendo sonar campane e tirar mortaletti per festa. Un Commissario
per tal novità fece levar 125 some di grano a quelli 80, e fece
vender in Foligno per scudi 414.

(Franciscus Olorinus)..

1575. — La Compagnia della Morte di Spello di n. 115 ve-
stiti con sacchi di tela nera, andò al Giubileo sotto la guida di
Pietro Angelini Prior di S. Lorenzo, e del dottor Fausto Gentile
Donnola, e furno ricevuti dalla Compagnia della . Morte, di Roma
con. (?)

Il d. Prior di S. Lorenzo nel ritorno a Spello benedi il Pa-
lazzo nuovo de’ Priori.

xr.

1576. — Il Stato di Venezia è travagliato dalla peste. Foli-
gno, Spello et Vmbria vivendo in guardia e timore, restaurando
le mura e Porte.

Gran discordia fra Spellani e Guido Baglioni lor Signore.
. (Olorinus).

1577. — P. F. Francesco Carducci da Spello Minor. Osserv.
e Secretario del Commissario gener. del suo Ordine manda a do-
nare alla Chiesa di S. Lorenzo molte belle Reliquie: fu poi Guar-

diano di Gerusalemme, e del Monte Sion (governando) come Ve-
SCOVO.

(Olorinus).

1579. — [S. Carlo Borromeo] Passa per il Borgo di Spello,
venendo dalla Madonna degli Angeli, e da S. Francesco d'Assisi,
LE CRONACHE DI SPELLO, ECO. 295

e li Priori di Spello andarono a baciarli le vesti col P. Guardiano
di S. Andrea, come Protettore de’ Conventuali. s.
(Olorinus).

1580. — Guido Baglioni Signor di Spello ritorna a Spello, e
vi condusse la Sig.^ Ginevra Salviati sua Madre, et esso ritornò a
Venetia ai servitij di questa Republica; si portò verso Foligno al-
bergando a easa del Capitano Carlo Rossi suo famigliare e poi
E ando à Roma a easa del Sig. Latino Orsini, e di li andó a Ve-
B. netia. i
B. Il saerestano di S. Maria di Spello per inavvertenza accese
P il fuoco. nella sacrestia e nell'Arehivio di essa Chiesa, e abbrugiò
d i parati di damasco e broccato del valore di scudi 250, che la d.
Sig." Ginevra per pietà rifece.
A XI di Giugno l'Immagine della B. V. in S.. Lorenzo parlò
a Camilla Saroli da Spello, e le disse, che la facesse levar da UI
quel luogo poco decente, e fu posta in un altare di quella Chiesa, pU
e cominciò a far miracoli. Ar
M (Olorinus).

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T rimase e caa BET SED ra m n" a A
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1581. — Il P. F. Ambrogio da Civita Ducale Cappuccino pre-
dica a Spello, e fa far molte paci, e conversioni. Morì poi a Spo-
leto l'An. 1587, e fu vista l'anima sua andar in Cielo da F. Va-
lentino da Terni pur Cappuccino.

(Olorinus).

1582. — Gran discordia fra partiali a Spello.
(?)

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1584. — Di Giugno eade una saetta nel Monastero di S. Ma-
ria di Vallegloria di Spello e occide la figlia di Belardino Sforza,
e molte Monache.

«et in Spello non si poteva come sfamare se non sei pani per fa-

: (Olorinus). d : 1
MER e
‘1585. — Il Papa crea Arcivescovo di Nazaret il P. F. Giro- ini i |
x « lamo Bevilacqua da Spello suo confessore Minor Conventuale, che il | | » D
poste poi mori del 1601 in Barletta di Puglia. i |.
| (2) LT t
| 1586. — Gran carestia di grano, valendo fiorini 30 la soma, : |
| E;
| |
| i]
|
296 M. FALOCI PULIGNANI

miglia, quanto grande fosse, e per tal causa fu lapidato il Cardi-
nale Spinola Legato in Perugia, et il suo Maestro di Casa da una
sassata in un dito della mano si portò via; e perché campò di es-
ser ucciso, per gratitudine a Dio si fece frate Cappuccino.
In Spello nella quaresima predicò il P. F. Gabriello Bar-
nabò da Foligno Cappuccino con gran fervore, e frutto spirituale.
(Olorinus).

1588. — Fra Girolamo Venanzi da Spello, Cavaliere di S. Ste-
fano, riceve dal Gran Duca di Toscana 400 piastre d’entrata l’anno,
lasciateli dal morto Gran Duca. Muore Astolfo Baglioni figlio del
sopranominato Guido, e per la sua morte ritorna Spello e la Ba-
stia alla Chiesa Romana, venendo a prenderne possesso l’auditore
del Legato di Perugia.

(Olorinus).

1594. — A 15 di Maggio la Madonna del Mausoleo di Spello
cominciò a far miracoli, e poi seguì in molto numero, e però con
l'elemosina di diverse persone vi fu fablicato una Chiesa.

A di ultimo di Settembre il gran Turco prese Giavarino, e
però il Papa per aiutar l’ Imperatore a ricuperar d. luogo, e Stri-
gonia nel Ungaria, assolda molte compagnie; il Capitano Angelo
Olorini da Spello v’andò per Vice Commissario di tutto 1’ mer.
cito, et il Capitano Gio. Paolo di Ser Cesare da Spello v' andò
Capitano di 200 Fanti. Di Foligno vi andarono li Capitani Gio.
Antonio Gigli, Carlo Rossi e molti folignati, e vi dimorarono sino
all'A. 1596.

| (Olorinus).

1596. — Guido Olorini da Spello dopo anni 22 di secretario
della Republica di Ragusa, et esser licentiato con ottenere scudi
20 il mese di piatto, ritornato in Patria vi muore, et è sepolto
con gran solennita, musiche e lagrime,

(Olorinus).

1597.,— Il P. M. da Corneto. Generale dei Servi
della B. V. predicò nell anno passato la Quaresima a Spello, e
nell'anno seguente in Foligno.

Essendo stato ritrovato e scoperto il corpo del B. Andrea Cac-
cioli di Spello già discepolo di S. Francesco per mezo del Gene-

— nn) E
—— —
LE CRONAOHE DI SPELLO, ECG. 297

rale e Provineiale de’ Conventuali ... 1595 fu ordinato che al primo
de Giugno 1597 di Domenica si facesse solenne traslazione della
sua Testa, e delle sue Reliquie, come si eseguì con licenza del
Vicario di Spoleto, e della S. Congregazione de’ Riti, e fu con gran
solennita, concorrendovi ambedue le Collegiate, il Clero e tutti li
Religiosi e Confraternite, Priori e Popolo in processione per la
Terra, e ne furono fatti molti arehi trionfali, più ... Altari, pa-
rati riccamente le Chiese:e Fenestre, con Musici a otto voci, fuo-
chi, et iscrittioni et versi latini e anche greci (?). V* intervennero
il nuovò Provinciale de’ Conventnali, ch'era il P. M. Giulio della
Rocchiciola d’ Assisi, Piermarino Venanzi da Spello, Abbate di
S. Silvestro di Collepino e Vicario forense, il Magistrato della
Terra con li secolari,.e ... molto Immagini, imprese, e sul'altare
| Immagine del B. Andrea a mano destra, e di S. Felice Vescovo
di Spello a man sinistra e d'altri Santi ... Le Monache e le Com-
pagnie fecero anche belli archi e porte, e li Frati Conventuali di
S. Andrea dove riposa il corpo e vi dimora riposta finita la Pro-
cessione, fecero bellissimi Apparati altari e feste, come lo stesso
si fece per tutta la Terra e fuori canti e fuochi. Convenne a que-
sta processione gran numero di Assisani, folignati, Bevagna, Trevi
Montefalco et altri luoghi convicini, che non si poteva per la
moltitudino della gente andar per la Terr:

(Guido Olorinus, fol. de origine et antiq. Hispelli, Fau-
stus Gentilis Donnula Hist. Hispell. cap. 20, fol. 7. Nerius Feli-
cianus, Spoletin. in Descriptione Hispelli, huius traslationis, fol. 12).

1600. — La Compagnia della Morte di Spello andò a Roma a
detto Giubileo in gran numero e con bell'ordine, e sotto la guida
di Pier Marino Venanzi Abbate di S. Silvestro di Collepino, e del
Capitano Angelo Olorini, trattati furon tutti lautamente dall’ Ar-
chiconfraternita della Morte di Roma, e dalli Signori Taddeo Don-
nola e Francesco Diamanti di Spello Curiali iu Roma.

Per'eapi della Compagnia della Misericordia di Foligno furono
il Cavaliero Gio. Battista Orsini e Capitano Gio. Paolo Fiastra e
P. Gio. Battista Vitelli, e furono molto serviti da Mons. Giusti-
niano Orfini. Portarono molte cose, torcie e diverse robbe.

(Olorinus).

1602. — Adi 28 Luglio 1602 il Cardinale Visconti Vescovo

di Spoleto con un altro Vescovo fa la cresima in Spello, e vi

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mandò in Missione il P. Simone Franchi (?) Gesuita con due Com-
pagni, e feeero molto frutto e ‘conversioni.
(Olorinus).

1604. — Il Papa crea Cardinale Erminio Valenti da Trievi
suo Segretario, e perchè era anco” Cittadino di Spello, si fa in
Trievi, et in Spello gran festa.

(Olorinus).

1608. — Il Capitano Angelo Olorini da Spello fa restaurare
la Chiesa di S. Margarita in Prato, già detta il Monastero del
Rosso, poi il Monastero dell'Annunziata e di S. Giacomo e di
S. Margarita, divenuta un Casalino, derelitta dalle Monache di
S. Chiara dell'an. 1410 in qua, facendovi collocare un bel Croci-
fisso.

(Olorinus).

1615. — Adi ultimo di Giugno il Comune di Spello, dopo
lunga lite dal 1553 sino al presente, contro i Baglioni peri Paduli
di Spello, ritornati a detto Comune per morte de’ figli di Ridolfo II,
di Malatesta II del 1553, e n hebbe quel Comune del 1562 sen-
tenza favorevole, e poi da Baglioni appellata, in fine in questo
giorno si termina pagando ad ... e fratello figli di Gio. Paolo II
di Baglioni quattro mila scudi per ogni loro attione, e detti Pa-
duli furono concessi al Comune di Spello, che li affitta mille e
sessanta seudi l’anno.

(Faustus Gentilis. Hist. Hisp.).

1619. — A 8 di Marzo in Vienna d'Austria Gio. Battista Pe-
trignani da Spello Colonnello di 500 Corazze di Ferdinando II
Imp. in Compagnia di Carlo Gonzaga Duea di Nivers e di Adolfo
Conté di Abon (?), istituisce l'ordine della Milizia Christiana sotto
il titolo dei Cavalieri della Madre di Dio e di S. Michele Arcan-
gelo e di S. Francesco, e fu creato primo Consigliere del d. Or-
dine, e Presidente del Terzo Meridionale dell'Umbria M
e loro pertinenze, e mandato Ambasciatore da d.
Imperatore. Nel 1620 per la sua morte gli suece
Presidente il cavalier Nicola Petrignani suo fr
seeretario.

arche e ...-
Religione a d.
sse nell’officio di
atello, che n'era

P. Paolo V in quest'anno conferma il d. nuovo Ordine.
(Faustus Gentilis Donnola Hist. Hispel.). :

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à proposito d'una recente pubblicazione (' argomento frezziano

La tradizione lombarda nel campo della bibliografia e
della letteratura frezziana, cominciata con la seconda edi-
zione del Quadriregio che uscì dalla stamperia milanese di
Antonio Zarotto nel 1488, e culminata nel ‘700 con la Dis-
sertazione apologetica del p. Pietro Canneti di Cremona sulla
paternità di quel poema, viene ora ripresa e continuata da un
giovane studioso, il prof. Giuseppe Rotondi, già alunno di Fran-
cesco Novati e fornito di vasta e soda cultura. Egli ha pub-

blicato recentemente nelle « Memorie del R. Istituto Lom-

bardo di scienze e lettere » Alcuni studi su Federico Frezzi (1),
Che meritano tutta la nostra attenzione e dei quali non può
fare a meno di tener parola questo « Bollettino di storia pa-
tria », che già accolse altri lavori sull'opera del poeta foli-
gnate.

Io debbo anzitutto compiacermi col R. per essersi ag-
giunto spontaneamente e con le migliori intenzioni alla ri-
stretta schiera di coloro che finora si sono dedicati e si de-
dicano alla illustrazione di uno scrittore e di un poema non
ancora sufficientemente studiati nè equamente apprezzati.
Egli infatti, pur non avendo pubblicato nulla sull'argomento

(1) Cfr. le citt. Memorie ecc.: classe di lettere, scienze morali e storiche: vo-
lume XXIII, fasc, Xl (MIlano, U. Hoepli, 1917}, pagg. 345-380.

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prima di questi « studi », si occupa di esso da tempo e con
amore, e non ha risparmiato viaggi e ricerche, negli archivi
dell’ Italia centrale specialmente, per poter compiere un am-
pio ed esauriente lavoro critico sul Frezzi e sulla sua atti-
vità poetica. Di questo lavoro, che il R., del resto, annunzia
in una delle prime note, abbiamo ora un saggio che si può
dir subito molto promettente.

Tre sono gli « studi » che vediamo raccolti in questa « me-
moria » letta fin dal 31 maggio 1917 e pubblicata verso la
fine di quell’anno. Essi hanno per titoli: 1° Dove e quando
morì Federico Frezzi; 2° I codici del Quadriregio: 3° La can-
zone « Io viddi amore affaticharsi molto » del Cod. Parmense
1081. Non tutti, quindi, si possono chiamare, come li Chiama
il R., studi su Federico Frezzi, poichè tanto il 2° quanto il, 3°
si riferiscono propriamente all'attività letteraria del poeta
folignate e non alla sua biografia, anzi il 2° non si occupa
che pochissimo del contenuto del Quadriregio, ma riguarda
soprattutto la storia esterna del poema frezziano. Qui par-
lerò prima degli «studi» più brevi, che sono il 1° e il 3°”: ‘credo
opportuno lasciare per ultimo quello relativo ai codici del
Quadriregio, che, oltre ad essere più esteso degli altri due,
richiede da parte mia un più lungo discorso.

In un modesto articolo pubblicato pochi mesi prima che
apparissero codesti « studi » del R., io, occupandomi della du-
plice questione .della data e del luogo in cui il Frezzi sa-
rebbe morto, avevo concluso per la metà del 1416 o meglio
per un giorno non di molto posteriore a quello nel quale
egli appose la sua firma agli atti del Concilio di Costanza
(4 marzo 1416), e per un oscuro paese non lontano da quello
dove si tenevano le adunanze conciliari (s IR non - sa
decidersi, per il luogo, tra Costanza e le immediate vicinanze
di questa città, ma propende per la sede stessa del Concilio

(1) Cfr. Dopo cinque secoli dalla morte di Federico Frezzi in « Rassegna Na-
zionale » del 1° gennaio 1917.

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A PROPOSITO, ECO. UA 301

basandosi sopratutto su una frase latina della bolla di Mar-
tino V del 20 dicembre 1417 in cui si accenna assai gene-
ricamente alla morte del Frezzi, cioè sulle parole « apud
sedem apostolicam diem clausit extremum », che, se non
hanno nella prima parte un senso esclusivamen!e morale,
non possono neppure indicare assolutamente il centro prin-
cipale d'una regione piuttostoché un paese secondario di
essa. Più conclusive sono. state le sue ricerche tendenti a:
stabilire la data della morte del nostro poeta, poichè alcuni
rogiti da lui trovati nell’ archivio notarile di Foligno gli
hanno permesso di assodare che il Frezzi, partito forse pel
Concilio fra il 3 ottobre e il 18 novembre 1415 e arrivato
a Costanza nel gennaio successivo, avrebbe cessato di vi-
vere nella prima metà dell’ aprile 1416 (1. Ma se questa
conclusione è accettabile, non mi pare si possa dire altret-
tanto di tutte le affermazioni che la precedono: io, per
esempio, osservo che sembra un po’ strano che il vescovo

folignate, se non si trovò presente all'apertura del Coricilio

nel 1414, abbia indugiato un anno a parteciparvi e una volta
messosi in viaggio abbia impiegato ad andare da Foligno à
Costanza più di tre mesi in pieno autunno ed inverno. Se
ün contratto notarile fa presente il Frezzi a Foligno il 3 ot-
tobre 1415, questo non basta per ammettere che egli abbia
atteso fino ad allora per recarsi al Concilio, poiche nulla

(1) L'a. corregge in nota, cambiandola in « ottobre 1415 », la data « dicembre
1415 », con cui una notizia trascritta nell esemplare ambrosiano del Quadriregio
del 1494 fissa la fine del vescovado del Frezzi; ma egli la intende soltanto come
limite estremo della presenza del Frezzi a Foligno. Ciò è molto comodo, ma non
risponde certamente alle intenzioni di chi scrisse quella notizia. Quella data che
voleva segnare con la fine del vescovado anche la morte del vescovo-poeta, é evi-
dentemente errata, come è errata quella del principio del suo ufficio pastorale da-
taci dalla stessa notizia e fissata nel 10 febbraio 1405. Infatti la bolla pontificia della
sua nomina riprodotta testualmente dal Canneti è datata dal 16 novembre 1403; e
ammesso anche che il Frezzi non volesse accettare la carica e fosse consacrato ve-
scovo solo il 17 febbr.io 1404, come dicono il Masetti e il Faloci-Pulignani, é certo
che il 2 marzo di questo stesso anno era già insediato nella Diocesi di Foligno. Ma
di questa rettilioa il R. non si occupa.

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302 E. FILIPPINI

impedisce di pensare che egli vi fosse ‘già andato e fosse
ritornato in patria per qualche urgente necessità (1). Non
comprendo poi perchè sia completamente inammissibile,
come dice il R., la partecipazione del Frezzi alla legazione
narbonese del 1415, che sebbene gratuitamente affermata
dagli storici domenicani e messa in dubbio dal Masetti e dal
Faloci Pulignani, non è finora oppugnata da alcun documento.
Nè, in verità, è molto chiaro quel l'a. dice della sottoscri-
zione del Frezzi negli atti conciliari del 4 marzo 1416: il
recente arrivo di lui a Costanza non mi pare che spieghi
troppo l'anomalia di quella firma fuori dell'ordine gerarchico
che gli sarebbe spettato e in nome di altre persone.

Nel terzo « studio » il R. comincia col registrare e discu-
tere tutte le attribuzioni d’ altri scritti, oltre il Quadriregio, al
Frezzi, che finora si son trovate nei codici e nelle stampe dei
secoli scorsi. E noto qui francamente a suo meritato onore che
qualcuna di quelle attribuzioni era sfuggita anche a me, che
più volte m'interessai della questione se il Frezzi abbia
scritto altri componimenti, ma sempre dovetti concludere
che di lui ci è pervenuto solo il poema dei Regni, sebbene
non sembri possibile che questa sia l'unica sua opera. E
bene ha fatto ora il R. a riunirle tutte insieme in ordine
cronologico, fermandosi più a lungo su quelle meno note o
meno discusse, che sulle altre (2): importante soprattutto in

(1) Anche il fatto che Don Paolo Palmaroni, nominato procuratore del Frezzi
fin dal 1404, non lo rappresenta come tale nel contratto enfiteutico del 3 ottobre
1415 trovato e ricordato in nota dal R., perché v'interviene lo stesso vescovo in
persona, non dimostra che questi abbia tardato fino ad allora a recarsi al Concilio
di Costanza e non esclude un suo breve ritorno in patria da quella lontana città.
Per, esser sicuri di cio che sostiene il R., bisognerebbe vedere se non ci siano in
Foligno tra il principio del Concilio e il 3 ottobre 1415 altri atti notarili firmati dal
Frezzi.

(2) Noto qui che ciò che l’a. dice nella n. 8 della pag. 371 sulla parte avuta dalla
Iacobilli nella pubblicazione delle Rime sacre e morali di diversi autori ecc., l'a-
vevo già dett» anch'io nel mio studio su I| p. Don Pietro Canneti e la sua Dfss.
frezziana, pagg. 46-47 dell'estratto,

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A-PROPOSITO, ECC.

questa introduzione’ ciò che egli dice per negare la pater-
nità frezziana degli epigrammi latini che illustravano certe
figure dipinte nella Sala dei Giganti del palazzo dei Trinci
di Foligno e che il Faloci-Pulignani credette dettati dal ve-
scovo-poeta (1). Ma più notevole ancora è l'illustrazione
della « cansona di maestro f. da fuligno » contenuta nel Cod.
Parm. 1081, che costituisce l'argomento principale di questo
« studio ». j

Questo componimento amoroso (2) di 9 stanze fatte se-
condo lo schema ABbCADdEeFF non si trova in altri co-
dici e quindi non si puó sapere se fosse attribuito anche a
qualche altro poeta o se quell' « f. » fosse proprio nell'in-
tenzione del trascrittore quattrocentista l'iniziale di « Fe-
derico » come credettero in tempi più vicini a noi il Vitali,
îl Costa ed altri. Il prudente a. dello « studio » comprende
tutto questo e non insiste sull’ esattezza dell’ attribuzione al
Frezzi, sebbene l'appellativo di « maestro » premesso alla
« f » gli ricordi che il poeta folignate è chiamato in molti
codici del Quadriregio « maestro in sacra teologia ». Ma egli
crede che più di questi indizi esteriori valgano ad assegnare
la canzone al Frezzi i numerosi riscontri che ha trovati fra
essa e. il poema, e perciò dandola per il primo alle stampe
la illustra ampiamente col citare in nota molti passi paral-
leli del Quadriregio. Ora, a me sembra che essi non siano
così significativi o decisivi, come egli pensa; infatti che cosa
importa il notare nei due componimenti 1’ accenrio a perso-

(1) Dirò soltanto qui che di quel Pierangelo Bucciolini, che il R. ricorda nella
n. 4 della pag. 372, e della sua Leggenda di S. Feliciano in versi ri occupai anch'io
nel « Bollettino del decimo settimo centenario di S. Feliciano ecc. », n. 28 (a»rile
1904).

(2) L'a. lo qualifica come « canzone sulle: bellezze della donna amata »; ma in
effetto si tratta d'una visione amorosa e precisamente il poeta v' immagina di assi-
stere alla creazione d'una donna per opera di Amore, che in mezzo a molti suoi
ministri provvede alla bellezza delle varie parti del suo corpo e alla bontà del suo
Spirito.

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Soprarno
304 E. FILIPPINI

naggi come Orfeo, Medea (1), Pallade, Giasone, Polissena,
Vulcano, Argo, Salomone, Didone, Enea, Aristotele, Alessan-
sandro, Assuero, Lucrezia, Camilla, Pantasilea e Tito Livio,
e a luoghi come l’ Arabia, il Nilo e il Parnaso, se queste
coincidenze non sono determinate dagli stessi motivi e non
sono accompagnate dagli stessi particolari? Ebbene, nessuno
dei passi paralleli raccolti dal R. nel Quadriregio ci presenta
queste relazioni, e le numerose note da lui dedicate ad essi
sembrano addirittura oziose: é strano che non si sia accorto
di ciò chi osservava poc'anzi, a proposito dei noti epigrammi
latini, che « la coincidenza che si nota fra i personaggi ri-
« cordati dal Frezzi e quelli distinti nella Sala dei Giganti
« non può avere valore di prova ». Ha poi pensato il R.
che, anche se si trattasse di veri parallelismi, non si sarebbe
sicuri che fossero opera dello stesso poeta, ma potrebbe
trattarsi di idee ed espressioni passate per mimetismo volon-
tario o involontario dallo scrittore del Quadriregio all'autore
della canzone? La quale, per poter esser ritenuta fattura
del Frezzi, non presenta neanche alcuna di quelle forme
del dialetto umbro che nel poema non mancano (2) Per
me, quindi, fino a prova in contrario, questo curioso com-
ponimento lirico non è opera del poeta folignate (3), 6:86

(1) A proposito di questo personaggio l'a. ricorda in nota il verso frezziano
« Fui crudo più che Silla ovver Medea ». (Quadr., III, XI, 105) con cui « il prence
d'Alborea » si accusa. Ma l'a. dice che questo principe è Mariano d'Alborea; ora é

\ proprio sicuro di questa identificazione già fatta dal Pagliarini? lo non lo sono af-
fatto e lo dimostrerò in un prossimo mio studio.

(2) L'unica forma umbra, che il R. crede di trovare nella canzone, è « Fedia »
per « Fidia » nel v. 17. Ma oltrecchè egli non dà per sicura questa lezione e non
l'accetta, il paragone col frequente « benegno » per « benigno » del Quadriregio non
regge, perché la condizione d’accento è diversa.

i (3) Ciò non vuol dire che il Frezzi non abbia mai scritto canzoni amorose nella
sua giovinezza: io ho sempre pensato e penso tuttora che, se di lui non ci é pere
venuta nessuna poesia giovanile, specialmente d'indole amorosa, gli é perché egli
stesso, divenuto poi sacerdote e vescovo, deve aver condannato al rogo tutti quei
componimenti che potevano farlo apparire un uomo mondano: é.gíà molto se ci ha
conservato del suo periodo giovanile il I libro del Quadriregio, che, per quanto in-
dossi una veste mitologica, lascia intravvedere le avventure amorose del giovane
poeta,
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A PROPOSITO, ECO. 305

nell’ unico. codice che la contiene è attribuito a « maestro
f.da Fuligno », ammesso anche che l'espressione si riferi.
sca al Frezzi si tratta d’una di quelle attribuzioni, come ce

ne sono tante nei manoscritti del tempo, inventate cioè per

dare maggior credito alla canzone stessa.

Ma veniamo ormai allo studio su / codice? del Quadrire-
gio, che è costato al R. assai maggior fatica degli altri due
e che, mentre ha un titolo troppo esteso rispetto al. conte-

muto, tocca anche numerose questioni le quali, veramente,

non hanno che fare con le trascrizioni del poema frezziano.
Con lo stesso titolo ma con altre e più modeste intenzioni
anch'io nel 1905 scrissi per questo stesso « Bollettino » un la-
voro sull’ argomento, ed il R. lo sa benissimo, come sa che
cinque anni dopo pubblicai nella « Miscellanea Francescana »
del Faloci-Pulignani, una piccola appendice a quell’ elenco
ordinato di codici descritti nei loro caratteri e storicamente
illustrati. Egli invece si propone con « nuove e più accu-
rate indagini » di prendere in esame « il maggior numero
« di codici a lui possibile e di tentare ora per la prima
« volta di raggrupparli in famiglie e di ricostruirne la ge-
« nealogia »: cosa che io avevo dichiarato necessaria fino
dal 1905 prima di procedere a una edizione veramente cri-
tica del Quadriregio, ma che non avevo potuto nè voluto fare,
pur avendo accennato qua e là in nota alle somiglianze
che quei mss. esaminati esternamente presentano tra loro (1).

(1) Cfr l'introduzione al mio studio su 7 codici del Quadriregio pubblicato nel
« Boll. della R. Deput. di storia patria per l' Umbria », vol. X, fasc. IIl. Ma occorre
che io richia i qui anche quel che scrivevo nel 1914 nella Nota apposta alla mia
edizione del Quadr. stesso (in raccolta degli.« Scrittori d'Italia », n. 65, pag. 393)
dopo un'esatta indicazione e distinzione dei codici piü importanti del poema, dei
quali.e specialmente di quelli redatti nel 400 « occorrerebbe — dicevo — stabilire
«la genealogia, per poter rintracciare il più antico e il più vicino all’ autografo
« frezziano, che non si conosce ; ma l'impresa é per molte ragioni difficile, e non
« so se troverà mai uno studioso di buona volontà, che sel assuma e l’assolva ».
Ora vedremo che ii R., pur facendo la genealogia d'un certo numero di codici frez-
ziani, non ha completato l'opera come ci saremmo aspettati.

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306 E. FILIPPINI

Ma per quanto il R. fissi così il suo proposito, vedremo
che egli non limiterà l’opera sua ad un esame comparativo
di codici e tuttavia non ci darà e non ci può dare uno stu-
dio definitivo per la storia del poema.

L’a., prima di esporre il suo intento, fa, una rapida
statistica delle varie trascrizioni del Quadriregio, secondo la
loro antichità e la loro provenienza; ma questa statistica,
appunto per:he è rapida, riesce incompleta ed oscura. Infatti
egli ricorda tre codici perduti (1), mentre in effetto essisono più
di tre: io nella mia rassegna ne contavo ben cinque, e se ora
si ammette che anche il Quadriregio posseduto da Leonardo
"da Vinci fosse un manoscritto e non una stampa come tende
a credere il R. (2), e se si tien conto d’una notizia inserita
nel cod. Conv. Soppr., C, I, 505 (3), essi sono non meno di
sette. Detto poi che sei trascrizioni sono della seconda metà
del sec. XV, ciò che risulta dalla data della loro trascri-
zione, il R. aggiunge che di quelli non datati non sarebbe pru-
dente l' avventare un giudizio se siano, credo, del. primo 0
del secondo cinquantennio di quel secolo: eppure, se non vo-
gliamo ammettere col Faloci-Pulignani che il cod. Angelico
1454 senza data sia dell’ estremo quattrocento (4), è certo

(1). Tra questi pone giustamente anche il cod. Ariostesco, del quale io mi sono
occupato non solo in questo lavoro, ma anche nelle mie Varietà fressiane (Udine,
1912), che sono sfuggite al R. nella n 4 a pag. 351.

(2) Cfr. la n. (2) a paz. 350, dove l'a. discute l'opinione di G. D'AbbA, che si
trattasse d'una stampa. Dello stesso parere fu anche il SoLm?, il cui lavoro su Le fonti
dei manoscritti di Leonardo da Vinci in Suppl. 10-11 del « Giorn. Stor. d. lett. ital.»
(1908) è sfuggita al R., e che ricorda il Frezzi in più luoghi. Anzi a pag. 320 il Solmi
dice che nei manoscritti leonardiani si trovano sparsi qua e là versi del Frezzi, cioé
del Quadriregio. Ora bisognerebbe raccogliere questi versi frezziani per poter risol-
vere la duplice questione se Leonardo possedesse un ms. o una stampa del Qua-
driregio e se, nel primo caso, fosse uno dei codici già noti o un altro da a giun-
gersi alla ‘serie. Io non ho presentemente il tempo di occuparmi di questa ficerca
e perciò la raccomando alla diligenza del Rotondi.

(3) Di questa notizia e della sua importanza parlerò più opportunamente in
seguito. ;

(4) Noto qui che l'espressione « del sec. XVI » adoperata dal R. nella riga ot-
tava della pag. 351 va corretta in « del sec. XV »,

NU
4
A PROPOSITO, ECC. 907

che anche il Magliab. II. II. 34, pur esso senza data e posse-
duto nel 1494 da un Aldobrandini di Firenze, appartiene spe-
cialmente pel carattere alla fine del sec. XV. Attribuisce al
Canneti la supposizione che l' Ottobon. 2862. fosse stato tra-
scritto a Cortona; ma veramente il dotto frate suppose sol-
tanto che il copista fosse cortonese (1). Finalmente l'a. af-
ferma che ben sette codici, tra perduti e non perduti, spet
tano all’ Emilia, e non dice quali sono: a me non ne risul-
tano tanti: e perché non accennare anche ai toscani che
son forse di più?

È esatto ciò che il R. afferma sulle varie descrizioni di
codici frezziani, che si sono pubblicate dal 1725 al 1905, cioè
fino alla mia citata rassegna. La quale pare non sia piaciuta
troppo a lui, che l'avrebbe voluta forse informata a criteri
diversi, sebbene mi faccia il complimento di dichiararla
« utile per l'ordinata raccolta di dati » che contiene: infatti
egli avrebbe desiderato che io per lo meno « affrontassi
la questione dei reciproci rapporti » esistenti fra i codici
descritti e, quel che è peggio, non « mi valessi delle de-
scrizioni incomplete e spesso errate dei vecchi cataloghi ».
Ora non occorre ehe io ritorni sul primo argomento, che ho
già trattato dianzi: qui occorre che dimostri quanto ci sia
di vero nella affermata derivazione delle mie descrizioni
bibliografiche.

i Chi ha letto quel .mio lavoro sa che io stesso dichiaro
nella introduzione che in esso io voglio « rilevare soltanto
« caratteri esterni dei codici, o indicati dai cataloghi, o no-
tati direttamente da me su quei pochi esemplari che ho
« potuto esaminare ». Più oltre dichiaro che «i testi da me
« visti sono descritti più largamente degli altri e tra essi

^

« vanno notati alcuni che solo ora escono dall’ indicazione
« pura e semplice dell'opera e dell'autore ». Ora vediamo

(1) Avverto qui il R. che non è certo bello il dire che « il Canneti Suppose .,.
fondandosi su un' arbitraria supposizione »,

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JA.

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308 E. FILIPPINI

se e in qual modo mi attenni a cotesti criteri e promesse
nello svolgimento del lavoro. Giova ricordare intanto che su
29 codici da me elencati ben quattro erano perduti o ir-
reperibili e cinque appartenevano a biblioteche straniere.
Restavano quindi 20 codici visibili in Italia; ma non potendo
esaminare gli altri e non essendomi peraltro proposto di far
di tutti la genealogia, io non avevo il dovere di consultare
neanche questi. Tuttavia ognuno può vedere che delle sud-
dette 20 redazioni del Qwadréregio sette furono apposita-
mente esaminate e descritte da me, e sono precisamente
quelle segnate coi numeri 4°, 5%, 8°, 12°, 14%, 21*, 27°, cioè i
eodd. Ashb. 372, 565, 1287, i Class. 124 e 231, l'Angel. 1454
e il Laur. Segn. XIX (1). Potei anche esaminare e descrivere
direttamente uno dei manoscritti che si trovavano in Ger-
mania, ed è quello allora possedujo dall’ antiquario Baer di
Francoforte, e poi passato nelle mani di Luigi Cora di To-
rino ed ora venduto ad una biblioteca americana (2). Altri
codici che non mi fu possibile vedere e che non trovavo
sufficientemente illustrati nei libri di consultazione, esami-
narono per me persone competenti di mia fiducia, che no-
minai nei rispettivi luoghi; essi sono il cod. Conv. Soppr. C.
I. 505 della Nazionale Centrale di Firenze, l’ Ottobon. 2862,
il Riecard. 2116, il Lucch. 1346 e il Sen. C. X. 16, descritti
nei n. 3, 10, 15, 19 e 28 dello stesso mio lavoro. Quante sono
dunque in questo le descrizioni derivate dalle relazioni pre-

)

(4) In ogni descrizione ebbi cura d’indicare la sua provenienza, solo quella del
cod. Ashb. 1287 rimase senza questa indicazione; ma é noto a tutti che le descri-
zioni precedenti di questo codice erano troppo monche (seppure si possono chia-
mar descrizioni) per essere paragonate a quella che ne diedi io; del resto, avendo
consultato gli altri due Ashb. 372 e 565, mi fu facile vedere anche questo depositato
nella stessa Biblioteca Laurenziana

(2) Narrai nello stesso mio lavoro come mi fu possibile questa consultazione
(cfr. iln. 20. Qui, per rispondere a una domanda dell'a. fatta nella nota (2) a pag. 353
dopo l'inutile descrizione del cod. presa da un catalogo di Firenze, aggiungerò
soltanto che il citernus della sottoscrizione finale è della stampa, poiché nel codice
é detto chiaramente aeternus.

—————

Nur
4 TCPENUCEDS

Eus: urcensry

A PROPOSITO, ECC. 309

cedenti? Non piü di dodici su venticinque manoscritti visi-
bili. E poiché quattro di essi erano di difficile consultazione
per essere depositati in paesi stranieri, il numero dei codici
da me descritti indirettamente, pur essendo in Italia, si riduce
ad otto. Come puó dunque dire il R. che io fui « costretto à
valermi delle descrizioni » altrui, e dare cosi a credere ai let-
tori che abbia fatto questo per tutti i codici visibili? E poi,
costretto da chi o da quale forza che non sia la mia volontà
personale? Ma è inutile che io spenda maggior numero di

parole per dimostrare che l'affermazione del R. è per lo

meno inesatta; la cosa è troppo evidente per se stessa, ed io

son sicuro che l’inesattezza sia soltanto l effetto d'uno di

quei tradimenti che la mano troppo rapida di chi scrive
suole commettere contro la mente di lui talvolta distratta.
Il mio lavoro sarà, anzi è imperfetto, ed io sono il primo a

riconoscerlo: infatti, se lo avessi ristampato, prima del 1914

cioè prima di attendere all'ultima edizione del poema frez-
ziano, vi avrei apportato parecchie correzioni (1) e vi avrei
aggiunto parecchie notizie bibliografiche (2); ma quanto

(7) Avrei-corretto soprattutto l'errore potans per potestas della descrizione del
eod. La Valliére (pag. 8j; « spazio maggiore che tra canto e canto » in « spazio mag-
giore tra canto e canto » (pa-. 13); « tutti rubricati e termina » in « tutti rubricati
meno il pri:o e termina » ed « eccetto il VII, il X e il XII » in « eccetto i VII-X
e il XII » (pag. 16); « ma il 13» non appare » in « ma i! XII e. il XIII non sono in
teri » (pag. 19); « un rigo » in « una riga » (pag. 26 ; « paragrato » in « paragrafo »
e « annunziato nella n. 2 » in « annunziato nella n. 1 della pag. 6 » (pag. 28) ; « ai
capp. VII del l. IL, V del I. III, IX e XIII del l. IV » in «ai capp. V del l. III, IX e
XII del], IV » (pag. 31); « sotto la segnatura Il. N. 34 » in « sotto la segnatura II.
II. 31 »; « Un codice veneto cinquecentesco » in « Un codice veneto quattrocente-

“sco » (pag. 39); « megli » in « meglio » (pag. 42); « e centiene anch'esso 18 capp. (1);

di cui eec. » in « contiene anch’ esso 18 capp. (1); il HI non ha didascalia e con-
tiene 15 capp., di cui ecc. » (pag. 43); « nel sec. decimoquinto » in « nel sec. deci-
mosettimo » e « mancano ventun terzine » in « e mancano 21 terzina » (pag. 51);
« sebbene quanto a quest'u timo » in «sebbene di quest' ultimo » (pag. 52). Di una
altra importante correzione parlerò più oltre.

(2) Infatti tra il 1905 e il. 1914 io avevo avuto modo di conoscere alcuni dei sette
codici suddetti e di vedere altri documenti importanti. Cosi avrei potuto aggiun-
gere le terzine iniziale e finale, la distribuzione dei capitoli e i passaggi da un li-
bro all'altro del Quadr. nella descrizione del cod. Bologn. 989 (n. 2) e del cod. Conv:

I

alii eine rp Aerei mid elia ee E 310 E. FILIPPINI

a descrizioni di codici credo di aver fatto nel 1905 più di
quello che non dovessi. Ed ora chiudo la parentesi pro domo
med, a cui mi ha indotto l’ appunto gratuito del R. e della
quale chiedo venia ai lettori, e procedo nell’analisi del suo
terzo « studio ».

Egli, dunque, guidato da uno scopo tutto diverso dal
mio, ha voluto anzitutto rendersi esatto conto dell'impor-
tanza dei codici frezziani esistenti in Italia, recandosi appo-
sitamente a Ravenna, a Bologna, a Firenze, a Lucca, a Roma,
e di questo non possiamo far altro che lodarlo. Senonché ha
escluso dal numero, non so per qual motivo, il Quadr. con-
tenuto nel cod. Senese C. X. 16, che, sebbene sia incompleto,
e sempre molto piü esteso di quel brevissimo frammento
che si legge nel Riecard. 1149 e che, il R. ha pur visto. Cosi
l'a. hà esaminato attentamente 19 redazioni diverse del poema
frezziano e da 18 di esse ha tratti i principali caratteri di-
stintivi, su cui basare la loro genealogia: tra questi ca-

Soppr. C. I. 505 (n. 3). Avrei aggiunto alla descrizione di quest' ultimo codice le pa-
role di mano cinquecentesca che vi si leggono in calce alla c. 138 r, cioé: « A dì 12
di aprile 1554 il di deto (sic) seritore era alogiato qui per andare sotto a Siena al
tempo di guerra et per cavar francesi di detta città et viva Spagna et le palle per
mare et per terra »; le quali parole vedremo fra breve che hanno una certa im-
portanza. Avrei anche notato che nel cod. Ashb. 565 (n. 4) il c. XVII dell. IV ha 55
terzine invece di 54, come mi scrisse il Biagi nel 1914. Avrei notato nella descrizione
del cod. Ashb. 372 (n. 6) una lacuna sfuggita al R., come dirò meglio più oltre; avrei
aggiunto alla n. 2 del n. 8 che il Cappi avea già parlato dei codd. Class. 124 e 281 in
una sua Memoria della Classense inserita nelle sue Prose artistiche e letterarie
(nn. 8 e 12); avrei anche aggiunto i versi iniziali e finali del Quadr. nella descri-
zione del cod. Ottobon. 2862 e avrei modificato ed esteso, secondo quello che avevo
già pubblicato nelle mie citt. Varietà fresziane, pagg. 36-38, la storia dello stesso
cod. Ottobon, 2862 (n. 10) ; avrei detto qualcosa di nuovo sul cod. Pal. 343 (n. 11), che
accennerò più opportunamente più oltre. Avrei notato che nel cod. Ashb. 1287 (n. 14)
i due canti XVI e XVII del l. IV sono fusi insieme, come mi scrisse il Biagi nel
1914, Avrei detto nella descrizione del cod. Ariostesco (n. 13) che oltre al Canneti
ne parlano in una nota alla sua Dissertazione frezziana anche gli editori del 1839,
i quali però lo confondono evidentemente col cod. bol. 989; avrei notato, a propo
sito del Magliab. II. II. 34 (n. 18) e del suo possessore Lorenzo .di Tommaso Benci,
che il Frezzi parla di un Bencio di Giorgio Benci in l. IIl, c. VI, vv. 83-84; avrei
inserito nel lavoro e premesso a quella del cod. Laur. LXXXX, XXXII (n. 26) la de-
scrizione del cod. Lodoli, di cui mi sono occupato a parte in « Miscellanea france-
scana », anno XII (1910), fasc. 5 ecc.

M
potra ii

A PROPOSITO, ECO. ; 3141

ratteri egli ha dato la massima importanza al fatto che i
varii capitoli del Quadriregio si presentano distribuiti in due
modi differenti nei vari codici (1); e nessuna all' esame dei
fatti interni né ai punti critici, che sono talora piü decisivi
d'ogni altro indizio nella determinazione delle affinità esi-
stenti fra piü trascrizioni della stessa opera. Tuttavia il R.
ha creduto di poter formare un quadro genealogico, in cui
si vedono discendere dall'autografo segnato X, perché tuttora
ignoto, due rami, che dànno luogo ciascuno a quattro famiglie
(o sezioni) di codici secondo il ritorno degli altri quattro
caratteri distintivi, due per ogni ramo, con le loro dipen-
denze minori. Ora tutto è chiaro in codesto quadro fuorchè
la ragione per cui l'a. considera come primo ramo (o gruppo)
quello dei codici che hanno 17 capitoli nel III libro e 20 nel
IV, anziché l'altro che ne ha 15 e 22 rispettivamente e che
presenta il vantaggio di essere il più numeroso e di avere
dietro a sé la tradizione di tutte le stampe del poema. Inoltre
non si capisce perché le linee orizzontali siano orientate quasi
tutte a sinistra, mentre si sarebbero dovute equilibrare sotto
le verticali. Anche il disordine cronologico in cui sono posti
i vari codici di data certa in ciascuna famiglia non piace (2),

(1) Questa distinzione di codici basata sull’ accennata varietà di distribuzione
dei capitoli negli ultimi due libri del Quadr. l'avevo già fatta anch’ 10 nel 1914 (efr. la
Nota al Quadr. da me edito, p. 404). Senonché un eq .ivoco assai strano da me preso
fino dal 1904 (cfr 7 codici del Quadr., pagg. 48-49), di cui mi avverte ora il R. (p. 355)
mi aveva fatto)eredere che, oltre alla distribuzione di 18 capp. nel I. I, di 19 nel II,
di 15 nel III e 22 nel IV e all'altra di 18 nel 1, 19 nel II, 17 nel III e 20 nel IV, ce ne
fosse una terza di. 18 nel I, 19 nel II, 18 nel III e 19 nel IV, che mi pareva d'aver
trovato nei cod. Laur. Sen. 19. Ciò non sussiste affatto, come mi persuade ora an-
che un accurato esame dei miei vecchi appunti su questo codice, dai quali appare
chiaramente ch- l'equivoco era derivato dall'aver io fatto corrispondere, nella fretta
della consultazione, l' ultimo capitolo del 1. III dello stesso codice al terzo del l. IV
dell'Ashb. 372, che ha una distribuzione di capitoli diversa, anziché al secondo. Ma
qui però devo.dire al R. che del mio errore sarebbe stato meglio parlare in nota che
nel testo del suo lavoro. -

(2) Perché, per es., il cod. Class. 124, che ha la data del 1476, .è posposto al
Magl. II. II. 34 che é della fine del sec XV, nella prima famiglia? E nella terza,
perché tra l'Ashb. 372 e il Cappon. 70, che risalgono al 1469, é posto il Laur. pl,

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8312 E. FILIPPINI

come non piacciono certe sviste che vi sono capitate (1). E
poichè in codeste genealogie si richiede la maggiore sem-
plicità possibile, sarebbe stato assai meglio che i codici fos-
sero indicati con lettere maiuscole convenzionali anziché con
le segnature locali, che sono talvolta troppo lunghe ed esi-
sono perciò troppo spazio. Finalmente nel prospetto che il
R. ha formato, sono registrate soltanto 16 delle 18 trascri-
zioni esaminate, alle quali il lettore deve poi aggiungere altre
due, viste più tardi e aggregarle alla sezione A'' del primo
ramo. Per questi. difetti il quadro genealogico del R., per
quanto contenga molto di buono e di vero, vuol essere ri-
fatto e adattato meglio alle esigenze della critica; ed io spero
che egli vi tornerà sù quando avrà potuto consultare i codici
completi del Quadriregio che si trovano fuori d'Italia e sui
eui vincoli di parentela con altri egli non ha fatto finora che
qualche congettura.

Ma la maggior parte delle pagine dedicate al secondo
« studio » é riservata ad « una minuta descrizione dei sin-
goli codici » veduti dall'a. Ora questa minuta descrizione

viene fatta « a complemento e rettifica nel tempo stesso

delle descrizioni precedenti »: ciò che dimostra che il se-
eondo « studio » del R. non ha avuto il solo scopo annun-
ziato a principio. Ma, oltre a questo, a me sembra che, se
egli voleva completare e rettificare precedenti lavori non
suoi e specialmente il mio già più volte ricordato, bastava
che riferisse le notizie omesse dagli altri descrittori e fa-
cesse le opportune correzioni senza ripetere tuttociò che era
stato detto da loro esattamente, tanto più che questa parte

LXXXX, n. XXXil, che porta la data del 1493 (come dice il Bandini) o quella del 1498
(come dirà più oltre il R.) e sembra posteriore a questi anni ? E nella discendenza
del Cappon. 70, perché 1l Magl. II. II, 35, che risale al 1474, é anteposto al Pal. 344,

: che ha la stessa data del supposto progenitore ?

(1) Infatti le indicazioni dei due codici Magliabechiani sono errate nel secondo
numero romano, che dev'essere II e non III. Così anche sarà meglio dire « cod.
Angelico 1454 » che « cod. Angelica 1454 »,

Nd
"
À PROPOSITO, ECO. È 313

supera di molto quella. Inoltre, sebbene la descrizione del
R. presenti caratteri di maggior esattezza e uniformità ri-
spetto alle precedenti, non è neanche essa impeccabile, poi-
ché l'a. non sempre, per es., riporta le misure millimetriche

dei codici, non sempre indica il secolo a cui essi apparten-

gono, non si cura di riferire la forma grafica del primo e
dell’ultimo verso del poema, secondo le varie trascrizioni ecc.

Sono certamente notevoli in questa rassegna le descrizioni

dei mss. Magl. II. II. 34 e II. II. 35, Riccard. 2716 (1), Luc-
ch. 1346 (2), Bol. 989 (3), Laur. pl. LXXXX, n. XXXII con
la lunga nota relativa, Cappon. 10 (4), e Pal. 344 (5); ma
riescono ancora insufficienti quella dell'Ottobon. 2862 e del-
lAshb. 372: sui quali, come anche su altri codici esaminati
dal R., io ora darò qui nuovi particolari bibliografici che ho
potuto raccogliere dopo il 1905 e che ho cercato invano nel
suo « studio ».

Quanto all’ Ottobon. 2862 (6), è da aggiungere che la
scrittura uguale e chiara di esso è del sec. XV maturo, che
il suo formato misura cm. 20-27.4, che l’inchiostro è giallo-
gnolo e i margini sono larghissimi e vuoti salvo qualche
mano indicatrice e qualche laconico richiamo, che mancano

(1) L’a. rileva che io avrei mal collocato nella mia descrizione certe parole re
lative a un possessore straniero di questo codice. Non ho modo di verificare ora se
l'errore sin proprio mio o di chi esaminò il codice per me. Ma non mi pare che la
cosa abbia tale importanza da essere notata in una parentesi del testo.

(2) Le notizie che l'a. dà di questo codice completano e correggono in parte
quelle che a suo tempo mi diede il prof. A. Poli e che io pubblicai. Soltanto il R*

non distingue bene, mi pare, il testo delle tavole dei sommarii da quello dei versi

frezziani.

(3) Alcuni errori come érzntis per trinciis ecc. ecc. ehe erano incorsi nella
mia descrizione di questo ms., si devono al Canneti, che l'aveva illustrato nella sua
Diss., cap. 27. CEN

(4) Noto che il R. a pag. 361 dice che manca anche il v. 4 del c. XX del 1. IV
in questo cod., mentre a pag. 363 dice che la mancanza arriva fino al v. 3.

(5) II R. ha potuto assodare su dati di fatto che questo codice deriva dal Cap-
pon. 70 piuttostoché dall'Ashb. 372 come io avevo sopposto non serza invocare una
conferma. :

(6) L'a. ripete qui inutilmente la « supposizione » del Canneti, di cui avea già

parlato a pag. 351.

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314 E. FILIPPINI

titoli e iniziali e la numerazione dei canti è molto somma-
ria e incostante; che una mano recente scrive nel r. della
prima carta in alto: « N. B. De Federico Frezzio Ord. Praed.
« Auctore huius libri Ughellius Italiae Sacrae Tom. 2, pag. 757:
« it. Crescimbeni, it. Amb. Altamura in Bibl. Dominicana
« centuria tertia sub Anno 1416. Mortuus est in Concilio Con-
stantiensi »; e che l'ultimo verso del poema suona: « Sera
dio mio el di cha te ritorni » (c. 201 v.) (1) E quanto al-
l'Ashb. 372, sono da aggiungere le seguenti notizie: che cioè
tra il v. 21 del c. I del 1. III: « Questa fie la vittoria e
questa é l'arte » con cui términa la c. 103 v., e il verso dello
stesso canto: « Con che si vince suo superbia ardita » che
dovrebbe seguire immediatamente e che si legge invece al
principio della c. 105 r., si trova una serie di 57 altri versi
appartenenti al c. II dello stesso libro, la quale serie co-
mincia col v. 86: « Io ti diró, ma fa che tu ben odi » e
finisce col v. 138: « Che ciascun occhio in lor faceva ob-
scuro », occupando tutta la c. 104; che lo stesso numero di
versi manca al c. II del l. III tra la c. 108 v. terminante
col v. 85: « Peró magior tra vizij falsi e felli » e la c. 109 r.
cominciante col v. 139: « Io dissi a uno: Io prego che fa-
velle »; che oltre ai sommarii notati come mancanti dal R.
manca quello del cap. I del I. II (2).

Altre aggiunte bisogna fare alla descrizione del Pal. 343
e sono: che a principio del cod. si trova un indice generale
di tutti i capitoli del poema coi relativi argomenti in vol-
gare, i quali argomenti presentano qualche variante rispetto
a quelli che precedono i relativi capitoli (3); e che mancano

(1) Devo queste notizie .1 prof. V. Zabughin, che conosce molto bene il cod.
Ottobon. 2862, come dimostra l’ annunzio biblografico che egli pubblicò della mia
recente ristampa :lel Quadriregio in « Giorn. Stor. d. lett. ital. », anno XXXIV (1916),
ase. 202-203, pagg. 262-263.

(2) Queste notizie sono frutto. della mia diretta consultazione del cod. Ashb.
372, che potei avere a prestito nel 1912 presso la Braidense.

(3) Così mi scriveva nel 1909 il dott. A. Bonaventura, a cui mi ero rivolto per
altre notizie su questo codice.
À PROPOSITO, ECO. 315

i vv. 31-33 del cap. VIII e i vv. 76-78 del cap. XV dell. I
(cc. 23 v. e 40 v.), sebbene siano stati aggiunti a margine da
altra mano (1) posteriormente al 1481, poichè la prima edi-
zione perugina, che fu esemplata su questo codice, è priva
affatto anch’essa delle due terzine, come potei verificare io
stesso nel 1915 (2).

Molto di piü posso dire poi sul noto codice Conv. Soppr.

C. I. 505 della Nazionale Centrale di Firenze. Sul dorso in

pergamena un po’ guastato da uno strappo si legge il se-
guente titolo che non mi sembra privo d’importanza: Libro
d... Reami di Federi... da Fuligno dell'Ord. d... Predi... manu-
scritto. Nel v. della prima coperta di legno si leggono di
mano più recente notizie trascurabili sul Frezzi e sull’aspor-
tazione della prima carta del codice. Seguono due carte bian-
che e una scritta col titolo del poema, col sommario e col testo
poetico del primo capitolo in due colonne fino al v. 75 (e
non 76, come dice il R.). Segue un’ altra carta bianca, che
con le precedenti fu aggiunta più tardi; e poi continua il
testo poetico originale dal v. 76 del cap. I fino alla fine in bel
carattere piccolo e diritto, a una colonna per pagina, tutto in
inchiostro nero meno gli argomenti, che sono in rosso e meno
le iniziali dei capitoli, che sono in rosso e bleu e di cui però
alcune mancano. Alla fine del cap. XII del l. I, icui ultimi
sette versi sono scritti da altra mano, si legge quest'avver-
tenza: « lecto questo capitolo cerca el principio del libro
« ove troverai tre capitoli i quali leggerai doppo questo »:
la quale avvertenza si ripete quasi uguale subito dopo, come
se si trattasse di un vero e proprio spostamento dei capi-
toli XIII-XV, mentre noi li troviamo al loro posto coi rela-
tivi sommari per opera, certamente, d’un copista posteriore.

(1) Questa notizia mi fu data dal ch. Direttore della Nazionale Centrale di Fi-
renze con lettera del 14 febbraio 1914.

(2) Questa osservazione pertanto non si può trovare nel mio studio su Le ed?
zioni del Quadriregio, cbe fu pubblicato nella « Bibliofilia » del 1907.

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316 E. FILIPPINI

Dopo la terza avvertenza ritroviamo i sette ultimi versi di
cui ho parlato sopra, ma nella grafia. originale del codice.
Nella e. 35 v.,in fondo, dopo i primi nove versi del cap. I
del l. II si osserva un disegno a penna rappresentante un
frate e: una donna sovrapposti alle parole « Domini Cristy »:
dopo di che si salta subito, nella carta seguente, al v. 97
dello stesso canto, ciò che dimostra come in mezzo manchi
un carta (non una pagina soltanto, come dice il R.). L'ini-
ziale del cap. I del l. III è miniata grossolanamente e la
carta che la contiene è rotta in fondo, e perciò mancano due
versi e mezzo dopo le parole: « Questa sia la vict... » del
v. 22, poichè nel v. della stessa carta si comincia col v. 25,
e dietro nello stesso posto mancano altri versi che sono i
67-69 dello stesso capitolo. L'iniziale fregiata del cap. XIV
del l. III è più bella del solito per una corona che la sor--
monta, mentre quella del cap. I del l. IV è semplicemente
disegnata. Le carte, oggi numerate in lapis, sono 145 (1).

(1 Altre notizie su questo codice ho date precedentemente ed altre ancora ne
darò nel seguito di questo scritto. Tutte sono frutto della mia diretta osservazione
fatta sul codi. e avuto in prestito nel 1912 e consultato anch'esso presso la Braidense.

Ma qui occorre che io aggiunga un commento a quelle parole mss. che si
leggono in calce alla c. 138 r. e che ho riferite già nella nota sulle aggiunte al mio
studio riguardante 7 codici del Quadriregio. Il R. accenna fugacemente a quelle
parole a pag. 363, e non dà loro alcun valore, mentre sono forse l'unica testimo
nianza d'una redazione ms. del poema frezziano, che non era stata ancora segnalata
né da me né da altri e che non si può identificare con nessuna delle già cohosciute

-e dev'essere considerata comé perduta fino a prova in contrario. Quelle parole infatti

si riferiscono certamente ad una copia ms. in corso di esecuzione del Conv. Soppr.
C. I. 555, poiché altrimenti non ci sarebbe stata alcuna ragione plausibile di scri-
verle sul margine di una pagina di questo codice che contiene esclusivamente il
Quadriregio. E quelle parole ci dicono che chi ricopiava il Conv. Soppr. C. I. 505,
allora posseduto dal Convento di S. Maria Novella di Firenze, era nell'aprile 1554
alloggiato nello stesso convento e non era un frate, ma un soldato venuto di fuori,
pronto a partire per la guerra di Siena. Chi fosse questo soldato noi non sappiamo,
sebbene dal contesto della notizia sembri che egli si sia nominato in altra parte del
codice copiato: ma sappiamo che in quell’anno, anzi dall'anno precedente Siena era
in guerra aperta con Firenze, perché Cosimo. de’ Medici; mentre quella città era
contesa da Carlo V e da Enrico II, avea profittato dell’occasione per assalire i ca-
stelli sguerniti che la circondavano, con un esercito.guidato da Gian Giacomo Me-
deghino marchese di Marignano: guerra che finì con la disfatta dei Senesi condotti
e,

TUM

A PROPOSITO, ECC. SIT

E ciò basti per la descrizione dei codici frezziani: pas-
siamo oltre, chè la via è ancora lunga. L'a. dopo aver de-
scritto minutamente 19 trascrizioni del Quadriregio, reca
« un saggio dei sommarii » che vi si leggono, scegliendo
quelli del cap. I d'ogni libro giusta il Magh. II, II 34, l Ashb.

‘372 e il Pal. 343 che appartengono a tre sezioni diverse (1).

Egli infatti aveva già accennato alla mancanza di alcuni
sommarii nei codici della sezione B' e alla forma quasi
uguale degli altri nei codici della stessa sezione e in quelli
dell’ intero ramo A, cioè delle sezioni A' e A" (2). Ora l'av-
vicinamento degli argomenti della sezione B'' rappresentata
dal Pal. -343 a quelli delle sezioni A' e A*' rappresentati dal
solo Magl. II. II. 34 e della sezione B' rappresentata dal
l'Ashb. 312 servirebbe a stabilire la grande differenza che
esiste tra la forma rubricale dei codici di quest'ultima se-

da Piero Strozzi e da Biagio di Monluc (2 agosto 1554) e che Orlando Malavolti pa-

ragona nella sua Historia dei fatti e guerre de^ Senesi etc. (Venezia, 1594), p. III, L.X,
pag. 161, a quella famosa di Montaperti « che fece l'Arbia colorata in rosso » (1260),
per le sue conseguenze. Ora il nostro soldato-codicista dovette essere uno dei se-
guaci dell'esercito mediceo, che poi s' ingrosso d'altre milizie italiane e siraniere,
perché Cosimo si accordò eon Carlo V ai danni di Siena e della Francia; e profitto
d'una fermata a Firenze per ricopiare qualche prezioso codice del Convento di
S Maria Novella. Ma quale sorte ha avuto la sua trascrizione del Quadriregio? Poiché
egli trascriveva nel 1554, è facile il pensare che la sua trascrizione si possa identi-
ficare con altre che questo poema ebbe nel secolo XVI, e che sono il Laur. pl.
LXXXX, n. XXXII, il Laur. Segn. XIX e il Lodoliano. Ma possiamo. subito escludere
da questa identificazione il primo che deriva da altro cod. del 1493 o del 1498, e l'ul-
timo che aveva la data del 1517; e quanto al secondo, che non. si sa in quale anno
sia stato esemplato, esso non mostra di avere alcun rapporto diretto col Conv. Soppr.
C. I..505, dal quale il cod. del 1554 discende: ché anzi il titolo diverso dell'opera,
la diversa forma d.i sommarii, la diversa distribuzione dei capitoli del IIT! e del IV
libro del poema ecc. fanno ritenere che essi siano affatto indipendenti l'uno dal-
l'altro. Quindi il codice del 1554, che sarebbe il 32° della serie dei codici del Qua-
driregio finora conosciuti, é da considerare come perduto.

(1) Qualeosa di simile avevo fatto anch' io confrontando i sommarii dei quat-
tro codici e della prima edizione del Quadr., su cui fu basata la ristampa del 1725,
e con quelli che si leggono in questa, ma solo per il cap. I del I. I. (Cfr. 11 mio la-
voro su un Un^Accadenuia umbra del primo settecento e l’opera sua principale, vo *
lume II,pag. 471 : Perugia, Unione tipogr. cooperat., 1911-1913: ma il R. non ne ha fatto
neppur cenno.
(2) Ofr. la pag. 352 dell' op. cit.

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318 E. FILIPPINI

zione, che è doppia (cioè in latino e in volgare) e piuttosto
estesa, e quella dei codici delle altre sezioni, che è soltanto
in volgare e piuttosto breve. E la differenza risulta evidente,
se possono bastare a dimostrarla dodici sommari (che si ri- ;
ducono poi a dieci per la mancanza di quelli del 1. II nei
codici Magl. II. II. 34 e Ashb. 372) su 222, quanti dovrebbero
darne i 14 capitoli del poema nei tre mss. prescelti. Ma
c'è dell'altro: s'io non erro, il R. con questo confronto, per
se stesso esatto, crede di potere stabilire che le forme dei
sommarii notate nei codici del Quadriregio siano non più di
tre in volgare ed una in latino, complessivamente quattro,
pur notando una grande somiglianza tra quelle dei primi
tre gruppi. Ora se questa è l'opinione del R., vediamo che
cosa ci sia di vero in essa; naturalmente io non posso far
qui un confronto rubricale fra tutti i codici del poema frez-
Ziano, come sarebbe necessario: mi limiteró a render noto f
ai lettori qualehe mia osservazione speciale, rimandando a
miglior tempo uno studio piü profondo, se non completo,
dell' importante argomento.

Intanto l'a. sa benissimo (perché lo ha riportato testual-
mente nella relativa descrizione) che il cod. Bol. 989 ha in
testa al cap. I del l. I un sommario in latino, che è diver-
sissimo da quello che ci presenta allo stesso posto e nella
stessa lingua il Pal. 343. Ora, sebbene questo codice bolo-
gnese non abbia altri argomenti in latino, sta il fatto che
quello del cap. I non é la traduzione del corrispondente in
volgare che doveva leggersi nel rubricario trascritto nelle
prime carte e che, pur mancando, non poteva essere cosi
lungo, data la forma piuttosto breve di tutti gli altri. E
quindi da supporre che quella rubrica in latino apparte-
nesse a una serie speciale, che fu poi abbandonata dal co-
dicista, forse perché troppo estesa e che non si ritro 7a, mi
pare, in nessun altro dei codici frezziani finora studiati.

Un fatto ancora più notevole ci presenta il cod. Conv.
Soppr. C. I, 505. In esso il sommario di mano settecentesca

ar
A PROPOSITO, ECO. 53 8)

che precede il cap. I del l. I è quasi perfettamente uguale
a quello in volgare del Pal. 343; ma se osserviamo gli ar-
gomenti iniziali degli altri tre libri, noi li troviamo diver-
sissimi, oltrecché da quelli corrispondenti del Pal. 343, da
quelli del Magl. II. II. 34, dell'Ashb. 372 e di parecchi al-
tri. Li riporterei qui tutti e quattro perché il lettore potesse
confrontarli con quelli riferiti dal R. come esempi tipici, se
il R. stesso non li avesse inseriti nella sua descrizione di
questo codice (1). Ma egli non s' é accorto della loro diver-
sità da quelli degli altri codici e non ha pensato che essi
potessero costituire un altro tipo di argomenti da mettere
vicino a quelli già considerati.

Né le differenze rubricali del Conv. Soppr. C. I. 505 si
limitano al cap. I d'ogni libro del Quadriregio. lo che ho
qui davanti la copia da me fatta di tutti i sommari di que-
sto codice e dell'Ashb. 312, metteró di fronte alcuni di essi
presi a caso nelluna e nell'altra redazione. Ecco, per es., il
doppio testo degli argomenti del cap. II dei quattro libri
del poema: |

(Conv. Soppr. C. I. 505). (Ashb. 312).

Li. I:eap.- IE

En questo Capitulo se tracta Capitulo Secondo nei quale Cu-
Como filena percossa e innamorata — pido dio damore pruova per molti
desidera de retrouarse a suolo (sic) exempri che niuno puote fare re-
col suo nouo et dessiato drudo. sistenza allui ct alle sue saette.

L. II. cap. II.

In questo Capitulo se tracta co- Capitolo secondo nel quale si
mo Minerua se duole collautore tratta come li vizij uscirono dello
delli uitij che oggi reguano in que- inferno et vennono ad abitare el
sto mondo et tutti per ordine li mondo.
dechiara.

(1) Cfr. il cit, suo « studio », pagg. 364-364,

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intimi e erm noni! polini ilo

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vede.
Se tracta in questo Capitulo
comi Miiierua conduce Lautore Nel
Reame de Sathanasso oue el tro-
uorono sedere nella sedia chera de
noue Serpenti.

TIV.

Se tracta In Questo Capitulo
Come Enoch et helya mostrano
Allautore el paradiso terrestro et
tucte cose excellenti che sonno
drento.

E. FILIPPINI

LE. IIT.,-eap. IE

-

Capitolo secondo nel quale trat-
ta delle ragioni onde viene la su-
perbia et come essa e vizio di tutti
principale.

cap. II.
Capitolo secondo dove se tratta

della condizione del paradiso tere-
stro et degli fiumi che indi exono.

Ed ora vediamo i sommari del cap. X d’ogni libro ne-

eli stessi codici:

(Conv. Soppr., C, I. 505).

Ashb. 372).

List cap.-X).

In questo Capitulo si tracta co-
me lamante va cercando Lipea e
così cercando se dechiara cv me lo
balenare e le saecte se creano e
come viene la pioggia e la gran-
dine e la nieue.

*

Capitolo decimo dove si tratta
come lautore si misse in cammino
per cereare la sua ninfa lipea.

LIE cap; X.

Se traeta in questo Capitulo
della falsa oppinione fantasya et
Sospitione et heresya.

TE IL;

.Se tracta In questo Capitulo
dallautore «ome son tormentati e
puniti quelli che sonno yrosi et
yracondi.

Capitolo decimo nel quale co-
minca (sie) ad trattare delle pene
che luomo da ad se medesimo per
false oppenione.

cap. X.

(Manca),
TOCE

TR

En questo Capitulo si contiene
come la prudentia dichiara allau-
tore tucte le parti che se aperten-

_guono A prudentia e suoy offitij

come legendo trouarite.

A PROPOSITO, ECC.

L. IV .4-cap.. X.

Capitolo decimo nel quale si
tratta apieno delle parti et spetie
discendenti della virtu della tem-
peranzia (sic) (1).

Finalmente presento i sommari dell’ultimo capitolo d’o-
gni libro nei due codici indicati.

(Conv. Soppr., C. 1, 505).

(Ashb. 372)

L. I., cap. XVIII

Qui in questo Capitulo si tra-
cta come l’amante inguandato da
Venus et Cupido troua Minerua
et ella linsegna d’uscire di tanta
bructura et mostralli la uia di re-
trouare Topino et la tinna et li si-
guori et dominatori di quel regno.

Capitolo XVIIJ nel quale si
tratta della orrigine della casa de
trinci ed della citta di Fuligno.

Hill: Cap. XIX.

Se contiene In questo Capitulo
come Sathanasso e figurato et fa-
cto Et come esso e punito e tor-
mentato dalla diuina Iustitia.

EI

Se tracta In questo Capitulo
dellaltra parte et ultima della Lu-
xuria et di quelli che sonno pu-
niti per questo vitio e peccato
della luxuria.

Capitoli XVIIIJ nel quale si
tratta come lautore truova Satan
triumphante nel suo Reame.

cap. XV.

Capitoli XV dove si tratta piu
in particulare de rami e delle spe-
zie discendenti dalla luxuria.

L. IV., eap. XXII.

Se tracta In questo Capitulo
Come la Carità dichiara Allautore
ogne cosa cha suo offitio sapar-
tene.

Capitolo XXII et ultimo nel
quale si tratta come la carità me-
na in celo lautore.

(1 Temperansia qui sta per errore invece di prudenzia, poiché di quella virtù

parla la rubrica del cap. III del l. IV.

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La differenza dunque tra le due forme di rubriche è
troppo evidente perchè non se ne debba tener conto; e poi-
chè il R. ha messo il Conv. Soppr. C. I. 505 nella stessa
sezione a cui appartiene il Pal. 343 preso come terzo tipo per
il suo confronto rubricale, bisognerà invece assegnargli un
posto a parte per questo carattere distintivo.

Non ho modo ora di confrontare con uguale larghezza
.i due codici Class. 231 e 124 con quelli presi in considera-
zione dal R.; ma se si potesse farlo, forse si troverebbe
che anche in essi c’ è traccia d'una nuova forma di som-
mari. In genere quelli del primo capitolo di ciascun libro
del poema si avvicinano ai corrispondenti del Magl. II. II.
34 e dell’ Ashb. 372; ma osservo che il cap. I del 1. II e III
nel Class. 124 ha una rubrica che, mentre si accosta di più
a quella in volgare del Pal. 343, è molto più breve di essa (1);
certo questi due sommarii, e forse non essi soltanto, deri-
vano da. un rubricario che ha risentito l'effetto del codice
boccoliniano ora. posseduto dalla Nazionale Centrale di Fi-
renze.

Così nel cod. 1346 della Governativa di Lucca gli ar-
gomenti iniziali delle quattro parti del Quadriregio si acco-
stano più che ad altro a quelli del Magl. II. II 84; ma
quello del I. II. (che si legge però solo nel rubricario) è
concepito in questa forma brevissima: « Come li vizj usciro
dal Onferno, e vennero al mondo » (2). Ora questa forma
di sommario non si trova in nessun altro codice, ch'io sap-
pia, e non può essere opera del codicista. Essa quindi ci
offre un altro indizio dell’ esistenza di rubriche affatto di-
verse da quelle più comunemente conosciute.

Ora tutto questo che ho detto dimostra che la questione
dei sommarii del Quadriregio è una questione molto più com.
plessa di quello che il R. non creda, specialmente se si

(1) Cfr. la descrizione di questo codice nello studio cit. del R,, pagg. 354-355.
(2) Devo questa notizia al sig. E. Boselli, Direttore della Biblioteca lucchese.

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A PROPOSITO, ECC.

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28

vuol rintracciare la loro origine, la forma più antica e quella

‘concepita e scritta dall'autore del poema. Essa vuol essere

trattata a parte e accompagnata dal più largo confronto
possibile di codici e di edizioni (1), che serva a stabilire i
reciproci rapporti déi loro rubricari. Se il R. che ha sfiorato
per ora l'argomento, crede di potersi occupar lui di questa
importante indagine letteraria e bibliografica insieme, tanto
meglio; ma se mi è lecito dargli un consiglio, sarà bene
che egli abbandoni senz’ altro l’idea di valersi, nel suo fu-
turo confronto, dei soli sommarii iniziali delle quattro parti
del poema frezziano: ciò sarebbe insufficiente e pericoloso,

A questo punto il compito del R. sarebbe esaurito; ma
dai confronti precedenti egli ha voluto trarre delle conclu-
sioni, anch’esse inattese se si bada alle premesse, ma tali
che io non posso fare a meno di accennarle e discuterle
con la maggiore brevità possibile. Una di queste conclusioni
è che molto probabilmente il poema del Frezzi si sia dif-
fuso dapprima senza il nome dell’ autore: infatti agli argo-
menti addotti dall’ a. si può aggiungere anche questo che il
codice più antico fra quelli datati, sebbene oggi si consideri
come perduto, cioè il cod. La Valliére che risaliva al 1421,
secondo la descrizione del De Bure, era anonimo. Un'altra
conclusione riguarda il titolo autentico dell’opera, che per
il R. dovette essere Libro dei Regni e non Quadriregio; ma
qui sarebbe stato meglio approfondire un po’ più lo studio
dell'argomento, poichè non sono questi i soli due titoli che
si leggono nei codici del poema frezziano. Certo, il primo
titolo è più antico del secondo, se si bada soltanto ai codici

(1) Quanto ai sommarii che si leggono nelle varie edizioni del Quadr., dirò qui
che essi ci si presentano in due forme volgari distinte: una che si estende dalla
prima stampa (1481) fino alla settima (1511), l'altra che va dall' ottava (1725) alla più
recente (ì914). La prima, cioè la più antica, deriva direttamente da quella che ci
presenta il cod. Pal. 343, che servì di base alla prima edizione del poema: la se
conda, molto più breve dell’altra, é un rimaneggiamento dui sommarii dei due co-
dici Classersi 231 e 124, dovuto al p. Canneti. (Cfr. in proposito la mia Nota in fondo
al volume del Quadriregio da me ristampato, pag. 405),

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324 E. FILIPPINI

datati e al namero di quelli che lo portano in testa; ma si
può essere sicuri che il Pal. 343 e l'Ashb. 1287, che hanno
Quatriregio e Quadriregio, non siano stati esemplati prima
del 1421? Io poi osservo che il primo codice di data certa
che abbia il titolo di Libro de' regni, è il Cappon. n. 70 che ri-
sale al 1464 (1) mentre il cod. La Valliére (1421) e il Bol. 989
(1430) s’intitolano Liber de. Regnis; e perchè il Frezzi non
potrebbe aver dato all'opera sua una intestazione latina?
‘Fra i codici senza data, poi, c'é l'Ottobon. 2862, che è quasi
certamente della prima metà del sec. XV ed è l’ unico, tra
quanti ne conosciamo, che abbia per titolo Liber de quattuor
regnis, che è più completo degli altri e da -cui dev’ essere
derivata la trafila Quatriregnio - Quatriregio - Quadriregio (2).
Quanto alla distribuzione autentica dei capitoli negli ul-
timi due libri del poema frezziano — che forma l'oggetto di
un'altra conclusione del R., — egli propende per quella che
ne assegna 17 al III e 20 al IV, anche perché gli sembra
che i capp. 53° e 54°, descrivendo la visita del poeta al para-
diso terrestre, corrispondono a quei canti estremi del Pur-
gatorio dantesco, in cui si fa la descrizione dello stesso luogo.
Ora, per quanto questa osservazione possa avere una certa
importanza nello studio dell'opera d'un imitatore di Dante,
pure é da notare che qui si tratta di due concezioni affatto
diverse e che il 1. III del Quadriregio (il cosiddetto Regno dei
vizi) non ha che fare col Purgatorio dantesco, mentre il

(1) Secondo i miei calcoli questo titolo si riscontra o si riscontrava in 10 codici,
a cui bisogna aggiungere però anche altri 4 che hanno con una lieve variante Libro
di regnt.

(2) Quanto agli altri titoli, dirò che in un codice (Conv. Soppr. C. I. 505) si legge
Libro dei Reami, in un altro (Ashb. 565) Libro dei quatro reamt, iu un altro (Luc-
ch. 1346) é stato scritto da n:ano più moderna Quadriregio ovvero poema de? quattro
Regni, in due (Pal. 343, Ashb. 1287) troviamo Quatriregio del decurso della vita hu-
mana a cui fa riscontro il Lodoliano, che s'intitola Quatriregio del corso della vita
humana ; in uno (Angel. 1454) leggiamo Liber magistri Federici e in un altro (lo
stesso Pal. 343) Liber Federici soltanto ; finalmente a solo motivo di curiosità ricor-
derò qui che in uno (cod. già Cora) si ha come titolo La Federghina e in un altro
ancora (Bol. 989) si legge in fine 77 libro chiamato Malpiglio.

E

——
ET

A PROPOSITO, ECC, 325

]. IV (cioè il Zegno delle virtà) contiene in sé la descrizione

tanto del Purgatorio quanto del Paradiso celeste e può quindi
contenere benissimo a principio anche quella del Paradiso
terrestre, che per il Frezzi è indipendente dagli altri due
luoghi. Del resto, anche il modo in cui comincia il cap. 53
dimostra che qui più che la continuazione di una parte del
poema si ha il principio d'un'altra, mentre il cap. 55 non
si trova per questo nelle stesse condizioni. Inoltre, se è vero,
come dice il R., che un' intera famiglia di mss. ci presenta
i 74 (e non 16) (1) capitoli del poema distribuiti in modo che
ill I ne abbia 18, il II 19, il III 17 ed il IV 20 mentre
la distribuzione tradizionale delle stampe è uguale per i
primi due libri e di 15 capitoli pel III e' di 22 pel IV, è anche

vero che c' é tutt'un'altra famiglia di codici che precede

e segue la tradizione suddetta: resta soltanto a vedere quale
delle due sia la più numerosa e la più autorevole, e que-
sto il R. non indaga. Ma, se dal suo quadro genealogico e
dalle debite. aggiunte che bisogna farvi, risulta che in que-
sto le due famiglie sono costituite dallo stesso numero di
membri, che é nove, il R. stesso ha altrove notato che, men-
tre quella avente la distribuzione tradizionale di capitoli si
ingrossa del cod. già Cora, ci sono ragioni per credere che
appartengano all'altra anche il Canonic. 37, il Brit. 10424
e l'Hamilt. della R. Biblioteca di Berlino (2); sicchè su
22 codici 10 soltanto avrebbero 17 capitoli nell. III e 20 nel
IV, mentre 12 ne avrebbero 15 e 22 negli stessi rispettivi
libri (3. Se poi vogliamo indagare quale delle due riparti
zioni si trovi nei mss. più antichi, la ricerca è meno facile,

(1) Cosi dice per errore il R. a pag. 368, dove leggo anche nella nota (2) il nome
Trincio per Trincia.
(2) Cfr. gli « studi » del R. a pag. 353.

- (3) Se poi pensiamo che il codice scomparso del 1554 era un discendente del
Conv. Soppr. C. I. 505, come ho detto dianzi, questo numero aumenta ancora di una
unità. Nulla poi sappiamo della distribuzione dei capitoli negli altri cinque codici
scomparsi e nei tre di cui ci sono pervenuti solo dei frammeuti,-

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poiché non possiamo conoscere quella del cod. La Valliére
che, come ho detto, fra i datati vantava la maggiore anti-
chità e troppi altri codici autorevoli sono senza data o lon-
tani da noi o perduti affatto; ma non bisogna dimenticare
che, se la distribuzione in 17 e 20 capitoli si ravvisa nel
Bol. 989 e nell’ Ottobon. 2862 che hanno tanti diritti di an-
zianità, quella tradizionale in 15 e 22 è rappresentata da co-
dici di non minore autorità come il Conv. Soppr. C. I. 505,
l’Ashb. 1287 e specialmente il Pal. 343, il quale ha il grande
merito d’aver dato luogo alla volgata.

L'ultima conclusione del R. riguarda il dubbio da me
espresso che il Quadriregio non ci sia pervenuto intero e
che manchi qualche capitolo tra il 52° e il 53° (1) Egli ri-
conosce i difetti da me notati in quel punto della narra-
zione, ma li giustifica, o, meglio, li spiega ricorrendo a con-
fronti con altri poemi, che non mi pare siano molto persua-
sivi, e accennando assai vagamente ad altre incongruenze
frezziane; e crede che il mio dubbio non abbia ragione di
essere, specialmente perché urta contro «la concorde tradi-
« zione di tutti î manoscritti, che, discordi fra loro per tanti
« altri elementi, sono all' incontro unanimi a questo riguardo ».
Certo, la tradizione ha un grande valore nelle questioni bi-
bliografico-letterarie, ed io m' inchino innanzi ad essa tutte le
volte che puó rendere un servizio veramente utile; ma non
bisogna farsene schiavi ed invocarla anche quando, come nel
caso presente, non ha ancora acquistato quel carattere di

(1) L'a. nota che l'espressione del mio dubbio si trova nella Nota apposta in
fine alla mia ristampa del Quadriregio (1914), pag. 404. Ma gli è sfuggito certamente
che un tal dubbio io l'avevo manifestato già fino dal 1905, quando pubblicavo La
materia del Quadrtregio (cfr. la pag. 71). Senonché nel 1905 io ritenevo potesse 1nan-
care soltanto qualche terzina fra i due canti, e nel 1914 parlavo addirittura della
mancanza d'un canto.

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UNS RCRWISELDP IER ENEMR

A PROPOSITO, ECC. 327

assoluta generalità che l’a. pare le voglia attribuire (1). Del
resto, ammettiamo pure che col tempo l'accordo dei testi,
in questa questione, diventi proprio generale: si potrà sem-
pre sospettare che quella mancanza che si osserva nei co-
dici, non fosse nel primo getto del poema e che il Frezzi
correggendolo e rivedendolo gli abbia tolto una parte senza
aggiustare la continuità della narrazione. Non si tratterà,
forse, d’un intero capitolo: voglio anche restringere la mia
sospettata mancanza a qualche terzina alla fine del capi-
tolo 52° (e questa indagine nei manoscritti è ancora da fare);
ma qualche cosa si sente che difetta prima del 53°, sia che
esso segni il principio del l. IV, come io credo, sia che ap-
partenga al III, come inclina a credere il R. Speriamo che
nuove ricerche possano al più presto risolvere la questione,
che per me è tuttora aperta.

La mia analisi critica degli « studi » del R. è finita.
Troppo, forse, mi sono indugiato intorno ad essi; ma gli
argomenti da lui trattati erano per me così attraenti, che
non ho voluto nè potuto tacer nulla di ciò che mi hanno

| suggerito. Il R. accolga di buon animo le mie osservazioni

e continui ad occuparsi con amore e serietà, del Frezzi e
della sua attività letteraria: gliene saranno certamente grati
tutti eli studiosi dell' antica letteratura umbra.

ENRICO FILIPPINI.

(1) Io non darò un gran peso a quel tutti così assoluto, che il R. adopera nel
periodo surriferito e che forse non esprime il vero pensiero d'un critico coscenzioso
come lui. Ma é certo che egli avrebbe dovuto dire qui: « tutti i manoscritti da me
esaminati, meno il Ricc. 1149 »; perché degli altri, che non son pochi, si sa soltanto
che il cod. già Cora non ha piü di 74 capitoli, l'Ariostesco ne aveva forse qualcuno
di meno (se il Canneti contó esattamente) e quello redatto nel 1554 si doveva uni-
formare anche in questo al Conv. Soppr. C. I. 505.

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L'arte della ceramica a Spoleto

Quanti si occuparono di storia cittadina ebbero partico-
lare cura di mettere in rilievo quel sentito culto per l'arte
che fu in ogni tempo patrimonio sacro degli avi, usi a trarre
dai ricordi di un glorioso passato motivo per accrescere lo
splendore e il decoro della città natale; e cercarono insieme
di far noto come nelle epoche trascorse fiorissero tra noi,
unitamente alle arti belle, molteplici industrie, per cui la

vita economica del paese molto si avvantaggiava, e le mer-

canzie e gli oggetti usciti dalle fabbriche nostre correvano
le vie di altri luoghi, portando seco il buon nome di Spoleto,

Nessuno però, che io sappia, ci aveva ancora fatto co-
noscere che venisse già esercitata in questa nostra città una
industria, altrove assurta a grande dignità d’arte e i cui
prodotti sono oggetto anche oggi di avida ricerca per parte
di quanti amano circondarsi delle preziose reliquie di epo:
che lontane: la industria, dico, della ceramica.

Dopo quanto è stato scritto intorno agli splendori che
ebbe dal quattrocento al seicento quest'arte della ceramica
nell’ Umbria, sarebbe superfluo parlare ancora delle famose
maioliche e degli artistici vasi di Gubbio e di Deruta; come
vano sarebbe il cercare di aggiunger fama ai nomi gloriosi
di mastro Giorgio e di tanti altri artisti, per i quali la no-
stra regione fu nobilmente illustrata. Tutti sanno in quale

apprezzamento siano oggi tenuti i magnifici vasi, i piatti, i.

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boccali che uscirono da quelle nostre fabbriche, e come tali
oggetti nulla abbiano a invidiare, e per eleganza di disegni
e per vivacità di riflessi, alle famose maioliche ispano-more-
sche e a quelle delle altre note fabbriche d’Italia.

Sarebbe tuttavia ben lieto ognuno di poter portare an-
che un modesto contributo alla storia della bella arte fiorita
un tempo in mezzo a noi, con la pubblicazione di qualche
documento, da cui nuova luce venisse irradiata sopra un
argomento di tanta importanza. A ragione quindi mi chiamo
fortunato se posso oggi offrire ai lettori alcune notizie ine-
dite, per le quali essi non solo apprenderanno i nomi ignorati
di altri fabbricatori di maioliche di Deruta, ma, quel che più
monta, sapranno della introduzione dell'arte della ceramica
nella città di Spoleto. Il documento, da me rinvenuto nei
rogiti di un notaio Spoletino del XVI secolo, ha un grande
valore, ed è sufficiente per dimostrarci che la figulina venne
esercitata nell’ Umbria più diffusamente di quanto siasi cre-
duto fin qui.

Queste mie notizie hanno un riferimento ad altre già
pubblicate da Adamo Rossi (1). Di certe relazioni interce-
dute tra Deruta e Spoleto parlò egli infatti, allorchè pub-
blicò la notizia di un tal Cesare di Alessandro di Cristoforo
da Deruta, il quale, dopo di essersi stabilito a Spoleto, aveva
ottenuto, il 18 giugno 1588, un permesso del card. Gaetano
Camerlengo di S. Chiesa, di poter raccogliere in tutta la
provincia fecciam, rasinam et vitria, per lavorar vasi. Si S:
che quel permesso fu poi ritolto per le proteste dei vasari
Derutesi; mai documenti non dicono che a mastro Cesare
venisse proibito di esercitare a Spoleto l’arte sua. Probabil-
mente i Derutesi si. agitarono per la eccessiva concorrenza
che avrebbero dovuto patire, se a quel loro compagno tra-
piantatosi in altra città, fosse stato lecito di raccogliere le
accennate materie nell’ intera provincia.

(1) In Giornale di Erudizione Artistica, vol. I, pag. 151.
L'ARTE DELLA CERAMICA A SPOLETO 331

Sarebbe utile piuttosto il domandarsi se a Spoleto si la-
voravano già le maioliche, quando vi capitó mastro Cesare
da Deruta. i |

Che a Spoleto verso il cinquecento si facessero dei la-
vori in terracotta, lo accenna il Sansi nella storia del Co-
mune. Pone egli infatti tra gli artisti Spoletini della prima
metà del secolo XVI un Angelo Martani, del quale conser-
vavasi un S. Antonio Abate in terracotta egregiamente mo-
dellato (1). Ma nessun’altra notizia era venuta finora a sta-
bilire che in questa nostra città fiorisse contemporaneamente
l’arte della ceramica.

In buon punto dunque rintraccio questo mio documento,
dal quale ricavasi che, almeno per un breve periodo di
tempo, la splendida arte di mastro Giorgio venne esercitata
anche a Spoleto.

Si tratta di un atto pubblico del primo dicembre 1540,
con cui i due fratelli Lorenzino e Girolamo di Francesco
Grassi di Spoleto, si obbligavano di mettere a disposizione
di Mariotto di Cristoforo da Deruta e di Tommaso di Pietro
da Faenza, una fornace e una bottega, con tutti i mezzi ne-
cessari per la fabbricazione delle maioliche. Nell’ istrumento
sono contenuti parecchi capitoli, i quali avrebbero regolata
la società tra i due fratelli Spoletini e i due fabbricatori
di Deruta e di Faenza. Tra le altre convenzioni troviamo
che la società sarebbe dovuta durare due anni, in fine dei
quali Lorenzino e Girolamo Grassi avrebbero dovuto acqui-
stare, dietro equo compenso, la parte dei vasi fabbricati
che sarebbe spettata ai maestri Mariotto e Tommaso. Con
una dichiarazione in pari data, Mariotto da Deruta si dice
debitore di Lorenzino Grassi della somma di quindici fio-
rini, che questi avea improntati per la nuova industria.

Dietro tali notizie resta dunque assodato che l’arte della
ceramica si propagò da Deruta a Spoleto nel 1540. Per quanto

(1) A. SANSI, Storia del Comune di Spoleto, parte II, 174.
332 LL. FAUSTI

infatti non vi siano altri documenti che facciano fede del lungo
sopravvivere di tale artistica industria in questa città, non
v'é ragione per dubitare che, per due anni almeno, nel
1541 e nel 1542, Mariotto da Deruta e Tommaso da Faenza
vi attendessero alla fabbricazione delle maioliche. Anzi, se
nel 1588, come vedemmo, a un maestro Cesare da Deruta,
già dimorante a Spoleto, si concedeva quel famoso permesso
di raccogliere fecciam rasinam et vitria per lavorar vasi, non
dovremmo logicamente concludere che questi fosse un con-
tinuatore dell’ industria iniziata nella predetta città dai mae-
stri Mariotto e Tommaso, e che la protesta delle fabbriche
di Deruta si dovesse piuttosto allo sviluppo che, dopo quel
lungo volgere di anni, avevano preso le fabbriche di Spo-
leto ?

Il merito della introduzione in mezzo a noi della lavo-
razione delle maioliche, spetta pertanto ai concittadini Lo-
renzino e Girolamo di Francesco Grassi. I Grassi apparte-
nevano a una delle più illustri famiglie popolari di Spoleto,
e ne fa menzione Severo Minervio nelle sue memorie, sotto
il titolo: De claris Spoletinorum Popularium Familiis (1). Un
Marco de' Grassi fu oratore del Comune nei primi decenni
del secolo XVI (2). La loro abitazione, come apparisce dal-
l’istrumento del 1540, era nella città bassa, nelle vicinanze
dell’ anfiteatro, presso cui stava l’antico monastero del Pa-
lazzo. I Grassi si resero altamente benemeriti con quella
loro preziosa iniziativa, e mi auguro che nuovi documenti
vengano presto a darci più diffuse notizie, intorno allo svol-
gersi nella nostra città, di quell'arte che essi vi avevano
fatta nascere.

Venendo ora a, parlare di Mariotto da Deruta e di Tom-
maso da Faenza, che forse per i primi recarono a noi il
sorriso della nuova arte, osserverò che del primo nessuno

(1) Ed. A. SANSI, in Documenti Storici inediti; Foligno, Sgariglia, 1879, pag. 47
(2) A. SANSI, Storia del Comune, cit.; pagg. 167, 181, 1*6,

pei
L'ARTE DELLA CERAMICA A SPOLETO 333

stoforo, e un Cristoforo di Francesco detto Franciuolo da
Deruta troviamo nei documenti pubblicati da A. Rossi (1).
Questo Cristoforo esercitava a Deruta l'arte del vasaro, nel
1475, insieme ai fratelli Pietro e Giapocho; quindi abbiamo
quel Cesare di Alessandro di Cristoforo da Deruta, che ve-
demmo a Spoleto nel 1588. Mi sembra chiaro pertanto che
i maestri Derutesi vissuti a Spoleto, siano stati tutti di una
stessa famiglia e tutti discendenti da quel Cristoforo vasaro
del 1475. Questa famiglia abbandonò forse Deruta dopo che
le fabbriche di qualche altro maestro Derutese avevano gua-
dagnata tanta rinomanza, da compromettere l'esistenza delle
meno conosciute? Ciò sembra doversi escludere; tanto più che
già vedemmo quei di Deruta agitarsi nel 1588, per il per-
messo dato a quel Cesare di Alessandro di Cristoforo, allora
abitante a Spoleto.

Il mio documento ci da modo piuttosto di ricostruire
approssimativamente l’albero genealogico di quella famiglia,
che, credo, possa rispondere al seguente:

Francesco detto Franciuolo da Deruta 14....?
|

l | |
Pietro — 1475 Cristoforo — 1475 Giapocho — 1475
|

Mariotto — a spoleto nel 1540 Vesna — 15...?
Cesare — a Spoleto nel 1588
Quanto a maestro Tommaso di Pietro da Faenza, sap-
piamo già che egli non era stato il primo a trasferirsi dalla

sua città natale a Deruta, per la fabbricazione. dei vasi.

A. Rossi riprodusse un documento del 21 gennaio 1511,
col quale veniva concessa la cittadinanza perugina a un tal
Lazzaro di Battista da Faenza — qui fuit et est vasarius, et
artem vasariorum exercuit, et exercitare intendit, et venit ad ha-
bitandum in castro Diruti (2).

(1) In Giornale di Erudisione Artistica, vol. I, pagg. 142, 149,
(2) Op. cit. 1, 149.

ebbe finora conoscenza. Il documento lo dice figlio di Cri-

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xd. 334 L. FAUSTI

Comunque, la notizia di questo maestro Tommaso, ca-
pitato prima a Deruta e quindi a Spoleto, serve a farci co-
noscere come fossero anche più strette e continue le rela-
zioni tra le fabbriche universalmente note di Faenza e le
nostre non meno rinomate dell’ Umbria, e come. fiorente
fosse allora in tutta Italia quell’ arte, di cui i modesti cul.
tori venivano a recare pure a noi gli splendori e il sorriso.

Spoleto 4 dicembre 1916.

L. FAUSTI.

DOCUMENTI

(Dai rogiti del notaio: spoletino Costantino Ferrantini, in Archivio
Notarile Distrettuale di Spoleto: Fasc. 193).

Die prima decembris 1540.

Lorentinus et Hieronymus Francisci Grassi de Spoleto ex una,
et Mariottus Cristofori de Diruta comitatus Perusiae, et Thomas
Peri de Faventia figuli presentes ex altera, sponte fecerunt et
inierunt societatem in arte fictilium vasorum, duraturam per duos
annos proxime futuros, incipiendos a presenti die et ut supra fi-
niendos, cum paetis et capitulis infrascriptis, videlicet:

quod dietus Lorentinus ponat in capitali, prout dieti Marioctus
et Thomas confessi sunt posuisse, florenos vigintiquatuor eum di-
midio monete Marchie, quos dieti Mariottus et Thomas sponte ut
supra promiserunt et convenerunt dieto Lorentino presenti et sti-
pulanti pro se et suis heredibus, videlicet de eorum propria pecunia
in fine dietorum duorum annorum et societatis prediete restituere
in pecunia numerata vel in tanto lavorio fietilium mercantilium ;

item quod dieti Lorentinus et Hieronimus teneantur et de-
beant eorum sumptibus et expensis ponere in dieta societate apo-
techam et fornacem in civitate Spoleti, et eas conservare et ma-
nutenere cum omnibus instrumentis sive siciliis aptis ad dictam
artem exercendam, et omnia ligna comburenda pro fornace ad
coquendum vasa; et dieti Mariottus et Thomas teneantur et de-
ai EA

n
mM

L'ARTE DELLA OERAMIOA A SPOLETO È 335

beant laborare et opera eorum mittere in tali societate bene, di-
ligenter et bona fide;

item solemni stipulatione hine inde intervenientes dicte partes
convenerunt quod omnes alie et singule expense pro dieta et in
dieta arte faeiende durante dieta societate, quoeumque modo, sint

comunes et de comuni retrahantur et solvantur; et similiter omnia.

et singula lucra dividantur et dividi debeant inter dietas partes,
comuniter et equis portionibus; item quod finita dieta societate,
dieti Lorentinus et Hieronimus teneantur et debeant accipere om-
nia et singula vasa et laboria que in divisione remanserint dietis
Mariotto et "Thome, pro iusto et convenienti precio, et eisdem
precium statim solvere etc.; et ita convenerunt dicte partes solem-
nibus stipulationibus hine inde intervenientes et promittentes et
obligantes et iurantes et rogantes, etc.

Actum Spoleti in cortrata Vallis, iuxta res dieti Hieronimi
res monialium palatii et alia latera; presentibus Cherubino, Stefano
et Guerrerio Moseatelli de Spoleto, testibus.

dietis die loco et testibus.

Mariottus Cristofori de Diruta sponte ete. fuit confessus et
contentus se esse verum et legitimum debitorem Lorentini Fran-
cisci de Spoleto ibidem presentis et pro se suisque heredibus
stipulantis, de florenis quindeeim monete Marchie, re causa veri
et gratuiti mutui sibi, ut asseruit, per dietum- Lorentinum prius
faeti, ete.; quos promisit eidem Lorentino, ut supra presenti et
stipulanti, hine ad unum annum proxime futurum hodie incipien-
dum et ut sequitur finiendum cum effectu restituere in pecuniu
numerata et non in alia specie ete., et inde in posterum ad omnem
dieti Lorentini vel eius heredum instantiam et requisitionem, ete.,
sub pena dupli, ete.; etc.; promittens et obligans et iurans et ro-
gans, ete. :

128 wf } Pet) È -"
qtue ae n taie ert eiae pad. aim e c at a E
- ad Cin

Jyesiduedin m iunii mi ier i em te e mdi

Y í AV A
1 o aget minm pma qim em
TILL TE TRI RITIRATE -
VECCHIE PREVIDENZE E PROVVIDENZE DI GUERRA

Un breve di Alessandro VI

Multa renascentur quae jam cecidere.

Nell'archivio famigliare tra le carte dei Fontana — ma
non saprei dire come fra esse siavi pervenuta — mi è oc-
3 corso di trovare una piccola pergamena (1), così catalogata :
; N. 32 — 1494. 25 novembris . Alexander P. P. VI man-
dat provideri de frumento etc. Arcem Spoleti propter adventum
b Gallorum etc.

È Peraltro dalla intestazione originaria risulta diretta Di-
E lectis filiis universitatis et hominibus terre nostre Mevanie.

In vero da essa non ci deriva, alcuna rivelazione di no-
vità, come suol dirsi, sensazionale.

Tuttavia appare subito interessante per una specie di
riscontro storico con talune provvidenze imposte dagli odierni
gravissimi eventi. Ma ancor piü notevole ne risulta la sua

nimenti a cui essa si riferisce.

(1 Ha le dimensioni di cm. 36.5 X 9, e risulta, sin da principio, piegata in 12°,
Appunto nello spazio centrale esterno, risultante da questa piegatura, si trova l’in-.
dirizzo ai Mevanati. Il testo è scritto per lungo, tutto di seguito, nella pagina in-
terna,

22

significazione, quando la si esamini in relazione agli avve-.

PVC IUIS MESI E D RU a

io

P EDEN atleta —
M "ite LE , mi NSA
mne cenni vii rin Bit tl Mn pm mac

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v £ - )
Porc ad ofa. «oam m C.

BANDINI

Giova riferirne intanto il testo integrale :

Alexander P. P. VI

Dilecti fili salutem et apostolieam benedictionem.

Cum oporteat propter adventum Gallorum et
oceurrentes novitates providere pro munitione areis
nostrae Spoleti, commisimus dilecto filio, Joanni Bor-
gia, electo Melfiensi, nepoti nostro, Gubernatori et
Castellano Spoleti, ut de vietualibus ad sufficientiam
in arce predicta et loeis finitimis provideat precipue
autem de frumento ex terra ista nostra Mevanie;
quapropter mandamus vobis quod premittatis de-
scriptionem frumenti fieri per deputandos a pre-
fato Gubernatore, et quidquid superesse invenietur
ultra necessitatem vestram vendatis pro convenienti
pretio predieto Gubernatori et Castellano pro usu et
munitione areis.

Insuper etiam volumus, pro conservatione et sa-
lute vestrà et istius terre nostre, faciatis die ac nocte
vigilantissimas custodias et alias provisiones. neces-
sarias, et presertim quod nullus intret qui non sit
ad nostra stipendia vel servitia, ita ut bene conser-
vemini et securi maneatis: significantes vobis quod
nunquam vos deseremus, sed, quandocumque opus
erit, providebimus vobis de auxilio oportuno que-
madmodum vobis latius dicet. prefatus nepos noster,
cui prestabitis plenam fidem et obedientiam tan-
quam persone nostre.

Datum Rome apud Sanetum Petrum sub annulo
piscatoris, die 25 novembris MCCCCLXXXXIIII.
Pontifieatus nostri anno tertio.

| | ; B. FLoRiDUs.

| LEE Ecco dunque, innanzi tutto, una disposizione, per cosi
| | | | dire, di attualità: un « precedente » ora da ricordarsi ad
| esempio ed ammaestramento.

Con essa si statuisce che un'apposita commissione, da no-
minarsi dal governatore del Ducato, proceda al censirhento
del grano allora disponibile nell' importante mercato gra-
nario del territorio di Bevagna. E si prescrive che la quan
VECCHIE PREVIDENZE, ECC. 339

tità che sarà per risultare disponibile oltre il necessario per
l'alimentazione della gente del luogo venga requisita a scopi
militari — pro usw et munitione arcis (Spoleti).

Dunque un vero censimento, sia pure limitato ad un
territorio, del grano e la requisizione, a scopo militare, di
quanto ,eeccedesse il fabbisogno del consumo locale: cioè

quello stesso che ora si è andato facendo — in vero più o
meno bene — in questi tempi gravissimi.
do

Ma più interessante è, come dissi, questo documento in
relazione agli eventi storici, cui risulta connesso, che si svol
sero allora in Italia; una delle tante invasioni e minacciose
prepotenze straniere, sempre odiose e deprecabili: la famosa
« calata » di Carlo VIIL Infatti, già sin dall agosto di quello
stesso anno aveva varcato i confini d'Italia questo irrequieto
monarca, cui una smodata ambizione alimentava e sospin-
geva a sogni di conquista sino a comprendervi anche l'Im-
pero Orientale; ma che, intanto, muoveva, con mire precise
ad impadronirsi del Regno di Napoli e Sicilia. Nè pare che
a questa sola parte d'Italia agognasse la sua megalomane
cupidigia.

Non è qui il caso d'intrattenerci nell esaminare quale
sia la vera misura della responsabilità di Alessandro VI nel

"provocare questa dolorosissima invasione straniera, nè di ri-

cordare le vicende di questa tanto malfamata « calata »
francese e neppure come si comportasse papa Borgia poi
che vide invasi auche i suoi stati.
Ad illustrazione di questo documento e del momento sto-
rico da cui deriva basterà ricordare che sin da allora Ales-
sandro VI — scaltrissimo, sempre, in politica — aveva già
sentito la gravità del pericolo. E, mentre si studiava di fare
bonne mine a si triste giuoco e procurava con accorgimenti
diplomatici di evitare o ritardare un conflitto troppo aperto,

' È ME. yo.
arab obama n. c ollam art
5 x
340 CO. BANDINI

tuttavia poneva ogni possibile diligenza ad apparecchiare le
difese nelle terre dei suoi stati.

Ed appunto di questi intendimenti e di siffatti timori e
delle provvidenze da lui allora ordinate è documento questo
breve cimelio. Dal quale apparisce con quanto prudente ri-
serbo — tale che, anche in caso d'indiscrezione o tradimento,
non ne sarebbe derivata compromissione troppo grave — si
intendesse dissimulare un troppo aperto proposito di ostilità
e resistenza. Infatti la forma adottata tende, per quanto è .
possibile, a dare a queste disposizioni il carattere di diligenze
solamente precauzionali.

Ma di fatto il Papa, non solo provvedeva, con una spe-
cie di requisizione, a dotare di vettovaglie la Rocca di Spo-
leto perchè non ne rimanesse priva in caso di assedio o di
un affollarsi in essa di un maggior numero di milizie difen-
sionali, ma pure ingiungeva al castello di Bevagna — anche
al castello di Bevagna — di far buona guardia e di tener
fermo, anche nel caso di gravissimi eventi: tener fermo sal-
damente, poichè, nel caso che il pericolo fosse per addive-
nire gravissimo, egli non li avrebbe abbandonati (numquam
vos deseremus); né — se necessari — sarebbero mancati gli
aiuti (quandocumque opus erit providebimus vobis de aucilio

oportuno). |

Erano pertanto, queste, vere previdenze e provvidenze
di guerra; accennate, sì, genericamente per non destare al-
larmi e forse anche per non compromettersi troppo, ma
ferme e prudenti. E, sopra tutto, il documento doveva va-
lere ad accreditare ed integrare di potere sovrano le altre
e più precise disposizioni confidate e commesse al Gover-
natore del Ducato, che le avrebbe date a suo tempo (vobis
latius dicet) — alle quali quei castellani avrebbero dovuto
obbedire, come se date direttamente dallo stesso sovrano (cui
prestabitis plenam. fidem et obediantiam tamquam persone nostre).

E noto che Carlo VIII, avanzando dalla Toscana verso
Roma, non passó pel nostro territorio, ma invase da Viterbo
EI

VECCHIE PREVIDENZE, ECC. : 2341

il Patrimonio della Chiesa e poi, senza spargimento di san- .
gue, giunse a Roma, ove tra il 31 decembre 1494 e 1 gen-
naio '95 (1) entrò dalla Porta del Popolo; e — come aveva
fatto a Firenze e poi fece a Napoli — trascorse per la città,
a cavallo, con la lancia sulla coscia a guisa di trionfatore.
E intanto Alessandro tremava, asserragliato entro Castel San-
t'Angelo; donde si decise ad uscire solo dopo molte cautele
e più o meno sinceri affidamenti.

Ma allora, nell'ottobre di quell'anno 1492, ancora non si
conosceva quale sarebbe stata la via preferita dall invasore
per la sua avanzata nell'Italia centrale. E in queste terre —
specialmente a Perugia, Todi e Spoleto, che tenevano à parte
guelfa — si aveva ragione di temere assai, anche peri con-
tracolpi che avrebbero potuto derivare dall' ardire che ne
sarebbe venuto ai fautori di parte contraria; Perugia dagli
Oddi, allora fuorusciti e capi dei Ghibellini (2); Spoleto dai
Ternani, i quali, legati ai Colonna ed ai Savelli, che milita-
vano nell'esercito del re, minacciavano già di trar partito da
questi eventi — come di fatto avvenne in modo asprissimo
e crudele — per procurare fortuna alle loro pretese sulle
terre Arnolfe.

E le Riformagioni di Spoleto stanno a dimostrare con
quanto fervorosa sollecitudine in sullo scorcio di quell’anno,
fu datà cura ai provvedimenti di guerra ed a premunirsi à
difesa. Cosi aleuni cittadini furono deputati ad esaminare le
mura e le porte della città e delle sue castella ed a prov-
vedere con tutta urgenza ai riattamenti necessari: altri ven-
‘nero preposti a speciali vigilanze defensionali delle singole
vaite (rioni). Intanto il conte di Petigliano ed il duca di Ca-
labria, che andavano attorno per provvedimenti militari,
vennero a visitare — or si direbbe ispezionare — anche a

(1) Il Sismondi, op. cit., dice il 31 decembre; il Pavinio afferma che fosse ii

1." gennaio
(2) PELLINI, Storia di Perugia, parte III, lib. 1°.

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342 €. BANDINI

Spoleto ed a conferirvi con il Governatore del Ducato. E pure
sappiamo che ogni vaita venne provveduta di dodici archi-
bugi e le mura urbane di artiglierie ed altri instrumenti di-
fensionali (istrumentorum bellicorum); e tutto ciò con buona
provvista di « polvere da bombarda e di piombo da far
palle per gli archibugi e le artiglierie » (1).

Fu dunque un periodo di grave, trepida e pur fervida
attività guerresca-in queste terre.

E appunto di essa il documento che oggi pubblichiamo
rappresenta una delle tante manifestazioni — e come tale è
significativo e, così ci è sembrato, meritevole di rilievo. An-
che perchè disvela quali, sia pure in mezzo ai negoziati
diplomatici, erano l'animo ed i propositi di Alessandro VI.

Ma anche per altre ragioni ha un qualche speciale va-
lore questo documento.
Esso giova a risolvere definitivamente il dubbio, — cui

dette occasione un equivoco dello storico spoletino Bernar- -

dino Campello — sulla identità vera di questo Governatore
del Ducato — di questo Giovanni Borgia — e ad avvalorare
quanto a questo proposito, con la solita sua diligenza intrav-
vedeva ed avvertiva il Sansi.

Al lib. 38 delle Storie di Spoleto di B. Campello trovasi
annotato: Dentro quest'anno (1492) parte da Spoleto Giovanni
Borgia Governatore, avendo il pontefice dichiarato legato
l’altro Giovanni Borgia parimenti suo nepote « già cardinale ».

In vero è fuori di dubbio che due prelati, entrambi di
nome ‘Giovanni Borgia, e successivamente ‘anche entrambi
cardinali, ebbero speciale giurisdizione su Spoleto; le sue terre
e.la sua Rocca. E convien pure avvertire che essi erano ve-

(1) Riformagioni del Comune di Spoleto, anno 1494, fogli 327-332 e 386. Cfr. SANsI
ACHILLE, Storia del Comune di Spoleto, cap. XIX.
VECCHIE PREVIDENZE, ECC. 245

ramente nepoti di Alessandro VI — veri « nepoti » secum-
dum carnem — a differenza di quelli cui questa stessa qua-

lifica non valse a dissimulare la loro derivazione troppo di-
retta da quel pontefice e dalla bella mantovana Vannozza Cat-
tanei. Pertanto questi due prelati — Borgia Giovanni — sono
due persone diverse, distinte da quel tal Giovanni Borgia fi-
glio di Alessandro, che ebbe in moglie Maria d'Aragona ed
il titolo di duca di Candia, poi che suo fratello Pier Luigi,
(che ebbe pure il ducato di Benevento) fu fatto assassinare
(14 giugno 1497) in Roma a quanto si disse — ma sembra
non vero (1) — dal tristissimo altro suo fratello Cesare per
invidia di primogenitura (2).
Ma, questo premesso, deve ricordarsi che di questi due
prelati omonimi — Giovanni Borgia — connessi alla storia
di Spoleto, uno (che suol anche designarsi come Giovanni
senior) fu eletto da Sisto IV (1483) vescovo di Monreale e poi
da Alessandro VI nel suo primo concistoro, cioè il 31 agosto
1492, cardinale di S. Susanna. L'altro, invece, eletto vescovo

di Melfi — electus Melfiensis o Melfitensis — venne elevato

alla porpora solo il 19 febbraio 1496 col titolo di S. Maria
in Via Lata (3). |

Entrambi questi due nepoti di Alessandro ebbero spe-
ciale giurisdizione su Spoleto e la sua Rocea. Era questa
una consuetudine a cui si erano conformati tutti i pontefici
da che l'arce dell'Albornoz era sorta a costituire tanto saldo
presidio del Patrimonio della Chiesa. Tutti avean preposto ad
essa ed al governatorato di Spoleto persone a loro strette, e
più sicuramente fedeli, per vincoli di sangue. E quest’ uso

(1) Cfr.: CELANI ed il WooDwaARD e pure MENOTTI MaRIO: I BoRGIA — Ic0n0-
grafia e storia. i

(2) PAsTOR Lopovico, Storia dei Papi (Desclée, Roma) e Padre ONOFRIO PAVI-
N10, Vite dei Pontefici, pagg. 598-96 e 607. Cfr. SANSI, op. cit., parte II, cap. IX.

(3) E tanto meno son da confondersi con l’altro Giovanni Borgia, nato negli ul-
timi del giugno 1497 — l' infans romanus — che alcuni ritennero figlio di Cesare,
ma che piü veramente deve reputarsi un altro diretto rampollo di Alessandro VI.

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" 344 C. BANDINI

— questa precauzione — perdurò sino a che la cresciuta
efficienza delle artiglierie di assedio ed i nuovi sistemi di
guerra che ne derivarono diminuirono l'importanza di que-
sto baluardo.

Or bene, se fosse esatta l annotazione del Campello, in
quanto afferma che il Giovanni Borgia, che nel 1492 venne
in Spoleto a sostituirvi l'altro suo omonimo, era allora già
cardinale, dovrebbe ritenersi che questi fosse il.cardinale di
5. Susanna — Giovanni seniore — poichè, come abbiam visto,
dei due Giovanni Borgia « nepoti » di Alessandro, solo questo
aveva allora — nel 1492 — già conseguita la porpora, men-
tre l'altro, il vescovo di Melfi, doveva attenderla ancora sino
al '96. .

Invece il nostro documento — che è del 1494 -— ci ac-
certa che fu proprio il viceversa.

Il prelato Giovanni Borgia, cui fü affidato l’ ufficio di
Castellano della Rocca e Governatore del Ducato Spoletano
e che venne a sostituire il cardinale protettore suo omonimo;
questo governatore, che era investito di quell' ufficio nel
grave periodo del 1494; questo governatore, cui erano con-
fidate le provvidenze del Breve che pubblichiamo ora, non
era il cardinale di Santa Susanna, si bene l'altro Giovanni —
e precisamente il vescovo di Melfi: « electus Melfiensis ».

E questo stesso, tre anni dopo, estendendo i suoi poteri,
assumeva il titolo e l'ufficio di Perusie Umbrieque Apostolice
Sedis de latere legatus — Perusiae et Ducatus Spoletani lega-
(us.

Esso — il futuro cardinale di Santa Maria in Via Lata
— reggeva allora il ducato spoletano.

E appunto nel giugno di questo stesso anno 1494 — ri-
cordiamolo pour la bonne bouche — egli aveva accolto e fe.
steggiato a Spoleto e in questa sua Rocca una giovane bel-

lezza bionda — la quattordicenne Lucrezia Borgia, sua cu-
gina.
VECCHIE PREVIDENZE, ECC. 345

"Qui essa appariva allora per la prima volta, festeggia-
tissima sposa di Giovanni Sforza.

E qui poi essa ritornerà cinque anni dopo (agosto del
1499), inviata da Alessandro VI quale Spoletani ducatus gu-
bernatrix e castellana dell'Arce. |

E tra le torri di questa Rocca, divenuta allora sua resi-
denza; al cospetto di questa terra d'incanto e dei verdi si-
lenzi di quest'antica tebaide — il Monteluco — essa chiese,
forse, e forse ottenne un qualche conforto alle ansie pei
tanto tragici eventi che, come foglia sbattuta dalla violenza
di un turbine, l'avevano dilaniata — e pure già insozzata.

CARLO BANDINI.

% )* H^.
————H a tit
DER L'ISTITUZIONE DI UN ARCHIVIO DI STATO. NELL'UMERIA

L’avv. Alberto Missere, Conservatore dell’ Archivio No-
tarile Distrettuale di Perugia, ha . pubblicato la « Relazione
sul riordinamento dell’ Archivio Notarile di Spello » (Perugia,
Tip. Perugina, 1917), riordinamento da esso compiuto per
incarico del Ministero di Grazia e Giustizia, a seguito della

. vendita di carte.e protocolli, i quali vennero salvati dal

macero per la denuncia fatta dal nostro socio mons. Faloci
Pulignani, e ricuperati poi dall’ autorità Governativa (1).

Il Missere, con molta cura e con quello speciale zelo ed
amore che porta al suo ufficio, ha proceduto ad un esatto
riordinamento di tutto l'archivio notarile di Spello, il quale,
per i vari traslochi, era caduto in disordine, senza corri-
spondere più all'inventario redatto nel 1838 dall’ archivista
Nicola Nicoletti. I protocolli hanno principio dall’ anno 1370
con i rogiti del notaio Antonio Andruzio Bartoli e terminano
con l’anno 1852 per gli atti del notaio Domenico Bocci. Vi
sono inoltre varie filze, comprese le copie per uso dell’ ufficio
del Registro, depositate per effetto di legge, sino a che Spello
ebbe giurisdizione mandamentale. Dopo essersi intrattenuto
sul metodo di riordinamento, ed avere enumerate le lacune
venute a risultare, il Missere fà delle proposte, dando oppor-
tuni consigli per quanto riguarda la conservazione e custodia
di documenti, indispensabili non solo per la storia di Spello,
ma anche dell'intera nostra hegione.

(1) Anche il Presidente. della R. Deputazione, conte V. Ansidei, venuto a cono-
scenza del fatto, se ne interessò efficacemente presso le Autorità Governative,

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L'avv. Missere, già in una sua precedente pubblicazione:
« Relazione morale e finanziaria per l'esercizio 1914-15 sul:
l'Archivio Notarile distrettuale di Perugia (Perugia, Tip. Pe-
rugina, 1915) », faceva voti, affinché gli Archivi Notarili
Mandamentali e Comunali, lasciati in balia dei Municipi, che
purtroppo si disinteressano del loro funzionamento, e ne
trascurano la conservazione, venissero soppressi in base al
disposto dell'art. 248 ult. cap. del Regolamento sul Notariato
(10 settembre 1914, n. 1326).

A seguito di questa soppressione dovrebbero essere con-
servati nell'Archivio Notarile Distrettuale di Perugia, ma
questo non ha locali alluopo sufficienti. In mancanza. di
che dovrebbero ‘essere concentrati nell'Archivio di Stato.

*

La provincia dell’ Umbria manca però di un Archivio di ?
Stato; più volte si è parlato infruttuosamente di tale istitu.
zione. La R. Deputazione di Storia Patria per l' Umbria prese
a cuore la fondazione di quest'Archivio. L' egregio nostro
ex-presidente comm. Luigi Fumi, insieme con i colleghi
conte Ansidei, prof. G. Bellucci, prof. Scalvanti e dott. De-
gli Azzi, iniziò la pratica, ma purtroppo infruttuosamente.
Un'Archivio di Stato sarebbe indispensabile non solo per gli
Archivi Mandamentali e dei Comuni; ma anche per salvare
dalla dispersione tanti archivi privati, e per conservare tanti
documenti che raccolgono gli archivi Comunali e di altri
pubblici enti, i quali, a seguito di nuove esigenze per im-
pianto d’ Uffici, hanno accatastato i vecchi archivi nelle sof:
fitte e nelle ex-legnaie, o ex-cantine.

Nel capoluogo della nostra Provincia l'antico archivio
della R. Prefettura, con i preziosi documenti delle Delega-
zioni Apostoliche nell’ Umbria, fu collocato nei sotterranei
del Palazzo Provinciale. Lo storico, che vuole consultarlo, vi
accede attraversando i magazzini della legna, del carbone e
degli oggetti di rifiuto; e come potrà studiare in un locale


PER L'ISTITUZIONE DI UN ARCHIVIO; ECC. 349

umido, senza luce e tra il rumore dei tram e delle carrozze,
che attraversano la strada sovrastante ?

Gli archivi del Tribunale (1) e delle Preture trovansi in
locali che nulla possono invidiare a quelli sudescritti. Buona
parte degli Archivi delle soppresse Corporazioni Religiose
giacciono presso l'Intendenza di Finanza di Perugia in locali
senz' aria, e senza luce, e così le carte vanno in continuo
deperimento. Per carità di patria non indaghiamo quello che .
è avvenuto di tanti archivi privati, e di quello che avverrà
di altri archivi pubblici.

Si formi una buona volta negli amministratori la. co-
scienza di questa grave responsabilità.

Perchè tanti documenti non devono avere una sede
conveniente, che ne garantisca la conservazione? Se custo-
diamo con tanto amore un quadro, una scultura, un mobile,
una stoffa e qualsiasi altro oggetto d'arte, perché devono
abbandonarsi e disperdersi tanti documenti, che l'arte nostra
servono ad illustrare, e sui quali si basa la nostra storia,
dalla quale, per le glorie del passato, si irradia quella luce,
che mantiene ed accresce la nostra civiltà?

Non è fuor di luogo fare appello all'amore di patria,
quando si parla dei ricordi del passato. Quale sentimento di
vergogna non è sorto nell'animo di ogni buono Italiano, per
le polemiche corse, in occasione della vendita in Londra del-
l'Archivio Medici-Tornaquinci di Firenze?

Citiamo solo un avvenimento recentissimo. E qual ram-

marico non proviamo noi Umbri tutte le volte che leggiamo
l esodo doloroso, avvenuto per tutto il mondo, di tanti og-

getti d'arte e di tanti documenti nostri?

Ora che l’amore di patria si è rinnovellato nel cro-
giuolo della guerra, sarà cosa più facile muovere i nostri
dirigenti per la fondazione di un Archivio di Stato. Se con

(1) Tanto lArchivio del Tribunale che. della R. Prefettura vennero riordinati
dal dott. G. Degli Azzi.
350 F. BRIGANTI

parole di fuoco, che eterneranno le barbarie dei nostri ne-
mici, abbiamo protestato per la distruzione di chiese, di bi-
blioteche, di archivi e di opere d’arte, o perchè in tempo
di pace si deve ricoprire col silenzio quello che è detesta-
bile in tempo di guerra? I tedeschi distrussero col fuoco,
noi distruggeremo con la nostra incuria,

O non vorremo aspettare che si ripetano le umiliazioni
subite prima della guerra, quando lo studio della nostra
storia era quasi addivenuto un monopolio dei nostri nemici,
che, non contenti di studiare i nostri archivi, li saccheggia.
vano impunemente è anche legalmente ?

Il dopo-guerra, insieme con la vita economica e indu-

striale della Nazione, dovrà provvedere anche alla vita in-
tellettuale.

Facciamo appello a tutte le autorità Governative, Pro-
vinciali, Municipali e specialmente ai nostri Deputati, perchè
possa sorgere un Archivio di Stato nell Umbria. Nella vicina
Toscana vediamo Archivi di Stato a Firenze, Pisa, Lucca e
Massa; o per qual ragione nemmeno un Archivio deve esi-
stere nella nostra Regione ?

Non si creino difficoltà con dei progetti grandiosi e
inattuabili. Veniamo ad una formula di transizione che po-
trebbe essere la seguente:

Il Municipio di Perugia raccolga nei locali dell'ex Con-
vento di S. Fiorenzo (1) o in altri locali di sua proprietà, eli
antichi archivi. del Tribunale e delle Preture. Dia ospitalità
nei locali medesimi agli antichi archivi della R. Prefettura
e dell’Intendenza di Finanza. Formata questa raccolta, venge
data in consegna allo Stato, il quale potrà nominare prov- À
visoriamente uno o piü custodi, che non sarà difficile trovare y

(1) L' ufficio tecnico del Comune di Perugia, quando 1
teressò, come sopra ho detto. per la fond
l'elazione sull'adattamento dei locali dell’

a R. Deputazione si in-
azione dell’Archivio di Stato, redasse una
ex-Convento di S. Fiorenzo,
PER L'ISTITUZIONE DI UN ARCHIVIO, ECC. 391

fra tanti reduci dalla guerra, desiderosi e bisognosi di un
impiego.

L'attuazione di tale proposta non presenterà inconve-
nienti. Il raggruppamento dei menzionati archivi non è dif-
ficoltoso, nè dispendioso. Esistono le scaffalature, le carte
hanno un inventario, basta saperle trasportare con ordine.

Formato questo primo nucleo, verranno in seguito altri
enti, che manifesteranno il desiderio di depositare i propri
archivi; e così a mano a mano, aumentando il materiale,

‘sorgerà l opportunità di formare l’ organico del personale

necessario.
.. Cooperino per questo nuovo Istituto tutte le città Umbre,
gelose custodi dei propri monumenti.

Attendiamo fiduciosi l'assenso e un appoggio efficace di

tutti i loro rappresentanti. Li preveniamo fin da ora che,

trattando dell'Archivio di stato, non abbiamo inteso. parlare
del concentramento delle loro collezioni di documenti sto-
rici, già ritenuti accuratamente.

Rimangano pure nelle loro degne sedi gli archivi Co-.

munali di Spoleto, Orvieto, Città di Castello, Gubbio, Assisi,
Foligno, Todi, Terni, Rieti e di altre città, i quali, bene or-
dinati, sono accessibili agli studiosi. Vadano al nuovo Ar-
chivio tutti gli archivi che mancano di una degna sede e
tutti gli ammassi di antiche carte, che giacciono in disordine,
correndo il pericolo di essere gettate al macero. |

Secondo il nostro modesto' avviso, la proposta fatta sa-
rebbe forse il mezzo piü pratico per ottenere la creazione
del desiderato Archivio. Altrimenti, ricorrendo alle consuete
nomine di commissioni e sottocommissioni, con preventivi,
relazioni, nomine di ingegneri, d'ispettori etc., si troverebbe
il modo di perdere tempo e danaro infruttuosamente.

Tutti vanno continuamente predicando per volere com-
battere la burocrazia, ma perche non si vuole cominciare

una buona volta!
F. BRIGANTI.

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SrANLEY LoTHROP. — Bartolomeo Caporali (Extract from the Me-
moirs of the American Academy in ‘Rome. Vol. I, Bergamo,
1917).

E uno studio accurato, coscienzioso e completo su questo si-.

nora poco noto maestro perugino, le cui notizie certe, dal 1442,
anno in cui appare iscritto nella matricola dei Pittori, al 1505,
quando doveva essere già morto, sono dal Lothrop riferite nella
prima parte della sua pregevole monografia. Egli passa quindi ad
analizzare il trittico che il M.,° dipinse per S. Domenico di Peru-
gia in collaborazione con Benedetto Bonfigli (1467-68), ora nella
Pinacoteca Vannucci e giustamente riconosce la mano dell’ultimo
nella tavola centrale, quella di Bartolomeo nell’ Annunciazione, e
la vera collaborazione dei due artisti negli sportelli laterali che
noi riteniamo invece eseguiti interamente dal Caporali. Da tali
analisi emergono distinte le caratteristiche dei due maestri, cer-
tamente derivanti da una stessa corrente, forse usciti dalla stessa
scuola; quelle del Caporali si mantengono quasi inalterate nelle
sue opere posteriori e sono riconoscibili anche quando sorgono
affinità stilistiche tra i dipinti di Bartolomeo e quelli dei più gio-
vani Fiorenzo di Lorenzo e Pintoriechio. Dopo la deliziosa tavo-

letta della Madonna e Angeli degli Uffizi, il Lothrop studia l'af-

fresco, già in S. Giuliana ed ora alla Vannucci, (1469) il Croci-
fisso nella Chiesa parrocchiale dell’Isola Maggiore al Lago Trasi-
meno, la Madonna della Misericordia in S. Antonio di Deruta, il
Gonfalone di Montone (1482), una tavoletta con la Vergine e il
Putto nel Museo di Napoli (1484) che ha grandi analogie con il
quadro del Pintoriechio alla National Gallery di Londra, gli An-

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BIBLIOGRAFICHE

gioli recanti gli strumenti della Passione, nella Vannucci, la Pietà
del 1486 in S. Lorenzo, che è così simile all’affresco della Van-
nucci, l’affresco votivo della Rocchicciola presso Assisi, che è del-
l’anno seguente, la tavola per Castiglione del Lago che appartiene
allo stesso anno e segata in vari pezzi e dispersa, può vedersi in
frammenti nella nostra Pinacoteca e in quella di Udine. Seguono
quindi gli affreschi di Montelabate forse del 1488, quello di Mon-
tone firmato del. 1491, la tela di Civitella d'Arna del seguente
anno, e i dipinti murali della Cappella dell'Ospedale di Corciano
del ‘94. Abbiamo voluto riportare l'elenco delle opere di Barto-
lomeo riconosciute come sue dal Lothrop perchè si veda come non
manchino elementi per lo studio dell’arte del Maestro. Che questo
elenco sia completo non vorrebbe asserirlo neanche l'egregio eri-
tico americano, del quale è già grande il merito di averlo così
compilato. Come: opere di scuola il Lothrop ne indica poche, forse
troppo poche; gli sono sfuggiti ad es. alcuni affreschi staccati, ora
nella Chiesa di S. Croce a Bastia. Avremmo. anche desiderato un
cenno sulle relazioni artistiche che intercessero tra Bartolomeo e
suo fratello Jacopo miniatore. Le splendide tavole che adornano
il lavoro del Lothrop sono un ottimo complemento del suo studio
e noi ci auguriamo che dei minori maestri umbri siano scritte si-
mili monografie con la serietà scientifica e con la profonda cono-
scenza che il Lothrop ha dimostrato di possedere in questo suo
primo saggio sulla pittura umbra.

UmBERTO GwoLr. — Giannicola di Paolo (Bollettino d'Arte del Mi-
nistero della P. Istruzione, Anno XII, N. 1-4). -

Ai documenti che lo stesso autore pubblicò nel Bollettino
d’Arte del 1915 e allo studio del Canonico Canuti apparso nel no-
stro Bollettino dell’anno scorso, si aggiunge questo terzo notevolis-
simo contributo per la migliore conoscenza di Giannicola di Paolo,
non più Manni, non più nato a Città della Pieve, ma a Perugia, che
fu certo tra i migliori scolari del Vannucci finchè seguì la maniera
del maestro, e sempre buon pittore anche quando si svolse sotto
gl'influssi fiorentini di Andrea del Sarto e quelli che da Siena ri-
trasse studiando il Sodoma e il Pacchia. Lo Gnoli pubblica ottan-
tatre nuovi documenti. riguardanti l'artista, dei quali i più impor-
tanti sono quelli che servono a farci riconoscere come opere sue
certe molti dipinti che ancora rimangono, e altri possono aiutare
a rintracciare lavori dispersi o ricordano prodotti del suo pennello
RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE 355

Mitt, Y 1

hod ; purtroppo perduti. Con l'aiuto dei documenti lo Gnoli rivendica
| a Giannicola il Crocifisso, già in una sala della Confraternita di
S. Domenico, ora distaccato e conservato nella Pinacoteca Van-
) nueci; fn eseguito nel 1501: è quindi l'opera più antica che. ci
ht rimanga del maestro e tanto bella da aver meritata l' attribuzione
ME al Vannucci. Cosi a lui appartiene l’affresco in S. Cristoforo di Ci-
vitella d’Arna, commessogli nel 1515 dalle donne del monastero
di S. Giuliana, proprietarie di quella chiesetta. Nessuno dei tanti
critici che studiando Giovanni Boccati da Camerino ebbero occa-
sione di illustrare la bella tavola della Madonna del Pergolato ac-
quistata nel 1447 dai confratri di S. Domenico, si era accorto che
alcune teste di Santi nulla hanno che fare con la maniera del Ca-
merinese; lo Gnoli ci fa sapere che nel 1519 quei battuti ordina-
rono a Giannicola di rassettare detta tavola che reca dappertutto
sicure traccie di posteriore ridipinto e rivela chiaramente nelle
teste dei Santi Ambrogio e Girolamo la mano dello scolaro del
Perugino. Noi constatiamo con grande piacere il fiorire di queste
ricerche sui nostri minori maestri, ricerche che vengono apparec-
4 . Ghiando un ampio e sicuro materiale senza eui sarebbe impossibile
i scrivere tanta parte della storia della Pittura Umbra.

UmBERTO GNOLI. — Raffaello e la « Incoronazione » di Monteluce.
(Bollettino d'Arte del Min. della P. Istruzione. Anno XI, nu-
meri:5, 0,7, 1917).

È uno studio veramente prezioso per la perfetta conoscenza
della tavola che le monache di quel ricchissimo e aristocratico
cenobio commisero nel 1505 al divino pittore, tavola che questi,
morto nel 1520, lasciava disegnata soltanto. L'esecuzione fu opera
dei due migliori discepoli dell'Urbinate, Giulio Romano e Gian-
francesco Penni. Il quadro, requisito dai Francesi nel 1797, rimase

È a Roma dopo la restituzione avvenuta nel 1817, ed è ora eonser-
: rato nella Pinacoteca Vaticana. Da un memoriale del Monastero,
già pubblicato dal Pungileoni, si sapeva che l'abbadessa Chiara
dei Mansueti fino dal 1503 s'era rivolta per avere un quadro degno
dell’altar maggiore della chiesa, al maestro. el migliore si fosse
consigliato da più cittadini ... lo quale si chiama Maestro Raphaello
da Urbino. Tale memoria è del 29 dicembre 1505. È merito dello
Gnoli aver rintracciato nell'Archivio Notarile di Perugia (Aogiti
di Ser Giacomo dî Cristoforo. Protocollo del 1505, c. 1416 t.) il
documento originale di allogazione, in data 12 dicembre dello

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356 . RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE

stesso anno. A pochi anni di distanza dalla scoperta che il Ma-
gherini-Graziani fece nell'Archivio di Città di Castello del più an-
tico documento riguardante il Sanzio (quando Raffaello contava
soltanto diciotto anni) questo nuovo contratto trovato dallo Gnoli
dimostra quali tesori ancora nascosti si celino negli archivi di
Perugia ‘che pur ebbero in Adamo Rossi un ricercatore così
oculato e solerte. Qualunque notizia possa servire a gettare uno
sprazzo di luce sulla vita e sulle opere del Sanzio è per se stessa
preziosa: il documento edito dallo Gnoli offre e per l’opera cui si
riferisce e per quel periodo della vita di Raffaello, tanti lumi da
doverlo riconoscere preziosissimo e raro. Esso ci conferma che nel
1503 in Perugia, quando erano ancor vivi ed operavano il Peru-
gino e il Pintoriechio, la pubblica opinione dava già il primato
della pittura al miracoloso giovanetto ventenne; Perugia ha dun-
que il merito di avere per prima consacrato alla gloria il figlio di
Giovanni Santi. Come nel documento castellano del 1501, Raffaello
si associa nel lavoro un umile artefice, Evangelista di Pian di
Meleto, così quattro anni più tardi si assume compagno quel pe-
ragino Roberto o Berto di Giovanni, già noto per altri documenti
e per opere rimaste che lo dimostrano pittore di terzo ordine e
anche meno.

Il documento dello Gnoli precisa e specifica la parte rispetti-
vamente assegnata ai due pittori: Raffaello è il maestro, Berto
l’aiuto. Il soggetto del quadro è naturalmente indicato dalle com-
mittenti che però obbligano il Sanzio a copiare la tavola dell’In-
coronazione, dipinta nella bottega di Domenico Ghirlandaio per la
Chiesa di S. Girolamo di Narni. Lo Gnoli osserva che la tavola di
Narni ebbe grande successo nelle chiese umbre degli Osservanti,
per una delle quali era stata eseguita; Todi e Trévi ne ebbero li-
bere copie di mano dello Spagna; l’ispirazione di quel tema ico-
nografico si deve evidentemente a quei frati, che in Perugia erano
confessori e gestori delle Monache di Monteluce, In alto la Ver-
gine, fra cori di Angeli musicanti, riceve da Cristo la corona; in
basso Santi dell'Ordine Francescano genuflessi attorno al Poverello
mirano estatici la scena soprastante. Poteva Raffaello adattarsi a
questa clausola restrittiva del contratto, che limitava, anzi SOp-
primeva ogni libertà d' invenzione? Non fu forse questa la causa
principale della trascuranza e del ritardo da parte del pittore nel
mantenimento dei patti ai quali si impegnava per mano di notaio?
Il documento ci fa capire che l’Urbinate alla fine del 1505 erasi
già deciso ad andarsene da Perugia: è detto infatti in quella carta
RECENSIONI. BIBLIOGRAFICHE 351

che il prezzo dovuto all'artista potesse essergli pagato a Perugia,
in Assisi, a Gubbio, a Roma, a Siena, a Firenze, in Urbino e a
Venezia. Probabilmente ad Assisi, a Gubbio e im patria aveva
speranza di nuove commissioni; Roma, Firenze e Venezia dove-
vano attirare Raffaello eome grandi centri d'arte, a lui rivelatori
di nuove correnti e di indirizzi di tanto superiori à quelli che
Timoteo Viti e il Perugino avevano dischiusi al divino giovinetto ;
a Siena lavorava allora il Pintoriechio agli affreschi della Libreria
del Duomo; noi non erediamo che possa da tale indieazione ea-
varsi argomento per sostenere una qualsiasi partecipazione di Raf-
faello in quei lavori.

Ma gli anni passavano e il dipinto era ancora da farsi. Le
suore attesero sempre con fiducia di avere dal Sanzio illoro qua-
dro, pel quale avevano anche anticipato denari. Oramai il sommo
pittore aveva trovato in Roma il suo eentro, in Giulio II e in
Leone X, i suoi degni mecenati: sovracarico di commissioni, come
poteva mantenere gli impegni assunti nel 1505? Nel 1516 le mo-
nache riescono a rinnovare in Roma ii contratto; anche questa

volta Berto di Giovanni è socio di Raffaello. Ma quattro anni dopo -

questi muore lasciando la tavola disegnata; la commissione del
1505 non è più osservata: ai santi genuflessi, l’artista ha sostituito
gli Apostoli attorno alla tomba scoperchiata e fiorita della Vergine.
Il Pippi e il Fattore coloriscono il quadro, Berto eseguisce la pre-
della (ora nella Pinacoteca Vannucci e brutta assai), un maestro
Ugolino intaglia la cornice, rimasta a Monteluce, Zaccaria da
Parma la mette d’oro, Giacomo da Milano dipinge una tenda per il
quadro e la volta sovrastante all'altare. Lo Gnoli ha rintracciato
tutti i documenti che hanno relazione col celebre dipinto: poche
opere di Raffaello ci è dato oggi di conoscere come questa che
purtroppo non è più al suo posto, il cui vuoto non può certo dirsi
colmato dalla copia pur pregevole del Silvagni.
G. CRISTOFANI.

ANGELO LUPATTELLI. — « Benedetto Bonfigli e Bartolomeo Capo-
rali pittori perugini del XV secolo » in Almanacco illustrato
delle famiglie cattoliche (Roma, Deselée e C., 1919).

Anche in quest'anno il nostro socio Prof. Angelo Lupattelli
ha proseguito nell’Almanacco delle famiglie cattoliche il suo dili-
gente lavoro di raccolta e divulgazione delle principali notizie
riguardanti la vita e le opere dei più insigni artisti umbri. Nel

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RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE

fascicolo, che ha testè veduto la luce, il Lupattelli si occupa di
Benedetto Bonfigli e di Bartolomeo Caporali: però, mentre del Ca-
porali dà brevi cenni, ricordandone i dipinti condotti in S. Pietro
dei Cassinensi dal 1464 al 1488, dei quali neppur uno è sfuggito
all’azione distruttrice del tempo, l’affresco eseguito nel 1469 per
il monastero di S. Giuliana, che ora, distaccato, vedesi nella Pi-
nacoteca Vannucci insieme a pochi frammenti della tavola eom.
piuta nel 1487 per la Chiesa di S. Maria Maddalena in Castiglione
del Lago, un'altro affresco nella Chiesa di S. Francesco di Mon-
tone scoperto nel 1894, e da ultimo le opere, alle quali collaborò
col Bonfigli, a quest’ ultimo, che certo di gran lunga supera il
Caporali, dedica l’egregio A. quasi tutto il suo studio.

senza dubbio il Lupattelli, che è sempre così esatto nelle in-
dagini bibliografiche, ha ignorato il volume del Lothrop sul Capo-
rali, volume di cui più sopra s'intrattiene il Prof. Cristofani; chè
se lo avesse conosciuto, non avrebbe certo mancato di valersene
per fare anche maggiormente apprezzare il modesto sì, ma pur
valoroso artista perugino.

Il Bonfigli, nato cirea il 1420, morto 1’8 luglio 1496, mosse i
primi passi nell’arte sotto l’influenza senese mantenuta viva fra
noi da Domenico. Bartoli e sotto la fiorentina portata nell'Umbria
dal Beato Angelico, ma tuttavia mantenne spiccata la propria per-
sonalità artistica e potentemente contribuì a che la nostra scuola
pittorica si affermasse sempre più e meglio con un carattere tutto
suo.

Il Lupattelli discorre dei Gonfaloni, che il Bonfigli dipinse
non solo per la città di Perugia, ma anche per i vicini paesi di
Coreiano e di Montone, s'intrattiene a lungo degli affreschi della
cappella priorale di Perugia, segnalando e lodando a giusta ra-
gione la fedeltà dell'artista nel riprodurre i costumi e gli edifiei,
cosi da meritargli il nome di « primo fra i pittori storiei locali »,
e nell'esame delle bellissime tavole, che ammiransi nella Pinaco-
teca Vannucci, si sofferma specialmente su quella raffigurante la
Vergine col Bambino sulle ginocchia fiancheggiata da angeli che
suonano l’arpa, il violino e la mandòla; dipinto che con finissimo
senso estetico fu definito « il più bel saggio della pittura pura-
mente religiosa di questo maestro ».

Il Lupattelli non nega che il Bonfigli sia stato un pittore rea-
lista (è fondata tradizione che in alcune sue opere sia riprodotta
l’immagine di persone della sua famiglia) ma pone in evidenza la
felice armonia, con la quale Vartista sapeva congiungere il reale

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RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE 359

e l’ideale per modo da parere, come ben disse lo Sealvanti, che
negli sguardi celestialmente puri e sulla fronte luminosa della
Vergine da lui ritratta dal vero sia concentrato un raggio divino,
e ripete col Destrée, che « l'aver dato un tipo originale d' Angelo
e di Vergine basterebbe per far tenere al Bonfigli un posto d' o-
nore fra i ereatori di bellezza ». i GE

Lo studio del Prof. Lupattelli è .reso anche più interessante
dalla riproduzione, di cui va adorno, di aleune delle migliori
opere dei due pittori perugini.

Abbiamo sopra affermato che il Lupattelli attende con amore
costante ad illustrare le gloriose memorie artistiche di Perugia e

dell'Umbria; ed in vero, se in quest'anno egli ha nell’Almanacco -

diseorso del Bonfigli e del Caporali, negli anni precedenti aveva
intrattenuto i lettori di quel periodico su Pietro Perugino, Raf
faello, Matteo da Gualdo, Giovanni Spagna, Ottaviano Nelli, Do-
menico Alfani, Fiorenzo di Lorenzo, e in un’accurata rivista aveva
loro segnalato i tesori che per la mostra d’antica arte umbra si
ammirarono nel 1907 raeeolti in Perugia.

Vadano quindi al nostro socio, cui la grave età non impe-
disce di confortar l'animo negli studi prediletti, le nostre con-
gratulazioni, e con queste l’ augurio che possa ancora per lungo
tempo dedicare ad essi la sua alacre operosità.

V. A.

« Atti della Brigata Perugina degli Amici dell’ Arte » (1912-1916).
Perugia, Tip. Perugina, 1917.

La Brigata fu costituita il 18 Luglio 1909 ed ebbe a primo
Rettore il prof. Giulio Urbini; lieto auspicio questo di vita rigo-
gliosa per il nascente sodalizio, che giustamente si onora di aver
iniziato l’opera sua sotto la guida di uno dei più geniali scrittori
umbri, di uno dei più valorosi cultori della storia dell’Arte.

Avendo il prof. Urbini lasciato Perugia, fu il 5 marzo 1911
eletto Rettore il Conte Giuseppe Manzoni -Ansidei, e senza dubbio
egli avrebbe, come ne fanno fede i brevi accenni al suo rettorato,
dato fecondo impulso alla sociale attività, se, trascorsi pochi mesi,
non fosse partito da Perugia e non avesse quindi dovuto rinun-
ciare all’officio. :

A. succedergli fu nell'adunanza dell'8 febbraio 1912 con voti
unanimi eletto l'on. Romeo Gallenga, ed è all’azione svolta dalla
Brigata sotto di lui che più specialmente si riferiscono questi atti,

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360 RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE

A render conto dei quali non. sapremmo meglio dar principio
che rammentando la solenne celebrazione del IV centenario dalla
morte del Pintoriechio, celebrazione promossa dalla Brigata e te-
nuta il 31 dicembre 1913 nella Sala dei Notari con un dotto e
geniale discorso dell'Urbini. E se questi fu lieto di attestare per
tal modo che alla Brigata si sentiva sempre unito coi vineoli della
più intima cordialità, non meno lieti furono gli Amici dell’ Arte
di festeggiare insieme a tutta la cittadinanza l'antico loro Rettore
e di ascoltare la bella parola di lui rievocante la gloriosa figura
del pittore perugino.

Le principali questioni, cui la Brigata ha consacrato i suoi
studi, sono state quelle relative alla località ove dovrebbe erigersi
il monumento a Pietro Perugino, opera vaghissima dello scultore
Quattrini, alla sistemazione della nuova via, che il palazzo poste-
legrafico fiancheggia, e al progetto del regolamento edilizio e di
pubblico ornato per la nostra città.

In ordine al luogo più adatto per innalzarvi il monumento al
Vannucci, il voto espresso dalla Brigata di collocarlo al Giardi-
netto (voto avvalorato dalle risposte che molti illustri artisti e
critici d’arte diedero al referendum indetto in proposito) non ha
il consenso del valentissimo autore del monumento, la cui opinione
non può non esser tenuta in conto. Non è qui il caso di affrontar
di nuovo il problema, e solo diciamo, senza tema di errare, che
da questi Atti risulta come la Brigata abbia studiato la cosa con
ogni amorevole diligenza e abbia emesso un parere frutto di pon-
derati studi e del vivo desiderio che la statua del Vannucci sorga
ove meglio sia dato ammirarne l’ artistica bellezza e valutarne
l’alto significato morale.

Per la nuova via a lato del palazzo delle Poste, la Brigata
può esser lieta dei risultati dell’opera sua: alla iniziativa infatti
degli « Amici dell'Arte » si deve se della facciata del palazzo Ajò
è stato dal bravo architetto cav. Ugo Tarchi studiato il ripristino
nelle elegantissime linee, che davano all’edificio tanta vaghezza
quando esso apparteneva alla famiglia Della Corgna, e lode grande
va tributata ai. signori Ajò, che alla iniziativa han corrisposto fa-
cendo con premurosa sollecitudine e con signorile generosità ese-
guire il restauro ed hanno così offerto imitabile esempio del come
debbano esser conservate le case, alle quali si ricollegano memorie
storiche ed artistiche.

Sappiamo poi che anche ogni divergenza sulla sistemazione
dell’area Vitalesta è stata appianata, e siamo certi che il nuovo
RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE 361

palazzetto ideato dal giovane e valente architetto Guglielmo Do-

nati armonizzerà con le altre costruzioni vicine, e che i dibattiti

provocati unicamente dall’amore dell’arte e dalla carità del loco

nativo avranno per risultato di dare un aspetto quanto più possi-

/ bile decoroso ed estetico ad una delle più centrali vie della nostra
"^ elttà. ;

A che, nel fare il nuovo e nel restaurare l'antieo, si abbia ogni
rispetto alle ragioni dell'arte e della storia debbono specialmente
mirare le norme di un provvido regolamento edilizio e di pubblico — '
ornato, e la nostra Brigata, di ciò convinta, si è fatta diligente ——
di presentare all’ Autorità Comunale uno schema di regolamento,
che è riportato in appendice a questi atti e dal quale può scor-
gersi come, prendendo in particolar modo ad esempio i regola-
menti di Siena e di Bologna, siansi conciliate con l’estetica le e-
sigenze dei più moderni e migliori sistemi edilizi.

i A tener desto nei cittadini il culto del bello è sopratutto di
E ' sprone l'opera del Comune, e noi siam certi che l'invito a questo
; rivolto, nella relazione che precede il progetto, a ripristinare nel
Palazzo dei Priori il pieceolo pulpito della loggia di S. Severo, a
eompletare il restauro del Palazzo stesso dalla parte di via della
Gabbia, ad abbellire d'ombre i giardini ed i viali della eittà, a
vietare che i materiali di scarico si accumulino presso le mura
urbiche etrusche, naseondendole, sarà, non appena le circostanze
lo consentano, assolto. i

Il benemerito Sindaco conte Valentini e gli egregi Assessori

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che lo eoadiuvano non mancheranno, ne abbiamo sieura fede, di
tenere nella massima considerazione i voti espressi dalla Brigata,
perchè, anche mediante sussidi e premi da assegnarsi ai cittadini
che si accingono a restauri delle loro proprietà, si assecondi e si
promuova la conservazione del carattere medioevale di Perugia,
e perchè siano accettate le proposte dell’on. Innamorati tendenti a
render nuovamente praticabile l’antica via Baglioni nei sotterranei
della fortezza Paolina e a riportare al primitivo stato l' austera
Chiesa ducentesca di S. Bevignate.
Devesi certo alla Brigata se tale ripristino ha formato oggetto
di pregevoli studi nella scuola d’architettura della nostra Acca-
b demia di Belle Arti, e se di quegli studi, eondotti sotto il sapiente
| magistero del prof. Tarchi, potrà farsi tesoro quando si realizzerà
la nobile idea di eternare nel tempio di S. Bevignate la gloria dei
perugini caduti per la patria nell'ultima guerra di redenzione.
Ed è con animo commosso che leggiamo in questi atti il sa-

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RECENSIONI BIBLIOGRAFIOHE

luto inviato 1’11 luglie 1916 dalla Brigata degli Amici dell’ Arte
all’ Esercito, il quale difendendo il sacro suolo della Patria ha pro-
tetto: ad un tempo l'ammirevole nostro. patrimonio artistico dalla
furia deì barbari.

Vada all’on. Gallenga, che pur fra le gravi cure politiche ha
continuato a dirigere la Brigata, e ai suoi degni colleghi conte
Umberto Gnoli, prof. Giustino Cristofani e prof. Alberto Iraci il
nostro plauso, e sia tributata una sincera parola di lode allo stesso
Iraci e ai signori dott. Francesco Briganti e Galileo Guazzaroni,
i quali, nel eompilare questi Atti, sono stati fedeli al proposito
manifestato nella prefazione. Il piccolo volume infatti prova ad
evidenza che l'opera della Brigata non vuol essere una « semplice
testimonianza di infeconda ammirazione verso la grandezza dei
nostri ricordi monumentali », ma è mossa da « sollecitudine di
cittadini e di umbri verso le opere insigni del passato, quale at-
testazione della nobiltà, della grandezza civica della storia e del
popolo nostro, e come elemento di educazione e di elevazione Spi-
rituale, e come sorgente infine di ricchezza e di onore ».

Mu dA.

PrerRO PIRRI. — Una pittura storica di Cola di Pietro da Came-
rino în S. Maria di Vallo di Nera. (Estr. dall'Arch. per la
storia ecclesiastica dell'Umbria. Vol. IV, 1917; p. 137);

Dai disciplinati o battuti sortì in Perugia nel 1260 derivarono
i bianchi. Nel 1399 « per tutti i luoghi d'Italia si vestirono i po-
poli di panno lino bianco per occasione di alcuni miracoli occorsi
in Francia secondo aluni, et secondo altri in Inghilterra, et scalzi
andavano a schiere processionalmente con molta divotione per le
città circonvicine, digiunando et facendo oratione, et mettendo
pace dove trovavano inimicitie, et le comunità si ricevevano l'una
l’altra con molta charità et poco dopo successe in Italia la peste
grandissima che perciò fu detta la morìa de’ Bianchi » (1).

Sembra desse occasione alla « novità de’ bianchi » un mira-
colo avvenuto in Scozia (2) ma le cause di questo strano feno-

/

(1) T. BorroNo, Annali, Ms. della Biblioteca Com. di Perugia.

(2) A. RossI, Nuova e curiosa leggenda sulle origini delle compagnie dei Bian»
chi. In Giorn. di Erud. Artistica, III, 94.
RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE 3689

meno religioso, bentosto represso dallo stesso papa che l'aveva
visto nascere, Bonifazio IX, non furono ancora bene studiate.

La chiesa decentesca eretta dai francescani in Valle di Nera,
ora il sotto il titolo di S. Maria, era interamente decorata da af-
freschi, in gran parte ricoperti dalla calce. In uno di questi, nella
parete destra, il Pirri giustamente riconosce una di quelle proces-
sioni di penitenti bianchi. È tutto un popolo che veste il camice
bianeo, erueisignato sul capuccio e sul petto, preceduto da gon-
faloni e da frati che cantano :

Misericordia, o vergen pia — pace o vergene Maria ...

Ed innanzi alla turba di popolo biancovestita due nemici si
riconciliano e si scambiano il bacio di pace. È questa, ch’io sap-
pia, la più antica figurazione di processione di bianchi, recando
la data Luglio 1401, e non interessa soltanto la storia di quegli

. oscuri ed interessanti fenomeni religiosi del medioevo, ma anche

quella dell’arte, essendo firmata da un pittore di Camerino fino
ad ora sconosciuto, Cola di maestro Pietro. Del valore artistico

di queste pitture ci occuperemo quando tutte le altre — che ap-
paiono della stessa mano — saranno liberate dalla calce che le

ricopre, il che avverrà al più presto, ma ricorderò, col Pirri, che
il suddetto maestro fin dal 1383 aveva decorato tutta 1’ abside dI
questa chiesa. Ce lo affermano due scritte poste ai lati dell’ arco
trionfale. Il Pirri non potè decifrare una di queste iscrizioni, e
perciò qui la riporto :

j NICOLAVS . PETRI. D. CA
MERENO . ET. FRANCIS
OVS SS CANTONE..; DE Mii
C... FECERVNT . HOC . OPVS.

Cola da Camerino nel 1383 aveva dunque avuto un collabo-
ratore, Francesco di Antonio; il nome della patria è illegibile,
all’ infuori della prima lettera M. Questo Francesco di Antonio
non pare dunque possa identifarsi coi coi due soli maestri di tal
nome che circa in quel tempo dipingevano nell’ Umbria, cioè Fran-

cesco di Antonio da Perugia, ricordato fin dal 1391, e Francesco.

di Antonio di Cecco da Orvieto ricordato dal 1370 al 1378 (1). Di

(1) Questo Francesco di Antonio di Cecco è forse da identificarsi con frate Fran-
cesco di Antonio da Orvieto, ricordato nel 1402. Cfr. FUMI, IT Duomo di Orvieto, 108
e 140.

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Cola da Camerino e di Francesco di Antonio sono dunque gli af-
freschi all'abside, già in parte scoperti, ov’ è ‘appresentata la
leggenda di Cristo, una Madonna in trono, Gesù e dieci Profeti
nello spessore dell’ arco, e, nella volta, non già « busti abbinati
di pontefici entro formelle rotonde » come certo per svista serive
il Pirri, ma la consueta figurazione degli Evangelisti accostati dai
Dottori della Chiesa.
U. G.

Prof. MILZIADE MAGNINI. — « I Difensori di Roma, morti e feriti
nel 1849 » (Cfr. Rivista storica del Risorgimento: Città di Ca-
stello, S. Lapi, 1916. anno III, pag. 225).

Il nostro socio, frovandosi quale assistente di Chirurgia negli
Ospedali di Roma (1), fece in quegli archivi delle diligenti ricerche
per raccogliere i nomi dei ricoverati negli ospedali dal 30 aprile
al 14 luglio 1849 durante l’ assedio di Roma. Gli archivi dell’Ar-
cispedale di S. Spirito e di S. Giacomo, e del Municipio di Roma
ci danno i nomi di tanti eroi, che respinsero e fronteggiarono per
2 mesi le numerose ed agguerrite schiere francesi. L'A. non si
è limitato a riprodurre l'eleneo dei nomi e a presentarei un'arida
statistica, ma leggiamo un'introduzione riguardante gli avveni-
menti politici dell’epoca, riassunti con molto garbo e con senti-
mento patriottico, cui si inspira l'intero lavoro. Non manca la
pubblicazione di vari documenti inediti tratti per la maggior
parte dall'archivio storico del Campidoglio, tra i quali segnaliamo
una lettera del Gonfaloniere Luigi Donnini e del maggiore G. Ce-
sarei, che si interessarono, dopo l’entrata dei Francesi, del recu-
pero dei fucili appartenenti al comune di Perugia, i quali, di
provenienza inglese, portavano la marea Hollis-Brochers, e Bir-
mingham, con tre fascette di ottone e segnati con una N. Notiamo
pure varie lettere inedite firmate dal Ministro dell’ interno G. Maz-
zini.

Dalle note riassuntive dei feriti rileviamo quali furono i giorni,
in cui i combattimenti riuscirono più aspri, quali battaglioni vi
presero parte, e come era organizzato l’ esercito dei difensori di
Roma. Questa organizzazione merita uno speciale esame, giacchè,

(1) Presentemente é Chirurgo primario nell'Ospedale militare marittimo di Ta-
ranto, ove tanto presso:i militari che la popolazione civile ha dato prova di una
straordinaria valentia,
RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE 365

per quanto a noi consti, non era stata mai oggetto di un parti-
colare studio. Un altro fatto nuovo, che viene a risultare dal
lavoro del Magnini. è la ferita riportata dal Sommo Duce di
quelle gloriose giornate.

« Giuseppe Garibaldi, di anni 31, da Nizza, Generale», si pre-
sentava l'11 Maggio all'Ospedale di S. Giacomo per una ferita
lacero contusa al dorso della mano, estesa mezzo pollice, già com
suppurazione. :

La legione Garibaldi emergeva non solo per il valore del
erande condottiero, ma nelle note dei feriti vi è pure il suo
scudiero Perera Francesco di Montevideo, la sua ordinanza Ro-
salini Tiburzio da Pescia, il maggiore Anghiar Andrea d' Ame-
rica, Stagnelli Pietro, capitano aiutante di campo, Griffi Emilio
di anni 25 da Padova, aiutante di campo. Della Legione Garibaldi
fu pure Goffredo Mameli da Genova, capitano di Stato Maggiore,
il quale il 3 Giugno fu ricoverato a S. Trinità dei Pellegrini per
« ferita d'arma da fuoco alla gamba sinistra con forame d'entrata
« al terzo superiore interno e perforazione della tibia e del perone.
« Il forame di uscita era in corrispondenza della testa del perone.
« Consecutivo flemmone della gamba. Amputazione della coscia al
« terzo superiore (22 Giugno) ». Fu operato dal prof. Baroni, as-
sistito da Agostino Bertani e da madama Polet.:Morì il 6 Luglio
alle 7.30 ant., e le autorità militari francesi negavano al vecchio
padre, anche lui prode soldato, la salma del povero Goffredo.

La migliore gioventù italiana componeva i vari battaglioni, che
si intitolavano ai rispettivi comandanti e cioè: Arcioni, Bignami,
Galletti, Grandoni, Manara, Marchetti, Masi, Masina, Medici, Mel-
lara, Rosselli, Solari. Le legioni: Bolognese, Polacca, Straniera,
Emigrati, il battaglione Universitario, i bersaglieri Lombardi, le
batterie Bertini, Mezzacapo, le Civiche mobilizzate di Pesaro, Ra-
venna, Viterbo e vari altri nomi rieordano il santo entusiasmo di
tanta gioventù, massima parte italiana, cui però si erano uniti
molti stranieri.

Gli Umbri erano accorsi numerosi; notiamo un battaglione
di Linea di Spoleto, le guardie mobilizzate di Perugia e Terni.
Molti erano arruolati nella legione Garibaldi e dall’ elenco pre-
sentato notiamo vari nomi: per Assisi, Ulli Ferdinando, Canavesi
Luigi; per Città della Pieve, Moini Tommaso, Casimiri Filippo,
Bonomini Ponziano; Deruta, Coreiano Candido, del quale l'autore
fa una speciale menzione rivendicandone il nome; per Foligno,
Salvati Felice, Casini Nazzareno, Marchetti Pietro; per Massa

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366 RECENSIONI BIBLIOGRAFICHE

Martana, Cocci Pietro; per Montecastrilli, Fabbri Mariano; per
Perugia, Balducci Giuseppe, Balducci Damiano, Mancini Vincenzo,
Cittadini Alessandro, Piechiarelli Luigi, Costarelli Alessandro ;
per Orvieto, Orlando Natale, Capitini Filippo, Sgugno Giuseppe;
per Azeti, Rufi Vincenzo, Mozzatelli Pasquale; per Spoleto, An-
fossi Vincenzo, Alfieri Crispino, Fioretti Giuseppe (il quale ultimo
risulta ferito due volte); per Terni, Alberici Achille, Fiorelli Do-
menico, Tenella Anselmo; per Todi, Manfrei Luigi; per Umber-
tide, Ciceroni Pietro, Vili Luigi. — Manea tra gli Umbri il nome
glorioso di Maria Antonietti, e ne mancheranno forse altri, giacchè,
nota il Magnini che di molti manca il luogo di nascita, alcuni
furono portati negli Ospedali in condizioni gravissime e non fu
possibile raecoglierne le generalità, altri si rifiutarono di dare il
proprio nome o lo diedero falso. Dalle ricerche fatte dal Magnini
non possono pure risultare i nomi di quelli morti sul campo di
battaglia e di soldati che senza ricorrere agli ospedali furono me-
dicati dalle ambulanze, dai ‘posti di soccorso vicino alla linea di
combattimento, o in case private.

Alla parte storica fa seguito il resoconto dell’ organizzazione
sanitaria e uno studio clinico sulle ferite dei ricoverati. — Oltre
gli ospedali vi erano numerose case di soccorso e il Magnini ci
dà anche i nomi di 39 medici, dei direttori di sanità, di una
schiera di Dame, tra cui la Pisacane, Paulucci, Cristina Trivulzio
di Belgioioso, contessa Bolognetti, che furono l’anima di quell’or-
ganizzazione sanitaria, nella quale presero parte anche il pad. Ga-
vazzi e lo stesso Mazzini.

Lo studio clinico poi si basa sugli 865 feriti, risultanti dalle
ricerche del Magnini, il quale in quadri sinottici raggruppa e
classifica le ferite tegumentali, le contusioni senza frattura, lussa-
zioni e distorzioni, le ferite muscolo cutanee quasi tutte trasfosse,
le ustioni, le ferite penetranti in cavità, le ferite complicate a frat-
ture. L'esame clinico riesce interessante per l’accurato esame delle
varie ferite, in relazione alla qualità delle armi che le produssero
e dei vari metodi di cura. Sul quale esame non vogliamo dilun-

garci non essendo di competenza degli studi della nostra Rivista
storica,

ED.
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ANALECTA UMBRA?

In Archivum Franciscanum Historicum (Anno IX, fase. I el

IV) il p. FEDELE CLoAREC O. F. M. pubblica il Sermo fr. Mat-

thaei de Acquasparta de S. Francisco, traendolo dal Codice 461

della Biblioteca Comunale di Assisi. I1 Card. Matteo d' Aequasparta
( 1302), scolare di S. Bonaventura emerse nell'arte oratoria. Nei
Mss. 460, 461 e 682 rimangono i sermoni del card. d'Aequasparta
degni di studio.

Segue poi la pubblicazione, curata dal P. Antonio Fantozzi O.
F. M., di molti importanti documenti relativi alla Indulgenza della
Porziuneola, estratti quasi tutti dagli Annali Decemvirali dell'an-
tico Archivio del Comune di Perugia. :

Alcuni dei detti documenti avean veduto la luce per cura
dello stesso P. Fantozzi, nel volume « L’ Oriente Serafico » pub-
blicato per il VII centenario dell’ Indulgenza della Porziuncola,
1216-1916 (S. Maria degli Angeli, Tip. Industriale, 1917), sotto il
titolo « La pietà dei Perugini nella festa dell’Indulgenza della
Porziuncola ». i

Nello stesso Archivum, (fasc. I-II, Anno X) continua la pub-
blieazione del « Bullarium pontifieium quod exstat in Archivo

Sacri Conventus S. Francisci Assisiensis (nune apud publicam

Bibliothecam Assisij) », compilato dal compianto nostro socio
prof. Leto Alessandri. È

(*) Il Direttore del nostro Bollettino G. Degli Azzi-Vitelleschi, inlossando ancora
la divisa militare, non ha potuto attendere, con la competenza. che gli è propria;
alla compilazione di questa rubrica, la quale è stata continuata sino a quasi tutto
l'anno 1917. Sarà quindi rimandata la continuazione ai prossimi fascicoli.

LA REDAZIONE.

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L'areh. Salvatore Marino Mazzara in « Arte e Storia » di Fi-
renze, (Serie VI, Anno XXXVI, n. 1, Gennaio 1917), parlando
delle belle Madonne della Scuola folignate, s’ intrattiene sull’ arte
del pittore Pier Antonio Mezzastris.

Filippo Ermini nella sua opera « Lo Stabat Mater e i pianti
della. Vergine nella lirica del Medio Evo » (Città di Castello, Lapi)
afferma, adducendo validi argomenti a sostegno della sua afferma-
zione, che autore della commoventissima sequenza è fra Jacopone
da Todi. Il Masseron nel Correspondant dice di non esser di ciò
convinto per le ragioni addotte dall’ Ermini, ma riconosce che
nello Stabat Mater vibra l’anima di S. Francesco e che la forma

del doloroso canto è tutta iacoponica.

Il dott. Luigi Mariani ha in un opuscolo, stampato a Pisa dalla
Casa editrice del cav. Fr. Mariotti, rievocato la caratteristica figura
dell'avo suo Luigi Pierantoni, distinto orafo tudertino n. il 28 ot-
tobre 1823, m.-l'11 ottobre 1903. La pubblicazione del Mariani,
rieordando anche altri eittadini di Todi e fatti colà oecorsi, porta
un contributo alla conoscenza della vita di quella città nel secolo
scorso.

L’architetto prof. G. B. Milani ha in un volume, edito dalla
Casa Bertetti e Tuminelli di Milano, dottamente studiata e ricca-
mente illustrata la magnifica opera artistica di Guglielmo Calderini.

L’ architetto Salvatore Marino Mazzara nel fascicolo n. 12,
anno IV, 15 dicembre 1916, del periodico « Arte Cristiana » il-
lustra quanto di artistico trovasi nella chiesa francescana di Be-
vagna, dedicata alla SS. Annunziata, e specialmente s’intrattiene
di un affresco che fu scoperto per caso pochi anni or sono e che
esiste nella sacrestia della piccola chiesa. L' affresco rappresenta
la Vergine in trono col Bambino fra le braccia e con quattro an-
geli che innalzano il padiglione o baldacchino. Secondo il giudizio
dell’illustre Corrado Ricci, che il Mazzara riporta, la pittura è di
scuola marchigiana ed ha importanza dal lato iconografico, cor-
rispondendo al primo modo col quale si è rappresentata la Ma-
donna di Loreto. « Gli Angeli che sollevano le colonne del bal-
dacchino (così serive il Ricci) stanno a figurare il trasporto della
Santa Casa ». Il Mazzara è proclive ad ammettere che il dipinto,
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ANALECTA UMBRA 369

giudicato dal Ricci cosa piuttosto mediocre, sia opera d’un pittore
folignate.

« La famiglia Da Sassuolo o della Rosa » ha un geniale il-
lustratore, l'avv. NATALE CIONINI (Modena, Tip. A. Cappelli, 1916-
17). — Per la storia umbra ci interessa Manfredino I da Sas-
suolo, che nel 1286 era' stato chiamato alla podesteria del Comune
di Todi. L'elezione gli venne comunicata a mezzo di due speciali

inviati, ma egli non accettò, forse per precedenti impegni. Che.

non abbia accettato è prova che in detto anno fu Podestà in Todi
Gentile di Bertoldo Orsini. (Cfr. Ceci G.,. Todi nel medio evo).

Nell’anno successivo (1287) Manfredino fu Podestà in Perugia,
e di questo ufficio l'A. parla particolarmente.

Negli « Atti e Memorie della R. Deputazione di storia patria
per le province Modenesi » (Vol. X, 1917) si pubblica un inte-
ressante studio di Vicini E. P. « I podestà di Modena (1336-
1796) ». Tra i vari Giudici assunti dai Podestà notiamo:

- Anno 1352, — Marcus d.ni Mathei de Baldis de Narnia, legum

doetor, iudex et viearius.
» 1353, — Bernardus d.ni Thei de Urbeveteri.
» 1412, — Baptista de Vidis de Fulgineo.
» 1450-51, — Deustesalvi de Fulgineo.
^» 1452, — Angelus de Ubaldis de Perusio.
» 1476, — Iacobus de Berardellis de Eugubio.

A cura della « Società Napoletana di Storia Patria » è stata
pubblicata l'opera: Eerpi PrgTRO, « Codice diplomatico dei Sara-

ceni di Lucera »: Napoli, 1917. — In questa interessantissima
pubblieazione, per quanto riguarda l'Umbria, notiamo i nomi se-
guenti :

In una lettera di Carlo II del 1296 tra i militi del eonestabile

. Rostaino de Agato risultano: Andreolus Saldanus et Marcus, di

Todi. Nel 1300 alle dipendenze di Carlo II sono assunti Fr. Am-
brosius de Eugubio et fr. Angelus de Spoleto, ordinis Heremitarum.
Nel 1300 Martinus de Riete figura ai servigi di Carlo II.

Nel 1301 Franciscus de Spoleto e Bartholomeus de Norcia ri-
sultano ereditori per vendità di grano.

Troviamo nominata la città di Perugia, quale facente parte
della dodecapoli cisappenninica nel periodo etrusco, in una nota

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—* 370 ANALECTA UMBRA

del prof. A. SoLARI sui « Comuni dell’ Etruria ». (Cfr. « Ren-
diconti della R. Accademia dei Lincei; classe di scienze. morali,
storiche e filologiche: Vol. XXVI, pag. 603). :

Nelle Note di agiografia bresciana il prof. d. PAOLO GUERRINI
dà nuove notizie sulla b. Cristina da Spoleto, morta in questa città
il 13 febbraio 1458, traendole da documenti conservati nell'Archi-
vio di Stato di Milano.

Nelle nostre Analecía venivano annunciati i primi due volumi
. dell' Archivio per la storia ecclesiastica dell’ Umbria, rivista sorta
per la bella iniziativa del nostro dotto e instancabile collega mon-
sig. M. FALocrPuLIiGNANI. — Ora diamo l'annuncio dei volumi
successivi (1916-17), che contengono articoli e monografie dei più
valenti cultori degli studi storici della nostra regione:
FaAvusTI L. — La cappella musicale del Duomo di Spoleto.
MorINI A. — La cassa funebre di S. Rita da Cascia.
CASTELLUCCI A. — La cattedrale di Nocera Umbra.
FaLOCI-PULIGNANI M. — La « Passio S. Feliciani » e il suo va-
lore storico.
PrgRi P. — Le pergamene dell’ Archivio del Duomo di Spoleto.

FALOCI-PULIGNANI M. — Inventario dell’ archivio del Duomo di
Foligno.

FALOCI-PULIGNANI M. — Il rescritto costantiniano di Spello.

PirrI P. — Il Santuario di Macereto.

CeNcI P. — Martiri venerati a Gubbio e l'iscrizione di Costantino.

FaustI L. — Devozioni popolari al sepolero di S. Eutizio presso
Norcia.

PrRRI P. — Leggenda e Poesie intorno alla stirpe di S. Benedetto.

BRUSCHELLI F. — Documenti medioevali della Diocesi di Nocera
Umbra.

DE ANGELIS P. — Un frammento di sacra visita nella diocesi spo-
letind del 1465.

FILIPPINI E. — GU affreschi del Mancini nel Duomo di Foligno.

PIRRI P. — D’un antico penitenziale umbro.

CENCI P. — La vita « Beati Ubaldi» scritta da Giordano di Città
di Castello.

PirrI P. — Una pittura storica di Cola di Pietro da Camerino in
S. Maria di Vallo di Nera,
ANALECTA UMBRA 311

La Miscellanea Francescana, altra rivista fondata e diretta da
mons, Faloci-Pulignani, contiene in massima parte degli studi sto- f
riei, che interesseranno i nostri lettori. :

Il p. DomENICO M. SPARACIO con un ampio ed esatto esame ARD : i
P di opere e documenti rivendica la nobile figura di Fra Elia, il A
4 2 successore di S. Francesco.
" Il p. BoNAVENTURA MARINANGELI descrive ed illustra con cli-

chés vari oggetti del Tesoro della Basilica e del saero Convento
di S. Francesco di Assisi: « La fornitura di coralli »; « Il reli-
quiario della pelle di camoscio »; « Il Calice di S. Francesco >»;
« I vetri di Murano nel Tesoro del sacro Convento »; « Il cofa- p
netto d'avorio » ; « Il tempietto d'argento » ecc. — È desiderabile EE E
che l'aeeurata e interessante deserizione venga continuata. Sui

G. M. MontI parla di Due Codici Jacoponici: il Cod. Vati-
cano latino 9976 e il Cod. G. 58 dell’ Archivio Capitolare di

SE, A

ARA.

| i .S. Pietro. j
3 Il nostro socio prof. d. ErrorE Ricci illustra « Una campana
È: in memoria della canonizzazione di S. Francesco ». Trovasi la me- a i
È desima in Deruta sul campanile deil’ex Convento di S. Francesco. . -
i La scritta LAUDIBUS ELAUDO FRANCISCUM CUM CANONIZANT MENTE

È Fine CLANTO Deo CELI COAGUNTUR indica chiaramente la data del

Lig aget piaz nti dr Air lucine midi rile me e e mi

È 1228, epoca della canonizzazione del Santo. L’ A. con una dotta

1 disquisizione illustra l'epigrafe, facendo rilevare la grande impor-

È tanza di questo prezioso eimelio.

3 Il p. Lure1 FRATINI parla di Antichi ricordi di S. Francesco ,

E a Spello.

p | « L'Oriente Serafico » nel VII Centenario dell’Indulgenza della

| |: Porziwncola 1216-1916 (S8. Maria degli Angeli, Tip. Industriale,

E^ 1917). — È un bel vol. di 439 pagg. con 62 illustrazioni; dei molti

È | articoli che contiene, tributo alla soave memoria del Poverello che

E da Cristo intercesse il Perdono per gli uomini di buona volontà.

Li Segnaliamo quelli che hanno maggiore interesse storico per la no- sd

stra regione. : BE

3 Il p. Eerpio M. Giusto (pag. 22-95) intesse la storia dell'In- m.
i E ; dulgenza della Porziuncola. La dettagliata narrazione si basa su t4

quanto risulta da documenti, eronache e da precedenti studi, che
vengono citati nell'ampia bibliografia che ci dà l'autore.

; PAUL SABATIER (pag. 97-108) pubblica una lauda inedita del-
E .Jumile Porziuncola, che egli giudica, con valide ragioni, anteriore

I
ia

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372 ANALECTA UMBRA

non solo alla morte del Santo. (1228), ma di un decennio circa
più vecchia.

Fr. SALvATORE MARINO MAZZARA (pag. 189-209) illustra il di-
pinto di Prete Ilario da Viterbo che copre l'intera parete d’ al-
tare della Sacra Cappella. È una delle più vaste tavole a tempera
del ’300 e, oltre il grande valore iconografico, presenta altresì un
alto pregio d'arte. Il pittore che l'esegui nel 1393, è un seguace
dei senesi, come risulta dalla figura della Nunziata, tolta fedel-
mente dalla tavola di Simone Martini e di Lippo Memmi, ora agli
Uffizi. Il Mazzara nota tra i Santi un S. Rocco, che sarebbe così
una delle più antiche rappresentazioni del popolare protettore con-
tro la peste.

Lo stesso autore (pag. 245-259) parla dei progetti di restauro,
facendo con molta competenza un’ampia critica ai lavori eseguiti
e da eseguirsi nella Basilica, intrattenendosi specialmente sul pro-
getto Viviani.

Il p. Ecipio M. Grusto (pag. 274-283) con documenti tratti
dall’archivio del Convento assicura a Galeazzo Alessi il merito di
aver dato il progetto della Basilica (1568), che molti, sulla fede
di Ignazio Danti, attribuivano al Vignola; a questi furono pagati
il 16 marzo 1562 denari e vettura per garzoni. Il Barozzi fu con-
sultato sulla bontà del progetto alessiano, ma all’ architetto peru-
gino, non a lui, si deve la mole che si eleva nella « cupola bella »
a dominare la mistica valle umbra.

Lo stesso autore (pag. 284-350) in un altro interessante studio
« La Topografia dell’antica chiesa e dell’antico convento della Por-
ziuncola » descrive i vari edifici e cappelle esistenti DEA del-
l’attuale Chiesa e Convento.

Il p. ANTONIO FANTOZZI (pag. 368-382) sotto il titolo: « La
pietà dei Perugini nella festa dell’indulgenza della Porziuncola »
pubblica, come anche sopra è ricordato, trentanove documenti
tratti dall’ Archivio comunale di Perugia.

Seguono altri articoli e studi di carattere religioso e letterario,
interessanti per l'argomento e il nome degli autori che collabora-
rono nel volume commemorativo della Porziuncola.

Alla feconda attività del p. EGipio MARIA GIusto si deve la
pubblicazione dell’ Archivium Portiunculae, id est Patriarchae Se-
raph. Franc. Portiuncula, Monumentis novis et veteribus adornata
per Fratrem Octavium a S. Francisco etc.: (S. Mariae Angelorum,
1916). La raccolta è del frate Ottavio Spader di Zara, vissuto nel
EAE SO)

ANALECTA UMBRA

sec. XVIII, di cui si conserva l'originale nell’ archivio del Con-
vento della Porziuncola ; si tratta di « documenti, di notizie, di
tradizioni e perfino di leggende, qnante potè trovarne rovistando
le vecchie carte d’archivio e consultando'le opere degli antichi ».

« Cent'anni fà, pagine di storia perugina » (Perugia, Tip.
Donnini, 1916), è il titolo di una conferenza che l’ avv. Ernesto
Salusti tenne il 6 Maggio 1915 all’Università popolare di Perugia.

L’A., descrivendo la vita rerugina sullo scorcio del sec. XVIII,
passa celermente in rassegna gli avvenimenti politici per i quali
la nostra città subì il passaggio di truppe francesi, tedesche, na-
poletane, rappresentanti le varie dominazioni che si succedettero in
quel burrascoso periodo, e dalla cronaca del Marini, dai giornali
del tempo ritrae vari episodi dell’anno 1815.

« Le vicende della Stampa in Città di Castello e le sue odierne

tipografie (1538-1916), — Città di Castello, Stamp. Leonardo da Vinci, .

1917, — sono state esposte dal nostrò egregio socio avv. cav. VIT-
TORIO CongBUCCI in una dotta conferenza tenuta in occasione della
« Mostra del Libro » il 24 agosto 1916 alla Scuola Operaia. Città
di Castello fu, nell’Umbria, una delle prime a favorire lo sviluppo
dell’arte tipografica coll’ospitare nel 1538 Antonio Mazzocchi ere-

‘ monese, e Niccolò e Bartolomeo Gucci di Cortona. Quest’ arte si

è mantenuta nei secoli successivi nell’industre città, ed ora trovasi
nel suo massimo splendore, essendosi affermata con un perfetto
e copioso lavoro ricercato dai principali editori italiani.

La casa editrice « Atanòr » di ‘Todi nella serie dal titolo
« La Biblioteca Umbra », sotto la direzione del prof. GIUSEPPE
ZUCCHETTI, continua ad illustrare la nostra Regione per ciò che
riguarda l'arte e la letteratura, la storia e il diritto, la. vita: eco-
nomica e sociale, gli usi e costumi, le tradizioni del popolo, le
bellezze naturali. Ai volumi già pubblicati del D' ANcONA, Jaco-
pone da Todi; URBINI G., Arte Umbra; Fumi L., Eretici e ribelli
nell’ Umbria, fà seguito l'opera di CHini M., Canti popolari
umbri, raccolti nella città e contado di Spoleto. Sono una serie
di canzoni, ballate, filastrocche, indovinelli, ninne-nanne e poesie

varie, raccolte dalla viva voce del popolo, e specialmente tra le
famiglie di campagna, in cui il soffio della nuova vita non ha -

cancellato del tutto quel tradizionale succedersi, di generazione in
generazione, di canti religiosi, di stornelli ecc. Il Chini ha com-

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314. ANALECTA UMRRA

| piuto un lavoro pregevolissimo, essendo riuscito a raccogliere gran

| numero di poesie che sicuramente vanno scomparendo con il cam-

| biare dei costumi, e di più ci presenta un copioso materiale per
lo studio del dialetto spoletino.

| Altri interessanti lavori ci annuncia la casa « Atanòr », tutti

| di soggetto umbro, e facciamo voti che l'interessante serie abbia
una più ampia diffusione, da curarsi maggiormente, ricorrendo a
quei mezzi, che vengono ora adottati dal commercio librario; e
di questi preziosi studi dovranno arricchirsi anche le biblioteche
familiari in sostituzione di tanti futili e perniciosi romanzi.

« Atti della Accademia Spoletina (1915-16) ». Anno Accademico
| CCOCCXXXIX: Spoleto, tip. Panetto et Petrelli, 1917. — Dopo
una nota biografiea e bibliografiea sul nostro non mai abbastanza
compianto socio cav. Giuseppe Sordini e dopo la pubblicazione
| dei verbali dell’Accademia, leggiamo due articoli d’interesse sto-
rico. L'uno del segretario dell’Accademia Spoletina avv. P. Lav-
) RETI, il quale parla del Grande Artista Spoletino Loreto Vittori.
Fin da. giovanetto (1614), cantando nel Duomo di Spoleto, rilevò
| una soave voce di soprano. A Firenze e a Roma calcò le scene,
| sostenendo le parti da donna, fu accettissimo alla Corte Romana
e in questa città moriva l'anno 1670. Il Laureti con esaurienti
ricerche di notizie e documenti dà un’ampia biografia dell’ esimio
| cantante, ehe ebbe anche la velleità di esser poeta, e, deserivendo
il soggiorno del cantore a Roma, si intrattiene molto apportuna-
mente su vari episodi e circostanze, che a vivi colori ci ritraggono
la vita romana di quel tempo, specialmente per quanto riguarda
l’ambiente dei cantori e musicisti.

L'altro articolo è del nostro socio PrgTRO PIRRI: Una pagina
biografica inedita di Gioviano Pontano. I lettori di questo Bollet-
tino già conoscono una monografia pontaniana del Pirri, il quale
ora pubblica uno squarcio di cronaca inedita di Marco di Nofrio
de Broccoli di Cerreto, che parla della vita giovanile del Pontano.
Soggiornando egli a Perugia fu assunto dal Duca di Calabria per
suo Cancelliere e. « si fece conoscere per le sue virtù, et il Re
Ferrante padre di esso Duca lo costituì suo segretario et maestro
d’alcuni suoi figliuoli ».

Mons. FALOCI PuLIGNANI ha continuato le sue ricerche sul.
V « Arte tipografica a Foligno », pubblicando nella Bibliofilia
(Rivista diretta da Leo S. Olschki, Voll. XVIII e XIX), la parte
ANALEOTA UMBRA » 515

riferentesi al '600 e ’700. Cominciano le interessanti notizie con
Vincenzo Colombario, che risulta essere stato dal 1597 al 1610 in
Perugia. Nell'anno 1611, associatosi a Pietro Discepolo, dava in
Foligno i primi saggi di stampa, e nel 1613 ivi lo stesso Comune
lo favoriva per l'impianto di una tipografia. — Agostino Alterii
da Narni venne chiamato in Foligno da Francesco Cirocco e la
sua prima stampa porta la data del 1624, mentre l'ultima risulta
del 1660, avendo avuto per ben sette lustri a suo. cliente lo Ja-
cobilli; e, adoprando sempre dei buoni caratteri, si valse pure
dell’opera di Antonio Floridi, disegnatore ed incisore. Continua-
rono i suoi eredi dal 1661 al 1664, e Domenico Alterii fino al 1668.
La tipografia .Alterii venne rilevata nel 1677 da Antonio Ma-
riotti, che aprì tipografie nelle vicine città: a Bevagna nel 1679,
a Spello nel 1701, in Assisi nel 1717, a Nocera nel 1723, di nuovo
a Spello nel 1725, e da quell’anno al:1740 a Fabriano per mezzo
di suo figlio Gregorio. |

Nella « Bibliofilia » sopramenzionata (Vol. XVIII, pag. 20)
E. FRATI, nel suo studio « E. Leone e le sue ricerche su. Niccolò
Vescovo Modrussiense » pubblica due lettere di G. B. Vermiglioli,
dirette al Bibliotecario di Parma, l’una del 18 Gennaio 1817 e
l’altra dell’11 Maggio 1817, nelle quali si fa anche accenno ai
rapporti tra il Maturanzio e il card. Modrussiense.

Nell’ « Arte Cristiana » (Rivista mensile illustrata, Milano,
Via Mantegna 6, ann. 1916-1917) continua assidua la collaborazione
di L. Frocca, della locale R. Intendenza dei Monumenti. Nelle
« Analecta » del precedente volume venne fatta menzione della
Chiesa del Crocifisso a Spoleto e del Tempio di S. Angelo a Peru-
gia. Ricordiamo ora agli studiosi 7 corî monumentali delle Chiese
di Perugia; Architettura Romanico- Cristiano nell’Umbria ; La tomba
gentilizia dei fratelli Franciarini, situata nella Chiesa di S. Ago-
stino di Gubbio; e un Presepe nella Chiesa Collegiata di Acqua-
sparta, che l’a. attribuisce al Domenichino. Un particolare encomio
merita il Fiocca, che in vari anni ci ha dato una numerosa serie
di articoli, compilati con molto amore di arte, e adorni di nume-
rose e ‘ben riuscite illustrazioni, le quali sono utilissime per po-
polarizzare la conoscenza dei nostri monumenti ed i pregi artistici
della nostra regione.

eadera.

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acd pom ree rmn eio iB E ede > Nue ^ sinto el pato diana i Lat Pi 376 ANALECTA UMBRA

« L'Arco Etrusco e la Porta Marzia in Perugia » è una rela-
zione pubblicata nella rivista L'Architettura italiana « della So-
cietà italiana di Edizioni artistiche» C. Crudo et C. Torino (an-
no X, fasc. 11), riferentesi a studi eseguiti nell’ Accademia di Belle
Arti di Perugia nella scuola di « Architettura » del prof. U. Tar-
chi. Dei due monumenti viene fatta una partieolareggiata descri-
Zione, basata su esatte misurazioni e riproduzioni fotografiche dal
vero e sugli studi di ricostruzione eseguiti con ottimi risultati. —
I rilievi dell'Areo etruseo sono dell'arch. Guglielmo Donati, in
quel tempo allievo della nostra Aecademia; e quelli della, Porta
Marzia degli allievi Diego Boldrini di Sassoferrato e G. B. Mas-
sini di Perugia.

Il rilievo dell'Areo etrusco, inviato al Ministero della P. I.,
fu premiato. con medaglia d'argento in confronto con analoghi
saggi mandati da altri istituti; quello della Porta Marzia fu il
saggio prescelto dal Consiglio Accademico per l' invio al Ministero.

Sebbene si tratti di pubblicazione di data non recentissima,
dovremo tuttavia ricordare ai nostri lettori il lavoro di « CECIL
N. SipNEY WooLF, Bartolus of Sassoferrato, his position in the
history of medieval political thought », Cambridge, University
Press, 1913. — Servirà essa innanzitutto a dimostrare come siano
sempre tenuti in onore in Inghilterra le opere del sommo giuri-
sta, gloria del nostro Ateneo, e con quanto amore gli studiosi in-
glesi trattino del nostro diritto pubblico.

L'A., dopo un eenno biografico di Bartolo, ci presenta la ri-
costruzione dello svolgimento del pensiero politico dell’epoca del
nostro giurista, intrattenendosi sui rapporti del papato; dei co-
muni (civitates) e degli altri stati (regna) con l'impero universale.
L'argomento é trattato ampiamente e con grande erudizione e sotto

una nuova forma per quanto riguarda le dottrine politiche medio-
evali.

Dalla Cronaca delle Belle Arti. (anno 1916-1917), che si
pubblica in appendice al « Bollettino del Ministero della Pub-
bliea Istruzione » facciamo lo spoglio di tutte le notizie riguar-
danti i Monumenti della nostra regione. Col seguente elenco si
mette pure in rilievo come stia a euore alla Direzione Generale
delle Belle Arti, cui sovrintende con tanto intelletto d'amore Cor-
rado Ricci, la conservazione del nostro patrimonio artistico e
TURNUM

2 TUTTO

quanto premurosamente ad esso volga le sue costanti cure il no-
stro Ufficio Regionale, che nel periodo, cui si riferisce questo spo-
glio, era presieduto dal non mai abbastanza compianto architetto

Viviani. :

Allerona. — Nella località « Monte Regole (a. 1917) si trovò

. un cippo miliario, benissimo conservato, della Via Traiana Nova che

fu portato al Museo Archeologico di Firenze, lasciando sul posto,
a eura della Sopraintendenza, una stele in muratura con V iseri.
zione del cippo ripetuta, per non far perdere l’ importantissimo
dato topografico.

Canoscio., — (Frazione di Città di Castello) Nella Chiesa dei
Santi Cosma.e Damiano — eretta ai tempi dei primi vescovi Ti-
fernati e in gran parte ricostruita nel sec. XIV — vennero fatt
molti restauri per conservare i pregievoli affreschi dei secoli XIV
e XV, discoperti rimanendo due altari addossati in secoli poste-
riori, e l'altro eon la data 1348 già conosciuto e pregievolissimo.
Venne pure compilato un progetto per il restauro della facciata

e del campanile. Nella Chiesa S. Crescentino si provvide al con-

solidamento e alla ripulitura dei pregievoli affreschi del Signorelli
e ne vennero messi in luce altri dello stesso Signorelli e. della
sua seuola rappresentanti la Passione di Cristo, e che costituiscono
con i primi un ciclo completo di composizioni. Furono pure fatte

. altre scoperte considerevoli.

Cascia. — Ricerche archeologiche presso la chiesa di Villa
S. Silvestro, ove esiste un antico edificio di età romana,
| -— Furono approvati i restauri di S. GZovinale e gli seopri-
menti di pregievoli affreschi del secolo XV e XVI.

Castelgiorgio. — Al vocab. Cisterno fu scoperta (a. 1910) una
tomba etrusca e camera del sec. XIII-IV A. C., ricca di vassel-
lame per lo più rozzo, ma anche di tipo campano, il quale, per
accordi intereeduti col proprietario del terreno, si lasciò ad inere-
mento del Museo dell’opera del Duomo di Orvieto.

Castel Santa Maria (Frazione di Città di Castello). — Nel
1908 fu restituita al primitivo splendore e riaperto al culto il ma-
gnifieo tempio di stile Vignolesco di S. Maria della Neve della
seconda metà del secolo XVI.

Citerna. — Nel fase, 5-7, anno IV, si parla del terremoto
neil' Umbria, in data 26 aprile 1917. Dal resoconto, che passa in
‘rassegna i danni arrecati alle opere d’arte, risultano nominate le
Chiese di S. Giacomo, di S. Francesco, di S. Elisabetta, del Sa-

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378 ANALECTA UMBRA

eramento, della Concezione, di S. Miehele Arcangelo, del Croci-
fisso degli Osservanti.

Città della Pieve. — Viene approvato il contratto per restauri
dell’affresco del Perugino nella chiesa di S. Pietro.
Città di Castello. — Nel 1911 furono portati a termine i la-

vori di restauro del Palazzo Vitelli alla Cannoniera, donato dal
prof. Elia Volpi al locale Municipio per adibirlo a Museo Pinaco-
teca, e ivi sono state già trasportate le opere d’arte e il mate-
riale archeologico. Nell'antica torre di faccia al. Palazzo Munici-
pale furono fatti consolidare i grandiosi avanzi dell’ affresco del
Signorelli. Altri lavori di restauro vennero iniziati nel 1915 nella
chiesa di S. Domenico, grandiosa costruzione del secolo XIV.

Civitella d'Arna. — Nel 1910 alla Madonna del Moro si sco-
prirono otto tombe romane ricoperte da tegoloni fittili e povere
di suppellettili, qualche ciottola, e quattordici monete di bronzo
imperiali assicurate al Museo di Perugia.

Colle Giacone (Cascia). — Nella chiesa di S. Maria Apparente
furono eseguiti urgenti lavori per preservare gli affreschi decora-
tivi e votivi del secolo XIV e XV.

Cordigliano (Frazione del comune di Perugia). — Nel 1914
fu scoperta una pieeola tomba contenente un’ urna di travertino
con la scena dell’assalto di Achille e Troilo.

Cottano (Corbara). — Nel 1910 fu scoperta una tomba a camera
con vasellame rozzo, dell’ultimo periodo etrusco la cui suppellet-
tile fu potuta assicurare al Museo dell’ Opera del Duomo di Or-
vieto.

Deruta. — Nella Chiesa di S. Francesco furono compiuti nu-
merosi e interessanti lavori, ripristinandola, alla sua originaria bel-
lezza e. restituendola al culto dei fedeli. ‘Vennero pure disco-
perti e consolidati numerosi affreschi del XIV, XV e XVI secolo.

Ficulle: — Restauri. agli archi formanti 1’ incavallatura del
tetto della monumentale chiesa di S. Maria Vecchia (a. 1917).

Gualdo Tadino. — Palazzetto medioevale Fabrizi, già acqui-
stato e restaurato dal Comune per farne sede della Civica Pina-
coteca.

Gubbio. — Si iniziano lavori di sostegno al Palazzo ex Ducale.

Isola Fossara. — Fu approvata la spesa per la sistemazione
della chiesa di S. Maria di Sitria. :

Mongiovino (Comune di Piegaro), — Per il monumentale San-
tuario di Mongiovino si provvede uno stanziamento pei lavori ad-

7 ANALECTA UMBRA

dizionali di restauro ai piombi di copertura, ai quattro timpani e
alle vetrate.

Montegabbione. — Nel lavorare una strada fu scoperta, a poca
profondità, una mirabile statuetta in bronzo, rappresentante Afro-
dite e risalente all’arte greca del V secolo A. C. :

Montescosso. — La sezione perugina del Museo topografico di
Firenze venne nel 1914 arricchita di 15 urne funerarie di traver-
tino provenienti, dalla villa.del conte Ricci di Montescosso.

Montone. — Proposta di ripristino del finestrone circolare ori-
ginario nella facciata della chiesa di S. Francesco; detto finestrone
era stato trasformato in finestra rettangolare del sec. XVII.

A Narni. — Vennero approvati i lavori di bonifica al Ponte di
BIS. Augusto.
ti Orvieto. — In via S. Leonardo negli anni 1912-13-si rinven-

nero frammenti di terracotta a rilievo e policromi e altri fram-
menti architettonici si scoprirono in Via del Popolo. Presso la

È chiesa di S. Giovanni Evangelista furono riscontrate tracce di una
BI: antica costruzione.

É Orvinio. — A.due chilometri da Orvinio, nella sottoposta
t valle, sorge la chiesa di S. Maria del Piano, che fu un tempo Ab-
p bazia dei monaci benedettini di Farfa, e che la tradizione vuole
È sia stata fondata da Carlo Magno. — Allo ‘scopo di evitare il

il maggiore deterioramento dei muri rimasti fino ad ora in piedi
e per ripristinare col tempo e in piü riprese la chiesa, la Soprain-
tendenza ai monumenti di Perugia ha allestito una perizia del-
È; l'importo di lire 2800, riguardante i lavori più urgenti e neces-
E. sari pel consolidamento dei muri, rimandando ad altro tempo

È quelli pel ripristino delle coperture.
H Perugia. — Nella località Sperandio, di proprietà dell'avv. Sa-

lusti (dove alcuni anni or sono fu messa in luce una ricchissima
tomba del III e IV secolo A. C.) furono fatte nuove ricerche,
| ma eon esito quasi del tutto negativo. — Nel 1911 presso il mo-
| nastero di Monteluce si notarono alcuni relitti di tombe etru-
sche, avanzi di vasi fittili dipinti di fabbriea locale fra il periodo
etrusco romano e nel 1913 fu anche rinvenuta un'urna cineraria

E etrusca. — Nel marzo 1912 nella località S. Giuliana si scopriva
È ; in una tomba a camera già rovistata, un interessante specchio col
È; sacrificio di Itys. Nel maggio 1914 nel sobborgo di S. Galigano
È fu scoperto un importante ipogeo etrusco, il cui contenuto, per ac-

cordi presi con la proprietaria, signora Angeloni Pozzesi, andrà ad
accrescere la collezione del Museo perugino.

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derit iacta re m e ri 380% è ANALECTA UMBRA

Spello. — Nell’ Oratorio di S. Bernardino fu scoperta in tutto
il suo fulgore una ammirabile opera di Bernardino Pinturicchio
rappresentante la Vergine col Bambino contornata da santi fra cui
S. Bernardino.

Spoleto. — Il professore Canevaghi assume la direzione e la
vigilanza dei restauri agli affreschi del Lippi nell’ abside del
Duomo.

Terni. — Attribuendo alla mirabile Cascata delle Marmore,
data la sua origine artificiale .nel tempo romano, il carattere oltre
che di opera naturale di monumento d’arte e di storia, la Sezio-
ne I e II del Consiglio Superiore espresse il voto che la Sovrin-
tendenza ai monumenti dell’ Umbria .vi esercitasse una assidua
sorveglianza. Il ministero della P. I. per restaurare il canale di
Pio VI, preventivò una spesa di L. 7,200 per lavori da eseguirsi
dal Genio Civile di Perugia.

Titignano. — Nel 1912 furono scoperti i resti di un torcula-
rium vinarium romano e tracce di un recinto preistorico.
Torre San Severo. — Nel 1912 fu messo in luce un mirabile

sarcofago istoriato a rilievo e policromo etrusco del secolo IV a C.
con quattro scene del ciclo troiano. Fu dato al Museo di Orvieto.

Torgiano. — In questo Comune, e precisamente presso la fat-
toria Spinola in Brufa, vennero scoperti nel 1914 due graziosi
orecchini d’oro etruschi e frammenti di vasellame.
NECROLOGI

I

Il Conte PAOLO CAMPELLO DELLA SPINA

La morte di quest' uomo insigne, avvenuta a Spoleto il
21 marzo 1917, fu ed è lutto sincero di quanti hanno in pre-
! Hd gio la cultura vasta e profonda dell intelletto, la gentilezza
squisita dell'animo, la integrità adamantina del carattere; fu
ed è causa di vivissimo dolore specialmente a noi della Regia
Deputazione di Storia patria per l Umbria, ai quali per
molti anni egli fu collega amato e stimato e che tenemmo
E ad onore di averlo nostro Presidente. :

Né puó esser adeguato conforto a tanto cordoglio il pen-
siero che Paolo Campello, nato nel 1829, era giunto all'e-
strema vecchiezza, poiché di uomini come lui si prova sem-
pre vivo il desiderio da ognuno che li abbia incontrati e,
conosciutili, sia stato attratto verso di loro come verso una
sorgente di luce e di bene.

Di nobilissimo casato (era figlio del Conte Pompeo di
Campello e di Donna Giacinta dei principi Ruspoli), legato
di parentela con Case sóvrane per il suo matrimonio con la
| principessa Maria Bonaparte, senti in sommo grado la di-
T" gnità della sua origine, non già per farne motivo a vana-
gloriose pretese, ma per trarne incitamento a continuare le
più belle tradizioni di onore e di benefica operosità.

Del suo culto alle domestiche memorie è testimonianza
l’opera da lui pubblicata col titolo « Storia documentata

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382 NECROLOGI

vaneddotica di una famiglia umbra »; se il primo volume sul
castello avito e sullo storico Bernardino Campello ha un'im-
portanza notevole ma regionale, il secondo, che tratta di
Spoleto nel settecento e durante l'occupazione francese, entra
in un campo più interessante e più vasto, ed il terzo,
consacrato dall'autore al padre suo Pompeo e ai tempi in
che questi visse, assurge al valore di storia nazionale, riferen-
dosi all'epoca del nostro Risorgimento, nel quale ebbe tanta
parte il Conte Pompeo, sia nei moti rivoluzionari del 1831,
sia negli eventi del 1848-49 come Ministro delle armi sotto
il pontificato di Pio IX prima e durante la Repubblica poi,
e da ultimo come Ministro degli esteri del Regno d' Italia nel
1861.

Su questi tre volumi noi non possiamo che far nostro
il giudizio, che sul primo di essi pronunció il ch. nostro col-
lega Mons. Faloci Pulignani, quando affermó che ne « sa-
pranno trar profitto gli storici municipali e quelli della na-
zione, gli storici delle arti, delle armi, delle lettere, dei co-
stumi, perché tutti vi troveranno o cose nuove o cose sco-
nosciute, raccontate sempre con quel fare bonario, elegante
e cortese col quale sa scrivere l’autore ».

Il.Conte Paolo partecipò anche alle lotte politiche ed
amministrative; egli fu eletto deputato di Spoleto nell’aprile
1867, ma i principî da lui professati, pei quali vagheggiò
sempre la unione della fede religiosa con l'ossequio leale alle
patrie istituzioni, fecero sì che egli si trovasse a disagio nel
Parlamento durante quel periodo di contrasti fra lo Stato e
la Chiesa, e dopo un solo anno, nell'aprile 1868 declinasse
il mandato politico. Ma non per questo egli si dedicò meno
al trionfo dei suoi ideali; ad essi rimase costantemente fedele
con quella inflessibilità che è, come egli stesso ebbe a dire,
« fenomeno più singolare nel nostro tempo delle nuove mac-
chie del sole », e più tardi fu uno degli autorevoli capi del
movimento conservatore, e come tale ebbe parte influente
nell'amministrazione del Comune e della Provincia di Roma.
NECROLOGI 383

Il conservatorismo del conte Campello però non si rac-
chiudeva in una rigida formula d’ immobilità politica e so-
ciale, ma si esplicava nell'attaccamento sincero alle schiette
manifestazioni della libertà armonizzata a tutto ció che nel
passato v'ha di grande e di venerando, ognora vigile con-
tro le insidie e gli assalti di quel giacobinismo settario, che
egli, con opportuni raffronti storici, cosi fedelmente dipinse
e cosi virilmente oppugnó nel suo opuscolo « Demagoghi e
conservatori al tempo di Cesare ». Era un conservatorismo
che "voleva (riportiamo le parole di Michelangelo Billia) « af-
forzato il diritto amore alla nazione risorgente coll' amore
antico alla nazione vivente nei secoli ».

A molti ed elevatissimi offici fu il conte Paolo Campello
chiamato dalla fiducia del governo e dei suoi concittadini, e
noi lo avremmo certo veduto fra i Senatori del Regno, se

egli non si fosse per eccessiva modestia sottratto a tanto

onore.

| Gli offiei, che tenne, esercitò con vera competenza e con
zelo insuperabile: lo ricordiamo Presidente della insigne Acca-
demia Spoletina, la quale in solenne pubblica adunanza ha reso
testé tributo d'onore alla memoria di lui degnamente rievo-
cata dal prof. Laureti, ripensiamo all'amore solerte e prov vido,
col quale diresse le sorti dell' Istituto dei sordomuti di Roma,
e con animo commosso riandiamo ai disagi ch'egli sosteneva
pur di recarsi, quantunque infermo, a Perugia a presiedervi
le adunanze della Commissione provinciale conservatrice dei
monumenti.

Ed il nostro rimpianto per averlo perduto si fa più amaro
so torniamo con la mente alle cure da Paolo Campello pro-
digate alla nostra Deputazione dal giorno ormai lontano
del 12 settembre 1894, quando egli fu fra i fondatori della
Società umbra di Storia Patria, ai giorni recenti, nei quali,
oppresso dal male e dagli anni, pur confortava sé stesso e
tutti noi prendendo parte ai nostri lavori.

Nel settembre 1897, allorchè la Deputazione tenne la sua

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annuale adunanza a Spoleto, il Campello, che era iscritto fra i
soci collaboratori, fu eletto socio ordinario e posto così in grado,
entrando a far parte del Consiglio direttivo del nostro Isti-
tuto, di portare ad esso un sempre maggior contributo della
sua dottrina e del suo senno: del qual contributo la Depu-
tazione ebbe a sperimentare i benefici effetti sopratutto quando
egli fu, per voto unanime dei colleghi, nostro Presidente dal-
l'anno 1900 al 1902, designato all’ onorevole ufficio dall’ illu-
stre suo predecessore, Luigi Fumi; e tale designazione ri-
cordiamo, perchè essa è titolo d’onore a chi la fece e*a chi
ne fu oggetto.

La prima nostra adunanza, che il conte Campello pre-
siedette, fu quella tenuta a Città di Castello nel settembre
1900, e le prime parole da lui come Presidente rivolte ai
soci della Deputazione furono consacrate ad onorare la me:
‘moria di Umberto I e a stigmatizzare l' efferato assassinio,
del quale pochi giorni innanzi era caduto vittima il Re buono:
brevi parole, ma rivelatrici, nella loro: brevità, di un pro-
fondo senso storico, di un’altissima nobiltà d'animo, di una
serena imparzialità di giudizio nell'uomo, che le pronunciava!

Il conte Campello pubblicó in questo nostro Bollettino
non molti, ma pregevoli scritti, discorrendovi della serie dei
Vescovi di Spoleto dipinta nellaula massima dell'episcopio
spoletino, richiamando l'attenzione dei cultori della storia sul
Santuario francescano di Monteluco, rivendicando a Fra Fi-
lippo da Campello il merito di aver condotto a termine la,
Dasilica di S. Francesco di Assisi, contro l'opinione del Ven-
turi che dà questa gloria a Fra Giovanni Abruzzese.

Fu assiduo ai nostri convegni, ed offri egli, che nella grave
età poteva pure aver legittima scusa alle assenze, esempio
imitabile del come debbano assolversi gli obblighi derivanti
dall’appartenere ad un sodalizio. Anche le poche volte che gli
fu impossibile partecipare di persona alle adunanze, vi fu pre-
sente col saluto cordiale, che inviava. ai colleghi, con le
schede che mandava per le nomine agli uffici sociali, con
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NECROLOGI

le comunicazioni che faceva per iscritto; tanto era il suo
operoso affetto per la nostra Deputazione, e con tanto entu-
siasmo ne favoriva gli scopi, sebbene scherzando affermasse,
con il garbato umorismo che gli era proprio, che gli studi
storici « divertono il pensiero dagli errori moderni con la

ricerca di quelli commessi nei secoli precedenti » !

Delle comunicazioni da lui trasmesse furono singolarmente
importanti quella fatta nella riunione di Perugia del 1903 sulla
utilità di un provvedimento volto ad impedire che vengano
soppressi alle piazze ed alle strade i nomi d' interesse sto-
rico, e l'altra presentata nel 1905 all'assemblea di Città di.
Castello su « Alcune opinioni di Storia Umbra manifestate
dagli stranieri ». La tesi sostenuta dal Campello in questa
ultima comunicazione, che non al secolo XII, ma bensi ad

‘epoca molto anteriore debba attribuirsi la Basilica spoletina

di S. Salvatore fu poi strenuamente difesa da un altro com-
pianto nostro collega, il Sordini, che a quell’ insigne monu-
mento della primitiva arte cristiana dedicò dotte e diligen-
tissime indagini.

Con il voto relativo alla denominazione delle vie il conte
Campello precorse il deliberato che nel gennaio 1908 adottó

la Società Romana di Storia patria; e quanto interesse abbia.

LI

largomento è attestato dal fatto che continuano tuttora a
svolgersi interessanti discussioni in proposito, come lo prova
un articolo pubblicato da Antonio Munoz nell Archivio della
stessa Società Romana. E. :

Il conte Paolo Campello fu una delle menti piü db:
brate, e basta posar lo sguardo sull'elenco dei suoi lavori

«storici e letterarî, che qui sotto pubblichiamo, per convin-

cersi che la sua non era di quelle intelligenze che si chiu-
dono in un solo ramo del. sapere, perdendo di vista i rap-
porti che corrono fra le varie scienze ele varie arti; basta
aver letto i suoi scritti per intendere che egli sapeva ab-
bellire delle piü graziose forme e ravvivare con le. più ar-
gute osservazioni i severi argomenti di politica e di storia, -

25
386 NECROLOGI

e che, pur volendo ognora che l’arte fosse mezzo al conse-
guimento di altissimi fini morali, era sempre memore che
per àmmonire efficacemente bisogna anche dilettare; ond’ è
che nei suoi scritti son da ammirarsi in egual misura la
elevatezza dei sentimenti, l'agile eleganza dello stile e la
benevola ironia dell’ osservatore acuto e sereno, che talora
sferza a sangue il vizio e la viltà, ma il più delle volte na-
sconde sotto un lieve sorriso l'amarezza suscitata dalle umane
miserie: così che egli, dando alle stampe nella Rassegna Na-
zionale la sua commedia « Il Sindaco di Cittapiana » a buon
diritto manifestava la fiducia che « la urbana satira poli-
tica in essa svolta potesse rendere non di troppo disdicevoli
quelle brevi scene anche in un periodico per ordinario im-
prontato a molta serietà e a molta dottrina ».

Temperamento genialissimo adunque fu quello del conte
Paolo; frutto, crediamo, della unione, che in lui si verifi-
cava, delle abitudini elegantemente signorili con le più as-
sidue cure politiche e amministrative, del culto degli ameni
studi letterari con quello delle rigorose indagini storiche.
Talchè la vita sua sta a provare come sia erronea l'opi-
nione che non possa seriamente attendersi a cose serie se
non da chi volga sdegnoso le spalle a quanto il mondo
offre di onesto sollievo dalle quotidiane fatiche, ed anche
di lui convien ripetersi quel che egli scrisse nella Rassegna
Nazionale del senatore Francesco Nobili Vitelleschi: « Se la
sua lunga esistenza fu utile alla patria, al Comune, alle let-
tere, lo si deve forse alla brama d'imitare l’ eclettica ope-
rosità di quegli inglesi, i quali scrivono libri e inseguono,
cavalcando, la volpe; viaggiano e dettano libri d'arte e
d'economia; frequentano i saloni. aristocratici, e pronun-
ziano importanti discorsi nella Camera dei Lords o dei Co-
muni ».

Le ultime fatiche di studioso consacrò il conte Campello
‘a dettare le sue memorie e a raccogliere in un volume al-
cuni documenti del domestico archivio in appendice alla
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NECROLOGI

« Storia di una famiglia umbra ». Di questi documenti, che
vanno dal 1331 al 1867 avvene degl'importantissimi, e fra
quelli che si riferiscono all’azione diplomatica e politica di | .
Pompeo Campello ha, per gli avvenimenti odierni, un inte-
resse tutto speciale la lettera di Fedele Lampertico sugl’in-
felici confini fra il Veneto e l’ Austria.

In quelle memorie autobiografiche, che videro la luce
sotto il titolo « Ricordi di più che cinquant’anni », il conte Cp
Paolo, dando prova, come a ragione 6 stato scritto, di « un | Ud
senso profondo, singolarissimo di giustizia, che è tutt'altra |
cosa dall’ interessata moderazione e dall’ indifferenza », narra
le sue vicende da quando, fanciullo, segui il padre suo al-
lontanato per ordine di Gregorio XVI da Roma, a quando
nel 1849 prese parte come sottotenente della guardia civica
alla difesa della eterna città, ai giorni fortunosi del 1867,
allorchè egli ebbe dal Rattazzi l'incarico, al quale poi non
fu per le dimissioni del Ministero dato corso, di trattare col
Pontefice perchè questi impedisse coll'autorità sua lo sbarco
dei Francesi a Civitavecchia, fin quasi agli ultimi tempi della
sua esistenza; e il ricordo di quelle vicende s’ intreccia con
la viva, efficacissima rievocazione di eventi e di personaggi Ven
storici e di aneddoti, che servono spesso a porre in nuova SRO
luce uomini e fatti.

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E come il lettore non può non compiacersi scorrendo
quelle pagine ammirabili per la sincerità dei generosi sen-
timenti che le ispirarono, così l’autore deve aver provato
nel dettarle un’ intima gioia, ritornando col pensiero sulla
vita sua così utilmente operosa; vita, il cui tramonto fu il. 2 p.
luminato dalla fervida pietà, dai domestici affetti, dalla vi- 3
sione di un’ Italia incamminata verso più alti destini e dalla |
imagine, ognora impressa nel cuore, del diletto figlio Pom- SOI
peo combattente da valoroso contro il nemico secolare della wet
patria.

Ora questa vita si è spenta, e noi che fummo legati al
conte Paolo di reverente amicizia, argomentiamo dal nostro

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388 NECROLOGI

tutto il dolore di chi a lui fu legato dalla familiare consue-
tudine.

Al conte Pompeo e alla marchesa Giacinta Del Gallo
di Roccagiovine, che il padre loro proseguirono di amore-
volissima venerazione, alla contessa Giustina di Campello
Guala che, sposata dal conte Paolo in seconde nozze, a lui
seppe portare tanto tesoro di cure e di affetti, e agli altri
congiunti sia di umano conforto il compianto dei moltissimi
che onorarono e amarono il loro caro perduto, sia di conso-
lazione divina la fede nelle immortali promesse.

Paolo Campello oggi dorme in pace nel castello avito.

Egli, ricordando che il suo antenato Bernardino era
morto a Campello, scrisse che lo storico insigne « con la
sua morte aveva dato allantico nido di sua famiglia ‘1’ ul-
timo sprazzo di luce ».

Noi affermiamo che al nido antico è di nuovo decoro
la recente tomba ivi dischiusa, dalla quale sorgeranno sem-
pre gli ammaestramenti più degni e più alti.

VINCENZO ANSIDEI.

Po
NECROLOGI 389

b :
È x ELENCO BIBLIOGRAFICO

DI SCRITTI DEL CONTE PAOLO CAMPELLO

1. In morte di Letizia Roccagiovine — Roma, 1863.

2. Visita all’ esposizione dei quadri nelle sale alla Piazza del Po-
polo nell'anno 1865 — Roma, tip. Tiberina, 1865.

3. L'onestà di moda-Commedia in tre atti di C[ampello] Paolo —
Roma, tip. Tiberina , 1866.

4. Stornelli ed altri versi — Assisi, tip. Sensi, 1869.

5. I demagoghi al tempo di Cesare. Studi — Genova, tip. della
gioventü, 1870.

6. Il quinto centenario di Francesco Petrarca. Discorso — Napoli,
tip. editrice degli Accattoncelli, 1815.

: 1. Tutti cavalieri. Scherzo comico — Roma, 1816.

8. Morale civile — Roma, 1878.

9. Lettera al Sig. Eugenio Rendu — Firenze, 1881.

10. Amore non si compra e non si vende. Proverbio in versi —
Roma, 1883.

11. La festa letteraria per Cesare Cantù — Roma, 1883.

12. Un programma conservatore — Firenze, 1886.

13. Le due Rome — Firenze, 1889.

leto nel settecento e sotto il dominio francese — Città di Castello,
Lapi, 1889.

15. Storia documentata aneddotica di una famiglia umbra. Il Ca-
stello di Campello. Bernardino Campello — Roma, Loescher, 1889 e
Città di Castello, Lapi, 1889.

16. Torquato Tasso — Rocca S. Casciano, 1891.

i 17. I restauri del Duomo di. Orvieto, efficace esempio a quelli di al-
(a tri insigni monumenti — Orvieto, Marsili, 1891.
b 18. Suor Angelica — Roma, 1892.

19. Vita del B. Leopoldo da Gaiche — Roma, 1893.

20. I detrattori e gli apologisti di Macchiavelli — Città di Castello,
1895. i
21. Timori e speranze — Roma, 1895.

99. Il Marchese Malvezzi — Roma, 1895.
93. S. Alfonso — Firenze, 1896.

14. Storia documentata anedottica di una famiglia umbra. Spo-
d »— Lu

390 NECROLOGI

24. Vertenza intorno alla serie dei Vescovi di Spoleto dipinta nel-

l'aula massima dell’Episcopio — In questo Bollettino, Vol. III, pagg.
567 e segg., 1897.
25. Il Sindaco di Cittapiana — Firenze, 1899.

26. Storia documentata aneddotica di una famiglia umbra. Pom-
peo Campello e i suoi tempi — Città di Castello, Lapi, 1900.

27. Lettera aperta al Prof. V. Fornari — Roma, 10 giugno 1901,
S. n. t.

28. Il Card. Capecelatro, il divorzio e l'Italia — Roma, 1909.

29. Modo pratico contro il socialismo — Foligno, 1902.

30. Il Cardinale Parocchi — Firenze, 1903.
91. Pensieri tratti dai Morali di S. Gregorio Magno — Roma, 1904.
32. Di un Santuario francescano in pericolo — In questo Bollet-
tino, Vol. XII, pagg. 487 e segg., 1906.

33. Centenario di Cesare Cantù — Roma, 1906.

94. Opinioni degli stranieri sulla storia umbra — Perugia, 1906.

35. Gli ipoeriti moderni — Roma, lib. Pustet e Firenze, tip. Bar-
béra, 1906.

36. I gravi fatti di Roma — Pistoia, 1908.

3(. Dell’architetto che portò a termine la Basilica francescana di
Assisi — In questo Bollettino, Vol. XIV, pagg. 141 e segg., 1908.

38. Ricordi di più che cinquant'anni — Roma, Loescher, 1910.

39. Per nozze Ansidei Montemarte-Manzoni, Poesia — Roma, 1913.

40. Appendice alla storia documentata di una famiglia umbra —
Città di Castello, 1916.

41. Demagoghi e conservatori al tempo di Cesare ed altri scritti
— Firenze.

42. Il Pontificato di Innocenzo XII — Roma.

43. Frate Crispino da Viterbo, beato dell'Ordine dei Cappuccini _
Napoli e Modena, Tip. dell’Imm. Concezione, editrice.

44. La Chiesa della Madonna di Loreto in Spoleto — Assisi, tip-
Sensi.

44. Alfonso di Lamartine e Franz di Champagny — Napoli. tip.
editrice.

Dobbiamo questo elenco alla gentilezza della Contessa Giustina
Campello; di Mons. Michele Faloci Pulignani e del Senatore Conte Pao-
lano Manassei e porgiamo loro i più sentiti ringraziamenti.

Paolo Campello fu fra i più autorevoli collaboratori della Rassegna
NECROLOGI 391

Nazionale, e nella raccolta dell'autorevole periodico fiorentino si leg-
gono importanti articoli di lui.

Avvenuta la morte del conte Campello, molti giornali e riviste di ,
ogni parte politica ne commemorarono i meriti insigni; ci limiteremo DE RS
a far menzione di ciò che scrissero sul gentiluomo elettissimo il Faloci AR
nel Risveglio di Spoleto, Filippo Crispolti nel Corriere d" Italia, Miche-
langelo Billia nella Rassegna Nazionale. i

Il 21 marzo 1918, primo anniversario della perdita dolorosa, vide
la luce un « Cenno biografico » dell’ Estinto, dettato dal Senatore Pao-
lano Manassei, e nello stesso opuscolo furono raccolte le commemora-
zioni fatte del Campello alla Camera dei Deputati, al Consiglio comu-
nale di Roma, al Consiglio comunale di Campello e alla Commissione "Co d

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Araldica Romana.

In quel cenno si ritrova lo stesso accento ingenuo e sincero della Tdi
P verità che il Manassei addita ed encomia nei « Ricordi di piü di cin- 2 E
to quant'anni » del Campello, e le parole ispirate da vero amore fraterno, TM
che fanno rivivere una figura tanto cara e veneranda e non si leggono

UM senza la più profonda commozione, stanno davvero a dimostrare « che

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tutto si trasforma ma nulla perisce, e neppure l'amicizia e l' affetto fra.
le anime che eredono al bene ».
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^ con la vecchia parola italica, alla sua « bottega », ci pareva

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Altra perdita dolorosa, ha fatto la nostra Deputazione
con la morte del pittore

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Prof. Comm. FRANCESCO MORETTI

avvenuta in Perugia il 23 aprile 1917.

Dell'anima umbra, nella dolce mitezza, nella operosità
calma e tenace, nel culto ai più alti ideali del buono e del
bello, nell'attaccamento devoto al suolo natio, Francesco Mo-
retti fu una delle figure più spiccatamente rappresentative.

Quando ci recavamo al suo studio, anzi meglio diremo

di essere per un miracolo trasportati ai giorni fulgidi del
rinascimento delle arti e di viver nel tempo, in cui Pietro
Vannucci ‘affrescava»le sale del Cambio e alle stragi baglio-
nesche era presente « un divino testimonio: Talun nomato
Rafaele Sanzio ». .

Della scuola perugina il Moretti senti tutto il fascino
soave, e lo trasfuse nei suoi dipinti, dai quali pur sempre
esulò ogni servile imitazione, poiché, come tutti gli artisti
veri, anche il Moretti segnò l'opera sua di una speciale im-
pronta.

Nella pittura su vetro, nella quale fu davvero eccellente,
egli dimostró di sapere unire in sommo grado la genialità
creatrice dell'artista con la industre pazienza del tecnico, e
se quella ebbe eampo di manifestare nelle nuove invetriate 00 mi
à lui commesse (delle sue opere originali abbiamo un lumi-
noso esempio nel Presepio della cappella del S. Anello al

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nostro Duomo, che fa degno riscontro alla predicazicne di D
S. Bernardino di Arrigo Fiammingo della cappella della

Mercanzia) l'altissima capacità tecnica manifestó in sommo "Si
grado nei restauri: basti ricordare quello del finestrone di 394 NECROLOGI

S. Domenico di Perugia, che per lungo tempo fu in fran-
tumi racchiuso senz’ ordine alcuno in casse e che, mercè il
Moretti, fu ridonato alla pubblica ammirazione, e l’altro delle
vetrate del Marcillat nel Duomo di Arezzo. |

Né l'artista sommo dimenticó mai che le vetrate, dalle
quali:si effonde la luce su altre cose belle, debbono la bel-
lezza di queste render quanto più si può perfetta ed at-
traente, e ad onore dei due grandi artefici rammentiamo le
serupolose diligenze poste dal Moretti a che i vetri da lui
dipinti per la cupola della Basilica Lauretana fossero nella
più completa armonia cogli affreschi del Maccari, dei quali
la cupola stessa va adorna.

In Francesco Moretti al genio artistico andò congiunta
la conoscenza profonda delle patrie memorie, talchè egli
portò un contributo preziosissimo alla conservazione dei mo-
numenti cittadini, alla quale attese con amore così vigile, da
poter essere difficilmente uguagliato, ma superato non mai.

Volle fortuna che il Moretti avesse molti anni or sono
la sua « bottega » nell'ex-convento di S. Francesco al Prato,
dove ora ha sede l'Accademia di Belle Arti, e forse fu que-
sta circostanza che lo indusse a studiare il ripristino della
bella facciata della Chiesa Francescana e ad esporre al pub-
blico il disegno della facciata medesima, quale si vedrebbe
se non fosse nascosta dalla cappella del Gonfalone che le è
addossata. Sperò il bravo Maestro d'indurre col suo buon
esempio lo Stato, il Comune, i Perugini a restaurare il tem-
pio glorioso, che fu un tempo la S. Croce di Perugia nostra,
ma la nobile speranza sin qui é stata vana; il far si che
essa divenga un giorno realtà sarebbe uno dei modi migliori
per onorare la memoria di Francesco Moretti !

Volle anche fortuna che dall’ ex convento di S. France-
Sco egli si trasferisse nelle case, che furono dei Baglioni, e
non é a dire quanto ei s'allietasse dei ricordi che la sua
nuova dimora suscitava negli studiosi della storia perugina,
con qual senso finissimo d'arte avesse, restaurato e con quanto
NECROLOGÍ 395

amore conservasse le traccie che fanno fede della principe- .
sca magnificenza degli antichi signori.

Per lui ogni rievocazione delle patrie glorie era una fe-

sta dolcissima dello spirito, e già gli anni lo gravavano, già
gli era più che faticoso l'ascender le molte scale del palazzo
del Comune, quando si recava pur sempre alla Pinaco-
teca, che aveva tanto amorosamente e dottamente ordinato,
e cui proseguiva di un affetto veramente paterno, per trat-
tenervisi a lungo ed attendere, insieme al diletto suo nepote
prof. Lodovieo Caselli, alla sapiente ricostruzione del polit-
tico del Beato Angelico. i

E poichè non ci è dato riandare su queste pagine tutta

la mirabile operosità artistica del pittore illustre, facciamo
qui menzione dell'opuscolo che sotto il titolo « Giubileo del
prof. comm. Francesco Moretti — 1° decembre MCMXII »
vide la luce quando il Comune di Perugia e la nostra Ac-
cademia di Belle Arti celebrarono solennemente, per inizia-
tiva degli antichi discepoli, l' ottantesimo anno di vita del-
l’ insigne Maestro, nato il 26 agosto 1833, e additiamo ai
nostri lettori gli articoli che sul venerando uomo dettarono
la signorina Vittoria Fabrizi de’ Biani e il ‘nostro socio ‘ar-
chitetto Salvatore Marino Mazzara.

La ben nota scrittrice segnalò nella Rassegna Nazionale
del 16 gennaio 1915 il grandissimo valore dal Moretti dimo-
strato nella pittura su vetro, ed a ragione intitolò il suo bello
studio critico « I miracoli del fuoco » e vi die’ termine ri- SO
petendo a proposito di Francesco Moretti e del suo valen- ERO
tissimo collaboratore Lodovico Caselli le parole del Vasari:
« Nell età presente veggiamo condotta quest’ arte a quel E E
sommo grado, oltre il quale non si puó desiderare perfezione css
aleuna di finezza e di bellezza ». : Hu

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L'areh. Mazzara, col fervido amore che ha per l'arte : | li gh
umbra, commemoró degnamente nella Rivista « Arte cri j
stiana » del 15 agosto 1917 Francesco Moretti e curò che
il fascicolo del periodico fosse illustrato da un somigliantis- 396 : NECROLOGÍ

simo ritratto dell’ artista seduto nel suo studio e da vaghe
riproduzioni di non pochi fra i dipinti da lui condotti.

Agli articoli della Fabrizi e del Mazzara fa seguito
l’elenco delle opere del Moretti, che noi qui riportiamo, con-
vinti che si renda alla memoria del Maestro il massimo onore
col divulgare quanto più è possibile la notizia di un'attività,
che ha diffuso attorno a sè tanta luce di bellezza.
Anno 1862

». 1874
» 1875
» 1879
b. » 1819
» 1881
» 1888
» 1889
» 1890
» 1891
» 1898
» 1897
^ 1899

NECROLOGI

NOTA DEI DIPINTI ORIGINALI

E DEI RESTAURI DI VECCHI DIPINTI SU VETRO ESEGUITI DA

FRANCESCO MORETTI

4

Vetrata circolare per il Duomo di Todi rappresentante
l'Annunciazione (copia dell' Angelico).

Vetrata circolare eseguita per la prima esposizione: in-
ternazionale di Parigi, rappresentante l’ incoronazione
della Vergine, alla maniera del Perugino.

Vetrata per la cappella del S. Anello del Duomo di Pe-
rugia, rappresentante il Presepio.

Vetrata circolare, rappresentante S. Donato nella Pieve
di Arezzo.

Vetrata rappresentante S. Giovanni Battista nella Pieve
di Arezzo.

Terminato il restauro al finestrone dolla Chiesa di S. Do-
menico in Perugia, iniziato nel 1861.

Ritratto di S. M. la Regina Margherita, esposto a Milano
nell'81 e a Londra nell’ 88.

Vetrate decorative per una sala del palazzo Gallenga in
Perugia.

Quattro finestroni per la Basiliea. di Loreto (Cappella di
S. Giuseppe e Cappella polacca e slava).

Rifinite le nove vetrate peri finestroni del Duomo di Or-
vieto incominciate nel 1885.

Restauro ad una vetrata circolare del Marcillat nella
Chiesa del Calcinajo (Cortona).

Restauro a due vetrate della scuola del Marcillat nella
detta Chiesa del Calcinajo. >
Vetrata per una cappella della Cattedrale di Capua.
Quattro vetrate per l'abside della Basilica di S. Maria
degli Angeli (Assisi) (1).

(1) Questi lavori in S, Maria degli Angeli, nonché tutti gli altri successivi fu-
rono eseguiti dal Moretti in collaborazione col suo nepote prof. cav. Lodovico Ca-
selli e portano le firme di ambedue gli artisti.

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Anno 1901

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euzione.

1902

1902

1903

1904

1905

1905

1906

1908

1909

1910

1910

1911

NECROLOGI

Vetrata per la Cappella privata dell'on. Gianturco.

Otto vetrate circolari per la cupola della Chiesa di Lo-
reto su disegni del Maccari.

Vetrata per il conte Rieci nel Campo Santo di Rieti.
Vetrata per la Chiesa di Bastia umbra.

Vetrata per il Cav. Martire nel Campo Santo di Napoli.
Grande vetrata nell'abside della Basilica di Loreto su
disegno del Seitz.

Vetrata per la Cappella Piancastelli in Fusignano (Ra-
venna).

Restauro di una vetrata del Marcillat nella cappella Al-
bergotti, Duomo di Arezzo.

Restauro di una vetrata della scuola del Marcillat in
S. Maria Nuova a Cortona.

Restauro di una grande vetrata circolare del Marcillat,
raffigurante la Pentecoste, sulla facciata del Duomo di
Arezzo.

Vetrata per una Cappella privata in Londra.
Lucernario e tre finestroni decorativi ornamentali nel
salone del Castello Telfener dell'Oscane (Perugia).

Due grandi vetrate per l'abside della Chiesa di S. Maria
degli Angeli (Assisi).

Oltre i dipinti su vetro, Francesco Moretti ha condotto non
pochi altri pregevoli lavori ad olio, a fresco e a tempera, usando
in quest' ultima l’antica tecnica da lui ritrovata, e specialmente si
distinse nei ritratti, innanzi ai quali si resta in dubbio se più debba
ammirarsi la perfetta somiglianza o la squisita finezza della ese-
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NECROLOGI

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Il 7 marzo 1918 cessava di vivere in Perugia il



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Dott. Cav. Uff. RANIERO GIGLIARELLI

Tenente Colonnello nella Sanità Militare.

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A rendere a lui, che la R. Deputazione di Storia patria
per l' Umbria ebbe fra i suoi soci più benemeriti, il nostro
tributo di affettuoso rimpianto, pubblichiamo le parole con
le quali al funebre accompagno il nostro Presidente conte
Vincenzo Ansidei portò all’ Estinto a nome di tutti i colle-
ghi l'estremo, reverente saluto.

Facciamo poi seguire a quelle parole la bibliografia de-
gli scritti del Dott. Gigliarelli compilata dal Segretario della
Deputazione Dott. Francesco Briganti, ritenendo che la se-
gnalazione agli studiosi della operosità letteraria e scienti-
fica del compianto nostro socio sia il modo migliore per
onorarne la cara memoria.

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pin lle it mortai

_ .« Non un discorso, o Signori, che ponga in piena luce
tutte le elettissime virtù che adornarono la mente e l'animo
del Dott. Raniero Gigliarelli: non mel consentirebbero la ri-
strettezza del tempo trascorso -da quando mi è giunta la do-
lorosa notizia della sua morte a questo momento e la com-
mozione suscitata in me dalla perdita di lui, che mi fu
tanto benevolo e fu da me corrisposto di reverente amicizia.
Ed inoltre che cosa potrei aggiungere-a ciò che ha testé
detto il Dott. Giuseppe Muzzioli, ritraendo così fedelmente
e con tanta fraterna tenerezza la nobile figura dell’ Estinto ?
Poche parole adunque io pronuncierò, che nella loro brevità
disadorna portino a nome della R. Deputazione umbra di
Storia patria l'estremo saluto alla memoria del caro compa-
gno di studio e di lavoro.

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400 NECROLOGI

« .Dell'opera consacrata da Raniero Gigliarelli agli studi
storici il nostro Istituto, che si onorò di averlo socio fin
dalle sue origini, farà ricordo nei suoi atti; basti per ora
l'affermare che nella multiforme attività scientifica e lette-
raria di lui ebbero parte notevolissima le indagini sulle vi-
cende storiche e sui monumenti della nostra Perugia, e che
di tali indagini egli ha lasciato frutti non perituri in pre-
gevoli pubblicazioni.

« Il Gigliarelli rifuggiva peró dalla rigida e, direi quasi,
scheletrica